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	<title>servizi pubblici locali Archivi - Openpolis</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 29 Jan 2026 16:48:34 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Un punto di vista originale sul paese negli anni della pandemia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/esercizi/un-punto-di-vista-originale-sul-paese-negli-anni-della-pandemia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jun 2023 08:25:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&#038;p=237116</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il rapporto finale dell'attività di data journalism e monitoraggio civico del progetto Ripartire, svolta in 5 scuole superiori di tutta Italia tra 2020 e 2023.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/un-punto-di-vista-originale-sul-paese-negli-anni-della-pandemia/">Un punto di vista originale sul paese negli anni della pandemia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;esperienza di Ripartire: non solo dati</h3>


<div id="5-i-territori-coinvolti-nel-progetto-ripartire-in-un-percorso-di-3-anni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Ripartire (<strong>rigenerare la partecipazione per innovare la rete</strong>) è un progetto selezionato dall&#8217;impresa sociale <strong>Con i Bambini</strong> nell&#8217;ambito del fondo nazionale per il contrasto alla <strong>povertà educativa</strong>.</p>



<p>Iniziato nel <strong>2020</strong>, ha coinvolto gli studenti di <strong>5 scuole</strong> superiori in territori diversi d’Italia. Da città come <strong>L&#8217;Aquila</strong>, <strong>Ancona</strong> e <strong>Pordenone</strong> a piccoli comuni come <strong>Trebisacce</strong> (in provincia di Cosenza) e quartieri periferici come <strong>Borghesiana</strong> (zona urbanistica del comune di Roma).</p>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Il report in formato pdf</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/06/report_23_ripartire.pdf" target="_blank" rel="noopener">Scarica</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Il progetto consiste in <strong>tre anni di formazione</strong> in cui ragazze e ragazzi, partecipando a varie attività, hanno modo di sviluppare competenze civiche e sociali e sperimentare metodologie di cittadinanza attiva, nella scuola e nella comunità. Una partnership che ha coinvolto, oltre a Openpolis, partner nazionali tra cui ActionAid e partner locali radicati in ciascuno dei territori.</p>



<p>In questo quadro, Openpolis ha portato avanti con gli studenti l&#8217;<strong>attività di data journalism e monitoraggio civico</strong>. Un percorso che ha previsto diverse fasi.</p>


<div id="20-classi-hanno-preso-parte-allattivita-di-data-journalism-e-monitoraggio-civico-con-openpolis" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">20 </span>classi coinvolte nel percorso di data journalism e monitoraggio civico con Openpolis.</p>
			        </section>
		


<p>In primo luogo quella di <strong>capire insieme a studenti e insegnanti </strong>quali siano i problemi concreti nell&#8217;offerta di servizi e opportunità nella loro zona. Dai <strong>trasporti</strong> alla <strong>sanità</strong>, dalla condizione dei <strong>parchi</strong> alla presenza di <strong>luoghi di aggregazione</strong>, dalla raccolta dei <strong>rifiuti</strong> alla manutenzione delle <strong>strade</strong>.</p>



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<p>Successivamente, quella di scegliere con i ragazzi <strong>quali servizi approfondire</strong>, selezionandoli in un processo partecipativo che li vedesse direttamente protagonisti. Infine, <strong>analizzare e indagare ciascun aspetto attraverso i dati</strong>: raccolti, analizzati, interpretati e rappresentati dagli stessi studenti in articoli di data journalism, con mappe, grafici ed esperienze dirette.</p>



<p>Questo percorso ha permesso agli studenti di impratichirsi nell&#8217;uso di <strong>strumenti digitali</strong> e di <strong>analisi dei dati</strong>, per mappare e approfondire la situazione del loro territorio rispetto all’<strong>offerta di servizi</strong>. Non solo, unendo alle competenze tecniche la loro specifica prospettiva di <strong>riflessione</strong>, i ragazzi hanno potuto far emergere nei loro articoli le criticità e le mancanze individuate, con opinioni e informazioni uniche e originali. Portandole all’attenzione della comunità educante e dei decisori a livello locale. L&#8217;impegno dei ragazzi è stato cruciale per il raggiungimento di questi obiettivi, così come quello di partner locali e insegnanti, con cui ci siamo confrontati passo dopo passo nel corso di tutta l&#8217;attività.</p>


<div id="23-i-diversi-servizi-opportunita-e-fenomeni-indagati-dagli-alunni-in-modo-trasversale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">23 </span>i diversi servizi, opportunità e fenomeni indagati dagli alunni in modo trasversale.</p>
			        </section>
		


<p>Quando i temi scelti dagli studenti erano poco più che titoli di una ricerca, non pensavamo che questo percorso ci avrebbe trasmesso così tanto. Non solo per l&#8217;esperienza umana di confrontarsi con ragazze e ragazzi in scuole dislocate lungo l&#8217;intera penisola. Ma anche per il momento storico in cui questo progetto si è svolto: nel pieno dell&#8217;emergenza <strong>Covid</strong>. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Lo sguardo degli adolescenti sull&#8217;Italia a cavallo della pandemia</h3>



<p>Sembra passato un secolo da quando, nel 2019, cominciammo a pianificare insieme agli altri partner il progetto Ripartire. Nel frattempo è trascorso il periodo che, nella storia mondiale recente, ha senza dubbio inciso di più sulla vita delle persone. E in particolare di <strong>bambini e ragazzi</strong>, <strong>compromettendone non solo la quotidianità ma anche le stesse esperienze di crescita</strong>.</p>



<p>Dalla possibilità di andare a scuola e frequentare le lezioni in presenza a quella di vedere gli amici nel tempo libero, fino alla fruizione di momenti culturali, sportivi, sociali. <strong>Nessun ambito del loro sviluppo personale è stato risparmiato</strong>.</p>


<div id="un-progetto-che-parla-dellitalia-negli-anni-del-covid-con-lo-sguardo-degli-adolescenti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Le restrizioni e le chiusure imposte per contenere i contagi hanno costituito una <strong>sfida enorme per tutte le attività</strong> di Ripartire. Progettate prima dello scoppio della pandemia, hanno infatti preso il via proprio con l&#8217;anno scolastico 2020/2021. Da un punto di vista operativo, questo ci ha portato ad adattare gli incontri alle modalità previste dalla didattica a distanza. A livello di contenuti, è diventato necessario impostare il percorso di monitoraggio civico includendo tutti quei <strong>cambiamenti drastici in tema di servizi</strong>, causati da chiusure, obblighi di distanziamento e altre misure preventive. Parlando di musei, cinema e teatri, molte volte è emerso il tema delle perdite economiche dovute al periodo pandemico. Così come discutendo di parchi e verde urbano, ragazze e ragazzi hanno sottolineato la funzione sociale di queste aree, in un momento in cui stare vicini in spazi chiusi non era possibile.</p>



<p>Oltretutto non si può non sottolineare l&#8217;<strong>opportunità di entrare in contatto con adolescenti di diverse parti d&#8217;Italia</strong>, in un momento storico così drammatico. Ragazze e ragazzi <strong>accomunati dall&#8217;età</strong> e spesso uniti dagli stessi interessi e passioni. Nonché dalle preoccupazioni per il futuro, a partire dai timori per il Coronavirus e dall&#8217;incertezza sulla fine dell&#8217;emergenza. Eppure così <strong>differenti per provenienza geografica</strong>, contesto sociale di riferimento, esperienze vissute quotidianamente.</p>



<p>Perciò non appare secondario l&#8217;<strong>interesse per gli oggetti di ricerca di volta in volta individuati dagli studenti</strong>, prima ancora di soffermarci &#8211; nei prossimi capitoli &#8211; sull&#8217;esito delle loro analisi.</p>


<div id="alcune-questioni-sono-emerse-in-tutti-i-territori-ma-trattate-in-modo-diverso" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-questione-dei-trasporti-e-emersa-in-tutti-e-5-i-territori/">La questione dei trasporti è emersa in tutti e 5 i territori</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-questione-dei-trasporti-e-emersa-in-tutti-e-5-i-territori/">I temi selezionati e analizzati da studentesse e studenti del progetto Ripartire</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Marzo 2023)
                                        </p>
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                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Sono molti i temi risultati ricorrenti nelle aree di progetto</strong>, in alcuni casi in modo addirittura unanime: è il caso dell&#8217;attenzione al trasporto pubblico. Tuttavia, in ciascuna località, gli stessi aspetti sono stati <strong>declinati in modo completamente diverso</strong>, come approfondiremo nei prossimi capitoli.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un lavoro collettivo di discussione e analisi</h3>



<p>Nel corso di questo report, metteremo in luce &#8211; con le chiavi di lettura scelte dai ragazzi e valorizzando il contributo delle loro analisi &#8211; le questioni considerate più salienti nelle 5 aree di progetto. Dalla <strong>mobilità sostenibile</strong> alla <strong>disponibilità di aree verdi e di luoghi per fare sport</strong>, dall&#8217;<strong>offerta culturale</strong> alla <strong>prossimità dei servizi</strong>.</p>



<p>Per ciascuno di questi temi, mostreremo quanto emerso dai lavori delle classi in relazione ai singoli territori. Si tratta di un <strong>punto di vista inedito</strong>, di cui preme sottolineare l&#8217;assoluta originalità dato che il <strong>lavoro di raccolta e di analisi dei dati </strong>&#8211; pur supportato da analisti, educatori e insegnanti &#8211; <strong>è stato condotto e guidato direttamente dai ragazzi, in base ai loro interessi di ricerca</strong>.</p>



<p>Come ultimo aspetto, non è irrilevante sottolineare come questa sia stata l&#8217;<strong>occasione per entrare in contatto con i punti di forza e di debolezza che caratterizzano la scuola italiana nella sua quotidianità</strong>. Dalle classi più reattive, dove tutti gli studenti riescono a lavorare in gruppo in modo affiatato. A quelle più difficili, dove convivono nuclei di studenti &#8220;avvantaggiati&#8221; con altri compagni che fanno più fatica e devono essere seguiti individualmente.</p>



<p>Il fulcro di questo report è il lavoro di tutte le classi coinvolte nella nostra attività di data journalism e monitoraggio civico, di cui<strong> saranno passati in rassegna i lavori più rappresentativi, non necessariamente i migliori</strong>. Questo percorso ha infatti avuto nel contributo di tutte e tutti il requisito essenziale. Anche per questa ragione, è stata un&#8217;esperienza per noi così straordinaria a livello umano.</p>



<p>Foto: Progetto Ripartire</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/un-punto-di-vista-originale-sul-paese-negli-anni-della-pandemia/">Un punto di vista originale sul paese negli anni della pandemia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I progetti di rigenerazione urbana nelle città dell&#8217;Abruzzo</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-progetti-di-rigenerazione-urbana-nelle-citta-dellabruzzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Mar 2022 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=183290</guid>

