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	<title>povertà Archivi - Openpolis</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 13 Mar 2026 15:12:25 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Le mense scolastiche a supporto dell&#8217;occupazione femminile</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-mense-scolastiche-a-supporto-delloccupazione-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305549</guid>

					<description><![CDATA[<p>La differenza tra il tasso di occupazione dei padri e quello delle madri in Italia è il secondo più ampio tra tutti i paesi dell’Ue. Inoltre quasi un terzo delle donne tra 25 e 49 anni con figli non lavora. I servizi scolastici, come le mense, possono rispondere alle esigenze delle famiglie, ma c’è ancora molto da fare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-mense-scolastiche-a-supporto-delloccupazione-femminile/">Le mense scolastiche a supporto dell&#8217;occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I servizi scolastici come gli asili nido, il tempo pieno e le mense non sono soltanto importanti per il percorso educativo dei minori. <strong>Hanno infatti anche un ruolo importante nel colmare i divari occupazionali tra donne e uomini.</strong></p>



<p><strong>Queste differenze nascono in prima istanza da un diverso carico del lavoro di cura all&#8217;interno della coppia</strong>, che risulta sbilanciato verso le donne a causa anche di stereotipi di genere radicati. Secondo i dati di <a href="https://eige.europa.eu/gender-equality-index/2025/domain/time/IT#:~:text=51.9-,Care%20activities,-Informal%20childcare%20(0" type="link" id="https://eige.europa.eu/gender-equality-index/2025/domain/time/IT#:~:text=51.9-,Care%20activities,-Informal%20childcare%20(0">Eige</a>, nel 2025 il 41% delle donne italiane di età compresa tra 16 e 74 anni si occupa della cura di bambini con meno di 12 anni per più di 35 ore alla settimana. Tra gli uomini la quota scende al 20%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">21 </span>la differenza, in punti percentuali, tra l&#8217;incidenza di donne e uomini che si occupano della cura dei bambini oltre le 35 ore alla settimana.</p>
			        </section>
		


<p>Tale tendenza va a discapito della stessa vita lavorativa delle donne, che risultano sistematicamente meno occupate e più spesso in condizione di part-time. L&#8217;accesso all&#8217;istruzione fin dai primi anni di vita, oltre ad essere essenziale per lo sviluppo di minore, può svolgere un ruolo fondamentale anche nella riduzione di questo tipo di divari. <strong>Ciò accade lungo i diversi gradi di istruzione: se gli asili nido sono essenziali per consentire alle donne di rientrare al lavoro dopo la gravidanza, la possibilità di frequentare il tempo pieno a scuola è altrettanto decisiva per la continuità della vita professionale delle donne che hanno avuto figli.</strong> In questo contesto, le mense scolastiche rappresentano anche un servizio indispensabile per garantire la frequenza pomeridiana di bambine e bambini.</p>



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				                <p>Presenza e qualità dei servizi nei comuni su scuola, cultura, sport e servizi sociali.</p>
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<h3 class="wp-block-heading">I divari di genere si riflettono sul lavoro</h3>



<p><strong>Considerando la fascia d&#8217;età compresa tra i 25 e i 49 anni, il tasso di occupazione maschile europeo è più alto rispetto a quello femminile.</strong> Stando ai dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hheredty__custom_19945954/default/table" type="link" id="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hheredty__custom_19945954/default/table" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a>, nel 2024 l&#8217;87,5% degli uomini europei risultava occupato contro il 77,6% delle donne. Tra i due genere esiste quindi un divario di partenza pari a circa 10 punti percentuali.</p>


<div id="le-donne-con-figli-sono-meno-occupate-rispetto-agli-uomini-nella-stessa-situazione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Questa forbice si allarga quando i lavoratori o le lavoratrici hanno avuto almeno un figlio.</strong> Gli uomini infatti riportano sistematicamente un tasso di occupazione maggiore, sia nel caso in cui siano padri (92,1%) sia che non lo siano (83,7%). Le donne senza figli riportano valori più bassi rispetto agli uomini che non ne hanno (80,9%) e per le madri il tasso cala ulteriormente al 75,1%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">17 </span>la differenza, in punti percentuali, del tasso di occupazione tra uomini e donne con figli.</p>
			        </section>
		


<p>Questa dinamica spesso risulta presente anche nei singoli paesi dell&#8217;Unione.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli/">In Italia è marcato il divario tra occupati uomini e donne con figli</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli/">Tasso di occupazione delle persone 25-49 anni con e senza figli nei paesi Ue, per genere (2024)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br>(consultati: lunedì 2 Febbraio 2026)
                                        </p>
                </div>
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                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Se si considerano uomini e donne senza figli, i tassi di occupazione tendono ad essere più simili.</strong> Dei 27 paesi considerati, 22 riportano un tasso maggiore per gli uomini, i restanti 7 per le donne e uno (la Germania) una condizione di perfetta parità. In 9 stati il divario si aggira intorno al punto percentuale. Il paese dove la differenza tra il tssso di occupazione di uomini e donne senza figli è maggiore è l&#8217;Italia (9,9) mentre in Lettonia le donne superano gli uomini per 2,6 punti percentuali.</p>


<div id="strillo-testo-block_dee3380de0b6e4e3f1a86415a18b3b59" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Il divario occupazionale tra padri e madri è il più alto d&#8217;Europa.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Sempre nella fascia tra 25 e 49 anni, i padri riportano sistematicamente un tasso di occupazione più alto rispetto alle madri.</strong> In questo contesto, i divari inferiori si registrano in Lussemburgo (6,8 punti percentuali), Svezia (7,7) e Slovenia (8,2). Al contrario, i valori maggiori sono quelli di Grecia (29,3), Italia (28,6) e Repubblica Ceca (23,9). Inoltre, <strong>l&#8217;Italia è anche il paese europeo che registra il tasso di occupazione tra le madri più basso: è pari al 61,9%, circa 13 punti percentuali in meno rispetto alla media europea.</strong></p>


<div id="nellue-il-319-delle-madri-europee-ricorre-al-part-time" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>La nascita di un figlio ha un impatto importante sulla vita lavorativa di una donna. Questo accade non soltanto al momento del parto: le donne infatti tendono ad adattare il proprio percorso professionale per includere le responsabilità genitoriali, in particolare quando i bambini sono molto piccoli ma anche negli anni successivi.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Women in particular are likely to adapt their paid work according to the additional responsibilities that come with parenthood, especially when children are very young, but also as they get older [&#8230;].</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2017/10/the-pursuit-of-gender-equality_g1g8072d/9789264281318-en.pdf" target="_blank">&#8211; Ocse, The Pursuit of Gender Equality: an uphill battle (2017)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Oltre a riportare un tasso di occupazione più basso, le donne con figli tendono a ricorrere di più ai lavori part-time. Nell&#8217;<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hhptety__custom_20277803/default/table" type="link" id="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hhptety/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Unione europea</a>, nel 2024, il 31,9% delle madri di età compresa tra 25 e 49 anni lavora part-time contro il 5,2% dei padri. A livello italiano, il 35,9% delle donne con figli lavora part-time mentre per gli uomini il dato si ferma al 4,6%.</p>



<p>Per favorire quindi un reinserimento lavorativo ma anche il mantenimento della carriera professionale durante l&#8217;intero percorso di crescita del figlio <strong>è importante andare incontro alle esigenze delle famiglie in ogni fase del percorso scolastico del minore.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Il tempo pieno e l&#8217;uguaglianza di genere</h3>



<p>L&#8217;integrazione del minore in un percorso scolastico favorisce l&#8217;occupazione femminile. Oltre al ruolo degli asili nido, di cui abbiamo già avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/" type="link" id="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondire</a>, ci sono degli effetti anche per quel che riguarda l&#8217;introduzione del tempo pieno nelle scuole. Secondo uno studio di Banca d&#8217;Italia, c&#8217;è un impatto positivo sull&#8217;occupazione femminile.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Mothers of children who attend the FT scheme in primary school increase their labor force participation by approximately 2 percentage points both in the short- and medium-term. The effect on mothers’ employment is smaller initially and increases with students’ age, probably because it takes time for mothers to find jobs: overall, three years after the end of the program, mothers of pupils in FT classes in primary school have a 2.2 percentage points higher employment rate.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2023/2023-1423/en_tema_1423.pdf#page=9" target="_blank">&#8211; Banca d&#8217;Italia, The short and medium term effects of full-day schooling on learning and maternal labor supply (2023)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Nel breve e nel medio periodo, le madri di bambini che hanno preso parte al programma del tempo pieno scolastico definito dallo studio hanno incrementato la partecipazione al lavoro di circa 2 punti percentuali. L&#8217;effetto è inizialmente più piccolo e aumenta all&#8217;incrementare dell&#8217;età degli studenti, probabilmente perché trovare lavoro richiede del tempo. Dopo 3 anni dalla fine del programma, le madri con i figli che si trovavano nelle classi a tempo pieno riportano un tasso di occupazione maggiore di 2,2 punti percentuali.</p>


<div id="il-6706-delle-donne-italiane-tra-25-e-49-anni-risulta-occupata" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>In passato abbiamo parlato delle <a href="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/" type="link" id="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mense</a>, un servizio scolastico che è la premessa per consentire ai minori di fare attività extra-scolastiche e di continuare le lezioni nel pomeriggio. In Italia si registra un profondo divario tra il centro-nord e il mezzogiorno, con le isole che mostrano i dati più bassi e il nord-ovest quelli più alti. <strong>Questa forbice tra nord e sud si riscontra anche considerando i tassi di occupazione delle donne in età compresa tra 25 e 49 anni d&#8217;età.</strong></p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud/">Sia le mense scolastiche che l&#8217;occupazione femminile presentano divari tra nord e sud</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud/">Tasso di occupazione femminile della fascia d&#8217;età 25-49 (2024) e incidenza mense negli edifici scolastici (a.s. 2024-2025)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Mim e Istat                                                                <br>(consultati: martedì 27 Gennaio 2026)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-306144"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p><strong>In Italia il 67,06% delle donne di quella specifica fascia d&#8217;età risulta occupato</strong>. La zona con l&#8217;incidenza maggiore è quella del nord-est (76,68%) a cui seguono nord-ovest (75,64%) e centro (70,69%). Il mezzogiorno riporta invece valori minori, nello specifico al sud le occupate sono il 53,58% e nelle isole il 51,36%.</p>


<div id="in-nessuna-regione-del-sud-si-supera-la-media-nazionale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Per quanto riguarda le regioni, tutte quelle che riportano un valore maggiore della media nazionale si trovano nel centro-nord.</strong> I valori maggiori si rilevano in Trentino-Alto Adige (80,65%), Valle d&#8217;Aosta (77,14%) e Veneto (76,81%). Al contrario, tutte le regioni che riportano valori inferiori della media nazionale sono nell&#8217;area del mezzogiorno. In particolare, i tassi di occupazione più bassi si riscontrano in Calabria (51,61%), Campania (49,41%) e Sicilia (47,62%).</p>



<p><strong>Si tratta di un divario visibile anche nel confronto tra province</strong>, con i valori maggiori a Belluno (81,90%), Monza e della Brianza (78,98%) e Prato (78,93%) e quelli minori a Palermo (45,68%), Agrigento (45,34%) e Caltanissetta (43,28%).</p>


<div id="il-potenziamento-delle-mense-puo-essere-uno-dei-servizi-leva-anche-per-loccupazione-femminile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-province-con-piu-occupazione-femminile-ci-sono-piu-mense/">Nelle province con più occupazione femminile ci sono più mense</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-province-con-piu-occupazione-femminile-ci-sono-piu-mense/">Incidenza della presenza di mense negli edifici scolastici (a.s. 2024-2025) e occupazione femminile (2024) a livello provinciale</a></h3>
                                    </div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Mim e Istat                                                                <br>(consultati: martedì 27 Gennaio 2026)
                                        </p>
                </div>
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                </div>

                            </div>

			


<p><strong>È possibile osservare che tendenzialmente nelle province italiane in cui ci sono più mense scolastiche nelle scuole pubbliche l’occupazione femminile è più alta, con una forte divisione tra i territori del centro-nord e quelli del sud. </strong>Ci sono però delle province del centro che presentano dei valori di occupazione femminile e presenza di mense in linea con quelli del sud. Si segnalano in particolare i casi di Latina e Frosinone, due province laziali che registrano rispettivamente un tasso di occupazione femminile pari al 61,28% e 61,16% e la presenza di mense pari al 14,77% e 22,48%.</p>



<p><strong>Questa è una relazione da leggere nei due sensi</strong>: da un lato la maggiore occupazione è probabilmente un incentivo all&#8217;offerta da parte delle scuole di questo tipo di servizio; dall&#8217;altro è presumibile che la possibilità per gli studenti di fare scuola il pomeriggio garantisca ai genitori una maggiore facilità di conciliazione dei tempi di vita con quelli di lavoro. In particolare per le donne, su cui ricade gran parte del lavoro di cura nel nostro paese. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/valle_daosta.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla competenze linguistiche degli studenti di terza media nei comuni capoluogo sono di fonte Istat statistiche sperimentali.</p>



<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/ragazza-che-saluta-la-vista-posteriore-della-madre_32518289.htm" type="link" id="https://it.freepik.com/foto-gratuito/ragazza-che-saluta-la-vista-posteriore-della-madre_32518289.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" type="link" id="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-mense-scolastiche-a-supporto-delloccupazione-femminile/">Le mense scolastiche a supporto dell&#8217;occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il profondo divario tra nord e sud sulle mense scolastiche</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305464</guid>

					<description><![CDATA[<p>In un edificio scolastico statale su tre, in media, c'è una mensa. Ma se in Valle d’Aosta oltre il 70% dei plessi ne ha, in Sicilia questa soglia non raggiunge neanche il 15%. Differenze territoriali che rallentano il contrasto alla povertà alimentare tra i minori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/">Il profondo divario tra nord e sud sulle mense scolastiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Le mense rappresentano un elemento importante nelle scuole.</strong> Migliorano la qualità dell’offerta scolastica, garantiscono pasti equilibrati in contrasto alla povertà alimentare, facilitano la socialità e permettono di seguire lezioni nel pomeriggio.</p>



<p><strong>Tuttavia le mense sono presenti in poco più di un terzo degli edifici scolastici statali del paese, con differenze territoriali molto marcate tra nord e sud.</strong> Se infatti oltre il 70% delle scuole in Valle d’Aosta possiede una mensa, quest’ultima è presente in meno del 15% dei plessi scolastici siciliani.</p>


<div id="strillo-testo-block_8615bade1f9d55ae8d4699de74eb1a29" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le mense aiutano la socialità e garantiscono pasti adeguati e bilanciati.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Poter usufruire di una mensa è infatti spesso <strong>fondamentale per il proseguo delle lezioni nel pomeriggio,</strong> permettendo la normale frequenza delle attività educative e venendo anche incontro alle alle esigenze dei genitori che lavorano. Ma anche il momento stesso del pasto ha un&#8217;importanza cruciale per ragazze e ragazzi. Dal momento che viene effettuato in uno spazio condiviso, si creano <strong>possibilità di connessione e socializzazione al di fuori dell&#8217;orario prettamente scolastico.</strong></p>



<p>Inoltre,<strong> viene garantito un pasto adeguato a livello di porzioni e di bilanciamento dei macronutrienti almeno una volta al giorno</strong>, un elemento da non sottovalutare per famiglie in condizione di fragilità economica e sociale. Il pranzo diventa infine un momento dove è anche possibile <strong>imparare come si compone un&#8217;alimentazione corretta</strong> all&#8217;interno di uno stile di vita salutare.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le mense scolastiche presidio contro la povertà alimentare</h3>



<p>La povertà alimentare è un fenomeno difficile da definire. Se nei paesi in via di sviluppo è prettamente legata alla disponibilità di cibo e alla sua diretta accessibilità, nelle economie occidentali è una questione che si lega a molti altri aspetti. Come evidenziato nella <a href="https://www.disuguaglianzesociali.it/glossario/?idg=40" target="_blank" rel="noreferrer noopener">letteratura</a> sull&#8217;argomento, si lega al tema del cosiddetto <strong>&#8220;paradosso della scarsità dell&#8217;abbondanza&#8221;</strong> (Campiglio e Rovati, 2009): nonostante la presenza di alimenti, l&#8217;accesso a risorse adeguate al proprio sostentamento è impossibile per alcune fasce della popolazione.</p>


<div id="la-poverta-alimentare-e-un-fenomeno-multimensionale-legato-anche-alla-qualita-del-cibo-cui-si-ha-accesso" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>A prescindere dal contesto, <strong>la corretta alimentazione non è soltanto legata a un adeguato apporto calorico</strong>: bisogna anche considerare la disponibilità dei diversi macronutrenti e la possibilità di avere del cibo di qualità e seguire diete salutari sin dai primi anni di età, elementi cruciali nell&#8217;evitare l&#8217;insorgenza di malattie croniche nel tempo.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Beyond adequate calories intake, proper nutrition has other dimensions that deserve attention, including micronutrient availability and healthy diets. Inadequate micronutrient intake of mothers and infants can have long-term developmental impacts. Unhealthy diets and lifestyles are closely linked to the growing incidence of non communicable diseases in both developed and developing countries.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://sdgs.un.org/topics/food-security-and-nutrition-and-sustainable-agriculture#:~:text=Beyond%20adequate%20calories,and%20developing%20countries." target="_blank">&#8211; Nazioni Unite, Sustainable development goals: Food security and nutrition and sustainable agriculture (2025)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p><strong>Si tende quindi a considerare in senso più ampio l&#8217;esposizione alla malnutrizione</strong>, che oltre alle condizioni di carenza (denutrizione) include anche situazioni legate al sovrappeso e all&#8217;obesità e squilibri di elementi necessari per le funzioni vitali. Chiaramente, la povertà alimentare e le situazioni di malnutrizione incidono ancora di più su bambini e ragazzi che stanno attraversando l&#8217;età dello sviluppo, per cui ci sono <a href="https://www.efsa.europa.eu/en/press/news/120209" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccomandazioni specifiche</a>.</p>


<div id="strillo-testo-block_ace4dc8a23bd83e582232a739cb615ae" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La povertà alimentare non riguarda soltanto il mero apporto calorico.</p>
			        </section>
		</div>



<p>In questo contesto, un&#8217;indicazione utile per comprendere il quadro italiano è la possibilità delle famiglie di mangiare carne o pesce ogni due giorni. Nel 2024, <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,HOU,1.0/HOU_ECDISTR/DCCV_FAMNOVOCISPESA/IT1,34_280_DF_DCCV_FAMNOVOCISPESA_2,1.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">11 famiglie ogni 100 </a> dichiarano delle difficoltà nel potersi permettere un pasto proteico. Tra le tipologie familiari che mostrano le maggiori difficoltà spicca la famiglia monogenitoriale con almeno un figlio minore (13,4%). Concentrandosi più nello specifico sulla condizione minorile, i dati del 2019 mostrano dei divari tra le regioni italiane. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-sicilia-e-la-regione-in-cui-piu-incide-la-poverta-alimentare-minorile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come abbiamo approfondito in passato</a>, in Italia <strong>il 2,8% dei minori non riesce a consumare un pasto proteico al giorno.</strong> Si tratta di numeri che tendono ad incrementare nelle regioni del sud, con incidenze maggiori in Sicilia (8,4%), Campania (5,4%) e Basilicata (4,9%).</p>



