musei Archivi - Openpolis https://www.openpolis.it/cosa/musei/ Mon, 12 May 2025 14:30:27 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.1 L’alleanza tra scuole e musei nel contrasto della povertà educativa https://www.openpolis.it/lalleanza-tra-scuole-e-musei-nel-contrasto-della-poverta-educativa/ Tue, 13 May 2025 08:09:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=300446 Solo il 40% dei minori visita musei o mostre e in alcune regioni del mezzogiorno la quota non raggiunge il 25%. Per accrescere la fruizione dei luoghi culturali da parte di bambini e ragazzi, la collaborazione tra istituti museali e scolastici è cruciale.

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Tra il 2022 e il 2023, meno della metà dei minori in Italia ha visitato musei o mostre. In media a livello nazionale lo ha fatto il 40% dei bambini e dei ragazzi tra 6 e 17 anni. Dato che in alcune aree del paese scende al di sotto del 30%.

Il mancato accesso dei minori ai luoghi della cultura è un elemento da tenere presente nelle politiche di contrasto alla povertà educativa. Come abbiamo avuto modo di raccontare in passato infatti generalmente sono proprio le famiglie in difficoltà economica a rinunciare alla fruizione.

Più in generale, questa tendenza è anche il riflesso di una vecchia concezione dei luoghi della cultura, e dei musei in particolare. Strutture storicamente concepite per la fruizione di un pubblico adulto e spesso tali ancora oggi negli allestimenti, nei testi, nelle modalità con cui si svolgono le visite. 

4 su 10 i minori di 6-17 anni che hanno visitato musei o mostre nell’ultimo anno.

In questo contesto, il ruolo delle scuole può essere cruciale. Dall’organizzazione di visite e laboratori didattici, a collaborazioni più strutturate e durature nel tempo fino a vere e proprie alleanze educative tra i musei, le scuole e le comunità educanti, sono molte le iniziative che possono essere messe in campo per rompere questo schema e riavvicinare i più giovani ai luoghi della cultura.

Abbiamo approfondito quanto questo tipo di collaborazioni siano strutturate sul territorio nazionale. Da un lato, emerge che – nonostante le visite scolastiche siano una prassi comune per gran parte dei musei – altre forme di collaborazione più solide sono molto meno frequenti. Dall’altro, la costruzione di queste alleanze educative appare più avanzata in alcuni territori del mezzogiorno che in effetti sembrano averne particolarmente bisogno.

L’accesso dei minori ai musei, regione per regione

Analizzando i più recenti dati disponibili, elaborati da Istat per il gruppo Crc nell’ambito del rapporto I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia pubblicato a novembre 2024, possiamo osservare come a livello nazionale la quota di ragazze e ragazzi tra 6 e 17 anni che hanno visitato musei nell’anno precedente si attesti al 40%.

Si registrano però forti differenze regionali. Nella provincia autonoma di Trento ad esempio il dato supera di oltre 20 punti la media nazionale (62,6%). Da notare come quest’area del paese fosse risultata anche quella con maggiore propensione alla lettura, come analizzato in precedenza. Sintomo di come la fruizione di cultura possa generare effetti postivi in maniera trasversale.

La fruizione dei musei da parte dei minori varia molto da territorio a territorio.

Tuttavia, la situazione appare molto diversa in altri territori. Ad avvicinarsi alla quota del 50% di minori che hanno visitato musei troviamo altre 4 regioni. Si tratta di Veneto (49,4%), Friuli-Venezia Giulia (48,4%), seguite da Lazio (48%) e Lombardia (47,4%).

Le maggiori regioni del mezzogiorno appaiono invece molto distanti da questa soglia, così come dalla media nazionale del 40%. Non raggiungono il 30% Basilicata (29,9%), Campania (28,9%) e Sicilia (27,6%). In Puglia (24,7%) e Calabria (23,3%) addirittura meno di un minore su 4 ha visitato musei o mostre nell’anno precedente la rilevazione.

FONTE: elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Istat e Crc
(pubblicati: venerdì 13 Dicembre 2024)

Per contrastare questa tendenza e favorire l’accesso di bambini e ragazzi ai luoghi della cultura, la scuola può avere un ruolo determinante. Attraverso i microdati sui musei in Italia, pubblicati da Istat, abbiamo analizzato quale sia l‘impegno di scuole e istituzioni culturali in questa direzione. Attraverso diverse modalità che possono essere più o meno strutturate: dalla semplice organizzazione di una visita guidata alla costruzione di patti con soggetti del territorio per contrastare la povertà educativa.

Come procede la collaborazione tra scuole e musei

Le strutture museali censite come attive da Istat nel 2022 erano 4.416 in tutta Italia. In termini di diffusione rispetto ai bambini e ragazzi residenti, come già ricostruito in passato, parliamo di una media di 4,8 musei ogni 10mila minori. Anche in questo caso c’è però una forte variabilità territoriale. La densità di strutture per minore è infatti molto maggiore nel centro Italia e si registrano forti differenze tra le città. Ad esempio, sono 41,2 i musei ogni 10mila minori a Siena, mentre a Ragusa e Messina sono meno di uno.

Aspetti da tenere presenti perché la diffusione sul territorio è la premessa per la costruzione di reti educative che vedano nei musei uno dei fulcri della comunità educante.

Gran parte dei musei organizza visite scolastiche ma solo una minoranza ha strutturato dei veri e propri patti educativi con le scuole.

Premesso questo, emerge come il numero di musei che ha svolto attività rivolte ai minori diminuisca al crescere del livello di complessità considerato. Infatti la quota di musei che hanno organizzato visite guidate risulta superiore a quella delle strutture che hanno tenuto laboratori. Quest’ultima è a sua volta superiore alla costituzione di partenariati con gli istituti scolastici e all’attivazione di progetti di inclusione per soggetti in povertà economica ed educativa. Una tendenza prevedibile.

Per avere un riferimento, in quasi 3 musei italiani su 4 si sono svolte visite guidate per gruppi scolastici nel 2022, ma poco più di una struttura su 10 ha attuato progetti rivolti all‘inclusione di persone – non solo di minore età – che vivono in povertà economica, educativa o culturale. Abbiamo approfondito il quadro a livello locale, per comprendere come la situazione vari tra le diverse aree del paese.

La relazione tra scuole e musei, comune per comune

Partendo con il dato medio nazionale, nel 2022 si sono svolte visite guidate per gruppi scolastici nel 73,9% dei musei. Ovvero oltre tremila strutture sulle 4.416 censite da Istat come attive in quell’anno. In quello stesso anno, i musei che hanno tenuto laboratori didattici dedicati ai gruppi scolastici sono stati il 44,8% (cioè meno della metà del totale).

Solo il 30,1% delle strutture museali riporta di aver attivato vere e proprie partnership con il mondo della scuola. Appena l’11,8% del totale è stato coinvolto in progetti di inclusione rivolti a soggetti che vivono in povertà economica, educativa o culturale, attraverso collaborazioni formali o partenariati con vari soggetti della comunità educante (come associazioni, enti, cooperative, scuole, università, altri musei).

30,1% i musei che hanno attivato partnership con il mondo della scuola nel 2022.

Tali quote variano sul territorio nazionale, a partire dai comuni capoluogo. A fronte di circa 3 strutture su 4 che hanno tenuto visite scolastiche, in 4 città (Ragusa, Crotone, Rovigo e Vicenza) il dato si attesta al di sotto del 50%. Al contrario, in 35 capoluoghi tutti i musei riportano tale attività. Di questi, 15 si trovano nel mezzogiorno e 20 nell’Italia del centro-nord.

Nell’organizzazione di laboratori didattici rivolti alle scolaresche, rispetto a una media nazionale del 44,8%, 8 capoluoghi si attestano al di sotto del 20%. Si tratta di Bolzano, Gorizia, Latina, Ragusa, Taranto, Imperia, Aosta, Pesaro. Mentre in 19 comuni tutte le strutture dichiarano di averne svolti (11 nel mezzogiorno, 8 nel centro-nord).

Per ogni comune, è calcolata la quota di musei che, nel 2022, riportano di aver:

  • svolto visite guidate per gruppi di scolaresche;
  • tenuto laboratori didattici per gruppi scolastici;
  • attivato collaborazioni o partenariati formali con istituti scolastici;
  • attuato collaborazioni o partenariati formali per realizzare progetti di inclusione rivolti a soggetti (non solo minori) che vivono in povertà economica, educativa o culturale.

FONTE: elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: lunedì 26 Febbraio 2024)

Per quanto riguarda la diffusione di collaborazioni o partenariati formali con istituti scolastici, a fronte di una media nazionale del 30,1%, in 5 città tutti i musei riportano collaborazioni di questo tipo. Si tratta di Verbania, Sondrio, Messina, Frosinone e Foggia. Al contrario in 13 (di cui 4 del mezzogiorno) nessun museo ne ha di attive.

Abbiamo visto come poco meno del 12% delle strutture abbia attuato progetti rivolti all‘inclusione di persone – non solo di minore età – che vivono in povertà economica, educativa o culturale. In 42 città capoluogo nessun museo ne ha attivati. Parliamo soprattutto di realtà del centro-nord (28 comuni su 42).

Il sud mostra infatti una maggiore attività in questa direzione. In 10 città oltre il 60% dei musei riporta di aver attivato progetti contro la povertà educativa. Di queste, 6 sono collocate nel sud continentale: Pescara, Brindisi, Foggia, Cosenza, Caserta e Avellino.

I musei e la comunità educante nel sud

Allargando lo sguardo a tutti i musei presenti in Italia vediamo come nel sud continentale oltre una su struttura su 5 (21,7%) abbia attivato progetti rivolti all‘inclusione di persone – non solo di minore età – che vivono in povertà economica, educativa o culturale.

Un dato molto superiore alle altre aree del paese: la quota scende al 12,3% nel nord-ovest e al 10,1% nel centro Italia. Si attestano sotto la doppia cifra sia le isole che il nord-est (entrambe le aree sono all’8,6%).

Una tendenza analoga si registra anche rispetto alla collaborazione in partenariati con le scuole: oltre un terzo delle scuole del sud continentale ne ha attivate (33,7%), a fronte del 31% circa registrato nel nord-ovest e nel centro, del 28% del nord-est e del 25,3% delle isole.

A livello regionale, spicca il dato della Campania, dove il 30% dei musei partecipa in progetti di inclusione rivolti a persone in povertà economica ed educativa, attraverso la collaborazione con altri soggetti come scuole e associazioni. Questa regione è anche prima per attivazione di partenariati con le scuole (40,4%).

Si registra una tendenza ad attivare alleanze più strutturate per l’accesso alla cultura nei territori dove ce n’è più bisogno.

Da segnalare anche i dati della Calabria, seconda regione in Italia per quota di musei attivi in progetti di inclusione verso persone in povertà (22%), anche se meno della media ha attivato collaborazioni con le scuole. La Puglia è la terza regione per quota di progetti di inclusione (19,8%) e quarta per partnership con le scuole (38,2%).

Trattandosi di alcune delle regioni con il minor accesso alla cultura da parte dei minori, tale dato segnala una possibile risposta di questi territori, anche attraverso la strutturazione di alleanze educative. Una tendenza che andrà monitorata nei prossimi anni, di pari passo con le possibilità di accesso dei minori alla fruizione culturale.

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I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sulla presenza di musei è l’indagine effettuata da Istat e relativa all’anno 2022. Successivamente sono stati messi in relazione con i dati sui minori residenti, sempre di fonte Istat.

Foto: Lucie Hošová (Licenza)

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Il patrimonio culturale nel contrasto della povertà educativa https://www.openpolis.it/il-patrimonio-culturale-nel-contrasto-della-poverta-educativa/ Tue, 17 Sep 2024 07:10:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=292829 L'Italia dispone di uno dei patrimoni culturali più ampi del mondo. Restano però ancora divari nella sua fruizione da parte dei minori, anche legati al reddito. Attraverso i musei, è possibile realizzare progetti di inclusione rivolti anche al contrasto della povertà educativa.

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Con la recente iscrizione della via Appia, l’Italia si è confermata il paese che può vantare la maggiore offerta di patrimonio culturale a livello mondiale, con gli inserimenti avvenuti a fine luglio nella 44esima sessione di Unesco.

Salgono a 60 i beni italiani iscritti nelle liste Unesco, di cui 54 culturali e 6 naturali. Una cifra che supera la Cina (al secondo posto con 59 beni Unesco, di cui 44 culturali o misti), la Germania (54 beni totali, di cui 51 culturali) e la Francia (53 beni totali, di cui 46 culturali o misti).

Evidentemente, queste cifre rappresentano solo la punta dell’iceberg del patrimonio culturale esistente nel paese. Un capitale diffuso, prezioso e insostituibile anche per impostare le politiche di contrasto alla povertà educativa.

A fronte di questo primato, tuttavia, restano ancora divari nella fruizione da parte di bambini e ragazzi del patrimonio culturale, anche in ragione della condizione economica e sociale della famiglia.

