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	<title>Disparità di genere Archivi - Openpolis</title>
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		<title>Le misure del Pnrr per la parità di genere</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-misure-del-pnrr-per-la-parita-di-genere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=308652</guid>

					<description><![CDATA[<p>Era una delle 3 "priorità trasversali" del piano tuttavia nel tempo è uscita dal dibattito pubblico, sacrificata dalla necessità di accelerare la realizzazione dei progetti finanziati. Come mostrano i dati di Anac, la clausola del 30% di assunzioni per donne spesso non è stata rispettata. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-misure-del-pnrr-per-la-parita-di-genere/">Le misure del Pnrr per la parità di genere</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La <strong>parità di genere</strong> rappresenta una delle cosiddette <strong>priorità trasversali</strong> del <strong>piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr). Per questo motivo nel piano italiano sono presenti diverse misure considerate in grado di produrre effetti sull’occupazione femminile, sulla conciliazione tra vita e lavoro e sull’accesso ai servizi. Secondo le ricognizioni ufficiali, sono decine gli interventi del Pnrr associati, in misura più o meno marcata, all’obiettivo di ridurre i divari di genere.</p>



<p>Nel corso dell’attuazione del piano, tuttavia, il <strong>tema sembra essere progressivamente uscito dal dibattito pubblico</strong>. La necessità di accelerare la spesa e rispettare i tempi concordati con le istituzioni Ue infatti ha finito spesso per spostare l’attenzione sulla realizzazione materiale delle opere e sul rispetto delle <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-milestone-e-i-target-del-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scadenze</a>. Una dinamica che emerge anche da una <a href="https://www.anticorruzione.it/-/cs.21.04.2026.relazione.anac" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazione</a> dell’<strong>Autorità nazionale anticorruzione</strong> (Anac) sulle clausole sociali previste dal Pnrr.</p>



<p>L’articolo 47 del <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2021;77~art8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto legge 77/2021</a> stabilisce infatti che le imprese aggiudicatarie di contratti finanziati dal piano debbano riservare <strong>almeno il 30% delle nuove assunzioni a donne e giovani under 36</strong>. I dati tuttavia mostrano un’applicazione molto parziale di questo principio, anche a causa dell&#8217;alto numero di possibili <strong>deroghe</strong> previste dalla normativa. </p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">7,3% </span>le procedure Pnrr che hanno previsto clausole per incentivare la parità di genere e l’assunzione di giovani nel 2025.</p>
			        </section>
		


<p>In questo articolo analizzeremo innanzitutto il quadro generale delle misure considerate rilevanti per la parità di genere e il loro stato di avanzamento. Successivamente ci concentreremo su due investimenti che richiamano esplicitamente l’obiettivo di aumentare la partecipazione femminile al mercato del lavoro: la <strong>creazione di imprese femminili</strong> e il <strong>sistema di certificazione della parità di genere</strong>. Infine approfondiremo il tema delle <strong>case della comunità</strong>, strutture territoriali finanziate dal piano che, tra i servizi offerti alla cittadinanza, possono includere anche consultori e percorsi di supporto per le donne vittime di violenza.</p>


<div id="sono-56-le-misure-del-pnrr-che-possono-essere-associate-in-maniera-piu-o-meno-diretta-alla-parita-di-genere-il-valore-totale-degli-investimenti-e-di-oltre-98-miliardi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Il Pnrr e la parità di genere, uno sguardo d&#8217;insieme</h3>



<p>La parità di genere è una delle tre priorità trasversali individuate nella definizione del piano, insieme a giovani e riequilibrio territoriale. Per questo motivo, una parte molto ampia degli investimenti finanziati è stata ricondotta, direttamente o indirettamente, anche all’obiettivo di ridurre i divari tra uomini e donne.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/countdown-pnrr-cosa-accadra-il-30-giugno-2026/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche
<br><strong>Countdown Pnrr, cosa accadrà il 30 giugno</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Sulla base delle informazioni disponibili sono state individuate <strong>56 misure considerate rilevanti</strong> sotto questo profilo, per un valore complessivo di circa <strong>98,4 miliardi di euro</strong>. I progetti finanziati di cui sono disponibili dati di dettaglio sono quasi 100mila (99.749). Al 31 dicembre 2025, le risorse effettivamente spese rappresentavano mediamente il <strong>45,5%</strong> del totale previsto. Una quota ancora limitata considerando che il piano entra ora nella sua fase conclusiva.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/individuate-56-misure-del-pnrr-che-dovrebbero-concorrere-alla-parita-di-genere/">Individuate 56 misure del Pnrr che dovrebbero concorrere alla parità di genere</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/individuate-56-misure-del-pnrr-che-dovrebbero-concorrere-alla-parita-di-genere/">L&#8217;elenco completo degli investimenti del Pnrr che intervengono in maniera diretta o indiretta sulla parità di genere</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_308640_tab3"><p>Le misure presenti in tabella sono state individuate basandosi sulle indicazioni contenute sul portale Italia domani nella sezione dedicata alla parità di genere, alla sezione riguardante il medesimo tema presente sul <a href="https://temi.camera.it/leg19/pnrr/priorita/OCD52-9/parita-genere.html" target="_blank" rel="noopener">sito</a> della camera dei deputati e a una <a href="https://www.corteconti.it/Download?id=7c438424-a7db-4a5f-99a0-3e55c2875447" target="_blank" rel="noopener">relazione</a> della Corte dei conti pubblicata nel maggio 2024. Non sono disponibili i dati riguardanti i progetti finanziati nell&#8217;ambito delle misure <span data-sheets-root="1">Transizione 4.0 e Rafforzamento dell&#8217;ecobonus per l&#8217;efficienza energetica. Per maggiori informazioni vai <a href="https://www.openpolis.it/e-online-la-versione-aggiornata-di-openpnrr/" target="_blank" rel="noopener">qui</a>.</span></p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su da <a href="https://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noopener">OpenPNRR</a> e <a href="https://www.italiadomani.gov.it/content/sogei-ng/it/it/il-piano/priorita-del-piano/parita-di-genere.html" target="_blank" rel="noopener">Italia domani</a>.                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 26 Febbraio 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-308640"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Come si può vedere nella tabella, in alcuni casi il collegamento con la parità di genere appare piuttosto evidente. È il caso, ad esempio, degli investimenti per il potenziamento degli <a href="https://openpnrr.it/misure/165/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">asili nido</a> e del <a href="https://openpnrr.it/misure/166/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tempo pieno scolastico</a>. Misure che è semplice associare al sostegno dell’occupazione femminile e alla conciliazione tra vita privata e lavoro. Lo stesso vale per gli interventi dedicati all’accesso delle studentesse alle <a href="https://openpnrr.it/misure/173/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">competenze Stem</a>.</p>


<div id="strillo-testo-block_269ec39693447ebd72403a861f3cb9e1" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>In alcuni casi il collegamento tra gli investimenti del Pnrr e la parità di genere appare poco intuitivo.</p>
			        </section>
		</div>