					<description><![CDATA[<p>Vulnerabilità sociale, patrimonio edilizio, verde pubblico: sono diversi gli ambiti della vita in una città che vengono toccati dai programmi sulla rigenerazione urbana nel piano nazionale di ripresa e resilienza. Qual è la situazione attuale e cosa prevede il Pnrr per i comuni abruzzesi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-progetti-di-rigenerazione-urbana-nelle-citta-dellabruzzo/">I progetti di rigenerazione urbana nelle città dell&#8217;Abruzzo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il miglioramento della qualità dell&#8217;abitare, dall&#8217;edilizia residenziale fino agli spazi verdi pubblici. <strong>In una sola espressione: rigenerazione urbana</strong>, ossia quell&#8217;insieme di programmi e interventi che intrecciano esigenze sociali, ambientali e di sicurezza dell&#8217;abitare, con l&#8217;obiettivo di migliorare la vita, nelle città come nei centri minori.</p>
<p>Di rigenerazione urbana si parla anche nel piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). <strong>E si assegnano risorse in tal senso anche all&#8217;Abruzzo</strong>, una regione che vive di <strong>peculiarità territoriali</strong> in quanto ad accessibilità dei servizi, funzionalità degli spazi e sicurezza per le famiglie.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">183,9 </span>milioni di euro destinati alla rigenerazione urbana in Abruzzo, di cui 117,3 di competenza del ministero dell&#8217;interno e 66,6 di cui è responsabile il ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims), nell&#8217;ambito del Pnrr.</p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>In questo approfondimento analizzeremo come verranno spese le risorse per la rigenerazione urbana</strong>, previste nel Pnrr e destinate all&#8217;Abruzzo. A partire dai dati del nostro osservatorio, che <strong>vogliono</strong> <strong>fotografare l&#8217;esistente</strong> in quanto a vulnerabilità sociale, condizione dell&#8217;edilizia residenziale e spazi verdi nei comuni.</p>
<h3>Cosa prevede il Pnrr per la rigenerazione urbana</h3>
<p>Il Pnrr segue due direttrici in ambito di rigenerazione urbana. Da un lato si punta a <strong>eliminare la marginalità e il &#8220;degrado&#8221; sociale</strong>, dall&#8217;altro a recuperare il <strong>patrimonio edilizio pubblico deteriorato</strong>.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Nel Pnrr sono previste tre tipologie di intervento, di cui sono responsabili due diversi ministeri.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Premessi questi due ambiti, nel piano sono <strong>tre le tipologie di intervento</strong> previste: gli investimenti in progetti volti alla <strong>riduzione di situazioni di &#8220;emarginazione e degrado sociale&#8221;</strong>; la predisposizione di <strong>piani urbani integrati</strong> &#8211; dedicati però solo alle periferie delle città metropolitane &#8211; e il &#8220;<strong>programma innovativo della qualità dell&#8217;abitare</strong>&#8221; (Pinqua), che investe il rinnovamento dell&#8217;edilizia residenziale pubblica, la riqualificazione del patrimonio esistente e l&#8217;innovazione verde.</p>
<p>I primi due interventi sono di competenza del ministero dell&#8217;interno, il terzo del ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims).</p>
<p><strong>Le risorse destinate a queste misure ammontano a 6,1 miliardi di euro</strong>, di cui 3,3 miliardi di competenza del Viminale e i restanti 2,8 di cui è responsabile il Mims. Come abbiamo già accennato, <strong>parte di questi finanziamenti andranno ai territori abruzzesi, per un totale di 183,9 milioni di euro</strong>.</p>
<p>C&#8217;è poi un&#8217;ulteriore direttrice di investimento, contenuta nel <a href="https://www.openpolis.it/cosa-finanzieranno-gli-interventi-previsti-dal-fondo-complementare-al-pnrr/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">fondo complementare del Pnrr</a>. Si tratta di una sottomisura (&#8220;Rigenerazione urbana e territoriale&#8221;), dedicata alle <strong>aree colpite dai terremoti</strong> del 2009, 2016 e 2017. A queste risorse, però, dedicheremo un approfondimento nelle prossime settimane.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/fondi-per-rigenerazione-urbana-abruzzo-nella-parte-bassa-della-classifica/">Fondi per rigenerazione urbana: Abruzzo nella parte bassa della classifica</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/fondi-per-rigenerazione-urbana-abruzzo-nella-parte-bassa-della-classifica/">Il confronto tra regioni dei fondi assegnati per rigenerazione urbana e progetti innovativi per la qualità dell'abitare</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_183935_tab3"><p>Il grafico mostra la quantità di risorse assegnate alle diverse regioni nell&#8217;ambito di due diversi bandi. Il primo riguarda &#8220;Investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale&#8221; ed era di competenza del ministero dell&#8217;interno. Il secondo riguarda invece i progetti innovativi per la qualità dell&#8217;abitare (Pinqua) ed era di competenza del ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno e ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 9 Marzo 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/03/fondi-per-rigenerazione-urbana-abruzzo-nella-parte-bassa-della-classifica.png" target="_blank" download></a>
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                            <p><label for="embed-chart-183935"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>In Abruzzo, come nel resto del paese, le risorse in tema di rigenerazione urbana <strong>vengono assegnate in base a diversi criteri</strong>, che mirano a stabilire quali sono i territori dove è più urgente intervenire.</p>
<p>Tra questi c'è un <strong>indicatore complesso</strong> che, nonostante non sia certamente tra i più noti, diventa fondamentale nelle scelte: l'<strong>indice di vulnerabilità sociale e materiale</strong> (Ivsm).</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>(...) qualora l’entità delle richieste pervenute superi l’ammontare delle risorse disponibili, l’attribuzione è effettuata, tenendo conto della quota riferita alla progettazione esecutiva e alle opere, a favore dei comuni che presentano un valore più elevato dell’indice di vulnerabilità sociale e materiale (Ivsm)”</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2022/01/07/22A00002/sg" target="_blank">- Decreto del ministero dell'interno che assegna risorse per progetti di rigenerazione urbana, 31-12-2021</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<h3>Che cos'è la vulnerabilità sociale e quanto incide in Abruzzo</h3>
<p>Quando parliamo di vulnerabilità di un territorio, intendiamo la possibilità che una <strong>situazione di crisi economica possa comprometterne la coesione sociale</strong>. Un comune in cui vivono tante famiglie monoreddito, con tanti giovani che non studiano e non hanno lavoro e in cui una quota significativa della popolazione abita in case sovraffollate, è<strong> più esposto agli effetti sociali negativi di una recessione economica</strong>.</p>
<p><strong>Misurare tale aspetto diventa cruciale in fasi storiche come quella che stiamo vivendo</strong>. È in questa direzione che va l'<strong>indice di vulnerabilità sociale e materiale </strong>(Ivsm) proposto da Istat. <strong>Utilizzato nella definizione di politiche pubbliche</strong>, come nel caso dei bandi del Pnrr per la rigenerazione urbana.</p>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Attraverso un indicatore proposto da Istat, è possibile stimare per ciascun territorio la sua vulnerabilità, a partire dalle caratteristiche di chi ci abita. Più è alto, maggiore è il rischio di disagio e vulnerabilità in quella zona.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-vulnerabilita-sociale/">
                "Che cos&#8217;è la vulnerabilità sociale"</a></span>