36,9% le persone in famiglie con figli ad alto reddito che hanno visitato siti culturali nel 2022. Tra quelle a basso reddito la quota scende al 11,3%.

Nel 2022, l’11,8% dei musei ha attuato dei partenariati o delle collaborazioni formali con la comunità educante, per realizzare progetti di inclusione rivolti a soggetti che vivono in povertà economica, educativa o culturale. Con ampie differenze territoriali, che possiamo ricostruire attraverso l’analisi dei microdati provenienti dall’indagine sui musei di Istat.

Gli ostacoli socio-economici nell’accesso al patrimonio culturale

Quella che viene definita fruizione della cultura, tra cui l’accesso a siti culturali, musei, gallerie d’arte, monumenti storici e parchi archeologici, varia molto in funzione della condizione socio-economica della famiglia in cui si vive.

Una tendenza che vale per tutti i paesi europei. Nei nuclei con figli a carico, al crescere del reddito familiare, cresce anche la percentuale di quelle che hanno avuto accesso al patrimonio culturale negli ultimi mesi.

In Italia chi vive in una famiglia a basso reddito con figli nel corso del 2022 ha visitato un sito culturale solo nell’11,3% dei casi. Una quota che è metà di quella media (22,6%) e meno di un terzo rispetto a chi vive in famiglie ad alto reddito con figli a carico (36,9%).

Tra i siti culturali sono compresi monumenti storici, musei, gallerie d’arte e siti archeologici. La partecipazione delle famiglie a questo tipo di attività è stata disaggregata in base al quintile di reddito della famiglia: dal primo quintile (redditi più bassi) al quinto (redditi più alti).

Per semplicità, nell’elaborazione sono presentati i valori relativi al primo quintile, al quinto e alla media di ciascun paese. Dati non disponibili per la Germania.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Eurostat
(pubblicati: mercoledì 24 Aprile 2024)



Quote che sono generalmente inferiori a quelle degli altri paesi Ue. Non è disponibile il dato tedesco, ma l’accesso al patrimonio culturale per le famiglie a basso reddito con figli è più elevato sia in Francia (16,6%) che in Spagna (24,8%).

Le famiglie a basso reddito con figli sono le più penalizzate nell’accesso a siti culturali.

In altri casi la distanza risulta persino più ampia. In Danimarca, ad esempio, nelle famiglie a basso reddito con figli l’incidenza di chi ha visitato siti culturali nell’ultimo anno è del 52,1%. Anche in questo paese si conferma la relazione tra condizione economica e partecipazione culturale: la quota raggiunge infatti il 72,6% in famiglie ad alto reddito con figli. Tuttavia, la partecipazione culturale delle famiglie danesi a basso reddito è superiore rispetto a quella delle famiglie italiane a medio e alto reddito.

Il ruolo attivo dei musei nella fruizione di cultura

I dati appena visti inducono una riflessione più generale sulla necessità di sensibilizzare e promuovere un accesso largo alla cultura per bambini e ragazzi. Un percorso che deve vedere l’inclusione in primis di chi si trova in condizione di povertà economica.

10,2% i giovani che in Italia indicano motivi finanziari per il mancato accesso a siti culturali.

Attualmente, tra i giovani di 16-29 anni che non frequentano siti culturali come musei, gallerie e siti archeologici, uno su 10 indica motivi economici tra le cause del mancato accesso.

Come sempre in questi casi, la povertà economica e quella educativa si rafforzano a vicenda, in un circolo vizioso difficile da rompere. La mancanza di mezzi economici è un limite alla fruizione culturale in senso lato. A sua volta, il mancato accesso alla cultura è un limite nel percorso di crescita del bambino. In questo contesto, musei e istituzioni culturali possono rivestire un ruolo importante per favorire l’accesso al patrimonio culturale dei minori in povertà o in condizione di esclusione sociale.

Come varia l’offerta didattica dei musei, da nord a sud

In base all’indagine Istat sui musei, in Italia sono 4.416 le strutture risultate attive nel 2022. Parliamo di 4,8 musei ogni 10mila residenti con meno di 18 anni. Una disponibilità che cambia molto tra le diverse aree del paese. Dai 7 musei ogni 10mila minori del centro Italia ai 2,9 del sud continentale.

Del resto, come abbiamo avuto modo di approfondire, a variare è anche il tipo di attività che tali strutture mettono in campo, specialmente rispetto all’offerta educativa dedicata a bambini e ragazzi. Quasi 3 strutture su 4 (74%) hanno organizzato visite scolastiche nel 2022, quota che oscilla tra il 75,8% nel nord-ovest e il 71,1% nelle isole. Nello stesso anno, in media il 45% ha svolto laboratori didattici, ma la percentuale scende al 35% nelle isole.

Infine, il 30% dei musei ha attivato collaborazioni con scuole e altri soggetti del territorio, con divari anche interni allo stesso mezzogiorno. Arriva al 33,7% nel sud continentale (un valore anche più elevato del centro-nord), mentre riguarda solo un museo su 4 nelle isole (25,3%).

Musei e istituti nel contrasto della povertà educativa

Ne deriva un quadro piuttosto eterogeneo, anche rispetto alla scelta delle istituzioni museali di attivare progetti di contrasto alla povertà educativa. In modo da rendere il patrimonio culturale un vero e proprio strumento delle politiche socio-educative.

L’analisi dei dati raccolti per l’indagine Istat consente infatti di mappare in quanti casi la struttura abbia attuato progetti formali di collaborazione o partenariato, specificamente rivolti all‘inclusione verso le persone che vivono in povertà economica, educativa o culturale.

Tra le oltre quattromila strutture censite come attive nel 2022, 519 – l’11,8% del totale – hanno attivato iniziative in questa direzione. Sono i musei del sud continentale a segnalare una maggiore proattività in questo senso. Oltre uno su 5 (21,7%) ha infatti attuato progetti rivolti all‘inclusione di persone – non solo di minore età – che vivono in povertà economica, educativa o culturale. La quota scende al 12,3% nel nord-ovest e al 10,1%, mentre sotto la doppia cifra si attestano sia le isole che il nord-est (entrambe le aree sono all’8,6%).

Tra le regioni, ne spiccano diverse del mezzogiorno: Campania (30% dei musei), Calabria (22%), Puglia (19,8%), seguite da Lombardia (14,5%), Abruzzo (14,3%) e Basilicata (13,2%).

Mentre non raggiungono la doppia cifra 8 regioni. In alcuni casi, perché la questione è probabilmente percepita come meno rilevante rispetto ai territori appena citati. In Trentino-Alto Adige ad esempio solo l’1% dei musei ha attivato progetti di contrasto alla povertà economica, educativa e culturale. Le altre regioni al di sotto del 10% sono Marche (9,7%), Veneto (9,3%), Friuli-Venezia Giulia (7,4%), Sardegna (7,2%), Umbria (7,1%), Valle d’Aosta (6,3%) e Molise (5,7).

La valorizzazione del patrimonio culturale, tra città e aree interne

A livello locale, è però nei comuni polo – baricentrici in termini di servizi – che vengono attivati più spesso partenariati con la finalità di contrastare la povertà educativa.

In queste città li ha attuati nel corso del 2022 il 19,3% dei musei, a fronte dell’8,8% nei comuni cintura, hinterland delle città maggiori, del 7,5% in quelli periferici e del 3,1% in quelli ultraperiferici. Comuni, spesso di piccole dimensioni, che distano anche più di un’ora dalle città polo. In media nelle aree interne – i comuni a oltre 28 minuti dai poli – il 7,7% dei musei ha attivato progetti per l’inclusione di persone in povertà economica o educativa. In quelle periferiche e ultraperiferiche – a oltre 40 minuti dai poli – la quota scende al 6,5%.

Questo dato non è irrilevante, se si considera la ricchezza di patrimonio culturale insita anche nelle aree interne del paese. Prendendo ad esempio i beni Unesco – che come detto rappresentano solo la punta dell’iceberg dell’intera offerta culturale nazionale – si osserva come essi siano diffusi sul territorio nazionale, anche nelle zone meno centrali del paese.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat, Unesco e Mic
(pubblicati: lunedì 26 Febbraio 2024)



Anche tra le città capoluogo comunque vi sono profonde differenze rispetto alla valorizzazione del patrimonio culturale nel contrasto alla povertà educativa.

In due capoluoghi piemontesi, Vercelli e Verbania, tutti i musei censiti hanno attuato progetti per l’inclusione di persone in povertà economica, culturale ed educativa. Seguono Pescara e Brindisi (75% delle strutture ne ha attivati) e i comuni di Foggia,
Cuneo, Cosenza, Caserta e Avellino, dove sono il 67% del totale.

In 42 capoluoghi su 109 nessun museo dichiara di aver attuato progetti di inclusione contro le povertà, tra cui quella educativa. Di questi, 19 si trovano nella parte settentrionale, 14 nel mezzogiorno, mentre 9 nel centro Italia.

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I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. Le fonti dei dati utilizzate sono Istat, censimento permanente e microdati sui musei.

Foto: David Ramírez (Unsplash)Licenza

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La valorizzazione del patrimonio culturale nelle aree interne d’Abruzzo https://www.openpolis.it/la-valorizzazione-del-patrimonio-culturale-nelle-aree-interne-dabruzzo/ Wed, 11 Sep 2024 07:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=292984 Nell'Abruzzo interno in spopolamento, una risorsa su cui investire è rappresentata dal patrimonio culturale e paesaggistico esistente sul territorio. Oltre la metà dei musei d'Abruzzo si trova in aree interne ma questi accolgono il 42% dei visitatori della regione.

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Anche se le aree interne stanno in molti casi attraversando un vero e proprio declino demografico, questi territori dispongono spesso di un patrimonio culturale e naturalistico enorme.

Si tratta di territori caratterizzati da condizioni di svantaggio infrastrutturale e socio economico, ma allo stesso tempo ricchi di importanti risorse naturali e culturali.

Un valore aggiunto fatto di storiaarchitetturapaesaggiotradizioni e tipicità localiusi e costumi, funzionale anche al rilancio di queste zone. Attraverso il lavoro delle istituzioni culturali, in primis dei musei, è possibile creare un’ecosistema attorno a questo patrimonio culturale e paesaggistico.

Specialmente in Abruzzo, regione in cui le aree interne si stanno spopolando a un ritmo superiore rispetto al resto del paese (-5,7% i residenti tra 2015 e 2022 contro una media nazionale del -2,1%). In questo quadro, è una potenzialità da non sottovalutare che oltre la metà dei musei abruzzesi e degli istituti connessi si trovi in aree interne.

56% i musei abruzzesi collocati in area interna. Più della media nazionale (39%).

Abbiamo approfondito come viene valorizzato il patrimonio culturale abruzzese, in particolare nella differente offerta museale di città e aree interne. Aspetti di cui tenere conto, perché anche dalla capacità di fare leva su queste potenzialità – talvolta inespresse – dipende il futuro di territori periferici e montani.

Un patrimonio culturale da non lasciare inespresso

Musei e luoghi della cultura rappresentano alcuni dei principali strumenti con cui può essere valorizzato il patrimonio culturale presente sul territorio, garantendone la conservazione nel tempo e la fruizione a un pubblico ampio.

In Italia sono 4.416 i musei e gli istituti similari risultati attivi nel 2022, in base ai dati provenienti dall’apposita indagine Istat. Tra questi, oltre tremila tra musei e gallerie, circa 300 aree e parchi archeologici, oltre 700 monumenti e complessi monumentali. Strutture che nel 2022 hanno sfiorato i 108 milioni di visitatori, un dato in ripresa rispetto al pre-Covid.

In Abruzzo i musei e le istituzioni affini sono 91, per un totale di 439.254 visitatori nel 2022. Un dato che, come era emerso negli scorsi anni, pone i musei della regione agli ultimi posti per presenze registrate. In termini assoluti è stata in quell’anno la terzultima regione per numero di visite, seguita da Basilicata (311.079) e Molise (129.039). Considerando invece i visitatori in rapporto al numero di musei è invece risultata penultima, con una media di 4.827 visite per struttura, superando solo il Molise (3.687).

439.254 i visitatori di musei abruzzesi nel 2022. In media circa cinquemila per struttura.

Un dato che è distante dalle regioni in cima alla classifica, con cui però il confronto sarebbe fuorviante. Ai primi posti compaiono infatti le regioni che ospitano le principali città d’arte. Il Lazio, primo con quasi 26 milioni di visitatori, vanta una media di oltre 85mila per struttura. Seguono Toscana (oltre 18 milioni di visitatori totali, pari a quasi 35mila medi annui per museo) e Campania (11 milioni e mezzo di visitatori totali, 54mila per struttura).