<p>In altri casi, invece, il legame appare più indiretto e talvolta poco evidente. Sul portale <a href="https://www.italiadomani.gov.it/content/sogei-ng/it/it/il-piano/priorita-del-piano/parita-di-genere.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Italia domani</a>, ad esempio, il governo collega alla parità di genere interventi molto diversi tra loro: dalla <a href="https://openpnrr.it/misure/44/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">banda larga</a> al <a href="https://openpnrr.it/tema/ferrovie/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">trasporto ferroviario</a>, dal <a href="https://openpnrr.it/misure/115/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Superbonus</a> all’ammodernamento dell’offerta <a href="https://openpnrr.it/tema/cultura-e-turismo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">turistica e culturale</a>. In alcuni casi la motivazione riguarda la possibilità di favorire la <strong>partecipazione femminile all’economia digitale o di migliorare la mobilità delle donne</strong>, considerate più propense a utilizzare il trasporto pubblico. In altri ancora il collegamento passa attraverso <strong>effetti attesi sull’occupazione in settori a forte presenza femminile</strong>, come turismo, ristorazione e attività culturali.</p>



<p>Una parte significativa delle misure considerate “sensibili” rispetto alla parità di genere condivide inoltre un elemento comune: l’obbligo, previsto dalla normativa Pnrr, di <strong>riservare almeno il 30% delle nuove assunzioni a donne e giovani under 36 nelle imprese che si aggiudicano gli appalti</strong>. Si tratta di una clausola introdotta proprio per trasformare gli investimenti del piano anche in uno strumento di inclusione sociale e lavorativa. Tuttavia, come vedremo nel prossimo paragrafo, questo meccanismo è stato spesso applicato solo parzialmente.</p>


<div id="le-ditte-vincitrici-di-appalti-pnrr-dovrebbero-prevedere-una-quota-di-almeno-il-30-di-assunzioni-riservate-alle-donne-secondo-anac-questo-e-avvenuto-raramente" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">I rilievi di Anac sui bandi Pnrr</h3>



<p>Uno degli strumenti principali con cui il Pnrr avrebbe dovuto produrre effetti concreti sulla parità di genere era rappresentato dalle cosiddette clausole sociali inserite nei bandi pubblici. La norma nasceva con un obiettivo preciso: utilizzare gli investimenti del piano non solo per realizzare opere e infrastrutture, ma anche per <strong>aumentare la partecipazione femminile e giovanile al mercato del lavoro</strong>. Le stesse linee guida attuative hanno chiarito che <strong>il rispetto di queste clausole costituisce una condizione necessaria per l’ammissibilità della spesa</strong> ai fini del rimborso europeo.</p>



<p>Il quadro però è molto diverso da quello inizialmente prospettato. In base ai <a href="https://dati.anticorruzione.it/opendata/dataset/indicatori-pnrrpnc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati Anac</a> aggiornati ad aprile 2026, dall’avvio del Pnrr sono state <strong>bandite oltre 316mila gare</strong>. <strong>La riserva di assunzioni per donne e giovani risulta prevista soltanto in circa il 34% dei casi</strong>. Nel 50,8% dei bandi tale clausola non compare affatto, mentre nel restante 15,5% delle procedure l’informazione non è disponibile.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-oltre-la-meta-dei-bandi-pnrr-la-riserva-di-assunzioni-per-donne-non-e-stata-inserita/">In oltre la metà dei bandi Pnrr la riserva di assunzioni per donne non è stata inserita</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-oltre-la-meta-dei-bandi-pnrr-la-riserva-di-assunzioni-per-donne-non-e-stata-inserita/">Quote di inclusione femminile per i bandi Pnrr/Pnc ed eventuali deroghe alla norma</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://dati.anticorruzione.it/opendata/dataset/indicatori-pnrrpnc" target="_blank" rel="noopener">Anac</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 8 Aprile 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-308643"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-308643" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                            </div>

			


<p>A rendere possibile questa situazione sono soprattutto le numerose <strong>deroghe</strong> previste dalla normativa. Sono 9 in totale le motivazioni che consentono alle stazioni appaltanti di non applicare la quota del 30%. La causa più frequente riguarda il <strong>valore economico ridotto del contratto</strong>, che rappresenta il <strong>44,2%</strong> delle deroghe registrate. In un ulteriore <strong>39%</strong> dei casi la motivazione indicata nei dati è genericamente “<strong>altro</strong>”, senza ulteriori dettagli. Seguono poi le deroghe legate alla <strong>necessità di personale con particolari esperienze professionali o specifiche certificazioni</strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_4212ee914227cb7fa021d866ef1750ca" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>In alcuni casi Anac parla esplicitamente di violazioni degli obblighi previsti dai contratti.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Le criticità emergono anche dalle attività di vigilanza svolte da Anac nel corso del 2025 sui contratti pubblici finanziati con fondi Pnrr. Nella sua <a href="https://www.anticorruzione.it/-/cs.21.04.2026.relazione.anac" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazione</a> l&#8217;ente anti corruzione sottolinea come il mancato rispetto delle clausole sociali non rappresenti un aspetto marginale. L’autorità parla esplicitamente di “violazioni” degli obblighi previsti dal Pnrr e ricorda che tali disposizioni “non sono facoltative”. <strong>In alcuni casi l’ente ha invitato le stazioni appaltanti ad applicare penali o addirittura a valutare la risoluzione contrattuale nei confronti delle imprese inadempienti</strong>.</p>


<div id="il-pnrr-supporta-la-creazione-di-imprese-femminili-con-oltre-400-milioni-di-investimenti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le misure del Pnrr per l&#8217;imprenditoria femminile</h3>



<p>Finora abbiamo affrontato il tema della parità di genere nel Pnrr a livello complessivo. Ci focalizziamo adesso su alcuni investimenti che richiamano in maniera più esplicita l’obiettivo di aumentare la partecipazione femminile al mercato del lavoro. Si tratta delle misure riguardanti la <a href="https://openpnrr.it/misure/202/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">creazione di imprese femminili</a> e del <a href="https://openpnrr.it/misure/203/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sistema per la certificazione della parità di genere</a>. </p>



<p>La misura per l’imprenditoria femminile dispone complessivamente di <strong>400 milioni di euro</strong> e punta a sostenere la <strong>nascita e il consolidamento di aziende guidate da donne</strong> attraverso diversi strumenti agevolativi, tra cui il <a href="https://www.mimit.gov.it/it/incentivi/fondo-impresa-femminile" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondo impresa femminile</a>, <a href="https://www.mimit.gov.it/it/incentivi/misure-per-l-autoimprenditorialita-nuove-imprese-a-tasso-zero" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nuove imprese a tasso zero</a> e <a href="https://www.mimit.gov.it/it/incentivi/sostegno-alle-startup-innovative-smart-start-italia" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Smart&amp;Start</a>. Oltre ai contributi economici sono previste anche attività di accompagnamento, mentoring e supporto tecnico-gestionale.</p>



<p>Nel corso dell’attuazione il governo è intervenuto più volte sulla ripartizione delle risorse, aumentando progressivamente i fondi destinati al Fondo impresa femminile e riducendo invece quelli assegnati a Smart&amp;Start e alle misure di accompagnamento. Gli sportelli gestiti da Invitalia sono stati aperti tra maggio e giugno 2022 e hanno raccolto <strong>oltre 13mila domande</strong>. Già a giugno 2023 era stato superato il <a href="https://openpnrr.it/scadenze/931/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">target</a> intermedio europeo di 700 imprese sostenute, grazie a <strong>925 provvedimenti di concessione approvati</strong>. Entro giugno si prevede l&#8217;assegnazione del <a href="https://openpnrr.it/scadenze/937/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sostegno ad almeno altre 2.400 imprese</a>. Al 31 dicembre 2025, tuttavia, risultava <strong>speso soltanto il 39,7% delle risorse</strong> disponibili.</p>