            </div>
        </section>
		<br />
        <section class="blockquote">
							<p>Sono tanti i fattori che possono condurre alla vulnerabilità sociale.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Sono <strong>7 gli indicatori elementari</strong> che sono stati selezionati per produrre l'<a href="https://ottomilacensus.istat.it/fileadmin/download/Indice_di_vulnerabilit%C3%A0_sociale_e_materiale.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">indice complessivo</a>. Dalla percentuale di <strong>famiglie con potenziale disagio economico</strong>, calcolata come quota di nuclei con figli dove la persona di riferimento ha meno di 64 anni e nessun componente è occupato o ritirato dal lavoro, all'<strong>incidenza di famiglie numerose</strong>, con almeno 6 componenti. Ma vengono valutati anche aspetti come la <strong>presenza di famiglie monogenitoriali giovani oppure composte solo da anziani</strong>, la quota di <strong>popolazione adulta (25-64 anni) senza titolo di studio</strong>, la percentuale di <strong>giovani neet</strong> e l'incidenza di <strong>persone che vivono in grave sovraffollamento</strong>.</p>
<p>Informazioni preziose, che purtroppo vengono<strong> raccolte con questo tipo di granularità territoriale solo in occasione dei censimenti</strong> (quello generale più recente si è svolto nel 2011). Negli ultimi anni Istat ha esplorato la<a href="https://www.istat.it/it/files//2020/12/Le-misure-della-vulnerabilita.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> possibilità di un suo aggiornamento con fonti alternative a quella censuaria</a>, anche in relazione al lavoro svolto con il <a href="https://www.istat.it/it/archivio/265472" target="_blank" rel="noopener noreferrer">censimento permanente</a>.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">7 </span>gli indicatori elementari selezionati per la costruzione dell'indice di vulnerabilità sociale e materiale.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Questi indicatori vengono combinati insieme per produrre un indice che va da 70 a 130:<strong> più è alto il valore, maggiore il rischio di vulnerabilità sociale e materiale del territorio</strong>. <strong>Tra i comuni abruzzesi, il 59% (180 su 305) supera la soglia di 99 dell'indice</strong>. I livelli più elevati si raggiungono negli 8 comuni il cui dato supera quota 103: Fallo (105,48), Vicoli (103,56), Vacri (103,32), Serramonacesca (103,31), Cappelle sul Tavo (103,28), San Giovanni Lipioni (103,21), Torano Nuovo (103,20) e Lecce nei Marsi (103,19).</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pescara-e-il-capoluogo-abruzzese-con-il-maggior-rischio-di-vulnerabilita-sociale/">Pescara è il capoluogo abruzzese con il maggior rischio di vulnerabilità sociale</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pescara-e-il-capoluogo-abruzzese-con-il-maggior-rischio-di-vulnerabilita-sociale/">Indice di vulnerabilità sociale e materiale</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                             aria-labelledby="chart_183357_tab3"><p>Attraverso questo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-vulnerabilita-sociale/" target="_blank" rel="noopener">indicatore</a> proposto da Istat, è possibile stimare per ciascun territorio la sua vulnerabilità, a partire dalle caratteristiche di chi ci abita. Più è alto, maggiore è il rischio di disagio e vulnerabilità in quella zona. I dati, relativi al censimento generale del 2011, a livello nazionale sono stati riclassificati rispetto ai confini comunali del 2018.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat (mappa rischi)                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/03/pescara-e-il-capoluogo-abruzzese-con-il-maggior-rischio-di-vulnerabilita-sociale.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-183357"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Tra i capoluoghi abruzzesi, in base all'ultimo aggiornamento effettuato ai confini comunali del 2018, sulla base dei dati raccolti nell'ultimo censimento generale (2011), <strong>Pescara</strong> è quello con l'indice più alto (100,56). Seguono <strong>Chieti</strong> (99,57), <strong>Teramo</strong> (99,37) e <strong>L’Aquila</strong> (98,24).</p>
<h3>Il legame tra disagio sociale e condizione abitativa</h3>
<p>La scelta di utilizzare anche questo indicatore nella definizione degli interventi del Pnrr sulla rigenerazione urbana non è casuale. La condizione sociale e materiale delle persone ha infatti un <strong>impatto diretto anche sulla stessa situazione abitativa</strong>. Tendenzialmente, <strong>un territorio con molte famiglie in difficoltà economica è anche un territorio dove la condizione degli edifici residenziali risulta peggiore</strong>.</p>
<p>In media, in base a quanto rilevato nell’ultimo censimento generale, la quota di famiglie in potenziale disagio era pari al 2,7% mentre la quota di edifici residenziali in stato di conservazione mediocre o pessimo si attestava sul 22%.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-province-con-piu-famiglie-in-disagio-la-condizione-degli-edifici-e-peggiore/">Nelle province con più famiglie in disagio, la condizione degli edifici è peggiore</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-province-con-piu-famiglie-in-disagio-la-condizione-degli-edifici-e-peggiore/">Ogni punto è una provincia italiana: in basso a sinistra quelle con meno famiglie in disagio e meno edifici residenziali in cattive condizioni; viceversa in alto a destra </a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nelle-province-con-piu-famiglie-in-disagio-la-condizione-degli-edifici-e-peggiore/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/03/nelle-province-con-piu-famiglie-in-disagio-la-condizione-degli-edifici-e-peggiore.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-province-con-piu-famiglie-in-disagio-la-condizione-degli-edifici-e-peggiore/">Nelle province con più famiglie in disagio, la condizione degli edifici è peggiore - Ogni punto è una provincia italiana: in basso a sinistra quelle con meno famiglie in disagio e meno edifici residenziali in cattive condizioni; viceversa in alto a destra </a></div>
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                             aria-labelledby="chart_183229_tab3"><p>Per stimare l’incidenza delle famiglie in potenziale disagio economico, viene calcolato il rapporto percentuale tra il numero di famiglie con figli con la persona di riferimento in età fino a 64 anni nelle quali nessun componente è occupato o ritirato dal lavoro e il totale delle famiglie. Caratteristiche che molto probabilmente indicano una situazione di forte disagio.</p>
<p>Il dato sulla quota di edifici residenziali in cattive condizioni è calcolato sommando la percentuale di edifici residenziali in muratura in stato di conservazione mediocre con quelli in stato pessimo. Entrambi gli indicatori sono stati elaborati a partire dalle informazioni raccolte nel censimento generale 2011.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: domenica 9 Ottobre 2011)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/03/nelle-province-con-piu-famiglie-in-disagio-la-condizione-degli-edifici-e-peggiore.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-183229"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-183229" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>In questo quadro, l’<strong>Abruzzo</strong> – preso nella sua interezza – si caratterizza per una <strong>quota di famiglie in disagio inferiore alla media</strong> (2%), e per una percentuale di edifici in cattive condizioni di poco superiore alla media nazionale (22,4%). <strong>Tra le province italiane, quelle abruzzesi presentano un collocamento intermedio</strong>. Tre di queste – <strong>Pescara</strong>, <strong>Chieti</strong>, <strong>Teramo</strong> – si posizionano <strong>sopra la media nazionale per edilizia residenziale mediocre</strong> o pessima ma sotto la media italiana di famiglie in disagio. <strong>La provincia dell'Aquila risulta al di sotto in entrambi gli indicatori</strong>.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">19,6% </span>gli edifici residenziali in muratura in stato di conservazione mediocre o pessimo in provincia dell'Aquila. Circa 2 punti in meno della media nazionale.</p>
			        </section>
		</p>
<p>A livello comunale, <strong>tra i capoluoghi sono Teramo e Pescara a mostrare il livello più alto di edifici residenziali in cattivo stato di conservazione</strong>. Nel primo la quota raggiunge il 24,4% (21,9% in condizione mediocre, 2,5% pessima). Nella seconda la cifra è poco inferiore (24,2%, di cui 22,37% mediocre e 1,85% pessima). Distanziate le <strong>città dell'Aquila</strong> (15,2%) e <strong>Chieti</strong> (13,5%).</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-teramo-e-pescara-quasi-un-edificio-su-4-in-stato-mediocre-o-pessimo/">A Teramo e Pescara quasi un edificio su 4 in stato mediocre o pessimo</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-teramo-e-pescara-quasi-un-edificio-su-4-in-stato-mediocre-o-pessimo/">Percentuale di edifici residenziali in muratura con stato di conservazione mediocre o pessimo</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
                    <div id="chart_182728_tab1" role="tab" aria-controls="chart_182728_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: domenica 9 Ottobre 2011)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/03/a-teramo-e-pescara-quasi-un-edificio-su-4-in-stato-mediocre-o-pessimo.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-182728"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-182728" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>In generale, i<strong> comuni abruzzesi dove oltre il 60% del patrimonio edilizio residenziale è in stato di conservazione mediocre o peggiore sono 9</strong>. Si tratta di Roccacasale, Fraine, Castelguidone, Carpineto della Nora, Roccaspinalveti, Pescosansonesco, Fresagrandinaria, Pietracamela e Gamberale. <strong>Mentre quelli con più edifici residenziali in stato almeno buono si concentrano nelle province di Chieti e L'Aquila</strong>.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">93,1% </span>gli edifici residenziali classificati come in ottima condizione a San Demetrio ne' Vestini (L'Aquila).</p>
			        </section>
		</p>
<p>Tra questi superano il 98% di edilizia in stato di conservazione buono o ottimo i comuni di Montenerodomo, Roio del Sangro, Collepietro, San Demetrio ne' Vestini Montebello sul Sangro, Carapelle Calvisio, Poggio Picenze, Montelapiano e Tione degli Abruzzi.</p>
<h3>L'impatto del verde pubblico sulla qualità dell'abitare</h3>
<p>Concentrarsi solo sulla condizione delle abitazioni è tuttavia una <strong>misura alquanto limitativa della qualità urbanistica di un territorio</strong>. Per funzionare, gli interventi di rigenerazione urbana non possono limitarsi solo al miglioramento strutturale delle case, con la riqualificazione e costruzione delle abitazioni e dell'edilizia sociale. Vi è la necessità di<strong> interventi più ampi che guardino in primis all'offerta di servizi sul territorio</strong>, a partire da scuole, asili nido, viabilità e trasporti efficienti, servizi pubblici e privati.</p>
<p>In questo quadro, riveste una particolare importanza l'<strong>attenzione al verde pubblico</strong>. Si tratta di un elemento considerato centrale nella letteratura sull'urbanistica e la qualità abitativa. <strong>Giardinetti, spazi verdi, aree gioco per bambini non hanno solo un impatto estetico</strong>. Sono tra gli elementi che più contribuiscono a plasmare, identificare e cementare la comunità che abita su un territorio.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Scuole e verde pubblico sono - secondo la sociologia moderna - gli elementi essenziali dell'attrezzatura di un quartiere, di un nucleo abitato: sono tra i primi fondamentali servizi grazie a cui un insieme di persone si trasforma in una comunità, non solo per il casuale luogo dell'abitazione, ma per una serie di interessi collettivi e per il contemporaneo sviluppo degli organismi comuni. La mancanza di scuole, la loro ubicazione secondo criteri che prescindono dalla formazione organica dei singoli quartieri, l'assenza di verde pubblico sono perciò non solo quantitativamente delle gravi mancanze, delle insostituibili tare nell'organizzazione residenziale.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Roma_moderna" target="_blank">- Italo Insolera, Roma moderna (2011), p. 235</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Da questo punto di vista, diventa interessante<strong> confrontare la presenza di verde nelle città abruzzesi</strong>. In media, tra i capoluoghi italiani, i metri quadri di verde urbano disponibile sono <strong>31 per abitante nel 2020</strong>. Ovvero circa <strong>203 metri quadri per ogni residente con meno di 18 anni nelle città</strong>. Nei capoluoghi italiani, il verde urbano rappresenta poco meno del 3% della superficie comunale ed è così distribuito.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">2,82% </span>della superficie comunale dei capoluoghi italiani è classificabile come verde urbano. Più di L'Aquila (0,4%), Teramo (0,65%) e Chieti (0,66%) ma molto meno di Pescara (13,6%).</p>
			        </section>
		</p>
<p>Circa il <strong>40% del totale sono aree verdi in senso classico</strong>: parchi urbani (16%), aree verdi con vincolo storico in base al codice dei beni culturali (12,2%) e verde attrezzato di quartiere (11,5%). <strong>Sempre a livello nazionale, un ulteriore 30% sono aree boschive o forestazione urbana</strong>, il 9% del verde è rappresentato dagli spazi di arredo urbano (rotonde, alberature stradali, aiuole etc), mentre circa il 7,5% sono zone di verde incolto. Il restante è distribuito tra orti, giardini scolastici, aree sportive, cimiteri.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-40-del-verde-urbano-di-pescara-e-classificato-come-incolto/">Il 40% del verde urbano di Pescara è classificato come incolto</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-40-del-verde-urbano-di-pescara-e-classificato-come-incolto/">Composizione percentuale del verde urbano nei capoluoghi abruzzesi e in Italia (2020)</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_183477_tab3"><p>Il verde urbano si può distinguere in diverse categorie. Il <strong>verde storico</strong> è quello vincolato dal codice dei beni culturali (ville, giardini e parchi di interesse artistico o storico). I <strong>grandi parchi urbani</strong> sono parchi, ville e giardini non tutelati dal codice, ma comunque riconosciuti di valore dagli strumenti urbanistici locali. Il <strong>verde attrezzato</strong> sono spazi adibiti a giardini di quartiere, con giochi per bambini, cestini, panchine ecc. Le <strong>aree di arredo urbano</strong> rappresentano il verde a fine estetico o funzionale (rotonde, piste ciclabili, ecc.). Per <strong>aree sportive all’aperto</strong> si intendono aree all’aperto a servizio ludico ricreativo adibite a campi sportivi, piscine, campi polivalenti, aule verdi etc. Per <strong>verde incolto</strong> si intendono le aree verdi in ambito urbanizzato di qualsiasi dimensione non soggette a coltivazioni o altra attività agricola ricorrente o a sistemazione agrarie, per le quali la vegetazione spontanea non sia soggetta a manutenzioni programmate e controllo. In <strong>altro</strong> abbiamo aggregato orti, giardini zoologici, cimiteri etc.).</p>
<p>Il dato dell&#8217;Italia si riferisce alla sommatoria dei soli comuni capoluogo.</p>
</div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 20 Dicembre 2021)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-183477"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-183477" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Tra i capoluoghi abruzzesi si osservano delle interessanti differenze. Rispetto alla media nazionale, <strong>Pescara è il capoluogo abruzzese dove la quota più ampia di superficie è occupata dal verde urbano</strong>, che rappresenta il 13,6% della superficie comunale. Allo stesso tempo, circa il 40% di questi spazi sono classificabili come verde incolto. Nel comune dell'Aquila la densità di verde urbano è di gran lunga inferiore (solo 0,4% della superficie comunale), ma si tratta per la maggior parte di verde attrezzato (79,68% del verde presente).</p>
<p>Approfondendo meglio il dato dei capoluoghi, si osserva come il<strong> verde urbano pro capite sia più ampio nei comuni di Pescara e L'Aquila</strong>. Nel primo, sono i 39,1 metri quadri per abitante e 261,67 se si considerano solo i residenti con meno di 18 anni, <strong>tra le fasce di popolazione che più necessitano e beneficiano degli spazi verdi pubblici</strong>. All'Aquila, invece, sono presenti 27,4 metri quadri per abitante e quasi 185 per minore.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-i-capoluoghi-abruzzesi-e-chieti-quello-con-meno-verde-urbano-pro-capite/">Tra i capoluoghi abruzzesi è Chieti quello con meno verde urbano pro capite</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-i-capoluoghi-abruzzesi-e-chieti-quello-con-meno-verde-urbano-pro-capite/">Clicca sul comune per conoscere le informazioni sulla presenza di verde, per tipologia (2020)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 20 Dicembre 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/03/tra-i-capoluoghi-abruzzesi-e-chieti-quello-con-meno-verde-urbano-pro-capite.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-183507"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-183507" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			<br />
        <section class="blockquote">
							<p>Nel confronto nazionale, spiccano L'Aquila e - più distanziata - Pescara.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Seguono <strong>Teramo</strong>, con 18,5 mq per abitante (123,78 per minore), e <strong>Chieti</strong>, con 7,9 mq per abitante (58,78 per minore). Rispetto agli altri capoluoghi italiani, quelli abruzzesi si collocano in una <strong>posizione in diversi casi migliore della media. Non tanto rispetto al verde complessivo per minore</strong>: Pescara, prima tra le città dell'Abruzzo, è 31esima a livello nazionale. <strong>Quanto piuttosto rispetto ad alcune tipologie di verde urbano</strong>. Sempre in relazione ai minori residenti, <strong>L'Aquila</strong> è l'11esimo capoluogo in Italia per presenza pro capite di verde storico, grandi parchi urbani e aree attrezzate di quartiere. Anche <strong>Pescara</strong> in questa classifica si trova sopra la media (21esima su 110 città censite). Mentre <strong>Chieti</strong> e <strong>Teramo</strong> sono rispettivamente l'85esimo e l'80esimo capoluogo italiano.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">37,41 </span>metri quadri per minore a Chieti, considerando i parchi urbani, il verde storico e quello attrezzato di quartiere (a L'Aquila e Pescara il dato supera i 100 mq).</p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>Rispetto al solo verde attrezzato di quartiere per minore residente </strong>- aspetto particolarmente decisivo in tema di rigenerazione urbana - il capoluogo regionale è addirittura terzo in Italia. Mentre Pescara è comunque 22esima su 110 città censite. Anche in questo caso, Chieti si colloca al di sotto della media nazionale, mentre Teramo risulta poco sopra.</p>
<p>È in questo quadro, in termini di patrimonio edilizio, di tutela dell'ambiente e della tenuta del tessuto sociale, <strong>che si inseriscono gli investimenti previsti nel piano di ripresa e resilienza</strong>.</p>
<h3>Il ruolo del Pnrr nella rigenerazione urbana dei comuni abruzzesi</h3>
<p>Come abbiamo detto, il <strong>ministero dell'interno</strong> destina per la rigenerazione urbana dell'Abruzzo 117,3 milioni di euro.</p>
<p>Tra i progetti finanziati vi sono anche quelli presentati da alcuni dei principali comuni della regione: <strong>Pescara, Chieti, Teramo </strong>e<strong> Avezzano</strong>. Non è presente tra questi L'Aquila. Il capoluogo di regione, infatti, godrà principalmente del su citato fondo complementare del Pnrr.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">14 </span>i progetti finanziati nel Pnrr, nell'ambito degli "Investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale".</p>
			        </section>
		<br />
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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-risorse-per-rigenerazione-urbana-per-i-comuni-abruzzesi/">Le risorse per rigenerazione urbana per i comuni abruzzesi</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-risorse-per-rigenerazione-urbana-per-i-comuni-abruzzesi/">Importanti destinati ai comuni per "Investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale" del Pnrr</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_183916_tab3"><p>La mappa riporta il totale delle risorse assegnate ad ogni comune dal ministero dell’interno nell’ambito della misura M5C2I2.1 del Pnrr (Rigenerazione urbana, volta a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale). Tre progetti (Sulmona, Pescara e Montesilvano) erano stati ammessi con riserva. Avrebbero dovuto presentare ulteriori documentazioni entro 10 giorni dalla data di pubblicazione del bando. Ad oggi però sull&#8217;<a href="https://dait.interno.gov.it/finanza-locale/documentazione?f%5B0%5D=node%253Afield_tipo_documentazione%3A67" target="_blank" rel="noopener">apposita sezione</a> del ministero dell&#8217;interno non sono state pubblicate indicazioni ulteriori sull&#8217;esito di queste procedure.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 9 Marzo 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/03/le-risorse-per-rigenerazione-urbana-per-i-comuni-abruzzesi.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-183916"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-183916" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p><strong>Le somme più rilevanti andranno a Pescara e Chieti (20 milioni per comune), seguite da Teramo (19,2 milioni) e Montesilvano (10)</strong>.</p>
<p>Altre risorse (circa 5 milioni per comune) andranno nelle principali località della provincia di Teramo (Martinsicuro, Giulianova e Silvi), Chieti (Francavilla al Mare, Ortona e Vasto), L'Aquila (Sulmona e Avezzano) e Pescara (Spoltore). Infine nel territorio di Lanciano (Chieti) sono stati finanziati 3,5 milioni di euro.</p>
<h3>L'importanza dei dati aggiornati per le politiche pubbliche</h3>
<p>Come abbiamo detto, l'indicatore di vulnerabilità sociale e materiale (Ivsm) di Istat rappresenta una delle coordinate che determinano <strong>l'orientamento dei bandi sulla rigenerazione urbana del Pnrr</strong>.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Dati aggiornati per determinati indicatori sono decisivi per l'efficacia del monitoraggio del Pnrr.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Tuttavia, <strong>la tendenza verso cui va la statistica in Europa e in Italia è verso la logica del censimento permanente</strong>, a cadenza annuale, che può certamente restituire una <strong>fotografia dell'esistente più aggiornata</strong>. Si tratta di un nuovo approccio, che però ha subito in questi anni rallentamenti dovuti all'emergenza Covid.</p>
<p>Si tratta di un aspetto tecnico ma fondamentale. Non solo perché gli indicatori non sono decisivi anche per l'attribuzione delle risorse nei vari territori o interventi. Ma anche perché <strong>aiutano a valutare e comparare i risultati ottenuti</strong>. In altre parole, il raggiungimento degli obiettivi per la rigenerazione urbana dei territori abruzzesi sarà tanto più misurabile <strong>quanto saranno più aggiornati i dati degli indicatori scelti</strong>.</p>
<h3>Come seguire Osservatorio Abruzzo</h3>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati comunali</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/rigenerazione+urbana.xls" target="_blank" rel="noopener">Rigenerazione urbana in Abruzzo</a> - <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/rigenerazione&#37;2Burbana.xls">Finanziamenti ministero dell'interno</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		</p>
<p>Osservatorio Abruzzo è un progetto di Fondazione openpolis, <a href="https://www.proversi.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Etipublica</a>, <a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fondazione Hubruzzo</a>, <a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Gran Sasso Science Institute </a>e <a href="https://www.linkedin.com/company/startingup/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">StartingUp</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio <strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter dedicata</strong>. Ti invieremo una news, di lunedì, ogni due settimane. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-vulnerabilita-sociale-in-abruzzo-comune-per-comune/">La vulnerabilità sociale in Abruzzo, comune per comune</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-vulnerabilita-sociale-in-abruzzo-comune-per-comune/">Indice di vulnerabilità sociale e materiale (2011)</a></h3>
                                    </div>
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                    <div id="chart_187186_tab1" role="tab" aria-controls="chart_187186_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_187186_tab1">
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/la-vulnerabilita-sociale-in-abruzzo-comune-per-comune/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/03/la-vulnerabilita-sociale-in-abruzzo-comune-per-comune.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-vulnerabilita-sociale-in-abruzzo-comune-per-comune/">La vulnerabilità sociale in Abruzzo, comune per comune - Indice di vulnerabilità sociale e materiale (2011)</a></div>
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			                                <div id="chart_187186_tab2" role="tab"  aria-controls="chart_187186_tabpanel2"
                             class="tabButton tabButton-2" option="b">DESCRIZIONE</div>
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                             aria-labelledby="chart_187186_tab2"><p>Per conoscere la situazione nel tuo territorio, clicca sulla casella <em>Cerca…</em> e digita il nome del tuo comune. Puoi cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat (mappa rischi)                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/03/la-vulnerabilita-sociale-in-abruzzo-comune-per-comune.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-187186"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-187186" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Foto: edifici di Chieti - <a href="https://unsplash.com/photos/XYg-YKUmg2c" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Julieta Julieta</a>  (<a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noopener noreferrer">licenza)</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-progetti-di-rigenerazione-urbana-nelle-citta-dellabruzzo/">I progetti di rigenerazione urbana nelle città dell&#8217;Abruzzo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il contributo dei comuni per il sistema idrico e la depurazione delle acque</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-contributo-dei-comuni-per-il-sistema-idrico-e-la-depurazione-delle-acque/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2020 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=113201</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nei bilanci delle amministrazioni c’è una voce di spesa destinata alla qualità delle acque, fondamentale per superare le criticità legate al processo di depurazione, che riguardano ancora molti comuni in Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-contributo-dei-comuni-per-il-sistema-idrico-e-la-depurazione-delle-acque/">Il contributo dei comuni per il sistema idrico e la depurazione delle acque</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il servizio idrico è fondamentale per l&#8217;approvvigionamento di acqua</strong>, sia delle famiglie che delle attività produttive.  Un servizio che anche i comuni contribuiscono a finanziare e a gestire.</p>
<p>Tuttavia in Italia sono molte le criticità, legate soprattutto al <strong>processo di depurazione delle acque, cruciale per la qualità del servizio</strong>.</p>
<p>Secondo il <a href="https://www.istat.it/it/files//2020/12/StatReport-CensAcque2018.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">censimento delle acque per uso civile</a>, recentemente pubblicato da Istat, nel 2018 <strong>ben 339 comuni erano del tutto privi di servizi di depurazione</strong>.</p>
<p>Una situazione preoccupante, aggravata dalla <strong>frammentazione a livello gestionale</strong>.  Sempre nel 2018 infatti, erano 2.552 i gestori di servizi idrici attivi nel paese.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">1,6 </span>milioni di italiani vivono in comuni dove è assente il servizio pubblico di depurazione delle acque, nel 2018.</p>
			        </section>
		<br />
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-persone-che-non-hanno-accesso-ai-servizi-di-depurazione-8-su-10-vivono-al-sud-o-nelle-isole/">Tra le persone che non hanno accesso ai servizi di depurazione, 8 su 10 vivono al sud o nelle isole</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-persone-che-non-hanno-accesso-ai-servizi-di-depurazione-8-su-10-vivono-al-sud-o-nelle-isole/">Numero di comuni privi di servizi di depurazione e relativa popolazione residente (2018)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
                    <div id="chart_115041_tab1" role="tab" aria-controls="chart_115041_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
                    <div id="chart_115041_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_115041_tab1">
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/tra-le-persone-che-non-hanno-accesso-ai-servizi-di-depurazione-8-su-10-vivono-al-sud-o-nelle-isole/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="990" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="990" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/12/servizi-di-depurazione.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-persone-che-non-hanno-accesso-ai-servizi-di-depurazione-8-su-10-vivono-al-sud-o-nelle-isole/">Tra le persone che non hanno accesso ai servizi di depurazione, 8 su 10 vivono al sud o nelle isole - Numero di comuni privi di servizi di depurazione e relativa popolazione residente (2018)</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_115041_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_115041_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_115041_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_115041_tab3"><p>L&#8217;indagine è parte del report &#8220;Il censimento delle acque per uso civile&#8221; pubblicato da Istat il 10 dicembre 2020. Nel report si analizzano, in particolare, i dati provenienti dalla rilevazione svolta nel 2019 e che hanno come riferimento l&#8217;anno 2018. Le unità di rilevazione sono gli enti gestori dei servizi idrici per uso civile. Le unità di analisi sono gli enti gestori e gli impianti gestiti da ciascun ente per lo svolgimento dei servizi nell&#8217;ambito di reti fognarie e depurazione delle acque reflue urbane.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong><a href="https://www.istat.it/it/archivio/251509" target="_blank" rel="noopener">Istat</a> - elaborazione openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/12/servizi-di-depurazione.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-115041"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-115041" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di circa 1,6 milioni di italiani che vivono in comuni privi di servizi di depurazione, <strong>667 mila abitano in Sicilia</strong>, residenti in 80 comuni. Seguono la Campania (451 mila persone in 44 comuni), la Lombardia (118 mila in 35 comuni) e la Calabria (105 mila in 51 comuni).</p>
<p><strong>Il 79,6% delle persone che nel 2018 non hanno accesso ai servizi di depurazione vive al sud o nelle isole.</strong></p>
<h3>Le spese dei comuni per il servizio idrico integrato</h3>
<p>I comuni possono giocare un ruolo nel migliorare la qualità del servizio. Le amministrazioni hanno infatti la <strong>possibilità di destinare parte del bilancio alla voce di spesa "Servizio idrico integrato"</strong>, inclusa nella missione "Sviluppo sostenibile a tutela del territorio e dell'ambiente"</p>
<p>In questo capitolo vengono inseriti gli importi relativi all'approvvigionamento idrico e alla regolamentazione per la <strong>fornitura di acqua potabile, inclusi i controlli sulla purezza o sulle tariffe</strong>. Sono inoltre incluse le spese per la costruzione e il funzionamento dei sistemi di fornitura dell’acqua (diversi da quelli utilizzati per l’industria), per la manutenzione degli impianti idrici (come i depuratori) e per il funzionamento dei sistemi delle acque reflue.</p>
<p>I comuni, inoltre, possono <strong>investire per la costruzione (e la relativa gestione) di collettori, condutture, tubazioni e pompe</strong> per lo smaltimento di acque reflue e per tutti i processi meccanici o biologici volti a soddisfare gli standard ambientali e rispettare la normativa sulla qualità delle acque.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/per-i-servizi-idrici-il-comune-di-venezia-spende-piu-del-triplo-delle-altri-grandi-citta/">Per i servizi idrici il comune di Venezia spende più del triplo delle altri grandi città</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/per-i-servizi-idrici-il-comune-di-venezia-spende-piu-del-triplo-delle-altri-grandi-citta/">Spesa pro capite nelle città con più di 200mila abitanti (2019)</a></h3>
                                    </div>
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                                            <strong>FONTE: </strong><a href="https://openbilanci.it/" target="_blank" rel="noopener">openbilanci</a> - consuntivi 2019                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/12/per-i-servizi-idrici-il-comune-di-venezia-spende-piu-del-triplo-delle-altri-grandi-citta.png" target="_blank" download></a>
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                            <p><label for="embed-chart-115067"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Per il servizio idrico integrato il comune di Venezia spende 25,83 euro pro capite. <strong>Si tratta di una cifra più di tre volte maggiore alla seconda grande città per spesa</strong>, <strong>Milano</strong>, che investe 7,63 euro pro capite.</p>
<p><strong>Seguono Messina (7,29), Napoli (6,27) e Trieste (3,65)</strong>. In coda troviamo Bologna (0,87), Firenze (0,52 euro pro capite) e Genova, che risulta avere importo 0 in quella voce di bilancio.</p>
<p>Come accade in alcuni casi, <strong>è probabile che il comune ligure abbia inserito le spese per il servizio idrico in altre voci</strong>. Analizzando il <a href="http://www.comune.genova.it/sites/default/files/dup_2019_2021_31_07_definitivo.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Documento unico di programmazione (Dup) 2019-2021</a>, infatti, tra gli obiettivi operativi nel programma "Tutela, valorizzazione e recupero ambientale" viene indicata l'attività di monitoraggio chimico, fisico e biologico della qualità delle acque dolci e salate", nonché "i controlli sugli scarichi con le strutture ed enti preposte".</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/landamento-della-spesa-per-servizi-idrici-in-cinque-grandi-citta-dal-2016-al-2019/">L&#8217;andamento della spesa per servizi idrici in cinque grandi città, dal 2016 al 2019</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/landamento-della-spesa-per-servizi-idrici-in-cinque-grandi-citta-dal-2016-al-2019/">L'andamento della spesa pro capite nei bilanci comunali (2016-2019)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong><a href="https://openbilanci.it/" target="_blank" rel="noopener">openbilanci</a> - consuntivi 2016-2019                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/12/landamento-della-spesa-per-servizi-idrici-in-cinque-grandi-citta-dal-2016-al-2019.png" target="_blank" download></a>
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                            <p><label for="embed-chart-115075"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Tra le grandi città, <strong>nel 2016 era Napoli quella a spendere di più per il servizio idrico:</strong> 13,98 euro pro capite, più del doppio della cifra investita nel 2019.</p>
<p>Nel 2017 e 2018 il primato è spettato a Milano, mentre <strong>nel 2019 il comune di Venezia è passata da 11,01 a 25,83 euro pro capite</strong>, balzando in testa alla classifica dei grandi comuni italiani.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/quanto-spende-il-tuo-comune-per-il-servizio-idrico-integrato/">Quanto spende il tuo comune per il servizio idrico integrato</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/quanto-spende-il-tuo-comune-per-il-servizio-idrico-integrato/">Spesa assoluta e pro capite in tutti i comuni italiani (2019)</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-2" option="b">DESCRIZIONE</div>
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                             aria-labelledby="chart_115093_tab2"><p>Per sapere quanto viene speso nel tuo territorio, clicca sulla casella <em>Cerca&#8230;</em> e digita il nome del tuo comune. Puoi cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.</p>
</div>
			        			                                <div id="chart_115093_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_115093_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_115093_tab3"><p>I dati mostrano per ogni comune italiano la spesa totale e la spesa pro capite destinata al servizio idrico integrato. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Non sono disponibili i dati di alcuni comuni perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2019.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong><a href="https://openbilanci.it/" target="_blank" rel="noopener">openbilanci</a> - consuntivi 2019                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/12/Schermata-2021-01-07-alle-14.25.23.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-115093"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Se prendiamo in esame tutti i comuni italiani, è <strong>Rhemes Notre Dame (Aosta) la località a spendere di più per il comparto</strong>: 1.600,16 euro pro capite. Il comune valdostano è seguito da quattro borghi in provincia di Trento: Frassilongo, Bresimo, Valfloriana e Bocenago.</p>
<p>Analizzando la spesa assoluta, invece, <strong>sono tutte del sud le località che investono di più, tra cui due città calabresi</strong>. Si tratta di Catanzaro, che contribuisce per 12,1 milioni (137,39 euro pro capite) e Reggio Calabria (11,6 milioni).</p>
<p>Analizziamo quindi in modo più approfondito la situazione calabrese. <strong>In questa regione i comuni spendono in media 93,40 euro pro capite, una cifra molto più alta della media nazionale</strong> (36,32).</p>
<p>Si tratta di un dato interessante, considerando che come abbiamo detto in Calabria (come in quasi tutto il sud) c'è una maggiore concentrazione di comuni privi di servizi di depurazione.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-contributo-dei-comuni-calabresi-al-servizio-idrico-integrato/">Il contributo dei comuni calabresi al servizio idrico integrato</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-contributo-dei-comuni-calabresi-al-servizio-idrico-integrato/">Spesa pro capite dei comuni della Calabria (2019)</a></h3>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/il-contributo-dei-comuni-calabresi-al-servizio-idrico-integrato/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="1196" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="1196" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/12/calabria-servizio-idrico.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-contributo-dei-comuni-calabresi-al-servizio-idrico-integrato/">Il contributo dei comuni calabresi al servizio idrico integrato - Spesa pro capite dei comuni della Calabria (2019)</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_115130_tab3"><p>I dati mostrano la spesa per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Il dato non è disponibile per i comuni segnati in grigio.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong><a href="https://openbilanci.it/" target="_blank" rel="noopener">openbilanci</a> - consuntivi 2019                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)
                                        </p>
                </div>
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	                                        </div>
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                            <p><label for="embed-chart-115130"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-115130" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;1196&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/il-contributo-dei-comuni-calabresi-al-servizio-idrico-integrato/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p><strong>Frascineto, in provincia di Cosenza, è il comune che spende di più per impianti di depurazione e sistema idrico in Calabria</strong>: 455,69 euro pro capite. In seconda posizione Parghella (386,97), seguita da San Ferdinando (363,76) e Scalea (352,64).</p>
<p>Per quanto riguarda i capoluoghi, Catanzaro spende 137,39 euro pro capite, Vibo Valentia 128,82, Reggio Calabria 65,16 e Crotone 0,52 euro pro capite.</p>
<h3>Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati comunali, regione per regione</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2019/Spesa+per+servizio+idrico/abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2019/Spesa+per+servizio+idrico/basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2019/Spesa+per+servizio+idrico/calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria,</a> <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2019/Spesa+per+servizio+idrico/campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2019/Spesa+per+servizio+idrico/emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2019/Spesa+per+servizio+idrico/friuli_venezia_giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2019/Spesa+per+servizio+idrico/lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2019/Spesa+per+servizio+idrico/liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2019/Spesa+per+servizio+idrico/lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2019/Spesa+per+servizio+idrico/marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2019/Spesa+per+servizio+idrico/molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2019/Spesa+per+servizio+idrico/piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2019/Spesa+per+servizio+idrico/puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2019/Spesa+per+servizio+idrico/sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2019/Spesa+per+servizio+idrico/sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2019/Spesa+per+servizio+idrico/toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2019/Spesa+per+servizio+idrico/trentino_alto_adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2019/Spesa+per+servizio+idrico/umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2019/Spesa+per+servizio+idrico/valle_d_aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle D'Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2019/Spesa+per+servizio+idrico/veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2019/Spesa+per+servizio+idrico/totale_nazionale.xls">totale nazionale</a>.</p></div>
				            </div>
        </section>
		</p>
<p>I contenuti di questa rubrica sono realizzati a partire da <a href="https://openbilanci.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">openbilanci</a>, la nostra piattaforma online sui bilanci comunali. Ogni anno i comuni inviano i propri bilanci alla Ragioneria Generale dello Stato, che mette a disposizione i dati nella <a href="https://openbdap.mef.gov.it/it/FET" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Banca dati amministrazioni pubbliche (Bdap)</a>. Noi estraiamo i dati, li elaboriamo e li rendiamo disponibili sulla piattaforma. I dati possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Attraverso openbilanci svolgiamo un'attività di monitoraggio civico dei dati, con l'obiettivo di verificare anche il lavoro di redazione dei bilanci da parte delle amministrazioni. Lo scopo è aumentare la conoscenza sulla gestione delle risorse pubbliche.</p>
<p>Foto credit: <a href="https://unsplash.com/photos/GVXSnz5jQfc" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rade Nugroho</a> - <a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noopener noreferrer">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-contributo-dei-comuni-per-il-sistema-idrico-e-la-depurazione-delle-acque/">Il contributo dei comuni per il sistema idrico e la depurazione delle acque</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La cristallizzazione del divario interno</title>
		<link>https://www.openpolis.it/esercizi/la-cristallizzazione-del-divario-interno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martina]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Nov 2019 09:12:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&#038;p=59788</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il sistema di finanziamento ai comuni introdotto dalla riforma del titolo V non è efficace nel ridurre il divario interno tra il sud e il resto del paese. Cerchiamo di fare luce sugli effetti del federalismo fiscale, in particolare sulla distribuzione di risorse agli enti locali per i servizi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/la-cristallizzazione-del-divario-interno/">La cristallizzazione del divario interno</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>        <section class="blockquote">
							<p>Gli enti locali devono avere risorse per garantire i servizi.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>I comuni sono l&#8217;istituzione più prossima ai cittadini e la prima a fornire loro alcuni indispensabili servizi. Tuttavia, <strong>molte amministrazioni locali non hanno i fondi e gli strumenti necessari</strong> per svolgere questo ruolo. Una condizione di difficoltà che genera un <strong>divario nell&#8217;accesso a servizi essenziali</strong>, tra cittadini che vivono in territori dotati di risorse e chi vive invece in aree svantaggiate.</p>
<p>Le <strong>modifiche al titolo V della costituzione</strong>, introdotte nel 2001, avevano lo scopo di dare maggiore autonomia alle regioni e agli altri livelli di amministrazione locale. Un passo avanti nel quadro del federalismo fiscale che aveva, tra gli altri, l&#8217;intento di <strong>distribuire risorse ai comuni per migliorare la gestione dei servizi sul territorio</strong>.</p>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Il sistema di distribuzione delle risorse ai comuni è regolato da meccanismi complessi</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-prevede-il-federalismo-fiscale-per-i-comuni/">
                "Cosa prevede il federalismo fiscale per i comuni"</a></span>

