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	<title>Esclusione sociale Archivi - Openpolis</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 30 Oct 2026 20:46:10 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il reddito minimo non basta per uscire dalla povertà</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-reddito-minimo-non-basta-per-uscire-dalla-poverta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Iannone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=310139</guid>

					<description><![CDATA[<p>In nessun paese Ue il reddito minimo porta una persona che vive da sola fuori dalla soglia di indigenza. Anche in Italia gli strumenti sono insufficienti. Un’indagine con EdjNet sul sostegno al reddito, in un continente sempre più a rischio povertà. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-reddito-minimo-non-basta-per-uscire-dalla-poverta/">Il reddito minimo non basta per uscire dalla povertà</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi anni <strong>la povertà è aumentata in Italia</strong>, così come nella maggior parte dei paesi dell’Unione europea. Sono diversi gli strumenti di sostegno al reddito che vengono messi in campo, ma in nessun paese Ue il reddito minimo porta una persona che vive da sola sopra la soglia della povertà.</p>



<p>È questo l’oggetto di un’<strong>indagine </strong>a cui abbiamo partecipato <strong>a livello europeo</strong>: un’inchiesta guidata dalla fondazione spagnola <a href="https://civio.es/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Civio</a>, nell’ambito dello <a href="https://www.europeandatajournalism.eu/">European Data Journalism Network</a> (EdjNet), di cui Fondazione Openpolis è parte da tempo.</p>



<p>Una <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32023H0203(01)" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccomandazione</a> del 2023 da parte <strong>del Consiglio dell’Ue</strong> invita gli stati membri a garantire l’accesso al reddito minimo a chiunque non disponga di risorse sufficienti e a raggiungere gradualmente, entro il 2030, un <strong>livello di sostegno adeguato</strong>. Ma quanto ci si sta avvicinando a questo obiettivo?</p>



<p>L’<a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/la-poverta-in-italia-anno-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a> ha certificato <strong>2,1 milioni di famiglie in stato di povertà assoluta nel 2025</strong>, pari all’8% del totale. Parliamo di 5,4 milioni di persone in questa condizione. Negli ultimi vent’anni il fenomeno è aumentato in modo consistente: erano infatti 1,9 milioni nel 2005 (calcolati con una metodologia precedente), 4,5 milioni nel 2015 e 5,4 milioni nel 2025.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Sono considerate in povertà assoluta le famiglie e le persone che non possono permettersi le spese minime per condurre una vita accettabile, come quelle per la casa, per la salute o per il vestiario.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-poverta-assoluta/">
                &#8220;Che cos&#8217;è la povertà assoluta&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		

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<div id="strillo-testo-block_0fd624f91576b21a210ff2d798f56ffc" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>In Italia oggi non c&#8217;è uno schema unico di reddito minimo.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Gli strumenti per contrastare la povertà e l’esclusione sociale possono essere di diversa tipologia e natura. In Italia quelli attualmente in vigore comprendono misure di sostegno al reddito, carte solidali per i beni di prima necessità e programmi di attivazione professionale. <strong>Dal 2019 al 2023 la misura principale di contrasto alla povertà era il Reddito di cittadinanza</strong> (Rdc), il quale, a dispetto del nome, non era un reddito di base ma un reddito minimo. Il reddito di base (detto anche reddito universale o di cittadinanza) è uno strumento universalistico e il sussidio viene concesso senza verificare le condizioni economiche di chi lo riceve. Il reddito minimo invece è un sostegno monetario rivolto a chi non dispone di risorse sufficienti per una vita dignitosa, assegnato dopo aver verificato le condizioni economiche della persona e del suo nucleo familiare. L&#8217;Rdc istituito dal primo governo Conte nel corso della XVIII legislatura non era né universale né incondizionato, ed era quindi <strong>una forma di reddito minimo</strong>.</p>



<p><strong>Nel 2024 l’Rdc è stato abolito e sostituito da due misure distinte, l’Assegno di inclusione (Adi) e il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl).</strong> L’Adi è un sostegno economico rivolto <strong>esclusivamente ai nuclei familiari</strong> con almeno un componente minorenne, o con disabilità, o di almeno 60 anni, oppure in una condizione di svantaggio certificata e inserito in un programma di cura e assistenza. Per riceverlo servono requisiti di residenza, cittadinanza e soggiorno, una situazione economica entro i limiti di Isee e di reddito previsti, e l&#8217;adesione a un percorso personalizzato di inclusione sociale e lavorativa. L&#8217;importo varia in base alla composizione del nucleo e al reddito disponibile.</p>



<p>L&#8217;Sfl, invece, ha un importo fisso di 500 euro al mese ed è rivolto alle persone tra i 18 e i 59 anni che non rientrano nell&#8217;Adi. Anche l&#8217;Sfl richiede requisiti di residenza, cittadinanza e soggiorno e il rispetto di limiti di Isee e di reddito, ed è <strong>condizionato alla partecipazione a corsi di formazione o ad altre politiche attive del lavoro</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">500 </span>euro al mese l’importo dell’Sfl, rivolto alle persone tra i 18 e i 59 anni che non possono accedere all’Adi.</p>
			        </section>
		


<p>L&#8217;esistenza di queste misure, tuttavia, <strong>non garantisce di per sé che chi si trova in difficoltà riceva un sostegno per una vita dignitosa</strong>. L&#8217;accesso all&#8217;Adi, per esempio, non dipende solo dalle risorse economiche del nucleo familiare ma anche dalla sua composizione. Pertanto resta escluso chi non rientra in una delle categorie previste, anche se si trova in difficoltà economica. Accanto ai requisiti di accesso, l&#8217;altra questione centrale è l&#8217;adeguatezza degli importi, che non è detto siano sufficienti per vivere dignitosamente. </p>



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<h3 class="wp-block-heading">In Europa i redditi minimi faticano a superare le soglie di povertà</h3>



<p>Abbiamo confrontato gli <a href="https://civio.es/lo-publico/2026/10/22/europes-minimum-income-benefits-do-not-raise-single-people-above-poverty-lines/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">schemi di reddito minimo</a> di tutti i paesi Ue, escludendo Polonia, Romania, Slovacchia e Ungheria, per i quali non è stato possibile individuare importi chiari. Per rendere confrontabili sistemi con regole molto diverse, Civio ha calcolato gli importi mensili al 1° gennaio 2026 <strong>per tre famiglie tipo</strong>: <strong>una persona sola</strong>, <strong>una coppia senza figli</strong> e <strong>una coppia con due figli di 4 e 8 anni</strong>.</p>



<p>Tuttavia, gli importi in valore assoluto, da soli, dicono poco, dato che 500 euro hanno un potere d&#8217;acquisto molto diverso in Bulgaria e in Lussemburgo. Per questo motivo, ogni importo del reddito minimo per ciascun paese è stato confrontato con la rispettiva <strong>soglia di rischio di povertà, pari al 60% del reddito mediano nazionale</strong>, che riflette i livelli di reddito e, indirettamente, il costo della vita. Di conseguenza, questo <strong>rapporto misura la distanza della prestazione del reddito minimo dai livelli di reddito del paese</strong>.</p>


<div id="in-nessun-paese-ue-il-reddito-minimo-porta-una-persona-che-vive-da-sola-sopra-la-soglia-di-poverta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-nessun-paese-ue-il-reddito-minimo-porta-una-persona-che-vive-da-sola-sopra-la-soglia-di-poverta/">In nessun paese Ue il reddito minimo porta una persona che vive da sola sopra la soglia di povertà</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-nessun-paese-ue-il-reddito-minimo-porta-una-persona-che-vive-da-sola-sopra-la-soglia-di-poverta/">Distanza in percentuale tra il valore del reddito minimo mensile e la soglia di povertà mensile per ciascun paese Ue e tipo di famiglia</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Civio su dati Eurostat e MISSOC                                                                <br>(consultati: giovedì 1 Gennaio 2026)
                                        </p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Il risultato principale che emerge è che in nessun paese Ue il reddito minimo porta una persona che vive da sola sopra la soglia di povertà</strong>. Il valore più alto è quello della Danimarca, dove il sussidio copre quasi il 97% della soglia. Seguono Belgio (86%), Paesi Bassi (81%) e Lussemburgo (76%). <strong>In 11 paesi su 23 il sussidio non arriva al 45% della soglia</strong>, e in Estonia, Repubblica Ceca e Lettonia si ferma intorno al 26%.</p>



<p><strong>Per le coppie senza figli, il sussidio supera la soglia di povertà soltanto in Danimarca e Lussemburgo</strong>, rispettivamente del 29% e dell’1%. <strong>Per le coppie con due figli</strong>, l’unico paese con il reddito minimo sopra la soglia di povertà è la Danimarca, con un importo superiore del 12%. Negli altri paesi la prestazione resta al di sotto e <strong>in 10 paesi su 21 copre meno del 51% della soglia</strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_eb30b91e89061865796b1c24b588370e" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Un sussidio può ridurre l’intensità della povertà anche quando non basta a superare la soglia.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Va precisato che questo confronto non misura l&#8217;effetto complessivo dei sistemi di protezione sociale. Altri sussidi, trasferimenti e servizi possono contribuire alle risorse delle famiglie. Inoltre, un sostegno può ridurre la distanza dalla soglia anche quando non permette di superarla. In questo caso <strong>diminuisce</strong> <strong>l&#8217;intensità della povertà, un risultato diverso dalla riduzione del numero di persone statisticamente povere</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La situazione in Italia</h3>



<p>L&#8217;inclusione dell&#8217;Italia nel lavoro di Civio non era scontata in quanto, come spiegato, <strong>nel nostro paese non esiste un unico schema di reddito minimo</strong> e i criteri di accesso sono diversi. Ai fini del confronto, per la persona che vive sola è stato preso come riferimento l&#8217;Sfl, mentre per le coppie senza figli e con due figli è stato considerato l&#8217;Adi.</p>



<p><strong>In Italia nessuna delle tre famiglie tipo arriva alla metà della soglia di povertà</strong>. Per la persona che vive sola il profilo di riferimento è quello di una persona di 35 anni, disoccupata e senza familiari a carico, che, non avendo diritto all&#8217;Adi, può richiedere l&#8217;Sfl. Secondo i dati Eurostat del 2025, la soglia di povertà mensile per questo profilo tipo è di 1.103,08 euro. <strong>I 500 euro dell&#8217;Sfl ne coprono quindi il 45,3%</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">603 </span>euro al mese la distanza tra i 500 euro dell’Sfl e la soglia di povertà per una persona sola.</p>
			        </section>
		

<div id="in-italia-per-una-persona-che-vive-da-sola-il-supporto-per-la-formazione-e-il-lavoro-non-copre-neanche-la-meta-della-cifra-riconosciuta-come-soglia-di-poverta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Per una coppia senza figli si rende necessaria una precisazione. L&#8217;Adi è stato scelto come sistema di riferimento perché è un sostegno rivolto al nucleo familiare, ed è quindi <strong>l&#8217;equivalente italiano più vicino a uno schema di reddito minimo per una coppia</strong>. Tuttavia, una coppia in età da lavoro, senza figli e senza componenti fragili, non ha accesso all&#8217;Adi; vi può accedere solo se almeno uno dei due ha 60 anni o più, una disabilità o è preso in carico dai servizi sociali. Per questo nel confronto è stato usato l&#8217;importo medio dell&#8217;Adi pagato dall&#8217;Inps ai nuclei di due componenti senza minori: secondo i <a href="https://www.inps.it/it/it/dati-e-bilanci/osservatori-statistici-e-altre-statistiche/dati-cartacei---adi-e-sfl.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati Inps</a> di gennaio 2026, a dicembre 2025 era di 752 euro al mese. Si tratta quindi di quanto effettivamente erogato, e non di un importo previsto dalla legge. <strong>Rispetto alla soglia di povertà per questa famiglia tipo, pari secondo Eurostat a 1.654,67 euro al mese, l&#8217;importo copre il 45,4%.</strong></p>



<p>Per l&#8217;ultima famiglia tipo, una coppia senza reddito con due figli di 4 e 8 anni, l&#8217;importo dell&#8217;Adi calcolato in base alla <a href="https://urponline.lavoro.gov.it/s/article/Come-si-calcola-la-scala-di-equivalenza?language=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scala di equivalenza</a> è di circa 704 euro al mese. Copre il 30,4% della soglia di povertà per questa famiglia, pari secondo Eurostat a 2.316,50 euro. <strong>Tra i paesi Ue confrontati, l&#8217;Italia è ultima</strong>. </p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">30% </span>la quota della soglia di povertà coperta dall’Adi per una coppia con due figli, il valore più basso tra i paesi Ue confrontati.</p>
			        </section>
		

<div id="per-una-coppia-senza-reddito-con-due-figli-lassegno-di-inclusione-copre-il-30-della-soglia-di-poverta-il-valore-piu-basso-tra-i-paesi-ue-confrontati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Ci sono diversi fattori che concorrono a spiegare una copertura così bassa e uno di questi è il modo in cui l&#8217;Adi tiene conto della dimensione della famiglia. La scala di equivalenza usata da <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Glossary:Equivalised_disposable_income" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> assegna un peso di 1 al primo adulto, di 0,5 al secondo e di 0,3 a ogni figlio sotto i 14 anni. Il fabbisogno di una coppia con due figli è quindi 2,1 volte quello di una persona sola. Nella scala dell&#8217;Adi, invece, il secondo adulto non ha peso (a meno che non abbia almeno 60 anni, una disabilità o carichi di cura) e ogni figlio minorenne pesa 0,15. La stessa famiglia vale quindi 1,3 volte un singolo. <strong>Passando da una a quattro persone il fabbisogno stimato più che raddoppia, mentre l&#8217;importo del sussidio cresce solo del 30%.</strong> Va precisato che si tratta di una simulazione della sola Adi per una famiglia a reddito zero, e che non considera eventuali altre prestazioni a cui una famiglia ha diritto, come l&#8217;assegno unico per i figli.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un importo unico per soglie di povertà diverse</h3>



<p>La soglia di rischio di povertà Eurostat usata nel confronto europeo è unica per tutto il paese, e anche le regole di calcolo dell’Adi e l’importo del Sfl valgono su tutto il territorio nazionale. <strong>Il costo della vita, però, cambia molto da un territorio all&#8217;altro, e con esso la spesa minima necessaria per non essere poveri</strong>. L&#8217;Istat, infatti, considera in povertà assoluta una famiglia la cui spesa per consumi è pari o inferiore al valore di un paniere di beni e servizi ritenuti essenziali per evitare gravi forme di esclusione sociale. Il costo di questo paniere dipende da dove si vive e da chi compone la famiglia: per questo <strong>le soglie variano in base al numero e all&#8217;età dei componenti, alla regione e alla dimensione del comune di residenza</strong>. A differenza della soglia Eurostat, che si basa sul reddito, quella Istat si basa sulla spesa.</p>


<div id="nei-comuni-fino-a-50mila-abitanti-il-trentino-alto-adige-e-la-regione-con-la-soglia-di-poverta-assoluta-piu-alta-per-una-coppia-con-due-figli" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-basilicata-e-la-regione-con-le-soglie-di-poverta-assoluta-piu-basse/">Il Trentino Alto Adige è la regione con la soglia di povertà assoluta più alta per una coppia con due figli</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-basilicata-e-la-regione-con-le-soglie-di-poverta-assoluta-piu-basse/">Soglie regionali di povertà assoluta per tre profili-tipo (2025)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 15 Ottobre 2026)
                                        </p>
                </div>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Considerando tre profili tipo vicini a quelli usati da Civio (nei profili Istat, però, i figli hanno tra 11 e 17 anni) e i soli comuni fino a 50mila abitanti, <strong>la Basilicata risulta essere la regione con le soglie di povertà mensili più basse</strong>: 676 euro al mese per un adulto di 30-59 anni che vive solo, 919 euro per una coppia con un componente tra 30 e 59 anni e uno tra 60 e 74, 1.468 euro per due adulti tra 30 e 59 anni con due figli tra 11 e 17 anni. <strong>Le soglie più alte sono invece quelle dell&#8217;Emilia-Romagna per l&#8217;adulto solo (1.020 euro), della Liguria per la coppia (1.324 euro) e del Trentino Alto Adige per la famiglia con figli (2.017 euro). </strong></p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">Da 676 a 1.020 </span>euro al mese la soglia di povertà assoluta per un adulto solo, tra Basilicata ed Emilia-Romagna.</p>
			        </section>
		


<p>Le diverse soglie di povertà assoluta calcolate dall&#8217;Istat confermano divari territoriali ben noti e mostrano quanto siano diversi, da una regione all&#8217;altra, i fabbisogni economici delle famiglie. <strong>Mettere in relazione le misure di reddito minimo con queste soglie aiuta a valutarne l&#8217;adeguatezza nei diversi territori</strong>. I risultati vanno però letti come ordini di grandezza, in quanto le soglie Istat misurano la spesa e non il reddito, e gli importi considerati si riferiscono a famiglie senza altre entrate. Per lo stesso motivo, il confronto non permette di stabilire se chi riceve il sostegno sia in povertà assoluta. Molti beneficiari hanno altri redditi, anche se bassi, vivono in una casa di proprietà o ricevono altre prestazioni, e la loro condizione dipende anche da queste risorse.</p>


<div id="strillo-testo-block_76a8bcf1a63e03c7a53ac8f344b50273" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Per valutare il reddito minimo bisogna guardare sia a quanto vale sia a chi può riceverlo.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Dal confronto europeo e da quello territoriale emergono quindi due questioni, che per l&#8217;Italia pesano in modo particolare. La prima è l&#8217;<strong>adeguatezza degli importi</strong>. Per una famiglia con due figli l&#8217;Adi copre una quota della soglia di povertà più bassa che in qualsiasi altro paese Ue tra quelli confrontati. La seconda è <strong>l&#8217;accesso</strong>. Con il passaggio dall&#8217;Rdc ad Adi e Sfl, chi è povero ma non rientra nelle categorie previste dall&#8217;Adi può contare solo su un sostegno temporaneo e legato alla formazione. Valutare gli strumenti di contrasto alla povertà richiede di considerare entrambe le dimensioni, insieme agli altri trasferimenti, come l&#8217;assegno unico, e ai servizi disponibili, a partire da quelli per la casa.</p>



<p><em>This article is published in collaboration with the&nbsp;<a href="https://www.europeandatajournalism.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Data Journalism Network</a>&nbsp;in the context of<a href="https://chateurope.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;ChatEurope</a>&nbsp;and is released under a&nbsp;<a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 4.0</a>&nbsp;licence</em>.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-uomo-che-tiene-un-portafoglio-nella-mano-sinistra-xYhsCI4WIbI">Andres Siimon</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-reddito-minimo-non-basta-per-uscire-dalla-poverta/">Il reddito minimo non basta per uscire dalla povertà</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I numeri sui minori in povertà assoluta sono a livelli record</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-numeri-sui-minori-in-poverta-assoluta-sono-a-livelli-record/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=309690</guid>

					<description><![CDATA[<p>Se vent’anni fa erano gli anziani a essere più esposti al rischio, oggi la situazione è capovolta, con il 12,5% dei minori in povertà assoluta. Bonus e provvedimenti spot non bastano, servono interventi strutturali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-numeri-sui-minori-in-poverta-assoluta-sono-a-livelli-record/">I numeri sui minori in povertà assoluta sono a livelli record</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel 2025 <strong>circa 1 milione e 136mila bambine e bambini si sono trovati in povertà assoluta</strong> in Italia in base alle più recenti stime di <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/la-poverta-in-italia-anno-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>. Secondo l&#8217;istituto di statistica si tratta di un dato sostanzialmente stabile rispetto all&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/in-italia-piu-di-un-milione-di-minori-e-in-condizioni-di-poverta-assoluta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">anno precedente</a> che continua a rappresentare <strong>il livello più alto mai registrato dal 2014</strong>.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Una famiglia si trova in povertà assoluta quando non può permettersi le spese essenziali per condurre uno standard di vita minimamente accettabile.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-poverta-assoluta/">
                &#8220;Che cos&#8217;è la povertà assoluta&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>Sebbene questi nuovi dati non siano direttamente confrontabili con quelli di fine anni 2000, per un cambio metodologico, la dinamica resta chiara. Vent’anni fa la distanza generazionale era più contenuta e gli anziani risultavano la fascia più esposta al rischio di povertà. Oggi, invece, la <strong>situazione si è capovolta</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">12,5% </span>i minori che vivono in povertà assoluta in Italia nel 2025 rispetto al totale delle persone residenti con meno di 18 anni.</p>
			        </section>
		


