interrogazioni a risposta scritta Archivi - Openpolis https://www.openpolis.it/cosa/interrogazioni-a-risposta-scritta/ Mon, 11 Nov 2024 11:27:53 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.1 La nomina di Fitto a commissario Ue e la pesante eredità di un Pnrr fallimentare https://www.openpolis.it/la-nomina-di-fitto-a-commissario-ue-e-la-pesante-eredita-di-un-pnrr-fallimentare/ Mon, 11 Nov 2024 08:15:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=296947 L'audizione del candidato italiano alla commissione europea di fronte al parlamento di Strasburgo è l'occasione per fare il punto di cosa non ha funzionato negli ultimi due anni. Nella gestione del Pnrr ma non solo.

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Domani il ministro per gli affari europei Raffaele Fitto si presenterà in audizione di fronte al parlamento europeo. Si tratta di un passaggio obbligato per l’esponente del governo Meloni, in predicato di diventare vice presidente esecutivo della commissione europea oltre che commissario con delega alle politiche di coesione, al Next generation Eu e alle riforme.

La scelta di Fitto come rappresentante italiano in seno alla nuova commissione Ue è apparsa sin da subito divisiva e tra le candidature più a rischio. È quindi opportuna una riflessione sull’operato del ministro e, più in generale del governo italiano, negli ultimi due anni.

L’ex presidente della Puglia è stato il vero e proprio regista del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e in particolare della sua revisione. Un compito certamente non facile viste le pessime premesse. Non solo in termini di ritardi accumulati ma anche di scelte strategiche prese dai governi precedenti.

Anche dopo la revisione, il Pnrr sembra essere stato impostato con l’obiettivo di spendere i fondi velocemente ma senza una chiara visione di paese.

D’altronde la nuova versione del Pnrr italiano non sembra aver risolto i problemi. Anzi, da un lato ci si è limitati a procrastinare molte delle scadenze previste e dall’altro a cercare meccanismi più efficaci per spendere rapidamente i fondi assegnati, senza però una chiara visione di quelle che erano le necessità del paese. Un chiaro esempio da questo punto di vista è la scelta di privilegiare strumenti di erogazione dei fondi automatici come i crediti d’imposta e gli incentivi alle imprese. Mezzi che certamente aiutano a gonfiare i dati sulla spesa da un lato ma che dall’altro penalizzano altri aspetti. Non è un caso ad esempio se ormai da tempo non si sente più parlare delle famose priorità trasversali del piano (riduzione delle disuguaglianze di genere, territoriali e generazionali).

Anche questa nuova impostazione tuttavia non pare essere scevra di criticità. Del resto lo stesso ministro non ha escluso la possibilità di ulteriori revisioni.

I am committed to maintaining rigorous monitoring and evaluation mechanisms that ensure transparency, accountability, and efficiency in the use of EU funds.

Anche dal punto di vista della trasparenza e dell’accountability si rilevano delle lacune significative. Come abbiamo evidenziato più volte infatti oggi non sono ancora disponibili i dati di dettaglio sullo stato di avanzamento degli oltre 262mila progetti finanziati dal Pnrr. Tutti questi elementi rendono molto difficile valutare quello che sarà il reale impatto del piano sul paese.

Il fatto che Fitto sia poco incline a dare conto del proprio operato è confermato anche dal modesto tasso di risposta agli atti di sindacato ispettivo presentati dal parlamento italiano: uno dei più bassi tra i ministri dell’attuale governo. A questo si aggiunge poi anche una scarsa tempestività nella pubblicazione dei decreti attuativi di competenza delle strutture che fanno riferimento al ministro.

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Le difficoltà del Pnrr

Fin dall’insediamento del governo Meloni, il ministro Fitto è stato il punto di riferimento per quanto riguarda il Pnrr italiano. Si può dire che sia stato il regista delle 3 diverse revisioni del piano avvenute tra il 2023 e il 2024.

La revisione del Pnrr ha penalizzato le opere pubbliche e favorito gli incentivi alle imprese.

Da questo punto di vista, il governo ha sempre negato che ci fossero delle difficoltà sul completamento del piano entro la scadenza finale del 2026. Allo stesso tempo però la revisione ha comportato una significativa redistribuzione delle risorse. Con molte misure definanziate in toto e altre parzialmente. La nuova versione del piano ha visto una significativa riduzione degli investimenti dedicati alle opere pubbliche (che restano comunque la voce principale) a favore degli incentivi e degli sgravi fiscali per le imprese.

L’accentuazione dell’incidenza dei contributi alle imprese, in particolare di quelli consistenti nei crediti d’imposta, potrebbe imprimere maggiore velocità alla realizzazione della spesa, imponendo però l’esigenza di garantire un attento monitoraggio nella ripartizione territoriale dei fondi, al fine di preservarne un’adeguata fruizione anche alle aree meridionali.

Vittime principali di questa redistribuzione di investimenti sono stati gli enti territoriali che hanno visto una contrazione dei fondi messi a loro disposizione. Basti pensare ai tagli riguardanti gli interventi per la resilienza, la valorizzazione del territorio e l’efficienza energetica dei comuni. Si tratta di una misura del valore originario di ben 6 miliardi, totalmente eliminata dal piano.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Corte dei conti e Regis.
(ultimo aggiornamento: mercoledì 13 Marzo 2024)

La motivazione di questi tagli, come si legge nella quarta relazione del governo sullo stato di attuazione del Pnrr, è stata che molti dei progetti presentati o non rispettavano i vincoli imposti dal piano o rischiavano di non concludersi entro la scadenza del 2026.

Tra le difficoltà del Pnrr italiano c’è stata anche l’incapacità di organizzare un sistema di rendicontazione efficace.

Come spiegheremo meglio nel prossimo paragrafo, i dati attualmente disponibili non consentono di fare valutazioni approfondite su questo aspetto. D’altronde lo stesso ministro ha più volte sottolineato come i dati sullo stato di avanzamento dei vari progetti fossero sottostimati a causa di ritardi nella rendicontazione da parte dei soggetti attuatori. Altra affermazione che è impossibile da verificare.

Fatta questa premessa, difficoltà e i ritardi emergono chiaramente anche dai dati sulla spesa sostenuta di cui abbiamo parlato in un recente approfondimento. Al 30 giugno 2024 infatti i fondi Pnrr già erogati ammontavano a 51,4 miliardi di euro, pari a circa il 26% delle risorse assegnate al nostro paese. Ne consegue che nei prossimi 2 anni dovremo spendere una cifra che supera i 140 miliardi. Un obiettivo che appare al momento difficile da raggiungere.

FONTE: elaborazione openpolis su dati governo.
(ultimo aggiornamento: domenica 30 Giugno 2024)

172 le misure e sottomisure del Pnrr con una percentuale di fondi assegnati ancora da spendere compresa tra il 75% e il 100%.

Da questo punto di vista è doveroso sottolineare che ancora nel luglio scorso il governo aveva rilasciato delle dichiarazioni fuorvianti sullo stato di avanzamento del piano evidenziando come l’Italia fosse in linea con le tempistiche previste.

As we approach the final 2026 deadline, the Commission will be assessing continuously whether Member States deliver on their commitments and the final milestones and targets are likely to be fulfilled by then. Should that not be the case, according to the current legislative framework I will engage with the relevant Member States on how to amend their plans and ensure that funds are focused on equally ambitious alternative investments that can be completed within the lifetime of the Facility. If, despite these efforts, some of the last milestones or targets are still considered as not satisfactorily fulfilled, the corresponding disbursement will not be made.

Inoltre, bisogna evidenziare che il rispetto delle scadenze è stato possibile solo grazie al rinvio di svariati milestone e target. Significativo in particolare il passaggio legato al conseguimento della quinta rata (dicembre 2023). In questo caso infatti i milestone e i target da conseguire erano 69 nella prima versione e 54 nell’ultima.

FONTE: elaborazione openpolis su dati governo e camera dei deputati
(consultati: mercoledì 6 Novembre 2024)

Viceversa, aumentano in maniera significativa gli adempimenti da raggiungere a partire dalla sesta rata in poi con un picco particolarmente pesante nell’ultima fase del piano. Le scadenze da completare entro giugno del 2026 infatti passano da 120 a 173. In altre parole, sembra che le tempistiche del piano a oggi siano rispettate soprattutto perché molte scadenze sono state spostate più avanti nel tempo.

Si è puntato a spendere i fondi Pnrr rapidamente, senza fare attenzione a come venivano spesi.

Al di là del rispetto o meno delle tempistiche quello che appare evidente è che l’impostazione data al Pnrr dall’attuale governo, e dal ministro Fitto in particolare, è quella di raggiungere a tutti i costi l’obiettivo di spendere i fondi assegnati all’Italia entro la scadenza del 2026. Senza badare troppo alla qualità e all’effettiva utilità per cittadinanza e imprese di quello che si va a finanziare. Una conferma di questa impostazione arriva da una recente innovazione normativa contenuta nella legge di conversione del Dl omnibus.

In sintesi, le amministrazioni titolari potranno erogare i fondi fino al 90% del costo dell’intervento finanziato entro 30 giorni dall’invio della richiesta da parte del soggetto attuatore. Gli stessi ministeri avranno poi la possibilità di effettuare i controlli sulla documentazione inviata in un secondo momento: “al più tardi, in sede di erogazione del saldo finale dell’intervento”. Sembra abbastanza evidente la volontà, attraverso questa innovazione, di aumentare in maniera significativa e in breve tempo i dati sulla spesa sostenuta.