<p>Questo dato va interpretato alla luce della complessità del fenomeno. Possono infatti incidere situazioni di indigenza economica ma anche educazione alimentare e facilità ad accesso a specifici servizi. In questo quadro,<strong> le mense scolastiche rivestono un valore essenziale</strong>, sottolineato spesso nelle <a href="https://www.garanteinfanzia.org/wp-content/uploads/2025/06/agia-relazione-parlamento-2021.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazioni</a> e negli interventi del garante dell&#8217;infanzia.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Povertà educativa e marginalità si combattono inoltre garantendo pari opportunità di accesso a tempo pieno e mense scolastiche.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.garanteinfanzia.org/wp-content/uploads/2025/06/scheda_5_priorita.pdf" target="_blank">&#8211; Agia, Le cinque priorità dell&#8217;Agia per la scuola (2025)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Abbiamo dunque analizzato i <a href="https://dati.istruzione.it/opendata/opendata/catalogo/elements1/leaf/?datasetId=DS0151EDIAMBFUNZSTA2021" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> della presenza delle mense scolastiche all&#8217;interno degli edifici scolastici statali per l&#8217;anno scolastico 2024-2025 rilasciati dal ministero dell&#8217;istruzione e del merito su cadenza annuale per capire come si distribuisce il servizio sul territorio nazionale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come si distribuiscono le mense sul territorio italiano</h3>



<p>In Italia sono presenti 39.351 edifici che comprendono scuole statali. Di questi, <strong>14.362 riportano la presenza di uno spazio adibito alla mensa.</strong></p>


<div id="in-italia-la-presenza-della-mensa-e-dichiarata-per-il-365-degli-edifici-scolastici-statali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">36,5% </span>gli edifici scolastici in cui si dichiara la presenza di una mensa (anno scolastico 2024-2025).</p>
			        </section>
		


<p><strong>Si tratta però di un dato che nasconde profonde differenze territoriali tra l&#8217;area del centro-nord e il mezzogiorno.</strong> I contesti dove l&#8217;incidenza è più alta sono la zona del nord-ovest (50,8% degli edifici), centro (41,6%) e nord-est (38,3%). Più bassi invece i dati del sud (24,1%) e le isole (22,3%). <strong>Tra il valore maggiore e quello minore ci sono circa 30 punti percentuali di differenza.</strong> Un divario che risulta ancora più evidente se si analizzano i dati a livello regionale.</p>


<div id="quasi-tutte-le-regioni-con-valori-inferiori-alla-media-nazionale-sono-del-mezzogiorno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-mezzogiorno-ci-sono-meno-scuole-con-le-mense/">Nelle regioni del mezzogiorno ci sono meno scuole con le mense</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-mezzogiorno-ci-sono-meno-scuole-con-le-mense/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di mensa nelle regioni italiane (a.s. 2024/25)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
                    <div id="chart_305528_tab1" role="tab" aria-controls="chart_305528_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati ministero dell’istruzione e del merito                                                                <br>(consultati: venerdì 9 Gennaio 2026)
                                        </p>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/02/nelle-regioni-del-mezzogiorno-ci-sono-meno-scuole-con-le-mense.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-305528"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Sono 12 le regioni che superano la media italiana per incidenza di edifici scolastici per cui viene dichiarata la presenza dello spazio mensa.</strong> Di queste, solo una si trova nel mezzogiorno: è la Sardegna che con il 37,3% supera la percentuale italiana di poco meno di un punto percentuale. Le regioni che invece riportano valori inferiori a quello nazionale si trovano tutte nel mezzogiorno ad eccezione del Lazio.</p>


<div id="in-valle-daosta-il-719-degli-edifici-scolastici-dichiara-di-avere-una-mensa-in-sicilia-solo-il-144" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>La regione italiana con la percentuale maggiore è la <strong>Valle d&#8217;Aosta (71,9%) </strong>a cui seguono Piemonte (62,6%), Liguria (59,5%) e Toscana (59,1%). Quelle con i valori minori sono Lazio (25,3%), Calabria (22,5%), Campania (18,1%) e <strong>Sicilia (14,4%).</strong></p>



<p>A livello provinciale, <strong>53 province su 107 registrano valori superiori alla media nazionale</strong> (il 49,5%). Di queste, solo Potenza, Nuoro, Sassari e Cagliari si trovano nell&#8217;area del mezzogiorno. I territori con le incidenze più alte sono Valle d&#8217;Aosta (71,9%), Imperia (68,3%), Biella (67,6%) e Vercelli (66,2%). Sono invece più basse a Trapani (12,6%), Catania (8%), Napoli (7,7%) e Ragusa (3,7%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa/">Nei comuni del centro-nord più scuole dichiarano di avere la mensa</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di mensa nei comuni italiani (a.s. 2024/25)</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305536_tab3"><p>L’indicatore misura il rapporto percentuale tra gli edifici scolastici statali per cui è dichiarata la dotazione della mensa e il totale degli edifici scolastici statali. Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige. I dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico. In rosso sono visualizzati i comuni che riportano un&#8217;incidenza inferiore alla media nazionale (36,5%), in blu superiore.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati ministero dell’istruzione e del merito                                                                <br>(consultati: venerdì 9 Gennaio 2026)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/02/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-305536"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p><strong>Il 47,8% dei capoluoghi italiani riporta dei valori superiori all&#8217;incidenza italiana. </strong>Anche per questo anno scolastico la percentuale maggiore si registra ad Alessandria, nel Piemonte. Dei 43 edifici scolastici presenti, 33 registrano la presenza di mense (76,7%). Seguono Carrara (71,1%), Como (68,5%) e Monza (64,4%). Come per le province, la maggior parte dei capoluoghi che supera la media nazionale si trova nel centro-nord.</p>



<p>Da notare però che alcuni comuni di grandi dimensioni come Napoli, Catania e Palermo riportino delle percentuali anomale inferiori al 10%. Questi dati sono forniti dagli enti proprietari di ogni singola struttura al ministero dell&#8217;istruzione e del merito per cui è possibile che ci possano essere dei discostamenti rispetto alla situazione effettiva. Nonostante questa puntualizzazione, è comunque chiaro che <strong>il mezzogiorno appare essere l&#8217;area più caratterizzata dalla minore incidenza di edifici scolastici con le mense.</strong> Rispetto quindi al ruolo della refezione, questo divario ha un impatto notevole sull&#8217;esperienza educativa dei minori.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/valle_daosta.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/totale_generale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla competenze linguistiche degli studenti di terza media nei comuni capoluogo sono di fonte Istat statistiche sperimentali.</p>



<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/bambini-che-pranzano-alle-elementari_18416160.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=0&amp;uuid=6b69d7c4-9424-4d5a-abdc-6f8f36fc3049&amp;query=mensa+scolastica" target="_blank" rel="noreferrer noopener">freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/">Il profondo divario tra nord e sud sulle mense scolastiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</title>
		<link>https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&#038;p=303065</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come vivono gli adolescenti nelle periferie delle città italiane? Che differenza c’è, in termini di opportunità sociali, economiche ed educative, tra crescere nel centro di una città o nella sua periferia? Rispondere a domande come queste è tanto complesso, quanto urgente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/">Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Come vivono gli <strong>adolescenti nelle periferie</strong> delle città italiane? Che differenza c&#8217;è, in termini di opportunità sociali, economiche ed educative, tra <strong>crescere nel centro di una città o nella sua periferia?</strong></p>



<p>Rispondere a domande come queste è tanto complesso, quanto urgente. A partire dalla pandemia, si è molto discusso sulla condizione dei giovani nel nostro paese. Temi come <strong>disagio sociale</strong> e <strong>dispersione scolastica</strong> si sono imposti nel dibattito, in forza di un disagio finalmente percepito nell&#8217;opinione pubblica. In particolare rispetto alla situazione delle periferie: luoghi lontani dal centro non solo in termini geografici, ma sempre più anche economici, sociali, culturali.</p>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Il report completo, in formato pdf</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/report_2025_giovani_e_periferie_HD.pdf" target="_blank" rel="noopener">Scarica</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Purtroppo, come abbiamo avuto modo di raccontare nel <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/Report_nonsonoemergenza_desktop.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a> dello scorso anno, nell&#8217;ambito della campagna <a href="https://www.nonsonoemergenza.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Non sono emergenza</a> promossa da Con i bambini, la discussione sul disagio giovanile risente di un’<strong>elevata infodemia</strong>. Abbiamo cioè accesso a tantissime informazioni, pareri, argomentazioni, e allo stesso tempo a<strong> pochi dati su fenomeni la cui possibilità di misurazione resta complessa</strong>. In un panorama informativo così articolato è difficile orientarsi; è invece molto facile ricadere in due tendenze di fondo, entrambe deleterie per la condizione di ragazze e ragazzi. L&#8217;<strong>allarmismo emergenziale</strong>, da un lato; la <strong>sottovalutazione del fenomeno</strong>, dall&#8217;altro.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">9,8% </span>i giovani tra 18 e 24 anni in abbandono precoce nel 2024, in netto calo negli ultimi anni. Nel 2025 però è tornata a crescere la dispersione implicita: studenti che completano il percorso di studi senza competenze adeguate.</p>
			        </section>
		


<p>Partire dai <strong>dati</strong> è, a nostro avviso, l&#8217;<strong>unico modo per impostare correttamente la discussione</strong>, <strong>individuare cause</strong> e <strong>predisporre soluzioni</strong>. Quando parliamo di soluzioni, non ci riferiamo ad approcci uniformi, validi per ogni situazione e replicabili in qualsiasi contesto. Al contrario, pensiamo a interventi calibrati sulle esigenze e i bisogni di ciascun territorio.</p>



<p>Per poterlo fare, serve avere gli <strong>strumenti per riconoscere i problemi a livello locale</strong>: comune per comune, municipio per municipio, addirittura <strong>quartiere per quartiere nelle grandi città</strong>. Con questo approccio, il rapporto di quest&#8217;anno si focalizza proprio su tali aspetti, anche avvalendosi della preziosa attività di rilascio dati svolta da <strong>Istat</strong> nell&#8217;ambito del <strong>censimento permanente</strong>, nonché per la <strong>Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni delle città e delle periferie</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">6,2% </span>le famiglie con figli in potenziale disagio economico a Catania. Nel sesto municipio del comune la quota raggiunge il 9,3%.</p>
			        </section>
		


<p>L&#8217;obiettivo è restituire un <strong>quadro chiaro delle disuguaglianze che attraversano le città</strong>, mettendo in luce dimensioni cruciali come il disagio socio-economico delle famiglie con figli, la condizione di Neet, la dispersione scolastica e l’accesso a opportunità educative e sociali.</p>



<p>A questo scopo il report è così strutturato. Nel prossimo paragrafo, inquadreremo le <strong>tendenze di fondo nella condizione giovanile nel paese dopo la pandemia</strong>, focalizzandoci, dove i dati lo consentono, sulle <strong>specificità delle grandi città e aree urbane</strong>. In quelli successivi, approfondiremo l&#8217;<strong>analisi città per città</strong>, per i 14 comuni capoluogo di città metropolitana. Nella consapevolezza di fondo che il dato medio spesso nasconde la reale condizione sul territorio, specie per comuni di grandi dimensioni e popolazione quali i capoluoghi delle città metropolitane. A questo scopo, cuore del rapporto sono i <strong>paragrafi dedicati a ciascuna città</strong>, e al confronto tra centri e periferie nella condizione degli adolescenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il volto economico, educativo e sociale del disagio tra gli adolescenti</h3>



<p>Negli ultimi anni, si sono imposti all&#8217;attenzione pubblica i segnali di disagio attraversato da tante ragazze e ragazzi. Questo fenomeno, reso evidente dalla pandemia nei mesi di isolamento fisico e troppo spesso sociale, incrocia tante dimensioni diverse.</p>



<p>In primis, riguarda la <strong>questione socio-economica per le famiglie con figli</strong>. Da circa quindici anni ormai si registra la tendenza per cui più una persona è giovane, più è probabile che si trovi in povertà assoluta.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">13,8% </span>i minori di 18 anni in povertà assoluta nel 2024. Molto più della media (9,8%).</p>
			        </section>
		


<p>Una questione <strong>particolarmente pressante nelle città</strong>, dove il costo della vita rende meno sostenibile per le famiglie il mantenimento dei figli. In media, nel 2024, il 12,3% delle famiglie in cui vivono minori di 18 anni si è trovato in povertà assoluta; la quota sale al <strong>16,1% dei nuclei con minori nei comuni centro di area metropolitana</strong>.</p>



<p>I dati sulla povertà e l&#8217;esclusione sono il punto di partenza ineludibile, poiché strettamente connessi alla cosiddetta <strong>trappola della povertà educativa</strong>. Chi cresce in una famiglia con minori possibilità economiche, generalmente ha anche <strong>minore accesso alle opportunità educative, sociali e culturali </strong>che potrebbero consentirgli di affrancarsi da una condizione di svantaggio.</p>



<p>Ne sono indiretta testimonianza gli <strong>esiti educativi</strong>, in molti casi differenziati in base all&#8217;origine sociale. Il nostro purtroppo resta un paese dove il <strong>percorso di istruzione di ragazze e ragazzi tende a riflettere la condizione di partenza</strong>. Ciò è particolarmente visibile nell&#8217;adolescenza, con la scelta dell&#8217;indirizzo di studi dopo le scuole medie. Nel 2024 su 100 diplomati del liceo, in base ai dati Almadiploma, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-34-dei-diplomati-nei-licei-appartiene-alle-classi-piu-elevate-nei-professionali-sono-solo-il-14/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">solo 16 erano figli di operai e lavoratori esecutivi</a>. Al contrario, questi rappresentano il 27,9% dei diplomati negli istituti tecnici e oltre un terzo dei diplomati in quelli professionali (33,8%). Le percentuali sono pressoché ribaltate per gli studenti delle classi più elevate, che rappresentano oltre un terzo dei diplomati dei licei e appena il 13,9% dei diplomati nei professionali.</p>



<p>E se perlomeno negli anni, anche sulla scorta degli obiettivi europei in materia, è <strong>calata la quota di chi abbandona gli studi prima di raggiungere il diploma</strong>, non si può dire lo stesso della <a href="https://www.openpolis.it/parole/dispersione-implicita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dispersione scolastica implicita</a>. Parliamo di chi completa il percorso di studi, ma lo fa con competenze del tutto inadeguate, più vicine al livello previsto alla fine delle medie che a quello dei diplomati. <strong>La quota di alunni che arrivano alla fine delle superiori con competenze insufficienti nelle materie di base è nettamente cresciuta durante la pandemia</strong>, per assestarsi nell&#8217;immediato post-Covid su livelli vicini al 10%. Da allora è cominciato un percorso di calo, anche se l&#8217;ultima rilevazione del 2025 mostra che <strong>i ritardi del periodo pandemico non sembrano ancora del tutto recuperati</strong>.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/">La dispersione implicita resta ancora alta rispetto ai livelli pre-Covid</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/">Percentuale di studenti in condizione di dispersione scolastica implicita al termine del secondo ciclo d’istruzione (2019-2025)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Invalsi                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 9 Luglio 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            </div>

			


<p>I fenomeni di dispersione scolastica, tanto espliciti (l&#8217;abbandono vero e proprio) quanto impliciti (le basse competenze) riguardano soprattutto alcune aree geografiche e sociali. Gli studenti di quinta che hanno alle spalle una <strong>famiglia con status socio-economico-culturale inferiore alla media</strong> si trovano in dispersione implicita nel <strong>9,8% dei casi, una frequenza quasi doppia rispetto ai coetanei più avvantaggiati</strong> (5,3%). </p>



<p>In terza media, prima che gli effetti dell&#8217;abbandono scolastico vero e proprio si facciano sentire (eliminando dalla statistica gli studenti più svantaggiati), il contrasto risulta ancora più stridente: <strong>13,4% di alunni in dispersione implicita tra i meno avvantaggiati, 6% tra i coetanei con famiglie più benestanti</strong>.</p>



<p>Restano divari territoriali su entrambi gli aspetti. In alcune in regioni la quota di ragazze e ragazzi in <strong>dispersione implicita supera ampiamente il 10% alla fine delle superiori</strong>: tra queste <strong>Campania</strong> (17,6%), <strong>Sardegna</strong> (15,9%), <strong>Sicilia</strong> (12,1%) e <strong>Calabria</strong> (11,6%). Si tratta delle regioni che, pur nel miglioramento degli ultimi anni sull&#8217;abbandono scolastico, restano anche <strong><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-sicilia-gli-abbandoni-scolastici-superano-il-15/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tra le più colpite dalla parte &#8220;esplicita&#8221; del fenomeno</a></strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_6bfef1435ed4c1ad6e87625879c07a1e" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Nelle periferie l&#8217;abbandono scolastico precoce è ancora molto presente.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Inoltre, nonostante per la prima volta sia scesa sotto la soglia del 10% la quota di giovani che hanno lasciato la scuola prima del diploma o di una qualifica, la <strong>situazione appare più critica nelle città</strong>. Rispetto alla media nazionale del 9,8%, l’incidenza massima si raggiunge infatti nelle aree urbane densamente popolate dove sfiora l’11%. Mentre scende all’8,8% nei comuni a densità intermedia, quindi già al di sotto dell’obiettivo europeo del 9% entro il 2030. Risale al 10% in aree meno densamente popolate come quelle interne: un altro tipo di periferie &#8211; diverso da quelle urbane di cui ci occupiamo in questo rapporto &#8211; ma altrettanto rilevante per un paese come il nostro.</p>



<p>Gli aspetti economici ed educativi del disagio sono strettamente connessi con quelli sociali. La <strong>possibilità cioè per gli adolescenti di avere accesso a tempo libero di qualità</strong>, con tutto ciò che questo comporta: luoghi di aggregazione, aree verdi, opportunità sportive e culturali, dentro e fuori la scuola. Per l&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">osservatorio sulla povertà educativa</a> curato insieme a Con i bambini abbiamo avuto modo di raccontare come questi aspetti si colleghino direttamente al <strong>benessere sociale e psicologico dei più giovani</strong>, al rischio di inattività ed esclusione sociale.</p>



<p>Negli ultimi vent&#8217;anni, la quota di adolescenti che vede i propri amici tutti i giorni si è pressoché dimezzata, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-quota-di-ragazzi-che-vedono-tutti-i-giorni-gli-amici-era-crollata-gia-prima-della-pandemia-2/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">passando da oltre il 70% a poco più del 30%</a>. Una tendenza i cui fattori alla base sono molteplici, da affrontare senza allarmismi, basti pensare al concomitante ruolo delle tecnologie e alle nuove possibilità di comunicazione. Allo stesso tempo, <strong>garantire a ragazze e ragazzi luoghi di incontro</strong>, dai centri di aggregazione all&#8217;apertura pomeridiana delle scuole, deve essere un obiettivo delle politiche pubbliche, nazionali come locali.</p>