<p>In questo contesto il mondo della scuola e la comunità educante più in generale possono fare molto per sostenere i minori che si trovano a vivere in situazioni di disagio senza nessuna colpa. Come <a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-della-poverta-assoluta-tra-le-famiglie-numerose/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">abbiamo raccontato</a> molte volte infatti, <strong>un basso livello di istruzione riduce le opportunità di accesso a lavori qualificati e meglio retribuiti, accentuando la vulnerabilità economica</strong>. Questo legame emerge con particolare forza nelle famiglie con minori a carico. Una dinamica confermata ancora una volta dai dati riguardanti il 2025.</p>



<p>In questo articolo ci soffermeremo in particolare su due aspetti. Il primo riguarda gli <strong>effetti sui redditi familiari delle misure di sostegno entrate in vigore nel 2025</strong>, con un&#8217;attenzione particolare su quelle rivolte alla natalità e alle famiglie con figli. Il secondo invece riguarda l&#8217;analisi dei dati territoriali più recenti sulla quota di <strong>famiglie monoreddito con bambini piccoli</strong>. Un indicatore che permette di individuare le aree del paese dove il rischio di fragilità economica per i nuclei con figli appare più concentrato.</p>



<p>Quello che emerge dai dati è che l&#8217;effetto redistributivo delle novità normative è <strong>positivo ma contenuto</strong>. Per quanto riguarda invece le famiglie in potenziale difficoltà socio-economica, si confermano <strong>divari molto marcati tra i diversi territori</strong>.</p>






<h3 class="wp-block-heading">I dati sulla povertà assoluta nel 2025</h3>



<p>Nel 2025 le famiglie in povertà assoluta erano poco più di <strong>2,1 milioni</strong>, l’8% dei nuclei residenti, per un totale di <strong>oltre 5,4 milioni di persone</strong> (9,3%). Valori statisticamente invariati rispetto all’anno precedente. Tra questi nuclei, <strong>oltre 656mila hanno almeno un figlio minorenne</strong>, pari all’11,2% delle famiglie con minori. Anche quest’anno il disagio economico cresce all’aumentare della prole. </p>


<div id="nel-2025-l112-delle-famiglie-italiane-con-figli-era-in-poverta-assoluta-il-disagio-aumenta-al-crescere-della-prole" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_9b4c53b1c3d564f9b5fd8325019c47e4" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Il disagio economico cresce con l&#8217;aumentare del numero di figli.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Tra le coppie, <strong>l’incidenza passa dal 7,8% di quelle con un solo figlio minore al 10% di quelle con due, fino al 17,7% quando i figli sono almeno tre</strong>. Valori superiori alla media si registrano anche tra i nuclei monogenitoriali (11,6%) e soprattutto tra le famiglie di “altra tipologia”, in cui convivono più nuclei o sono presenti membri aggregati (19,4%). </p>



<p>Un altro aspetto da rimarcare è che <strong>i nuclei con figli non solo sono più spesso poveri, ma lo sono anche in modo più marcato</strong>. La spesa mensile delle famiglie con minori in povertà assoluta infatti è inferiore alla soglia di povertà del 21,6%, contro il 18,5% registrato per l’insieme delle famiglie povere. </p>



<p>Incide poi la <strong>condizione lavorativa dei genitori</strong>. Se la persona di riferimento è operaio o assimilato, l’incidenza tocca il 15,5%. Aumenta fino al 21,1% quando non è occupata o è in cerca di lavoro.</p>



<p>Pesano infine la situazione abitativa e la cittadinanza. <strong>Tra le famiglie con minori che vivono in affitto il 28,7% (quasi 3 su 10) è in povertà assoluta, contro il 6% di quelle proprietarie</strong>. Tra i nuclei con figli composti da soli italiani la quota si ferma al 7,8%. In quelli di soli stranieri è quattro volte più alta (31,4%).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gli effetti redistributivi delle misure entrate in vigore nel 2025</h3>



<p>Il 2025 è stato un anno molto rilevante dal punto di vista normativo. Sono entrate in vigore infatti una serie di novità che hanno portato a una <strong>significativa riorganizzazione del sistema redistributivo</strong> attraverso le imposte e gli incentivi che ha inciso sui redditi delle famiglie, in particolare quelle meno abbienti. La maggior parte di queste innovazioni sono state introdotte con la <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2024-12-30;207" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge di bilancio per il 2025</a>. Sempre <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/la-redistribuzione-del-reddito-in-italia-anno-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a> ne ha analizzato gli effetti.</p>



<p>Tra le principali novità si segnala la sostituzione dell&#8217;esonero contributivo parziale per i <strong>lavoratori dipendenti</strong> con due nuove misure fiscali (un bonus per i redditi fino a 20mila euro, una detrazione per quelli tra 20 e 40mila euro). Per le <strong>lavoratrici madri</strong>, l&#8217;esonero contributivo totale ha lasciato spazio a un bonus di 40 euro mensili. La platea delle beneficiarie risulta in parte diversa dalla precedente. Aggiornate inoltre le soglie Isee e gli importi dell&#8217;<strong>Assegno di inclusione</strong> (Adi) e del <strong>Supporto per la formazione e il lavoro</strong> (Sfl). A queste misure si aggiungono poi un <strong>contributo straordinario di 200 euro per le spese energetiche</strong> e l&#8217;esclusione dei titoli di stato e risparmi postali fino a 50mila euro per famiglia dal calcolo dell&#8217;Isee.</p>


<div id="le-misure-a-sostegno-della-natalita-hanno-generato-un-beneficio-medio-di-circa-120-euro-lanno-per-oltre-6-milioni-di-famiglie" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Un capitolo a parte riguarda le <strong>misure a sostegno della natalità e delle famiglie con figli</strong>. L&#8217;<strong>Assegno unico e universale</strong> (Auu) è stato adeguato al costo della vita (+0,8%). Il <strong>bonus asilo nido</strong> è stato esteso eliminando il requisito di un figlio under 10 nel nucleo familiare. È stato infine ripristinato il <strong>bonus di mille euro per i nuovi nati</strong>. Nel complesso, queste tre misure hanno generato un <strong>beneficio medio di circa 120 euro l&#8217;anno per oltre 6 milioni di famiglie</strong>, il 22,6% dei residenti.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-6-milioni-di-famiglie-hanno-beneficiato-di-sostegni-alla-natalita/">Oltre 6 milioni di famiglie hanno beneficiato di sostegni alla natalità</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-6-milioni-di-famiglie-hanno-beneficiato-di-sostegni-alla-natalita/">Effetti sul reddito delle famiglie beneficiarie dell&#8217;assegno unico universale e misure di sostegno alla natalità per quinti di reddito disponibile familiare equivalente (2025)					</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/oltre-6-milioni-di-famiglie-hanno-beneficiato-di-sostegni-alla-natalita/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/10/oltre-6-milioni-di-famiglie-hanno-beneficiato-di-sostegni-alla-natalita.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-6-milioni-di-famiglie-hanno-beneficiato-di-sostegni-alla-natalita/">Oltre 6 milioni di famiglie hanno beneficiato di sostegni alla natalità &#8211; Effetti sul reddito delle famiglie beneficiarie dell&#8217;assegno unico universale e misure di sostegno alla natalità per quinti di reddito disponibile familiare equivalente (2025)					</a></div>
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			        			                                <div id="chart_309682_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_309682_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_309682_tab3"><p>Istat mette in fila tutte le famiglie dalla più povera alla più ricca, in base al reddito disponibile “equivalente” (cioè corretto per il numero e l’età dei componenti), e le divide in cinque gruppi di uguale numerosità: il primo quinto è il 20% con i redditi più bassi, il quinto il 20% con i redditi più alti. Il guadagno è dato dalla differenza tra la somma dell&#8217;Auu calcolato con importi e relative soglie vigenti nel 2025, il bonus nuovi nati e il bonus asili nido e la somma dell&#8217;Auu ottenuto applicando ai redditi del 2025 importi e relative soglie vigenti nel 2024 e il bonus asili nido spettante con le regole in vigore nel 2024. Il guadagno medio è calcolato sulle famiglie per le quali si stima una variazione positiva del reddito. Per i valori di ripartizione dei quinti e per i dettagli sugli scenari di policy utilizzati nelle simulazioni si rimanda alla <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/03/La-redistribuzione-del-reddito-in-Italia_Anno-2025.pdf#page=15" target="_blank" rel="noopener">nota metodologica</a>.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 16 Marzo 2026)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/10/oltre-6-milioni-di-famiglie-hanno-beneficiato-di-sostegni-alla-natalita.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-309682"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-309682" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>Il <strong>guadagno è superiore alla media nel terzo e quarto quinto di reddito</strong> (rispettivamente 154 e 192 euro). Ciò soprattutto per effetto della nuova esclusione dei risparmi dal calcolo Isee che riduce l&#8217;indicatore per circa il 30% delle famiglie, in particolare in quelle fasce di reddito. Il beneficio di un assegno unico più alto, tuttavia, si ferma al penultimo quinto. Le famiglie più ricche infatti hanno un Isee medio di 76.500 euro, ben oltre la soglia dei 40mila euro sopra la quale si riceve solo l&#8217;importo minimo dell&#8217;Auu. Per cui la riduzione dell&#8217;indicatore non è sufficiente a produrre un beneficio aggiuntivo.</p>


<div id="in-generale-gli-effetti-redistributivi-sono-stati-positivi-ma-contenuti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_76513933f76e0da65034358768ee4952" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;effetto redistributivo delle misure entrate in vigore nel 2025 è positivo ma contenuto.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Considerando l&#8217;insieme di tutte le misure esaminate dall&#8217;istituto di statistica, risulta che quasi il 70% delle famiglie residenti è stato impattato da questa riorganizzazione. Si rileva un <strong>aumento medio di 243 euro l&#8217;anno</strong> sul reddito disponibile. Il dato medio tuttavia nasconde due dinamiche opposte. <strong>Per oltre metà delle famiglie il reddito disponibile migliora in media di 393 euro (+1%)</strong>, con il guadagno più consistente, sia in termini assoluti (+540 euro) sia in proporzione al reddito familiare (+3,3%), a vantaggio del quinto più povero. Questo grazie soprattutto alle modifiche di Adi e Sfl. <strong>Per 4,8 milioni di nuclei (il 17,9% del totale), invece, le stesse misure comportano una perdita media di 184 euro l&#8217;anno</strong>. Perdita concentrata per quasi due terzi nei due quinti di reddito più elevati.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-misure-redistributive-2025-hanno-generato-in-media-243-euro-in-piu-per-le-famiglie-italiane/">Le misure redistributive 2025 hanno generato in media 243 euro in più per le famiglie italiane</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-misure-redistributive-2025-hanno-generato-in-media-243-euro-in-piu-per-le-famiglie-italiane/">Effetti redistributivi di tutte le misure entrate in vigore nel 2025 per quinti di reddito disponibile familiare equivalente</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_309686_tab3"><p>Il guadagno/perdita è dato dalla differenza tra la somma di tutti i benefici considerati nello scenario base della simulazione (normativa 2025) e la somma di tutti i benefici considerati nello scenario di confronto (normativa 2024) a parità di tutte le altre condizioni. Il guadagno/perdita è calcolato sulle famiglie per le quali si stima una variazione positiva/negativa del reddito. Per i valori di ripartizione dei quinti e per i dettagli sugli scenari di policy utilizzati nelle simulazioni si rimanda alla <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/03/La-redistribuzione-del-reddito-in-Italia_Anno-2025.pdf#page=15" target="_blank" rel="noopener">nota metodologica</a>.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 16 Marzo 2026)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-309686"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-309686" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>Il risultato complessivo è un <strong>effetto redistributivo positivo ma contenuto</strong>. L&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-lindice-di-gini/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">indice di Gini</a>, che misura la diseguaglianza dei redditi disponibili delle famiglie, scende di poco più di due decimi di punto, <strong>dal 31,41% al 31,17%</strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_9fc73d6dc6d08b021c14b7a1dddc0c7b" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>I bonus da soli non bastano, servono i servizi.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Il quadro delineato dall’Istat mostra come le misure entrate in vigore nel 2025 abbiano prodotto un miglioramento, seppur modesto, nella distribuzione dei redditi. Tuttavia, l’impianto complessivo continua a poggiare in larga parte su bonus, detrazioni e assegni, cioè su strumenti che agiscono sulla capacità di spesa delle famiglie ma non sulla disponibilità effettiva dei servizi.</p>



<p>Le risorse trasferite ai nuclei in difficoltà sono uno strumento necessario, ma <strong>da sole non bastano a ridurre le disuguaglianze in modo strutturale</strong>. Perché gli aiuti economici possano dispiegare pienamente i propri effetti, occorre affiancarli a un <strong>potenziamento dei servizi di assistenza ed educativi</strong>, a partire da quelli per i più piccoli, garantendone una distribuzione più omogenea sul territorio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La distribuzione delle famiglie a rischio povertà nei territori</h3>



<p>Per individuare con precisione le aree di maggiore fragilità e pianificare interventi mirati, è indispensabile disporre di <strong>dati territoriali estremamente dettagliati</strong>. Infatti, i quadri generali forniti dalle medie nazionali e regionali tendono spesso a mascherare marcate disuguaglianze interne. Diventa quindi fondamentale poter contare su informazioni aggiornate a livello comunale o persino sub-comunale per le grandi città.</p>



<p>In questo contesto, lo studio dei dati sulle <strong>famiglie monoreddito con figli a carico</strong> costituisce un indicatore molto utile per individuare situazioni di potenziale vulnerabilità. Al momento però queste informazioni, raccolte da Istat nell’ambito delle sue <a href="https://www.istat.it/statistica-sperimentale/aggiornamento-degli-indicatori-del-sistema-informativo-a-misura-di-comune/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">statistiche sperimentali</a>, sono <strong>disponibili solo per i comuni con più di 5mila abitanti</strong>, con l&#8217;ultimo aggiornamento risalente al 2022. Nonostante tali limiti temporali e territoriali rendano complessa una mappatura esaustiva, queste risorse restano fondamentali per approfondire l&#8217;analisi.</p>



<p>Considerando i dati a disposizione e focalizzando l’analisi esclusivamente sui <strong>comuni capoluogo</strong>, possiamo osservare che in media la percentuale di famiglie anagrafiche monoreddito con almeno un figlio di età inferiore ai 6 anni nel 2022 era pari al <strong>16,3%</strong> rispetto al totale delle famiglie anagrafiche.&nbsp;</p>


<div id="nel-2022-andria-barletta-e-prato-erano-i-comuni-capoluogo-con-la-piu-alta-percentuale-di-famiglie-in-potenziale-rischio-di-poverta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Le percentuali più alte sono riportate dai comuni pugliesi di <strong>Andria</strong> (29,7%) e <strong>Barletta</strong> (26,1%), seguite dalla toscana <strong>Prato</strong> (24%). Da segnalare anche i dati di <strong>Napoli</strong> (21,6%) e <strong>Palermo</strong> (21%). Casi particolarmente rilevanti visto che stiamo parlando rispettivamente del terzo e del quinto comune più popoloso d’Italia.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/andria-e-barletta-sono-i-capoluoghi-con-la-piu-alta-quota-di-famiglie-monoreddito-con-figli/">Andria e Barletta sono i capoluoghi con la più alta quota di famiglie monoreddito con figli</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/andria-e-barletta-sono-i-capoluoghi-con-la-piu-alta-quota-di-famiglie-monoreddito-con-figli/">I 20 comuni capoluogo con la più alta e la più bassa quota di famiglie monoreddito con bambini di età inferiore a 6 anni (2022)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 26 Maggio 2026)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-309688"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>Per quanto riguarda invece i capoluoghi con le percentuali più basse, possiamo osservare che ai primi posti troviamo i comuni sardi di <strong>Cagliari</strong> (9,5%), <strong>Carbonia</strong> (9,9%) e <strong>Oristano</strong> (11,6%), seguiti da <strong>Savona</strong> (11,7%). È interessante notare come sebbene in questo caso non siano presenti capoluoghi del sud continentale (e della Sicilia), troviamo invece diversi comuni della Sardegna. Oltre alle città già citate infatti rientrano tra i primi 20 capoluoghi anche <strong>Sassari</strong> (12,3%) e <strong>Nuoro</strong> (12,6%).</p>



<p>Altro elemento interessante da notare è che rientrano in questa graduatoria alcuni dei maggiori comuni italiani. Tra questi possiamo citare <strong>Genova</strong> (11,9%), <strong>Venezia</strong> (12,6%), <strong>Bologna</strong> (13,1%), <strong>Milano</strong> (13,1%) e <strong>Torino</strong> (13,2%). <strong>Roma</strong> invece si attesta sul 15,2%.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/abruzzo.xlsx">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/basilicata.xlsx">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/calabria.xlsx">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/campania.xlsx">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/emilia_romagna.xlsx">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/friuli_venezia_giulia.xlsx">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/lazio.xlsx">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/liguria.xlsx">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/lombardia.xlsx">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/marche.xlsx">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/molise.xlsx">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/piemonte.xlsx">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/puglia.xlsx">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/sardegna.xlsx">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/sicilia.xlsx">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/toscana.xlsx">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/trentino_alto_adige.xlsx">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/umbria.xlsx">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/valle_d_aosta.xlsx">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/veneto.xlsx">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_povert%C3%A0_assoluta/totale_nazionale.xlsx">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/">#conibambini</a> sono realizzati da Openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla percentuale di famiglie monoreddito con almeno un figlio di meno di 6 anni sono di fonte Istat (statistiche sperimentali).</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-gruppo-di-bambini-seduti-sui-gradini-di-un-edificio-hhC2QMwBrn4">Myra Lange</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" data-type="link" data-id="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-numeri-sui-minori-in-poverta-assoluta-sono-a-livelli-record/">I numeri sui minori in povertà assoluta sono a livelli record</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le connessioni tra tecnologie e salute mentale tra gli adolescenti</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-connessioni-tra-tecnologie-e-salute-mentale-tra-gli-adolescenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Iannone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 17:42:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=308158</guid>

					<description><![CDATA[<p>Secondo gli ultimi dati un terzo dei nuovi pazienti psichiatrici ha meno di 35 anni, mentre il dibattito pubblico sul rapporto tra tecnologie e salute mentale dei giovani oscilla spesso tra allarmismo e minimizzazione. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-connessioni-tra-tecnologie-e-salute-mentale-tra-gli-adolescenti/">Le connessioni tra tecnologie e salute mentale tra gli adolescenti</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il 10 ottobre si celebra la <a href="https://www.onuitalia.it/giornata-internazionale-della-salute-mentale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">giornata della salute mentale</a>, un’occasione per riflettere sul benessere psicologico, tema sempre più centrale nel dibattito pubblico e nelle politiche sanitarie. Lo scorso aprile il ministero della salute ha pubblicato il <a href="https://www.salute.gov.it/new/sites/default/files/2026-04/Rapporto%20Salute%20Mentale%20Anno%202024%20ver.2.3_def.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rapporto salute mentale</a>, relativo ai dati del 2024, che offre un quadro degli interventi sanitari e socio-sanitari rivolti alle persone adulte con problemi psichiatrici e alle loro famiglie. </p>



<p>Sono state <strong>845.516 le persone assistite dai servizi psichiatrici nel corso del 2024</strong> (mancano i dati dell’Abruzzo, mentre quelli del Molise sono incompleti). Di queste, 272.497 (circa 1 su 3) hanno avuto un primo contatto con i dipartimenti di salute mentale nel corso dell’anno. I servizi psichiatrici sono le strutture che erogano direttamente l&#8217;assistenza alle persone con disturbi mentali, mentre i dipartimenti di salute mentale sono le organizzazioni che coordinano e gestiscono l&#8217;insieme di questi servizi a livello territoriale. È importante specificare che <strong>l&#8217;indagine considera esclusivamente gli utenti presi in carico dai servizi psichiatrici</strong>. Questo significa che restano escluse tutte quelle persone che, pur vivendo un disagio psicologico o psichico, non si rivolgono ai servizi specialistici e che in parte vengono seguite nella medicina di base o in ambito privato, e in parte rimangono fuori dal sistema sanitario.</p>


<div id="quasi-un-terzo-dei-nuovi-pazienti-psichiatrici-ha-meno-di-35-anni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Un dato rilevante che emerge dal rapporto del ministero è che <strong>quasi il 28% dei nuovi pazienti ha tra i 18 e i 35 anni</strong>, ed è soprattutto nella fascia dei giovanissimi (18-24 anni) che si registrano tassi particolarmente elevati rispetto alle altre classi di età.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">94 per 10.000 abitanti </span>il tasso di nuovi pazienti psichiatrici tra i 18 e i 24 anni, nel 2024.</p>
			        </section>
		