            </div>
        </section>
		</p>
<p>Lo scopo della nostra analisi è proprio quello di fare luce sugli effetti del federalismo fiscale per i comuni italiani e capire perché <strong>la legislazione in vigore non abbia avuto effetti sulle disparità territoriali in tema di servizi.</strong></p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/federalismo+fiscale/Report_Il_calcolo_disuguale.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scarica il dossier in<br />
<br><strong>versione pdf</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>È per questo motivo che abbiamo dato vita, insieme alla trasmissione Rai Report, a un progetto volto a capire meglio questi aspetti, attraverso un metodo di indagine a tecnica mista, che comprende interviste a politici e responsabili del processo amministrativo, raccolta e analisi dei dati, verifiche con esperti del settore.</p>
<p>Questo lavoro di approfondimento ha cercato di far luce su un tema fondamentale per i cittadini, che purtroppo rimane ancora oscuro nonostante la sua centralità nel dibattito pubblico.</p>
<p>I contenuti di openpolis sul federalismo fiscale saranno sinergici con quelli della trasmissione Report. Dati, analisi e indicatori originali sono e saranno usati per la preparazione del programma.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="http://www.rai.it/programmi/report/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Report &#8211; Rai<br />
<br><strong>Vai al sito</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<h3>Lo storico divario</h3>
<p>In Italia esistono storiche disparità tra le diverse aree del paese. In ambito economico, sociale, educativo, <strong>il Mezzogiorno risulta essere il territorio più svantaggiato</strong> secondo diversi indicatori. Dal tasso di occupazione al livello di istruzione, dal reddito medio al <strong>rischio di povertà o esclusione sociale</strong>.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">43,8% </span>le persone a rischio povertà o esclusione sociale nel sud Italia, nel 2018.</p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>Lo stesso indicatore registra livelli ampiamente inferiori nelle altre aree del paese</strong>: 16,8% nel nord-ovest, 14,6% nel nord-est e 23,1% nel centro Italia.</p>
<p>Questa condizione di <strong>svantaggio ha fatto sì che nel corso degli anni le regioni del sud fossero anche le più colpite dal fenomeno dello spopolamento</strong>. In particolare per quanto riguarda la presenza dei minori. Una fascia di popolazione fondamentale nel determinare la vitalità e le prospettive di crescita di un territorio.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">-9% </span>la variazione del numero di residenti 0-17 in Molise e Basilicata, dal 2012 al 2018.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Considerando lo stesso arco temporale, <strong>in Campania e Sicilia i minori sono diminuiti di circa il 7% e il 6%</strong>. <strong>Le uniche regioni dove invece i minori sono aumentati sono nel centro-nord</strong> Italia. Nel Lazio si registra un aumento del 5%, in Emilia Romagna del 2,7% e in Lombardia e Toscana dell&#8217; 1%.</p>
<p><strong>La presenza di servizi accessibili e di qualità nel territorio in cui si vive è fondamentale per ridurre le disparità e contrastare lo spopolamento. </strong>La presenza di scuole e servizi per l&#8217;infanzia, di mezzi pubblici efficienti, migliorano la qualità della vita dei cittadini, che trovano sul proprio territorio i servizi di cui necessitano.</p>
<h3>Il ruolo dei comuni e la riforma del titolo V della costituzione</h3>
<p>Tra le novità introdotte dalla riforma del titolo V nel 2001, <strong>erano previste delle misure per ridurre la disparità tra i comuni, nella dotazione di risorse economiche</strong>. Risorse destinate a<strong> finanziare determinati servizi</strong>, ritenuti dallo stato<strong> fondamentali </strong>per tutti i cittadini.</p>
<ul>
<li><strong>L&#8217;articolo 117 stabilisce che lo stato definisca le funzioni fondamentali dei comuni e i livelli essenziali di prestazione</strong> con cui devono essere esercitate su tutto il territorio nazionale.</li>
<li><strong>Per garantire tali condizioni,</strong> <strong>l&#8217;articolo 119 della riforma prevede che lo stato metta a disposizione un fondo perequativo, </strong>da distribuire ai comuni in base a criteri di equità. Risorse destinate ad <strong>aiutare i territori più svantaggiati, cioè quelli che non riescono a svolgere le proprie funzioni fondamentali ai livelli di prestazione definiti.</strong></li>
</ul>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Il sistema di redistribuzione del fondo perequativo riguarda i 6.700 comuni delle 15 regioni a statuto ordinario.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-prevede-il-federalismo-fiscale-per-i-comuni/">
                "Cosa prevede il federalismo fiscale per i comuni"</a></span>

