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	<title>disuguaglianze Archivi - Openpolis</title>
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	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 18 Feb 2025 10:23:47 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Come le disuguaglianze economiche affliggono la condizione minorile</title>
		<link>https://www.openpolis.it/come-le-disuguaglianze-economiche-affliggono-la-condizione-minorile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2025 09:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=298873</guid>

					<description><![CDATA[<p>Disuguaglianze eccessive nella condizione di partenza delle famiglie portano spesso alla riproduzione di divari educativi, sociali ed economici che ricadono su bambine e bambini. Condizioni di lavoro eque potrebbero contribuire a ridurre tali divari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-le-disuguaglianze-economiche-affliggono-la-condizione-minorile/">Come le disuguaglianze economiche affliggono la condizione minorile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il prossimo 20 febbraio ricorre la <a href="https://www.un.org/en/observances/social-justice-day" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giornata mondiale della giustizia sociale</a>. Evento promosso dall&#8217;<a href="https://www.ilo.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Organizzazione internazionale del lavoro</a> (Ilo) con l&#8217;obiettivo di sensibilizzare sul tema e incentivare azioni concrete a livello internazionale. La possibilità di un lavoro dignitoso e di avere accesso a livelli adeguati di <em>welfare</em> sono elementi fondamentali per ambire a società più eque.</p>



<p>Tuttavia le recenti crisi internazionali e la persistenza di forti disparità socio-economiche pongono un&#8217;ipoteca sul raggiungimento di una società più giusta. In questo contesto, l&#8217;Ilo ha sottolineato in passato quanto negli ultimi decenni <strong>l&#8217;incremento dell&#8217;economia informale e del lavoro meno protetto abbia aumentato le disuguaglianze</strong> in molte economie.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>[&#8230;] to place full and productive employment and decent work at the centre of economic and social policies.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.ilo.org/sites/default/files/2024-12/ILO-Declaration-2008_En.pdf" target="_blank">&#8211; 97° Conferenza internazionale del lavoro (28 maggio &#8211; 13 giugno 2008) </a>
									            </div>
        </section>
		

<div id="disuguaglianze-eccessive-nella-condizione-di-partenza-delle-famiglie-portano-spesso-alla-riproduzione-di-divari-educativi-a-carico-di-bambine-e-bambini" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Abbiamo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-delle-disparita-economiche-sulla-condizione-dei-minori/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">già evidenziato</a> in passato come <strong>disuguaglianze eccessive nella condizione di partenza delle famiglie portino spesso alla riproduzione di divari educativi, sociali ed economici che ricadono su bambine e bambini</strong>. È tale dinamica che alimenta la cosiddetta trappola della povertà educativa. Per questo adeguati livelli di retribuzione e tutele per i lavoratori rappresentano anche una precondizione per garantire alle nuove generazioni condizioni di vita dignitose.</p>



<p>Da questo punto di vista purtroppo occorre sottolineare come <strong>l&#8217;Italia sia uno dei paesi europei con minore mobilità sociale</strong>, ovvero in cui risulta più difficile per chi nasce in una famiglia povera migliorare la propria condizione economica e sociale rispetto ai genitori. Un aspetto che emerge nei diversi indicatori presi in considerazione da istituzioni come&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/numeri/quante-generazioni-per-raggiungere-il-reddito-medio-nei-paesi-ocse/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ocse</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-ue-litalia-e-tra-i-paesi-con-minore-mobilita-sociale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">World economic forum</a>. Tali disuguaglianze hanno un impatto anche sugli esiti educativi,&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-peggiorare-della-condizione-familiare-calano-gli-apprendimenti-in-tutte-le-materie/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rilevabili già prima dell&#8217;emergenza Covid</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/come-vanno-gli-apprendimenti-in-quinta-superiore/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">confermati negli anni successivi</a>. In questo quadro non è da sottovalutare il fatto che, secondo i più recenti dati Istat, <strong>la percentuale di famiglie italiane con figli che si trovano in condizioni di povertà assoluta ha superato il 12%</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">12,4% </span>le famiglie italiane con minori a carico che nel 2023 si sono trovate in povertà assoluta.</p>
			        </section>
		


<p>Tendenze che peraltro coinvolgono anche quei nuclei in cui la persona di riferimento gode di un&#8217;occupazione ma i cui guadagni non sono sufficienti a garantire uno standard di vita adeguato alla propria famiglia, inclusi le necessità educative e sociali dei figli. Si tratta del cosiddetto &#8220;<strong>lavoro povero</strong>&#8220;, un fenomeno consistente anche in Italia. Altro elemento da tenere in considerazione riguarda il fatto che spesso <strong>non tutti i componenti familiari riescono a lavorare tanto quanto potrebbero</strong>. Questo ovviamente comporta una limitazione del reddito disponibile.</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Le famiglie italiane in povertà assoluta</h3>



<p>Abbiamo evidenziato in passato come la povertà sia un <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-cause-della-poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fenomeno multidimensionale</a> che va oltre i soli aspetti monetari. Tuttavia il potere d&#8217;acquisto rappresenta certamente un indicatore da tenere in considerazione per analizzare le opportunità che una famiglia può offrire ai propri figli, sia in termini educativi che di inclusione sociale.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Una famiglia si trova in povertà assoluta quando non può permettersi le spese essenziali per condurre uno standard di vita minimamente accettabile.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-poverta-assoluta/">
                &#8220;Che cos&#8217;è la povertà assoluta&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		

<div id="nel-2023-erano-circa-13-milioni-i-bambini-italiani-che-vivevano-in-condizioni-di-poverta-assoluta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Secondo i più recenti dati <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/10/REPORT_POVERTA_2023.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>, nel 2023 erano <strong>oltre 1 milione e 295mila i minori che si trovavano a vivere in una condizione di povertà assoluta</strong> (13,8% a fronte di una media nazionale del 9,7%). Una situazione più frequente al sud (15,5%) rispetto al nord del paese (12,9%). Le famiglie in povertà assoluta con minori a carico erano <strong>quasi 748mila</strong>, con un’incidenza pari al <strong>12,4%</strong>. </p>


<div id="strillo-testo-block_1645bd3a240ede957085b9001645879f" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La povertà assoluta colpisce sempre di più anche le famiglie in cui la persona di riferimento è operaio o assimilato.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Confrontando le variazioni statisticamente rilevanti rispetto al 2022 si può notare come ci sia stato un <strong>significativo incremento delle famiglie con minori in povertà assoluta in cui la persona di riferimento ricopre il ruolo di operaio o assimilato. Si passa infatti da una quota del 15,6% a uno del 19,4%</strong> (+3,8 punti percentuali). Viceversa la quota è molto più contenuta, come era ragionevole aspettarsi, in quelle famiglie con bambini in cui la persona di riferimento risulta essere dirigente, quadro o impiegato. Tale dinamica evidenzia in maniera netta come in Italia ci sia un problema molto consistente che riguarda il cosiddetto “<strong>lavoro povero</strong>”. Vale a dire quella condizione per cui una persona, pur avendo un’occupazione, non riesce a raggiungere un livello di reddito sufficiente per soddisfare i bisogni essenziali, rimanendo al di sotto della soglia di povertà.</p>


<div id="le-famiglie-con-minori-in-poverta-assoluta-in-cui-la-persona-di-riferimento-ricopre-il-ruolo-di-operaio-o-assimilato-sono-in-aumento" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-sono-aumentate-le-famiglie-con-figli-in-condizione-di-poverta-assoluta/">Nel 2023 sono aumentate le famiglie con figli in condizione di povertà assoluta</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-sono-aumentate-le-famiglie-con-figli-in-condizione-di-poverta-assoluta/">Incidenza della povertà assoluta tra le famiglie italiane con minori per condizione e posizione professionale della persona di riferimento (2022-2023)</a></h3>
                                    </div>
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                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_298878_tab3"><p>Una persona si trova in povertà assoluta quando vive in una famiglia che non può permettersi l’insieme dei beni e servizi che, nel contesto italiano, sono considerati essenziali per mantenere uno standard di vita minimamente accettabile. I dati presentati fanno riferimento alla nuova <a href="https://www.istat.it/it/archivio/289274" target="_blank" rel="noopener">revisione metodologica sulla misurazione della povertà assoluta</a>, avviata da Istat tra 2021 e 2023. Con &#8220;persona di riferimento&#8221; si intende il membro della famiglia che viene preso come punto di riferimento per classificare e analizzare le condizioni economiche del nucleo familiare. Tra gli &#8220;indipendenti&#8221; non sono conteggiati i liberi professionisti e gli imprenditori a causa della scarsa numerosità del campione. Le definizioni di persona occupata o in cerca di occupazione seguono la <a href="https://www.ilo.org/data-and-statistics" target="_blank" rel="noopener">classificazione dell&#8217;Ilo</a>. Tra le categorie raffigurate nel grafico, Istat considera come <strong>variazioni</strong> <strong>statisticamente rilevanti tra 2022 e 2023</strong> solamente quelle riguardanti le famiglie in cui la persona di riferimento è operaio o assimilato o indipendente. Per maggiori informazioni consultare il prospetto 8 a questo <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/10/Prospetti-2022-2023_def.xlsx" target="_blank" rel="noopener">link</a>.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis – Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(pubblicati: giovedì 17 Ottobre 2024)
                                        </p>
                </div>
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<p>In questo quadro si deve aggiungere anche <strong>l’incremento dell&#8217;incidenza della povertà assoluta nelle famiglie all’aumentare del numero di figli a carico</strong>. Parliamo in questo caso di coppie con figli. Nel 2023 erano il 6,6% in presenza di un minore. Dato che saliva all&#8217;11,6% nel caso di due figli e al 18,8% con 3 o più figli.</p>


<div id="tra-il-2017-e-il-2019-si-e-registrato-un-costante-aumento-delle-famiglie-in-cui-i-componenti-in-eta-lavorativa-sono-sottoccupati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Famiglie e lavoro</h3>



<p>Abbiamo appena visto come non sempre le famiglie con figli a carico riescano a sfuggire dalla trappola della povertà, anche quando la persona di riferimento ha un&#8217;occupazione. Tuttavia si deve sempre ricordare come in Italia ci sia un tema legato alla difficoltà per molte persone di trovare un impiego. </p>



<p>I dati raccolti da Istat indicano come molte famiglie risultino sottoccupate rispetto al loro effettivo potenziale. Parliamo di quelle che vengono definite &#8220;<strong>famiglie a bassa intensità lavorativa</strong>&#8220;, ovvero nuclei in cui le persone che sarebbero in grado di lavorare &#8211; al netto dei componenti che studiano &#8211; lo hanno fatto per meno del 20% del loro effettivo potenziale.</p>



<p>A livello territoriale il fenomeno, <strong>ricostruibile fino a prima dell&#8217;emergenza Covid e solo per i comuni oltre 5000 abitanti</strong> grazie ai dataset di Istat, mostra un aumento dal 44,1% del 2017 al 48,4% del 2019 nei territori considerati. In questi comuni, la quota di famiglie anagrafiche in condizione di bassa intensità lavorativa è cresciuta di oltre 4 punti.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+4,3 </span>l&#8217;incremento, in punti percentuali, delle famiglie a bassa intensità lavorativa dal 2017 al 2019.</p>
			        </section>
		


<p>Con la sola eccezione della <strong>Liguria</strong> (52,4%) sono le regioni meridionali a far registrare la più alta incidenza di famiglie a bassa intensità lavorativa. La quota più alta è quella della <strong>Sicilia</strong> con il 58%. Seguono <strong>Calabria</strong> (57,5%), <strong>Campania</strong> (53,1%) <strong>Puglia</strong> (52,9%), <strong>Molise</strong> (51,4%) e <strong>Sardegna</strong> (50,8%). Da notare però che anche nel centro-nord si registra un&#8217;incidenza superiore al 40% nei comuni con oltre 5.000 abitanti. In <strong>Trentino-Alto Adige</strong> ad esempio, dove troviamo la quota più bassa, parliamo comunque del 41,2%.</p>



<p>Questi livelli possono essere spiegati da un lato con la&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/numeri/grecia-e-italia-prime-per-divario-di-genere-nelloccupazione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bassa occupazione femminile che caratterizza il nostro paese in ambito europeo</a>, specialmente per le donne con figli; dall&#8217;altro con la presenza del <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-leconomia-non-osservata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoro sommerso</a> che, come noto, è molto alta nel nostro paese</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-con-piu-famiglie-colpite-da-bassa-intensita-lavorativa/">Catania è la città con più famiglie colpite da bassa intensità lavorativa</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-con-piu-famiglie-colpite-da-bassa-intensita-lavorativa/">Percentuale di famiglie anagrafiche con intensità lavorativa inferiore al 20% del proprio potenziale (2019)</a></h3>
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                             aria-labelledby="chart_298884_tab3"><p>L&#8217;indicatore è calcolato come percentuale delle famiglie anagrafiche in cui si rileva un&#8217;intensità lavorativa inferiore al 20% del proprio potenziale. I dati sono disponibili solo per i comuni con più di 5mila abitanti.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat (A misura di comune)                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 8 Marzo 2024)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-298884"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p>A livello di comuni capoluogo, le 3 città in cui si registra la percentuale più alta di famiglie a bassa intensità lavorativa si trovano tutte in Sicilia. Si tratta di <strong>Catania</strong> (60,6%), <strong>Palermo</strong> (58,6%) e <strong>Trapani</strong> (58,5%). Il primo capoluogo non siciliano è la pugliese <strong>Taranto</strong> (58,6%). Le percentuali più basse si trovano invece a <strong>Prato</strong> (40,2%), <strong>Reggio Emilia</strong> (42,3%) e <strong>Trento</strong> (43,9%).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati comunali, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_fvg.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_trentino.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d&#8217;Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_totale.xls" target="_blank" rel="noopener">totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell&#8217;Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l&#8217;impresa sociale Con i Bambini nell&#8217;ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell&#8217;articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l&#8217;obiettivo di creare un&#8217;unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. Le fonti dei dati sulle famiglie a bassa intensità lavorativa sono Istat &#8211; Condizioni socio-economiche delle famiglie &#8211; ARCH.I.M.E.DE (fonti amministrative integrate).</p>



