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	<title>gig economy Archivi - Openpolis</title>
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		<title>Prospettive e criticità del fenomeno del food delivery</title>
		<link>https://www.openpolis.it/prospettive-e-criticita-del-fenomeno-del-food-delivery/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jul 2019 08:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del dato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=52207</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il tema del food delivery solleva molte questioni tipiche dell'economia digitale e dell'effetto che produce sulla società, a partire dal difficile rapporto con i lavoratori del settore, i cosiddetti riders, ma anche rispetto all'impatto che questi servizi hanno sulle nostre città.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/prospettive-e-criticita-del-fenomeno-del-food-delivery/">Prospettive e criticità del fenomeno del food delivery</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A giugno ci eravamo occupati del fenomeno dell&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/il-fenomeno-dellhouse-sharing-e-la-trasformazione-delle-citta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Home sharing</a>, oggi trattiamo un altro tema legato all&#8217;economia digitale, quello del <strong>food delivery. In questo caso non si tratta di piattaforme di sharing economy ma piuttosto di una forma specifica di quella che viene chiamata gig economy.</strong></p>
<p>Un tema diverso dunque ma con moltissimi punti di contatto. In questo caso<strong> i temi di conflitto si spostano in maniera marcata sul rapporto tra le piattaforme e i lavoratori, ma anche in questo settore emerge il ruolo chiave che possono giocare le istituzioni cittadine e l&#8217;impatto che questi servizi generano sul modo in cui viviamo le città.</strong></p>
<h3></h3>
<h3>Chi sono i riders</h3>
<p>I riders del food delivery sono una figura di lavoratori nata come conseguenza dello sviluppo dell&#8217;economia digitale e delle app. Di solito il fenomeno viene inquadrato in termini generali all&#8217;interno del più ampio settore della gig economy, ovvero la cosiddetta economia dei lavoretti. Dunque la prima cosa da chiedersi è se davvero si tratta di lavoretti, cioè di lavoro occasionale.</p>
        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Con gig economy si intende un modello economico dove non esistono prestazioni lavorative continuative e il lavoro è a chiamata. Domanda e offerta vengono infatti gestite in maniera semi-automatizzata attraverso piattaforme web e app dedicate.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-le-piattaforme-digitali-organizzano-il-lavoro/">
                "Come le piattaforme digitali organizzano il lavoro"</a></span>

            </div>
        </section>
		
        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Consulta i dati</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.lavorodirittieuropa.it/images/presentazione_riders_compressed.pdf" target="_blank" rel="noopener">I riders: una ricerca di carattere ricognitivo</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<p>Un articolo di <a href="https://www.wired.it/economia/lavoro/2019/02/07/fattorini-milano-food-delivery/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">wired</a> tratta questo argomento riprendendo una ricerca dell&#8217;Università di Milano che ha tracciato un identikit dei fattorini che lavorano per le app di consegna a domicilio nel capoluogo lombardo. <strong>Dai risultati della ricerca emerge come, nella maggioranza dei casi, i fattorini non sono studenti o persone con un altro lavoro che offrono le loro prestazioni da riders per arrotondare lo stipendio. </strong>Si tratta piuttosto di lavoratori a tempo pieno, maschi, tra i 22 e i 30 anni, spesso stranieri.</p>
<p>Una parte di questi stranieri inoltre risulta priva di permesso di soggiorno. Sommando coloro che hanno risposto di non disporre del permesso (1%) a quelli che non hanno voluto rispondere a questa domanda si raggiunge infatti l&#8217;11% del campione. Quello dei <a href="http://www.vita.it/it/article/2019/07/08/chi-ci-porta-il-food-delivery-a-casa-spesso-sono-i-clandestini/152158/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">migranti &#8220;clandestini&#8221; che lavorano nel food delivery</a> pur non avendo documenti è peraltro un fenomeno ormai noto.</p>
<h3>Lavoro autonomo o dipendente?</h3>
<p>Il modello di business delle aziende digitali del food delivery, varia da piattaforma a piattaforma, ma in ognuno di questi casi si basa sulla <strong>capacità di connettere tre attori diversi: ristoratori, fattorini e clienti finali.</strong> A seconda dei casi in Italia i riders possono essere pagati a orario o a cottimo, ma comunque <strong>un risparmio è ottenuto sul costo del lavoro </strong>a causa dell&#8217;assenza di contratti nazionali e dei diritti garantiti dal lavoro subordinato, come ad esempio la malattia o le ferie.</p>
        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Leggi</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.researchgate.net/publication/327269701_Le_mobilitazioni_dei_fattorini_della_gig_economy_in_Italia_forme_organizzative_e_implicazioni_per_la_rappresentanza" target="_blank" rel="noopener">Le mobilitazioni dei fattorini della gig economy in Italia</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<p>Ad aprile dello scorso anno il Tribunale di Torino ha confermato con una sentenza che i fattorini di Foodora non possono essere considerati lavoratori subordinati. Partendo da questo elemento Arianna Tassinari e Vincenzo Maccarrone hanno ricostruito <strong>le mobilitazioni dei fattorini della gig economy in Italia fino a metà 2018</strong> e i modelli di rappresentanza in cui si sono alternati atteggiamenti di diffidenza nei confronti dei sindacati confederali a momenti di collaborazione.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/lo-sciopero-dei-riders-a-bologna/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi la nostra intervista<br><strong>Lo sciopero dei riders a Bologna</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Uno dei principali episodi di collaborazione tra riders e sigle confederali è stata la sottoscrizione da parte di Cgil, Cisl e Uil insieme a Riders Union Bologna e all&#8217;amministrazione comunale della <a href="http://www.comune.bologna.it/sites/default/files/documenti/CartaDiritti3105_web.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano</a>.</p>
<p><a href="http://www.comune.bologna.it/sites/default/files/documenti/CartaDiritti3105_web.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-52222" src="http://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/Carta-dei-diritti-fondamentali-del-lavoro-digitale-nel-contesto-urbano.pdf.png" alt="" width="791" height="794" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/Carta-dei-diritti-fondamentali-del-lavoro-digitale-nel-contesto-urbano.pdf.png 791w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/Carta-dei-diritti-fondamentali-del-lavoro-digitale-nel-contesto-urbano.pdf-768x771.png 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/Carta-dei-diritti-fondamentali-del-lavoro-digitale-nel-contesto-urbano.pdf-92x92.png 92w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/Carta-dei-diritti-fondamentali-del-lavoro-digitale-nel-contesto-urbano.pdf-414x416.png 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/Carta-dei-diritti-fondamentali-del-lavoro-digitale-nel-contesto-urbano.pdf-635x637.png 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/07/Carta-dei-diritti-fondamentali-del-lavoro-digitale-nel-contesto-urbano.pdf-249x250.png 249w" sizes="(max-width: 791px) 100vw, 791px" /></a></p>
<p>Ovviamente, finché la piattaforme non decideranno di sottoscriverla, la carta resta semplicemente una dichiarazione di principi. Tuttavia rappresenta <strong>un esempio di dialogo tra sindacati confederali, sindacati di base e attori istituzionali che può rappresentare un punto di partenza importante</strong>. Nel frattempo le <a href="https://ilmanifesto.it/rider-lunica-certezza-e-la-lotta-per-i-diritti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">mobilitazioni</a> dei fattorini sono continuate con attenzione intermittente da parte del mondo dell&#8217;informazione e della politica.</p>
        <section class="dossier">
            <div>
															Leggi									                <span class="read-more"><a href="https://www.openpolis.it/esercizi/verso-unaltra-gig-economy/">"Ripensare la gig economy, per un lavoro più giusto"</a></span>
            </div>
        </section>
		