<p>In questo senso, appare centrale <strong>l&#8217;apertura delle scuole</strong>. La possibilità di svolgere attività educative, didattiche, formative anche al di fuori dell&#8217;orario scolastico può offrire un contributo decisivo nel contrasto dei fenomeni di dispersione e per la riduzione dei divari educativi appena citati. Ma una scuola aperta di pomeriggio, o d&#8217;estate, non è &#8220;solo&#8221; questo. È un <strong>presidio sociale sul territorio</strong>, un luogo sicuro dove poter trascorrere il tempo libero, <strong>essenziale specie laddove questo tipo di spazi mancano</strong>. Come, purtroppo, è spesso il caso di alcune periferie urbane delle nostre città.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una prospettiva utile per le politiche pubbliche in senso ampio</h3>



<p>Questa prospettiva sul disagio, che tiene insieme aspetti socio-economici, educativi e di accesso ai servizi, è assolutamente da considerare anche nella <strong>definizione delle politiche pubbliche in senso più ampio</strong>. Negli ultimi mesi, il tema del disagio giovanile e dei <strong>comportamenti a rischio o violenti tra gli adolescenti è diventato parte del dibattito pubblico</strong>. I primi studi esplorativi, come evidenziato nel <a href="https://www.transcrime.it/wp-content/uploads/2024/06/Le-traiettorie-della-devianza-giovanile_report.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoro di Transcrime, centro di ricerca interuniversitario</a>,<a href="https://www.transcrime.it/wp-content/uploads/2024/06/Le-traiettorie-della-devianza-giovanile_report.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> in collaborazione con il dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del ministero della giustizia</a>, mostrano <strong>alcuni segnali di peggioramento <strong> proprio tra i più giovani</strong></strong>, <strong>tra prima e dopo il Covid</strong>.</p>



<p>Il tasso di <strong>presunti autori di delitti violenti denunciati o arrestati dalle forze dell&#8217;ordine</strong> ogni 100mila abitanti è rimasto <strong>sostanzialmente stabile nella popolazione complessiva</strong>, se si confrontano i dati precedenti la pandemia (133,14 nel periodo 2007-19) con quelli successivi all&#8217;emergenza (133,43 tra 2021 e 2022). <strong>Tra i minori e gli adolescenti, al contrario, il quadro mostra un situazione molto più critica</strong>. Nella fascia tra 14 e 17 anni si è passati da una media di 196,61 presunti autori ogni 100mila giovani nel periodo 2007-19 a 301,87 dopo la pandemia. Nella fascia fino a 13 anni, l&#8217;incremento è stato ancora maggiore, trattandosi di numeri in partenza molto più contenuti: da 2,38 a 6,25 ogni 100mila minori, per un aumento del 163%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+ 54% </span>la crescita del tasso di presunti autori di delitto denunciati/arrestati dalle forze di polizia ogni 100.000 residenti tra 14 e 17 anni, tra prima e dopo la pandemia.</p>
			        </section>
		


<p>Sono <strong>dati da interpretare con estrema cautela</strong>, come specifica giustamente lo stesso centro di ricerca, dal momento che riguardano un periodo ancora troppo ristretto di tempo (appena un biennio). <strong>Non abbastanza per delineare una tendenza consolidata</strong>. Tuttavia sottendono un problema da non sottovalutare su cui è fondamentale proseguire nell&#8217;attività di monitoraggio, allo scopo di <strong>definire politiche pubbliche che vadano alle radici, anche sociali, economiche ed educative di questi fenomeni</strong>.</p>



<p>Questo rapporto &#8211; che pure nello specifico non si occupa direttamente di comportamenti a rischio o violenti, mancando dati disaggregati sul fenomeno &#8211; vuole contribuire evidenziando le <strong>potenziali criticità esistenti nelle aree urbane</strong>. Aspetti come la condizione di partenza delle famiglie, l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, la capacità della scuola di trattenere ragazze e ragazzi ed essere presidio sul territorio vanno tenuti presenti nella definizione di strumenti e interventi pubblici. Si tratta infatti di <strong>fattori da mettere a fuoco nel contrasto di due fenomeni spesso collegati: povertà educativa e disagio giovanile, specie nelle periferie delle città</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La situazione nelle città italiane</h3>



<p>Per comprendere a fondo la condizione dei giovani che vivono nelle periferie è quindi fondamentale analizzare i dati al livello più granulare possibile, fino a cogliere le specificità di ciascuna zona. Prima di entrare nel dettaglio delle singole realtà locali, tuttavia, è utile confrontare le grandi città per avere un quadro d’insieme delle disuguaglianze territoriali e delle loro caratteristiche.</p>



<p>L’analisi condotta sui 14 comuni capoluogo di città metropolitana conferma quanto le disuguaglianze territoriali pesino sulla condizione educativa dei più giovani. Le situazioni di maggiore fragilità sociale si concentrano nelle aree del mezzogiorno. <strong>A Catania (6,2%), Napoli (6%) e Palermo (5,8%) l&#8217;incidenza delle famiglie con figli in potenziale disagio economico</strong> <strong>risulta molto marcata</strong>. Si tratta di nuclei con figli a carico in cui la persona di riferimento ha meno di 65 anni e non è né occupata né pensionata, una condizione che verosimilmente si associa spesso con una potenziale vulnerabilità sociale. Tali valori sono oltre 4 volte superiori rispetto a quelli registrati in altre città del centro-nord, dove l’incidenza è più contenuta: <strong>Bologna</strong> si ferma all’1,2%, <strong>Venezia</strong> e <strong>Genova</strong> all’1,3%, <strong>Milano</strong> e <strong>Firenze</strong> all’1,4%.</p>


<div id="strillo-testo-block_1bba87cfbb9078727fb5838094abf627" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le condizioni socio-economiche della famiglia di origine incidono molto sul percorso scolastico dei giovani.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Il legame tra condizioni economiche e opportunità educative emerge anche osservando il fenomeno delle <strong>uscite precoci dal sistema di istruzione e formazione</strong>. A <strong>Catania</strong> oltre un quarto dei giovani tra i 18 e i 24 anni (26,5%) ha lasciato gli studi prima di conseguire un diploma o una qualifica, mentre a <strong>Palermo</strong> e <strong>Napoli</strong> le quote si attestano rispettivamente al 19,8% e al 17,6%. Valori che si riducono sensibilmente a <strong>Bologna</strong> (12%), <strong>Roma</strong> (9,5%) e <strong>Reggio Calabria</strong> (8,4%), in base ai dati ricostruiti da Istat attraverso il censimento permanente. Ancora più marcate risultano le differenze se si considerano le<strong> uscite precoci dal sistema educativo per i giovani con genitori privi di diploma</strong>. In questo caso, l’abbandono scolastico raggiunge il 36,5% a <strong>Catania</strong>, il 31,9% a <strong>Cagliari</strong> e il 29,1% a <strong>Palermo</strong>, contro il 17,4% di <strong>Torino</strong>, il 16,3% di <strong>Roma</strong> e il 14% di <strong>Reggio Calabria</strong>.</p>



<p><strong>Gli abbandoni precoci della scuola</strong>, con al massimo la licenza media, <strong>rappresentano oltretutto solo la parte esplicita di un fenomeno molto più complesso</strong>, la cosiddetta <strong>dispersione implicita</strong>. </p>



<p>I dati <a href="https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2022/Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Rapporto_Prove_INVALSI_2022.pdf#page=33" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Invalsi</a> mostrano come, già al termine della scuola media, prima quindi della scelta dell&#8217;indirizzo successivo o dell&#8217;abbandono della scuola, in molte città una quota consistente di alunni evidenzi gravi carenze nelle materie di base. Nelle prove Invalsi 2022/23, a <strong>Palermo</strong>, quasi un quarto degli studenti (24,7%) si è attestato al livello più basso di competenze in italiano, più vicino a quanto previsto in uscita dalla scuola primaria che alla fine delle medie. Percentuali simili si registrano a <strong>Napoli</strong> (22,9%) e <strong>Catania</strong> (22,1%). In città come <strong>Bologna</strong> (12,8%), <strong>Roma</strong> (11%) e <strong>Cagliari</strong> (10,1%) la quota è invece nettamente inferiore. Se si aggiungono gli studenti con risultati deboli (livello 2), le criticità si accentuano ulteriormente: <strong>a Catania, Napoli e Palermo oltre la metà dei ragazzi conclude il primo ciclo di istruzione con competenze linguistiche non del tutto adeguate</strong>.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Oltre la metà degli studenti di III media a Catania, Napoli e Palermo in difficoltà con l’italiano</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Percentuale di studenti con apprendimenti insufficienti in italiano in terza media nell&#8217;anno scolastico 2022-2023</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Oltre la metà degli studenti di III media a Catania, Napoli e Palermo in difficoltà con l’italiano &#8211; Percentuale di studenti con apprendimenti insufficienti in italiano in terza media nell&#8217;anno scolastico 2022-2023</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_303558_tab3"><p>Per quanto riguarda le competenze in italiano, i test Invalsi valutano la <span style="font-weight: 400">capacità degli studenti di leggere e interpretare un testo scritto, comprendendone il significato e alcuni aspetti fondamentali di funzionamento della lingua italiana. I livelli 1 e 2 sono considerati non sufficienti per ragazzi e ragazze che si apprestano ad iniziare il percorso nelle scuole superiori. </span></p>
<ul>
<li><strong>Livello 1</strong>: r<span style="font-weight: 400">isultato molto debole, corrispondente ai traguardi di apprendimento in uscita dalla V primaria;</span></li>
<li><strong>Livello 2</strong>: r<span style="font-weight: 400">isultato debole, non in linea con i traguardi di apprendimento posti al termine del primo ciclo d’istruzione.</span></li>
</ul>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Invalsi                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 6 Luglio 2022)
                                        </p>
                </div>
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<p>Si tratta di lacune che si trascinano lungo tutto il percorso successivo. <strong>In primo luogo negli studi</strong>: influenzando sia gli apprendimenti che sarà possibile raggiungere alle superiori, sia il rischio di lasciare precocemente la scuola.<strong> In secondo luogo impatteranno sull&#8217;intera vita adulta</strong>, cioè sulla possibilità di accedere al mondo del lavoro nelle migliori condizioni possibili.</p>



<p>Ne è testimonianza, tra gli adolescenti e i giovani adulti, la condizione dei <strong>Neet</strong>: giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. Anche in questo caso, il divario territoriale è evidente: <strong>Catania</strong> (35,4%), <strong>Palermo</strong> (32,4%) e <strong>Napoli</strong> (29,7%) registrano i valori più elevati, a fronte di percentuali più contenute nelle città del centro-nord, come <strong>Venezia</strong> (19,7%), <strong>Firenze</strong> e <strong>Genova</strong> (17,7%) e <strong>Bologna</strong> (17,3%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Catania, Palermo e Napoli i 3 capoluoghi metropolitani con la più alta quota di giovani Neet</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Rapporto tra i residenti di 15-29 anni che non studiano e non lavorano e la popolazione residente totale nella medesima classe di età (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-303568"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-303568" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>I dati delineati, e le relative ricorrenze territoriali, sembrano indicare un percorso nitido. Un percorso che collega, nella più classica &#8220;<strong>trappola della povertà educativa</strong>&#8221; la condizione di partenza familiare, l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, gli esiti nella vita adulta. <strong>Offrire opportunità che rompano questo circolo vizioso</strong> è la principale sfida per le politiche pubbliche nel contrasto della povertà educativa.</p>



<p>In questo senso, un indicatore interessante da analizzare  è quello riguardante la quota di alunni che ha accesso al <strong>tempo pieno</strong>. Questo peraltro conferma come all&#8217;interno di una stessa città convivano realtà molto diverse, da analizzare con una lente ulteriore, municipio per municipio, quartiere per quartiere. Questo indicatore infatti in molti casi risulta polarizzato, con zone in cui tutti gli alunni o quasi frequentano anche di pomeriggio e altri in cui questa possibilità è del tutto assente. Una dinamica riscontrata, con diverse intensità, in città come <strong>Bologna, Firenze, Genova, Milano, Roma e Torino</strong>. Da notare che generalmente al sud la possibilità di frequentare la scuola anche al pomeriggio è solitamente più limitata.</p>


<div id="strillo-testo-block_ec20f2d17eff5a411e95f007dd1efb55" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>All&#8217;interno della stessa città coesistono realtà molto diverse.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Gli indicatori analizzati finora fanno emergere delle ricorrenze piuttosto chiare, con alcune delle maggiori città del mezzogiorno, tra cui Catania, Palermo e Napoli che <strong>necessitano di interventi strutturali e mirati</strong>. Evidentemente, questa informazione è del tutto insufficiente però per programmare delle politiche pubbliche efficaci in materia. Tornando alla domanda iniziale: come vivono e di che opportunità dispongono gli adolescenti nelle periferie italiane?</p>



<p>Per rispondere a questa domanda è indispensabile un’analisi di dettaglio a livello subcomunale. Le differenze interne ai grandi centri urbani sono infatti notevoli. A titolo di esempio, se Catania presenta la maggiore incidenza di famiglie in potenziale disagio economico tra i capoluoghi metropolitani, il valore più alto in assoluto si registra nel quartiere palermitano di <strong>Brancaccio-Ciaculli</strong> (9,9%). In modo analogo, a Bologna – dove la quota complessiva di abbandoni precoci è tra le più basse – vi sono anche aree della città che superano la soglia 35%. Un altro caso da segnalare, a titolo esemplificativo, è quello del quartiere veneziano di <strong>Marghera</strong>. Qui infatti, pur in un contesto comunale meno critico di altri, si registrano valori significativi di famiglie in potenziale disagio, abbandono scolastico e inattività giovanile.</p>



<p>Nelle prossime sezioni del report entreremo più nel dettaglio delle periferie delle diverse città metropolitane. Solo conoscendo a fondo le caratteristiche di ciascun territorio infatti sarà possibile disegnare politiche efficaci e realmente mirate alla riduzione dei divari educativi e sociali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/">Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Italia più di un milione di minori è in condizioni di povertà assoluta</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-italia-piu-di-un-milione-di-minori-e-in-condizioni-di-poverta-assoluta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 09:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=302699</guid>

					<description><![CDATA[<p>Se vent’anni fa erano gli anziani a essere più esposti all’indigenza, oggi i più colpiti sono bambini e bambine in famiglie numerose, nei nuclei monogenitoriali e con genitori disoccupati o operai. Investire in istruzione può contribuire a contrastare il fenomeno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-piu-di-un-milione-di-minori-e-in-condizioni-di-poverta-assoluta/">In Italia più di un milione di minori è in condizioni di povertà assoluta</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel 2024 <strong>quasi 1,3 milioni di minori in Italia si sono trovati in povertà assoluta</strong>, secondo i più recenti dati <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/10/La-poverta-in-italia-_-Anno-2024.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>. Si tratta del 13,8% dei residenti sotto i 18 anni. Un dato che resta stabile rispetto all’anno precedente ma che continua a rappresentare <strong>il livello più alto mai registrato dal 2014</strong>. Si conferma quindi una tendenza di lungo periodo che vede nei <strong>minori la fascia d&#8217;età che più spesso si trova a vivere in questa condizione</strong>. Non era così prima della recessione del 2008.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Una famiglia si trova in povertà assoluta quando non può permettersi le spese essenziali per condurre uno standard di vita minimamente accettabile.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-poverta-assoluta/">
                &#8220;Che cos&#8217;è la povertà assoluta&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>Sebbene infatti questi nuovi dati non siano direttamente confrontabili con quelli di fine anni 2000, per un cambio metodologico, la&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/numeri/con-la-pandemia-si-sono-ulteriormente-allargati-i-divari-generazionali-2/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dinamica resta chiara</a>. Vent’anni fa la distanza generazionale era più contenuta e gli anziani risultavano la fascia più esposta al rischio di povertà. Oggi, invece, la <strong>situazione si è capovolta</strong>.</p>


<div id="nel-2024-erano-1-milione-e-283mila-i-minori-in-poverta-assoluta-in-italia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">13,8% </span>i minori che vivono in povertà assoluta in Italia nel 2024 rispetto al totale delle persone residenti con meno di 18 anni.</p>
			        </section>
		


<p>Altre tendenze ormai consolidate riguardano il fatto che <strong>la povertà assoluta tende ad aumentare al crescere del numero di figli a carico delle famiglie e al diminuire del livello di istruzione della persona di riferimento</strong>. Un titolo di studio più basso riduce infatti la possibilità di accedere a lavori qualificati e ben retribuiti, con effetti che si trasmettono da una generazione all’altra. Investire in istruzione può contribuire ad arginare questi fenomeni ma <strong>servono strumenti di monitoraggio sempre più aggiornati e capillari</strong>, per comprendere dove e come intervenire. In questo approfondimento analizziamo come queste dinamiche incidono sulla popolazione minorile e sulle loro famiglie. Con uno sguardo anche locale ai possibili fattori di disagio tra i nuclei con figli.</p>






<h3 class="wp-block-heading">La condizione delle famiglie, un quadro generale</h3>



<p>Grazie ai dati pubblicati dall&#8217;istituto di statistica è possibile ricostruire un quadro sulla condizione delle famiglie che si trovano in povertà assoluta, con particolare attenzione per i <strong>nuclei che hanno minori a carico</strong>.</p>


<div id="il-207-delle-famiglie-con-3-o-piu-figli-si-trova-in-condizione-di-poverta-assoluta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Questa rilevazione indica che le famiglie con minori in tale condizione nel 2024 erano quasi 734mila, pari al 12,3% del totale. Nelle coppie, <strong>l&#8217;incidenza del fenomeno cresce all&#8217;aumentare del numero di figli minori</strong>: 7,3% con un figlio, 10,6% con due e 20,7% con almeno tre figli. Anche le famiglie monogenitoriali con minori mostrano valori elevati (14,4%).</p>


<div id="strillo-testo-block_400466274aa56bc2824b15e548791cbd" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Investire in istruzione significa anche avere accesso a occupazioni qualificate e meglio retribuite.</p>
			        </section>
		</div>



<p>I dati confermano peraltro che <strong>la condizione economica delle famiglie tende a peggiorare al diminuire del titolo di studio della persona di riferimento</strong>. L’incidenza della povertà assoluta, infatti, si attesta al 4,2% tra i nuclei in cui la persona di riferimento ha almeno un diploma di scuola superiore e raggiunge il 12,8% nel caso della licenza media. L&#8217;incidenza aumenta ulteriormente (14,4%) tra chi ha conseguito solo la licenza elementare.</p>


<div id="il-187-dei-nuclei-in-cui-la-persona-di-riferimento-e-operaio-o-assimilato-si-trova-in-poverta-assoluta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-della-poverta-assoluta-tra-le-famiglie-numerose/">L&#8217;incidenza della povertà assoluta è più alta nelle famiglie numerose</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-della-poverta-assoluta-tra-le-famiglie-numerose/">Percentuale di famiglie con figli in povertà assoluta rispetto alla situazione familiare (2024)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br>(pubblicati: martedì 14 Ottobre 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-304398"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Tendenzialmente <strong>un basso livello di istruzione riduce le opportunità di accesso a lavori qualificati e meglio retribuiti</strong>, accentuando la vulnerabilità economica. Questo legame emerge con particolare forza nelle famiglie con minori a carico. Tra quelle in cui la persona di riferimento è <strong>operaio o assimilato</strong>, l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 18,7%. Supera il 20% se la persona di riferimento è <strong>disoccupata o in cerca di occupazione</strong>. </p>


