Osservatorio legislativo Archivi - Openpolis https://www.openpolis.it/cosa/osservatorio-legislativo/ Mon, 05 Aug 2019 07:36:27 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.1 Riprende l’attività del parlamento dopo la pausa di maggio https://www.openpolis.it/riprende-lattivita-del-parlamento-dopo-la-pausa-di-maggio/ Wed, 17 Jul 2019 07:46:56 +0000 http://www.openpolis.it/?p=50313 Il mese di giugno ha risentito della pausa forzata dovuta alla campagna elettorale per le elezioni europee del mese precedente. L'ingolfamento dei lavori del parlamento ha comportato un ampio uso della fiducia.

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Lo studio mensile realizzato con AGI in cui facciamo il punto sulla produzione legislativa del parlamento, analizzando il ruolo del governo nelle dinamiche di aula, e confrontando il tutto con quanto avveniva nelle legislature passate.

Il mese di giugno in breve

A giugno c’è stata una ripresa dell’attività di governo e parlamento. L’andamento di questa legislatura è sempre stato ciclico: a un periodo di scarsa attività corrisponde sempre un periodo più fitto e intenso di appuntamenti. Questo mese ha poi risentito della pausa forzata di maggio, in cui le forze politiche sono state concentrate sulla campagna elettorale per le elezioni europee del 26 maggio.

Il periodo di stallo ha comportato in particolare la necessità di approvare in tempi ristretti numerosi decreti legge ormai prossimi alla scadenza: lo sblocca cantieri, il decreto sul servizio sanitario della regione Calabria e il decreto crescita. La necessità di contrarre i tempi per l’approvazione ha avuto due principali conseguenze. Anzitutto, c’è stato un ingolfamento dei lavori del parlamento, tanto che è intervenuto il presidente della camera Roberto Fico, il quale con una lettera rivolta al presidente del consiglio Conte ha avvisato del rischio di alterare il rapporto tra governo e parlamento. Inoltre, per assicurarsi l’approvazione dei decreti entro la scadenza, il governo ha forzato la mano e serrato i ranghi della maggioranza tramite la questione di fiducia, posta alla camera al decreto sblocca cantieri e in entrambi i rami del parlamento sul decreto crescita.

L’andamento nella legislatura

Dopo lo stallo del mese scorso, l’attività del governo è ripresa a rilento: ci sono state solo 3 riunioni del consiglio dei ministri, sotto la media del governo Conte (5). Possiamo ricondurre il dato a due principali ragioni. Da un lato, con numerosi decreti in scadenza, era necessario prima far approvare i provvedimenti già inoltrati alle camere. Dall’altro, anche il rischio in questo momento sembra essere scongiurato, si temeva che l’Italia stesse per subire una procedura di infrazione per disavanzo eccessivo, il che può aver inibito il governo dall’approvare provvedimenti dai contenuti economici.

Nonostante il rallentamento dell’attività, l’11 giugno il consiglio dei ministri ha approvato il decreto sicurezza bis, approdato in aula già il 14 giugno, mentre nella riunione del 26 è stato approvato il decreto cultura.

Al contrario, per l’esigenza di recuperare il lavoro arretrato, in parlamento si è assistito a un’impennata delle sedute parlamentari, che sono state 26, 7 in più rispetto al mese scorso. Nel corso di queste sedute sono state poi approvate 5 leggi, oltre la media del governo, pari a 3,8 leggi al mese.

Per ogni mese viene riportato il numero di testi che hanno completato l’iter parlamentare.

FONTE: dati ed elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: domenica 30 Giugno 2019)

Nello specifico, si è trattato di:

Come più volte avvenuto dall'inizio di questa legislatura, si tratta soprattutto di decreti del governo, il che segnala la mancanza di incisività del parlamento.

A causa della pausa forzata del mese precedente, a giugno c'è stato un vero e proprio "ingolfamento", causato dai provvedimenti governativi.

Nel mese di giugno in parlamento c'è stato più di un voto su decreti legge a settimana.

È intervenuto persino il presidente della camera Roberto Fico (M5s) che, in una lettera rivolta al presidente del consiglio Conte ha affermato che il consistente numero di decreti legge approvati nel primo anno di governo (21), pur essendo in linea con le esperienze passate, rischia di incidere sulla programmazione dei lavori del parlamento.

I decreti legge vanno adottato in casi straordinari di necessità ed urgenza.
Vai a "Che cosa sono i decreti legge"

I decreti legge infatti devono essere convertiti in legge entro un massimo di 60 giorni. Questo significa che, se il testo rimane per troppo tempo in un ramo del parlamento, l'altra camera avrà poco tempo per esaminare e votare il provvedimento.

6 i giorni a disposizione del senato per l'esame del decreto crescita.

Ad esempio, le commissioni finanza e industria hanno avviato l'esame del decreto crescita solo il 24 giugno. Concluso il 26 giugno, non è stato conferito il mandato ai relatori a riferire in assemblea perché il tempo non era sufficiente a concludere l'esame.

Il decreto crescita è stato approvato definitivamente ad appena due giorni dalla scadenza.

Come anticipato, la prevalenza di leggi in cui l'influenza del parlamento è marginale non è una novità in questa legislatura: infatti a partire da maggio 2018, per ben 5 mesi sono state approvate esclusivamente leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati e di conversione in legge di decreti governativi. Sembra fare eccezione il mese di febbraio, in cui sono state approvate tre leggi di iniziativa parlamentare. Tuttavia, si trattava di una delega al governo e dell'istituzione di due commissioni di inchiesta.

Le leggi approvate sono state categorizzate per tipologia.

FONTE: dati ed elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: domenica 30 Giugno 2019)

Oltre a difficoltà nella gestione dei lavori parlamentari, la contrazione del tempo a disposizione per l'analisi dei provvedimenti ha comportato la necessità, per il governo, del ricorso alla fiducia. Questo mese il governo ha ricorso a questo strumento, al fine di serrare i ranghi della maggioranza e velocizzare la conclusione dell'iter, ben tre volte. Prima per lo sblocca cantieri, poi per il decreto crescita, sia alla camera che al senato. Non si tratta di una prassi inedita: la doppia fiducia era già stata utilizzata per il decreto sicurezza, mentre per l'approvazione della legge di bilancio, alla fine del 2018, i voti di fiducia necessari erano stati addirittura 3.

43,75% dei decreti deliberati dal governo Conte ha avuto bisogno di almeno un voto di fiducia per l'approvazione.

Questa forzatura dei tempi non è sicuramente positiva per la qualità del dibattito parlamentare.

Sono stati considerati solamente i decreti che sono stati convertiti in legge e non le leggi ordinarie.

FONTE: dati ed elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: domenica 30 Giugno 2019)

Il confronto con i governi precedenti

Abbiamo più volte sottolineato come il governo utilizzi la decretazione d'urgenza come strumento ordinario.

Dall'inizio del suo mandato il governo Conte ha approvato infatti 21 decreti.

Il governo Conte ha approvato più decreti legge del governo Gentiloni, durato ben 4 mesi di più.

Il dato è inferiore a quello degli ultimi esecutivi, sostanzialmente in linea con il governo Renzi e superiore solamente a quello guidato da Gentiloni.

Per ogni esecutivo viene mostrato il rapporto tra decreti legge emanati e mesi di governo.

FONTE: dati ed elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: domenica 30 Giugno 2019)

Andiamo ora a vedere il peso dei decreti sul totale delle leggi approvate.

38% delle leggi approvate dal parlamento sono conversioni di decreti legge.

Il dato supera di 10 punti la percentuale più alta degli ultimi anni, della XIV legislatura, sotto i governi Berlusconi II e III. Un utilizzo tanto ampio dello strumento implica una forzatura del precetto costituzionale secondo cui lo strumento dovrebbe essere utilizzato solo in caso di necessità ed urgenza.

Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere [...]

Il problema non è il fatto che vengano deliberati troppi decreti in sé: è possibile che in una determinata fase storica o politica ci sia l'esigenza di approvare norme in maniera tempestiva. Tuttavia, molti decreti non rispondono affatto a una necessità contingente, ma vengono utilizzati per attuale il programma di governo. È questo il caso, per citare alcuni esempi, del decreto su reddito di cittadinanza e quota 100 e del decreto crescita, per la cui approvazione ricordiamo è stata utilizzata, sia alla camera che al senato, la questione di fiducia.

Le leggi approvate sono state categorizzate per tipologia.

FONTE: dati ed elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: domenica 30 Giugno 2019)

Anche l'abbandono dei progetti di legge di iniziativa parlamentare è indicativo del fatto che l'attività dei parlamentari sia fortemente sminuita da quella del governo.

Anche in questa legislatura i progetti di legge di iniziativa parlamentare vengono lasciati nel cassetto.

Per sapere se il dato è in linea con il passato, consideriamo il governo Letta, il più paragonabile perché, come quello attuale, è stato il primo della legislatura.

Rispetto all'esecutivo guidato da Letta, diminuisce la percentuale di testi assegnati a una commissione per l'esame: poco più della metà oggi, 3/4 allora.

88% dei progetti di legge di iniziativa parlamentare non è stato ancora esaminato.

Sul versante opposto, aumenta la quantità di testi non assegnati, dal 6% con Letta al 34% attuale.

Sono stati considerati i progetti di legge di iniziativa parlamentare con iter non concluso.

FONTE: dati ed elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: domenica 30 Giugno 2019)

Appare dunque evidente come, nonostante un andamento ciclico per quanto riguarda la produzione normativa, un fatto rimanga costante dall'inizio della legislatura: il parlamento è sempre meno al centro del dibattito politico.

Gli equilibri della maggioranza

La maggioranza ha vissuto settimane difficili, caratterizzate da forti tensioni tra i partiti di governo. Le tensioni sono state causate sia dal ribaltamento dei rapporti di forza in seguito alle elezioni per il parlamento europeo, sia per il rischio di subire una procedura di infrazione da parte dell'Ue.

Come abbiamo visto, per serrare i ranghi il governo ha sfruttato la questione di fiducia. È allora interessante andare a vedere se con questo esecutivo l'uso di questo strumento si è rivelato utile al per la tenuta della maggioranza, considerando che lo scarto, in entrambi i rami del parlamento, è piuttosto esiguo sin dall'inizio del mandato.

Andiamo allora a vedere se, quanto è stata utilizzata la questione di fiducia, la soglia della maggioranza assoluta è stata superata. In effetti in X dei 13 casi dell'attuale governo, la forzatura è servita a raggiungere o superare la soglia della maggioranza assoluta. Fanno eccezione i voti su decreto fiscale e decreto semplificazioni e, in maniera ancora più evidente, la fiducia sul decreto crescita posta a giugno alla camera. In questo caso infatti i voti favorevoli sono stati appena 288, contro una maggioranza assoluta di 316.

Con (c) sono indicate le votazioni alla camera, con (s) le votazioni al senato. Alla camera il governo Conte ha ottenuto la fiducia con 350 voti, al senato con 171.

FONTE: dati ed elaborazione Agi-openpolis.
(ultimo aggiornamento: domenica 30 Giugno 2019)

Il governo Conte è nato dall'alleanza di due forze che in campagna elettorale erano avversarie, per cui è stato necessario un intenso lavoro di mediazione al fine di giungere a un accordo che permettesse all'esecutivo di portare avanti il proprio programma con i numeri necessari in parlamento. Vista la frammentazione del panorama politico italiano,

Il margine della maggioranza è particolarmente stretto soprattutto al senato, dove Lega e 5 stelle possono contare su appena 167 senatori, compresi i 2 del Maie, quando la maggioranza assoluta è di 161.

I membri del Maie, come gli espulsi del M5s, fanno parte del gruppo Misto del senato.

FONTE: dati ed elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: domenica 30 Giugno 2019)

Questa maggioranza rischia di essere resa ancora più incerta dal recente annuncio di Paola Nugnes dei 5 stelle, di lasciare il partito e passare al gruppo misto. La senatrice già da tempo manifestava il proprio dissenso sulla linea del governo, in particolare per quanto riguarda i provvedimenti della Lega. Nello specifico, ha votato contro le indicazioni del gruppo sull'autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini sul caso Diciotti ed era assente al voto di fiducia sul decreto sicurezza.

Tuttavia, il leader del Movimento non sembra essere preoccupato per la tenuta della maggioranza al senato.

I numeri per la maggioranza sono ben saldi, in giunta per le elezioni al senato stiamo per dare l’ok all’ingresso di due nuovi senatori: il seggio del MoVimento in Sicilia mai assegnatoci e il seggio della Lega in Emilia Romagna a seguito della vittoria di un ricorso.

Il effetti il 26 giugno la giunta delle elezioni e delle immunità parlamentare del senato, a seguito di una verifica e un nuovo conteggio delle schede elettorali, ha contestato l'elezione del senatore Edoardo Patriarca, al posto del quale dovrebbe essere dichiarato eletto Stefano Corti. È stato inoltre deciso che il seggio non assegnato al M5s in Sicilia a causa dell'esaurimento dei candidati della lista, sia individuato in Umbria, secondo la regola della legge elettorale della camera. In questo modo, pur perdendo un elemento, la maggioranza ne dovrebbe recuperare 2, portando il margine al senato dai 6 attuali a 7.

In ogni caso, sarà poi l'aula a prendere la decisione definitiva in proposito, nella settimana tra il 9 e l'11 luglio.

Il focus: il comportamento delle opposizioni

Nonostante, come abbiamo anticipato, il margine della maggioranza sia abbastanza stretto in entrambi i rami del parlamento, nel corso della legislatura le assenze dei parlamentari hanno permesso l'approvazione dei provvedimenti anche con un numero scarso di voti favorevoli.

55,5% dei voti chiave non ha visto il governo raggiungere la soglia della maggioranza assoluta.

La cosa implica l'approvazione di leggi con numeri piuttosto bassi, che non raggiungono la soglia di maggioranza assoluta.

Alla camera la maggioranza assoluta è di 316 voti, al senato di 161. Sono stati considerati complessivamente 34 voti chiave.

FONTE: dati ed elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: domenica 30 Giugno 2019)

Ma come è possibile che il governo riesca ad andare avanti con così pochi voti favorevoli? Il punto è che le opposizioni sono particolarmente frammentate. Andiamo ad esempio a considerare i provvedimenti della Lega: spesso questi sono sostenuti dai voti dei parlamentari di Fratelli d'Italia e di Forza Italia. Ad esempio è questo il caso della legge sulla legittima difesa, per cui i due partiti di centro destra hanno votato a favore.

La maggioranza allora, per certi provvedimenti, si allarga. Ma per altri si restringe. È questo il caso dei provvedimenti di punta del Movimento, che quando arrivano al voto spesso possono contare solo sui propri voti e su quelli dell'alleato di governo, mentre gli altri gruppi di opposizione votano contro: è il caso, ad esempio, della legge concretezza, della spazzacorrotti e del decreto dignità.

Non parliamo infatti di opposizione, al singolare, ma di "opposizioni", che non hanno un atteggiamento coerente e coeso.

Poiché la frammentazione dell'offerta politica, combinata con il sistema elettorale attualmente vigente, rende difficile avere risultati elettorali in cui vi è chiaramente una forza che vince e un'altra che perde, si crea questo tipo di dinamica.

Su 32 voti chiave presi in considerazione, su provvedimenti importanti per l'agenda del governo, Fdi, Fi e Pd, principali gruppi di opposizione, hanno votato in maniera coesa (tutti contro, tutti a favore o tutti astenuti) 17 volte. Questo avviene soprattutto quando viene posta la fiducia su un provvedimento, come alla camera nei voti di fiducia su decreto reddito di cittadinanza e quota 100, decreto fiscale o decreto sicurezza.