<h3>Logistica metropolitana e cambiamento delle città</h3>
<p>Quello di Bologna è un caso di relazione triangolare tra piattaforme, lavoratori e istituzioni metropolitane che chiarisce bene <strong>il ruolo delle città nel settore del food delivery e dell&#8217;importanza che le istituzioni cittadine possono assumere su questi temi.</strong></p>
<p>Ovviamente questo non vuol dire escludere la possibilità di accordi più ampi, tuttavia<strong> è nel territorio urbano che queste realtà operano ed è sulle città che queste evoluzioni tecnologiche esprimono più chiaramente i loro effetti sociali incrociando il tema più tradizionale della logistica metropolitana</strong>. Maurilio Pirone, ricercatore e rider, in un&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/logistica-metropolitana-economia-delle-piattaforme-e-diritto-alla-citta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">intervista</a> ci ha parlato proprio delle connessioni tra economia delle piattaforme e logistica.</p>
        <section class="dossier">
            <div>
															Leggi									                <span class="read-more"><a href="https://www.openpolis.it/esercizi/nostro-diritto-digitale-alla-citta/">"Il nostro diritto digitale alla città"</a></span>
            </div>
        </section>
		
<p>Technopolis è un podcast di <a href="https://www.citylab.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">CityLab</a>, un sito d&#8217;informazione dedicato alle città e alla loro evoluzione alla luce dei cambiamenti tecnologici. In una puntata del podcast intitolata <a href="https://www.citylab.com/solutions/2019/02/podcast-technopolis/583096/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Delivery City: Will food delivery apps kill your favorite neighborhood restaurant?</a> i conduttori hanno discusso con alcuni ospiti di <strong>come il food delivery sia destinato a cambiare il volto delle nostre città.</strong></p>
<h3>La risposta cooperativa</h3>
<p>Quello delle cooperative è un modello con una forte tradizione nel nostro paese. Come nel caso dell&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/il-fenomeno-dellhouse-sharing-e-la-trasformazione-delle-citta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Home sharing</a> anche <strong>per il food delivery il modello cooperativo potrebbe rappresentare una chiave per risolvere alcuni dei principali problemi</strong>. In Italia ancora non esistono esempi di questo tipo ma, come spiega Luca Zorloni su <a href="https://www.wired.it/economia/lavoro/2018/06/22/coop-gig-economy/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Wired</a>, si tratta di un percorso promettente che in altri paesi europei ha preso avvio già da alcuni anni.</p>
        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scopri cos&#8217;è</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.alleanzacooperative.it/uffici-studi/wp-content/uploads/2016/07/Il-Cooperativismo-di-piattaforma-v1.pdf" target="_blank" rel="noopener">Il cooperativismo di piattaforma</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<p>In Belgio ad esempio si trova il caso di <a href="https://www.molenbike.be/en/index.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">molenbike</a>, una piattaforma di consegne a domicilio in bicicletta basata su un modello cooperativo attento alle dinamiche ambientali. L&#8217;app utilizzata è il frutto di un&#8217;altra cooperativa questa volta francese, <a href="https://coopcycle.org/en/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">coopcycle</a>.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Il rischio, se una cooperativa si mette ad assumere fattorini al posto di Deliveroo, Foodora e altri, è che deresponsabilizzi le piattaforme. Ti metti al loro posto</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.wired.it/economia/lavoro/2018/06/22/coop-gig-economy/" target="_blank">- Francesca Martinelli su Wired</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>In Italia ci sono stati dei contatti tra riders e alcune cooperative di artisti e lavoratori dello spettacolo. Tuttavia, data l&#8217;attuale situazione normativa, la creazione di un intermediario avrebbe potuto creare più problemi che soluzioni. L&#8217;alternativa più probabile invece resta quella dell&#8217;auto organizzazione.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/progetti-on-line-per-nuove-forme-di-mutuo-soccorso/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br><strong>Progetti on line per nuove forme di mutuo soccorso</strong></a>.</p>
        </section>
		
<h3>Monitorare il fenomeno e la ricerca sul tema</h3>
<p>Come stanno cambiando la nostra società e le nostre città? Quali sono gli effetti sui diritti dei lavoratori e sull&#8217;economia dei nuovi servizi digitali e dell&#8217;evoluzione dei mezzi di trasporto? Il sistema normativo è preparato a rispondere a queste evoluzioni?</p>
<p>Queste sono le domande cui cerca di dare risposta <a href="https://project-plus.eu/the-project/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">project plus</a>, un progetto di ricerca che sta indagando in particolare sugli effetti di quattro grandi piattaforme (AirBnb, Deliveroo, Helpling and Uber) su sette città europee (Barcellona, ​​Berlino, Bologna, Lisbona, Londra, Parigi, Tallinn).</p>
<p>Un altro interessante progetto incentrato su questi temi è <a href="https://platformlabor.net/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">platform Labor</a> che si propone d&#8217;indagare su tre focus di ricerca tra cui <em>The organization and experience of low-income service work in the “on-demand economy”</em>. Il sito oltre che pubblicare le ricerche dei suoi autori dà spazio a un blog e a un feed di notizie in cui sono trattati i temi d&#8217;interesse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se non lo avete ancora fatto potete <a href="https://b7h3d.emailsp.com/frontend/forms/Subscription.aspx?idList=1&amp;idForm=46&amp;guid=f5db7580-08ea-4ac0-bd9e-fc14eb028cc4" target="_blank" rel="noopener noreferrer">iscrivervi alla nostra newsletter</a>. Se già fate parte della community openpolis invece potete gestire la vostra iscrizione e scegliere quali canali seguire, accedendo alla sezione dedicata nell’ultima mail che vi abbiamo inviato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/prospettive-e-criticita-del-fenomeno-del-food-delivery/">Prospettive e criticità del fenomeno del food delivery</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Verso un’altra gig economy, pubblicato il pamphlet</title>
		<link>https://www.openpolis.it/verso-unaltra-gig-economy-pubblicato-il-pamphlet/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele De Bernardin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jul 2018 13:18:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del dato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=26601</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come le piattaforme che intermediano il lavoro riducono i costi per i datori aumentando i rischi per chi lavora.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/verso-unaltra-gig-economy-pubblicato-il-pamphlet/">Verso un’altra gig economy, pubblicato il pamphlet</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il lavoro portato avanti in queste settimane, openpolis pubblica il pamphlet <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/07/Pamphlet-2017-Digital_sperads.pdf" target="_blank" rel="noopener">Verso un&#8217;altra gig economy</a>, traduzione di <a href="https://meatspacepress.org/" target="_blank" rel="noopener">Towards a fairer gig economy</a>, edito da Mark Graham e Joe Shaw, e pubblicato da Meatspace Press.</p>
        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Verso un’altra gig economy</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/07/Pamphlet-2017-Digital_sperads.pdf" target="_blank" rel="noopener">Scarica il pamphlet</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<p><strong>Disintermediare, significa eliminare gli intermediari. </strong></p>
<p>Coincide con l’idea di assegnare alla tecnologia la promessa di liberarci dalle tante schiavitù — e relativi costi — che gli intermediari impongono alle relazioni economiche e sociali. Ereditato dalla finanza anni ‘80 — fare a meno della banca per gestire direttamente il risparmio — il sogno della disintermediazione si è tradotto in mille realizzazioni diverse, grazie alla diffusione di internet.</p>
<p>Se ci si pensa buona parte delle “innovazioni” rivoluzionarie della Silicon Valley &#8211; le cosiddette “disruption”, altra parola feticcio &#8211; hanno al cuore l’eliminazione degli intermediari tradizionali per fare incontrare direttamente produzione e consumo, venditori e acquirenti. Con vantaggio reciproco: più profitto per chi vende e risparmio per chi compra. Libri, musica, film, pubblicità, aste, viaggi, camere in affitto, taxi&#8230; Per poi inevitabilmente arrivare al lavoro.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Tanta innovazione tecnologica soltanto per tornare al vecchio cottimo</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Piattaforme che usano le tecnologie digitali per mettere in relazione chi offre lavoro con chi lo cerca. Soltanto che il lavoro disintermediato si è scoperto essere un lavoretto, non più svolto da dipendenti ma da falsi imprenditori autonomi. Una volta tolti di mezzo gli intermediari novecenteschi – con tutti i loro problemi, ma anche con le loro garanzie – a regolare i tempi, i costi e i modi del lavoro è rimasta la piattaforma – cioè i suoi proprietari, con i suoi algoritmi, che non prevedono trattative o vertenze. Non era la fine dell’intermediazione? Tanta innovazione tecnologica soltanto per tornare al vecchio cottimo?</p>
<p><strong>È arrivato il tempo di capire meglio cosa sta accadendo, cosa significhi concretamente lavoro digitale, economia delle piattaforme e gig economy.</strong> A noi piace farlo portando in Italia le riflessioni e i contributi raccolti in questo libretto, di cui apprezziamo soprattutto lo sforzo di superare l’esistente, di cercare le alternative ad un meccanismo che prometteva liberazione e ha perlopiù prodotto sfruttamento.</p>
<p><strong>La traduzione di questo libretto</strong> è anche l’occasione per raccogliere testimonianze, proposte, analisi e dati nel nostro campo, sulla situazione in Italia.</p>
<p>Abbiamo dedicato al tema <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/verso-unaltra-gig-economy/" target="_blank" rel="noopener">uno dei nostri esercizi</a> che proponiamo come un viaggio a tappe in cui si alternano gli articoli del libretto con le interviste ai “rider ” delle nostre città e ad che vivono di economia digitale. <strong>Con il racconto di chi tenta di organizzare nuove forme di lotta e si batte per nuove regole, di chi sta già praticando usi diversi delle tecnologie o nuove possibili mediazioni che possano rappresentare un progresso per le persone che lavorano, prima che per i padroni delle tecnologie.</strong></p>
<p>Un viaggio che openpolis porta avanti insieme a <a href="https://twitter.com/VBazzarin" target="_blank" rel="noopener">Valentina Bazzarin</a>, <a href="https://twitter.com/federicopvs" target="_blank" rel="noopener">Federico Piovesan</a>, <a href="https://twitter.com/albertovalzgris/media" target="_blank" rel="noopener">Alberto Valz Gris</a> che ci hanno aiutato nella tradizione dei testi e nella raccolta di interviste e testimonianze. <strong>Per proporre contributi o segnalare esperienze scriveteci a <a href="mailto:fondazione@openpolis.it" target="_blank" rel="noopener">fondazione@openpolis.it</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/verso-unaltra-gig-economy-pubblicato-il-pamphlet/">Verso un’altra gig economy, pubblicato il pamphlet</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Logistica metropolitana, economia delle piattaforme e diritto alla città</title>
		<link>https://www.openpolis.it/logistica-metropolitana-economia-delle-piattaforme-e-diritto-alla-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[collaboratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jun 2018 13:01:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del dato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=25771</guid>

