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	<title>Esclusione sociale Archivi - Openpolis</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 13 Mar 2026 15:12:25 +0000</lastBuildDate>
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		<title>I minori stranieri non accompagnati nel nuovo contesto internazionale</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-minori-stranieri-non-accompagnati-nel-nuovo-contesto-internazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 08:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=306276</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mentre il quadro normativo sul fenomeno migratorio è in rapida evoluzione, in Italia tornano a crescere i minori stranieri non accompagnati. Garantire tutele e percorsi educativi è l’unica strada assicurarne l’inclusione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-minori-stranieri-non-accompagnati-nel-nuovo-contesto-internazionale/">I minori stranieri non accompagnati nel nuovo contesto internazionale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le migrazioni esistono da quando esiste l’umanità. Tuttavia, negli ultimi 15 anni il fenomeno ha assunto tratti strutturali in molti paesi europei, così come in Italia. Sono molte le persone che ogni anno si affacciano ai nostri confini in cerca di prospettive di vita migliori rispetto a quelle offerte dal proprio paese d&#8217;origine. Tra questi, una categoria particolarmente vulnerabile è costituita dai <strong>minori stranieri non accompagnati (Msna)</strong>. Questi bambini e bambine, ragazzi e ragazze infatti oltre alle difficoltà e ai traumi del viaggio si ritrovano anche in un paese straniero con l&#8217;<strong>assenza totale di figure genitoriali di riferimento</strong>.</p>



<p>È particolarmente importante mantenere alta l&#8217;attenzione su questo tema anche alla luce dell&#8217;attuale contesto, caratterizzato da <strong>profonde trasformazioni legislative</strong> che impattano in parte anche sulla gestione dei Msna. A livello europeo, l&#8217;approvazione del <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/eu-migration-asylum-reform-pact/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Patto sulla migrazione e l&#8217;asilo</a> mira, tra le varie cose, a snellire le procedure e a introdurre una <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:52020PC0610#:~:text=%C3%88%20istituito%20un%20nuovo%20meccanismo%20atto%20ad,differenti%20flussi%20migratori%20e%20diverse%20realt%C3%A0%20migratorie." target="_blank" rel="noreferrer noopener">solidarietà obbligatoria ma flessibile</a> fra gli stati. I quali possono scegliere se accogliere nei loro territori una quota di migranti oppure supportare economicamente i paesi di prima accoglienza. Oltre a questo, sono stati recentemente raggiunti degli accordi tra Consiglio e Parlamento europeo per definire una lista comune dei <strong>paesi di origine considerati sicuri</strong> e una revisione del concetto di &#8220;<strong>paese terzo sicuro</strong>&#8220;. Misure che mirano a rendere più difficile accedere alle procedure di asilo. L&#8217;Italia sta recependo queste nuove direttive con un <a href="https://www.lavoro.gov.it/notizie/pagine/il-governo-approva-il-disegno-di-legge-lattuazione-del-patto-migrazione-e-asilo#:~:text=Briciole%20di%20pane%20*%20Home/%20*%20Il,per%20l'attuazione%20del%20%E2%80%9CPatto%20migrazione%20e%20asilo%E2%80%9D" target="_blank" rel="noreferrer noopener">disegno di legge</a> approvato lo scorso 12 febbraio.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">17.011 </span>i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia al 31 dicembre 2025.</p>
			        </section>
		


<p>In questo quadro comunque i minori stranieri non accompagnati restano una <strong>categoria protetta</strong>, esentata ad esempio dalle procedure di frontiera e dal trattenimento nei Cpr (Centri di permanenza per i rimpatri). In questo scenario, come abbiamo avuto modo di raccontare in <a href="https://www.openpolis.it/laccoglienza-dei-minori-stranieri-non-accompagnati-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">precedenti approfondimenti</a>, <strong>la scuola e la comunità educante possono avere un ruolo decisivo per l&#8217;integrazione di questi minori</strong>. Un inserimento rapido all&#8217;interno del sistema educativo infatti è decisivo per la loro integrazione.</p>



<p>Da questo punto di vista un ruolo molto importante può essere svolto anche dai <strong>tutori volontari</strong>. Si tratta di cittadini privati che, dopo un&#8217;apposita formazione, vengono nominati dal tribunale per assumere la rappresentanza legale di un minore straniero. Agendo come un punto di riferimento fondamentale per garantirne i diritti e promuoverne i percorsi di integrazione.</p>



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                <span class="fs-24 fw-400">Ti interessano gli argomenti                    <span class="fw-700">Povertà educativa <span class="fw-400">e</span> Cooperazione e Migranti</span>?</span>
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				                <p>Osservatorio basato sui dati dedicato alla regione Abruzzo.</p>
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<div id="i-minori-stranieri-non-accompagnati-msna-presenti-in-italia-sono-oltre-17mila" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Gli Msna in Italia: un&#8217;inversione di tendenza</h3>



<p>Ma quanti sono effettivamente i minori stranieri non accompagnati presenti nel nostro paese? Grazie ai dati messi a disposizione dal <strong>Ministero del lavoro e delle politiche sociali</strong> è possibile delineare un quadro della situazione. Al 31 dicembre 2025, i Msna erano in totale <strong>17.011</strong>. Si tratta di un dato molto interessante poiché <strong>inverte la tendenza ad una progressiva diminuzione</strong> che era in corso fin dal novembre 2023. Periodo in cui i minori registrati erano stati 24.215. L&#8217;incremento rispetto al nostro<a href="https://www.openpolis.it/laccoglienza-dei-minori-stranieri-non-accompagnati-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ultimo aggiornamento</a> è abbastanza limitato ma comunque significativo.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+737 </span>i Msna presenti in Italia al 31 dicembre 2025 rispetto ai dati di aprile.</p>
			        </section>
		


<p>Da notare che questo incremento non è collegato alla presenza di <strong>minori provenienti dall&#8217;Ucraina</strong> che anzi sono diminuiti nel periodo considerato (-365) pur rimanendo la seconda nazionalità più rappresentata (17,4%). Il paese d&#8217;origine più ricorrente in assoluto invece si conferma essere l&#8217;<strong>Egitto</strong>, con 5.159 minori (il 30,33% del totale, in aumento di circa 8 punti percentuali). Altre nazionalità con una presenza significativa sono quella <strong>bangladese</strong> (10%), <strong>gambiana</strong> (6,6%), <strong>tunisina</strong> (5,5%) e <strong>guineana</strong> (5,1%).</p>


<div id="la-maggior-parte-arriva-da-egitto-e-ucraina-con-questi-ultimi-in-diminuzione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-aumento-i-msna-presenti-nel-nostro-paese/">In aumento i Msna presenti nel nostro paese</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-aumento-i-msna-presenti-nel-nostro-paese/">I 15 paesi di provenienza più ricorrenti dei minori stranieri non accompagnati presenti in Italia</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati <a href="https://analytics.lavoro.gov.it/t/PublicSIM/views/PresenzadeiMinoristranierinonaccompagnatiinItalia/PresenzadeiMinoristranierinonaccompagnatiinItalia?%3Aembed=y&amp;%3Aiid=5&amp;%3AisGuestRedirectFromVizportal=y" target="_blank" rel="noopener">ministero del lavoro e delle politiche sociali</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 31 Dicembre 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-306269"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-306269" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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<p>La maggior parte dei Msna presenti è <strong>vicina alla maggiore età</strong>: il 56% circa ha 17 anni e il 22% ne ha 16. I minori nella fascia 7-14 anni costituiscono invece il 12,6% del totale. È notevole la <strong>prevalenza maschile tra i 16 e 17 anni</strong>. In questa fascia i ragazzi rappresentano oltre il 90%. Un dato che suggerisce la motivazione di molti di questi ragazzi a intraprendere il viaggio per <strong>cercare lavoro e opportunità per sostenere la famiglia nel paese d’origine</strong>. Viceversa, nelle fasce d&#8217;età più basse (0-6 anni) si osserva un sostanziale riallineamento tra i generi, con il 51,2% di maschi e il 48,9% di femmine.</p>



<p>In considerazione di questi dati e dell’attuale instabilità geopolitica mondiale, diventa cruciale monitorare la condizione di questi minori, al fine di garantire le tutele previste e l&#8217;avvio di percorsi di inclusione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;architettura del sistema di accoglienza</h3>



<p>Le <a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/rapporto-di-approfondimento-semestrale-sulla-presenza-dei-msna-31122025#page=9" target="_blank" rel="noreferrer noopener">normative vigenti</a> nel nostro paese delineano un sistema di accoglienza per i Msna su due livelli. La <strong>prima accoglienza</strong> è finalizzata all&#8217;identificazione e alla prima assistenza. Si avvale di strutture governative ad alta specializzazione o di centri temporanei attivati dai prefetti. In situazioni di particolare pressione, la legge consente anche l&#8217;inserimento provvisorio di minori ultra-sedicenni in sezioni specifiche di centri per adulti per un periodo limitato. Una misura che tuttavia deve rimanere eccezionale.</p>



<p>La <strong>seconda accoglienza</strong> rappresenta invece il fulcro del percorso di integrazione e si realizza prevalentemente attraverso la rete del <strong>Sistema di accoglienza e integrazione (Sai)</strong>. A queste strutture si affiancano anche quelle realizzate con il contributo del <a href="https://libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/il-fondo-nazionale-laccoglienza-dei-msna" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondo nazionale per i minori non accompagnati</a>.</p>



<p>Un contributo importante al potenziamento della capacità di accoglienza deriva dai progetti finanziati dal <a href="http://www.interno.gov.it/it/temi/immigrazione-e-asilo/fondi-europei/fondo-asilo-migrazione-e-integrazione-fami" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondo asilo migrazione e integrazione (Fami)</a> gestito dal ministero dell&#8217;interno. Grazie a tali risorse, nel maggio del 2023 è stata approvata una <a href="https://www.interno.gov.it/it/amministrazione-trasparente/bandi-gara-e-contratti/avviso-pubblico-presentazione-progetti-finanziare-valere-sul-fondo-asilo-migrazione-e-integrazione-2021-2027-obiettivo-specifico-1-asilo-misura-attuazione-1b-ambito-applicazione-1e-intervento-h" target="_blank" rel="noreferrer noopener">graduatoria</a> per l&#8217;attivazione <strong>750 posti di accoglienza ad alta specializzazione</strong> suddivisi fra 34 strutture. Un dato di particolare rilievo è la riserva del 10% di questi posti per i minori di genere femminile, garantendo una <strong>tutela specifica per le ragazze</strong> che spesso presentano vulnerabilità estreme legate a rischi di tratta e violenza.</p>



<p>Un ulteriore avviso del novembre 2023 ha aggiunto risorse per finanziare <strong>altri 250 posti</strong> in strutture agili, mantenendo standard di servizio elevati. Questi finanziamenti non coprono solo l&#8217;ospitalità, ma garantiscono una serie di servizi essenziali: dal trasferimento dal luogo di sbarco al supporto legale, fino all&#8217;assistenza psico-sociale e alla nomina del tutore. La <a href="https://www.interno.gov.it/it/amministrazione-trasparente/bandi-gara-e-contratti/decreto-approvazione-graduatoria-provvisoria-dellavviso-pubblico-potenziamento-dei-servizi-favore-dei-msna" target="_blank" rel="noreferrer noopener">graduatoria</a> provvisoria è stata approvata il 6 novembre 2024, ammettendo al finanziamento 2 progetti.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">75,5 mln € </span>le risorse del fondo Fami stanziate per strutture a favore dei Msna.</p>
			        </section>
		


<p>La permanenza nelle strutture Fami è progettata per essere breve, con un <strong>limite massimo di 30 giorni</strong>. Trascorso questo periodo, il minore dovrebbe essere trasferito nel sistema di seconda accoglienza.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come i Msna si distribuiscono sul territorio</h3>



<p>Dopo aver passato brevemente in rassegna l&#8217;architettura del sistema di accoglienza che riguarda i minori stranieri non accompagnati, passiamo adesso a vedere come questi si distribuiscono nei vari territori. La <strong>Sicilia</strong> si conferma come la regione cardine dell&#8217;intero sistema nazionale, ospitando oltre il 21% del totale dei Msna presenti in Italia. Seguono la <strong>Lombardia</strong> e la <strong>Campania</strong>.</p>


<div id="le-citta-che-ospitano-piu-msna-sono-trapani-milano-e-agrigento" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>A livello provinciale, il dato più rilevante riguarda <strong>Trapani</strong> che, con 1.049 minori ospitati, si posiziona al primo posto in Italia per numero di presenze. Da segnalare anche il dato di <strong>Agrigento</strong> che vede nel proprio territorio 698 minori, terzo dato più alto a livello provinciale.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/trapani-e-la-prima-provincia-italiana-per-accoglienza-di-msna/">Trapani è la prima provincia italiana per accoglienza di Msna</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/trapani-e-la-prima-provincia-italiana-per-accoglienza-di-msna/">I minori stranieri non accompagnati accolti in Italia, provincia per provincia</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_306271_tab3"><p><span data-sheets-root="1">La mappa riporta i dati riguardanti i Msna che, al momento dell&#8217;analisi, risultano accolti presso un&#8217;ente o una struttura nel territorio italiano.</span></p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati <a href="https://analytics.lavoro.gov.it/t/PublicSIM/views/PresenzadeiMinoristranierinonaccompagnatiinItalia/PresenzadeiMinoristranierinonaccompagnatiinItalia?%3Aembed=y&amp;%3Aiid=5&amp;%3AisGuestRedirectFromVizportal=y" target="_blank" rel="noopener">ministero del lavoro e delle politiche sociali</a>                                                            </p>
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                            <p><label for="embed-chart-306271"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Tuttavia, l&#8217;analisi mostra anche l&#8217;importanza dei grandi poli urbani del centro-nord nella fase successiva all&#8217;arrivo. <strong>Milano</strong> ospita infatti quasi 900 minori. Altre città come <strong>Roma</strong> e <strong>Caserta</strong> fanno registrare presenze superiori alle 500 unità. A conferma di una distribuzione che pur riguardando l&#8217;intero paese, mantiene una <strong>forte concentrazione nel mezzogiorno e in alcuni territori di confine</strong>.</p>


<div id="i-posti-per-loro-nella-rete-sai-sono-oltre-6-600-la-sicilia-e-la-regione-che-ne-ha-di-piu" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Una panoramica sulla rete Sai</h3>



<p>Nel paragrafo precedente abbiamo visto come si distribuiscono fra le varie province italiane i Msna accolti all&#8217;interno di enti o strutture. Adesso ci concentriamo sulle strutture che in particolare fanno riferimento al &#8220;secondo livello&#8221; del sistema di accoglienza. Vale a dire i <strong>centri della rete Sai</strong>. Grazie ai più recenti <a href="https://www.retesai.it/i-numeri-della-rete-sai-al-31-gennaio-2026/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> disponibili possiamo osservare che, al 31 gennaio 2026, i posti attivi su tutto il territorio nazionale sono <strong>41.475</strong>. Di questi, la stragrande maggioranza (34.059 posti, pari all&#8217;82,1%) è rappresentata da posti &#8220;ordinari&#8221;. Mentre <strong>6.655 posti (il 16,1%) sono specificamente riservati ai Msna</strong>. Una quota residua di 761 posti è invece destinata a persone con disabilità o disagio mentale.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Come stabilito dalla normativa vigente, tutti i minori stranieri non accompagnati (MSNA) accolti nella Rete SAI sono intrinsecamente vulnerabili, in quanto privi di riferimenti familiari sul territorio. A questa condizione di vulnerabilità normata si aggiungono, in molti casi, ulteriori situazioni di fragilità e di bisogni specifici – preesistenti alla partenza o insorte nel corso del viaggio migratorio – che rendono necessaria una presa in carico più complessa e articolata, nonché attenta e personalizzata. [&#8230;] La capacità di intercettare bisogni specifici, fragilità e vulnerabilità latenti, ascoltare e rispondere in modo mirato alle esigenze emergenti è una condizione essenziale per garantire tutela e sviluppo.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.retesai.it/wp-content/uploads/2025/06/Rapporto-SAI-Edizione-XXIII.pdf" target="_blank">&#8211; Rapporto annuale Sai XXIII edizione (31/12/2024)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>La <strong>Sicilia</strong> non è solo la regione con la maggiore capacità ricettiva complessiva (7.025 posti), ma è anche il cardine dell&#8217;accoglienza per i minori. Con 1.979 posti dedicati ai Msna infatti, ospita quasi il 30% dell&#8217;intera disponibilità nazionale per questa categoria. Seguono, a grande distanza, la <strong>Lombardia</strong> (696 posti), la <strong>Campania</strong> (689) e la <strong>Puglia</strong> (613).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sai-in-sicilia-quasi-un-terzo-dei-posti-per-i-minori-stranieri/">Sai, in Sicilia quasi un terzo dei posti per i minori stranieri</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sai-in-sicilia-quasi-un-terzo-dei-posti-per-i-minori-stranieri/">Distribuzione dei posti attivi nella rete Sai per tipologia di progetto e per regione</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_306274_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_306274_tab3"><p>Il Sai (Sistema di accoglienza e integrazione) è costituito dalla rete degli enti locali che, con il supporto del Ministero dell&#8217;interno, realizzano progetti di accoglienza &#8220;integrata&#8221;. A differenza dei centri di accoglienza straordinaria (Cas), che rispondono a logiche di emergenza, il Sai mira all&#8217;integrazione sociale e lavorativa dei beneficiari attraverso servizi di assistenza legale, psicologica, corsi di lingua e orientamento al lavoro. Per i Msna, il Sai rappresenta il passaggio fondamentale dopo la prima accoglienza per garantire la tutela dei loro diritti e la costruzione di un percorso di crescita in Italia.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati <a href="https://www.retesai.it/i-numeri-della-rete-sai-al-31-gennaio-2026/" target="_blank" rel="noopener">Anci e Ministero dell&#8217;interno</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: sabato 31 Gennaio 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-306274"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-306274" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>Questi dati confermano come la rete Sai sia fortemente radicata nel mezzogiorno, in particolare in quelle regioni che rappresentano la prima frontiera di ingresso. In questo senso, è cruciale &#8211; come più volte ribadito da <a href="https://www.unhcr.org/it/notizie/audizione-al-comitato-parlamentare-di-controllo-sullattuazione-dellaccordo-di" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Unhcr</a> e <a href="https://www.retesai.it/wp-content/uploads/2023/05/prot-Rapporto-MSNA-7-%E2%80%93-2023-Il-Sistema-di-Accoglienza-e-Integrazione-e-i-minori-stranieri-non-accompagnati.pdf#page=24" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Anci</a> una <strong>distribuzione omogenea dei posti</strong>, per favorire percorsi di integrazione più equilibrati ed evitare che la questione sia affrontata solo nelle regioni di prima accoglienza.</p>


<div id="nel-2024-i-tutori-volontari-attivi-erano-4-588" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza dei tutori volontari</h3>



<p>Un punto di riferimento importante per i Msna può essere rappresentato dal <strong>tutore volontario</strong>. Questa figura, introdotta dalla <a href="https://temi.camera.it/leg19/post/msna-quadro-normativo.html#:~:text=Il%20sistema%20che%20ne%20risulta,centri%20governativi%20di%20prima%20accoglienza." target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge Zampa</a>, rappresenta molto più di un mero incarico burocratico. Si tratta di <strong>cittadini privati che scelgono di assumere la rappresentanza legale dei ragazzi</strong>. In un sistema di accoglienza spesso complesso, il tutore supporta il minore, garantendo che ogni decisione – dalla scelta del percorso scolastico alle cure sanitarie – sia guidata esclusivamente dal <strong>superiore interesse del giovane</strong>. </p>