71,43% dei casi, su 21 voti chiave, le opposizioni hanno votato in maniera diversa tra loro.

Al contrario, sono molti i casi in cui le opposizioni votano in maniera diversa tra loro, non riuscendo quindi a costituire una vera alternativa alla maggioranza di governo. La dinamica è dovuta anche al fatto che i gruppi di opposizione siano ai margini opposti dello spettro politico.

Il punto è che la composizione delle opposizioni cambia, creando confusione.

Le opposizioni non votano in maniera compatta

provvedimentoFiFdiPd
decreto crescita (camera)astenutiastenuticontrari
decreto ss calabria (senato)contraricontraricontrari
decreto sblocca cantieri (camera)astenutiastenuticontrari
ddl concretezza (senato)contraricontraricontrari
decreto sblocca cantieri (senato)contrariastenuticontrari
codice rosso (camera)favorevolifavorevoliastenuti
legge europea (senato)astenutiassentiastenuti
legittima difesa (senato)favorevolifavorevolicontrari
decreto reddito di cittadinanza e quota 100 (senato)contraricontraricontrari
decreto salva Carige (senato)favorevolifavorevolifavorevoli
ddl cost referendum (camera)contrariastenuticontrari
decreto semplificazioni (camera)contrariastenuticontrari
ddl costituzionale riduzione numero parlamentari (senato)favorevolifavorevolicontrari
bilancio 2019 (camera)contraricontrariassenti
ddl spazza corrotti (camera)assentiastenuticontrari
decreto fiscale (camera)contraricontraricontrari
decreto emergenze (senato)astenutifavorevolicontrari
milleproroghe (senato)contraricontraricontrari
decreto riordino ministeri (camera)contrariastenuticontrari
decreto cessione unità navali alla libia (camera)favorevolifavorevoliassenti
decreto dignità (senato)contraricontraricontrari

*la voce "assenti" si riferisce ai casi in cui nessun membro del gruppo era presente alla votazione.

 

Foto credit: Palazzo Chigi - Licenza

 

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Decreti legge, quando lo straordinario diventa l’ordinario https://www.openpolis.it/decreti-legge-quando-lo-straordinario-diventa-lordinario/ Wed, 26 Jun 2019 05:52:49 +0000 http://www.openpolis.it/?p=49891 Creato per intervenire in momenti di urgenza, il decreto legge, anche con questo governo, sta monopolizzando l'attività del parlamento.

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L’attività legislativa del parlamento a giugno è monopolizzata dai decreti del governo. Il mese era infatti iniziato con ben tre diversi provvedimenti in scadenza, di cui due, lo sblocca cantieri e il decreto crescita, particolarmente complessi e controversi. Come se non bastasse, l’arrivo in aula anche del decreto sicurezza-bis, deliberato dal consiglio dei ministri nella prima metà di giugno, ha aggiunto ulteriore carne sul fuoco. A pagarne le conseguenze è il parlamento, e soprattutto la qualità del dibattito in aula.

Da anni ormai camera e senato sono svuotate dal loro ruolo, e nelle mani del governo di turno. Con l’accentramento dell’iniziativa legislativa nelle mani del potere esecutivo infatti, l’intensità dei lavori del parlamento è direttamente collegata al numero di proposte che arrivano dal governo.

Le conseguenze delle europee, tanti (troppi) decreti da convertire a giugno

Come abbiamo avuto modo di raccontare nell’ultima edizione dell’Osservatorio legislativo realizzato in collaborazione con Agi, le elezioni europee di fine maggio hanno paralizzato l’attività sia del governo che del parlamento. Sono state infatti poche le riunioni del consiglio dei ministri a maggio, numero più basso da inizio mandato, e poche le sedute dell’aula. Ma quello che più ha avuto conseguenze sull’attuale situazione politica, è stata la decisione di rinviare a dopo il voto la deliberazione di nuovi provvedimenti, e soprattutto l’approvazione finale di quelli già presenti in aula.

Come conseguenza giugno è iniziato con la certezza che il tempo di camera e senato sarebbe stato monopolizzato dalla conversione in legge dei decreti del governo, e così è stato. Qui in breve i snodi di queste settimane del mese:

Con lo sblocca cantieri e il decreto sulla Calabria che hanno completato il loro iter, manca ancora all’appello il decreto crescita. Il provvedimento scade il 29 giugno, tra meno di una settimana, e deve ancora essere votato al senato. Questo con molta probabilità costringerà l’esecutivo ad utilizzare di nuovo la fiducia per velocizzare il dibattito, limitando quindi eventuali discussioni nel merito. Il testo ha avuto un iter complicato sin dall’inizio, considerando che ci sono voluti ben 26 giorni per la pubblicazione finale del testo in gazzetta ufficiale in seguito alla sua deliberazione in consiglio dei ministri.

4 i decreti del governo che sono stati trattati in aula a giugno.

A tutto questo poi, bisogna aggiungere il decreto sicurezza-bis, la cui trattazione è già stata avviata alla camera. Sono ad oggi ancora 2 i decreti legge ancora pendenti, e da convertire, e 4 in totale quelli trattati in aula nel corso del mese.

Le proposte legislative del governo

L’attività legislativa del parlamento sta seguendo delle dinamiche cicliche. Mesi scarichi in cui il governo presenta nuovi decreti, si alternano a mesi densi in cui i tanti decreti devono essere convertiti in legge. Questa dinamica ormai consolidata, è stata peggiorata dallo stallo di maggio, ed ha quindi creato l’ingorgo legislativo di giugno.

Nel primo anno di governo l’esecutivo Conte ha presentato 117 provvedimenti al parlamento. Escludendo le 72 ratifiche di trattati internazionali, il totale scende a 44. Il 45% di queste proposte sono decreti legge, e si tratta dal governo Berlusconi in poi della percentuale più alta. Mai dal 2008 ad oggi il peso dei decreti sui disegni leggi del governo è stato così importante.

Sono stati considerati i provvedimenti presentati dal governo nel corso del primo anno di mandato, escluse le ratifiche di trattati internazionali. Per il governo Letta, durato 11 mesi, è stata considerata l’intera durata dell’esecutivo.

FONTE: dati ed elaborazione Agi-openpolis

Come se non bastasse ad oggi ben 6 dei 15 decreti del governo Conte che sono stati convertiti in legge hanno necessitato di almeno un voto di fiducia per completare l'iter.

40% dei decreti del governo Conte convertiti in legge hanno necessitato di almeno un voto di fiducia.

Nello specifico parliamo di: decreto milleproroghe, decreto sicurezza (2 voti di fiducia), decreto fiscale, decreto semplificazioni, decreto reddito di cittadinanza quota 100 e ultimo in ordine di tempo lo sblocca cantieri. A questo elenco poi dobbiamo anche aggiungere il decreto crescita, che però deve essere ancora convertito in legge.

L'accorpamento dei decreti e approvazioni finte

I decreti, come noto, devono essere convertiti in legge dal parlamento entro 60 giorni. Quando al parlamento ne vengono presentati troppi, c'è il rischio di un intasamento, e questo crea delle situazioni alquanto critiche.

Tutti i decreti decaduti, sono confluiti in altri decreti legge.

Una prima possibilità è quella di far decadere i decreti in scadenza, trasportando il contenuto delle proposte in altri decreti in discussione. Questo ovviamente va contro qualsiasi interpretazione sull'uso dello strumento legislativo in questione. Da norma infatti i decreti dovrebbero avere un contenuto in linea con l'emergenza specifica che si vuole affrontare, ma l'ormai diffuso utilizzo dei decreti omnibus (e non è una novità di questa legislatura) porta spesso a testi incentrati su vari temi, non collegati tra loro.

In questa legislatura, a causa di intasamenti per i troppi decreti in discussione, sono decaduti 4 decreti del governo. Tutti però sono poi confluiti in altri provvedimenti:

Altra pratica che ha avuto luogo in questa legislatura a causa dei troppi decreti presentati, è stata quella di approvare testi (anche con la fiducia), semplicemente per spostare la trattazione in un altro ramo, e quindi liberare il tempo dell'aula per l'approvazione di altri decreti sempre in scadenza.

A dicembre una manovra incompleta è stata votata con la fiducia per liberare l'agenda della camera e convertire il decreto fiscale prima della sua scadenza.

A dicembre per esempio era in discussione alla camera sia la legge di bilancio che il decreto fiscale. Proprio quest'ultimo poi era in scadenza a fine mese. Nonostante non fosse ancora stato trovato l'accordo sulla manovra, soprattutto con la commissione europea, il governo ha messo la fiducia sul testo della legge di bilancio, che poi al senato è stato completamente rivoluzionato, semplicemente per spostare la trattazione del testo a Palazzo Madama, e quindi liberare il calendario dei lavori di Montecitorio. Il dibattito in aula è stato così utilizzato per convertire in tempo il decreto fiscale.

Foto credit: Palazzo Chigi - Licenza

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Lo stallo istituzionale della campagna elettorale https://www.openpolis.it/lo-stallo-istituzionale-della-campagna-elettorale/ Tue, 11 Jun 2019 07:31:57 +0000 http://www.openpolis.it/?p=47376 A maggio poche riunioni di governo e sedute del parlamento. Nessun nuovo provvedimento discusso in consiglio dei ministri. Il governo Conte ha festeggiato il primo anno con una paralisi legislativa.

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Lo studio mensile realizzato con AGI in cui facciamo il punto sulla produzione legislativa del parlamento, analizzando il ruolo del governo nelle dinamiche di aula, e confrontando il tutto con quanto avveniva nelle legislature passate.

Il mese di maggio in breve

L’attività e la produttività di governo e parlamento nel mese di maggio sono state congelate dal voto europeo. Poche le sedute di camera e senato e minima l’attività in consiglio dei ministri del governo Conte. Tre le riunioni, di cui una, quella del 20 maggio, particolarmente tesa. Avviata a metà pomeriggio, per la trattazione di alcune leggi regionali, è poi ripresa in serata con all’ordine del giorno sia il decreto famiglia, voluto dal M5s, che il decreto sicurezza bis, targato invece Lega. La trattazione dei due testi è stata però rinviata.

I due partner di governo hanno infatti deciso di posticipare la discussione di nuovi provvedimenti spinosi a dopo le elezioni per il parlamento europeo. Elezioni che hanno sensibilmente cambiato le carte in tavola per l’esecutivo, con un ribaltamento nel consenso elettorale tra Lega e M5s rispetto alle elezioni politiche. Evento che avrà delle conseguenze nelle prossime settimane, sia per un possibile rimpasto, sia per il fatto che a giugno andranno in scadenza due decreti chiave: lo sblocca cantieri e il decreto crescita.

Andamento nella legislatura

Nel mese di maggio si sono svolte 3 riunioni del consiglio dei ministri: dall’inizio del governo Conte non si era mai visto un numero tanto basso.
Il rallentamento dell’attività governativa è dovuto al fatto che le ultime settimane del mese sono state monopolizzate dalla campagna elettorale per le elezioni europee. Le riunioni non sono solo state poche, ma anche atipiche: quella del 20 maggio per esempio, durata complessivamente circa 2 ore e 20 minuti, è stata interrotta ben due volte. Un’anomalia e ulteriore prova dei crescenti attriti tra i componenti del governo.

A causa delle elezioni europee, e per evitare ulteriori tensioni, l’approvazione in consiglio dei ministri di alcuni provvedimenti chiave è stata posticipata.

Le difficoltà all’interno della maggioranza sono apparse evidenti, considerando anche che è stata posticipata l’approvazione finale di alcuni importanti provvedimenti: il “decreto sicurezza-bis” e il “decreto famiglia”, il primo sostenuto dalla Lega e il secondo voluto dai 5 stelle. Il semplice avvio dell’esame di entrambi i decreti nella riunione del 20 maggio, era bastato per sollevare numerose questioni, sia interne al governo che esterne. Eventi che avevano portato alla decisione di posticipare la deliberazione finale a dopo il voto per il parlamento europeo.

[…] Domani vado in Cdm per approvare #decretosicurezzabis […]

Soprattutto sul decreto sicurezza-bis erano apparse chiare le intenzioni del governo, e soprattutto del ministro dell’interno Salvini, di riproporre il testo in consiglio dei ministri alla prima occasione dopo il voto. Tuttavia nel corso della riunione del consiglio dei ministri successiva alle elezioni, che si è svolta il 30 maggio e durata appena 11 minuti, si è discusso solo di leggi regionali e di un giudizio per conflitto di attribuzione.

Viene visualizzato il numero di riunioni del consiglio dei ministri nel mese.

FONTE: dati ed elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 31 Maggio 2019)

Il fatto che a maggio non sia stato deliberato neanche un decreto legge poi, conferma che l'attività politica di questo mese si sia concentrata quasi esclusivamente sulla campagna elettorale per le elezioni europee. Nessuno dei due partner di governo ha voluto evidentemente esporsi eccessivamente, mostrando il fianco a possibili polemiche e critiche, durante le ultime settimane di campagna elettorale.

0 decreti legge deliberati dal governo Conte nel mese di maggio

In generale la mancata deliberazione di decreti potrebbe essere considerata positiva: i governi spesso abusano di questo strumento, da utilizzare solo in casi di "necessità ed urgenza". Il decreto legge viene infatti spesso adoperato come fosse lo strumento legislativo ordinario, perché permette un iter più rapido e un minore intervento del parlamento rispetto a un disegno di legge. Tuttavia non è questo il caso: alla scarsa attività del governo, causata dagli attriti all'interno della maggioranza, non è corrisposto né un utilizzo dei disegni di legge ordinari per avanzare proposte normative nuove, né quindi una ritrovata centralità del parlamento.

Sono considerati i decreti legge approvati in consiglio dei ministri.

FONTE: dati ed elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 31 Maggio 2019)

L'attività legislativa delle camere è infatti stata monopolizzata dalle dinamiche elettorali interne al governo e le peculiarità di questo mese ne sono la prova: non solo ci sono state poche riunioni del consiglio dei ministri e non sono stati deliberati decreti, ma anche il parlamento si è riunito molto poco.

19 sedute parlamentari nel mese di maggio. Numero mensile più basso dopo giugno 2018 (insediamento del governo) e agosto 2018 (chiusura estiva).

Ci sono state solo 14 sedute parlamentari alla camera e 5 al senato. Meno sedute ci sono state solo a giugno (17), primo mese di attività del governo giallo-verde, e ad agosto (9) quando, come già detto, il parlamento non è aperto. Anche l'attività delle camere è stata allora penalizzata dal voto per il parlamento europeo. In totale la chiusura causa elezioni dell’aula è durata 10 giorni, dal 17 al 27 maggio. La sospensione dei lavori parlamentari nelle settimane di tornate elettorali nazionali (politiche o europee) è una prassi consolidata, ma diventa ancora più preoccupante quando avviene in un contesto politico che a maggio è apparso fortemente congelato dalle dinamiche interne tra Movimento 5 stelle e Lega.

Viene visualizzato il numero di sedute parlamentari di camera e senato al mese.

FONTE: dati ed elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 31 Maggio 2019)

Nonostante le riunioni siano state poche, il parlamento ha approvato 4 leggi, in linea con la media del governo Conte (3,9). Media che ricordiamo essere la più bassa dal governo Berlusconi ad oggi. Si è trattato di due leggi ordinarie e due conversioni di decreti legge. I quattro testi hanno tutti una certa importanza. I due decreti contengono misure in materia di stabilità finanziaria legate alla Brexit e per l'emergenza agricoltura. La legge approvata definitivamente il 14 maggio dal senato inasprisce la pena e allarga l'oggetto delle norme sul voto di scambio politico-mafioso, punto rilevante del programma del Movimento 5 stelle. Infine è stata approvata una legge per assicurare l'applicabilità delle leggi elettorali a prescindere dal numero di parlamentari. La norma è legata alla riforma costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari, approvata una prima volta da camera e senato. Questa dovrà essere votata nuovamente nel medesimo testo dal parlamento per poter essere approvata, poiché per le modifiche della costituzione è necessario seguire un iter aggravato.