					<description><![CDATA[<p>Abbiamo intervistato Maurilio Pirone, ricercatore e rider, che ci ha parlato delle connessioni tra economia delle piattaforme e logistica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/logistica-metropolitana-economia-delle-piattaforme-e-diritto-alla-citta/">Logistica metropolitana, economia delle piattaforme e diritto alla città</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Maurilio Pirone è ricercatore freelance, attivista e rider. Dopo aver conseguito il titolo di <a href="https://www.researchgate.net/profile/Maurilio_Pirone">dottore di ricerca in Politica, Istituzioni, Storia all’Università di Bologna</a> ha collaborato con la <a href="http://fondazionefeltrinelli.it/autori/maurilio-pirone/">Fondazione Giangiacomo Feltrinell</a>i ed è membro di un collettivo, <a href="http://www.intotheblackbox.com">Into the Black Box</a>, che approfondisce i temi della logistica, degli spazi e delle trasformazioni del mondo del lavoro.</p>
<p>Lo abbiamo intervistato a Bologna, pochi giorni prima della firma dell’accordo metropolitano per garantire anche ai lavoratori delle piattaforma diritti come lavoratori e il diritto alla città.</p>
        <section class="audio">
            <div class="audio-content">
				                    <div class="files">
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                                   src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/06/Maurilio-Pirone_edited.mp3">
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                    </div>
								                    <div class="intro"><p>Ascolta l&#8217;intervista</p>
<p></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<h3>Come sono collegati il tema della logistica e l’economia delle piattaforme?</h3>
<p>Le piattaforme hanno una lunga storia alle spalle prima di essere piattaforme. Accumulano tutta una serie di cambiamenti e di innovazioni che ci sono stati nel tempo. La logistica rappresenta una di queste traiettorie storiche che si trovano poi nelle piattaforme perché condividono la necessità di governare i flussi di merci e di persone. Lo sviluppo della logistica negli anni ‘50 e negli anni ‘90 ha portato la necessità di creare dei software capaci di coordinare i flussi merci all’interno delle diverse reti di distribuzione. Questi software sono stati adattati alle piattaforme di food delivery che hanno la necessità di gestire corrieri e ordini che si sovrappongono e si intrecciano tra di loro.</p>
<h3>Cosa si intende per logistica metropolitana?</h3>
<p>Per logistica metropolitana possiamo intendere la gestione di flussi di merci e di persone all’interno dello spazio urbano. I grandi attori della logistica globale (Amazon ad esempio) come le piattaforme che gestiscono servizi locali di trasporto o di consegna (Uber o Deliveroo) hanno trasformato i servizi di logistica metropolitana. Le piattaforme che forniscono servizi molto localizzati sul territorio e che quindi non possono essere decentrati sono attori che stanno ridefinendo la gestione dei flussi negli spazi urbani: non si può infatti delocalizzare un servizio di consegna pasti… Stanno ridefinendo l’organizzazione rendendola a-centrata e con delle conseguenze anche su alcuni servizi pubblici che iniziano ad essere trasportati all’interno delle piattaforme. Ci sono dati di come Uber venga utilizzato più spesso delle ambulanze per il trasporto di persone negli ospedali. Chiamare un’auto Uber costa meno che chiamare un’ambulanza negli Stati Uniti. Le piattaforme si sostituiscono a tutta una serie di servizi.</p>
<h3>Ci sono tentativi di governo politico di questi processi? E’ il tentativo che si sta facendo a Bologna?</h3>
<p>In molti casi c’è un gap normativo attorno al tema delle piattaforme. Questo sta spingendo diversi attori politici ad intervenire a livello europeo, nazionale e a livello metropolitano. E’ molto interessante il livello metropolitano perché alcune di queste piattaforme sono fortemente radicate sullo spazio urbano e quindi se da una parte sfruttano lo spazio urbano come spazi produttivi, dall’altra è proprio all’interno di questi spazi che si possono sperimentare forme di organizzazione e regolamentazione. Le città possono avere sia dal punto di vista politico che normativo un ruolo da protagoniste, possono essere spazi di innovazione per il diritto e per le politiche. Questo non accade solo a Bologna, ma la cosa interessante che accade a Bologna è che, soprattutto nel settore del food delivery che in Europa è il più attivo in termini di processo di sindacalizzazione, si sta sperimentando un accordo territoriale tripartitico, ovvero tra piattaforme, lavoratori e Comune. Il Comune fa da garante e da facilitatore nel processo di regolamentazione. Questo tipo di accordi non escludono forme più ampie di regolamentazione, ma ci danno la misura che è possibile regolamentare le piattaforme.</p>
<h3>Come si passa da essere ricercatore e fare ricerca ad essere rider e fare consegne?</h3>
<p>Innanzitutto per necessità. Il mondo della ricerca è un mondo ampiamente riconosciuto come precario e questo implica che ci siano delle fasi e dei periodi in cui non si è all’interno di quel mondo e nel tentativo di rientrarci si provano altre strade. I lavoratori della sharing economy e la gig economy sono quello che un lavoratore, un collega, ha chiamato una volta “lavori di passaggio”, li fai in quei momenti della vita in cui vuoi costruire altro. Questa attività mi ha sollecitato per un interesse economico, ma anche di ricerca. Voglio capire cosa sta succedendo in questo mondo e ho un interesse ad “attivarmi”, come ho fatto nel processo di riders union Bologna, un percorso di sindacalismo metropolitano.</p>
<h3>Come sta andando questo percorso?</h3>
<p>E’ un’esperienza bolognese ma non è un’esperienza solamente bolognese. In tutta Europa c’è stato un fiorire di “sindacalismo metropolitano”. L’esperienza bolognese secondo me è stata bella perchè è stata in grado di andare a toccare alcuni nodi del problema: la difficoltà di rapportarsi con le piattaforme al di là delle classiche relazioni industriali inventate nel ‘900. Ha permesso poi di ricostruire ad esempio un corpo collettivo, mentre le piattaforme cercano di individualizzare, per cercare delle tutele che fossero trasversali ai diversi tipi di lavoratori. Abbiamo anche la possibilità di sperimentare, ovvero di mettere in campo degli strumenti, come la carta del lavoro digitale di Bologna che verrà firmata il 31 maggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Intervista e Foto credit: <a href="https://twitter.com/VBazzarin">Valentina Bazzarin</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/logistica-metropolitana-economia-delle-piattaforme-e-diritto-alla-citta/">Logistica metropolitana, economia delle piattaforme e diritto alla città</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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		<title>Fairbnb, piattaforme cooperative vs piattaforme estrattive</title>
		<link>https://www.openpolis.it/fairbnb-piattaforme-cooperative-vs-piattaforme-estrattive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[collaboratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 May 2018 16:04:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del dato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fairbnb vuole aiutare le comunità locali a riappropriarsi del plusvalore generato dal turismo peer-to-peer.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/fairbnb-piattaforme-cooperative-vs-piattaforme-estrattive/">Fairbnb, piattaforme cooperative vs piattaforme estrattive</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo parlato con Damiano Avellino, co-fondatore di <a href="https://fairbnb.coop/">Fairbnb</a>, una cooperativa su piattaforma che vuole offrire un servizio di affitto a breve termine alternativo a Airbnb, per contrastare gli effetti negativi del turismo <em>peer-to-peer</em> e ridirigere parte del plusvalore che esso genera direttamente nelle comunità che lo ospitano.</p>
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								                    <div class="intro"><p>Ascolta l’intervista a Damiano Avellino, co-fondatore di Fairbnb.</p>
<p></p></div>
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        </section>
		