<p>Accanto a questo investimento troviamo il <strong>sistema di certificazione della parità di genere</strong>, intervento più limitato finanziato con <strong>10 milioni di euro</strong>. L’obiettivo della misura è incentivare le imprese a ridurre i divari di genere in ambiti come opportunità di carriera, differenze salariali, tutela della maternità e conciliazione tra vita privata e lavoro. La certificazione, introdotta con la <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2021-11-05;162" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge 162/2021</a>, consente alle imprese di <strong>accedere a sgravi contributivi e premialità nei bandi pubblici</strong>.</p>



<p>Il sistema è diventato operativo alla fine del 2022 e negli anni successivi il numero di certificazioni è cresciuto rapidamente. Dopo una revisione del target concordata con la Commissione europea, l’<a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2021-11-05;162" target="_blank" rel="noreferrer noopener">obiettivo finale</a> prevede che almeno 3mila imprese ottengano la certificazione entro giugno 2026, di cui almeno 1.800 Pmi. Secondo la <a href="https://www.strutturapnrr.gov.it/it/documenti/relazioni-al-parlamento/settima-relazione-al-parlamento-sullo-stato-di-attuazione-del-piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">settima relazione del governo sullo stato di attuazione del Pnrr</a>, da giugno 2022 sono state <strong>rilasciate 8.798 certificazioni</strong> da parte dei 61 organismi accreditati.</p>



<p>Considerando insieme i due investimenti, i dati più recenti disponibili – aggiornati al 26 febbraio 2026 – mostrano che sono stati finanziati complessivamente 4.144 progetti su tutto il territorio nazionale. La regione che concentra più risorse è la <strong>Campania</strong> con 57,8 milioni di euro, seguita da <strong>Lazio</strong> (51,9 milioni) e <strong>Lombardia</strong> (44,7 milioni). A queste si aggiungono circa 36,1 milioni destinati a <strong>progetti di rilevanza nazionale</strong> che non è possibile attribuire a un singolo territorio.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/finanziati-oltre-4mila-progetti-per-imprese-femminili-e-parita-di-genere/">Finanziati oltre 4mila progetti per imprese femminili e parità di genere</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/finanziati-oltre-4mila-progetti-per-imprese-femminili-e-parita-di-genere/">Gli investimenti del Pnrr per la creazione di imprese femminili e sistema di certificazione della parità di genere</a></h3>
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                             aria-labelledby="chart_308648_tab3"><p>Alcuni progetti finanziati ricadono nel territorio di più regioni. In questi casi, non essendo possibile una suddivisione puntuale delle risorse assegnate, l&#8217;importo è stato raccolto nella voce &#8220;progetti interregionali&#8221;.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati OpenPNRR                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 26 Febbraio 2026)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/finanziati-oltre-4mila-progetti-per-imprese-femminili-e-parita-di-genere.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-308648"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-308648" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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<p>Dal punto di vista dell’avanzamento finanziario, i progetti risultano mediamente al <strong>39,8%</strong> dei pagamenti completati rispetto alla componente Pnrr. Al netto degli interventi nazionali e interregionali, le regioni più avanti risultano <strong>Umbria</strong> (60,6%), <strong>Veneto</strong> (54,7%) e <strong>Lombardia</strong> (49,5%). Viceversa, i livelli di spesa più bassi si registrano in <strong>Calabria</strong> (26,1%), <strong>Molise</strong> (26,9%) e <strong>Sardegna</strong> (32,2%).</p>


<div id="le-case-della-comunita-finanziate-dal-piano-con-2-miliardi-possono-rappresentare-un-supporto-importante-per-le-donne" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le case della comunità come supporto per le donne vittime di violenza</h3>



<p>Tra gli investimenti del Pnrr considerati rilevanti anche dal punto di vista della parità di genere rientrano le <a href="https://openpnrr.it/misure/225/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">case della comunità</a>, strutture territoriali pensate per rafforzare l’assistenza sanitaria di prossimità. L’obiettivo è creare punti di accesso integrati ai servizi sanitari e sociosanitari, con équipe multidisciplinari composte da medici di base, pediatri, specialisti, infermieri e assistenti sociali. Tra i servizi offerti da queste strutture possono anche esserci <strong>consultori per donne</strong> e attività a favore di minori vittime di violenza.</p>



<p>Questo tipo di interventi è finanziato dal Pnrr con <strong>2 miliardi di euro</strong>. Purtroppo la missione 6 del piano, riguardante la salute, è stata una di quelle che ha incontrato le maggiori difficoltà di attuazione e anche la misura in questione non fa eccezione. Inizialmente infatti il target prevedeva la realizzazione di 1.350 nuove case della comunità su tutto il territorio nazionale. In seguito alle varie revisioni del piano tuttavia il <a href="https://openpnrr.it/scadenze/1057/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">target</a> finale prevede adesso, a parità di importo, <strong>1.038 Cdc</strong>. La revisione è stata motivata soprattutto dall’<strong>aumento dei costi</strong> di realizzazione e dai ritardi accumulati nella fase iniziale del piano, legati alla <strong>complessità delle procedure amministrative</strong>, alle <strong>difficoltà di progettazione e al coordinamento tra amministrazioni</strong> centrali, regioni e aziende sanitarie locali.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">-312 </span>le case di comunità in meno finanziate dal Pnrr in seguito alle varie revisioni.</p>
			        </section>
		


<p>Guardando ai progetti finanziati attualmente, la quota più elevata di risorse è assegnata alla <strong>Lombardia</strong> (277 milioni di euro). Seguono <strong>Campania</strong> (249,7 milioni), <strong>Sicilia</strong> (217 milioni) e <strong>Puglia</strong> (177,2 milioni). Per quanto riguarda lo stato di avanzamento finanziario, le regioni più avanti sono <strong>Valle d’Aosta</strong> (72,2% dei pagamenti effettuati), <strong>Liguria</strong> (71,3%) e <strong>Lombardia</strong> (62,2%). Viceversa, a febbraio 2026 diverse regioni risultavano ancora sotto il 40% della spesa prevista. Tra queste <strong>Sardegna</strong> (17,9%), <strong>Puglia</strong> (25,6%), <strong>Calabria</strong> (27,7%), <strong>Campania</strong> (32,3%), <strong>Lazio</strong> (32,68%) e <strong>Sicilia</strong> (35,4%).</p>



<p>Secondo la già citata relazione del governo, al monitoraggio del 19 dicembre 2025 risultavano avviati cantieri o forniture per 1.327 interventi. Un numero formalmente superiore al target concordato con l’Unione europea. Tuttavia, <strong>le strutture effettivamente concluse erano soltanto 258, mentre quelle collaudate si fermavano a 120</strong>. Una situazione che conferma come la fase realizzativa continui a presentare criticità significative.</p>