            </div>
        </section>
		</p>
<p>Nel 2010, a nove anni dalla riforma del titolo V,<strong> sono state stabilite le 10 funzioni fondamentali dei comuni.</strong> Tra queste l&#8217;organizzazione e la gestione dei seguenti servizi: trasporto pubblico comunale, raccolta e smaltimento dei rifiuti, servizi sociali comprensivi di asili nido.</p>
<p>Tuttavia, nonostante a oggi siano passati quasi 20 anni dalla riforma, <strong>lo stato non ha ancora individuato i livelli essenziali di prestazione (Lep) di queste funzioni</strong> <strong>fondamentali</strong>.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Senza i Lep manca una definizione dei diritti dei cittadini in tema di servizi.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Questa è una grave mancanza: <strong>definire i Lep serve a determinare quali comuni non riescono a garantirli e indirizzare il fondo perequativo nei territori più svantaggiati.</strong> Così da permettere a tutti i cittadini, a prescindere dal territorio in cui vivono, di accedere a dei servizi con un determinato livello di qualità.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>L’Autonomia significa ottimizzare la fruizione dei servizi per i cittadini in relazione alle esigenze e alle vocazioni del territorio e alle sue priorità ma partendo dal presupposto che in ogni parte d’Italia venga comunque garantito un livello di prestazioni minimo.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.partitodemocratico.it/enti-locali/boccia-avanti-con-lautonomia-ma-prima-la-legge-cornice/" target="_blank">- Francesco Boccia, ministro per gli affari regionali e le autonomie</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Intanto senza i Lep è stato necessario trovare un diverso metodo di redistribuzione del fondo perequativo. <strong>In assenza di criteri di qualità, si è deciso di incentrare il sistema sulle risorse e sulla spesa dei comuni per i servizi. </strong></p>
<h3>La distribuzione del fondo perequativo</h3>
<p><strong>Il calcolo per la ripartizione del fondo perequativo è basato su un calcolo che considera fabbisogni standard e capacità fiscali. </strong>I fabbisogni standard sono indicatori che stimano per ogni ente locale, il fabbisogno finanziario necessario per svolgere le proprie funzioni fondamentali.</p>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		I fabbisogni di un comune sono definiti in base alla spesa media per i servizi di comuni simili a quello considerato per caratteristiche demografiche, socio-economiche e morfologiche.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-i-fabbisogni-standard/">
                "Cosa sono i fabbisogni standard"</a></span>