<div id="strillo-testo-block_1f624de8eeb2a470f3ff797f8c2eb300" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Anche dal punto di vista dei tutori volontari la Sicilia appare più sotto pressione.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Data la centralità di questa figura sarebbe molto importante avere dati puntuali e aggiornati sulla loro presenza nei diversi territori, soprattutto nelle zone dove ce n&#8217;è più bisogno. Purtroppo, al momento, i <a href="https://tutelavolontaria.garanteinfanzia.org/dashboard/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> più recenti disponibili si fermano all&#8217;anno 2024. Sulla base di queste informazioni possiamo osservare come dal 2017 al 2024 siano stati attivati e conclusi <strong>144 corsi di formazione</strong> rivolti agli aspiranti volontari. I tutori formati e registrati negli appositi elenchi istituiti presso i tribunali per i minorenni sono in totale 4.588. Il maggior numero di queste figure si trova presso il tribunale di <strong>Torino</strong> (566), seguono <strong>Roma</strong> (524), <strong>Venezia</strong> (481) e <strong>Milano</strong> (454).</p>



<p>Da notare come nei tribunali siciliani di Catania, Palermo e Messina (non disponibile il dato riguardante il tribunale di Caltanissetta) siano attivi in totale <strong>362 tutori</strong> a fronte di 1.588 tutele in corso. </p>



<p>Questo significa che un tutore siciliano ha mediamente in carico più di 4 Msna. Un numero da non sottovalutare considerando che stiamo comunque parlando di volontari. Per quanto riguarda le tutele attive, il secondo valore più elevato lo faceva registrare la <strong>Lombardia</strong> (548). Seguono <strong>Puglia</strong> (195), Piemonte (164) e <strong>Campania</strong> (149). Facendo il confronto fra tutele attive e tutori presenti nelle diverse regioni, il secondo rapporto più alto dopo quello siciliano si registrava in <strong>Molise</strong> (28 tutele a fronte di 14 tutori), seguito dal <strong>Trentino-Alto Adige</strong> (35 tutele per 26 tutori). In tutte le altre regioni il rapporto era inferiore a 1.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_FVG.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_Lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_TAA.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_Veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza degli Msna nelle province sono di fonte Ministero del lavoro e delle politiche sociali.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/ragazzo-in-uniforme-rossa-si-avvicina-allautobus-giallo-QyrxP0GqZ9E" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Surya Teja</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-minori-stranieri-non-accompagnati-nel-nuovo-contesto-internazionale/">I minori stranieri non accompagnati nel nuovo contesto internazionale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le mense scolastiche a supporto dell&#8217;occupazione femminile</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-mense-scolastiche-a-supporto-delloccupazione-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305549</guid>

					<description><![CDATA[<p>La differenza tra il tasso di occupazione dei padri e quello delle madri in Italia è il secondo più ampio tra tutti i paesi dell’Ue. Inoltre quasi un terzo delle donne tra 25 e 49 anni con figli non lavora. I servizi scolastici, come le mense, possono rispondere alle esigenze delle famiglie, ma c’è ancora molto da fare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-mense-scolastiche-a-supporto-delloccupazione-femminile/">Le mense scolastiche a supporto dell&#8217;occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I servizi scolastici come gli asili nido, il tempo pieno e le mense non sono soltanto importanti per il percorso educativo dei minori. <strong>Hanno infatti anche un ruolo importante nel colmare i divari occupazionali tra donne e uomini.</strong></p>



<p><strong>Queste differenze nascono in prima istanza da un diverso carico del lavoro di cura all&#8217;interno della coppia</strong>, che risulta sbilanciato verso le donne a causa anche di stereotipi di genere radicati. Secondo i dati di <a href="https://eige.europa.eu/gender-equality-index/2025/domain/time/IT#:~:text=51.9-,Care%20activities,-Informal%20childcare%20(0" type="link" id="https://eige.europa.eu/gender-equality-index/2025/domain/time/IT#:~:text=51.9-,Care%20activities,-Informal%20childcare%20(0">Eige</a>, nel 2025 il 41% delle donne italiane di età compresa tra 16 e 74 anni si occupa della cura di bambini con meno di 12 anni per più di 35 ore alla settimana. Tra gli uomini la quota scende al 20%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">21 </span>la differenza, in punti percentuali, tra l&#8217;incidenza di donne e uomini che si occupano della cura dei bambini oltre le 35 ore alla settimana.</p>
			        </section>
		


<p>Tale tendenza va a discapito della stessa vita lavorativa delle donne, che risultano sistematicamente meno occupate e più spesso in condizione di part-time. L&#8217;accesso all&#8217;istruzione fin dai primi anni di vita, oltre ad essere essenziale per lo sviluppo di minore, può svolgere un ruolo fondamentale anche nella riduzione di questo tipo di divari. <strong>Ciò accade lungo i diversi gradi di istruzione: se gli asili nido sono essenziali per consentire alle donne di rientrare al lavoro dopo la gravidanza, la possibilità di frequentare il tempo pieno a scuola è altrettanto decisiva per la continuità della vita professionale delle donne che hanno avuto figli.</strong> In questo contesto, le mense scolastiche rappresentano anche un servizio indispensabile per garantire la frequenza pomeridiana di bambine e bambini.</p>






<h3 class="wp-block-heading">I divari di genere si riflettono sul lavoro</h3>



<p><strong>Considerando la fascia d&#8217;età compresa tra i 25 e i 49 anni, il tasso di occupazione maschile europeo è più alto rispetto a quello femminile.</strong> Stando ai dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hheredty__custom_19945954/default/table" type="link" id="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hheredty__custom_19945954/default/table" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a>, nel 2024 l&#8217;87,5% degli uomini europei risultava occupato contro il 77,6% delle donne. Tra i due genere esiste quindi un divario di partenza pari a circa 10 punti percentuali.</p>


<div id="le-donne-con-figli-sono-meno-occupate-rispetto-agli-uomini-nella-stessa-situazione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Questa forbice si allarga quando i lavoratori o le lavoratrici hanno avuto almeno un figlio.</strong> Gli uomini infatti riportano sistematicamente un tasso di occupazione maggiore, sia nel caso in cui siano padri (92,1%) sia che non lo siano (83,7%). Le donne senza figli riportano valori più bassi rispetto agli uomini che non ne hanno (80,9%) e per le madri il tasso cala ulteriormente al 75,1%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">17 </span>la differenza, in punti percentuali, del tasso di occupazione tra uomini e donne con figli.</p>
			        </section>
		


<p>Questa dinamica spesso risulta presente anche nei singoli paesi dell&#8217;Unione.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli/">In Italia è marcato il divario tra occupati uomini e donne con figli</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli/">Tasso di occupazione delle persone 25-49 anni con e senza figli nei paesi Ue, per genere (2024)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
                    <div id="chart_306548_tab1" role="tab" aria-controls="chart_306548_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br>(consultati: lunedì 2 Febbraio 2026)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-306548"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-306548" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Se si considerano uomini e donne senza figli, i tassi di occupazione tendono ad essere più simili.</strong> Dei 27 paesi considerati, 22 riportano un tasso maggiore per gli uomini, i restanti 7 per le donne e uno (la Germania) una condizione di perfetta parità. In 9 stati il divario si aggira intorno al punto percentuale. Il paese dove la differenza tra il tssso di occupazione di uomini e donne senza figli è maggiore è l&#8217;Italia (9,9) mentre in Lettonia le donne superano gli uomini per 2,6 punti percentuali.</p>


<div id="strillo-testo-block_dee3380de0b6e4e3f1a86415a18b3b59" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Il divario occupazionale tra padri e madri è il più alto d&#8217;Europa.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Sempre nella fascia tra 25 e 49 anni, i padri riportano sistematicamente un tasso di occupazione più alto rispetto alle madri.</strong> In questo contesto, i divari inferiori si registrano in Lussemburgo (6,8 punti percentuali), Svezia (7,7) e Slovenia (8,2). Al contrario, i valori maggiori sono quelli di Grecia (29,3), Italia (28,6) e Repubblica Ceca (23,9). Inoltre, <strong>l&#8217;Italia è anche il paese europeo che registra il tasso di occupazione tra le madri più basso: è pari al 61,9%, circa 13 punti percentuali in meno rispetto alla media europea.</strong></p>


<div id="nellue-il-319-delle-madri-europee-ricorre-al-part-time" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>La nascita di un figlio ha un impatto importante sulla vita lavorativa di una donna. Questo accade non soltanto al momento del parto: le donne infatti tendono ad adattare il proprio percorso professionale per includere le responsabilità genitoriali, in particolare quando i bambini sono molto piccoli ma anche negli anni successivi.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Women in particular are likely to adapt their paid work according to the additional responsibilities that come with parenthood, especially when children are very young, but also as they get older [&#8230;].</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2017/10/the-pursuit-of-gender-equality_g1g8072d/9789264281318-en.pdf" target="_blank">&#8211; Ocse, The Pursuit of Gender Equality: an uphill battle (2017)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Oltre a riportare un tasso di occupazione più basso, le donne con figli tendono a ricorrere di più ai lavori part-time. Nell&#8217;<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hhptety__custom_20277803/default/table" type="link" id="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hhptety/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Unione europea</a>, nel 2024, il 31,9% delle madri di età compresa tra 25 e 49 anni lavora part-time contro il 5,2% dei padri. A livello italiano, il 35,9% delle donne con figli lavora part-time mentre per gli uomini il dato si ferma al 4,6%.</p>



<p>Per favorire quindi un reinserimento lavorativo ma anche il mantenimento della carriera professionale durante l&#8217;intero percorso di crescita del figlio <strong>è importante andare incontro alle esigenze delle famiglie in ogni fase del percorso scolastico del minore.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Il tempo pieno e l&#8217;uguaglianza di genere</h3>



<p>L&#8217;integrazione del minore in un percorso scolastico favorisce l&#8217;occupazione femminile. Oltre al ruolo degli asili nido, di cui abbiamo già avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/" type="link" id="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondire</a>, ci sono degli effetti anche per quel che riguarda l&#8217;introduzione del tempo pieno nelle scuole. Secondo uno studio di Banca d&#8217;Italia, c&#8217;è un impatto positivo sull&#8217;occupazione femminile.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Mothers of children who attend the FT scheme in primary school increase their labor force participation by approximately 2 percentage points both in the short- and medium-term. The effect on mothers’ employment is smaller initially and increases with students’ age, probably because it takes time for mothers to find jobs: overall, three years after the end of the program, mothers of pupils in FT classes in primary school have a 2.2 percentage points higher employment rate.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2023/2023-1423/en_tema_1423.pdf#page=9" target="_blank">&#8211; Banca d&#8217;Italia, The short and medium term effects of full-day schooling on learning and maternal labor supply (2023)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Nel breve e nel medio periodo, le madri di bambini che hanno preso parte al programma del tempo pieno scolastico definito dallo studio hanno incrementato la partecipazione al lavoro di circa 2 punti percentuali. L&#8217;effetto è inizialmente più piccolo e aumenta all&#8217;incrementare dell&#8217;età degli studenti, probabilmente perché trovare lavoro richiede del tempo. Dopo 3 anni dalla fine del programma, le madri con i figli che si trovavano nelle classi a tempo pieno riportano un tasso di occupazione maggiore di 2,2 punti percentuali.</p>


<div id="il-6706-delle-donne-italiane-tra-25-e-49-anni-risulta-occupata" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>In passato abbiamo parlato delle <a href="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/" type="link" id="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mense</a>, un servizio scolastico che è la premessa per consentire ai minori di fare attività extra-scolastiche e di continuare le lezioni nel pomeriggio. In Italia si registra un profondo divario tra il centro-nord e il mezzogiorno, con le isole che mostrano i dati più bassi e il nord-ovest quelli più alti. <strong>Questa forbice tra nord e sud si riscontra anche considerando i tassi di occupazione delle donne in età compresa tra 25 e 49 anni d&#8217;età.</strong></p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud/">Sia le mense scolastiche che l&#8217;occupazione femminile presentano divari tra nord e sud</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud/">Tasso di occupazione femminile della fascia d&#8217;età 25-49 (2024) e incidenza mense negli edifici scolastici (a.s. 2024-2025)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Mim e Istat                                                                <br>(consultati: martedì 27 Gennaio 2026)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-306144"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-306144" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p><strong>In Italia il 67,06% delle donne di quella specifica fascia d&#8217;età risulta occupato</strong>. La zona con l&#8217;incidenza maggiore è quella del nord-est (76,68%) a cui seguono nord-ovest (75,64%) e centro (70,69%). Il mezzogiorno riporta invece valori minori, nello specifico al sud le occupate sono il 53,58% e nelle isole il 51,36%.</p>


<div id="in-nessuna-regione-del-sud-si-supera-la-media-nazionale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Per quanto riguarda le regioni, tutte quelle che riportano un valore maggiore della media nazionale si trovano nel centro-nord.</strong> I valori maggiori si rilevano in Trentino-Alto Adige (80,65%), Valle d&#8217;Aosta (77,14%) e Veneto (76,81%). Al contrario, tutte le regioni che riportano valori inferiori della media nazionale sono nell&#8217;area del mezzogiorno. In particolare, i tassi di occupazione più bassi si riscontrano in Calabria (51,61%), Campania (49,41%) e Sicilia (47,62%).</p>



<p><strong>Si tratta di un divario visibile anche nel confronto tra province</strong>, con i valori maggiori a Belluno (81,90%), Monza e della Brianza (78,98%) e Prato (78,93%) e quelli minori a Palermo (45,68%), Agrigento (45,34%) e Caltanissetta (43,28%).</p>


<div id="il-potenziamento-delle-mense-puo-essere-uno-dei-servizi-leva-anche-per-loccupazione-femminile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-province-con-piu-occupazione-femminile-ci-sono-piu-mense/">Nelle province con più occupazione femminile ci sono più mense</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-province-con-piu-occupazione-femminile-ci-sono-piu-mense/">Incidenza della presenza di mense negli edifici scolastici (a.s. 2024-2025) e occupazione femminile (2024) a livello provinciale</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Mim e Istat                                                                <br>(consultati: martedì 27 Gennaio 2026)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-306149"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p><strong>È possibile osservare che tendenzialmente nelle province italiane in cui ci sono più mense scolastiche nelle scuole pubbliche l’occupazione femminile è più alta, con una forte divisione tra i territori del centro-nord e quelli del sud. </strong>Ci sono però delle province del centro che presentano dei valori di occupazione femminile e presenza di mense in linea con quelli del sud. Si segnalano in particolare i casi di Latina e Frosinone, due province laziali che registrano rispettivamente un tasso di occupazione femminile pari al 61,28% e 61,16% e la presenza di mense pari al 14,77% e 22,48%.</p>



<p><strong>Questa è una relazione da leggere nei due sensi</strong>: da un lato la maggiore occupazione è probabilmente un incentivo all&#8217;offerta da parte delle scuole di questo tipo di servizio; dall&#8217;altro è presumibile che la possibilità per gli studenti di fare scuola il pomeriggio garantisca ai genitori una maggiore facilità di conciliazione dei tempi di vita con quelli di lavoro. In particolare per le donne, su cui ricade gran parte del lavoro di cura nel nostro paese. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/valle_daosta.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla competenze linguistiche degli studenti di terza media nei comuni capoluogo sono di fonte Istat statistiche sperimentali.</p>



<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/ragazza-che-saluta-la-vista-posteriore-della-madre_32518289.htm" type="link" id="https://it.freepik.com/foto-gratuito/ragazza-che-saluta-la-vista-posteriore-della-madre_32518289.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" type="link" id="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-mense-scolastiche-a-supporto-delloccupazione-femminile/">Le mense scolastiche a supporto dell&#8217;occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il profondo divario tra nord e sud sulle mense scolastiche</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305464</guid>

					<description><![CDATA[<p>In un edificio scolastico statale su tre, in media, c'è una mensa. Ma se in Valle d’Aosta oltre il 70% dei plessi ne ha, in Sicilia questa soglia non raggiunge neanche il 15%. Differenze territoriali che rallentano il contrasto alla povertà alimentare tra i minori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/">Il profondo divario tra nord e sud sulle mense scolastiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Le mense rappresentano un elemento importante nelle scuole.</strong> Migliorano la qualità dell’offerta scolastica, garantiscono pasti equilibrati in contrasto alla povertà alimentare, facilitano la socialità e permettono di seguire lezioni nel pomeriggio.</p>



<p><strong>Tuttavia le mense sono presenti in poco più di un terzo degli edifici scolastici statali del paese, con differenze territoriali molto marcate tra nord e sud.</strong> Se infatti oltre il 70% delle scuole in Valle d’Aosta possiede una mensa, quest’ultima è presente in meno del 15% dei plessi scolastici siciliani.</p>


<div id="strillo-testo-block_8615bade1f9d55ae8d4699de74eb1a29" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le mense aiutano la socialità e garantiscono pasti adeguati e bilanciati.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Poter usufruire di una mensa è infatti spesso <strong>fondamentale per il proseguo delle lezioni nel pomeriggio,</strong> permettendo la normale frequenza delle attività educative e venendo anche incontro alle alle esigenze dei genitori che lavorano. Ma anche il momento stesso del pasto ha un&#8217;importanza cruciale per ragazze e ragazzi. Dal momento che viene effettuato in uno spazio condiviso, si creano <strong>possibilità di connessione e socializzazione al di fuori dell&#8217;orario prettamente scolastico.</strong></p>



<p>Inoltre,<strong> viene garantito un pasto adeguato a livello di porzioni e di bilanciamento dei macronutrienti almeno una volta al giorno</strong>, un elemento da non sottovalutare per famiglie in condizione di fragilità economica e sociale. Il pranzo diventa infine un momento dove è anche possibile <strong>imparare come si compone un&#8217;alimentazione corretta</strong> all&#8217;interno di uno stile di vita salutare.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le mense scolastiche presidio contro la povertà alimentare</h3>



<p>La povertà alimentare è un fenomeno difficile da definire. Se nei paesi in via di sviluppo è prettamente legata alla disponibilità di cibo e alla sua diretta accessibilità, nelle economie occidentali è una questione che si lega a molti altri aspetti. Come evidenziato nella <a href="https://www.disuguaglianzesociali.it/glossario/?idg=40" target="_blank" rel="noreferrer noopener">letteratura</a> sull&#8217;argomento, si lega al tema del cosiddetto <strong>&#8220;paradosso della scarsità dell&#8217;abbondanza&#8221;</strong> (Campiglio e Rovati, 2009): nonostante la presenza di alimenti, l&#8217;accesso a risorse adeguate al proprio sostentamento è impossibile per alcune fasce della popolazione.</p>