<p>Con specifico riferimento alle case della comunità già operative e che ospitano consultori al proprio interno è l&#8217;<a href="https://www.agenas.gov.it/images/Report_Nazionale_DM77_II_semestre_2025_-_080426.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali</a> a fornire dati molto interessanti. Al 31 dicembre 2025 risultavano <strong>781 case della comunità con almeno un servizio attivo dichiarato da regioni e Asl</strong>, comprese le sedi provvisorie operative. Da tenere presente che l&#8217;analisi di Agenas tiene conto anche delle Cdc non finanziate direttamente dal Pnrr. La concentrazione maggiore si registra in <strong>Lombardia</strong> con 150 strutture, seguita da <strong>Emilia-Romagna</strong> (143) e <strong>Lazio</strong> (96). All’opposto, in <strong>Basilicata</strong> e nella <strong>provincia autonoma di Bolzano</strong> non sono presenti questi servizi. Abruzzo, Calabria e Molise ne contano appena 2 ciascuna.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/attivate-781-case-della-comunita-con-servizi-rivolti-alle-vittime-di-violenza/">Attivate 781 case della comunità con servizi rivolti alle vittime di violenza</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/attivate-781-case-della-comunita-con-servizi-rivolti-alle-vittime-di-violenza/">Numero di case della comunità attive che offrono anche servizi consultoriali e attività rivolte ai minori</a></h3>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://www.agenas.gov.it/images/Report_Nazionale_DM77_II_semestre_2025_-_080426.pdf" target="_blank" rel="noopener">Agenas</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 8 Aprile 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-308650"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>Si tratta di un aspetto spesso poco considerato nel dibattito sul Pnrr, ma che mostra come alcune infrastrutture territoriali finanziate dal piano possano produrre effetti rilevanti anche sul fronte dell’assistenza sanitaria e sociale dedicata alle donne. Soprattutto nei territori dove i servizi di prossimità risultano più carenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il nostro osservatorio sul Pnrr</h3>



<p>Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Oltre agli&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articoli di approfondimento</a>&nbsp;sullo stato di attuazione e sulle misure presenti nel piano, mettiamo a disposizione anche la piattaforma&nbsp;<a href="http://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">openpnrr.it</a>&nbsp;che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri&nbsp;<a href="https://openpnrr.it/opendata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">open data</a>&nbsp;che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.</p>



<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-306091"><div class="mt-40">
<div class="mb-10">
      <amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2025/03/cofinanziato_eu.png" alt="Logo 1" class="fixed" width="250" height="67" layout="fixed"></amp-img>
  </div>
</div></div>
<p><em>Finanziato dall&#8217;Unione europea. Le opinioni espresse appartengono tuttavia al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell&#8217;Unione europea o della Commissione europea (amministrazione erogatrice). Né l&#8217;Unione europea né l&#8217;amministrazione erogatrice possono esserne ritenute responsabili.</em></p></p>



<p>Foto: <a href="https://www.magnific.com/free-photo/elegant-old-woman-sitting-studio-sew-cloth_9345142.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=6&amp;uuid=1c6177e1-828a-410e-8f67-9a78a148218e&amp;query=fabbrica+donne" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prostooleh</a> (<a href="https://www.magnific.com/ai/docs/licenses-attribution#merchandise-license" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-misure-del-pnrr-per-la-parita-di-genere/">Le misure del Pnrr per la parità di genere</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I siti web sulle discriminazioni di genere realizzati dalle classi di Cosmic School</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-siti-web-sulle-discriminazioni-di-genere-realizzati-dalle-classi-di-cosmic-school/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 14:55:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=308254</guid>

					<description><![CDATA[<p>Due gruppi del liceo "Pascal" di Pompei e dell'istituto "Da Vinci - De Giorgio" di Lanciano hanno progettato due portali informativi nell'ambito dei laboratori su stereotipi di genere, con particolare riferimento alle discriminazioni nell'ambito delle materie STEM.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-siti-web-sulle-discriminazioni-di-genere-realizzati-dalle-classi-di-cosmic-school/">I siti web sulle discriminazioni di genere realizzati dalle classi di Cosmic School</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Tra i laboratori di Cosmic School ce n&#8217;è uno dedicato alle <strong>discriminazioni di genere</strong>, che si pone l&#8217;obiettivo di analizzare e combattere gli ostacoli che incontrano le ragazze e le donne interessate alle materie STEM e sensibilizzare studenti e studentesse sul tema.</p>
</p>
<p>Dopo aver parlato delle cause del divario, a partire dai numerosi condizionamenti sociali e culturali, e delle sue conseguenze (individuabili attraverso le statistiche) studenti e studentesse si impegnano a ideare un progetto per rendere la propria scuola più inclusiva. <strong>Possono progettare una campagna di sensibilizzazione</strong> incentrata su uno specifico stereotipo oppure un <strong>evento scolastico</strong> (un incontro, una proiezione, un dibattito) o ancora <strong>immaginare una risorsa digitale informativa o di supporto.</strong></p>
</p>
<p>Molti studenti scelgono di progettare una risorsa digitale e spesso, durante le lezioni di Cosmic School, elaborano già le proprie proposte. C’è chi sceglie come formato l’app, chi immagina un podcast, alle volte indicando anche i contenuti delle prime puntate, e chi invece progetta un sito.&nbsp;</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_5505e14079f0d952e4b56874f812428d" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Lavorare sulle discriminazioni di genere a scuola significa combattere nel concreto gli stereotipi radicati nelle nostre comunità.</p>
</section></div>
</p>
<p>Due gruppi appartenenti a due classi, in particolare, hanno anche realizzato <strong>altrettanti siti web</strong>. Si tratta di tre studenti e studentesse della 3AS del <strong>liceo &#8220;Pascal&#8221; di Pompei</strong> (Napoli), riunite nel progetto educativo&nbsp;&#8220;Stop stereotipi&#8221;, con il loro sito <strong>Smash the bias</strong>, e un gruppo della 5MbCh dell’<strong>istituto &#8220;Da Vinci &#8211; De Giorgio&#8221; di Lanciano</strong> (Chieti), con la sua reinterpretazione del “www” (<em>world wide web</em>) come <strong>Women world wide</strong>.</p>
</p>
<p><a href="https://smash-the-bias.lovable.app/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Smash the bias</a> affronta il problema degli stereotipi di genere, offrendo <strong>risorse per informarsi a riguardo, consigli pratici per contrastarli e un test di sensibilizzazione per imparare a riconoscere i propri bias</strong>. Il termine <em>bias</em> indica una distorsione o un pregiudizio che allontana dalla valutazione oggettiva della realtà, in base a una propria convinzione presistente.</p>
</p>
<p>Tra le risorse pratiche del sito realizzato dai ragazzi e ragazze di Pompei troviamo anche una lista di <strong>quattro situazioni discriminatorie</strong> con altrettanti suggerimenti su come reagire.</p>
</p>
<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1279" height="1004" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/stop_the_bias.jpg" alt="" class="wp-image-308260" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/stop_the_bias.jpg 1279w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/stop_the_bias-768x603.jpg 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/stop_the_bias-414x325.jpg 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/stop_the_bias-635x498.jpg 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/stop_the_bias-1026x805.jpg 1026w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/stop_the_bias-318x250.jpg 318w" sizes="(max-width: 1279px) 100vw, 1279px" /></figure>
</p>
<p><a href="https://women-world-wide5.webnode.it/i-nostri-lavori/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Women world wide</a> è invece una piattaforma di creazione di podcast e forum che possano spingere a una maggiore consapevolezza sulla parità di genere e sugli stereotipi in questo ambito.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Il nostro progetto si impegna a creare podcast e forum che mirano a promuovere il dibattito e a cambiare l&#8217;opinione pubblica riguardo agli stereotipi di genere. Vogliamo contribuire a una società più inclusiva e a una maggiore equità di genere.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://women-world-wide5.webnode.it/i-nostri-lavori/" target="_blank">&#8211; 5MbCh, Istituto Da Vinci &#8211; De Giorgio di Lanciano</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Il team creato dal gruppo dell&#8217;istituto lancianese offre vari servizi, selezionabili da un apposito listino, tra cui anche <strong>campagne, workshop, iniziative ed eventi.</strong></p>
</p>
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1267" height="1019" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/women_world_wide.jpg" alt="" class="wp-image-308261" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/women_world_wide.jpg 1267w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/women_world_wide-768x618.jpg 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/women_world_wide-414x333.jpg 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/women_world_wide-635x511.jpg 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/women_world_wide-1026x825.jpg 1026w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/women_world_wide-311x250.jpg 311w" sizes="(max-width: 1267px) 100vw, 1267px" /></figure>
</p>
<p>Gli esempi delle classi di Pompei e Lanciano sono due casi virtuosi di progettazione nell&#8217;ambito della lotta alle discriminazioni di genere, fuori e dentro le materie STEM. </p>
</p>
<p><strong>Tuttavia, non sono i soli esempi.</strong> Nel corso dei laboratori di Cosmic School le classi dei 13 istituti coinvolti hanno saputo misurarsi con questo tema, con con cui le donne giovani (e non) sono costrette a imbattersi nel quotidiano.</p>
</p>
<p><em>È importante evidenziare che le affermazioni, i risultati delle ricerche e i dati in esse contenute vanno comunque letti in un contesto di apprendimento laboratoriale e didattico, non giornalistico in senso stretto. In altre parole, si tratta puramente di esercizi per imparare un metodo, al di là della puntuale veridicità e dell’attendibilità e dai riscontri delle tesi sostenute da chi ha redatto i contenuti.</em></p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-mucchio-di-pulsanti-con-simboli-diversi-su-di-essi-_j4PUrgYFXA" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Marek Studzinski</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-siti-web-sulle-discriminazioni-di-genere-realizzati-dalle-classi-di-cosmic-school/">I siti web sulle discriminazioni di genere realizzati dalle classi di Cosmic School</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le mense scolastiche a supporto dell&#8217;occupazione femminile</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-mense-scolastiche-a-supporto-delloccupazione-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305549</guid>