Va inoltre segnalato che, nel caso abruzzese come in altri, sul computo incide la quota di musei censiti per cui il valore inserito nel dataset è 0 oppure non è disponibile. Il 2% circa, in media, su un totale di oltre quattromila musei; nel caso dell’Abruzzo questa percentuale sfiora l’8% (7 su 91 censiti). Tuttavia, anche non considerando questi ultimi nel computo, l’Abruzzo, con circa 5.200 visitatori per struttura, mantiene la penultima posizione nella classifica delle regioni. Possibile segnale di un patrimonio culturale ancora inespresso, almeno in parte.

La specificità di un patrimonio concentrato nelle aree interne

In questo quadro, un elemento interessante è l’offerta culturale spesso insita nelle aree interne, in coerenza con la conformazione orografica del territorio. Come detto, il 56% dei musei presenti in Abruzzo si trova in un’area interna e quasi uno su 3 (32%) in comuni periferici e ultraperiferici, a oltre 40 minuti di distanza dalle città polo. Valori molto più elevati delle medie nazionali (rispettivamente 39% e 20%), superati solo da poche regioni, come Basilicata, Trentino-Alto Adige, Molise e Sardegna.

Allo stesso tempo, i musei delle aree interne abruzzesi accolgono circa il 42% dei visitatori della regione. Un dato non trascurabile, ma che segnala uno iato di 14 punti rispetto alla dotazione museale nei territori interni abruzzesi (56%).

FONTE: elaborazione Abruzzo openpolis su dati Istat
(pubblicati: lunedì 26 Febbraio 2024)



Il motivo è probabilmente da ricollegare anche all’effettiva possibilità delle strutture museali abruzzesi di essere attive e funzionanti con stabilità nel corso dell’anno.

In media in Italia circa l’80% dei musei è aperto con orari prestabiliti, mentre il 18,2% viene aperto solo su su richiesta o appuntamento. Una quota che non è dissimile nelle aree interne, dove il 78,6% ha degli orari prestabiliti cui fare riferimento.

Nel panorama abruzzese la situazione è molto diversa: il 27,5% delle strutture regionali prevede l’apertura solo su richiesta o per appuntamento (quasi 10 punti in più della media nazionale). Nelle aree interne la quota sale al 31,4%.

Rispetto ai giorni di apertura, il 43% dei musei nazionali è aperto 6 o 7 giorni a settimana, senza grosse differenze nelle aree interne (42,5%). In Abruzzo i musei aperti almeno 6 giorni a settimana sono il 33% del totale, percentuale che scende al 23,5% per le strutture in aree interne.

L’offerta museale in Abruzzo, tra città e aree interne

A parziale conferma dei dati appena visti, nel 2022 il museo abruzzese con più visitatori si trova nel capoluogo. Si tratta del Munda – museo nazionale d’Abruzzo, che in quell’anno ha raccolto 41.212 visitatori, di cui circa la metà paganti (22.593). Un’utenza in massima parte nazionale (90% dei visitatori registrati sono italiani).

FONTE: elaborazione Abruzzo openpolis su dati Istat e Dip. coesione
(pubblicati: lunedì 26 Febbraio 2024)



Al secondo posto il castello Piccolomini di Celano (L’Aquila), con 36.032 visitatori nel 2022, di cui il 70% italiani e il 30% circa stranieri. Proporzione invertita per il museo delle armi e delle mappe antiche nella fortezza di Civitella del Tronto. Si tratta della terza struttura più visitata: 32.501 visitatori di cui il 74% stranieri.

Il museo di area interna più visitato si trova al quarto posto: è il castello medievale di Roccascalegna (Chieti), con circa 30mila visitatori, nel 70% dei casi italiani. Anche il quinto museo più visitato è in area interna: si tratta dell’eremo di Santo Spirito a Majella (20.102 visitatori di cui il 90% italiani). Rispettivamente circa 20mila visitatori sono stati totalizzati anche dal museo casa natale di Gabriele d’Annunzio di Pescara e la chiesa di San Domenico al corso a Chieti.

Nei primi 10 posti compaiono altre 3 strutture delle aree interne. Il centro visite del lupo, nel comune ultraperiferico di Civitella Alfedena (17mila visitatori, 95% italiani), i musei civici di Palazzo D’Avalos a Vasto (anch’esso con 17mila visitatori) e il museo dell’Abruzzo bizantino e altomedievale di Crecchio (15.300). Una cifra analoga a quella raggiunta dal museo dell’arte e della tecnologia confettiera di Sulmona.

Il patrimonio culturale come leva per il rilancio delle aree interne

La valorizzazione del patrimonio culturale e naturalistico non riguarda solo la promozione di questi beni in chiave turistica, aspetto comunque importante. Con il supporto delle istituzioni pubbliche, dal ministero della cultura ai singoli comuni, e di soggetti privati, a partire da quelli del privato sociale come le cooperative di comunità, è possibile fare dei beni culturali e paesaggistici un punto di riferimento per il territorio.

I luoghi della cultura possono infatti diventare una leva per il rilancio delle aree interne, per diversi motivi. In primis, perché ne preservano e promuovono il patrimonio culturale, rafforzando il senso di identità e di comunità dei suoi abitanti. Possono inoltre contribuire ad arginarne lo spopolamento, se riescono a generare un indotto economico nei servizi e nell’economia culturale, aspetto fortemente connesso con lo sviluppo delle aree interne.

(…) alcune determinanti che sembrano contribuire a spiegare perché un territorio, pur periferico, riesca a vibrare: tra queste rientrano la presenza di un ambiente economico differenziato in grado di cogliere le opportunità offerte dalla terziarizzazione dell’economia, un alto livello di occupazione femminile e una bassa esposizione al rischio di vulnerabilità sociale e materiale.

Infine, in aree dove gli abitati sono dispersi e mancano servizi e luoghi di riferimento sul territorio, rende quelli che esistono dei veri e propri punti nevralgici può essere un valore aggiunto per la coesione delle comunità che vi abitano.

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Foto: Horcrux (wikimedia)Licenza

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I divari nell’offerta di musei in Italia https://www.openpolis.it/i-divari-nellofferta-di-musei-in-italia/ Wed, 15 May 2024 07:05:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=286460 Dopo la pandemia i visitatori dei musei italiani tornano sopra i 100 milioni. Nel 2022 quasi 3 strutture su 4 hanno organizzato visite guidate per gruppi scolastici. Tuttavia sul territorio restano ampi i divari nell'offerta rispetto ai minori residenti.

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Cresce il numero di visitatori dei musei italiani. Dopo il crollo della fase pandemica, nel 2022 siamo tornati sopra la soglia dei 100 milioni di visitatori. Quasi 3 volte il minimo raggiunto nella pandemia, anche se ancora distante dai 130 milioni sfiorati nel 2019.

I 108 milioni di visitatori di musei e istituti similari registrati nell’ultimo anno disponibile sono infatti ancora il 17% in meno rispetto a quelli registrati nell’ultimo anno prima dell’emergenza Covid.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 19 Dicembre 2023)



La pandemia ha comportato un vero e proprio crollo negli accessi ai musei, dovuto alla necessità del distanziamento sociale e alle conseguenti chiusure. Un fenomeno che – allo stesso modo – ha riguardato anche altre attività culturali che richiedono la presenza fisica.

Una crisi che, seppure in via di ristabilimento, non sembra ancora del tutto conclusa nel 2022. Ma come sta impattando, in uscita dalla pandemia, sull’accesso alla cultura di bambini e ragazzi? Come abbiamo avuto modo di raccontare, si tratta della fascia d’età che era stata più colpita in questo senso. Come si sono attrezzate le istituzioni educative, da quelle scolastiche, agli stessi musei per riavvicinare i giovani dopo il superamento dell’emergenza?

Analizzando i dati provenienti dal censimento di Istat dei musei e istituzioni similari attive in Italia, emerge come gran parte delle strutture – in modo peraltro abbastanza generalizzato sul territorio nazionale – abbia organizzato visite guidate per gruppi scolastici nel corso del 2022. Restano invece differenze, anche piuttosto ampie, nell’offerta stessa di musei, specie se confrontata con i minori residenti sul territorio.

La sinergia tra scuole e musei per avvicinare i più giovani

In media, nel 2022 in quasi 3 musei su 4 si sono svolte visite guidate per gruppi scolastici. Parliamo di oltre tremila strutture sulle 4.416 censite da Istat come attive in quell’anno.

73,9% i musei che nel 2022 hanno organizzato visite guidate per gruppi scolastici.

Una quota inferiore di strutture (44,8%) ha invece tenuto laboratori didattici dedicati ai gruppi scolastici. Mentre circa il 30% dei musei ha attivato vere e proprie partnership con il mondo della scuola.

Un gap nell’offerta di strutture, prima ancora che nelle attività svolte

Si tratta evidentemente di attività a impegno crescente: perciò non stupisce che la quota di musei che hanno organizzato visite guidate sia superiore a quella delle strutture che hanno tenuto laboratori. E che, prevedibilmente, è a sua volta superiore alla costituzione di progetti formali di collaborazione con gli istituti scolastici.

Con questa premessa, esiste un divario territoriale nell’attivazione di questi progetti, seppure meno marcato di quanto ci si potrebbe aspettare. Visite guidate sono state organizzate in oltre il 70% dei musei di tutte le aree del paese: dal 75,8% nel nord-ovest al 71,1% nelle isole, anche se tra le regioni il quadro è molto più differenziato: 80,5% in Lombardia, meno del 60% in Molise (54,3%) e Valle d’Aosta (47,9%).

Nell’organizzazione di laboratori dedicati alle scolaresche, la quota del 40% è superata in quasi tutte le aree del paese (con l’eccezione delle isole, 35%): 48,5% nel centro Italia, 47,6% nel nord-ovest, 43,5% nel sud, 43,2% nel nord-est.

Nell’attivazione di partenariati con le scuole, spicca ad esempio il sud continentale. Qui il 33,7% dei musei dichiara di averne attivati, più della media nazionale (30,1%), con differenze interne però tra il 40,4% della Campania e il 14,3% del Molise.

Divari molto più ampi si registrano soprattutto tra città maggiori e aree interne: nei comuni periferici e ultraperiferici la quota di musei che ha attivato questi percorsi educativi è sistematicamente più bassa.

Il divario che resta nell’offerta di musei

Oltre alle differenze rispetto alle attività svolte dai musei, è la stessa disponibilità sul territorio a variare molto, specie se confrontata con i minori residenti nel paese.

In media sono presenti in Italia 4,8 musei ogni 10mila residenti con meno di 18 anni. Un dato variabile tra le aree del paese: dai 7 musei ogni 10mila minori del centro Italia ai 2,9 del sud continentale.

Ma questa distanza, già molto ampia, emerge ancora più netta man mano che si approfondisce il dato in chiave territoriale. In Puglia e Campania vi sono circa due musei ogni 10mila minori, meno della metà della media nazionale.

Questo dato, ovviamente, di per sé non è sufficiente a segnalare una situazione critica: la presenza di strutture da sola non è infatti un indicatore sufficiente, se mancano servizi ulteriori e percorsi didattici per la fruizione dei materiali educativi. Tuttavia, restituisce comunque un quadro sulla diffusione di tali strutture sul territorio nazionale.

I dati presentati derivano dall’indagine sui musei e gli istituti similari effettuata da Istat. Sono stati messi in relazione con il numero di residenti tra 0 e 17 anni nel 2022.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: lunedì 26 Febbraio 2024)



Rispetto ai 4,8 musei ogni 10mila residenti 0-17 anni sono ampie le distanze tra le città. Tra i capoluoghi, si va dai 41,2 i musei ogni 10mila minori a Siena, mentre a Ragusa e Messina sono 0,9. È soprattutto nei comuni del sud che emerge una minore diffusione dei musei. I 10 capoluoghi con minore dotazione di istituti museali si trovano in 7 casi nel mezzogiorno.

Oltre a Ragusa e Messina, già citate, spiccano Foggia e Teramo (1,3 musei ogni 10mila minori ciascuno). Poco sopra, in termini di offerta, Taranto e Latina (entrambe a 1,4), Frosinone (1,5), Monza (1,6), Andria (1,8) e Bari (2,0).

Al contrario, con l’eccezione di Carbonia, tutte le prime 10 città con maggiore offerta di musei rispetto ai minori residenti si trovano nel centro-nord. Oltre alla già citata Siena, Carbonia (con 17 musei ogni 10mila residenti sotto i 18 anni), Mantova (14,5), Ascoli Piceno (13,7), Imperia (13,6), Pistoia (12,4), Aosta (12,4), Firenze (12,3), Pisa (11,9) e Trieste (11,8).

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. Le fonti dei dati utilizzate sono Istat, censimento permanente e microdati sui musei.

Foto: Turi Kammer (Pixabay)Licenza

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Un punto di vista originale sul paese negli anni della pandemia https://www.openpolis.it/esercizi/un-punto-di-vista-originale-sul-paese-negli-anni-della-pandemia/ Wed, 21 Jun 2023 08:25:57 +0000 https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&p=237116 Il rapporto finale dell'attività di data journalism e monitoraggio civico del progetto Ripartire, svolta in 5 scuole superiori di tutta Italia tra 2020 e 2023.

