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	<title>occupazione Archivi - Openpolis</title>
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		<title>Il livello di istruzione è troppo legato a quelli dei genitori</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-livello-di-istruzione-e-troppo-legato-a-quelli-dei-genitori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=307300</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati raccontano che i figli di genitori laureati hanno mediamente livelli di istruzione più alti. In Italia la mobilità sociale è ancora scarsa, e questo ha ricadute anche sull’occupazione. Un’analisi, comune per comune.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-livello-di-istruzione-e-troppo-legato-a-quelli-dei-genitori/">Il livello di istruzione è troppo legato a quelli dei genitori</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;accesso al lavoro è un tema chiave in un paese come l&#8217;Italia, dove il raggiungimento dell<a href="https://www.openpolis.it/numeri/nonostante-il-calo-dei-neet-dopo-la-pandemia-litalia-resta-il-secondo-paese-ue-con-maggiore-incidenza/" type="link" id="https://www.openpolis.it/numeri/nonostante-il-calo-dei-neet-dopo-la-pandemia-litalia-resta-il-secondo-paese-ue-con-maggiore-incidenza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8216;indipendenza dal nucleo familiare d&#8217;origine è spesso più lento</a>.</p>



<p>In questo contesto, <strong>un ruolo chiave è determinato dall&#8217;istruzione</strong>, che non soltanto permette di ottenere un&#8217;occupazione più facilmente ma anche di avere accesso a posizioni lavorative più stabili e con condizioni contrattuali più vantaggiose. <strong>Le opportunità di chi ha completato soltanto le scuole medie tendono ad essere minori rispetto a chi possiede un diploma di scuola superiore oppure una laurea.</strong></p>



<p>Tendenzialmente, sono i figli dei laureati che possono permettersi di portare a termine i cicli di studi dei gradi più alti mentre chi ha abbandonato precocemente gli studi ha spesso genitori che a loro volta non hanno un titolo di studio superiore al diploma di scuola media. Questa dinamica familiare è un aspetto da non sottovalutare, dal momento che la disparità in termini di istruzione (con conseguenti difficoltà a livello di occupazione) <strong>rende questo svantaggio sociale ereditario tra le generazioni.</strong></p>



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<h3 class="wp-block-heading">Quanto incide il tasso di istruzione sull&#8217;occupazione</h3>



<p><strong>Avere un grado di istruzione più alto rende le persone meno vulnerabili al rischio di disoccupazione.</strong> Questa dinamica viene influenzata da numerosi fattori come i veloci cambiamenti di natura tecnologica e l&#8217;importanza di determinate competenze che possono essere acquisite a scuola e all&#8217;università, oltre al fatto che per esercitare determinate professioni siano necessari specifici titoli di studio e percorsi abilitanti.</p>


<div id="nel-2024-il-527-dei-giovani-europei-che-ha-abbandonato-precocemente-gli-studi-e-disoccupato-o-inattivo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_e69d9a614c55ec2480d839ef8635db7f" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Chi abbandona precocemente la scuola ha difficoltà ad avere un&#8217;occupazione.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Questi sono tra i motivi per cui il tasso di occupazione tra chi ha abbandonato precocemente gli studi sia così basso.</strong> Secondo <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/SEPDF/cache/1150.pdf" type="link" id="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/SEPDF/cache/1150.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> nel 2024 il 9,8% delle persone con età compresa tra 18 e 24 anni riportano un titolo di studio pari al massimo al grado secondario inferiore, i cosiddetti <em>early leavers from education and training</em> (Elef). Il <strong>47,3%</strong> di loro risulta impiegato in un contesto lavorativo, il 30,1% dichiara di essere alla ricerca di un&#8217;occupazione mentre il rimanente 22,6% è inattivo. Confrontando i singoli paesi, solo 9 stati europei riportano tra le persone che hanno lasciato gli studi prima del tempo una quota superiore al 50%.</p>



<p>Le complessità nel trovare un&#8217;occupazione per chi ha un titolo di studio più basso si rilevano anche nel totale della popolazione in età lavorativa.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-degli-occupati-aumenta-per-titoli-di-studio-piu-alti/">L&#8217;incidenza degli occupati aumenta per titoli di studio più alti</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-degli-occupati-aumenta-per-titoli-di-studio-piu-alti/">Tasso di occupazione per titolo di studio (2024)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br>(consultati: venerdì 13 Marzo 2026)
                                        </p>
                </div>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Sempre nel 2024, il tasso di occupazione nei paesi europei è pari al 78%. <strong>Questo dato riporta però un&#8217;ampia forbice tra chi ha un titolo al più secondario inferiore (59,1%) rispetto a chi invece ha concluso la scuola secondaria superiore (78,3%) o ha concluso un ciclo di studi terziario (87,8%).</strong> Una dinamica evidente anche in Italia, dove il tasso di occupazione totale è pari al 70,1% ma scende al 55% per chi ha concluso solo le scuole medie per poi risalire al 74% e all&#8217;84,7% rispettivamente per chi è in possesso di un diploma di scuola superiore e una laurea o titolo equiparabile.</p>


<div id="in-italia-il-vantaggio-occupazionale-tra-chi-ha-la-laurea-e-il-diploma-di-scuola-superiore-e-di-circa-10-punti-percentuali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Il vantaggio occupazionale della laurea risulta quindi ancora molto alto, nonostante sia <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali-anno-2024/#:~:text=In%20calo%20ma%20comunque%20molto%20elevato%20il%20vantaggio%20occupazionale%20della%20laurea" type="link" id="https://www.istat.it/comunicato-stampa/livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali-anno-2024/#:~:text=In%20calo%20ma%20comunque%20molto%20elevato%20il%20vantaggio%20occupazionale%20della%20laurea" target="_blank" rel="noreferrer noopener">in calo rispetto all&#8217;anno precedente</a>. Sia nei paesi europei che in Italia è pari all&#8217;incirca a 10 punti percentuali. Su questo però incidono i diversi indirizzi di studio e le discipline Stem sono quelle in cui si registrano i tassi maggiori.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>L’indirizzo di studio universitario incide significativamente sui tassi di occupazione: nel 2024, tra i 30-34enni il tasso di occupazione è del 77,9% per i laureati nell’area Umanistica e dei servizi, sale all’85,7% in quella Socio-economica e giuridica, raggiunge l’88,6% nell’area Medico-sanitaria e farmaceutica e tocca il valore più elevato nelle discipline STEM (88,9%).</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/12/Report-Livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali-Anno-2024.pdf" target="_blank">&#8211; Istat, Livelli di istruzione e ritorni occupazionali (2024)</a>
									            </div>
        </section>
		


<h3 class="wp-block-heading">Come incide il titolo di studio dei genitori</h3>



<p><strong>Il grado di istruzione di una persona è fortemente associato al livello di istruzione dei genitori</strong>. Sempre secondo <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/12/Report-Livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali-Anno-2024.pdf" type="link" id="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/12/Report-Livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali-Anno-2024.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>, nel 2024 la quota di figli 25-34enni con laurea è pari al 66,6% nelle famiglie con almeno un genitore laureato, 42,7% se almeno un genitore è al massimo diplomato mentre scende al 12,9% quando entrambi i genitori possiedono al più un titolo secondario inferiore. Per quanto l&#8217;incidenza sia in crescita per i figli dei diplomati (+2,4 punti percentuali rispetto al 2023), si tratta di un valore ancora ampiamente al di sotto di quello riportato tra le famiglie con genitori laureati.</p>


<div id="il-228-dei-giovani-18-24-anni-che-hanno-abbandonato-precocemente-gli-studi-ha-dei-genitori-che-hanno-al-massimo-la-licenza-media" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_3b9acb8f5f39b378afad9ef89ece9610" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;abbandono scolastico è più frequente tra i figli di chi ha al massimo la licenza media.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>L&#8217;altra faccia della medaglia è che anche l&#8217;abbandono scolastico è fortemente associato al grado di istruzione dei genitori.</strong> Nel 2024, il 22,8% dei giovani tra 18 e 24 anni con madre e padre aventi al massimo la licenza media ha abbandonato gli studi prima del conseguimento della qualifica o del diploma di scuola superiore. Questo valore scende al 5,3% per famiglie con almeno un genitore diplomato e all&#8217;1,2% in quelle in cui almeno uno ha una laurea.</p>



<p>Queste dinamiche sono tipiche di quella che viene definita &#8220;trappola della povertà educativa&#8221;: la possibilità di seguire gli studi, e quindi di poter accedere a occupazioni più stabili, meglio pagate e con condizioni più vantaggiose, è strettamente legata alla condizione economiche e sociali della famiglia di origine.<strong> Spesso quindi chi nasce in una famiglia svantaggiata dal punto di vista economico più difficilmente potrà distaccarsi da una tale condizione con lo studio. Di fatto quindi questa condizione di svantaggio risulta ereditaria.</strong></p>



<p>Alla luce di questi dati, è importante avere un quadro chiaro di come si sviluppa la situazione nei territori italiani. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Il rapporto tra occupazione e titolo di studio, comune per comune</h3>



<p>L&#8217;analisi a livello territoriale non può prescindere da una serie di annotazioni iniziali. Innanzitutto, sul piano comunale, i dati riportati da Istat fanno riferimento agli anni tra 2019 e 2022, con l&#8217;eccezione del 2020 per l&#8217;arrivo della pandemia.</p>



<p>Si tratta di un periodo particolare: <strong>questi dati sono stati rilevati a cavallo del periodo dell&#8217;emergenza pandemica</strong>, dove sono state limitate numerose attività in presenza e dove alcune imprese non hanno potuto continuare ad operare e le attività scolastiche e universitarie sono continuate grazie alla didattica a distanza. L&#8217;ultimo anno della rilevazione è quello della ripresa più continuativa delle attività in presenza.</p>



<p>Andiamo quindi a vedere nel dettaglio in quali aree del paese sono state rilevate le dinamiche più forti di ripresa dopo la pandemia.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-crescita-chi-possiede-titoli-di-studio-superiori-alla-licenza-media/">In crescita chi possiede titoli di studio superiori alla licenza media</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-crescita-chi-possiede-titoli-di-studio-superiori-alla-licenza-media/">Differenze tra 2019 e 2022 del conseguimento del titolo di studio secondario e terziario e del tasso di occupazione</a></h3>
                                    </div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(consultati: lunedì 16 Marzo 2026)
                                        </p>
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                            </div>

			


<p><strong>Tra 2019 e 2022, quasi tutti i comuni riportano una crescita delle persone tra 25 e 49 anni con titoli di studio secondari superiori e terziari</strong> (rispettivamente, il 93,7% e il 92,6% sui 7.903 territori presenti in Italia nel 2022). Al contrario, <strong>il tasso di occupazione nella popolazione con più di 15 anni è in crescita per il 50,8% dei territori.</strong> Questi sono dati che vanno comunque considerati alla luce dell&#8217;importante <strong>incidenza dei piccoli comuni italiani</strong>: sono infatti 5.532 quelli che non superano i 5.000 abitanti, quasi il 70% di tutti quelli presenti sul territorio nazionale.</p>


<div id="tra-2019-e-2022-si-registra-una-crescita-in-tutti-i-capoluoghi-italiani-sia-per-chi-possiede-almeno-il-diploma-delle-scuole-superiori-che-per-chi-ha-la-laurea" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>A livello di capoluoghi, in tutti si registra una crescita della popolazione con diplomi e qualifiche secondarie e lauree.</strong> Nel dettaglio, le persone che concludono l&#8217;istruzione secondaria superiore sono maggiori nei capoluoghi di <strong>Barletta, Andria e Trani, tutte e tre con 6,5 punti percentuali in più rispetto al 2019</strong>. Rispettivamente, le città riportano nel 2019 delle incidenze pari a 59,7, 50,3 e 60,4 e nel 2022 66,2%, 56,8% e 66,9%. A registrare la crescita minore sono invece Milano con 0,5 punti percentuali (con quota nel 2019 pari all&#8217;82,5% e nel 2022 all&#8217;83%), Imperia sempre con 0,5 (incidenza al 71,2% che cresce al 71,7%) e Ancona con 0,1 (percentuale nel 2019 pari al 78,2% e nel 2022 al 78,3%). L&#8217;istruzione terziaria registra invece un aumento più ampio ad <strong>Agrigento con 5,4</strong> punti percentuali (passando da 25,4% a 30,8%) , Padova (5,3 con una crescita da 42,9% a 48,2%) e Monza (5,2 con un incremento da 37,4% a 42,6%). Al contrario, è più contenuto a Carbonia (1,7 passando da 17,7% a 19,4%), Macerata (1,5 con un passaggio da 37,9% a 39,4%) e Imperia (0,8 con incremento da 24,3% a 25,1%).</p>