					<description><![CDATA[<p>La differenza tra il tasso di occupazione dei padri e quello delle madri in Italia è il secondo più ampio tra tutti i paesi dell’Ue. Inoltre quasi un terzo delle donne tra 25 e 49 anni con figli non lavora. I servizi scolastici, come le mense, possono rispondere alle esigenze delle famiglie, ma c’è ancora molto da fare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-mense-scolastiche-a-supporto-delloccupazione-femminile/">Le mense scolastiche a supporto dell&#8217;occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I servizi scolastici come gli asili nido, il tempo pieno e le mense non sono soltanto importanti per il percorso educativo dei minori. <strong>Hanno infatti anche un ruolo importante nel colmare i divari occupazionali tra donne e uomini.</strong></p>
<p><strong>Queste differenze nascono in prima istanza da un diverso carico del lavoro di cura all&#8217;interno della coppia</strong>, che risulta sbilanciato verso le donne a causa anche di stereotipi di genere radicati. Secondo i dati di <a href="https://eige.europa.eu/gender-equality-index/2025/domain/time/IT#:~:text=51.9-,Care%20activities,-Informal%20childcare%20(0" type="link" id="https://eige.europa.eu/gender-equality-index/2025/domain/time/IT#:~:text=51.9-,Care%20activities,-Informal%20childcare%20(0">Eige</a>, nel 2025 il 41% delle donne italiane di età compresa tra 16 e 74 anni si occupa della cura di bambini con meno di 12 anni per più di 35 ore alla settimana. Tra gli uomini la quota scende al 20%.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">21 </span>la differenza, in punti percentuali, tra l&#8217;incidenza di donne e uomini che si occupano della cura dei bambini oltre le 35 ore alla settimana.</p>
</section>
<p>Tale tendenza va a discapito della stessa vita lavorativa delle donne, che risultano sistematicamente meno occupate e più spesso in condizione di part-time. L&#8217;accesso all&#8217;istruzione fin dai primi anni di vita, oltre ad essere essenziale per lo sviluppo di minore, può svolgere un ruolo fondamentale anche nella riduzione di questo tipo di divari. <strong>Ciò accade lungo i diversi gradi di istruzione: se gli asili nido sono essenziali per consentire alle donne di rientrare al lavoro dopo la gravidanza, la possibilità di frequentare il tempo pieno a scuola è altrettanto decisiva per la continuità della vita professionale delle donne che hanno avuto figli.</strong> In questo contesto, le mense scolastiche rappresentano anche un servizio indispensabile per garantire la frequenza pomeridiana di bambine e bambini.</p>
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<p>	<input type="hidden" name="list" value="20"><br />
	<input type="hidden" name="apgroup" value="215"><br />
</form>
<h3 class="wp-block-heading">I divari di genere si riflettono sul lavoro</h3>
<p><strong>Considerando la fascia d&#8217;età compresa tra i 25 e i 49 anni, il tasso di occupazione maschile europeo è più alto rispetto a quello femminile.</strong> Stando ai dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hheredty__custom_19945954/default/table" type="link" id="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hheredty__custom_19945954/default/table" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a>, nel 2024 l&#8217;87,5% degli uomini europei risultava occupato contro il 77,6% delle donne. Tra i due genere esiste quindi un divario di partenza pari a circa 10 punti percentuali.</p>
<div id="le-donne-con-figli-sono-meno-occupate-rispetto-agli-uomini-nella-stessa-situazione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p><strong>Questa forbice si allarga quando i lavoratori o le lavoratrici hanno avuto almeno un figlio.</strong> Gli uomini infatti riportano sistematicamente un tasso di occupazione maggiore, sia nel caso in cui siano padri (92,1%) sia che non lo siano (83,7%). Le donne senza figli riportano valori più bassi rispetto agli uomini che non ne hanno (80,9%) e per le madri il tasso cala ulteriormente al 75,1%.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">17 </span>la differenza, in punti percentuali, del tasso di occupazione tra uomini e donne con figli.</p>
</section>
<p>Questa dinamica spesso risulta presente anche nei singoli paesi dell&#8217;Unione.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli/">In Italia è marcato il divario tra occupati uomini e donne con figli</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli/">Tasso di occupazione delle persone 25-49 anni con e senza figli nei paesi Ue, per genere (2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli/">In Italia è marcato il divario tra occupati uomini e donne con figli &#8211; Tasso di occupazione delle persone 25-49 anni con e senza figli nei paesi Ue, per genere (2024)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br />(consultati: lunedì 2 Febbraio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<p><label for="embed-chart-306548"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306548" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>Se si considerano uomini e donne senza figli, i tassi di occupazione tendono ad essere più simili.</strong> Dei 27 paesi considerati, 22 riportano un tasso maggiore per gli uomini, i restanti 7 per le donne e uno (la Germania) una condizione di perfetta parità. In 9 stati il divario si aggira intorno al punto percentuale. Il paese dove la differenza tra il tssso di occupazione di uomini e donne senza figli è maggiore è l&#8217;Italia (9,9) mentre in Lettonia le donne superano gli uomini per 2,6 punti percentuali.</p>
<div id="strillo-testo-block_dee3380de0b6e4e3f1a86415a18b3b59" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Il divario occupazionale tra padri e madri è il più alto d&#8217;Europa.</p>
</section></div>
<p><strong>Sempre nella fascia tra 25 e 49 anni, i padri riportano sistematicamente un tasso di occupazione più alto rispetto alle madri.</strong> In questo contesto, i divari inferiori si registrano in Lussemburgo (6,8 punti percentuali), Svezia (7,7) e Slovenia (8,2). Al contrario, i valori maggiori sono quelli di Grecia (29,3), Italia (28,6) e Repubblica Ceca (23,9). Inoltre, <strong>l&#8217;Italia è anche il paese europeo che registra il tasso di occupazione tra le madri più basso: è pari al 61,9%, circa 13 punti percentuali in meno rispetto alla media europea.</strong></p>
<div id="nellue-il-319-delle-madri-europee-ricorre-al-part-time" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>La nascita di un figlio ha un impatto importante sulla vita lavorativa di una donna. Questo accade non soltanto al momento del parto: le donne infatti tendono ad adattare il proprio percorso professionale per includere le responsabilità genitoriali, in particolare quando i bambini sono molto piccoli ma anche negli anni successivi.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Women in particular are likely to adapt their paid work according to the additional responsibilities that come with parenthood, especially when children are very young, but also as they get older [&#8230;].</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2017/10/the-pursuit-of-gender-equality_g1g8072d/9789264281318-en.pdf" target="_blank">&#8211; Ocse, The Pursuit of Gender Equality: an uphill battle (2017)</a>
									            </div>
</section>