            </div>
        </section>
		</p>
<p>La <strong>capacità fiscale</strong>, invece, è la <strong>stima delle risorse che un ente locale ricava dalle sole entrate tributarie</strong> del proprio territorio.</p>
<p><strong>Per decidere come distribuire il fondo perequativo, viene calcolata per ogni comune la differenza tra il suo fabbisogno standard totale e la sua capacità fiscale</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>se la differenza è positiva</strong> il fabbisogno è superiore alla capacità. Ciò significa che l&#8217;ente considerato non riesce con le proprie risorse a soddisfare il fabbisogno di servizi del proprio territorio. Per questo motivo, il comune<strong> riceverà risorse dal fondo</strong>.</li>
<li><strong>se la differenza è negativa</strong>, il fabbisogno è inferiore alla capacità. Ciò significa che l&#8217;ente riesce con le entrate che ricava dal territorio a coprire il fabbisogno di servizi. Di conseguenza, <strong>verserà risorse al fondo</strong>, invece di riceverle.</li>
</ul>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;attuale sistema di perequazione delle risorse non copre i fabbisogni.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>I comuni ricevono o versano solo il 45% di tale differenza.</strong> Questo limita <strong>il sistema di perequazione, che dovrebbe invece garantire a ogni ente le risorse necessarie</strong> a coprire interamente il proprio fabbisogno.</p>
<p>Inoltre, <strong>confrontando il totale dei fabbisogni dei comuni con il totale delle capacità fiscali, è evidente che i primi non possono essere interamente finanziati dai secondi</strong> in ogni caso. <strong>La ridistribuzione orizzontale delle sole risorse comunali non basta</strong> quindi a garantire che tutti gli enti siano in grado di offrire servizi essenziali ai propri cittadini.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">8 mld </span>di euro circa, la differenza tra il fabbisogno totale e la capacità fiscale di tutti i comuni italiani, nel 2016.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Infine, emergono delle <strong>criticità relative agli indicatori</strong> considerati. La <strong>capacità fiscale</strong>, <strong>in quanto corrispondente a una stima</strong> e non alle effettive risorse economiche dei comuni. I <strong>fabbisogni standard</strong> perché, in assenza della definizione dei livelli essenziali di prestazione, <strong>non riescono a individuare la reale necessità di servizi</strong> su un territorio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/la-cristallizzazione-del-divario-interno/">La cristallizzazione del divario interno</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dentro Roma 155 città diverse nell&#8217;offerta di asili nido</title>
		<link>https://www.openpolis.it/esercizi/dentro-roma-155-citta-diverse-nellofferta-di-asili-nido/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2018 19:58:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&#038;p=27226</guid>