<div id="la-poverta-alimentare-e-un-fenomeno-multimensionale-legato-anche-alla-qualita-del-cibo-cui-si-ha-accesso" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>A prescindere dal contesto, <strong>la corretta alimentazione non è soltanto legata a un adeguato apporto calorico</strong>: bisogna anche considerare la disponibilità dei diversi macronutrenti e la possibilità di avere del cibo di qualità e seguire diete salutari sin dai primi anni di età, elementi cruciali nell&#8217;evitare l&#8217;insorgenza di malattie croniche nel tempo.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Beyond adequate calories intake, proper nutrition has other dimensions that deserve attention, including micronutrient availability and healthy diets. Inadequate micronutrient intake of mothers and infants can have long-term developmental impacts. Unhealthy diets and lifestyles are closely linked to the growing incidence of non communicable diseases in both developed and developing countries.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://sdgs.un.org/topics/food-security-and-nutrition-and-sustainable-agriculture#:~:text=Beyond%20adequate%20calories,and%20developing%20countries." target="_blank">&#8211; Nazioni Unite, Sustainable development goals: Food security and nutrition and sustainable agriculture (2025)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p><strong>Si tende quindi a considerare in senso più ampio l&#8217;esposizione alla malnutrizione</strong>, che oltre alle condizioni di carenza (denutrizione) include anche situazioni legate al sovrappeso e all&#8217;obesità e squilibri di elementi necessari per le funzioni vitali. Chiaramente, la povertà alimentare e le situazioni di malnutrizione incidono ancora di più su bambini e ragazzi che stanno attraversando l&#8217;età dello sviluppo, per cui ci sono <a href="https://www.efsa.europa.eu/en/press/news/120209" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccomandazioni specifiche</a>.</p>


<div id="strillo-testo-block_ace4dc8a23bd83e582232a739cb615ae" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La povertà alimentare non riguarda soltanto il mero apporto calorico.</p>
			        </section>
		</div>



<p>In questo contesto, un&#8217;indicazione utile per comprendere il quadro italiano è la possibilità delle famiglie di mangiare carne o pesce ogni due giorni. Nel 2024, <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,HOU,1.0/HOU_ECDISTR/DCCV_FAMNOVOCISPESA/IT1,34_280_DF_DCCV_FAMNOVOCISPESA_2,1.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">11 famiglie ogni 100 </a> dichiarano delle difficoltà nel potersi permettere un pasto proteico. Tra le tipologie familiari che mostrano le maggiori difficoltà spicca la famiglia monogenitoriale con almeno un figlio minore (13,4%). Concentrandosi più nello specifico sulla condizione minorile, i dati del 2019 mostrano dei divari tra le regioni italiane. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-sicilia-e-la-regione-in-cui-piu-incide-la-poverta-alimentare-minorile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come abbiamo approfondito in passato</a>, in Italia <strong>il 2,8% dei minori non riesce a consumare un pasto proteico al giorno.</strong> Si tratta di numeri che tendono ad incrementare nelle regioni del sud, con incidenze maggiori in Sicilia (8,4%), Campania (5,4%) e Basilicata (4,9%).</p>



<p>Questo dato va interpretato alla luce della complessità del fenomeno. Possono infatti incidere situazioni di indigenza economica ma anche educazione alimentare e facilità ad accesso a specifici servizi. In questo quadro,<strong> le mense scolastiche rivestono un valore essenziale</strong>, sottolineato spesso nelle <a href="https://www.garanteinfanzia.org/wp-content/uploads/2025/06/agia-relazione-parlamento-2021.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazioni</a> e negli interventi del garante dell&#8217;infanzia.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Povertà educativa e marginalità si combattono inoltre garantendo pari opportunità di accesso a tempo pieno e mense scolastiche.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.garanteinfanzia.org/wp-content/uploads/2025/06/scheda_5_priorita.pdf" target="_blank">&#8211; Agia, Le cinque priorità dell&#8217;Agia per la scuola (2025)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Abbiamo dunque analizzato i <a href="https://dati.istruzione.it/opendata/opendata/catalogo/elements1/leaf/?datasetId=DS0151EDIAMBFUNZSTA2021" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> della presenza delle mense scolastiche all&#8217;interno degli edifici scolastici statali per l&#8217;anno scolastico 2024-2025 rilasciati dal ministero dell&#8217;istruzione e del merito su cadenza annuale per capire come si distribuisce il servizio sul territorio nazionale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come si distribuiscono le mense sul territorio italiano</h3>



<p>In Italia sono presenti 39.351 edifici che comprendono scuole statali. Di questi, <strong>14.362 riportano la presenza di uno spazio adibito alla mensa.</strong></p>


<div id="in-italia-la-presenza-della-mensa-e-dichiarata-per-il-365-degli-edifici-scolastici-statali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">36,5% </span>gli edifici scolastici in cui si dichiara la presenza di una mensa (anno scolastico 2024-2025).</p>
			        </section>
		


<p><strong>Si tratta però di un dato che nasconde profonde differenze territoriali tra l&#8217;area del centro-nord e il mezzogiorno.</strong> I contesti dove l&#8217;incidenza è più alta sono la zona del nord-ovest (50,8% degli edifici), centro (41,6%) e nord-est (38,3%). Più bassi invece i dati del sud (24,1%) e le isole (22,3%). <strong>Tra il valore maggiore e quello minore ci sono circa 30 punti percentuali di differenza.</strong> Un divario che risulta ancora più evidente se si analizzano i dati a livello regionale.</p>


<div id="quasi-tutte-le-regioni-con-valori-inferiori-alla-media-nazionale-sono-del-mezzogiorno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-mezzogiorno-ci-sono-meno-scuole-con-le-mense/">Nelle regioni del mezzogiorno ci sono meno scuole con le mense</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-mezzogiorno-ci-sono-meno-scuole-con-le-mense/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di mensa nelle regioni italiane (a.s. 2024/25)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati ministero dell’istruzione e del merito                                                                <br>(consultati: venerdì 9 Gennaio 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-305528"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Sono 12 le regioni che superano la media italiana per incidenza di edifici scolastici per cui viene dichiarata la presenza dello spazio mensa.</strong> Di queste, solo una si trova nel mezzogiorno: è la Sardegna che con il 37,3% supera la percentuale italiana di poco meno di un punto percentuale. Le regioni che invece riportano valori inferiori a quello nazionale si trovano tutte nel mezzogiorno ad eccezione del Lazio.</p>


<div id="in-valle-daosta-il-719-degli-edifici-scolastici-dichiara-di-avere-una-mensa-in-sicilia-solo-il-144" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>La regione italiana con la percentuale maggiore è la <strong>Valle d&#8217;Aosta (71,9%) </strong>a cui seguono Piemonte (62,6%), Liguria (59,5%) e Toscana (59,1%). Quelle con i valori minori sono Lazio (25,3%), Calabria (22,5%), Campania (18,1%) e <strong>Sicilia (14,4%).</strong></p>



<p>A livello provinciale, <strong>53 province su 107 registrano valori superiori alla media nazionale</strong> (il 49,5%). Di queste, solo Potenza, Nuoro, Sassari e Cagliari si trovano nell&#8217;area del mezzogiorno. I territori con le incidenze più alte sono Valle d&#8217;Aosta (71,9%), Imperia (68,3%), Biella (67,6%) e Vercelli (66,2%). Sono invece più basse a Trapani (12,6%), Catania (8%), Napoli (7,7%) e Ragusa (3,7%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa/">Nei comuni del centro-nord più scuole dichiarano di avere la mensa</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di mensa nei comuni italiani (a.s. 2024/25)</a></h3>
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                             aria-labelledby="chart_305536_tab3"><p>L’indicatore misura il rapporto percentuale tra gli edifici scolastici statali per cui è dichiarata la dotazione della mensa e il totale degli edifici scolastici statali. Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige. I dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico. In rosso sono visualizzati i comuni che riportano un&#8217;incidenza inferiore alla media nazionale (36,5%), in blu superiore.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati ministero dell’istruzione e del merito                                                                <br>(consultati: venerdì 9 Gennaio 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-305536"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p><strong>Il 47,8% dei capoluoghi italiani riporta dei valori superiori all&#8217;incidenza italiana. </strong>Anche per questo anno scolastico la percentuale maggiore si registra ad Alessandria, nel Piemonte. Dei 43 edifici scolastici presenti, 33 registrano la presenza di mense (76,7%). Seguono Carrara (71,1%), Como (68,5%) e Monza (64,4%). Come per le province, la maggior parte dei capoluoghi che supera la media nazionale si trova nel centro-nord.</p>



<p>Da notare però che alcuni comuni di grandi dimensioni come Napoli, Catania e Palermo riportino delle percentuali anomale inferiori al 10%. Questi dati sono forniti dagli enti proprietari di ogni singola struttura al ministero dell&#8217;istruzione e del merito per cui è possibile che ci possano essere dei discostamenti rispetto alla situazione effettiva. Nonostante questa puntualizzazione, è comunque chiaro che <strong>il mezzogiorno appare essere l&#8217;area più caratterizzata dalla minore incidenza di edifici scolastici con le mense.</strong> Rispetto quindi al ruolo della refezione, questo divario ha un impatto notevole sull&#8217;esperienza educativa dei minori.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/valle_daosta.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/totale_generale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla competenze linguistiche degli studenti di terza media nei comuni capoluogo sono di fonte Istat statistiche sperimentali.</p>



<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/bambini-che-pranzano-alle-elementari_18416160.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=0&amp;uuid=6b69d7c4-9424-4d5a-abdc-6f8f36fc3049&amp;query=mensa+scolastica" target="_blank" rel="noreferrer noopener">freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/">Il profondo divario tra nord e sud sulle mense scolastiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</title>
		<link>https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&#038;p=303065</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come vivono gli adolescenti nelle periferie delle città italiane? Che differenza c’è, in termini di opportunità sociali, economiche ed educative, tra crescere nel centro di una città o nella sua periferia? Rispondere a domande come queste è tanto complesso, quanto urgente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/">Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Come vivono gli <strong>adolescenti nelle periferie</strong> delle città italiane? Che differenza c&#8217;è, in termini di opportunità sociali, economiche ed educative, tra <strong>crescere nel centro di una città o nella sua periferia?</strong></p>



<p>Rispondere a domande come queste è tanto complesso, quanto urgente. A partire dalla pandemia, si è molto discusso sulla condizione dei giovani nel nostro paese. Temi come <strong>disagio sociale</strong> e <strong>dispersione scolastica</strong> si sono imposti nel dibattito, in forza di un disagio finalmente percepito nell&#8217;opinione pubblica. In particolare rispetto alla situazione delle periferie: luoghi lontani dal centro non solo in termini geografici, ma sempre più anche economici, sociali, culturali.</p>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Il report completo, in formato pdf</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/report_2025_giovani_e_periferie_HD.pdf" target="_blank" rel="noopener">Scarica</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Purtroppo, come abbiamo avuto modo di raccontare nel <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/Report_nonsonoemergenza_desktop.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a> dello scorso anno, nell&#8217;ambito della campagna <a href="https://www.nonsonoemergenza.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Non sono emergenza</a> promossa da Con i bambini, la discussione sul disagio giovanile risente di un’<strong>elevata infodemia</strong>. Abbiamo cioè accesso a tantissime informazioni, pareri, argomentazioni, e allo stesso tempo a<strong> pochi dati su fenomeni la cui possibilità di misurazione resta complessa</strong>. In un panorama informativo così articolato è difficile orientarsi; è invece molto facile ricadere in due tendenze di fondo, entrambe deleterie per la condizione di ragazze e ragazzi. L&#8217;<strong>allarmismo emergenziale</strong>, da un lato; la <strong>sottovalutazione del fenomeno</strong>, dall&#8217;altro.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">9,8% </span>i giovani tra 18 e 24 anni in abbandono precoce nel 2024, in netto calo negli ultimi anni. Nel 2025 però è tornata a crescere la dispersione implicita: studenti che completano il percorso di studi senza competenze adeguate.</p>
			        </section>
		


<p>Partire dai <strong>dati</strong> è, a nostro avviso, l&#8217;<strong>unico modo per impostare correttamente la discussione</strong>, <strong>individuare cause</strong> e <strong>predisporre soluzioni</strong>. Quando parliamo di soluzioni, non ci riferiamo ad approcci uniformi, validi per ogni situazione e replicabili in qualsiasi contesto. Al contrario, pensiamo a interventi calibrati sulle esigenze e i bisogni di ciascun territorio.</p>



<p>Per poterlo fare, serve avere gli <strong>strumenti per riconoscere i problemi a livello locale</strong>: comune per comune, municipio per municipio, addirittura <strong>quartiere per quartiere nelle grandi città</strong>. Con questo approccio, il rapporto di quest&#8217;anno si focalizza proprio su tali aspetti, anche avvalendosi della preziosa attività di rilascio dati svolta da <strong>Istat</strong> nell&#8217;ambito del <strong>censimento permanente</strong>, nonché per la <strong>Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni delle città e delle periferie</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">6,2% </span>le famiglie con figli in potenziale disagio economico a Catania. Nel sesto municipio del comune la quota raggiunge il 9,3%.</p>
			        </section>
		


<p>L&#8217;obiettivo è restituire un <strong>quadro chiaro delle disuguaglianze che attraversano le città</strong>, mettendo in luce dimensioni cruciali come il disagio socio-economico delle famiglie con figli, la condizione di Neet, la dispersione scolastica e l’accesso a opportunità educative e sociali.</p>



<p>A questo scopo il report è così strutturato. Nel prossimo paragrafo, inquadreremo le <strong>tendenze di fondo nella condizione giovanile nel paese dopo la pandemia</strong>, focalizzandoci, dove i dati lo consentono, sulle <strong>specificità delle grandi città e aree urbane</strong>. In quelli successivi, approfondiremo l&#8217;<strong>analisi città per città</strong>, per i 14 comuni capoluogo di città metropolitana. Nella consapevolezza di fondo che il dato medio spesso nasconde la reale condizione sul territorio, specie per comuni di grandi dimensioni e popolazione quali i capoluoghi delle città metropolitane. A questo scopo, cuore del rapporto sono i <strong>paragrafi dedicati a ciascuna città</strong>, e al confronto tra centri e periferie nella condizione degli adolescenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il volto economico, educativo e sociale del disagio tra gli adolescenti</h3>



<p>Negli ultimi anni, si sono imposti all&#8217;attenzione pubblica i segnali di disagio attraversato da tante ragazze e ragazzi. Questo fenomeno, reso evidente dalla pandemia nei mesi di isolamento fisico e troppo spesso sociale, incrocia tante dimensioni diverse.</p>



<p>In primis, riguarda la <strong>questione socio-economica per le famiglie con figli</strong>. Da circa quindici anni ormai si registra la tendenza per cui più una persona è giovane, più è probabile che si trovi in povertà assoluta.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">13,8% </span>i minori di 18 anni in povertà assoluta nel 2024. Molto più della media (9,8%).</p>
			        </section>
		


<p>Una questione <strong>particolarmente pressante nelle città</strong>, dove il costo della vita rende meno sostenibile per le famiglie il mantenimento dei figli. In media, nel 2024, il 12,3% delle famiglie in cui vivono minori di 18 anni si è trovato in povertà assoluta; la quota sale al <strong>16,1% dei nuclei con minori nei comuni centro di area metropolitana</strong>.</p>



<p>I dati sulla povertà e l&#8217;esclusione sono il punto di partenza ineludibile, poiché strettamente connessi alla cosiddetta <strong>trappola della povertà educativa</strong>. Chi cresce in una famiglia con minori possibilità economiche, generalmente ha anche <strong>minore accesso alle opportunità educative, sociali e culturali </strong>che potrebbero consentirgli di affrancarsi da una condizione di svantaggio.</p>



<p>Ne sono indiretta testimonianza gli <strong>esiti educativi</strong>, in molti casi differenziati in base all&#8217;origine sociale. Il nostro purtroppo resta un paese dove il <strong>percorso di istruzione di ragazze e ragazzi tende a riflettere la condizione di partenza</strong>. Ciò è particolarmente visibile nell&#8217;adolescenza, con la scelta dell&#8217;indirizzo di studi dopo le scuole medie. Nel 2024 su 100 diplomati del liceo, in base ai dati Almadiploma, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-34-dei-diplomati-nei-licei-appartiene-alle-classi-piu-elevate-nei-professionali-sono-solo-il-14/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">solo 16 erano figli di operai e lavoratori esecutivi</a>. Al contrario, questi rappresentano il 27,9% dei diplomati negli istituti tecnici e oltre un terzo dei diplomati in quelli professionali (33,8%). Le percentuali sono pressoché ribaltate per gli studenti delle classi più elevate, che rappresentano oltre un terzo dei diplomati dei licei e appena il 13,9% dei diplomati nei professionali.</p>



<p>E se perlomeno negli anni, anche sulla scorta degli obiettivi europei in materia, è <strong>calata la quota di chi abbandona gli studi prima di raggiungere il diploma</strong>, non si può dire lo stesso della <a href="https://www.openpolis.it/parole/dispersione-implicita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dispersione scolastica implicita</a>. Parliamo di chi completa il percorso di studi, ma lo fa con competenze del tutto inadeguate, più vicine al livello previsto alla fine delle medie che a quello dei diplomati. <strong>La quota di alunni che arrivano alla fine delle superiori con competenze insufficienti nelle materie di base è nettamente cresciuta durante la pandemia</strong>, per assestarsi nell&#8217;immediato post-Covid su livelli vicini al 10%. Da allora è cominciato un percorso di calo, anche se l&#8217;ultima rilevazione del 2025 mostra che <strong>i ritardi del periodo pandemico non sembrano ancora del tutto recuperati</strong>.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/">La dispersione implicita resta ancora alta rispetto ai livelli pre-Covid</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/">Percentuale di studenti in condizione di dispersione scolastica implicita al termine del secondo ciclo d’istruzione (2019-2025)</a></h3>
                                    </div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Invalsi                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 9 Luglio 2025)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/09/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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<p>I fenomeni di dispersione scolastica, tanto espliciti (l&#8217;abbandono vero e proprio) quanto impliciti (le basse competenze) riguardano soprattutto alcune aree geografiche e sociali. Gli studenti di quinta che hanno alle spalle una <strong>famiglia con status socio-economico-culturale inferiore alla media</strong> si trovano in dispersione implicita nel <strong>9,8% dei casi, una frequenza quasi doppia rispetto ai coetanei più avvantaggiati</strong> (5,3%). </p>



<p>In terza media, prima che gli effetti dell&#8217;abbandono scolastico vero e proprio si facciano sentire (eliminando dalla statistica gli studenti più svantaggiati), il contrasto risulta ancora più stridente: <strong>13,4% di alunni in dispersione implicita tra i meno avvantaggiati, 6% tra i coetanei con famiglie più benestanti</strong>.</p>



<p>Restano divari territoriali su entrambi gli aspetti. In alcune in regioni la quota di ragazze e ragazzi in <strong>dispersione implicita supera ampiamente il 10% alla fine delle superiori</strong>: tra queste <strong>Campania</strong> (17,6%), <strong>Sardegna</strong> (15,9%), <strong>Sicilia</strong> (12,1%) e <strong>Calabria</strong> (11,6%). Si tratta delle regioni che, pur nel miglioramento degli ultimi anni sull&#8217;abbandono scolastico, restano anche <strong><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-sicilia-gli-abbandoni-scolastici-superano-il-15/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tra le più colpite dalla parte &#8220;esplicita&#8221; del fenomeno</a></strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_6bfef1435ed4c1ad6e87625879c07a1e" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Nelle periferie l&#8217;abbandono scolastico precoce è ancora molto presente.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Inoltre, nonostante per la prima volta sia scesa sotto la soglia del 10% la quota di giovani che hanno lasciato la scuola prima del diploma o di una qualifica, la <strong>situazione appare più critica nelle città</strong>. Rispetto alla media nazionale del 9,8%, l’incidenza massima si raggiunge infatti nelle aree urbane densamente popolate dove sfiora l’11%. Mentre scende all’8,8% nei comuni a densità intermedia, quindi già al di sotto dell’obiettivo europeo del 9% entro il 2030. Risale al 10% in aree meno densamente popolate come quelle interne: un altro tipo di periferie &#8211; diverso da quelle urbane di cui ci occupiamo in questo rapporto &#8211; ma altrettanto rilevante per un paese come il nostro.</p>