Il confronto con i governi precedenti

Con il concludersi di maggio, il governo Conte ha festeggiato il suo primo anno di vita, diventando così il 34° per durata della storia repubblicana.
La natura stessa dell’esecutivo, nato dall’unione di due forze politiche alleate per la prima volta e avversarie durante le scorse politiche, è stato l’elemento caratterizzante di questi primi 365 giorni. Una partenza a rilento, soprattutto per la composizione delle commissioni permanenti in parlamento, che poi ha avuto uno svolgimento altalenante: sia nella qualità del rapporto tra 5stelle e Lega, che nella produzione legislativa di governo e parlamento. Come abbiamo avuto modo di raccontare nel corso dei mesi questo esecutivo, come i precedenti, ha fortemente abusato della decretazione d’urgenza per legiferare, monopolizzando quindi la tipologia di leggi che uscivano da camera e senato.

Da quando si è insediato l’esecutivo giallo-verde si sono svolte 60 sedute del consiglio dei ministri, secondo numero più alto tra i 6 governi delle ultime 3 legislature. Una media di 5 riunioni al mese, che in alcuni periodi sono durate molto poco (a gennaio e febbraio hanno infatti avuto una durata in media inferiore ai 50 minuti), ma che in altri invece si sono lungamente prolungate.

Viene visualizzato il numero di riunioni del consiglio dei ministri nel primo anno di governo. Per il governo Letta, durato 11 mesi, è stata considerata l’intera durata dell’esecutivo.

FONTE: dati ed elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 31 Maggio 2019)

La durata delle riunioni è stata un ottimo termometro per misurare lo stato di salute del governo. Bassa ad inizio anno, con l’avvicinarsi del voto delle europee, gli incontri si sono fatti sempre più lunghi, aumentando conseguentemente i motivi di scontro. Non a caso aprile e maggio hanno registrato la durata media più alta delle sedute del governo, un dato che fa da cornice alla campagna elettorale per le europee in cui il clima tra Lega e 5stelle è stato molto teso.

20 decreti legge presentati dal governo Conte al parlamento nel primo anno di mandato.

Se da un lato quindi il numero di sedute del consiglio dei ministri nel primo anno di governo è stato alto, è analizzando la produzione legislativa dell’esecutivo che si possono capire molte cose. L’esecutivo Conte ha presentato al parlamento 117 provvedimenti: 20 conversioni di decreti legge, 73 ratifiche di trattati internazionali, 5 provvedimenti collegati al bilancio dello stato e 19 disegni di legge ordinari. Considerando i governi della XVI, XVII e XVIII legislatura (Berlusconi IV, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e Conte) l’esecutivo giallo-verde ha il record, assieme al quarto governo Berlusconi, di provvedimenti presentati nel primo anno.

Dal 2008 ad oggi, nessun governo aveva avanzato così tante proposte al parlamento, ben 117. Eguagliato il governo Berlusconi IV.

Il governo Letta, più simile per caratteristiche politiche, ne aveva presentati 111. Molto più bassi i dati dei governi Renzi (92) e Gentiloni (63). Discorso a parte forse merita l’esperienza Monti, in cui l’ex leader di Scelta civica era stato chiamato in un momento di emergenza economica ed istituzionale: 113 i provvedimenti presentati nel primo anno.

3,9 leggi approvate al mese, dato più basso dal governo Berlusconi ad oggi.

Come raccontato in precedenti edizioni dell’Osservatorio legislativo Agi-openpolis però, questo alto numero di proposte del governo, assieme a quelle dei parlamentari, non si è tramutato in un altrettanto alto numero di leggi approvate da camera e senato.

Sono stati considerati i provvedimenti presentati dal governo nel corso del primo anno di mandato. Per il governo Letta, durato 11 mesi, è stata considerata l’intera durata dell’esecutivo.

FONTE: dati ed elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: martedì 4 Giugno 2019)

Nel valutare la bontà di questo primo anno però non può bastare una mera analisi sui numeri assoluti. È necessario infatti entrare più nel dettaglio dei testi avanzati dal governo al parlamento. Se da un lato abbiamo visto come il governo Conte sia stato quello che ha presentato più provvedimenti nel suo primo anno di attività, dall’altro così è stato non per merito suo.

Escludendo i tanti trattati internazionali presentati, il numero di proposte avanzate dal governo Conte nel primo anno diventa il più basso dal governo da Berlusconi IV ad oggi.

Oltre il 63% delle proposte di iniziativa governativa giunte in parlamento sono infatti disegni di legge per la ratifica di trattati internazionali. Analizzando quindi il numero di proposte presentate, al netto dei trattati internazionali, il governo Conte da primo diventa ultimo. Nessun governo da quello Berlusconi in poi aveva avanzato così poche proposte al parlamento nel suo primo anno di mandato. Escludendo quindi le 72 ratifiche giunte in aule, il totale di proposte da 117 scende a 44. Gli esecutivi più vicini all’attuale sono quelli guidati da Enrico Letta e Paolo Gentiloni, entrambi con 63 disegni di legge presentati nel primo anno. È necessario escludere i trattati internazionali da queste statistiche per il diverso peso che questi testi hanno nelle dinamiche di aula.

Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi

Come sancito dall’articolo 80 della costituzione ricordiamo infatti che il parlamento deve autorizzare con legge la ratifica dei trattati internazionali che coinvolgono il nostro paese. Su questi provvedimenti però l’apporto del parlamento in fase di discussione è molto basso, e soprattutto il peso politico dei testi, nel confronto con i disegni di legge su proposte programmatiche del governo, è molto limitato. Non solo, a livello di dibattito le trattazioni dei trattati generalmente vede delle approvazioni plebiscitarie, in cui la stragrande maggioranza dei gruppi, di maggioranza e opposizione, votano in maniera favorevole.

Sono stati considerati i provvedimenti presentati dal governo nel corso del primo anno di mandato, escluse le ratifiche di trattati internazionali. Per il governo Letta, durato 11 mesi, è stata considerata l’intera durata dell’esecutivo.

FONTE: dati ed elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 31 Maggio 2019)

Se si vuole realmente analizzare quindi l’apporto del governo al dibattito parlamentare bisogna guardare alle altre 44 proposte di iniziativa governativa. Quasi la metà di esse (il 45%) sono disegni di legge per la conversione in legge di decreti del governo stesso, e questo solleva un’altra questione.

Le proposte del governo Conte sono state poche rispetto agli esecutivi precedenti, e in quasi la metà dei casi si è trattato di decreti, provvedimenti che per natura limitano il dibattito parlamentare (devono essere approvati entro 60 giorni), e che andrebbero presentati solo in casi di urgenza. Il peso dei decreti sulle proposte del governo non è mai stato così alto dal 2008 ad oggi, e solo con il governo Letta si erano raggiunte percentuali simili, seppur sempre fortemente minori (39,68%).

Il peso dei decreti sulle proposte del governo non è mai stato così alto dal 2008 ad oggi.

Tra gli elementi che stanno caratterizzando il rapporto tra governo e parlamento in questa fase storica, oltre che l’abuso della decretazione d’urgenza, c’è l’utilizzo della fiducia. L’uso massiccio dei voti di fiducia nelle dinamiche di camera e senato è diventato ormai una prassi nelle ultime legislature, con delle conseguenze chiare sulla quantità e qualità del dibattito parlamentare. Questo perché da un lato lo velocizza, specialmente sui decreti legge in scadenza, dall’altro lo limita, legando il destino del testo a quello dell’esecutivo.

Dalla XVI legislatura in poi (2008-2013) mettere la fiducia ogni qualvolta arrivava in aula un provvedimento controverso è diventata l’abitudine. In questo senso però, pur facendone comunque un utilizzo eccessivo, il governo Conte ha la percentuale più bassa di voti di fiducia in relazione alle leggi approvate. Il dato, che prende in considerazione il primo anno di mandato dei vari governi, è al 21,28% per l’esecutivo Conte. Sensibilmente più basso rispetto al primo anno del governo Gentiloni (35,71%), di quello Renzi (45,95%) e quello guidato da Mario Monti (46,59%). In linea, anche se con percentuale superiore, quanto fatto registrare dagli esecutivi Berlusconi (22,06%) e Letta (27,78%).

2 su 10 le leggi approvate con la fiducia in questo primo anno di governo.

Da questo punto di vista però, anche se parliamo di numeri più bassi rispetto agli esecutivi precedenti, dobbiamo comunque sottolineare che in questo primo anno di mandato 2 leggi su 10 sono state approvate forzando la mano, velocizzando il dibattito in parlamento e serrando i ranghi della maggioranza.

Sono state considerate le leggi approvate nel primo anno di governo e le questioni di fiducia poste nello stesso arco di tempo. Per il governo Letta è stato considerato il governo nel suo complesso, durato 11 mesi.

FONTE: dati ed elaborazione Agi-openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 31 Maggio 2019)

In totale parliamo di 10 questioni di fiducia poste su provvedimenti in discussione da quando si è insediato il governo. Anche se come detto il valore assoluto è basso rispetto agli esecutivi precedenti, il suo peso, soprattutto per l’approvazione dei decreti legge, è stato fin troppo ricorrente. Il 30% dei decreti che hanno completato l’iter infatti, hanno necessitato di almeno un voto di fiducia per diventare legge. Particolarmente emblematico anche quanto avvenuto durante l’iter per la legge di bilancio. Il testo, approvato in aula praticamente senza una vera discussione da parte dei parlamentari, ha richiesto nei vari passaggi 3 diversi voti di fiducia.

Equilibrio della maggioranza

Come anticipato, le elezioni per il rinnovo del parlamento europeo hanno monopolizzato l'attività della maggioranza nell'ultimo mese. Questo appuntamento elettorale è stato infatti caricato di importanza a livello nazionale per i possibili effetti sulla politica interna. La Lega, salita al 34,33%, ha ottenuto infatti il doppio dei voti del Movimento 5 stelle, che alle politiche del 2018 era invece in maggioranza.

I dati 2018 sono riferiti alle elezioni della camera dei deputati, mentre i dati 2014 e 2019 sono riferiti alle elezioni per il parlamento europeo.

FONTE: elaborazione openpolis su dati del ministero dell'interno.
(ultimo aggiornamento: lunedì 27 Maggio 2019)

Questa inversione nei rapporti di forza tra i due partiti che compongono il governo ha avuto diverse conseguenze nei primi giorni immediatamente successivi alle elezioni. Anzitutto, benché Salvini neghi di avere intenzione di farlo, non è ancora possibile escludere l'ipotesi di un rimpasto di governo: redistribuendo le cariche l'esecutivo potrebbe rispettare i nuovi rapporti di forza instauratisi tra i partiti che lo compongono e la Lega potrebbe stabilire le priorità dell'azione di governo più facilmente.

-3 membri del governo Conte in quota Lega rispetto all'insediamento. Sono infatti usciti per vari motivi Rixi, Savona e Siri.

Rispetto all’insediamento infatti, la composizione dell’esecutivo ha subito diverse variazioni. Tra i ministeri si è ad esempio liberato il posto che era di Paolo Savona (figura indipendente ma fortemente voluta dalla Lega, oggi a capo della Consob) che aveva le deleghe alle politiche europee. Bisogna inoltre ricordare che la Lega ha di recente perso ben due sottosegretari. Prima Armando Siri, sottosegretario ai trasporti, per cui c'è stato un duro braccio di ferro all'interno della maggioranza: Salvini si opponeva alla revoca dell'incarico del sottosegretario, indagato per corruzione, mentre Di Maio ha fatto prevalere la maggioranza all'interno dell'esecutivo, appartenente ai 5 stelle, per tenere il punto. Più di recente Edoardo Rixi, viceministro delle infrastrutture e dei trasporti, ha consegnato le dimissioni dopo una condanna a tre anni e cinque mesi, oltre che l'interdizione dai pubblici uffici, per peculato e falso.

Un rimpasto di governo potrebbe facilitare la Lega nello stabilire le priorità dell'agenda dell'esecutivo.

Questi cambiamenti avvenuti di recente all'interno del governo, uniti al risultato elettorale delle europee, potrebbero già essere sufficienti a giustificare un rimpasto. Tuttavia, bisogna aggiungere una considerazione: nessun rimpasto di governo può cambiare la maggioranza all'interno del parlamento. Infatti il Movimento 5 stelle ha un peso maggiore rispetto alla Lega, sia alla camera che al senato. Questo significa che, anche con un governo a trazione leghista, i 5 stelle potrebbero far valere la propria maggioranza numerica in parlamento, ostacolando l'approvazione dei provvedimenti del governo. L'unico modo per cambiare questa realtà sarebbe sciogliere anticipatamente il parlamento e tornare alle urne.

Sono stati presi in considerazione i componenti dei rispettivi gruppi parlamentari.

FONTE: elaborazione openpolis su dati del parlamento.
(ultimo aggiornamento: martedì 28 Maggio 2019)

La fitta produzione di decreti nel corso degli scorsi mesi ha comportato un intasamento che renderà l’approvazione di alcuni provvedimenti urgente. A questa situazione si è aggiunto il rallentamento dell'attività parlamentare dovuto alle elezioni europee e alle difficoltà vissute dalla maggioranza. In particolare c'è il rischio che dei decreti legge non vengano approvati in tempo utile prima della scadenza.

Ecco nel dettaglio la situazione per i 3 decreti in discussione attualmente in parlamento:

Per il decreto sul servizio sanitario della regione Calabria, già approvato in prima lettura, non dovrebbero esserci problemi. Tuttavia, sia il decreto sblocca-cantieri che il decreto crescita hanno generato non poche tensioni in sede di consiglio dei ministri, ricordiamo la lunghissima attesa per la pubblicazione del testo definitivo in gazzetta ufficiale, il che lascia pensare che anche per l'approvazione parlamentare ci saranno ostacoli e attriti.

3 decreti del governo sono in scadenza a giugno.

Le difficoltà saranno ancora maggiori al senato, dove ricordiamo la maggioranza è molto stretta: Lega e 5 stelle complessivamente arrivano a 165 senatori, a cui si aggiungono due membri del Movimento associativo italiani all'estero (Maie).

Probabili voti di fiducia in arrivo a giugno per l'approvazione di decreto crescita e sblocca cantieri.

Considerato che la maggioranza assoluta è di 161 senatori, il margine della maggioranza è di soli 6 voti, non abbastanza solido per assicurare una rapida e tranquilla approvazione. Questo fa immaginare, come successo in precedenza per altri decreti del governo, che l’esecutivo forzerà la mano in sede di discussione, ponendo la fiducia per l’approvazione finale di entrambi i testi.

I membri del Maie, come gli espulsi del M5s, fanno parte del gruppo Misto del senato.

FONTE: elaborazione Agi e openpolis su dati del parlamento

 

Foto credit: Palazzo Chigi - Licenza

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Un mese di attese e tensioni per il governo Conte https://www.openpolis.it/un-mese-di-attese-e-tensioni-per-il-governo-conte/ Thu, 09 May 2019 07:33:55 +0000 http://www.openpolis.it/?p=43626 Le prolungate difficoltà nel trovare la quadra su alcuni decreti, hanno fatto da cornice ad un mese complicato. Ed ora i testi arrivano in parlamento, con il voto alle porte.

L'articolo Un mese di attese e tensioni per il governo Conte proviene da Openpolis.

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Lo studio mensile realizzato con AGI in cui facciamo il punto sulla produzione legislativa del parlamento, analizzando il ruolo del governo nelle dinamiche di aula, e confrontando il tutto con quanto avveniva nelle legislature passate.