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L’esperienza di Ripartire: non solo dati

Ripartire (rigenerare la partecipazione per innovare la rete) è un progetto selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo nazionale per il contrasto alla povertà educativa.

Iniziato nel 2020, ha coinvolto gli studenti di 5 scuole superiori in territori diversi d’Italia. Da città come L’Aquila, Ancona e Pordenone a piccoli comuni come Trebisacce (in provincia di Cosenza) e quartieri periferici come Borghesiana (zona urbanistica del comune di Roma).

Il report in formato pdf

Il progetto consiste in tre anni di formazione in cui ragazze e ragazzi, partecipando a varie attività, hanno modo di sviluppare competenze civiche e sociali e sperimentare metodologie di cittadinanza attiva, nella scuola e nella comunità. Una partnership che ha coinvolto, oltre a Openpolis, partner nazionali tra cui ActionAid e partner locali radicati in ciascuno dei territori.

In questo quadro, Openpolis ha portato avanti con gli studenti l’attività di data journalism e monitoraggio civico. Un percorso che ha previsto diverse fasi.

20 classi coinvolte nel percorso di data journalism e monitoraggio civico con Openpolis.

In primo luogo quella di capire insieme a studenti e insegnanti quali siano i problemi concreti nell’offerta di servizi e opportunità nella loro zona. Dai trasporti alla sanità, dalla condizione dei parchi alla presenza di luoghi di aggregazione, dalla raccolta dei rifiuti alla manutenzione delle strade.

Successivamente, quella di scegliere con i ragazzi quali servizi approfondire, selezionandoli in un processo partecipativo che li vedesse direttamente protagonisti. Infine, analizzare e indagare ciascun aspetto attraverso i dati: raccolti, analizzati, interpretati e rappresentati dagli stessi studenti in articoli di data journalism, con mappe, grafici ed esperienze dirette.

Questo percorso ha permesso agli studenti di impratichirsi nell’uso di strumenti digitali e di analisi dei dati, per mappare e approfondire la situazione del loro territorio rispetto all’offerta di servizi. Non solo, unendo alle competenze tecniche la loro specifica prospettiva di riflessione, i ragazzi hanno potuto far emergere nei loro articoli le criticità e le mancanze individuate, con opinioni e informazioni uniche e originali. Portandole all’attenzione della comunità educante e dei decisori a livello locale. L’impegno dei ragazzi è stato cruciale per il raggiungimento di questi obiettivi, così come quello di partner locali e insegnanti, con cui ci siamo confrontati passo dopo passo nel corso di tutta l’attività.

23 i diversi servizi, opportunità e fenomeni indagati dagli alunni in modo trasversale.

Quando i temi scelti dagli studenti erano poco più che titoli di una ricerca, non pensavamo che questo percorso ci avrebbe trasmesso così tanto. Non solo per l’esperienza umana di confrontarsi con ragazze e ragazzi in scuole dislocate lungo l’intera penisola. Ma anche per il momento storico in cui questo progetto si è svolto: nel pieno dell’emergenza Covid.

Lo sguardo degli adolescenti sull’Italia a cavallo della pandemia

Sembra passato un secolo da quando, nel 2019, cominciammo a pianificare insieme agli altri partner il progetto Ripartire. Nel frattempo è trascorso il periodo che, nella storia mondiale recente, ha senza dubbio inciso di più sulla vita delle persone. E in particolare di bambini e ragazzi, compromettendone non solo la quotidianità ma anche le stesse esperienze di crescita.

Dalla possibilità di andare a scuola e frequentare le lezioni in presenza a quella di vedere gli amici nel tempo libero, fino alla fruizione di momenti culturali, sportivi, sociali. Nessun ambito del loro sviluppo personale è stato risparmiato.

Le restrizioni e le chiusure imposte per contenere i contagi hanno costituito una sfida enorme per tutte le attività di Ripartire. Progettate prima dello scoppio della pandemia, hanno infatti preso il via proprio con l’anno scolastico 2020/2021. Da un punto di vista operativo, questo ci ha portato ad adattare gli incontri alle modalità previste dalla didattica a distanza. A livello di contenuti, è diventato necessario impostare il percorso di monitoraggio civico includendo tutti quei cambiamenti drastici in tema di servizi, causati da chiusure, obblighi di distanziamento e altre misure preventive. Parlando di musei, cinema e teatri, molte volte è emerso il tema delle perdite economiche dovute al periodo pandemico. Così come discutendo di parchi e verde urbano, ragazze e ragazzi hanno sottolineato la funzione sociale di queste aree, in un momento in cui stare vicini in spazi chiusi non era possibile.

Oltretutto non si può non sottolineare l’opportunità di entrare in contatto con adolescenti di diverse parti d’Italia, in un momento storico così drammatico. Ragazze e ragazzi accomunati dall’età e spesso uniti dagli stessi interessi e passioni. Nonché dalle preoccupazioni per il futuro, a partire dai timori per il Coronavirus e dall’incertezza sulla fine dell’emergenza. Eppure così differenti per provenienza geografica, contesto sociale di riferimento, esperienze vissute quotidianamente.

Perciò non appare secondario l’interesse per gli oggetti di ricerca di volta in volta individuati dagli studenti, prima ancora di soffermarci – nei prossimi capitoli – sull’esito delle loro analisi.

FONTE: elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Marzo 2023)



Sono molti i temi risultati ricorrenti nelle aree di progetto, in alcuni casi in modo addirittura unanime: è il caso dell’attenzione al trasporto pubblico. Tuttavia, in ciascuna località, gli stessi aspetti sono stati declinati in modo completamente diverso, come approfondiremo nei prossimi capitoli.

Un lavoro collettivo di discussione e analisi

Nel corso di questo report, metteremo in luce – con le chiavi di lettura scelte dai ragazzi e valorizzando il contributo delle loro analisi – le questioni considerate più salienti nelle 5 aree di progetto. Dalla mobilità sostenibile alla disponibilità di aree verdi e di luoghi per fare sport, dall’offerta culturale alla prossimità dei servizi.

Per ciascuno di questi temi, mostreremo quanto emerso dai lavori delle classi in relazione ai singoli territori. Si tratta di un punto di vista inedito, di cui preme sottolineare l’assoluta originalità dato che il lavoro di raccolta e di analisi dei dati – pur supportato da analisti, educatori e insegnanti – è stato condotto e guidato direttamente dai ragazzi, in base ai loro interessi di ricerca.

Come ultimo aspetto, non è irrilevante sottolineare come questa sia stata l’occasione per entrare in contatto con i punti di forza e di debolezza che caratterizzano la scuola italiana nella sua quotidianità. Dalle classi più reattive, dove tutti gli studenti riescono a lavorare in gruppo in modo affiatato. A quelle più difficili, dove convivono nuclei di studenti “avvantaggiati” con altri compagni che fanno più fatica e devono essere seguiti individualmente.

Il fulcro di questo report è il lavoro di tutte le classi coinvolte nella nostra attività di data journalism e monitoraggio civico, di cui saranno passati in rassegna i lavori più rappresentativi, non necessariamente i migliori. Questo percorso ha infatti avuto nel contributo di tutte e tutti il requisito essenziale. Anche per questa ragione, è stata un’esperienza per noi così straordinaria a livello umano.

Foto: Progetto Ripartire

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Chi beneficerà dei fondi Pnrr per l’accessibilità dei luoghi della cultura https://www.openpolis.it/chi-beneficera-dei-fondi-pnrr-per-laccessibilita-dei-luoghi-della-cultura/ Mon, 22 May 2023 05:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=246163 Ridurre le barriere di accesso alla cultura è fondamentale per permettere a chi ha delle disabilità di essere parte della vita di comunità. Abbiamo analizzato i progetti che verranno finanziati con i 300 milioni previsti.

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Il piano nazionale di ripresa e resilienza prevede delle misure specifiche per la promozione della cultura e del turismo. Tra queste, ci sono anche degli interventi per garantire la fruizione del patrimonio culturale alle persone con disabilità, una fascia di popolazione spesso discriminata. Assicurare l’accesso ai luoghi di interesse culturale è importante al fine della più ampia inclusione possibile delle persone con disabilità nella comunità di cui fanno parte.

In questo articolo concentreremo la nostra analisi su uno specifico investimento del Pnrr che stanzia 300 milioni di euro per la rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi. Approfondiremo gli obiettivi di questa misura e analizzeremo gli esiti dei relativi bandi pubblici.

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I fondi per l’accessibilità dei musei

La misura oggetto di analisi si compone di quattro linee di intervento che sono complementari tra di loro:

  • la rimozione delle barriere fisiche e cognitive che rendono più difficoltosa la fruizione del patrimonio culturale;
  • la redazione di Peba (Piano strategico per l’eliminazione delle barriere architettoniche), ovvero dei documenti specifici che mirano alla pianificazione degli spazi e alla limitazione degli ostacoli all’accesso della cultura;
  • la creazione di un sistema informativo sui beni culturali accessibile a chiunque;
  • programmi di formazione specifici per gli esperti nel settore.

Questo investimento è di titolarità del ministero della cultura (Mic) ed era aperto a musei, archivi, biblioteche.

300 milioni di € i fondi previsti dal Pnrr per l’intervento.

Concentreremo l’attenzione sulle prime due linee di intervento, quelle per le quali sono state pubblicate delle graduatorie. Le procedure sono state diverse a seconda della natura dell’ente (pubblico, privato o pubblico non afferente al Mic).

Per quel che riguarda gli istituti pubblici, è stato pubblicato il 6 settembre 2022 un decreto di riparto delle risorse. Le graduatorie di assegnazione dei fondi sono state pubblicate il 1 dicembre 2022 con il decreto 1155 e sono divise tra le due linee di intervento considerate. Per la rimozione delle barriere architettoniche sono stati assegnati complessivamente circa 127,3 milioni di euro. Il ministero dichiara che i progetti finanziati saranno 527 ma i codici univoci di progetto (cup, un codice alfanumerico che serve per identificare in maniera univoca ogni singolo intervento finanziato) presenti nelle graduatorie risultano essere 605. Più cup possono insistere su un unico bene. Risultano inoltre allocati circa 3,3 milioni di euro per la redazione dei Peba.

Per gli enti pubblici non afferenti al Mic e quelli privati sono stati aperti altri due avvisi pubblici. Per i primi, sono stati poi assegnati i fondi con il decreto 156 del 21 febbraio 2023. Le graduatorie includono tutti gli interventi ma al contrario di quelle per gli istituti pubblici non è possibile separare gli interventi per la stesura dei piani Peba da quelli per la rimozione degli ostacoli all’accesso alla cultura. Si parla complessivamente di poco più di 123,2 milioni di euro per 262 progetti.

Per i secondi, le graduatorie si trovano nel decreto 157 sempre del 21 febbraio 2023. Per gli istituti privati non sono previsti fondi per la redazione di Peba mentre sono assegnati 7,46 milioni di euro per 42 interventi di rimozione delle barriere.

I dati che abbiamo analizzato non sono inclusi all’interno del recente rilascio di dati pubblicato su Italia Domani. A questo proposito è interessante notare che sulla pagina dedicata alla misura sul sito del ministero il 17 maggio sono state pubblicate delle linee guida per l’inserimento dei dati sulla piattaforma Regis. Lo strumento dedicato ai soggetti coinvolti nella realizzazione degli interventi Pnrr ai fini della rendicontazione di quanto fatto. Si ipotizza quindi che siano in fase di inserimento nel sistema. Questo è un esempio di come le informazioni siano in continua evoluzione. Per questo è necessario un aggiornamento costante.

I dati rappresentano i fondi assegnati per regione per la parte dell’investimento 1.2 (“Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi per consentire un più ampio accesso e partecipazione alla cultura”) della componente m1c3 relativa alla rimozione delle barriere architettoniche e della redazione dei piani Peba.

Per quel che riguarda i musei pubblici, è stato possibile separare gli importi per i piani Peba da quelli per le barriere. Il dato dei musei pubblici non afferenti al Mic invece comprende sia la rimozione delle barriere che la strutturazione dei piani.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mic per pubblici, privati e pubblici non afferenti
(consultati: giovedì 18 Maggio 2023)



Per gli enti pubblici, la regione che otterrà più fondi è il Lazio (36,3 milioni di euro per la riduzione delle barriere e 14,9 milioni per la stesura dei piani). Per quel che riguarda gli enti pubblici non afferenti al Mic e per i privati è la Campania invece a registrare gli importi maggiori, rispettivamente 14,9 e 1,7 milioni di euro.