<p><strong>Per quello che riguarda invece l&#8217;occupazione, ci sono 6 comuni capoluogo che registrano un calo, seppur contenuto entro il punto percentuale.</strong> Le diminuzioni maggiori si registrano a Macerata (-0,6, da 48,6% a 48%), Cesena (-0,3, da 50,7% a 50,4%), Fermo (-0,3, da 46,5% a 46,2%). Gli altri invece riportano un aumento, con i valori maggiori ad <strong>Agrigento (2,4, da 36,5% a 38,9%)</strong>, Milano e Palermo (tutte e due con 2,2, rispettivamente da 52,3% a 54,5% e da 34,2% a 36,4%).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/friuli_venezia_giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/trentino_alto_adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/valle_daosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/totale_generale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sulla presenza di biblioteche è il censimento sulle biblioteche pubbliche e private effettuato da Istat e relativo all’anno 2022. Successivamente sono stati messi in relazione con i dati sui minori residenti, sempre di fonte Istat.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/laureato-sorridente-festeggia-con-corona-d-alloro-34311557/" type="link" id="https://www.pexels.com/it-it/foto/laureato-sorridente-festeggia-con-corona-d-alloro-34311557/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Andrea Prochilo</a> &#8211; <a href="https://www.pexels.com/it-IT/license/" type="link" id="https://www.pexels.com/it-IT/license/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-livello-di-istruzione-e-troppo-legato-a-quelli-dei-genitori/">Il livello di istruzione è troppo legato a quelli dei genitori</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli investimenti del Pnrr per il lavoro e l&#8217;occupazione</title>
		<link>https://www.openpolis.it/gli-investimenti-del-pnrr-per-il-lavoro-e-loccupazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 08:52:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=306649</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da oggi è online e liberamente accessibile la terza uscita di Pnrr Watch, un'indagine di Assonime e Fondazione Openpolis su aspetti strategici del piano nazionale di ripresa e resilienza. Nel dossier spazio all'analisi sulle politiche per il lavoro e la formazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/gli-investimenti-del-pnrr-per-il-lavoro-e-loccupazione/">Gli investimenti del Pnrr per il lavoro e l&#8217;occupazione</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il lavoro, l&#8217;occupazione e la formazione in Italia sono i temi al centro della terza uscita di <strong>Pnrr Watch</strong>, il report realizzato da <strong>Assonime</strong> e <strong>Fondazione Openpolis</strong>.</p>



<p>La partnership, lanciata a marzo dello scorso anno, ha già visto la pubblicazione di approfondimenti dedicati alla transizione digitale e a quella ecologica.</p>



<p>Anche nella terza uscita di Pnrr Watch parliamo di alcune tra le misure più strategiche del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).</p>



<p>Lo sguardo sul mondo del lavoro è duplice: da un lato l’analisi di alcune <strong>riforme e investimenti volti a rafforzare le politiche attive</strong> in favore dell&#8217;occupazione, come il programma Gol (acronimo di &#8220;Garanzia occupabilità lavoratori&#8221;) o il potenziamento del sistema degli Its (Istituti tecnologici superiori), dall’altro invece l’approfondimento di alcuni interventi che potrebbero <strong>agevolare la partecipazione al mercato del lavoro</strong>, in particolare delle donne.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">10,3 mld € </span>il valore complessivo delle quattro misure su lavoro, occupazione e formazione analizzate in Pnrr Watch 3.</p>
			        </section>
		


<p>Le misure analizzate nel dettaglio attraverso l&#8217;indagine di Assonime e Openpolis sono quattro. La più rilevante dal punto di vista economico è &#8220;<strong>Politiche attive del mercato, del lavoro e della formazione</strong>&#8220;, che conta progetti per 4,6 miliardi di euro, quasi la metà di tutti quelli analizzati nel rapporto.</p>



<p>C&#8217;è poi la riforma e lo sviluppo del sistema Its, che può contribuire a fare da <strong>ponte tra la formazione e il mondo del lavoro</strong>. Gli istituti tecnologici superiori possono contare un finanziamento di 1,5 miliardi di euro.</p>


<div class="content_block" id="custom_post_widget-193851"><div class="d-none d-lg-flex justify-center mt-40 mb-40 bt-3-grey2 bb-3-grey2 pt-15 pb-50">
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</div></div>



<p>Infine, altre due misure analizzate riguardano due piani nelle scuole, in particolare negli istituti dedicati ai più piccoli. Una è &#8220;<strong>Piano asili nido e scuole dell&#8217;infanzia e servizi di educazione e cura per la prima infanzia</strong>&#8221; (3,24 miliardi), l&#8217;altra è focalizzata sul <strong>piano per l&#8217;estensione del tempo pieno e delle mense scolastiche</strong>. In quest&#8217;ultimo caso lo stanziamento complessivo vale 960 milioni di euro. Si tratta di due misure importanti sia per i minori che per i genitori &#8211; in particolare le donne, su cui nella maggior parte dei casi ricadono gli oneri di cura dei figli &#8211; che grazie al supporto delle istituzioni scolastiche possono partecipare attivamente al mondo del lavoro.</p>


<div id="strillo-testo-block_aa08ebbf5dd6471d01f4cc468275fd40" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Attraverso Pnrr Watch cerchiamo di indagare aspetti strategici del piano, dati alla mano.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Di ognuna di queste misure viene analizzato il dettaglio dello stato di avanzamento procedurale e di spesa, oltre che dei progetti rendicontati.</p>



<p><strong>Sono diversi i dati rilevanti che emergono dall&#8217;indagine.</strong> Uno dei più evidenti è rappresentato dal fatto che <strong>il 64% dei bandi del Pnrr non abbia rispettato la quota del 30% di assunzioni in favore di giovani e donne.</strong> Parliamo di oltre 6 bandi su 10, una dinamica resa possibile grazie a nove diverse motivazioni di deroga previste dalle norme.</p>



<p>Un altro elemento di interesse riguarda lo stato di avanzamento della spesa delle politiche attive per il lavoro, che come detto assorbono circa 4,6 miliardi di euro. Di questi, infatti, all&#8217;ottobre 2025 <strong>ne erano stati spesi poco più di 550 milioni, pari al 13% del totale. </strong> Dai dati emerge come la componente formativa rimanga uno dei punti più critici dell’intera riforma.</p>



<p>Poi c&#8217;è l&#8217;analisi sulla riduzione dei posti negli asili nido del paese, le performance e la distribuzione territoriale degli Its e molti altri aspetti, attraverso i quali proviamo a ricostruire <strong>i punti di forza e le criticità </strong>delle politiche per l&#8217;occupazione e la formazione nel Pnrr.</p>