Pnrr e mancanza di trasparenza

Parallelamente alle evidenti criticità nella “messa a terra” del piano, ci sono poi quelle riguardanti la trasparenza. Per mesi infatti abbiamo denunciato la mancanza di informazioni circa il Pnrr italiano, tanto che siamo stati costretti a sospendere la nostra attività di monitoraggio. A partire dalla scorsa estate la situazione è migliorata e questo ci ha permesso di tornare online con una versione aggiornata della nostra piattaforma OpenPNRR.

Tuttavia ancora oggi mancano all’appello alcune informazioni importanti. Come ad esempio i dati circa la spesa sostenuta per ogni singolo progetto finanziato dal piano. Attualmente, infatti, il governo ha condiviso solo informazioni aggregate a livello di misura. Questo rende impossibile valutare a che punto sono i singoli interventi sui diversi territori del paese, quali stanno rispettando i tempi e quali invece sono in ritardo. Per questo motivo abbiamo inviato al governo una nuova richiesta di accesso agli atti (Foia) affinché queste informazioni siano finalmente rese pubbliche.

5 le richieste Foia inviate al governo sul Pnrr dalla Fondazione Openpolis.

Purtroppo la risposta del governo alla nostra richiesta di maggiore trasparenza è stata ancora una volta insoddisfacente.

Con riferimento alla richiesta di accesso civico in oggetto […] si comunica che i dati relativi all’avanzamento finanziario degli interventi del Pnrr saranno resi disponibili sul portale “ItaliaDomani”, nella sezione Catalogo Open data […] in esito al completamento del processo di verifica ai sensi dell’art. 2, comma 2, del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2024, n. 56.

Si tratta di una risposta interlocutoria che, a meno di due anni dalla conclusione del piano, riteniamo inaccettabile. Anche perché i termini stabiliti dalla norma citata risultano essere già ampiamente scaduti.

Non pubblicare i dati sulla spesa dei progetti è una scelta politica tesa a minimizzare le situazioni di criticità.

L’impressione è che le istituzioni preposte al rilascio di queste informazioni – dietro una chiara indicazione politica – stiano cercando di guadagnare tempo. L’obiettivo parrebbe essere quello di non mettere in cattiva luce il ministro Fitto in un momento in cui la sua nomina a commissario europeo è ancora incerta.

I decreti attuativi mancanti

Finora ci siamo soffermati in particolare sulla gestione – deficitaria – del Pnrr. Ma ci sono anche altri aspetti dell’attività del ministro Fitto che evidenziano come la sua condotta politica in questi due anni sia stata tutt’altro che eccellente.

Un primo elemento interessante da valutare è quello riguardante i cosiddetti decreti attuativi. Cioè quegli atti di secondo livello, come decreti ministeriali e regolamenti, che servono a mettere in pratica le indicazioni contenute nelle leggi. Senza questi atti in molti casi le norme rischiano di rimanere solo sulla carta.

Nell’ambito dell’esecutivo al ministro Raffaele Fitto fanno riferimento diverse strutture con varie competenze: oltre al Pnrr anche affari europei, sud e politiche di coesione. Questo insieme di dipartimenti risulta essere particolarmente in difficoltà nella pubblicazione dei decreti attuativi di propria competenza. Ne mancano all’appello infatti oltre il 40%. Si tratta del dato più alto fra le varie componenti del governo Meloni. Al secondo posto troviamo il ministero dell’ambiente (39,5%), al terzo quello per la disabilità (35,7%).

FONTE: Openparlamento
(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Novembre 2024)

Le attuazioni richieste ai dipartimenti che fanno capo all’ex presidente della regione Puglia sono in realtà un numero limitato. Parliamo di 14 atti in totale, di cui 6 ancora mancanti. Al ministero dell’ambiente, ad esempio, ne sono richiesti 162. Il fatto che siano richiesti pochi decreti attuativi ma che comunque non si riesca a pubblicarli in tempi ragionevoli è forse un’aggravante.

Occorre precisare che spesso i decreti attuativi possono richiedere la compartecipazione di più ministeri. Da questo punto di vista le attuazioni firmate a più mani che hanno visto anche il coinvolgimento del ministro Fitto sono già state adottate.

Le (poche) risposte di Fitto al parlamento

Un altro elemento da evidenziare circa l’operato di Fitto riguarda la frequenza con cui ha risposto alle istanze presentategli dai parlamentari italiani. Deputati e senatori infatti possono sottoporre agli esponenti del governo i cosiddetti atti di sindacato ispettivo come interrogazioni e interpellanze. Anche se queste iniziative non hanno un valore normativo, ne hanno uno di natura politica: consentono ai parlamentari di portare all’attenzione del governo, ma anche dell’opinione pubblica, fatti ritenuti importanti, potendo chiedere conto all’esecutivo delle sue azioni in merito.

Negli ultimi anni i governi non sono mai stati particolarmente puntuali nel fornire le informazioni richieste. Soprattutto quando parliamo di atti che non prevedono una risposta immediata. Da questo punto di vista possiamo osservare che le strutture che fanno riferimento a Fitto non rappresentano un’eccezione. Dal suo insediamento infatti il ministro ha risposto solamente al 23,2% degli atti di sindacato ispettivo sottoposti. Parliamo di 29 tra interrogazioni e interpellanze svolte sulle 125 presentate. Solo 3 ministeri presentano un dato inferiore: quello della cultura (21,2%), quello del turismo (18,8%) e quello dell’interno (15,5%).

FONTE: elaborazione openpolis su dati camera
(ultimo aggiornamento: domenica 1 Settembre 2024)

C’è da dire che, a seguito della pandemia, hanno assunto particolare rilevanza anche le comunicazioni e le informative che l’esecutivo rende al parlamento di propria iniziativa.

Tuttavia, i dati che abbiamo passato in rassegna non rappresentano comunque un bel biglietto da visita in vista della nomina a Bruxelles.

Foto: GovernoLicenza

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Il primo anno del governo Meloni https://www.openpolis.it/il-primo-anno-del-governo-meloni/ Thu, 26 Oct 2023 05:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=275652 I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi “I numeri del governo Meloni a un anno dalla nomina“. Ascolta il […]

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I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi “I numeri del governo Meloni a un anno dalla nomina“.

54

i consigli dei ministri tenuti in un anno dall’attuale governo per un totale di oltre 60 ore di riunione. Al di là dei giudizi di merito sulle scelte prese in questi 12 mesi, analizzando i dati relativi all’attività di governo e parlamento è possibile tracciare un bilancio da cui emergono delle tendenze molto chiare. Si conferma infatti l’assoluto protagonismo del governo con il parlamento a ricoprire un ruolo sempre più marginale. Vai all’articolo.

70,3%

le leggi di iniziativa governativa approvate nell’attuale legislatura. Dal suo insediamento, in base ai dati aggiornati al 19 ottobre, il governo Meloni ha presentato in totale 101 disegni di legge. Di questi, 45 hanno già concluso il loro iter e sono diventati legge dello stato mentre le norme di iniziativa parlamentare già entrate in vigore invece sono solo 19. Tra le proposte di iniziativa governativa, la stragrande maggioranza (43) è rappresentata dai Ddl di conversione dei decreti legge (Dl) emanati dall’esecutivo stesso. Tra gli altri Ddl presentati dal governo alle camere troviamo 27 ratifiche di trattati internazionali, 26 leggi ordinarie e 5 norme legate al bilancio dello stato. Vai al grafico.

3,8

i decreti legge pubblicati in media al mese dal governo Meloni. Dal suo insediamento, il governo Meloni ha pubblicato in totale 46 Dl. L’attuale esecutivo ha già superato molti governi che peraltro erano rimasti in carica per un periodo più lungo. Si tratta dei governi Monti (41), Conte I (26), Letta (25 ma in 9 mesi) e Gentiloni (20). Se poi si considera il dato medio di decreti pubblicati al mese – unico modo per fare un confronto tra esecutivi che hanno avuto durata diversa – quello di Meloni sale al primo posto con 3,83 dl pubblicati in media ogni mese. Seguono gli esecutivi Draghi (3,20) e Conte II (3,18). Vai al grafico.

2,5

le questioni di fiducia poste in media ogni mese dal governo Meloni. I numeri dell’attuale esecutivo non risultano particolarmente elevati da questo punto di vista. Parliamo infatti di 30 voti di fiducia in totale dall’insediamento. Solo gli esecutivi Conte I (15) e Letta (10) hanno fatto un ricorso più limitato allo strumento. La situazione però cambia se, come nel caso dei decreti legge, facciamo un confronto in base alla media mensile. In questo caso l’attuale esecutivo sale al terzo posto, superato solo dai governi Monti (3) e Draghi (2,89). Occorre precisare però che quello del governo Meloni è comunque un valore in aumento e che il dato potrebbe crescere ulteriormente nelle prossime settimane. Visto che il parlamento sarà chiamato nel giro di poco tempo a convertire ben 9 decreti legge (per il momento) oltre alla manovra. Vai al grafico.

19,1%

il tasso di risposta alle interrogazioni a risposta scritta del governo Meloni. Il legame tra governo e parlamento non si limita solamente all’iter legislativo. Deputati e senatori infatti possono sottoporre agli esponenti dell’esecutivo i cosiddetti atti di sindacato ispettivo con cui chiedere conto del loro operato e quali siano gli orientamenti del governo su temi specifici. Con riferimento alle interrogazioni a risposta scritta, in base ai dati aggiornati al 31 agosto, il governo Meloni fa lievemente meglio rispetto a quelli dei suoi predecessori. Al secondo posto troviamo il governo Renzi con il 18% e al terzo il Conte II con il 17,1%. Scomponendo il dato fra i vari ministri attualmente in carica però si notano alcuni elementi molto rilevanti. Il primo è che ci sono ben 8 ministri che non hanno risposto a nemmeno un’interrogazione. Tra questi anche 3 fra i più rilevanti: il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, quello delle infrastrutture Matteo Salvini e quello della salute Orazio Schillaci. A questi si aggiungono altri 5 esponenti che hanno un tasso di interrogazioni senza risposta superiore al 90%. Vai al grafico.