<p>Gli aspetti economici ed educativi del disagio sono strettamente connessi con quelli sociali. La <strong>possibilità cioè per gli adolescenti di avere accesso a tempo libero di qualità</strong>, con tutto ciò che questo comporta: luoghi di aggregazione, aree verdi, opportunità sportive e culturali, dentro e fuori la scuola. Per l&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">osservatorio sulla povertà educativa</a> curato insieme a Con i bambini abbiamo avuto modo di raccontare come questi aspetti si colleghino direttamente al <strong>benessere sociale e psicologico dei più giovani</strong>, al rischio di inattività ed esclusione sociale.</p>



<p>Negli ultimi vent&#8217;anni, la quota di adolescenti che vede i propri amici tutti i giorni si è pressoché dimezzata, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-quota-di-ragazzi-che-vedono-tutti-i-giorni-gli-amici-era-crollata-gia-prima-della-pandemia-2/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">passando da oltre il 70% a poco più del 30%</a>. Una tendenza i cui fattori alla base sono molteplici, da affrontare senza allarmismi, basti pensare al concomitante ruolo delle tecnologie e alle nuove possibilità di comunicazione. Allo stesso tempo, <strong>garantire a ragazze e ragazzi luoghi di incontro</strong>, dai centri di aggregazione all&#8217;apertura pomeridiana delle scuole, deve essere un obiettivo delle politiche pubbliche, nazionali come locali.</p>



<p>In questo senso, appare centrale <strong>l&#8217;apertura delle scuole</strong>. La possibilità di svolgere attività educative, didattiche, formative anche al di fuori dell&#8217;orario scolastico può offrire un contributo decisivo nel contrasto dei fenomeni di dispersione e per la riduzione dei divari educativi appena citati. Ma una scuola aperta di pomeriggio, o d&#8217;estate, non è &#8220;solo&#8221; questo. È un <strong>presidio sociale sul territorio</strong>, un luogo sicuro dove poter trascorrere il tempo libero, <strong>essenziale specie laddove questo tipo di spazi mancano</strong>. Come, purtroppo, è spesso il caso di alcune periferie urbane delle nostre città.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una prospettiva utile per le politiche pubbliche in senso ampio</h3>



<p>Questa prospettiva sul disagio, che tiene insieme aspetti socio-economici, educativi e di accesso ai servizi, è assolutamente da considerare anche nella <strong>definizione delle politiche pubbliche in senso più ampio</strong>. Negli ultimi mesi, il tema del disagio giovanile e dei <strong>comportamenti a rischio o violenti tra gli adolescenti è diventato parte del dibattito pubblico</strong>. I primi studi esplorativi, come evidenziato nel <a href="https://www.transcrime.it/wp-content/uploads/2024/06/Le-traiettorie-della-devianza-giovanile_report.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoro di Transcrime, centro di ricerca interuniversitario</a>,<a href="https://www.transcrime.it/wp-content/uploads/2024/06/Le-traiettorie-della-devianza-giovanile_report.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> in collaborazione con il dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del ministero della giustizia</a>, mostrano <strong>alcuni segnali di peggioramento <strong> proprio tra i più giovani</strong></strong>, <strong>tra prima e dopo il Covid</strong>.</p>



<p>Il tasso di <strong>presunti autori di delitti violenti denunciati o arrestati dalle forze dell&#8217;ordine</strong> ogni 100mila abitanti è rimasto <strong>sostanzialmente stabile nella popolazione complessiva</strong>, se si confrontano i dati precedenti la pandemia (133,14 nel periodo 2007-19) con quelli successivi all&#8217;emergenza (133,43 tra 2021 e 2022). <strong>Tra i minori e gli adolescenti, al contrario, il quadro mostra un situazione molto più critica</strong>. Nella fascia tra 14 e 17 anni si è passati da una media di 196,61 presunti autori ogni 100mila giovani nel periodo 2007-19 a 301,87 dopo la pandemia. Nella fascia fino a 13 anni, l&#8217;incremento è stato ancora maggiore, trattandosi di numeri in partenza molto più contenuti: da 2,38 a 6,25 ogni 100mila minori, per un aumento del 163%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+ 54% </span>la crescita del tasso di presunti autori di delitto denunciati/arrestati dalle forze di polizia ogni 100.000 residenti tra 14 e 17 anni, tra prima e dopo la pandemia.</p>
			        </section>
		


<p>Sono <strong>dati da interpretare con estrema cautela</strong>, come specifica giustamente lo stesso centro di ricerca, dal momento che riguardano un periodo ancora troppo ristretto di tempo (appena un biennio). <strong>Non abbastanza per delineare una tendenza consolidata</strong>. Tuttavia sottendono un problema da non sottovalutare su cui è fondamentale proseguire nell&#8217;attività di monitoraggio, allo scopo di <strong>definire politiche pubbliche che vadano alle radici, anche sociali, economiche ed educative di questi fenomeni</strong>.</p>



<p>Questo rapporto &#8211; che pure nello specifico non si occupa direttamente di comportamenti a rischio o violenti, mancando dati disaggregati sul fenomeno &#8211; vuole contribuire evidenziando le <strong>potenziali criticità esistenti nelle aree urbane</strong>. Aspetti come la condizione di partenza delle famiglie, l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, la capacità della scuola di trattenere ragazze e ragazzi ed essere presidio sul territorio vanno tenuti presenti nella definizione di strumenti e interventi pubblici. Si tratta infatti di <strong>fattori da mettere a fuoco nel contrasto di due fenomeni spesso collegati: povertà educativa e disagio giovanile, specie nelle periferie delle città</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La situazione nelle città italiane</h3>



<p>Per comprendere a fondo la condizione dei giovani che vivono nelle periferie è quindi fondamentale analizzare i dati al livello più granulare possibile, fino a cogliere le specificità di ciascuna zona. Prima di entrare nel dettaglio delle singole realtà locali, tuttavia, è utile confrontare le grandi città per avere un quadro d’insieme delle disuguaglianze territoriali e delle loro caratteristiche.</p>



<p>L’analisi condotta sui 14 comuni capoluogo di città metropolitana conferma quanto le disuguaglianze territoriali pesino sulla condizione educativa dei più giovani. Le situazioni di maggiore fragilità sociale si concentrano nelle aree del mezzogiorno. <strong>A Catania (6,2%), Napoli (6%) e Palermo (5,8%) l&#8217;incidenza delle famiglie con figli in potenziale disagio economico</strong> <strong>risulta molto marcata</strong>. Si tratta di nuclei con figli a carico in cui la persona di riferimento ha meno di 65 anni e non è né occupata né pensionata, una condizione che verosimilmente si associa spesso con una potenziale vulnerabilità sociale. Tali valori sono oltre 4 volte superiori rispetto a quelli registrati in altre città del centro-nord, dove l’incidenza è più contenuta: <strong>Bologna</strong> si ferma all’1,2%, <strong>Venezia</strong> e <strong>Genova</strong> all’1,3%, <strong>Milano</strong> e <strong>Firenze</strong> all’1,4%.</p>


<div id="strillo-testo-block_1bba87cfbb9078727fb5838094abf627" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le condizioni socio-economiche della famiglia di origine incidono molto sul percorso scolastico dei giovani.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Il legame tra condizioni economiche e opportunità educative emerge anche osservando il fenomeno delle <strong>uscite precoci dal sistema di istruzione e formazione</strong>. A <strong>Catania</strong> oltre un quarto dei giovani tra i 18 e i 24 anni (26,5%) ha lasciato gli studi prima di conseguire un diploma o una qualifica, mentre a <strong>Palermo</strong> e <strong>Napoli</strong> le quote si attestano rispettivamente al 19,8% e al 17,6%. Valori che si riducono sensibilmente a <strong>Bologna</strong> (12%), <strong>Roma</strong> (9,5%) e <strong>Reggio Calabria</strong> (8,4%), in base ai dati ricostruiti da Istat attraverso il censimento permanente. Ancora più marcate risultano le differenze se si considerano le<strong> uscite precoci dal sistema educativo per i giovani con genitori privi di diploma</strong>. In questo caso, l’abbandono scolastico raggiunge il 36,5% a <strong>Catania</strong>, il 31,9% a <strong>Cagliari</strong> e il 29,1% a <strong>Palermo</strong>, contro il 17,4% di <strong>Torino</strong>, il 16,3% di <strong>Roma</strong> e il 14% di <strong>Reggio Calabria</strong>.</p>



<p><strong>Gli abbandoni precoci della scuola</strong>, con al massimo la licenza media, <strong>rappresentano oltretutto solo la parte esplicita di un fenomeno molto più complesso</strong>, la cosiddetta <strong>dispersione implicita</strong>. </p>



<p>I dati <a href="https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2022/Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Rapporto_Prove_INVALSI_2022.pdf#page=33" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Invalsi</a> mostrano come, già al termine della scuola media, prima quindi della scelta dell&#8217;indirizzo successivo o dell&#8217;abbandono della scuola, in molte città una quota consistente di alunni evidenzi gravi carenze nelle materie di base. Nelle prove Invalsi 2022/23, a <strong>Palermo</strong>, quasi un quarto degli studenti (24,7%) si è attestato al livello più basso di competenze in italiano, più vicino a quanto previsto in uscita dalla scuola primaria che alla fine delle medie. Percentuali simili si registrano a <strong>Napoli</strong> (22,9%) e <strong>Catania</strong> (22,1%). In città come <strong>Bologna</strong> (12,8%), <strong>Roma</strong> (11%) e <strong>Cagliari</strong> (10,1%) la quota è invece nettamente inferiore. Se si aggiungono gli studenti con risultati deboli (livello 2), le criticità si accentuano ulteriormente: <strong>a Catania, Napoli e Palermo oltre la metà dei ragazzi conclude il primo ciclo di istruzione con competenze linguistiche non del tutto adeguate</strong>.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Oltre la metà degli studenti di III media a Catania, Napoli e Palermo in difficoltà con l’italiano</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Percentuale di studenti con apprendimenti insufficienti in italiano in terza media nell&#8217;anno scolastico 2022-2023</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_303558_tab3"><p>Per quanto riguarda le competenze in italiano, i test Invalsi valutano la <span style="font-weight: 400">capacità degli studenti di leggere e interpretare un testo scritto, comprendendone il significato e alcuni aspetti fondamentali di funzionamento della lingua italiana. I livelli 1 e 2 sono considerati non sufficienti per ragazzi e ragazze che si apprestano ad iniziare il percorso nelle scuole superiori. </span></p>
<ul>
<li><strong>Livello 1</strong>: r<span style="font-weight: 400">isultato molto debole, corrispondente ai traguardi di apprendimento in uscita dalla V primaria;</span></li>
<li><strong>Livello 2</strong>: r<span style="font-weight: 400">isultato debole, non in linea con i traguardi di apprendimento posti al termine del primo ciclo d’istruzione.</span></li>
</ul>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Invalsi                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 6 Luglio 2022)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-303558"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>Si tratta di lacune che si trascinano lungo tutto il percorso successivo. <strong>In primo luogo negli studi</strong>: influenzando sia gli apprendimenti che sarà possibile raggiungere alle superiori, sia il rischio di lasciare precocemente la scuola.<strong> In secondo luogo impatteranno sull&#8217;intera vita adulta</strong>, cioè sulla possibilità di accedere al mondo del lavoro nelle migliori condizioni possibili.</p>



<p>Ne è testimonianza, tra gli adolescenti e i giovani adulti, la condizione dei <strong>Neet</strong>: giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. Anche in questo caso, il divario territoriale è evidente: <strong>Catania</strong> (35,4%), <strong>Palermo</strong> (32,4%) e <strong>Napoli</strong> (29,7%) registrano i valori più elevati, a fronte di percentuali più contenute nelle città del centro-nord, come <strong>Venezia</strong> (19,7%), <strong>Firenze</strong> e <strong>Genova</strong> (17,7%) e <strong>Bologna</strong> (17,3%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Catania, Palermo e Napoli i 3 capoluoghi metropolitani con la più alta quota di giovani Neet</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Rapporto tra i residenti di 15-29 anni che non studiano e non lavorano e la popolazione residente totale nella medesima classe di età (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-303568"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>I dati delineati, e le relative ricorrenze territoriali, sembrano indicare un percorso nitido. Un percorso che collega, nella più classica &#8220;<strong>trappola della povertà educativa</strong>&#8221; la condizione di partenza familiare, l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, gli esiti nella vita adulta. <strong>Offrire opportunità che rompano questo circolo vizioso</strong> è la principale sfida per le politiche pubbliche nel contrasto della povertà educativa.</p>



<p>In questo senso, un indicatore interessante da analizzare  è quello riguardante la quota di alunni che ha accesso al <strong>tempo pieno</strong>. Questo peraltro conferma come all&#8217;interno di una stessa città convivano realtà molto diverse, da analizzare con una lente ulteriore, municipio per municipio, quartiere per quartiere. Questo indicatore infatti in molti casi risulta polarizzato, con zone in cui tutti gli alunni o quasi frequentano anche di pomeriggio e altri in cui questa possibilità è del tutto assente. Una dinamica riscontrata, con diverse intensità, in città come <strong>Bologna, Firenze, Genova, Milano, Roma e Torino</strong>. Da notare che generalmente al sud la possibilità di frequentare la scuola anche al pomeriggio è solitamente più limitata.</p>


<div id="strillo-testo-block_ec20f2d17eff5a411e95f007dd1efb55" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>All&#8217;interno della stessa città coesistono realtà molto diverse.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Gli indicatori analizzati finora fanno emergere delle ricorrenze piuttosto chiare, con alcune delle maggiori città del mezzogiorno, tra cui Catania, Palermo e Napoli che <strong>necessitano di interventi strutturali e mirati</strong>. Evidentemente, questa informazione è del tutto insufficiente però per programmare delle politiche pubbliche efficaci in materia. Tornando alla domanda iniziale: come vivono e di che opportunità dispongono gli adolescenti nelle periferie italiane?</p>



<p>Per rispondere a questa domanda è indispensabile un’analisi di dettaglio a livello subcomunale. Le differenze interne ai grandi centri urbani sono infatti notevoli. A titolo di esempio, se Catania presenta la maggiore incidenza di famiglie in potenziale disagio economico tra i capoluoghi metropolitani, il valore più alto in assoluto si registra nel quartiere palermitano di <strong>Brancaccio-Ciaculli</strong> (9,9%). In modo analogo, a Bologna – dove la quota complessiva di abbandoni precoci è tra le più basse – vi sono anche aree della città che superano la soglia 35%. Un altro caso da segnalare, a titolo esemplificativo, è quello del quartiere veneziano di <strong>Marghera</strong>. Qui infatti, pur in un contesto comunale meno critico di altri, si registrano valori significativi di famiglie in potenziale disagio, abbandono scolastico e inattività giovanile.</p>



<p>Nelle prossime sezioni del report entreremo più nel dettaglio delle periferie delle diverse città metropolitane. Solo conoscendo a fondo le caratteristiche di ciascun territorio infatti sarà possibile disegnare politiche efficaci e realmente mirate alla riduzione dei divari educativi e sociali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/">Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;impatto della violenza di genere sui minori</title>
		<link>https://www.openpolis.it/limpatto-della-violenza-di-genere-sui-minori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2025 09:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<category><![CDATA[povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=303743</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2023 più di 113mila bambine e bambini sono stati presi in carico dai servizi sociali a seguito di episodi di violenza. Queste situazioni possono avere un impatto psicologico e fisico devastante sulla loro vita. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-della-violenza-di-genere-sui-minori/">L&#8217;impatto della violenza di genere sui minori</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La <strong>violenza di genere</strong> è da alcuni anni sempre più al centro dell’attenzione pubblica. Anche per il susseguirsi di notizie che raccontano di donne uccise o maltrattate, spesso da partner, ex partner o persone a loro vicine. Un fenomeno che ha riacceso il dibattito pubblico e stimolato il confronto nelle sedi istituzionali: di recente si è discusso di una <a href="https://parlamento19.openpolis.it/attivita_legislativa/disegni_di_legge/C_2528" target="_blank" rel="noreferrer noopener">proposta di legge</a> volta a inasprire le pene per il femminicidio e ad ampliare le aggravanti per reati come maltrattamenti e stalking, oltre a prevedere nuove forme di sostegno per le vittime.</p>



<p>Le <strong>violenze di genere colpiscono le donne e, spesso, anche bambini e bambine che vivono nel nucleo familiare</strong>: minori che, in molti casi, subiscono una qualche forma di abuso diretto, ma che sono anche testimoni delle sopraffazioni. Secondo un <a href="https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/2025-06/iii-indagine-maltrattamento.pdf#page=36" target="_blank" rel="noreferrer noopener">report</a> pubblicato dall&#8217;Autorità garante per l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza infatti, <strong>il 34% dei minori presi in carico dai servizi sociali nel 2023 ha assistito a episodi di violenza</strong> contro familiari o conviventi. Un&#8217;esperienza altrettanto devastante.</p>



<p>L’impatto in termini psicologici su bambini e bambine, ragazzi e ragazze è profondo e duraturo. <strong>Crescere in un contesto familiare violento può causare disturbi del sonno, ansia, aggressività o comportamenti “adultizzati”</strong>. Inoltre aumenta il rischio che la violenza venga interiorizzata come modello relazionale comune e accettabile.</p>


<div id="nel-2023-oltre-113mila-minori-sono-stati-presi-in-cura-dai-servizi-sociali-a-seguito-di-episodi-di-violenza" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">113.892 </span>i minorenni presi in carico dai servizi sociali a causa di una qualche forma di maltrattamento al 31 dicembre 2023.</p>
			        </section>
		


<p>In questo articolo analizzeremo alcune delle pubblicazioni e dei dati più recenti sul tema. Esamineremo inoltre la distribuzione del fenomeno e la presenza sul territorio nazionale di strutture di supporto — come centri antiviolenza e case rifugio — che possono rappresentare un punto di riferimento anche per i più giovani. Il quadro che ne emerge è che, sebbene la sensibilità su questo fronte sia aumentata negli ultimi anni, c&#8217;è ancora molto lavoro da fare.</p>






<h3 class="wp-block-heading">Gli orfani di femminicidio</h3>



<p>Relativamente ai minori vittime di violenza, è recentemente intervenuta anche la <a href="https://www.camera.it/leg19/99?shadow_organo_parlamentare=3941" target="_blank" rel="noreferrer noopener">commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere</a>. Lo scorso agosto infatti l&#8217;organo bicamerale ha approvato una <a href="https://comunicazione.camera.it/sites/comunicazione/files/notiz_prima_pag/allegati/Relazione_Orfani_di_femminicidio.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazione</a> dedicata agli <strong>orfani di femminicidio</strong>. Al netto degli episodi di violenza diretta, com&#8217;è evidente si tratta di casi particolarmente critici che comportano gravi conseguenze: dai disturbi psicologici alle difficoltà nel proseguire un percorso scolastico.</p>