<div class="content_block" id="custom_post_widget-306709"><div class="d-none d-lg-flex justify-center flex-align-center py-20  mt-40 mb-40   bt-3-grey2 bb-3-grey2">
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<div class="mb-15">
<h3 class="fw-700">GLI INVESTIMENTI DEL PNRR PER L’OCCUPAZIONE</h3>
<p>LAVORO, ISTRUZIONE E FORMAZIONE</p>
<div><a class="btn" href="/wp-content/uploads/2026/03/pnrr_watch_3.pdf" target="_blank">Scarica il report (Pdf 13,5 MB)</a></div>
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<div class="mb-10 text-center">
<h3 class="fw-700">GLI INVESTIMENTI DEL PNRR PER L’OCCUPAZIONE</h3>
<p>LAVORO, ISTRUZIONE E FORMAZIONE</p>
<div><a class="btn" href="/wp-content/uploads/2026/03/pnrr_watch_3.pdf" target="_blank">Scarica il report (Pdf 13,5 MB)</a></div>
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</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/gli-investimenti-del-pnrr-per-il-lavoro-e-loccupazione/">Gli investimenti del Pnrr per il lavoro e l&#8217;occupazione</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cosa lega l’accesso all’istruzione e le condizioni lavorative</title>
		<link>https://www.openpolis.it/cosa-lega-laccesso-allistruzione-e-le-condizioni-lavorative/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Apr 2025 07:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=300337</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le opportunità di occupazione e la condizione lavorativa di chi ha avuto la possibilità di studiare sono sistematicamente migliori. Tuttavia, oggi purtroppo sono soprattutto i figli dei laureati ad andare avanti negli studi, rendendo lo svantaggio sociale di fatto ereditario.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/cosa-lega-laccesso-allistruzione-e-le-condizioni-lavorative/">Cosa lega l’accesso all’istruzione e le condizioni lavorative</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>La questione dell&#8217;<strong>accesso al lavoro</strong> è particolarmente sentita dai giovani e dalle loro famiglie. Specialmente in Italia dove, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/nonostante-il-calo-dei-neet-dopo-la-pandemia-litalia-resta-il-secondo-paese-ue-con-maggiore-incidenza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come abbiamo avuto modo di approfondire in passato</a>, il raggiungimento dell&#8217;indipendenza dal nucleo familiare è spesso <strong>più lento rispetto alla media europea</strong>.</p>
</p>
<p>Un aspetto però spesso sottovalutato nel dibattito pubblico è quanto la futura condizione lavorativa sia legata all&#8217;accesso all&#8217;istruzione. I dati indicano che<strong> le opportunità di chi ha completato gli studi sono sistematicamente migliori</strong>. </p>
</p>
<p>Generalmente sono i figli di laureati a proseguire il percorso verso i gradi di istruzione superiore. Viceversa, purtroppo, è spesso proprio chi nasce in una famiglia già svantaggiata ad avere meno probabilità di andare avanti con gli studi. Questa dinamica rischia di rendere lo <strong>svantaggio sociale di fatto ereditario</strong>.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
<p><div id="444-il-tasso-di-occupazione-tra-i-18-24enni-che-hanno-abbandonato-la-scuola-605-tra-i-coetanei-diplomati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;impatto dell&#8217;istruzione sull&#8217;accesso al lavoro</h3>
</p>
<p>Il motivo di questa tendenza può essere ricollegato all&#8217;impatto delle innovazioni, tecnologiche e non solo, nell&#8217;attuale mondo del lavoro. In un contesto dove metodi, strumenti e tecnologie cambiano velocemente, le competenze con cui si esce dalla scuola e dall&#8217;università rivestono un ruolo cruciale. Così come la capacità di mantenersi aggiornati, in una logica di apprendimento permanente.</p>
</p>
<p>Anche per questi motivi, <strong>il tasso di occupazione tra chi ha abbandonato la scuola precocemente risulta così basso</strong>. Tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni che hanno concluso il proprio percorso di istruzione con il conseguimento del diploma, il 60,5% risulta occupato. La quota scende al <strong>44,4% tra chi ha abbandonato la scuola prima del tempo</strong>.</p>
</p>
<p><div id="chi-va-avanti-negli-studi-ha-piu-possibilita-di-occupazione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p><strong>Al crescere del titolo di studio, aumenta anche la possibilità per i giovani adulti di essere occupati</strong>. Nella generazione successiva, tra i 25 e i 34 anni, chi ha al massimo la licenza media è occupato nel 57,3% dei casi. Quota che sale di oltre 10 punti tra i diplomati (68,9%). <strong>Mentre tra i laureati il tasso di occupazione raggiunge il 74%</strong>.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/chi-va-avanti-negli-studi-ha-piu-possibilita-di-occupazione/">Chi va avanti negli studi ha più possibilità di occupazione</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/chi-va-avanti-negli-studi-ha-piu-possibilita-di-occupazione/">Tasso di occupazione dei giovani adulti di 25-34 anni per titolo di studio in Italia e in Ue (2023)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_300366_tab1"><br />
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong><span data-sheets-root="1">elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat ed Eurostat</span>                                                                <br />(pubblicati: mercoledì 17 Luglio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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<p><label for="embed-chart-300366"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>In questo senso, è interessante evidenziare due osservazioni. La prima è che si tratta di un <strong>dato piuttosto basso nel contesto europeo</strong>. In media, nell&#8217;Ue a 27, sono occupati quasi l&#8217;87% dei laureati e il 79,4% dei diplomati.</p>
</p>
<p>La seconda è che la <strong>quota di giovani laureati occupati varia tra le diverse aree del paese</strong>. A fronte di un tasso di occupazione medio del 74% nella fascia d&#8217;età 25-34 anni, la quota supera l&#8217;80% nel nord (82,8%), raggiunge il 75,6% nel centro e <strong>si ferma al 58% nel mezzogiorno</strong>. Questo nonostante una crescita dell&#8217;intero paese e del meridione in particolare negli ultimi anni. Al sud infatti si è passati dal 46,6% del 2018 al 58% del 2023.</p>
</p>
<p><strong>Sono comunque soprattutto le lauree Stem ad assicurare le maggiori possibilità </strong>di occupazione. Come approfondito nel rapporto di Istat sui <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali-anno-2023/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Livelli di istruzione e i ritorni occupazionali</a>, <strong>il tasso di occupazione si avvicina al 90% tra gli adulti (non solo giovani) con lauree in ambito scientifico e tecnologico</strong>.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>L’indirizzo di studio universitario determina importanti differenze nei tassi di occupazione dei laureati. Nel 2023, il tasso di occupazione tra i 25-64enni laureati nell’area Umanistica e dei servizi è pari al 79,5%, sale all’84,2% per i laureati nell’area Socio economica e giuridica, si attesta all’86,6% per le STEM e raggiunge il massimo valore (88,6%) tra i laureati nell’area Medico-sanitaria e farmaceutica.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/07/REPORT-livelli-istruzione.pdf" target="_blank">&#8211; Istat, Livelli di istruzione e ritorni occupazionali (2024)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Accesso all&#8217;istruzione e qualità della condizione lavorativa</h3>
</p>
<p><strong>La possibilità di proseguire gli studi </strong>non incide solo in termini quantitativi sull&#8217;accesso al lavoro. <strong>Può impattare profondamente anche sulla qualità dell&#8217;occupazione che si riesce a ottenere</strong>. </p>
</p>
<p><div id="tra-i-giovani-lavoratori-a-tempo-parziale-con-la-licenza-media-quasi-3-su-4-sono-in-part-time-involontario" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Tra i giovani adulti, nella fascia tra 25 e 34 anni, gli occupati a tempo parziale erano il 17,5% nel 2023, di cui quasi due terzi (63,9%) soggetti a un part-time involontario. La <strong>quota dei part-time sale al 19% tra chi ha al massimo la licenza media </strong>e tra questi quasi 3 su 4 (73,5%) si trovano in tale situazione per volontà del datore di lavoro e non per loro richiesta.</p>
</p>
<p>Tra i diplomati la quota di occupati part-time è simile (18,8%), mentre scende al 64,1% quella degli involontari. <strong>Con un titolo terziario come la laurea il divario è ancora più netto</strong>: 14,7% di lavoratori part-time, di cui il 57,5% involontari. Sedici punti in meno rispetto ai coetanei senza il diploma.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Disparità educative che riproducono i divari sociali</h3>
</p>
<p>Questi dati evidenziano una tendenza piuttosto nitida per cui<strong> l&#8217;accesso ai più alti livelli di istruzione</strong> <strong>migliora la posizione lavorativa</strong>, sia nella possibilità di accesso che nella qualità dell&#8217;occupazione stessa.</p>
</p>
<p>Si tratta di una tendenza fisiologica. Anzi, <strong>un&#8217;anomalia del caso italiano è che anche per i giovani laureati l&#8217;accesso al lavoro è meno scontato rispetto al contesto europeo</strong>. L&#8217;elemento patologico però è anche un altro, direttamente connesso con quella che viene definita &#8220;trappola della povertà educativa&#8221;. <strong>La possibilità di proseguire gli studi, con il diploma e a maggior ragione con la laurea, in Italia è ancora strettamente legata alla condizione sociale ed economica della famiglia di origine</strong>.</p>
</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		La povertà educativa è la condizione in cui un bambino o un adolescente è privato del diritto all&#039;apprendimento in senso lato, dalle opportunità culturali e educative al diritto al gioco. Povertà economica e educativa si alimentano a vicenda.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-cause-della-poverta-educativa/"><br />
                &#8220;Quali sono le cause della povertà educativa&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<p><div id="in-italia-sono-soprattutto-i-figli-di-laureati-a-proseguire-gli-studi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Come abbiamo avuto modo di raccontare in passato, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-soprattutto-i-figli-dei-laureati-a-proseguire-gli-studi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sono infatti soprattutto i figli dei laureati a proseguire gli studi</a>. Quando i genitori non hanno il diploma, quasi un giovane su 4 (23,9%) abbandona precocemente gli studi e solo il 12% raggiunge la laurea o un altro titolo terziario. Al contrario, se almeno un genitore è laureato, la percentuale di abbandoni precoci della scuola scende all&#8217;1,6%, mentre quasi il 70% si laurea.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">12% </span>i giovani laureati se i genitori hanno al massimo la licenza media (68,7% tra i figli dei laureati).</p>
</section>
</p>
<p>Ciò implica che chi nasce in una famiglia svantaggiata, oltre ad affrontare fin dall&#8217;infanzia le privazioni legate ai problemi economici, più difficilmente riuscirà ad affrancarsi da tale condizione con lo studio. <strong>Rendendo ereditaria, di generazione in generazione, questa condizione di svantaggio</strong>.</p>
</p>
<p>Per questo motivo è utile ricostruire &#8211; dati alla mano &#8211; la situazione sul territorio. In particolare nella <strong>relazione tra livelli di istruzione e tasso di occupazione degli adulti</strong>. Anche alla luce dell&#8217;impatto della condizione dei genitori sulle possibilità dei figli.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Quanti sono gli occupati, i diplomati e i laureati nei comuni italiani</h3>
</p>
<p>Nella fascia 25-49 anni, in media il tasso di occupazione si attestava al 71,7% alla fine del 2021. In questo segmento demografico, la quota di persone con almeno il diploma era pari al 73,6%; il 27% aveva la laurea o un altro titolo di livello terziario.</p>
</p>
<p>Rispetto all&#8217;occupazione, <strong>tra i capoluoghi le prime 57 città per tasso di occupazione sono tutte del centro-nord.</strong> Ai primi posti in particolare Belluno (84,7%), Bolzano (81,9%), Monza (81,8%), Lodi (81,5%), Trento (81,4%), Lecco (81,4%), Milano e Cuneo (entrambe all&#8217;81,2%).</p>
</p>
<p><div id="tra-i-20-capoluoghi-con-piu-occupazione-19-superano-la-media-nazionale-di-laureati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Da notare che tra i <strong>20 capoluoghi con maggiore occupazione</strong> tutti &#8211; con la sola eccezione di Prato &#8211; superano la media nazionale di laureati.<strong> In 7 casi su 20, le prime città in termini di occupazione coincidono con quelle con più laureati</strong>.  </p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-citta-con-piu-occupati-sono-spesso-quelle-con-i-livelli-di-istruzione-piu-elevati/">Le città con più occupati sono spesso quelle con i livelli di istruzione più elevati</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-citta-con-piu-occupati-sono-spesso-quelle-con-i-livelli-di-istruzione-piu-elevati/">Tasso di occupazione, percentuale di diplomati e di laureati nella fascia 25-49 anni </a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_300372_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong><span data-sheets-root="1">elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (censimento permanente)</span>                                                                <br />(pubblicati: sabato 1 Gennaio 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/04/le-citta-con-piu-occupati-sono-spesso-quelle-con-i-livelli-di-istruzione-piu-elevati.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-300372"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-300372" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Analogamente, <strong>delle 20 città capoluogo con minore occupazione</strong>,<strong> ben 15 sono anche ai vertici in Italia per incidenza di residenti con al massimo la licenza media</strong>. I comuni capoluogo di provincia con il tasso di occupazione più basso sono Catania (52,5%), Napoli (53,5%), Palermo (53,9%) e Trapani (54,4%). In questi comuni l&#8217;incidenza di laureati è pari rispettivamente al 22,9%, 23,3%, 24,7% e 20,5%, al di sotto della media nazionale (27%).</p>
</p>
<p>Un tasso di occupazione inferiore al 60% si registra anche in <strong>altri 12 capoluoghi, tutti del mezzogiorno</strong>: Messina, Crotone, Siracusa, Agrigento, Caltanissetta, Vibo Valentia, Reggio Calabria, Foggia, Taranto, Trani, Cosenza e Andria.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/valle_d_aosta.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/titolo+di+studio+vs+occupazione/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi all’incidenza di diplomati (o titolo superiore) e di occupati nel comune sono stati elaborati incrociando informazioni di fonte Istat (demo.istat e censimento permanente).</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/persone-seduto-scuola-tavolo-9572338/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tima Miroshnichenko</a> (<a href="https://www.pexels.com/it-IT/license/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/cosa-lega-laccesso-allistruzione-e-le-condizioni-lavorative/">Cosa lega l’accesso all’istruzione e le condizioni lavorative</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I servizi per l’infanzia a supporto dell’occupazione femminile</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-servizi-per-linfanzia-a-supporto-delloccupazione-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2024 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=284078</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli obiettivi di Barcellona, aggiornati dopo la pandemia, hanno anche come scopo quello di ridurre i divari occupazionali tra uomini e donne. I servizi prima infanzia, accanto all'impatto in termini educativi, possono migliorare anche la partecipazione femminile al mondo del lavoro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-servizi-per-linfanzia-a-supporto-delloccupazione-femminile/">I servizi per l’infanzia a supporto dell’occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>A seguito della maternità, in Italia <a href="https://documenti.camera.it/leg19/dossier/pdf/PP004LA.pdf#page=7" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una donna su cinque fuoriesce dal mercato del lavoro</a>. Anche per questo il tasso di occupazione delle donne con un figlio è nettamente più basso rispetto alla media Ue: 62,6% a fronte del 76,2% europeo nel 2022. Divari che permangono all&#8217;aumentare del numero dei figli. Questi sono dati che ci ricordano quanto restino ampie le disparità di genere nel nostro paese su questo fronte.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-molto-distante-dagli-altri-paesi-ue-per-quota-di-donne-con-figli-che-lavorano/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Italia molto distante dagli altri paesi Ue per quota di donne con figli che lavorano<br />
<br /><strong>Vai al grafico</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>Una volta diventati genitori, le donne sono quindi meno presenti all&#8217;interno del mercato del lavoro rispetto agli uomini. <strong>Una condizione che spesso viene influenzata dalla difficoltà delle famiglie nell&#8217;accedere ai servizi educativi specifici per la prima infanzia, sia per la carenza sul territorio che per il costo da sostenere che spesso risulta elevato.</strong> </p>
</p>
<p>Anche per queste dinamiche, a livello europeo erano stati concordati nel 2002 degli obiettivi che poi sono stati aggiornati dopo l&#8217;emergenza sanitaria. Sono target mirati a migliorare la condizione educativa dei minori ma hanno un ruolo anche nel potenziamento dell&#8217;occupazione femminile, data l&#8217;incidenza che il lavoro di cura ha sulle madri.</p>
</p>
<p><div id="la-nascita-di-un-figlio-influenza-il-tasso-di-occupazione-delle-donne" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p><div id="sono-ampie-le-distanze-nord-sud-nelloccupazione-femminile-tra-25-e-49-anni-734-contro-471" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">I divari dell&#8217;occupazione femminile in Italia</h3>
</p>
<p><strong>La discrepanza registrata nel nostro paese rispetto al resto degli stati dell&#8217;Unione è anche determinata da divari interni sull&#8217;occupazione femminile.</strong> A livello nazionale, nel 2021 le donne occupate della fascia demografica compresa tra i 25 e i 49 anni sono il 62,9%. Si tratta però di una dinamica che varia molto all&#8217;interno del paese: se nei territori settentrionali del paese il valore si assesta al 73,4% e in quelli del centro al 66,4%, nel sud è pari al 47,1%, meno di 1 donna su 2.</p>
</p>
<p><strong>Attraverso i dati raccolti nell&#8217;ambito del censimento permanente, possiamo ricostruire le distanze sul territorio nazionale.</strong> A livello regionale, la percentuale di occupate maggiore si registra in Trentino-Alto Adige (78,2%), seguita da Valle d&#8217;Aosta (75,5%) e Lombardia (73,9%). Al di sotto del 50% invece in Puglia (49,8%), Calabria (46,5%), Campania (43,3%) e Sicilia (42,1%).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-spaccatura-tra-il-nord-e-il-sud-nelloccupazione-delle-donne-tra-i-25-e-i-49-anni/">La spaccatura tra il nord e il sud nell&#8217;occupazione delle donne tra i 25 e i 49 anni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-spaccatura-tra-il-nord-e-il-sud-nelloccupazione-delle-donne-tra-i-25-e-i-49-anni/">Percentuale di donne occupate nella fascia d&#8217;età 25-49 anni (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_286603_tab1" role="tab" aria-controls="chart_286603_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_286603_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-spaccatura-tra-il-nord-e-il-sud-nelloccupazione-delle-donne-tra-i-25-e-i-49-anni/">La spaccatura tra il nord e il sud nell&#8217;occupazione delle donne tra i 25 e i 49 anni &#8211; Percentuale di donne occupate nella fascia d&#8217;età 25-49 anni (2021)</a></div>
</p></div>
<div id="chart_286603_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_286603_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_286603_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_286603_tab3"></p>
<p>Il dato riportato sulla mappa è l&#8217;incidenza di donne occupate nella fascia d&#8217;età fertile (tra i 25 e i 49 anni).</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(consultati: martedì 27 Febbraio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/03/la-spaccatura-tra-il-nord-e-il-sud-nelloccupazione-delle-donne-tra-i-25-e-i-49-anni.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-286603"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-286603" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/la-spaccatura-tra-il-nord-e-il-sud-nelloccupazione-delle-donne-tra-i-25-e-i-49-anni/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><strong>La tendenza rilevata a livello nazionale si può ritrovare anche nelle amministrazioni: nei comuni del centro-nord del paese, la quota di donne occupate nella fascia 25-49 risulta generalmente maggiore rispetto a quella del sud.</strong> Tra i capoluoghi, sono in tutto 44 quelli che registrano un&#8217;incidenza maggiore del 70% e si trovano tutti nell&#8217;area centro-settentrionale. Quello che riporta la quota maggiore è <strong>Belluno</strong> (81,1%), seguito da Bolzano (77,1%), Trento (76,6%) e Cuneo (76,5%). Sono invece 17 quelli in cui la percentuale si assesta al di sotto del 50%, tutti nel mezzogiorno. I valori minori si registrano a Palermo (43,1%), Catania (41,4%) e <strong>Napoli</strong> (41%).</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza della rete educativa per la prima infanzia</h3>
