Società partecipate Archivi - Openpolis https://www.openpolis.it/cosa/societa-partecipate/ Thu, 30 Nov 2023 14:11:39 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.1 Le aziende partecipate e il nuovo dipartimento dell’economia https://www.openpolis.it/le-aziende-partecipate-e-il-nuovo-dipartimento-delleconomia/ Thu, 30 Nov 2023 14:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=277753 Nel corso del 2023 oltre 50 società partecipate hanno rinnovato i propri organi di amministrazione. Nella maggior parte dei casi a essere coinvolto è il ministero dell'economia che recentemente ha visto un profondo rinnovamento della sua organizzazione interna.

L'articolo Le aziende partecipate e il nuovo dipartimento dell’economia proviene da Openpolis.

]]>
Secondo il testo unico in materia di società a partecipazione pubblica (art. 4) lo stato italiano può detenere quote di società private esclusivamente nel caso in cui questo sia strettamente necessario al perseguimento delle sue finalità istituzionali.

Le società partecipate sono aziende di cui lo stato, attraverso i ministeri o gli enti locali, detiene una quota di proprietà.
Vai a “Cosa sono le società a controllo pubblico”

Società a partecipazione pubblica e ricognizione degli assetti organizzativi.

Come è normale, nel corso del tempo la partecipazione pubblica a queste aziende può variare. Inoltre periodicamente gli organi societari devono essere rinnovati. Un processo che ovviamente coinvolge in modo diretto i soggetti pubblici che detengono quote di queste organizzazioni.

Nella maggior parte dei casi è il ministero dell’economia e delle finanze (Mef) a detenere partecipazioni pubbliche, a maggior ragione se limitiamo l’analisi alle partecipazioni dello stato centrale. Per questo è importante tenere presenti le novità che hanno riguardato il Mef e in particolare la nascita di un nuovo dipartimento al suo interno, con competenze proprio in materia di partecipate.

Un nuovo dipartimento per il ministero dell’economia

Come abbiamo visto in precedenti approfondimenti, il governo Meloni ha iniziato un percorso di riorganizzazione di diversi dicasteri. Percorso in cui il Mef è profondamente coinvolto, visto che ai suoi tradizionali 4 dipartimenti ne sono stati aggiunti altri 2: il dipartimento per la giustizia tributaria, previsto dal decreto legge 44/2023 ma non ancora operativo, e il dipartimento dell’economia.

Quest’ultima struttura invece è almeno in parte attiva a partire dallo scorso 5 ottobre, quando sono entrate in vigore le modifiche al regolamento organizzativo del ministero. Tuttavia dovranno essere adottati altri regolamenti prima che diventi completamente operativa. Proprio per questo a oggi tale struttura non è inclusa nella ripartizione delle risorse prevista dal disegno di legge di bilancio 2024-2026.

In ogni caso il nuovo dipartimento assumerà alcune delle competenze già in capo al dipartimento del tesoro, tra cui appunto quelle relative alle società partecipate. Al suo interno infatti sarà suddiviso in 3 direzioni generali:

  • direzione I – Interventi finanziari in economia;
  • direzione II – Partecipazioni societarie e tutela attivi strategici;
  • direzione III – Valorizzazione del patrimonio pubblico.

Nello specifico quindi sarà la seconda direzione ad avere competenza in materie quali l’analisi, la gestione e la valorizzazione delle partecipazioni, nonché l’indirizzo, il monitoraggio e il controllo sull’attuazione del testo unico.

Malgrado il dipartimento non sia ancora del tutto operativo, alla nomina di Marcello Sala quale nuovo direttore generale dell’economia si è provveduto già lo scorso settembre. Sarà lui dunque il principale responsabile, assieme al ministro Giorgetti, delle scelte che riguarderanno le partecipazioni pubbliche. Sia per quanto riguarda le quote detenute dallo stato, sia quando il ministero dovrà esprimere la sua posizione in merito al rinnovo degli organi di amministrazione.

Le società partecipate dallo stato centrale

Come anticipato è il Mef il principale attore pubblico in questo campo. Infatti su 42 società partecipate direttamente da ministeri, 35 sono sotto il controllo del ministero delle finanze.

42 le società partecipate direttamente da ministeri, di cui 35 dal Mef.

Le società partecipate sono aziende di cui lo stato, attraverso i ministeri o gli enti locali, detiene una quota di proprietà. Se la quota è detenuta direttamente da un ente pubblico si parla di società partecipate direttamente o di primo livello. Possono essere società quotate in borsa, società con strumenti finanziari quotati o società non quotate.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Servizio per il controllo parlamentare
(consultati: lunedì 20 Novembre 2023)

Si tratta in particolare di 6 società quotate in borsa (ovvero Enel, Eni, Leonardo, Poste italiane, banca Mps e Enav) a cui si aggiungono altre 6 società con strumenti finanziari quotati (tra cui Cassa depositi e prestiti, Invitalia, Rai e Ferrovie dello stato) e 23 società non quotate.