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I numeri del governo Meloni a un anno dalla nomina https://www.openpolis.it/i-numeri-del-governo-meloni-a-un-anno-dalla-nomina/ Wed, 25 Oct 2023 15:30:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=271427 Abbiamo fatto il punto, dati alla mano, del primo anno di governo Meloni. Il quadro che emerge dall’analisi è di un esecutivo sempre più al centro della scena e di un parlamento relegato a spettatore quasi impotente.

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Qualche giorno fa il governo Meloni ha compiuto il suo primo anno di vita. Le sfide da affrontare in questo periodo sono state molteplici. Dalla guerra in Ucraina, agli eventi che hanno colpito tra le altre l’Emilia Romagna, le Marche e l’isola di Ischia. Dall’aumento del costo delle materie prime, dell’energia e dell’inflazione alle questioni migratorie. Fino ai recentissimi fatti che stanno sconvolgendo il Medio oriente.

Al di là dei giudizi di merito sulle scelte prese in questi 12 mesi, analizzando i dati relativi all’attività di governo e parlamento è possibile tracciare un bilancio da cui emergono delle tendenze molto chiare.

54 i consigli dei ministri tenuti in un anno dall’attuale governo per un totale di oltre 60 ore di riunione.

Si conferma infatti l’assoluto protagonismo del governo anche per quanto riguarda la produzione legislativa. La maggior parte delle norme approvate dall’inizio della legislatura infatti proviene da palazzo Chigi. Una dinamica dovuta in larga misura all’ampio ricorso fatto allo strumento del decreto legge, che con questo governo ha raggiunto livelli record.

In questo contesto il parlamento ha ricoperto un ruolo sempre più marginale. Una dinamica che potrebbe arrivare a un nuovo livello di guardia se fosse confermata l’indiscrezione secondo cui l’esecutivo sarebbe intenzionato a chiedere alla propria maggioranza di non presentare emendamenti alla legge di bilancio.

L’iniziativa legislativa del governo Meloni

Come già anticipato, l’esecutivo è stato protagonista assoluto anche per quanto riguarda la produzione normativa. In base ai dati aggiornati al 19 ottobre infatti, in questi primi 12 mesi ha presentato in parlamento 101 disegni di legge (Ddl). Non tutti i Ddl governativi hanno già concluso l’iter. Ad essere già divenute legge per il momento sono 45 proposte (di cui una presentata dal governo Draghi). A queste poi se ne aggiungono 19 che invece sono di iniziativa parlamentare. Basterebbe questo dato per capire la priorità che assume la volontà del governo rispetto alle iniziative delle aule.

70,3% le leggi approvate dall’inizio della legislatura che sono di iniziativa governativa.

Tra le proposte di iniziativa governativa, la stragrande maggioranza (43) è rappresentata dai Ddl di conversione dei decreti legge (Dl) emanati dall’esecutivo stesso. Si tratta anche delle proposte che hanno la maggiore probabilità di concludere l’iter. Questo perché i Dl devono essere convertiti entro 60 giorni dalla loro entrata in vigore, pena la loro decadenza.

FONTE: elaborazione openpolis su dati senato
(ultimo aggiornamento: giovedì 19 Ottobre 2023)



Tra gli altri Ddl presentati dal governo alle camere troviamo 27 ratifiche di trattati internazionali, 26 leggi ordinarie e 5 norme legate al bilancio dello stato. A queste ultime a breve si aggiungerà anche la legge di bilancio per il 2024, che il governo ha approvato in nel consiglio dei ministri del 16 ottobre.

L’uso (o abuso) dei decreti legge

Una parte significativa dell’azione normativa del governo è quindi passata dai decreti legge. Il cui uso massiccio condiziona inevitabilmente anche l’agenda del parlamento, costretto ad attribuire la priorità ai Ddl di conversione per non superare la soglia dei 60 giorni.


Si dovrebbe ricorrere ai decreti legge solo in situazioni di emergenza. Ma sempre più spesso i governi li usano per attuare il loro programma.


Vai a
“Che cosa sono i decreti legge”

Se da un lato è vero che tale dinamica è in corso da anni, dall’altro occorre sottolineare che con l’attuale esecutivo si stanno toccando picchi mai raggiunti in precedenza. Dal suo insediamento, il governo Meloni ha pubblicato in totale 46 Dl. Nonostante, in termini assoluti, si trovi ancora fuori dal podio, l’attuale esecutivo ha già superato molti governi che peraltro erano rimasti in carica per un periodo più lungo. I governi Monti (41), Conte I (26), Letta (25 ma in 9 mesi) e Gentiloni (20) infatti avevano pubblicato meno Dl durante la loro permanenza a palazzo Chigi.

FONTE: elaborazione openpolis su dati openpolis e senato


Se poi si considera il dato medio di decreti pubblicati al mese – unico modo per fare un confronto tra esecutivi che hanno avuto durata diversa – quello di Meloni sale al primo posto con 3,83 dl pubblicati in media ogni mese. Seguono gli esecutivi Draghi (3,20) e Conte II (3,18). Governi però che, a differenza dell’attuale, hanno dovuto affrontare le fasi più dure della pandemia.

Un altro elemento interessante da analizzare riguarda l’intervallo temporale che intercorre tra l’approvazione del testo di un Dl in consiglio dei ministri (Cdm), la sua effettiva pubblicazione in gazzetta ufficiale (Gu) e la conseguente entrata in vigore. Normalmente, la pubblicazione dovrebbe avvenire immediatamente dopo l’approvazione in Cdm ma non sempre ciò avviene. Spesso infatti è necessario un supplemento di discussione tra le forze politiche che compongono la maggioranza per trovare l’accordo sul testo definitivo. 

4,8 giorni che intercorrono in media tra la deliberazione in Cdm di un decreto legge e la loro effettiva entrata in vigore.

Nell’ultimo anno ben 13 decreti legge sono entrati in vigore a più di una settimana di distanza dal Cdm in cui sono stati discussi. Si tratta di un dato che deve essere tenuto in grande considerazione dal momento che non c’è grande trasparenza su cosa avviene in questo intervallo di tempo.

Spesso la gestazione dei decreti legge è molto lunga e poco trasparente.

In 3 casi in particolare l’attesa è stata superiore ai 10 giorni. Si tratta dell’entrata in vigore del Dl 44/2023 sul rafforzamento della capacità amministrativa (16 giorni). Del decreto per il ponte sullo stretto di Messina (15) e del decreto sud (12).

Il Dl dedicato alla riapertura delle progettazioni per la realizzazione del ponte sullo stretto è anche l’unico in cui si è tornati a ricorrere alla formula dell’approvazione “salvo intese”. Una prassi che è stata molto utilizzata nella scorsa legislatura, in particolare durante il governo gialloverde. In questi casi l’esecutivo ammette esplicitamente che il testo deliberato nel corso del Cdm potrebbe subire delle variazioni nell’ambito di trattative anche di carattere politico e non solo tecnico. Anche se questa formula sembra essere caduta un po’ in disuso, almeno in questa fase, il problema permane.

Il governo Meloni e il ricorso alla fiducia

Un altro elemento da tenere presente quando si parla dei rapporti tra parlamento e governo è certamente quanto quest’ultimo ricorre alla questione di fiducia per blindare i provvedimenti di suo interesse e velocizzarne l’approvazione.

Da questo punto di vista, in valori assoluti, possiamo osservare che i numeri dell’attuale esecutivo non risultano particolarmente elevati. Parliamo infatti di 30 voti di fiducia in totale dall’insediamento. Solo gli esecutivi Conte I (15) e Letta (10) hanno fatto un ricorso più limitato allo strumento.

La situazione però cambia se, come nel caso dei decreti legge, facciamo un confronto in base alla media mensile. In questo caso l’attuale esecutivo sale al terzo posto nel confronto con i governi delle ultime 4 legislature con 2,5 voti di fiducia al mese. Dato superato solo dai governi Monti (3) e Draghi (2,89).

FONTE: elaborazione openpolis su dati openpolis e camera
(ultimo aggiornamento: giovedì 19 Ottobre 2023)



Occorre precisare però che quello del governo Meloni è comunque un valore in aumento rispetto al giugno scorso (+0,5 fiducie al mese). E che il dato potrebbe crescere ulteriormente nelle prossime settimane dato che il parlamento sarà chiamato nel giro di poco tempo a convertire ben 9 decreti legge (per il momento) oltre alla manovra, che lo scorso anno fu blindata con la fiducia sia alla camera che al senato. Un ricorso allo strumento per velocizzare l’iter di questi Ddl appare quantomeno probabile.

Un altro elemento interessante da segnalare riguarda quei disegni di legge su cui è stata posta la fiducia in entrambi i rami del parlamento. In questi casi infatti la possibilità di intervenire sulle norme da parte di deputati e senatori è sostanzialmente sterilizzata. Gli spazi di discussione si limitano alla dichiarazione di voto.

7 le leggi approvate con doppio voto di fiducia.