<p>Oltre a riportare un tasso di occupazione più basso, le donne con figli tendono a ricorrere di più ai lavori part-time. Nell&#8217;<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hhptety__custom_20277803/default/table" type="link" id="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hhptety/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Unione europea</a>, nel 2024, il 31,9% delle madri di età compresa tra 25 e 49 anni lavora part-time contro il 5,2% dei padri. A livello italiano, il 35,9% delle donne con figli lavora part-time mentre per gli uomini il dato si ferma al 4,6%.</p>
<p>Per favorire quindi un reinserimento lavorativo ma anche il mantenimento della carriera professionale durante l&#8217;intero percorso di crescita del figlio <strong>è importante andare incontro alle esigenze delle famiglie in ogni fase del percorso scolastico del minore.</strong></p>
<h3 class="wp-block-heading">Il tempo pieno e l&#8217;uguaglianza di genere</h3>
<p>L&#8217;integrazione del minore in un percorso scolastico favorisce l&#8217;occupazione femminile. Oltre al ruolo degli asili nido, di cui abbiamo già avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/" type="link" id="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondire</a>, ci sono degli effetti anche per quel che riguarda l&#8217;introduzione del tempo pieno nelle scuole. Secondo uno studio di Banca d&#8217;Italia, c&#8217;è un impatto positivo sull&#8217;occupazione femminile.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Mothers of children who attend the FT scheme in primary school increase their labor force participation by approximately 2 percentage points both in the short- and medium-term. The effect on mothers’ employment is smaller initially and increases with students’ age, probably because it takes time for mothers to find jobs: overall, three years after the end of the program, mothers of pupils in FT classes in primary school have a 2.2 percentage points higher employment rate.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2023/2023-1423/en_tema_1423.pdf#page=9" target="_blank">&#8211; Banca d&#8217;Italia, The short and medium term effects of full-day schooling on learning and maternal labor supply (2023)</a>
									            </div>
</section>
<p>Nel breve e nel medio periodo, le madri di bambini che hanno preso parte al programma del tempo pieno scolastico definito dallo studio hanno incrementato la partecipazione al lavoro di circa 2 punti percentuali. L&#8217;effetto è inizialmente più piccolo e aumenta all&#8217;incrementare dell&#8217;età degli studenti, probabilmente perché trovare lavoro richiede del tempo. Dopo 3 anni dalla fine del programma, le madri con i figli che si trovavano nelle classi a tempo pieno riportano un tasso di occupazione maggiore di 2,2 punti percentuali.</p>
<div id="il-6706-delle-donne-italiane-tra-25-e-49-anni-risulta-occupata" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>In passato abbiamo parlato delle <a href="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/" type="link" id="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mense</a>, un servizio scolastico che è la premessa per consentire ai minori di fare attività extra-scolastiche e di continuare le lezioni nel pomeriggio. In Italia si registra un profondo divario tra il centro-nord e il mezzogiorno, con le isole che mostrano i dati più bassi e il nord-ovest quelli più alti. <strong>Questa forbice tra nord e sud si riscontra anche considerando i tassi di occupazione delle donne in età compresa tra 25 e 49 anni d&#8217;età.</strong></p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud/">Sia le mense scolastiche che l&#8217;occupazione femminile presentano divari tra nord e sud</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud/">Tasso di occupazione femminile della fascia d&#8217;età 25-49 (2024) e incidenza mense negli edifici scolastici (a.s. 2024-2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_306144_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud/">Sia le mense scolastiche che l&#8217;occupazione femminile presentano divari tra nord e sud &#8211; Tasso di occupazione femminile della fascia d&#8217;età 25-49 (2024) e incidenza mense negli edifici scolastici (a.s. 2024-2025)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Mim e Istat                                                                <br />(consultati: martedì 27 Gennaio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306144"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306144" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>In Italia il 67,06% delle donne di quella specifica fascia d&#8217;età risulta occupato</strong>. La zona con l&#8217;incidenza maggiore è quella del nord-est (76,68%) a cui seguono nord-ovest (75,64%) e centro (70,69%). Il mezzogiorno riporta invece valori minori, nello specifico al sud le occupate sono il 53,58% e nelle isole il 51,36%.</p>
<div id="in-nessuna-regione-del-sud-si-supera-la-media-nazionale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p><strong>Per quanto riguarda le regioni, tutte quelle che riportano un valore maggiore della media nazionale si trovano nel centro-nord.</strong> I valori maggiori si rilevano in Trentino-Alto Adige (80,65%), Valle d&#8217;Aosta (77,14%) e Veneto (76,81%). Al contrario, tutte le regioni che riportano valori inferiori della media nazionale sono nell&#8217;area del mezzogiorno. In particolare, i tassi di occupazione più bassi si riscontrano in Calabria (51,61%), Campania (49,41%) e Sicilia (47,62%).</p>
<p><strong>Si tratta di un divario visibile anche nel confronto tra province</strong>, con i valori maggiori a Belluno (81,90%), Monza e della Brianza (78,98%) e Prato (78,93%) e quelli minori a Palermo (45,68%), Agrigento (45,34%) e Caltanissetta (43,28%).</p>
<div id="il-potenziamento-delle-mense-puo-essere-uno-dei-servizi-leva-anche-per-loccupazione-femminile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-province-con-piu-occupazione-femminile-ci-sono-piu-mense/">Nelle province con più occupazione femminile ci sono più mense</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-province-con-piu-occupazione-femminile-ci-sono-piu-mense/">Incidenza della presenza di mense negli edifici scolastici (a.s. 2024-2025) e occupazione femminile (2024) a livello provinciale</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_306149_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nelle-province-con-piu-occupazione-femminile-ci-sono-piu-mense/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/nelle-province-con-piu-occupazione-femminile-ci-sono-piu-mense.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Mim e Istat                                                                <br />(consultati: martedì 27 Gennaio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/nelle-province-con-piu-occupazione-femminile-ci-sono-piu-mense.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306149"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306149" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>È possibile osservare che tendenzialmente nelle province italiane in cui ci sono più mense scolastiche nelle scuole pubbliche l’occupazione femminile è più alta, con una forte divisione tra i territori del centro-nord e quelli del sud. </strong>Ci sono però delle province del centro che presentano dei valori di occupazione femminile e presenza di mense in linea con quelli del sud. Si segnalano in particolare i casi di Latina e Frosinone, due province laziali che registrano rispettivamente un tasso di occupazione femminile pari al 61,28% e 61,16% e la presenza di mense pari al 14,77% e 22,48%.</p>