Le partecipazioni degli altri ministeri invece riguardano esclusivamente società non quotate. Nello specifico il ministero dell’ambiente e quello dell’agricoltura partecipano ciascuno a 2 società, mentre il ministero della cultura, quello delle imprese e quello della difesa a una.

Come abbiamo visto, l’ente pubblico può detenere direttamente quote di un’azienda. È importante sottolineare però che lo stato può partecipare a delle società anche in modo indiretto: si tratta delle partecipate di secondo e terzo livello. Quelle di secondo livello sono aziende di cui detengono quote altre società partecipate direttamente partecipate dallo stato.

Le società partecipate sono aziende di cui lo stato, attraverso i ministeri o gli enti locali, detiene una quota di proprietà. Se la quota è detenuta direttamente da un ente pubblico si parla di società partecipate direttamente o di primo livello. Sono invece società indirettamente partecipate quelle di secondo livello. Ovvero aziende partecipate da società direttamente partecipate.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Servizio per il controllo parlamentare
(pubblicati: martedì 31 Ottobre 2023)

La società partecipata direttamente che detenere più quote di altre aziende è senza dubbio Eni (35 partecipate di secondo livello), seguita da Invitalia (24), Poste italiane (19) e Ferrovie dello stato (18).

Volendo approfondire l’analisi si possono poi considerare anche le partecipate di terzo livello, guardando ad esempio alle aziende partecipate da società di Cassa deposti e prestiti.

Le nomine nelle partecipate

Come anticipato, le competenze del dipartimento del tesoro in materia di aziende partecipate saranno assorbite dal nuovo dipartimento dell’economia.

I funzionari del Mef devono fare l’istruttoria e sottoporre ai vertici politici gli elementi necessari per procedere con le nomine.

Quest’organo avrà dunque il compito di gestire il rinnovo degli organi in scadenza nelle aziende partecipate. Il dipartimento del Mef dovrà quindi occuparsi dell’istruttoria tecnica da sottoporre all’organo di indirizzo politico così da poter esercitare i suoi diritti di socio. È previsto inoltre che alcuni passaggi di questa istruttoria debbano essere seguiti anche dalle aziende controllate in fase di rinnovo degli organi di società indirettamente partecipate.

Nel 2023 il Mef controllava direttamente 19 società con organi in scadenza nel corso dell’anno. Di queste 16 dovevano rinnovare, in tutto o in parte, il consiglio di amministrazione (Cda) oltre che, in alcuni casi, anche il collegio sindacale. A queste si aggiungono poi 2 società controllate dal ministero della difesa e da quello delle Infrastrutture.

Inoltre dovevano rinnovare gli organi anche 54 società partecipate indirettamente, rinnovo che in 49 casi riguardava il consiglio di amministrazione.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Servizio per il controllo parlamentare  
(pubblicati: martedì 31 Ottobre 2023)

Nel corso dei primi 10 mesi dell’anno sono stati rinnovati gli organi di società importanti. In alcuni casi, come Eni e Poste Italiane, l’incarico di amministratore delegato (Ad) è stato confermato agli Ad uscenti, rispettivamente Claudio Descalzi e Matteo Del Fante. In altri invece sono stati nominati nuovi Ad come Paolo Scaroni a Enel e Roberto Cingolani a Leonardo.

Sono 2 invece le società direttamente partecipate in cui deve essere ancora rinnovato, in tutto o in parte, il Cda. Si tratta di Cinecittà, limitatamente a un consigliere, e delle Ferrovie Appulo lucane.

Foto: ministero dell’economia

L'articolo Le aziende partecipate e il nuovo dipartimento dell’economia proviene da Openpolis.

]]>
Nonostante i cambi al vertice continuano i problemi in Lombardia https://www.openpolis.it/nonostante-i-cambi-al-vertice-continuano-i-problemi-in-lombardia/ Mon, 29 Mar 2021 14:40:02 +0000 https://www.openpolis.it/?p=130572 Nel corso dell'ultimo anno le difficoltà riscontrate da regione Lombardia nella gestione dell'emergenza sono state affrontate anche attraverso diversi cambi al vertice. Nonostante questo però continuano a manifestarsi problemi, da ultimo con il sistema di prenotazione dei vaccini.

L'articolo Nonostante i cambi al vertice continuano i problemi in Lombardia proviene da Openpolis.

]]>
Dall’inizio dell’emergenza coronavirus la regione Lombardia soffre di notevoli difficoltà. Sia per l’impatto che il virus ha avuto in questo territorio, sia per una gestione ritenuta da molti non all’altezza né della gravità della situazione né di una regione che si presenta come un’eccellenza del sistema italiano.

Per fare fronte a questi problemi la regione da un lato si è rivolta a Guido Bertolaso, affidandogli il ruolo di consulente. Dall’altro ha provveduto a sostituire alcuni dei più importanti dirigenti politici e amministrativi del settore sanitario, rivolgendosi a Letizia Moratti per ricoprire il ruolo di assessore al welfare.

I problemi però sono riemersi la scorsa settimana, quando il sistema di prenotazione dei vaccini ha registrato forti criticità che hanno messo in seria difficoltà il programma di vaccinazione.