					<description><![CDATA[<p>Roma ha un'offerta piuttosto alta di asili nido, ma il dato medio nasconde le specificità presenti zona per zona.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/dentro-roma-155-citta-diverse-nellofferta-di-asili-nido/">Dentro Roma 155 città diverse nell&#8217;offerta di asili nido</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla carta, l&#8217;offerta di asili nido nel comune di Roma è molto alta. <strong>Ogni 100 residenti con meno di 3 anni, ci sono 42 posti disponibili in asili nido</strong> pubblici o privati. Questo dato, stimato da Istat per l&#8217;anno educativo 2014/15, fa del comune di Roma il sesto capoluogo di regione più servito e il primo tra le città maggiori.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/asili-nido-piu-presenti-nei-capoluoghi-del-centro-nord/">Asili nido più presenti nei capoluoghi del centro-nord</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/asili-nido-piu-presenti-nei-capoluoghi-del-centro-nord/">Numero di posti disponibili in asili nido e servizi prima infanzia per 100 residenti tra 0 e 2 anni (2014/15)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-2">
                    <div id="chart_25442_tab1" role="tab" aria-controls="chart_25442_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
                    <div id="chart_25442_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_25442_tab1">
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/asili-nido-piu-presenti-nei-capoluoghi-del-centro-nord/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="830" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="830" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/10/asili-nido-piu-presenti-nei-capoluoghi-del-centro-nord.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/asili-nido-piu-presenti-nei-capoluoghi-del-centro-nord/">Asili nido più presenti nei capoluoghi del centro-nord - Numero di posti disponibili in asili nido e servizi prima infanzia per 100 residenti tra 0 e 2 anni (2014/15)</a></div>
                    </div>
			                                <div id="chart_25442_tab2" role="tab"  aria-controls="chart_25442_tabpanel2"
                             class="tabButton tabButton-2" option="b">DESCRIZIONE</div>
                        <div id="chart_25442_tabpanel2" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-2"
                             aria-labelledby="chart_25442_tab2"><p>14 capoluoghi regionali su 21 superano la soglia del 33%. Al vertice, i centri delle regioni autonome e dell&#8217;area umbro-tosco-emiliana, allargata a Roma e Cagliari. In fondo alla classifica, le 3 maggiori città del sud: Palermo, Napoli e Bari.</p>
</div>
			        			                                <div id="chart_25442_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_25442_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_25442_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_25442_tab3"><p>Le norme europee e nazionali fissano come obiettivo il raggiungimento della quota di 33 posti in asili nido e servizi per la prima infanzia ogni 100 bambini sotto i 3 anni. Il dato misura l&#8217;offerta di asili nido e di servizi integrativi per la prima infanzia, tra cui nidi in contesto domiciliare (come nidi di famiglia o <em>tagesmutter</em>).</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 12 Dicembre 2017)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/10/asili-nido-piu-presenti-nei-capoluoghi-del-centro-nord.png" target="_blank" download></a>
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                            <p><label for="embed-chart-25442"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-25442" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Il 42% di copertura della domanda potenziale pone la<strong> città di Roma non solo al di sopra della media italiana</strong> (23% secondo i dati Istat sul 2014), <strong>ma anche oltre gli obiettivi fissati in sede europea </strong>(33% stabilito dal consiglio europeo di Barcellona del 2002).</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Se per i comuni medi o piccoli il dato comunale è sufficiente, per grandi aree urbane come Roma serve un dettaglio maggiore.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Il 42% è una media che ci dice solo quanto è diffuso il servizio sull'intero comune. Un punto di partenza necessario, ma del tutto<strong> insufficiente a descrivere le esigenze e la presenza di servizi nel comune più popoloso</strong> (2,9 milioni di abitanti)<strong> e più esteso d'Italia</strong> (1.287 chilometri quadrati).</p>
<p>La principale finalità della nostra analisi è <strong>monitorare la presenza di servizi per i minori a livello locale</strong>. Spesso infatti è proprio la carenza (se non l'assenza) di strutture adeguate uno dei principali ostacoli alla crescita del bambino e allo sviluppo delle sue potenzialità. <strong>Mancanza di asili nido può significare meno opportunità formative e di socializzazione</strong> per i minori già dalla prima infanzia, ma anche uno svantaggio per le famiglie che non dispongono di servizi sufficienti nella loro zona o vicino al luogo di lavoro.</p>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Asili nido a Roma</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="http://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/10/Asili-nido-a-Roma-report-2018.pdf" target="_blank" rel="noopener">Leggi, scarica e diffondi il report</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		</p>
<h3>Ricostruire le differenze interne alla città</h3>
<p>Aspetti che riguardano la capillarità del servizio, e che le medie comunali non possono descrivere, almeno per un territorio così vasto e popolato come quello di Roma. L'obiettivo è proprio questo: <strong>far emergere la disomogeneità tra le diverse realtà urbane che compongono la Capitale</strong>.</p>
<p>Per farlo abbiamo acquisito i dati direttamente dal portale del comune di Roma, più aggiornati di quelli Istat (anno educativo 2016/17), e soprattutto in grado di <strong>localizzare la presenza di asili non solo a livello di municipio, ma anche per singola zona urbanistica</strong>.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">155 </span>le zone urbanistiche di cui si compone il comune di Roma. Indicano territori omogenei dal punto di vista urbanistico, in molti casi assimilabili a dei quartieri. Ognuna fa parte di un solo municipio.</p>
			        </section>
		<br />
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.comune.roma.it/web-resources/cms/documents/ElencoZ_Urbanistiche_rg_A.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai all'elenco delle<br />
<br><strong>zone urbanistiche di Roma</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Questi dati ci consentono di <strong>sviluppare l'analisi praticamente a livello di singolo abitato</strong>. Inoltre, dal momento che la zona urbanistica è un'unità statistica ufficiale, possiamo incrociare queste informazioni sui servizi di prima infanzia con altre relative al contesto economico e sociale, in particolare quelle rilasciate da Istat in occasione della <a href="https://www.openpolis.it/perche-lesperienza-della-commissione-periferie-non-va-abbandonata/" target="_blank" rel="noopener">commissione periferie</a> della scorsa legislatura.</p>
<p>C'è però un <strong>limite nei dati comunali sugli asili nido</strong>. Mentre Istat fornisce informazioni su tutte le strutture che offrono servizi di prima infanzia (siano esse pubbliche, convenzionate o private senza convenzione), <strong>i dataset comunali per adesso riportano informazioni solo per i posti pubblici e quelli in convenzione</strong>.</p>
<h3>L'offerta di asili nido, zona per zona</h3>
<p>La cosa interessante è che per un comune delle dimensioni di Roma neanche il dato municipale riesce a indicare la reale distribuzione del servizio sul territorio.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piu-offerta-di-asili-nel-xiii-e-nel-iv-municipio/">Più offerta di asili nel XIII e nel IV municipio</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piu-offerta-di-asili-nel-xiii-e-nel-iv-municipio/">Numero di posti disponibili in asili nido pubblici e convenzionati per 100 residenti tra 0 e 2 anni (2016/17)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-2">
                    <div id="chart_27259_tab1" role="tab" aria-controls="chart_27259_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
                    <div id="chart_27259_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/piu-offerta-di-asili-nel-xiii-e-nel-iv-municipio/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="648" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="648" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/10/piu-offerta-di-asili-nel-xiii-e-nel-iv-municipio.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piu-offerta-di-asili-nel-xiii-e-nel-iv-municipio/">Più offerta di asili nel XIII e nel IV municipio - Numero di posti disponibili in asili nido pubblici e convenzionati per 100 residenti tra 0 e 2 anni (2016/17)</a></div>
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			                                <div id="chart_27259_tab2" role="tab"  aria-controls="chart_27259_tabpanel2"
                             class="tabButton tabButton-2" option="b">DESCRIZIONE</div>
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                             aria-labelledby="chart_27259_tab2"><p>I municipi con maggiore offerta rispetto all&#8217;utenza potenziale del servizio sono il XIII (zona ovest: comprende Aurelio, Casalotti, Fogaccia, Boccea), il IV (zona nord-est: Tiburtino, Pietralata, Colli Aniene, San Basilio ecc.), il X (Ostia e zone limitrofe). Agli ultimi posti il municipio delle Torri (VI, estrema periferia est) e il XV (comprende Giustiniana, Labaro, Prima Porta). Nel municipio delle Torri il rapporto è basso anche perché è quello con più domanda potenziale (quasi 8.000 minori sotto i 3 anni).</p>
</div>
			        			                                <div id="chart_27259_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_27259_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_27259_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_27259_tab3"><p>Il dato misura il rapporto percentuale tra i posti in asilo nido pubblici o convenzionati e il numero di residenti 0-2 anni nel municipio. Non comprende l&#8217;offerta di posti puramente privata (non in convenzione)</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Roma Capitale                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-27259"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Sono 3 i municipi dove la copertura potenziale del servizio supera il 40%. <strong>I livelli più alti si raggiungono nel municipio XIII</strong> (area a ovest lungo la direttrice Aurelia-Boccea),<strong> nel IV</strong> (in zona nord-est, comprende quartieri come Tiburtino, Pietralata, Colli Aniene, San Basilio) <strong>e nel X</strong> (Ostia, il litorale e territori limitrofi).</p>
<p>Se scomponiamo il dato municipale per singola zona urbanistica, notiamo come ogni municipio spesso costituisca una realtà composita, non uniforme. La <strong>somma di territori con esigenze e livelli di servizi differenti</strong>.</p>
<p>Nei <strong>IV municipio</strong> spiccano zone come S. Alessandro, dove i posti disponibili quasi raggiungono il totale dei residenti con meno di tre anni (258 posti per 280 bambini), con una copertura potenziale superiore al 90%. Ma se ne trovano anche altre meno servite (ad esempio Casal Bertone, 62 posti per 373 minori 0-2 residenti, 16,6% di copertura).</p>
<p>Nel <strong>X municipio</strong> a zone come Palocco (337 posti disponibili per 534 bambini, 63% di copertura potenziale) si contrappongono territori come Ostia nord. Qui, a fronte dei quasi 1.000 residenti sotto i 3 anni, si trovano appena 69 posti pubblici o in convenzione (7% di copertura).</p>
<p>Casi simili di potenziali squilibri nell'offerta di servizi per la prima infanzia sono più evidenti dalla mappa.</p>
<div>
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-presenza-di-asili-nido-a-roma/">La presenza di asili nido a Roma</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-presenza-di-asili-nido-a-roma/">Percentuale di posti disponibili rispetto ai residenti 0-2, per zona urbanistica (2017)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i bambini su dati <a href="http://dati.comune.roma.it/" target="_blank" rel="noopener">Roma Capitale</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: domenica 1 Luglio 2018)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/11/posti-asili-nido-Roma-per-Zone-urbanistiche-1.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-30885"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-30885" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			
</div>
<p>Come si vede l'<strong>offerta è piuttosto frastagliata</strong>. Zone ben servite (in colore verde scuro) sono spesso circondate da territori con poca offerta (in verde chiaro).</p>
<p>Non mancano alcune aree dove l'offerta risulta essere piuttosto capillare, in parte coincidenti con i municipi indicati come i più serviti. Ma anche queste sono <strong>spesso circondate da territori dove la domanda eccede di molto l'offerta</strong>.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Anche i territori più serviti spesso confinano con altri dove l'offerta di asili nido è carente.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Ad esempio i territori della <strong>periferia nord-est</strong>, nel quadrante di città lambito dalla via Nomentana e dalla via Tiburtina, <strong>a prima vista presentano un'offerta diffusa</strong>. In molti delle zone comprese in questo segmento, infatti, il livello di copertura potenziale supera largamente il 40%. Tiburtino nord (66%, con 299 posti disponibili per 450 residenti tra 0 e 2 anni), Casal de' Pazzi (47%, 286 posti per 605 bambini), Casal Boccone (59%, 225 su 380), San Basilio (41%, 242 posti per 589 bambini), Settecamini (47%, 177 posti per 374 bambini). In alcune la copertura è addirittura quasi totale: Sant'Alessandro (92%, 258 posti per 280 bambini), Bufalotta (86%, 197 posti per 229 bambini).</p>
<p>Ma <strong>ai margini di questo segmento di città ad elevata copertura si trovano zone urbanistiche molto meno servite</strong>, in particolare lungo il lato occidentale. Tra queste Serpentara (221 posti per oltre 800 bambini 0-2, il 26,5%) e Val Melaina (169 posti per circa 800 residenti 0-2, il 21%). Solo contando queste due zone urbanistiche, si tratta di oltre 1.200 bambini per cui non esistono nel proprio abitato posti autorizzati in asili nido pubblici o in convenzione.</p>
<p>Questi casi ci dimostrano come la media comunale, o addirittura quella municipale, non sono sufficienti. Per conoscere la reale offerta di servizi per la prima infanzia dobbiamo spingerci a un livello ulteriore, zona per zona.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/dentro-roma-155-citta-diverse-nellofferta-di-asili-nido/">Dentro Roma 155 città diverse nell&#8217;offerta di asili nido</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La disparità nei servizi tra centro e periferie</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-disparita-nei-servizi-tra-centro-e-periferie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Mar 2018 11:19:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=22762</guid>