<p>Questi numeri contribuiscono ad alimentare un’<strong>attenzione crescente sul benessere psicologico dei giovani</strong>, e in particolare degli adolescenti, sempre più al centro del dibattito pubblico. Un dibattito che spesso si intreccia con un altro tema: <strong>il ruolo delle tecnologie digitali</strong>. Secondo <a href="https://www.istat.it/tavole-di-dati/bambini-e-ragazzi-comportamenti-atteggiamenti-e-progetti-futuri/">un&#8217;indagine</a> condotta da Istat a fine 2023, quasi l’85% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni dispone di un profilo su un social network, percentuale che supera il 95% nella fascia 14-19 anni. All’aumentare della diffusione delle tecnologie, sono cresciute anche le preoccupazioni sui possibili effetti sulla salute mentale.</p>



<p>Nel dibattito pubblico prevale spesso una lettura semplificata, che tende ad attribuire alle tecnologie un impatto univocamente negativo. Le evidenze scientifiche più recenti però restituiscono <strong>un quadro più articolato, fatto di risultati contrastanti, associazioni variabili e un ruolo decisivo dei fattori di contesto</strong>. Abbiamo quindi cercato di approfondire questi aspetti attraverso gli ultimi studi sull’argomento per cercare di fare chiarezza sul tema.</p>



<div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"></div>


<div id="il-nesso-tra-tecnologie-e-salute-mentale-esiste-ma-non-e-diretto-ne-uniforme" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Tecnologie e salute mentale degli adolescenti: un nesso complesso</h3>



<p>L’evidenza empirica sugli effetti delle tecnologie digitali sui giovani è eterogenea e dipendente dal contesto. Le ricerche mostrano che <strong>esiste un&#8217;associazione con il benessere psicologico, ma la natura e l&#8217;intensità di questa relazione variano in base a diversi fattori</strong>, come il tipo di attività svolta online, le caratteristiche individuali, i contenuti incontrati, il design delle piattaforme e ciò che l’uso del digitale sostituisce nella vita quotidiana. Diversi report istituzionali, tra cui quello dell&#8217;<a href="https://iris.who.int/server/api/core/bitstreams/26d26448-7fdd-44be-8e7e-bbcbe4ee4ce1/content" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Oms</a>, sottolineano che parlare genericamente del tempo trascorso su &#8220;schermi&#8221; o &#8220;social&#8221; rischia di fornire un quadro parziale e fuorviante. Il punto <strong>non è solo quanto tempo un adolescente passa online, ma come, perché e in quali condizioni lo fa</strong>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Mental health outcomes for young people related to social media and digital platform use are influenced by the characteristics of the user, the content they experience, and when, why and how much the technology is used.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://iris.who.int/server/api/core/bitstreams/26d26448-7fdd-44be-8e7e-bbcbe4ee4ce1/content" target="_blank">&#8211; World Health Organization. Regional Office for Europe &#8211; Addressing the digital determinants of youth mental health and well-being: policy brief (2025)</a>
									            </div>
        </section>
		</blockquote>



<p>Allo stesso tempo, esiste un ampio consenso sul fatto che <strong>bambini e adolescenti</strong>, data la particolare fase dello sviluppo che attraversano, siano <strong>particolarmente vulnerabili ai rischi associati agli ambienti digitali</strong>. Tra questi rientrano il cyberbullismo, l’esposizione a contenuti violenti o inappropriati e la pressione verso modelli estetici o stili di vita irrealistici. Tuttavia, stabilire un <strong>nesso causale diretto tra uso delle tecnologie e peggioramento della salute mentale è piuttosto complicato</strong>. La relazione infatti è multidimensionale, complessa e spesso bidirezionale, nel senso che il disagio psicologico può influenzare il modo in cui si usano le tecnologie, così come alcune modalità d&#8217;uso possono contribuire ad aggravarlo.</p>



<p>Accanto ai rischi, la letteratura scientifica evidenzia anche <strong>diversi potenziali benefici</strong>. Secondo l’<a href="https://www.oecd.org/en/publications/how-s-life-for-children-in-the-digital-age_0854b900-en/full-report/introduction-and-main-findings_67c79516.html#section-d1e558-b5cdcae5b3">Ocse</a>, piattaforme, giochi online, e altri servizi digitali, oltre ad offrire opportunità di socializzazione, divertimento e svago, rappresentano anche un modo per ricevere supporto e facilitare l’accesso alle informazioni. In particolare i social network consentono di mantenere relazioni, esprimere la propria identità e partecipare a comunità di interesse. Questi effetti positivi tendono ad emergere in presenza di un <strong>uso equilibrato degli strumenti digitali</strong>.</p>


<div id="non-e-solo-quanto-tempo-si-trascorre-online-ma-come-e-in-quali-condizioni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Al contrario, modalità di utilizzo eccessive, spesso definite come <strong>uso problematico di internet</strong> (Piu, dall’inglese <em>Problematic internet use</em>) sono associate a <strong>problemi di salute mentale e fisici</strong>, quali depressione, ansia, dismorfismo, isolamento sociale, autolesionismo, bassa autostima, disturbi del sonno e ridotta attività fisica. Con Piu non si intende semplicemente &#8220;stare molto online&#8221;, ma un <strong>uso disfunzionale e non controllabile dei dispositivi digitali</strong>. Due adolescenti possono trascorrere lo stesso numero di ore su internet, ma con effetti molto diversi: attività orientate allo studio, alla socializzazione o a interessi personali hanno un impatto diverso rispetto a comportamenti come lo scrolling compulsivo o la trascuratezza di sonno, sport e relazioni.</p>


<div id="strillo-testo-block_07f451289dd80b1bb791ed54123f2678" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La stessa attività online può avere effetti diversi: positivi per alcuni adolescenti, negativi per altri.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Va considerato anche il <strong>ruolo dei fattori individuali e ambientali</strong> che possono predisporre i giovani all&#8217;uso disfunzionale delle tecnologie, ai problemi di salute mentale o a entrambi. Difficoltà relazionali, contesti familiari conflittuali o scarso coinvolgimento in attività offline possono aumentare la probabilità di un uso intensivo e problematico. In questi casi può innescarsi una dinamica circolare: il digitale viene utilizzato per compensare stati emotivi negativi, ma l&#8217;effetto è spesso temporaneo e tende ad alimentare un uso sempre più compulsivo, con un conseguente peggioramento del benessere.</p>



<p>Questo quadro evidenzia la <strong>necessità di superare letture semplicistiche</strong>. L’impatto delle tecnologie sulla salute mentale degli adolescenti dipende da un insieme di fattori interconnessi e richiede un’analisi articolata. Approcci generalisti rischiano di tradursi in politiche poco efficaci, incapaci sia di ridurre i rischi reali sia di valorizzare le opportunità offerte dagli strumenti digitali. Per contribuire a una lettura più fondata, abbiamo guardato ai <strong>dati disponibili sulla situazione italiana</strong>: quanti sono gli adolescenti, come usano il digitale e cosa emerge sul loro benessere psicologico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La situazione in Italia</h3>



<p>L&#8217;adolescenza rappresenta una fase di transizione tra infanzia ed età adulta e, proprio per questo, non è facilmente delimitabile da confini anagrafici rigidi. Se si considera una fascia d&#8217;età ampia compresa tra gli 11 e i 19 anni, nel 2025 <strong>in Italia si contano circa 5,1 milioni di adolescenti</strong>, pari approssimativamente all&#8217;8,7% della popolazione residente. </p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">8,67% </span>dei residenti in Italia ha tra gli 11 e i 19 anni.</p>
			        </section>
		


<p>La distribuzione sul territorio non è omogenea. <strong>La Campania è la regione con la quota più elevata di adolescenti</strong> in rapporto alla popolazione (9,5%), seguita da Trentino-Alto Adige (9,4%) e Sicilia (9%). All&#8217;estremo opposto si collocano Liguria, Molise e Sardegna, dove i ragazzi tra gli 11 e i 19 anni rappresentano circa il 7,6% dei residenti. A livello locale, <strong>Crotone è il capoluogo di provincia</strong> <strong>con la maggiore incidenza di adolescenti</strong> (9,7%), seguita da Andria, Napoli, Prato e Palermo.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/crotone-e-il-capoluogo-di-provincia-con-la-maggiore-incidenza-di-adolescenti/">Crotone è il capoluogo di provincia con la maggiore incidenza di adolescenti</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/crotone-e-il-capoluogo-di-provincia-con-la-maggiore-incidenza-di-adolescenti/">Percentuale di residenti tra gli 11 e i 19 anni nei comuni italiani (2025)</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_308376_tab3"><p>I dati sulla popolazione residente si riferiscono al 1° gennaio 2025.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(consultati: giovedì 23 Aprile 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-308376"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-308376" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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<div id="4-adolescenti-su-5-usano-i-social-network-ogni-giorno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Per analizzare come gli adolescenti utilizzino le tecnologie digitali, si può fare riferimento ai dati della sorveglianza <a href="https://www.epicentro.iss.it/hbsc/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Hbsc</a> (dall’inglese <em>Health behaviour in school-aged children</em> &#8211; Comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare), uno studio internazionale coordinato dall&#8217;Oms Europa e condotto in Italia con cadenza quadriennale. <strong>L&#8217;ultima rilevazione riguarda dati del 2022</strong> che, in attesa di quelli per il 2026, ci permettono di avere un <strong>quadro dettagliato sui comportamenti digitali dei ragazzi di 11, 13, 15 e 17 anni </strong>nelle diverse regioni italiane, con particolare attenzione all&#8217;uso di social media e videogiochi.</p>



<p>I dati mostrano una diffusione piuttosto ampia: circa <strong>4 adolescenti su 5 utilizzano i social network ogni giorno</strong>, mentre 1 su 4 gioca quotidianamente ai videogiochi. Accanto alla diffusione, si osserva anche una quota di utilizzo problematico. Circa <strong>1 adolescente su 10 è a rischio di uso problematico dei social network</strong>, con un&#8217;incidenza maggiore tra le ragazze e livelli particolarmente elevati nella fascia delle 13enni. Al contrario, il rischio legato ai videogiochi riguarda soprattutto i maschi, con oltre 1 su 5 classificato a rischio, in particolare nelle fasce più giovani.</p>



<p>Oltre alle differenze di genere ed età, <strong>emergono disuguaglianze socio-economiche e territoriali</strong>. Sul fronte socio-economico, il rischio tende a essere <strong>leggermente più elevato tra i ragazzi e le ragazze provenienti da contesti svantaggiati</strong>, anche se il fenomeno risulta abbastanza trasversale alle diverse fasce socio-economiche. Le differenze territoriali sono invece più marcate. <strong>La Campania registra la quota più alta di adolescenti a rischio di uso problematico sia dei social network (16,4%) che dei videogiochi (19,3%)</strong>, mentre la <strong>Valle d&#8217;Aosta si colloca all&#8217;estremo opposto</strong>, con i valori più contenuti in entrambe le dimensioni (rispettivamente 9,5% e 15%).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-sud-italia-si-registra-un-uso-piu-problematico-dei-social-media-tra-i-minori/">Nelle regioni del sud Italia si registra un uso più problematico dei social media tra i minori</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-sud-italia-si-registra-un-uso-piu-problematico-dei-social-media-tra-i-minori/">Percentuale di adolescenti tra gli 11 e i 17 anni che fanno uso problematico dei social media (2022) </a></h3>
                                    </div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-sud-italia-si-registra-un-uso-piu-problematico-dei-social-media-tra-i-minori/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/10/nelle-regioni-del-sud-italia-si-registra-un-uso-piu-problematico-dei-social-media-tra-i-minori.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-sud-italia-si-registra-un-uso-piu-problematico-dei-social-media-tra-i-minori/">Nelle regioni del sud Italia si registra un uso più problematico dei social media tra i minori &#8211; Percentuale di adolescenti tra gli 11 e i 17 anni che fanno uso problematico dei social media (2022) </a></div>
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			        			                                <div id="chart_308402_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_308402_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_308402_tab3"><p class="p1">L’uso problematico dei social media è definito come presenza di almeno 6 dei 9 criteri indicati nella <i>social media disorder scale</i>: ansia di accedere ai social, volontà di passare sempre più tempo online, sintomi di astinenza quando offline, fallimento nel controllo del tempo, trascurare altre attività, liti con genitori a causa dell’uso, problemi con gli altri, mentire ai genitori, usare i social per scappare da sentimenti negativi.</p>
<p class="p1">I dati sono tratti dall’indagine sui comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare, effettuata dall’Iss nell’ambito dello studio internazionale Hbsc promosso dall’Oms (in inglese health behaviour in school-aged children).</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Hbsc e Iss                                                                <br>(consultati: martedì 28 Aprile 2026)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/10/nelle-regioni-del-sud-italia-si-registra-un-uso-piu-problematico-dei-social-media-tra-i-minori.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-308402"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-308402" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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<div id="nel-2025-si-e-registrato-un-leggero-miglioramento-nellindice-di-salute-mentale-tra-gli-adolescenti-ma-rimane-ancora-sotto-i-livelli-pre-pandemici" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>I dati sull&#8217;utilizzo delle tecnologie digitali restituiscono un quadro utile sui comportamenti, ma da soli non bastano a valutare l&#8217;impatto sul benessere dei giovani. Per farlo occorre guardare anche agli indicatori di salute mentale. Una misura di sintesi è offerta dall&#8217;<strong>indice di salute mentale</strong> elaborato dall&#8217;Istat nell&#8217;ambito del <a href="https://www.istat.it/statistiche-per-temi/focus/benessere-e-sostenibilita/la-misurazione-del-benessere-bes/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rapporto sul benessere equo e sostenibile</a> (Bes), che combina quattro dimensioni (ansia, depressione, perdita di controllo comportamentale o emozionale e benessere psicologico) in un unico valore compreso tra 0 e 100, dove valori più alti indicano condizioni psicologiche migliori.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lindice-di-salute-mentale-tra-gli-adolescenti-continua-a-rimanere-sotto-i-livelli-pre-covid/">L’indice di salute mentale tra gli adolescenti continua a rimanere sotto i livelli pre-Covid</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lindice-di-salute-mentale-tra-gli-adolescenti-continua-a-rimanere-sotto-i-livelli-pre-covid/">Indice di salute mentale per fascia d&#8217;età (2016-2025)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/lindice-di-salute-mentale-tra-gli-adolescenti-continua-a-rimanere-sotto-i-livelli-pre-covid/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/10/lindice-di-salute-mentale-tra-gli-adolescenti-continua-a-rimanere-sotto-i-livelli-pre-covid.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lindice-di-salute-mentale-tra-gli-adolescenti-continua-a-rimanere-sotto-i-livelli-pre-covid/">L’indice di salute mentale tra gli adolescenti continua a rimanere sotto i livelli pre-Covid &#8211; Indice di salute mentale per fascia d&#8217;età (2016-2025)</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_308300_tab3"><p>L&#8217;indice di salute mentale è una misura di disagio psicologico (psychological distress) ottenuta dalla sintesi dei punteggi totalizzati da ciascun individuo di 14 anni e più a 5 quesiti estratti dal questionario Sf36 (36-Item Short Form Survey). I quesiti fanno riferimento alle quattro dimensioni principali della salute mentale (ansia, depressione, perdita di controllo comportamentale o emozionale e benessere psicologico). L&#8217;indice varia tra 0 e 100, con migliori condizioni di benessere psicologico al crescere del valore dell&#8217;indice.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat (Bes)                                                                <br>(pubblicati: giovedì 9 Aprile 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-308300"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-308300" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>I dati mostrano che <strong>la fascia d&#8217;età più giovane</strong>, quella tra i 14 e i 19 anni, è anche quella che <strong>ha subito il deterioramento più marcato nel periodo post-pandemico</strong>. Tra il 2020 e il 2021 l&#8217;indice è sceso da 73,9 a 70,3, un calo di oltre 3 punti in un solo anno, più accentuato rispetto a quanto registrato nelle altre fasce d&#8217;età. Negli anni successivi l&#8217;andamento è rimasto oscillante: un parziale recupero nel 2022, seguito da un nuovo peggioramento nel 2023, quando l&#8217;indice si è attestato a 71. <strong>Nel 2024 si è risaliti a 71,8 e nel 2025 a 72</strong>, un segnale positivo, ma che non ha ancora riportato i valori ai livelli precedenti alla pandemia.</p>