<p>Foto credit:&nbsp;<a href="https://unsplash.com/it/foto/donna-in-giacca-rosa-e-nera-in-piedi-sul-marciapiede-durante-il-giorno-zJGjaraaFO8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Egor Myznik</a> Unsplash &#8211;&nbsp;<a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-le-disuguaglianze-economiche-affliggono-la-condizione-minorile/">Come le disuguaglianze economiche affliggono la condizione minorile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I salari non sono ancora tornati ai livelli pre-Covid</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-salari-non-sono-ancora-tornati-ai-livelli-pre-covid/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=290000</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il lockdown ha avuto un impatto considerevole su molti aspetti del mondo del lavoro tra cui anche i salari. Sono 12 i paesi europei in cui in media nel 2022 non sono ancora tornati ai livelli del 2019 e tra questi c'è anche l'Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-salari-non-sono-ancora-tornati-ai-livelli-pre-covid/">I salari non sono ancora tornati ai livelli pre-Covid</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>La pandemia ha avuto un impatto notevole sul mondo del lavoro</strong>. Molte persone hanno infatti perso il proprio impiego nel periodo di lockdown oppure hanno dovuto ridurre il numero di ore lavorate (secondo la <a href="https://www.ecb.europa.eu/press/economic-bulletin/articles/2023/html/ecb.ebart202208_02~2328747465.en.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">banca centrale europea</a>, si tratta del calo maggiore mai registrato). In questo scenario, i salari non hanno costituito un&#8217;eccezione: la massa salariale totale, anche in conseguenza di queste dinamiche, ha subito una riduzione. <strong>Molti degli effetti negativi fortunatamente sono stati contenuti grazie a <a href="https://webapps.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---dgreports/---dcomm/---publ/documents/publication/wcms_762534.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">interventi statali</a> </strong>volti ad aiutare le famiglie tramite indennità, ma anche a bloccare i licenziamenti. Nonostante ciò, l&#8217;impatto è stato visibile.</p>



<p>Oggi che l&#8217;emergenza sanitaria è finita e che tutte le attività, anche non essenziali, hanno ripreso il loro corso, anche il mondo del lavoro si è normalizzato. La massa salariale è aumentata, il tasso di disoccupazione è diminuito e quello di occupazione ha superato i livelli precedenti al lockdown. Tuttavia ha gravato su tutto il continente una forte <strong>spinta inflazionistica</strong> che ha avuto un duro impatto sui bilanci familiari, come abbiamo raccontato in un <a href="https://www.openpolis.it/come-e-cambiata-la-spesa-delle-famiglie-dal-periodo-pre-covid/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">recente approfondimento</a>, a cui però non sempre è corrisposto un incremento dei redditi.</p>






<p>A ben vedere infatti non sempre, o non ancora, i salari lordi sono tornati alla situazione pre-Covid. Come evidenzia anche l&#8217;<a href="https://www.oecd.org/employment/Policy-Brief-Real-wages-regaining-some-of-the-lost-ground.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ocse</a>, il riallineamento non si può ancora dire completato. L&#8217;Italia è uno dei 12 paesi in cui nel 2022 (l&#8217;ultimo anno per cui sono disponibili i dati) i salari medi annui risultavano più bassi rispetto al 2019.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Sono forti le disparità salariali tra stati membri</h3>



<p>Tra 2019 e 2022 l&#8217;entità dei salari medi lordi dei cittadini europei è cambiata, come abbiamo accennato, anche a causa del lockdown e del suo impatto sul mondo del lavoro. Osservando i dati dell&#8217;Ocse possiamo rilevare che <strong>le disparità di reddito medio lordo tra i paesi europei risultano più evidenti nel 2022 rispetto al 2019</strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_2c279151b6e1782dd6da87cdd370c728" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le differenze di salario medio reale tra stati si sono ampliate.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Lo stato in cui si registravano i valori più elevati (il Lussemburgo) ha registrato un incremento del proprio salario medio annuo pari al 5,3%. Mentre la Grecia, il paese membro con il dato più basso, ha riportato un calo del 5,9%. La distanza tra questi due stati si è ampliata e oggi in media i lussemburghesi guadagnano 3 volte rispetto i greci. Una differenza di oltre 52mila dollari che nel 2019 era di meno di 47mila.</p>


<div id="nel-lussemburgo-il-salario-medio-annuo-lordo-e-tre-volte-quello-greco-2022" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-salario-medio-lussemburghese-e-tre-volte-quello-greco/">Il salario medio lussemburghese è tre volte quello greco</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-salario-medio-lussemburghese-e-tre-volte-quello-greco/">I salari medi annui nei paesi Ue (2022)</a></h3>
                                    </div>
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			        			                                <div id="chart_290177_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_290177_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_290177_tab3"><p>I dati si riferiscono ai salari medi nel 2022, nei paesi europei membri dell&#8217;Ocse (escludendo quindi Romania, Bulgaria, Croazia, Malta e Cipro). Il valore è in dollari convertiti in Ppps (<em>purchasing power parities</em>, una misura che permette di appianare le differenze tra diverse valute) con valore di riferimento al 2021. Per calcolare i valori nazionali, l&#8217;Ocse divide la massa salariale totale per il numero medio di impiegati dell&#8217;economia totale, che viene poi convertito in unità di full-time equivalenti (calcolati in base alle ore mediamente dichiarate da un impiegato full-time). Non sono disponibili i dati dell&#8217;Irlanda.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://data-explorer.oecd.org/vis?fs[0]=Topic%2C1%7CJobs%23JOB%23%7CEarnings%20and%20wages%23JOB_EW%23&amp;pg=0&amp;fc=Topic&amp;bp=true&amp;snb=10&amp;vw=tb&amp;df[ds]=dsDisseminateFinalDMZ&amp;df[id]=DSD_EARNINGS%40AV_AN_WAGE&amp;df[ag]=OECD.ELS.SAE&amp;df[vs]=1.0&amp;dq=SWE%2BESP%2BSVN%2BSVK%2BPRT%2BPOL%2BNLD%2BLUX%2BLTU%2BLVA%2BITA%2BHUN%2BGRC%2BDEU%2BFRA%2BFIN%2BEST%2BDNK%2BCZE%2BBEL%2BAUT..USD_PPP....&amp;pd=2019%2C2022&amp;ly[rw]=REF_AREA&amp;ly[cl]=TIME_PERIOD&amp;to[TIME_PERIOD]=false" target="_blank" rel="noopener">Ocse</a>                                                                <br>(consultati: martedì 23 Aprile 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/il-salario-medio-lussemburghese-e-tre-volte-quello-greco.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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<p>Il <strong>Lussemburgo</strong> è quindi il paese Ue con i salari medi annui più elevati: quasi 80mila dollari nel 2022. Seguono Belgio, Danimarca, Austria e Paesi Bassi con valori superiori ai 60mila dollari. Ultimi invece i paesi dell’Europa centro-orientale e meridionale, in particolare Grecia, Slovacchia e Ungheria con cifre inferiori ai 30mila dollari l’anno. L’Italia, con un valore pari a circa 45mila, è undicesima in Europa.</p>



<p>È importante sottolineare che le differenze salariali possono dipendere da numerosi fattori tra cui anche la prevalenza di lavoratori in specifici settori. Per esempio l&#8217;incidenza del lavoro nel settore tecnologico rispetto a quello manuale.</p>



<p>Il valore che l&#8217;Ocse utilizza per rilevare le differenze tra paesi sono i <strong>dollari convertiti in Ppps</strong> (<em>purchasing power parities</em>, una misura che permette di appianare le differenze tra diverse valute). Per calcolare i valori nazionali, l&#8217;organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico divide la massa salariale totale per il numero medio di impiegati dell’economia totale, che viene poi convertito in unità di full-time equivalenti (calcolati in base alle ore mediamente dichiarate da un impiegato full-time).</p>


<div id="in-12-paesi-su-21-i-salari-sono-diminuiti-tra-2019-e-2022" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">In oltre la metà degli stati Ue Ocse i salari sono in calo rispetto al periodo pre-pandemico</h3>



<p>I salari hanno subito l&#8217;impatto della pandemia e in molti casi sono diminuiti senza riuscire a ritornare ai livelli precedenti. <strong>Il calo più marcato si è verificato tra il 2021 e il 2022 </strong>e ha riguardato tutti gli stati Ue membri dell&#8217;Ocse tranne la Francia (+0,4%) e l&#8217;Ungheria, dove la situazione è rimasta invariata.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-12-stati-su-21-i-salari-sono-diminuiti-dopo-il-lockdown/">In 12 stati su 21 i salari sono diminuiti dopo il lockdown</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-12-stati-su-21-i-salari-sono-diminuiti-dopo-il-lockdown/">La variazione dei salari reali nei paesi Ue membri dell&#8217;Ocse, tra 2019 e 2022</a></h3>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_290190_tab3"><p>I dati si riferiscono alla variazione percentuale dei salari reali tra 2019 e 2022, nei paesi europei membri dell’Ocse (escludendo quindi Romania, Bulgaria, Croazia, Malta e Cipro). Il valore assoluto è in dollari convertiti in Ppps (purchasing power parities, una misura che permette di appianare le differenze tra diverse valute) con valore di riferimento al 2021. Non sono disponibili i dati dell’Irlanda.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://data-explorer.oecd.org/vis?fs[0]=Topic%2C1%7CJobs%23JOB%23%7CEarnings%20and%20wages%23JOB_EW%23&amp;pg=0&amp;fc=Topic&amp;bp=true&amp;snb=10&amp;vw=tb&amp;df[ds]=dsDisseminateFinalDMZ&amp;df[id]=DSD_EARNINGS%40AV_AN_WAGE&amp;df[ag]=OECD.ELS.SAE&amp;df[vs]=1.0&amp;dq=SWE%2BESP%2BSVN%2BSVK%2BPRT%2BPOL%2BNLD%2BLUX%2BLTU%2BLVA%2BITA%2BHUN%2BGRC%2BDEU%2BFRA%2BFIN%2BEST%2BDNK%2BCZE%2BBEL%2BAUT..USD_PPP....&amp;pd=2019%2C2022&amp;ly[rw]=REF_AREA&amp;ly[cl]=TIME_PERIOD&amp;to[TIME_PERIOD]=false" target="_blank" rel="noopener">Ocse</a>                                                                <br>(consultati: martedì 23 Aprile 2024)
                                        </p>
                </div>
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                </div>

                            </div>

			


<p><strong>In 12 dei 21 paesi europei membri dell’Ocse i salari reali sono diminuiti tra prima e dopo lo scoppio della pandemia</strong>. Il calo maggiore si è verificato in<strong> Repubblica Ceca</strong> (-7,2%), seguita dalla Grecia (-5,9%). Mentre l’aumento maggiore si è registrato in <strong>Lettonia</strong> (+6,8%) e Lussemburgo (5,3%). L’Italia è il quarto stato membro insieme ai Paesi Bassi con il calo più pronunciato.</p>


<div id="in-italia-sono-calati-del-34" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">-3,4% </span>il salario annuo medio italiano tra 2019 e 2022.</p>
			        </section>
		


<p>Nel nostro paese i salari medi lordi nel 2019 erano pari a 46.460 dollari a parità di potere d&#8217;acquisto, mentre nel 2022 il valore è sceso sotto i 45mila. A differenza della maggior parte degli altri paesi analizzati, in Italia il calo più marcato si è verificato tra 2019 e 2020, quando la variazione è stata pari al -4,8%.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/uomo-in-giacca-nera-che-si-arrampica-sul-muro-di-cemento-grigio-durante-il-giorno-j30Om-Gwmv0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Andras Adam</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-salari-non-sono-ancora-tornati-ai-livelli-pre-covid/">I salari non sono ancora tornati ai livelli pre-Covid</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I cambiamenti climatici sono una questione di classe</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-cambiamenti-climatici-sono-una-questione-di-classe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Apr 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=282514</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non tutti inquinano in modo uguale anche all'interno dei singoli paesi, dove sussistono differenze in base alla ricchezza detenuta. Questo è evidente anche in Europa, dove il 10% più ricco inquina quasi 6 volte rispetto al 50% meno abbiente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-cambiamenti-climatici-sono-una-questione-di-classe/">I cambiamenti climatici sono una questione di classe</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I cambiamenti climatici hanno un effetto devastante su tutti coloro che vi sono esposti, ma non tutti hanno la stessa capacità materiale per mettersi al riparo dagli eventi estremi e dal deterioramento dell&#8217;ambiente. Inoltre, non tutti partecipano nello stesso modo alle attività che li generano. <strong>Si parla spesso dei diversi contributi dei paesi</strong>, con i paesi più poveri che inquinano di meno ma ne risultano più sproporzionatamente colpiti, come abbiamo raccontato in un <a href="https://www.openpolis.it/il-costo-del-cambiamento-climatico-e-i-suoi-divari/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">recente approfondimento</a>. </p>