Il mese di aprile in breve

Nel raccontare il mese di aprile non si può non parlare delle crescenti tensioni tra i due
partner di governo: Movimento 5 stelle e Lega. Tensioni che hanno avuto delle chiare
ripercussioni non solo sulla produzione legislativa del consiglio dei ministri, ma anche del
parlamento.

Osservatorio legislativo

Tensioni sia per la stesura finale di testi chiave, che per il caso Siri.

Molta dell’attenzione infatti si è concentrata sulla deliberazione finale, dopo
un’attesa di oltre 20 giorni, di due decreti chiave: lo sblocca cantieri e il decreto crescita. Dei
2 il primo è arrivato in gazzetta ufficiale dopo 29 giorni, il secondo, dopo ben due diverse
deliberazioni in consiglio dei ministri, è stato firmato dal capo dello stato, dopo 26 giorni d’attesa, il 30 aprile. Attese troppo lunghe, che hanno costretto persino il presidente Sergio Mattarella ad intervenire, richiamando il governo. A questo poi bisogna aggiungere il caso Siri, al centro di una vicenda giudiziaria, ed ennesimo motivo di scontro per 5stelle e Lega.

L’attività legislativa del parlamento sta seguendo delle dinamiche cicliche. Mesi scarichi in cui il governo presenta nuovi decreti, come lo è stato aprile, si alternano a mesi densi in cui i tanti decreti devono essere convertiti in legge, come sarà invece maggio. Se il mese appena trascorso è stato quindi complesso per questioni extra-parlamentari, quello in cui ci troviamo ora lo sarà probabilmente per questioni parlamentari. Come se non bastasse, le elezioni europee si avvicinano.

L’andamento nella legislatura

Nel mese di aprile si sono tenute 5 riunioni del consiglio dei ministri, una in più rispetto al mese di marzo. Si conferma quindi un rallentamento nel numero degli incontri, considerando che a gennaio e febbraio erano stati rispettivamente 6 e 7. Quello che però va certamente sottolineato è la loro durata.

Si sono infatti prolungate in media per 2 ore, segnando di gran lunga il valore più alto da inizio legislatura. A fare la differenza sono stati gli incontri del 4 aprile, durato più di 3 ore, e quello del 24 aprile, prolungatosi per 4 ore e 20 minuti. Protagonista di entrambi gli incontri è stato il controverso decreto crescita. Presentato e approvato salvo intese il 4 aprile, è tornato all’attenzione del consiglio dei ministri per la seconda deliberazione 20 giorni dopo, proprio il 24 aprile. Il testo è stato poi firmato dal capo dello stato il 30 aprile.

2 riunioni del consiglio dei ministri sono state necessarie sia per il decreto crescita che per lo sblocca-cantieri.

La durata particolarmente lunga delle sedute, e la lunga attesa per il testo finale, è l’ennesima prova di quanto il provvedimento abbia creato dei problemi per l’accordo di governo tra Movimento 5 stelle e Lega. In particolare la riunione del 24, durata più di 4 ore, è stata lo scenario di un vero proprio caso politico. Al centro dello scontro le norme denominate “salva Roma”, contenute all’interno del decreto stesso. Volute dal Movimento 5 stelle, e fortemente criticate dalla Lega, alla fine della seduta fiume, in cui inizialmente alcuni ministri 5 stelle non erano presenti, sono state stralciate. Un lungo braccio di ferro politico che ha fatto emergere la crescente difficoltà da parte dell’esecutivo nel trovare una quadra su alcuni provvedimenti.

Per ogni mese è stata calcolata la durata media degli incontri svolti.

FONTE: elaborazione Agi e openpolis su dati del parlamento.
(ultimo aggiornamento: venerdì 26 Aprile 2019)

A testimonianza di queste criticità anche l’eccessivo intervallo di tempo che intercorre tra la deliberazione in consiglio dei ministri dei decreti, e la loro effettiva pubblicazione in gazzetta ufficiale. Un trend che abbiamo più volte sottolineato in questa sede, ma che nell’ultimo periodo sta raggiungendo livelli record.

Ad aprile è intervenuto Mattarella per la troppa attesa su molti testi presentati in consiglio dei ministri.

Non a caso anche il presidente della repubblica Sergio Mattarella è dovuto intervenire, richiamando il governo sull’utilizzo delle approvazioni “salvo intese”. Una dinamica che sta rendendo la gestazione dei decreti legge macchinosa, contorta e poco trasparente.

10 giorni passano in media dalla deliberazione di un decreto in consiglio dei ministri, alla sua pubblicazione in gazzetta ufficiale.

I problemi nello specifico sono due. Il primo è di natura politica e, come già anticipato, si riassume nella difficoltà per Movimento 5 stelle e Lega di trovare l’accordo su testi più complessi. Il secondo è invece di natura procedurale. L’approvazione di testi incompleti mediante la formula “salvo intese”, richiederebbe una seconda deliberazione del consiglio dei ministri prima della pubblicazione finale in gazzetta ufficiale. Cosa che di fatto è avvenuta raramente, se non quando l’attesa superava i 20 giorni e dopo l’intervento di Mattarella.

29 giorni d'attesa per il decreto sblocca-cantieri: è record.

L’attesa più lunga ad oggi è stata quella per lo sblocca cantieri, presentato per la prima volta in consiglio dei ministri lo scorso 20 marzo, e arrivato in gazzetta ufficiale il 18 aprile successivo, 29 giorni dopo. Quello che certamente va sottolineato è quanto le tempistiche si stiano dilatando nell’ultimo periodo, soprattutto dall’inizio del nuovo anno. Nella prima fase del governo Conte l’attesa era durata massimo 15 giorni (decreto Genova), con il 2019 siamo già a 3 casi che hanno superato i 20 giorni: 22 giorni per il decreto agricoltura, 26 per il decreto crescita e, come già detto, 29 per il decreto sblocca-cantieri. Dal decreto su reddito di cittadinanza-quota 100 in poi, solamente il decreto stabilità finanziaria-Brexit è stato pubblicato in gazzetta ufficiale in meno di 10 giorni.

Se da un lato l'abuso dei decreti non è una novità, queste lunghe attese per i testi finali lo sono.

L’abuso della decretazione d’urgenza è un male ricorrente della politica italiana, farlo in questo modo solleva ulteriori problemi che non a caso hanno portato il presidente della repubblica ad intervenire.

Sono stati calcolati i giorni trascorsi tra la deliberazione del decreto in consiglio dei ministri e la pubblicazione in gazzetta ufficiale. Non sono stati considerati i decreti decaduti.

FONTE: elaborazione Agi e openpolis, su dati del parlamento.
(ultimo aggiornamento: lunedì 29 Aprile 2019)

Mentre il governo trovava con difficoltà la quadra su provvedimenti controversi, il parlamento ha proseguito la sua abituale attività legislativa. Nel mese di aprile ci sono stati 23 voti finali in parlamento, 13 alla camera e 10 al senato. Di questi 7 hanno contribuito a completare l’iter di provvedimenti in discussione, diventati quindi ora legge.

Escludendo i decreti del governo, in parlamento sono arrivati testi o dal basso impatto normativo, o poco controversi o su cui l’apporto del parlamento è minimo.

Parliamo nello specifico della legge europea 2018, di 4 ratifiche di trattati (uno sulla manipolazione delle competizioni sportive, uno con l’istituto universitario europeo, uno con Cuba e uno con Euratom), del provvedimento in materia di class action e infine quello sull’inapplicabilità del giudizio abbreviato per i delitti puniti con l’ergastolo.

Come analizzato varie volte, al di la dei decreti avanzati dal governo, il dibattito parlamentare si concentra generalmente su provvedimenti o dal basso impatto normativo (come l’approvazione di commissioni d’inchiesta), o poco controversi (come l’annuale legge europea) o su cui l’apporto del parlamento è minimo (vedi la ratifica di trattati internazionali).

3% di voti contrari sui voti finali di aprile: si sono discussi testi poco controversi.

In questo senso il mese di aprile è stato l’ennesima prova di quanto detto finora. Nei 23 voti finali che si sono svolti, i voti contrari sono stati in media il 3%, e in soli due casi hanno raggiunto la doppia cifra: sul ddl concretezza approvato con modifiche alla camera (40% di voti contrari), e sul già menzionato testo sull’inapplicabilità del giudizio abbreviato per l’ergastolo (18,5%).

Sono stati presi in considerazione tutti i voti finali dalla formazione del governo Conte. Per ognuno è stata calcolata la percentuale di parlamentari che hanno espresso parere contrario.

FONTE: elaborazione Agi e openpolis su dati del parlamento.
(ultimo aggiornamento: venerdì 26 Aprile 2019)

Il confronto con i governi precedenti

Con il proseguire dei mesi poi appare sempre più evidente come la mole di proposte che arrivano dal governo al parlamento mettono deputati e senatori in secondo piano. L’80% dei testi sono infatti sono o conversioni in legge di decreti dell’esecutivo stesso o ratifiche di trattati internazionali e convenzioni.

80% delle proposte dell’esecutivo Conte al parlamento sono o decreti del governo o ratifiche di trattati internazionali

Per dare un termine di paragone su quanto questi numeri segnino un forte cambio di passo, basti pensare che per i governi della XVI (Berlusconi e Monti) e XVII (Letta, Renzi e Gentiloni) legislatura la media era poco oltre al 64%. Volendo classificare i provvedimenti per tipologia, se a fare da padrone nel governo Conte sono trattati internazionali (il 62% dei testi) e i decreti (il 17%), una fetta molto ridotta è dedicata ai disegni di legge ordinari (15%). Dal governo Berlusconi IV a quello Gentiloni la percentuale di disegni di legge ordinari era invece intorno al 27,53%, oltre 10 punti percentuali in più.

Le leggi presentate dal governo sono state divise per tipologie.

FONTE: elaborazione Agi e openpolis su dati del parlamento.
(ultimo aggiornamento: lunedì 29 Aprile 2019)

Continuando a mettere insieme i pezzi della produzione legislativa, è possibile intercettare altri aspetti certamente caratteristici dell’attuale governo. Il numero di leggi approvate al mese è fortemente sotto la media delle ultime 2 legislature. Dal 2008 ad oggi, durante i diversi esecutivi che si sono succeduti, il parlamento ha approvato una media di 6,51 leggi al mese. Nell’attuale esperienza di governo giallo-verde il dato è al 3,91, quasi la metà.

Per ogni governo è stato calcolato il rapporto tra leggi approvate e durata dell’esecutivo.

FONTE: elaborazione Agi e openpolis su dati del parlamento.
(ultimo aggiornamento: venerdì 26 Aprile 2019)

Come più volte evidenziato, il governo con cui è più corretto portare avanti confronti è quello che ha cominciato la scorsa legislatura, simile sia per durata che per caratteristiche. Stiamo parlando dell’esecutivo Letta, durato 10 mesi, poco meno dell’attuale, e anch’esso nato grazie all’accordo di 2 forze politiche alleate per l’occasione per la prima volta in un governo nazionale. Anche durante l’esperienza del governo Pd-Forza Italia, che ha dato il via alla XVII legislatura, la produzione legislativa mensile era superiore, con in media 4,67 testi approvati al mese.

3,91 leggi approvate al mese. Media più bassa dal 2008 ad oggi.

Approvare tante leggi non vuole certamente dire approvare buone leggi, ma il dato sulla produzione legislativa, in forte in controtendenza, va comunque sottolineato. Il valore medio è comunque in crescita, considerando che dall’inizio del 2019 i numeri sono stati sempre sopra il valore medio registrato dal governo: 7 leggi a gennaio, 4 sia a febbraio che marzo, e 7 nel mese appena concluso. Con l’andare dei mesi quindi la produzione legislativa sta aumentando, come è normale che sia in una legislatura che ormai ha superato l’anno di vita.

Altro elemento da tenere in considerazione è la velocità con cui i testi vengono approvati. Come è ormai prassi ricorrente anche in questa legislatura, circa il 70% dei testi approvati sono di iniziativa governativa. Questi generalmente sono conversioni di decreti del governo, testi che per natura devono essere convertiti in legge entro 60 giorni. Questo di fatto rende il tempo medio necessario per approvare un testo del governo notevolmente più basso rispetto ai testi presentati da deputati e senatori. Anche in questa legislatura ne abbiamo una prova: sono serviti in media 62 giorni per completare l’iter delle proposte del governo, mentre ne sono serviti 126 per quelle dei parlamentari, circa il doppio del tempo.

Generalmente le proposte dei parlamentari richiedono il doppio del tempo rispetto a quelle del governo per completare l’iter.

Nel confronto con il passato, nell'attuale legislatura i tempi per l’approvazione dei testi si sono però drasticamente ridotti. Se in media dalla XIII legislatura alla XVII i disegni di legge completavano il proprio iter in 239 giorni, con l’inizio della XVIII il dato è sceso a 82. Dal giugno del 2018 ad oggi quindi i testi vengono discussi in parlamento in un terzo del tempo rispetto al passato.

Il dato è calcolato considerando l’intervallo che intercorre tra il primo esame della prima lettura del progetto e l’approvazione definitiva della legge.

FONTE: elaborazione Agi e openpolis su dati del parlamento.
(ultimo aggiornamento: venerdì 26 Aprile 2019)

Se da un lato quindi si approvano molte meno leggi, dall’altro la loro trattazione in aula avviene in tempi più rapidi. Ad oggi le proposte dei membri del governo vengono approvate in 62 giorni, mentre quelle dei parlamentari in 162. I testi che avanzano più velocemente sono i decreti leggi, come è normale che sia, che ottengono il via libera definitivo dell’aula in circa 40 giorni.

40 giorni sono mediamente richiesti per la conversione in legge dei decreti del governo, in linea con la legislatura precedente.

Gli equilibri nella maggioranza

Abbiamo già avuto modo di vedere quanto il rapporto tra i partner di governo non sia stato dei più facili nel mese appena trascorso. Un equilibrio, quello all’interno della maggioranza, reso ancora più complicato dal caso che ha coinvolto il sottosegretario Siri, attualmente al centro di una vicenda giudiziaria.

L’attività del parlamento segue delle dinamiche cicliche. Mesi densi per la conversione di decreti, e mesi scarichi in cui il governo presenta nuovi decreti. Testi che poi verranno discussi nel mese successivo, monopolizzando l’attività dell’aula.

All’interno delle dinamiche parlamentari però questa tensione non ha avuto ripercussioni dirette, anche perché gli “scogli” legislativi, come raccontato, sono stati pochi.

Il nostro parlamento sta vivendo dinamiche cicliche, in cui si alternano mesi densi di trattazioni parlamentari di decreti deliberati dal governo, a mesi in cui l’attività legislativa è meno ricca. Mesi in cui, come lo è stato aprile, sono stati presentati nuovi decreti da parte dell’esecutivo, che arriveranno quindi in aula nel mese seguente.

5 decreti del governo attualmente in discussione in parlamento.

Non a caso il mese di maggio vedrà in discussione almeno 5 decreti: stabilità finanziaria-Brexit, emergenza agricoltura, quello sul servizio sanitario della regione Calabria e soprattutto i decreti sblocca-cantieri e crescita. I banchi di prova per il governo sono stati quindi pochi, e principalmente hanno riguardato l’approvazione in entrambi i rami del documento di economia e finanza. Votazioni che hanno visto una maggioranza compatta ottenere un facile e pronosticabile via libera.