Tra questi vi sono la già citata legge di bilancio per il 2023, il decreto per il rafforzamento della Pa, il decreto asset e il decreto incendi. Anche in questo caso gli esecutivi precedenti hanno fatto registrare numeri più elevati. Ma ovviamente bisogna sempre tenere presente che, salvo il governo Letta, hanno tutti avuto durate superiori ai 12 mesi.

Le risposte alle interrogazioni

Il legame tra governo e parlamento non si limita solamente all’iter legislativo. Deputati e senatori infatti possono sottoporre agli esponenti dell’esecutivo i cosiddetti atti di sindacato ispettivo con cui chiedere conto del loro operato e quali siano gli orientamenti del governo su temi specifici.

I governi non rispondono a buona parte delle interrogazioni scritte.

Come abbiamo spiegato in questo articolo, ci sono diversi tipi di atto ispettivo. In questo caso ci concentreremo sulle interrogazioni a risposta scritta. Non solo perché sono di gran lunga le più numerose ma anche perché sono quelle in cui i governi solitamente sono meno assidui nel rispondere.

Da questo punto di vista è significativo notare che, al 31 agosto, i dati del governo Meloni risultano essere lievemente superiori rispetto a quelli dei suoi predecessori. Nel suo complesso infatti l’attuale esecutivo fa registrare un tasso di risposta del 19,1%. Un valore che rimane modesto. Al secondo posto invece troviamo il governo Renzi con il 18% e al terzo il Conte II con il 17,1%.

Scomponendo il dato fra i vari ministri attualmente in carica però si notano alcuni elementi molto rilevanti. Il primo è che ci sono ben 8 ministri che non hanno risposto a nemmeno un’interrogazione. Tra questi anche 3 fra i più rilevanti: il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, quello delle infrastrutture Matteo Salvini e quello della salute Orazio Schillaci. A questi si aggiungono altri 5 esponenti che hanno un tasso di interrogazioni senza risposta superiore al 90%.

FONTE: elaborazione openpolis su dati camera
(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Agosto 2023)



Il ministro della giustizia Carlo Nordio è invece quello più efficiente nel rispondere alle interrogazioni scritte. Parliamo di 130 risposte fornite a fronte di 171 interrogazioni presentate. Il secondo esponente del governo con il tasso più basso è invece il vice presidente del consiglio e ministro degli esteri Antonio Tajani (50%).

Foto: GovernoLicenza

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Superano quota 200 i comuni attualmente sciolti in Italia https://www.openpolis.it/superano-quota-200-i-comuni-attualmente-sciolti-in-italia/ Wed, 23 Jun 2021 12:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=144377 Nell'ultimo mese commissariato Marano di Napoli e istituite tre nuove commissioni di accesso per la verifica delle infiltrazioni mafiose. In questo aggiornamento dell'osservatorio, l’analisi degli ultimi decreti di commissariamento e delle sentenze dei giudici amministrativi

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Prosegue il monitoraggio dell’osservatorio sui comuni commissariati. Un focus sugli scioglimenti degli enti locali e le loro cause, dai conflitti politici nella maggioranza, all’incapacità di approvare il bilancio, fino al caso più patologico: l’infiltrazione della criminalità organizzata. In collaborazione con Giulio Marotta.

Cos’è successo nell’ultimo mese

La novità più importante è il commissariamento per infiltrazioni di Marano di Napoli, deliberato dal consiglio dei ministri dello scorso 17 giugno. Era accaduto già in passato, sempre in base all’art. 143 del testo unico degli enti locali.

Più precisamente il comune era già stato sciolto per questo motivo nel 1991, nel 2004 (decreto successivamente annullato dai giudici amministrativi) e nel 2016. Si tratta del quinto commissariamento per mafia del 2021.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: sabato 19 Giugno 2021)

Gli altri scioglimenti deliberati nell’ultimo mese, in base al testo unico degli enti locali e alla normativa delle regioni a statuto speciale, hanno riguardato 17 comuni.

L’instabilità politica resta la prima causa degli scioglimenti.

Tali scioglimenti sono causati prevalentemente da ragioni politiche, in linea con la tendenza rilevata l’anno passato. In alcuni casi la crisi politica della maggioranza in consiglio comunale è stata conseguenza anche delle inchieste della magistratura.

Il consiglio comunale di Foggia è stato sciolto dopo le dimissioni del sindaco, in seguito al coinvolgimento in un’inchiesta della magistratura che ha riguardato anche alcuni consiglieri e dipendenti. Sono tuttora in corso gli accertamenti della commissione d’accesso per la verifica di eventuali infiltrazioni della criminalità nell’ente locale.

Per accertare il condizionamento delle organizzazioni criminali sull’ente, il ministro degli interni nomina un’apposita commissione di indagine.
Vai a "Come funzionano i commissariamenti per infiltrazioni mafiose"

A Nocera Terinese (Catanzaro) si è verificata l’impossibilità di surroga dovuta alle dimissioni di numerosi consiglieri. A seguito dell’inchiesta “Alibante” della direzione distrettuale antimafia, è stata avviata la procedura di accesso per verificare l’esistenza di infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’ente locale.

Dimissionari anche i sindaci di Lona Lases (Trento), Cambiago (Milano) e Opera (Milano): nell’ultimo caso le dimissioni del sindaco fanno seguito ad un provvedimento limitativo della libertà adottato dai magistrati.

Le dimissioni contestuali della maggioranza dei consiglieri si sono verificate a San Tammaro (Caserta), Itri (Latina), Solopaca (Benevento), Genazzano (Roma), Lesa (Novara), Serrara Fontana (Napoli), Lauro e Forino (Avellino), Bagnoli Irpino (Avellino). In quest’ultimo caso lo scioglimento fa seguito ad un’inchiesta della magistratura sull'ente.

Si è verificato il decesso dei sindaci di Nogaredo (Trento) e Merlino (Lodi), dove consiglio e giunta rimangono in carica fino al prossimo turno elettorale.

Nominate commissioni per gestire il dissesto finanziario.

Si segnala infine che presso il comune di Trabia (Palermo), sciolto nel 2019 per la mancata approvazione del bilancio, è stata nominata la commissione straordinaria di liquidazione in seguito al ricorso alle procedure di risanamento finanziario. La stessa procedura ha riguardato anche altri quattro comuni attualmente sciolti. In particolare Crucoli (Crotone, commissariato per infiltrazioni mafiose nel 2018), Maniace (Catania, commissariato per infiltrazioni mafiose nel 2020), Santa Domenica Vittoria (Messina, sciolto a maggio per dimissioni dei consiglieri) e Decollatura (Catanzaro, sciolto l’anno scorso per dimissioni del sindaco).

Gli enti locali attualmente sciolti

Sono 205 i comuni attualmente sciolti. A questi si aggiungono le unioni dei comuni Valle del Giovenzano e Terre d'Acqua, le aziende sanitarie calabresi commissariate per infiltrazioni mafiose oppure ai sensi della legge n. 60 del 2019 e della legge n. 181 del 2020, nonché le altre aziende sanitarie commissariate a vario titolo in diverse regioni italiane.

La mappa include i comuni sciolti dal governo nazionale e quelli deliberati dalle regioni a statuto speciale sulla base dei rispettivi ordinamenti (in giallo quelli commissariati a seguito dell’esito negativo delle ultime elezioni amministrative).

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: sabato 19 Giugno 2021)

La quota di comuni sciolti per mafia non è omogenea sul territorio nazionale.

Dei 205 comuni sciolti, 41 (ovvero il 20% del totale) sono stati commissariati per infiltrazioni criminali. Con un impatto che varia molto all'interno del paese. In Calabria la metà dei comuni sciolti, cioè 15 su 30, è stato commissariato per mafia. In Puglia sono 6 su 15 (40%), in Sicilia 13 su 33 (39,4%), in Campania 5 su 26 (19,2%). In Basilicata ci sono 4 scioglimenti in corso, di cui uno per mafia, mentre in Valle d'Aosta sono 2 gli scioglimenti in corso, di cui uno - Saint-Pierre - sciolto per infiltrazioni oltre un anno fa (10 febbraio 2020).

Nella categoria altro sono compresi tutti gli scioglimenti diversi dal caso di infiltrazioni criminali (motivi politici, bilancio, elezioni non valide ecc.). Ai fini dell’elaborazione non sono considerati i provvedimenti emanati in base a norme specifiche per la sanità calabrese (leggi 60/2019 e 181/2020)

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: sabato 19 Giugno 2021)

Continua a crescere il numero degli enti locali sciolti

Con l’approvazione della legge 58/2021 sono state rinviate all'autunno (15 settembre - 15 ottobre) le elezioni previste per questa primavera, con la conseguente proroga delle amministrazioni in carica, sia di quelle elettive, sia di quelle a gestione commissariale.

Per questo motivo il numero degli scioglimenti in corso, esattamente come avvenuto nel 2020, è destinato ad aumentare progressivamente fino all'autunno.

Il dato mostra gli scioglimenti in corso rilevati al primo di ogni mese, e nel conteggio sono inclusi quindi anche quelli relativi ad anni precedenti e non ancora terminati. Non va letto come numero di scioglimenti deliberati in una certa data. Per il mese in corso è presentato anche il dato più recente rilevato.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 15 Luglio 2021)

Proprio come nel 2020, in cui all'inizio dell'anno i comuni sciolti erano meno di 160, cresciuti fino ai 273 di settembre, anche nel 2021 la curva è quindi destinata a salire fino all'autunno. Quando, tra settembre e ottobre, andranno al voto circa 1340 comuni. Un dato ancora provvisorio, perché si aggiungeranno quelli sciolti entro il termine ultimo del 27 luglio prossimo.