<p>Questo quadro suggerisce che, nonostante il miglioramento degli ultimi due anni, il <strong>benessere psicologico degli adolescenti italiani rimane su livelli più fragili rispetto al periodo pre-Covid</strong>. Una fragilità che si inserisce in un <strong>contesto di uso digitale intenso</strong> e in parte problematico, e che richiede un&#8217;<strong>osservazione continuata nel tempo prima di poter trarre conclusioni solide sul nesso tra i due fenomeni</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/abruzzo.xlsx">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/basilicata.xlsx">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/calabria.xlsx">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/campania.xlsx">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/emilia_romagna.xlsx">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/friuli_venezia_giulia.xlsx">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/lazio.xlsx">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/liguria.xlsx">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/lombardia.xlsx">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/marche.xlsx">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/molise.xlsx">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/piemonte.xlsx">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/puglia.xlsx">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/sardegna.xlsx">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/sicilia.xlsx">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/toscana.xlsx">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/trentino_alto_adige.xlsx">Trentino-Alto Adige,</a> <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/umbria.xlsx">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/valle_daosta.xlsx">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/veneto.xlsx">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_salute_mentale/totale_generale.xlsx">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di <em>data journalism</em> o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla vicinanza degli istituti scolastici statali a fonti di inquinamento atmosferico sono di fonte ministero dell’istruzione e del merito.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-gruppo-di-persone-sedute-su-una-panchina-con-i-loro-computer-portatili-31NIsz-f5G0" data-type="link" data-id="https://unsplash.com/it/foto/un-gruppo-di-persone-sedute-su-una-panchina-con-i-loro-computer-portatili-31NIsz-f5G0">Joao Viegas</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" data-type="link" data-id="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-connessioni-tra-tecnologie-e-salute-mentale-tra-gli-adolescenti/">Le connessioni tra tecnologie e salute mentale tra gli adolescenti</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;abbandono scolastico in Italia, in Europa e nelle città</title>
		<link>https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-in-italia-in-europa-e-nelle-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 04:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=307269</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2025 i giovani che avevano abbandonato la scuola prima del diploma erano l’8,2% del totale. Un dato in miglioramento e che finalmente raggiunge l’obiettivo europeo per il 2030. Tuttavia, rimangono criticità soprattutto nelle città e tra i giovani non italiani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-in-italia-in-europa-e-nelle-citta/">L&#8217;abbandono scolastico in Italia, in Europa e nelle città</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Il prossimo <strong>7 settembre</strong> gli studenti e le studentesse della <strong>provincia autonoma di Bolzano</strong> saranno i primi a tornare sui banchi di scuola dopo la pausa estiva, seguiti 3 giorni dopo dai ragazzi e dalle ragazze di Valle d&#8217;Aosta, Veneto e Provincia autonoma di Trento e poi via via tutti gli altri nel corso del mese.</p>
</p>
<p>Per milioni di giovani si apre quindi un nuovo anno scolastico, fatto di lezioni, verifiche, relazioni e percorsi di crescita. Ma il ritorno in classe rappresenta anche un’occasione per <strong>interrogarsi sul sistema educativo italiano</strong> e, in particolare, sul fenomeno dell’<strong>abbandono scolastico</strong>.</p>
</p>
<p>Nel 2025 <strong>l&#8217;incidenza di ragazzi e ragazze che in Italia hanno lasciato la scuola prima del tempo è scesa all&#8217;8,2%</strong>. Si tratta di un dato importante perché segna il raggiungimento dell&#8217;obiettivo europeo del 9% da parte del nostro paese.</p>
</p>
<p>Un conseguimento che corona <strong>oltre un decennio di sforzi per raggiungere questo target</strong>: a metà degli anni 2000 la quota di abbandoni superava il 20%, poi scesa sotto il 14% nel corso degli anni &#8217;10, per poi calare ulteriormente, sulla scorta dell&#8217;obiettivo Ue.</p>
</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Nell’ambito dell’agenda 2020, l’Unione europea aveva fissato come obiettivo che – entro quell’anno – i giovani europei tra 18 e 24 anni senza diploma superiore (o qualifica professionale) fossero meno del 10% del totale. Nel febbraio 2021 l&#8217;obiettivo è stato abbassato al 9%.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-labbandono-scolastico/"><br />
                &#8220;Che cos&#8217;è l&#8217;abbandono scolastico&#8221;</a></span></p></div>
</section>
</p>
<p>In un quadro di miglioramento, resta comunque forte la prevalenza degli abbandoni in alcuni contesti territoriali e sociali. <strong>Il fenomeno supera ancora il 9% nelle città</strong>. E la situazione, in base ai dati dell&#8217;ultimo censimento, appare <strong>più grave nei quartieri con più famiglie in potenziale disagio.</strong></p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Quanti hanno abbandonato la scuola in Italia e in Ue</h3>
</p>
<p>Nel 2025 in media in Europa i giovani che avevano abbandonato la scuola prima del tempo erano il <strong>9,1% del totale</strong>. Una quota sempre più vicina al raggiungimento della soglia del 9%, fissata dalle istituzioni Ue come obiettivo per il 2030. In questo quadro, l&#8217;<strong>Italia</strong> rientra tra i 17 paesi che hanno già raggiunto il target.</p>
</p>
<p><div id="82-gli-abbandoni-scolastici-in-italia-nel-2025-piu-basso-dellobiettivo-ue-del-9" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">8,2% </span>i giovani italiani tra 18 e 24 anni che nel 2025 hanno al massimo la licenza media e non partecipano a un percorso di istruzione e formazione.</p>
</section>
</p>
<p><strong>Nel continente la situazione appare molto differenziata</strong>. Gli stati in cui il fenomeno incide maggiormente sono <strong>Romania</strong> e <strong>Germania</strong>, dove raggiunge rispettivamente il 15,5% e il 13,1%. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/alcuni-paesi-tra-cui-la-germania-si-stanno-allontanando-dagli-obiettivi-ue-sullabbandono-scolastico/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come abbiamo avuto modo di raccontare in passato</a>, quest&#8217;ultimo paese &#8211; insieme ad altri del nord Europa &#8211; negli anni scorsi si è allontanato dalla traiettoria europea.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-17-su-28-i-paesi-ue-che-hanno-raggiunto-lobiettivo-del-9-sullabbandono-scolastico/">Sono 17 su 28 i paesi Ue che hanno raggiunto l&#8217;obiettivo del 9% sull&#8217;abbandono scolastico</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-17-su-28-i-paesi-ue-che-hanno-raggiunto-lobiettivo-del-9-sullabbandono-scolastico/">Percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media (2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_308695_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-17-su-28-i-paesi-ue-che-hanno-raggiunto-lobiettivo-del-9-sullabbandono-scolastico/">Sono 17 su 28 i paesi Ue che hanno raggiunto l&#8217;obiettivo del 9% sull&#8217;abbandono scolastico &#8211; Percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media (2025)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br />(pubblicati: giovedì 16 Aprile 2026)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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<div>
<p><label for="embed-chart-308695"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308695" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Tra i maggiori paesi dell&#8217;Ue da segnalare anche la <strong>Spagna</strong> &#8211; terza per incidenza del fenomeno (12,8%) &#8211; e la <strong>Francia</strong> dove si attesta al 7%. Incidenza ancora più contenuta in <strong>Polonia</strong>, dove scende al 4%.</p>
</p>
<p><strong>Le differenze tuttavia non sono solo tra paesi, ma anche al loro interno</strong>. A partire dalla faglia che divide città e aree rurali. A livello europeo, in media, il fenomeno colpisce soprattutto le aree rurali (9,6%) e gli abitati ad urbanizzazione intermedia (10,1%), mentre coinvolge relativamente meno le città (8%).</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_720adebb0afaa2d638802b92979eb366" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>In Italia l&#8217;abbandono scolastico è più frequente nelle città.</p>
</section></div>
</p>
<p><strong>Nel caso italiano, lo spaccato dell&#8217;abbandono scolastico rispetto al grado di urbanizzazione restituisce una fotografia diversa</strong>. Nelle città la quota di abbandoni precoci sfiora la doppia cifra (9,5%), mentre è sensibilmente più contenuto nelle aree intermedie (7,3%) e in quelle rurali (8%).</p>
</p>
<p>Segnale di una <strong>possibile difficoltà dei territori ad alta densità abitativa e, in particolare, delle loro periferie</strong>. Una difficoltà che spesso è collegata alla situazione socio-economica delle famiglie in queste zone, e che ci ricorda quanto la <strong>condizione di partenza e gli esiti educativi possano essere strettamente connessi</strong>.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La situazione dell&#8217;abbandono scolastico nelle città</h3>
</p>
<p>Per comprendere meglio tale tendenza, abbiamo approfondito i dati raccolti e pubblicati da Istat per la commissione periferie. Questi, sebbene meno aggiornati di quelli nazionali appena visti, consentono di <strong>ricostruire il fenomeno in modo più disaggregato</strong>, per i comuni capoluogo delle 14 città metropolitane oggetto di rilevazione nel 2021.</p>
</p>
<p><div id="oltre-un-quarto-dei-giovani-tra-18-e-24-anni-di-catania-ha-lasciato-la-scuola-prima-del-diploma-seguono-palermo-e-napoli" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>In media, gli abbandoni scolastici precoci incidono maggiormente a&nbsp;<strong>Catania</strong>, dove oltre un giovane su 4 ha lasciato la scuola prima di raggiungere il diploma (26,5% del totale nel 2021). Seguono&nbsp;<strong>Palermo</strong>&nbsp;al secondo posto con il 19,8% e&nbsp;<strong>Napoli</strong>&nbsp;al terzo con il 17,6%. I livelli di abbandono precoce sono leggermente più contenuti a&nbsp;<strong>Cagliari</strong>&nbsp;(16,3%) e&nbsp;<strong>Messina</strong>&nbsp;(14,6%). A metà classifica&nbsp;<strong>Genova</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Bari</strong>, entrambe con il 13,8%. Al di sotto del 10% <strong>Roma</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Reggio Calabria</strong>.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_09da9e3aa206b839bf45580995d75d96" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>L&#8217;abbandono è più frequente tra i giovani non italiani.</p>
</section></div>
</p>
<p><strong>Tra i giovani con cittadinanza non italiana l&#8217;uscita precoce dal sistema di istruzione è ancora più frequente</strong>. A <strong>Catania</strong> sono il 68,6%, a <strong>Bari</strong> il 60%, a <strong>Cagliari</strong> il 59,2%. Superano il 50% anche <strong>Napoli</strong> (55,9%) e <strong>Palermo</strong> (54,2%) e <strong>Messina</strong> (53,2%). Si avvicina molto a questa quota <strong>Reggio Calabria</strong> (49% dei giovani stranieri nel 2021 aveva lasciato la scuola prima del diploma). <strong>I tassi di abbandono più contenuti tra i ragazzi stranieri si riscontrano a Roma, Bologna, Milano e Torino</strong>, dove comunque superano un terzo del totale.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-dove-il-fenomeno-dellabbandono-scolastico-precoce-colpisce-in-modo-piu-ampio/">Catania è la città dove il fenomeno dell&#8217;abbandono scolastico precoce colpisce in modo più ampio</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-dove-il-fenomeno-dellabbandono-scolastico-precoce-colpisce-in-modo-piu-ampio/">Percentuale di giovani 18-24 anni in uscita precoce dal sistema di istruzione, per segmento socio-demografico (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-dove-il-fenomeno-dellabbandono-scolastico-precoce-colpisce-in-modo-piu-ampio/">Catania è la città dove il fenomeno dell&#8217;abbandono scolastico precoce colpisce in modo più ampio &#8211; Percentuale di giovani 18-24 anni in uscita precoce dal sistema di istruzione, per segmento socio-demografico (2021)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/09/catania-e-la-citta-dove-il-fenomeno-dellabbandono-scolastico-precoce-colpisce-in-modo-piu-ampio.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-307272"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307272" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><strong>Tra le ragazze di 18-24 anni gli abbandoni precoci sono meno frequenti</strong>. Al primo posto si registra&nbsp;<strong>Catania</strong> con il 23,7%. Seguono alcune delle maggiori città del mezzogiorno come&nbsp;<strong>Palermo</strong>&nbsp;(18,1%), <strong>Napoli</strong>&nbsp;(15,7%),&nbsp;<strong>Messina</strong>&nbsp;(12,5%) e&nbsp;<strong>Cagliari</strong>&nbsp;(11,7%).</p>
</p>
<p><strong>L&#8217;avere i genitori a loro volta senza diploma è uno dei fattori che influisce più frequentemente sulla scelta dei giovani</strong> di lasciare il percorso di studi, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-2-3-dei-casi-i-figli-di-chi-non-ha-il-diploma-non-si-diplomano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come abbiamo avuto modo di raccontare in passato</a>. A testimonianza di come questo fenomeno <strong>contribuisca a irrigidire l&#8217;ascensore sociale</strong>. Oltre un terzo di chi ha lasciato la scuola precocemente ha i genitori senza diploma a&nbsp;<strong>Catania</strong>&nbsp;(36,5%). Quote significative anche a&nbsp;<strong>Cagliari</strong>&nbsp;(31,9%) e&nbsp;<strong>Palermo</strong>&nbsp;(29,1%).&nbsp;</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Gli abbandoni precoci nelle aree delle città con più famiglie in disagio</h3>
</p>
<p>Per questo motivo è interessante mettere a confronto due indicatori diversi, raccolti per le aree subcomunali delle città metropolitane italiane. Il primo è quello appena visto delle <strong>uscite precoci dal sistema di istruzione</strong>, che misura la quota di giovani di 18-24 anni con al massimo la licenza media, non iscritti a nessun corso regolare di studio.</p>
</p>
<p>Il secondo è l&#8217;<strong>incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico</strong>, calcolato come percentuale di famiglie che hanno figli a carico, in cui la persona di riferimento ha meno di 65 anni e nessun componente è occupato o percettore di pensione da lavoro. Una situazione che verosimilmente può condurre in una condizione di disagio economico per il nucleo familiare.</p>
</p>
<p>Il grafico mostra che, in generale, esiste una tendenza. <strong>Al crescere della percentuale di famiglie che si trovano in potenziale condizione di disagio</strong> economico<strong>, tende ad aumentare anche il tasso di giovani (18-24 anni) che hanno lasciato precocemente</strong> gli studi.</p>
</p>
<p><div id="i-quartieri-con-piu-famiglie-con-figli-in-disagio-spesso-sono-anche-quelli-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-quartieri-con-piu-famiglie-con-figli-in-disagio-spesso-sono-anche-quelli-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci/">I quartieri con più famiglie con figli in disagio spesso sono anche quelli con più abbandoni scolastici precoci</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-quartieri-con-piu-famiglie-con-figli-in-disagio-spesso-sono-anche-quelli-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci/">Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l’incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico nelle aree subcomunali delle città metropolitane</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_307283_tab1" role="tab" aria-controls="chart_307283_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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</p></div>
<div id="chart_307283_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_307283_tabpanel3"
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                             aria-labelledby="chart_307283_tab3"></p>
<p>Il grafico mostra la relazione tra due indicatori, entrambi calcolati al 2021:</p>
<ul>
<li>Uscita precoce dal sistema di istruzione (18-24 anni): calcola il rapporto tra il totale delle persone di 18-24 anni con al più il diploma di scuola secondaria di primo grado (licenza media) e non iscritti a nessun corso regolare di studio e il totale delle persone di 18-24 anni;</li>
<li>Incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico: calcola il rapporto percentuale tra il numero di famiglie con figli la cui persona di riferimento ha fino a 64 anni e nelle quali nessun componente è occupato o percettore di una pensione da lavoro e il totale delle famiglie.</li>
</ul>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-307283"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307283" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/i-quartieri-con-piu-famiglie-con-figli-in-disagio-spesso-sono-anche-quelli-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Questa relazione suggerisce che il contesto socio-economico svantaggiato possa rappresentare un <strong>fattore di rischio per l&#8217;abbandono scolastico</strong>. Va ovviamente tenuto presente che una correlazione di per sé non implica una causalità diretta. L&#8217;abbandono scolastico e il disagio economico potrebbero essere entrambi sintomi di fattori strutturali più ampi, come la qualità dell&#8217;offerta formativa in alcune aree o la mancanza di opportunità lavorative qualificate. Situazioni che dovrebbero essere verificate con ulteriori indagini, zona per zona.</p>
</p>
<p><div id="serve-intervenire-sulla-relazione-tra-svantaggio-socio-economico-e-dispersione-scolastica" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Allo stesso tempo, va considerato che <strong>le cause potenziali sono state ampiamente approfondite dalla letteratura in materia</strong>. Le difficoltà economiche familiari possono limitare l&#8217;accesso a risorse educative aggiuntive, creando la necessità di un ingresso precoce nel mondo del lavoro (talvolta anche informale), o semplicemente riflettere un minor capitale culturale che supporti il percorso formativo.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>La condizione socioeconomica degli studenti pare esercitare l’influenza più forte sulla probabilità dell’abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione rispetto ad altri fattori. Situazioni familiari difficili come disoccupazione, basso reddito del nucleo familiare e scarsi livelli di istruzione dei genitori possono avere un effetto diretto e duraturo sulla carriera scolastica degli studenti, sul loro atteggiamento nei confronti dello studio, sui loro risultati scolastici e, di conseguenza, ciò può indurli a decidere di abbandonare precocemente i percorsi di istruzione e formazione</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://eurydice.indire.it/wp-content/uploads/2016/06/Tackling-Early-Leaving-from-Education-and-Training-in-Europe-Strategies-Policies-and-Measures_IT.pdf" target="_blank">&#8211; Eurydice, Lotta all’abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione in Europa – Strategie, politiche e misure (2014)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p><strong>Intervenire alla radice di questo svantaggio socio-economico</strong>, che talvolta si traduce in un abbandono vero e proprio della scuola, ma molto più spesso in bassi apprendimenti e dispersione implicita, <strong>è cruciale per migliorare le prospettive future di ragazze e ragazzi </strong>che nei prossimi giorni inizieranno (o, purtroppo, non inizieranno) l&#8217;anno scolastico.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, città per città</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Bari.xls">Bari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Bologna.xls">Bologna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Cagliari.xls">Cagliari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Catania.xls">Catania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Firenze.xls">Firenze</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Genova.xls">Genova</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Messina.xls">Messina</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Milano.xls">Milano</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Napoli.xls">Napoli</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Palermo.xls">Palermo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Reggio+Calabria.xls">Reggio Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Roma.xls">Roma</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Torino.xls">Torino</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Venezia.xls">Venezia</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. </p>
</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.magnific.com/free-photo/students-seating-chairs-group-people-business-conference-modern-classroom-daytime_9831239.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=8&amp;uuid=47fd022c-d427-4833-9959-d45a6b2310a9&amp;track=ais_hybrid&amp;query=liceo" type="link" id="https://www.magnific.com/free-photo/students-seating-chairs-group-people-business-conference-modern-classroom-daytime_9831239.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=8&amp;uuid=47fd022c-d427-4833-9959-d45a6b2310a9&amp;track=ais_hybrid&amp;query=liceo">Standret</a> (<a href="https://www.magnific.com/ai/docs/licenses-attribution" type="link" id="https://www.magnific.com/ai/docs/licenses-attribution">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-in-italia-in-europa-e-nelle-citta/">L&#8217;abbandono scolastico in Italia, in Europa e nelle città</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Italia una famiglia su tre non può permettersi la vacanza</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-italia-una-famiglia-su-tre-non-puo-permettersi-la-vacanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=307674</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le ferie estive tutelano il diritto al riposo ma possono anche contribuire alla crescita personale e alla socialità dei minori. Tuttavia più di un terzo delle famiglie italiane con un figlio non può permettersele.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-una-famiglia-su-tre-non-puo-permettersi-la-vacanza/">In Italia una famiglia su tre non può permettersi la vacanza</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Con l&#8217;arrivo delle vacanze, non tutte le famiglie possono permettersi alcuni giorni lontano da casa. Questa situazione non risparmia i genitori con minori a carico, altrettanto obbligati a fare i conti con le proprie disponibilità economiche. Sebbene in calo, nel 2025 più del 30% delle famiglie, sia con un figlio unico che con due figli, non potevano permettersi una settimana di vacanze lontano da casa. Questa quota superava il 50% per le famiglie con tre o più figli.</p>
</p>
<p>Questa situazione genera una disparità nelle occasioni di apprendimento rispetto ai coetanei che possono fare questo tipo di esperienze. <strong>Ciò comporta l&#8217;attivazione di un meccanismo intimamente connesso con quello della povertà educativa, da più punti di vista</strong>: un bambino che durante l’estate non ha la possibilità di viaggiare con la propria famiglia, visitare luoghi o anche solo trascorrere del tempo fuori casa ha maggiori probabilità di vedere limitati diritti fondamentali come quelli al gioco, al tempo libero e all’apprendimento. Una prerogativa, quest&#8217;ultima, che non si realizza solo tra i banchi di scuola.</p>
</p>
<p>Abbiamo approfondito la situazione attraverso i dati disponibili, per comprendere meglio quanto incide la rinuncia alle vacanze e i fattori di fragilità socio-economica che ne possono essere alla base.</p>
</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le vacanze sono anche un&#8217;occasione di sviluppo personale</h3>
</p>
<p><div id="le-vacanze-sono-unoccasione-di-crescita-personale-per-i-minori" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Il periodo estivo non ha soltanto finalità di riposo. Si tratta anche un periodo in cui si fanno esperienze di socialità e apprendimento slegate dal contesto scolastico, che possono portare a una maggiore maturità emotiva e cognitiva dei minori. <strong>La mancanza di tali stimoli rischia di aumentare la distanza tra i bambini che beneficiano di certe esperienze durante il periodo estivo e coloro che rimangono a casa a causa di difficoltà economiche. </strong>Questa barriera presente per alcuni minori è a tutti gli effetti una sfaccettatura della &#8220;trappola della povertà educativa&#8221;.</p>
</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		La povertà educativa è la condizione in cui un bambino o un adolescente è privato del diritto all&#8217;apprendimento in senso lato, dalle opportunità culturali e educative al diritto al gioco. Povertà economica e educativa si alimentano a vicenda.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-cause-della-poverta-educativa/"><br />
                &#8220;Quali sono le cause della povertà educativa&#8221;</a></span></p></div>
</section>
</p>
<p>Lo sviluppo di una persona non avviene esclusivamente tra i banchi di scuola: si nutre anche di vissuti quotidiani ordinari o straordinari come le vacanze che, purtroppo, non risultano sempre accessibili in contesti socio-economici più fragili.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Quante famiglie non possono permettersi le vacanze</h3>
</p>
<p>È possibile farsi un&#8217;idea del fenomeno considerando i dati Istat elaborati nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine sulle condizioni di vita, che mira a ricostruire il quadro sui redditi e le situazioni di povertà, esclusione sociale e deprivazione presenti nel nostro paese.</p>
</p>
<p><div id="nel-2025-il-332-delle-famiglie-con-un-minore-non-puo-permettersi-di-andare-in-vacanza-il-533-quando-ci-sono-3-o-piu-figli" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Nel 2025 il 33,2% delle famiglie con un figlio minore dichiara di non aver potuto permettersi di fare almeno una settimana di vacanze lontano da casa. Un&#8217;incidenza simile a quella delle famiglie con due figli a carico (31,5%). Il dato aumenta a 53,3% quando invece sono tre o più.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-famiglie-con-oltre-3-figli-hanno-piu-difficolta-a-fare-una-settimana-di-vacanza/">Le famiglie con oltre 3 figli hanno più difficoltà a fare una settimana di vacanza</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-famiglie-con-oltre-3-figli-hanno-piu-difficolta-a-fare-una-settimana-di-vacanza/">Incidenza di famiglie con figli che non possono permettersi una settimana di vacanza (2004-2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         aria-labelledby="chart_308002_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(consultati: lunedì 23 Marzo 2026)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/le-famiglie-con-oltre-3-figli-hanno-piu-difficolta-a-fare-una-settimana-di-vacanza.png" target="_blank" download></a></p></div>
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                                          data-param-url="https://www.openpolis.it/numeri/le-famiglie-con-oltre-3-figli-hanno-piu-difficolta-a-fare-una-settimana-di-vacanza/"></amp-social-share><br />
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<div>
<p><label for="embed-chart-308002"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308002" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><strong>È importante notare che si tratta di valori in crescita rispetto all&#8217;anno precedente.</strong> Tra le famiglie con 2 figli minori, l&#8217;aumento è di circa 1,5 punti percentuali. Un valore che cresce a 5,1 nel caso di 1 figlio e a 8,9 quando sono 3 o più. <strong>Storicamente, le famiglie più numerose presentano più frequentemente difficoltà a permettersi almeno una settimana di ferie.</strong> La percentuale di nuclei familiari numerosi più alta si rileva nel 2012 (61%). Per quanto riguarda invece le famiglie più piccole, gli andamenti sono più o meno simili tra di loro. Anche in questi casi, il picco maggiore si registra nel 2012 (50,2% un figlio minore, 49% invece con due).</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Un fenomeno complesso da tracciare</h3>
</p>
<p>Per determinare con precisione la percentuale di nuclei familiari che rinuncia alle vacanze bisogna fare i conti con un rischio concreto di sottostima del fenomeno.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_8d84686ebbf570c12d2858a34e05b6b6" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Le deprivazioni economiche in famiglie con minori possono essere sottostimate.</p>
</section></div>
</p>
<p>La letteratura scientifica di riferimento (si veda <a href="https://www.minori.gov.it/sites/default/files/report20card_2010_it_0.pdf" type="link" id="https://www.minori.gov.it/sites/default/files/report20card_2010_it_0.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Unicef, 2012</a>) richiama spesso l’importanza di non perdere di vista la dimensione umana dietro ogni rilevazione: il dato è infatti il risultato di testimonianze reali e dirette di genitori chiamati a descrivere la condizione socio-economica del proprio nucleo familiare. Ammettere di non riuscire sempre a soddisfare i bisogni dei propri figli può attivare dinamiche psicologiche che incidono anche sulla piena sincerità delle risposte.</p>
</p>
<p><strong>Per tali ragioni, risulta complesso definire con certezza l&#8217;incidenza di queste situazioni a livello nazionale e, a maggior ragione, a quello locale.</strong> Per avere un&#8217;idea di quanto la deprivazione possa incidere sulle famiglie con minori è possibile avvalersi di ricostruzioni Istat avvenute nel contesto delle statistiche sperimentali.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La condizione delle famiglie monoreddito</h3>
</p>
<p>Le situazioni di maggiore fragilità economica possono dipendere da numerosi fattori. <strong>Uno di quelli che potenzialmente espone di più alle fragilità è quello delle famiglie con figli piccoli a carico che si mantengono su un&#8217;unica fonte reddituale.</strong></p>
</p>