<div id="nel-2020-andria-e-barletta-erano-le-due-citta-con-la-piu-alta-percentuale-di-famiglie-monoreddito-con-figli-a-carico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La situazione delle famiglie nei territori</h3>



<p>Le medie nazionali e regionali offrono un quadro generale, ma spesso nascondono forti disuguaglianze interne. Per comprendere davvero dove si concentrano le situazioni di maggiore difficoltà, <strong>è fondamentale poter contare su dati territoriali il più possibile dettagliati</strong>. Disporre di informazioni aggiornate a livello comunale — e, nel caso delle grandi città, anche con maggiore livello di dettaglio — permetterebbe di individuare con precisione i contesti più fragili e di progettare interventi mirati.</p>



<p>Da questo punto di vista, l&#8217;analisi dei dati riguardanti le <strong>famiglie monoreddito con figli a carico</strong> <strong>rappresenta un importante indicatore di potenziale vulnerabilità</strong>. Tuttavia, i dati disponibili su questo specifico aspetto purtroppo provengono dalle statistiche sperimentali di Istat e riguardano esclusivamente i <strong>comuni con oltre 5mila abitanti</strong>. Inoltre <strong>il dato più recente disponibile si ferma al 2020</strong>. Sebbene allo stato attuale ciò renda complessa una ricostruzione completa e aggiornata della condizione delle famiglie con figli in Italia, si tratta di dati preziosi e utili per approfondire l&#8217;analisi.</p>


<div id="strillo-testo-block_38a8415bd531863ae4178a70941a30b0" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Dati dettagliati sulla condizione delle famiglie sono disponibili solo per i comuni con più di 5mila abitanti e risalgono al 2020.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Considerando i dati a disposizione, focalizzando l&#8217;analisi esclusivamente sui <strong>comuni capoluogo</strong>, possiamo osservare che in media la percentuale di famiglie anagrafiche monoreddito con almeno un figlio di età inferiore ai 6 anni nel 2020 era pari al <strong>17,9%</strong> rispetto al totale delle famiglie anagrafiche. Le percentuali più alte sono riportate dai comuni pugliesi di <strong>Andria</strong> (31,5%) e <strong>Barletta</strong> (28,3%), seguite dalla toscana <strong>Prato</strong> (26,7%). Da segnalare anche i dati di <strong>Napoli</strong> (24,4%) e <strong>Palermo</strong> (23,8%), casi particolarmente rilevanti visto che stiamo parlando rispettivamente del terzo e del quinto comune più popoloso d&#8217;Italia.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2020-andria-era-il-capoluogo-con-la-piu-alta-percentuale-di-famiglie-monoreddito-con-figli/">Nel 2020 Andria era il capoluogo con la più alta percentuale di famiglie monoreddito con figli</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2020-andria-era-il-capoluogo-con-la-piu-alta-percentuale-di-famiglie-monoreddito-con-figli/">I 20 comuni capoluogo con la più alta quota di famiglie monoreddito con bambini di età inferiore a 6 anni (2020).</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-302695"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<div id="strillo-testo-block_6848556cd0b363ff25ef3462b81e315c" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Sono quasi tutti del sud i capoluoghi con la più alta percentuale di famiglie monoreddito con figli.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Estendendo l&#8217;analisi ai 20 capoluoghi con la più alta quota di famiglie monoreddito con figli possiamo osservare che si tratta <strong>quasi esclusivamente di città del mezzogiorno</strong>. Oltre alla già citata Prato infatti, le uniche altre due eccezioni sono rappresentate dalla laziale <strong>Latina</strong> (22,5%) e dalla romagnola <strong>Forlì</strong> (20,2%).</p>



<p>Per quanto riguarda invece i capoluoghi con le percentuali più basse, possiamo osservare che ai primi posti troviamo i comuni sardi di <strong>Cagliari</strong> (10,9%) e <strong>Carbonia</strong> (11,6%), seguiti da <strong>Savona</strong> (12,4%). È interessante notare come sebbene in questo caso non siano presenti capoluoghi del sud continentale (e della Sicilia), troviamo invece diversi comuni della Sardegna. Oltre alle due città già citate infatti rientrano tra i primi 20 capoluoghi anche <strong>Oristano</strong> (13,3%) e <strong>Sassari</strong> (14,5%).</p>



<p>Altro elemento interessante da notare è che rientrano in questa graduatoria alcuni dei maggiori comuni italiani. Tra questi possiamo citare <strong>Genova</strong> (12,7%), <strong>Bologna</strong> (14,1%), <strong>Milano</strong> (14,2%) e <strong>Torino</strong> (14,7%). <strong>Roma</strong> invece si attesta sul 16,9%.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-cagliari-nel-2020-meno-dell11-di-famiglie-monoreddito-con-figli/">La percentuale più bassa di famiglie monoreddito con figli è a Cagliari</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-cagliari-nel-2020-meno-dell11-di-famiglie-monoreddito-con-figli/">I 20 comuni capoluogo con la più bassa quota di famiglie monoreddito con bambini di età inferiore a 6 anni (2020).</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-302697"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-302697" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>Il lavoro di Istat sulle statistiche sperimentali offre una&nbsp;<strong>base preziosa per comprendere meglio la realtà a livello locale e per arricchire il dibattito pubblico con nuove evidenze</strong>. Senza queste informazioni ciò non sarebbe possibile. Purtroppo però, con i dati attualmente disponibili, ampie aree del paese rimangono escluse dall’indagine.</p>



<p>Per poter definire delle politiche mirate che siano guidate dalle evidenze dei dati&nbsp;<strong>sarebbe auspicabile garantire una disponibilità più ampia e aggiornata delle informazioni</strong>. Disporre di dati aggiornati e granulari infatti non è soltanto una questione tecnica, ma un requisito fondamentale per definire interventi mirati e realmente efficaci.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/Taa.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla percentuale di famiglie monoreddito con almeno un figlio di meno di 6 anni sono di fonte Istat (statistiche sperimentali).</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/2-persone-sedute-sulla-sedia-nel-corridoio-aYLo12XGSY4" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Luba Ertel</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-piu-di-un-milione-di-minori-e-in-condizioni-di-poverta-assoluta/">In Italia più di un milione di minori è in condizioni di povertà assoluta</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come le disuguaglianze economiche affliggono la condizione minorile</title>
		<link>https://www.openpolis.it/come-le-disuguaglianze-economiche-affliggono-la-condizione-minorile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2025 09:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=298873</guid>

					<description><![CDATA[<p>Disuguaglianze eccessive nella condizione di partenza delle famiglie portano spesso alla riproduzione di divari educativi, sociali ed economici che ricadono su bambine e bambini. Condizioni di lavoro eque potrebbero contribuire a ridurre tali divari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-le-disuguaglianze-economiche-affliggono-la-condizione-minorile/">Come le disuguaglianze economiche affliggono la condizione minorile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il prossimo 20 febbraio ricorre la <a href="https://www.un.org/en/observances/social-justice-day" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giornata mondiale della giustizia sociale</a>. Evento promosso dall&#8217;<a href="https://www.ilo.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Organizzazione internazionale del lavoro</a> (Ilo) con l&#8217;obiettivo di sensibilizzare sul tema e incentivare azioni concrete a livello internazionale. La possibilità di un lavoro dignitoso e di avere accesso a livelli adeguati di <em>welfare</em> sono elementi fondamentali per ambire a società più eque.</p>



<p>Tuttavia le recenti crisi internazionali e la persistenza di forti disparità socio-economiche pongono un&#8217;ipoteca sul raggiungimento di una società più giusta. In questo contesto, l&#8217;Ilo ha sottolineato in passato quanto negli ultimi decenni <strong>l&#8217;incremento dell&#8217;economia informale e del lavoro meno protetto abbia aumentato le disuguaglianze</strong> in molte economie.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>[&#8230;] to place full and productive employment and decent work at the centre of economic and social policies.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.ilo.org/sites/default/files/2024-12/ILO-Declaration-2008_En.pdf" target="_blank">&#8211; 97° Conferenza internazionale del lavoro (28 maggio &#8211; 13 giugno 2008) </a>
									            </div>
        </section>
		

<div id="disuguaglianze-eccessive-nella-condizione-di-partenza-delle-famiglie-portano-spesso-alla-riproduzione-di-divari-educativi-a-carico-di-bambine-e-bambini" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Abbiamo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-delle-disparita-economiche-sulla-condizione-dei-minori/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">già evidenziato</a> in passato come <strong>disuguaglianze eccessive nella condizione di partenza delle famiglie portino spesso alla riproduzione di divari educativi, sociali ed economici che ricadono su bambine e bambini</strong>. È tale dinamica che alimenta la cosiddetta trappola della povertà educativa. Per questo adeguati livelli di retribuzione e tutele per i lavoratori rappresentano anche una precondizione per garantire alle nuove generazioni condizioni di vita dignitose.</p>



<p>Da questo punto di vista purtroppo occorre sottolineare come <strong>l&#8217;Italia sia uno dei paesi europei con minore mobilità sociale</strong>, ovvero in cui risulta più difficile per chi nasce in una famiglia povera migliorare la propria condizione economica e sociale rispetto ai genitori. Un aspetto che emerge nei diversi indicatori presi in considerazione da istituzioni come&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/numeri/quante-generazioni-per-raggiungere-il-reddito-medio-nei-paesi-ocse/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ocse</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-ue-litalia-e-tra-i-paesi-con-minore-mobilita-sociale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">World economic forum</a>. Tali disuguaglianze hanno un impatto anche sugli esiti educativi,&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-peggiorare-della-condizione-familiare-calano-gli-apprendimenti-in-tutte-le-materie/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rilevabili già prima dell&#8217;emergenza Covid</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/come-vanno-gli-apprendimenti-in-quinta-superiore/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">confermati negli anni successivi</a>. In questo quadro non è da sottovalutare il fatto che, secondo i più recenti dati Istat, <strong>la percentuale di famiglie italiane con figli che si trovano in condizioni di povertà assoluta ha superato il 12%</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">12,4% </span>le famiglie italiane con minori a carico che nel 2023 si sono trovate in povertà assoluta.</p>
			        </section>
		


<p>Tendenze che peraltro coinvolgono anche quei nuclei in cui la persona di riferimento gode di un&#8217;occupazione ma i cui guadagni non sono sufficienti a garantire uno standard di vita adeguato alla propria famiglia, inclusi le necessità educative e sociali dei figli. Si tratta del cosiddetto &#8220;<strong>lavoro povero</strong>&#8220;, un fenomeno consistente anche in Italia. Altro elemento da tenere in considerazione riguarda il fatto che spesso <strong>non tutti i componenti familiari riescono a lavorare tanto quanto potrebbero</strong>. Questo ovviamente comporta una limitazione del reddito disponibile.</p>






<h3 class="wp-block-heading">Le famiglie italiane in povertà assoluta</h3>



<p>Abbiamo evidenziato in passato come la povertà sia un <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-cause-della-poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fenomeno multidimensionale</a> che va oltre i soli aspetti monetari. Tuttavia il potere d&#8217;acquisto rappresenta certamente un indicatore da tenere in considerazione per analizzare le opportunità che una famiglia può offrire ai propri figli, sia in termini educativi che di inclusione sociale.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Una famiglia si trova in povertà assoluta quando non può permettersi le spese essenziali per condurre uno standard di vita minimamente accettabile.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-poverta-assoluta/">
                &#8220;Che cos&#8217;è la povertà assoluta&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		

<div id="nel-2023-erano-circa-13-milioni-i-bambini-italiani-che-vivevano-in-condizioni-di-poverta-assoluta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Secondo i più recenti dati <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/10/REPORT_POVERTA_2023.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>, nel 2023 erano <strong>oltre 1 milione e 295mila i minori che si trovavano a vivere in una condizione di povertà assoluta</strong> (13,8% a fronte di una media nazionale del 9,7%). Una situazione più frequente al sud (15,5%) rispetto al nord del paese (12,9%). Le famiglie in povertà assoluta con minori a carico erano <strong>quasi 748mila</strong>, con un’incidenza pari al <strong>12,4%</strong>. </p>


<div id="strillo-testo-block_1645bd3a240ede957085b9001645879f" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La povertà assoluta colpisce sempre di più anche le famiglie in cui la persona di riferimento è operaio o assimilato.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Confrontando le variazioni statisticamente rilevanti rispetto al 2022 si può notare come ci sia stato un <strong>significativo incremento delle famiglie con minori in povertà assoluta in cui la persona di riferimento ricopre il ruolo di operaio o assimilato. Si passa infatti da una quota del 15,6% a uno del 19,4%</strong> (+3,8 punti percentuali). Viceversa la quota è molto più contenuta, come era ragionevole aspettarsi, in quelle famiglie con bambini in cui la persona di riferimento risulta essere dirigente, quadro o impiegato. Tale dinamica evidenzia in maniera netta come in Italia ci sia un problema molto consistente che riguarda il cosiddetto “<strong>lavoro povero</strong>”. Vale a dire quella condizione per cui una persona, pur avendo un’occupazione, non riesce a raggiungere un livello di reddito sufficiente per soddisfare i bisogni essenziali, rimanendo al di sotto della soglia di povertà.</p>


<div id="le-famiglie-con-minori-in-poverta-assoluta-in-cui-la-persona-di-riferimento-ricopre-il-ruolo-di-operaio-o-assimilato-sono-in-aumento" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-sono-aumentate-le-famiglie-con-figli-in-condizione-di-poverta-assoluta/">Nel 2023 sono aumentate le famiglie con figli in condizione di povertà assoluta</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-sono-aumentate-le-famiglie-con-figli-in-condizione-di-poverta-assoluta/">Incidenza della povertà assoluta tra le famiglie italiane con minori per condizione e posizione professionale della persona di riferimento (2022-2023)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nel-2023-sono-aumentate-le-famiglie-con-figli-in-condizione-di-poverta-assoluta/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/02/nel-2023-sono-aumentate-le-famiglie-con-figli-in-condizione-di-poverta-assoluta.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-sono-aumentate-le-famiglie-con-figli-in-condizione-di-poverta-assoluta/">Nel 2023 sono aumentate le famiglie con figli in condizione di povertà assoluta &#8211; Incidenza della povertà assoluta tra le famiglie italiane con minori per condizione e posizione professionale della persona di riferimento (2022-2023)</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_298878_tab3"><p>Una persona si trova in povertà assoluta quando vive in una famiglia che non può permettersi l’insieme dei beni e servizi che, nel contesto italiano, sono considerati essenziali per mantenere uno standard di vita minimamente accettabile. I dati presentati fanno riferimento alla nuova <a href="https://www.istat.it/it/archivio/289274" target="_blank" rel="noopener">revisione metodologica sulla misurazione della povertà assoluta</a>, avviata da Istat tra 2021 e 2023. Con &#8220;persona di riferimento&#8221; si intende il membro della famiglia che viene preso come punto di riferimento per classificare e analizzare le condizioni economiche del nucleo familiare. Tra gli &#8220;indipendenti&#8221; non sono conteggiati i liberi professionisti e gli imprenditori a causa della scarsa numerosità del campione. Le definizioni di persona occupata o in cerca di occupazione seguono la <a href="https://www.ilo.org/data-and-statistics" target="_blank" rel="noopener">classificazione dell&#8217;Ilo</a>. Tra le categorie raffigurate nel grafico, Istat considera come <strong>variazioni</strong> <strong>statisticamente rilevanti tra 2022 e 2023</strong> solamente quelle riguardanti le famiglie in cui la persona di riferimento è operaio o assimilato o indipendente. Per maggiori informazioni consultare il prospetto 8 a questo <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/10/Prospetti-2022-2023_def.xlsx" target="_blank" rel="noopener">link</a>.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis – Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(pubblicati: giovedì 17 Ottobre 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/02/nel-2023-sono-aumentate-le-famiglie-con-figli-in-condizione-di-poverta-assoluta.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-298878"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>In questo quadro si deve aggiungere anche <strong>l’incremento dell&#8217;incidenza della povertà assoluta nelle famiglie all’aumentare del numero di figli a carico</strong>. Parliamo in questo caso di coppie con figli. Nel 2023 erano il 6,6% in presenza di un minore. Dato che saliva all&#8217;11,6% nel caso di due figli e al 18,8% con 3 o più figli.</p>


<div id="tra-il-2017-e-il-2019-si-e-registrato-un-costante-aumento-delle-famiglie-in-cui-i-componenti-in-eta-lavorativa-sono-sottoccupati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Famiglie e lavoro</h3>



<p>Abbiamo appena visto come non sempre le famiglie con figli a carico riescano a sfuggire dalla trappola della povertà, anche quando la persona di riferimento ha un&#8217;occupazione. Tuttavia si deve sempre ricordare come in Italia ci sia un tema legato alla difficoltà per molte persone di trovare un impiego. </p>



<p>I dati raccolti da Istat indicano come molte famiglie risultino sottoccupate rispetto al loro effettivo potenziale. Parliamo di quelle che vengono definite &#8220;<strong>famiglie a bassa intensità lavorativa</strong>&#8220;, ovvero nuclei in cui le persone che sarebbero in grado di lavorare &#8211; al netto dei componenti che studiano &#8211; lo hanno fatto per meno del 20% del loro effettivo potenziale.</p>



<p>A livello territoriale il fenomeno, <strong>ricostruibile fino a prima dell&#8217;emergenza Covid e solo per i comuni oltre 5000 abitanti</strong> grazie ai dataset di Istat, mostra un aumento dal 44,1% del 2017 al 48,4% del 2019 nei territori considerati. In questi comuni, la quota di famiglie anagrafiche in condizione di bassa intensità lavorativa è cresciuta di oltre 4 punti.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+4,3 </span>l&#8217;incremento, in punti percentuali, delle famiglie a bassa intensità lavorativa dal 2017 al 2019.</p>
			        </section>
		


<p>Con la sola eccezione della <strong>Liguria</strong> (52,4%) sono le regioni meridionali a far registrare la più alta incidenza di famiglie a bassa intensità lavorativa. La quota più alta è quella della <strong>Sicilia</strong> con il 58%. Seguono <strong>Calabria</strong> (57,5%), <strong>Campania</strong> (53,1%) <strong>Puglia</strong> (52,9%), <strong>Molise</strong> (51,4%) e <strong>Sardegna</strong> (50,8%). Da notare però che anche nel centro-nord si registra un&#8217;incidenza superiore al 40% nei comuni con oltre 5.000 abitanti. In <strong>Trentino-Alto Adige</strong> ad esempio, dove troviamo la quota più bassa, parliamo comunque del 41,2%.</p>