Anche in Sicilia, a seguito dell’ulteriore rinvio delle elezioni degli organi degli enti di area vasta, prosegue la gestione commissariale delle città metropolitane di Messina, Palermo e Catania e dei liberi consorzi municipali di Trapani, Siracusa, Ragusa, Enna, Caltanissetta, Agrigento.

I casi di infiltrazione negli enti locali campani

Lo scioglimento di Marano di Napoli riaccende l'attenzione sul rischio di condizionamento da parte della camorra delle amministrazioni locali. Con questo commissariamento, salgono a 356 i commissariamenti per infiltrazioni dal 1991 ad oggi.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: sabato 19 Giugno 2021)

Dal 1991 si sono registrati in Campania 112 commissariamenti di enti locali per infiltrazioni della criminalità organizzata (10 dei quali annullati dai giudici amministrativi), tra cui due aziende sanitarie locali. La maggior parte dei commissariamenti si sono verificati nella città metropolitana di Napoli (61 casi), seguita dalle province di Caserta (37), Salerno (8), Avellino (5), Benevento (1). In 41 casi la procedura di accesso si è conclusa con l’archiviazione.

87,5% dei commissariamenti per infiltrazioni della camorra in Campania si concentrano nelle aree di Napoli e Caserta.

In trent'anni i comuni campani commissariati sono stati 76, per un totale di 110 decreti di commissariamento. Sono stati 10 quelli successivamente annullati, tutti precedenti al 2009. È in questo quadro che va inserito anche il caso di Marano di Napoli, commissariato per infiltrazioni per la quarta volta nella sua storia, dopo gli scioglimenti del 1991, 2004 (questo annullato dai giudici amministrativi) e 2016.

Una periodicità che non riguarda solo questo comune, ma anche molti altri soprattutto nel territorio compreso tra la città metropolitana di Napoli e la provincia di Caserta.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: sabato 19 Giugno 2021)

Anche i pluricommissariamenti si concentrano soprattutto tra Napoli e Salerno.

Sono 26 i comuni campani sciolti più volte per infiltrazioni criminali. Oltre a Marano, sono stati sciolti 3 volte San Gennaro Vesuviano e Arzano (Napoli), oltre a 4 comuni della provincia di Caserta: San Cipriano d'Aversa, Grazzanise, Casapesenna e Casal di Principe. Altri 19 comuni sono stati commissariati per camorra 2 volte: 10 nella città metropolitana di Napoli, 5 nella provincia di Caserta, 2 rispettivamente nei territori di Salerno e Avellino.

Si tratta di un dato, quello dei pluricommissariamenti nel tempo, assolutamente da non sottovalutare. Come abbiamo avuto modo di raccontare nell'ultimo aggiornamento, è uno dei fattori che più spesso rappresentano una criticità nel ripristino della legalità dell'ente.

I commissariamenti per infiltrazioni mafiose e gli accessi in corso

Oltre al commissariamento di Marano di Napoli, il consiglio dei ministri a giugno ha deliberato la proroga del commissariamento per altri sei mesi di 3 comuni. Il 4 giugno è stato prorogato il commissariamento di Amantea (Cosenza), il 10 quello di Sant’Antimo (Napoli) e il 17 quello di Saint-Pierre (Aosta).

Attualmente sono 42 gli enti locali sottoposti a una gestione straordinaria (41 comuni e 1 azienda sanitaria), situati tutti nelle regioni meridionali, con l’eccezione di Saint Pierre (Aosta). Nelle prossime elezioni amministrative dell’autunno, saranno rinnovati gli organi rappresentativi di 20 comuni che escono dal commissariamento per infiltrazioni della criminalità organizzata.

Tutte le commissioni di accesso in corso sono insediate in comuni del mezzogiorno.

Nell’ultimo mese è stata istituita una commissione di accesso presso il comune di Castellammare di Stabia (Napoli). Si tratta della modalità con cui viene accertata la presenza di infiltrazioni in base al Tuel. Questo ente era stato oggetto negli ultimi anni di diverse interrogazioni parlamentari.

Gli organi di stampa hanno dato notizia dell’avvio della procedura di accesso in due altri comuni in provincia di Catanzaro.

42 gli enti locali attualmente gestiti da una commissione straordinaria

Salgono così a 13 le procedure di accesso in corso, alcune delle quali peraltro avviate nel 2019, come nel caso di Paterno Calabro (Cosenza) e Melfi (Potenza). Per quest'ultimo comune, la relazione del Governo per il 2020 sulle commissioni straordinarie dà notizia di provvedimenti di sospensione di dipendenti e di interventi correttivi proposti dal prefetto all’amministrazione comunale, senza peraltro che sia stato ancora definita la conclusione del procedimento di accesso.

Le altre commissioni di accesso sono state istituite a Barrafranca (Enna: il comune era già stato sciolto nell’agosto 2020 in seguito alle dimissioni della maggioranza dei consiglieri), San Giuseppe Jato (Palermo, anch'esso sciolto per dimissioni del sindaco, della giunta e della maggioranza dei consiglieri), Villaricca (Napoli; questo comune era stato già sciolto nel 1994 per infiltrazioni della camorra), Calatabiano (Catania), Rosarno (Reggio Calabria), Foggia, Ostuni (Brindisi), Bolognetta (Palermo).

Cosa ha portato ai recenti commissariamenti per mafia

Nel precedente aggiornamento avevamo parlato della proroga del periodo di gestione straordinaria del comune di Scanzano Jonico (Matera).

Le relazioni allegate ai decreti presidenziali analizzano il lavoro avviato dai commissari per il ripristino della legalità, le iniziative assunte e i fattori posti alla base la proroga del periodo di commissariamento.

La relazione del prefetto di Matera su Scanzano Jonico, nel sottolineare la forte capacità della malavita locale di condizionare l’attività dell’ente locale (un dipendente del comune è stato recentemente accusato di associazione mafiosa e altri gravi reati per aver favorito imprese legate alla ‘ndrangheta) evidenzia la necessità di portare a termine le azioni avviate dalla commissione straordinaria, con particolare riferimento ai provvedimenti di contrasto dell’abusivismo edilizio, in materia urbanistica e di realizzazione del programma di opere pubbliche.

Le relazioni sui commissariamenti in corso offrono un quadro dell'attività delle gestioni commissariali insediate.

È stata inoltre presentata la relazione del governo sull’attività delle 54 commissioni cui è stata affidata nel 2020 la gestione straordinaria degli enti sciolti per infiltrazione di tipo mafioso. Questo documento fornisce un quadro generale delle irregolarità ed inefficienze verificate negli enti locali interessati, in particolare nel settore degli appalti pubblici e dell’urbanistica, con inevitabili riflessi negativi anche sulla situazione finanziaria. Il 30% di essi versa infatti in condizioni di deficit finanziario (a fronte di un dato a livello nazionale del 5%).

Una specifica situazione è dedicata alle misure di ripristino della legalità nelle due aziende sanitarie calabresi commissariate nel 2019 per infiltrazioni della ‘ndrangheta (riorganizzazione dell’apparato amministrativo, reclutamento di nuovo personale, revisione delle procedure di appalto e acquisti, miglior utilizzo del patrimonio immobiliare, risanamento finanziario etc.).

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 15 Luglio 2021)

 

Le recenti decisioni dei giudici amministrativi

Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso contro il decreto di commissariamento del maggio 2020 del comune di Maniace (Catania). I giudici hanno confermato la validità degli elementi acquisiti dalla relazione della commissione di accesso. Sia riguardo ai collegamenti tra amministratori ed esponenti di Cosa nostra, sia alle irregolarità nella gestione amministrativa, cui è contestato l'accesso ai fondi europei destinati all'agricoltura ed all'allevamento di bestiame da parte di soggetti legati alla criminalità organizzata locale.

(...) una compagine politico-amministrativa composta da individui che, pur intercambiandosi nei ruoli e nelle responsabilità, è rimasta sostanzialmente immutata nel tempo, mostrandosi particolarmente coesa nel condividere strategie e metodologie di azione…….. nel caso di specie, non di contiguità si tratta ma di diretto coinvolgimento di esponenti delle istituzioni nella criminalità organizzata.

Il Tar Lazio ha anche giudicato inadeguati gli argomenti proposti dalla difesa per contestare la legittimità del decreto di commissariamento del dicembre 2019 del comune di Scanzano Jonico (Matera), di cui, come abbiamo detto, è stata disposta la proroga. La sentenza si sofferma in particolare su due vicende che sembrano indicare il ruolo degli interessi della criminalità organizzata sull'attività amministrativa.

In primo luogo, l’appalto del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, per cui la ditta incaricata sarebbe stata costretta a piegarsi alle richieste dei clan locali, per poi mantenere l’appalto per un lungo periodo, nonostante la contestazione di inadempienze e dello stato di insolvenza. In secondo luogo l’affidamento in gestione, senza le necessarie autorizzazioni e a titolo gratuito, di uno stabilimento balneare pubblico.

(...) l’attività dell’Ente è compromessa da condizionamento della criminalità organizzata: sussistono, in particolare, indizi del fatto che tale condizionamento sia reso possibile dalla presenza, nella struttura dell’Ente, di persone che hanno stretti contatti con i maggiori esponenti del locale clan mafioso, e che nella loro qualità sono in condizione di esercitare opportune pressioni sugli organi comunali competenti

Il Tar Lazio ha respinto infine il ricorso, da parte degli ex amministratori comunali, contro il decreto di commissariamento del giugno 2019 di San Cipirello (Palermo). Ponendo in evidenza, da un lato, il ruolo delle famiglie locali nella campagna elettorale e, dall’altro, le irregolarità nella gestione degli appalti volti a favorire imprese legate alla criminalità organizzata.