I responsabili politici della gestione dell’emergenza

Ad oggi i principali responsabili politici della gestione dell’emergenza in Lombardia sono il presidente Fontana, l’assessore alla protezione civile Pietro Foroni e l’assessora al welfare Letizia Moratti. A questi poi vanno aggiunti Guido Bertolaso, nominato da Fontana consulente della regione per la gestione dell’emergenza, e Davide Caparini che, in qualità di assessore al bilancio, ricopre comunque un ruolo centrale in tutti i settori di spesa della regione.

Ma anche i responsabili amministrativi sono figure importanti, primi tra tutti Giovanni Pavesi, direttore generale del welfare, e Roberto Laffi, direttore generale del territorio e della protezione civile.

FONTE: Openpolis
(ultimo aggiornamento: martedì 23 Marzo 2021)

Alcune di queste figure sono in carica dall'inizio della consiliatura. Altre invece sono state nominate di recente e hanno sostituito le persone in carica durante la prima fase dell'emergenza.

Cambi al vertice e nuove figure chiave del welfare lombardo

All'inizio della consiliatura al vertice politico della sanità lombarda sedeva Giulio Gallera, che già ricopriva l'incarico di assessore al welfare con la precedente giunta guidata da Roberto Maroni. Proprio con il cambio di giunta è stato nominato al vertice della direzione generale welfare Luigi Cajazzo, che fino a quel momento era stato alla guida dell'Istituto nazionale dei tumori.

FONTE: Openpolis
(ultimo aggiornamento: mercoledì 24 Marzo 2021)

È a loro che è toccato il difficile compito di affrontare i primi mesi della pandemia. Di norma la durata in carica dei vertici amministrativi è legata a quello della consiliatura. Tuttavia a giugno 2020, Cajazzo ha lasciato l'incarico di direttore generale per assumere il ruolo di vice segretario generale. Una posizione certo importante ma sicuramente esposta rispetto alla precedente, in particolare in un momento di crisi sanitaria.

Testo unico delle leggi regionali in materia di organizzazione e personale

I dirigenti di vertice sono nominati dalla giunta regionale, e dunque la responsabilità della scelta ricade in primo luogo sul presidente. Tuttavia è evidente che l'assessore con delega alla direzione generale oggetto della nomina è, di solito, il membro della giunta più coinvolto in questa decisione.

Si può dire quindi che siano stati Fontana e Gallera a scegliere Marco Trivelli come nuovo direttore generale al welfare.

Di lì a poco però anche il vertice politico della sanità lombarda cambia. A gennaio 2021 infatti Letizia Moratti prende il posto di Gallera come assessora al welfare, aggiungendo a questo incarico quello di vicepresidente della regione.

Probabilmente è proprio a seguito di questo cambio politico che, dopo appena un mese dall'arrivo di Moratti, Trivelli lascia il suo incarico e al suo posto viene nominato Giovanni Pavesi. Si tratta del terzo direttore generale del welfare in appena 8 mesi.

3 i direttori generali del welfare della regione Lombardia che si sono succeduti nel corso dell'ultimo anno.

Aria Spa, una società di regione Lombardia

Nonostante i recenti cambi al vertice e i molti esponenti politici di punta impegnati nella gestione dell'emergenza, è ad altri che è stata attribuita la responsabilità per i gravi errori commessi nella campagna vaccinale. In particolare le accuse si sono concentrate su Aria Spa e hanno portato Fontana prima a rescindere il contratto e poi a chiedere le dimissioni del consiglio di amministrazione. Una decisione su cui hanno sicuramente pesato le dure critiche provenienti da esponenti anche eccellenti del centro destra nazionale e lombardo.

Se qualcuno ha sbagliato, ha rallentato o non ha capito, paga, viene licenziato e cambia mestiere, come accade in qualsiasi impresa privata.

E in effetti Aria è un'impresa privata, che tuttavia è partecipata al 100% dalla regione Lombardia. Aria Spa è stata creata nel 2019 dall'attuale giunta regionale unendo a Lombardia Informatica altre società partecipate della regione. La proposta di legge con cui è avvenuta la fusione è stata presentata prima in giunta e poi in consiglio regionale da Fontana di concerto con l'assessore al bilancio Davide Caparini, considerato da molti il vero ideatore della società.

Leggi la

I membri del consiglio di amministrazione di Aria cui Fontana, dopo questa vicenda, ha chiesto le dimissioni, sono stati tutti nominati dall'attuale giunta regionale, come anche il segretario generale, l'unico rimasto in carica. È vero che Aria ha ereditato il consiglio di amministrazione di Lombardia Informatica e che due componenti attuali sono stati in origine nominati dalla giunta Maroni. Tuttavia si tratta sempre di una giunta di centro destra, con alla guida un presidente leghista. Inoltre anche Rovera e Ganci, dopo la prima nomina da parte di Maroni, sono poi stati confermati dalla giunta Fontana.