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-25654" src="http://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/05/damiano-colori.jpeg" alt="" width="1600" height="1600" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/05/damiano-colori.jpeg 1600w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/05/damiano-colori-768x768.jpeg 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/05/damiano-colori-92x92.jpeg 92w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/05/damiano-colori-414x414.jpeg 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/05/damiano-colori-635x635.jpeg 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/05/damiano-colori-1026x1026.jpeg 1026w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/05/damiano-colori-250x250.jpeg 250w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<h3>Puoi raccontarci come è nato Fairbnb e quali sono le caratteristiche che ne fanno una cooperativa su piattaforma piuttosto che un’altra <em>app</em> della <em>“sharing economy”</em>?</h3>
<p>Fairbnb è un progetto che nasce in risposta all’esigenza pressante, presente soprattutto in città come Amsterdam, Venezia e Bologna, di offrire un modello alternativo ad Airbnb attraverso una piattaforma che rispetti bisogni e caratteristiche delle comunità locali. Creando scompensi soprattutto nelle città che soffrono di turismo eccessivo, prima di tutto attraverso l’aumento degli affitti, Airbnb promuove il modello della “città vetrina” che da priorità ai turisti piuttosto che ai propri abitanti.</p>
<p>Fairbnb non vuole essere una piattaforma estrattiva che genera profitto raccogliendo commissioni sulle transazioni tra i suoi utenti o estraendo valore dai loro dati, ma una cooperativa su piattaforma che ridà ai suoi utenti il potere decisionale e il controllo sugli effetti delle proprie azioni digitali.</p>
<h3>Nella vostra esperienza quale è stata la risposta delle amministrazioni locali?</h3>
<p>Ci siamo confrontati con le amministrazioni di diverse città e spesso abbiamo trovato una buona sensibilità sugli effetti avversi di Airbnb. Una su tutte è sicuramente Barcellona, che sta portando avanti un percorso di riappropriazione dei suoi spazi digitali. Un’altra è Bologna, che vive il problema del turismo eccessivo non solo dal punto di vista degli affitti in rialzo ma anche anche per gli effetti che questo ha sulla comunità locale.</p>
<p>Il cambiamento radicale che l’economia sta vivendo negli ultimi dieci anni &#8211; dove aziende il cui modello di business non si basa sulla creazione di plusvalore da scambi [di prodotti o servizi] ma sull’abilitazione dello scambio tra altri attori sono diventati gli attori più potenti &#8211; è stato talmente rapido che gli amministratori delle città non hanno avuto il tempo di farsi gli anticorpi necessari ad affrontarlo.</p>
<h3>Potresti spiegarci un po’ meglio quali sono le differenze tra Faibnb e Airbnb?</h3>
<p>Principalmente sono tre. In primo luogo Fairbnb è gestito da una cooperativa in cui, nel medio termine, gli stessi utenti saranno co-proprietari della piattaforma.</p>
<p>Essa inoltre si basa su un modello di business non estrattivista, in cui il plusvalore generato sulla piattaforma viene reinvestito nelle comunità locali. Vogliamo offrire un servizio simile a quello di Airbnb, che raccoglie la stessa commissione sulle transazioni ma ne trattiene solo la metà per finanziare la gestione e il mantenimento della piattaforma, e ne ridistribuisce l’altra metà a progetti civici locali, secondo le decisioni di viaggiatori e <em>host</em>, per alimentare un’economia solidale e di prossimità.</p>
<p>Infine Fairbnb vuole garantire trasparenze e libertà di riutilizzo dei dati che produce, così da supportare la creazione di politiche locali che regolino meglio i soggiorni a breve termine e promuovano un turismo più in sintonia con le necessità di ogni città.</p>
<h3>Pensate che proponendo un modello di business radicalmente differente possiate tenere testa a un colosso che opera da anni nel settore immobiliare, e che in questi anni ha raccolto una mole di dati talmente grande da diventare quasi imbattibile?</h3>
<p>È un po’ come Davide contro Golia: queste piattaforme crescono grazie alle centinaia di milioni di dollari raccolti dai loro investitori e, più crescono, più riescono a sfruttare l’effetto rete come barriera per proteggersi dall’entrata in campo di nuovi concorrenti. Esse tendono così a creare dei monopoli: più utenti hanno e maggiore è il valore che riescono a generare.</p>
<p>Il primo problema da risolvere, quindi, è quello dell’uovo e la gallina: se non ho una buona offerta [di appartamenti] non avrò abbastanza domanda. Nel caso di Fairbnb pensiamo di affrontare questo problema trasformando i nostri valori, in primis la ridistribuzione della ricchezza generata, nel nostro principale vantaggio competitivo. Contiamo di creare partenariati solidi in ogni territorio tramite il finanziamento di progetti locali che coinvolgano le realtà già esistenti. Pensiamo inoltre che questo sistema possa essere replicato in diversi contesti, rimanendo però adattabile alle specificità di ogni territorio.</p>
<p>Inizialmente cercheremo di attivare una nicchia di attori maggiormente interessati al turismo sostenibile, per poi espanderci partendo da questa fetta di mercato. Siamo consapevoli di dover offrire un servizio il più simile possibile a quello di Airbnb, ma che faccia leva sulle potenziali soluzioni ai problemi che esso genera. Possiamo farlo anche perché, a differenza di altre cooperative su piattaforma, non dobbiamo massimizzare il profitto dei lavoratori ma, basandoci su un <em>asset</em> materiale [gli immobili], che non ha effetti solo su chi affitta e chi viaggia ma anche sulla comunità locale, possiamo utilizzare parte dei soldi raccolti dalle commissioni per creare quel meccanismo che, attraverso il coinvolgimento di partner e comunità locali, va ad alimentare il nostro vantaggio competitivo.</p>
<h3>Augurandovi che riusciate a creare una rete di partner e utenti talmente ampia da permettervi di avere un impatto significativo sui territori, come può una cooperativa dal basso come la vostra creare una base utenti di questo livello e, successivamente, mantenere una piattaforma che un giorno potrebbe contare decine o centinaia di migliaia di utenti?</h3>
<p>Questo è uno dei problemi con cui ci siamo scontrati: essendo un progetto innovativo è difficile trovare gli strumenti legislativi utilizzabili, anche dal punto di vista societario, per garantire che il progetto rifletta i valori in cui crediamo. A differenza di Airbnb, non siamo conquistatori di territori: il nostro obiettivo è creare legami con gli attori che già vi operano. Grazie ai primi partner e ai progetti che verranno finanziati tramite la piattaforma, speriamo di riuscire a promuovere delle comunità più attente a questi temi.</p>
<p>Stiamo parlando di un mercato gigantesco: il turismo genera il 10% del PIL mondiale, e la <em>peer-to-peer accomodation</em> ne è una fetta sostanziale. Solo Airbnb fa 2.5 miliardi di dollari di reddito all’anno: sono risorse sottratte ai territori e, anche riuscissimo a recuperarne solo una piccola parte, potremmo generare un valore molto grande. Per questo stiamo cercano forme di <em>governance</em> allargata che ci permettano, in quanto cooperativa dislocata geograficamente, di garantire l&#8217;efficienza dell’iniziativa (si tratta pur sempre di affari) salvaguardando però i risvolti positivi.</p>
<p>Per quanto riguarda il mantenimento della piattaforma, abbiamo già molti partner esperti di piattaforme informatiche che curano gli aspetti tecnici del progetto. Se da una parte più utenti hai e più le cose si complicano, dall’altra le maggiori entrate dovrebbero permettere il mantenimento dell’infrastruttura tecnologica, anche perché, grazie ai partenariati sul territorio, dovremo usare meno risorse per la pubblicità.</p>
<h3>Quali sono, secondo te, le prospettive per il cooperativismo su piattaforma in Italia? Ci sono degli esempi virtuosi che vorresti vedere riprodotti nel nostro Paese?</h3>
<p>L’Italia è in una posizione interessante: il mondo delle cooperative nel nostro Paese, infatti, è molto forte e diverse realtà si stanno muovendo verso il modello innovativo delle cooperative su piattaforma. Anziché scimmiottare le start-up della Silicon Valley, vogliamo promuovere piattaforme che rappresentino realmente i bisogni delle comunità.</p>
<p>Stiamo iniziando a coinvolgere diversi attori del mondo cooperativo, ad esempio in Emilia Romagna, e troviamo che gli strumenti digitali generano molto interesse. L’obiettivo dei prossimi anni è unire gli ecosistemi, creando strumenti che aiutino le cooperative a competere nella <em>“sharing economy”</em> per riappropriarsi delle nostre piattaforme digitali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Intervista a cura di <a href="https://twitter.com/federicopvs" target="_blank" rel="noopener">Federico Piovesan.</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/fairbnb-piattaforme-cooperative-vs-piattaforme-estrattive/">Fairbnb, piattaforme cooperative vs piattaforme estrattive</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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		<title>Intervista a Federico Martelloni sui diritti dei rider</title>
		<link>https://www.openpolis.it/intervista-a-federico-martelloni-sui-diritti-dei-rider/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[collaboratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 May 2018 10:19:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del dato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=25354</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non tutti i lavoratori digitali sono subordinati, ma tutti i lavoratori hanno diritto a tutele. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/intervista-a-federico-martelloni-sui-diritti-dei-rider/">Intervista a Federico Martelloni sui diritti dei rider</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo chiesto a Federico Martelloni, noto giuslavorista, professore associato di Diritto del Lavoro all’Università di Bologna, autore per CEDAM di Lavoro diritto e democrazia e coinvolto &#8211; in quanto consigliere comunale di <a href="http://www.coalizionecivica.it/" target="_blank" rel="noopener">&#8220;Coalizione civica per Bologna&#8221;</a> &#8211; nella discussione sulla piattaforma metropolitana per la realizzazione della prima Carta dei diritti dei lavoratori digitali, alcuni chiarimenti sul quadro legislativo attuale e un parere sulle motivazioni della sentenza che a Torino ha definito i rider “sloggati” (licenziati) dalla piattaforma Foodora come lavoratori non subordinati.</p>
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								                    <div class="intro"><p>Ascolta l&#8217;intervista al giuslavorista Federico Martelloni</p>
<p></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<p>Per i non addetti ai lavori le domande che turbano i sindacati e che dividono i giuslavoristi oggi sono:</p>
<ul>
<li>i rider sono lavoratori autonomi? Possono essere riconosciuti come collaboratori etero-organizzati?</li>
<li>Godono delle tutele assicurate ai prestatori di lavoro subordinato? Oppure dovrebbero essere tutelati da uno specifico contratto nazionale del lavoro, quello della logistica per esempio, come chiedono i sindacati confederali?</li>
<li>E’ possibile immaginare diritti e regole condivise per lavoratori così diversi tra loro e che potrebbero non voler condividere vincoli di subordinazione?</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/intervista-a-federico-martelloni-sui-diritti-dei-rider/">Intervista a Federico Martelloni sui diritti dei rider</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quando i rider si chiamavano ciclo-fattorini</title>
		<link>https://www.openpolis.it/quando-i-rider-si-chiamavano-ciclo-fattorini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[collaboratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 May 2018 12:54:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del dato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lino Neri, edicolante di Bologna, racconta del suo lavoro di consegna dei giornali in bicicletta e riflette sul diritto alla sicurezza in città.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quando-i-rider-si-chiamavano-ciclo-fattorini/">Quando i rider si chiamavano ciclo-fattorini</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’articolo di Riccardo Staglianò sulla vita dei riders bolognesi, intitolato<a href="https://rep.repubblica.it/pwa/venerdi/2018/04/25/news/ehi_voi_in_bici_alla_camusso_che_cosa_le_direste_-194802441/"> “Ehi, voi in bici: alla Camusso che cosa le direste?”</a>, uscito su il Venerdì di La Repubblica del 27 aprile 2018, ripropone nell’edizione cartacea la foto che Valentina Bazzarin ha scattato in un giorno di neve dell’autunno 2017. La stessa foto è stata usata anche nel nostro articolo di lancio della traduzione di <a href="https://www.oii.ox.ac.uk/blog/towards-a-fairer-gig-economy/">Towards a Fairer Gig Economy</a>, intitolato <a href="https://www.openpolis.it/gig-economy-viaggio-in-italia/">Gig economy, un viaggio in Italia</a>. A seguito della (ri)pubblicazione dello scatto, Valentina si è trovata a confrontarsi con Lino Neri, edicolante bolognese che ogni mattina da 25 anni consegna giornali in bicicletta a privati ed esercizi commerciali della sua città e che, proprio come i ciclo-fattorini odierni, convive con l’insicurezza di un lavoro svolto in strada.</p>
        <section class="audio">
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								                    <div class="intro"><p>Ascolta le testimonianza di Lino</p>
<p></p></div>
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        </section>
		