(Si registrano)...  sistematiche violazioni e irregolarità nella gestione delle attività comunali, idonee a dimostrare l’esistenza di un diffuso clima di illegalità e la compromissione della struttura burocratica e politica dell’ente

Le ultime sentenze riguardano anche il diritto di accesso in materia di commissariamenti.

Il Tar Sicilia ha considerato legittimo il comportamento dell’amministrazione, in tema di accesso alle relazioni delle commissioni prefettizie di verifica delle infiltrazioni mafiose. La prefettura aveva consentito la visione delle sole parti della relazione di interesse del soggetto richiedente (si trattava di un dipendente del comune che era stato licenziato in seguito al provvedimento di scioglimento dell’ente locale). Il giudice amministrativo sottolinea che la scelta della prefettura è volta a tutelare la riservatezza dei terzi ed il regolare svolgimento dei procedimenti penali pendenti, garantendo comunque la difesa del richiedente (sede Catania, n. 1632/2021).

Si segnala che il Consiglio per la giustizia amministrativa per la Sicilia (sentenza n. 497/2021) ha definitivamente confermato la legittimità dello scioglimento del comune di Catenanuova (Messina), deliberato dalla regione Sicilia nel 2020, dopo che il consiglio comunale aveva perso la metà dei consiglieri che si erano dimessi dall’incarico, senza possibilità di essere sostituiti.

Analogamente, il Tar Sicilia (sez. Catania, n. 1617/2021) ha confermato la legittimità del decreto di scioglimento del comune di Rosolini dello scorso marzo, in quanto la disciplina della legge regionale sul quorum necessario per la sfiducia del sindaco prevale su quella prevista dallo statuto comunale.

Composano, annullato lo scioglimento in consiglio di stato.

ll Consiglio di stato (sez. III, n. 4545/2021), riformando la precedente sentenza del Tar Campania (sentenza n. 3228/2021) ha invece annullato lo scioglimento marzo 2021 del comune di Camposano (Napoli). Il massimo organo amministrativo ha ribadito che la surroga dei consiglieri dimissionari può avvenire anche in sede di seconda convocazione, quando la prima convocazione sia in astratto possibile. Ciò anche al fine di evitare che consiglieri di minoranza possano sommare impropriamente le proprie dimissioni a quelle di consiglieri di maggioranza non motivate dalla volontà di sciogliere l’ente locale.

Respinti infine dal Tar Umbria (ordinanze n. 77/2021 e n. 87/2021) i ricorsi cautelari contro lo scioglimento dello scorso aprile del comune di Spoleto (Perugia).

Il ruolo delle sentenze nel definire la concreta applicazione delle norme è decisivo.

Attraverso ricorsi e sentenze, nel corso degli anni la giurisprudenza, in particolare quella amministrativa, ha chiarito molti ambiti di incertezza nella normativa sui commissariamenti per mafia e stabilito anche modalità di applicazione concreta. Per tenere traccia di questo lavoro, abbiamo raccolto un'analisi delle sentenze e delle decisioni di Tar e consiglio di stato che hanno permesso di capire concretamente cosa significa infiltrazione criminale negli enti locali. Una ricognizione, costantemente aggiornata, delle sentenze e decisioni di Tar e Consiglio di stato.

Le interrogazioni ed interpellanze parlamentari sui comuni sciolti

Dall'analisi degli atti di sindacato ispettivo rivolti dai parlamentari al governo possono emergere ulteriori informazioni su commissariamenti e scioglimenti.

1 risposta del Governo agli atti di sindacato ispettivo sugli enti locali.

Il sottosegretario agli interni ha risposto in commissione ad un'interrogazione su un grave episodio di inneggiamento della criminalità organizzata avvenuto al consiglio comune di Padova, ribadendo le condizioni previste dalla legge per lo scioglimento di un ente locale.

3 nuovi atti di sindacato ispettivo sugli enti locali.

Nell’ultimo mese sono state presentate interrogazioni sulle irregolarità nella gestione amministrativa dei comuni di Cercola (Napoli) e Nettuno (Roma) e nelle procedure di concorso dell’azienda sanitaria 1 di Napoli (già oggetto di un procedimento di accesso, concluso con l’archiviazione nel dicembre 2020).

Si segnala infine che nella seduta della camera del 15 giugno scorsonumerosi interventi hanno avuto ad oggetto un grave episodio di intimidazione ai danni di un parlamentare in relazione alla denuncia di voto di scambio avvenuta a Casteldaccia (Palermo), già oggetto in passato di diversi atti di sindacato ispettivo.

I dati mostrano le interrogazioni e interpellanze svolte nelle ultime 3 legislature (XVI, XVII e XVIII) sul tema dei commissariamenti.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 15 Luglio 2021)

 

Questo articolo è parte dell’osservatorio sui comuni e gli altri enti sciolti e commissariati, curato da openpolis in collaborazione con Giulio Marotta.

Foto: comune di Marano di Napoli

 

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Sale a 175 il numero dei comuni attualmente sciolti https://www.openpolis.it/sale-a-175-il-numero-dei-comuni-attualmente-sciolti/ Wed, 21 Apr 2021 07:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=112108 Sciolto per mafia Barrafranca (Enna) e insediata una nuova commissione di accesso a Bolognetta (Palermo). I motivi politici restano la causa prevalente dei nuovi commissariamenti. Un focus sulle recenti sentenze dei giudici e sugli atti di sindacato ispettivo.

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Prosegue il monitoraggio dell’osservatorio sui comuni commissariati. Un focus sugli scioglimenti degli enti locali e le loro cause, dai conflitti politici nella maggioranza, all’incapacità di approvare il bilancio, fino al caso più patologico: l’infiltrazione della criminalità organizzata. In collaborazione con Giulio Marotta.

Cos’è successo nell’ultimo mese

Il consiglio dei ministri del 15 aprile 2021 ha deliberato il commissariamento per infiltrazioni mafiose del comune di Barrafranca (Enna), già sciolto ad agosto 2020 in seguito alle dimissioni della maggioranza dei consiglieri. Si tratta del quarto commissariamento per mafia del 2021.

Gli altri scioglimenti deliberati nell’ultimo mese, in base al testo unico degli enti locali e alla normativa delle regioni a statuto speciale, hanno riguardato 21 comuni e un’unione di comuni.


La causa principale degli scioglimenti restano i conflitti politici nelle amministrazioni locali.

Tali scioglimenti sono stati causati prevalentemente da ragioni politiche, in linea con la tendenza rilevata l’anno passato. Le dimissioni contestuali della maggioranza dei consiglieri si sono verificate a Calatabiano, nella città metropolitana di Catania. In questo ente è stata istituita a dicembre 2020 una commissione d’accesso per la verifica di eventuali infiltrazioni criminali. Dimissioni dei consiglieri sono avvenute anche a Frascati (Roma), Panni (Foggia), Scurcola Marsicana e Villalago (L’Aquila), Albano Sant’Alessandro (Bergamo), Serramanna (Sud Sardegna), Lizzanello (Lecce), Sezze (Latina), Arce (Frosinone), Bernalda (Matera) e Brusciano (Napoli). Su quest’ultimo sono state presentate in parlamento richieste di chiarimenti sulla situazione dell’ordine pubblico (vedi oltre nel paragrafo dedicato alle interrogazioni). A Camposano (Napoli) si è verificata l’impossibilità di surroga dei consiglieri dimessi. Dimissionari i sindaci di San Germano Vercellese (Vercelli), Fiesso Umbertiano (Rovigo), Brentonico (Trento), mentre quelli di Rosolini (Siracusa) e Spoleto (Perugia) sono stati sfiduciati.

Il comune di Pizzone (Isernia) e l’unione di comuni Terre dell’Acqua (Bologna) sono stati sciolti per la mancata adozione delle misure di riequilibrio del bilancio. Si è infine verificato il decesso del sindaco di Carmignano di Brenta (Padova) e di Amatrice (Rieti), dove consiglio e giunta rimangono in carica fino al prossimo turno elettorale.

Gli enti locali attualmente sciolti

Salgono così a 175 i comuni attualmente sciolti. A questi si aggiungono le unioni dei comuni Valle del Giovenzano e Terre dell’acqua, le aziende sanitarie calabresi commissariate per infiltrazioni mafiose oppure ai sensi della legge 60 del 2019 e della legge 181 del 2020, oltre alle altre aziende sanitarie commissariate a vario titolo in diverse regioni italiane.

La mappa include i comuni sciolti dal governo nazionale e quelli deliberati dalle regioni a statuto speciale sulla base dei rispettivi ordinamenti (in giallo quelli commissariati a seguito dell’esito negativo delle ultime elezioni amministrative).

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 19 Aprile 2021)


La quota di comuni sciolti per mafia non è omogenea sul territorio nazionale.

Dei 175 comuni sciolti, 40 (ovvero quasi il 23%) sono stati commissariati per infiltrazioni criminali. Con un impatto che varia molto all'interno del paese: in Calabria più del 50% dei comuni sciolti, cioè 15 su 28, è stato commissariato per mafia. In Sicilia e Puglia la quota si colloca attorno al 40% (13 su 31 nella prima, 6 su 14 nella seconda). In Campania sono 4 su 19, cioè circa il 20%. In Basilicata ci sono 4 scioglimenti in corso, di cui uno per mafia, mentre in Valle d'Aosta sono 2 gli scioglimenti in corso, di cui uno - Saint-Pierre - sciolto per infiltrazioni oltre un anno fa.