FONTE: Openpolis
(ultimo aggiornamento: martedì 23 Marzo 2021)

Ma il problema non è solo di un società magari creata male e al cui vertice sono forse state nominate le persone sbagliate. Infatti è sempre la giunta regionale che il 24 febbraio scorso ha deciso di assegnare ad Aria Spa la gestione del sistema informatico per la prenotazione dei vaccini, nonostante l'opzione di appoggiarsi a Poste Italiane, che dovrebbe concretizzarsi in questi giorni, fosse già allora disponibile anche se non nei tempi strettissimi richiesti dalla regione.

Leggi la Delibera e l'Ote di

€ 18,5 mln l'offerta tecnico economica proposta da Aria Spa a Regione Lombardia e approvata dalla giunta.

L'offerta economica proposta da Aria dunque era decisamente consistente tant'è che di recente la stessa Moratti ha affermato che il costo del servizio debba essere rivisto al ribasso.

Le dimissioni di un Cda non risolvono i problemi di fondo

Lo stretto intreccio tra politica, dirigenti amministrativi e consiglio di amministrazione di Aria inoltre non sembra aver giovato a una chiara comprensione di quello che l'azienda partecipata poteva offrire alla regione in termini di costi, efficienza ed efficacia della propria azione.

È interessante notare infatti come la delibera di giunta che ha approvato la decisione di affidare ad Aria la gestione del sistema di prenotazione dei vaccini, sia stata firmata da Fabrizio De Vecchi, direttore centrale degli Affari istituzionali della regione.

De Vecchi, oltre a ricoprire un ruolo importante nella dirigenza della regione, fino a poco prima di firmare la delibera sedeva anche nel consiglio di amministrazione di Aria. Certo si trattava di un incarico che ricopriva proprio in quanto dirigente della regione e per il quale non era retribuito.

Resta il fatto però che sono stati i vertici politici che hanno nominato i dirigenti di Aria, insieme ai vertici amministrativi regionali che hanno partecipato alla dirigenza della società, a decidere che l'opzione migliore fosse assegnare alla partecipata dalla regione un compito così importante.

Scaricare, il giorno dopo il fallimento, tutta la responsabilità sul consiglio di amministrazione di Aria, come fosse un soggetto terzo che non si è dimostrato all'altezza, sembra dunque un modo per sfuggire a una responsabilità più generale.

Peraltro al momento non risulta che verranno sostituiti i vertici operativi della società. Quanto al Cda di Aria era comunque in scadenza e inoltre è rimasto al suo posto il direttore generale Gubian, assumendo in aggiunta il ruolo di amministratore unico.

 

Foto Credit: Attilio Fontana - Facebook

L'articolo Nonostante i cambi al vertice continuano i problemi in Lombardia proviene da Openpolis.

]]>
Gli effetti delle quote rosa sulle nomine delle aziende di stato https://www.openpolis.it/gli-effetti-delle-quote-rosa-sulle-nomine-delle-aziende-di-stato/ Mon, 29 Jun 2020 07:30:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=83724 A maggio 2020 sono stati rinnovati gli organi sociali delle più grandi aziende pubbliche. Società soggette alla legge sulle quote di genere e che superano la soglia del 30% di donne, ma che in tema di disparità presentano ancora diverse criticità, come l'assenza di donne dalla carica di amministratore delegato.

L'articolo Gli effetti delle quote rosa sulle nomine delle aziende di stato proviene da Openpolis.

]]>
A maggio sono stati nominati i nuovi consigli di amministrazione delle principali società partecipate dallo stato: Enel, Poste Italiane, Leonardo, Enav, Eni e Banca Monte dei Paschi di Siena (Banca Mps). Per queste ultime due è stato nominato anche il collegio sindacale.

Si tratta delle posizioni ai vertici delle più grandi aziende italiane, sia in termini di fatturato che di servizi offerti. Un traguardo importante nella carriera di un dirigente pubblico.

A prescindere dalla formazione e dalla carriera, arrivare a occupare ruoli di potere decisionale e di leadership è ancora appannaggio degli uomini.
Vai a "Che cosa si intende per disparità di genere"

Nei meccanismi di selezione della classe dirigente del nostro paese, in ambito economico così come in quello politico, le donne risultano molto spesso sottorappresentate e svantaggiate. Una dinamica che emerge anche dalle nuove nomine nelle principali aziende di stato.

Non tanto per una questione numerica, dal momento che tali società sono soggette alle quote di genere, ma per questioni qualitative. Da un lato, l’inaccessibilità per le donne alla carica di maggior rilievo e potere, cioè quella di amministratore delegato. Dall’altro, la minore inclusività nei cda e nei collegi sindacali. Per le donne risulta infatti più difficile che per gli uomini essere nominate negli organi sociali, se non hanno già avuto incarichi di rilievo in altre aziende.

Le quote rosa nelle società a controllo pubblico

Lo stato, attraverso il ministero dell’economia e finanze, detiene le quote di proprietà di diverse aziende, le cosiddette “partecipate di stato”. Quando le quote di proprietà superano il 50%, si parla di società a controllo pubblico. Possono essere quotate in borsa, non quotate o avere solo gli strumenti finanziari quotati.