<p>Nonostante il signor Lino non utilizzi il computer o una piattaforma digitale per svolgere la sua attività di consegne dei giornali nei bar e nelle abitazioni private, gli strumenti digitali non sono solo causa di cambiamenti negativi. Nonostante sia innegabile da una parte, come ci ricordano gli autori di <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/verso-unaltra-gig-economy/">Ripensare la Gig Economy,</a> che il lavoro su piattaforma viene spesso frammentato in una marea di “lavoretti” a chiamata, svolti in ogni momento della giornata e che privano i gig workers di ogni tutela, dall’altra parte ii ciclo-fattorini di oggi, uniti anche dal precariato che influenza le loro vite, sia on- che off-line,  si riconoscono come comunità di ciclo-lavoratori (riders) e hanno creato una massa critica che &#8211; nella forma di sindacato indipendente a Bologna e in altre città italiane &#8211; rivendica il proprio diritto (digitale) alla città.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Intervista e Foto credit: <a href="https://twitter.com/VBazzarin">Valentina Bazzarin</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quando-i-rider-si-chiamavano-ciclo-fattorini/">Quando i rider si chiamavano ciclo-fattorini</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Progetti on line per nuove forme di mutuo soccorso</title>
		<link>https://www.openpolis.it/progetti-on-line-per-nuove-forme-di-mutuo-soccorso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[collaboratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2018 13:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del dato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=24735</guid>