<p>Questi livelli possono essere spiegati da un lato con la&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/numeri/grecia-e-italia-prime-per-divario-di-genere-nelloccupazione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bassa occupazione femminile che caratterizza il nostro paese in ambito europeo</a>, specialmente per le donne con figli; dall&#8217;altro con la presenza del <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-leconomia-non-osservata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoro sommerso</a> che, come noto, è molto alta nel nostro paese</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-con-piu-famiglie-colpite-da-bassa-intensita-lavorativa/">Catania è la città con più famiglie colpite da bassa intensità lavorativa</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-con-piu-famiglie-colpite-da-bassa-intensita-lavorativa/">Percentuale di famiglie anagrafiche con intensità lavorativa inferiore al 20% del proprio potenziale (2019)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_298884_tab3"><p>L&#8217;indicatore è calcolato come percentuale delle famiglie anagrafiche in cui si rileva un&#8217;intensità lavorativa inferiore al 20% del proprio potenziale. I dati sono disponibili solo per i comuni con più di 5mila abitanti.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>Elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat (A misura di comune)                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 8 Marzo 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/02/catania-e-la-citta-con-piu-famiglie-colpite-da-bassa-intensita-lavorativa.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-298884"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-298884" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-con-piu-famiglie-colpite-da-bassa-intensita-lavorativa/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                </div>

                            </div>

			


<p>A livello di comuni capoluogo, le 3 città in cui si registra la percentuale più alta di famiglie a bassa intensità lavorativa si trovano tutte in Sicilia. Si tratta di <strong>Catania</strong> (60,6%), <strong>Palermo</strong> (58,6%) e <strong>Trapani</strong> (58,5%). Il primo capoluogo non siciliano è la pugliese <strong>Taranto</strong> (58,6%). Le percentuali più basse si trovano invece a <strong>Prato</strong> (40,2%), <strong>Reggio Emilia</strong> (42,3%) e <strong>Trento</strong> (43,9%).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati comunali, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_fvg.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_trentino.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d&#8217;Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_totale.xls" target="_blank" rel="noopener">totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell&#8217;Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l&#8217;impresa sociale Con i Bambini nell&#8217;ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell&#8217;articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l&#8217;obiettivo di creare un&#8217;unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. Le fonti dei dati sulle famiglie a bassa intensità lavorativa sono Istat &#8211; Condizioni socio-economiche delle famiglie &#8211; ARCH.I.M.E.DE (fonti amministrative integrate).</p>



<p>Foto credit:&nbsp;<a href="https://unsplash.com/it/foto/donna-in-giacca-rosa-e-nera-in-piedi-sul-marciapiede-durante-il-giorno-zJGjaraaFO8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Egor Myznik</a> Unsplash &#8211;&nbsp;<a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-le-disuguaglianze-economiche-affliggono-la-condizione-minorile/">Come le disuguaglianze economiche affliggono la condizione minorile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come incide la povertà abitativa sulla vita dei minori</title>
		<link>https://www.openpolis.it/come-incide-la-poverta-abitativa-sulla-vita-dei-minori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 09:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=298272</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Italia il 16,2% di bambini e adolescenti vive in una casa con problemi strutturali, oltre il 40% in una situazione di sovraffollamento. Ricostruire il fenomeno in chiave territoriale è difficile, ma necessario per le politiche di contrasto alla povertà minorile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-incide-la-poverta-abitativa-sulla-vita-dei-minori/">Come incide la povertà abitativa sulla vita dei minori</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La <strong>povertà abitativa</strong> colpisce ancora una quota ampia di bambini e ragazzi. Parliamo di famiglie costrette a vivere in alloggi con<strong> problemi strutturali</strong>, in situazioni di <strong>sovraffollamento</strong> o senza potersi <strong>permettere le spese</strong> per sostenere i costi dell&#8217;affitto o del mantenimento della casa.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">21,6% </span>delle famiglie in affitto si trova in povertà assoluta (<span data-sheets-root="1">4,7% tra quelle con la casa di proprietà).</span></p>
			        </section>
		


<p>A dicembre, i dati Istat pubblicati nell&#8217;ambito del <a href="https://gruppocrc.net/documento/i-diritti-dellinfanzia-e-delladolescenza-in-italia-3edizione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto del gruppo Crc</a> (il gruppo di lavoro per la convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza) hanno fatto emergere un quadro piuttosto nitido. Nel 2023 in Italia il <strong>16,2% dei minori viveva in abitazioni con problemi strutturali o di umidità</strong>; mentre per oltre il 40% è stata riportata una situazione di sovraffollamento abitativo. Un&#8217;incidenza in calo rispetto a quanto emerso nel precedente rapporto (61%), ma che comunque cela differenze abbastanza marcate tra i territori.</p>



<p><strong>Divari territoriali che oggi, purtroppo, è molto difficile ricostruire in modo accurato</strong>, anche per la complessità di ricostruire informazioni come queste a livello locale con rilevazioni campionarie. Abbiamo approfondito il <strong>legame tra povertà abitativa e condizione minorile</strong>, anche incrociando le informazioni disponibili a livello locale sul disagio sociale con quelle sulla cattiva condizione delle abitazioni.</p>



<div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"></div>



<h3 class="wp-block-heading">Povertà abitativa e povertà educativa</h3>



<p>Nelle scorse settimane, abbiamo avuto modo di approfondire quanto la <strong>condizione strutturale </strong>degli edifici scolastici incida anche sull&#8217;esperienza didattica di bambini e ragazzi. E quanto sulla qualità dell&#8217;ambiente scolastico incidano fattori come il<a href="https://www.openpolis.it/la-qualita-dellambiente-scolastico-e-il-riscaldamento-a-scuola/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> funzionamento degli  impianti di riscaldamento</a> o la presenza di <a href="https://www.openpolis.it/a-quando-risale-ledilizia-scolastica-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scuole nuove e a norma</a>.</p>


<div id="la-condizione-abitativa-incide-sullo-sviluppo-e-sulle-opportunita-sociali-ed-educative-di-bambini-e-ragazzi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_34cbbfb2d2f7e3351457bcd200c54257" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La povertà abitativa è una minaccia per la crescita di bambini e ragazzi.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Ciò vale a maggior ragione per la <strong>casa in cui bambini e ragazzi vivono</strong> con la propria famiglia. In primo luogo per ragioni di <strong>salubrità degli ambienti</strong>: un alloggio non adeguatamente riscaldato o con problemi di umidità incide negativamente sulla salute di chi vi abita, a partire dai soggetti in età evolutiva. Vi sono poi anche <strong>aspetti educativi e sociali da tenere in considerazione</strong>. Una casa sovraffollata o piccola è una casa dove è più difficile avere uno spazio in cui studiare, fare i compiti, giocare. Situazioni in cui spesso è preclusa, o comunque molto limitata, la stessa <strong>possibilità di invitare degli amici</strong>.</p>



<p>Per tutte queste ragioni, ricostruire il fenomeno dei bambini e ragazzi che vivono in contesti abitativi disagevoli è <strong>fondamentale per impostare le politiche di contrasto alla povertà minorile</strong>. Un’esigenza tanto grande quanto la difficoltà di delineare un quadro in chiave territoriale, per una serie di motivi.</p>


<div id="162-dei-minori-vive-in-case-con-problemi-strutturali-o-di-umidita" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Povertà abitativa minorile: un fenomeno difficile da misurare</h3>



<p>Uno sforzo fondamentale in questo senso è quello fatto da Istat nell&#8217;ambito delle analisi per il gruppo Crc. In media in Italia il <strong>16,2% dei minori vive in case con problemi strutturali o di umidità</strong>, una quota che supera il 20% in Umbria, Sardegna, Emilia-Romagna, Lazio e Friuli Venezia Giulia. <strong>Ancora più diffuso è il fenomeno del sovraffollamento</strong>, riguardante oltre il 45% dei minori in Valle d&#8217;Aosta, Piemonte, Lazio, Lombardia e Puglia.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-fattori-della-poverta-abitativa-tra-bambini-e-ragazzi-regione-per-regione/">I fattori della povertà abitativa tra bambini e ragazzi, regione per regione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-fattori-della-poverta-abitativa-tra-bambini-e-ragazzi-regione-per-regione/">Percentuale di minori che vivono in abitazioni con problemi strutturali/umidità e in situazioni di sovraffollamento abitativo (2023)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_298278_tab3"><p>I dati presentati, di fonte Istat, sono stati disaggregati su base regionale dall&#8217;istituto ai fini del Rapporto Crc. Dati non disponibili per Valle d’Aosta, Molise e Basilicata per l&#8217;indicatore sui problemi strutturali. Nei seguenti casi la numerosità campionaria ridotta (20 e 49 unità) rende il dato statisticamente poco significativo. Per i problemi strutturali e umidità: Trentino Alto Adige, Toscana Marche, Liguria, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Umbria. Per il sovraffollamento: Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Umbria, Valle d’Aosta, Molise e Basilicata.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat per Crc                                                                <br>(pubblicati: martedì 17 Dicembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-298278"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-298278" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;950&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/i-fattori-della-poverta-abitativa-tra-bambini-e-ragazzi-regione-per-regione/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Si tratta di dati solitamente rilasciati a livello nazionale. Per questo <strong>va ribadita l&#8217;importanza della disaggregazione offerta da Istat a livello regionale</strong>, in occasione del rapporto sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. Una ricostruzione che però ovviamente sconta tutti i limiti delle rilevazioni campionarie. </p>


<div id="ricostruire-il-fenomeno-sul-territorio-e-pero-molto-complesso-data-la-difficolta-di-una-rilevazione-cosi-puntuale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>La bassa numerosità del campione rende infatti <strong>statisticamente poco significativo il dato di 8 regioni </strong>rispetto ai problemi strutturali vissuti dai bambini, mentre non è rilevabile quello di altri 3 territori (Valle d’Aosta, Molise e Basilicata). Anche l&#8217;altro indicatore di povertà abitativa è purtroppo da considerare statisticamente non significativo per 6 regioni. Da qui l&#8217;esigenza di<strong> ricostruire con una maggiore disaggregazione queste informazioni</strong>, avvalendoci dei dati raccolti in occasione del censimento generale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le case in cattive condizioni in Italia, comune per comune</h3>



<p>Poco prima della pandemia, l&#8217;istituto di statistica &#8211; nell&#8217;ambito della mappatura dei rischi presenti nel paese &#8211; aveva ricostruito i <strong>dati sulla condizione abitativa</strong>, purtroppo risalenti al censimento generale 2011, ai confini comunali del 2018.</p>


<div id="nellultimo-censimento-generale-era-emerso-come-il-22-delle-abitazioni-fosse-in-cattive-condizioni-quota-oltre-il-50-in-7-citta-tutte-del-sud" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Una volta analizzati, questi dati mostrano quanto l&#8217;<strong>incidenza di edifici residenziali in muratura in stato mediocre o pessimo</strong> risulti fortemente variabile sul territorio nazionale. Rispetto a una media nazionale del 22% di edifici in cattive condizioni, la <strong>quota superava il 50% in 7 capoluoghi, tutti del mezzogiorno</strong>: Foggia, Cosenza, Reggio Calabria, Messina, Salerno, Catania e Napoli.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-delle-case-in-cattive-condizioni-sul-territorio-nazionale/">L’incidenza delle case in cattive condizioni sul territorio nazionale</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-delle-case-in-cattive-condizioni-sul-territorio-nazionale/">Percentuale di edifici residenziali in muratura con stato di conservazione mediocre o pessimo (2011)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/lincidenza-delle-case-in-cattive-condizioni-sul-territorio-nazionale/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/01/lincidenza-delle-case-in-cattive-condizioni-sul-territorio-nazionale.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-delle-case-in-cattive-condizioni-sul-territorio-nazionale/">L’incidenza delle case in cattive condizioni sul territorio nazionale &#8211; Percentuale di edifici residenziali in muratura con stato di conservazione mediocre o pessimo (2011)</a></div>
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			        			                                <div id="chart_298281_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_298281_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_298281_tab3"><p>I dati sono stati raccolti in occasione del censimento generale (2011) e ricondotti ai confini comunali del 2018. La classificazione degli edifici residenziali in ‘ottimo’, ‘buono’, ‘mediocre’ o ‘pessimo’ stato di conservazione era l&#8217;esito della valutazione effettuata sul campo dai rilevatori censuari ai fini del censimento generale del 2011. L’assegnazione di una delle suddette modalità al singolo edificio era frutto dell’osservazione di alcuni elementi (condizioni del tetto, intonaco, infissi ed eventuale presenza di danni strutturali evidenti, ecc.), rispetto ai quali i rilevatori comunali avevano ricevuto una specifica formazione. Va tenuto presente che – come specificato da Istat – le istruzioni e la formazione ricevuta dai rilevatori erano finalizzate alla realizzazione di un’indagine di carattere statistico.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong><span data-sheets-root="1">elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (mappa rischi)</span>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/01/lincidenza-delle-case-in-cattive-condizioni-sul-territorio-nazionale.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-298281"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-298281" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/lincidenza-delle-case-in-cattive-condizioni-sul-territorio-nazionale/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                    </div>
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                            </div>

			


<p>L&#8217;incidenza di case in stato di conservazione mediocre o pessimo era risultata invece <strong>inferiore al 10% in 19 città</strong>. Si tratta di <strong>capoluoghi in massima parte del centro-nord</strong>, con l&#8217;eccezione della molisana Isernia. Una classifica in cui spiccano, con meno del 7% del patrimonio abitativo in cattivo stato, Siena, Brescia, Modena, Vercelli e Arezzo.</p>



<p>Parliamo di dati rilevati in modo puntuale da operatori appositamente formati nel corso del censimento del 2011 e la<strong> situazione da allora è quindi sicuramente cambiata</strong>. Tuttavia un aspetto che emerge incrociando quei dati, raccolti allora, con quelli rilevati contestualmente sulle famiglie con figli in disagio, è la correlazione tra i due fenomeni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La relazione tra disagio familiare e povertà abitativa</h3>



<p>Tendenzialmente, <strong>un territorio con molte famiglie in difficoltà economica&nbsp;è anche un territorio dove la condizione degli edifici residenziali risulta peggiore</strong>. In media, sulla scorta di quanto rilevato nell&#8217;ultimo censimento generale, come detto la quota di edifici residenziali in stato di conservazione mediocre o pessimo si attestava sul 22%. Mentre la <strong>quota di famiglie in potenziale disagio era pari al 2,7%</strong>.</p>



<p>Per quanto riguarda quest&#8217;ultimo indicatore, parliamo di una stima del disagio economico rilevata calcolando la&nbsp;percentuale di<strong> famiglie con figli in cui la persona di riferimento ha fino a 64 anni e dove nessun componente è occupato o in pensione</strong>. Caratteristiche che molto probabilmente indicano una situazione di forte disagio.</p>


<div id="nel-mezzogiorno-e-particolarmente-evidente-la-relazione-tra-incidenza-di-famiglie-con-figli-in-disagio-e-cattive-condizioni-abitative" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>I dati allora raccolti avevano fatto emergere una forte <strong>relazione territoriale tra i due fenomeni</strong>: sono infatti le province del sud e delle isole quelle caratterizzate dalla maggiore incidenza sia delle famiglie con figli in potenziale disagio, sia degli edifici in cattive condizioni.</p>



<p>Come si osserva dal grafico, nel quadrante in alto a destra &#8211; ovvero quello dove si collocano i territori che superano entrambe le medie nazionali &#8211; <strong>compaiono quasi esclusivamente province del mezzogiorno</strong>, con la sola eccezione di Frosinone.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-mezzogiorno-piu-famiglie-in-disagio-e-abitazioni-in-cattive-condizioni/">Nel mezzogiorno più famiglie in disagio e abitazioni in cattive condizioni</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-mezzogiorno-piu-famiglie-in-disagio-e-abitazioni-in-cattive-condizioni/">Ogni punto è una provincia italiana: in basso a sinistra quelle con meno famiglie in disagio e meno edifici residenziali in cattive condizioni; viceversa in alto a destra </a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_298288_tab3"><p>Per stimare l’incidenza delle famiglie in potenziale disagio economico, viene calcolato il rapporto percentuale tra il numero di famiglie con figli con la persona di riferimento in età fino a 64 anni nelle quali nessun componente è occupato o ritirato dal lavoro e il totale delle famiglie. Caratteristiche che molto probabilmente indicano una situazione di forte disagio.</p>
<p>Il dato sulla quota di edifici residenziali in cattive condizioni è calcolato sommando la percentuale di edifici residenziali in muratura in stato di conservazione mediocre con quelli in stato pessimo. Entrambi gli indicatori sono stati elaborati a partire dalle informazioni raccolte nel censimento generale 2011.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong><span data-sheets-root="1">elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat</span>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: domenica 9 Ottobre 2011)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/01/nel-mezzogiorno-piu-famiglie-in-disagio-e-abitazioni-in-cattive-condizioni.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-298288"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-298288" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                            </div>

			


<p>Si tratta di dati che, pur risalendo a un&#8217;altra fase storica, fanno <strong>emergere una tendenza da non sottovalutare</strong>. Da aggiornare nei prossimi mesi, in sinergia con le indagini condotte da Istat con il censimento permanente. In modo da poter disporre di <strong>informazioni aggiornate su un fenomeno riguardante così tanti bambini e ragazzi</strong> sul territorio nazionale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Trentino-Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Totale_Nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi agli edifici per stato di conservazione sono di fonte Istat (mappa rischi) e sono relativi al censimento 2011.</p>