I dati rappresentano i fondi assegnati per regione per la parte dell’investimento 1.2 (“Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi per consentire un più ampio accesso e partecipazione alla cultura”) della componente m1c3 relativa alla rimozione delle barriere architettoniche nei musei pubblici. Non sono inclusi i musei pubblici non afferenti al Mic.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Mic per pubblici.
(consultati: giovedì 18 Maggio 2023)



Considerando soltanto i progetti per l’eliminazione delle barriere nei musei pubblici, il comune che registra i maggiori importi è quello di Roma (circa 27,8 milioni di euro) seguito da Napoli (poco più i 8,9 milioni) e Venezia (3,9 milioni). Il singolo intervento con più fondi previsti è quello legato all’archivio centrale dello stato, per 7,4 milioni di euro.

Il nostro osservatorio sul Pnrr

Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (vedi tutti gli articoli). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma openpnrr.it, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

Foto: wikimedia commonslicenza

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Il lento ritorno al museo nel post-pandemia https://www.openpolis.it/il-lento-ritorno-al-museo-nel-post-pandemia/ Tue, 16 May 2023 07:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=232211 Nel 2021 sono tornate ad aumentare le visite ai musei ma siamo ancora lontani dai livelli pre-pandemici, soprattutto per i minori. Solo il 41% delle strutture ha svolto laboratori e percorsi tematici dedicati a bambini, ragazzi e scolaresche.

L'articolo Il lento ritorno al museo nel post-pandemia proviene da Openpolis.

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La pandemia ha comportato un vero e proprio crollo negli accessi ai musei, così come sulle altre attività culturali che richiedono la presenza fisica.

Prima dell’emergenza Covid, nel 2019, si era raggiunto il picco di visitatori. Le strutture censite dall’indagine Istat, sia pubbliche che private, in quell’anno avevano sfiorato i 130 milioni di ingressi. I soli musei statali nel biennio 2018-19 avevano totalizzato 55 milioni di visite.

Numeri crollati in conseguenza delle restrizioni seguite all’emergenza: nel 2020 visitatori sono stati circa 36 milioni (13 considerando solo le strutture statali). Nel 2021 si registra una prima inversione di tendenza.

Le riaperture parziali, unite al progressivo allentamento delle misure e al ritorno del turismo, hanno riportato il numero di visite sopra la soglia dei 48 milioni nel 2021. Oltre un terzo in più dell’anno precedente, anche se per adesso siamo molto lontani dai livelli pre-pandemici.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: mercoledì 21 Dicembre 2022)



Queste cifre testimoniano l’impatto dell’emergenza sulla vita culturale delle persone. Un tema particolarmente delicato soprattutto per bambine e bambini, ragazzi e ragazze che attraversano l’età della formazione. A maggior ragione perché è proprio tra i minori che la fruizione effettiva dei musei è diminuita di più.

Quanti sono i minori che visitano musei e mostre

Nell’ultimo anno prima della pandemia, bambini e ragazzi erano i maggiori fruitori di musei e mostre.

Nel 2019 oltre la metà dei residenti tra 11 e 17 anni aveva dichiarato di averli visitati. Tra quelli compresi tra 6 e 10 anni la quota era poco inferiore (46,8%), facendo dei minori la fascia demografica che di gran lunga visitava di più musei, monumenti, mostre, aree archeologiche. Verosimilmente anche grazie ad esperienze organizzate in ambito scolastico.

53,4% i minori tra 11 e 14 anni che avevano visitato musei nel 2019. Molto più della media della popolazione (31,8%).

Con la pandemia, è proprio tra i minori che la fruizione è diminuita di più. Tra 11 e 14 anni è passata dal 53,4% all’8,8%, tra i 15-17enni da 50,8% a 8,4%. Un calo quindi di oltre 40 punti percentuali nell’arco di un biennio. La terza fascia d’età con la diminuzione più importante è quella dei bambini tra 6 e 10 anni (-38,9 punti).

Nel progressivo ritorno alla normalità, affrontare la questione è quanto mai urgente per la formazione educativa e culturale delle giovani generazioni. Diventa quindi rilevante capire quanti musei siano oggi maggiormente attrezzati per tale sfida.

L’offerta di laboratori e percorsi didattici nei musei italiani

In media, circa 4 musei su 10 in Italia svolgono attività specificamente dedicate ai minori. Nel 2021 il 41,1% delle strutture ha proposto laboratori didattici rivolti a bambini, ragazzi e scolaresche. Più o meno la stessa quota (41,4%) di quelli che dispongono di percorsi tematici o didattici destinati ai più piccoli.

Nella provincia autonoma di Trento e in Lombardia oltre la metà dei musei ha svolto laboratori (59,8% nella prima, 53,9% nella) e dispone di percorsi per la fruizione dei minori (rispettivamente il 58,5% e 50,7%).

Oltre a quelle citate, le altre regioni con più musei adeguati alle esigenze educative dei minori sono Emilia Romagna, Umbria e Toscana, dove oltre il 45% delle strutture ha laboratori e percorsi didattici specifici. Percentuali da cui sono molto lontani altri territori, nel mezzogiorno e non solo.

1 su 5 i musei siciliani che offrono laboratori didattici per minori e scolaresche.

La Sicilia è la regione in cui meno strutture dichiarano l’offerta di laboratori (21,8%) e percorsi didattici (23,2%). I laboratori sono presenti in meno di un terzo dei musei di Campania (31,7%), Basilicata (31,0%), Molise (29,4%), provincia autonoma di Bolzano (28,7%) e Valle d’Aosta (28,3%). Così come meno di una struttura su 3 dispone di percorsi didattici in Molise (32,4%), Abruzzo (31%), Basilicata (28,6%), Valle d’Aosta (26,1%), oltre che nella già citata Sicilia.

Divari territoriali nella fruibilità dei musei per bambini e ragazzi

Sul territorio, le differenze si riscontrano anche in base alla centralità del comune. I musei dei comuni polo, le città baricentriche in termini di servizi, sono più dotati di laboratori (50%) e percorsi tematici per i minori (49,8%).

Man mano che ci si allontana dai centri principali l’offerta didattica rivolta a bambini, ragazzi e scuole diminuisce drasticamente. Nei comuni periferici, territori da cui servono 40 minuti per raggiungere il polo più vicino, solo il 34,1% dei musei è adeguato alle esigenze educative dei minori. In quelli ultraperiferici la quota scende al 31,5%.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: giovedì 9 Febbraio 2023)



Allo stesso tempo, nonostante in media circa la metà dei musei nei poli disponga di un’offerta didattica rivolta ai minori, il dato non è omogeneo tra tutte le città.

Tra i capoluoghi vi sono infatti 10 città in cui tutti i musei dichiarano di aver svolto nel 2021 laboratori didattici in presenza, rivolti specificamente a bambini, ragazzi e scolaresche. Si tratta di Chieti, Cremona, Foggia, Frosinone, Isernia, Vibo Valentia, Rovigo, Sondrio, Verbania e Vercelli. Anche la toscana Prato è sopra il 90%, mentre in 5 capoluoghi meno del 15% dei musei hanno svolto laboratori: Caserta, Enna, Imperia, Salerno e Ragusa.

Anche tra le città più popolose vi sono forti differenze. Se consideriamo le 10 dove vivono più bambini e ragazzi, a Torino e Bologna oltre il 70% dei musei svolge laboratori didattici, mentre in 2 capoluoghi siciliani – Palermo e Catania – la percentuale è molto inferiore.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat
(pubblicati: giovedì 9 Febbraio 2023)



Nel capoluogo regionale siciliano si attesta al 25%, mentre a Catania al 18,2%. In diverse grandi città la quota di musei che hanno svolto laboratori didattici nel 2021 sono circa la metà del totale. Tra queste Bari (55,6%), Genova (53,3%), Milano (47,9%) e Firenze (45,3). La percentuale si colloca attorno al 40% a Napoli e Roma.

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I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati sui musei sono stati elaborati a partire dai microdati dall’indagine Istat relativa al 2021.

Foto: Aaina Sharma (unsplash)Licenza

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I musei abruzzesi sono i meno visitati d’Italia https://www.openpolis.it/i-musei-abruzzesi-sono-i-meno-visitati-ditalia-abruzzo/ Mon, 27 Mar 2023 08:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=235020 Nonostante un patrimonio culturale enorme, il quadro dei musei abruzzesi non è dei migliori e il Pnrr potrebbe non aiutare. Ne abbiamo parlato con il responsabile di una delle strutture che accolgono più visitatori per capire come invertire il trend.

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L’Abruzzo dispone di un patrimonio culturale sterminato, stratificato in secoli di storia. Un insieme di beni culturali e architettonici, tradizioni e tipicità locali, aspetti ambientali e paesaggistici che rendono la regione così peculiare.

Eppure nel 2021 i musei abruzzesi sono stati tra i meno visitati in Italia. Inoltre, a oggi tra gli interventi dedicati alla cultura in Abruzzo previsti nel piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) non vi sono musei.

Tuttavia in regione ci sono anche pratiche virtuose, come il museo delle armi e delle mappe antiche all’interno della fortezza di Civitella del Tronto (Teramo), che risulta essere il polo più visitato in tutto Abruzzo.

L’Abruzzo è ancora indietro

Nel 2021 i musei aperti in regione hanno totalizzato 193mila visitatori, facendone la penultima regione del paese (l’ultima è il vicino Molise, con 96mila accessi). E va ancora peggio in rapporto al numero di strutture, dove l’Abruzzo è addirittura ultima. Nel 2021 ogni museo ha accolto mediamente 2.300 visitatori, contro una media nazionale di 11.336.

Dati che colpiscono se rapportati al patrimonio culturale della regione e che la pandemia può spiegare solo in parte. Nel 2019 le visite per struttura erano state molte di più (oltre 3.700) ma comunque collocavano la regione all’ultimo posto in Italia per utenza media. Distante dalla quota nazionale di quasi 30mila visitatori per struttura in quell’anno.

Solo pochi musei abruzzesi, prima e dopo la pandemia, sfuggono a questa tendenza.

A oggi neanche il Pnrr sembra poter contribuire alla crescita dei poli museali della regione. Come abbiamo scritto lo scorso settembre, infatti, tra gli 87 interventi finanziati dal ministero della cultura nel Pnrr non sembrerebbero esserci musei.

Le potenzialità ancora inespresse

Dal punto di vista tematico, in Abruzzo prevale l’offerta di musei di archeologia, parchi e aree archeologiche: 21 tra complessi e strutture, per un totale di oltre 47mila visitatori nel 2021: circa 2.200 ciascuno in media. A questi si possono aggiungere i 3 musei di storia, con 1.265 accessi complessivi nel 2021.

Vi sono poi 16 musei d’arte: 8 per quella moderna e contemporanea (con quasi 3mila visitatori totali nel 2021, 354 ciascuno) e altrettanti per quella dal medioevo all’800 (con oltre 13mila visite complessive, 1.700 per struttura). Seguono 11 musei di antropologia e etnografia, 10 su natura, scienza e tecnica e 10 tra chiese, luoghi di culto e di esposizione di oggetti sacri.

FONTE: elaborazione Abruzzo openpolis su dati Istat
(pubblicati: giovedì 9 Febbraio 2023)



Tuttavia quelli che totalizzano più visite sono 2 architetture fortificate presenti nella regione, che totalizzano insieme quasi 48mila visite. Si tratta del Castello Piccolomini di Celano (17.767 visitatori, terza struttura più visitata in Abruzzo nel 2021) e della fortezza di Civitella del Tronto, che ospita il museo delle armi e delle mappe antiche.

4 su 84 i musei abruzzesi che nel 2021 hanno superato la media nazionale di visitatori.

Dentro la fortezza di Civitella

Quello di Civitella è il museo che ha dichiarato il maggior numero di visitatori nel 2021: 30mila, quasi 3 volte in più della media nazionale, pari in quell’anno a 11.336. Non si tratta di un dato nuovo: anche nel 2018 era risultato di gran lunga quello più visitato in Abruzzo. Uno dei pochissimi in regione a oltrepassare la media nazionale di 11mila visitatori per struttura.

Fabio Bracchi è il presidente della cooperativa Integra, che insieme alla coop Pulchra gestisce da anni la biglietteria, la custodia, le attività didattiche, gli eventi promozionali e in generale i servizi del museo fortezza di Civitella del Tronto, di proprietà comunale. Nel suo vasto perimetro trovano spazio tre piazze d’armi, una ex chiesa e il museo di armi e mappe antiche. Oggi l’area è interessata da lavori di ristrutturazione che interessano principalmente pavimentazione e tetti, per complessivi 6 milioni di euro.

La ex chiesa del museo fortezza

La struttura ha avuto il suo picco di ingressi nel 2016, quando al mese di agosto erano state oltre 45mila le persone a visitarla. Il terremoto che colpì a fine estate l’Appennino centrale “ha creato un solco”, come sottolinea Bracchi, “perché, sia per il terremoto che per la pandemia, ci vuole un attimo a fermarsi e molto a ripartire”. Oggi gli ingressi non sono come nel pre-sisma ma la fortezza nel teramano rimane la più visitata della regione.