<p>Secondo il documento infatti, l&#8217;impatto psicologico sui minori orfani di femminicidio è devastante. Gli esperti definiscono questa condizione come <strong>sindrome da lutto traumatico infantile </strong>(<em>Child Traumatic Grief &#8211; C</em>tg). Tra i principali sintomi vengono segnalati disturbi del sonno e dell&#8217;alimentazione, ansia, isolamento, comportamenti aggressivi, apatia, sfiducia generalizzata, sensi di colpa e depressione. A questo si aggiunge lo <strong>stigma sociale</strong> che molti orfani subiscono.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>A volte si presenta un rifiuto di proseguire gli studi, dato dagli aspetti depressivi e dal senso di inutilità generalizzato che provoca il ritenersi ingiustamente precipitati in un dolore senza fine, e diviene difficilissimo mantenere il precedente standard di rendimento scolastico, oppure si verificano abbandoni.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://comunicazione.camera.it/sites/comunicazione/files/notiz_prima_pag/allegati/Relazione_Orfani_di_femminicidio.pdf" target="_blank">&#8211; Relazione sugli orfani di femminicidio, 6 agosto 2025.</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Il documento evidenzia come l&#8217;Italia disponga di un valido impianto normativo per quanto riguarda la tutela e il supporto degli orfani di femminicidio. Tuttavia individua anche alcuni aspetti critici su cui sarebbero necessari ulteriori interventi. Tra le varie proposte avanzate dalla commissione vi sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>l&#8217;attivazione di un numero di pubblica utilità per l&#8217;orientamento ai servizi socio-sanitari e la consulenza legale;</li>



<li>supporto psicologico specializzato;</li>



<li>formazione specifica per gli operatori;</li>



<li>semplificazione dell&#8217;iter burocratico;</li>



<li>adeguamento dei sostegni economici (da ricordare l&#8217;indennizzo una tantum previsto dalla <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2016;122~art14" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge 122/2016</a> e il <a href="http://www.interno.gov.it/it/fondo-rotazione-vittime-dei-reati-tipo-mafioso-dei-reati-intenzionali-violenti-e-orfani-dei-crimini-domestici" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondo di rotazione per la solidarietà</a>) giudicati non sufficienti.</li>
</ul>



<p>Oltre a ciò, la commissione auspica anche la creazione di un <strong>registro nazionale/banca dati</strong> per analizzare meglio il fenomeno, i fattori di rischio e raccogliere dati su interventi e buone pratiche. Come abbiamo avuto modo di raccontare in passato anche su altri temi, questo tipo di <strong>mappatura attraverso i dati e informazioni certificate è il primo passo per produrre interventi e politiche efficaci</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I minori vittime di abusi nei territori</h3>



<p>I minori orfani di femminicidio rappresentano certamente una delle categorie più vulnerabili tra quelle colpite dalla violenza di genere. La loro condizione richiede quindi tutele particolari. Tuttavia, molti degli effetti che segnano la vita di questi bambini e ragazzi — dal trauma emotivo alle difficoltà relazionali, fino all’impatto sul rendimento scolastico — non riguardano esclusivamente chi è rimasto orfano. Sono <strong>aspetti che accomunano, pur con intensità e sfumature diverse, l’intero universo dei minori vittime di violenza domestica o di genere</strong>, siano essi testimoni o vittime dirette.</p>


<div id="le-regioni-con-piu-segnalazioni-per-reati-di-violenza-con-coinvolgimento-dei-minori-sono-state-lombardia-campania-sicilia-e-lazio" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Ma come si distribuiscono questi fenomeni sul territorio nazionale? Con specifico riferimento ai casi di violenza domestica, alcune informazioni ci vengono messe a disposizione dal <a href="https://gruppocrc.net/wp-content/uploads/2024/12/Rapporto-crc-2024.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a> sui diritti dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza curato dal <a href="https://gruppocrc.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gruppo Crc</a>. A livello nazionale i reati segnalati <strong>nel 2023 per maltrattamento contro familiari e conviventi sono stati 25.258</strong> di cui la maggior parte si è verificata in <strong>Lombardia</strong>. Qui infatti le segnalazioni sono state 3.635 pari al 14,4% del totale. Le altre regioni con più segnalazioni sono la <strong>Campania</strong> (3.293), la <strong>Sicilia</strong> (2.807) e il <strong>Lazio</strong> (2.697).</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-oltre-25mila-segnalazioni-di-maltrattamento-domestico-con-coinvolgimento-di-minori/">Nel 2023 oltre 25mila segnalazioni di maltrattamento domestico con coinvolgimento di minori</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-oltre-25mila-segnalazioni-di-maltrattamento-domestico-con-coinvolgimento-di-minori/">Reati per maltrattamento contro familiari e conviventi che coinvolgono minori (2023)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Gruppo Crc                                                                <br>(pubblicati: giovedì 12 Dicembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-303801"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>Logicamente, nelle aree poco popolose si sono verificati anche meno casi di violenza, tuttavia nessuna parte del paese è esente dal fenomeno.&nbsp;Specie se si considera che in questa statistica mancano i tanti casi non denunciati. In <strong>Basilicata</strong>, ad esempio, ci sono state 200 segnalazioni, in <strong>Molise</strong> 102, in <strong>Valle d&#8217;Aosta</strong> 50.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Centri anti violenza e case rifugio nel territorio</h3>



<p>Tutelare e sostenere i bambini e le bambine vittime di violenza nel proprio percorso di crescita è un dovere per tutto il sistema paese. Su questo fronte anche il mondo della scuola e, più in generale, la comunità educante possono svolgere un ruolo importante, a partire dalla prevenzione, per superare stereotipi radicati ed educare a un&#8217;affettività sana. In parallelo, nei casi più gravi <strong>servono strutture e competenze specializzate</strong> per affrontare il problema. In questo senso spazi come i centri antiviolenza e le case rifugio sono fondamentali, non solo per le donne vittime di abusi ma anche per i loro figli.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/contro-la-violenza-di-genere-serve-abbattere-gli-stereotipi-fin-dallinfanzia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche
<br><strong>Contro la violenza di genere serve abbattere gli stereotipi fin dall’infanzia</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>I <strong>centri antiviolenza</strong> sono strutture spesso gestite da associazioni, enti locali o cooperative che offrono servizi di varia natura tra cui un primo supporto di natura psicologica oltre che consulenza legale e orientamento verso i servizi sanitari, sociali o abitativi. Le <strong>case rifugio</strong> sono invece strutture residenziali protette e segrete destinate alle donne e spesso anche ai loro figli che si trovano in pericolo di reiterazione della violenza e che quindi non possono rimanere a vivere nella propria abitazione. L&#8217;istituto di statistica ha elaborato una <a href="https://www.istat.it/tag/centri-antiviolenza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mappatura</a> delle strutture attive sul territorio nazionale nel 2023.</p>


<div id="in-italia-sono-attivi-868-tra-cav-e-case-rifugio-la-diffusione-di-queste-strutture-e-fondamentale-per-il-contrasto-del-fenomeno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_6dd5201fa9ab6f4689508aedfab99076" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Il tasso di copertura di case rifugio e centri antiviolenza è ancora limitato e con significative differenze territoriali.</p>
			        </section>
		</div>



<p>I centri antiviolenza sono 404 in Italia. La maggior parte di queste strutture si concentra in <strong>Campania</strong> (67), <strong>Lombardia</strong> (54), <strong>Lazio</strong> (44) e <strong>Sicilia</strong> (31). Istat fornisce anche il tasso di centri antiviolenza attivi ogni 10mila donne. In base a questo indicatore possiamo osservare che il livello di copertura più ampio è quello del <strong>Molise</strong> (0,27 centri ogni 10mila donne). Seguono <strong>Umbria</strong> (0,25), <strong>Campania</strong> (0,23) e <strong>Abruzzo</strong> (0,2). I tassi più bassi sono quelli della <strong>Basilicata</strong> e delle <strong>Marche</strong> (0,07), del <strong>Trentino Alto Adige</strong> (0,09) e del <strong>Piemonte</strong> e dell&#8217;<strong>Emilia Romagna</strong> (0,1).</p>



<p>Le case rifugio attive sono invece 464 di cui 145 localizzate in <strong>Lombardia</strong>, 59 in <strong>Sicilia</strong> e 55 in <strong>Emilia Romagna</strong>. Questi dati segnano un raddoppio rispetto al 2017, tuttavia Istat sottolinea che <strong>il livello di copertura rimane comunque basso</strong>. Considerando il tasso di case rifugio attive ogni 10mila donne, la <strong>Lombardia</strong> si conferma al primo posto insieme al <strong>Friuli Venezia Giulia</strong> (0,29). Seguono <strong>Sicilia</strong> ed <strong>Emilia Romagna</strong> (0,24). In questo caso Istat fornisce anche l&#8217;indicazione riguardante il <strong>tasso di case rifugio attive ogni 10mila donne vittime di violenza</strong>. Per questo indicatore il valore più alto è quello fatto registrare dal <strong>Friuli Venezia Giulia</strong> (4,53), seguito da <strong>Sicilia</strong> (3,98) e <strong>Lombardia</strong> (3,92). Da notare i valori significativamente bassi riportati dal <strong>Piemonte</strong> (0,83) e dal <strong>Lazio</strong> (0,5).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/ancora-troppi-pochi-i-cav-e-i-centri-antiviolenza-sul-territorio/">Ancora pochi i Cav e i centri antiviolenza sul territorio</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/ancora-troppi-pochi-i-cav-e-i-centri-antiviolenza-sul-territorio/">La distribuzione di case rifugio e centri antiviolenza nelle regioni italiane (2023)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 14 Aprile 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-303805"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-303805" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p> Con particolare riferimento alle case rifugio (e alle altre strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza) Istat fornisce anche alcune informazioni circa le vittime accolte. <strong>Nel 2023 le strutture residenziali in Italia hanno ospitato 7.731 persone a causa di violenza di genere</strong>. I minori rappresentano una quota significativa degli ospiti, con un totale di 4.157 presenze. Tra questi, 2.875 erano figli di donne vittime di violenza accolte nelle case rifugio, potenzialmente esposti o direttamente vittime di violenza. Altri 1.282 minori erano vittime di violenza ospitati in strutture non specializzate.</p>


<div id="nel-2023-sono-stati-2-875-i-minori-potenzialmente-esposti-o-direttamente-vittime-di-violenza-accolti-nelle-case-rifugio" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">2.875 </span>i minori potenzialmente esposti o direttamente vittime di violenza accolti nelle case rifugio nel 2023.</p>
			        </section>
		


<p>Da segnalare che 165 case hanno segnalato <strong>difficoltà nell&#8217;accogliere donne a causa dell&#8217;indisponibilità di posti</strong>. Di queste, 5 hanno dichiarato la <strong>necessità di triplicare la capacità di accoglienza</strong> attuale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/minori_violenza.xls">minori e violenza di genere.</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla distribuzione dei centri antiviolenza e delle case rifugio nelle regioni italiane sono di fonte Istat.</p>



<p>Foto: Towfiqu barbhuiya da Pexels</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-della-violenza-di-genere-sui-minori/">L&#8217;impatto della violenza di genere sui minori</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Abruzzo una famiglia su dieci si trova in povertà relativa</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-abruzzo-una-famiglia-su-dieci-si-trova-in-poverta-relativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2025 09:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=302712</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2024 le famiglie abruzzesi in tale condizione erano il 10,1%. Questi nuclei rimangono sotto i livelli medi di benessere, con ricadute sulla coesione sociale ed economica di tutta la comunità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-abruzzo-una-famiglia-su-dieci-si-trova-in-poverta-relativa/">In Abruzzo una famiglia su dieci si trova in povertà relativa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ci sono diversi modi per misurare quante persone vivono in condizioni di indigenza. Uno di questi è la <strong>povertà assoluta</strong>, che indica la situazione in cui una famiglia non riesce a sostenere la spesa minima necessaria per acquistare un paniere di beni e servizi essenziali — come cibo, riscaldamento, abbigliamento o un’abitazione dignitosa — per condurre una vita accettabile.</p>



<p>Un&#8217;altra dimensione altrettanto rilevante, ma spesso meno considerata tra gli indicatori per misurare la situazione di singoli e famiglie, è la <strong>povertà relativa</strong>. Questa indica la condizione economica di un soggetto rispetto al resto della popolazione. In altre parole, si parla di povertà relativa quando un singolo o una famiglia ha una capacità di spesa non sufficiente per mantenere un tenore di vita in linea con quello della comunità di cui fa parte.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		La povertà relativa è una situazione di deficit di risorse necessarie per mantenere lo stile di vita corrente. Questa mancanza viene calcolata in relazione al livello medio di risorse della popolazione totale a cui si fa riferimento.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&amp;p=240310">
                &#8220;Che differenza c’è tra povertà assoluta e povertà relativa&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>In <strong>Abruzzo</strong> nel 2024, in base ai dati appena pubblicati da <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/10/La-poverta-in-italia-_-Anno-2024.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>, la quota di famiglie che si trovavano in questa situazione era di circa il 10%. Un dato tutto sommato contenuto se confrontato alle altre regioni del mezzogiorno e inferiore, di poco, alla media nazionale (10,9%).</p>


<div id="in-abruzzo-una-famiglia-su-dieci-si-trovava-in-poverta-relativa-nel-2024" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">10,1% </span>la quota di famiglie abruzzesi che si trovavano in condizione di povertà relativa rispetto al totale dei nuclei residenti nel 2024.</p>
			        </section>
		


<p>Analizzare questi dati è importante, non solo perché spesso povertà assoluta e relativa coincidono, ma anche perché, quando non è così, ci troviamo comunque di fronte a famiglie che rimangono sotto i livelli medi di benessere. Ciò ha ricadute sulla coesione sociale ed economica di tutta la comunità.</p>






<h3 class="wp-block-heading">I dati sulla povertà relativa, in Italia e in Abruzzo</h3>



<p>Nel 2024, anno più recente per cui sono disponibili i dati, le famiglie italiane in condizione di povertà relativa erano circa <strong>2,8 milioni</strong> (dato stabile rispetto al 2023). Si tratta del 10,9% dei nuclei totali. Il sud si conferma come l’area del paese ampiamente più critica da questo punto di vista. Qui infatti l&#8217;incidenza delle famiglie in povertà relativa è del <strong>20%</strong>. Valori simili e molto inferiori invece al nord (6,6%) e al centro (6,5%) della penisola.</p>



<p>Scindendo i dati a livello regionale, appare ancora più evidente come il divario tra sud e centro-nord del paese sia particolarmente marcato. <strong>L&#8217;Abruzzo (10,1%) infatti è l&#8217;unica regione del mezzogiorno a riportare un dato inferiore alla media nazionale (10,9%)</strong>. Viceversa, con la sola eccezione delle Marche, le regioni del centro e del nord si trovano tutte sotto il dato italiano. </p>



<p>Il valore più alto in assoluto è quello della <strong>Puglia</strong> con il 24,3%. Oltre il 20% anche <strong>Calabria</strong> e <strong>Campania</strong>. Viceversa la quota più bassa di famiglie in povertà relativa è quella del <strong>Trentino-Alto Adige</strong> (4,7%).</p>


<div id="al-sud-lincidenza-della-poverta-relativa-e-maggiore-nelle-aree-metropolitane-e-nei-piccoli-centri-periferici" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-il-10-delle-famiglie-si-trova-in-poverta-relativa/">In Abruzzo il 10% delle famiglie si trova in povertà relativa</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-il-10-delle-famiglie-si-trova-in-poverta-relativa/">Percentuale di famiglie che si trovano in povertà relativa per regione (2024)</a></h3>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Istat                                                                <br>(pubblicati: martedì 14 Ottobre 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-302704"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<div id="strillo-testo-block_de1afd05f490f984392c80b68826ac14" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Al sud l’incidenza della povertà relativa è maggiore nelle aree metropolitane e nei piccoli centri periferici.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Un altro dato interessante da notare riguarda il fatto che <strong>l’incidenza delle famiglie in povertà relativa, a livello nazionale, risulta più marcata nei comuni con popolazione fino a 50mila abitanti non periferia di area metropolitana (12,2%)</strong>. L’incidenza invece è più contenuta nei grandi centri (8,3%) e nelle periferie delle aree metropolitane e nei comuni con popolazione superiore ai 50mila abitanti (10,1%). Da notare che al sud invece la situazione è un po’ diversa. <strong>Qui infatti l’incidenza delle famiglie povere è sostanzialmente identica nelle grandi città (20,9%) come nei piccoli centri (20,8%)</strong>. Leggermente inferiore invece nelle aree intermedie (18,3%).</p>


<div id="purtroppo-esistono-pochi-dati-con-granularita-territoriale-sulla-poverta-delle-famiglie" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Complessivamente quindi <strong>al sud la povertà si distribuisce in maniera più o meno omogenea tra aree urbane e periferiche</strong>. Le caratteristiche e le esigenze delle famiglie che vivono in città però probabilmente differiscono da quelle di chi vive in zone meno urbanizzate. Come nelle <strong>aree interne</strong> ad esempio. Capire regione per regione, comune per comune, dove si trovano le situazioni più critiche sarebbe molto importante per valutare l’eventuale attuazione di interventi mirati.</p>



<p>Purtroppo, al momento, <strong>dati di dettaglio territoriale non sono disponibili, e ciò limita la possibilità di un’analisi più fine </strong>e di politiche realmente personalizzate. Per avere una misura della deprivazione delle famiglie, tuttavia, è possibile fare delle stime attraverso le <a href="https://www.istat.it/statistica-sperimentale/aggiornamento-degli-indicatori-del-sistema-informativo-a-misura-di-comune/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">statistiche sperimentali</a> di Istat. Si può ad esempio analizzare la quota di famiglie con figli a carico che si mantengono su un unico reddito. Una situazione che – in molti casi – rende fragili le finanze familiari.</p>


<div id="nel-2020-a-laquila-quasi-il-20-delle-famiglie-si-trovava-in-una-situazione-di-potenziale-disagio-socio-economico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le famiglie in potenziale disagio socio-economico in Abruzzo</h3>



<p>L&#8217;indicatore analizzabile con i dati disponibili è la <strong>percentuale di famiglie anagrafiche con almeno un minore di età inferiore ai 6 anni e un unico percettore di reddito rispetto al totale delle famiglie monoreddito</strong>. Sebbene siano presenti distorsioni legate all&#8217;evasione fiscale e a situazioni particolari (non tutte le famiglie monoreddito sono necessariamente in difficoltà economica) e l&#8217;informazione sia disponibile solo per i <strong>comuni con almeno 5mila abitanti</strong>, questo indicatore offre la maggiore granularità territoriale possibile. Si tratta di dati relativi al <strong>2020</strong>, primo anno di emergenza Covid.&nbsp;</p>



<p>Considerando i territori per cui il dato è disponibile, possiamo osservare che in Abruzzo ci sono ben 12 comuni dove la percentuale di famiglie monoreddito con almeno un figlio nel 2020 era pari o superiore al 30%. La quota più alta in assoluto in quell’anno era stata fatta registrare da <strong>Luco dei Marsi</strong> con il 37,6%. Seguono <strong>Collecorvino</strong> (34,5%) e <strong>Corropoli</strong> (34,1%).</p>