Il mese di aprile ha però visto l’espulsione dal gruppo Movimento 5 stelle della camera di Sara Cunial, deputata eletta in Veneto al primo mandato parlamentare. Negli scorsi mesi avevamo dedicato molta attenzione al caso dei parlamentari ribelli all’interno del Movimento 5 stelle. In particolare alle 3 senatrici Fattori, La Mura e Nugnes, che in varie occasioni hanno fatto sentire il loro dissenso, soprattutto su provvedimenti targati Lega.

espulsione da inizio legislatura per il Movimento 5 stelle: 2 alla camera (Cunial e Mura) e 2 al senato (De Bonis e De Falco).

La decisione da parte del Movimento 5 stelle di espellere Sara Cunial è arrivata al termine di un iter avviato alla fine del 2018, quando la deputata era tra i 10 parlamentari assenti “senza giustificazione” sul voto finale per la manovra economica. Nel corso del 2019 poi l’onorevole, ora membro del gruppo Misto, aveva saltato per assenza il voto finale sul decreto salva-Carige, sul ddl legittima difesa, sul decreto emergenza agricoltura (nel giorno della sua espulsione), e sulla risoluzione sul Def (nel giorno successivo alla sua espulsione).

Presente e favorevole invece nella stragrande maggioranza dei voti finali su provvedimenti chiave avvenuti nel corso della XVIII legislatura: decreto dignità, anticorruzione, decreto fiscale, decreto semplificazioni e ddl concretezza, solo per fare degli esempi.

Il suo comportamento quindi non è stato certamente più “ribelle” rispetto a quello delle 3 senatrici del Movimento 5 stelle che da mesi sono al centro di provvedimenti disciplinari da parte del collegio dei probiviri del partito. Come Fattori, La Mura e Nugnes, anche Cunial non ha votato i 2 provvedimenti clou voluti dalla Lega (decreto sicurezza e ddl legittima difesa), e come 2 delle 3 senatrici in questione non era presente sul salva-Carige.

 

Comportamento su alcuni dei voti chiave della XVIII legislatura

provvedimentoCunial (camera)Fattori (senato)La Mura (senato)Nugnes (senato)
Decreto dignitàfavorevolefavorevolefavorevolefavorevole
Milleprorogheassentefavorevolefavorevolefavorevole
Decreto emergenzeassentein missionefavorevoleassente
Decreto sicurezzaassenteassenteassenteassente
Legge di bilancioassentefavorevolefavorevolefavorevole
Ddl anticorruazionefavorevolefavorevolefavorevolefavorevole
Decreto salva-Carigeassenteassentefavorevoleassente
Decreto reddito di cittadinanza-quota100favorevolepresente non votantein missionefavorevole
Ddl legittima difesaassenteassenteassenteassente
Risoluzione Defassentefavorevolefavorevolefavorevole

Sicuramente nel corso dei mesi hanno giocato un peso le assenze sia sul decreto emergenze-Genova che sul Milleproroghe, oltre al già menzionato caso sulla legge di bilancio. È chiaro però che sostenere che il suo comportamento sia stato più “sovversivo” rispetto a quello di Fattori, La Mura e Nugnes è difficile. Anche perché, le 3 elette a Palazzo Madama sono state in varie volte protagoniste di uscite mediatiche in cui esprimevano il loro dissenso pubblicamente per certe decisione del Movimento 5 stelle.

Considerando i numeri della maggioranza, alla camera il M5s si può “permettere” di espellere membri, al senato invece no.

La scelta quindi di espellere alla camera, ma non al senato, è chiaramente dovuta anche al fatto che a Montecitorio i numeri a favore della maggioranza sono molto più consistenti. Espulsioni quindi che non hanno ripercussioni dirette sul governo. Ad oggi infatti 5stelle e Lega rappresentano oltre il 54% dei membri della camera, mentre al senato la percentuale scende al 51%.

I membri del Maie, come gli espulsi del M5s, fanno parte del gruppo Misto del senato.

FONTE: elaborazione Agi e openpolis su dati del parlamento

L'agenda dei lavori e il voto che si avvicina

Come anticipato nel mese di maggio saranno discussi in parlamento provvedimenti molto controversi, su cui sarà interessante vedere la tenuta della maggioranza. La fitta produzione di decreti legge infatti creerà una situazione di intasamento legislativo per il governo Conte nelle prossime settimane.

Ecco nel dettaglio la situazione per i 5 decreti in discussione:

Se da un lato i primi due dovrebbero riuscire ad ottenere il via libera senza problemi, è sul decreto sblocca-cantieri e sul decreto crescita che non mancheranno scontri. In primis perché, come visto, già la loro stesura finale ha generato tensione all'interno del consiglio dei ministri, elemento che ci permette quindi di ipotizzare anche uno scontro in parlamento. In aggiunta entrambe le approvazioni finali con molta probabilità avranno luogo dopo il voto delle europee, tornata elettorale che per molti segnerà un momento di svolta importante per il governo Conte. Avvenimento che potrebbe avere quindi anche delle ripercussioni sui due decreti in questione.

 

Foto credit: Palazzo Chigi - Licenza

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Lo stress test delle votazioni parlamentari per il governo Conte https://www.openpolis.it/lo-stress-test-delle-votazioni-parlamentari-per-il-governo-conte/ Tue, 09 Apr 2019 07:59:37 +0000 http://www.openpolis.it/?p=40538 Marzo è stato un mese pieno di ostacoli per l'esecutivo: tra fiducia e sfiducia all'esecutivo e l'approvazione di provvedimenti controversi. Vediamo il dettaglio.

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Lo studio mensile realizzato con AGI in cui facciamo il punto sulla produzione legislativa del parlamento, analizzando il ruolo del governo nelle dinamiche di aula, e confrontando il tutto con quanto avveniva nelle legislature passate.

Il mese di marzo in breve

Il mese di marzo è stato molto ricco per il parlamento. Quattro testi hanno completato il proprio iter, diventando quindi legge. Il disegno di legge in materia di legittima difesa, tema forte della Lega in campagna elettorale, il provvedimento per l’istituzione del registro nazionale dei tumori, e infine due decreti del governo: il salva-Carige e il cosiddetto “Decretone”, che contiene le norme su reddito di cittadinanza e quota 100.

I voti di marzo hanno fatto emergere le tante differenze tra i due partner di governo.

Certamente però, al di là dei testi discussi, meritano particolare attenzione alcune votazioni che si sono svolte. A marzo infatti ci sono stati numerosi banchi di prova per il governo Conte, che ha dovuto affrontare in varie occasioni votazioni importanti per la stabilità del governo.

Parliamo in primis del voto di fiducia sul decreto reddito di cittadinanza e quota 100, ma soprattutto del voto dell’aula sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini sul caso Diciotti, come anche delle due mozioni di sfiducia avanzate dalle opposizioni contro il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli, una a firma Pd e una firma Fi.

L’andamento nella legislatura

Nel mese di marzo si sono svolte 4 riunioni del consiglio dei ministri, il dato più basso da inizio legislatura. Valore che era già stato registrato ad agosto, ottobre e novembre dello scorso anno. Ciò nonostante per la prima volta nel 2019 la durata media degli incontro ha superato l’ora, certamente un aspetto positivo considerando che tra gennaio e febbraio la media era di 40 minuti. All’ordine del giorno nei 4 incontri c’erano, tra le altre cose, la ratifica di numerosi trattati internazionali, e l’ufficializzazione del prossimo election day per le elezioni europee, amministrative e suppletive della camera.

Per la prima volta nel 2019 la durata media degli incontro del consiglio dei ministri ha superato l’ora.

Tra i provvedimenti più importanti deliberati abbiamo certamente il cosiddetto decreto Brexit, già arrivato all’attenzione del parlamento, e il decreto sblocca cantieri, su cui però il governo deve ancora trovare una quadra. Il testo infatti è stato approvato “salvo intese”, formula già vista in passato, per esempio sul decreto emergenze/Genova, e che dà la libertà al governo di rimettere mano al provvedimento prima della presentazione ufficiale al Quirinale. Una scelta sempre più ricorrente da inizio legislatura, specialmente su provvedimenti complessi e su cui la maggioranza giallo-verde ha bisogno di più tempo per trovare l’intesa. Una scelta già criticata dal Comitato per la legislazione della camera, e che rende la genesi dei provvedimenti poco chiara e lineare.

Viene visualizzato il numero di riunioni del consiglio dei ministri nel mese.

FONTE: dati ed elaborazione Agi-openpolis

Tra i 4 provvedimenti approvati a marzo dal parlamento invece, ci sono anche due decreti del governo Conte. Il secondo che ha completato l’iter in ordine di tempo, il cosiddetto decretone, ha richiesto un voto di fiducia. È la quinta volta da inizio legislatura che un decreto del governo ha necessitato di almeno un voto di fiducia per completare l’iter.

Anche a marzo molto del dibattito parlamentare è stato occupato dalla conversione in legge di decreti del governo.

Per la metà dei decreti approvati da inizio legislatura infatti, l’esecutivo è stato costretto ad utilizzare lo strumento, forzando la mano del dibattito, velocizzando la trattazione in aula e serrando i ranghi della maggioranza. È stato “costretto” a farlo soprattutto sui decreti più complessi e controversi dibattuti finora dall’aula: il milleproroghe, il decreto sicurezza, il decreto fiscale, il decreto semplificazioni e infine il decreto su reddito di cittadinanza e quota 100.

In un caso addirittura, e stiamo parlando del decreto sicurezza, i voti di fiducia sono stati necessari in entrambi i rami. Non è mai un elemento positivo per la qualità del dibattito parlamentare quando sia camera che senato vedono posta la questione di fiducia sullo stesso provvedimento. In questa legislatura, oltre che sul decreto sicurezza, era successo anche sulla legge di bilancio, approvata con 3 voti di fiducia.

Percorso più lineare invece, e senza il ricorso alla fiducia, per i provvedimenti d’urgenza dall’impatto normativo più basso: decreto sul tribunale di Bari, quello per la cessione di unità navali alla Libia, il provvedimento d’urgenza per il riordino dei ministeri e quello per il salvataggio di banca Carige. Proprio su quest’ultimo testo, approvato nel mese appena trascorso, la fiducia non è stata necessaria anche perché l’opposizione ha deciso di “facilitare” il compito al governo uscendo dall’aula al momento del voto finale.

Sono stati contati solamente i decreti che hanno completato l’iter parlamentare.

FONTE: dati ed elaborazione Agi-openpolis

Al di là dei due decreti che sono diventati legge, il parlamento, come già detto, ha approvato anche altri due testi. Uno per l’istituzione del registro nazionale dei tumori, e l’altro in materia di legittima difesa. Il mese di marzo segna quindi per il governo Conte il raggiungimento 3 punti centrali del programma di governo firmato ad inizio legislatura: reddito di cittadinanza, quota 100 in materia di pensioni e la riforma della legittima difesa.

3 dei principali punti del programma di governo 5stelle-Lega sono stati approvati a marzo: reddito di cittadinanza, quota 100 e riforma della legittima difesa

Un mese quindi particolarmente intenso nelle aule di camera e senato. Lo è stato non solo per le approvazioni in via definitiva di 4 testi, ma anche per le altre 11 votazioni che hanno avanzato l’iter di provvedimenti ancora in discussione. Da questo punto di vista da inizio legislatura, solo nel novembre scorso ci sono stati più voti finali in parlamento (18).

Merita menzione speciale in questo senso l’annuale legge europea che è stata modificata e approvata alla camera, e che ora dovrà quindi tornare al senato. In aggiunta sono state votate anche: 4 ratifiche di trattati internazionali, il provvedimento per il distacco di 2 comuni dalle Marche all’Emilia-Romagna, e il disegno di legge per la modificata dell’articolo 416-ter in materia di voto di scambio politico-mafioso.

Viene mostrato il numero di voti finali nel mese in questione. Più voti possono riguardare lo stesso testo.

FONTE: dati ed elaborazione Agi-openpolis

Il confronto con i governi precedenti

Il governo Conte con il mese di marzo festeggia i 10 mesi di vita, superando in durata l’esecutivo che aveva iniziato la precedente legislatura, guidato da Enrico Letta. Con 304 giorni di durata, il governo giallo-verde diventa il 36° più lungo della storia repubblicana sui 65 che si sono susseguiti.

Notoriamente l’instabilità politica che da sempre accompagna il nostro paese ha portato ad esperienze governative relativamente brevi. Va però detto, in controtendenza con quanto appena sottolineato, che 2 dei 4 governi più lunghi in durata della storia repubblicana hanno operato negli ultimi 10 anni. Parliamo infatti del quarto governo Berlusconi, primo della XVI legislatura e durato 1.287 giorni, secondo più lungo della storia, e quello guidato da Matteo Renzi, quarto per durata dal 1946 ad oggi, e arrivato a 1.024 giorni.

I dati del governo Conte sono al primo aprile 2019.

FONTE: dati ed elaborazione Agi-openpolis

La variabile della durata non è da ignorare. L’esperienza del governo Letta, nato all’inizio di una legislatura con presupposti simili all’attuale vista l’alleanza inedita tra due forze avversarie fino a pochi mesi prima, si era conclusa anticipatamente a causa di una crisi politica. Una crisi che si era manifestata anche con l’uscita di Forza Italia dalla maggioranza di governo, e quindi una riformulazione dell’alleanza che sarebbe poi stata guidata da Matteo Renzi. L’alleanza 5stelle-Lega in questo senso si è dimostrata più stabile, nonostante i presupposti per molti fossero peggiori, e nonostante stiamo parlando di forze nuove ad alleanze di governo di questo genere.

A marzo sono state votate le prime due mozioni di sfiducia della legislatura.

All’interno del quadro appena descritto però le opposizioni stanno continuando ad avere un ruolo. A marzo sono state votate infatti le prime 2 mozioni di sfiducia della XVIII legislatura, presentate rispettivamente da Partito democratico e Forza Italia nei confronti di un membro del governo. Nello specifico le mozioni avevano come protagonista il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli (M5s), reo, a detta delle opposizioni, di aver mal gestito nei suoi mesi di mandato la questione della Tav Torino-Lione.

“[...] le decisioni assunte, e soprattutto quelle non assunte, dal ministro Toninelli risultano in evidente contrasto con lo stesso programma di governo presentato al senato dal presidente del consiglio dei ministri Conte e soprattutto contro l'interesse della nazione, che sta segnando, anche a causa del blocco delle principali opere pubbliche, una recessione economica già registrata negli ultimi due trimestri del 2018 [...] Esprime la propria sfiducia al ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Danilo Toninelli, e lo impegna a rassegnare immediatamente le proprie dimissioni

È la prima volta per un membro dell’esecutivo giallo-verde che viene votata in aula una mozione di sfiducia. Nella scorsa legislatura era successo in 5 diverse occasioni: 2 volte con Angelino Alfano (prima nel 2013 e poi nel 2014), una volta con Anna Maria Cancellieri (sotto il governo Letta), e infine con i ministri del governo Renzi Boschi e Lotti.

Dalla IX alla XVII legislatura sono state votate 25 mozioni di sfiducia nei confronti di singoli ministri. Nel conteggio vengono considerati solo i singoli eventi, in cui a volte possono essere state presentate e votate anche più mozioni da diversi partiti per lo stesso caso. Va detto che nella storia repubblicana lo strumento ha ormai più un valore simbolico e politico, più che reale.

In una sola occasione infatti la mozione di sfiducia ha avuto esito positivo. Era il 1995 e l’allora ministro della giustizia Filippo Mancuso (governo Dini) fu sfiduciato dal parlamento con 173 voti favorevoli.
Vai a "Come si sfiducia un ministro"

Tornando al caso Toninelli, entrambe le mozioni, presentate al senato, hanno avuto esito negativo. A votare a favore in entrambi i casi sono stati i parlamentari del Partito democratico e di Forza Italia. L’altro principale gruppo di opposizione a Palazzo Madama invece, Fratelli d’Italia, ha optato per votare Sì sulla mozione presentata da Forza Italia, ma di astenersi su quella presentata dal Partito democratico.