In questi anni abbiamo puntato molto sulla comunicazione coordinata. Inoltre, nel 2015 siamo stati uno dei primi musei italiani a sviluppare il tour virtuale, e questo ha portato anche molti ingressi reali. Ovviamente il grosso del lavoro è fatto dagli accordi che stipuliamo con i tour operator.

Si punta molto anche sull’integrazione con il tessuto socio-economico e ricettivo del territorio: “Crediamo che il passaparola sia fondamentale, soprattutto per le piccole strutture di provincia come le nostre – continua Bracchi – ci incontriamo spesso con gli operatori, gli albergatori e con i ristoratori, anche nell’ottica di eventi gastronomici all’interno della fortezza”.

Il museo di Civitella si autosostiene senza finanziamenti pubblici – continua il presidente della cooperativa – anche se non è sempre facile pianificare le attività a medio e lungo termine. Infatti siamo in proroga con il comune, rispetto al nostro contratto di gestione. Vedremo che accadrà, anche se senza avere mai grandi certezze è difficile investire con ampio respiro sul futuro”. Un futuro che in ogni caso i gestori del museo vedono con ottimismo, tanto che dopo la fine dei lavori di ristrutturazione della fortezza l’obiettivo è raggiungere 60mila visitatori annui.

Come allargare la fruizione del patrimonio culturale abruzzese

Pur in un contesto di pandemia, in mancanza del turismo internazionale e con le restrizioni per quello interno, il basso numero di visite ai musei abruzzesi pone una questione ben più ampia dei singoli biglietti staccati.

Parliamo della capacità dell’Abruzzo di proporre in ambito nazionale e internazionale una propria, nitida e distinta, vocazione culturale. Non solo in termini turistici, ma anche di valorizzazione degli aspetti specifici della regione, tanto per i residenti quanto per chi arriva da fuori regione.

Infatti, anche quando parliamo del museo più visitato della regione, una minoranza è composta da stranieri: il 25,4% nel 2022, stando ai dati forniti dallo stesso Bracchi. Degli italiani, invece, la provenienza più frequente è la Lombardia, seguita dai turisti abruzzesi e marchigiani, le due regioni al cui confine si trova il territorio di Civitella.

Valorizzare il territorio e intercettare il turismo internazionale, secondo la direttrice dell’area di scienze sociali del Gran Sasso Science Institute Alessandra Faggian, è una sfida che il sistema culturale ed economico abruzzese dovrebbe porsi.

Non possiamo puntare solo sul turismo e non pensare ad altri usi un po’ più produttivi del territorio. Dovremmo spingere fortemente il turismo internazionale e destagionalizzare. Il turismo è un po’ una perla per noi. Per esempio se gli americani lo scoprissero e riscoprissero avremmo un boom.

In quest’ottica, i dati sui musei sono uno degli indicatori – non l’unico – dei risultati del sistema Abruzzo nel proporsi come realtà culturale vitale. Un approccio che valorizzi e promuova l’identità locale, nella sua apertura al mondo, è prioritario.

1 su 5 i musei abruzzesi che prima della pandemia avevano almeno il 25% di visitatori internazionali.

Tuttavia, prima dell’emergenza Covid, solo una minoranza di musei abruzzesi risultava visitato in modo sistematico da turisti stranieri. Nel 2019, poco più di una struttura su 5 aveva dichiarato tra i suoi utenti almeno il 25% di visitatori internazionali, contro una media italiana di quasi un museo su 3 con una forte componente di visitatori dall’estero.

Cosa serve per un’offerta culturale all’avanguardia

Il 2021 è stato per i musei italiani e abruzzesi un anno di transizione. Con l’emergenza in progressiva uscita ma non del tutto conclusa, si è trattato di un’occasione unica per potenziare e arricchire l’offerta museale.

Un aspetto di cui il patrimonio culturale della regione avrebbe particolarmente bisogno. Solo per fare un esempio, meno del 17% delle strutture regionali dichiara la disponibilità di supporti multimediali, come allestimenti interattivi, ricostruzioni virtuali, realtà aumentata.

27,4% dei musei abruzzesi nel 2021 ha effettuato interventi di ristrutturazione o di ampliamento (media Italia: 28,2%).

Oltre un quarto dei musei d’Abruzzo, in linea con la media italiana, ha in effetti promosso interventi di ristrutturazione dell’edificio, riguardanti i locali, gli impianti, la messa in sicurezza degli spazi o anche l’ampliamento delle superfici.

Sempre uno su 4 (25%) ha svolto interventi di restauro conservativo o di recupero dei beni, una quota inferiore alla media nazionale (31,7%). Ma solo il 22,6% dei musei d’Abruzzo ha rinnovato gli allestimenti, mentre in Italia quelli che hanno approfittato di questa fase per trasformarsi sono stati più di uno su 3 (34,1%). Con punte superiori al 40% in Campania, Lazio e Trentino Alto Adige.

Del resto, solo il 16,7% dei musei abruzzesi ha dichiarato di aver acquisito nuovi beni nel 2021 per ampliare la propria collezione, 12 punti in meno della media nazionale 28,8%.

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Foto: museo fortezza di Civitella del Tronto

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L’immenso patrimonio culturale dell’Abruzzo https://www.openpolis.it/limportanza-del-patrimonio-culturale-dellabruzzo/ Mon, 23 May 2022 08:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=191923 Edifici storici e complessi monumentali, ma anche musei e biblioteche. L'Abruzzo è colmo di beni culturali, che oltre a rappresentare un fattore di crescita culturale, possono essere messi a sistema per attrarre persone e investimenti nei territori. Con il Pnrr si può cogliere un'opportunità.

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Chiese, edifici storici, complessi monumentali, ma anche musei, biblioteche, oggetti e tradizioni antiche, portali secolari e rituali arcaici. Sono i beni culturali dell’Abruzzo, un patrimonio immenso da tutelare e anche da riqualificare, attraverso il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

La crescita socio-economica della regione, infatti, può e deve passare anche dall’offerta di cultura, intesa anche come messa a rete delle infrastrutture di un sistema dinamico e multiforme.

Le potenzialità sono enormi in Abruzzo, come nel resto del paese. Basti pensare che l’Italia detenga ancora oggi il primato nel mondo per numero di siti patrimonio dell’umanità iscritti nella lista dell’Unesco: 58. Più della Cina (56) e della Germania, ferma a 51 siti.

 

Prima della pandemia in Italia erano attive 291mila imprese legate alla cultura, che impiegavano circa 1,5 milioni di occupati, per un valore aggiunto del sistema culturale nel paese che, secondo Cassa depositi e prestiti, nel 2018 ammontava a circa 96 miliardi di euro.

Con un fatturato complessivo di 85 miliardi (pari al 5,7% sul totale dell’economia), la filiera, nonostante le criticità riscontrate durante la pandemia, ha impattato su soggetti e servizi i cui output appartengono ad altre attività economiche, generando indirettamente 240 miliardi di euro.

Già da prima dell’emergenza pandemica si assisteva a una discesa degli investimenti pubblici sul settore della cultura. Questa tendenza può però essere invertita a partire dalle risorse previste nel piano di ripresa e resilienza.

Cosa prevede il Pnrr sul fronte della cultura

Gli investimenti per la cultura nel piano ammontano a circa 5,7 miliardi di euro, pari al 2,4% del totale.

Le principali linee di azione dedicate a questo settore sono contenute nella terza componente della prima missione: “Turismo e cultura 4.0“.

Gli obiettivi sono incrementare il livello di attrattività modernizzando le infrastrutture, migliorare la fruibilità e l’accessibilità dei luoghi di cultura, rigenerare i piccoli paesi (chiamati nel Pnrr “borghi”) attraverso la promozione di attività culturali, migliorare la sicurezza sismica e la conservazione dei luoghi di culto. In ultimo, ovviamente, si vuole anche sostenere la ripresa dell’industria culturale e artistica.

Com’è prevedibile, la maggior parte degli investimenti vede la regia del ministero della cultura. Questi possono essere ricondotti a 10 distinte voci di spesa. La più significativa è contenuta nel “Piano strategico dei grandi attrattori culturali” (1,46 miliardi).

25,6% dei fondi per la cultura nel Pnrr sono dedicati al “Piano strategico dei grandi attrattori culturali”.

Seguono gli investimenti volti a valorizzare i borghi (oltre 1 miliardo) e quelli per la messa in sicurezza in chiave antisismica dei luoghi di culto.

Alla valorizzazione e al finanziamento di borghi e paesi abruzzesi dedicheremo un approfondimento specifico nelle prossime settimane.

Il patrimonio culturale abruzzese

Nel parlare comune, il concetto di “patrimonio culturale” di un territorio evoca una molteplicità di aspetti, attinenti alla sua storia, architettura, paesaggio, tradizioni e tipicità locali, usi e costumi. Fenomeni diversi, variabili nel tempo e perciò sfuggenti a una classificazione rigida.

Allo stesso tempo, la legge deve definire chiaramente cosa costituisce il patrimonio culturale, proprio con la necessità di tutelarlo e valorizzarlo. Il codice dei beni culturali in vigore identifica una divisione principale tra beni culturali e beni paesaggistici.

Il patrimonio culturale è costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici. Sono beni culturali le cose immobili e mobili che (…) presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le
altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà. Sono beni paesaggistici gli immobili e le aree indicati all’articolo 134, costituenti espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio, e gli altri beni individuati dalla legge o in base alla legge (…)

È ancora il codice dei beni culturali a stabilire che quelli di appartenenza pubblica sono destinati alla fruizione della collettività, salvo che non vi siano ragioni di tutela ad impedirlo.

Censire i beni culturali significa mettere insieme diverse banche dati.

Ma di cosa parliamo, nello specifico, nel caso dell’Abruzzo? Per cominciare, la premessa obbligata è che sul tema esistono tante fonti informative diverse, in continua evoluzione. Una loro ricongiunzione è effettuata dal ministero della cultura incrociando una serie di banche dati differenti. In primo luogo, tutti i decreti di vincolo su beni immobili emessi dal 1909 al 2003, contenuti nel sistema informativo “carta del rischio“. Poi due banche dati curate dalla direzione generale belle arti e paesaggio. In particolare, il sistema informativo dei beni tutelati e le perimetrazioni dei vincoli paesaggistici contenute nel Sitap (sistema informativo territoriale ambientale e paesaggistico). Infine il sistema informativo generale del catalogo, contenente le singole opere e beni culturali catalogati per autore, tipologia e localizzazione (qui ad esempio quelli presenti nel forte spagnolo dell’Aquila).

4 le banche dati da ricongiungere per ricostruire il patrimonio culturale italiano e abruzzese.

Consultato il 10 maggio scorso, il sistema informativo vincoli in rete ha restituito diverse migliaia di beni censiti per l’Abruzzo, di tutti i tipi, mobili e immobili. Tra questi oltre 100mila tra opere, oggetti d’arte e reperti, ma anche beni architettonici, tra cui circa 900 chiese, oltre 1.500 tra case e palazzi storici, 156 cimiteri, nonché fontane, mura, ville.

I dati sono tratti dal portale Vincoli in Rete del ministero della cultura, nella sezione statistiche, consultata in data 10 maggio 2022.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (Mic)
(ultimo aggiornamento: martedì 10 Maggio 2022)

Senza contare il patrimonio archeologico, in cui figurano tra gli altri 8 anfiteatri e 14 insediamenti rupestri, oppure delle opere d'arte e dei singoli reperti archeologici. Tanti tipi di beni diversi, censiti da una pluralità di soggetti differenti. Trattandosi di un censimento di tante fonti diverse, in costante evoluzione, è lo stesso portale ad avvertire sull'affidabilità dei dati in tempo reale.

Per ricostruire in modo più omogeneo il patrimonio culturale abruzzese, anche nel confronto tra le diverse regioni e comuni, utilizziamo i dati provenienti dal portale mappa rischi di Istat. Questi, ricostruiti al 2018, comprendono le informazioni di 3 delle fonti appena viste (Iccd, Iscr e beni tutelati) e mostrano come a quella data fossero censiti 3.909 beni culturali in Abruzzo, di cui 3.705 categorizzati come "architettonici".

Complessivamente, parliamo di 3 beni culturali censiti ogni 1.000 residenti nella regione, un dato piuttosto in linea con la media nazionale (3,4). Un rapporto superiore rispetto ad altre 9 regioni, anche se distante da quello rilevato nelle Marche, in Molise e in Liguria.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat (mappa rischi)
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Tra le province spicca il dato dell'Aquila. In questo territorio sono 6,7 i beni culturali censiti ogni 1.000 residenti, oltre il doppio della media regionale. Nel contesto abruzzese, quella del capoluogo è anche l'unica provincia che supera la media nazionale. Si attestano infatti su valori inferiori le province di Chieti (2,1), Teramo (1,9) e Pescara (1,6).

6,7 i beni culturali censiti ogni 1.000 residenti in provincia dell'Aquila. Molto più della media nazionale (3,4).