<div id="strillo-testo-block_24aeae69f78063b16736c794a126543d" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>I comuni capoluogo hanno una bassa incidenza di famiglie monoreddito con figli.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Viceversa il dato più basso risulta essere quello di <strong>Castel di Sangro</strong> (13,8%), seguito da <strong>Tagliacozzo</strong> (14,8%) e <strong>Tortoreto</strong> (15,6%). È interessante notare che tutti e quattro i capoluoghi di provincia abruzzesi rientrano tra i 15 comuni con la più bassa percentuale di famiglie monoreddito con figli. Il dato migliore in questo caso è quello di <strong>Chieti</strong> (16,5%) che è il quarto più basso di tutta regione fra i comuni per cui l’informazione è disponibile. Troviamo poi <strong>Pescara</strong> (17,2%), <strong>Teramo</strong> (19,1%) e infine <strong>L’Aquila</strong> (19,6%). Pur non potendo confrontare direttamente questi dati con quelli relativi alla povertà relativa, possiamo comunque osservare che apparentemente in Abruzzo l’incidenza delle famiglie potenzialmente a rischio di disagio economico è maggiore nei piccoli centri piuttosto che nelle grandi città.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2020-chieti-e-stato-il-capoluogo-abruzzese-con-meno-famiglie-monoreddito-con-figli/">Nel 2020 Chieti è stato il capoluogo abruzzese con meno famiglie monoreddito con figli</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2020-chieti-e-stato-il-capoluogo-abruzzese-con-meno-famiglie-monoreddito-con-figli/">Percentuale di famiglie anagrafiche in cui è presente almeno un minore con meno di 6 anni e un unico percettore di reddito sul totale dei nuclei monoreddito (2020)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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<p>Dato disponibile solo per i comuni con più di 5.000 abitanti.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
                </div>
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                </div>

                            </div>

			


<p>L’impegno di Istat nel fornire dati territoriali dettagliati rappresenta un punto di riferimento essenziale. Tuttavia, per superare i limiti attuali <strong>sarebbe auspicabile che l’intero sistema pubblico rafforzi la raccolta e la condivisione di informazioni</strong> a livello locale. Solo con dati di dettaglio e aggiornati frequentemente infatti è possibile definire e implementare politiche mirate e realmente aderenti alle esigenze delle popolazioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, comune per comune</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/famiglie_monoreddito_abruzzo.xls">Famiglie monoreddito con figli</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis,&nbsp;<a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/uomo-in-abito-nero-che-cammina-sul-marciapiede-durante-il-giorno-wGIOPXv7JUE" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dario Brönnimann</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-abruzzo-una-famiglia-su-dieci-si-trova-in-poverta-relativa/">In Abruzzo una famiglia su dieci si trova in povertà relativa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Italia più di un milione di minori è in condizioni di povertà assoluta</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-italia-piu-di-un-milione-di-minori-e-in-condizioni-di-poverta-assoluta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 09:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=302699</guid>

					<description><![CDATA[<p>Se vent’anni fa erano gli anziani a essere più esposti all’indigenza, oggi i più colpiti sono bambini e bambine in famiglie numerose, nei nuclei monogenitoriali e con genitori disoccupati o operai. Investire in istruzione può contribuire a contrastare il fenomeno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-piu-di-un-milione-di-minori-e-in-condizioni-di-poverta-assoluta/">In Italia più di un milione di minori è in condizioni di povertà assoluta</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel 2024 <strong>quasi 1,3 milioni di minori in Italia si sono trovati in povertà assoluta</strong>, secondo i più recenti dati <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/10/La-poverta-in-italia-_-Anno-2024.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>. Si tratta del 13,8% dei residenti sotto i 18 anni. Un dato che resta stabile rispetto all’anno precedente ma che continua a rappresentare <strong>il livello più alto mai registrato dal 2014</strong>. Si conferma quindi una tendenza di lungo periodo che vede nei <strong>minori la fascia d&#8217;età che più spesso si trova a vivere in questa condizione</strong>. Non era così prima della recessione del 2008.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Una famiglia si trova in povertà assoluta quando non può permettersi le spese essenziali per condurre uno standard di vita minimamente accettabile.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-poverta-assoluta/">
                &#8220;Che cos&#8217;è la povertà assoluta&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>Sebbene infatti questi nuovi dati non siano direttamente confrontabili con quelli di fine anni 2000, per un cambio metodologico, la&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/numeri/con-la-pandemia-si-sono-ulteriormente-allargati-i-divari-generazionali-2/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dinamica resta chiara</a>. Vent’anni fa la distanza generazionale era più contenuta e gli anziani risultavano la fascia più esposta al rischio di povertà. Oggi, invece, la <strong>situazione si è capovolta</strong>.</p>


<div id="nel-2024-erano-1-milione-e-283mila-i-minori-in-poverta-assoluta-in-italia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">13,8% </span>i minori che vivono in povertà assoluta in Italia nel 2024 rispetto al totale delle persone residenti con meno di 18 anni.</p>
			        </section>
		


<p>Altre tendenze ormai consolidate riguardano il fatto che <strong>la povertà assoluta tende ad aumentare al crescere del numero di figli a carico delle famiglie e al diminuire del livello di istruzione della persona di riferimento</strong>. Un titolo di studio più basso riduce infatti la possibilità di accedere a lavori qualificati e ben retribuiti, con effetti che si trasmettono da una generazione all’altra. Investire in istruzione può contribuire ad arginare questi fenomeni ma <strong>servono strumenti di monitoraggio sempre più aggiornati e capillari</strong>, per comprendere dove e come intervenire. In questo approfondimento analizziamo come queste dinamiche incidono sulla popolazione minorile e sulle loro famiglie. Con uno sguardo anche locale ai possibili fattori di disagio tra i nuclei con figli.</p>






<h3 class="wp-block-heading">La condizione delle famiglie, un quadro generale</h3>



<p>Grazie ai dati pubblicati dall&#8217;istituto di statistica è possibile ricostruire un quadro sulla condizione delle famiglie che si trovano in povertà assoluta, con particolare attenzione per i <strong>nuclei che hanno minori a carico</strong>.</p>


<div id="il-207-delle-famiglie-con-3-o-piu-figli-si-trova-in-condizione-di-poverta-assoluta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Questa rilevazione indica che le famiglie con minori in tale condizione nel 2024 erano quasi 734mila, pari al 12,3% del totale. Nelle coppie, <strong>l&#8217;incidenza del fenomeno cresce all&#8217;aumentare del numero di figli minori</strong>: 7,3% con un figlio, 10,6% con due e 20,7% con almeno tre figli. Anche le famiglie monogenitoriali con minori mostrano valori elevati (14,4%).</p>


<div id="strillo-testo-block_400466274aa56bc2824b15e548791cbd" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Investire in istruzione significa anche avere accesso a occupazioni qualificate e meglio retribuite.</p>
			        </section>
		</div>



<p>I dati confermano peraltro che <strong>la condizione economica delle famiglie tende a peggiorare al diminuire del titolo di studio della persona di riferimento</strong>. L’incidenza della povertà assoluta, infatti, si attesta al 4,2% tra i nuclei in cui la persona di riferimento ha almeno un diploma di scuola superiore e raggiunge il 12,8% nel caso della licenza media. L&#8217;incidenza aumenta ulteriormente (14,4%) tra chi ha conseguito solo la licenza elementare.</p>


<div id="il-187-dei-nuclei-in-cui-la-persona-di-riferimento-e-operaio-o-assimilato-si-trova-in-poverta-assoluta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-della-poverta-assoluta-tra-le-famiglie-numerose/">L&#8217;incidenza della povertà assoluta è più alta nelle famiglie numerose</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-della-poverta-assoluta-tra-le-famiglie-numerose/">Percentuale di famiglie con figli in povertà assoluta rispetto alla situazione familiare (2024)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br>(pubblicati: martedì 14 Ottobre 2025)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/10/lincidenza-della-poverta-assoluta-tra-le-famiglie-numerose.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-304398"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Tendenzialmente <strong>un basso livello di istruzione riduce le opportunità di accesso a lavori qualificati e meglio retribuiti</strong>, accentuando la vulnerabilità economica. Questo legame emerge con particolare forza nelle famiglie con minori a carico. Tra quelle in cui la persona di riferimento è <strong>operaio o assimilato</strong>, l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 18,7%. Supera il 20% se la persona di riferimento è <strong>disoccupata o in cerca di occupazione</strong>. </p>


<div id="nel-2020-andria-e-barletta-erano-le-due-citta-con-la-piu-alta-percentuale-di-famiglie-monoreddito-con-figli-a-carico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La situazione delle famiglie nei territori</h3>



<p>Le medie nazionali e regionali offrono un quadro generale, ma spesso nascondono forti disuguaglianze interne. Per comprendere davvero dove si concentrano le situazioni di maggiore difficoltà, <strong>è fondamentale poter contare su dati territoriali il più possibile dettagliati</strong>. Disporre di informazioni aggiornate a livello comunale — e, nel caso delle grandi città, anche con maggiore livello di dettaglio — permetterebbe di individuare con precisione i contesti più fragili e di progettare interventi mirati.</p>



<p>Da questo punto di vista, l&#8217;analisi dei dati riguardanti le <strong>famiglie monoreddito con figli a carico</strong> <strong>rappresenta un importante indicatore di potenziale vulnerabilità</strong>. Tuttavia, i dati disponibili su questo specifico aspetto purtroppo provengono dalle statistiche sperimentali di Istat e riguardano esclusivamente i <strong>comuni con oltre 5mila abitanti</strong>. Inoltre <strong>il dato più recente disponibile si ferma al 2020</strong>. Sebbene allo stato attuale ciò renda complessa una ricostruzione completa e aggiornata della condizione delle famiglie con figli in Italia, si tratta di dati preziosi e utili per approfondire l&#8217;analisi.</p>


<div id="strillo-testo-block_38a8415bd531863ae4178a70941a30b0" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Dati dettagliati sulla condizione delle famiglie sono disponibili solo per i comuni con più di 5mila abitanti e risalgono al 2020.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Considerando i dati a disposizione, focalizzando l&#8217;analisi esclusivamente sui <strong>comuni capoluogo</strong>, possiamo osservare che in media la percentuale di famiglie anagrafiche monoreddito con almeno un figlio di età inferiore ai 6 anni nel 2020 era pari al <strong>17,9%</strong> rispetto al totale delle famiglie anagrafiche. Le percentuali più alte sono riportate dai comuni pugliesi di <strong>Andria</strong> (31,5%) e <strong>Barletta</strong> (28,3%), seguite dalla toscana <strong>Prato</strong> (26,7%). Da segnalare anche i dati di <strong>Napoli</strong> (24,4%) e <strong>Palermo</strong> (23,8%), casi particolarmente rilevanti visto che stiamo parlando rispettivamente del terzo e del quinto comune più popoloso d&#8217;Italia.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2020-andria-era-il-capoluogo-con-la-piu-alta-percentuale-di-famiglie-monoreddito-con-figli/">Nel 2020 Andria era il capoluogo con la più alta percentuale di famiglie monoreddito con figli</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2020-andria-era-il-capoluogo-con-la-piu-alta-percentuale-di-famiglie-monoreddito-con-figli/">I 20 comuni capoluogo con la più alta quota di famiglie monoreddito con bambini di età inferiore a 6 anni (2020).</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-302695"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-302695" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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<div id="strillo-testo-block_6848556cd0b363ff25ef3462b81e315c" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Sono quasi tutti del sud i capoluoghi con la più alta percentuale di famiglie monoreddito con figli.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Estendendo l&#8217;analisi ai 20 capoluoghi con la più alta quota di famiglie monoreddito con figli possiamo osservare che si tratta <strong>quasi esclusivamente di città del mezzogiorno</strong>. Oltre alla già citata Prato infatti, le uniche altre due eccezioni sono rappresentate dalla laziale <strong>Latina</strong> (22,5%) e dalla romagnola <strong>Forlì</strong> (20,2%).</p>



<p>Per quanto riguarda invece i capoluoghi con le percentuali più basse, possiamo osservare che ai primi posti troviamo i comuni sardi di <strong>Cagliari</strong> (10,9%) e <strong>Carbonia</strong> (11,6%), seguiti da <strong>Savona</strong> (12,4%). È interessante notare come sebbene in questo caso non siano presenti capoluoghi del sud continentale (e della Sicilia), troviamo invece diversi comuni della Sardegna. Oltre alle due città già citate infatti rientrano tra i primi 20 capoluoghi anche <strong>Oristano</strong> (13,3%) e <strong>Sassari</strong> (14,5%).</p>



<p>Altro elemento interessante da notare è che rientrano in questa graduatoria alcuni dei maggiori comuni italiani. Tra questi possiamo citare <strong>Genova</strong> (12,7%), <strong>Bologna</strong> (14,1%), <strong>Milano</strong> (14,2%) e <strong>Torino</strong> (14,7%). <strong>Roma</strong> invece si attesta sul 16,9%.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-cagliari-nel-2020-meno-dell11-di-famiglie-monoreddito-con-figli/">La percentuale più bassa di famiglie monoreddito con figli è a Cagliari</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-cagliari-nel-2020-meno-dell11-di-famiglie-monoreddito-con-figli/">I 20 comuni capoluogo con la più bassa quota di famiglie monoreddito con bambini di età inferiore a 6 anni (2020).</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-302697"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Il lavoro di Istat sulle statistiche sperimentali offre una&nbsp;<strong>base preziosa per comprendere meglio la realtà a livello locale e per arricchire il dibattito pubblico con nuove evidenze</strong>. Senza queste informazioni ciò non sarebbe possibile. Purtroppo però, con i dati attualmente disponibili, ampie aree del paese rimangono escluse dall’indagine.</p>



<p>Per poter definire delle politiche mirate che siano guidate dalle evidenze dei dati&nbsp;<strong>sarebbe auspicabile garantire una disponibilità più ampia e aggiornata delle informazioni</strong>. Disporre di dati aggiornati e granulari infatti non è soltanto una questione tecnica, ma un requisito fondamentale per definire interventi mirati e realmente efficaci.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/Taa.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla percentuale di famiglie monoreddito con almeno un figlio di meno di 6 anni sono di fonte Istat (statistiche sperimentali).</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/2-persone-sedute-sulla-sedia-nel-corridoio-aYLo12XGSY4" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Luba Ertel</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-piu-di-un-milione-di-minori-e-in-condizioni-di-poverta-assoluta/">In Italia più di un milione di minori è in condizioni di povertà assoluta</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cosa sappiamo sulla salute mentale degli adolescenti</title>
		<link>https://www.openpolis.it/cosa-sappiamo-sulla-salute-mentale-degli-adolescenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Oct 2025 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=301238</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'adolescenza è un periodo cruciale per la salute mentale: in questa fase si formano modelli comportamentali che spesso durano tutta la vita. Nuove analisi indagano la condizione dei giovani nel post-Covid, evidenziando la necessità di un approccio organico ai loro bisogni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/cosa-sappiamo-sulla-salute-mentale-degli-adolescenti/">Cosa sappiamo sulla salute mentale degli adolescenti</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il prossimo 10 ottobre si celebra la <strong><a href="https://www.onuitalia.it/giornata-internazionale-della-salute-mentale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">giornata mondiale della salute mentale</a></strong>. Dopo la pandemia, il <strong>benessere psicologico di giovani e adolescenti</strong> è diventato un argomento frequente nel dibattito pubblico.</p>



<p>Come evidenziato nel rapporto<a href="https://www.openpolis.it/non-sono-emergenza-le-parole-del-disagio-giovanile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong> Non sono emergenza</strong></a>, restano però due grandi limiti quando si affrontano questi temi. Il primo è una <strong>retorica emergenziale diffusa</strong> che tende a descrivere i giovani in modo semplicistico, spesso ignorando la loro reale condizione. Il secondo è la<strong> carenza di dati</strong> in grado di descrivere in modo sistematico un <strong>fenomeno complesso e multifattoriale</strong> come quello dei disturbi mentali.</p>



<p>Tuttavia, se nel pieno dell&#8217;emergenza pandemica mancavano dati aggiornati su come il fenomeno stesse evolvendo, oggi &#8211; a distanza di qualche anno &#8211; la letteratura internazionale e nazionale offre <strong>punti di riferimento più solidi su cui basare riflessioni, analisi e politiche pubbliche</strong>.</p>



<div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"></div>



<p>Abbiamo approfondito le <strong>tendenze recenti attraverso alcuni degli ultimi studi e dati sull&#8217;argomento</strong>, cercando di ricostruire la situazione per l&#8217;Italia con le informazioni oggi disponibili.</p>


<div id="tre-quarti-dei-disturbi-mentali-che-durano-tutta-la-vita-insorgono-prima-dei-24-anni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;adolescenza, una fase cruciale per la salute mentale</h3>



<p>Una <a href="https://www.thelancet.com/action/showPdf?pii=S0140-6736%2825%2900503-3" target="_blank" rel="noreferrer noopener">recente ricerca</a> della commissione Lancet sulla salute degli adolescenti, uscita nel maggio 2025, ha dedicato una particolare attenzione alla salute mentale dei più giovani nel post-pandemia. Sottolineando come l&#8217;adolescenza sia una fase di crescita esponenziale delle capacità cognitive. Nonché un <strong>periodo in cui si cristallizzano &#8211; nel bene e nel male &#8211; abitudini e modelli comportamentali</strong> che spesso restano per tutta la vita.</p>



<p>Comportamenti alimentari e dipendenze, ad esempio, sono evidenziati come strettamente correlati a fattori che hanno origine nell&#8217;adolescenza. Questa<strong> fase della vita è infatti molto delicata anche per la salute mentale</strong>: l&#8217;analisi sottolinea che tre quarti dei disturbi che durano tutta la vita insorgono prima dei 24 anni.</p>



<p>Ciò pone una questione per le politiche pubbliche dei diversi paesi. A partire dalla necessità di valutare l&#8217;ampiezza di questo tipo di fenomeni e la loro evoluzione nel tempo, specie dopo gli anni dell&#8217;emergenza Covid. </p>



<p>Già nel 2021, nel pieno della pandemia, Unicef dedicò il rapporto su <a href="https://www.minori.gov.it/it/notizia/la-condizione-dellinfanzia-nel-mondo-2021-rapporto-unicef-sulla-salute-mentale-di-bambini-e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>La condizione dell’infanzia nel mondo</strong></a> proprio alla questione della salute mentale tra i minori. Evidenziando come a livello globale più di un adolescente su 7 tra i 10 e i 19 anni convivesse con un disturbo mentale diagnosticato.</p>


<div id="42-milioni-gli-anni-di-vita-in-salute-che-potrebbero-essere-persi-dagli-adolescenti-nel-mondo-nel-2030-per-disturbi-mentali-o-suicidio-2-milioni-in-piu-rispetto-al-2015" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Più di recente, abbiamo già avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/la-condizione-dei-giovani-in-italia-in-vista-del-2030/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccontare</a> come sempre la commissione Lancet preveda, in vista del 2030, un peggioramento nel benessere psicologico di ragazze e ragazzi.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">42 milioni </span>gli anni di vita in salute che si stima potrebbero essere persi dagli adolescenti nel mondo nel 2030 a causa di disturbi mentali o suicidio (2 milioni in più rispetto al 2015).</p>
			        </section>
		


<p>Dopo la pandemia, si avverte infatti un rallentamento &#8211; a livello mondiale &#8211; nel ritmo di crescita di alcuni indicatori di salute tra gli adolescenti, che potrebbe compromettere gli <a href="https://unric.org/it/agenda-2030/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">obiettivi di sviluppo sostenibile</a>. Ciò è <strong>particolarmente evidente nell&#8217;ambito dei disturbi mentali</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La situazione della salute mentale degli adolescenti in Italia</h3>



<p>L&#8217;interesse nel post-Covid ha portato anche la ricerca in ambito nazionale a interrogarsi e a misurare le tendenze del benessere degli adolescenti nel nostro paese. Tra le indagini più significative, possiamo citare quella promossa dal ministero della salute sui&nbsp;<a href="https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_6029_0_file.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">disturbi del comportamento alimentare tra i più giovani</a> e quella sulle dipendenze comportamentali nella generazione Z (i nativi digitali, nati tra la fine degli anni ’90 e il 2012), a cura dell’<a href="https://www.iss.it/dipendenze/-/asset_publisher/zwfXwoiZC6zu/content/dipendenze-comportamentali-nella-generazione-z-online-tutti-i-materiali" target="_blank" rel="noreferrer noopener">istituto superiore di sanità</a>.</p>