Compatto invece il comportamento della maggioranza. Anche le 2 senatrici Fattori e Nugnes, note per essere le più critiche all’interno del Movimento 5 stelle, hanno votato contro le mozioni in entrambe le circostanze. Compattezza che, come vedremo, non si è vista sul voto sempre al senato per l’autorizzazione a procedere al ministro Salvini sul caso Diciotti.

Le mozioni riguardanti uno stesso argomento, anche se non abbinate, sono state considerate una sola volta. Sono state contate anche le mozioni contro viceministri e sottosegretari.

FONTE: Banca dati della camera

È giusto sottolineare che con il passare dei mesi sta emergendo una nuova tematica, che nel suo piccolo sta contraddistinguendo l’attuale esecutivo dai precedenti nella gestione “quotidiana” dell’attività parlamentare. Stiamo parlando della bassa percentuale di interrogazioni a risposta scritta presentate dai parlamentari che hanno avuto una risposta da parte dei membri del governo da inizio legislatura

7,97% delle interrogazioni a risposta scritta al governo Conte ha ricevuto risposta, percentuale sensibilmente più bassa rispetto agli esecutivi precedenti.

Dall’inizio del governo Conte ne sono state depositate 2.059, di cui solamente 164 hanno ottenuto una risposta da parte del ministro competente, il 7,97% del totale. Rispetto alla legislatura precedente, e i governi che si sono susseguiti nei 5 anni che sono andati dal 2013 al 2018, l’attuale esecutivo sta registrando percentuali considerevolmente più basse. Per il governo Letta il tasso di risposta era al 15,46%, per quello guidato da Matteo Renzi al 18% e per quello con Paolo Gentiloni al Palazzo Chigi il dato era al 16,46%.

Nel confronto governo Letta - governo Conte, il secondo ha risposto alla metà delle interrogazioni rispetto al primo.

Va ricordato che gli ultimi due governi appena menzionati sono durati più tempo, e quindi hanno avuto maggiore possibilità di rispondere alle tante interrogazioni depositate da deputati e senatori. Non solo, essendo arrivati in corso di legislatura, e con una maggioranza già stabile, non hanno dovuto gestire l’avvio di una nuova fase politica.

Ciò detto, nel confronto con il governo Letta, durato più o meno come l'attuale e molto simile per caratteristiche, il distacco nei valori è sensibile. Nei 10 mesi di vita dell’esecutivo Letta i membri del governo avevano svolto il 15,46% delle interrogazioni a risposta scritta, quasi il doppio del governo Conte.

I dati del governo Conte sono al primo marzo 2019.

FONTE: dati parlamento, elaborazione Agi-openpolis

Scomponendo il dato per i singoli dicasteri emergono numerose differenze tra i membri del governo Conte. Partiamo subito dicendo che i due ministri più sollecitati, Salvini e Toninelli, hanno un tasso di risposta superiore alla media: del 9,62% il primo e del 10,34% il secondo. Negativo invece il contributo di altri ministri a cui sono state destinate un alto numero di interrogazioni. Il ministro dell’economia Tria ha risposto a 0 delle 101 interrogazioni a risposta scritta a lui destinate, la presidenza del consiglio (Conte e Giorgetti) a 0 delle 117 ricevute, il ministro dell’istruzione Bussetti a 0 delle 159, e infine la ministra della salute Giulia Grillo a una delle 189.

Meritano invece menzione speciale due dicasteri che hanno un alto tasso di risposta, notevolmente superiore alla media. Nello specifico parliamo del ministero degli esteri, che ha svolto al 45,88% delle interrogazioni a risposte scritta ricevute, e del ministero della difesa, per cui il tasso di risposta è al 22,95%.

Percentuale di risposte a interrogazioni a risposta scritta

ministeroministrointerrogazioni depositatecon risposta pubblicatapercentuale
InternoSalvini343339,62%
InfrastruttureToninelli2612710,34%
SaluteGrillo18910,53%
AmbienteCosta1761810,23%
IstruzioneBussetti15900%
LavoroDi Maio14342,80%
Presidenza del consiglio dei ministriConte - Georgetti11700%
Sviluppo economicoDi Maio11665,17%
GiustiziaBonafede114119,65%
Economia e finanzeTria10100%
Beni culturaliBonisoli86910,47%
Affari esteriMoavero Milanesi853945,88%
DifesaTrenta611422,95%
Politiche agricoleCentinaio5111,96%
Pubblica amministrazioneBongiorno3100%
Famiglia e disabilitàFontana9111,11%
Affari regionaliStefani800%
Per il sudLezzi500%
Affari europeiSavona-Conte200%
Rapporti con il parlamentoFraccaro200%

dati al 1° marzo 2019

 

Gli equilibri della maggioranza

Oltre alla questione di fiducia sul decreto reddito di cittadinanza e quota 100 alla camera, che il governo ha ottenuto con tranquillità, l’altro voto importante che si è svolto nel mese di marzo è stato quello sull’autorizzazione a procedere nei confronti del leader della Lega Matteo Salvini.

La questione è nota e riguarda la responsabilità del ministro dell’interno sul caso Diciotti, e sul voto dell’aula sul documento approvato dalla giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di Palazzo Madama in cui veniva negata l’autorizzazione a procedere giuridicamente nei confronti del ministro.

Il voto sull’autorizzazione a procedere ha dimostrato per l’ennesima volta quanto le opposizioni siano frammentate.

L’analisi di questo voto è interessante per due motivi. Il primo è perché mostra le numerose sfumature dell’attuale opposizione, o più correttamente, delle varie opposizioni. Nel voto sull’autorizzazione a procedere Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno votato a favore del diniego. La scelta è giustificata da due elementi: da un lato dal sostegno che i due gruppi hanno deciso di dare all’alleato di coalizione durante le scorse elezioni politiche, dall’altra dalla nota posizione a favore dell’immunità parlamentare di movimenti come Forza Italia.

Rispetto al voto sulla sfiducia a Toninelli quindi, in questo caso i numeri a sostegno della maggioranza sono notevolmente cresciuti. Questo dimostra che, a differenza del Movimento 5 stelle, la Lega può, quando serve, contare sempre sui vecchi alleati con cui ha partecipato alle ultime elezioni politiche.

Sono stati confrontati il voto al senato del 20 marzo sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini, e quello del 21 marzo sulla mozione di Forza Italia contro Toninelli.

FONTE: Agi-openpolis

Tornando all'esito del voto, capitolo a parte lo meritano invece i senatori del Movimento 5 stelle. Come noto storicamente il partito guidato da Luigi Di Maio è sempre stato contro l’immunità parlamentare, considerandolo un “privilegio” da abolire. Proprio per questo motivo era molto atteso il primo voto in aula che vedeva un ministro del governo giallo-verde coinvolto. Il voto è stato soprattutto l’ennesima occasione per monitorare il comportamento dei cosiddetti “dissidenti” all’interno del Movimento 5 stelle. Argomento che abbiamo già avuto modo di trattare nella scorsa edizione dell’Osservatorio legislativo.

Storicamente contro, è la prima volta che il M5s ha votato per vietare l'autorizzazione a procedere nei confronti di un parlamentare.

Nel caso specifico sono emerse le note criticità all’interno del partito pentastellato, con ben 3 senatrici che hanno votato contro il documento della giunta, decidendo quindi di non seguire la linea dettata dalla maggioranza. Parliamo nello specifico di Virginia La Mura, Paola Nugnes ed Elena Fattori. La scelta non ha influito sull’esito finale del voto, proprio perché la maggioranza ha comunque potuto godere, come visto, del sostengo di Forza Italia e Fratelli d’Italia.

3 voti ribelli all’interno del Movimento 5 stelle sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini: Fattori, La Mura e Nugnes

Sul provvedimento clou approvato nel mese appena trascorso invece, il decreto reddito di cittadinanza e quota 100, non ci sono stati voti ribelli, e tutte e 3 le senatrici hanno espresso parere favorevole alla proposta di legge. Quello che sta emergendo quindi è che mentre sui provvedimenti voluti dal Movimento 5 stelle, come il reddito di cittadinanza, con difficoltà le senatrici in questione fanno mancare il loro sostegno, è su quelli voluti dalla Lega che emergono i problemi. A fine mese proprio il senato ha dato il via libera in via definitiva al ddl per la riforma della legittima difesa, provvedimento bandiera del partito guidato da Matteo Salvini. In quest’occasione Fattori, La Mura e Nugnes erano tutte e tre assenti, come lo erano anche quando a inizio novembre Palazzo Madama ha votato la fiducia al decreto sicurezza.

Sui provvedimenti in materia di sicurezza voluti dalla Lega Fattori, La Mura e Nugnes non partecipano ai voti finali.

Quando all’ordine del giorno ci sono provvedimenti in materia di sicurezza voluti dalla Lega, o anche il testo sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini, le 3 senatrici fanno sempre sentire la loro voce, ufficializzando pubblicamente il loro dissenso durante le votazioni.

Cosa monitorare nelle prossime settimane

Sarà ora quindi interessante monitorare il comportamento del collegio dei probiviri nei confronti delle senatrici in questione. Nell’ultima comunicazione a riguardo, risalente a fine dicembre 2018, il collegio aveva archiviato la procedura già pendente nei confronti di Virginia La Mura, mentre quella nei confronti di Fattori e Nugnes era considerata ancora pendente e sott’esame. Ricordiamo che l’ultima espulsione per violazione del codice etico M5s risale proprio a fine anno (De Bonis e De Falco), evento che aveva già costretto la maggioranza a subire un duro colpo a Palazzo Madama.

Eventuali ulteriori espulsioni al senato comprometterebbero i numeri della maggioranza.

La compattezza della maggioranza, soprattutto al senato, continuerà quindi ad essere una tema da monitorare anche nei prossimi mesi. Ad oggi infatti i due principali azionisti di governo, Movimento 5 stelle e Lega, possono contare su 165 senatori. A questi possiamo aggiungere i due membri del Movimento associativo italiani all’estero (Maie) presenti nel gruppo Misto, e che portano il totale a sostegno del governo a 167. Il margine di +6 sulla soglia della maggioranza assoluta (161 senatori) non è sicuramente tranquillizzante, ed eventuali ulteriori espulsioni all’interno del Movimento contribuirebbero a renderlo ancora più pericolante.

I membri del Maie, come gli espulsi del M5s, fanno parte del gruppo Misto del senato.

FONTE: elaborazione Agi e openpolis su dati del parlamento

Il governo ha quindi passato indenne il mese di marzo. Nonostante i tanti banchi di prova, sia individuali per alcuni membri del governo, che legislativi per la discussione di testi controversi, l'esecutivo ha portato a casa tutti i risultati voluti. Le sfide però non terminano certamente qui, e la continua approvazione di decreti "salvo intese" ne è un esempio.

Molto decreti approvati "salvo intese", prova delle tante differenze ancora interne alla maggioranza.

È successo a marzo con lo sblocca cantieri, e successo ad aprile con il decreto crescita. L'accordo sui testi politicamente più complessi viene trovato sempre più spesso con difficoltà. E su quelli chiaramente riconducibili alla Lega, i dissidenti all'interno del Movimento 5 stelle continuano a far sentire la loro voce. Elementi che se da un lato sono normali vista la natura dei due partiti a Palazzo Chigi, dall'altro mettono l'alleanza di governo alla costante ricerca di una stabilità che dopo quasi 1 anno stenta ancora ad arrivare.

 

Foto credit: Twitter - Danilo Toninelli

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Decreti (incompleti) per implementare il programma di governo https://www.openpolis.it/decreti-incompleti-per-implementare-il-programma-di-governo/ Wed, 13 Mar 2019 08:44:18 +0000 http://www.openpolis.it/?p=37229 A febbraio il decreto semplificazioni è stato approvato, con la fiducia, inglobando altri 2 decreti. I decreti in parlamento spesso cambiano, a volte troppo.

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Lo studio mensile realizzato con AGI in cui facciamo il punto sulla produzione legislativa del parlamento, analizzando il ruolo del governo nelle dinamiche di aula, e confrontando il tutto con quanto avveniva nelle legislature passate.

Il mese di febbraio in breve

Per la prima volta da novembre il governo di Giuseppe Conte non ha presentato decreti legge. Una novità che più che altro è stata una necessità, visto l’alto numero di provvedimenti in discussione la cui decadenza si stava avvicinando.

Non a caso il decreto semplificazioni, approvato con la fiducia, l’ennesima su un decreto del governo, è stato completamente rivoluzionato in parlamento. Il numero di commi è fortemente cresciuto, elemento dovuto all’accorpamento dell’atto con altri due provvedimenti d’urgenza in discussione: il decreto Ncc e quello sul rinnovo degli ordini forensi.

Come è ormai abitudine consolidata anche l’attuale esecutivo, come i precedenti, utilizza lo strumento del decreto legge impropriamente, principalmente per implementare l’agenda del governo. Non solo, come si vedrà, spesso e volentieri lo fa presentando al parlamento provvedimenti incompleti che vengono fortemente cambiati in aula, evenienza che può creare ambiguità legislative e che andrebbe quindi evitata.

L’andamento nella legislatura

Se nei mesi di dicembre e gennaio il consiglio dei ministri aveva deliberato numerosi decreti legge, a febbraio si è dovuto lavorare alla loro approvazione. Non a caso le riunioni del consiglio dei ministri sono servite principalmente alla gestione legislativa di normative esterne: la ratifica di trattati internazionali, l’adeguamento a normative europee e la valutazione di leggi regionali.

Poche le proposte presentate nelle 7 riunioni del consiglio dei ministri che si sono tenute nel mese appena concluso. Tra le novità il controverso inizio del processo di nomina per Savona alla guida della Consob, la designazione di Parma come capitale della cultura per il 2020 e l’approvazione di 10 disegni di legge delega, principalmente collegati alla manovra finanziaria.

Ad esclusione dell’incontro dello scorso 8 febbraio, che si è prolungato per 2 ore, quasi tutte le riunioni del consiglio dei ministri sono durate meno di 1 ora, per un dato medio che si attesta sui 47 minuti. Tra tutti spicca l’incontro del 19 febbraio, con la presentazione di un decreto legislativo per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizione europee e la non impugnazione di 3 leggi regionali, che è durato solamente 5 minuti.

Per ogni mese è stata calcolata la durata media degli incontri svolti.

FONTE: elaborazione Agi e openpolis su dati del governo

In parlamento sono state approvate 4 leggi nel mese di febbraio, portando il totale della XVIII legislatura a 32. Il primo testo che ha concluso il proprio iter è stato il decreto semplificazioni approvato in via definitiva il 7 febbraio scorso, e su cui il giorno prima il governo aveva posto la fiducia. È il quarto decreto del governo Conte, sui 9 convertiti in legge, che ha necessitato di almeno un voto di fiducia per essere approvato. Nell’ordine era successo prima anche al milleproroghe, al decreto sicurezza (2 voti) e al decreto fiscale.

L’altro elemento particolare dell’approvazione del decreto semplificazioni, è il fatto che sia stato utilizzato per snellire la mole di provvedimenti in discussione e rimediare all’intasamento di decreti legge all’attenzione del parlamento. Nel decreto semplificazioni sono infatti confluiti altri due decreti, quello per gli Ncc, già decaduto, e quello per il rinnovo dei consigli degli ordini forensi, e che invece decadrà il prossimo 12 marzo.

Il decreto Ncc e quello sugli ordini forensi sono stati accorpati al decreto semplificazioni, su cui è stata posta la fiducia. Tre decreti in uno.