					<description><![CDATA[<p>Esistono nuove forme di mutualismo per i lavoratori intermittenti. Donato Nubile ci parla dell'esperienza di Smart Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/progetti-on-line-per-nuove-forme-di-mutuo-soccorso/">Progetti on line per nuove forme di mutuo soccorso</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo intervistato Donato Nubile, presidente di <a href="http://smart-it.org/" target="_blank" rel="noopener">Smart Italia</a>, la società mutualistica per artisti nata in Belgio alla fine degli anni &#8217;90 e ora operativa anche in Italia. Questa nuova forma di società mutualistica transnazionale si propone di dare uguali opportunità e servizi ai propri soci indipendentemente dalla loro capacità di reddito e in Europa ha portato avanti vertenze al fianco dei sindacati tradizionali, superando la loro iniziale diffidenza. Nonostante operino come altre realtà mediante piattaforme tecnologiche si propongono di non sostituire mai le relazioni personali con quelle abilitate dagli strumenti.</p>
        <section class="audio">
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								                    <div class="intro"><p>Ascolta l&#8217;intervista a Donato</p>
<p></p></div>
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        </section>
		
<h3>Ciao Donato, come nasce l’esperienza italiana di SmartIT e come si articola?</h3>
<p>Smart nasce in Belgio nel 1998 e arriva in Italia, grazie alla strategia di internazionalizzazione del progetto. Attualmente è presente in 9 paesi europei, ma non siamo una multinazionale, ma piuttosto una transnazionale. Siamo 9 unità, indipendenti una dall’altra, che però cooperano per il raggiungimento di alcuni obiettivi in comune. Nel 2013 smart Belgio incontra Cresco, il coordinamento delle realtà della scena contemporanea, un organismo formato da più di 100 strutture che si occupano di teatro, danza, musica contemporanea. Un collettivo di artisti e di strutture. Parallelamente il progetto incontra l’interesse della fondazione <a href="http://www.fondazionecariplo.it/it/index.html" target="_blank" rel="noopener">Cariplo</a> e <a href="http://www.progettocresco.it" target="_blank" rel="noopener">Cresco</a> danno origine ad uno studio di fattibilità, il cui obiettivo era verificare come il modello belga si potesse adattare all’Italia e così siamo nati noi.</p>
<figure id="attachment_24812" aria-describedby="caption-attachment-24812" style="width: 1920px" class="wp-caption alignnone"><amp-img class="size-full wp-image-24812" src="http://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/04/Donato-Nubile-Smart-IT.jpg" alt="Donato Nubile - Smart-IT" width="1920" height="1440" layout="fixed"></amp-img><figcaption id="caption-attachment-24812" class="wp-caption-text">Donato Nubile, presidente di Smart Italia, società mutualistica per artisti</figcaption></figure>
<p><em>Donato Nubile, presidente di Smart Italia, società mutualistica per artisti.</em></p>
<h3>La vostra esperienza è fortemente legata all’idea del mutualismo; che rapporto c’è tra SmartIT e le forme più tradizionali di cassa mutua?</h3>
<p>Il mutualismo lo abbiamo nel nome: smart infatti sta per <strong>Società Mutualistica per Artisti</strong> ed è un filosofia che si declina in alcuni strumenti. Il mutualismo è un meccanismo di funzionamento della nostra cooperativa ed è uno strumento, il fondo di garanzia. Sia in Italia che negli altri paesi europei l’8,5% del fatturato della cooperativa viene destinato a costituire un fondo di garanzia &#8211; il fondo è unico ed è europeo &#8211; che ha come scopo quello di coprire i costi di gestione del progetto e al tempo stesso di garantire il pagamento puntuale dei compensi dei soci lavoratori, il decimo giorno del mese successivo la prestazione lavorativa in Italia &#8211; in Belgio dopo 7 giorni dalla prestazione lavorativa &#8211; anche se il committente non ha pagato o non ha pagato del tutto. Il fatto che questa percentuale sia fissa per tutti è un segno della volontà mutualistica perché ci consente di agire nello stesso modo con tutti i soci, indipendentemente da quanto lavoro questi portino alla cooperativa. In poche parole un’attività di soli 100€ per noi è possibile da gestire perché con altra attività da 100.000€ possiamo dare la stessa opportunità ai nostri soci lavoratori.</p>
        <section class="dossier">
            <div>
															Approfondisci il tema su									                <span class="read-more"><a href="https://www.openpolis.it/esercizi/verso-unaltra-gig-economy/">"Ripensare la gig economy, per un lavoro più giusto"</a></span>
            </div>
        </section>
		
<h3>State quindi reinventando, reinterpretando, le forme di intermediazione con i lavoratori anche grazie al fatto che avete compreso le difficoltà a contribuire in modo omogeneo in termini economici. Come sono le vostre relazioni con i sindacati tradizionali?</h3>
<p>C’è un livello di risposta a livello europeo: di solito inizialmente c’è una sorta di diffidenza da parte dei sindacati tradizionali quando non una chiara opposizione rispetto al modello, ma alla fine devo dire che siamo sempre stati capaci di costruire delle relazioni di collaborazione. L’ultimo caso che posso citare è quello che è avvenuto in Belgio, dove Smart è riuscita a negoziare per quasi 3000 ciclo-fattorini delle condizioni migliori rispetto ad una piattaforma di food delivery e nel momento in cui questa piattaforma ha deciso di disdettare l’accordo Smart si è trovata fianco a fianco con i sindacati per difenderlo e difendere in questo modo anche i lavoratori.<br />
Qui in Italia abbiamo registrato una curiosità, un generico interesse, ma questo interesse ancora non si è concretizzato in una aperta collaborazione.</p>
<h3>Hai citato le piattaforme e la domanda è ma non siete anche voi una piattaforma simile a quelle che operano nella gig economy? Questa scelta che tipo di persone vi permette di incontrare? Che benefici ha nel medio lungo termine e che attività vi permette di svolgere?</h3>
<p>Le differenze tra il nostro modo di utilizzare la tecnologia e le piattaforme e le società di food delivery sono rilevantissime. Per noi la tecnologia è uno strumento che mai si sostituisce al lavoro dell’uomo. Le persone del nostro organico, del nostro staff che si occupano di gestire le attività dei soci, di assisterli nelle loro attività si chiamano, non a caso, consiglieri. L’attenzione verso i bisogni del socio, cercare le soluzioni più idonee, le attività di consulenza, di formazione, di tutela è costante. La piattaforma, come strumento informatico, è un modo per facilitare la relazione, ma la componente di relazione umana, di servizio, non viene mai meno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Intervista a cura di <a href="https://twitter.com/VBazzarin">Valentina Bazzarin</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/progetti-on-line-per-nuove-forme-di-mutuo-soccorso/">Progetti on line per nuove forme di mutuo soccorso</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Lo sciopero dei riders a Bologna</title>
		<link>https://www.openpolis.it/lo-sciopero-dei-riders-a-bologna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[collaboratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Mar 2018 10:20:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del dato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=24012</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una mobilitazione nata dal basso, che ha riscoperto pratiche di autorganizzazione del passato riproponendole in forme nuove.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/lo-sciopero-dei-riders-a-bologna/">Lo sciopero dei riders a Bologna</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo intervistato Nicola, laureando all&#8217;Università di Bologna e rider per Glovo. Nicola è uno dei partecipanti al primo sciopero metropolitano dei rider di Bologna.</p>
<p>Ci ha raccontato perché tra febbraio e marzo 2018, con l&#8217;arrivo del grande freddo e di abbondanti nevicate, i riders hanno deciso di interrompere le consegne: una grande nevicata ha fatto loro comprendere quanto la sicurezza personale sia precaria. I fattorini bolognesi hanno quindi deciso di scioperare perché il rischio di impresa in queste piattaforme non sia completamente sulle spalle dei lavoratori.</p>
        <section class="audio">
            <div class="audio-content">
				                    <div class="files">
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                                   src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/03/Rider_Glovo_Bologna.mp3">
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                    </div>
								                    <div class="intro"><p>L&#8217;intervista a Nicola</p>
<p></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<h3>Ciao Nicola, ci puoi raccontare che tipo di rider sei e come hai iniziato?</h3>
<p><em>Sono stato assunto con Glovo appena la piattaforma è sbarcata in questa città. Ho iniziato a lavorare banalmente perché stavo finendo l&#8217;università, sto per laurearmi, e avevo bisogno anche di un lavoro per arrotondare un po&#8217;. Pensavo di lavorare una ventina di ore la settimana, l&#8217;equivalente di un part time, per portare a casa qualche soldo. Parallelamente, visto che partecipo ad un progetto di rivendicazione dei diritti, ho capito che in questo lavoro c&#8217;erano molti problemi.</em></p>
<h3>Com&#8217;è nata l&#8217;idea dello sciopero di Bologna?</h3>
<p><em>Ci sono state diverse tappe, diversi momenti di rivendicazione. Il primo è stato spontaneo, il 13 novembre, con la grande nevicata di Bologna, e riguardava le condizioni di dignità del lavoro, la sicurezza, e sollevava anche se indirettamente il tema della mancanza dell&#8217;assicurazione INAIL. La natura del contratto prevede che non siamo considerati lavoratori subordinati, ma indipendenti e quindi non abbiamo contributi o assicurazione. Nessun diritto di questo tipo è tutto scaricato su di noi il rischio d&#8217;impresa di queste piattaforme.</em></p>
<h3>Perché avete deciso di coinvolgere il livello metropolitano?</h3>
<p><em>Lo abbiamo chiamato metropolitano perché lavoriamo sulla città ed è nella città che dobbiamo avere diritti perché la città e il nostro posto di lavoro coincidono. Per questo abbiamo chiamato in causa il Comune: deve fare la sua parte. Con le piattaforme così non si può andare avanti vanno stabilite un minimo di regole comuni: contratti dignitosi, salario di un certo tipo, non a cottimo, e tutte le misure per le assicurazioni. Chiediamo una contrattazione e una sperimentazione metropolitane. Sono piattaforme che alla città chiedono tanto, ma alla città non restituiscono niente.</em></p>
<h3>Quali sono le prossime tappe? Ci saranno altri scioperi?</h3>
<p><em>C&#8217;è un tavolo che è agli esordi tra le piattaforme e il Comune. Il Comune ha detto di essere dalla nostra parte, ma deve dimostrarlo. Nel tavolo con le piattaforme verranno presi provvedimenti e costruiti strumenti amministrativi, si deve trovare un modo per regolamentare questo settore. Noi faremo pressioni sulle piattaforme affinché si siedano al tavolo e affinché ritornino sui loro passi rispetto ad alcune scelte. Per esempio Glovo ha diminuito la paga da 6.40€ netti a 4.40€ netti e introduce un regime parallelo di pagamento a consegna ovvero ha spostato sul cottimo il modello di retribuzione. Sarà tutto a cottimo presto, lo hanno già annunciato. C&#8217;è poi un problema sulla natura del lavoro: non è lavoro autonomo, noi siamo lavoratori subordinati dipendenti che devono avere dei diritti.</em></p>
        <section class="dossier">
            <div>
															Approfondisci il tema su									                <span class="read-more"><a href="https://www.openpolis.it/esercizi/verso-unaltra-gig-economy/">"Ripensare la gig economy, per un lavoro più giusto"</a></span>
            </div>
        </section>
		