<p>O ancora quella del gruppo di ricerca su &#8220;Mutamenti sociali, valutazione e metodi&#8221; (MUSA) dell&#8217;Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr, <a href="https://www.irpps.cnr.it/rischio-hikikomori-tra-gli-adolescenti-italiani-articolo-su-scientific-report/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pubblicata quest&#8217;anno</a>. Tale analisi ha evidenziato una <strong>crescita degli adolescenti che non incontrano i loro amici fuori da scuola</strong>, la cui percentuale i ricercatori stimano potrebbe essere quasi raddoppiata dopo la pandemia. Più in generale, il <a href="https://www.nature.com/articles/s41598-024-84187-5" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoro</a> ha il merito di approfondire l&#8217;incidenza anche in Italia del complesso fenomeno del ritiro sociale.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		L’hikikomori è una &quot;forma di ritiro sociale patologico o distacco sociale la cui caratteristica essenziale è l’isolamento fisico nella propria casa.&quot; Riguarda principalmente, ma non esclusivamente, adolescenti e giovani adulti. </br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/hikikomori-ritiro-sociale/">
                &#8220;Hikikomori (ritiro sociale)&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>Appare evidente come la <strong>questione dei disturbi mentali possa essere affrontata da vari punti di vista</strong>: dipendenze, comportamenti a rischio, violenze, ritiro sociale.</p>



<p>Per avere una visione d&#8217;insieme, uno strumento utile è l&#8217;<strong>indice di salute mentale</strong> utilizzato da Istat nell&#8217;ambito delle analisi sul benessere equo e sostenibile. Si tratta di una <strong>misura di disagio psicologico ottenuta attraverso una sintesi delle quattro dimensioni principali della salute mentale</strong>: ansia, depressione, perdita di controllo comportamentale o emozionale e benessere psicologico. L’indice varia tra 0 e 100: più è elevato, migliori sono le condizioni psicologiche.</p>



<p>Utilizzando questo strumento, vediamo che <strong>dopo l’inizio della pandemia è proprio tra i più giovani (fascia 14-19 anni) che si è riscontrato il peggioramento più consistente dell’indice di salute mentale</strong>. Tra 2020 e 2021 questo è passato da 73,9 a 70,3, un calo di oltre 3 punti in un anno. </p>


<div id="718-lindice-di-salute-mentale-tra-gli-adolescenti-nel-2024-in-miglioramento-rispetto-allanno-precedente-ma-ancora-al-di-sotto-dei-livelli-pre-pandemici" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/risale-lindice-di-salute-mentale-tra-gli-adolescenti-nel-2024-ma-resta-sotto-i-livelli-pre-pandemici/">Risale l’indice di salute mentale tra gli adolescenti nel 2024, ma resta sotto i livelli pre-pandemici</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/risale-lindice-di-salute-mentale-tra-gli-adolescenti-nel-2024-ma-resta-sotto-i-livelli-pre-pandemici/">Indice di salute mentale per fascia d&#8217;età (2016-2024)</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_301235_tab3"><p>L&#8217;indice di salute mentale è una misura di disagio psicologico (psychological distress) ottenuta dalla sintesi dei punteggi totalizzati da ciascun individuo di 14 anni e più a 5 quesiti estratti dal questionario Sf36 (36-Item Short Form Survey). I quesiti fanno riferimento alle quattro dimensioni principali della salute mentale (ansia, depressione, perdita di controllo comportamentale o emozionale e benessere psicologico). L&#8217;indice varia tra 0 e 100, con migliori condizioni di benessere psicologico al crescere del valore dell&#8217;indice.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (Bes)                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 9 Aprile 2025)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/10/risale-lindice-di-salute-mentale-tra-gli-adolescenti-nel-2024-ma-resta-sotto-i-livelli-pre-pandemici.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-301235"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Da allora, si è registrato un miglioramento nel 2022, seguito da un nuovo peggioramento nel 2023 (anno in cui si è attestato a 71). Nel 2024 l&#8217;indice di salute mentale è tornato a 71,8. Un <strong>miglioramento, ma ancora al di sotto dei livelli pre-pandemici</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un problema connesso a esclusione sociale e povertà educativa</h3>



<p>Se la salute mentale di alcuni adolescenti resta critica <strong>non è una questione di ordine esclusivamente sanitario</strong>. Nell&#8217;ambito dell&#8217;ultima ricerca della commissione sul benessere degli adolescenti di Lancet è stata chiaramente messa in evidenza l&#8217;<strong>influenza della salute mentale su tutti gli aspetti salienti per la vita di una persona che sta diventando adulta</strong>. Dal modo in cui si affrontano norme e strutture sociali ai risultati scolastici, dal passaggio al mondo del lavoro alle relazioni familiari e intime, dalle dipendenze all&#8217;esposizione e perpetrazione di violenze e bullismo. </p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Mental health can profoundly influence how adolescents navigate social norms and structures and can affect educational attainment and the transition into employment, intimate relationships and family formation, exposure to, and perpetration of, violence, and interactions with the digital world.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.thelancet.com/action/showPdf?pii=S0140-6736%2825%2900503-3" target="_blank">&#8211; The Lancet Commissions, A call to action: the second Lancet Commission on adolescent health and wellbeing (20 maggio 2024)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p><strong>Nell&#8217;immediato, a risentirne sono soprattutto le relazioni sociali, il rendimento a scuola</strong>, la qualità nell&#8217;uso delle tecnologie e delle interazioni in ambiente digitale. I ricercatori aggiungono però come vi sia <strong>crescente consenso in letteratura sul fatto la salute mentale nell&#8217;adolescenza sia anche un precursore di un&#8217;ampia gamma di esiti nel corso della vita adulta</strong>.</p>



<p>Attraverso una revisione sistematica di 237 studi sul fenomeno, emergono solide associazioni tra la salute mentale degli adolescenti, la salute fisica da adulti e problemi di dipendenze. Aspetti che, secondo i ricercatori, rimangono<strong> ancora troppo poco esplorati nelle cause ma che devono essere presi in considerazione nell&#8217;impostazione di politiche pubbliche rivolte al benessere di minori e adolescenti</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La necessità di un approccio organico al benessere degli adolescenti</h3>



<p>Appare evidente quindi come per migliorare la condizione degli adolescenti servano <strong>politiche multisettoriali</strong> in grado di coinvolgere ambiti diversi: sociale, sanitario, educativo. Per definire queste politiche, però, è fondamentale superare uno dei principali limiti attuali. Vale a dire la <strong>carenza di dati territoriali sufficientemente disaggregati,</strong> necessari per valutare l&#8217;ampiezza di questi fenomeni su scala locale. Mantenendo come punto di partenza irrinunciabile il coinvolgimento diretto dei <strong>beneficiari finali: gli adolescenti stessi</strong>. Ma quanti sono, e dove vivono, oggi in Italia?</p>


<div id="51-milioni-gli-adolescenti-in-italia-pari-quasi-al-9-della-popolazione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Abbiamo già approfondito in passato che, <strong>mentre la definizione di minore discende da una previsione legislativa incontrovertibile</strong> (la maggiore età fissata a 18 anni), quella di adolescente è molto più sfumata e variabile a seconda delle <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/adolescenza-diritto-scegliere-proprio-futuro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fonti e delle necessità di ricerca</a>. Comprensibilmente, visto che per sua natura <strong>l&#8217;adolescenza è una fase di transizione tra infanzia ed età adulta</strong>. Non suscettibile pertanto di confini eccessivamente rigidi.</p>



<p>Se si prende in considerazione la <strong>fascia d&#8217;età tra gli 11 e i 19 anni</strong>, sono 5,1 milioni gli adolescenti in Italia. Ovvero poco meno del 9% dei residenti nel nostro paese.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">8,74% </span>dei residenti in Italia ha tra gli 11 e i 19 anni.</p>
			        </section>
		


<p>Questa quota media mostra una certa variabilità lungo la penisola. <strong>Supera il 9% in regioni come Campania</strong> (9,7%), <strong>Trentino-Alto Adige</strong> (9,46%) e <strong>Sicilia</strong> (9,17%), mentre non raggiunge l&#8217;8% in Sardegna, Molise e Liguria.</p>



<p>A livello locale <strong>Crotone</strong>, con il 9,97% dei residenti tra 11 e 19 anni, è la città capoluogo dove vivono più adolescenti. Seguono Andria, Napoli, Barletta, Palermo, Prato e Vibo Valentia.&nbsp;</p>