Oltre al succitato decreto, il parlamento ha anche approvato 3 provvedimenti di iniziativa parlamentare. Due di essi sono dal basso impatto normativo, avendo contribuito alla costituzione di 2 commissioni d’inchiesta: quella sul sistema bancario e finanziario, e quella sui fatti accaduti presso la comunità “Il Forteto”. L’altro, approvato il 27 febbraio, è una legge delega al governo per la riforma della disciplina della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Per ogni mese è stato riportato il numero di disegni di legge che hanno completato l’iter.

FONTE: elaborazione Agi e openpolis su dati del parlamento

Per l’ennesima volta a febbraio, come nello scorso mese, ad esclusione dei decreti del governo, camera e senato hanno approvato provvedimenti o dal basso impatto normativo, o su cui il contribuito dell’aula è generalmente basso.

L’eccezione è stata la legge delega ma, come noto, il provvedimento rimanda a successivi interventi normativi da parte dell’esecutivo.
Vai a "Cosa sono legge delega e decreto legislativo"

Escludendo il decreto semplificazioni, le altre leggi approvate sono state tutte di iniziativa parlamentare, elemento sicuramente positivo, ma che sottolinea ancora una volta come a deputati e senatori sia lasciato il compito di presentare o proposte dal ridotto peso nelle dinamiche dell’aula, o che delegano il governo a legiferare su specifiche materie.

Le leggi approvate dal nostro parlamento sono state categorizzate per tipologia. Per leggi “ordinarie” si intendono qualsiasi altro disegno di legge che non rientra nelle altre categorie.

FONTE: elaborazione Agi e openpolis su dati del parlamento

Il confronto con i governi precedenti

La questione di fiducia posta sul decreto semplificazioni, la nona da inizio legislatura, ha confermato quanto il governo abbia bisogno di questo strumento per approvare i provvedimenti politici. Ormai da novembre, ogni volta che arriva in aula una proposta di legge per implementare il programma di governo, generalmente trattasi di decreti legge, l’esecutivo pone la fiducia. È stato così anche a febbraio, in cui per l’unico testo di peso approvato è stato necessario il voto di fiducia.

28,13% è il rapporto tra leggi approvate e voti di fiducia. In linea con gli esecutivi precedenti.

Circa 3 leggi su 10 hanno richiesto la fiducia, terza percentuale più alta dal governo Berlusconi ad oggi. Il governo Conte, come gli esecutivi della scorsa legislatura, sta facendo un ampio utilizzo di questo strumento. Questo da un lato evidenzia la fragilità dell’esecutivo, che necessità di questi mezzi per serrare i ranghi della maggioranza, dall’altro quanto l’intasamento di provvedimenti di urgenza nel calendario dei lavori costringa il governo a soluzioni “drastiche” per velocizzare il dibattito in parlamento.

È stato messo in relazione il numero di leggi approvate con il numero di questioni di fiducia poste su provvedimenti.

FONTE: elaborazione Agi e openpolis su dati del parlamento

Ciò nonostante la produzione legislativa del governo Conte continua ad essere molto bassa. Quantità non vuole certamente dire qualità, ma è indiscutibile il fatto che l’attuale esecutivo stia approvando un numero di leggi inferiore rispetto a quelli precedenti. Nei 9 mesi di governo sono state approvate 32 leggi, poco più di 3 al mese. Il dato è la metà della media registrata dagli esecutivi precedenti. Dal governo Berlusconi IV in poi gli esecutivi che si sono succeduti hanno infatti approvato una media di 6,54 leggi al mese.

Il numero di leggi approvate al mese è la metà rispetto agli esecutivi precedenti.

Tra le passate legislature prese in considerazione (XVI e XVII) i confronti più appropriati sono quelli con gli esecutivi che hanno cominciato i diversi quinquennati: Berlusconi IV e Letta. Gli altri infatti hanno potuto godere del lavoro fatto dagli esecutivi che li hanno preceduti, e sono stati quindi facilitati nell’ottenere un dato medio più alto. Ciò detto, anche i governi che come quello guidato da Conte hanno iniziato la legislatura hanno un dato medio più alto: Berlusconi con 6,64 leggi al mese e Letta con 4,67.

Quantità non vuol dire qualità. Il governo Conte però è sicuramente l’esecutivo che dal 2008 ad oggi sta producendo meno leggi.

Per ogni governo è stato calcolato il rapporto tra leggi approvate e durata dell’esecutivo.

FONTE: elaborazione Agi e openpolis su dati del parlamento
(ultimo aggiornamento: mercoledì 27 Febbraio 2019)

Questo dato ovviamente non basta per valutare la bontà delle proposte normative avanzate dall’esecutivo, ma ciò nonostante è comunque indicativo di un cambio di passo rispetto al passato.
Un altro modo per affrontare la questione è vedere la natura delle proposte che il governo ha presentato al parlamento. Da quando si è insediato il governo Conte ha portato all’attenzione dell’aula 56 testi, quasi la metà (il 48%) sono ratifiche di trattati internazionali. Si tratta della percentuale più alta tra i 6 governi presi in considerazione. Tra i 9 disegni di legge “ordinari” presentati dalla squadra di Conte abbiamo: il ddl anticorruzione, la legge europea e la legge di delegazione europea, alcuni provvedimenti collegati alla manovra economica e un ddl contro la violenza di genere.

48% Delle proposte avanzate dal governo sono ratifiche di trattati internazionali.

Per il resto il governo ha presentato al parlamento una percentuale alta di decreti legge (il 26,79% del totale), un valore superato solo dal governo Monti (28,15%). Va però ricordato che l’esecutivo che ha portato a termine la XVI legislatura è arrivato in un momento di forte crisi economica ed istituzionale, e che era composto interamente da ministri tecnici.

Tre quarti delle proposte avanzate al parlamento sono state o decreti o ratifiche.

Le leggi presentate al parlamento sono state divise per tipologie.

FONTE: elaborazione Agi e openpolis su dati del parlamento
(ultimo aggiornamento: mercoledì 27 Febbraio 2019)

È mettendo insieme i diversi aspetti dell’attuale situazione politica che emergono le reali problematiche della produzione legislativa di parlamento e governo in questa legislatura. Se alcuni mali sono cronici, come la predominanza dell’iniziativa governativa su quella parlamentare, quello che invece sembra essere una novità è la mancanza di vie alternative alla decretazione d’urgenza.

L’unico strumento utilizzato dal governo per avanzare il suo programma è l’emanazione di decreti legge

I disegni di leggi “ordinari” per avanzare proposte di governo sono pochi, e raramente vengono discussi dall’aula. Non solo, le proposte politiche dei parlamentari conseguentemente hanno pochissimo spazio a Montecitorio e Palazzo Madama, e quando lo hanno riguardano materie marginali.

 

Gli equilibri della maggioranza

Il voto di fiducia che si è tenuto alla camera è stato l’ennesimo test importante per il governo di Giuseppe Conte. Tra i due rami, Montecitorio è certamente quello in cui l’esecutivo gode di un margine più ampio sulla soglia di maggioranza, ma ciò nonostante alcuni elementi interessanti si possono comunque analizzare. Quello sul decreto semplificazioni è stato il sesto voto di fiducia alla camera da inizio legislatura, ed è stato anche quello con la percentuale più bassa di voti favorevoli. In aggiunta i No hanno raggiunto per la prima volta il 40% dei votanti. I Sì sono stati 310, 6 in meno della maggioranza assoluta (metà +1 dell’aula).

A febbraio il governo ha posto la fiducia sul decreto semplificazioni, ottenendo la percentuale più bassa di voti favorevoli tra le votazioni prese in considerazione.

Sono state considerate solamente le questioni di fiducia su provvedimenti in discussione a Montecitorio.

FONTE: elaborazione Agi e openpolis su dati del parlamento
(ultimo aggiornamento: mercoledì 27 Febbraio 2019)

È interessante però vedere il diverso comportamento tra i due partiti al governo: Movimento 5 stelle e Lega. Dei 15 deputati leghisti che fanno parte del governo, solo 1 era in missione durante la votazione (il ministro Fontana). Tra i 5stelle invece, dei 21 deputati membri del governo, ne erano in missione ben 11, oltre la metà. Un elemento non da poco, considerando che in tutti gli altri voti di fiducia alla camera la situazione è stata la stessa: praticamente presenti al completo i membri del governo eletti con la Lega, e quasi sempre assenti quelli del Movimento 5 stelle. Soprattutto quando scendono i presenti, il ruolo dei tanti parlamentari che sono anche membri del governo può essere fondamentale per passare indenni le votazioni. In un certo senso il contributo della Lega in questi contesti è maggiore e più responsabile.

Le possibili espulsioni di Fattori e Nugnes renderebbe Palazzo Madama un terreno ancora più ostico per il governo.

Al senato invece, dopo le espulsioni di De Bonis e De Falco, si è molto discusso all’interno del Movimento sulla possibilità di riservare lo stesso trattamento a due senatrici sempre più in contrasto con la linea del partito: Elena Fattori e Paola Nugnes.
Attualmente il margine del governo sulla soglia di maggioranza, considerando solo i gruppi 5stelle, Lega e Maie, è di soli 6 senatori. Se dovessero concretizzarsi le espulsioni di Fattori e Nugnes lo scarto scenderebbe a +4. Ricordiamo poi che ben 13 senatori fanno parte del governo. Parlamentari che quindi sono spesso in missione, rendendo l’attuale margine ancora più debole. In un certo senso l’avere delle opposizioni variegate e divise, che su alcuni provvedimenti sostengono persino l’esecutivo, facilita la vita al governo. In un sistema bipolare, proprio alla luce di quando detto finora, l’esecutivo Conte avrebbe molte più difficoltà a governare.

Al momento la maggioranza può contare su 167 senatori.

I membri del Maie, come gli espulsi del M5s, fanno parte del gruppo Misto del senato.

FONTE: elaborazione Agi e openpolis su dati del parlamento
(ultimo aggiornamento: martedì 5 Febbraio 2019)

A questo punto è però interessante analizzare quali sia stato il comportamento delle due senatrici in parlamento nell’ultimo periodo, visto che i segnali di rottura con il Movimento 5 stelle vanno avanti ormai da un po’ di mesi.

+6 è lo scarto del governo sulla soglia di maggioranza assoluta al senato.

Escludendo il voto per la ratifica di un trattato internazionale, a febbraio si sono tenuti 3 voti finali a Palazzo Madama. Nei primi due casi le senatrici non hanno partecipato alla votazione, o per assenza o a causa di missioni istituzionale. Più interessante invece quanto avvenuto sul decreto reddito di cittadinanza e quota 100, provvedimento simbolo del governo in questa fase della legislatura. Elena Fattori ha deciso di evidenziare il suo dissenso nei confronti del provvedimenti non votando, pur rimanendo in aula durante la votazione. Paola Nugnes invece ha espresso parere favorevole sul provvedimento.

Come hanno votato le due senatrici negli ultimi voti finali al senato - 
 Sono state escluse le ratifiche dei trattati internazionali

provvedimentiFattoriNugnes
Legge di bilancio (22/12/2018)favorevolefavorevole
Decreto semplificazioni (29/01/2019)assentein missione
Ddl riduzione parlamentari (07/02/2019)in missioneassente
Ddl su legge elettorale e numero parlamentari (19/02/2019)assenteassente
Decreto reddito cittadinanza e quota 100 (27/02/2019)presente non votantefavorevole

 

Altro elemento da considerare è quello dei voti ribelli, occasioni in cui le senatrici non hanno seguito la linea del gruppo M5s. La stragrande maggioranza dei casi in cui è successo sono avvenuti dal nuovo anno in poi.
Questi elementi messi insieme dimostrano come già da tempo l’apporto delle due senatrici alla causa del Movimento 5 stelle sia meno costante. Palazzo Madama quindi, a prescindere dall’espulsione delle senatrici, è destinato a continuare ad essere un terreno pericoloso per il governo.

Il focus: i decreti legge

Non è una novità che gli ultimi governi abbiano fatto un utilizzo sbagliato dei decreti legge. L’articolo 77 della costituzione dà la possibilità all’esecutivo di intervenire con un provvedimento che ha effetto immediato, il decreto, in casi di necessità e urgenza.

Il governo non può, senza delegazione delle camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria. Quando, in casi di necessità e urgenza, il governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni. I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non convertiti in legge entro 60 giorni dalla loro pubblicazione [...]

Sempre più spesso però si fa ricorso allo strumento in maniera impropria, utilizzandolo non per emergenze o urgenze, ma per implementare il programma di governo

60% dei decreti utilizzati per implementare l’agenda di governo. È un abuso dello strumento, lo dice la costituzione.

Dei 15 decreti emanati dal governo Conte da quando si è insediato, il 60% sono testi che hanno avuto il chiaro scopo di implementare l’agenda politica dell’esecutivo: decreto dignità, decreto sicurezza, decreto sul reddito di cittadinanza e quota 100 e il decreto semplificazione ne sono un perfetto esempio.

Nel 60% dei casi in cui è stato emanato un decreto legge lo si è fatto per implementare il programma di governo. Solo in 2 occasioni è stato utilizzato per un’emergenza: per il crollo del ponte di Genova e per il salvataggio di Carige.

Definizioni – Necessità sopraggiunta: per affrontare eventi imprevisti, ma che non rientrano in emergenze e urgenze operative; Annuali: leggi approvate ogni anno tramite decreto (es. milleproroghe)

FONTE: elaborazione Agi e openpolis su dati del parlamento
(ultimo aggiornamento: mercoledì 13 Marzo 2019)

Altri testi invece sono stati deliberati per affrontare necessità sopraggiunte nel corso dei mesi, ma che con difficoltà possono essere categorizzate come “emergenze”, vedi il decreto per il rinnovo dei consigli degli ordini forensi. Alcune urgenze ci sono state, come il crollo del ponte di Genova e il salvataggio di banca Carige, situazioni che hanno giustamente richiesto l’approvazione in consiglio dei ministri di specifici decreti.

Altra questione non da poco riguarda invece il come questi provvedimenti arrivano in parlamento. Come già analizzato il decreto semplificazioni è stato approvato con la fiducia, accorpando al suo interno altri due decreti che trattavano tutt’altro. Questo è stato permesso perché è prassi sempre più comune approvare decreti omnibus, che riguardano quindi diverse materie. Questo di fatto è già un problema, considerando quanto prescritto dalla legge 400 del 1988:

I decreti devono contenere misure di immediata applicazione e il loro contenuto deve essere specifico, omogeneo e corrispondente al titolo.

La mole di decreti presentati dal governo tra dicembre e gennaio ha creato una situazione di sovraccarico nel mese appena trascorso. Questo, come appena visto, ha costretto all’accorpamento di tre testi in uno, ma ha anche obbligato il senato ad approvare in prima lettura il decretone (su quota 100 e reddito di cittadinanza) anche se non ancora finalizzato. Il 9 marzo sarebbe decaduto il decreto salva-Carige, a cui al tempo però mancava ancora il voto proprio di Palazzo Madama per essere convertito in legge.

Si è dovuto quindi liberare l’agenda dei lavori del senato, per evitare che il provvedimento per il salvataggio della banca non fosse convertito in tempo. I nodi da sciogliere sul decretone erano ancora troppi, e si è quindi preferito spostare la trattazione dell’atto alla camera, ramo in cui, tra le altre cose, il governo gode di una maggioranza più ampia.

Il “decretone” è stato approvato in prima lettura al senato anche se incompleto, per dare spazio al decreto salva-Carige che stava per decadere

Sembra quindi evidente che non solo vengono presentati tanti decreti in maniera inopportuna, ma che spesso non arrivano in parlamento finalizzati, richiedendo contorte trattazioni parlamentari. Abusare dei decreti legge è sbagliato, farlo su provvedimenti non finalizzati è ancora peggio. Si rischia infatti di generare confusione procedurale e legislativa.