Osservando i dati comune per comune, emerge come i capoluoghi rispecchino l'ordine delle rispettive province. L'Aquila è di gran lunga la città con più beni culturali censiti: 690 di cui 679 architettonici e 11 archeologici. In rapporto a una popolazione di circa 70mila residenti, parliamo di poco meno di 10 beni culturali ogni mille abitanti. Tra i capoluoghi, Chieti si colloca al secondo posto con 176 beni culturali, di cui 131 architettonici e 45 archeologici a fronte dei circa 50mila abitanti (3,5). Seguono Teramo (3,2) e Pescara (1).

Il dato è stato sistematizzato da Istat all’interno del progetto mappa rischi. Le informazioni sono raccolte dal sistema informativo Vir a cui afferiscono le schede di Iccd, dell’Iscr o dei Beni tutelati. Nei comuni in cui è presente ‘–‘ il dato potrebbe essere presente ma non recepito nel sistema informativo Vir.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat (mappa rischi)
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Tra le altre città maggiori, Avezzano (2,2) e Vasto (2) superano ampiamente il rapporto di Montesilvano (0,2). Nel comune del pescarese infatti vivono circa 54mila abitanti e risultano censiti 13 beni culturali.

I musei come strumento di valorizzazione del patrimonio culturale

L'Abruzzo perciò dispone di un patrimonio culturale vasto e diffuso sul territorio, rappresentato sia da edifici storici, monumenti, opere d'arte, reperti archeologici.

È la legge a indicare come obiettivo, accanto alla tutela di questi beni, quello della valorizzazione per consentire la fruibilità da parte del pubblico.

I beni del patrimonio culturale di appartenenza pubblica sono destinati alla fruizione della collettività, compatibilmente con le esigenze di uso istituzionale e sempre che non vi ostino ragioni di tutela.

In questo senso, è cruciale il ruolo dei musei e delle istituzioni assimilabili, perché consentono proprio quella accessibilità ai beni culturali che altrimenti non sarebbe possibile, o sarebbe comunque più difficile. Ad esempio attraverso l'organizzazione di percorsi divulgativi e di visite guidate.

In Abruzzo le strutture presenti sono orientate soprattutto alla valorizzazione del patrimonio archeologico. In totale il 29,4% delle strutture museali abruzzesi sono destinate a questa finalità, una quota superiore di quasi 10 punti rispetto alla media nazionale (19,9%).

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 17 Febbraio 2022)


In Abruzzo più musei di archeologia, ma meno di storia rispetto alla media nazionale.

Nello specifico oltre un quinto delle strutture abruzzesi sono musei di archeologia (21,2% del totale, contro una media italiana del 13%) e un ulteriore 8,2% sono aree e parchi archeologici (media Italia 6,9%). Seguono i musei d'arte (17,6% delle strutture museali abruzzesi, in linea con la media nazionale) e quelli di etnografia e antropologia (16,5%, quasi 6 punti in più del dato italiano).

Strutture rivolte alla valorizzazione del patrimonio abruzzese e dei beni culturali presenti nella regione. Un ruolo fondamentale che però è stato messo in crisi durante l'emergenza.

85 i musei abruzzesi aperti, almeno parzialmente, nel 2020.


La pandemia ha posto una sfida enorme al sistema culturale.

In Abruzzo sono oltre 100 i musei e le istituzioni presenti (108 nel 2018). Di questi, sono 85 quelli che sono rimasti aperti (almeno parzialmente) nel 2020, primo anno della pandemia. Anno che, non casualmente, ha visto un crollo nel numero di visitatori, a livello nazionale e regionale. In Italia si è passati dai circa 130 milioni annui registrati nel biennio 2018-19 ai 36 milioni del 2020.

In Abruzzo nello stesso periodo si è passati da una media di 360mila visitatori annui nel biennio 2018-19 (313mila nel 2018, 407mila nel 2019) ai 163mila del 2020.

-54,7% il calo di visitatori dei musei abruzzesi tra 2018-19 e 2020 (media nazionale: -72%)

Nella regione perciò il crollo è stato più contenuto della media nazionale, dove si registra un calo superiore al 70% (addirittura -76% per i soli musei statali). Tuttavia ha interrotto un trend di crescita visibile nei mesi precedenti l'emergenza, evidente per quasi tutte le province abruzzesi (con l'eccezione di Teramo, per cui i dati tra 2018 e 2019 mostrano un calo).

I dati presentati derivano dall’indagine sui musei e gli istituti similari effettuata da Istat.

In base alla classificazione di Istat, “per visitatore si intende la persona che ha accesso a un museo o a un istituto museale per la fruizione dei beni e delle collezioni in esso esposte nonché di eventuali mostre e esposizioni temporanee in esso organizzate. Il numero di visitatori di un museo o istituto similare corrisponde al numero di ingressi effettuati per la visita di quel museo o istituto similare, e non al numero di persone fisiche che vi hanno avuto accesso (le quali vengono conteggiate per ogni visita effettuata), né al numero di biglietti emessi.”

Nello specifico:

  • se una persona ha avuto accesso a più parti espositive di uno stesso istituto museale, conta come un unico visitatore;
  • se una persona, con un unico biglietto, ha avuto accesso a più musei appartenenti allo stesso circuito, conta come visitatore singolo in ciascuno dei musei che ha visitato.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 2 Maggio 2022)

Tra il biennio 2018-19 e il 2020, i visitatori annuali sono calati dell'82,6% nei musei della provincia di Pescara, una contrazione superiore alla media nazionale (-72%) e regionale (-54,7%). Il calo è stato del 68,8% nella provincia di Chieti, mentre in quelle dell'Aquila e di Teramo la contrazione tra la media del biennio 2018-19 e il 2020 è inferiore alla media regionale.

-39,3% il calo di visitatori dei musei della provincia dell'Aquila tra 2018-19 e 2020.

Ma quali erano le performance in termini di visitatori dei musei abruzzesi prima che l'emergenza obbligasse alla chiusura delle strutture o al loro funzionamento limitato? Attraverso i dati 2018, possiamo ricostruire un quadro della situazione pre-pandemica.

Sono 66 su 305 i comuni che a quella data avevano un museo attivo sul proprio territorio, per un totale di 108 strutture complessive. I comuni con più musei censiti prima della pandemia sono Sulmona (6) e Chieti (5). Tra i capoluoghi, si segnalano Pescara (4 strutture), Teramo (2) e L'Aquila (4 strutture censite nel 2018, 5 nell'anno successivo).

 

I dati presentati derivano dall’indagine sui musei e gli istituti similari effettuata da Istat.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 23 Dicembre 2019)

Nel 2018 il comune che ha totalizzato più visite nei suoi musei è stato Chieti (42.866 nelle 5 strutture presenti), seguito da Civitella del Tronto (36.061 visitatori), Pescara (35.029) e Celano (24.626).

In termini di rapporto tra visitatori e musei presenti, quelli abruzzesi hanno totalizzato una media di circa 2.900 visitatori per struttura nel 2018, dato salito a 3.700 l'anno successivo e sceso sotto quota 2.000 nel 2020.

2.898 i visitatori medi di un museo abruzzese nel 2018 (media Italia: 26.210)


I 3 comuni con più visitatori medi per museo hanno tutti meno di 5.000 abitanti.

In quell'anno il comune con più visitatori per museo è stato Civitella del Tronto, con 36.061 accessi all'unica struttura presente sul territorio. Si tratta del museo delle armi e mappe antiche ospitato nella fortezza di Civitella, punto militare strategico almeno dal XII secolo. Il secondo comune per numero di visitatori medi per museo è stato Massa d'Albe. Anche qui è presente un'unica struttura che nel 2018 ha totalizzato da sola 20mila visitatori. Si tratta dell'area archeologica di Alba Fucens, una importante colonia romana nell'Italia centrale. Al terzo posto il comune di Castiglione a Casauria. Piccolo comune di 748 abitanti, qui si trova l'abbazia di San Clemente a Casauria, complesso monumentale che ha registrato 19.690 visite nel 2018.

36.061 i visitatori nel 2018 del museo abruzzese con più accessi: la fortezza e museo delle armi e delle mappe antiche di Civitella.

Tra i singoli musei, quello con più visitatori è la già citata fortezza e museo delle armi e mappe antiche a Civitella del Tronto. Al secondo posto, il Castello Piccolomini di Celano, con 23.523 visitatori. Il terzo museo abruzzese più visitato nel 2018 si trova a Pescara ed è il museo casa natale di Gabriele D'Annunzio (21.052 accessi che ne fanno il terzo museo). Seguono, con circa 20mila visite ciascuno, le già citate area archeologica di Alba Fucens e l'abbazia di San Clemente a Casauria.

I dati presentati derivano dall’indagine sui musei e gli istituti similari effettuata da Istat.

In base alla classificazione di Istat, “per visitatore si intende la persona che ha accesso a un museo o a un istituto museale per la fruizione dei beni e delle collezioni in esso esposte nonché di eventuali mostre e esposizioni temporanee in esso organizzate. Il numero di visitatori di un museo o istituto similare corrisponde al numero di ingressi effettuati per la visita di quel museo o istituto similare, e non al numero di persone fisiche che vi hanno avuto accesso (le quali vengono conteggiate per ogni visita effettuata), né al numero di biglietti emessi.”

Nello specifico:

  • se una persona ha avuto accesso a più parti espositive di uno stesso istituto museale, conta come un unico visitatore;
  • se una persona, con un unico biglietto, ha avuto accesso a più musei appartenenti allo stesso circuito, conta come visitatore singolo in ciascuno dei musei che ha visitato.

FONTE: elaborazione openpolis per Osservatorio Abruzzo su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 23 Marzo 2021)


Tra i 10 musei abruzzesi più visitati solo uno si trova nel capoluogo regionale.

Nel 2018 hanno totalizzato oltre 10mila visite anche due strutture di Chieti: il museo archeologico nazionale d'Abruzzo - Villa Frigerj (15.140 visitatori) e il museo La Civitella (13.240). Sopra quota 10mila anche il museo del Lupo Appenninico a Civitella Alfedena (12.538) e il museo nazionale d'Abruzzo, che si trova all'Aquila (11.378). Nella top 10 abruzzese anche il museo delle genti d'Abruzzo a Pescara (9.829 visitatori nel 2018).

52,9% dei musei abruzzesi sono gestiti da un ente locale (più della media nazionale: 46,9%).

Musei che in non pochi casi sono gestiti da comuni. Nel 2020 quasi il 53% delle strutture aperte sul territorio abruzzese erano gestite da enti locali, contro una media nazionale del 47%. Ma quanto spendono i comuni nel settore culturale?

La spesa dei comuni abruzzesi in cultura

Per valutare le politiche pubbliche intraprese da un'amministrazione locale può essere utile l'analisi dei bilanci comunali, i principali documenti che regolano i flussi economici di entrata e uscita degli enti di prossimità.

In questo senso i comuni possono allocare i fondi previsti per la cultura tra le spese, alla missione "Tutela e valorizzazione dei beni e delle attività culturali".

Per la cultura i comuni abruzzesi spendono in media circa 32 euro pro capite in un anno.

Se guardiamo agli ultimi dati disponibili, relativi al 2020, possiamo affermare che le amministrazioni abruzzesi spendono mediamente 32,16 euro pro capite per questo ambito, un valore appena maggiore della media nazionale (27,87).

I comuni della provincia dell'Aquila sono quelli che riportano in media le somme maggiori, con 49,37 euro pro capite. Seguono quelli della provincia di Chieti (31,53), di Pescara (11,97) e di Teramo (14,85).

A leggere i bilanci è il comune di Santo Stefano di Sessanio (L'Aquila) a far registrare le uscite maggiori: 3.014,03 euro pro capite. Seguono tre località del chietino: Rosello (927,79), Montelapiano (804,95) e Colledimacine (343,65).

I dati mostrano la spesa per cassa riportata nella missione “tutela e valorizzazione dei beni e delle attività culturali”. Si includono le somme spese dal comune per la conservazione dei beni di interesse storico, le biblioteche e i musei presenti sul territorio, oltre alle uscite relative ad attività culturali e difesa delle minoranze linguistiche. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Il dato non è disponibile per i comuni segnati in grigio.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2020
(ultimo aggiornamento: martedì 10 Maggio 2022)

Il Pnrr e il futuro della cultura in regione

Entro il prossimo giugno il ministero della cultura dovrà pubblicare gli esiti di 5 diversi bandi che finanzieranno gli investimenti del Pnrr a cui abbiamo cennato in apertura.

Questi bandi riguardano rispettivamente l'attrattività dei borghi; la tutela e la valorizzazione dell'architettura e del paesaggio rurale; l'efficientamento energetico di cinema, teatri e musei; la valorizzazione di parchi e giardini storici, e gli interventi per la sicurezza sismica.

A oggi, però, è stato pubblicato il decreto di riparto delle risorse solo per i primi due ambiti di investimento, sui borghi e sul paesaggio rurale.