<p><div id="le-famiglie-piu-fragili-sono-quelle-con-un-solo-stipendio-e-figli-a-carico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>È possibile analizzare la situazione attraverso un indicatore elaborato da Istat che misura la quota di famiglie che dichiarano un unico percettore di reddito in cui risulta presente almeno un figlio a carico con meno di 6 anni. Dati di questo tipo vanno ovviamente sempre considerati con attenzione, sia per le dinamiche legate all&#8217;impatto del lavoro sommerso, sia perché non necessariamente una famiglia monoreddito si trova in una situazione critica. Allo stesso tempo, <strong>l&#8217;indicatore consente di monitorare una condizione che in molti casi, verosimilmente, testimonia una potenziale difficoltà economica, per la contemporanea presenza di un solo reddito familiare e di bambini piccoli nel nucleo. </strong>Quest’informazione, essendo molto di dettaglio, è disponibile solo per i comuni con almeno cinquemila abitanti. Per avere un&#8217;idea della dinamica, l&#8217;abbiamo analizzata in andamento nel tempo, calcolando la differenza percentuale tra 2015 e 2022 e ricavando un dato per 2.340 comuni italiani.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-famiglie-monoreddito-con-figli-piccoli-a-carico-sono-aumentate-in-39-capoluoghi/">Le famiglie monoreddito con figli piccoli a carico sono aumentate in 39 capoluoghi</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-famiglie-monoreddito-con-figli-piccoli-a-carico-sono-aumentate-in-39-capoluoghi/">Variazione nella percentuale di famiglie monoreddito con almeno un minore di 6 anni a carico (2015, 2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_308006_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/le-famiglie-monoreddito-con-figli-piccoli-a-carico-sono-aumentate-in-39-capoluoghi/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/le-famiglie-monoreddito-con-figli-piccoli-a-carico-sono-aumentate-in-39-capoluoghi.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(consultati: lunedì 23 Marzo 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308006"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308006" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><div id="tra-2015-e-2022-in-un-terzo-dei-capoluoghi-italiani-le-famiglie-in-difficolta-sono-aumentate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p><strong>Le famiglie monoreddito con almeno un figlio piccolo a carico sono in calo su 1.098 comuni italiani mentre sono in aumento in 1.242.</strong> Per quanto riguarda i capoluoghi, 39 sono in aumento mentre 73 sono in calo. La diminuzione più ampia si registra a Andria , passata dall&#8217;incidenza del 45,5% al 42,8% (-2,76 punti percentuali). Seguono Bologna (-2,23, da 45,2% a 43%) e Pescara (-1,94, tra 49,7% e 47,8%). <strong>Al contrario, sono maggiori gli aumenti registrati a Nuoro (2,08 punti percentuali, da 46,8% a 48,9%), Oristano (1,95, tra 47,0% e 48,9%) e Potenza (1,64, tra 43,9% e 45,5%).</strong></p>
</p>
<p>Dati che, pur nella tendenza alla diminuzione, si prestano a una lettura su diversi livelli. In primo luogo, i miglioramenti più consistenti si registrano in città dove la quota era superiore al 30%, e oggi si attesta comunque quasi a un quarto del totale delle famiglie monoreddito. Secondo, il calo della natalità registrato negli ultimi anni fa sì che anche la quota di famiglie con figli tra quelle monoreddito possa diminuire di conseguenza. <strong>È quindi verosimilmente anche l&#8217;effetto di una tendenza opposta, che abbiamo avuto modo di puntualizzare in passato: la scelta crescente dei nuclei, soprattutto giovani, in condizione economica non stabile di non fare figli. </strong>In terzo luogo, questi dati non comprendono le famiglie che &#8211; pur disponendo di due redditi &#8211; potrebbero trovarsi comunque in difficoltà economica, a maggior ragione perché le informazioni disponibili si riferiscono ad anni precedenti l&#8217;aumento dell&#8217;inflazione.</p>
</p>
<p>La condizione di monoreddito non è l&#8217;unica associata a una possibile deprivazione economica ma è sicuramente una di quelle potenzialmente più critiche. Il lavoro è infatti un elemento di protezione contro la povertà che, come abbiamo analizzato <a href="https://www.openpolis.it/cosa-lega-laccesso-allistruzione-e-le-condizioni-lavorative/" type="link" id="https://www.openpolis.it/cosa-lega-laccesso-allistruzione-e-le-condizioni-lavorative/">in passato</a>, ha dei legami anche con l&#8217;istruzione. Tutte dinamiche che si rafforzano nel contesto più ampio della povertà educativa.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica e condividi i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/friuli_venezia_giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/trentino_alto_adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/valle_daosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/totale_generale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di mense scolastiche rispetto al comune sono stati elaborati incrociando informazioni di fonte Mim e Istat.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/una-ragazza-sta-giocando-nellacqua-CMVHlKRLMGI">Stas Ostrikov</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-una-famiglia-su-tre-non-puo-permettersi-la-vacanza/">In Italia una famiglia su tre non può permettersi la vacanza</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quanti sono i giovani che non studiano e non lavorano in Italia?</title>
		<link>https://www.openpolis.it/quanti-sono-i-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=307181</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Italia il 13% dei giovani fa parte dei cosiddetti Neet, un dato superiore alla media europea. L’analisi città per città, con un focus sui due casi estremi di Catania e Bologna. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quanti-sono-i-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano-in-italia/">Quanti sono i giovani che non studiano e non lavorano in Italia?</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2025 il 13,3% dei giovani tra 15 e 29 anni nel nostro paese si è trovato in condizione di Neet (dall&#8217;inglese, <em>not in education, employment or training</em>, persone senza lavoro, che non studiano e non sono in formazione). Nonostante si tratti di un dato in calo rispetto all&#8217;anno precedente, risulta essere ancora uno dei più alti del continente.</p>
<p>Il fenomeno dei Neet – giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione – <strong>non può essere letto soltanto come una condizione individuale, ma va compreso anche nella sua dimensione sociale</strong>. Il 15 luglio ricorre la <a href="http://www.un.org/en/events/youthskillsday/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">giornata mondiale delle competenze giovanili</a> e la presenza di una quota non marginale di giovani inattivi rappresenta senza dubbio una delle principali forme di <strong>dispersione del potenziale delle nuove generazioni</strong>. In altre parole, della risorsa più preziosa per una società.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La situazione in Italia e in Ue</h3>
<p>Come ogni anno, Eurostat ha rilasciato i dati armonizzati a livello europeo sulla situazione riguardo a questo fenomeno. <strong>Nel 2025, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano rappresentano complessivamente l&#8217;11% della popolazione giovanile dell&#8217;Unione.</strong> In questo scenario, l&#8217;Italia continua a registrare una delle incidenze più elevate, nonostante sia in costante calo dal 2020.</p>
<div id="i-giovani-neet-in-italia-sono-il-133-a-fronte-di-una-media-ue-dell11" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">13,3% </span>italiani di età compresa tra 15 e 29 anni che nel 2025 non studiano né lavorano.</p>
</section>
<p><strong>Il paese è infatti il quarto in Europa</strong>, dietro solo a Romania (19,2%), Bulgaria (13,8%) e Grecia (13,6%). Gli stati che invece registrano i valori minori sono Paesi Bassi (5,3%), Svezia (5,9%) e Slovenia (7,6%).</p>
<p>Ci sono numerosi fattori che hanno un impatto sul fenomeno. Per esempio, <strong>maggiore è il grado di istruzione e minore è l&#8217;incidenza di Neet</strong>: in Europa, nel 2025, i giovani tra 15 e 29 anni con al massimo la licenza media che non studiano e non lavoravano sono il 12,8%, dato che scende all&#8217;11% per chi ha un titolo di scuola secondaria superiore e all&#8217;8% per chi è in possesso di una laurea.</p>
<p>Incide anche il grado di urbanizzazione, seppur con delle diversità tra i paesi europei. In generale, le aree rurali sono quelle in cui i Neet risultano più presenti, con una percentuale nel 2025 pari a 12,2%. Seguono le periferie e le città di medie dimensioni (11%) e le città più grandi (10,3%). Questa è una dinamica che caratterizza la maggior parte dei paesi europei. <strong>In Italia invece accade l&#8217;opposto: a riportare i valori più alti sono proprio i centri urbani più ampi (14,2%) a cui seguono le zone rurali (12,9%) e quelle periferiche (12,8%).</strong></p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;incidenza dei Neet nelle città italiane</h3>
<p>Come abbiamo avuto modo di approfondire nel rapporto <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/report_2025_giovani_e_periferie_HD.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giovani e periferie</a>, la <strong>situazione varia molto tra le città italiane</strong> e la quota di Neet tende a essere più alta nelle realtà dove la condizione sociale di partenza è più difficile e dove anche il percorso scolastico risulta più critico.</p>
<p>I comuni capoluogo di città metropolitana con più giovani che non studiano e non lavorano, in base ai dati raccolti nell&#8217;ambito del censimento 2021, sono <strong>Catania</strong> (35,4%), <strong>Palermo</strong> (32,4%) e <strong>Napoli</strong> (29,7%). A quota 20% circa, tra le altre, le due città italiane più popolose, Roma e Milano. La quota scende sotto il 18% a Genova, Firenze e Bologna. </p>
<div id="a-catania-i-neet-sono-il-354-della-popolazione-tra-15-e-29-anni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Catania, Palermo e Napoli i 3 capoluoghi metropolitani con la più alta quota di giovani Neet</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Rapporto tra i residenti di 15-29 anni che non studiano e non lavorano e la popolazione residente totale nella stessa classe di età (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Catania, Palermo e Napoli i 3 capoluoghi metropolitani con la più alta quota di giovani Neet &#8211; Rapporto tra i residenti di 15-29 anni che non studiano e non lavorano e la popolazione residente totale nella stessa classe di età (2021)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(ultimo aggiornamento: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-303568"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-303568" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Bologna è il comune capoluogo di città metropolitana con meno Neet. </p>
<p>Si tratta di dati che aprono a due considerazioni, che approfondiamo nel corso dell&#8217;articolo. In primo luogo, <strong>per grandi città come quelle metropolitane il dato medio non necessariamente è omogeneo sull&#8217;intero territorio comunale</strong>, anzi. In secondo luogo, è importante comprendere come &#8211; anche a livello locale &#8211; il <strong>problema dei Neet sia strettamente connesso a una questione educativa più ampia</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La relazione con l&#8217;abbandono precoce della scuola nelle periferie</h3>
<p>Anche all&#8217;interno di una stessa città perciò la situazione non è omogenea. Si prenda il caso di <strong>Catania</strong>, prima per incidenza dei Neet (35,4%). Nel capoluogo siciliano, la quota supera il 40% nel 1° Municipio e nel 6° Municipio; mentre è su livelli molto inferiori nel terzo (22%). Lo stesso vale per <strong>Bologna</strong>: a fronte del 17,3% medio, il fenomeno incide ancora meno in alcune aree subcomunali, come Siepelunga (11,3%), La Dozza (10,9%) e Scandellara (5,6%), mentre è più diffuso in aree come Ex Mercato Ortofrutticolo (47,2%), Caab (39,8%) e Pilastro (29,6%).</p>
<p>Ancora più interessante è osservare come anche in ambito urbano il fenomeno sia <strong>strettamente legato alla questione degli abbandoni scolastici precoci</strong>. Nei quartieri delle città dove più ragazzi hanno lasciato la scuola prima del diploma o di una qualifica, tendenzialmente anche la quota di giovani Neet è più alta, e viceversa. Le aree subcomunali con meno abbandoni precoci coincidono generalmente con quelle dove il fenomeno dei Neet è meno grave.</p>
<div id="nei-quartieri-con-piu-abbandono-scolastico-e-piu-frequente-il-problema-dei-giovani-neet" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-quartieri-con-piu-abbandono-scolastico-e-piu-frequente-il-problema-dei-giovani-neet/">Nei quartieri con più abbandono scolastico è più frequente il problema dei giovani Neet</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-quartieri-con-piu-abbandono-scolastico-e-piu-frequente-il-problema-dei-giovani-neet/">Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l&#8217;incidenza di giovani che non studiano e non lavorano nelle aree subcomunali delle città metropolitane</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-307201"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307201" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Una relazione perfettamente comprensibile alla luce del fatto che<strong> un giovane che lascia la scuola prima di aver completato gli studi, oltre a non proseguire nel percorso di istruzione, potrebbe avere anche più difficoltà nell&#8217;accesso al lavoro</strong>. Basti pensare che meno della metà dei 18-24enni che hanno abbandonato precocemente gli studi è occupato (47,2%), come ricostruito alla fine dell&#8217;anno scorso nel <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/12/Report-Livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali-Anno-2024.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto di Istat dedicato ai ritorni occupazionali dell&#8217;istruzione</a>. Una quota che, sebbene cresciuta negli ultimi anni, resta inferiore al 50%. E che comunque considera tutti gli occupati, a prescindere da reddito, tutele e posizione lavorativa.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La relazione tra Neet e abbandoni scolastici in 2 città</h3>
<p>Abbiamo approfondito questo legame nelle due città agli estremi della distribuzione: Catania e Bologna. Perché <strong>la correlazione tra alti abbandoni e presenza di giovani Neet non riguarda solo le grandi città del sud</strong>. Anche in città dove il fenomeno è mediamente meno frequente, come quelle del centro-nord, possono esservi aree urbane più colpite. </p>
<p>Quartieri spesso periferici, con più disagio sociale della media, dove l&#8217;abbandono precoce della scuola e la presenza di giovani che non studiano e non lavorano incide maggiormente.</p>
<p>A <strong>Catania</strong>, se si confrontano i 6 municipi in cui è ripartita la città, si vede come i due fenomeni &#8211; abbandoni e Neet &#8211; riguardino le stesse aree. In particolare<strong> il primo e sesto municipio, dove l&#8217;incidenza dei giovani che non studiano e non lavorano supera il 40%</strong>. Si tratta anche delle due ripartizioni comunali con più uscite precoci dal sistema di istruzione. Oltre un terzo dei giovani di queste aree hanno lasciato la scuola prima del diploma o di una qualifica.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quali-zone-di-catania-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici/">In quali zone di Catania incidono di più i fenomeni dei Neet e degli abbandoni scolastici</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quali-zone-di-catania-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici/">Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l&#8217;incidenza di giovani che non studiano e non lavorano nelle aree subcomunali di Catania</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/in-quali-zone-di-catania-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-307212"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307212" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="a-bologna-le-10-zone-con-piu-giovani-neet-in-8-casi-sono-anche-quelle-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>A <strong>Bologna</strong>, dove la disaggregazione dei dati rilasciati da Istat per la commissione periferie consente di arrivare fino alle 90 aree statistiche in cui è ripartita la città,<strong> emerge in modo simile</strong>.</p>
<p>Le 10 zone subcomunali con più giovani Neet in 8 casi sono anche quelle con più abbandoni scolastici precoci.</p>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quali-zone-di-bologna-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici/">In quali zone di Bologna incidono di più i fenomeni dei Neet e degli abbandoni scolastici</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quali-zone-di-bologna-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici/">Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l&#8217;incidenza di giovani che non studiano e non lavorano nelle aree subcomunali di Bologna</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-307213"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307213" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>A testimoniare come anche a Bologna, città dove il fenomeno è certamente meno diffuso (il caso più virtuoso tra le 14 città metropolitane rilevate),<strong> la questione educativa e quella delle prospettive dei più giovani siano fortemente collegate</strong>. E riguardi quartieri specifici delle città, in cui i diversi fattori di disagio possono sovrapporsi e rafforzarsi a vicenda. </p>
<h3 class="wp-block-heading">Le prospettive dei più giovani, una questione sociale ed educativa</h3>
<p>È&nbsp;a un livello così disaggregato che è più facile individuare la cosiddetta &#8220;trappola della povertà educativa&#8221;. <strong>I quartieri delle città con più famiglie in disagio sono spesso quelli con più abbandoni scolastici</strong>. E, quasi di conseguenza, quelli con <strong>più giovani che finiscono fuori da qualsiasi percorso di studio o di lavoro</strong> e dove perciò le <strong>prospettive di ragazze e ragazzi diventano più incerte</strong>. </p>
<p>In assenza di un intervento sociale ed educativo forte, il rischio è che le disuguaglianze finiscano per trasmettersi da una generazione all’altra. Spezzare questo circolo vizioso significa quindi <strong>intervenire non solo sulla condizione giovanile</strong>, ma anche, più in generale, sulla <strong>riduzione dei divari all’interno delle città</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica e condividi i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, città per città</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/bari.xls" target="_blank" rel="noopener">Bari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/bologna.xls" target="_blank" rel="noopener">Bologna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/cagliari.xls" target="_blank" rel="noopener">Cagliari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/catania.xls" target="_blank" rel="noopener">Catania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/firenze.xls" target="_blank" rel="noopener">Firenze</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/genova.xls" target="_blank" rel="noopener">Genova</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/messina.xls" target="_blank" rel="noopener">Messina</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/milano.xls" target="_blank" rel="noopener">Milano</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/napoli.xls" target="_blank" rel="noopener">Napoli</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/palermo.xls" target="_blank" rel="noopener">Palermo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/reggio_calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Reggio Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/roma.xls" target="_blank" rel="noopener">Roma</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/torino.xls" target="_blank" rel="noopener">Torino</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/venezia.xls" target="_blank" rel="noopener">Venezia</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-gruppo-di-persone-sedute-sui-gradini-di-un-edificio-u_Jg3Wv7h4M">Limbo Hu</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" type="link" id="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quanti-sono-i-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano-in-italia/">Quanti sono i giovani che non studiano e non lavorano in Italia?</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I minori e la percezione di non essere ascoltati dalla società</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-minori-e-la-percezione-di-non-essere-ascoltati-dalla-societa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=306201</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’ascolto è uno dei principi fondamentali garantiti dalla convenzione sui diritti dell’infanzia. Ma i giovani hanno la percezione di non avere un impatto. Un quadro sul tema, nonostante la mancanza di dati strutturati. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-minori-e-la-percezione-di-non-essere-ascoltati-dalla-societa/">I minori e la percezione di non essere ascoltati dalla società</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;attenzione ai bisogni dei minori passa necessariamente per l&#8217;ascolto delle loro esigenze: partire dal loro punto di vista è infatti un punto di partenza obbligato nella programmazione di politiche pubbliche efficaci che vadano incontro alle loro necessità. <strong>Si tratta di un tema fondamentale da porsi, soprattutto alla luce della loro minore incidenza rispetto alla popolazione generale.</strong></p>
<p>Il rischio da scongiurare è che la diminuzione della popolazione minorile in termini demografici si traduca anche in un minor impatto nel dibattito pubblico e sulla società della loro voce, delle loro percezioni e delle loro necessità. <strong>Elementi che vanno comunque considerati per favorire il benessere dei minori e incrementare il loro senso di appartenenza</strong> nei numerosi contesti della loro vita quotidiana, dalla scuola alla famiglia fino al gruppo di pari.</p>
<p>Ed è proprio in quest&#8217;ottica che il 9 aprile si celebra la Giornata nazionale dell&#8217;ascolto dei minori, istituita nel 2024 dal parlamento italiano.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La tutela dell&#8217;ascolto dei minori</h3>
<p>L&#8217;ascolto è uno dei principi fondamentali garantiti dalla <a href="https://www.unicef.it/convenzione-diritti-infanzia/" type="link" id="https://www.unicef.it/convenzione-diritti-infanzia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">convenzione sui diritti dell&#8217;infanzia</a>. Si tratta però di un principio richiamato in numerosi altri documenti e strategie a livello internazionale, europeo e nazionale, dal momento che ogni intervento e politica rivolta ai minori dovrebbe partire dalla consapevolezza dei loro problemi. Come evidenzia il <a href="https://www.garanteinfanzia.org/wp-content/uploads/2025/11/relazione-parlamento-2024-web-rid.pdf#page=86" type="link" id="https://www.garanteinfanzia.org/wp-content/uploads/2025/11/relazione-parlamento-2024-web-rid.pdf#page=86" target="_blank" rel="noreferrer noopener">garante per l&#8217;infanzia</a>, l&#8217;ascolto non si esaurisce esclusivamente a un atto passivo ma si concretizza nel coinvolgimento del minore all&#8217;interno della società, diventandone quindi parte attiva.</p>
<div id="il-diritto-allascolto-del-minore-e-una-delle-prerogative-garantite-dalla-convenzione-sui-diritti-dei-minori" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Tale diritto, che è uno dei pilastri della convenzione Onu, rappresenta più di altri il passaggio dalla concezione di minorenne come oggetto di protezione a soggetto titolare di diritti. Da questo valore fondante discende il principio della partecipazione mediante la quale le persone di minore età acquisiscono consapevolezza circa il loro ruolo attivo all&#8217;interno della società rendendo trasparenti le decisioni che vengono prese a tutela dei loro diritti.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.garanteinfanzia.org/wp-content/uploads/2025/06/nota-377-2024-28-03-2024-ascolto-partecipazione.pdf" target="_blank">&#8211; Autorità garante per l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza, La partecipazione dei minorenni in Italia &#8211; proposte dell&#8217;Autorità garante per l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza (2024)</a>
									            </div>
</section>
<p>È importante quindi valutare quanto i giovani si sentano ascoltati e quanto il loro punto di vista venga valorizzato. In passato abbiamo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-la-capacita-di-ascoltare-i-bisogni-dei-minori/#:~:text=Il%20primo%20elemento,intervenire%20di%20conseguenza." type="link" id="https://www.openpolis.it/litalia-e-la-capacita-di-ascoltare-i-bisogni-dei-minori/#:~:text=Il%20primo%20elemento,intervenire%20di%20conseguenza." target="_blank" rel="noreferrer noopener">evidenziato</a> come su questi aspetti spesso manchino dati strutturati e disaggregati, ma alcune indicazioni in questo senso arrivano dalla raccolta annuale di dati da parte di Istat nell&#8217;ambito degli indicatori sul benessere equo e sostenibile (Bes).</p>
<div id="strillo-testo-block_d6efec3cd74f6b9284c0afd1f0b6671e" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La mancanza di dati strutturati rende complesso analizzare il fenomeno.</p>
</section></div>
<p><strong>Si può infatti iniziare a comprendere quanto il minore si senta ascoltato considerando la gratificazione nei legami personali instaurati nei diversi contesti della propria vita.</strong> La soddisfazione per le relazioni familiari e quelle amicali sono due degli indicatori calcolati da Istat nell&#8217;ambito del sistema Bes che fornisce un quadro integrato dei principali fenomeni economici, sociali e ambientali italiani.</p>
<div id="il-401-dei-ragazzi-tra-14-e-19-anni-e-soddisfatto-delle-sue-relazioni-familiari-e-il-403-di-quelle-amicali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-ragazzi-tra-i-14-e-i-19-anni-sono-i-piu-soddisfatti-delle-proprie-relazioni-personali/">I ragazzi tra i 14 e i 19 anni sono i più soddisfatti delle proprie relazioni personali</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-ragazzi-tra-i-14-e-i-19-anni-sono-i-piu-soddisfatti-delle-proprie-relazioni-personali/">Percentuale di persone soddisfatte delle proprie relazioni familiari e amicali (2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat-Bes                                                                <br />(consultati: mercoledì 4 Marzo 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306895"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306895" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>La popolazione compresa tra i 14 e i 19 anni riporta generalmente un maggiore appagamento sia per le relazioni amicali che per quelle familiari rispetto al resto della popolazione generale. <strong>Nel 2024, il 40,1% degli intervistati al di sotto dei 20 anni si dichiarava molto soddisfatta delle relazioni con i propri familiari e il 40,3% di quelle del contesto degli amici.</strong> Questi due dati diminuiscono all&#8217;aumentare dell&#8217;età, mostrando progressive situazioni di isolamento e scontentezza all&#8217;interno della popolazione più anziana. <strong>Si tratta comunque di dati che riguardano ovviamente una parte dei minori (gli adolescenti), dal momento che l&#8217;indagine riguarda la popolazione di almeno 14 anni.</strong></p>
<div id="lappartenenza-al-contesto-scolastico-e-meno-sentita" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Un altro ambito nel quale è importante considerare il ruolo del minore è quello scolastico. Secondo le rilevazioni <a href="https://www.oecd.org/en/publications/pisa-2022-results-volume-i-and-ii-country-notes_ed6fbcc5-en/italy_2e8d98df-en.html#section-d1e351" type="link" id="https://www.oecd.org/en/publications/pisa-2022-results-volume-i-and-ii-country-notes_ed6fbcc5-en/italy_2e8d98df-en.html#section-d1e351" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ocse-Pisa</a> del 2022, in Italia il 76% dei ragazzi dichiara che riesce a fare facilmente amicizia mentre il 14% si sente solo e il 13% si sente escluso all&#8217;interno del contesto scolastico. <strong>In generale, nel 2022 il senso di appartenenza alla scuola degli studenti italiani risulta in calo rispetto al 2018.</strong></p>
<p>Questi dati considerati finora danno solo una visione parziale del fenomeno. Come abbiamo infatti <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-la-capacita-di-ascoltare-i-bisogni-dei-minori/#:~:text=L%E2%80%99ascolto%20dei%20minori%20nel%20contesto%20familiare" type="link" id="https://www.openpolis.it/litalia-e-la-capacita-di-ascoltare-i-bisogni-dei-minori/#:~:text=L%E2%80%99ascolto%20dei%20minori%20nel%20contesto%20familiare" target="_blank" rel="noreferrer noopener">analizzato</a> l&#8217;anno scorso, al crescere dell&#8217;età del minore diminuisce la facilità di parlare con i genitori, così come la fiducia degli alunni nella capacità degli insegnanti di interessarsi a loro. <strong>Prendere sul serio il punto di vista dei più giovani parte anche dalla comprensione di questo tipo di dinamiche interne alla stessa fascia d&#8217;età più ampia, consapevoli delle differenti esigenze dei bambini e dei ragazzi a seconda della fase di vita in cui si trovano.</strong></p>
<div id="strillo-testo-block_417ca157e1323e999890264f01095dc2" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>I giovani percepiscono di avere difficoltà nell&#8217;essere ascoltati dalla società.</p>
</section></div>
<p>Cruciale nel quadro è anche la fiducia nelle istituzioni, ponte per il coinvolgimento attivo dei più giovani. Secondo i dati di <a href="https://www.europarl.europa.eu/at-your-service/files/be-heard/eurobarometer/2025/socio-demographic-trends-national-public-opinion-edition-11/it-sociodemographic-trends-2025.pdf" type="link" id="https://www.europarl.europa.eu/at-your-service/files/be-heard/eurobarometer/2025/socio-demographic-trends-national-public-opinion-edition-11/it-sociodemographic-trends-2025.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurobarometro</a>, nel 2024 in Italia il 61% delle persone di età compresa tra 15 e 24 anni ha fiducia nel parlamento europeo e il 42% in quello italiano. Andando però a vedere i dati nell&#8217;<a href="https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/3392" type="link" id="https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/3392" target="_blank" rel="noreferrer noopener">indagine specifica sulla gioventù</a> si ottiene un quadro più sfaccettato: il <strong>21% dei giovani italiani ha dichiarato di aver promosso o sottoscritto una petizione</strong> (contro una media Ue del 26%) e <strong>più bassa ancora l&#8217;incidenza di chi ha contattato un politico (7%).</strong> Il motivo principale per cui questo accade è perché c&#8217;è la percezione di non avere un impatto (31%).</p>