Sono aziende partecipate a maggioranza dallo stato o da enti locali, che offrono servizi di interesse pubblico.
Vai a "Cosa sono le società a controllo pubblico"

Le società a controllo pubblico e le società quotate in borsa sono le uniche a essere soggette alla legge sulle quote di genere, la Golfo-Mosca del 2011.

Il genere meno rappresentato nei consigli d’amministrazione e nei collegi sindacali delle società quotate in borsa e delle società a controllo pubblico deve ottenere per legge almeno il 30% dei membri eletti.
Vai a "Come funzionano le quote rosa nelle società quotate e a controllo pubblico"

Dall’entrata in vigore della legge, la presenza femminile negli organi sociali di queste società è cresciuta in modo notevole. Tuttavia, nei cda delle società a controllo pubblico, non è stata ancora complessivamente raggiunta la quota del 30%.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Cerved
(ultimo aggiornamento: mercoledì 31 Luglio 2019)

Il mancato rispetto delle quote da parte di alcune società costituisce solo una delle criticità legate alla legge sulle quote di genere. Altre riguardano l'esclusione di molte aziende dalla legge, la carenza di donne nelle posizioni di vertice e la concentrazione di più incarichi nelle mani di poche donne, segno di scarsa inclusività.

Le donne nelle grandi aziende di stato

A maggio 2020 sono stati rinnovati i cda delle società a controllo pubblico dello stato, quotate in borsa. Si tratta di Enel, Poste Italiane, Leonardo, Enav, Eni e Banca Mps. Per Eni e Banca Mps è stato nominato anche il collegio sindacale, l'organo di controllo delle società, mentre per le altre sono ancora in carica i collegi nominati in precedenza.

Tutte società a controllo pubblico dello stato e quotate in borsa, quindi soggette alla legge sulle quote di genere.

Tutti gli organi sociali di queste società sono stati rinnovati a maggio 2020, tranne i collegi sindacali di Enel, Poste Italiane, Leonardo e Enav, nominati precedentemente.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 18 Giugno 2020)

La soglia del 30% viene superata da tutte queste società almeno di 10 punti percentuali. Un dato positivo e in linea con la normativa, ma non rappresentativo di un'effettiva parità. In nessuno degli organi sociali delle aziende considerate le donne raggiungono la metà dei membri, fatta eccezione per i collegi sindacali di Enel e Eni, composti rispettivamente dal 60% e dal 50% di donne.

Per approfondire la questione della parità di genere nelle nomine di maggio 2020 del governo Conte, è interessante confrontarle con le precedenti. Cioè quelle del governo Gentiloni nel 2017, che in gran parte hanno confermato le precedenti scelte del governo Renzi del 2014.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Giugno 2020)

Concentrando l'analisi sui consigli d'amministrazione, ciò che emerge è che il governo Conte ha nominato complessivamente più donne del governo Gentiloni. Rispettivamente il 44% dei componenti contro il 37,3%.

Solo nel cda di Enav, il governo Gentiloni aveva nominato 4 uomini e 4 donne, creando una condizione di effettiva parità (50%).

Non è solo un discorso quantitativo

Da un lato, la legge sulle quote rosa ha aumentato la presenza femminile negli organi sociali delle principali partecipate dello stato. Dall'altro tuttavia, analizzando la questione da un punto di vista qualitativo, emerge una situazione per le donne ancora svantaggiata in questo settore.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 18 Giugno 2020)

2 su 6 le donne presidenti del collegio sindacale nelle principali aziende di stato. Sono le presidenti di Enel e Eni.

Abbiamo isolato le cariche ai vertici degli organi sociali: l'amministratore delegato, che è anche consigliere, il presidente del consiglio d'amministrazione e il presidente del collegio sindacale.

Per quanto riguarda i cda, la tendenza seguita nelle nuove nomine di maggio 2020 è stata nominare un uomo come amministratore delegato per tutte e 6 le società e, in 4 casi su 6, una donna come presidente. Si tratta di Maria Patrizia Grieco (Banca Mps), Maria Bianca Farina (Poste italiane) Francesca Isgrò (Enav) e Lucia Calvosa (Eni).

L'amministratore delegato è il ruolo di maggior potere in un'azienda.

Un segnale della propensione ad affidare comunque a un uomo la carica più determinante all'interno delle società e ad una donna, invece, una carica più di rappresentanza, come quella del presidente del cda.

Anche tra le nomine 2017 del governo Gentiloni le società considerate avevano perlopiù un uomo come amministratore delegato e una donna come presidente di cda. L'unica eccezione è costituita da Enav dove Roberta Neri, nominata in precedenza da Renzi e poi confermata da Gentiloni, è stata amministratrice delegata fino al 2019.

La scarsa inclusività

Un'altra questione da approfondire riguarda la carriera delle persone che vengono nominate negli organi sociali di queste grandi aziende. In molti casi, sia per gli uomini che per le donne, si tratta di personaggi che hanno contemporaneamente ruoli di rilievo in altre società, che li hanno avuti in passato, o che hanno ricoperto incarichi politici. Con una maggiore ricorrenza per le donne, rispetto agli uomini.