Nella categoria altro sono compresi tutti gli scioglimenti diversi dal caso di infiltrazioni criminali (motivi politici, bilancio, elezioni non valide ecc.). Ai fini dell’elaborazione non sono considerati i provvedimenti emanati in base a norme specifiche per la sanità calabrese (leggi 60/2019 e 181/2020)

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 19 Aprile 2021)

L’impatto del rinvio del turno elettorale sugli scioglimenti

Con il decreto legge 25 del 2021, attualmente all’esame della Camera, sono state rinviate in autunno (15 settembre - 15 ottobre) le elezioni previste per la primavera 2021. Come conseguenza, sono state prorogate le amministrazioni in carica, sia quelle elettive, sia quelle a gestione commissariale. Per questo motivo il numero degli scioglimenti in corso, esattamente come avvenuto nel 2020, è destinato ad aumentare fino all'autunno.

Il dato mostra gli scioglimenti in corso rilevati al primo di ogni mese, e nel conteggio sono inclusi quindi anche quelli relativi ad anni precedenti e non ancora terminati. Non va letto come numero di scioglimenti deliberati in una certa data. Per il mese in corso è presentato anche il dato più recente rilevato.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 15 Luglio 2021)

All’inizio del 2020 i comuni sciolti erano meno di 160. A causa dell'emergenza Covid e del conseguente rinvio del turno elettorale della primavera 2020, il loro numero complessivo è progressivamente aumentato durante l’anno, fino a 273 scioglimenti anticipati rilevati a settembre. Una crescita che si è interrotta con i turni elettorali di settembre e ottobre 2020, per poi riprendere in maniera significativa nei mesi successivi.

Anche nel 2021 la curva è quindi destinata a crescere fino all'autunno quando, tra settembre e ottobre, andranno al voto più di 1.310 comuni. Un dato ancora provvisorio, perché si aggiungeranno quelli sciolti entro il termine ultimo del 27 luglio prossimo.

Gli ultimi commissariamenti per infiltrazioni mafiose

Con il commissariamento di Barrafranca salgono a 355 gli enti locali commissariati per infiltrazioni mafiose dal 1991 ad oggi. Un fenomeno che come si vede incide soprattutto nelle maggiori regioni del mezzogiorno. In Calabria e Campania sono stati oltre 100 i commissariamenti per mafia da quando esiste la normativa.

Sono stati considerati tutti i commissariamenti per infiltrazioni criminali per tutti gli enti dal 1991. Non sono considerate le proroghe.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 19 Aprile 2021)

Con lo scioglimento del comune di Barrafranca, salgono a 86 i comuni commissariati per infiltrazioni in Sicilia dal 1991. Si tratta del primo comune sciolto per questo motivo in provincia di Enna. Sull'isola, finora i casi più frequenti si sono registrati invece nelle città metropolitane di Palermo (36) e Catania (13). Seguite dalle province di Agrigento (9), Trapani e Caltanissetta (8), Messina (6), Ragusa (3), Siracusa (2).

Ogni punto sulla mappa rappresenta un comune. Il colore identifica il numero di scioglimenti per infiltrazioni criminali dal 1991. In verde quelli sciolti 1 volta, in giallo quelli sciolti 2 volte, in rosso quelli sciolti 3 volte. Si può cliccare sul punto per conoscere alcuni dati identificativi di quel comune.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 19 Aprile 2021)

Oltre al commissariamento del comune ennese, tra marzo e aprile il governo ha deliberato la proroga di sei mesi del periodo di gestione straordinaria dei comuni di Carmiano (Lecce), Africo (Reggio Calabria), San Giorgio Morgeto (Reggio Calabria) e Mezzojuso (Palermo).

40 i comuni attualmente gestiti da una commissione straordinaria


A conferma di una forte caratterizzazione territoriale del fenomeno, tutti gli enti locali sottoposti a una gestione straordinaria sono situati nelle regioni meridionali, con l’eccezione di Saint Pierre (Aosta). Nelle prossime elezioni amministrative dell’autunno 2021 si svolgeranno le elezioni dei nuovi organi rappresentativi in 19 comuni commissariati per infiltrazioni della criminalità organizzata.

Le procedure d’accesso in corso

Il 30 marzo scorso è stata istituita una commissione di accesso presso il comune di Bolognetta (Palermo).

Per accertare il condizionamento delle organizzazioni criminali sull’ente locale, il ministro degli interni nomina un’apposita commissione di indagine prefettizia.
Vai a "Come funzionano i commissariamenti per infiltrazioni mafiose"

Tutte le nuove commissioni di accesso sono insediate in comuni del mezzogiorno.

Sono quindi 10 le procedure di accesso tuttora in corso rese note da fonti ufficiali, alcune delle quali avviate nel 2019 o nei primi mesi del 2020.

Oltre a Bolognetta, riguardano i comuni di Melfi (Potenza), Paterno Calabro (Cosenza), San Giuseppe Jato (Palermo), quest'ultimo sciolto per dimissioni del sindaco, della giunta e della maggioranza dei consiglieri. E poi i comuni di Marano di Napoli (già commissariato tre volte in passato per infiltrazioni della camorra), Villaricca (Napoli; già sciolto nel 1994 per infiltrazioni della camorra), Calatabiano (Catania), Rosarno (Reggio Calabria), Foggia e Ostuni (Brindisi).

Cosa ha portato ai recenti commissariamenti per mafia

Nei precedenti approfondimenti abbiamo dato notizia del commissariamento per infiltrazioni mafiose dei comuni di Guardavalle (Catanzaro) e Carovigno (Brindisi) e della proroga della gestione straordinaria del comune di Orta di Atella (Caserta).

Le relazioni allegate ai decreti presidenziali segnalano i motivi alla base delle decisioni del governo (su parere conforme del comitato provinciale per l’ordine pubblico). Questi documenti inoltre riportano il lavoro avviato dai commissari per il ripristino della legalità, le iniziative assunte e i fattori che hanno portato alla proroga del commissariamento.

3 nuove relazioni prefettizie pubblicate.

Le relazioni su Guardavalle fondano i presupposti del commissariamento sui risultati delle numerose indagini giudiziarie sulla criminalità organizzata calabrese che hanno riguardato anche il territorio di Catanzaro e sull’esito degli accertamenti svolti dalla commissione di accesso. Viene evidenziata la forte capacità di controllo del territorio esercitato a Guardavalle dai clan locali, in grado di condizionare le scelte dell’amministrazione, con particolare riferimento all’affidamento di lavori e forniture (grazie all’elusione delle norme del codice degli appalti e del codice antimafia) e alle concessioni per lo sfruttamento forestale dei terreni comunali e per l'uso del demanio marittimo per stabilimenti balneari.

(...) un'Amministrazione comunale vulnerabile alle interferenze della criminalità organizzata, con un apparato politico che si mostra condizionato, in forme talora eclatanti talaltre più subdole e sofisticate ma comunque rilevate  in  ogni ambito in cui l'azione degli Organi locali interseca le proiezioni affaristiche della criminalità organizzata. (...) non v'è settore che non sia offuscato dai tentativi delle locali consorterie di trarne indebite utilità o consolidamento delle manifestazioni di forza.

Nel caso di Carovigno (già sciolto a gennaio 2021 per dimissioni dei consiglieri) vengono poste in evidenza le possibili relazioni, sin dalla fase elettorale, tra esponenti della Sacra corona unita e alcuni amministratori, quali emergono dall’operazione di polizia ‘Reset’, cui si sommano episodi di gravi intimidazioni ai danni di rappresentanti dell’opposizione, dipendenti amministrativi e aziende locali. Oltre a questo, sarebbero stati favoriti gli interessi della cosca, in particolare rispetto allo sfruttamento delle attività turistiche del territorio. Viene infine sottolineata la sistematica violazione della normativa antimafia, ciò che ha favorito le attività di soggetti legati ai clan locali.

(...) si è concretizzato in un ‘pactum sceleris’ tra amministratori ed esponenti della criminalità organizzata, che pone in luce la necessità di procedere (…) attraverso lo strumento dissolutorio di cui all’art. 143 del Tuel


Le relazioni sui commissariamenti in corso offrono un quadro dell'attività delle gestioni commissariali insediate.

 

La relazione del prefetto su Orta di Atella dà conto degli interventi intrapresi dalla commissione straordinaria per il pieno ripristino della legalità nel territorio comunale. In particolare con l'approvazione di nuovi regolamenti, la riorganizzazione del personale, il rispetto del codice degli appalti e della normativa antimafia (oltre alla verifica della regolarità anche degli appalti e concessioni in corso).

La prosecuzione della gestione commissariale straordinaria viene giustificata soprattutto con la necessità di proseguire l’azione di risanamento del bilancio e concludere il processo di approvazione del nuovo piano urbanistico, che deve affrontare il complesso problema del cosiddetto “sacco di Orta” (2.500 unità immobiliari prive di titolo edilizio e 1.500 immobili sottoposti a sequestro).

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 15 Luglio 2021)

L’esito degli ultimi ricorsi sui commissariamenti

Il consiglio di stato ha definitivamente confermato la legittimità del decreto di commissariamento del 2019 del comune di San Cataldo (Caltanissetta). I giudici amministrativi forniscono un quadro delle irregolarità rilevate in diverse aree di attività dell’ente locale (affidamento degli appalti, abusivismo, gestione tributi, beni confiscati alle mafie etc.), oltre alle responsabilità dell’organo politico, anche per quanto riguarda il mancato controllo del personale risultato colluso con le organizzazioni criminali.