<p>Foto: Unsplash <a href="https://unsplash.com/it/foto/persona-seduta-sulla-finestra-delledificio-5agQPeI7OhY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ivan Mandić</a><span style="font-size: revert; font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, &quot;Segoe UI&quot;, Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, &quot;Helvetica Neue&quot;, sans-serif;"> &#8211; </span><a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-incide-la-poverta-abitativa-sulla-vita-dei-minori/">Come incide la povertà abitativa sulla vita dei minori</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La spesa per l&#8217;istruzione in Italia e in Ue</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-spesa-per-listruzione-in-italia-e-in-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Dec 2024 04:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=297704</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi Il grande potenziale dell’investimento in istruzione Ascolta il nostro podcast su Radio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-spesa-per-listruzione-in-italia-e-in-ue/">La spesa per l&#8217;istruzione in Italia e in Ue</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi <a href="https://www.openpolis.it/il-grande-potenziale-dellinvestimento-in-istruzione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il grande potenziale dell’investimento in istruzione</a></p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano<br />
<br /><strong>Ascolta tutti i podcast su Radio Radicale</strong></a>.</p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">4,6%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>la povertà assoluta familiare quando la persona di riferimento è diplomata.</strong> La quota sale al 12,3% se ha la licenza media. I più recenti dati sulla povertà, pubblicati nell’ottobre scorso, hanno confermato chiaramente che al diminuire del titolo di studio aumenta l’incidenza della povertà assoluta. Un circolo vizioso che rischia di perpetuarsi, diventando ereditario: sono infatti soprattutto i figli dei laureati ad andare avanti gli studi. L&#8217;investimento in istruzione per rompere questo meccanismo è essenziale. <a href="https://www.openpolis.it/il-grande-potenziale-dellinvestimento-in-istruzione/#:~:text=Il%20legame%20tra%20povert%C3%A0%20e%20livello%20di%20istruzione" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">4,1%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>la spesa pubblica in istruzione dell&#8217;Italia rispetto al Pil</strong>. Tra i 27 paesi Ue, in media, la spesa in istruzione nel 2022 è stata pari al 4,7% del prodotto interno lordo. Dieci stati, tra cui l’Italia, si attestano al di sotto di tale soglia. Con circa il 4% del Pil investito in istruzione, il nostro paese supera solo Bulgaria (3,9%), Grecia (3,8%), Romania (3,2%) e Irlanda (2,7%). Due paesi, Svezia e Belgio, hanno superato la quota del 6% nel 2022. Poco sotto questa soglia anche Estonia, Slovenia e Finlandia. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-tra-i-5-paesi-ue-con-minor-spesa-in-istruzione/" target="_blank" rel="noopener">Vai alla mappa.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">2010</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>l&#8217;anno dal quale l&#8217;Italia è diventata il paese che spende meno in istruzione in rapporto al Pil nel confronto con Francia e Germania.</strong> Nel confronto con gli altri due maggiori partner Ue, l’Italia oggi si colloca a 0,4 punti dalla Germania (4,5%) e a oltre un punto percentuale dalla Francia (5,2%). Questa distanza non è nuova essendosi consolidata nel corso degli ultimi 10-15 anni, in particolare in seguito alla grande recessione iniziata nel 2008. In quell’anno la Francia spendeva più dell’Italia e della media europea, mentre la Germania si attestava al di sotto del nostro paese (3,9% a fronte del 4,3% dell’Italia). Negli anni successivi, anche in risposta alla successiva crisi finanziaria e debitoria, la quota di Pil speso in istruzione è progressivamente diminuita, portando al sorpasso della Germania sull’Italia. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-2010-dei-3-maggiori-stati-ue-litalia-e-quello-che-spende-meno-in-istruzione-in-rapporto-al-pil/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico</a>.</p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">471</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>il punteggio medio in matematica degli studenti italiani nei test Ocse-Pisa del 2022.</strong> Anche se di per sé la spesa in istruzione è un indicatore quantitativo, non adatto a descrivere la qualità effettiva di un sistema scolastico, è rilevante osservare che i paesi europei che spendono di più in istruzione in molti casi siano anche quelli con migliori performance nei test Ocse-Pisa. Il paese europeo con il punteggio più alto, l’Estonia (510 punti), è anche il terzo paese Ue per spesa in educazione su Pil (5,8%).  Tra gli stati Ue, i risultati migliori si registrano nei Paesi Bassi, Irlanda, Belgio, Danimarca e Polonia, con un livello di apprendimento poco inferiore a 500. Anche in questi casi si tratta spesso di paesi con oltre il 5% del Pil speso in istruzione, con l’eccezione di Polonia (4,6%) e Irlanda (2,7%). <a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-paesi-europei-con-piu-spesa-in-istruzione-i-risultati-nei-test-ocse-sono-migliori/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">3 su 4</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>capoluoghi del sud dove oltre la metà degli studenti di seconda superiore ha competenze inadeguate in matematica. </strong> Nei test Invalsi del 2022, è emerso come in nessun capoluogo del nord-est la quota di studenti con risultati in matematica superi la metà del totale. Mentre questo succede nel 4% delle città nel nord-ovest e nel 36% di quelle del centro. L’incidenza però raggiunge i picchi più elevati nel mezzogiorno. Nell’85% dei capoluoghi meridionali gli studenti con bassi livelli di competenza in matematica hanno superato la metà del totale. Cioè il 77% delle città del sud continentale e il 100% di quelle delle isole. Migliorare la posizione internazionale del paese sugli apprendimenti significa investire per ridurre gli ampi divari territoriali che lo affliggono. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-3-capoluoghi-su-4-del-sud-competenze-inadeguate-in-matematica-per-oltre-la-meta-degli-studenti/" target="_blank" rel="noopener">Vai alla mappa.</a></p>
</section>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</h3>
</p>
<p><div>
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            </div></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Non sono emergenza, le parole e i numeri del disagio giovanile</title>
		<link>https://www.openpolis.it/non-sono-emergenza-le-parole-del-disagio-giovanile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Nov 2024 06:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=296379</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per evitare un racconto aneddotico sulla condizione degli adolescenti serve partire dai dati e dalle definizioni corrette di tendenze e fenomeni. Parole e numeri per mettere a fuoco la loro condizione dopo la pandemia, nell'ambito della campagna di Con i Bambini "Non sono emergenza".</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/non-sono-emergenza-le-parole-del-disagio-giovanile/">Non sono emergenza, le parole e i numeri del disagio giovanile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Durante l&#8217;emergenza Covid il tema del <strong>disagio giovanile</strong> è tornato all&#8217;ordine del giorno. Tuttavia il dibattito si è sviluppato in modo molto spesso frammentario, aneddotico, non alimentato con dati certi.</p>
<p>Del resto, nell’affrontare la questione, il <strong>primo ostacolo è proprio la possibilità di reperire informazioni qualificate, </strong>strutturate e di qualità sulla condizione di ragazze e ragazzi dopo il Covid attraverso i dati.</p>
<p>Ancora più che in altri ambiti, il panorama informativo e la discussione sul disagio giovanile si caratterizza per l’<strong>elevata infodemia. </strong>Un neologismo inserito dalla Treccani proprio nel pieno dell’emergenza sanitaria, definibile come</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>(&#8230;) circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabilI</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.treccani.it/vocabolario/infodemia_(Neologismi)/" target="_blank">&#8211; Treccani, Infodemia (neologismi 2020)</a>
									            </div>
</section>
<p>Poche definizioni potrebbero descrivere meglio lo stato attuale della discussione sul tema. Sui media, dai giornali alla televisione, così come sui social, <strong>abbondano pareri, servizi, interviste, numeri. </strong>Eppure è <strong>difficile arrivare a una sintesi, o perlomeno a un </strong><strong>quadro chiaro </strong>su cosa stiano vivendo giovani e giovanissimi.</p>
<p><strong>Non è certo un problema la varietà di punti di vista diversi </strong>sull’argomento, che anzi <strong>sono preziosi </strong>e contribuiscono al confronto critico e, potenzialmente, a un’interpretazione condivisa su cosa stia davvero accadendo nel paese.</p>
<p><strong>Il problema casomai è che questo dibattito è in corso, </strong>almeno tra i non addetti ai lavori, dai cittadini ai media generalisti, ma anche tra gli stessi decisori, <strong>quasi prescindendo dai dati. </strong>Oppure avvalendosi di cifre parziali, informazioni non strutturate che servono più a supportare l’aneddotica personale che a offrire un ragionamento compiuto e costruttivo.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/glossari/disagio-giovanile/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Le &#8220;Parole&#8221; del disagio giovanile<br />
<br /><strong>Leggi</strong></a>.</p>
</section>
<p>Nell&#8217;ambito della campagna <a href="https://www.nonsonoemergenza.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Non sono emergenza</a> dell&#8217;impresa sociale Con i Bambini, proponiamo alcune delle<strong> parole chiave e i dati per comprendere meglio la situazione </strong>in corso tra bambini e ragazzi, dopo la pandemia.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-parole-del-disagio-giovanile-dopo-la-pandemia/">Le Parole del disagio giovanile dopo la pandemia</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-parole-del-disagio-giovanile-dopo-la-pandemia/">Scorri e clicca sulla Parola che vuoi consultare</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_296377_tab1" role="tab" aria-controls="chart_296377_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_296377_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/le-parole-del-disagio-giovanile-dopo-la-pandemia/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/le-parole-del-disagio-giovanile-dopo-la-pandemia.jpg" placeholder ></amp-img></p>
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<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-parole-del-disagio-giovanile-dopo-la-pandemia/">Le Parole del disagio giovanile dopo la pandemia &#8211; Scorri e clicca sulla Parola che vuoi consultare</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat, Iss, Transcrime, Invalsi                                                                <br />(pubblicati: lunedì 18 Novembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/le-parole-del-disagio-giovanile-dopo-la-pandemia.jpg" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-296377"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-296377" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<h3 class="wp-block-heading">La necessità di un approccio basato sui dati</h3>
<p>Terminata l&#8217;emergenza Covid, <strong>alcuni dati possono aiutarci a capire </strong>cosa sia successo in quella fase storica e quali siano oggi le ripercussioni sulla vita dei più giovani. La didattica a distanza e le chiusure prolungate delle scuole hanno sicuramente avuto un impatto in termini di <strong>apprendimenti, pagato soprattutto dagli studenti svantaggiati</strong>.</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Il report completo</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/Report_nonsonoemergenza_desktop.pdf" target="_blank" rel="noopener">Scarica</a></p>
</div></div>
</section>
<div id="strillo-testo-block_2882542d68079da3542d32ed838421e5" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Molti indicatori segnalano un aumento del disagio tra i più giovani.</p>
</section></div>
<p>Le difficoltà economiche di alcuni nuclei familiari hanno spinto all’<strong>aumento dell’incidenza della povertà minorile</strong>, ai suoi massimi nella serie storica recente. In parallelo con la rarefazione delle relazioni sociali, il <strong>benessere psicologico è diminuito</strong>, specialmente tra le ragazze, così come sono aumentati i casi di disturbi alimentari e altri comportamenti a rischio.<strong> </strong></p>
<p><strong>E tuttavia non tutti i segnali sono negativi</strong>, se si guarda alla <strong>capacità dei giovani di mobilitarsi </strong>su temi che hanno a cuore e di impegnarsi in modo organizzato per essere agenti di cambiamento nel mondo in cui vivono. <strong>Se c’è un problema </strong>nella condizione attuale di bambini e ragazzi, e sicuramente c’è, <strong>non sarà un approccio emergenziale, dettato da una logica catastrofista, a risolverlo</strong>. Solo interventi sociali e politiche pubbliche costruite con il coinvolgimento attivo dei più giovani, e indirizzate alle loro necessità ed esigenze, potranno farlo.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Cosa raccontano i dati a disposizione</h3>
<p>Nel giugno dell’anno scorso, un’indagine demoscopica promossa da Con i Bambini e Demopolis ha fatto emergere come il <strong>54% degli adolescenti intervistati ritenga di non essere capito dagli adulti. </strong>Un’opinione peraltro condivisa dal 45% dei genitori.</p>
<p>Questa tendenza porta a interrogarsi sui fattori che ne stanno alla base, con particolare attenzione al disagio vissuto da bambini e ragazzi durante e dopo la pandemia. <strong>Un disagio che è innanzitutto di natura sociale ed economica: </strong>secondo le stime di Istat, pubblicate il 17 ottobre scorso, <a href="https://www.openpolis.it/cresce-la-poverta-assoluta-tra-bambini-e-ragazzi-delle-famiglie-svantaggiate/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quasi il 14% dei minori nel 2023 si è trovato in povertà assoluta</a>. Ovvero l’incidenza più elevata della serie storica dal 2014, a seguito della revisione metodologica avvenuta negli ultimi anni. Dopo la pandemia, i bambini e ragazzi che vivono in famiglie in povertà assoluta sono arrivati a sfiorari gli 1,3 milioni.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">1,29 </span>milioni di minori in povertà assoluta nel 2023. Il 13,8% del totale.</p>
</section>
<p>Tuttavia <strong>sarebbe riduttivo affrontare la questione solo dal punto di vista della deprivazione materiale, </strong>senza andare alle radici educative, culturali, sociali, psicologiche che ne sono alla base. Dimensioni che spesso sono anche collegate tra loro.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Disagio giovanile e apprendimenti degli studenti</h3>
<p>In termini educativi, <strong>gli anni di pandemia si sono segnalati per un calo netto negli apprendimenti</strong>. Nel 2022 quasi uno studente su 10 (9,7%) in quinta superiore si è trovato in dispersione implicita, vale a dire nella situazione di chi, pur portando a termine gli studi, lo fa senza aver raggiunto competenze di base adeguate. </p>
<p>Una <strong>crescita significativa rispetto a prima della pandemia</strong>: gli alunni in dispersione implicita erano il 7% nel 2019. Il fenomeno<strong> ha riguardato soprattutto gli studenti svantaggiati</strong>: gli alunni con alle spalle una famiglia in condizione medio-bassa sono passati da una dispersione implicita dell’8% nel 2019 al 12% nel 2022.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/durante-il-covid-la-dispersione-implicita-ha-raggiunto-il-12-tra-gli-studenti-svantaggiati/">Durante il Covid, la dispersione implicita ha raggiunto il 12% tra gli studenti svantaggiati</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/durante-il-covid-la-dispersione-implicita-ha-raggiunto-il-12-tra-gli-studenti-svantaggiati/">Percentuale di studenti di V superiore che concludono l’ultimo anno con competenze di base del tutto inadeguate, per livello di Escs (2019-22)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Invalsi                                                                <br />(pubblicati: mercoledì 6 Luglio 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/10/durante-il-covid-la-dispersione-implicita-ha-raggiunto-il-12-tra-gli-studenti-svantaggiati.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-296418"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-296418" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>Con il superamento dell’emergenza, i livelli di dispersione implicita sono tornati a calare</strong>: <strong>nei test del 2024</strong>, per la prima volta, si è assistito a una contrazione che porta la quota di studenti di quinta con apprendimenti insufficienti nelle materie di base <strong>sotto i livelli pre-Covid (6,6%)</strong>.</p>
<p>Un dato molto significativo e positivo, che però non deve far dimenticare gli <strong>sforzi ancora necessari per recuperare la situazione precedente la pandemia</strong>. </p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Si trovano in dispersione scolastica implicita gli studenti che, pur completando il percorso scolastico, non hanno competenze di base adeguate. Un problema grave, anche se meno visibile dell&#039;abbandono scolastico.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/dispersione-implicita/"><br />
                &#8220;Dispersione scolastica &#8220;implicita&#8221;&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<p>Se si isolano gli studenti di quinta superiore con apprendimenti insufficienti in <strong>italiano</strong>, quasi il 44% non raggiunge livelli adeguati, e di questi il 18,7% si attesta su risultati del tutto inadeguati. In <strong>matematica</strong> queste due percentuali salgono rispettivamente al 47,5% e al 25,5%.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">64% </span>gli studenti di V superiore con risultati adeguati in italiano nel 2019. Oggi sono il 56%.</p>
</section>
<p><strong>In queste due materie chiave la situazione pre-Covid non appare ancora pienamente recuperata</strong>, e andrà monitorata nel tempo. Nel 2019 risultati positivi erano raggiunti dal 64% dei ragazzi di quinta in italiano e dal 61% in matematica. Nel 2024 l’incidenza è invece rispettivamente al 56% e al 52%, nonostante il miglioramento rispetto agli anni più acuti della pandemia.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-recupero-in-apprendimenti-chiave-non-e-ancora-completo-rispetto-al-pre-covid/">Il recupero in materie chiave non è ancora completo rispetto al pre-Covid</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-recupero-in-apprendimenti-chiave-non-e-ancora-completo-rispetto-al-pre-covid/">Percentuale di studenti che raggiungono i traguardi previsti in italiano e in matematica al termine del secondo ciclo d’istruzione (2019-25)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_295607_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_295607_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/il-recupero-in-apprendimenti-chiave-non-e-ancora-completo-rispetto-al-pre-covid/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/10/il-recupero-in-apprendimenti-chiave-non-e-ancora-completo-rispetto-al-pre-covid.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-recupero-in-apprendimenti-chiave-non-e-ancora-completo-rispetto-al-pre-covid/">Il recupero in materie chiave non è ancora completo rispetto al pre-Covid &#8211; Percentuale di studenti che raggiungono i traguardi previsti in italiano e in matematica al termine del secondo ciclo d’istruzione (2019-25)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Invalsi                                                                <br />(pubblicati: mercoledì 9 Luglio 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/10/il-recupero-in-apprendimenti-chiave-non-e-ancora-completo-rispetto-al-pre-covid.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-295607"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-295607" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<h3 class="wp-block-heading">Relazioni sociali e benessere psicologico</h3>
<p>Una <strong>crisi educativa con conseguenze quindi di lungo periodo</strong>, che può essere il sintomo di qualcosa di più profondo nel benessere sociale e psicologico di ragazze e ragazzi. Nella pandemia, complice la necessità di mantenere il distanziamento fisico, sono emersi alcuni segnali di <strong>rarefazione nei rapporti sociali</strong>, anche e soprattutto tra i giovani.</p>
<p>Durante il Covid, in base alle rilevazioni svolte dall’istituto nazionale di statistica, il 50,5% degli alunni delle scuole secondarie ha riportato una <strong>diminuzione nella frequentazione di amiche e amici</strong>, con un parallelo incremento nell’utilizzo di chat e social media per comunicare (in crescita per circa il 70% dei ragazzi).</p>
<p><strong>Tendenze che l’emergenza in realtà sembra solo aver accelerato, e che spesso erano già in corso da prima della pandemia</strong>. Nel 2005, la quota di giovani che dichiaravano di vedere tutti i giorni i propri amici era pari al 70,8% tra 11 e 14 anni e al 72,2% tra 15 e 17. Nel 2019, quindi già prima del Covid, la quota era crollata rispettivamente al 34,3% e al 39,1%. </p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-quota-di-ragazzi-che-vedono-tutti-i-giorni-gli-amici-era-crollata-gia-prima-della-pandemia/">La quota di ragazzi che vedono tutti i giorni gli amici era crollata già prima della pandemia</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-quota-di-ragazzi-che-vedono-tutti-i-giorni-gli-amici-era-crollata-gia-prima-della-pandemia/">Percentuale di 11-17enni che incontrano tutti i giorni gli amici nel tempo libero (2005-23)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_290534_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-quota-di-ragazzi-che-vedono-tutti-i-giorni-gli-amici-era-crollata-gia-prima-della-pandemia/">La quota di ragazzi che vedono tutti i giorni gli amici era crollata già prima della pandemia &#8211; Percentuale di 11-17enni che incontrano tutti i giorni gli amici nel tempo libero (2005-23)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(consultati: giovedì 2 Maggio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/la-quota-di-ragazzi-che-vedono-tutti-i-giorni-gli-amici-era-crollata-gia-prima-della-pandemia.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-290534"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-290534" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>L’emergenza ha ovviamente contribuito ad aggravare il fenomeno: nel 2021 la percentuale di giovani 11-14enni che vedono gli amici tutti i giorni è scesa 18,4% (20,4% tra i 15-17enni). Ma, in uscita dall’emergenza, la quota non appare comunque recuperata rispetto al pre-pandemia: nel 2023 dichiarano di vedere tutti i giorni i propri amici il 27,6% degli 11-14enni e il 30,1% dei 15-17enni. Sicuramente <strong>molto lontano rispetto al 70% della generazione precedente</strong>.</p>
<p>Oltre alla rarefazione nelle relazioni sociali, durante la pandemia si sono registrati diversi segnali di<strong> peggioramento nel benessere psicologico</strong> tra i minori. Rispetto a questa tendenza, va segnalato il <strong>grande sforzo della comunità scientifica nell’indagarne le cause, specialmente dopo la pandemia</strong>.</p>
<p>Va in questa direzione la ricerca promossa dall’autorità garante per l’infanzia (Agia) insieme all’istituto superiore di sanità (Iss), da cui emergono una serie di fattori di rischio, sia endogeno (relativo al minore e alla sua famiglia) che esogeno (riferiti al contesto in cui vive).</p>
<p><p>&nbsp;</p>
<p><h2 id="tablepress-4436-name" class="tablepress-table-name tablepress-table-name-id-4436">Fattori di rischio per il benessere psico-fisico dei minori nel Covid</h2>