Segnale di un circolo di potere ristretto, all'interno del quale poche donne ruotano da una società all'altra.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 22 Giugno 2020)

Nel caso degli uomini è il 28% dei membri ad avere avuto altri incarichi societari, a ricoprirli attualmente o ad aver ricoperto incarichi politici, solo in un caso. Si tratta dell'ex deputato di Unione di centro Roberto Rao, ora consigliere di Banca Mps.

Per quanto riguarda le donne invece, la tendenza è più diffusa. Ciò suggerisce una maggiore difficoltà a raggiungere i vertici delle grandi aziende di stato. Per cui le donne che riescono ad accedervi e ad essere accettate sono poche e costituiscono più che altro delle eccezioni. Mentre nei confronti della maggioranza vige ancora una scarsa inclusività.

Diversi incarichi concentrati nelle mani di poche donne.

Il 32% delle donne nei cda delle grandi aziende di stato ha o ha avuto ruoli negli organi sociali di altre società e il 4% ha ricoperto incarichi politici.

Tra le prime è da sottolineare il caso di Maria Patrizia Grieco. Neo presidente del cda di Banca Mps, è contemporaneamente consigliera delle società per azioni Anima holding e Amplifon ed è stata consigliera e presidente del cda di Enel fino a maggio 2020. Un altro esempio riguarda Patrizia Michela Giangualano che, oltre a essere diventata membro del cda di Leonardo, è consigliera per la Mondadori editore, la Banca popolare di Bari, la Astm e la Società esercizi aeroportuali.

Inoltre, sono due le consigliere delle grandi aziende di stato che hanno ricoperto anche incarichi politici. Sono l'ex assessora e vice sindaca di Milano Ada Lucia De Cesaris, attualmente nel cda di Eni e Federica Guidi, ex ministra dello sviluppo economico del governo Renzi, ora nel cda di Leonardo.

Infine, è interessante il caso di Mariana Mazzucato, attualmente consigliera di Enel, che da aprile a giugno 2020 ha preso parte al comitato di esperti in materia economica e sociale per la ripresa dalla pandemia da Covid19.

 

Foto credit: Facebook Roberto Gualtieri

L'articolo Gli effetti delle quote rosa sulle nomine delle aziende di stato proviene da Openpolis.

]]>
Think tank e fondazioni, una politica che cambia https://www.openpolis.it/esercizi/think-tank-e-fondazioni-una-politica-che-cambia/ Mon, 18 May 2020 06:16:01 +0000 https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&p=67928 Think tank e fondazioni politiche hanno un ruolo sempre crescente nella politica italiana. L'approvazione dello spazzacorroti ha generato confusione ed ulteriori problemi. E chi deve vigilare non ha i mezzi per farlo.

L'articolo Think tank e fondazioni, una politica che cambia proviene da Openpolis.

]]>
Think tank, fondazioni e associazioni sono ormai una costante della politica italiana. Strutture che grazie alla crisi dei partiti hanno trovato il modo di diventare sempre più centrali nelle dinamiche nazionali. Organizzazioni che sono accomunate dal desiderio di essere dei forum in cui discutere e formare una nuova classe politica e dalla volontà di instaurare dei processi di policy making. Luoghi trasversali in cui politici, accademici, imprenditori e società civile si incontrano.

Cogito ergo sum 2020

Nell’ultimo anno poi, vedi i casi Renzi, Toti e Carfagna, alcune di queste strutture sono state utilizzate come rampa di lancio per la nascita di nuovi soggetti politici. Un ulteriore elemento che sta contribuendo alla forte personalizzazione della politica in Italia. Non solo, attraverso i loro membri think tank, fondazioni e associazioni sono ormai una presenza fissa nel parlamento e nel governo. Una pedina sempre più centrale nello scacchiere politico del paese.

Think tank e fondazioni, il bacino per nomine pubbliche e incarichi di governo.

La gestione dell’emergenza Covid19, come anche le recenti nomine nelle principali partecipate dello stato, hanno confermato come think tank e fondazioni siano soprattutto il bacino da cui le istituzioni attingono per affidare incarichi.

Lo stesso avviene per gli incarichi di governo, come confermato dalla recente nomina di Manfredi a ministro dell’università. Al primo incarico politico, Manfredi fa parte di 2 think tank molto vicini al centrosinistra: ATTUA e Merita Meridione – Italia.

In tutto questo lo spazzacorrotti, prima legge in materia, ha festeggiato il suo primo anno di vita: una norma che ha fatto solo ulteriore confusione, affidando il compito di vigilare ad un organo che per sua stessa ammissione non ha i mezzi per farlo. L’edizione 2020 di Cogito ergo sum fa chiarezza sull’attuale situazione, mappando questo mondo in continua evoluzione.

153 le strutture censite da openpolis dal 2015 ad oggi.