(...) l’amministrazione in carica nulla abbia fatto in concreto per rimuovere l’inefficienza, ovvero si sia macchiata di comportamenti meramente omissivi, connotati da tolleranza o tiepidezza, o di condotte di dissociazione meramente nominale o dichiarata, trattandosi in ogni caso di modalità funzionali ad una perpetuazione della situazione di disfunzione e di illegalità preesistente (...)

Il Tar Lazio ha respinto il ricorso contro il decreto di commissariamento del 2019 del comune di Arzano (Napoli), presentato dagli ex sindaco, assessori e consiglieri comunali. Dopo aver acquisito il testo integrale della relazione predisposta dalla commissione d’accesso e aver esaminato le contestazioni avanzate dalla difesa degli ex amministratori sulla ricostruzione dei fatti da parte della prefettura, i giudici amministrativi ribadiscono la piena legittimità del provvedimento del governo. Viene sottolineata in particolare la continuità che ha caratterizzato nel tempo l’amministrazione comunale, in un ente già sciolto nel 2008 e 2015 per infiltrazioni della camorra. Vengono indicati collegamenti emersi tra esponenti della criminalità organizzata e amministratori e dipendenti (compresa la fase elettorale), i ripetuti episodi di intimidazione (anche a danno di giornalisti) e le irregolarità registrate nella gestione ordinaria, con particolare riferimento alle concessioni urbanistiche e alle pratiche edilizie.

(...) Le circostanze riportate non lasciano dubbi in ordine alla sussistenza di elementi concreti e univoci dell’esistenza di collegamenti diretti e indiretti della disciolta amministrazione con la criminalità organizzata di stampo mafioso e di ingerenze di quest’ultima sull’attività dell’amministrazione comunale per perseguire i propri interessi.

Confermata anche la legittimità del decreto di commissariamento del 2019 di Orta di Atella (Caserta). Il Tar Lazio evidenzia il perdurare dei legami tra amministratori e soggetti contigui alla criminalità organizzata locale (il precedente sindaco è stato condannato dalla Cassazione in quanto associato al clan dei Casalesi) e la continuità nelle scelte dell’amministrazione comunale, con particolare riferimento alla mancata revoca del piano urbanistico comunale, successivamente annullato dalla commissione straordinaria, che ha determinato negli anni una cementificazione illegale del territorio (vedi anche paragrafo precedente).

Il consiglio di stato ha invece accolto il ricorso contro il decreto di scioglimento anticipato del luglio 2020, in base all’art. 141 del Tuel, del comune di Pietrapaola (Cosenza). La sentenza riafferma l’obbligo da parte del consiglio comunale di procedere alla surroga dei consiglieri dimissionari, anche in seconda convocazione (e quindi con il quorum ridotto previsto per la validità delle deliberazioni), non essendo legittime pratiche dilatorie ed ostruzionistiche che paralizzino il regolare svolgimento della vita democratica dell’ente locale.

il Tar di Catania ha accolto il ricorso contro il decreto di scioglimento anticipato del novembre 2020, da parte del presidente della regione Sicilia, del comune di Catenanuova (Enna), contestando i criteri adottati per determinare la validità delle sedute del consiglio comunale rispetto al numero di consiglieri dimissionari.


La Corte costituzionale si è espressa sulla legge Severino.

La consulta ha giudicato non fondate le questioni di legittimità costituzionale del decreto legislativo n. 235 del 2012 (cd. legge Severino). Queste erano state avanzate da un consigliere della regione Liguria, sospeso dal suo incarico nel luglio 2019 in seguito alla condanna in primo grado per i reati  di peculato e di falsità ideologica commessa da pubblici ufficiali in atti pubblici. La corte ribadisce la legittimità della normativa, anche nei riguardi dei principi comunitari, sottolineando che la sospensione dalla carica, destinata a cessare immediatamente con il proscioglimento o l’assoluzione, e comunque limitata ad un massimo di 18 mesi, è volta a garantire il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione. Essa trova infatti applicazione solo in caso di reati strettamente legati alle funzioni esercitate, perché di particolare gravità ovvero commessi contro la pubblica amministrazione.

La misura non assolve invero a funzioni sanzionatorie o di cautela penale, ma è semplicemente diretta a garantire l’oggettiva onorabilità di chi riveste la carica pubblica (...)


Le relazioni allegate ai decreti di scioglimento sono atti “riservati”?

Su richiesta del ministero dell’interno, volta a superare le diverse interpretazioni in ordine alla possibilità di accedere alle parti delle relazioni prefettizie coperte da segreto, il consiglio di stato ha espresso un parere sull’utilizzo dei diversi istituti dell’accesso nel caso di informazioni classificate come “riservate”. Il giudice amministrativo ritiene necessario che il consiglio dei ministri, con la delibera di scioglimento dell’ente locale, decida contestualmente se mantenere o meno il segreto su alcune parti delle relazioni prefettizie (la legge n. 124 del 2007 prevede infatti la possibilità di “declassificare”, a distanza di tempo, un atto classificato come “riservato”).

L’accesso è sempre precluso in caso di segreto di stato, mentre nelle altre tipologie di documenti “riservati” (segretissimo, segreto, riservatissimo, riservato) il giudice potrà disporre la sola visione alle parti del procedimento (senza comunque consentirne la riproduzione). Questo limitatamente al caso di “accesso difensivo”, quando cioè sia dimostrata la necessità di conoscere i contenuti di quel specifico documento ai fini della tutela di un proprio interesse giuridico.

Attraverso ricorsi e sentenze, nel corso degli anni la giurisprudenza, in particolare quella amministrativa, ha chiarito molti ambiti di incertezza nella normativa sui commissariamenti per mafia e stabilito anche modalità di applicazione concreta. Per tenere traccia di questo lavoro, abbiamo raccolto un'analisi delle sentenze e delle decisioni di Tar e consiglio di stato che hanno permesso di capire concretamente cosa significa infiltrazione criminale negli enti locali.

Interrogazioni ed interpellanze parlamentari sui comuni sciolti

Dall'analisi degli atti di sindacato ispettivo rivolti dai parlamentari al governo possono emergere ulteriori informazioni su commissariamenti e scioglimenti.


4 risposte del governo agli atti di sindacato ispettivo sugli enti locali.

Il ministro dell'interno ha risposto a un'interrogazione sulla possibilità di infiltrazioni della camorra a Castellammare di Stabia (Napoli), comune oggetto anche di altre recenti interrogazioni. Ha reso noto che a breve sarà deciso se istituire una commissione di accesso sia per Castellammare di Stabia che per Torre del Greco (seduta del senato dello scorso 15 aprile). Rispetto alle segnalazioni di irregolarità sulle ultime elezioni amministrative di Reggio Calabria il sottosegretario per l’interno ha dato conto alla camera degli accertamenti, tuttora in corso, effettuati da magistratura e prefettura e dei provvedimenti limitativi della libertà nei confronti, tra gli altri, di un consigliere e di un dipendente comunale. Sullo stesso tema sono state presentate altre due interrogazioni, il 24 e il 26 marzo scorso.

Il governo ha risposto in commissione a un’interrogazione sul comune di Casteldaccia (Palermo), elencando i provvedimenti di sospensione del sindaco e di altri amministratori coinvolti in inchieste della magistratura. È stata infine data risposta a un’interrogazione riguardante il comune di Castelvetrano (Trapani, sciolto per mafia nel 2017). Rispetto a questo caso sono stati forniti chiarimenti sugli accertamenti svolti negli anni scorsi dal ministero dell’economia sulle irregolarità nella gestione del personale.

13 nuovi atti di sindacato ispettivo sugli enti locali.


Numerosi atti di sindacato ispettivo riguardano possibili condizionamenti della criminalità organizzata sugli enti locali.

In particolare, viene chiesta l’istituzione di un commissione di accesso presso i comuni di Catania, Castel Volturno (Caserta), Pulsano (Taranto) e Torre del Greco (Napoli). Per quest’ultimo ente l’avvio della procedura di accesso era stato già sollecitato in passato. Richiesta analoga è stata rivolta al governo rispetto al comune di Brusciano (Napoli), recentemente sciolto per dimissioni della maggioranza dei consiglieri. Negli atti presentati il 16 marzo scorso alla camera e al senato vengono citati numerosi atti di intimidazione, attività illegali e ipotesi di compravendita di voti. Il caso di Brusciano è stato al centro dell’audizione della commissione antimafia del 25 marzo. La stessa commissione ha approfondito anche la situazione del consiglio comunale di Petilia Policastro (Crotone), dove un’inchiesta della Dda di Catanzaro ha determinato la sospensione di due consiglieri comunali; la seduta del 24 marzo scorso è stata secretata. Altre interrogazioni riguardano il condizionamento della criminalità organizzata nel territorio del comune di Terracina (Latina), le procedure di assunzione presso il comune di Guidonia e la regione Lazio e le modalità di redazione del piano aziendale da parte del commissario straordinario dell'Asp di Crotone.

I dati mostrano le interrogazioni e interpellanze svolte nelle ultime 3 legislature (XVI, XVII e XVIII) sul tema dei commissariamenti.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 15 Luglio 2021)

 

Questo articolo è parte dell’osservatorio sui comuni e gli altri enti sciolti e commissariati, curato da openpolis in collaborazione con Giulio Marotta.

Foto credit: Wikimedia Commons (Spoleto) - Licenza

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