<table id="tablepress-4436" class="tablepress tablepress-id-4436 w-100" aria-labelledby="tablepress-4436-name" aria-describedby="tablepress-4436-description">
<thead>
<tr class="row-1">
	<th class="column-1"><center><b>Fattori endogeni</b></center></th><th class="column-2"><center><b>Fattori esogeni</b></center></th>
</tr>
</thead>
<tbody class="row-striping row-hover">
<tr class="row-2">
	<td class="column-1">Esperienze di isolamento, malattia grave e/o decesso di uno o più familiari </td><td class="column-2">Assenza di un approccio di sistema (mancato coordinamento delle reti sociali, sanitarie ed educative)</td>
</tr>
<tr class="row-3">
	<td class="column-1">Situazioni familiari complesse (es. separazione dei genitori, assenza o iperprotezione di figure adulte di riferimento, sovraccarico lavorativo dei genitori o lavori ad alto rischio COVID) </td><td class="column-2">Mancanza di una rete di servizi sociosanitari ed educativi sufficientemente efficace (es. tra servizi di neuropsichiatria infantile, psicologia, scuola e sociale) </td>
</tr>
<tr class="row-4">
	<td class="column-1">Problematiche psicologiche e neuropsichiatriche preesistenti</td><td class="column-2">Inadeguatezza dei sistemi di accoglienza e cura</td>
</tr>
<tr class="row-5">
	<td class="column-1">Stress correlato alla richiesta di prestazioni scolastiche elevate</td><td class="column-2">Prolungati periodi di chiusura della scuola </td>
</tr>
<tr class="row-6">
	<td class="column-1">Difficoltà nella gestione temporale della routine quotidiana </td><td class="column-2">Percezione costante di incertezza e sfiducia nelle istituzioni</td>
</tr>
<tr class="row-7">
	<td class="column-1">Utilizzo inadeguato e/o eccessivo dei dispositivi tecnologici per le attività didattiche e le relazioni sociali (es. eccesso di social network)</td><td class="column-2">Mancanza di zone verdi e chiusura prolungata di luoghi di aggregazione e/o socializzazione </td>
</tr>
<tr class="row-8">
	<td class="column-1">Mancata conoscenza della lingua italiana da parte dei migranti e delle loro famiglie</td><td class="column-2">Confusione generata dalla comunicazione da parte dei mass media </td>
</tr>
<tr class="row-9">
	<td class="column-1">Mancanza o inadeguatezza di risorse informatiche </td><td class="column-2">Mancanza o inadeguatezza di risorse informatiche </td>
</tr>
<tr class="row-10">
	<td class="column-1">Episodi di violenza sui minorenni e violenza assistita</td><td class="column-2">Fragilità socio-culturali ed economiche (es. posizioni lavorative precarie o perdita del lavoro dei genitori) </td>
</tr>
</tbody>
</table>
<span id="tablepress-4436-description" class="tablepress-table-description tablepress-table-description-id-4436">Fonte: Iss e Agia, Pandemia, neurosviluppo e salute mentale di bambini e ragazzi (2022) </span>
<!-- #tablepress-4436 from cache --></p>
<p>&nbsp;</p>
</p>
<p>Mostra alcune avvisaglie in questa direzione anche l<strong>’indice di salute mentale</strong> raccolto da Istat per gli indicatori del Bes (benessere equo e sostenibile).</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Monitorare la salute mentale delle persone, e in particolare dei minori, non è semplice con i dati oggi disponibili. Alcuni indicatori tuttavia segnalano un peggioramento in seguito alla pandemia nel benessere psicologico degli adolescenti.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/salute-mentale/"><br />
                &#8220;Salute mentale&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<p>Si tratta di una misura di disagio psicologico che fa sintesi, attraverso le risposte a questionari specifici, delle quattro dimensioni principali della salute mentale (ansia, depressione, perdita di controllo comportamentale o emozionale e benessere psicologico).<strong> L’indice di sintesi varia tra 0 e 100, con migliori condizioni di benessere psicologico al crescere del valore dell’indice</strong>.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-torna-a-peggiorare-lindice-di-salute-mentale-tra-i-giovani/">Nel 2023 torna a peggiorare l&#8217;indice di salute mentale tra i giovani</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-torna-a-peggiorare-lindice-di-salute-mentale-tra-i-giovani/">Indice di salute mentale per fascia d&#8217;età (2016-2023)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nel-2023-torna-a-peggiorare-lindice-di-salute-mentale-tra-i-giovani/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/10/nel-2023-torna-a-peggiorare-lindice-di-salute-mentale-tra-i-giovani.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-torna-a-peggiorare-lindice-di-salute-mentale-tra-i-giovani/">Nel 2023 torna a peggiorare l&#8217;indice di salute mentale tra i giovani &#8211; Indice di salute mentale per fascia d&#8217;età (2016-2023)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (Bes)                                                                <br />(pubblicati: venerdì 12 Aprile 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/10/nel-2023-torna-a-peggiorare-lindice-di-salute-mentale-tra-i-giovani.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-293757"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-293757" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Anche in questo caso, con la pandemia si registra un peggioramento. L’<strong>indice di salute mentale </strong>medio tra i 14-19enni nel 2021 è calato a 70,3, dal 73,9 registrato nella rilevazione dell’anno precedente. Nel 2022 l’indice di salute mentale tra gli adolescenti è tornato a migliorare (72,6), per poi scendere nuovamente l’anno successivo (71 nel 2023). Con un divario di genere che vede un minor benessere psicologico per le ragazze (con un indice di 67,4 per le giovani di 14-19 anni nel 2023) rispetto ai ragazzi (74,3).</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">71 </span>l’indice di salute mentale tra 14-19enni nel 2023. In peggioramento rispetto al 2022: i livelli pre-Covid non sono ancora recuperati.</p>
</section>
<p><strong>Ulteriori segnali di malessere psicologico </strong>emergono dalle rilevazioni di Iss, l’istituto superiore di sanità, nell’ambito dell’indagine sulle dipendenze comportamentali nella <strong>generazione Z </strong>(i nativi digitali, nati tra la fine degli anni ’90 e il 2012). Uno studio, basato su un campione rappresentativo della popolazione scolastica 11-17 anni, per rilevare la prevalenza di alcuni disturbi in seguito all’emergenza Covid-19.</p>
<p>Da questa indagine è emerso che si possono stimare in 65.967 gli studenti tra 11 e 17 anni con <strong>tendenza all’isolamento sociale </strong>nei sei mesi precedenti la rilevazione. Ovvero l’1,6% del totale, sulla base del campione rappresentativo della popolazione studentesca selezionato da Iss. </p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/hikikomori-ritiro-sociale" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Hikikomori<br />
<br /><strong>Vai al glossario</strong></a>.</p>
</section>
<p>Sempre attraverso questo campione, si può stimare che quasi 100mila ragazze e ragazzi (il 2,5% degli 11-17enni) presentino caratteristiche compatibili con la presenza di una <strong>dipendenza da social media</strong>. Una tendenza correlata con le <strong>difficoltà nell’instaurare una relazione costruttiva con genitori e adulti</strong>. Tra gli 11-13enni a rischio dipendenza da social, il 75,9% dichiara una difficoltà comunicativa con i genitori. La quota scende al 40,5% in chi non presenta il rischio.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-mezzogiorno-si-registra-un-uso-piu-problematico-dei-social-tra-i-minori/">Nelle regioni del mezzogiorno si registra un uso più problematico dei social tra i minori</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-mezzogiorno-si-registra-un-uso-piu-problematico-dei-social-tra-i-minori/">Perc. adolescenti che fanno uso problematico dei social media, 6+ criteri (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_294711_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_294711_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-mezzogiorno-si-registra-un-uso-piu-problematico-dei-social-tra-i-minori/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/10/nelle-regioni-del-mezzogiorno-si-registra-un-uso-piu-problematico-dei-social-tra-i-minori.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-mezzogiorno-si-registra-un-uso-piu-problematico-dei-social-tra-i-minori/">Nelle regioni del mezzogiorno si registra un uso più problematico dei social tra i minori &#8211; Perc. adolescenti che fanno uso problematico dei social media, 6+ criteri (2022)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Iss                                                                <br />(ultimo aggiornamento: giovedì 2 Maggio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/10/nelle-regioni-del-mezzogiorno-si-registra-un-uso-piu-problematico-dei-social-tra-i-minori.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-294711"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-294711" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Basandosi sul campione rappresentativo, si possono stimare in quasi mezzo milione i <strong>ragazzi a rischio di internet gaming disorder</strong>, ovvero “l’uso persistente e ricorrente di Internet per partecipare a giochi, spesso con altri giocatori, che porta a compromissione o disagio clinicamente significativi per un periodo di 12 mesi”. </p>
<p>Mentre oltre 370mila studenti 11-17enni (il 9,3% del campione) potrebbero presentare un grave <strong>rischio di dipendenza da cibo</strong>. </p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		La dipendenza da cibo è un comportamento alimentare che implica il consumo eccessivo di alimenti specifici, altamente appetibili (cioè cibi ricchi di sale, grassi e zuccheri) in quantità superiori al fabbisogno energetico omeostatico (Iss).</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/disturbi-alimentari-e-food-addiction/"><br />
                &#8220;Disturbi alimentari e food addiction&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/quasi-il-10-dei-minori-11-17-anni-mostra-i-segnali-di-una-grave-dipendenza-da-cibo/">Quasi il 10% dei minori 11-17 anni mostra i segnali di una grave dipendenza da cibo</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/quasi-il-10-dei-minori-11-17-anni-mostra-i-segnali-di-una-grave-dipendenza-da-cibo/">Percentuale di alunni 11-17 anni per profilo di problematicità della dipendenza da cibo</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_290556_tab1" role="tab" aria-controls="chart_290556_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_290556_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_290556_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/quasi-il-10-dei-minori-11-17-anni-mostra-i-segnali-di-una-grave-dipendenza-da-cibo/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/quasi-il-10-dei-minori-11-17-anni-mostra-i-segnali-di-una-grave-dipendenza-da-cibo.png" placeholder ></amp-img></p>
<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/quasi-il-10-dei-minori-11-17-anni-mostra-i-segnali-di-una-grave-dipendenza-da-cibo/">Quasi il 10% dei minori 11-17 anni mostra i segnali di una grave dipendenza da cibo &#8211; Percentuale di alunni 11-17 anni per profilo di problematicità della dipendenza da cibo</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Iss                                                                <br />(pubblicati: giovedì 11 Gennaio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/quasi-il-10-dei-minori-11-17-anni-mostra-i-segnali-di-una-grave-dipendenza-da-cibo.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-290556"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-290556" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Altri dati, come quelli provenienti dagli <strong>accessi al pronto soccorso </strong>del ministero della salute, mostrano che tali problematiche potrebbero aver avuto una crescita nel corso della pandemia. Nel 2021 sono stati 2.778 gli accessi in pronto soccorso di minori per <strong>sindromi e disturbi da alterato comportamento alimentare</strong>, in crescita del 10,5% rispetto al 2019. </p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/disturbi-alimentari-e-food-addiction" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Disturbi alimentari<br />
<br /><strong>Vai al glossario</strong></a>.</p>
</section>
<p>Un <strong>problema soprattutto tra le ragazze</strong>: l’incidenza femminile tra gli under 25 è infatti passata dal 61,1% del 2019 al 72,7% del 2021. Tra gli adolescenti maschi invece è più frequente l’abuso di alcol. Il 29,3% dei giovani di 14-17 anni nel 2022 ha presentato almeno un comportamento a rischio nel consumo, contro il 25% delle coetanee.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Discriminazioni, bullismo e fenomeni di violenza</h3>
<p>In un paese con 1,3 milioni di minori residenti con background migratorio, un altro aspetto indagato dopo lo scoppio dell’emergenza è stato <strong>l’impatto di fenomeni di discriminazione e bullismo</strong>, grazie alle rilevazioni specifiche di Istat. </p>
<div id="strillo-testo-block_cdeb27bfb19592a6e636854483523558" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Ragazze e minori stranieri sono più spesso vittima di bullismo e cyberbullismo.</p>
</section></div>
<p>Durante la fase più critica della pandemia (marzo 2020-estate 2021), circa <strong>1 studente su 10 delle scuole secondarie ha dichiarato di aver subito episodi di bullismo o cyberbullismo</strong>, con un’incidenza che sale tra i soggetti a maggior rischio di esclusione, come i minori stranieri. La quota raggiunge infatti il <strong>18,2% tra bambini e ragazzi con cittadinanza non italiana</strong>. Anche le ragazze sono tra i soggetti più a rischio di episodi di bullismo: il 3,9% delle studentesse dichiara di essere stata presa di mira con racconti di storie diffamatorie sul proprio conto. Molto più dei maschi (2,3%).</p>
<p>Oltre alle discriminazioni, un altro aspetto su cui la pubblicistica si è molto concentrata nel corso della pandemia è quello dei fenomeni di violenza, dal tema delle<strong> baby-gang </strong>a quello più generale della criminalità giovanile. Tra i riferimenti più autorevoli sul tema, spicca un’indagine ad hoc realizzata da Transcrime, centro di ricerca interuniversitario delle università Cattolica di Milano, Alma mater studiorum di Bologna e dell’università di Perugia, in collaborazione con i ministeri di giustizia e interno. Quella analisi ha sottolineato, molto chiaramente, come la questione rimanga al centro del dibattito pubblico pur in mancanza di “una chiara definizione di questo fenomeno e dati sistematici che permettano di monitorarlo”.</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		La bande giovanili (o baby gang) sono gruppi con profili diversi, composti in prevalenza da giovani di 15-17 anni. Un tema affrontato molto spesso nel dibattito pubblico in mancanza di dati strutturati sul fenomeno.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/baby-gang/"><br />
                &#8220;Baby gang&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<p>Questo studio esplorativo offre però alcune coordinate: dall’origine delle baby gang (o bande giovanili) in <strong>situazioni di disagio familiare </strong>o sociale, alla prevalenza del fenomeno nel centro-nord, con gruppi di “circa 10 ragazzi, tra i 15 e i 17 anni, spesso italiani, senza un’organizzazione strutturata”. Un identikit che rimanda più spesso a <strong>fenomeni di mancata integrazione, </strong>che a legami con la criminalità organizzata. Ma che comunque si caratterizza per violenze e reati, spesso ai danni di coetanei, e non va quindi sottovalutato. Anche per questo è interessante ricostruire la tendenza del fenomeno prima e dopo il Covid. </p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">+73,8% </span>i giovani presi in carico dagli Ussm (uffici di servizio sociale per i minorenni) come appartenenti a gang giovanili tra 2019 e 2021.</p>
</section>
<p>Su questo aspetto, il <strong>46% delle questure e dei comandi dei carabinieri che hanno registrato la presenza di gang giovanili hanno anche indicato un aumento del fenomeno </strong>negli ultimi cinque anni. Tra 2019 e 2021 sono cresciuti del 73,8% i giovani presi in carico dagli Ussm (uffici di servizio sociale per i minorenni) come appartenenti a gang giovanili: da 107 a 186. Una variazione che però, <strong>come per gli altri aspetti passati in rassegna finora, sarebbe semplicistico ricondurre esclusivamente alla pandemia. </strong>Basti pensare che la presenza di gang giovanili è aumentata durante la crisi pandemica in meno di 1 provincia su 3. Questa localizzazione, piuttosto concentrata in termini territoriali, rende necessari ulteriori approfondimenti sul fenomeno e sulle sue radici.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Perché un approccio non emergenziale</h3>
<p>Il presupposto per affrontare questi fenomeni è l&#8217;utilizzo di <strong>definizioni e dati strutturati</strong>, purtroppo non sempre disponibili. Si tratta dello <strong>strumentario minimo per rifuggire approcci ideologici che mortificano questioni tanto complesse </strong>come quelle viste fin qui: dai ritardi educativi al disagio psicologico, dalla crisi nei rapporti sociali all’emergere di fenomeni di violenza o di comportamenti a rischio.</p>
<p><strong>Il pericolo di ridurre a una caricatura la condizione giovanile </strong>è molto elevato. Anche alla luce del fatto che i giovani hanno dimostrato di essere anche altro, in questi anni. Tra 15 e 24 anni, quasi <strong>2 giovani italiani su 3 si dichiarano molto preoccupati per il cambiamento climatico; </strong>molto più della media della popolazione, pari al 53%. La quota di 18-19enni che hanno preso parte ad associazioni ecologiche, per i diritti civili e per la pace è superiore rispetto al resto della popolazione (2,4% contro una media del 1,5%). E appare <strong>in crescita la quota di chi, tra 14 e 17 anni, presta attività gratuite in associazioni di volontariato </strong>(6,8% nel 2023, in aumento rispetto al 6,4% dell’anno precedente e al 3,9% del 2021).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-contributo-della-popolazione-nel-volontariato-tra-prima-e-dopo-il-covid/">Il contributo della popolazione nel volontariato, tra prima e dopo il Covid</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-contributo-della-popolazione-nel-volontariato-tra-prima-e-dopo-il-covid/">Percentuale di persone che negli ultimi 12 mesi hanno svolto attività gratuite in associazioni di volontariato (2019-23)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_292524_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/il-contributo-della-popolazione-nel-volontariato-tra-prima-e-dopo-il-covid/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/08/il-contributo-della-popolazione-nel-volontariato-tra-prima-e-dopo-il-covid.png" placeholder ></amp-img></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(consultati: venerdì 14 Giugno 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/08/il-contributo-della-popolazione-nel-volontariato-tra-prima-e-dopo-il-covid.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-292524"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-292524" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Al netto di problemi e difficoltà, come abbiamo visto in parte anche pre-esistenti alla pandemia, oltre <strong>6 giovani su 10 </strong>tra 14 e 19 anni <strong>esprimono un giudizio positivo sulle proprie prospettive future </strong>nei prossimi 5 anni. Un altro, ennesimo, segnale di come servano ulteriori dati, più strutturati, per comprendere fino in fondo la condizione giovanile. Ma soprattutto di come solo partendo dal punto di vista di ragazze e ragazzi sia possibile <strong>migliorare la loro condizione e quella del paese.</strong></p>
<p>Foto: Riccardo Venturi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/non-sono-emergenza-le-parole-del-disagio-giovanile/">Non sono emergenza, le parole e i numeri del disagio giovanile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La povertà minorile nel 2023</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-poverta-minorile-nel-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Oct 2024 03:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=296307</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi Cresce la povertà assoluta tra bambini e ragazzi delle famiglie svantaggiate Ascolta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-poverta-minorile-nel-2023/">La povertà minorile nel 2023</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi <a href="https://www.openpolis.it/cresce-la-poverta-assoluta-tra-bambini-e-ragazzi-delle-famiglie-svantaggiate/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cresce la povertà assoluta tra bambini e ragazzi delle famiglie svantaggiate</a></p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano<br />