Complessivamente, per queste due misure, all'Abruzzo andranno oltre 30 milioni sui circa 1,6 miliardi previsti per borghi e valorizzazione di architettura e paesaggio rurale.

32 milioni di euro dovrebbero essere assegnati all'Abruzzo per i due ambiti di investimento sull'attrattività dei borghi e sulla tutela e valorizzazione dell'architettura e paesaggio rurale.

In questo senso l'Abruzzo figura agli ultimi posti, se confrontata con le altre regioni italiane. Solo il Molise, la Valle d’Aosta e le province autonome di Trento e Bolzano, infatti, risultano beneficiarie di una quota inferiore di risorse.

Si tratta però di dati da prendere con le dovute cautele. Non si tratta infatti di risorse già effettivamente assegnate. Molto dipenderà dalla qualità delle proposte presentate da ogni singolo territorio. Se non sarà giudicato ammissibile a finanziamento un numero adeguato di proposte, la ripartizione territoriale delle risorse potrebbe anche variare.

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Foto: castello Piccolomini di Celano (Pietro Battistoni - licenza)

L'articolo L’immenso patrimonio culturale dell’Abruzzo proviene da Openpolis.

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L’accesso alla cultura e ai musei per i minori, dopo due anni di pandemia https://www.openpolis.it/laccesso-alla-cultura-e-ai-musei-per-i-minori-dopo-due-anni-di-pandemia/ Tue, 17 May 2022 07:00:35 +0000 https://www.openpolis.it/?p=179558 In seguito all'emergenza, la quota di visitatori dei musei si è drasticamente ridotta, in particolare tra i minori. Una questione per tutto il paese, a maggior ragione per i territori dove già prima della pandemia meno della metà dei bambini aveva accesso a queste strutture.

L'articolo L’accesso alla cultura e ai musei per i minori, dopo due anni di pandemia proviene da Openpolis.

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L’emergenza Covid ha avuto un impatto anche sulla vita culturale delle persone. La necessità di contenere i contagi ha comportato anche una riduzione del numero di visitatori dei musei.

Lo scorso febbraio, Istat ha reso noto che gli utenti di musei e istituti similari, pubblici e privati, sono stati circa 36 milioni nel 2020. Cioè il 72% in meno dei 130 milioni rilevati nell’ultimo anno prima della pandemia.

Questa tendenza era del resto già visibile dai dati pubblicati a dicembre, relativi ai soli musei statali. Il numero di visitatori di questi ultimi, che nel corso dell’ultimo decennio era aumentato da meno di 40 milioni ai circa 55 annui rilevati nel biennio 2018-19, è sceso a 13 milioni nel 2020.

Per circuito museale si intende un insieme di musei, gallerie, monumenti e/o aree archeologiche accessibili al pubblico con un biglietto unico.

I dati relativi al 2020 sono provvisori. Come riportato da Istat nel commento alle statistiche culturali 2020, dal conteggio di quell’anno sono esclusi 464.639 biglietti. Si tratta dei biglietti trasformati in voucher e non ancora utilizzati nel corso dell’anno 2020.

Non comprende i dati di Sicilia, Trentino Alto-Adige e Valle d’Aosta, nelle quali non sono presenti musei e gallerie statali.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati ministero della cultura e Istat
(ultimo aggiornamento: venerdì 10 Dicembre 2021)

Una diminuzione che ha colpito in particolare i circuiti museali (-88,5%), i monumenti e le aree archeologiche (-73,9%) e infine i musei e le gallerie (-68,7%).

-41 milioni di visitatori dei musei, monumenti e aree archeologiche statali tra 2019 e 2020.

Confrontando questa tendenza con i dati sulla quota di persone che dichiarano di aver visitato un museo o una mostra negli ultimi 12 mesi, si osserva come siano stati soprattutto bambini e ragazzi a veder ridotto il proprio consumo culturale tra 2019 e 2020. Una tendenza non nuova, che abbiamo avuto modo di rilevare anche in un precedente approfondimento sull'accesso al teatro.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: venerdì 18 Marzo 2022)

È interessante osservare come, persino nel 2020, i bambini e i ragazzi restino il segmento di popolazione che con più frequenza visita musei o mostre. Tuttavia sono anche l'unica fascia d'età dove il calo successivo al Covid è stato superiore ai 10 punti percentuali tra 2019 e 2020.

Vista in una prospettiva di più lungo periodo, la crisi pandemica ha anche interrotto un trend di crescita nell'accesso ai musei da parte dei minori.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: venerdì 18 Marzo 2022)

Nel ritorno progressivo alla normalità, è fondamentale promuovere l'accesso di ragazze e ragazzi ai luoghi della cultura, come i musei. Perché si tratta di presidi la cui importanza va ben oltre la sola conservazione ed esposizione di opere d'arte, beni culturali e altri materiali.

Perché l'accesso ai musei è importante per la formazione dei minori

Abbiamo già avuto modo di raccontare come storicamente i luoghi della cultura, nello specifico i musei, fossero concepiti soprattutto per la fruizione di un pubblico adulto. Ancora oggi, in media, meno di una struttura su 5 dispone di percorsi e supporti informativi dedicati ai bambini.

Oltre la metà ha un laboratorio didattico in cui sviluppare attività specifiche per giovani e scolaresche, ma si tratta di una media nazionale che oscilla tra il 73% del Trentino Alto Adige e il 35% della Sicilia.

19,2% dei musei italiani offre percorsi e materiali pensati per i minori (2019).

L'estensione di servizi e modelli di accoglienza rivolti ai più piccoli rappresenta una sfida cruciale per il sistema museale italiano. Una sfida che si inserisce a pieno titolo negli strumenti per il contrasto della povertà educativa.

I musei sono a pieno titolo presidi nel contrasto della povertà educativa.

Se ben organizzate, le visite di musei e mostre possono rappresentare dei momenti significativi per la formazione di bambine e bambini.

Si tratta infatti di esperienze formative che si svolgono al di fuori delle mura scolastiche, in un contesto che può facilitare l’apprendimento del bambino facendo leva sulla sua curiosità.

Perciò è così importante rafforzare la collaborazione tra la scuola e la rete di musei presente sul territorio e "moltiplicare" questo tipo di occasioni culturali. A maggior ragione nella fase di uscita da una pandemia che - per forza di cose - ha ridotto molto questo tipo di esperienze. In primo luogo nei territori in cui l'accesso al museo da parte dei bambini risultava più sporadico già prima della pandemia.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat per gruppo Crc
(ultimo aggiornamento: giovedì 2 Dicembre 2021)

Difatti, mentre in alcune regioni - come Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e provincia autonoma di Trento - oltre il 60% dei bambini aveva visitato almeno un museo o una mostra nel 2019, in altre - quasi tutte collocate nel mezzogiorno - la quota spesso non raggiungeva il 50%.

In particolare in regioni come Molise, Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata dove, già prima dell'emergenza, poco più di un terzo dei minori tra 6 e 17 anni aveva visitato un museo.

I futuri interventi sui musei legati al Pnrr

Un capitolo importante degli investimenti previsti dal Pnrr riguarda la cultura, e nello specifico anche i musei italiani. Da questo punto di vista, prima di approfondire il tema della diffusione delle strutture museali nel nostro paese e della loro riapertura dopo il Covid, è interessante concentrarsi su 3 interventi inseriti nel piano.


Il Pnrr punta anche alla digitalizzazione del patrimonio culturale del paese.

Il primo è l'investimento da 500 milioni di euro tra 2021 e 2026 riguardante la strategia digitale e le piattaforme per il patrimonio culturale. Tale intervento mira a "digitalizzare il patrimonio custodito nei luoghi della cultura e creare una infrastruttura digitale nazionale che raccoglierà, integrerà e conserverà le risorse digitali, rendendole disponibili per la fruizione pubblica attraverso piattaforme dedicate".

 

Interventi riguardanti i musei nel Pnrr

Nome dell'investimentoRisorse stanziateObiettivi intervento
Strategia digitale e piattaforme per il patrimonio culturale (M1-C3-I.1.1)500 milioni di euro attribuiti a fondo perduto, di cui:
2021: 11,2
2022: 59
2023: 124,3
2024: 146,8
2025: 99,2
2026: 59,5
Si tratta di 12 progetti complementari che mirano alla digitalizzazione del patrimonio culturale (anche a fini di conservazione), alla dotazione tecnologica delle strutture alla formazione del personale
Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi per consentire un più ampio accesso e partecipazione alla cultura (M1-C3-I.1.2)300 milioni di euro, attribuiti a fondo perduto, di cui:
2021: 10
2022: 30
2023: 70
2024: 70
2025: 65
2026: 55
Elaborazione di un piano strategico per rimuovere barriere e successiva attuazione degli interventi. L'investimento è destinato principalmente (per circa € 282 mln) a siti culturali statali e, per una quota minore (€ 18 mln), a musei regionali, provinciali, civici o privati, gestiti da enti pubblici o organizzazioni senza scopo di lucro
Migliorare l’efficienza energetica nei cinema, nei teatri e nei musei (M1-C3 I.1.3)300 milioni di euro (di cui 100 per musei e siti culturali statali), attribuiti a fondo perduto, di cui:
2021: 30
2022: 40
2023: 80
2024: 60
2025: 50
2026: 40
Incrementare l'efficienza energetica di alcune strutture culturali, tra cui musei, cinema e teatri

 

Un secondo intervento, per 300 milioni complessivi, punta alla rimozione delle barriere senso-percettive architettoniche e cognitive in varie istituzioni culturali, come musei, biblioteche e archivi. Con l'obiettivo di far sì che l'accesso alla cultura non sia precluso alle persone con disabilità.

Terzo intervento di rilievo è l'investimento da 300 milioni per migliorare l’efficienza energetica di una serie di strutture culturali, tra cui cinema, teatri e musei. Un terzo dello stanziamento (100 milioni) è specificamente destinato a musei e siti culturali statali (per un totale di 67 strutture).

Parliamo di una serie di previsioni volte a potenziare la fruizione del patrimonio culturale italiano nei prossimi anni. Ma come sta andando oggi la riapertura dei musei nella fase di progressiva uscita dall'emergenza?

La diffusione dei musei in Italia e la riapertura dopo il Covid

Nel 2018 i musei presenti nel nostro paese sono poco meno 5.000, comprendendo in questa definizione anche gallerie d’arte, parchi archeologici e monumenti. In media, parliamo di una struttura museale ogni 50 chilometri quadrati e di una ogni 6.000 residenti di tutte le età.

A livello nazionale, nell'anno preso in esame, circa il 30% dei comuni ospitava un museo o un istituto similare. Con importanti differenze sul territorio.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 23 Dicembre 2019)


I comuni polo hanno quasi sempre almeno un museo, ma nelle città del sud l'offerta è meno "densa".

In primo luogo, rispetto all'offerta di musei in rapporto a bambini e ragazzi residenti. A fronte di una media di 5 strutture ogni 10mila minori, infatti, la quota risulta fortemente variabile, a partire dalle città maggiori. Sale a 12,4 a Firenze e 8,4 a Bologna. Mentre si attesta ampiamente sotto la media in 3 grandi città del sud: Catania (1,68), Bari (2,06) e Napoli (2,21). 

Allo stesso tempo, prevedibilmente, sono i comuni polo - le città principali, baricentriche in termini di servizi - quelli più spesso dotati di musei. In oltre il 90% di questi comuni è presente almeno un museo.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 23 Dicembre 2019)

Il dato cala fino al 23% nei comuni di cintura, l'hinterland della città maggiori. Mentre nei comuni interni (intermedi, periferici e ultraperiferici) si attesta attorno al 30%.

Le aree interne sono i territori del paese più distanti dai servizi essenziali (quali istruzione, salute, mobilità). Parliamo di oltre 4.000 comuni, con 13 milioni di abitanti, a forte rischio spopolamento.
Vai a "Che cosa sono le aree interne"

Le aree interne del paese, peraltro, sono quelle in cui la riapertura in seguito all'emergenza Covid mostra le maggiori criticità. Dai dati raccolti nel censimento di Istat (2021), risulta infatti che solo il 9,1% dei musei nei comuni ultraperiferici abbia riaperto al pubblico nel 2021, contro il 21,7% dei comuni polo.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 17 Febbraio 2022)


La ripartenza dell'offerta culturale è più complessa nelle aree interne.

In parallelo, oltre il 27% non ha riaperto e non sa se riaprirà. Dati che ci ricordano le criticità tipiche dei centri più remoti del paese, dove servizi e strutture in molti casi sono caratterizzati da minori dotazioni, sia in termini di offerta che di personale. E che perciò ci segnalano il rischio che siano proprio i territori periferici a soffrire una maggiore carenza dell'offerta culturale, nell'uscita dall'emergenza.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati sull'offerta di musei sono fonte Istat.

Foto: aurelio candido (Flickr) - Licenza

L'articolo L’accesso alla cultura e ai musei per i minori, dopo due anni di pandemia proviene da Openpolis.

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