</p>
<p>Per riavvicinare il tasso di occupazione femminile alla media europea, e ridurre i divari all&#8217;interno del paese, <strong>è essenziale l&#8217;estensione dei servizi per la prima infanzia e la loro accessibilità in termini economici.</strong> Un legame individuato anche a livello continentale, e su cui da anni investono anche le politiche Ue.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Increasing participation in formal early childhood education and care (ECEC) could significantly improve the labour market activity of mothers in low-income households. Yet, accessible, affordable, and high-quality ECEC remains limited in a number of Member States.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://op.europa.eu/webpub/empl/esde-2023/#:~:text=The%20EU%20experienced%20a%20new,%2D19%20pandemic%2C%20remain%20high." target="_blank">&#8211; Commissione Europea, Employment and Social Developments in Europe 2023</a>
									            </div>
</section>
<p><div id="gli-obiettivi-ue-sui-servizi-per-linfanzia-avevano-lo-scopo-di-aumentare-loccupazione-femminile-ma-ancora-non-sono-stati-raggiunti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p><strong>Incrementare la presenza delle donne nel mondo del lavoro era infatti l&#8217;obiettivo degli obiettivi di Barcellona sugli asili nido e sulle scuole dell&#8217;infanzia</strong>: si tratta di soglie stabilite dall&#8217;Unione europea per definire il livello minimo di presenza di questi servizi sul territorio.</p>
</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Gli stati membri devono impegnarsi a offrire tali servizi: ad almeno il 33% di bambini sotto i 3 anni (target che riguarda la presenza di asili nido e di servizi per la prima infanzia); ad almeno il 90% dei bambini di età compresa fra i 3 anni e l’età dell’obbligo scolastico (target che in Italia riguarda le scuole per l’infanzia).</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-prevedono-gli-obiettivi-di-barcellona-sugli-asili-nido/"><br />
                &#8220;Che cosa prevedono gli obiettivi di Barcellona sugli asili nido&#8221;</a></span></p></div>
</section>
</p>
<p><strong>Tali soglie sono poi state riviste tra il 2021 e il 2022. </strong>Rispetto agli asili nido, segmento essenziale perché riguarda i primi mesi di vita del bambino, è stato indicato un incremento tendenziale dal 33% al 45%. Commisurato alla situazione di partenza ciascun paese: quelli che sono al di sotto del 20% dovrebbero incrementare il proprio indicatore di almeno il 90% mentre quelli che si trovano tra il 20% e il 33% dovrebbero riportare un miglioramento di almeno il 45% o raggiungere un tasso pari al 45%. L&#8217;Italia si trova all&#8217;interno di questo ultimo gruppo, avendo riportato nel 2021 una percentuale pari al 28%. </p>
</p>
<p>Nonostante la crescita registrata nell&#8217;ultimo decennio, dai 22,5 posti ogni 100 bambini del 2013 agli attuali 28, l&#8217;Italia non ha ancora raggiunto la soglia del 33% indicata nel 2002. Va considerato che la crescita in corso dell&#8217;offerta potenziale <strong>risente <a href="https://www.openpolis.it/numeri/anche-nel-2022-si-conferma-il-calo-delle-nascite/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">anche del calo delle nascite</a>:</strong> a parità di posti infatti, se diminuiscono i bambini, anche l’offerta in termini relativi cresce.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/asili-nido-obiettivo-33-a-5-punti-ma-restano-indietro-sud-e-aree-interne/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Asili nido: obiettivo 33% a 5 punti, ma restano indietro sud e aree interne.<br />
<br /><strong>Qui per approfondire</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>Stando all&#8217;ultimo <a href="https://www.epicentro.iss.it/materno/cedap-2022#:~:text=Nel%202022%20prosegue%20in%20tutta,e%20le%20404.260%20del%202020." target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto sull’evento nascita in Italia</a>, l&#8217;età media delle madri al parto risulta superiore ai 30 anni (33,1 per le donne italiane, 31,1 per le straniere). <strong>È perciò rilevante il fatto che i territori con più occupazione femminile tra i 25 e i 49 anni siano anche quelli con più servizi per l&#8217;infanzia sviluppati.</strong> Queste sono dinamiche che in qualche modo si autoalimentano.</p>
</p>
<p><div id="la-relazione-tra-occupazione-femminile-e-presenza-dei-servizi-per-linfanzia-e-evidente-per-le-donne-in-eta-fertile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-territori-con-minore-occupazione-femminile-ci-sono-meno-servizi-per-linfanzia/">Nei territori con minore occupazione femminile ci sono meno servizi per l&#8217;infanzia</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-territori-con-minore-occupazione-femminile-ci-sono-meno-servizi-per-linfanzia/">Confronto tra tasso di occupazione femminile e posti offerti nei servizi prima infanzia, per provincia</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_286492_tab1" role="tab" aria-controls="chart_286492_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_286492_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nei-territori-con-minore-occupazione-femminile-ci-sono-meno-servizi-per-linfanzia/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/03/nei-territori-con-minore-occupazione-femminile-ci-sono-meno-servizi-per-linfanzia.png" placeholder ></amp-img></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(consultati: martedì 27 Febbraio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/03/nei-territori-con-minore-occupazione-femminile-ci-sono-meno-servizi-per-linfanzia.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-286492"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-286492" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>È evidente che i territori con meno servizi per l&#8217;infanzia riportano una minore occupazione femminile e viceversa. La relazione va letta in un doppio senso: nelle aree del paese in cui le donne lavorano di meno, cambia la percezione dell&#8217;importanza di questi servizi; dall&#8217;altra parte, essendo minori i posti disponibili negli asili nido, si riduce la possibilità di lavorare per le madri. SI crea quindi un circolo vizioso che disincentiva l&#8217;occupazione femminile in generale.</p>
</p>
<p>Sono in tutto <strong>48 le province italiane in cui oltre il 70% delle donne con un&#8217;età compresa tra i 25 e i 49 anni risultano occupate.</strong> Di queste, 38 registrano una quota di posti negli asili nido superiore alla media nazionale (pari al 28%). Dodici riportano una copertura di asili superiore al 40%, si tratta di Trento, Biella, Bologna, Aosta, Firenze, Reggio nell&#8217;Emilia, Forlì-Cesena, Siena, Trieste, Ferrara, Ravenna, Perugia. Si tratta esclusivamente di territori del centro-nord del paese. <strong>Risulta infatti evidente il divario con il mezzogiorno, la macroarea in cui sono presenti sia meno posti che minori tassi di occupazione.</strong></p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/occupazionefemminile_2021/abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/occupazionefemminile_2021/basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/occupazionefemminile_2021/calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/occupazionefemminile_2021/campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/occupazionefemminile_2021/emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/occupazionefemminile_2021/friuli_venezia_giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/occupazionefemminile_2021/lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/occupazionefemminile_2021/liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/occupazionefemminile_2021/lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/occupazionefemminile_2021/marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/occupazionefemminile_2021/molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/occupazionefemminile_2021/piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/occupazionefemminile_2021/puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/occupazionefemminile_2021/sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/occupazionefemminile_2021/sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/occupazionefemminile_2021/toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/occupazionefemminile_2021/trentino_alto_adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/occupazionefemminile_2021/umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/occupazionefemminile_2021/valle_daosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/occupazionefemminile_2021/veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/occupazionefemminile_2021/totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi ad asili nido e servizi prima infanzia sono di fonte Istat.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://www.pexels.com/photo/a-person-writing-on-white-paper-4959748/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Karolina Grabowska</a> Pexels &#8211; <a href="https://www.pexels.com/license/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-servizi-per-linfanzia-a-supporto-delloccupazione-femminile/">I servizi per l’infanzia a supporto dell’occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Italia il divario di genere sul lavoro è doppio rispetto al resto d’Europa</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-italia-il-divario-di-genere-sul-lavoro-e-doppio-rispetto-al-resto-deuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Sep 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=270429</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono ancora ampi i divari tra uomini e donne in ambito lavorativo. Tra queste ultime risulta più basso il tasso di occupazione, soprattutto in presenza di figli. Una condizione che invece è associata a valori più elevati tra gli uomini.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-il-divario-di-genere-sul-lavoro-e-doppio-rispetto-al-resto-deuropa/">In Italia il divario di genere sul lavoro è doppio rispetto al resto d’Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il lavoro è uno degli ambiti in cui i divari di genere sono più visibili</strong>. Molto spesso le donne incontrano maggiori difficoltà a trovare un impiego e a coprire ruoli di prestigio e responsabilità. Complici anche gli stereotipi riguardo al lavoro familiare e di cura, si ritrovano più spesso inattive: una condizione che riguarda il 30,5% delle donne europee, quasi 10 punti percentuali più degli uomini. Oppure sottoccupate, costrette a lavorare meno tempo per dare spazio alle attività domestiche.</p>
<p>Anche nell&#8217;Unione europea, dove da molti anni ormai vengono implementate <a href="https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/policies/justice-and-fundamental-rights/gender-equality/gender-equality-strategy_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">strategie</a> per appianare le differenze di genere, i divari non sono scomparsi. <strong>L&#8217;Italia è uno dei paesi in cui si registra la differenza più marcata tra il tasso di occupazione di uomini e donne</strong>, ma non esiste stato membro che non riporti un divario di questo tipo. Le donne più svantaggiate sono quelle con figli, al contrario dei padri che riportano un tasso di occupazione più elevato.</p>
<div id="107-punti-percentuali-di-differenza-tra-il-tasso-di-occupazione-di-uomini-e-donne-in-ue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Ancora oggi in Europa gli uomini lavorano più delle donne</h3>
<p>Secondo gli stereotipi di genere, le donne dovrebbero lavorare meno degli uomini o non lavorare affatto, per avere il tempo di dedicarsi alla cura dei figli e alle faccende domestiche. Tutta via<strong> il lavoro è imprescindibile per l&#8217;indipendenza</strong> economica e materiale ma anche per crearsi una rete sociale e sviluppare abilità e competenze.</p>
<p>Nonostante la graduale emancipazione delle donne nella società, persiste il fenomeno di una maggiore partecipazione maschile al mondo del lavoro. Lo dimostrano i dati: <strong>nell&#8217;Unione europea risulta occupato l&#8217;80% della popolazione maschile in età lavorativa, contro il 69,3% di quella femminile</strong>.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">10,7 punti percentuali </span>la differenza di tasso di occupazione tra uomini e donne in Ue (2022).</p>
</section>
<p>Da questo punto di vista si possono rilevare differenze molto marcate tra i vari stati membri, nonostante siano tutti accomunati dall&#8217;esistenza di tale divario.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-si-intende-per-occupati-disoccupati-e-inattivi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai a<br />
<br /><strong>che cosa si intende per occupati, disoccupati e inattivi</strong></a>.</p>
</section>
<div id="litalia-e-il-secondo-stato-membro-con-il-divario-piu-ampio-quasi-20-punti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/grecia-e-italia-prime-per-divario-di-genere-nelloccupazione/">Grecia e Italia prime per divario di genere nell&#8217;occupazione</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/grecia-e-italia-prime-per-divario-di-genere-nelloccupazione/">La differenza tra tasso di occupazione maschile e femminile nei paesi Ue (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_271067_tab1" role="tab" aria-controls="chart_271067_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_271067_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_271067_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/grecia-e-italia-prime-per-divario-di-genere-nelloccupazione/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/09/grecia-e-italia-prime-per-divario-di-genere-nelloccupazione.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/grecia-e-italia-prime-per-divario-di-genere-nelloccupazione/">Grecia e Italia prime per divario di genere nell&#8217;occupazione &#8211; La differenza tra tasso di occupazione maschile e femminile nei paesi Ue (2022)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_271067_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_271067_tab3"></p>
<p>Si fa riferimento alla quota di persone di età compresa tra i 20 e i 64 anni che risultano occupate, rispetto al totale della popolazione residente, e al divario tra uomini e donne espresso in punti percentuali. I dati provengono dal rilevamento sulla forza lavoro di Eurostat (LFS).</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/LFSI_EMP_A__custom_7376407/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(pubblicati: martedì 20 Giugno 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/09/grecia-e-italia-prime-per-divario-di-genere-nelloccupazione.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-271067"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-271067" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>La <strong>Grecia</strong> è il primo paese Ue per differenza di genere rispetto al tasso di occupazione: parliamo di 21 punti percentuali. Seguono l’Italia, con 19,7 punti, e la Romania, con 18,6. Ultimi alcuni paesi scandinavi e baltici, in particolare la Lituania (meno di 1 punto percentuale di differenza) e la Finlandia (1,2).</p>
<p>In questo caso, è importante evidenziarlo, parliamo specificamente di lavoro formale e regolarmente retribuito. Ma esiste anche il<strong> lavoro domestico</strong>, che non viene ufficialmente riconosciuto né pagato. Come rileva l&#8217;<a href="https://www.oecd.org/coronavirus/en/data-insights/women-spend-more-time-on-domestic-work" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ocse</a>, le donne trascorrono mediamente 2,5 volte il tempo trascorso dagli uomini nella gestione della casa e dei figli.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">4,73 ore </span>il tempo trascorso mediamente ogni giorno dalle donne nel lavoro domestico e di cura, secondo l&#8217;Ocse. Nel caso degli uomini è 1,84.</p>
</section>
<div id="le-donne-con-figli-sono-penalizzate-mentre-tra-gli-uomini-con-figli-si-registra-il-tasso-di-occupazione-piu-elevato-90" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Le donne con figli sono maggiormente penalizzate</h3>
<p>Siccome il principale ostacolo all&#8217;inserimento lavorativo delle donne è la necessità di conciliare l&#8217;impiego con la vita privata, è facile comprendere come mai l&#8217;occupazione sia minore tra le donne con figli. Mentre al contrario l&#8217;incidenza del part-time è maggiore. Con meno tempo a disposizione, le donne che hanno molti impegni familiari si trovano infatti spesso costrette a lavorare meno ore o a non lavorare affatto. A questo si aggiunge il fatto che spesso mancano le strutture, in primis gli asili nido, che potrebbero permettere alle madri di avere più tempo per sé.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-figli-sono-associati-a-occupazione-minore-per-le-donne-e-maggiore-per-gli-uomini/">I figli sono associati a occupazione minore per le donne e maggiore per gli uomini</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-figli-sono-associati-a-occupazione-minore-per-le-donne-e-maggiore-per-gli-uomini/">Il tasso di occupazione di uomini e donne europei con o senza figli (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_271072_tab1" role="tab" aria-controls="chart_271072_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_271072_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_271072_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/i-figli-sono-associati-a-occupazione-minore-per-le-donne-e-maggiore-per-gli-uomini/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/09/i-figli-sono-associati-a-occupazione-minore-per-le-donne-e-maggiore-per-gli-uomini.png" placeholder ></amp-img></p>
<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-figli-sono-associati-a-occupazione-minore-per-le-donne-e-maggiore-per-gli-uomini/">I figli sono associati a occupazione minore per le donne e maggiore per gli uomini &#8211; Il tasso di occupazione di uomini e donne europei con o senza figli (2021)</a></div>
</p></div>
<div id="chart_271072_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_271072_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_271072_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_271072_tab3"></p>
<p>I dati provengono da un&#8217;estrazione ad hoc dalla rilevazione Eurostat sulla forza lavoro (LFS) e si riferiscono al tasso di occupazione (diviso per lavoro part-time e full-time) tra uomini e donne europei di età compresa tra i 25 e i 54 anni, con o senza figli.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/edn-20230302-2" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(pubblicati: giovedì 2 Marzo 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/09/i-figli-sono-associati-a-occupazione-minore-per-le-donne-e-maggiore-per-gli-uomini.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-271072"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-271072" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Invece è interessante notare che per gli uomini si verifica il fenomeno opposto: gli uomini con figli hanno un tasso di occupazione più elevato (90,1%) rispetto a quelli che non ne hanno (81,1%) e lavorano meno frequentemente part-time. Le madri, oltre a essere quelle con il tasso di occupazione più basso, sono anche la categoria che presenta l&#8217;incidenza più marcata di lavoro a tempo parziale (più del 23%).</p>
<p>Dagli uomini, con e senza figli, alle donne, senza figli e madri, si restringe l&#8217;occupazione e parallelamente aumenta, al suo interno, l&#8217;incidenza del lavoro a tempo parziale. <strong>Tra gli uomini con figli e le donne con figli si registra quindi il divario maggiore in termini di occupazione: parliamo di quasi 20 punti percentuali di differenza</strong>, mentre tra le persone senza figli il valore scende a 4 punti. Avere figli è quindi una condizione che incide fortemente sull&#8217;inserimento lavorativo delle donne e dove si presentano le disuguaglianze più marcate.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/qMNVpBVr32E" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Patrick Fore</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-il-divario-di-genere-sul-lavoro-e-doppio-rispetto-al-resto-deuropa/">In Italia il divario di genere sul lavoro è doppio rispetto al resto d’Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Italia è il paese Ue dove i neolaureati faticano di più a trovare lavoro</title>
		<link>https://www.openpolis.it/litalia-e-il-paese-ue-dove-i-neolaureati-faticano-di-piu-a-trovare-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Sep 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=268482</guid>