<br /><strong>Ascolta tutti i podcast su Radio Radicale</strong></a>.</p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">13,8%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>i minori di 18 anni che si sono trovati in povertà assoluta nel 2023.</strong> Molto più della media della popolazione, pari al 9,7%. I nuovi dati appena pubblicati confermano una tendenza affermatasi in modo nitido dopo la crisi del 2008: al diminuire dell&#8217;età, cresce l&#8217;incidenza della povertà assoluta. Sono considerate in questa condizione le famiglie e le persone che non possono permettersi le spese minime per condurre una vita accettabile, definite attraverso un paniere stabilito da Istat. In termini assoluti parliamo di quasi 1,3 milioni di bambini e ragazzi in questa condizione. <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-poverta-assoluta/" target="_blank" rel="noopener">Vai al glossario</a>.</p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">15,5%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>la quota di minori in povertà assoluta nel mezzogiorno</strong>. Restano i divari territoriali: nel centro-nord si attesta attorno al 13%, mentre nel mezzogiorno la quota di bambini e ragazzi in povertà assoluta supera il 15%. Tuttavia è tra bambini e ragazzi del centro Italia tra 7 e 13 anni che si registra un aumento statisticamente significativo dell’indigenza rispetto all’anno precedente. Se nel 2022 si trovava in questa condizione il 10,7% di loro, nel 2023 la quota è salita al 13,9%. <a href="https://www.openpolis.it/cresce-la-poverta-assoluta-tra-bambini-e-ragazzi-delle-famiglie-svantaggiate/#la-quota-sale-al-155-nel-mezzogiorno" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">+3,8</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>l&#8217;aumento in punti percentuali della povertà assoluta tra i figli di operai e lavoratori esecutivi.</strong> Tra 2022 e 2023 va sottolineato il peggioramento nella condizione delle famiglie con figli la cui persona di riferimento fa l’operaio. In questi casi l’incidenza passa dal 15,6% al 19,4%. Un peggioramento che testimonia una condizione di vulnerabilità per i nuclei di lavoratori dipendenti in mansioni esecutive, in molti casi colpiti sul fronte economico dall’emergenza Covid e dall’inflazione, specialmente quando hanno potuto contare su un solo reddito. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-famiglie-monogenitoriali-con-piu-figli-e-con-persona-di-riferimento-operaio-cresce-lincidenza-della-poverta-assoluta/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">1 su 5</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>le famiglie monoreddito con a carico almeno un bambino sotto i 6 anni nel 2019.</strong> Più precisamente significa che, all&#8217;arrivo del Covid, il 21,7% delle famiglie con un&#8217;unica fonte di reddito aveva anche un figlio piccolo a carico. Una condizione che espone, potenzialmente, a una maggiore vulnerabilità. In particolare nei 150 comuni su 2.384 rilevabili che, a cavallo dell’emergenza Covid, si sono trovati in una duplice posizione. Avere un&#8217;elevata incidenza di famiglie monoreddito con figli piccoli e allo stesso tempo vedere un aumento della quota di redditi bassi tra 2019 e 2021. <a href="https://www.openpolis.it/cresce-la-poverta-assoluta-tra-bambini-e-ragazzi-delle-famiglie-svantaggiate/#193-i-comuni-dove-la-quota-di-persone-a-basso-reddito-e-aumentata-tra-2019-e-2021" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">33,7%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>le famiglie monoreddito in cui vive almeno un minore sotto i sei anni nel comune di Andria.</strong> A livello territoriale, questa condizione è più frequente in Campania (28,9%), in particolare nelle province di Napoli (30,1%) e Caserta (29,1%). Mentre, isolando i capoluoghi, ad Andria seguono Barletta (29,5%), Prato (28,2%), Napoli (25,3%), Trani (25,3%), Matera (25,1%), Palermo (24,8%), Crotone (24,3%), Latina (24,1%) e Vibo Valentia (24%). <a href="https://www.openpolis.it/numeri/landamento-dei-redditi-durante-la-pandemia-rispetto-allincidenza-delle-famiglie-monoreddito-con-figli/" target="_blank" rel="noopener">Vai alla mappa.</a></p>
</section>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</h3>
</p>
<p><div>
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            </div></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-poverta-minorile-nel-2023/">La povertà minorile nel 2023</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cresce la povertà assoluta tra bambini e ragazzi delle famiglie svantaggiate</title>
		<link>https://www.openpolis.it/cresce-la-poverta-assoluta-tra-bambini-e-ragazzi-delle-famiglie-svantaggiate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2024 07:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=290259</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2023 la quota di minori in povertà assoluta ha sfiorato il 14%. I più colpiti sono quelli in famiglie numerose, nei nuclei monogenitoriali e con genitori disoccupati o operai. Approfondiamo la presenza di famiglie monoreddito con figli in chiave locale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/cresce-la-poverta-assoluta-tra-bambini-e-ragazzi-delle-famiglie-svantaggiate/">Cresce la povertà assoluta tra bambini e ragazzi delle famiglie svantaggiate</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I nuovi dati Istat confermano la tendenza degli ultimi 15 anni: <strong>al diminuire dell&#8217;età, cresce l&#8217;incidenza della povertà assoluta</strong>. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-minori-sono-la-fascia-deta-piu-spesso-in-poverta-assoluta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">I minori restano la fascia d&#8217;età più spesso in questa condizione</a> (13,8%). Come abbiamo avuto modo di raccontare in passato, non era così prima della recessione del 2008. Allora la distanza generazionale non era così marcata.</p>
<p>Sebbene questi nuovi dati relativi 2023 non siano direttamente confrontabili con quelli della fine degli anni 2000, per un cambio metodologico, la <a href="https://www.openpolis.it/numeri/con-la-pandemia-si-sono-ulteriormente-allargati-i-divari-generazionali-2/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tendenza resta chiara</a>. Vent&#8217;anni fa la quota di poveri assoluti era contenuta in 2-3 punti percentuali tra le diverse generazioni e gli anziani erano la fascia più spesso in povertà (5% circa di incidenza).</p>
<p>Con il nuovo decennio le distanze si sono allargate e si è affermata la tendenza per cui i<strong> minori sono la fascia d&#8217;età più colpita dalla povertà assoluta</strong>.</p>
<div id="138-i-minori-di-18-anni-in-poverta-assoluta-molto-piu-della-media-97" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">13,8% </span>i minori di 18 anni in povertà assoluta. Molto più della media (9,7%).</p>
</section>
<p>In questo approfondimento indagheremo le <strong>caratteristiche alla base della condizione di indigenza tra bambini e ragazzi</strong>, alla luce dei dati nazionali. Emerge come il problema sia maggiore per alcuni segmenti, come le famiglie con figli, in particolare quelle monogenitoriali e quelle dove la persona di riferimento fa l&#8217;operaio o è in cerca di occupazione.</p>
<p>Nuclei<strong> in molti casi colpiti sul fronte economico dall&#8217;emergenza Covid</strong> e dall&#8217;inflazione, specialmente quando hanno<strong> potuto contare su un solo reddito</strong>. Proveremo a ricostruire meglio anche questo aspetto, attraverso dati di livello locale.</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
<h3 class="wp-block-heading">Chi sono i minori più colpiti dalla povertà assoluta</h3>
<p>Nel 2023 quasi 1,3 milioni di minori si sono trovati in povertà assoluta, con un&#8217;incidenza media nella fascia 0-17 anni del 13,8%. Tuttavia, <strong>anche tra gli stessi minori vi sono differenze</strong>.</p>
<div id="la-quota-sale-al-155-nel-mezzogiorno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div id="strillo-testo-block_c776ab4b919f3b01f839c3edd9396dad" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Ampie differenze rispetto al luogo di residenza e all&#8217;età del minore.</p>
</section></div>
<p>Divari innanzitutto di <strong>natura territoriale</strong>: nel centro-nord si attesta attorno al 13%, nel mezzogiorno la quota di bambini e ragazzi in povertà assoluta raggiunge il 15,5%. </p>
<p>Anche se è proprio tra<strong> bambini e ragazzi del centro Italia tra 7 e 13 anni</strong> che si registra un aumento statisticamente significativo dell&#8217;indigenza rispetto all&#8217;anno precedente. Se nel 2022 si trovava in questa condizione il 10,7% di loro, nel 2023 la quota è salita al 13,9%.</p>
<p><strong>Anche rispetto all&#8217;età vi sono ampie differenze</strong>. Nei bambini con meno di 3 anni l&#8217;incidenza della povertà assoluta è pari al 13,4%; <strong>supera il 14% tra i 4 e i 13 anni</strong> e si riassesta al 12,7% tra gli adolescenti di 14-17 anni.</p>
<div id="i-piu-colpiti-sono-i-bambini-in-famiglie-numerose-in-quelle-monogenitoriali-e-i-figli-di-operai-e-disoccupati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Povertà e condizione familiare</h3>
<p>Al crescere del numero di figli minori, cresce anche la frequenza con cui il nucleo si trova in povertà assoluta. <strong>Nelle coppie con un figlio l&#8217;incidenza è del 6,6%,</strong> a fronte di una media di indigenza nelle famiglie con minori del 12,4%. La quota sale all&#8217;11,6% in presenza di 2 figli e al <strong>18,8% con 3 o più figli</strong>. Tra le famiglie con un solo genitore la quota sfiora il 15%.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-famiglie-monogenitoriali-con-piu-figli-e-con-persona-di-riferimento-operaio-cresce-lincidenza-della-poverta-assoluta/">Nelle famiglie monogenitoriali, con più figli e con persona di riferimento operaio è alta l&#8217;incidenza della povertà assoluta</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-famiglie-monogenitoriali-con-piu-figli-e-con-persona-di-riferimento-operaio-cresce-lincidenza-della-poverta-assoluta/">Percentuale di famiglie con figli in povertà assoluta rispetto alla situazione familiare (2023)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(pubblicati: giovedì 17 Ottobre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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</p></div>
</p></div>
<div id="strillo-testo-block_4bcdc282b4566b5be39956d593e7437c" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>In peggioramento la condizione dei figli di operai e lavoratori esecutivi.</p>
</section></div>
<p><strong>Anche la condizione professionale dei genitori incide enormemente sulla povertà minorile. </strong>Se la persona di riferimento svolge un lavoro da dirigente, quadro o impiegato, la povertà familiare dei nuclei con bambini e ragazzi è del 3,7%. Sale al <strong>19,4% se è operaio</strong> e al <strong>23,9% quando è in cerca di occupazione</strong>.</p>
<p>Tra 2022 e 2023 va sottolineato il <strong>peggioramento nella condizione delle famiglie con figli la cui persona di riferimento fa l&#8217;operaio</strong>. In questi casi l&#8217;incidenza passa dal 15,6% al 19,4%. Un peggioramento che testimonia una condizione di vulnerabilità per i nuclei di lavoratori dipendenti in mansioni esecutive; <strong>specialmente quando possono contare su un solo reddito</strong> e quindi a maggior rischio di finire nell&#8217;esclusione sociale in caso di perdita del lavoro.</p>
<h3 class="wp-block-heading">I nuclei monoreddito con figli nell&#8217;emergenza Covid</h3>
<p>Sebbene <strong>non esistano dati di dettaglio locale sulla povertà assoluta</strong>, è interessante ricostruire due fenomeni connessi con quelle che sono le coordinate della povertà minorile nel 2023. Da un lato, vi è l&#8217;<strong>incidenza dei bassi redditi nella popolazione</strong>. Un indicatore che &#8211; con i molti limiti che vedremo &#8211; può offrire una misura della condizione economica generale. Dall&#8217;altro, il fenomeno riguardante la quota di <strong>famiglie che si reggono su una sola fonte di reddito e che hanno figli a carico</strong>, ovvero un possibile segnale di fragilità per i nuclei con bambini e ragazzi.</p>
<div id="193-i-comuni-dove-la-quota-di-persone-a-basso-reddito-e-aumentata-tra-2019-e-2021" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Partendo dal primo dato, in Italia nel 2021 il 27,4% dei contribuenti ha dichiarato un reddito inferiore a 10mila euro. <strong>L&#8217;incidenza dei bassi redditi è aumentata, rispetto al 2019, nel 19,3% dei comuni italiani</strong> (cioè 1.529 su quasi ottomila). Per quanto riguarda il secondo dato, le famiglie monoreddito con a carico almeno un bambino sotto i 6 anni sono il 21,7% delle famiglie monoreddito.</p>
<p>Quest&#8217;ultima informazione, purtroppo disponibile solo per i comuni con più di cinquemila abitanti, aiuta a capire come <strong>non sia affatto semplice ricostruire a livello locale la condizione economica delle famiglie</strong>. Specialmente in un contesto straordinario come quello dell&#8217;emergenza Covid. Anche al netto della disponibilità dei dati per tutti i comuni, la fonte più disaggregata, i dati delle dichiarazioni dei redditi pubblicati annualmente dal ministero dell&#8217;economia e delle finanze, risente infatti di una <strong>serie di problemi</strong>. A partire dall&#8217;impatto dell&#8217;evasione fiscale, che limita fortemente la capacità di analisi di queste informazioni.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La situazione sul territorio</h3>
<p>Con questi limiti, possiamo tuttavia incrociare i due dati e ricostruire, comune per comune, l&#8217;incidenza delle famiglie monoreddito con figli e l&#8217;andamento dei bassi redditi durante la pandemia, tra 2019 e 2021.</p>
<div id="in-150-comuni-su-2-384-rilevabili-aumenta-la-quota-di-redditi-bassi-ed-e-alta-lincidenza-di-famiglie-monoreddito-con-figli" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Emerge che <strong>150 comuni su 2.384 rilevabili</strong> si sono trovati a cavallo dell&#8217;emergenza Covid in una duplice posizione. Si tratta infatti di<strong> territori ad elevata incidenza di famiglie monoreddito con figli piccoli</strong> (cioè superiore alla media nazionale pari al 21,7%) <strong>che hanno visto aumentare la quota di redditi bassi tra 2019 e 2021</strong>. </p>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/landamento-dei-redditi-durante-la-pandemia-rispetto-allincidenza-delle-famiglie-monoreddito-con-figli/">L&#8217;andamento dei redditi durante la pandemia, rispetto all&#8217;incidenza delle famiglie monoreddito con figli</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/landamento-dei-redditi-durante-la-pandemia-rispetto-allincidenza-delle-famiglie-monoreddito-con-figli/">Confronto tra la quota di famiglie monoreddito con bambini di età inferiore a 6 anni e la variazione nell&#8217;incidenza dei redditi bassi (2019 e 2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         aria-labelledby="chart_290249_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/landamento-dei-redditi-durante-la-pandemia-rispetto-allincidenza-delle-famiglie-monoreddito-con-figli/">L&#8217;andamento dei redditi durante la pandemia, rispetto all&#8217;incidenza delle famiglie monoreddito con figli &#8211; Confronto tra la quota di famiglie monoreddito con bambini di età inferiore a 6 anni e la variazione nell&#8217;incidenza dei redditi bassi (2019 e 2021)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_290249_tab3"></p>
<p>Nella mappa ogni comune è classificato rispetto a:</p>
<ul>
<li>la percentuale famiglie anagrafiche monoreddito in cui nel 2019 era presente almeno un minore con meno di 6 anni;</li>
<li>la variazione nella quota di contribuenti con meno di 10mila euro annui tra 2019 e 2021.</li>
</ul>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br />(ultimo aggiornamento: venerdì 8 Marzo 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/10/landamento-dei-redditi-durante-la-pandemia-rispetto-allincidenza-delle-famiglie-monoreddito-con-figli.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-290249"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-290249" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Si tratta di comuni collocati principalmente nel <strong>centro-nord Italia</strong>, dove la quota di redditi bassi era inferiore prima della pandemia e quindi il peggioramento nell&#8217;emergenza &#8211; specie per le fasce sociali svantaggiate &#8211; risulta relativamente più visibile con i dati delle dichiarazioni.</p>
<p>Se invece si considera soltanto la quota di famiglie monoreddito con bambini a carico questa, all&#8217;arrivo dell&#8217;emergenza Covid, era maggiore in <strong>Campania</strong> (28,9%), in particolare nelle province di Napoli (30,1%) e Caserta (29,1%).</p>
<p>Tra le città capoluogo, spicca <strong>Andria dove oltre un terzo delle famiglie monoreddito ha al suo interno almeno un minore sotto i sei anni</strong> (33,7%). Seguono Barletta (29,5%), Prato (28,2%), Napoli (25,3%), Trani (25,3%), Matera (25,1%), Palermo (24,8%), Crotone (24,3%), Latina (24,1%) e Vibo Valentia (24%).</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati comunali, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/cfr_famiglie_monoreddito_figli_6_anni_incidenza_bassi_redditi/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/cfr_famiglie_monoreddito_figli_6_anni_incidenza_bassi_redditi/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/cfr_famiglie_monoreddito_figli_6_anni_incidenza_bassi_redditi/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/cfr_famiglie_monoreddito_figli_6_anni_incidenza_bassi_redditi/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/cfr_famiglie_monoreddito_figli_6_anni_incidenza_bassi_redditi/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/cfr_famiglie_monoreddito_figli_6_anni_incidenza_bassi_redditi/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/cfr_famiglie_monoreddito_figli_6_anni_incidenza_bassi_redditi/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/cfr_famiglie_monoreddito_figli_6_anni_incidenza_bassi_redditi/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/cfr_famiglie_monoreddito_figli_6_anni_incidenza_bassi_redditi/Lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/cfr_famiglie_monoreddito_figli_6_anni_incidenza_bassi_redditi/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/cfr_famiglie_monoreddito_figli_6_anni_incidenza_bassi_redditi/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/cfr_famiglie_monoreddito_figli_6_anni_incidenza_bassi_redditi/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/cfr_famiglie_monoreddito_figli_6_anni_incidenza_bassi_redditi/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/cfr_famiglie_monoreddito_figli_6_anni_incidenza_bassi_redditi/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/cfr_famiglie_monoreddito_figli_6_anni_incidenza_bassi_redditi/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/cfr_famiglie_monoreddito_figli_6_anni_incidenza_bassi_redditi/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/cfr_famiglie_monoreddito_figli_6_anni_incidenza_bassi_redditi/Trentino-Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/cfr_famiglie_monoreddito_figli_6_anni_incidenza_bassi_redditi/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/cfr_famiglie_monoreddito_figli_6_anni_incidenza_bassi_redditi/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/cfr_famiglie_monoreddito_figli_6_anni_incidenza_bassi_redditi/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/cfr_famiglie_monoreddito_figli_6_anni_incidenza_bassi_redditi/Totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell&#8217;Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l&#8217;impresa sociale Con i Bambini nell&#8217;ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell&#8217;articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l&#8217;obiettivo di creare un&#8217;unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alle famiglie anagrafiche monoreddito con figli a carico e quelli sull&#8217;incidenza dei contribuenti con meno di 10mila euro annui sono di fonte Istat (statistiche sperimentali) e Mef.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/foto-in-scala-di-grigi-di-donna-in-abito-nero-che-tiene-bambino-in-camicia-nera-JDqYwfKPzEs" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nienke Burgers (unsplash)</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/cresce-la-poverta-assoluta-tra-bambini-e-ragazzi-delle-famiglie-svantaggiate/">Cresce la povertà assoluta tra bambini e ragazzi delle famiglie svantaggiate</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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