<p><strong>Tuttavia le differenze sussistono anche, e anzi soprattutto, tra classi sociali all&#8217;interno dei singoli stati</strong>. Come evidenzia il <em><a href="https://inequalitylab.world/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">world inequality lab</a></em>, un laboratorio di ricerca che studia le disuguaglianze, è questo il divario che più si è ampliato, a livello globale, negli ultimi decenni. Nel 2019 il 10% più ricco della popolazione era responsabile del 48% delle emissioni totali. In Europa le differenze sono meno marcate, ma in molti paesi le emissioni della fascia più ricca della popolazione sono in aumento. E anche l&#8217;Italia ha ancora molta strada da fare.</p>


<div id="le-differenze-di-emissioni-sussistono-non-solo-tra-diversi-paesi-ma-anche-tra-diverse-classi-sociali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le emissioni, una questione di classe</h3>



<p>Per rimanere entro il limite di +2 gradi centigradi stabilito dall&#8217;<a href="https://unfccc.int/most-requested/key-aspects-of-the-paris-agreement#:~:text=2)%20%E2%80%93%20The%20Paris%20Agreement%2C,the%20increase%20to%201.5%20degrees." target="_blank" rel="noreferrer noopener">accordo di Parigi</a>, <strong>le emissioni globali pro capite dovrebbero limitarsi a 3,4 tonnellate di anidride carbonica</strong>, da oggi fino al 2050. <strong>Attualmente però sono 6,6, circa il doppio</strong>. Lo evidenzia il <em>world inequality lab</em>, l&#8217;istituto di ricerca che da circa un decennio studia la disuguaglianze, tra paesi e all&#8217;interno dei singoli stati, analizzando anche le disuguaglianze di genere e climatiche, oltre a quelle economiche.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://wir2022.wid.world/www-site/uploads/2023/03/D_FINAL_WIL_RIM_RAPPORT_2303.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai al
<br><strong>world inequality report 2022</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Come riportato dall&#8217;istituto, si tratta di dati che vanno analizzati con attenzione. In primo luogo, esistono <strong>marcati divari tra paesi e aree del mondo</strong>. Per esempio le emissioni medie del continente africano sub-sahariano sono di appena 1,6 tonnellate per abitante, mentre nel nord America si arriva a una media di 20,8. Il che significa che un cittadino nord americano medio emette la Co2 equivalente di 13 cittadini dell&#8217;Africa sub-sahariana. <strong>Ma ancora maggiori rispetto alle differenze tra paesi sono quelle all&#8217;interno dei singoli paesi, tra i più e i meno abbienti</strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_a1b6af662af0dfba4fe5f64127bdd7c5" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le emissioni dello 0,01% sono 744 volte quello che dovrebbero essere per mantenere l&#8217;aumento delle temperature sotto i 2 gradi.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Globalmente il 10% più ricco</strong> (ovvero meno di 800 milioni di persone su quasi 8 miliardi) <strong>è responsabile della metà di tutte le emissioni</strong> di sostanze inquinanti nell&#8217;atmosfera. Mentre il 50% più povero contribuisce per il 12%. Si tratta di una <strong>piramide</strong> e pertanto se restringiamo ulteriormente il campo vediamo che l&#8217;1% più abbiente da solo è responsabile del 17% delle emissioni totali. E ancora, circa 770mila persone, lo <strong>0,01% più ricco</strong> della popolazione mondiale, emettono una quota pari al 3,9% delle emissioni globali. Ovvero più di 2.500 tonnellate di Co2 equivalente l&#8217;anno, contro una media, come abbiamo accennato, di 6,6. Oltre 700 volte quello che dovrebbero essere per mantenere l&#8217;aumento della temperatura al di sotto dei 2 gradi. Inoltre questo è il gruppo le cui emissioni sono più aumentate: nel 1990 erano circa la metà. Il 10% più ricco invece, che emette mediamente 31 tonnellate, dovrebbe ridurre il proprio contributo del 90%.</p>






<p><a href="https://www.oxfamnovib.nl/Files/rapporten/2023/Climate%20Equality_Oxfam_NOVEMBER%202023.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Oxfam</a> ha evidenziato tre principali ragioni per cui le persone più facoltose causano più inquinamento. In primis c&#8217;è lo stile di vita, caratterizzato da più comodità e lussi e quindi causa di maggiori emissioni. In secondo luogo ci sono gli investimenti che le persone più ricche fanno nelle industrie inquinanti e il loro interesse a mantenere lo status quo economico corrente. Infine, c&#8217;è il fatto che quest&#8217;ultimo si concretizza con influenze dirette sui media e sulla politica.</p>


<div id="in-europa-il-10-piu-ricco-della-popolazione-causa-57-volte-le-emissioni-del-50-meno-abbiente-2019" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">In molti stati europei le disuguaglianze climatiche continuano ad aumentare</h3>



<p>L&#8217;Europa è una delle zone nel mondo in cui i cittadini nel complesso emettono più sostanze inquinanti. Con <strong>9,7 tonnellate di Co2 equivalente pro capite</strong> nel 2019, è preceduta soltanto dagli Stati Uniti (20,8) e a pochissima distanza da Russia e Asia centrale (9,9). </p>



<p><strong>Il 10% più ricco della popolazione è responsabile dell&#8217;emissione di 29,2 tonnellate di Co2 equivalente, mentre il 50% più povero ne emette appena 5,1</strong>. Tra le varie zone, si tratta di quella che riporta il divario meno marcato: con un rapporto pari a 5,7. Molto più pronunciate le differenze nell&#8217;Africa sub-sahariana e in Medio oriente, dove i più abbienti causano quasi 15 volte le emissioni dei più poveri. Tuttavia, anche nel nostro continente c&#8217;è un divario evidente. Inoltre, in molti casi le disuguaglianze sono aumentate dal 1980 al 2019.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">9,7 tonnellate </span>di Co2 equivalente, le emissioni medie in Europa nel 2019.</p>
			        </section>
		

<div id="in-lussemburgo-le-emissioni-dei-piu-ricchi-sono-di-106-tonnellate-di-co2-equivalente-pro-capite-il-maggior-aumento-si-registra-a-malta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-e-cambiata-limpronta-carbonica-dei-piu-ricchi/">Come è cambiata l&#8217;impronta carbonica dei più ricchi</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-e-cambiata-limpronta-carbonica-dei-piu-ricchi/">La differenza delle emissioni causate dal 10% più ricco della popolazione dei paesi Ue, tra 1980 e 2019</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_289524_tab3"><p>L&#8217;impronta carbonica viene calcolata come tonnellate di Co2 equivalente pro capite, in un anno. La mappa indica il valore al 1980 e al 2019, per il 10% più ricco della popolazione, e il gradiente si riferisce alla differenza registrata dai paesi in questo periodo.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://wid.world/world/#lpfghg_p90p100_z/US;FR;DE;CN;ZA;GB;WO/2019/eu/k/p/yearly/l/false/1.6940000000000004/100/curve/false/country" target="_blank" rel="noopener">world inequality database</a>                                                                <br>(consultati: martedì 9 Aprile 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-289524"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-289524" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>Il <strong>Lussemburgo</strong> è lo stato in cui il 10% più ricco causa più emissioni: 106 tonnellate di Co2 equivalente pro capite. Seguono a distanza Belgio e Cipro, con oltre 40 tonnellate. Ultimi invece alcuni stati dell&#8217;Europa meridionale e orientale, in particolare Croazia, Grecia, Romania, Portogallo e Bulgaria, con meno di 20 tonnellate nel 2019.</p>



<p>In 14 paesi Ue l’impronta carbonica del 10% più ricco della popolazione è diminuita tra 1980 e 2019, mentre in uno (la Spagna) è rimasta invariata e in 12 (tra cui anche l’Italia) è aumentata. L’aumento maggiore lo hanno riportato <strong>Malta</strong> e <strong>Cipro</strong>, con rispettivamente +22,9 e +16,3 tonnellate di differenza in questi 40 anni. Molto pronunciato invece il calo nei paesi dell&#8217;Europa nord-occidentale, in particolare Germania, Paesi Bassi e Belgio.</p>


<div id="in-italia-limpronta-carbonica-dei-piu-abbienti-e-in-calo-rispetto-ai-valori-dei-primi-anni-2000-ma-e-maggiore-rispetto-ai-primi-anni-80" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La situazione italiana nel dettaglio</h3>



<p>Come accennato, l&#8217;Italia è purtroppo uno degli stati europei in cui l&#8217;impronta carbonica dei cittadini più ricchi è aumentata dal 1980 all&#8217;ultima rilevazione. Tuttavia, l&#8217;andamento è stato oscillante. </p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/limpronta-carbonica-dei-piu-ricchi-in-italia/">L&#8217;impronta carbonica dei più ricchi in Italia</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/limpronta-carbonica-dei-piu-ricchi-in-italia/">Le emissioni di Co2 equivalente del 10% più ricco della popolazione in Italia, tra 1980 e 2019</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/limpronta-carbonica-dei-piu-ricchi-in-italia/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/limpronta-carbonica-dei-piu-ricchi-in-italia.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/limpronta-carbonica-dei-piu-ricchi-in-italia/">L&#8217;impronta carbonica dei più ricchi in Italia &#8211; Le emissioni di Co2 equivalente del 10% più ricco della popolazione in Italia, tra 1980 e 2019</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_289767_tab3"><p>L&#8217;impronta carbonica viene calcolata in tonnellate di Co2 equivalente pro capite in un anno. Il grafico indica le emissioni causate dal 10% più ricco della popolazione italiana, tra 1980 e 2019.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://wid.world/world/#lpfghg_p90p100_z/US;FR;DE;CN;ZA;GB;WO/2019/eu/k/p/yearly/l/false/1.6940000000000004/100/curve/false/country" target="_blank" rel="noopener">world inequality database</a>                                                                <br>(consultati: martedì 9 Aprile 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/limpronta-carbonica-dei-piu-ricchi-in-italia.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-289767"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-289767" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>Le emissioni della fascia più ricca della popolazione in Italia sono progressivamente aumentate tra gli anni &#8217;80 e &#8217;90 fino a toccare un<strong> picco nei primi anni 2000</strong>, quando hanno raggiunto le 33,7 tonnellate di Co2 equivalente (nel 2004). Poi sono tornate a scendere, rimanendo relativamente stabili tra 2015 e 2019, tra le 23 e le 24 tonnellate pro capite. Tuttavia, <strong>ancora non siamo tornati ai bassi livelli dei primi anni ’80</strong>.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/porsche-911-bianca-parcheggiata-sulla-strada-vicino-alledificio-durante-il-giorno-E1ROxFVgWnI" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gaber Papp</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-cambiamenti-climatici-sono-una-questione-di-classe/">I cambiamenti climatici sono una questione di classe</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;impatto delle disparità economiche sulla condizione dei minori</title>
		<link>https://www.openpolis.it/limpatto-delle-disparita-economiche-sulla-condizione-dei-minori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Feb 2024 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=281843</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'Italia è uno dei paesi europei in cui le disuguaglianze di reddito sono più pronunciate. Un aspetto importante da considerare, anche alla luce di quanto la condizione economica familiare influenza le prospettive educative di bambini e bambine.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-delle-disparita-economiche-sulla-condizione-dei-minori/">L&#8217;impatto delle disparità economiche sulla condizione dei minori</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Disuguaglianze eccessive nella condizione di partenza delle famiglie portano spesso alla riproduzione di divari educativi, sociali ed economici vissuti da bambine e bambini. È questa dinamica che alimenta la trappola della povertà educativa. In questo quadro, diventa utile misurare anche l&#8217;incidenza delle disuguaglianze economiche, un aspetto oggetto di una recente&nbsp;<a href="https://www.bancaditalia.it/media/notizia/conti-distributivi-sulla-ricchezza-delle-famiglie-italiane-nuove-statistiche-trimestrali-della-banca-d-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pubblicazione</a>&nbsp;della banca d’Italia.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">46% </span>la ricchezza netta del paese posseduta dal 5% delle famiglie più ricche (2023).</p>
			        </section>
		


<p><strong>Sono dati che fanno comprendere l&#8217;importanza di monitorare le dinamiche legate alle disuguaglianze economiche, aspetti che caratterizzano l&#8217;Italia in modo importante rispetto al resto del continente europeo.</strong> Abbiamo già <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-ue-litalia-e-tra-i-paesi-con-minore-mobilita-sociale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondito</a> di come l&#8217;Italia sia uno dei paesi Ue con minore mobilità sociale, ovvero risulta più difficile per chi nasce in una famiglia povera il miglioramento della propria condizione economica rispetto ai genitori. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/quante-generazioni-per-raggiungere-il-reddito-medio-nei-paesi-ocse/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ocse</a> ha stimato che in Italia servono almeno 5 generazioni per arrivare al reddito medio se si nasce in un contesto di povertà, uno dei valori più alti tra i paesi Ocse.</p>