					<description><![CDATA[<p>Capire la condizione dei neolaureati è importante per ridurre i divari ma anche per sostenere la crescita economica. L'Italia è il paese Ue con meno laureati occupati (65,2%), mentre in Lussemburgo il dato supera il 93%.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-paese-ue-dove-i-neolaureati-faticano-di-piu-a-trovare-lavoro/">L’Italia è il paese Ue dove i neolaureati faticano di più a trovare lavoro</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Avere accesso a una buona istruzione è di importanza cruciale per l&#8217;individuo</strong>: oltre a comprendere maggiormente il mondo e le relazioni, permette di sviluppare quelle capacità che un giorno saranno necessarie per trovare un&#8217;occupazione all&#8217;interno del mondo del lavoro.</p>
<p>In un quadro educativo in cui è sempre più fondamentale insegnare l&#8217;importanza dell&#8217;<a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/education-economic-growth/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">apprendimento permanente</a> a qualsiasi età, le università continuano a giocare un ruolo importante per garantire un&#8217;occupazione. A livello europeo, ci sono delle <a href="https://education.ec.europa.eu/it/education-levels/higher-education/about-higher-education" target="_blank" rel="noreferrer noopener">iniziative</a> per sostenere e indirizzare l&#8217;ambito dell&#8217;istruzione superiore per fornire le competenze che sono direttamente spendibili sul mercato del lavoro.</p>
<div id="strillo-testo-block_900dc24e7f8edc93c248ac0d939107d3" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>È importante capire quanto la laurea aiuta i giovani a trovare lavoro.</p>
</section></div>
<p><strong>In particolare, è bene valutare quanto la laurea consenta ai più giovani di ottenere un&#8217;occupazione</strong>. Secondo la <a href="https://blogs.worldbank.org/jobs/supporting-development-todays-young-people" target="_blank" rel="noreferrer noopener">banca mondiale</a>, la recente crisi pandemica ha inasprito ulteriormente le disuguaglianze economiche già presenti tra le economie globali. Sono quindi necessarie delle azioni sul lungo periodo per garantire un accesso all&#8217;occupazione produttiva: maggiore è il tempo passato senza un lavoro, più è difficile rientrare all&#8217;interno di questo mondo. Per capire come muta l&#8217;accesso occupazionale dei giovani neolaureati è importante monitorare frequentemente questo fenomeno.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Quanti sono in Europa i giovani occupati con una laurea</h3>
<p>Eurostat mette a disposizione dei dati relativi agli europei che hanno un&#8217;età compresa tra i 20 e i 34 anni e che hanno trovato lavoro in un periodo compreso tra un anno e tre anni successivi al conseguimento del titolo di studio più alto. <strong>Sono quindi compresi i lavoratori che sono in possesso di una laurea sia triennale che magistrale ma anche coloro che hanno ottenuto un titolo di scuola superiore al di fuori del percorso dell&#8217;obbligo.</strong> Non è facile stabilire l&#8217;incidenza di questi ultimi dal momento che i dati sono solo disponibili in <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Adult_learning_statistics" target="_blank" rel="noreferrer noopener">forma aggregata</a>. Nel presentare questi dati però l&#8217;istituto statistico europeo considera comunque <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/edn-20230810-1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">trascurabile</a> l&#8217;incidenza di questa categoria parlando di neolaureati.</p>
<div id="in-unione-europea-nel-2022-l824-dei-giovani-neolaureati-risulta-occupato" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">82,4% </span>quota di neolaureati con età compresa tra 20 e 34 anni che risulta occupata (2022).</p>
</section>
<p><strong>A livello europeo, circa 8 giovani in possesso di laurea su 10 hanno ottenuto un’occupazione in una fascia di tempo che va da 1 a 3 anni dal conseguimento del titolo di studio più alto.</strong> Si tratta però di un dato che varia significativamente da paese a paese.</p>
<div id="in-italia-lincidenza-minore-652" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-il-tasso-di-occupazione-minore-per-i-giovani-lavoratori-con-la-laurea/">In Italia il tasso di occupazione minore per i giovani lavoratori con la laurea</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-il-tasso-di-occupazione-minore-per-i-giovani-lavoratori-con-la-laurea/">Tasso di occupazione tra i giovani lavoratori europei dopo 1-3 anni dal conseguimento del titolo di istruzione più alto (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_270428_tab1" role="tab" aria-controls="chart_270428_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_270428_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-italia-il-tasso-di-occupazione-minore-per-i-giovani-lavoratori-con-la-laurea/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/09/in-italia-il-tasso-di-occupazione-minore-per-i-giovani-lavoratori-con-la-laurea.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_270428_tab3"></p>
<p>Il dato rappresenta la divisione dei giovani occupati (20-34 anni) dopo un percorso di educazione almeno pari al <a href="https://www.oecd-ilibrary.org/education/isced-2011-operational-manual/isced-2011-level-3-upper-secondary-education_9789264228368-7-en" target="_blank" rel="noopener">terzo livello isced</a> (scuola secondaria superiore). Sono quindi compresi sia i neolaureati che i neodiplomati che sono rientrati dall&#8217;uscita precoce dal sistema scolastico ma l&#8217;incidenza di questo ultimo gruppo è considerata <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/edn-20230810-1" target="_blank" rel="noopener">trascurabile</a>. Sono considerati i lavoratori europei che hanno conseguito il titolo tra 1 e 3 anni precedenti alla rilevazione.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/EDAT_LFSE_24__custom_6497399/bookmark/table?lang=en&amp;bookmarkId=ee282d21-db18-48e5-a989-3349b08a48e8" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(consultati: lunedì 4 Settembre 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/09/in-italia-il-tasso-di-occupazione-minore-per-i-giovani-lavoratori-con-la-laurea.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-270428"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-270428" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Tra gli stati membri, l’occupazione più alta si registra in <strong>Lussemburgo</strong>, dove il 93,4% dei lavoratori che hanno ottenuto recentemente il titolo ha un posto di lavoro. Seguono Paesi Bassi (92,9%), Germania (92,2%) e Malta (90,8%). I paesi che invece riportano l&#8217;incidenza minore sono Romania (69,9%), Grecia (66,1%) e <strong>Italia</strong> (65,2%).</p>
<div id="tra-uomini-e-donne-la-differenza-e-di-22-punti-percentuali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/si-appiattiscono-le-differenze-di-genere-tra-i-giovani-occupati-con-la-laurea/">Si appiattiscono le differenze di genere tra i giovani occupati con la laurea</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/si-appiattiscono-le-differenze-di-genere-tra-i-giovani-occupati-con-la-laurea/">Tasso di occupazione tra i giovani europei dopo 1-3 anni dal conseguimento del titolo di istruzione più alto (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_270423_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/si-appiattiscono-le-differenze-di-genere-tra-i-giovani-occupati-con-la-laurea/">Si appiattiscono le differenze di genere tra i giovani occupati con la laurea &#8211; Tasso di occupazione tra i giovani europei dopo 1-3 anni dal conseguimento del titolo di istruzione più alto (2022)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_270423_tab3"></p>
<p>Il dato rappresenta la divisione dei giovani occupati (20-34 anni) dopo un percorso di educazione almeno pari all&#8217;istruzione secondaria superiore (<em><a href="https://www.oecd-ilibrary.org/docserver/9789264228368-7-en.pdf?expires=1693820032&amp;id=id&amp;accname=guest&amp;checksum=028D0CE2F6A49D21100CD8479C69B967" target="_blank" rel="noopener">livello 3 isced</a></em>). Sono quindi compresi sia i neolaureati che i neodiplomati che sono rientrati dall&#8217;uscita precoce dal sistema scolastico ma l&#8217;incidenza di questo ultimo gruppo è considerata <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/edn-20230810-1" target="_blank" rel="noopener">trascurabile</a>. Sono considerati i lavoratori europei che hanno conseguito il titolo tra 1 e 3 anni precedenti alla rilevazione.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/EDAT_LFSE_24__custom_6493807/bookmark/table?lang=en&amp;bookmarkId=1d606204-a2e2-462a-8346-846c5aaa8148" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(consultati: lunedì 4 Settembre 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/09/si-appiattiscono-le-differenze-di-genere-tra-i-giovani-occupati-con-la-laurea.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-270423"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-270423" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/si-appiattiscono-le-differenze-di-genere-tra-i-giovani-occupati-con-la-laurea/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>I dati sono coerenti con l&#8217;andamento generale dell&#8217;economia</strong>, con un aumento del tasso di occupazione fino al 2019. In quell&#8217;anno, l&#8217;80,9% dei giovani europei che hanno conseguito il titolo entro i tre anni precedenti risulta occupato. Si assiste a un calo nel 2020 in seguito all&#8217;emergenza sanitaria, a cui segue una crescita negli anni successivi fino ad oltrepassare i livelli pre pandemici. Nel 2022 si raggiunge l&#8217;82,4%. </p>
<div id="strillo-testo-block_2029d3ba3324fb2f7d1966cf8ec313ec" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>C&#8217;è un divario di genere ma si sta riducendo.</p>
</section></div>
<p><strong>Vi sono però delle differenze in base al genere.</strong> Il tasso di occupazione è infatti sempre maggiore tra i maschi, con differenze che però vanno appiattendosi lungo il corso degli anni. Nel 2019 infatti la differenza era pari a 4,7 punti percentuali, la maggiore nel periodo considerato.<strong> Questo dato è in calo fino a raggiungere i 2,2 punti percentuali nel 2022, l&#8217;anno che registra il valore minore.</strong></p>
<p>Questo divario può essere <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/edn-20230810-1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">spiegato</a> dalla <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Tertiary_education_statistics#Participation_in_tertiary_education_by_field_of_education" target="_blank" rel="noreferrer noopener">natura differente degli studi intrapresi</a> da uomini e donne: il settore più tecnico dell&#8217;ingegneria, della manifattura e delle costruzioni vede, a livello di istruzione terziaria, una larga maggioranza di uomini iscritti a percorsi di formazione (73,1%) mentre in altri campi come quello della salute, quello economico o legale è maggiore l&#8217;incidenza femminile. Questi ambiti sono legati a differenti esigenze di mercato a livello di domanda.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/ZqIZXG_TutE" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Samuele Giglio</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-paese-ue-dove-i-neolaureati-faticano-di-piu-a-trovare-lavoro/">L’Italia è il paese Ue dove i neolaureati faticano di più a trovare lavoro</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le dimissioni volontarie dopo la pandemia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-dimissioni-volontarie-dopo-la-pandemia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Apr 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=238573</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si parla molto di "grandi dimissioni" in riferimento a questi fenomeni che dal 2021 hanno caratterizzato il mercato del lavoro statunitense e in parte anche quello europeo. Anche in Italia si verificano dinamiche simili, ma il loro peso va ridimensionato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-dimissioni-volontarie-dopo-la-pandemia/">Le dimissioni volontarie dopo la pandemia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi due anni si è spesso sentito parlare di &#8220;<strong>grandi dimissioni</strong>&#8220;, un fenomeno che si è presentato in modo evidente negli Stati Uniti &#8211; la cosiddetta <em>great resignation</em> &#8211; poco dopo lo scoppio della pandemia e che secondo alcuni starebbe avendo luogo anche in Europa. Si tratterebbe di un&#8217;<strong>ondata di dimissioni volontarie, presumibilmente a causa di squilibri interni al mondo del lavoro stesso</strong>, tra la domanda e l&#8217;offerta. </p>
<p>In Italia, come in molti altri paesi Ue, il numero di persone che hanno deciso di lasciare il proprio impiego è aumentato tra 2021 e 2022. Tuttavia i dati non bastano a sostenere che qualcosa sia cambiato, e che la pandemia abbia giocato un ruolo dirimente. L&#8217;aumento delle dimissioni può essere interpretato come un segno di relativa dinamicità del mondo del lavoro, come il sintomo di una graduale ripresa iniziata anni fa dopo la crisi del 2011.</p>
<div id="in-vari-paesi-ue-dal-2021-sono-aumentate-le-dimissioni-volontarie" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Le dimissioni dei lavoratori europei dal 2021</h3>
<p>Secondo <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Key_figures_on_the_changes_to_the_labour_market&amp;oldid=583417#Trends_in_employment" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a>, mediamente in Europa l&#8217;11% delle persone al di fuori del mondo del lavoro hanno recentemente lasciato il proprio impiego, nel terzo trimestre del 2022. Un dato che ha registrato un lieve aumento, pari a 0,5 punti percentuali, rispetto all&#8217;anno precedente. In Spagna la quota supera il 20%, in Italia si attesta poco al di sotto del 10%. Mentre in Bulgaria, Slovacchia e Romania non arriva al 5%.</p>