<h3 class="wp-block-heading">Sono sempre di meno i minori in Italia</h3>
<p>È importante inserire questi ragionamenti all&#8217;interno dell&#8217;attuale quadro demografico. L&#8217;intero <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Fertility_statistics#Almost_2_times_fewer_children_born_in_the_EU_in_2024_than_6_decades_ago" type="link" id="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Fertility_statistics#Almost_2_times_fewer_children_born_in_the_EU_in_2024_than_6_decades_ago" target="_blank" rel="noreferrer noopener">continente europeo</a> registra da tempo un forte calo delle nascite in diversi paesi. <strong>In questo contesto, l&#8217;Italia è uno di quelli dove si rileva un calo costante del tasso di fecondità: dal 1970 al 2024 si è passati da 2,38 parti per donna a 1,18. </strong></p>
<div id="strillo-testo-block_4ba3908b9410874e3b51c12a04fcf1b2" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>C&#8217;è un maggiore squilibrio demografico tra i minori e gli anziani.</p>
</section></div>
<p>Minori nascite portano a un conseguente assottigliamento delle fasce d&#8217;età più giovani, un incremento dell&#8217;età media e un maggiore sbilanciamento rispetto alla popolazione anziana. Stando infatti ai dati Istat del 2025, per ogni minore di età compresa tra 0 e 14 anni ci sono circa 2 anziani con più di 65 anni. Nel 2005, i minori che vivevano in Italia erano circa 10 milioni, pari circa al 17% della popolazione totale. <strong>Nel 2024 i residenti italiani con meno di 18 anni sono circa 8,9 milioni, componendo una frazione piuttosto ridotta della popolazione generale.</strong></p>
<div id="la-lettura-di-questo-tema-risente-del-calo-progressivo-dei-minori-in-italia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">15,1% </span>la popolazione in Italia di età inferiore ai 18 anni nel 2024.</p>
</section>
<p><strong>Si tratta di un dato che non subisce sostanziali cambiamenti nel momento in cui si analizza a un livello territoriale più granulare</strong>. La regione dove l&#8217;incidenza è maggiore è quella del Trentino-Alto Adige (17,3%), seguita da Campania (16,8%) e Sicilia (16,2%). Quote più basse si rilevano invece in Molise (13,2%), Liguria (13,1%) e Sardegna (12,7%).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/crotone-e-il-capoluogo-con-lincidenza-piu-alta-di-minori-carbonia-e-quello-che-ne-ha-di-meno/">Crotone è il capoluogo con l&#8217;incidenza più alta di minori, Carbonia è quello che ne ha di meno</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/crotone-e-il-capoluogo-con-lincidenza-piu-alta-di-minori-carbonia-e-quello-che-ne-ha-di-meno/">Percentuale di residenti 0-17 nei comuni italiani (2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_306898_tab1"><br />
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<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/crotone-e-il-capoluogo-con-lincidenza-piu-alta-di-minori-carbonia-e-quello-che-ne-ha-di-meno/">Crotone è il capoluogo con l&#8217;incidenza più alta di minori, Carbonia è quello che ne ha di meno &#8211; Percentuale di residenti 0-17 nei comuni italiani (2024)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(consultati: giovedì 5 Marzo 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/crotone-e-il-capoluogo-con-lincidenza-piu-alta-di-minori-carbonia-e-quello-che-ne-ha-di-meno.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-306898"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306898" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Considerando i capoluoghi italiani, quello con l&#8217;incidenza più alta è <strong>Crotone</strong> (17,2%), seguito da Andria, Palermo e Catania, tutte e tre al 16,8%. Inferiori invece i valori di Cagliari (11,2%), Oristano (11,1%) e <strong>Carbonia</strong> (10,7%).</p>
<p>Questa sostanziale consistenza si rileva anche nel momento in cui si analizzano i territori alla luce della classificazione delle aree interne con delle lievi differenze tra i comuni dell&#8217;immediata periferia e quelli più distanti dai comuni baricentrici. I poli registrano un&#8217;incidenza di minori pari al 14,7% della popolazione, dato che aumenta per i poli intercomunali (15,4%) e i comuni cintura (15,7%). <strong>Diminuisce invece per le aree intermedie (15%) e periferiche (14,3%) fino a raggiungere il 13,7% nelle zone ultraperiferiche.</strong></p>
<p>Sono 2.731 i comuni italiani in cui l&#8217;incidenza dei minori è pari o superiore alla media nazionale. <strong>Di questi, 90 registrano una percentuale maggiore o uguale al 20%.</strong> I territori dove ci sono più minori in relazione alla popolazione residente sono Rocca de&#8217; Giorgi, in provincia di Pavia, con il 28,9% e Plati, a Reggio di Calabria, con un&#8217;incidenza del 27,5%. Sono entrambi due comuni piccoli, rispettivamente con 45 e 3.747 residenti.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_incidenza_minori/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_incidenza_minori/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_incidenza_minori/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_incidenza_minori/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_incidenza_minori/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_incidenza_minori/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_incidenza_minori/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_incidenza_minori/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_incidenza_minori/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_incidenza_minori/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_incidenza_minori/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_incidenza_minori/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_incidenza_minori/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_incidenza_minori/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_incidenza_minori/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_incidenza_minori/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_incidenza_minori/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_incidenza_minori/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_incidenza_minori/valle_daosta.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_incidenza_minori/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_incidenza_minori/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza degli Msna nelle province sono di fonte Ministero del lavoro e delle politiche sociali.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/una-donna-che-tiene-un-megafono-in-faccia-Ta1EsT-vUuY" type="link" id="https://unsplash.com/it/foto/una-donna-che-tiene-un-megafono-in-faccia-Ta1EsT-vUuY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Leonardo Basso</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" type="link" id="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-minori-e-la-percezione-di-non-essere-ascoltati-dalla-societa/">I minori e la percezione di non essere ascoltati dalla società</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I minori stranieri non accompagnati nel nuovo contesto internazionale</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-minori-stranieri-non-accompagnati-nel-nuovo-contesto-internazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 08:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=306276</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mentre il quadro normativo sul fenomeno migratorio è in rapida evoluzione, in Italia tornano a crescere i minori stranieri non accompagnati. Garantire tutele e percorsi educativi è l’unica strada assicurarne l’inclusione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-minori-stranieri-non-accompagnati-nel-nuovo-contesto-internazionale/">I minori stranieri non accompagnati nel nuovo contesto internazionale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le migrazioni esistono da quando esiste l’umanità. Tuttavia, negli ultimi 15 anni il fenomeno ha assunto tratti strutturali in molti paesi europei, così come in Italia. Sono molte le persone che ogni anno si affacciano ai nostri confini in cerca di prospettive di vita migliori rispetto a quelle offerte dal proprio paese d&#8217;origine. Tra questi, una categoria particolarmente vulnerabile è costituita dai <strong>minori stranieri non accompagnati (Msna)</strong>. Questi bambini e bambine, ragazzi e ragazze infatti oltre alle difficoltà e ai traumi del viaggio si ritrovano anche in un paese straniero con l&#8217;<strong>assenza totale di figure genitoriali di riferimento</strong>.</p>
<p>È particolarmente importante mantenere alta l&#8217;attenzione su questo tema anche alla luce dell&#8217;attuale contesto, caratterizzato da <strong>profonde trasformazioni legislative</strong> che impattano in parte anche sulla gestione dei Msna. A livello europeo, l&#8217;approvazione del <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/eu-migration-asylum-reform-pact/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Patto sulla migrazione e l&#8217;asilo</a> mira, tra le varie cose, a snellire le procedure e a introdurre una <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:52020PC0610#:~:text=%C3%88%20istituito%20un%20nuovo%20meccanismo%20atto%20ad,differenti%20flussi%20migratori%20e%20diverse%20realt%C3%A0%20migratorie." target="_blank" rel="noreferrer noopener">solidarietà obbligatoria ma flessibile</a> fra gli stati. I quali possono scegliere se accogliere nei loro territori una quota di migranti oppure supportare economicamente i paesi di prima accoglienza. Oltre a questo, sono stati recentemente raggiunti degli accordi tra Consiglio e Parlamento europeo per definire una lista comune dei <strong>paesi di origine considerati sicuri</strong> e una revisione del concetto di &#8220;<strong>paese terzo sicuro</strong>&#8220;. Misure che mirano a rendere più difficile accedere alle procedure di asilo. L&#8217;Italia sta recependo queste nuove direttive con un <a href="https://www.lavoro.gov.it/notizie/pagine/il-governo-approva-il-disegno-di-legge-lattuazione-del-patto-migrazione-e-asilo#:~:text=Briciole%20di%20pane%20*%20Home/%20*%20Il,per%20l'attuazione%20del%20%E2%80%9CPatto%20migrazione%20e%20asilo%E2%80%9D" target="_blank" rel="noreferrer noopener">disegno di legge</a> approvato lo scorso 12 febbraio.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">17.011 </span>i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia al 31 dicembre 2025.</p>
</section>
<p>In questo quadro comunque i minori stranieri non accompagnati restano una <strong>categoria protetta</strong>, esentata ad esempio dalle procedure di frontiera e dal trattenimento nei Cpr (Centri di permanenza per i rimpatri). In questo scenario, come abbiamo avuto modo di raccontare in <a href="https://www.openpolis.it/laccoglienza-dei-minori-stranieri-non-accompagnati-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">precedenti approfondimenti</a>, <strong>la scuola e la comunità educante possono avere un ruolo decisivo per l&#8217;integrazione di questi minori</strong>. Un inserimento rapido all&#8217;interno del sistema educativo infatti è decisivo per la loro integrazione.</p>
<p>Da questo punto di vista un ruolo molto importante può essere svolto anche dai <strong>tutori volontari</strong>. Si tratta di cittadini privati che, dopo un&#8217;apposita formazione, vengono nominati dal tribunale per assumere la rappresentanza legale di un minore straniero. Agendo come un punto di riferimento fondamentale per garantirne i diritti e promuoverne i percorsi di integrazione.</p>
<div id="i-minori-stranieri-non-accompagnati-msna-presenti-in-italia-sono-oltre-17mila" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Gli Msna in Italia: un&#8217;inversione di tendenza</h3>
<p>Ma quanti sono effettivamente i minori stranieri non accompagnati presenti nel nostro paese? Grazie ai dati messi a disposizione dal <strong>Ministero del lavoro e delle politiche sociali</strong> è possibile delineare un quadro della situazione. Al 31 dicembre 2025, i Msna erano in totale <strong>17.011</strong>. Si tratta di un dato molto interessante poiché <strong>inverte la tendenza ad una progressiva diminuzione</strong> che era in corso fin dal novembre 2023. Periodo in cui i minori registrati erano stati 24.215. L&#8217;incremento rispetto al nostro<a href="https://www.openpolis.it/laccoglienza-dei-minori-stranieri-non-accompagnati-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ultimo aggiornamento</a> è abbastanza limitato ma comunque significativo.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">+737 </span>i Msna presenti in Italia al 31 dicembre 2025 rispetto ai dati di aprile.</p>
</section>
<p>Da notare che questo incremento non è collegato alla presenza di <strong>minori provenienti dall&#8217;Ucraina</strong> che anzi sono diminuiti nel periodo considerato (-365) pur rimanendo la seconda nazionalità più rappresentata (17,4%). Il paese d&#8217;origine più ricorrente in assoluto invece si conferma essere l&#8217;<strong>Egitto</strong>, con 5.159 minori (il 30,33% del totale, in aumento di circa 8 punti percentuali). Altre nazionalità con una presenza significativa sono quella <strong>bangladese</strong> (10%), <strong>gambiana</strong> (6,6%), <strong>tunisina</strong> (5,5%) e <strong>guineana</strong> (5,1%).</p>
<div id="la-maggior-parte-arriva-da-egitto-e-ucraina-con-questi-ultimi-in-diminuzione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-aumento-i-msna-presenti-nel-nostro-paese/">In aumento i Msna presenti nel nostro paese</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-aumento-i-msna-presenti-nel-nostro-paese/">I 15 paesi di provenienza più ricorrenti dei minori stranieri non accompagnati presenti in Italia</a></h3>
</p></div>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati <a href="https://analytics.lavoro.gov.it/t/PublicSIM/views/PresenzadeiMinoristranierinonaccompagnatiinItalia/PresenzadeiMinoristranierinonaccompagnatiinItalia?%3Aembed=y&amp;%3Aiid=5&amp;%3AisGuestRedirectFromVizportal=y" target="_blank" rel="noopener">ministero del lavoro e delle politiche sociali</a>                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 31 Dicembre 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/in-aumento-i-msna-presenti-nel-nostro-paese.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306269"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306269" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>La maggior parte dei Msna presenti è <strong>vicina alla maggiore età</strong>: il 56% circa ha 17 anni e il 22% ne ha 16. I minori nella fascia 7-14 anni costituiscono invece il 12,6% del totale. È notevole la <strong>prevalenza maschile tra i 16 e 17 anni</strong>. In questa fascia i ragazzi rappresentano oltre il 90%. Un dato che suggerisce la motivazione di molti di questi ragazzi a intraprendere il viaggio per <strong>cercare lavoro e opportunità per sostenere la famiglia nel paese d’origine</strong>. Viceversa, nelle fasce d&#8217;età più basse (0-6 anni) si osserva un sostanziale riallineamento tra i generi, con il 51,2% di maschi e il 48,9% di femmine.</p>
<p>In considerazione di questi dati e dell’attuale instabilità geopolitica mondiale, diventa cruciale monitorare la condizione di questi minori, al fine di garantire le tutele previste e l&#8217;avvio di percorsi di inclusione.</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;architettura del sistema di accoglienza</h3>
<p>Le <a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/rapporto-di-approfondimento-semestrale-sulla-presenza-dei-msna-31122025#page=9" target="_blank" rel="noreferrer noopener">normative vigenti</a> nel nostro paese delineano un sistema di accoglienza per i Msna su due livelli. La <strong>prima accoglienza</strong> è finalizzata all&#8217;identificazione e alla prima assistenza. Si avvale di strutture governative ad alta specializzazione o di centri temporanei attivati dai prefetti. In situazioni di particolare pressione, la legge consente anche l&#8217;inserimento provvisorio di minori ultra-sedicenni in sezioni specifiche di centri per adulti per un periodo limitato. Una misura che tuttavia deve rimanere eccezionale.</p>
<p>La <strong>seconda accoglienza</strong> rappresenta invece il fulcro del percorso di integrazione e si realizza prevalentemente attraverso la rete del <strong>Sistema di accoglienza e integrazione (Sai)</strong>. A queste strutture si affiancano anche quelle realizzate con il contributo del <a href="https://libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/il-fondo-nazionale-laccoglienza-dei-msna" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondo nazionale per i minori non accompagnati</a>.</p>
<p>Un contributo importante al potenziamento della capacità di accoglienza deriva dai progetti finanziati dal <a href="http://www.interno.gov.it/it/temi/immigrazione-e-asilo/fondi-europei/fondo-asilo-migrazione-e-integrazione-fami" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondo asilo migrazione e integrazione (Fami)</a> gestito dal ministero dell&#8217;interno. Grazie a tali risorse, nel maggio del 2023 è stata approvata una <a href="https://www.interno.gov.it/it/amministrazione-trasparente/bandi-gara-e-contratti/avviso-pubblico-presentazione-progetti-finanziare-valere-sul-fondo-asilo-migrazione-e-integrazione-2021-2027-obiettivo-specifico-1-asilo-misura-attuazione-1b-ambito-applicazione-1e-intervento-h" target="_blank" rel="noreferrer noopener">graduatoria</a> per l&#8217;attivazione <strong>750 posti di accoglienza ad alta specializzazione</strong> suddivisi fra 34 strutture. Un dato di particolare rilievo è la riserva del 10% di questi posti per i minori di genere femminile, garantendo una <strong>tutela specifica per le ragazze</strong> che spesso presentano vulnerabilità estreme legate a rischi di tratta e violenza.</p>
<p>Un ulteriore avviso del novembre 2023 ha aggiunto risorse per finanziare <strong>altri 250 posti</strong> in strutture agili, mantenendo standard di servizio elevati. Questi finanziamenti non coprono solo l&#8217;ospitalità, ma garantiscono una serie di servizi essenziali: dal trasferimento dal luogo di sbarco al supporto legale, fino all&#8217;assistenza psico-sociale e alla nomina del tutore. La <a href="https://www.interno.gov.it/it/amministrazione-trasparente/bandi-gara-e-contratti/decreto-approvazione-graduatoria-provvisoria-dellavviso-pubblico-potenziamento-dei-servizi-favore-dei-msna" target="_blank" rel="noreferrer noopener">graduatoria</a> provvisoria è stata approvata il 6 novembre 2024, ammettendo al finanziamento 2 progetti.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">75,5 mln € </span>le risorse del fondo Fami stanziate per strutture a favore dei Msna.</p>
</section>
<p>La permanenza nelle strutture Fami è progettata per essere breve, con un <strong>limite massimo di 30 giorni</strong>. Trascorso questo periodo, il minore dovrebbe essere trasferito nel sistema di seconda accoglienza.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come i Msna si distribuiscono sul territorio</h3>
<p>Dopo aver passato brevemente in rassegna l&#8217;architettura del sistema di accoglienza che riguarda i minori stranieri non accompagnati, passiamo adesso a vedere come questi si distribuiscono nei vari territori. La <strong>Sicilia</strong> si conferma come la regione cardine dell&#8217;intero sistema nazionale, ospitando oltre il 21% del totale dei Msna presenti in Italia. Seguono la <strong>Lombardia</strong> e la <strong>Campania</strong>.</p>
<div id="le-citta-che-ospitano-piu-msna-sono-trapani-milano-e-agrigento" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>A livello provinciale, il dato più rilevante riguarda <strong>Trapani</strong> che, con 1.049 minori ospitati, si posiziona al primo posto in Italia per numero di presenze. Da segnalare anche il dato di <strong>Agrigento</strong> che vede nel proprio territorio 698 minori, terzo dato più alto a livello provinciale.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/trapani-e-la-prima-provincia-italiana-per-accoglienza-di-msna/">Trapani è la prima provincia italiana per accoglienza di Msna</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/trapani-e-la-prima-provincia-italiana-per-accoglienza-di-msna/">I minori stranieri non accompagnati accolti in Italia, provincia per provincia</a></h3>
</p></div>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_306271_tab3"></p>
<p><span data-sheets-root="1">La mappa riporta i dati riguardanti i Msna che, al momento dell&#8217;analisi, risultano accolti presso un&#8217;ente o una struttura nel territorio italiano.</span></p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati <a href="https://analytics.lavoro.gov.it/t/PublicSIM/views/PresenzadeiMinoristranierinonaccompagnatiinItalia/PresenzadeiMinoristranierinonaccompagnatiinItalia?%3Aembed=y&amp;%3Aiid=5&amp;%3AisGuestRedirectFromVizportal=y" target="_blank" rel="noopener">ministero del lavoro e delle politiche sociali</a>                                                            </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/trapani-e-la-prima-provincia-italiana-per-accoglienza-di-msna.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306271"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306271" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Tuttavia, l&#8217;analisi mostra anche l&#8217;importanza dei grandi poli urbani del centro-nord nella fase successiva all&#8217;arrivo. <strong>Milano</strong> ospita infatti quasi 900 minori. Altre città come <strong>Roma</strong> e <strong>Caserta</strong> fanno registrare presenze superiori alle 500 unità. A conferma di una distribuzione che pur riguardando l&#8217;intero paese, mantiene una <strong>forte concentrazione nel mezzogiorno e in alcuni territori di confine</strong>.</p>
<div id="i-posti-per-loro-nella-rete-sai-sono-oltre-6-600-la-sicilia-e-la-regione-che-ne-ha-di-piu" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Una panoramica sulla rete Sai</h3>
<p>Nel paragrafo precedente abbiamo visto come si distribuiscono fra le varie province italiane i Msna accolti all&#8217;interno di enti o strutture. Adesso ci concentriamo sulle strutture che in particolare fanno riferimento al &#8220;secondo livello&#8221; del sistema di accoglienza. Vale a dire i <strong>centri della rete Sai</strong>. Grazie ai più recenti <a href="https://www.retesai.it/i-numeri-della-rete-sai-al-31-gennaio-2026/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> disponibili possiamo osservare che, al 31 gennaio 2026, i posti attivi su tutto il territorio nazionale sono <strong>41.475</strong>. Di questi, la stragrande maggioranza (34.059 posti, pari all&#8217;82,1%) è rappresentata da posti &#8220;ordinari&#8221;. Mentre <strong>6.655 posti (il 16,1%) sono specificamente riservati ai Msna</strong>. Una quota residua di 761 posti è invece destinata a persone con disabilità o disagio mentale.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Come stabilito dalla normativa vigente, tutti i minori stranieri non accompagnati (MSNA) accolti nella Rete SAI sono intrinsecamente vulnerabili, in quanto privi di riferimenti familiari sul territorio. A questa condizione di vulnerabilità normata si aggiungono, in molti casi, ulteriori situazioni di fragilità e di bisogni specifici – preesistenti alla partenza o insorte nel corso del viaggio migratorio – che rendono necessaria una presa in carico più complessa e articolata, nonché attenta e personalizzata. [&#8230;] La capacità di intercettare bisogni specifici, fragilità e vulnerabilità latenti, ascoltare e rispondere in modo mirato alle esigenze emergenti è una condizione essenziale per garantire tutela e sviluppo.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.retesai.it/wp-content/uploads/2025/06/Rapporto-SAI-Edizione-XXIII.pdf" target="_blank">&#8211; Rapporto annuale Sai XXIII edizione (31/12/2024)</a>
									            </div>
</section>
<p>La <strong>Sicilia</strong> non è solo la regione con la maggiore capacità ricettiva complessiva (7.025 posti), ma è anche il cardine dell&#8217;accoglienza per i minori. Con 1.979 posti dedicati ai Msna infatti, ospita quasi il 30% dell&#8217;intera disponibilità nazionale per questa categoria. Seguono, a grande distanza, la <strong>Lombardia</strong> (696 posti), la <strong>Campania</strong> (689) e la <strong>Puglia</strong> (613).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sai-in-sicilia-quasi-un-terzo-dei-posti-per-i-minori-stranieri/">Sai, in Sicilia quasi un terzo dei posti per i minori stranieri</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sai-in-sicilia-quasi-un-terzo-dei-posti-per-i-minori-stranieri/">Distribuzione dei posti attivi nella rete Sai per tipologia di progetto e per regione</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_306274_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_306274_tab3"></p>
<p>Il Sai (Sistema di accoglienza e integrazione) è costituito dalla rete degli enti locali che, con il supporto del Ministero dell&#8217;interno, realizzano progetti di accoglienza &#8220;integrata&#8221;. A differenza dei centri di accoglienza straordinaria (Cas), che rispondono a logiche di emergenza, il Sai mira all&#8217;integrazione sociale e lavorativa dei beneficiari attraverso servizi di assistenza legale, psicologica, corsi di lingua e orientamento al lavoro. Per i Msna, il Sai rappresenta il passaggio fondamentale dopo la prima accoglienza per garantire la tutela dei loro diritti e la costruzione di un percorso di crescita in Italia.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati <a href="https://www.retesai.it/i-numeri-della-rete-sai-al-31-gennaio-2026/" target="_blank" rel="noopener">Anci e Ministero dell&#8217;interno</a>                                                                <br />(ultimo aggiornamento: sabato 31 Gennaio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/sai-in-sicilia-quasi-un-terzo-dei-posti-per-i-minori-stranieri.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306274"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306274" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Questi dati confermano come la rete Sai sia fortemente radicata nel mezzogiorno, in particolare in quelle regioni che rappresentano la prima frontiera di ingresso. In questo senso, è cruciale &#8211; come più volte ribadito da <a href="https://www.unhcr.org/it/notizie/audizione-al-comitato-parlamentare-di-controllo-sullattuazione-dellaccordo-di" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Unhcr</a> e <a href="https://www.retesai.it/wp-content/uploads/2023/05/prot-Rapporto-MSNA-7-%E2%80%93-2023-Il-Sistema-di-Accoglienza-e-Integrazione-e-i-minori-stranieri-non-accompagnati.pdf#page=24" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Anci</a> una <strong>distribuzione omogenea dei posti</strong>, per favorire percorsi di integrazione più equilibrati ed evitare che la questione sia affrontata solo nelle regioni di prima accoglienza.</p>
<div id="nel-2024-i-tutori-volontari-attivi-erano-4-588" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza dei tutori volontari</h3>
<p>Un punto di riferimento importante per i Msna può essere rappresentato dal <strong>tutore volontario</strong>. Questa figura, introdotta dalla <a href="https://temi.camera.it/leg19/post/msna-quadro-normativo.html#:~:text=Il%20sistema%20che%20ne%20risulta,centri%20governativi%20di%20prima%20accoglienza." target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge Zampa</a>, rappresenta molto più di un mero incarico burocratico. Si tratta di <strong>cittadini privati che scelgono di assumere la rappresentanza legale dei ragazzi</strong>. In un sistema di accoglienza spesso complesso, il tutore supporta il minore, garantendo che ogni decisione – dalla scelta del percorso scolastico alle cure sanitarie – sia guidata esclusivamente dal <strong>superiore interesse del giovane</strong>. </p>
<div id="strillo-testo-block_1f624de8eeb2a470f3ff797f8c2eb300" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Anche dal punto di vista dei tutori volontari la Sicilia appare più sotto pressione.</p>
</section></div>
<p>Data la centralità di questa figura sarebbe molto importante avere dati puntuali e aggiornati sulla loro presenza nei diversi territori, soprattutto nelle zone dove ce n&#8217;è più bisogno. Purtroppo, al momento, i <a href="https://tutelavolontaria.garanteinfanzia.org/dashboard/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> più recenti disponibili si fermano all&#8217;anno 2024. Sulla base di queste informazioni possiamo osservare come dal 2017 al 2024 siano stati attivati e conclusi <strong>144 corsi di formazione</strong> rivolti agli aspiranti volontari. I tutori formati e registrati negli appositi elenchi istituiti presso i tribunali per i minorenni sono in totale 4.588. Il maggior numero di queste figure si trova presso il tribunale di <strong>Torino</strong> (566), seguono <strong>Roma</strong> (524), <strong>Venezia</strong> (481) e <strong>Milano</strong> (454).</p>
<p>Da notare come nei tribunali siciliani di Catania, Palermo e Messina (non disponibile il dato riguardante il tribunale di Caltanissetta) siano attivi in totale <strong>362 tutori</strong> a fronte di 1.588 tutele in corso. </p>
<p>Questo significa che un tutore siciliano ha mediamente in carico più di 4 Msna. Un numero da non sottovalutare considerando che stiamo comunque parlando di volontari. Per quanto riguarda le tutele attive, il secondo valore più elevato lo faceva registrare la <strong>Lombardia</strong> (548). Seguono <strong>Puglia</strong> (195), Piemonte (164) e <strong>Campania</strong> (149). Facendo il confronto fra tutele attive e tutori presenti nelle diverse regioni, il secondo rapporto più alto dopo quello siciliano si registrava in <strong>Molise</strong> (28 tutele a fronte di 14 tutori), seguito dal <strong>Trentino-Alto Adige</strong> (35 tutele per 26 tutori). In tutte le altre regioni il rapporto era inferiore a 1.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_FVG.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_Lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_TAA.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_Veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza degli Msna nelle province sono di fonte Ministero del lavoro e delle politiche sociali.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/ragazzo-in-uniforme-rossa-si-avvicina-allautobus-giallo-QyrxP0GqZ9E" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Surya Teja</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-minori-stranieri-non-accompagnati-nel-nuovo-contesto-internazionale/">I minori stranieri non accompagnati nel nuovo contesto internazionale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le mense scolastiche a supporto dell&#8217;occupazione femminile</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-mense-scolastiche-a-supporto-delloccupazione-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305549</guid>