<h3>Siete in rete con le altre esperienze nazionali ed europee?</h3>
<p><em>Abbiamo un dialogo con le esperienze torinesi e milanesi sul suolo italiano. Siamo poi in una chat europea e abbiamo seguito vari tipi di esperienze, come chi sta provando a creare una cooperativa che metta in rete i riders superando la logica della territorialità per discutere dei diritti. Siamo in dialogo con tutte queste realtà, ma quello che l&#8217;esperienza ci ha insegnato è che per ogni rivendicazione è necessario ripartire dai propri posti di lavoro e dai lavoratori.</em></p>
<h3>Avete un appuntamento fisso o un luogo di ritrovo?</h3>
<p><em>No, è importante vederci di persona e avere una sorta di dopo lavoro per riscoprire anche per riscoprire pratiche di autorganizzazione della classe che ci sono state in passato, nella storia del movimento cooperativo, e che vogliamo riproporre in forme nuove. Le riunioni si fanno dopo i turni quindi in tardo orario serale. Nella complessità dello scenario decidiamo gli appuntamenti di volta in volta per riunirci.</em><br />
<em> Stiamo sperimentando tante nuove forme di organizzazione nella speranza che possano poi portare dei risultati concreti; finora abbiamo ottenuto una grande visibilità, grande simpatia da parte dell&#8217;opinione pubblica, del comune, un grande interessamento generale, però i risultati non sono ancora stati concreti, purtroppo. Questo è un settore del tutto deregolamentato dove prevale l&#8217;economia selvaggia, e noi la vogliamo regolamentare.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Intervista e Foto credit: <a href="https://twitter.com/VBazzarin">Valentina Bazzarin</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Verso un’altra gig economy</title>
		<link>https://www.openpolis.it/esercizi/verso-unaltra-gig-economy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Mar 2018 09:12:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del dato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&#038;p=23599</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per capirne di più su economia delle piattaforme e lavoro digitale, abbiamo tradotto in italiano “​Towards a Fairer Gig Economy”. Libretto ricco di riflessioni pubblicato dall'Oxford Internet Istitute.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/verso-unaltra-gig-economy/">Verso un’altra gig economy</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mark Graham</strong> e <strong>Joe Shaw</strong><br />
Alan Turing Institute &#8211; University of Oxford<br />
<a href="mailto:mark.graham@oii.ox.ac.uk">mark.graham@oii.ox.ac.uk</a> | <a href="mailto:joe.shaw@oii.ox.ac.uk">joe.shaw@oii.ox.ac.uk</a></p>
<p>A qualsiasi latitudine ci sono persone che si trovano ad affrontare un nuovo mondo del lavoro. Un sistema che distribuisce milioni di impieghi ma nessuna stabilità; dove datori di lavoro e lavoratori sono connessi ma potrebbero non incontrarsi mai; un sistema che offre libertà, ma senza sicurezza e controllo.</p>
        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		La gig economy rappresenta un taglio netto col passato per interi settori, professioni e modelli di sostentamento.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-le-piattaforme-digitali-organizzano-il-lavoro/">
                "Come le piattaforme digitali organizzano il lavoro"</a></span>