<p>Anche se non è l’unico fattore, dal momento che la povertà è un <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-cause-della-poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fenomeno multidimensionale</a> che va ben oltre le questioni strettamente monetarie, <strong>il reddito rimane uno degli aspetti più importanti da monitorare. </strong>Uno degli indici maggiormente utilizzati per comprendere al meglio queste dinamiche è l&#8217;indice di Gini, che considera le disuguaglianze proprio sul lato reddituale.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Questo numero può avere valori compresi tra 0% e 100%. Più è basso, più ci si avvicina a una situazione di perfetta uguaglianza in cui tutte le persone hanno il medesimo reddito. Più è alto invece più i redditi sono concentrati in un piccolo gruppo di persone. Se l’indice è pari a 100% significa che un’unica persona possiede tutto il reddito del gruppo considerato.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-lindice-di-gini/">
                &#8220;Cos&#8217;è l&#8217;indice di Gini&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		

<div id="nel-contesto-ue-litalia-e-uno-dei-paesi-con-piu-disuguaglianza-nei-redditi-lindice-di-gini-e-al-327-contro-una-media-ue-di-296" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Nel 2022 l&#8217;Italia riporta un indice di Gini pari al <strong>32,7%</strong>. Questo è il quarto valore all&#8217;interno dell&#8217;Unione europea nel suo complesso e supera la media comunitaria di circa 3 punti percentuali.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">29,6% </span>l&#8217;indice di Gini all&#8217;interno dei 27 paesi dell&#8217;Unione Europea (2022).</p>
			        </section>
		


<p>Per dare un riferimento, i paesi che si caratterizzano per un indice maggiore di quello italiano sono tutti nell&#8217;Europa orientale: Bulgaria (38,4%), Lituania (36,2%) e Lettonia (34,3%). A riportare invece i valori minori sono Belgio (24,9%), Repubblica Ceca (24,8%), Slovenia (23,1%) e Slovacchia (21,2%).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lindice-di-gini-italiano-e-tra-i-piu-alti-in-europa/">L&#8217;indice di Gini italiano è tra i più alti in Europa</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lindice-di-gini-italiano-e-tra-i-piu-alti-in-europa/">Indice di Gini nei paesi europei (2022)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
                    <div id="chart_282789_tab1" role="tab" aria-controls="chart_282789_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/lindice-di-gini-italiano-e-tra-i-piu-alti-in-europa/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/02/lindice-di-gini-italiano-e-tra-i-piu-alti-in-europa.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lindice-di-gini-italiano-e-tra-i-piu-alti-in-europa/">L&#8217;indice di Gini italiano è tra i più alti in Europa &#8211; Indice di Gini nei paesi europei (2022)</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_282789_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_282789_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_282789_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_282789_tab3"><p>Per misurare le differenze che sussistono tra i redditi percepiti, si utilizza l’indice di Gini. Questo numero può avere valori compresi tra 0% e 100%. Più è basso, più ci si avvicina a una situazione di perfetta uguaglianza in cui tutte le persone hanno il medesimo reddito. Più è alto invece più i redditi sono concentrati in un piccolo gruppo di persone.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br>(consultati: lunedì 22 Gennaio 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/02/lindice-di-gini-italiano-e-tra-i-piu-alti-in-europa.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-282789"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-282789" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;impatto delle disuguaglianze sulla condizione dei minori</h3>


<div id="le-disuguaglianze-hanno-un-impatto-anche-sulle-opportunita-per-i-minori" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Le disparità economiche hanno un impatto diretto anche sulle famiglie con figli. <strong>La distribuzione dei redditi è un aspetto cruciale se si pensa al fatto che per le famiglie con minori a carico siano necessarie più risorse economiche per poter arrivare a fine mese senza difficoltà.</strong> Stando alle rilevazioni campionarie di Istat, nel 2022 il 25,9% delle famiglie dichiarano che hanno bisogno di oltre duemila euro al mese per non trovarsi in condizione di difficoltà economica. Quota che sale al 30,4% per i nuclei monogenitoriali e al 39,4% per le coppie con figli.</p>


<div id="le-famiglie-con-figli-a-carico-hanno-bisogno-di-piu-risorse-per-arrivare-a-fine-mese" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>La presenza di figli è quindi una delle variabili che determina maggiormente il bisogno economico di una famiglia.</strong> Così come il loro numero. In coincidenza con gli ultimi dati Istat, che indicano come al crescere del numero di figli aumentino anche le risorse necessarie per poter mantenere la famiglia. Tra i nuclei con un unico figlio, il 35,9% indica come soglia minima indispensabile per arrivare a fine mese un reddito che va dai duemila euro in su. Con due figli, questa quota sale al 39,7%. Dai 3 figli in su, quasi la metà delle famiglie (43,6%) dichiara come necessari oltre duemila euro per arrivare a fine mese.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/perche-e-un-problema-se-le-famiglie-piu-povere-sono-quelle-con-piu-figli/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vuoi approfondire perché è un problema se le famiglie più povere sono quelle con più figli?
<br><strong>Vai all&#8217;articolo.</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>La difficoltà di arrivare a fine mese influisce anche su come una famiglia spende i propri soldi, favorendo le spese per i beni necessari per la sussistenza.</p>


<div id="nel-sud-17-famiglie-su-100-non-riescono-ad-acquistare-beni-per-la-scuola" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">1 su 100 </span>le famiglie italiane che dichiarano nel 2022 di non avere i soldi per i beni necessari per la scuola. (1,7 considerando solo il sud e 2,2 per le isole).</p>
			        </section>
		


<p>Va inoltre evidenziato che questi dati vanno presi con cautela perché potrebbero essere sottostimati, un fenomeno spesso sottolineato nella letteratura in materia. Può infatti essere difficile per una famiglia dichiarare di non poter provvedere per la vita dei propri figli, come viene evidenziato anche dall&#8217;Unicef.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>[&#8230;] ma dietro ogni statistica sulla deprivazione c&#8217;è un genitore che deve rispondere se sia in grado o no di permettere a suo figlio di “partecipare a gite ed eventi scolastici”, o di “invitare a casa degli amici per giocare e mangiare insieme”, oppure di avere “un posto tranquillo con spazio e luce a sufficienza per fare i compiti”</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.datocms-assets.com/30196/1607612028-reportcard101.pdf" target="_blank">&#8211; Unicef, Misurare la povertà tra bambini e adolescenti (2011)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>In questo quadro, la disparità educativa è un elemento cruciale. Povertà educativa ed economica si influenzano a vicenda, diminuendo le possibilità di bambini e ragazzi di usufruire a pieno di tutte le opportunità di apprendimento. </p>



<p><strong>L&#8217;istruzione ha quindi un ruolo cruciale per favorire migliori condizioni economiche e lavorative future e attivare meccanismi di mobilità sociale.</strong> Garantire un apprendimento di qualità a tutti non soltanto interrompe questa tendenza, ingiusta per i minori e per le loro famiglie, ma consente anche di ridurre gli effetti economici e sociali negativi che si creano all&#8217;interno di una comunità.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/perche-listruzione-equa-e-il-primo-strumento-di-giustizia-sociale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Approfondisci
<br><strong>Perché l’istruzione equa è il primo strumento di giustizia sociale</strong></a>.</p>
        </section>
		




<div id="strillo-testo-block_28f772ee2307ca9cc1ab1e0b11ae2ee5" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Dalle dichiarazioni Irpef si capisce dove si concentrano i redditi più bassi.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Per avere un quadro più chiaro di queste dinamiche, è essenziale poter mappare la situazione delle famiglie a livello locale, con alcuni indicatori come la concentrazione dei redditi più bassi. Questi hanno però alcune controindicazioni. <strong>I dati analizzati fanno riferimento alle dichiarazioni Irpef, comprendendo tutte quelle persone che dichiarano un reddito imponibile.</strong> A causa però di fenomeni di <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-evasione-elusione-e-frode-fiscale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">evasione fiscale</a>, la condizione familiare reale potrebbe non essere quella dichiarata a fini fiscali quindi bisogna considerare il dato con cautela. Inoltre, è doveroso puntualizzare che il reddito è soltanto uno dei fattori economici che vanno presi in considerazione in relazione all&#8217;ambito della povertà educativa. Infatti, oltre al flusso di entrate, è importante considerare anche la ricchezza di una famiglia, ovvero ciò che possiede, come per esempio l&#8217;abitazione. Tenendo presenti questi aspetti, la concentrazione di contribuenti a basso reddito è comunque un indicatore che consente di monitorare alcune tendenze.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">27,4% </span>la quota di dichiaranti con reddito tra 0 e 10mila euro (2021).</p>
			        </section>
		

<div id="persistono-le-disparita-nei-redditi-a-livello-comunale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Il primo elemento che emerge, come prevedibile, è la <strong>differenza tra nord e sud del paese. </strong>Nell&#8217;area del mezzogiorno, la quota di persone con reddito compreso tra 0 e 10mila euro si attesta al 36,5%, contro il 26,6% del centro, il 22,3% del nord-est e il 22,1% del nord-ovest.</p>



<p>È la <strong>Calabria</strong> la regione con la maggior quota di dichiaranti con redditi bassi (<strong>41,5%</strong>). Seguono altre tre regioni del sud: Sicilia (37,8%), Campania (36,7%) e Puglia (36,5%). Sono invece minori in Piemonte (22,2%), Lombardia (21,4%) e Emilia-Romagna (21,2%).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-crotone-e-vibo-valentia-la-quota-maggiore-di-contribuenti-con-basso-reddito/">A Crotone e Vibo Valentia la quota maggiore di contribuenti con basso reddito</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-crotone-e-vibo-valentia-la-quota-maggiore-di-contribuenti-con-basso-reddito/">Percentuale di contribuenti che hanno dichiarato un reddito complessivo da 0 a 10.000 euro (2021)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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			        			                                <div id="chart_282941_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_282941_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_282941_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_282941_tab3"><p>La mappa è stata elaborata dalle informazioni sulle dichiarazioni dei redditi effettuate nel 2021, relative all’anno d’imposta 2020. Comprende tutti i redditi provenienti dalle dichiarazioni Irpef.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati ministero dell&#8217;economia e delle finanze                                                                <br>(pubblicati: giovedì 20 Aprile 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/02/a-crotone-e-vibo-valentia-la-quota-maggiore-di-contribuenti-con-basso-reddito.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-282941"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-282941" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/a-crotone-e-vibo-valentia-la-quota-maggiore-di-contribuenti-con-basso-reddito/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                </div>

                            </div>

			


<p>A livello provinciale, <strong>Crotone</strong> è la zona con le percentuali più alte (<strong>44,38%</strong>) seguita da Vibo Valentia (43,1%), Cosenza (42,6%) e Agrigento (42,1%). Sono invece caratterizzate dall&#8217;incidenza più bassa le aree di Monza e della Brianza (19,6%), di Lodi (19,2%) e di Bologna (19%). Per quel che riguarda invece i capoluoghi, i valori più alti sono riportati dai tre comuni della provincia di Barletta-Andria-Trani. In particolare, Andria (40,8%), Barletta (40,2%) e Trani (38,3%). Più bassi invece a Modena (19,4%), Belluno (18,9%) e Lodi (18,8%).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati comunali, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Irpef+2021/abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Irpef+2021/basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Irpef+2021/calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Irpef+2021/campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Irpef+2021/emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Irpef+2021/friuli_venezia_giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Irpef+2021/lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Irpef+2021/liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Irpef+2021/lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Irpef+2021/marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Irpef+2021/molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Irpef+2021/piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Irpef+2021/puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Irpef+2021/sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Irpef+2021/sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Irpef+2021/toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Irpef+2021/trentino_alto_adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Irpef+2021/umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Irpef+2021/valle_daosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d&#8217;Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Irpef+2021/veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Irpef+2021/totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell&#8217;Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l&#8217;impresa sociale Con i Bambini nell&#8217;ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell&#8217;articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l&#8217;obiettivo di creare un&#8217;unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. Le fonti dei dati sulle competenze sono Invalsi e Istat (statistiche sperimentali).</p>



<p>Foto credit:&nbsp;<a href="https://unsplash.com/it/foto/cinque-matite-marroni-T-GjUWPW-oI" target="_blank" rel="noreferrer noopener">David Pennington</a> Unsplash &#8211;&nbsp;<a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-delle-disparita-economiche-sulla-condizione-dei-minori/">L&#8217;impatto delle disparità economiche sulla condizione dei minori</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia è tra i paesi Ue con i divari di reddito più ampi</title>
		<link>https://www.openpolis.it/litalia-e-tra-i-paesi-ue-con-i-divari-di-reddito-piu-ampi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jan 2024 09:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=283776</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le disuguaglianze economiche sono tutt'altro che in calo e l'Ue non costituisce un'eccezione. Tra i paesi più popolosi, l'Italia è quello dove l'1% più ricco detiene la quota più elevata di reddito nazionale e dove dal 1980 è più aumentato l'accentramento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-tra-i-paesi-ue-con-i-divari-di-reddito-piu-ampi/">L&#8217;Italia è tra i paesi Ue con i divari di reddito più ampi</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Globalmente le disuguaglianze sono tutt&#8217;altro che in calo, anzi tendono ad aumentare. Come evidenzia un recente <a href="https://oi-files-d8-prod.s3.eu-west-2.amazonaws.com/s3fs-public/2024-01/Davos%202024%20Report-%20English.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">report</a> di Oxfam, le 5 persone più ricche del mondo hanno raddoppiato le proprie fortune dal 2020, mentre 4,8 miliardi di persone (ben più della metà della popolazione) sono più povere oggi rispetto al 2019. Purtroppo nemmeno l&#8217;Europa costituisce un&#8217;eccezione a questa allarmante dinamica.</p>