					<description><![CDATA[<p>La differenza tra il tasso di occupazione dei padri e quello delle madri in Italia è il secondo più ampio tra tutti i paesi dell’Ue. Inoltre quasi un terzo delle donne tra 25 e 49 anni con figli non lavora. I servizi scolastici, come le mense, possono rispondere alle esigenze delle famiglie, ma c’è ancora molto da fare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-mense-scolastiche-a-supporto-delloccupazione-femminile/">Le mense scolastiche a supporto dell&#8217;occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I servizi scolastici come gli asili nido, il tempo pieno e le mense non sono soltanto importanti per il percorso educativo dei minori. <strong>Hanno infatti anche un ruolo importante nel colmare i divari occupazionali tra donne e uomini.</strong></p>
<p><strong>Queste differenze nascono in prima istanza da un diverso carico del lavoro di cura all&#8217;interno della coppia</strong>, che risulta sbilanciato verso le donne a causa anche di stereotipi di genere radicati. Secondo i dati di <a href="https://eige.europa.eu/gender-equality-index/2025/domain/time/IT#:~:text=51.9-,Care%20activities,-Informal%20childcare%20(0" type="link" id="https://eige.europa.eu/gender-equality-index/2025/domain/time/IT#:~:text=51.9-,Care%20activities,-Informal%20childcare%20(0">Eige</a>, nel 2025 il 41% delle donne italiane di età compresa tra 16 e 74 anni si occupa della cura di bambini con meno di 12 anni per più di 35 ore alla settimana. Tra gli uomini la quota scende al 20%.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">21 </span>la differenza, in punti percentuali, tra l&#8217;incidenza di donne e uomini che si occupano della cura dei bambini oltre le 35 ore alla settimana.</p>
</section>
<p>Tale tendenza va a discapito della stessa vita lavorativa delle donne, che risultano sistematicamente meno occupate e più spesso in condizione di part-time. L&#8217;accesso all&#8217;istruzione fin dai primi anni di vita, oltre ad essere essenziale per lo sviluppo di minore, può svolgere un ruolo fondamentale anche nella riduzione di questo tipo di divari. <strong>Ciò accade lungo i diversi gradi di istruzione: se gli asili nido sono essenziali per consentire alle donne di rientrare al lavoro dopo la gravidanza, la possibilità di frequentare il tempo pieno a scuola è altrettanto decisiva per la continuità della vita professionale delle donne che hanno avuto figli.</strong> In questo contesto, le mense scolastiche rappresentano anche un servizio indispensabile per garantire la frequenza pomeridiana di bambine e bambini.</p>
<h3 class="wp-block-heading">I divari di genere si riflettono sul lavoro</h3>
<p><strong>Considerando la fascia d&#8217;età compresa tra i 25 e i 49 anni, il tasso di occupazione maschile europeo è più alto rispetto a quello femminile.</strong> Stando ai dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hheredty__custom_19945954/default/table" type="link" id="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hheredty__custom_19945954/default/table" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a>, nel 2024 l&#8217;87,5% degli uomini europei risultava occupato contro il 77,6% delle donne. Tra i due genere esiste quindi un divario di partenza pari a circa 10 punti percentuali.</p>
<div id="le-donne-con-figli-sono-meno-occupate-rispetto-agli-uomini-nella-stessa-situazione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p><strong>Questa forbice si allarga quando i lavoratori o le lavoratrici hanno avuto almeno un figlio.</strong> Gli uomini infatti riportano sistematicamente un tasso di occupazione maggiore, sia nel caso in cui siano padri (92,1%) sia che non lo siano (83,7%). Le donne senza figli riportano valori più bassi rispetto agli uomini che non ne hanno (80,9%) e per le madri il tasso cala ulteriormente al 75,1%.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">17 </span>la differenza, in punti percentuali, del tasso di occupazione tra uomini e donne con figli.</p>
</section>
<p>Questa dinamica spesso risulta presente anche nei singoli paesi dell&#8217;Unione.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli/">In Italia è marcato il divario tra occupati uomini e donne con figli</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli/">Tasso di occupazione delle persone 25-49 anni con e senza figli nei paesi Ue, per genere (2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_306548_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli/">In Italia è marcato il divario tra occupati uomini e donne con figli &#8211; Tasso di occupazione delle persone 25-49 anni con e senza figli nei paesi Ue, per genere (2024)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br />(consultati: lunedì 2 Febbraio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306548"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306548" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>Se si considerano uomini e donne senza figli, i tassi di occupazione tendono ad essere più simili.</strong> Dei 27 paesi considerati, 22 riportano un tasso maggiore per gli uomini, i restanti 7 per le donne e uno (la Germania) una condizione di perfetta parità. In 9 stati il divario si aggira intorno al punto percentuale. Il paese dove la differenza tra il tssso di occupazione di uomini e donne senza figli è maggiore è l&#8217;Italia (9,9) mentre in Lettonia le donne superano gli uomini per 2,6 punti percentuali.</p>
<div id="strillo-testo-block_dee3380de0b6e4e3f1a86415a18b3b59" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Il divario occupazionale tra padri e madri è il più alto d&#8217;Europa.</p>
</section></div>
<p><strong>Sempre nella fascia tra 25 e 49 anni, i padri riportano sistematicamente un tasso di occupazione più alto rispetto alle madri.</strong> In questo contesto, i divari inferiori si registrano in Lussemburgo (6,8 punti percentuali), Svezia (7,7) e Slovenia (8,2). Al contrario, i valori maggiori sono quelli di Grecia (29,3), Italia (28,6) e Repubblica Ceca (23,9). Inoltre, <strong>l&#8217;Italia è anche il paese europeo che registra il tasso di occupazione tra le madri più basso: è pari al 61,9%, circa 13 punti percentuali in meno rispetto alla media europea.</strong></p>
<div id="nellue-il-319-delle-madri-europee-ricorre-al-part-time" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>La nascita di un figlio ha un impatto importante sulla vita lavorativa di una donna. Questo accade non soltanto al momento del parto: le donne infatti tendono ad adattare il proprio percorso professionale per includere le responsabilità genitoriali, in particolare quando i bambini sono molto piccoli ma anche negli anni successivi.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Women in particular are likely to adapt their paid work according to the additional responsibilities that come with parenthood, especially when children are very young, but also as they get older [&#8230;].</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2017/10/the-pursuit-of-gender-equality_g1g8072d/9789264281318-en.pdf" target="_blank">&#8211; Ocse, The Pursuit of Gender Equality: an uphill battle (2017)</a>
									            </div>
</section>
<p>Oltre a riportare un tasso di occupazione più basso, le donne con figli tendono a ricorrere di più ai lavori part-time. Nell&#8217;<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hhptety__custom_20277803/default/table" type="link" id="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hhptety/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Unione europea</a>, nel 2024, il 31,9% delle madri di età compresa tra 25 e 49 anni lavora part-time contro il 5,2% dei padri. A livello italiano, il 35,9% delle donne con figli lavora part-time mentre per gli uomini il dato si ferma al 4,6%.</p>
<p>Per favorire quindi un reinserimento lavorativo ma anche il mantenimento della carriera professionale durante l&#8217;intero percorso di crescita del figlio <strong>è importante andare incontro alle esigenze delle famiglie in ogni fase del percorso scolastico del minore.</strong></p>
<h3 class="wp-block-heading">Il tempo pieno e l&#8217;uguaglianza di genere</h3>
<p>L&#8217;integrazione del minore in un percorso scolastico favorisce l&#8217;occupazione femminile. Oltre al ruolo degli asili nido, di cui abbiamo già avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/" type="link" id="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondire</a>, ci sono degli effetti anche per quel che riguarda l&#8217;introduzione del tempo pieno nelle scuole. Secondo uno studio di Banca d&#8217;Italia, c&#8217;è un impatto positivo sull&#8217;occupazione femminile.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Mothers of children who attend the FT scheme in primary school increase their labor force participation by approximately 2 percentage points both in the short- and medium-term. The effect on mothers’ employment is smaller initially and increases with students’ age, probably because it takes time for mothers to find jobs: overall, three years after the end of the program, mothers of pupils in FT classes in primary school have a 2.2 percentage points higher employment rate.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2023/2023-1423/en_tema_1423.pdf#page=9" target="_blank">&#8211; Banca d&#8217;Italia, The short and medium term effects of full-day schooling on learning and maternal labor supply (2023)</a>
									            </div>
</section>
<p>Nel breve e nel medio periodo, le madri di bambini che hanno preso parte al programma del tempo pieno scolastico definito dallo studio hanno incrementato la partecipazione al lavoro di circa 2 punti percentuali. L&#8217;effetto è inizialmente più piccolo e aumenta all&#8217;incrementare dell&#8217;età degli studenti, probabilmente perché trovare lavoro richiede del tempo. Dopo 3 anni dalla fine del programma, le madri con i figli che si trovavano nelle classi a tempo pieno riportano un tasso di occupazione maggiore di 2,2 punti percentuali.</p>
<div id="il-6706-delle-donne-italiane-tra-25-e-49-anni-risulta-occupata" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>In passato abbiamo parlato delle <a href="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/" type="link" id="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mense</a>, un servizio scolastico che è la premessa per consentire ai minori di fare attività extra-scolastiche e di continuare le lezioni nel pomeriggio. In Italia si registra un profondo divario tra il centro-nord e il mezzogiorno, con le isole che mostrano i dati più bassi e il nord-ovest quelli più alti. <strong>Questa forbice tra nord e sud si riscontra anche considerando i tassi di occupazione delle donne in età compresa tra 25 e 49 anni d&#8217;età.</strong></p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud/">Sia le mense scolastiche che l&#8217;occupazione femminile presentano divari tra nord e sud</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud/">Tasso di occupazione femminile della fascia d&#8217;età 25-49 (2024) e incidenza mense negli edifici scolastici (a.s. 2024-2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_306144_tab1" role="tab" aria-controls="chart_306144_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_306144_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_306144_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Mim e Istat                                                                <br />(consultati: martedì 27 Gennaio 2026)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306144"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306144" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>In Italia il 67,06% delle donne di quella specifica fascia d&#8217;età risulta occupato</strong>. La zona con l&#8217;incidenza maggiore è quella del nord-est (76,68%) a cui seguono nord-ovest (75,64%) e centro (70,69%). Il mezzogiorno riporta invece valori minori, nello specifico al sud le occupate sono il 53,58% e nelle isole il 51,36%.</p>
<div id="in-nessuna-regione-del-sud-si-supera-la-media-nazionale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p><strong>Per quanto riguarda le regioni, tutte quelle che riportano un valore maggiore della media nazionale si trovano nel centro-nord.</strong> I valori maggiori si rilevano in Trentino-Alto Adige (80,65%), Valle d&#8217;Aosta (77,14%) e Veneto (76,81%). Al contrario, tutte le regioni che riportano valori inferiori della media nazionale sono nell&#8217;area del mezzogiorno. In particolare, i tassi di occupazione più bassi si riscontrano in Calabria (51,61%), Campania (49,41%) e Sicilia (47,62%).</p>
<p><strong>Si tratta di un divario visibile anche nel confronto tra province</strong>, con i valori maggiori a Belluno (81,90%), Monza e della Brianza (78,98%) e Prato (78,93%) e quelli minori a Palermo (45,68%), Agrigento (45,34%) e Caltanissetta (43,28%).</p>
<div id="il-potenziamento-delle-mense-puo-essere-uno-dei-servizi-leva-anche-per-loccupazione-femminile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-province-con-piu-occupazione-femminile-ci-sono-piu-mense/">Nelle province con più occupazione femminile ci sono più mense</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-province-con-piu-occupazione-femminile-ci-sono-piu-mense/">Incidenza della presenza di mense negli edifici scolastici (a.s. 2024-2025) e occupazione femminile (2024) a livello provinciale</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nelle-province-con-piu-occupazione-femminile-ci-sono-piu-mense/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/nelle-province-con-piu-occupazione-femminile-ci-sono-piu-mense.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Mim e Istat                                                                <br />(consultati: martedì 27 Gennaio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306149"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306149" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/nelle-province-con-piu-occupazione-femminile-ci-sono-piu-mense/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>È possibile osservare che tendenzialmente nelle province italiane in cui ci sono più mense scolastiche nelle scuole pubbliche l’occupazione femminile è più alta, con una forte divisione tra i territori del centro-nord e quelli del sud. </strong>Ci sono però delle province del centro che presentano dei valori di occupazione femminile e presenza di mense in linea con quelli del sud. Si segnalano in particolare i casi di Latina e Frosinone, due province laziali che registrano rispettivamente un tasso di occupazione femminile pari al 61,28% e 61,16% e la presenza di mense pari al 14,77% e 22,48%.</p>
<p><strong>Questa è una relazione da leggere nei due sensi</strong>: da un lato la maggiore occupazione è probabilmente un incentivo all&#8217;offerta da parte delle scuole di questo tipo di servizio; dall&#8217;altro è presumibile che la possibilità per gli studenti di fare scuola il pomeriggio garantisca ai genitori una maggiore facilità di conciliazione dei tempi di vita con quelli di lavoro. In particolare per le donne, su cui ricade gran parte del lavoro di cura nel nostro paese. </p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/valle_daosta.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla competenze linguistiche degli studenti di terza media nei comuni capoluogo sono di fonte Istat statistiche sperimentali.</p>
<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/ragazza-che-saluta-la-vista-posteriore-della-madre_32518289.htm" type="link" id="https://it.freepik.com/foto-gratuito/ragazza-che-saluta-la-vista-posteriore-della-madre_32518289.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" type="link" id="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-mense-scolastiche-a-supporto-delloccupazione-femminile/">Le mense scolastiche a supporto dell&#8217;occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il profondo divario tra nord e sud sulle mense scolastiche</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305464</guid>