<p>In molti paesi Ue, come abbiamo avuto modo di approfondire nel corso di una collaborazione con lo <em>European data journalism network </em>(<a href="https://www.europeandatajournalism.eu/eng/News/Data-news" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Edjnet</a>), guidata dalla redazione francese<em><a href="https://www.alternatives-economiques.fr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Alternatives économiques</a></em>, si è visto un aumento nel numero delle dimissioni. In <strong>Francia</strong> per esempio si è passati da 354mila dimissioni a inizio 2021 a ben 523mila a inizio 2022 e anche in <strong>Spagna</strong> si è verificato un fenomeno analogo. Anche se non tutti gli stati membri hanno registrato andamenti simili: in <strong>Germania</strong> e <strong>Belgio</strong> per esempio non si è parlato di una vera e propria ondata di dimissioni.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.europeandatajournalism.eu/eng/News/Data-news/The-great-disappearance-of-job-applicants" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai all&#8217;articolo di Alternatives économiques<br />
<br /><strong>The great disappearance of job applicants</strong></a>.</p>
</section>
<p>In ogni caso <strong>non è diminuito il tasso di occupazione</strong>: anzi, sempre secondo <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Employment_-_annual_statistics" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> è aumentato subito dopo lo scoppio della pandemia. Sono infatti in lieve calo le <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/LFSI_LONG_A/default/table?lang=en&amp;category=labour.employ.lfsi.lfsi_long" target="_blank" rel="noreferrer noopener">persone che transitano</a> dalla disoccupazione all&#8217;occupazione, ma anche, viceversa, quelle che passano dall&#8217;occupazione alla disoccupazione. Risulta marcato invece l&#8217;<strong>incremento nel numero di lavoratori che cambiano impiego</strong>. </p>
<p>Ma quali sono i motivi che spingono le persone a lasciare il proprio posto di lavoro? Secondo i sondaggi <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20230216-2" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a>, tra le principali ragioni figurano quelle familiari, il pensionamento o semplicemente la fine del contratto in corso. Rilevante anche il riferimento alle condizioni del mondo del lavoro stesso. In questo caso, il dato record è quello italiano.</p>
<div id="in-italia-nel-90-dei-casi-la-ragione-e-attribuibile-al-mercato-del-lavoro-stesso" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-il-90-delle-dimissioni-e-a-causa-del-mercato-del-lavoro/">In Italia il 90% delle persone lascia il proprio impiego a causa del mercato del lavoro</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-il-90-delle-dimissioni-e-a-causa-del-mercato-del-lavoro/">La quota di intervistati che ha risposto di aver lasciato il proprio impiego per ragioni legate al mondo del lavoro, nei paesi Ue (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_243030_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<div id="chart_243030_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_243030_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_243030_tab3"></p>
<p>I dati sono riferiti al terzo trimestre del 2022 e provengono dal sondaggio &#8220;rilevazioni sulla forza lavoro&#8221; di Eurostat. Quelli di Croazia, Lituania, Estonia e Slovenia sono poco affidabili, mentre mancano quelli di Malta, Lussemburgo e Slovacchia.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20230216-2" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(pubblicati: giovedì 16 Febbraio 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/04/in-italia-il-90-delle-dimissioni-e-a-causa-del-mercato-del-lavoro-1.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-243030"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-243030" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>L&#8217;Italia è il paese Ue con la quota più elevata di persone che dichiarano di aver lasciato il proprio impiego per ragioni legate al mondo del lavoro (90%). Seguono Ungheria, Grecia e Spagna con cifre superiori all&#8217;80%. Mentre il dato più basso si registra nei Paesi Bassi (27%).</p>
<div id="quasi-2-milioni-di-dimissioni-in-italia-nel-2021-nel-2022-hanno-costituito-il-195-di-tutte-le-cessazioni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Le grandi dimissioni in Italia</h3>
<p>Grazie ai <a href="https://www.lavoro.gov.it/priorita/Pagine/Comunicazioni-Obbligatorie-pubblicata-la-Nota-relativa-al-III-trimestre-2022.aspx" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> forniti dal <strong>ministero del lavoro</strong> possiamo ricostruire la situazione del mondo del lavoro italiano, a ridosso dello scoppio della pandemia. Le persone che hanno deciso di lasciare il proprio impiego nel 2021 hanno sfiorato i 2 milioni.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">1,9 milioni </span>le persone che si sono dimesse in Italia nel 2021.</p>
</section>
<p>Ovvero il<strong> 18,2% di tutte le cessazioni dei contratti di lavoro</strong> (10,6 milioni). <strong>Ma nel 2022 la quota è cresciuta, raggiungendo il 19,5%</strong>. Se a ridosso della pandemia è aumentato il numero di persone che hanno deciso, per una serie di ragioni, di lasciare il proprio impiego, il numero di licenziamenti non ha subito un simile cambiamento.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-2021-aumentano-le-dimissioni-volontarie/">Dal 2021 aumentano le dimissioni volontarie</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-2021-aumentano-le-dimissioni-volontarie/">Le dimissioni volontarie e i licenziamenti in Italia tra 2018 e 2021</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_243295_tab1" role="tab" aria-controls="chart_243295_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_243295_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/dal-2021-aumentano-le-dimissioni-volontarie/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/04/dal-2021-aumentano-le-dimissioni-volontarie-1.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-2021-aumentano-le-dimissioni-volontarie/">Dal 2021 aumentano le dimissioni volontarie &#8211; Le dimissioni volontarie e i licenziamenti in Italia tra 2018 e 2021</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_243295_tab3"></p>
<p>Per dimissioni si intende: dimissioni giusta causa; dimissioni; dimissioni durante il periodo di prova; dimissioni per giusta causa o giustificato motivo durante il periodo di formazione; recesso con preavviso al termine del periodo formativo. Per licenziamento invece si intende: licenziamento per giustificato motivo oggettivo; licenziamento per giustificato motivo soggettivo; licenziamento collettivo; licenziamento giusta causa; licenziamento per giusta causa durante il periodo di formazione; licenziamento per giustificato motivo durante il periodo di formazione.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.lavoro.gov.it/priorita/Pagine/Comunicazioni-Obbligatorie-pubblicata-la-Nota-relativa-al-III-trimestre-2022.aspx" target="_blank" rel="noopener">ministero del lavoro</a>                                                                <br />(pubblicati: martedì 20 Dicembre 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/04/dal-2021-aumentano-le-dimissioni-volontarie-1.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-243295"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-243295" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/dal-2021-aumentano-le-dimissioni-volontarie/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Nel 2021 il numero di dimissioni ha visto un aumento marcato rispetto ai livelli del 2020, in particolare in corrispondenza del <strong>secondo e terzo trimestre</strong>. Mentre durante il secondo trimestre del 2020 si è verificato un calo molto forte, dovuto allo scoppio dell&#8217;emergenza sanitaria. Per quanto riguarda invece i licenziamenti, questi si sono mantenuti sostanzialmente stabili e anzi sono lievemente calati nel 2020, 2021 e 2022 rispetto ai due anni precedenti.</p>
<p>Tuttavia i momenti in cui le dimissioni hanno costituito la quota maggiore rispetto al totale delle cessazioni dei rapporti di lavoro (che comprendono anche i pensionamenti, i licenziamenti e le terminazioni causate dalla cessazione dell&#8217;attività lavorativa stessa) sono stati il primo semestre del 2021, quando la quota ha raggiunto il 22%, e il primo semestre 2022 (23%).</p>
<div id="non-e-chiaro-ancora-se-il-fenomeno-sia-isolato-o-da-reinterpretare-nel-lungo-periodo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>È importante notare che <strong>non è disponibile una serie storica con una metodologia unica. Per questo motivo è difficile il confronto nel lungo periodo</strong>. Risulta quindi complesso dire se si tratta di una dinamica isolata o di particolare rilevanza oppure se è un segno di una graduale ripresa del mondo del lavoro dalla crisi del 2011. Come rileva un recente <a href="https://iris.unimore.it/retrieve/c75e61a1-cb78-4844-bfe9-ae3fb76ac069/wp_2022_6_brunetta_tiraboschi.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studio</a>, da un lato le dimissioni sono state semplicemente rimandate, da molti lavoratori, dal periodo più duro di lockdown al 2021. Dall&#8217;altro, in molti casi le transizioni sono da un impiego all&#8217;altro, piuttosto che semplici abbandoni del proprio posto di lavoro. Pertanto il fenomeno risulta a oggi di non chiara interpretazione.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/UHSjj-7jPYQ" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jornada Produtora</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-dimissioni-volontarie-dopo-la-pandemia/">Le dimissioni volontarie dopo la pandemia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il supporto dei servizi per l&#8217;infanzia all&#8217;occupazione femminile</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-supporto-dei-servizi-per-linfanzia-alloccupazione-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Mar 2023 07:58:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=224874</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'Italia è uno dei paesi dove meno donne con figli lavorano. L'occupazione femminile è più bassa nei territori con carenze di servizi per l'infanzia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-supporto-dei-servizi-per-linfanzia-alloccupazione-femminile/">Il supporto dei servizi per l&#8217;infanzia all&#8217;occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia è uno degli stati Ue più in ritardo nella partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Soprattutto <strong>dopo la nascita di un figlio, il tasso di occupazione femminile &#8211; già basso &#8211; cala</strong>. Così nella maggior parte dei paesi dell&#8217;Unione le donne con 3 figli lavorano più di quelle italiane con un unico bambino. </p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">55,5% </span>donne italiane tra 20 e 49 anni con un figlio occupate nel 2021. In Slovenia, Portogallo, Danimarca e Svezia la quota con 3 figli è attorno all&#8217;80%.</p>
</section>
<p>All&#8217;origine di questo tipo di divari vi sono <strong>diversi fattori</strong>: da quelli sociali e culturali alle politiche familiari e di genere adottate in ciascuno stato. Un aspetto di primo piano nella promozione dell&#8217;occupazione femminile è costituito dall&#8217;<strong>accessibilità dei servizi per l&#8217;infanzia</strong> e lo sviluppo della rete educativa tra 0 e 6 anni.</p>
<p>Oltre a rappresentare il <strong>primo tassello delle politiche di contrasto alla povertà educativa</strong>, l&#8217;estensione di asili nido e scuole per l&#8217;infanzia è un supporto anche alla partecipazione femminile al mercato del lavoro. Le <strong>attività di cura</strong> nel nucleo familiare, <strong>per stereotipi di genere, ricadono spesso sulle donne</strong>. Limitandone così le potenzialità e le possibilità di inclusione nella società attiva. </p>
<div id="279-donne-inattive-in-ue-per-cui-il-motivo-principale-e-la-necessita-di-accudire-bambini-o-adulti-bisognosi-8-tra-gli-uomini" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">27,9% </span>donne inattive in Ue per cui il motivo principale è la necessità di accudire bambini o adulti bisognosi di assistenza (8% tra gli uomini).</p>
</section>
<p>Anche per questo motivo l&#8217;approvazione, <a href="https://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-14785-2022-INIT/en/pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">alla fine dello scorso novembre</a>, dei <strong>nuovi obiettivi sull&#8217;estensione dei servizi educativi per l&#8217;infanzia</strong> riguarda il nostro paese così direttamente.</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Dal 2002 l&#8217;Ue promuove la diffusione di nidi, servizi e scuole per l’infanzia, da offrire ad almeno il 33% dei bimbi sotto i 3 anni e al 90% di quelli tra 3 e 5 anni. Dall&#8217;anno scorso sono stati innalzati rispettivamente al 45 e al 96% in vista del 2030.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-prevedono-gli-obiettivi-di-barcellona-sugli-asili-nido/"><br />
                &#8220;Che cosa prevedono gli obiettivi di Barcellona sugli asili nido&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<p>Approfondiamo meglio la posizione dell&#8217;Italia rispetto agli altri paesi Ue nell&#8217;<strong>occupazione femminile</strong>, oggi segnata da profondi divari interni. <strong>Gap che molto spesso coincidono con quelli nell&#8217;offerta di servizi</strong>.</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
<h3 class="wp-block-heading">Come varia l&#8217;occupazione tra le donne che hanno figli </h3>
<p>In Europa, in media, circa il 71% delle donne tra 20 e 49 anni sono occupate. Una quota inferiore rispetto agli uomini della stessa età (80,5%), ma che <strong>non varia in modo così sensibile tra chi ha figli e chi no</strong>.</p>
<p>Lavora infatti il 71,9% delle donne senza figli, il 70,9% di quelle con un figlio, il 72,6% in presenza di due figli. Il calo drastico si ha in presenza di 3 o più figli, dove il tasso di occupazione scende al 57,5%. </p>
<div id="555-donne-italiane-con-un-figlio-e-occupate-in-22-paesi-ue-su-27-il-tasso-di-occupazione-di-quelle-con-3-figli-e-piu-alto" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>L&#8217;Italia si attesta su <strong>livelli più bassi di 15-18 punti rispetto alla media Ue</strong>. Lavora il 56,3% delle donne senza figli, quota che scende al 55% circa con uno o due figli e crolla al 40,2% con 3 figli.</p>