L’emergenza Covid19

L’inizio del 2020 è stato monopolizzato dalla gestione della pandemia Coronavirus. Un evento senza precedenti che ha chiesto uno sforzo non indifferente da parte della macchina statale. Come abbiamo avuto modo di analizzare nel nostro lavoro sulle mappe del potere Covid19, tra le tante strutture che hanno gestito l’emergenza, 3 in particolare sono emerse come le più influenti. Parliamo nello specifico del Comitato tecnico-scientifico della protezione civile, della task force fase 2 presso Palazzo Chigi e della struttura a sostegno del commissario straordinario Arcuri.

Vengono mostrati i membri dei think tank censiti che fanno anche parte delle strutture create per la gestione dell’emergenza Coronavirus.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis

All'interno di queste strutture si trovano ben 11 persone che hanno incarichi nei think tank censiti in questo lavoro. Su tutti proprio il commissario straordinario, nonché amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri. Figura infatti nel comitato di presidenza dell'Associazione Civita, presieduta da Gianni Letta, e di cui fanno parte numerosi dirigenti pubblici.

11 nominati per la gestione dell'emergenza Coronavirus fanno anche parte dei think tank censiti.

Tra i nomi che meritano menzione anche Enrico Giovannini (membro di Asvis, Scuola di politiche, Merita Meridione e del Forum Disuguaglianze e Diversità), che fa parte della task force fase 2, come anche Mariana Mazzucato, da poco nominata nel Cda di Enel, che rientra nella fondazione Eni Enrico Mattei.

Le nomine 2020 nelle grandi partecipate

A fine aprile il ministero dell'economia e delle finanze, in accordo con il resto del governo, ha finalizzato le nomine per alcune delle principali aziende partecipate dello stato. In particolare il 21 aprile sono state depositate le liste per Enel, Eni, Leonardo e Poste, mentre il 24 è stato il turno di Banca Monte dei paschi di Siena. Snodi decisivi per la sfera istituzionale ed economica del nostro paese, in quanto coinvolte le più importanti imprese gestiste pubblicamente.

Tra le personalità coinvolte, 7 figurano come membri di think tank. Tra tutti Alessandro Profumo, confermato alla guida di Leonardo, membro di Italiadecide (Violante), ResPublica (Belloni) e Symbola (Realacci). Luca Bader, attuale consigliere proprio di Leonardo, che è passato in Monte dei Paschi di Siena, fa parte sia del Centro per un futuro sostenibile (Rutelli) che del Centro studi politica internazionale (Fassino). Con le nomine 2020 è stata anche confermata Maria Bianca Farina come presidente di Poste Italiane. Attualmente è sia membro della Fondazione Italia Cina che di Aspen Institute Italia.

Il legame tra aziende partecipate e think tank è fortissimo

L'Associazione Civita, presieduta da Gianni Letta, è tra le strutture censite con più legami con le principali aziende (pubbliche e private) del paese. Non a caso le nomine 2020 hanno coinvolto 2 suoi membri: Patrizia Grieco è passata dalla presidenza di Enel a quella di Mps, mentre Matteo Del Fante è stato confermato come amministratore delegato di Poste.

Tra le "new entry" invece la già menzionata Mariana Mazzucato, protagonista anche nell'emergenza Covid19 e membro della Fondazione Eni Enrico Mattei, e Luigi Soprano, membro di Mezzogiorno Europa, e ora nel collegio sindacale di Monte dei Paschi di Siena.

Un buco normativo, e la prima legge in materia

L'inizio del 2020 ha quindi confermato la centralità di queste strutture nelle dinamiche istituzionali del nostro paese. Una centralità evidente anche analizzando gli ultimi sviluppi della politica nazionale.

In questo senso le recenti nascite di Italia Viva (Renzi) e Cambiamo! (Toti) sono state anticipate dall'attività di aggregazione politica, raccolta fondi e comunicazione di due associazioni, rispettivamente i Comitati Azione Civile e la fondazione Change. Parallelamente alle loro attività nei partiti di appartenenza, il Partito democratico da un lato e Forza Italia dall'altro, Renzi e Toti hanno utilizzato delle strutture (ufficialmente non partitiche) per preparare il lancio dei loro soggetti. Una personalizzazione della politica che trova nell'utilizzo di queste strutture una sua naturale evoluzione.

Associazioni e fondazioni utilizzate per accreditarsi e preparare il lancio di partiti politici: i casi Renzi e Toti.

Non è un caso poi se nelle principali istituzioni politiche del paese think tank e fondazioni sono stabilmente presenti da anni. In totale sono 49 le strutture che hanno al proprio interno sia deputati che senatori. In aggiunta attraverso i suoi membri il governo Conte II entra in contatto diretto con ben 14 tra think tank, fondazioni e associazioni politiche. Una realtà come Italianieuropei, storico think tank guidato da Massimo D'Alema, può contare su 3 ministri (Boccia, Provenzano e Speranza), e un sottosegretario (Guerra).