            </div>
        </section>
		
<p>Cosa c’è davvero di nuovo? <strong>Nonostante l’automazione di massa, i miliardi di dollari degli investitori privati e le milioni di app per cellulare, il lavoro rimane lavoro:</strong> nessuno, infatti, sembra essere riuscito a rivoluzionare quella concezione secondo cui una persona ne paga un’altra per fare qualcosa. Semplicemente, in alcuni casi,  gli strumenti del mestiere sono diventati digitali, probabilmente in maniera definitiva.</p>
<p>Nonostante questo, le nuove piattaforme del settore dicono, con una certa ambizione, di voler rivoluzionare le vecchie e travagliate relazioni tra datori di lavoro e lavoratori. <a href="https://www.uber.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Uber</a> ha destabilizzato le (spesso malviste) agenzie di taxi del passato; grazie a <a href="https://www.taskrabbit.com/" target="_blank" rel="noopener">TaskRabbit</a> basta toccare uno schermo per assumere forza lavoro a basso costo in tutto il mondo; <a href="https://deliveroo.it/it/" target="_blank" rel="noopener">Deliveroo</a>, infine, ha creato un esercito di ciclo-corrieri pronti ad affrontare freddo e pioggia per consegnare pasti a domicilio.</p>
<p>I loro opuscoli pubblicitari ci insegnano come queste aziende siano riuscite a risolvere gli aspetti scomodi dei rapporti lavorativi con astuzia e progettazione. Basta veramente scaricare una nuova app per eclissare i sindacati, la contrattazione collettiva e lo sfruttamento?</p>
<p><strong>Gli autori di questo pamphlet sono persone che lavorano per o con le aziende della gig economy, e pensano che non sia così</strong>: siamo infatti ben lontani dalla fine dei problemi legati al lavoro. Nonostante la gig economy abbia creato nuovi settori e ne abbia trasformati altri <strong>le sfide politiche legate al lavoro non sono svanite: hanno semplicemente assunto una nuova forma.</strong></p>
<p>Se lavori o hai lavorato per aziende come Uber, Deliveroo e TaskRabbit si tratta di cambiamenti che probabilmente conosci già. Per molti altri, certe dinamiche potrebbero non essere del tutto chiare. Potremmo non sapere che la nostra cena a domicilio sia stata consegnata da un ciclo-corriere sottopagato e sovraccaricato di lavoro; come potremmo non esserci accorti che i cocktail della festa in ufficio siano stati serviti da lavoratori part-time assunti tramite un’app o, ancora, ignorare che le recensioni che leggiamo online spesso vengano prodotte da “<a href="https://www.opmag.hantarex.org/esercizi/verso-unaltra-gig-economy/" target="_blank" rel="noopener">fabbriche cattura click</a>” che impiegano eserciti di precari con paghe da fame e dislocati in tutto il mondo, che non sono mai stati nei posti di cui parlano né hanno comprato i prodotti che valutano. Basta un click, o il tocco su un’app, per mettere in moto queste catene di eventi.</p>
<p>Gli articoli di questo pamphlet vogliono portare alla luce queste nuove dinamiche del lavoro.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Lo sfruttamento dei lavoratori non è nuovo ma ora, grazie alle tecnologie digitali, può essere fatto in maniera innovativa.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Ad esempio, scavalcando le tutele che garantiscono ai lavoratori delle pause giuste, un salario minimo, o mansionari equi; trasferendo il rischio di impresa dagli imprenditori ai lavoratori, senza però trasferire il controllo sulla produzione e distribuzione dei prodotti; avvalendosi di algoritmi indecifrabili, che riprogrammano le routine lavorative per massimizzare il profitto di datori di lavoro che si trovano a migliaia di chilometri di distanza; creando una sovrabbondanza di forza lavoro globale che diminuisce il potere contrattuale dei lavoratori; o, infine, distribuendo i lavoratori in modi che non possano comunicare tra loro. Se da un lato la gig economy ha dato un lavoro ed un reddito a chi ne aveva bisogno, dall’altro ha promosso un sistema innovativo per sfruttare e alienare i lavoratori.</p>
<p>Noi pensiamo che non debba essere necessariamente così e, <strong>con questo pamphlet, non vogliamo solo raccontare il nuovo mondo del lavoro ma anche cambiarlo.</strong> Ci chiediamo in che modo il gig-work sia un lavoro nuovo; e, soprattutto, cosa possiamo e dobbiamo fare a riguardo. Gli articoli qui raccolti raccontano alcune delle lotte dei lavoratori della gig economy, ci mostrano come regolamentarla meglio, e offrono spunti d’iniziativa e di strategie che gli stessi lavoratori potrebbero adottare. A plasmare la storia del lavoro non saranno solo tecnologie e piattaforme digitali, o capitalisti e amministratori delegati della Silicon Valley; ma anche i lavoratori di tutto il mondo, trainati da desideri e speranze che permetteranno loro di trovare nuovi modi di cooperare per creare un mondo del lavoro più equo.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.oii.ox.ac.uk/blog/towards-a-fairer-gig-economy/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">“Towards a Fairer Gig Economy” è un pamphlet dell’Oxford Internet Istitute.<br />
<br><strong>Leggi</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p><strong>Foto Credit</strong>: <a href="http://www.irenebeltrame.com/ib/" target="_blank" rel="noopener">Irene Beltrame</a></p>
<p>Traduzione: <a href="https://twitter.com/VBazzarin" target="_blank" rel="noopener">Valentina Bazzarin</a>, <a href="https://twitter.com/federicopvs" target="_blank" rel="noopener">Federico Piovesan</a>, <a href="https://twitter.com/albertovalzgris/media" target="_blank" rel="noopener">Alberto Valz Gris</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/verso-unaltra-gig-economy/">Verso un’altra gig economy</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gig economy, viaggio in Italia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/gig-economy-viaggio-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[vittorio alvino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Mar 2018 09:09:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del dato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=23544</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le piattaforme online hanno un ruolo sempre maggiore nell'organizzare il lavoro. Cerchiamo di capire come attraverso contributi internazionali e interviste ai riders delle nostre città.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/gig-economy-viaggio-in-italia/">Gig economy, viaggio in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Disintermediare, significa eliminare gli intermediari.</p>
<p>​Coincide con l&#8217;idea di assegnare alla tecnologia la promessa di liberarci dalle tante schiavitù &#8211; e relativi costi &#8211; che gli intermediari impongono alle relazioni economiche e sociali. Ereditato dalla finanza anni &#8217;70 &#8211; fare a meno della banca per gestire direttamente il risparmio &#8211; <strong>il sogno della disintermediazione si è tradotto in mille realizzazioni diverse, grazie alla diffusione di internet.</strong></p>
<p>Se ci si pensa buona parte delle &#8220;innovazioni&#8221; rivoluzionarie della Silicon Valley &#8211; le cosiddette &#8220;disruption&#8221;, altra parola feticcio &#8211; hanno al cuore l&#8217;eliminazione degli intermediari tradizionali per fare incontrare direttamente produzione e consumo, venditori e acquirenti. Con vantaggio reciproco: più profitto per chi vende e risparmio per chi compra. Libri, musica, film, pubblicità, aste, viaggi, camere in affitto, taxi&#8230; Per poi inevitabilmente arrivare al lavoro. Piattaforme che usano le tecnologie digitali per mettere in relazione chi offre lavoro con chi lo cerca. Soltanto che il lavoro disintermediato si è scoperto essere un lavoretto, non più svolto da dipendenti ma da falsi imprenditori autonomi. Una volta tolti di mezzo gli intermediari novecenteschi &#8211; con tutti i loro problemi​,​ ma anche con le loro garanzie – <strong>a regolare i tempi, i costi e i modi del lavoro è rimasta la piattaforma – cioè i suoi proprietari &#8211; con i relativi algoritmi, che non prevedono trattative o vertenze. </strong></p>
        <section class="blockquote">
							<p>N​on era la fine dell’intermediazione? Tanta innovazione tecnologica soltanto per tornare al vecchio cottimo?</p>
<p>
			        </section>
		
<p><strong>E’ arrivato il tempo di capire meglio cosa sta accadendo, cosa significa concretamente lavoro digitale, economia delle piattaforme e gig economy.</strong> A noi piace farlo portando in Italia le riflessioni e i contributi raccolti nel libretto “​Towards a Fairer Gig Economy” di cui apprezziamo sopratutto lo sforzo di superare l’esistente, di <strong>cercare le alternative ad un meccanismo che prometteva liberazione e ha perlopiù prodotto sfruttamento.</strong> ​L​a traduzione di questo libretto è soprattutto occasione per raccogliere testimonianze, proposte, analisi e dati nel nostro campo, sulla situazione in Italia.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.oii.ox.ac.uk/blog/towards-a-fairer-gig-economy/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">&#8220;Towards a Fairer Gig Economy&#8221; è un pamphlet dell&#8217;Oxford Internet Istitute.<br />
<br><strong>Leggi</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Dedichiamo al tema uno dei nostri esercizi che <strong>proponiamo come un viaggio a tappe in cui si alternano ogni settimana gli articoli del libretto con le interviste ai rider​s​ delle nostre città </strong>(i ciclo-corrieri)<strong>.</strong> Con il racconto di chi tenta di organizzare nuove forme di lotta e si batte per nuove regole, di chi sta già praticando usi diversi delle tecnologie o nuove possibili mediazioni che possano rappresentare un progresso per le persone che lavorano prima che per i padroni delle tecnologie.</p>
        <section class="dossier">
            <div>
															Vai al nostro esercizio.<br />
									                <span class="read-more"><a href="https://www.openpolis.it/esercizi/verso-unaltra-gig-economy/">"Ripensare la gig economy, per un lavoro più giusto"</a></span>
            </div>
        </section>
		
<p><strong>Un viaggio che openpolis fa insieme a <a href="https://twitter.com/VBazzarin" target="_blank" rel="noopener">Valentina Bazzarin</a>, <a href="https://twitter.com/federicopvs" target="_blank" rel="noopener">Federico Piovesan</a>, <a href="https://twitter.com/albertovalzgris/media" target="_blank" rel="noopener">Alberto Valz Gris</a></strong> che ci hanno aiutato nella traduzione dei testi e nella raccolta di interviste e testimonianze. <strong>Per proporre contributi o a segnalare esperienze scriveteci a <a href="mailto:associazione@openpolis.it">associazione@openpolis.it</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto credit: <a href="https://twitter.com/VBazzarin">Valentina Bazzarin</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/gig-economy-viaggio-in-italia/">Gig economy, viaggio in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
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