<p>Nel confronto europeo emerge come<strong> le donne italiane con un figlio risultino occupate molto meno spesso di quelle con 3 figli in altri paesi</strong>. Ad esempio la Slovenia (dove lavora l&#8217;82,8% delle madri con 3 figli tra 20 e 49 anni), il Portogallo (80,4%), la Danimarca (79,1%), la Svezia (79%). Sono <strong>22 su 27</strong> i paesi in cui le donne con 3 figli hanno tassi di occupazione superiori a quelle italiane con un solo bambino.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-agli-ultimi-posti-in-ue-per-occupazione-femminile-soprattutto-per-le-donne-con-figli/">Italia agli ultimi posti in Ue per occupazione femminile, soprattutto per le donne con figli</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-agli-ultimi-posti-in-ue-per-occupazione-femminile-soprattutto-per-le-donne-con-figli/">Tasso occupazione femminile tra 20 e 49 anni, per numero di figli nei paesi Ue (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/italia-agli-ultimi-posti-in-ue-per-occupazione-femminile-soprattutto-per-le-donne-con-figli/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/03/italia-agli-ultimi-posti-in-ue-per-occupazione-femminile-soprattutto-per-le-donne-con-figli.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-agli-ultimi-posti-in-ue-per-occupazione-femminile-soprattutto-per-le-donne-con-figli/">Italia agli ultimi posti in Ue per occupazione femminile, soprattutto per le donne con figli &#8211; Tasso occupazione femminile tra 20 e 49 anni, per numero di figli nei paesi Ue (2021)</a></div>
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<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br />(pubblicati: martedì 27 Settembre 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/03/italia-agli-ultimi-posti-in-ue-per-occupazione-femminile-soprattutto-per-le-donne-con-figli.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-229029"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<h3 class="wp-block-heading">I divari interni sull&#8217;occupazione femminile</h3>
<p>Il ritardo del nostro paese nel confronto europeo è l&#8217;esito di profondi divari interni. Nel 2021 i giovani tra <strong>25 e 34 anni</strong> lavorano nel 62,6% dei casi, quota che scende al <strong>54% tra le donne</strong>. Mentre nell&#8217;Italia settentrionale questa percentuale si avvicina al 68%, nel mezzogiorno crolla al 34,9%.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">2 volte </span>il tasso di occupazione femminile nel nord rispetto al mezzogiorno.</p>
</section>
<p>Nella fascia tra <strong>35 e 44 anni</strong> il tasso occupazione femminile è del 62,4%: oltre 10 punti in meno della media (72,9%). Anche in questo caso con ampie distanze tra nord (74,5% di donne occupate) e mezzogiorno (42,1%).</p>
<p>La strategia per ridurre i divari interni, riavvicinando l&#8217;Italia agli standard europei, passa anche dall&#8217;<strong>estensione dei servizi per la prima infanzia</strong>. Un aspetto sottolineato anche dalla recente raccomandazione europea sul tema.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>La disponibilità di servizi di assistenza a costi sostenibili e di alta qualità incide in modo altamente positivo sulla situazione occupazionale dei prestatori di assistenza, in particolare delle donne.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-14785-2022-INIT/it/pdf" target="_blank">&#8211; Raccomandazione Consiglio dell&#8217;Ue 14785/22, 29 novembre 2022</a>
									            </div>
</section>
<div id="mancano-servizi-per-linfanzia-nelle-aree-a-bassa-occupazione-femminile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Sono generalmente i territori con meno servizi per l&#8217;infanzia ad avere una minore occupazione femminile, e viceversa. La relazione va letta nei due sensi, in un <strong>circolo vizioso che si autoalimenta</strong>. </p>
<p>Nei territori in cui poche donne lavorano, la percezione della necessità di servizi è spesso inferiore; allo stesso tempo, in mancanza di nidi, la possibilità per le donne con figli di lavorare viene di fatto fortemente limitata. Creando un <strong>disincentivo evidente all&#8217;occupazione femminile</strong>.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dove-ci-sono-meno-servizi-per-linfanzia-le-donne-sono-meno-occupate/">Dove ci sono meno servizi per l&#8217;infanzia le donne sono meno occupate</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dove-ci-sono-meno-servizi-per-linfanzia-le-donne-sono-meno-occupate/">Confronto tra tasso di occupazione femminile e posti offerti nei servizi prima infanzia, per provincia</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_229863_tab1" role="tab" aria-controls="chart_229863_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_229863_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_229863_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/dove-ci-sono-meno-servizi-per-linfanzia-le-donne-sono-meno-occupate/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/03/dove-ci-sono-meno-servizi-per-linfanzia-le-donne-sono-meno-occupate.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dove-ci-sono-meno-servizi-per-linfanzia-le-donne-sono-meno-occupate/">Dove ci sono meno servizi per l&#8217;infanzia le donne sono meno occupate &#8211; Confronto tra tasso di occupazione femminile e posti offerti nei servizi prima infanzia, per provincia</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(pubblicati: giovedì 14 Luglio 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/03/dove-ci-sono-meno-servizi-per-linfanzia-le-donne-sono-meno-occupate.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-229863"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-229863" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Nel 2021, l&#8217;<a href="https://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&amp;menu=notizie&amp;p=dalministero&amp;id=6025#:~:text=L'et%C3%A0%20media%20al%20primo,2%25%20ha%20conseguito%20la%20laurea." target="_blank" rel="noreferrer noopener">età media delle partorienti è stata superiore ai 30 anni</a>, tanto per le cittadine straniere quanto per le donne italiane (33,1 anni). Nella fascia tra 35 e 44 anni, così come in quella delle 25-34enni,<strong> i territori con maggiore occupazione femminile sono anche quelli con i servizi per l&#8217;infanzia più sviluppati</strong>.</p>
<p>Sono <strong>20 le province in cui oltre il 75% delle donne 35-44 anni lavorano</strong>: tutte &#8211; tranne una &#8211; superano l&#8217;offerta media nazionale di nidi (27,2%), attestandosi spesso nelle prime posizioni in Italia per ampiezza del servizio. Tra queste, Ravenna, Bologna, Perugia, Trieste, Firenze, Reggio nell&#8217;Emilia e Aosta. In tutti territori appena citati, <strong>un&#8217;occupazione femminile vicina o superiore all&#8217;80% si associa a un&#8217;offerta superiore ai 40 posti ogni 100 bambini</strong>. Addirittura quasi 50 a Ravenna (48,6%) e Bologna (46,5%).</p>
<p>L&#8217;unica eccezione è rappresentata da <strong>Belluno</strong>: tasso di occupazione femminile all&#8217;82,7% e 25,4 posti ogni 100 bambini. Meno della media nazionale, sebbene non troppo distante.</p>
<p>Al contrario, dove i servizi scarseggiano anche l&#8217;occupazione femminile è molto più bassa.</p>
<div id="12-province-con-meno-del-40-di-donne-occupate-tra-35-e-44-anni-nessuna-raggiunge-i-20-posti-nido-ogni-100-bambini-presenti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;offerta educativa nei territori con minore occupazione femminile</h3>
<p>Sono <strong>12 le province</strong> dove meno del 40% delle donne tra 35 e 44 anni sono occupate. <strong>Nessuna raggiunge i 20 posti nido ogni 100 bambini presenti</strong>.</p>
<p>Parliamo dei territori di Palermo, Vibo Valentia, Barletta-Andria-Trani, Siracusa, Catania, Cosenza, Agrigento, Enna, Caserta, Messina, Caltanissetta e Napoli. L&#8217;<strong>offerta più ampia tra questi si riscontra nella città metropolitana di Messina</strong> (18,9 posti ogni 100 bambini). Tuttavia il capoluogo si attesta su un dato inferiore (8,1% nel 2020) e la quota di comuni dell&#8217;ex provincia che offrono il servizio è pari al 34,3% del totale. Più di quanto rilevato nel 2013 (27,8% di comuni attrezzati), ma meno dell&#8217;attuale media nazionale (59,3%) e del mezzogiorno (46%).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lofferta-di-nidi-nelle-12-province-dove-meno-del-40-delle-donne-sono-occupate/">L&#8217;offerta di nidi nelle 12 province dove meno del 40% delle donne sono occupate</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lofferta-di-nidi-nelle-12-province-dove-meno-del-40-delle-donne-sono-occupate/">Posti in asili nido e servizi prima infanzia per 100 residenti 0-2 anni nei comuni italiani (2020)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(pubblicati: giovedì 14 Luglio 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/03/lofferta-di-nidi-nelle-12-province-dove-meno-del-40-delle-donne-sono-occupate.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-229896"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-229896" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Gli altri territori a bassa occupazione femminile presentano un&#8217;<strong>offerta di gran lunga inferiore rispetto a quella messinese</strong>. In particolare le province di Cosenza<br />Caserta e Caltanissetta, tutte con 8,9 posti ogni 100 residenti sotto i 3 anni. <strong>Molto lontani dalla vecchia soglia del 33% fissata in sede Ue, per non parlare della nuova del 45%</strong>.</p>
<p>Gli stessi capoluoghi delle 3 province citate si attestano tra l&#8217;11,1%&nbsp;di Cosenza e il 15,5% di Caltanissetta. In termini di<strong> diffusione sul territorio</strong>, offrono servizi per la prima infanzia 45,2% dei comuni casertani, il 30% di quelli cosentini e il 18,2% di quelli nisseni. Cifre che fanno il paio con quelle sulle poche donne che lavorano in queste aree.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Una relazione da non dare per scontata</h3>
<p>Certamente la relazione va letta in entrambe le direzioni, ovvero i territori con minore occupazione potenzialmente esprimono una minore domanda di servizi. Ma ridurre tutto a quest&#8217;unica dimensione sarebbe parziale, e i dati sembrano suggerire che tale interpretazione vada data sempre meno per scontata. </p>
<p><a href="https://www.openpolis.it/asili-nido-un-problema-di-offerta-non-di-domanda/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come abbiamo avuto modo di approfondire in passato</a>, nelle <strong>regioni del mezzogiorno, dove gli asili nido sono molto meno diffusi, è molto più alta anche la quota di anticipatari alla scuola dell&#8217;infanzia</strong>. Ciò significa che una domanda latente del servizio esiste. </p>
<p>Perché se è proprio nei territori con pochi asili nido che gli anticipi sono più frequenti vuol dire che è<strong> la scuola dell&#8217;infanzia a farsi carico di una domanda che già oggi esiste, </strong>pur non essendo intercettata dall&#8217;offerta di nidi, ancora inadeguata in molte aree del paese.</p>
<p>Serve un&#8217;offerta che la sostenga, in modo da ridurre i divari, tanto di genere quanto educativi.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati comunali, regione per regione.</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Trentino+Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d'Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/asili+nido+2020/asili_nido_2020.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p></div>
				            </div>
        </section>
		</p>
<p>I contenuti dell&#8217;Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l&#8217;impresa sociale Con i Bambini nell&#8217;ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell&#8217;articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l&#8217;obiettivo di creare un&#8217;unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi ad asili nido e servizi prima infanzia sono di fonte Istat.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/YI_9SivVt_s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Israel Andrade (unsplash)</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-supporto-dei-servizi-per-linfanzia-alloccupazione-femminile/">Il supporto dei servizi per l&#8217;infanzia all&#8217;occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I posti di lavoro vacanti in Europa e in Italia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-posti-di-lavoro-vacanti-in-europa-e-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=224455</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il tasso di posti vacanti indica la domanda di lavoro non soddisfatta. In Italia è inferiore alla media europea ma ha subito importanti cambiamenti tra prima, durante e dopo lo scoppio della pandemia da Covid-19.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-posti-di-lavoro-vacanti-in-europa-e-in-italia/">I posti di lavoro vacanti in Europa e in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Il tasso dei posti vacanti è uno dei principali indicatori economici sul mercato del lavoro. Esso misura <strong>lo scompenso tra la domanda e l&#8217;offerta, visto dal lato della domanda</strong>, ovvero dal punto di vista del datore di lavoro. Si tratta di un dato che varia ampiamente da paese a paese, in Europa, e che ha subito importanti oscillazioni a ridosso della pandemia.</p>
</p>
<p><div id="i-posti-vacanti-sono-una-misura-della-domanda-di-lavoro-insoddisfatta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è il tasso di posti vacanti e come viene misurato</h3>
</p>
<p>Ci sono due modi per misurare lo scompenso tra la domanda e l&#8217;offerta di lavoro. Da una parte, c&#8217;è il <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.openpolis.it/parole/cose-il-tasso-di-disoccupazione/" target="_blank">tasso di disoccupazione</a>, che indica quante persone vorrebbero lavorare e sono attivamente alla ricerca di un impiego, ma non riescono a trovarlo. Dall&#8217;altra parte, i posti di lavoro esistenti ma non occupati &#8211; lo scompenso visto dal lato della domanda.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>I posti vacanti, ovvero quelle posizioni lavorative che le imprese vogliono occupare, e per le quali stanno cercando attivamente lavoratori, rappresentano infatti una misura della domanda di lavoro insoddisfatta.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/it/files//2018/07/02_2010.pdf" target="_blank">&#8211; Istat</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Come evidenzia <a href="https://www.istat.it/it/files//2018/07/02_2010.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>, si tratta di una <strong>variabile che aiuta anche a capire meglio il problema della disoccupazione</strong>. Se il tasso di posti vacanti è molto basso, la disoccupazione può essere essa stessa conseguenza di una domanda di lavoro insufficiente. Se invece è alto, può non essere dipendente dalla domanda, ma costituire un problema strutturale. Oppure può esserci un problema di <em>mismatch</em> tra le competenze dei candidati e quelle richieste dai datori di lavoro oppure a livello geografico. O ancora una discrepanza con le aspettativa del lavoratore.</p>