<p><strong>Questa è una relazione da leggere nei due sensi</strong>: da un lato la maggiore occupazione è probabilmente un incentivo all&#8217;offerta da parte delle scuole di questo tipo di servizio; dall&#8217;altro è presumibile che la possibilità per gli studenti di fare scuola il pomeriggio garantisca ai genitori una maggiore facilità di conciliazione dei tempi di vita con quelli di lavoro. In particolare per le donne, su cui ricade gran parte del lavoro di cura nel nostro paese. </p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/valle_daosta.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla competenze linguistiche degli studenti di terza media nei comuni capoluogo sono di fonte Istat statistiche sperimentali.</p>
<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/ragazza-che-saluta-la-vista-posteriore-della-madre_32518289.htm" type="link" id="https://it.freepik.com/foto-gratuito/ragazza-che-saluta-la-vista-posteriore-della-madre_32518289.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" type="link" id="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-mense-scolastiche-a-supporto-delloccupazione-femminile/">Le mense scolastiche a supporto dell&#8217;occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I divari di genere nei percorsi Stem in un mondo sempre più tecnologico</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-divari-di-genere-nei-percorsi-stem-in-un-mondo-sempre-piu-tecnologico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305691</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nonostante le ragazze tra 16 e 19 anni abbiano più competenze informatiche di base rispetto ai ragazzi, questo non si riflette sulle scelte dei percorsi Stem. In ambito Ict, per esempio, 8 lavoratori su 10 sono uomini. A pesare sono anche le aspettative sociali e genitoriali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-divari-di-genere-nei-percorsi-stem-in-un-mondo-sempre-piu-tecnologico/">I divari di genere nei percorsi Stem in un mondo sempre più tecnologico</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;11 febbraio ricorre la <a href="https://www.un.org/en/observances/women-and-girls-in-science-day/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giornata internazionale per le donne e le ragazze nella scienza</a>. Si tratta di un&#8217;occasione importante per riflettere e sensibilizzare sul ruolo che scienziate e ricercatrici hanno nello sviluppo delle conoscenze nelle discipline Stem, acronimo inglese che sta per&nbsp;<em>science, technology, engineering e mathematics</em>.</p>
<p><strong>In un contesto dove la tecnologia ha un ruolo sempre più centrale, non si è ancora completamente raggiunta una parità di genere per quanto riguarda questi ambiti.</strong> Se la quota di ragazze di età compresa tra 16 e 19 anni con competenze informatiche di base è maggiore rispetto ai ragazzi, ciò non si riflette ancora sulle scelte dei percorsi Stem, con divari maggiori nell&#8217;ambito Ict (<em>Information and communication technology</em>). <strong>Tali differenze hanno radici nel contesto familiare e scolastico.</strong> Abbiamo approfondito come le diverse aspettative per ragazze e ragazzi si possano riflettere sugli apprendimenti e quale sia il loro livello di competenze in ambito numerico.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le discipline Stem sono sempre più importanti</h3>
<p><strong>La rapidità dello sviluppo tecnologico ha un impatto diretto sul mondo del lavoro.</strong> Secondo un recente rapporto del World economic forum (Wef), le competenze digitali sono tra quelle che &#8211; secondo i datori di lavoro &#8211; cresceranno di più come importanza nei prossimi cinque anni. In cima alla lista ci sono infatti la conoscenza dei sistemi di intelligenza artificiale e della gestione dei big data, la cybersecurity e la network security e l&#8217;alfabetizzazione tecnologica.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>According to employer expectations for the evolution of skills in the next five years, [&#8230;] technological skills are projected to grow in importance more rapidly than any other type of skills. Among these, AI and big data top the list as the fastest-growing skills, followed closely by networks and cybersecurity and technological literacy.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://reports.weforum.org/docs/WEF_Future_of_Jobs_Report_2025.pdf#page=37" target="_blank">&#8211; Wef, Future of Jobs Report: insight report (2025)</a>
									            </div>
</section>
<p>Questi ambiti stanno assumendo un&#8217;importanza sempre maggiore anche nel contesto europeo. Secondo la <a href="https://single-market-economy.ec.europa.eu/industry/strategy/digital-transformation_en#:~:text=Digital%20technologies%20is,of%20EU%20industry." target="_blank" rel="noreferrer noopener">commissione europea</a>, è necessario per l&#8217;Ue focalizzare la propria attenzione su dati, tecnologie e infrastrutture per migliorare la vita privata dei cittadini e favorire il funzionamento delle imprese. Per questo è stato avviato un programma specifico di politiche pubbliche, il <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/digital-decade-policy-programme" target="_blank" rel="noreferrer noopener">digital decade policy programme 2030</a>. <strong>Uno degli obiettivi principali è quello di migliorare le competenze digitali tra la popolazione, con il target di raggiungere l&#8217;80% della popolazione adulta con capacità informatiche almeno di base entro il 2030.</strong> Nel 2025 si registra un divario di oltre 20 punti percentuali rispetto a questo obiettivo.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">55,56% </span>popolazione europea nella fascia d&#8217;età 16-74 che mostra competenze informatiche almeno di base.</p>
</section>
<div id="in-europa-e-in-italia-gli-uomini-hanno-piu-competenze-informatiche-di-base-rispetto-alle-donne-ma-la-dinamica-si-inverte-per-la-fascia-deta-16-24" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Su questo dato incidono l&#8217;educazione, lo stato occupazionale degli individui e la condizione economica, oltre al vivere in aree rurali, caratterizzate dall&#8217;età media più alta, oppure in zone urbane, con una popolazione mediamente più giovane. Considerando infatti soltanto la fascia d&#8217;età dai 16 ai 24 anni, l&#8217;incidenza di chi ha competenze informatiche almeno di base sale al 69,98%. <strong>Si rileva anche un divario tra i generi: tra la popolazione adulta, gli uomini riportano percentuali maggiori (56,69% contro 54,46%) ma la tendenza si ribalta nel momento in cui si prende in considerazione i più giovani (67,93% dei ragazzi e 72,16% delle ragazze).</strong> Si tratta di un fenomeno che viene rilevato in quasi tutti i paesi europei.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-21-paesi-europei-le-ragazze-superano-i-ragazzi-per-competenze-di-base-di-informatica/">In 21 paesi europei le ragazze superano i ragazzi per competenze di base di informatica</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-21-paesi-europei-le-ragazze-superano-i-ragazzi-per-competenze-di-base-di-informatica/">Divario di genere nell&#8217;incidenza delle competenze informatiche almeno di base (2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_305806_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305806_tab3"></p>