					<description><![CDATA[<p>In pochi chilometri quadrati, le aree metropolitane possono racchiudere molte contraddizioni. Una di queste è la differenza in servizi e trasporti tra centro e periferie.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-disparita-nei-servizi-tra-centro-e-periferie/">La disparità nei servizi tra centro e periferie</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La presenza dei servizi sul territorio è una delle variabili chiave per il contrasto all&#8217;esclusione sociale. Questo è vero anche per l&#8217;Italia, un paese fortemente disomogeneo sia per conformazione territoriale, sia dal punto di vista sociale e culturale. Differenze geografiche, come quelle tra aree montane, rurali e urbane. Economiche, tra zone del paese che crescono e altre in difficoltà. E ancora sociali, tra aree integrate e altre dove è più forte il disagio sociale. Disparità che, quando si sovrappongono, possono avere <strong>conseguenze negative sulla qualità della vita di chi vive nelle zone più a rischio</strong>.</p>
<p>A fronte di questa disomogeneità, è importante che le politiche pubbliche vadano nella direzione di contrastare i fattori di esclusione sociale. Una missione che è stabilita dallo stesso articolo 3 della Costituzione:</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l&#8217;eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l&#8217;effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale del Paese</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.senato.it/1025?sezione=118&articolo_numero_articolo=3" target="_blank">- Costituzione italiana, art. 3</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Le <strong>città metropolitane racchiudono molte di queste contraddizioni in relativamente pochi chilometri quadrati</strong>, in particolare nel rapporto tra centro e periferie. Per questo una delle prime variabili da valutare è che la presenza di servizi sia diffusa in modo equilibrato tra le diverse zone, e soprattutto che questi siano raggiungibili. In caso contrario, la stessa città finisce con l&#8217;ospitare una maggioranza di persone che hanno difficoltà nell&#8217;accedere ai servizi.</p>
<p>La crescita delle periferie urbane, se non regolata, porta alla creazione di <strong>quartieri estesi con pochi servizi</strong>. I dati elaborati da Istat per la commissione periferie lo evidenziano chiaramente.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/difficolta-a-raggiungere-i-servizi-nelle-aree-metropolitane/">Difficoltà a raggiungere i servizi nelle aree metropolitane</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/difficolta-a-raggiungere-i-servizi-nelle-aree-metropolitane/">Percentuale di famiglie che dichiarano un po’ o molta difficoltà a raggiungere i servizi (2016)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Istat, elaborazione per commissione periferie                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 24 Gennaio 2017)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-22770"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Per quasi tutti i servizi presi in considerazione,<strong> i cittadini delle periferie indicano una maggiore difficoltà di accesso</strong>. Il 60% delle famiglie che abitano nelle periferie dichiara difficoltà nel raggiungere il pronto soccorso (contro il 47% del centro), il 19% le farmacie (12,6% nel centro), oltre il 20% mercati, supermercati e negozi di alimentari, oltre il 27% le poste. Vengono ritenuti più raggiungibili rispetto al centro gli uffici comunali, ma comunque dichiara difficoltà nell'accedervi oltre il 30% delle famiglie.</p>
<p>Una difficoltà di accesso ai servizi, per gli abitanti delle periferie, che si può spiegare anche con la <strong>carenza di un ulteriore servizio: il trasporto pubblico locale</strong>. Sono ancora i dati Istat a indicarlo.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/difficolta-di-collegamento-con-i-mezzi-pubblici-nelle-aree-metropolitane/">Difficoltà di collegamento con i mezzi pubblici nelle aree metropolitane</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/difficolta-di-collegamento-con-i-mezzi-pubblici-nelle-aree-metropolitane/">Percentuale di famiglie che dichiarano molto presente il problema del trasporto con i mezzi pubblici (2016)	</a></h3>
                                    </div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>Istat, elaborazione per commissione periferie                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 24 Gennaio 2017)
                                        </p>
                </div>
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			</p>
<p>Le famiglie che dichiarano difficoltà di collegamento con mezzi pubblici nelle periferie delle aree metropolitane sono quasi il doppio di quelli del centro (14,6% contro 7,7%). Questo gap si somma alla minore presenza di molti servizi nelle aree più lontane dal centro, generando ulteriore esclusione per gli abitanti delle periferie.</p>
<p>Questi dati purtroppo sono aggregati a livello nazionale, e quindi<strong> non forniscono indicazioni sulla presenza di servizi all'interno della singola città metropolitana</strong>, e delle differenze nell'accesso ai servizi tra Roma, Milano, Napoli e le altre. Indicano però un tendenza che non può essere trascurata, e che rende necessario che siano liberati ulteriori informazioni e dati sul tema, anche a livello di singolo comune.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-disparita-nei-servizi-tra-centro-e-periferie/">La disparità nei servizi tra centro e periferie</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La grande espansione della periferia romana</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-grande-espansione-della-periferia-romana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Feb 2018 13:30:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=22262</guid>

					<description><![CDATA[<p>La capitale si è allargata molto negli ultimi decenni, spesso a un ritmo più veloce dell'incremento di servizi e infrastrutture.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-grande-espansione-della-periferia-romana/">La grande espansione della periferia romana</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle sfide dei prossimi anni (non solo per l&#8217;Italia) sarà come gestire l&#8217;espansione delle aree metropolitane. La questione è complessa sotto diversi punti di vista, e investe temi come il consumo di suolo, la qualità abitativa, il trasporto pubblico e i servizi. Più in generale riguarda i diritti di cittadinanza di chi vive lontano dai centri dei grandi agglomerati urbani. Perciò, per comprendere quanto una società sia davvero integrata, il tema da monitorare nei prossimi anni sarà <strong>la presenza e l&#8217;accessibilità dei servizi nelle aree periferiche</strong>.</p>
<p>Da questo punto di vista, l&#8217;Italia ha nella sua capitale un&#8217;esempio di urbanizzazione poco regolata e spesso senza un parallelo incremento di servizi e infrastrutture. Vediamo più nel dettaglio, dati alla mano, come è avvenuta l&#8217;espansione della periferia romana nel corso degli ultimi decenni.</p>
<p>Dal dopoguerra a oggi la popolazione è cresciuta sia nella città di Roma, sia nei comuni circostanti, ma con <strong>dinamiche diverse</strong>. La <strong>popolazione dei comuni limitrofi è cresciuta costantemente,</strong> quasi triplicando tra il 1951 e il 2015. In questo periodo gli abitanti dell&#8217;hinterland sono passati da circa mezzo milione a un milione e mezzo.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-crescita-della-popolazione-roma-nellhinterland/">La crescita della popolazione a Roma e nell&#8217;hinterland</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-crescita-della-popolazione-roma-nellhinterland/">Variazione percentuale della popolazione dal '51 al 2015 (1951 = 100)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong><a href="https://www.comune.roma.it/resources/cms/documents/area_metropolitana_sintesi_rapporto_2016.pdf" target="_blank" rel="noopener">Elaborazione su dati tratti dal <strong><em>Primo rapporto statistico sull'area metropolitana romana</em></strong></a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Ottobre 2016)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-22440"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			</p>
<p>La<strong> crescita della popolazione nella città invece ha seguito un percorso meno lineare</strong>. La crescita è stata molto sostenuta tra il dopoguerra e gli anni '70: in 20 anni gli abitanti della capitale sono passati da 1,6 a quasi 2,8 milioni. Poi è rallentata fino a diminuire: nel 2001 gli abitanti erano scesi a 2,5 milioni. Negli ultimi 15 anni il trend si è invertito, e la popolazione è tornata a superare i 2,8 milioni (2015).</p>
<p>Se ci soffermiamo solo sulla città di Roma, è interessante notare come l'aumento della popolazione nell'ultimo quindicennio non sia stato equilibrato tra le diverse aree della città. Il <strong>centro ha perso abitanti, mentre nelle periferie (allo stesso modo dei comuni dell'hinterland) il numero di residenti è aumentato</strong>, in alcuni casi anche con incrementi percentuali a doppia cifra.</p>
<p>Se si guarda ai municipi, quelli che sono cresciuti di più in percentuale <strong>tra 2006 e 2015</strong> sono due tra i più periferici: il VI e il X. Il VI è il cosiddetto <strong>municipio delle torri, alla periferia est della capitale, passato da 205mila a 256mila abitanti (+25%</strong>). Il X è il municipio di Ostia, passato da 200mila a 230mila residenti (+15%). Al contrario nei due municipi più centrali (I e II) la popolazione è diminuita rispettivamente del 4 e del 5%.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/quali-municipi-roma-cresce-la-popolazione/">In quali municipi di Roma cresce la popolazione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/quali-municipi-roma-cresce-la-popolazione/">Popolazione nei municipi di Roma (2006 e 2015 a confronto)</a></h3>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong><a href="http://dati.comune.roma.it/cms/it/homepage.page" target="_blank" rel="noopener">opendata comune di Roma</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 7 Luglio 2016)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-22445"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Quindi l'espansione delle periferie (urbane e extraurbane) ha coinciso con lo spopolamento del centro. Si tratta di un fenomeno piuttosto conosciuto: il <strong>centro storico e i quartieri limitrofi diventano sempre più appetibili per attività terziarie</strong> (turismo, uffici e altri servizi). Contemporaneamente, cresce il numero di abitanti che si riversa nelle aree periferiche e nei comuni vicini. Tutti territori che vengono inglobati nell'area metropolitana. Una dinamica che è descritta con chiarezza anche nella relazione finale della commissione periferie:</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>È interessante osservare come l’espansione urbana, e dunque demografica, sul territorio provinciale sia avvenuta attraverso una crescita al tempo stesso centrifuga e centripeta che, negli anni, ha portato il centro di Roma a espandersi verso l’esterno e le aree urbane provinciali a crescere in direzione della capitale, fino alla saldatura urbana tra l’estrema periferia di Roma e i territori dei comuni che compongono la prima cintura metropolitana</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://documenti.camera.it/_dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/022bis/019/INTERO.pdf" target="_blank">- Relazione sull'attività della commissione periferie</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Questo processo a Roma è stato scarsamente gestito. La <a href="http://documenti.camera.it/_dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/022bis/019/INTERO.pdf#page=277">sostenuta espansione edilizia spontanea</a>, nata al di fuori delle previsioni del piano regolatore, ha impedito una diffusione equilibrata dei servizi sul territorio. Le <strong>conseguenze sul tessuto sociale della città</strong> metropolitana sono state decisive, come mostrano i dati elaborati per la commissione periferie.</p>
<p>L'<strong>indice di vulnerabilità sociale</strong> è un indicatore che <strong>sintetizza quanto un territorio sia fragile</strong>, partendo da variabili come la presenza di giovani inattivi, il sovraffolamento delle abitazioni, la quota di persone non scolarizzate o di famiglie con un solo genitore. Più è alto l'indice, maggiore è il disagio sociale di un territorio. L'istituto di statistica lo ha calcolato per le <strong>diverse aree di Roma, dal centro alla periferia</strong>, e per i comuni limitrofi della città metropolitana, dalla prima cintura (comuni interconnessi con l'area metropolitana) alla seconda cintura (comuni meno integrati con la città).</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/disagio-sociale-roma-centro-periferia/">Vulnerabilità sociale a Roma</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/disagio-sociale-roma-centro-periferia/">Indice di vulnerabilità sociale nei territori della città metropolitana</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Istat, elaborazione per commissione periferie                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 14 Dicembre 2017)
                                        </p>
                </div>
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                            </div>

			</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I <strong>territori meno disagiati si trovano ai due estremi</strong>: il centro (in questa elaborazione coincide con i quartieri e i rioni dentro l'anello ferroviario) e i comuni della vecchia provincia di Roma più lontani da esso. <strong>Quelli più vulnerabili coincidono proprio con l'enorme periferia espansa a macchia d'olio</strong> tra il secolo scorso e quello attuale.  La prima periferia, ovvero i territori del comune interni al grande raccordo anulare, edificata massicciamente dal dopoguerra. L'estrema periferia, cioè i territori comunali a ridosso del gra, frutto di un urbanizzazione relativamente più recente. Anche la carenza di servizi e infrastrutture ha pesato nel determinare la fisionomia sociale di questi territori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-grande-espansione-della-periferia-romana/">La grande espansione della periferia romana</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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