</p>
<p><div id="nel-rapporto-tra-posti-vacanti-e-disoccupazione-conta-anche-lidoneita-dellofferta-di-lavoro" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div id="strillo-testo-block_d9ae733ebc5ef4a3f9df1d85d212756b" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Importante è anche se l&#8217;offerta di lavoro è idonea.</p>
</section></div>
</p>
<p>Nello studio del mercato del lavoro, il tasso di posti vacanti <strong>può inoltre avere un valore predittivo rispetto alle oscillazioni del tasso di occupazione</strong>. Anche se il rapporto tra questi due fenomeni è influenzato da una serie di variabili, tra cui come accennato l&#8217;<strong>idoneità dell&#8217;offerta, soprattutto in un paese come il nostro, dove ad esempio non esiste il salario minimo</strong>.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/il-salario-minimo-nei-paesi-europei/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai all&#8217;approfondimento<br />
<br /><strong>Il salario minimo nei paesi europei</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>Secondo il <a rel="noreferrer noopener" href="https://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2008:145:0234:0237:EN:PDF" target="_blank">regolamento Ue 453/2008</a>, si definisce vacante <strong>un posto di lavoro retribuito che è appena stato creato, non occupato o in procinto di essere liberato</strong>. Posto per cui il datore di lavoro sta attivamente cercando &#8211; o è preparato a cercare attivamente &#8211; un candidato adatto al di fuori del contesto della data azienda, e che intende occupare immediatamente o in un preciso lasso di tempo. Con &#8220;<strong>attivamente</strong>&#8221; si fa riferimento a una serie di azioni concrete: </p>
</p>
<ul class="wp-block-list">
<li>notificare l&#8217;esistenza del posto vacante presso i servizi pubblici per l&#8217;impiego;</li>
</p>
<li>contattare un&#8217;agenzia privata di impiego o <em>head hunter</em>;</li>
</p>
<li>pubblicizzare il posto vacante nei media (su internet, sui giornali o nelle riviste);</li>
</p>
<li>pubblicizzarlo in un albo pubblico;</li>
</p>
<li>fare colloqui, selezionare, avvicinarsi a potenziali candidati in modo diretto;</li>
</p>
<li>avvicinarsi a impiegati e/o contatti personali;</li>
</p>
<li>usare lo strumento del tirocinio.</li>
</ul>
</p>
<p>Il <strong>tasso di posti vacanti</strong> (Jvr in inglese, acronimo di <em>job vacancy rate</em>) è il numero di posti vacanti come percentuale sulla somma di tutti i posti di lavoro, occupati e non. </p>
</p>
<p><div id="nel-2021-in-ue-era-vacante-il-23-dei-posti-di-lavoro" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Una panoramica europea</h3>
</p>
<p>Mediamente nell&#8217;Unione europea il tasso di posti vacanti nel 2021 si attestava leggermente sopra al 2%. Un <strong>dato che risulta essere in crescita da diversi anni</strong>, fatta eccezione per un <strong>calo momentaneo nel 2020</strong>, in corrispondenza dell&#8217;inizio della pandemia.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">2,3% </span>i posti di lavoro che risultano vacanti, appena creati o in procinto di essere liberati, in Ue (2021).</p>
</section>
</p>
<p>Il tasso risulta fortemente differenziato da paese a paese. <a href="https://www.istat.it/it/files//2018/07/02_2010.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a> ipotizza che queste differenze siano attribuibili a tre classi di fattori: </p>
</p>
<ul class="wp-block-list">
<li>le diverse caratteristiche strutturali del mercato del lavoro nei vari paesi europei;</li>
</p>
<li>una non perfetta sovrapposizione delle popolazioni di riferimento degli indicatori considerati;</li>
</p>
<li>le <strong>disomogeneità ancora presenti fra i metodi di misurazione dei posti vacanti e delle posizioni occupate nei vari paesi</strong>.</li>
</ul>
<p><div id="il-dato-va-dal-5-della-repubblica-ceca-allo-06-della-grecia-in-italia-si-attesta-all18" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-repubblica-ceca-il-5-dei-posti-di-lavoro-e-vacante/">In Repubblica Ceca il 5% dei posti di lavoro è vacante</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-repubblica-ceca-il-5-dei-posti-di-lavoro-e-vacante/">La disponibilità di posti di lavoro nei paesi Ue (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-repubblica-ceca-il-5-dei-posti-di-lavoro-e-vacante/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/in-repubblica-ceca-il-5-dei-posti-di-lavoro-e-vacante-1.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-repubblica-ceca-il-5-dei-posti-di-lavoro-e-vacante/">In Repubblica Ceca il 5% dei posti di lavoro è vacante &#8211; La disponibilità di posti di lavoro nei paesi Ue (2021)</a></div>
</p></div>
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                             aria-labelledby="chart_228721_tab3"></p>
<p>I dati si riferiscono alla quota di posti di lavoro che risultano vacanti, appena creati o in procinto di essere liberati, al momento della rilevazione. Sono considerati i settori di industria, costruzioni e servizi (esclusi le attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico e le organizzazioni e istituzioni extra-territoriali) in tutte le aziende. Non sono disponibili i dati francesi, che riguardano soltanto le aziende con più di 10 impiegati, né quelli danesi, che considerano solo le singole unità all&#8217;interno di ogni impresa. Per quanto riguarda l&#8217;Italia, i settori della pubblica amministrazione, dell&#8217;istruzione, della sanità e delle istituzioni pubbliche non risultano coperti completamente.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/jvs_a_rate_r2/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(pubblicati: giovedì 15 Dicembre 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/in-repubblica-ceca-il-5-dei-posti-di-lavoro-e-vacante-1.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-228721"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-228721" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>La <strong>Repubblica Ceca</strong> è il primo paese Ue per quota di posti di lavoro vacanti (5%). Seguono Belgio (4,3%) e Paesi Bassi (3,8%). Sono invece cinque gli stati in cui questa cifra scende sotto l&#8217;1%: Romania, Slovacchia, Bulgaria, Spagna e Grecia. <strong>Con l&#8217;1,8%, l&#8217;Italia è al di sotto della media europea</strong>.</p>
</p>
<p><div id="nel-2020-il-tasso-di-posti-vacanti-e-calato-ma-successivamente-ha-superato-i-livelli-pre-pandemici" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;andamento in Italia, prima durante e dopo lo scoppio della pandemia</h3>
</p>
<p>Rispetto al 2020, il tasso di posti vacanti ha subito un <strong>aumento in quasi tutti gli stati Ue</strong> (a parte la Repubblica Ceca, che ha registrato un modesto calo). Incrementi marcati si sono verificati soprattutto nei <strong>Paesi Bassi</strong> e in <strong>Belgio</strong>, con cifre maggiori a 1 punto percentuale.</p>
</p>
<p>Osserviamo l&#8217;andamento del tasso di posti vacanti, in Italia e in Ue, a livello trimestrale.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dopo-la-pandemia-aumenta-lofferta-di-lavoro/">Dopo la pandemia, aumenta l&#8217;offerta di lavoro</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dopo-la-pandemia-aumenta-lofferta-di-lavoro/">Il tasso di posti vacanti in Italia, nell&#8217;industria e nei servizi (2019-2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         aria-labelledby="chart_228894_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dopo-la-pandemia-aumenta-lofferta-di-lavoro/">Dopo la pandemia, aumenta l&#8217;offerta di lavoro &#8211; Il tasso di posti vacanti in Italia, nell&#8217;industria e nei servizi (2019-2022)</a></div>
</p></div>
<div id="chart_228894_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_228894_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_228894_tab3"></p>
<p>I dati sono destagionalizzati, riferiti a tutte le aziende (incluse quelle con meno di 10 dipendenti) e articolati per trimestre (T).</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.istat.it/it/archivio/277590" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br />(pubblicati: mercoledì 16 Novembre 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/dopo-la-pandemia-aumenta-lofferta-di-lavoro.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-228894"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-228894" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Si può osservare che in corrispondenza dell&#8217;inizio della pandemia (primo trimestre 2020) diminuiscono drasticamente i posti vacanti in rapporto al totale. Ma già dal trimestre successivo la quota riprende ad aumentare, superando nel corso del 2022 i valori pre-pandemici.</p>
</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/wNz7_5EvUWU" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Saulo Mohana</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-posti-di-lavoro-vacanti-in-europa-e-in-italia/">I posti di lavoro vacanti in Europa e in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La povertà lavorativa in Europa</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-poverta-lavorativa-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Dec 2022 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=221682</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai a “La povertà lavorativa è ancora una realtà in Europa“.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-poverta-lavorativa-in-europa/">La povertà lavorativa in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai a “<a href="https://www.openpolis.it/limpatto-delle-violenze-di-genere-e-familiari-sui-minori/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La povertà lavorativa è ancora una realtà in Europa</a>“.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano<br />
<br /><strong>Ascolta tutti i podcast su radio radicale</strong></a>.</p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">4</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0">le mozioni in favore dell’introduzione del salario minimo presentate in parlamento e respinte. È stata invece approvata l’unica mozione proveniente dalla maggioranza, contraria al salario minimo e favorevole all’implementazione di misure alternative per proteggere i lavoratori, in particolare il potenziamento della contrattazione collettiva. Una delle principali problematiche legate all’assenza di un salario minimo è il fenomeno della povertà anche tra chi lavora. <a href="https://www.openpolis.it/la-poverta-lavorativa-e-ancora-una-realta-in-europa/" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo</a>.</p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">8,9%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0">dei lavoratori nell&#8217;Unione europea era a rischio povertà (2021). Con &#8220;povertà lavorativa&#8221; si intende il fenomeno di chi, pur lavorando, si trova al di sotto della soglia di povertà relativa, ovvero guadagna meno del 60% del reddito mediano nazionale. Si tratta di un dato che è rimasto sostanzialmente invariato nel corso dell&#8217;ultimo decennio, oscillando tra l&#8217;8% e il 10%. Esistono invece notevoli differenze tra i vari stati: si va dal 15,2% della Romania al 2,8% della Finlandia. Con l&#8217;11,7% di persone occupate a rischio povertà, l&#8217;Italia è quarta. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-8-stati-ue-oltre-un-decimo-dei-lavoratori-e-a-rischio-poverta/" target="_blank" rel="noopener">Vai alla mappa</a>.</p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">12</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><span style="font-size: 15px">gli stati Ue in cui nel corso dell&#8217;ultimo decennio l&#8217;incidenza della povertà lavorativa è aumentata. Tra questi anche l&#8217;Italia (+0,6 punti percentuali tra 2012 e 2021). Il peggioramento più marcato si è verificato in Lussemburgo (+3,2 punti percentuali), passato dal 10,3% nel 2012 al 13,5% nel 2021. Il miglioramento più evidente, invece, si è registrato in Grecia (-4 punti percentuali). <a href="https://www.openpolis.it/la-poverta-lavorativa-e-ancora-una-realta-in-europa/" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo</a>.</span></p>
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<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">8,3%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0">dei lavoratori a rischio povertà, in Italia, fa parte di nuclei familiari a elevata intensità lavorativa. Si tratta di un indicatore con cui Eurostat misura il coinvolgimento nel mondo del lavoro su base familiare. Ovviamente l&#8217;intensità dell&#8217;attività lavorativa è legata all&#8217;incidenza della povertà. Tuttavia neanche le famiglie in cui si lavora molto sono esenti da tale condizione. In Italia appunto l&#8217;8,3%. Una cifra che sale al 25,7% nel caso delle famiglie a intensità lavorativa media e al 40,2% in quelle a intensità bassa. <a href="https://www.openpolis.it/la-poverta-lavorativa-e-ancora-una-realta-in-europa/" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo</a>.</p>
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<h1 class="red1 mb-0">14</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0">punti percentuali di differenza, in Danimarca, a livello di povertà lavorativa tra i più giovani (18-24 anni) e la media della popolazione. Come l&#8217;intensità lavorativa, anche l&#8217;età, oltre alla cittadinanza, è un fattore legato alla povertà lavorativa. La Danimarca è il paese Ue che presenta il divario più ampio: 6,5% in media, 19,8% tra i giovani. In 9 paesi lo scarto è a vantaggio dei giovani. In Italia la povertà tra i giovani raggiunge il 15,3% (3,6 punti percentuali in più rispetto alla media della popolazione di 18-64 anni).<a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-danimarca-il-divario-piu-ampio-tra-giovani-e-media/" target="_blank" rel="noopener"> Vai al grafico</a>.</p>
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