Tutti i principali provvedimenti del governo, come per esempio il decreto sicurezza o il decreto dignità, hanno visto il numero di commi incrementare durante la trattazione in aula. Questo può essere considerato un elemento positivo, visto che dà maggiore centralità al parlamento, se non fosse che avviene su decreti legge.

I decreti non dovrebbero essere rivoluzionati in parlamento, e questo continuo aumento di commi nella trattazione parlamentare non è certamente un elemento da sottovalutare. Non andrebbero rivoluzionati perché hanno effetto immediato, e i troppi cambiamenti potrebbero creare situazioni giuridiche ambigue.

+289% commi per il decreto semplificazioni tra il testo presentato dal governo e quello approvato dal parlamento.

Nonostante l’intervento del Quirinale per limitare il numero di emendamenti, proprio per i motivi appena citati, i commi del decreto semplificazioni da 39 sono diventati 152 (+289%), avendo accorpato altri due decreti. Destino analogo per il decreto fiscale, passato da 126 a 229 (+81%) o il decreto dignità, passato da 48 commi a 97 (+102%). Numeri da non sottovalutare considerando che, come fatto notare dal Comitato per la legislazione di Montecitorio, durante i primi 6 mesi del governo Letta l’aumento medio di commi sui decreti del governo era del 55%.

 

Foto credit: Palazzo Chigi - Licenza

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I decreti legge continuano a monopolizzare l’attività di governo e parlamento https://www.openpolis.it/i-decreti-legge-continuano-a-monopolizzare-lattivita-di-governo-e-parlamento/ Wed, 13 Feb 2019 08:47:14 +0000 http://www.openpolis.it/?p=35187 A gennaio sono stati presentati altri 3 decreti legge, con i 2 di dicembre arriviamo così a quota 5 in soli 2 mesi. Per il resto il parlamento ha votato solo ratifiche di trattati internazionali.

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In collaborazione con AGI iniziamo un Osservatorio legislativo, un appuntamento mensile in cui facciamo il punto sulla produzione legislativa del parlamento, analizzando il ruolo del governo nelle dinamiche di aula, e confrontando il tutto con quanto avveniva nelle legislature passate.

Il mese in breve

Osservatorio legislativo

L’intenso e controverso dibattito per la legge di bilancio che ha caratterizzato il mese di dicembre, ha fortemente influenzato il gennaio della politica italiana. In primis perché dopo le riforme introdotte nella manovra erano attesi i decreti collegati che avrebbe delineato in maniera più chiara sia reddito di cittadinanza che quota 100. Il cosiddetto “decretone” è arrivato, accompagnato dall’abituale attesa tra la presentazione in consiglio dei ministri e la pubblicazione del testo, questa volta di 11 giorni.

Come è ormai abitudine i decreti legge hanno monopolizzato l’attività legislativa di governo e parlamento. Oltre al già menzionato provvedimento ad integrazione della legge di bilancio, l’esecutivo ha depositato in aula anche il decreto salva Carige e quello per il rinnovo dei consigli degli ordini forensi.

A gennaio sono state approvate 7 leggi, mese più prolifico da inizio legislatura. Si tratta di 7 ratifiche di trattati internazionali, provvedimenti che quindi nascono fuori dal parlamento e su cui l’impatto dell’aula è generalmente molto basso.

L’andamento dei dati nella XVIII legislatura

Il governo Conte si è riunito molto spesso nel mese di gennaio, soprattutto perché le questioni da risolvere sono state molteplici. Dal caso Carige, ai decreti collegati alla manovra finanziaria, passando per alcune importanti nomine a capo di autorità o agenzie pubbliche (vedi Istat ed Enac). Ma mentre il numero degli incontri è stato in media con quanto fatto nei mesi precedenti, quello che però si può notare in maniera abbastanza evidente è la loro corta durata.

I 6 incontri sono durati in media 30 minuti, con solo la riunione del 31 gennaio che si è avvicinato all’ora di durata (56 minuti per la precisione). Hanno fatto molto notizia in questo senso gli 8 minuti di consiglio dei ministri per deliberare il decreto salva-Carige.

Per ogni mese è stata calcola la durata media degli incontri svolti

FONTE: Agi e  openpolis

Tutto questo rientra in un trend, non nuovo, che vede la durata delle riunioni del consiglio dei ministri accorciarsi governo dopo governo. Questo esecutivo conferma quindi quanto già avveniva negli anni passati, e per l'ennesima volta solleva la questione di quanto le riunioni del consiglio dei ministri siano ormai diventate una formalità, e non più un luogo di confronto. Certamente però quanto registrato nel mese di gennaio rappresenta un dato record: mai da inizio legislatura la media era scesa sotto i 40 minuti.

30 minuti. È stata la durata media delle riunioni del consiglio dei ministri a gennaio.

Nel mese appena trascorso sono state approvate 7 leggi dal parlamento, dato mensile più alto da inizio legislatura.

Le leggi approvate a gennaio sono tutte ratifiche di trattati internazionali.

Da notare che si tratta di 7 disegni di legge che hanno ratificato trattati internazionali, provvedimenti quindi che nascono fuori dall'aula di camera e senato, e che il parlamento ha dovuto solo approvare. Gli accordi ratificati riguardano:

  • Giappone - trasferimento di equipaggiamenti e di tecnologia di difesa;
  • Laos  - cooperazione culturale, scientifica e tecnologica;
  • Montenegro -  cooperazione culturale e di istruzione;
  • Bosnia ed Erzegovina - accordo bilaterale in tema di estradizione;
  • Francia e Principato di Monaco - accordo Ramoge;
  • Macedonia - vari accordi in tema di giustizia;
  • Protocollo di Nagoya - Kuala Lumpur, in materia di responsabilità e risarcimenti.

Per ogni mese viene riportato il numero di testi che hanno completato l’iter parlamentare.

FONTE: Agi e openpolis

È la terza volta da inizio legislatura, era già successo a maggio e a ottobre, che il 100% delle leggi approvate dall'aula sono ratifiche di trattati internazionali. Questo elemento ha anche delle ripercussioni sulla qualità delle votazioni finali avvenute in aula. Anche questo mese, come abbiamo già avuto modo di analizzare nel nostro report sui primi 6 mesi del governo Conte, la stragrande maggioranza dei voti finali ha avuto una bassissima percentuale di voti contrari.

Oltre ai 7 voti finali appena citati, è stato anche dato il via libera in prima lettura alla conversione in legge del decreto semplificazioni. Quest'ultimo è stato l'unico disegno di legge votato a gennaio in cui la percentuale di contrari ha superato l'1%. Nello specifico i voti contrari sono stati il 32,7%.

Nelle totale delle altre occasioni c'è stato 1 solo voto contrario, sul trattato con il governo del Montenegro. Cosa vuol dire tutto questo? Che da inizio legislatura, e anche gennaio lo conferma, escludendo i decreti del governo le aule di camera e senato sono state impegnate o con la discussione di testi su cui generalmente non si interviene (come i trattati) o su provvedimenti dal basso impatto normativo, e su cui i voti contrari sono pochi.

Per ogni mese sono stati contati i voti finali, e raggruppati per tipologia.

FONTE: Agi e openpolis

Il confronto con i governi precedenti

Prendendo il dato nella sua totalità, il 71,43% delle leggi approvate da inizio legislatura sono state o ratifiche di trattati internazionali (28,57%) o conversioni di decreti legge del governo (42,86%). Di gran lunga le tipologie di testi più ricorrenti.

71,43% Delle leggi approvate da inizio legislatura sono o conversioni di decreti legge del governo o ratifiche di trattati internazionali.

Percentuali molto alte, anche nel confronto con i governi della XVI e XVII legislatura: solo il governo Letta infatti aveva un dato superiore, con il 73,81% delle leggi approvate che erano o decreti o ratifiche di trattati. Più distanti, da questo punto di vista, gli altri esecutivi: Gentiloni (44,79%), Monti (57,02%), Renzi (64,75%) e Berlusconi (64,86%).

Le leggi approvate dai governi sono state categorizzate per tipologia.

FONTE: Agi e openpolis

Il fatto che questo governo, come i precedenti d'altronde, stia monopolizzando la produzione legislativa dell'aula lo si evince anche dal numero di decreti legge che vengono deliberati al mese in consiglio dei ministri. In media dall'inizio della XVIII legislatura sono più di 2 al mese, terzo valore più alto dal governo Berlusconi ad oggi.

La classifica è guidata dal governo Letta (2,78), con dietro il governo Monti (2,41), anche se quest'ultimo merita una menzione particolare in quanto governo tecnico intervenuto in un periodo di crisi economico- istituzionale. Quanto fatto registrare fino ad ora dal governo Conte è comunque un dato sopra la media, e notevolmente superiore a quello degli esecutivi Berlusconi (1,90), Renzi (1,70) e Gentiloni (1,18).

Per ogni esecutivo viene mostrato il rapporto tra decreti legge emanati e mesi di governo.

FONTE: Agi e openpolis

In questo senso gli ultimi due mesi di governo sono stati particolarmente densi, con ben 5 diversi decreti legge emanati. Dobbiamo evidenziare però che il ricorrente utilizzo di questo strumento non sempre risulta in un iter parlamentare regolare. Da quando si è insediato l'esecutivo, per 3 dei 15 decreti deliberati in consiglio dei ministri si è deciso di non procedere con la conversione in legge, facendo quindi decadere i testi.

I decreti sono così numerosi che non si riescono ad approvare tutti, e quindi poi vengono accorpati in parlamento. È già successo 3 volte.

Non ripensamenti politici, ma bensì l'intenzione di ridirezionare il contenuto di quei provvedimenti in altri decreti. Il decreto per la proroga dell’entrata in vigore della fatturazione elettronica per i benzinai è stato trasportato nel decreto dignità, per il decreto giustizia sportiva, che doveva rientrare nel decreto fiscale, è stato predisposto un ddl collegato alla manovra finanziaria, e il decreto Ncc è stato incardinato nel decreto semplificazioni.

2,4 Decreti legge deliberati al mese da quando si è insediato il governo Conte

Cosa vuol dire tutto questo? Che se da un lato si stanno producendo tanti decreti legge, dall'altro non si riesce a tenere il passo con l'approvazione parlamentare, costringendo il governo ad accorpare i testi successivamente. Elementi che ovviamente continuano a rendere il decreto uno strumento inopportunamente abusato dai governi del nostro paese.

Allo stesso tempo gennaio si è contraddistinto, e questa volta l'elemento è positivo, per il fatto che il governo non ha fatto ricorso alla fiducia per l'approvazione di provvedimenti. Una novità considerando che sia a novembre (2 voti di fiducia), che a dicembre (ben 5 voti), lo strumento era stato ampiamente utilizzato dal governo Conte.

Il valore è in percentuale

FONTE: Agi e openpolis

Questo da un lato ha abbassato il rapporto tra leggi approvate e voti di fiducia (ora al 28,57%), dall'altro ha confermato quanto già emerso nei mesi precedenti. Nei primi mesi di governo l’esecutivo ha utilizzato poco la fiducia soprattutto perché non c’erano in discussione provvedimenti politici o dall'alto impatto normativo. Un periodo iniziale in cui il dibattito parlamentare non era molto acceso.

Quando ci sono provvedimenti chiavi (come a dicembre) il governo utilizza spesso la fiducia. Quando non ci sono (come a gennaio) lo strumento non viene impiegato.

Quando i provvedimenti importanti sono arrivati, come a novembre e dicembre con il decreto sicurezza, ddl anticorruzione e la leggi di bilancio, l'utilizzo dello strumento si è intensificato. Gennaio in questo senso ha confermato questo trend: non essendo stati votati disegni di legge politici, ma principalmente ratifiche di trattati, la fiducia non è stata utilizzata.

Gli equilibri della maggioranza

Con l’espulsione di Saverio De Bonis e Gregorio De Falco dal gruppo Movimento 5 stelle del senato la maggioranza giallo-verde subisce potenzialmente delle perdite. Si tratta dei primi 2 cambi di gruppo a Palazzo Madama da inizio legislatura, ramo che sin dalla nascita del governo Conte ha rappresentato il banco di prova più difficile per l’esecutivo.

+6 È lo scarto del governo sulla soglia di maggioranza assoluta al senato.

Considerando che la soglia di maggioranza assoluta è fissata a 161 senatori (metà +1 dell’aula), ad oggi i due gruppi parlamentari al governo possono contare su 165 senatori: 107 del Movimento 5 stelle e 58 della Lega.

Una margine di soli 4 voti reso più “solido” dall’accordo che era stato raggiunto a inizio legislatura con i 2 eletti all’estero del Maie. Accordo che aveva portato alla nomina del senatore Merlo a sottosegretario agli affari esteri, e che attualmente porta lo scarto certo sulla soglia di maggioranza del governo a soli 6 senatori.

I membri del Maie, come gli espulsi del M5s, fanno parte del gruppo Misto del senato.

FONTE: elaborazione Agi e openpolis su dati del parlamento

A questi numeri si possono aggiungere potenzialmente i 4 espulsi dal Movimento 5 stelle: quelli della prima ora (Buccarella e Martelli), e quelli fuoriusciti a gennaio (De Bonis e De Falco). Buccarella ha continuato a sostenere il governo, mentre Martelli, proprio negli ultimi mesi, è entrato in forte disaccordo con l’esecutivo, votando contro le questioni di fiducia poste dal governo a dicembre (una su tutte quella sulla legge di bilancio). Sarà ora interessante monitorare i comportamenti di De Bonis, che a gennaio da espulso ha votato a favore del decreto semplificazioni, e De Falco, che invece è stato assente.

Come hanno votato gli espulsi del M5s al senato nei voti chiave di dicembre e gennaio

senatoreFiducia ddl anti corruzione (13/12/2018)Fiducia legge di bilancio (22/12/2018)Decreto semplificazioni (29/01/2019)
Buccarellafavorevolefavorevolefavorevole
De Bonisfavorevolefavorevolefavorevole
De Falcofavorevoleastenutoassente
Martellicontrariocontrarioassente

Le commissioni bicamerali

A gennaio si sono costituite 4 commissioni bicamerali.

La commissione parlamentare per le questioni regionali, quella per la semplificazione, la commissione di vigilanza sull'anagrafe tributaria e infine la commissione di controllo sugli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale. Due presidenze su quattro sono andate al Movimento 5 stelle (Emanuela Corda e Sergio Puglia), una è andata alla Lega (Ugo Parolo), e infine una a Liberi e uguali (Nico Stumpo).

Salgono così a 12 le commissioni bicamerali costituite nel nostro parlamento, due in meno che nella scorsa legislatura. Rispetto alla legislatura passata infatti le commissioni d’inchiesta bicamerali sono 2 e non 4, non essendo state costituite quelle sul rapimento e uccisione di Aldo Moro e quella di indagine sul sistema bancario e finanziario. L’iter di istituzione di quest’ultima ha subito un forte rallentamento, dopo che il disegno di legge aveva ricevuto una prima approvazione al senato ad inizio dello scorso novembre.

Non è stata conteggiata la commissione consultiva ricompensa al merito civile.

FONTE: Agi e openpolis

Le commissioni d’inchiesta sono la variabile più determinante quando si quantifica il numero di organi bicamerali nelle diverse legislature. Lo sono in quanto questi organi vanno comunque formati tramite l’approvazione di un’apposita legge di volta in volta.

Non solo, una volta che vengono istituite, tramite legge, vanno costituite con l’elezione dell’ufficio di presidenza. Un elemento non scontato che, come analizzato in passato, richiede generalmente 3 mesi, in quanto necessario il previo accordo tra le forze di maggioranza.

 

Foto credit: Palazzo Chigi - Licenza

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