<p><strong>Nonostante l&#8217;aumento della ricchezza complessiva infatti non tutte le persone hanno migliorato le proprie condizioni materiali di vita</strong>. Soprattutto se consideriamo la questione in termini relativi, ovvero qual è lo stato della distribuzione delle risorse economiche all&#8217;interno di un singolo paese, tra le varie classi sociali. </p>






<p>Il&nbsp;<em><a href="https://inequalitylab.world/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">world inequality lab</a></em>,&nbsp;un laboratorio di ricerca che studia il fenomeno della disuguaglianza sia tra paesi che all’interno dei paesi stessi, mostra come le disparità nella ripartizione sia del reddito che delle ricchezze sia in realtà aumentata.</p>



<p>In un recente <a href="https://www.openpolis.it/le-disuguaglianze-economiche-sono-ancora-presenti-in-europa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondimento</a> abbiamo raccontato come il 10% più benestante possieda più un terzo della ricchezza nazionale (mediamente, il 35,5%). Se ci avviciniamo ulteriormente agli estremi emergono dati ancora più preoccupanti. <strong>Nel 2022 l&#8217;1% più ricco della popolazione europea deteneva l&#8217;11,4% del reddito totale</strong> e l&#8217;Italia era il sesto paese dell&#8217;Unione con il divario più ampio.</p>


<div id="l1-piu-ricco-in-europa-detiene-mediamente-l114-del-reddito-nazionale-2022" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le disuguaglianze di reddito nei paesi dell&#8217;Ue</h3>



<p>Nonostante le disuguaglianze nella distribuzione siano marcate a livello di <strong>ricchezza</strong>, in questo approfondimento ci concentriamo sul <strong>reddito</strong>. Il&nbsp;<em>world inequality lab</em>&nbsp;opera anche questa rilevazione, determinando la quota di reddito nazionale posseduta dall’1% più ricco.</p>



<p>Con reddito nazionale si intende la somma di tutti i redditi percepiti dagli individui residenti nel paese nel corso dell&#8217;anno di riferimento. Sono comprese due tipologie di reddito: quella derivante dal lavoro (i salari) e quella derivante dalla ricchezza individuale (interessi e dividendi).</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>National income is the sum of all incomes received by individuals residents in a given country over a year. Incomes takes various forms and we typically distinguish two broad sources: incomes stemming from individuals’ labor (e.g. wages or salaries) and incomes stemming from individuals’ wealth (e.g. interest and dividends).</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://wir2022.wid.world/www-site/uploads/2023/03/D_FINAL_WIL_RIM_RAPPORT_2303.pdf" target="_blank">&#8211; world inequality report</a>
									            </div>
        </section>
		

<div id="litalia-e-il-sesto-paese-con-il-valore-piu-alto-136" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">18,7% </span>del reddito nazionale è nelle mani dell&#8217;1% più ricco, in Bulgaria (2022).</p>
			        </section>
		

            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-bulgaria-e-danimarca-l1-detiene-quasi-un-quinto-del-reddito-nazionale/">In Bulgaria e Danimarca l&#8217;1% detiene quasi un quinto del reddito nazionale</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-bulgaria-e-danimarca-l1-detiene-quasi-un-quinto-del-reddito-nazionale/">Quanto possiede l&#8217;1% più ricco della popolazione di reddito nazionale, negli stati membri (2022)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_283121_tab3"><p>I dati si riferiscono alla quota del reddito nazionale (ovvero Pil meno consumo di capitale fisso più reddito estero netto) detenuta dall&#8217;1% più ricco della popolazione.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://wid.world/world/#sptinc_p99p100_z/US;FR;DE;CN;ZA;GB;WO/last/eu/k/p/yearly/s/false/3.7/40/curve/false/country" target="_blank" rel="noopener">world inequality database</a>                                                                <br>(consultati: lunedì 22 Gennaio 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-283121"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Bulgaria</strong> e <strong>Danimarca</strong> sono i due paesi dove l&#8217;1% più ricco detiene la quota maggiore del reddito nazionale, con rispettivamente il 18,7% e il 18,6%. Percentuali inferiori all&#8217;8% si riscontrano invece in Repubblica Ceca, Belgio e Slovacchia. <strong>L&#8217;Italia, con il 13,6%, è il sesto paese con per ampiezza del divario</strong>. </p>


<div id="laccentramento-del-reddito-e-aumentato-in-22-paesi-membri-su-27" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le risorse si concentrano sempre di più</h3>



<p>Mediamente negli anni la quota di reddito nelle mani delle persone più ricche è lievemente aumentata. <strong>Il picco è stato toccato nel 2007</strong>, quando il valore si è attestato al 12,6%. Solo in 5 paesi si è invece registrato un calo: Austria, Spagna, Cipro, Belgio e Lussemburgo. </p>


<div id="strillo-testo-block_2cab09eb48b333f99924fee36f6e0677" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>I maggiori aumenti si sono registrati nell&#8217;ex blocco sovietico e in Scandinavia.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Gli incrementi maggiori, dagli anni ’80 a oggi, hanno invece interessato i <strong>paesi dell&#8217;ex blocco sovietico</strong>, che hanno adottato in tempi più recenti il libero mercato. In <strong>Bulgaria</strong> (il paese che registra anche il divario più pronunciato) la quota è aumentata di oltre 15 punti percentuali, passando dal 3% nel 1980 al 19% nel 2022. Anche in Estonia la quota è cresciuta di 10 punti. Notevoli anche i casi di alcuni <strong>paesi scandinavi</strong>: la <strong>Danimarca</strong> (seconda dopo la Bulgaria per entità del divario) registra un aumento di 12 punti percentuali e la Svezia di 7. </p>



<p>D&#8217;altronde anche l&#8217;Italia, al pari di Ungheria e Lituania, ha visto un aumento pari a 7 punti percentuali. Si tratta del dato più elevato tra i paesi più popolosi dell&#8217;Ue (Francia, Germania e Spagna). Inoltre, per l&#8217;Italia stessa, si tratta del record assoluto.</p>


<div id="tra-i-grandi-paesi-ue-la-situazione-italiana-e-la-peggiore" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-maggiore-accentramento-nelle-mani-di-pochi-si-e-verificato-in-italia/">Il maggiore accentramento nelle mani di pochi si è verificato in Italia</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-maggiore-accentramento-nelle-mani-di-pochi-si-e-verificato-in-italia/">Quanto, del reddito nazionale, è posseduto dall&#8217;1% più ricco della popolazione, negli stati membri più popolosi (1980-2022)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/il-maggiore-accentramento-nelle-mani-di-pochi-si-e-verificato-in-italia/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/01/il-maggiore-accentramento-nelle-mani-di-pochi-si-e-verificato-in-italia.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-maggiore-accentramento-nelle-mani-di-pochi-si-e-verificato-in-italia/">Il maggiore accentramento nelle mani di pochi si è verificato in Italia &#8211; Quanto, del reddito nazionale, è posseduto dall&#8217;1% più ricco della popolazione, negli stati membri più popolosi (1980-2022)</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_283123_tab3"><p>I dati si riferiscono alla quota di reddito nazionale detenuto dall&#8217;1% di popolazione più ricca dei paesi europei più popolosi, nel corso degli ultimi 42 anni.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://wid.world/world/#sptinc_p99p100_z/US;FR;DE;CN;ZA;GB;WO/last/eu/k/p/yearly/s/false/3.7/40/curve/false/country" target="_blank" rel="noopener">world inequality database</a>                                                                <br>(consultati: lunedì 22 Gennaio 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-283123"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>L’Italia è, tra i principali stati membri dell’Ue, quello che riporta il divario più ampio (l’1% detiene il 13,6% di tutto il reddito nazionale) e anche quello che ha registrato il più marcato accentramento delle ricchezze: +7,4 punti percentuali tra 1980 e 2022. In entrambi i casi, segue la Francia. </p>



<p>Mentre la Spagna ha visto un miglioramento graduale e la Germania un accentramento marcato fino al 2020, cui poi è seguito un netto calo. In Italia e Francia si è verificata la dinamica contraria e l&#8217;aumento più pronunciato si è registrato proprio dopo il 2020.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/nave-da-crociera-bianca-e-blu-sul-mare-blu-durante-il-giorno-MRVazFxfm50" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Claudio Poggio</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-tra-i-paesi-ue-con-i-divari-di-reddito-piu-ampi/">L&#8217;Italia è tra i paesi Ue con i divari di reddito più ampi</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le disuguaglianze economiche sono ancora presenti in Europa</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-disuguaglianze-economiche-sono-ancora-presenti-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Nov 2023 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=276068</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le disparità si possono vedere sia in termini di reddito che di ricchezza. Le seconde sono più ampie delle prime.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-disuguaglianze-economiche-sono-ancora-presenti-in-europa/">Le disuguaglianze economiche sono ancora presenti in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Situazioni di povertà incidono sulle possibilità del singolo individuo ma questo aspetto va visto nel quadro più grande delle disuguaglianze economiche.</strong> Alti livelli di disparità non incentivano la formazione personale, frenano la mobilità economica e sociale e, di conseguenza, la crescita economica di uno stato. Inoltre hanno effetti anche sulla tenuta sociale di una comunità: aumentando incertezza e vulnerabilità, viene compromessa la fiducia nelle istituzioni e nei governi, con conseguente rischio di tensioni sociali e conflitti.</p>



<p>Si tratta di aspetti messi in evidenza, tra gli altri, anche dalle <a href="https://unric.org/it/un75-i-grandi-temi-disuguaglianza-come-colmare-il-divario/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nazioni unite</a>, che analizzano la questione in un&#8217;ottica globale. Si sta parlando però di un fenomeno che assume diverse forme e può variare in maniera significativa tra i paesi.</p>






<h3 class="wp-block-heading">Misurare le disparità economiche</h3>



<p>I valori medi di un territorio sono molto utili per comprendere il quadro generale ma è importante anche capire la distribuzione tra la popolazione. Inoltre, parlare di disuguaglianze significa considerare non soltanto le entrate ma anche ciò che un individuo possiede. Stando al <a href="https://wir2022.wid.world/executive-summary/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">world inequality report</a>, le differenze tra i <strong>redditi</strong> sono piuttosto pronunciate: nel 2021, globalmente, il 10% dei più ricchi ha il 52% del reddito disponibile mentre la metà più povera si ferma all&#8217;8,5%. Se si va ad analizzare la <strong>ricchezza</strong>, questa divergenza si inasprisce ulteriormente.</p>


<div id="le-disparita-economiche-si-analizzano-in-termini-di-reddito-e-ricchezza" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_781020a41805b5db2536602888b701c3" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le disuguaglianze economiche si vedono sia dal lato dei redditi che della ricchezza.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Per &#8220;ricchezza&#8221; si intende ciò di cui una persona dispone, sia in termini finanziari che non finanziari. Sono quindi inclusi non soltanto i depositi, le obbligazioni oppure le azioni ma anche abitazioni e terreni. In questo caso, il 50% più povero del mondo detiene il 2% del totale mentre chi rientra nel 10% più ricco ne ha il 76%. Si tratta di una differenza di più di 70 punti percentuali.</p>



<p>Concentrandosi su questo ultimo aspetto, <strong>le differenze sono andate riducendosi all&#8217;interno delle nazioni occidentali durante lo scorso secolo. È però importante notare che la metà della popolazione ha sempre detenuto percentuali basse</strong>, tra il 2% e il 7%. Per capire lo stato attuale in Europa, è interessante mettere a confronto i due gruppi demografici.</p>


<div id="in-3-paesi-europei-la-meta-della-popolazione-piu-povera-ha-piu-debiti-che-ricchezza" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-3-paesi-europei-la-meta-piu-povera-della-popolazione-ha-piu-debiti/">In 3 paesi europei la metà più povera della popolazione ha più debiti</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-3-paesi-europei-la-meta-piu-povera-della-popolazione-ha-piu-debiti/">Quota di ricchezza detenuta dal 50% inferiore e dal 10% superiore della popolazione (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-3-paesi-europei-la-meta-piu-povera-della-popolazione-ha-piu-debiti/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/11/in-3-paesi-europei-la-meta-piu-povera-della-popolazione-ha-piu-debiti.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-3-paesi-europei-la-meta-piu-povera-della-popolazione-ha-piu-debiti/">In 3 paesi europei la metà più povera della popolazione ha più debiti &#8211; Quota di ricchezza detenuta dal 50% inferiore e dal 10% superiore della popolazione (2021)</a></div>
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			        			                                <div id="chart_277894_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_277894_tabpanel3"
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                             aria-labelledby="chart_277894_tab3"><p class="pinfo">L&#8217;indice utilizzato è la ricchezza personale netta, considerato sia per il 50% della popolazione con la ricchezza minore che dal 10% della popolazione con la ricchezza maggiore. Si calcola considerando il totale patrimoniale includendo sia elementi finanziari che non finanziari (come ad esempio abitazioni e terreni) e si sottraggono i debiti. Si considerano le persone con almeno 20 anni di età e l&#8217;unità di misura è rappresentata dall&#8217;individuo, anche se nelle coppie le risorse sono divise equamente tra i due membri.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://wid.world/world/#sptinc_p90p100_z/US;FR;DE;CN;ZA;GB;WO/last/eu/k/p/yearly/s/false/24.722500000000004/80/curve/false/country" target="_blank" rel="noopener">Wid</a>                                                                <br>(consultati: lunedì 20 Novembre 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/11/in-3-paesi-europei-la-meta-piu-povera-della-popolazione-ha-piu-debiti.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-277894"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>Se si considera il 50% inferiore della popolazione, il paese in cui il gruppo detiene più ricchezza è <strong>Malta</strong> (10,37%) seguito da Paesi Bassi (9%) e Belgio (7,46%). Ci sono invece tre stati in cui i valori sono negativi: Polonia (-0,73%), Grecia (-1,84%) e Irlanda (-3,38%). In questi casi, i debiti registrati da questo gruppo di persone superano il patrimonio. Se si analizza invece il 10% superiore, i paesi con la quota maggiore sono Ungheria (67,26%), Estonia (66,42%) e Cipro (66,38%). Valori minori invece in Danimarca (50,74%), Slovacchia (49,72%) e Paesi Bassi (47,89%).</p>