					<description><![CDATA[<p>In un edificio scolastico statale su tre, in media, c'è una mensa. Ma se in Valle d’Aosta oltre il 70% dei plessi ne ha, in Sicilia questa soglia non raggiunge neanche il 15%. Differenze territoriali che rallentano il contrasto alla povertà alimentare tra i minori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/">Il profondo divario tra nord e sud sulle mense scolastiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le mense rappresentano un elemento importante nelle scuole.</strong> Migliorano la qualità dell’offerta scolastica, garantiscono pasti equilibrati in contrasto alla povertà alimentare, facilitano la socialità e permettono di seguire lezioni nel pomeriggio.</p>
<p><strong>Tuttavia le mense sono presenti in poco più di un terzo degli edifici scolastici statali del paese, con differenze territoriali molto marcate tra nord e sud.</strong> Se infatti oltre il 70% delle scuole in Valle d’Aosta possiede una mensa, quest’ultima è presente in meno del 15% dei plessi scolastici siciliani.</p>
<div id="strillo-testo-block_8615bade1f9d55ae8d4699de74eb1a29" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Le mense aiutano la socialità e garantiscono pasti adeguati e bilanciati.</p>
</section></div>
<p>Poter usufruire di una mensa è infatti spesso <strong>fondamentale per il proseguo delle lezioni nel pomeriggio,</strong> permettendo la normale frequenza delle attività educative e venendo anche incontro alle alle esigenze dei genitori che lavorano. Ma anche il momento stesso del pasto ha un&#8217;importanza cruciale per ragazze e ragazzi. Dal momento che viene effettuato in uno spazio condiviso, si creano <strong>possibilità di connessione e socializzazione al di fuori dell&#8217;orario prettamente scolastico.</strong></p>
<p>Inoltre,<strong> viene garantito un pasto adeguato a livello di porzioni e di bilanciamento dei macronutrienti almeno una volta al giorno</strong>, un elemento da non sottovalutare per famiglie in condizione di fragilità economica e sociale. Il pranzo diventa infine un momento dove è anche possibile <strong>imparare come si compone un&#8217;alimentazione corretta</strong> all&#8217;interno di uno stile di vita salutare.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le mense scolastiche presidio contro la povertà alimentare</h3>
<p>La povertà alimentare è un fenomeno difficile da definire. Se nei paesi in via di sviluppo è prettamente legata alla disponibilità di cibo e alla sua diretta accessibilità, nelle economie occidentali è una questione che si lega a molti altri aspetti. Come evidenziato nella <a href="https://www.disuguaglianzesociali.it/glossario/?idg=40" target="_blank" rel="noreferrer noopener">letteratura</a> sull&#8217;argomento, si lega al tema del cosiddetto <strong>&#8220;paradosso della scarsità dell&#8217;abbondanza&#8221;</strong> (Campiglio e Rovati, 2009): nonostante la presenza di alimenti, l&#8217;accesso a risorse adeguate al proprio sostentamento è impossibile per alcune fasce della popolazione.</p>
<div id="la-poverta-alimentare-e-un-fenomeno-multimensionale-legato-anche-alla-qualita-del-cibo-cui-si-ha-accesso" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>A prescindere dal contesto, <strong>la corretta alimentazione non è soltanto legata a un adeguato apporto calorico</strong>: bisogna anche considerare la disponibilità dei diversi macronutrenti e la possibilità di avere del cibo di qualità e seguire diete salutari sin dai primi anni di età, elementi cruciali nell&#8217;evitare l&#8217;insorgenza di malattie croniche nel tempo.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Beyond adequate calories intake, proper nutrition has other dimensions that deserve attention, including micronutrient availability and healthy diets. Inadequate micronutrient intake of mothers and infants can have long-term developmental impacts. Unhealthy diets and lifestyles are closely linked to the growing incidence of non communicable diseases in both developed and developing countries.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://sdgs.un.org/topics/food-security-and-nutrition-and-sustainable-agriculture#:~:text=Beyond%20adequate%20calories,and%20developing%20countries." target="_blank">&#8211; Nazioni Unite, Sustainable development goals: Food security and nutrition and sustainable agriculture (2025)</a>
									            </div>
</section>
<p><strong>Si tende quindi a considerare in senso più ampio l&#8217;esposizione alla malnutrizione</strong>, che oltre alle condizioni di carenza (denutrizione) include anche situazioni legate al sovrappeso e all&#8217;obesità e squilibri di elementi necessari per le funzioni vitali. Chiaramente, la povertà alimentare e le situazioni di malnutrizione incidono ancora di più su bambini e ragazzi che stanno attraversando l&#8217;età dello sviluppo, per cui ci sono <a href="https://www.efsa.europa.eu/en/press/news/120209" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccomandazioni specifiche</a>.</p>
<div id="strillo-testo-block_ace4dc8a23bd83e582232a739cb615ae" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La povertà alimentare non riguarda soltanto il mero apporto calorico.</p>
</section></div>
<p>In questo contesto, un&#8217;indicazione utile per comprendere il quadro italiano è la possibilità delle famiglie di mangiare carne o pesce ogni due giorni. Nel 2024, <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,HOU,1.0/HOU_ECDISTR/DCCV_FAMNOVOCISPESA/IT1,34_280_DF_DCCV_FAMNOVOCISPESA_2,1.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">11 famiglie ogni 100 </a> dichiarano delle difficoltà nel potersi permettere un pasto proteico. Tra le tipologie familiari che mostrano le maggiori difficoltà spicca la famiglia monogenitoriale con almeno un figlio minore (13,4%). Concentrandosi più nello specifico sulla condizione minorile, i dati del 2019 mostrano dei divari tra le regioni italiane. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-sicilia-e-la-regione-in-cui-piu-incide-la-poverta-alimentare-minorile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come abbiamo approfondito in passato</a>, in Italia <strong>il 2,8% dei minori non riesce a consumare un pasto proteico al giorno.</strong> Si tratta di numeri che tendono ad incrementare nelle regioni del sud, con incidenze maggiori in Sicilia (8,4%), Campania (5,4%) e Basilicata (4,9%).</p>
<p>Questo dato va interpretato alla luce della complessità del fenomeno. Possono infatti incidere situazioni di indigenza economica ma anche educazione alimentare e facilità ad accesso a specifici servizi. In questo quadro,<strong> le mense scolastiche rivestono un valore essenziale</strong>, sottolineato spesso nelle <a href="https://www.garanteinfanzia.org/wp-content/uploads/2025/06/agia-relazione-parlamento-2021.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazioni</a> e negli interventi del garante dell&#8217;infanzia.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Povertà educativa e marginalità si combattono inoltre garantendo pari opportunità di accesso a tempo pieno e mense scolastiche.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.garanteinfanzia.org/wp-content/uploads/2025/06/scheda_5_priorita.pdf" target="_blank">&#8211; Agia, Le cinque priorità dell&#8217;Agia per la scuola (2025)</a>
									            </div>
</section>
<p>Abbiamo dunque analizzato i <a href="https://dati.istruzione.it/opendata/opendata/catalogo/elements1/leaf/?datasetId=DS0151EDIAMBFUNZSTA2021" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> della presenza delle mense scolastiche all&#8217;interno degli edifici scolastici statali per l&#8217;anno scolastico 2024-2025 rilasciati dal ministero dell&#8217;istruzione e del merito su cadenza annuale per capire come si distribuisce il servizio sul territorio nazionale.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come si distribuiscono le mense sul territorio italiano</h3>
<p>In Italia sono presenti 39.351 edifici che comprendono scuole statali. Di questi, <strong>14.362 riportano la presenza di uno spazio adibito alla mensa.</strong></p>
<div id="in-italia-la-presenza-della-mensa-e-dichiarata-per-il-365-degli-edifici-scolastici-statali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">36,5% </span>gli edifici scolastici in cui si dichiara la presenza di una mensa (anno scolastico 2024-2025).</p>
</section>
<p><strong>Si tratta però di un dato che nasconde profonde differenze territoriali tra l&#8217;area del centro-nord e il mezzogiorno.</strong> I contesti dove l&#8217;incidenza è più alta sono la zona del nord-ovest (50,8% degli edifici), centro (41,6%) e nord-est (38,3%). Più bassi invece i dati del sud (24,1%) e le isole (22,3%). <strong>Tra il valore maggiore e quello minore ci sono circa 30 punti percentuali di differenza.</strong> Un divario che risulta ancora più evidente se si analizzano i dati a livello regionale.</p>
<div id="quasi-tutte-le-regioni-con-valori-inferiori-alla-media-nazionale-sono-del-mezzogiorno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-mezzogiorno-ci-sono-meno-scuole-con-le-mense/">Nelle regioni del mezzogiorno ci sono meno scuole con le mense</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-mezzogiorno-ci-sono-meno-scuole-con-le-mense/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di mensa nelle regioni italiane (a.s. 2024/25)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_305528_tab1" role="tab" aria-controls="chart_305528_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_305528_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati ministero dell’istruzione e del merito                                                                <br />(consultati: venerdì 9 Gennaio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/02/nelle-regioni-del-mezzogiorno-ci-sono-meno-scuole-con-le-mense.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-305528"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-305528" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>Sono 12 le regioni che superano la media italiana per incidenza di edifici scolastici per cui viene dichiarata la presenza dello spazio mensa.</strong> Di queste, solo una si trova nel mezzogiorno: è la Sardegna che con il 37,3% supera la percentuale italiana di poco meno di un punto percentuale. Le regioni che invece riportano valori inferiori a quello nazionale si trovano tutte nel mezzogiorno ad eccezione del Lazio.</p>
<div id="in-valle-daosta-il-719-degli-edifici-scolastici-dichiara-di-avere-una-mensa-in-sicilia-solo-il-144" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>La regione italiana con la percentuale maggiore è la <strong>Valle d&#8217;Aosta (71,9%) </strong>a cui seguono Piemonte (62,6%), Liguria (59,5%) e Toscana (59,1%). Quelle con i valori minori sono Lazio (25,3%), Calabria (22,5%), Campania (18,1%) e <strong>Sicilia (14,4%).</strong></p>
<p>A livello provinciale, <strong>53 province su 107 registrano valori superiori alla media nazionale</strong> (il 49,5%). Di queste, solo Potenza, Nuoro, Sassari e Cagliari si trovano nell&#8217;area del mezzogiorno. I territori con le incidenze più alte sono Valle d&#8217;Aosta (71,9%), Imperia (68,3%), Biella (67,6%) e Vercelli (66,2%). Sono invece più basse a Trapani (12,6%), Catania (8%), Napoli (7,7%) e Ragusa (3,7%).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa/">Nei comuni del centro-nord più scuole dichiarano di avere la mensa</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di mensa nei comuni italiani (a.s. 2024/25)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_305536_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305536_tab3"></p>
<p>L’indicatore misura il rapporto percentuale tra gli edifici scolastici statali per cui è dichiarata la dotazione della mensa e il totale degli edifici scolastici statali. Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige. I dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico. In rosso sono visualizzati i comuni che riportano un&#8217;incidenza inferiore alla media nazionale (36,5%), in blu superiore.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati ministero dell’istruzione e del merito                                                                <br />(consultati: venerdì 9 Gennaio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/02/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-305536"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-305536" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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<p><strong>Il 47,8% dei capoluoghi italiani riporta dei valori superiori all&#8217;incidenza italiana. </strong>Anche per questo anno scolastico la percentuale maggiore si registra ad Alessandria, nel Piemonte. Dei 43 edifici scolastici presenti, 33 registrano la presenza di mense (76,7%). Seguono Carrara (71,1%), Como (68,5%) e Monza (64,4%). Come per le province, la maggior parte dei capoluoghi che supera la media nazionale si trova nel centro-nord.</p>
<p>Da notare però che alcuni comuni di grandi dimensioni come Napoli, Catania e Palermo riportino delle percentuali anomale inferiori al 10%. Questi dati sono forniti dagli enti proprietari di ogni singola struttura al ministero dell&#8217;istruzione e del merito per cui è possibile che ci possano essere dei discostamenti rispetto alla situazione effettiva. Nonostante questa puntualizzazione, è comunque chiaro che <strong>il mezzogiorno appare essere l&#8217;area più caratterizzata dalla minore incidenza di edifici scolastici con le mense.</strong> Rispetto quindi al ruolo della refezione, questo divario ha un impatto notevole sull&#8217;esperienza educativa dei minori.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
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<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
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<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/valle_daosta.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/totale_generale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
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<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla competenze linguistiche degli studenti di terza media nei comuni capoluogo sono di fonte Istat statistiche sperimentali.</p>
<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/bambini-che-pranzano-alle-elementari_18416160.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=0&amp;uuid=6b69d7c4-9424-4d5a-abdc-6f8f36fc3049&amp;query=mensa+scolastica" target="_blank" rel="noreferrer noopener">freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/">Il profondo divario tra nord e sud sulle mense scolastiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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