Come visto è da queste strutture che spesso la politica attinge per nomine importanti. L'ultimo ministro ad essere entrato nel governo Conte II è Gaetano Manfredi, ex presidente della conferenza dei rettori. Al primo incarico politico, Manfredi fa anche parte della fondazione Attua (fondata da Gianni Pittella) e dell'associazione Merita Meridione - Italia (Claudio De Vincenti). Due strutture strettamente legate a singole personalità politiche, e vicine al centrosinistra.

49 tra fondazioni e associazioni politiche hanno al proprio interno deputati e senatori.

Per anni però queste organizzazioni non erano normate, o quanto meno venivano trattate esattamente come qualsiasi altra fondazione o associazioni attiva in Italia. L'equiparazione ai partiti è stata introdotta solamente in questa legislatura dalla legge 3 del 2019, il cosiddetto spazzacorrotti. Il provvedimento, fortemente voluto dal Movimento 5 stelle, ha per la prima volta ha tentato di normare la materia. La legge ha infatti sostanzialmente deciso che le fondazioni, le associazioni e i comitati politici devono rispettare gli stessi obblighi di trasparenza dei partiti, pubblicare cioè statuto, organigramma, bilancio e donazioni ricevute dai privati.

L’intervenire normativamente sul mondo delle fondazioni politiche ha rappresentato certamente un elemento positivo. Finalmente ora il parlamento ha iniziato a prestare attenzione ad un mondo su cui, come openpolis, puntiamo il faro dal 2015. Non è un caso che nella relazione tecnica del provvedimento presentata dal governo venisse citato proprio il nostro censimento sul mondo di think tank, fondazioni e associazioni politiche.

I problemi dello spazzacorrotti

Dobbiamo necessariamente commentare alcuni elementi della legge che non sembrano essere del tutto soddisfacenti. Per lo spazzacorroti tutte le associazioni e fondazioni i cui organi apicali sono composti per almeno 1/3 da politici sono da equiparare ai partiti.

Come vedremo nel capitolo dedicato, il cerchio che è stato tracciato è problematico. Da un lato risulta essere troppo ampio, quasi immonitoriabile, dall'altro sembra non coinvolgere nessuno dei principali think tank. Non sono inclusi o perché la quota dei politici negli organi apicali è inferiore a 1/3, o perché banalmente l'alto numero di politici è in organi che formalmente non sono considerati quelli decisionali.

Una legge è stata scritta, ma non è chiaro chi riguardi e cosa implichi.

 

Come se non bastasse poi, ci sono numerosi problemi per l'implementazione della norma stessa, soprattutto per quanto riguarda chi deve sorvegliare sul rispetto degli obblighi di trasparenza che le fondazioni ora hanno. Nel caso specifico la Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici, che ha questo compito, ha più volte denunciato la mancanza di mezzi per svolgere queste mansioni. A fine aprile nella sua annuale relazione al parlamento ha sottolineato, per l'ennesimo volta, carenze di personale e di competenze:

È agevole rilevare che, all'ampliamento della nozione di partito e movimento politico, segue il notevole incremento dei compiti di controllo e sanzionatori della Commissione, cui si aggiunge un'intensa attività istruttoria per l'identificazione delle innumerevoli realtà associative destinatarie della nuova normativa, sovente con difficoltà accertative, atteso che si è in presenza di situazioni spesso mutevoli nella soggettività e nella denominazione. Peraltro, la Commissione non dispone di poteri accertativi diretti se non tramite richieste ad altre Autorità/Amministrazioni.

Una galassia di organizzazioni che l'occhio della legge non vede: Cogito ergo sum 2020

Cogito ergo sum è la pubblicazione di openpolis che ormai dal 2015 monitora il mondo di think tank, fondazione e associazioni politiche. Lo facciamo attraverso un censimento puntuale delle strutture, una ricostruzione delle loro attività e una fotografia dei membri.

Per l'edizione 2020 di Cogito ergo sum abbiamo deciso di andare oltre. Il numero di strutture, che ormai ha superato le 150 unità, è secondario se accostato al livello di influenza che queste organizzazioni, e il loro membri, hanno sulle dinamiche politico-economiche nazionali. Oltre ad avere un peso politico infatti (più di 100 parlamentari hanno incarichi in queste strutture) le fondazioni e associazioni politiche censite rappresentano un network attraverso cui possiamo collegare tra loro le principali partecipate dello stato, grandi aziende private, come anche le più importanti entità della pubblica amministrazione.

3.033 persone hanno incarichi nei think tank, fondazioni e associazioni censite.

Costituiscono di fatto un collegamento tra il mondo della politica e quello dell'economia, diventando quindi hub di influenza non indifferente.

Un collegamento tra il mondo della politica e quello dell'economia, diventando quindi hub di influenza e potere.

Parliamo di luoghi in cui accademici e politici, come anche dirigenti pubblici e privati condividono interessi e obiettivi. Strutture quindi trasversali capaci di unire mondi diversi (economia, politica e pubblica amministrazioni). Realtà politiche variegate, con ricorrenti situazioni in cui politici di schieramenti differenti si trovano membri delle medesime strutture.

 

Foto: Facebook Italia Viva

L'articolo Think tank e fondazioni, una politica che cambia proviene da Openpolis.

]]>