<p>Questo significa che c&#8217;è un accentramento delle ricchezze nelle mani di poche persone. La polarizzazione è ancora più forte quando a valori alti corrispondono valori bassi o addirittura negativi nel caso della fascia più povera. Questa differenza oscilla tra i 70 punti percentuali registrati in Irlanda e i 39 dei Paesi Bassi.</p>


<div id="in-italia-tra-2000-e-2002-aumentano-i-divari-tra-ricchi-e-poveri" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-nei-primi-anni-duemila-la-ricchezza-detenuta-dai-piu-poveri-e-in-calo-mentre-aumenta-quella-dei-piu-ricchi/">In Italia nei primi anni duemila la ricchezza detenuta dai più poveri è in calo mentre aumenta quella dei più ricchi</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-nei-primi-anni-duemila-la-ricchezza-detenuta-dai-piu-poveri-e-in-calo-mentre-aumenta-quella-dei-piu-ricchi/">Andamento della quota di ricchezza nel 50% inferiore e del 10% superiore della popolazione per quattro paesi europei (2000-2021)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_277923_tab3"><p>L&#8217;indice utilizzato è la ricchezza personale netta, considerato sia per il 50% della popolazione con la ricchezza minore che dal 10% della popolazione con la ricchezza maggiore. Si calcola considerando il totale patrimoniale includendo sia elementi finanziari che non finanziari (come ad esempio abitazioni e terreni) e si sottraggono i debiti. Si considerano le persone con almeno 20 anni di età e l&#8217;unità di misura è rappresentata dall&#8217;individuo, anche se nelle coppie le risorse sono divise equamente tra i due membri. Gli assi verticali sono differenti tra i due grafici.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://wid.world/world/#sptinc_p90p100_z/US;FR;DE;CN;ZA;GB;WO/last/eu/k/p/yearly/s/false/24.722500000000004/80/curve/false/country" target="_blank" rel="noopener">Wid</a>                                                                <br>(consultati: lunedì 20 Novembre 2023)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-277923"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Per quel che riguarda chi detiene meno ricchezza, la percentuale si è stabilizzata dal 2014 in poi per tutti i paesi considerati, aspetto che si può rilevare anche nel 10% superiore. Ci sono però stati dei cambiamenti negli anni precedenti<strong>. Se si considera l&#8217;Italia, tra il 2000 e il 2002 la popolazione più povera ha visto calare la propria quota di circa 2 punti percentuali.</strong> Al contrario, è aumentata di 11 punti percentuali tra i più ricchi. Sempre mantenendosi su questo ultimo gruppo, si vedono andamenti particolarmente diversi negli anni successivi. In particolare, la quota è aumentata in Germania dal 2003 (56,94%) fino al 2008 (60,52%) e poi è diminuita fino al 2012. Andamento differente in Italia: nel 2004 si vede un picco (59,73%) a cui segue un calo fino al 2008 (54,61%). La percentuale si è poi alzata fino al 2012 (59,48%).</p>


<div id="le-disparita-economiche-incidono-anche-su-altri-aspetti-sociali-e-ambientali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_1b0892c61d6a1a27fa128cd9d0a307cb" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le disparità economiche si possono ripercuotere anche su altri aspetti.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Analizzare le disuguaglianze economiche permette di comprendere meglio anche altri aspetti. </strong>Considerando la questione a livello globale, vi è una differenza in termini di ricchezza e povertà sull&#8217;impatto che gli individui hanno sull&#8217;ambiente. In generale, il 10% di chi inquina di più è responsabile del 50% delle emissioni mentre la metà più bassa ne produce il 12%. Non è soltanto una questione legata alla ricchezza di un paese, dal momento che nei singoli stati ci sono fasce di popolazione che emettono di più rispetto ad altre. Per esempio, sempre secondo il <a href="https://wir2022.wid.world/executive-summary/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">world inequality report</a>, il 50% più povero della popolazione europea è già vicino ai target 2030 individuati per i paesi più ricchi se si esprimono in termini pro capite. La metà più ricca invece risulta essere più distante.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/photo-en-niveaux-de-gris-dun-homme-avec-des-sacs-de-magasin-en-passant-devant-un-mendiant-assis-sur-un-trottoir-Skhc2Bm7J4s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Max Böhme</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-disuguaglianze-economiche-sono-ancora-presenti-in-europa/">Le disuguaglianze economiche sono ancora presenti in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I paesi europei in cui si lavora troppo</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-in-cui-si-lavora-troppo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jun 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=251825</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli orari di lavoro eccessivi ledono la salute psicofisica, la sicurezza e il diritto al tempo libero dei lavoratori. Sono ancora molti i paesi in cui i cittadini lavorano troppo, e i divari esistono su più piani: da paese a paese, tra uomini e donne e tra categorie di lavoratori.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È&nbsp;importante che le persone non lavorino troppo<strong>. Gli orari di lavoro eccessivi hanno effetti negativi sulla salute psicofisica dei lavoratori</strong> e minano la loro sicurezza. Senza contare che impediscono loro di trascorrere sufficiente tempo in autonomia, per sviluppare la propria socialità, trascorrere tempo con la propria famiglia e soddisfare i propri interessi culturali e intellettuali. </p>



<p>Inoltre <strong>diversi stati europei negli ultimi anni hanno iniziato a condurre esperimenti per ridurre il numero di ore o di giornate di lavoro</strong>. In <a href="https://www.independent.co.uk/news/world/europe/sweden-introduces-six-hour-work-day-a6674646.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Svezia</a> per esempio già dal 2015 è stata introdotta la giornata lavorativa di 6 ore. Mentre vari paesi tra cui Belgio, Germania e Spagna hanno adottato la settimana di 4 giorni. Nonostante si tratti di un dibattito ancora aperto, sembrerebbe che <strong>lavorare meno sia benefico non solo per i lavoratori stessi ma anche per la loro produttività</strong>, che ne risulta incrementata.</p>






<p>Tuttavia, nonostante il fatto che l&#8217;Europa sia privilegiata rispetto al resto del mondo da questo punto di vista, <strong>sono ancora molti i cittadini dell&#8217;Unione che lavorano troppo</strong>. Si può osservare anche una grande frammentazione a livello nazionale e regionale, all&#8217;interno dei singoli paesi. Segno che esistono ancora disuguaglianze significative: non sono infatti i paesi più benestanti quelli in cui si lavora di più, ma il contrario. Inoltre sussistono anche disparità interne, tra chi lavora poco e chi tanto.</p>


<div id="nel-2022-mediamente-i-cittadini-ue-lavorano-362-ore-alla-settimana" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Quanto lavorano in media i cittadini europei</h3>



<p>Mediamente in Europa gli occupati (con cui si intende sia i dipendenti che gli autonomi, con dipendenti o meno, part-time e full-time) lavorano<strong> in media 36,2 ore alla settimana</strong>. Tra dipendenti e autonomi c&#8217;è una differenza: i primi ne lavorano mediamente 35,3, i secondi 41,7. Lo stesso, anzi con un divario più marcato, si può chiaramente osservare anche tra lavoratori a tempo pieno e a tempo parziale. I primi registrano un valore di 44,5 ore e i secondi di 20,3 (pesano meno perché nel complesso sono meno numerosi).</p>



<p>Sia a livello nazionale che regionale in Europa si rilevano<strong> notevoli differenze</strong> per quanto riguarda l&#8217;impegno lavorativo settimanale.</p>


<div id="sono-forti-le-differenze-da-stato-a-stato-in-grecia-si-lavorano-397-ore-nei-paesi-bassi-311" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-greche-le-regioni-in-cui-si-lavora-di-piu-ogni-settimana/">Sono greche le regioni in cui si lavora di più ogni settimana</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-greche-le-regioni-in-cui-si-lavora-di-piu-ogni-settimana/">Le ore lavorative settimanali nelle regioni Ue (2022)</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_258575_tab3"><p>I dati provengono dal rilevamento sulla forza lavoro (<em>Labour force survey</em>) di Eurostat e si riferiscono al numero di ore lavorative settimanali dei cittadini occupati, nelle regioni Ue.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/LFST_R_LFE2EHOUR__custom_6322958/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(pubblicati: giovedì 27 Aprile 2023)
                                        </p>
                </div>
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                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Sono tutte greche le regioni in cui si lavorano più ore ogni settimana</strong>. Cifre elevate si riscontrano anche in alcune regioni della Polonia, della Romania e della Bulgaria, ma anche in Alentejo (Portogallo), in due regioni ceche e in una slovacca. La cifra più bassa invece si registra nella<strong> regione olandese di Groningen</strong>, la quale riporta una media settimanale di 29,9 ore. Oltre 16 di differenza rispetto alle isole Ionie, in Grecia, che con 46,2 ore di lavoro a settimana detengono il record europeo.</p>



<p><strong>A livello nazionale è quindi la Grecia il paese Ue in cui si lavora di più, con una media di 39,7 ore alla settimana</strong>. Seguono Romania, Polonia e Bulgaria, tutte sopra le 39. Agli ultimi posti i <strong>Paesi Bassi</strong> con appena 31,1, seguita a una certa distanza da Danimarca e Austria, che riportano rispettivamente una media di 33,6 e 33,7. Con 36,2 ore lavorative, l&#8217;Italia è esattamente in linea con la media dell&#8217;Ue.</p>


<div id="mediamente-le-donne-lavorano-51-ore-in-meno-rispetto-agli-uomini" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>La Grecia sale poi a una media di 41,7 ore settimanali se si isolano gli occupati di genere maschile, con una differenza di quasi 5 ore rispetto alle donne (36,9). Una differenza che risulta essere in linea con la media europea. </p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">5,1 ore </span>la differenza di genere di impegno lavorativo settimanale, mediamente in Ue (2022).</p>
			        </section>
		


<p>Le settimane lavorative più lunghe per le donne si registrano in Romania (39,2) e in Bulgaria (39). Questi sono anche i due paesi con il divario di genere più contenuto (meno di un&#8217;ora a settimana di differenza). I divari più ampi si registrano invece nei Paesi Bassi (8,2 ore settimanali), in Austria (7,7), in Germania (7,6) e in Irlanda (7,1). L&#8217;Italia, con 6,8 ore alla settimana di differenza, è al quinto posto tra i paesi membri.</p>


<div id="in-grecia-il-126-degli-occupati-lavora-troppo-piu-di-48-ore-alla-settimana" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Quanti europei lavorano troppo</h3>



<p>In <a href="https://europa.eu/youreurope/business/human-resources/working-hours-holiday-leave/working-hours/index_en.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Europa</a>, a parte in alcuni specifici settori (sanitario, protezione civile, industrie che non possono essere interrotte per ragioni tecniche e agricoltura),<strong> l&#8217;orario di lavoro settimanale non dovrebbe superare le 48 ore</strong>.</p>



<p>Tuttavia sono ancora molti i cittadini europei che superano regolarmente questo limite, un fenomeno fortemente lesivo della salute psico-fisica.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-grecia-il-126-delle-persone-lavora-piu-di-48-ore-alla-settimana/">In Grecia il 12,6% delle persone lavora più di 48 ore alla settimana</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-grecia-il-126-delle-persone-lavora-piu-di-48-ore-alla-settimana/">La quota di intervistati che hanno dichiarato di lavorare più di 48 ore a settimana nei paesi Ue (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                    </div>
			        			                                <div id="chart_258294_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_258294_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_258294_tab3"><p>I dati si riferiscono alla quota di persone occupate che nell&#8217;ambito del rilevamento sulla forza lavoro (<em>Labour force survey</em>) di Eurostat hanno dichiarato di lavorare 49 ore o più alla settimana.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/LFSA_QOE_3A2__custom_5984558/bookmark/table?lang=en&amp;bookmarkId=5054a79e-599a-4501-94fd-4381359f83ef" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(pubblicati: giovedì 27 Aprile 2023)
                                        </p>
                </div>
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                </div>

                            </div>

			


<p>La <strong>Grecia</strong> è il primo paese Ue per quota di occupati che dichiarano di lavorare più di 48 ore alla settimana (12,6%). Seguono la Francia (10,2%) e Cipro (9,7%). Bulgaria e Lituania riportano invece un dato inferiore all&#8217;1%.</p>


<div id="in-italia-la-situazione-e-polarizzata-mentre-in-bulgaria-e-piuttosto-omogenea" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_6abf2f00ef9694c57f207a167d81974a" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>In Italia sembra esserci una polarizzazione tra chi lavora molto e chi poco.</p>
			        </section>
		</div>