<div id="crotone-e-la-citta-con-piu-adolescenti-1-residente-su-10-oristano-quella-dove-sono-meno-679-della-popolazione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/crotone-e-il-capoluogo-con-piu-adolescenti/">Crotone è il capoluogo con più adolescenti</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/crotone-e-il-capoluogo-con-piu-adolescenti/">Percentuale di residenti 11-19 anni sul totale della popolazione comunale (2024)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2024)
                                        </p>
                </div>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Il capoluogo con minore incidenza di adolescenti è <strong>Oristano</strong> (6,79%), davanti ad altre 2 città sarde: <strong>Carbonia</strong> (6,85%) e <strong>Cagliari</strong> (6,94%). Seguono città del centro-nord come Pavia, Pisa, Ferrara e Bologna, tutte attorno al 7,2% di residenti 11-19enni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Salute_mentale_2025/salute_mentale_2025_abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Salute_mentale_2025/salute_mentale_2025_basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Salute_mentale_2025/salute_mentale_2025_calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Salute_mentale_2025/salute_mentale_2025_campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Salute_mentale_2025/salute_mentale_2025_emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Salute_mentale_2025/salute_mentale_2025_Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Salute_mentale_2025/salute_mentale_2025_lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Salute_mentale_2025/salute_mentale_2025_liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Salute_mentale_2025/salute_mentale_2025_lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Salute_mentale_2025/salute_mentale_2025_marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Salute_mentale_2025/salute_mentale_2025_molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Salute_mentale_2025/salute_mentale_2025_piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Salute_mentale_2025/salute_mentale_2025_puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Salute_mentale_2025/salute_mentale_2025_sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Salute_mentale_2025/salute_mentale_2025_sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Salute_mentale_2025/salute_mentale_2025_toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Salute_mentale_2025/salute_mentale_2025_taa.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Salute_mentale_2025/salute_mentale_2025_umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Salute_mentale_2025/salute_mentale_2025_Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Salute_mentale_2025/salute_mentale_2025_veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Salute_mentale_2025/salute_mentale_2025_totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla distribuzione degli adolescenti nei comuni italiani sono di fonte Istat.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/foto-in-scala-di-grigi-di-persona-in-felpa-con-cappuccio-otHhcvOlwiM" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wang Sheeran</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/cosa-sappiamo-sulla-salute-mentale-degli-adolescenti/">Cosa sappiamo sulla salute mentale degli adolescenti</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo squilibrio demografico mina il rapporto tra generazioni</title>
		<link>https://www.openpolis.it/lo-squilibrio-demografico-mina-il-rapporto-tra-generazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Sep 2025 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=301809</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nei prossimi vent'anni l'indice di vecchiaia potrebbe crescere a sfavore di bambini e bambine. Una condizione che pone un'ipoteca sulla condizione sociale dei minori e sulla loro futura rilevanza nella definizione delle politiche pubbliche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/lo-squilibrio-demografico-mina-il-rapporto-tra-generazioni/">Lo squilibrio demografico mina il rapporto tra generazioni</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Venti anni fa, nel 2005, una <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2005;159" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge dello stato</a> ha istituito il 2 ottobre come <strong>festa nazionale dei nonni</strong>. Una giornata introdotta per celebrare il ruolo svolto dagli anziani all&#8217;interno delle famiglie e della società.</p>
</p>
<p>In effetti,<strong> il ruolo delle persone anziane e dei nonni è diventato spesso cruciale</strong> <strong>in termini di</strong> <strong>contributo alla conciliazione della vita familiare</strong>. Questi infatti spesso suppliscono a <strong>carenze di lungo periodo del nostro welfare</strong>.</p>
</p>
<p>Ciò è particolarmente vero oggi, in un contesto dove <strong>stanno radicalmente cambiando gli equilibri tra generazioni, sia in termini demografici che economici</strong>. Abbiamo approfondito l&#8217;impatto della transizione demografica nel rapporto tra bambini e anziani,  anche a livello territoriale. Il <strong>rischio da scongiurare è che in un paese con sempre meno minori, anche la loro condizione perda priorità</strong> nel dibattito pubblico e nelle politiche nazionali e locali. </p>
</p>
<p>Questo squilibrio demografico crescente inoltre solleva anche interrogativi sulla <strong>tenuta del sistema previdenziale</strong>, la cui sostenibilità nel lungo periodo rischia di essere compromessa, con conseguenze che riguardano l’intera società, se non verranno posti in essere interventi mirati.</p>
</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La transizione demografica e lo squilibrio generazionale</h3>
</p>
<p>Rispetto a 20 anni fa, la società è molto cambiata. È aumentata la consistenza demografica degli anziani sul totale della popolazione. <strong>Nel 2005 infatti in Italia vivevano 2,4 milioni di persone con più di ottant&#8217;anni di età, mentre oggi sono 4,1 milioni, grosso modo a parità di popolazione</strong>.</p>
</p>
<p><div id="7-i-residenti-in-italia-con-oltre-80-anni-di-eta-erano-il-42-nel-2005" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">7% </span>i residenti in Italia con oltre 80 anni di età nel 2025. Erano il <span data-sheets-root="1">4,2</span>% nel 2005.</p>
</section>
</p>
<p>Proiettando il dato nei prossimi vent&#8217;anni, <strong>in uno scenario di previsione mediano la quota di over 80 potrebbe superare il 10% nel 2045</strong>.</p>
</p>
<p>Si tratta dell&#8217;esito principalmente di due fenomeni. Il primo è il <strong>positivo allungamento delle prospettive di vita</strong>. Nel 2005 infatti la speranza di vita di una persona giunta ai 65 anni d&#8217;età era inferiore a 20 anni (19,3 anni di media), mentre il dato stimato per il 2024 indica una media di 21,2 anni. Il secondo fattore ha invece a che fare con il <strong>declino nel numero di nascite</strong> che abbiamo già avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-continuano-a-diminuire-le-nascite/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccontare</a>.</p>
</p>
<p>La conseguenza è che<strong> il rapporto tra generazioni sta diventando e si prevede diventerà sempre più squilibrato</strong>. Nel 2005 vivevano in Italia circa 10 milioni di minori, pari al 17% della popolazione; tra questi 8,2 milioni di infra-quattordicenni. Le generazioni sopra i 65 anni rappresentavano circa un quinto della popolazione (19,5%), ovvero 11,3 milioni di persone.</p>
</p>
<p><div id="il-rapporto-tra-generazioni-sta-diventando-e-si-prevede-diventera-sempre-piu-squilibrato-con-un-possibile-impatto-su-politiche-pubbliche-e-condizione-minorile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2045-oltre-un-terzo-della-popolazione-potrebbe-superare-i-65-anni/">Nel 2045 oltre un terzo della popolazione potrebbe superare i 65 anni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2045-oltre-un-terzo-della-popolazione-potrebbe-superare-i-65-anni/">Composizione percentuale della popolazione in Italia nel 2005, 2025 e 2045</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_301815_tab1" role="tab" aria-controls="chart_301815_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_301815_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nel-2045-oltre-un-terzo-della-popolazione-potrebbe-superare-i-65-anni/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/09/nel-2045-oltre-un-terzo-della-popolazione-potrebbe-superare-i-65-anni.png" placeholder ></amp-img></p>
<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2045-oltre-un-terzo-della-popolazione-potrebbe-superare-i-65-anni/">Nel 2045 oltre un terzo della popolazione potrebbe superare i 65 anni &#8211; Composizione percentuale della popolazione in Italia nel 2005, 2025 e 2045</a></div>
</p></div>
<div id="chart_301815_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_301815_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_301815_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_301815_tab3"></p>
<p>I dati si riferiscono al 1° gennaio di ogni anno. Quelli relativi al 2025 sono ancora provvisori perché stimati. Per quanto riguarda quelli al 2045 invece si tratta di una stima basata su uno scenario di previsione mediano.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(consultati: venerdì 27 Giugno 2025)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/09/nel-2045-oltre-un-terzo-della-popolazione-potrebbe-superare-i-65-anni.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-301815"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-301815" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Venti anni dopo, <strong>i dati ancora provvisori per il 2025 indicano in 14,5 milioni la popolazione  ultra-sessantacinquenne</strong> (quasi 1 residente su 4). I minori sono invece meno di 9 milioni (14,9% dei residenti), di cui <strong>7 milioni di under-14</strong>.</p>
</p>
<p><div id="in-italia-vivono-2-persone-con-almeno-65-anni-per-ciascun-minore-di-14-anni-nel-2045-il-rapporto-potrebbe-salire-a-3-a-1" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Il rapporto tra over-65 e under-14 (noto come indice di vecchiaia in demografia) ha quindi superato i 2 anziani per bambino. <strong>Nei prossimi anni è prevedibile che questo squilibrio aumenterà ulteriormente</strong>. Tra vent&#8217;anni, nel 2045, lo scenario di previsione mediano formulato da Istat indica che potrebbero vivere in Italia appena 6 milioni di under-14 a fronte di 19 milioni di persone con almeno 65 anni di età. Un rapporto di circa 3 a 1.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il rapporto anziani-bambini, comune per comune</h3>
</p>
<p>L&#8217;impatto di queste tendenze risulta <strong>molto diversificato sul territorio</strong>. In alcune aree del paese, ad esempio, il rapporto di 3 anziani per minore è già stato superato da anni.</p>
</p>
<p>Possiamo valutare quali zone sono le più soggette attraverso una ricostruzione dell&#8217;indice di vecchiaia a livello locale. Emerge che <strong>già nel 2022, a fronte di una media nazionale di 187,6 ultra-sessantacinquenni ogni 100 giovani sotto i 14 anni, una regione come la Liguria si stava avvicinando al fatidico rapporto di 3 a 1</strong>. Già in quell&#8217;anno erano infatti quasi 270 gli over-65 per 100 bambini residenti. Seguono <strong>Sardegna</strong> e <strong>Molise</strong>, con un indice di circa 240 nel 2022, <strong>Friuli-Venezia Giulia</strong> (231,8) e <strong>Umbria</strong> (222,8).</p>
</p>
<p>Uno sguardo alla mappa consente di vedere come sia <strong>soprattutto nelle aree interne e montane, tra l&#8217;Appennino e l&#8217;arco alpino, che il rapporto anziani giovani è maggiormente squilibrato</strong>. Tuttavia anche tra le città la situazione è molto differenziata.</p>
</p>
<p><div id="andria-e-crotone-sono-i-capoluoghi-con-lindice-di-vecchiaia-piu-basso-livelli-piu-elevati-in-3-citta-sarde-carbonia-cagliari-e-oristano" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/carbonia-cagliari-e-oristano-sono-i-capoluoghi-con-lindice-di-vecchiaia-piu-alto/">Carbonia, Cagliari e Oristano sono i capoluoghi con l&#8217;indice di vecchiaia più alto</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/carbonia-cagliari-e-oristano-sono-i-capoluoghi-con-lindice-di-vecchiaia-piu-alto/">Indice di vecchiaia nei comuni italiani (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         aria-labelledby="chart_301913_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/carbonia-cagliari-e-oristano-sono-i-capoluoghi-con-lindice-di-vecchiaia-piu-alto/">Carbonia, Cagliari e Oristano sono i capoluoghi con l&#8217;indice di vecchiaia più alto &#8211; Indice di vecchiaia nei comuni italiani (2022)</a></div>
</p></div>
<div id="chart_301913_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_301913_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_301913_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_301913_tab3"></p>
<p>L’indice di vecchiaia è calcolato come rapporto percentuale tra la popolazione di 65 anni e più e la popolazione di età 0-14 anni. In altri termini, misura il numero di anziani presenti nella popolazione ogni 100 giovani. Più è alto il valore, più quella popolazione è anziana.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br />(pubblicati: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/09/carbonia-cagliari-e-oristano-sono-i-capoluoghi-con-lindice-di-vecchiaia-piu-alto.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-301913"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-301913" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>I <strong>dieci capoluoghi con l&#8217;indice di vecchiaia più basso</strong> sono, in ordine crescente: Andria (134,9 anziani ogni 100 bambini sotto i 14 anni), Crotone (143,9), Barletta (151,7), Napoli (152,6), Reggio nell&#8217;Emilia (156,1), Palermo (159,1), Catania (161,7), Trani (162,1), Latina (164,8) e Prato (165,5). Questi dati evidenziano una <strong>maggiore presenza di giovani rispetto agli anziani in queste città</strong>, con Andria che si distingue per il valore più basso.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">3 </span>capoluoghi, tutti in Sardegna, dove il rapporto ha già superato i 3 anziani per minore.</p>
</section>
</p>
<p>Al lato opposto della classifica, <strong>tra i dieci capoluoghi con l&#8217;indice di vecchiaia più alto spiccano 3 città sarde</strong>, tutte con un rapporto superiore ai 3 anziani per minore già nel 2022. Si tratta di Carbonia (350,0), Cagliari (312,5) e Oristano (300,7). Seguono altri comuni dell&#8217;Italia centro-settentrionale, anch&#8217;essi caratterizzati da un rapporto di oltre 2,5 anziani per minore: Ascoli Piceno (285,2), Biella (285,2), Ferrara (278,3), Savona (265,9), Genova (264,7), Verbania (264,0) e Trieste (262,5).</p>
</p>
<p><div id="lo-squilibrio-demografico-assume-rilevanza-alla-luce-dei-minori-in-poverta-assoluta-cresciuti-in-numero-dopo-la-crisi-del-2008" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Uno squilibrio da monitorare per l&#8217;impatto sui minori</h3>
</p>
<p>Nei prossimi anni questa dinamica è destinata ad acuirsi, stante il calo delle nascite in corso. In parallelo, non va sottovalutato che dopo la crisi del 2008 è <a href="https://www.openpolis.it/numeri/con-la-pandemia-si-sono-ulteriormente-allargati-i-divari-generazionali-2/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cresciuta la quota di minori che si trovano in povertà assoluta</a> e si è invertita l&#8217;incidenza della povertà tra generazioni. <strong>Nel 2005 i più in difficoltà erano proprio gli anziani</strong>. <strong>Gli effetti delle successive crisi economiche hanno invertito la situazione</strong>, colpendo in primis le famiglie lavoratrici, specialmente se giovani e in condizioni di lavoro precarie.</p>
</p>
<p>Nel 2023 <a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-minori-sono-la-fascia-deta-piu-spesso-in-poverta-assoluta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quasi il 14%</a> dei bambini e dei ragazzi si è trovato in povertà assoluta. <strong>Il rischio concreto è che una popolazione dove l&#8217;equilibrio tra giovani e anziani è saltato, perda di vista l&#8217;importanza dei minori</strong>. Perciò è fondamentale porre attenzione a questi aspetti e al loro sviluppo in chiave territoriale. Così da impostare politiche pubbliche nazionali e locali che tengano conto di questi scenari.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_trentino_AA.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi all&#8217;indice di vecchiaia nei comuni italiani sono di fonte Istat (statistiche sperimentali).</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/concetto-di-genetica-degli-occhi-verdi-della-generazione-della-famiglia_2976007.htm#from_element=cross_selling__photo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://support.freepik.com/s/topic/0TO3V000000Cla4WAC/licenses?_gl=1*xvu8h5*_gcl_au*MjEzODk0MTEzMS4xNzQ0NzM2OTkx*_ga*MTcwMzM4OTQ5MC4xNzQ0NzM2OTkx*_ga_QWX66025LC*czE3NTI1MDE4NDgkbzEwJGcxJHQxNzUyNTAxOTQyJGoyNiRsMCRoMA.." target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/lo-squilibrio-demografico-mina-il-rapporto-tra-generazioni/">Lo squilibrio demografico mina il rapporto tra generazioni</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Neet, l&#8217;Abruzzo è ancora distante dagli obiettivi europei</title>
		<link>https://www.openpolis.it/neet-labruzzo-e-ancora-distante-dagli-obiettivi-europei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 08:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=302673</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2024 i giovani abruzzesi che non si formano, non hanno un lavoro né lo cercano erano il 17,2%. Uno dei livelli più contenuti del mezzogiorno ma superiore alla media nazionale e ancora lontano dagli obiettivi comunitari in materia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/neet-labruzzo-e-ancora-distante-dagli-obiettivi-europei/">Neet, l&#8217;Abruzzo è ancora distante dagli obiettivi europei</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la pandemia, la discussione riguardante le condizioni delle giovani generazioni è tornata a dare molta rilevanza al fenomeno dei cosiddetti <strong>Neet (Not in Education, Employment or Training)</strong>. Vale a dire i ragazzi e le ragazze che non hanno un impiego, non lo cercano attivamente né sono inseriti in percorsi di istruzione o formazione.</p>
<p>Le difficoltà nel trovare un impiego &#8211; anche successivamente alla fine della pandemia &#8211; infatti sembrerebbero aver scoraggiato molti giovani spingendoli verso l’inattività. Si tratta di un vero e proprio problema sociale. Anche per questo motivo l’Unione europea si è posta l’obiettivo di <strong>ridurre la quota di giovani Neet sotto il 9% entro il 2030</strong>.</p>
<p>Sotto questo profilo l’Italia, pur in un percorso di miglioramento, nel 2024 risultava ancora molto lontana dall’obiettivo Ue. I dati più recenti disponibili ci parlano infatti di una quota di Neet fra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni del 15,2%. L’<strong>Abruzzo</strong> è tra le regioni del mezzogiorno in cui la situazione risultava meno critica. Tuttavia si trova <strong>ancora al di sopra della media nazionale e molto lontano dall’obiettivo Ue</strong>.</p>
<div id="i-neet-in-abruzzo-nel-2024-erano-il-172-dei-giovani-tra-15-e-29-anni-molto-lontano-dallobiettivo-ue-in-materia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">17,2% </span><span style="font-weight: 400">la quota di Neet in Abruzzo nella fascia di età compresa tra i 15 e i 29 anni nel 2024.</span></p>
</section>
<p>Spesso il dibattito pubblico tende a <strong>trattare il fenomeno in maniera semplicistica</strong>, <strong>etichettando i Neet come giovani che non hanno voglia o bisogno di lavorare</strong>. In realtà, questa è solo una delle molteplici sfaccettature del fenomeno. Ad esempio, alcuni <a href="https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/alla-ricerca-del-tempo-perduto" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studi</a> evidenziano come <strong>le giovani donne, pur avendo risultati scolastici migliori, sono più colpite da tale dinamica</strong>, probabilmente a causa dei carichi di cura familiare che le portano ad abbandonare studio o lavoro.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>It will be critical [&#8230;] for EU policy to focus on young mothers, who are now the most likely to not be in education, employment or training, and severe regional disparities.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.eurofound.europa.eu/en/publications/all/becoming-adults-young-people-post-pandemic-world#overview" target="_blank">&#8211; Eurofund, Becoming adults: Young people in a post-pandemic world (21 maggio 2024)</a>
									            </div>
</section>
<p>La mancata partecipazione al mercato del lavoro o a percorsi di istruzione e formazione sembrerebbe quindi più dovuta a <a href="https://lavoce.info/archives/107692/neet-un-problema-da-affrontare-lontano-dai-luoghi-comuni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">problemi sistemici</a> che non alle scelte individuali. Non si tratta solo di un problema legato alle legittime aspirazioni di ragazze e ragazzi: <strong>aumentare la quota di giovani attivi infatti rappresenta un obiettivo cruciale sia per la crescita economica che per la sostenibilità del sistema previdenziale</strong>, in Italia come in Abruzzo. Si tratta quindi di un tema di interesse generale, per questo è fondamentale analizzare il fenomeno e attuare politiche mirate per contrastarlo.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Perché approfondire il fenomeno dei Neet in chiave territoriale</h3>
<p>Il termine Neet è stato introdotto tra gli anni &#8217;80 e &#8217;90 nel Regno Unito con l’obiettivo di identificare e studiare il fenomeno dei giovani (tendenzialmente di età compresa tra i 16 e i 18 anni) che, una volta terminato il percorso scolastico, non lavoravano e non seguivano corsi di formazione professionale. </p>
<div id="la-natura-eterogenea-dei-neet-richiede-analisi-territoriali-dettagliate-per-politiche-pubbliche-mirate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Nel corso del tempo, la definizione di Neet si è evoluta e c&#8217;è dibattito in letteratura, in particolare rispetto alla fascia d&#8217;età da considerare. A livello Ue, si è optato per un ampliamento significativo del perimetro dell&#8217;indicatore e, di conseguenza, anche della definizione degli<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Statistics_on_young_people_neither_in_employment_nor_in_education_or_training" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> obiettivi</a> in materia. La Commissione europea ha infatti esteso i limiti di età <strong>dai 15 ai 29 anni</strong>, anche in ragione dell&#8217;eterogeneità del fenomeno tra i 27 paesi membri.</p>
<p>Ampliare così tanto il perimetro naturalmente fa sì che la categoria dei Neet diventi molto eterogenea e comporti la necessità di <strong>adottare politiche pubbliche differenziate</strong>. Ovviamente infatti gli adolescenti che abbandonano la scuola hanno caratteristiche e necessità molto diverse rispetto ai giovani adulti che si ritrovano senza lavoro.</p>
<div id="strillo-testo-block_7da7bb25a229c960262c8a4b344239aa" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>In Italia i Neet sono prevalentemente disoccupati di lungo periodo o lavoratori scoraggiati.</p>
</section></div>
<p>Non si tratta però solamente di differenze legate all’età. Ci sono molti altri fattori che incidono sulle caratteristiche dei Neet. Uno <a href="https://oa.inapp.gov.it/items/325b1d76-07c6-49f9-b834-52ca0498431b" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studio</a> realizzato dall’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (Inapp) ha infatti individuato ben <strong>7 diverse categorie</strong>. Secondo lo studio, in Italia i Neet sono prevalentemente disoccupati di lungo periodo o lavoratori scoraggiati, con un <strong>forte squilibrio di genere dovuto alle responsabilità di cura familiari</strong>. Una realtà molto diversa rispetto all&#8217;immagine del giovane apatico.</p>
<p>Un altro elemento da tenere in considerazione nell’analisi è il <strong>contesto territoriale</strong> di riferimento. Ancora nel 2023 infatti <a href="https://www.eurofound.europa.eu/en/publications/2024/becoming-adults-young-people-post-pandemic-world" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurofound</a> valutava come essenziale, con specifico riferimento al caso italiano, un approfondimento territoriale date le significative differenze nel mercato del lavoro locale. Le discrepanze interne, sia a livello nazionale che regionale, possono essere attribuite a molteplici fattori, tra cui le condizioni economiche e socio-educative dei vari territori. <strong>È pertanto fondamentale analizzare approfonditamente la situazione di partenza dei giovani potenzialmente a rischio di diventare Neet, al fine di sviluppare politiche pubbliche efficaci e mirate</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">I Neet in Abruzzo</h3>
<p>Descritto il quadro a livello generale, entriamo più nel dettaglio del contesto italiano. Nel 2024 i giovani che non lavoravano né erano inseriti in percorsi di istruzione o formazione rappresentavano il <strong>15,2%</strong> delle persone di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Scindendo il dato nelle varie componenti territoriali si riscontrano delle significative differenze rispetto alla media nazionale.</p>
<p>Si va infatti da una quota di giovani Neet del <strong>7,7%</strong> fatta registrare dal <strong>Trentino-Alto Adige</strong> al <strong>26,2%</strong> della <strong>Calabria</strong>. Oltre al Trentino, anche Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte avevano una quota di Neet inferiore al 10%. Tutte le regioni del mezzogiorno invece riportavano un dato superiore alla media. In questo quadro articolato, <strong>l’Abruzzo risultava essere comunque una delle regioni meridionali con la percentuale di Neet più bassa (17,2%)</strong>, superato solamente della Basilicata (17%).</p>
<div id="rispetto-al-2020-la-quota-di-neet-in-abruzzo-si-e-ridotta-di-36-punti-percentuali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-in-abruzzo-i-neet-erano-il-172-dei-15-29enni/">Nel 2024 in Abruzzo i Neet erano il 17,2% dei 15-29enni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-in-abruzzo-i-neet-erano-il-172-dei-15-29enni/">Percentuale di persone di 15-29 anni né occupate, né inserite in un percorso di istruzione o formazione (2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Istat                                                                <br />(consultati: lunedì 11 Agosto 2025)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-302666"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-302666" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Un elemento interessante da evidenziare riguarda la <strong>capacità dei territori di riassorbire la quota di Neet dovuta alla pandemia</strong>. Pur in un quadro di generale miglioramento rispetto al 2020 infatti, le regioni sono uscite dal Covid in maniera diversa. Con specifico riferimento all’Abruzzo, la regione nel 2020 faceva registrare una quota di Neet del 20,8% (inferiore alla media nazionale di quell’anno). L’anno successivo la percentuale era salita al 21,1% per poi iniziare un percorso discendente. <strong>Tra il 2020 e il 2024 si nota un calo nel tasso di Neet in Abruzzo di 3,6 punti percentuali</strong>. Si tratta di un dato tutto sommato contenuto se si considera che solo il <strong>Friuli-Venezia Giulia</strong> riporta un saldo inferiore (-3,1 punti percentuali).</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">-3,6 </span><span style="font-weight: 400">la riduzione, in punti percentuali, della quota di Neet in Abruzzo considerando gli anni 2020 e 2024.</span></p>
</section>
<p>D’altra parte bisogna anche considerare che <strong>molte delle regioni che hanno evidenziato una capacità di riassorbimento maggiore partivano da percentuali molto più alte</strong>. Ad esempio, la <strong>Sicilia</strong> ha visto una riduzione della quota di Neet di 12,7 punti percentuali ma partiva da una quota del 38,4%. Allo stesso modo, la <strong>Campania</strong> ha ridotto i propri Neet nel periodo considerato di 10,4 punti percentuali ma partendo da una quota del 35,3%.</p>
<p>Singolare invece il caso del <strong>Piemonte</strong>. Questa regione infatti nel 2020 aveva fatto registrare una quota di Neet del 20%, non dissimile da quella dell’Abruzzo. Nel 2024 però tale quota era scesa al <strong>9,8%</strong> (-10,2 punti percentuali). Un dato che evidenzia ancora una volta i significativi divari territoriali che caratterizzano il nostro paese, anche per quanto riguarda la capacità di offrire opportunità, educative e occupazionali, per i più giovani.</p>
<div id="tra-i-capoluoghi-e-pescara-ad-avere-la-quota-di-giovani-inattivi-piu-elevata-con-il-234-dato-2020" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Inattivi a livello locale</h3>
<p>Anche per quanto riguarda il fenomeno dei Neet le differenze sul territorio nazionale sono quindi molto significative. Fermarsi al livello regionale però non è sufficiente. Come abbiamo visto infatti <strong>le caratteristiche dei Neet possono essere anche molto eterogenee e possono essere influenzate da molti fattori</strong>. Per questo è di fondamentale importanza spingere l’analisi al livello locale.</p>
<p>A livello comunale, i dati più recenti e dettagliati sui Neet risalgono al 2020 e sono stati elaborati dall&#8217;Istat come statistiche sperimentali. È importante considerare che questo indicatore non è direttamente comparabile con i precedenti, sia per l&#8217;anno di riferimento sia per la differente metodologia di calcolo. Per questo livello di analisi, infatti, la quota di giovani tra i 15 e i 29 anni che non risultano avere un&#8217;occupazione regolare e non seguono un percorso di studio viene ricostruita a partire dalle anagrafi, fungendo quindi da indicatore proxy dei Neet. Questi dati inoltre sono disponibili solo per i comuni con almeno cinquemila abitanti. Di conseguenza, <strong>in Abruzzo le informazioni sono reperibili solamente per 54 comuni</strong>.</p>
<p>Le percentuali più elevate in assoluto sono quelle fatte registrare da <strong>Luco dei Marsi</strong> (27,6%), <strong>Celano</strong> (26%) e <strong>Sulmona</strong> (25,4%). Viceversa il dato più contenuto è quello di <strong>Bellante</strong> (16,6%). Seguono <strong>Sant’Egidio alla Vibrata</strong> (17,3%) e <strong>Corropoli</strong> (17,5%). Con riferimento ai capoluoghi di provincia, il dato più basso è quello di <strong>Teramo</strong> (20,6%). La percentuale più alta invece è quella di <strong>Pescara</strong> (23,4%). <strong>Chieti</strong> e <strong>L’Aquila</strong> si attestano rispettivamente al 22,1% e al 21,6%.</p>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pescara-e-il-capoluogo-abruzzese-con-piu-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano/">Pescara è il capoluogo abruzzese con più giovani che non studiano e non lavorano</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pescara-e-il-capoluogo-abruzzese-con-piu-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano/">Percentuale di residenti di 15-29 anni che non hanno un’occupazione regolare e non seguono un percorso di studio per comune in Abruzzo (2020)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br />(pubblicati: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
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<p><label for="embed-chart-302668"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="servono-dati-aggiornati-e-dettagliati-per-poter-valutare-la-situazione-comune-per-comune-e-impostare-politiche-pubbliche-incisive" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div id="strillo-testo-block_f03df4cbc17ad67b3a51dd6dcde06792" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Servono dati aggiornati e dettagliati per studiare il fenomeno dei Neet e impostare politiche pubbliche mirate.</p>
</section></div>
<p>Il lavoro di Istat sulle statistiche sperimentali offre una <strong>base preziosa per comprendere meglio la realtà a livello locale e per arricchire il dibattito pubblico con nuove evidenze</strong>. Senza queste informazioni ciò non sarebbe possibile. Purtroppo però, con i dati attualmente disponibili, ampie aree della regione rimangono escluse dall’indagine. </p>
<p>Per poter definire delle politiche mirate che siano guidate dalle evidenze dei dati <strong>sarebbe auspicabile garantire una disponibilità più ampia e aggiornata delle informazioni</strong>. Disporre di dati aggiornati e granulari infatti non è soltanto una questione tecnica, ma un requisito fondamentale per definire interventi mirati e realmente efficaci.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, comune per comune</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/Giovani_inattivi_Abruzzo_2025.xls">Giovani inattivi</a></p>
</div></div>
</section>
<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis,&nbsp;<a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/uomo-in-camicia-grigia-a-maniche-lunghe-e-pantaloni-neri-seduto-su-una-panchina-di-cemento-grigio-durante-il-giorno-cjeDHF_H2Ws" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eugene Chystiakov</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/neet-labruzzo-e-ancora-distante-dagli-obiettivi-europei/">Neet, l&#8217;Abruzzo è ancora distante dagli obiettivi europei</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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