<p>L’Italia, con il 9,4%, è al quarto posto insieme al Portogallo. È&nbsp;interessante notare come in Italia ci sia in questo senso una differenza: a livello di ore medie, il dato non è particolarmente elevato e anzi del tutto in linea con la media dell&#8217;Unione, mentre risulta elevata, rispetto alla media, la quota di occupati che lavorano &#8220;troppo&#8221;. Considerato che all&#8217;interno del rilevamento sulla forza lavoro Eurostat ottiene dichiarazioni, più affidabili di altri tipi di dati per quanto riguarda il sommerso, <strong>sembra esserci nel nostro paese una certa polarizzazione</strong>. <strong>Mediamente orari &#8220;normali&#8221;, ma un gruppo consistente di persone supera il numero di ore considerate consone</strong>. Il che vuol dire che gli altri occupati hanno orari molto meno impegnativi. O che c&#8217;è un&#8217;ampia parte della popolazione che lavora part-time.</p>



<p>Al contrario in un paese come la Bulgaria, al quarto posto in Ue per ore lavorative medie (38,6), la quota di persone che superano il limite è molto basso, indice di una forte omogeneizzazione da questo punto di vista.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/4I0NZ27uKQE" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Brook Cagle</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-in-cui-si-lavora-troppo/">I paesi europei in cui si lavora troppo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I divari di reddito in Europa e in Italia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-divari-di-reddito-in-europa-e-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Apr 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=243463</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai all’approfondimento&#160;In Italia e in altri paesi Ue sono aumentati i divari di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai all’approfondimento&nbsp;<strong><a href="https://www.openpolis.it/in-italia-e-in-altri-paesi-ue-sono-aumentati-i-divari-di-reddito/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">In Italia e in altri paesi Ue sono aumentati i divari di reddito</a></strong>.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano
<br><strong>Ascolta tutti i podcast su radio radicale</strong></a>.</p>
        </section>
		




        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">30,1%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0">il valore dell&#8217;indice di Gini in Ue nel 2021. Si tratta del principale indicatore con cui si misurano le disuguaglianze a livello di distribuzione di reddito: più alto è il valore, maggiori sono i divari. Rispetto a 10 anni prima, il valore è diminuito di appena 0,3 punti percentuali e nel corso del decennio ha subito variazioni minime, oscillando tra il 30,9% (nel 2014) e il 30% (nel 2020). <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-e-in-altri-paesi-ue-sono-aumentati-i-divari-di-reddito/" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo</a>.</p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">39,7%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0">il dato più elevato d&#8217;Europa, riportato dalla Bulgaria. Seguono Lettonia e Lituania con cifre superiori al 35%. Mentre agli ultimi posti si trovano Slovacchia, Slovenia, Belgio e Repubblica Ceca, con valori inferiori al 25%. L&#8217;Italia, con il 32,9%, è il settimo paese Ue con il coefficiente di Gini più elevato, di 2,8 punti percentuali al di sopra della media Ue. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-11-stati-ue-le-disuguaglianze-di-reddito-sono-aumentate/" target="_blank" rel="noopener">Vai alla mappa</a>.</p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">11</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0">gli stati membri dell&#8217;Ue in cui il valore del coefficiente di Gini è aumentato nel corso dell&#8217;ultimo decennio. Prima tra tutte la Bulgaria (+6,1 punti percentuali), seguita da Malta (+4,1 punti), Lituania (+3,4) e Germania (+2,9). L&#8217;Italia è uno dei paesi che ha registrato un incremento, passando dal 32,4% nel 2012 al 32,9% nel 2021 (+0,5 punti percentuali). <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-e-in-altri-paesi-ue-sono-aumentati-i-divari-di-reddito/#il-coefficiente-di-gini-e-aumentato-in-11-stati-ue-su-27-negli-ultimi-10-anni" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo</a>.</p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">11,9 milioni</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0">le persone che nel 2021 in Italia dichiarano di guadagnare meno di 10mila euro lordi l&#8217;anno. Costituiscono quasi il 30% di tutti i contribuenti. Altri 10,9 milioni riportano guadagni compresi tra i 10mila e i 20mila euro, prima di ogni detrazione fiscale. Questo significa che il 57% degli italiani guadagna meno di 20mila euro annui. Si tratta di dati che però non tengono conto dell&#8217;evasione fiscale e del lavoro sommerso. <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-e-in-altri-paesi-ue-sono-aumentati-i-divari-di-reddito/#in-italia-piu-della-meta-dei-contribuenti-dichiara-di-guadagnare-meno-di-20mila-euro-lordi-lanno" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo</a>.</p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">1,2%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0">i contribuenti che dichiarano guadagni superiori ai 100mila euro annui, sempre nel 2021. Anche in Italia, come in molti altri stati Ue, i redditi non risultano equamente distribuiti e l&#8217;immagine che emerge dai dati disponibili è quella di un paese in cui la maggior parte delle persone ha un reddito relativamente basso, mentre una minoranza molto ristretta riporta guadagni significativamente più alti rispetto alla media. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-30-dei-contribuenti-in-italia-dichiara-di-guadagnare-meno-di-10mila-euro-lanno/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico</a>.</p>
			        </section>
		


<h3 class="wp-block-heading">Ascolta il nostro podcast su radio radicale</h3>


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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Italia e in altri paesi Ue sono aumentati i divari di reddito</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-italia-e-in-altri-paesi-ue-sono-aumentati-i-divari-di-reddito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Apr 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=238571</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nonostante le condizioni materiali siano mediamente migliorate, la disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza sono rimaste pressoché invariate in Europa. L'Italia non costituisce un'eccezione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-e-in-altri-paesi-ue-sono-aumentati-i-divari-di-reddito/">In Italia e in altri paesi Ue sono aumentati i divari di reddito</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La ricchezza aumenta e le condizioni di vita migliorano. Tuttavia questo progresso non è distribuito equamente né tra i vari paesi che compongono l&#8217;Unione europea né, al loro interno, tra le diverse classi socio-economiche. Se in alcuni stati membri la situazione è migliorata, in altri si è verificato un marcato peggioramento, e <strong>nel complesso la situazione dell&#8217;Ue è rimasta sostanzialmente invariata</strong>. </p>



<p><strong>Lo stesso si può dire dell&#8217;Italia</strong>, dove oggi è ancora visibile una marcata divisione tra una maggioranza di persone che dichiara di guadagnare poco (meno di 20mila euro lordi l&#8217;anno) e una minoranza che afferma di guadagnare molto (poco più dell&#8217;1% dei cittadini guadagna più di 100mila euro l&#8217;anno).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le disuguaglianze sono ancora un problema in Europa</h3>



<p>Le disuguaglianze a livello economico possono essere definite da diversi fattori. Per esempio il <strong>reddito</strong> oppure il <strong>capitale</strong> accumulato ereditato per via familiare, o ancora le proprietà immobili. Il principale indicatore della disuguaglianza si riferisce alla distribuzione del reddito all&#8217;interno di una società: si tratta dell&#8217;<strong>indice di Gini</strong>. Esso indica le differenze tra i redditi percepiti.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Per misurare le differenze che sussistono tra i redditi percepiti, si utilizza l’indice di Gini.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-lindice-di-gini/">
                &#8220;Cos&#8217;è l&#8217;indice di Gini&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p><strong>Tale indicatore può avere valori compresi tra 0% e 100%.&nbsp;</strong>Più è basso, più ci si avvicina a una situazione di perfetta uguaglianza in cui tutte le persone hanno il medesimo reddito. Più è alto invece più i redditi sono concentrati in un piccolo gruppo di persone. Se l’indice è pari a 100% significa che un’unica persona possiede tutto il reddito del gruppo considerato.</p>





<div id="in-europa-gli-stipendi-piu-bassi-sono-cresciuti-poco-e-lentamente-rispetto-a-quelli-alti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Come riporta la <a href="https://thedocs.worldbank.org/en/doc/319381520461242480-0080022018/original/EUIGReportUnderstandingchangesinInequality.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">banca mondiale</a>, in Europa mediamente i salari sono aumentati e le condizioni di vita sono migliorate nel corso degli ultimi decenni. Tuttavia ciò non ha comportato un parallelo appianamento delle disuguaglianze tra i cittadini. Soprattutto a partire dalla <strong>crisi finanziaria del 2008</strong>. Questo fenomeno si manifesta in particolare attraverso l&#8217;aumento relativo degli stipendi più alti e il calo di quelli più bassi, in alcuni stati come quelli dell&#8217;Europa centro-orientale. Altrove, gli stipendi bassi sono comunque aumentati poco e lentamente rispetto a quelli medi e alti. </p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/quanto-guadagnano-in-media-i-cittadini-europei/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi
<br><strong>Quanto guadagnano in media i cittadini europei</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>A questo si aggiunge il fatto che<strong> il capitale e le ricchezze si sono progressivamente concentrate all&#8217;interno di un numero minore di persone</strong>, in particolare negli stati più ricchi. Questi due fenomeni entrano in una dinamica di <strong>circolo vizioso</strong>, condizionandosi a vicenda. Il <strong>Covid</strong> ha dato poi un ulteriore contributo, penalizzando soprattutto i paesi economicamente più fragili e, all&#8217;interno dei singoli stati, le persone più vulnerabili o con le situazioni lavorative più difficili.</p>



<p>Certo si tratta di una dinamica che non ha riguardato soltanto l&#8217;Europa e che anzi ha colpito l&#8217;Europa in misura minore rispetto ad altri paesi ricchi e sviluppati come gli Stati Uniti.</p>


<div id="strillo-testo-block_d978145fc6f628a4eb8f684d4a5e2ec9" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le disuguaglianze nella ricchezza sono lesive dei valori democratici.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Tuttavia la stagnazione se non l&#8217;incremento delle disuguaglianze pone una serie di problemi. Per esempio la questione di come <strong>alcuni meccanismi del nostro sistema economico ledano i valori democratici</strong>. A maggior ragione se consideriamo che, se non verranno implementate specifiche politiche per affrontare questo problema, esso è destinato ad aumentare. O almeno a lasciare alle proprie spalle pesanti strascichi e conseguenze. Infatti i bambini che nascono in contesti svantaggiati hanno meno opportunità nella vita, e quindi le disuguaglianze economiche sono in tutto e per tutto un circolo vizioso.</p>


<div id="il-coefficiente-di-gini-e-aumentato-in-11-stati-ue-su-27-negli-ultimi-10-anni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La distribuzione del reddito nei paesi Ue</h3>



<p>Come accennato, il principale indicatore per misurare le disuguaglianze è il coefficiente di Gini. <strong>Mediamente in Europa il valore si attesta al 30,1% nel 2021</strong>, con un calo molto lieve rispetto a 10 anni prima.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">-0,3 punti percentuali </span>il coefficiente di Gini in Ue tra 2012 e 2021.</p>
			        </section>
		


<p>Analizziamo i dati relativi ai paesi membri, per vedere quanto la ricchezza risulta equamente distribuita nei vari contesti nazionali, e se la situazione è cambiata negli ultimi anni.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-11-stati-ue-le-disuguaglianze-di-reddito-sono-aumentate/">In 11 stati Ue le disuguaglianze di reddito sono aumentate</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-11-stati-ue-le-disuguaglianze-di-reddito-sono-aumentate/">Il coefficiente di Gini nei paesi Ue nel 2012 e nel 2021</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-11-stati-ue-le-disuguaglianze-di-reddito-sono-aumentate/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/04/in-11-stati-ue-le-disuguaglianze-di-reddito-sono-aumentate.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-11-stati-ue-le-disuguaglianze-di-reddito-sono-aumentate/">In 11 stati Ue le disuguaglianze di reddito sono aumentate &#8211; Il coefficiente di Gini nei paesi Ue nel 2012 e nel 2021</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_240822_tab3"><p>Il dato rappresenta l’indice di Gini calcolato per i vari paesi dell’Unione europea. Si tratta di una misura della disuguaglianza dei redditi. Più è alto il valore, maggiore è la concentrazione dei redditi in un gruppo ristretto di persone. Non è disponibile il dato della Slovacchia per l’anno considerato (è usato quello del 2020).</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ILC_DI12/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(pubblicati: venerdì 3 Marzo 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/04/in-11-stati-ue-le-disuguaglianze-di-reddito-sono-aumentate.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-240822"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Dei 27 paesi membri dell&#8217;Ue, in 11 l&#8217;indice di Gini è aumentato negli ultimi 10 anni. Tra questi anche l&#8217;Italia (+0,5 punti percentuali). L&#8217;aumento più marcato si è registrato in <strong>Bulgaria</strong> (+6,1 punti percentuali). Mentre il calo maggiore si è verificato in Slovacchia (-4,4, dove però il dato più recente è relativo al 2020) e in Polonia (-4,1).</p>


<div id="il-dato-piu-elevato-si-registra-in-bulgaria-397" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Nel complesso, <strong>nel 2021 il dato più alto è quello bulgaro che sfiora il 40%</strong>. Seguito da quello della Lettonia e della Lituania (al di sopra del 35%). Mentre il più basso è quello slovacco (21%). <strong>L&#8217;Italia è da questo punto di vista lievemente al di sopra della media Ue (30,1%), attestandosi, nel 2021, al 33%</strong>.</p>


<div id="in-italia-piu-della-meta-dei-contribuenti-dichiara-di-guadagnare-meno-di-20mila-euro-lordi-lanno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">In Italia i redditi sono ancora distribuiti in modo diseguale</h3>



<p>Come accennato, l&#8217;Italia ha un coefficiente di Gini leggermente superiore alla media Ue, che, come in vari altri stati membri, è lievemente aumentato nel corso dell&#8217;ultimo decennio. </p>



<p>Anche analizzando i <strong>dati relativi alle dichiarazioni dei redditi </strong>forniti dal <a href="https://www1.finanze.gov.it/finanze/analisi_stat/public/index.php?opendata=yes" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ministero dell&#8217;economia e delle finanze</a>, si può constatare che<strong> nel nostro paese gli stipendi sono molto lontani dall&#8217;essere equamente distribuiti</strong>. Sono ancora molti infatti i contribuenti che guadagnano meno di mille euro lordi al mese, prima di qualsiasi detrazione fiscale. E oltre la metà di tutti i contribuenti che dichiarano il proprio reddito non arriva comunque a 20mila euro annui.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">57% </span>dei contribuenti in Italia dichiara di guadagnare meno di 20mila euro lordi l&#8217;anno.</p>
			        </section>
		

            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-30-dei-contribuenti-in-italia-dichiara-di-guadagnare-meno-di-10mila-euro-lanno/">Il 30% dei contribuenti in Italia dichiara di guadagnare meno di 10mila euro l&#8217;anno</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-30-dei-contribuenti-in-italia-dichiara-di-guadagnare-meno-di-10mila-euro-lanno/">Le classi di reddito in Italia, per numero di contribuenti (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_241496_tab3"><p>I dati si riferiscono ai redditi complessivi, divisi per fasce. Non sono considerati i redditi inferiori allo 0, che comprendono circa 1 milione di persone. Non ci sono correzioni per il lavoro informale o sommerso.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www1.finanze.gov.it/finanze/analisi_stat/public/index.php?opendata=yes" target="_blank" rel="noopener">Mef</a>                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 13 Aprile 2022)
                                        </p>
                </div>
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<div id="quasi-12-milioni-di-persone-guadagnano-meno-di-10mila-euro-annui" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>La fascia più rappresentata è quella dei redditi compresi tra i 10mila e i 20mila euro l&#8217;anno. Tuttavia sono<strong> quasi 12 milioni gli italiani che guadagnano meno di 10mila euro l&#8217;anno, il 29,6% del totale</strong>. </p>



<p>Mentre <strong>meno del 3% di tutti i contribuenti guadagna più di 70mila euro</strong>, una quota che arriva poco sopra l&#8217;1% nel caso di chi dichiara più di 100mila euro (meno di mezzo di milione di persone in tutto il paese). Oltre 1 milione di persone afferma di guadagnare zero o addirittura di avere un reddito negativo.</p>



<p>Si tratta comunque di <strong>dati che vanno considerati con attenzione</strong>, in quanto si riferiscono esclusivamente al reddito dichiarato e quindi non tengono conto di fenomeni come il lavoro in nero o l&#8217;evasione fiscale o la sotto-dichiarazione, e in generale tutto ciò che avviene nell&#8217;ambito dell&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-leconomia-non-osservata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">economia sommersa</a>, che le istituzioni non riescono a rilevare e che da sola ha registrato un valore pari a 203 miliardi di euro nel 2019.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/kyeJW1zRH0I" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Elyse Chia</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-e-in-altri-paesi-ue-sono-aumentati-i-divari-di-reddito/">In Italia e in altri paesi Ue sono aumentati i divari di reddito</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ancora molti cittadini europei affrontano difficoltà economiche</title>
		<link>https://www.openpolis.it/ancora-molti-cittadini-europei-affrontano-difficolta-economiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=226885</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con deprivazione materiale e sociale si intende la difficoltà ad affrontare una serie di spese considerate importanti per condurre una vita dignitosa. In Europa ancora quasi il 12% delle persone affronta difficoltà di questo genere, ma la situazione sta gradualmente migliorando.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/ancora-molti-cittadini-europei-affrontano-difficolta-economiche/">Ancora molti cittadini europei affrontano difficoltà economiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nonostante la sua ricchezza relativamente al contesto globale, l&#8217;Europa lotta ancora con la povertà. Ci sono vari modi per misurare la difficoltà economica e le disuguaglianze materiali all&#8217;interno della società. Uno di questi è la <strong>deprivazione materiale</strong>, con cui si intende la difficoltà ad affrontare <strong>una serie di spese che servono a garantire un tenore di vita dignitoso</strong>.</p>


<div id="con-deprivazione-materiale-si-intende-la-difficolta-ad-affrontare-una-serie-di-spese-desiderabili-per-vivere-dignitosamente" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Cosa si intende con deprivazione materiale e sociale</h3>



<p>L&#8217;ufficio statistico dell&#8217;Unione europea (<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Glossary:Material_deprivation&amp;action=statexp-seat&amp;lang=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a>) la definisce come uno <strong>stato di difficoltà economica</strong>, identificabile con l&#8217;incapacità forzata (piuttosto che una scelta) di affrontare  <strong>spese impreviste</strong>, di concedersi una vacanza fuori casa di una settimana ogni anno, un pasto con carne, pollo o pesce ogni due giorni, il riscaldamento adeguato della propria abitazione, o beni durevoli come una lavatrice, una televisione a colori, un telefono o un&#8217;auto. O ancora di affrontare i<strong> ritardi nei pagamenti</strong>, quali ipoteca o affitto, bollette di utenze, rate di acquisto o altri pagamenti di prestiti. </p>



<p>A queste voci se ne aggiungono altre a livello individuale, che indicano anche una <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Glossary:Severe_material_and_social_deprivation_rate_(SMSD)&amp;action=statexp-seat&amp;lang=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">deprivazione di tipo sociale</a>, tra cui il disporre di tempo per delle attività ricreative, avere vestiti in buono stato e una connessione internet. Eurostat considera queste due variabili nel loro insieme, come &#8220;deprivazione materiale e sociale&#8221;.</p>



<p>La deprivazione indica quindi l&#8217;incapacità di permettersi alcune <strong>voci considerate dalla maggior parte delle persone come desiderabili o addirittura necessarie per condurre una vita adeguata</strong>. L&#8217;indicatore individua soltanto le persone che non possono permettersi tali beni o servizi, escludendo quindi quelle che non lo hanno per scelta, perché non lo desiderano o perché non ne sentono il bisogno. </p>



<p>Eurostat distingue poi un grado di deprivazione materiale &#8220;grave&#8221;, ovvero quando il nucleo familiare non può permettersi 4 o più delle voci di spesa elencate sopra. Tre sono sufficienti per considerare il nucleo in stato di deprivazione.</p>


<div id="strillo-testo-block_d686cb6493d93082990709a2488b0bd7" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Quando si prolunga nel tempo, la deprivazione materiale è detta &#8220;persistente&#8221;.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Infine, tale condizione può essere valutata in base alla sua persistenza nel tempo, il che può indicare un problema di tipo strutturale. Il calcolo del <strong>tasso di deprivazione materiale persistente</strong> richiede uno strumento longitudinale, attraverso il quale le persone sono seguite nell&#8217;arco di quattro anni. Rientrano in tale gruppo le famiglie i cui membri non riescono ad affrontare le spese nell&#8217;anno corrente e in almeno due dei tre anni precedenti alla rilevazione.</p>


<div id="nel-2021-e-in-stato-di-deprivazione-materiale-e-sociale-l119-dei-cittadini-ue-nel-2014-la-quota-arrivava-al-20" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Quante persone in Europa convivono con difficoltà economiche</h3>



<p>Sono ancora molte le persone che affrontano quotidianamente difficoltà economiche, in Europa. Parliamo di quasi il 12% della popolazione dell&#8217;Unione &#8211; un dato che tuttavia negli anni si è fortemente ridotto. <strong>La quota si è praticamente dimezzata rispetto al 2014, quando si attestava al 20%</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">11,9% </span>della popolazione Ue è in condizioni di deprivazione (2021).</p>
			        </section>
		


<p>Di questi, <strong>il 6,3% si trovano in condizioni di deprivazione economica e sociale grave, per un totale di circa 27 milioni di persone</strong>.</p>


<div id="il-dato-piu-elevato-e-quello-della-romania-oltre-un-terzo-dei-cittadini" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-un-terzo-dei-rumeni-vive-in-stato-di-deprivazione/">Oltre un terzo dei romeni vive in stato di deprivazione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-un-terzo-dei-rumeni-vive-in-stato-di-deprivazione/">La quota di persone in condizioni di deprivazione materiale nei paesi Ue (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_231167_tab3"><p>I dati vengono dal sondaggio Eu statistics on income and living conditions (Eu-Silc). Con &#8220;deprivazione materiale&#8221; si intende l&#8217;incapacità di un nucleo familiare di pagare, nell&#8217;anno in corso e in almeno due dei tre anni precedenti alla rilevazione, tre delle seguenti voci: affitto, mutuo o bollette; riscaldamento della propria abitazione; spese impreviste; pasti proteici regolari; vacanze; televisore; lavatrice; automobile; telefono. Si parla invece di &#8220;deprivazione materiale grave&#8221; quando le voci sono almeno quattro. Con &#8220;deprivazione sociale&#8221; si intende invece la difficoltà ad avere una connessione a internet; a sostituire abiti usurati con altri nuovi; ad avere due paia di scarpe adeguatamente montate (compresa una coppia di scarpe in ogni condizione atmosferica); a spendere una piccola somma di denaro ogni settimana per sé; a svolgere regolarmente attività ricreative; a incontrarsi con amici/familiari per una bevanda/un pasto almeno una volta al mese.</p>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ILC_MDSD07__custom_4731364/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 1 Febbraio 2023)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-231167"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-231167" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                            </div>

			


<p>La <strong>Romania</strong> è il primo paese Ue per quota di cittadini in condizioni di deprivazione materiale (34,5%, il 23,1% grave). Seguono Bulgaria (30,4%) e Grecia (29,2%). In Italia la quota si attesta all&#8217;11,3%, leggermente al di sotto della media europea. Ultime invece Svezia e Finlandia con cifre inferiori al 4%.</p>



<p><strong>In tre paesi membri (Svezia, Finlandia e Spagna) il numero di persone in stato di deprivazione grave è aumentato</strong>. Una tendenza che appare particolarmente marcata in Svezia, dove si è passati da circa 98mila persone nel 2015 a 140mila nel 2021 (con un aumento pari a quasi il 43%). <strong>In tutti gli altri stati invece il numero è calato</strong>. Mediamente del 33,8%. Soprattutto nei paesi dell&#8217;Europa centrale e orientale si registrano le cifre più notevoli. In Lettonia, Cipro, Polonia, Slovenia e Croazia la riduzione ha superato il 60%.</p>


<div id="in-italia-la-quota-di-persone-in-condizioni-di-deprivazione-e-diminuita-di-circa-12-punti-percentuali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Per quanto riguarda il nostro paese, siamo passati da un totale di 7,4 milioni di persone in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale nel 2015 a 4,5 nel 2021</strong>. <strong>Un calo pari a circa il 53%</strong>.</p>



<p>Vediamo la situazione complessiva (senza distinguere in base alla gravità della condizione di deprivazione), tra i grandi paesi Ue.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-i-grandi-paesi-ue-litalia-ha-registrato-il-miglioramento-piu-marcato/">Tra i grandi paesi Ue l&#8217;Italia ha registrato il miglioramento più marcato</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-i-grandi-paesi-ue-litalia-ha-registrato-il-miglioramento-piu-marcato/">La quota di cittadini in condizioni di deprivazione materiale nei grandi paesi Ue tra 2014 e 2021</a></h3>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_231181_tab3"><p>I dati vengono dal sondaggio Eu statistics on income and living conditions (Eu-Silc). Con “deprivazione materiale” si intende l’incapacità di un nucleo familiare di pagare, nell’anno in corso e in almeno due dei tre anni precedenti alla rilevazione, tre delle seguenti voci: affitto, mutuo o bollette; riscaldamento della propria abitazione; spese impreviste; pasti proteici regolari; vacanze; televisore; lavatrice; automobile; telefono. Con &#8220;deprivazione sociale&#8221; si intende invece la difficoltà ad avere una connessione a internet; a sostituire abiti usurati con altri nuovi; ad avere due paia di scarpe adeguatamente montate (compresa una coppia di scarpe in ogni condizione atmosferica); a spendere una piccola somma di denaro ogni settimana per sé; a svolgere regolarmente attività ricreative; a incontrarsi con amici/familiari per una bevanda/un pasto almeno una volta al mese.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ILC_MDSD07__custom_4731364/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 1 Febbraio 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/tra-i-grandi-paesi-ue-litalia-ha-registrato-il-miglioramento-piu-marcato.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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<p><strong>In tutti i più grandi stati dell&#8217;Ue il numero di persone in condizioni di deprivazione materiale è diminuito negli anni</strong>. Tuttavia il miglioramento è stato meno evidente in Francia (meno di 3 punti percentuali di differenza in 7 anni) e in Germania (-3,5). In <strong>Italia</strong> invece si può notare una forte riduzione, pari a quasi 12 punti percentuali tra 2014 e 2021. Ovviamente è importante in questo senso tenere conto del fatto che nel 2014 perdurava ancora la crisi economica.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/IdD7HB87CdA" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Christelle Hayek</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/ancora-molti-cittadini-europei-affrontano-difficolta-economiche/">Ancora molti cittadini europei affrontano difficoltà economiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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