<p>Il dato mostra il calcolo della differenza percentuale tra l&#8217;incidenza registrata per le femmine e quella registrata per i maschi. Si considera la fascia d&#8217;età compresa tra i 16 e i 24 anni.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati della commissione europea                                                                <br />(consultati: martedì 20 Gennaio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<p><label for="embed-chart-305806"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>In 21 paesi le ragazze hanno più competenze di base d&#8217;informatica rispetto ai ragazzi.</strong> La differenza maggiore si registra in Irlanda, dove il 91,3% delle ragazze supera di 35,87 punti percentuali i ragazzi (55,44%). Seguono Croazia (17,25 punti percentuali), Lussemburgo (14,35) e Lettonia (11,69). Sono invece 6 i paesi in cui accade l&#8217;inverso, con i divari più ampi in Ungheria (-1,86 punti percentuali), Romania (-2,97) e Austria (-4,72).</p>
<p>Per quanto riguarda lo specifico del contesto italiano, <strong>le abilità informatiche di base sono considerate dalla commissione europea un punto di debolezza rispetto all&#8217;intero processo di digitalizzazione del paese.</strong> Una delle <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/node/12855/printable/pdf">raccomandazioni</a> specifiche per l&#8217;Italia è infatti proprio quella dell&#8217;incrementare le competenze di base, dal momento che tra la popolazione generale solo il 45,8% delle persone raggiunge questo livello. Questo è un dato che aumenta al 59,1% se si considera la fascia d&#8217;età 16-24 anni.</p>
<div id="i-lavoratori-nel-settore-ict-italiano-sono-in-larga-maggioranza-uomini-829" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div id="strillo-testo-block_eecb633936cb6373fd45a690726958c1" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Le ragazze mostrano più competenze informatiche di base ma lavorano di meno nel settore Ict.</p>
</section></div>
<p><strong>Anche in Italia sono presenti dei divari a livello di genere</strong>: nella popolazione maschile, il 47,36% raggiunge questo livello di base contro il 44,16% di quella femminile. Anche in questo caso, la dinamica si ribalta quando si considerano i più giovani: la forbice è di circa 3,5 punti percentuali, con il valore delle ragazze più alto rispetto a quello dei ragazzi (60,9% contro 57,36%). Questa maggiore propensione femminile della popolazione più giovane non si riflette automaticamente sul profilo professionale. Nel contesto europeo, l&#8217;Italia è uno dei paesi che registra l&#8217;incidenza più bassa dei professionisti Ict sul totale dei lavoratori (4%). <strong>Disgregando il dato per genere, le donne compongono solo il 17,1% degli occupati nel settore mentre gli uomini rappresentano l&#8217;82,9%. </strong></p>
<p>Secondo <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/12/Report-Livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali-Anno-2024.pdf#page=7" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>, l&#8217;ambito di studio universitario incide significativamente sull&#8217;occupazione. I laureati Stem di età compresa tra 30-34 anni riportano infatti il tasso più elevato tra tutte le aree considerate, un valore pari all&#8217;88,9%. <strong>Considerando la divisione per genere, i valori rimangono alti per laureate e laureati, nonostante questi ultimi registrino sempre dei tassi maggiori.</strong> All&#8217;interno dell&#8217;area Stem, il divario occupazionale maggiore si registra per &#8220;scienze e matematica&#8221;, dove il tasso femminile è inferiore a quello maschile di circa 4,5 punti percentuali. Si riduce invece a 2,3 punti per l&#8217;area &#8220;informatica, ingegneria e architettura&#8221;.</p>
<p>Per superare le disuguaglianze di genere è importante partire dagli apprendimenti scolastici, per favorire sia un diverso orientamento che una maggiore occupazione all&#8217;interno del mercato del lavoro.</p>
<h3 class="wp-block-heading">I divari di genere negli apprendimenti Stem sul territorio</h3>
<p><strong>La scelta dei percorsi di studi di ragazze e ragazzi non è propriamente priva di condizionamenti esterni.</strong> In particolare, quando si considera l&#8217;apprendimento delle materie Stem, incidono le aspettative sociali e dei genitori che sono molto differenti per bambini e bambine, con due effetti diretti. Il primo è che le studentesse tendono ad avere mediamente meno fiducia nelle proprie capacità nella matematica. Questo si ripercuote sui rendimenti che in media sono più bassi nelle materie scientifiche. Se però si considerano le ragazze che hanno più fiducia nelle proprie capacità, il divario si appiana raggiungendo nei test risultati analoghi a quelli dei compagni.</p>
<div id="sulle-scelte-dei-percorsi-fatte-dalle-ragazze-incidono-le-aspettative-di-genere" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>In tutti i paesi e le economie che hanno raccolto dati anche sui genitori degli studenti, i genitori sono più propensi a pensare che i figli maschi, piuttosto che le figlie, lavoreranno in un campo scientifico, tecnologico, ingegneristico o della matematica – anche a parità di risultati in matematica. […] Generalmente, le ragazze hanno meno fiducia rispetto ai ragazzi nelle proprie capacità di risolvere problemi di matematica o nel campo delle scienze esatte. Tuttavia, quando si confrontano i risultati di matematica tra ragazzi e ragazze con livelli simili di fiducia in se stessi e di ansia rispetto alla matematica, il divario di genere scompare.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.invalsi.it/invalsi/ri/pisainfocus/it/PIF-49-it.pdf" target="_blank">&#8211; In focus n.40, Ocse-Pisa</a>
									            </div>
</section>
<p>Inoltre, i <a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-ragazze-con-ottimi-risultati-in-matematica-e-scienze-hanno-minori-aspettative-professionali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati Ocse-Pisa</a> mostrano che le ragazze tendono a percepirsi di meno in ruoli come lo scienziato o l&#8217;ingegnere. Questo a testimonianza di come i condizionamenti sociali incidano direttamente sul percorso di studi e di carriera successivi, oltre che sull&#8217;apprendimento diretto delle materie.</p>
<p>Per capire il fenomeno sul paese, si possono prendere come riferimento i dati sull&#8217;apprendimento della matematica, rilevati tramite le prove Invalsi e rilasciate a livello provinciale. <strong>Nel 2024, il 44% degli alunni di terza media non raggiungono il livello di competenza numerica adeguata per il proprio grado di istruzione.</strong> Si tratta sostanzialmente di un dato in linea con l&#8217;anno precedente. Disgregando il dato per genere, si nota già una differenza: i maschi riportano un&#8217;incidenza del 41,2% mentre le femmine del 47%.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">5,8 </span>punti percentuali di differenza tra ragazze e ragazzi con competenze numeriche non sufficienti in terza media.</p>
</section>
<p>Si tratta di una differenza che non è omogenea sul territorio nazionale. <strong>Sulle 107 province italiane, sono 4 quelle in cui le ragazze riportano un&#8217;incidenza minore dei ragazzi.</strong> Sono <strong>Nuoro</strong> (dove le femmine superano di 0,3 punti percentuali i maschi), Piacenza (0,5), Sondrio (2) ed Enna (2,6).</p>
<div id="in-sole-4-province-le-ragazze-mostrano-meno-insufficienze-nelle-competenze-numeriche-rispetto-ai-ragazzi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quasi-tutte-le-province-italiane-le-ragazze-registrano-piu-insufficienze-nelle-competenze-numeriche/">In quasi tutte le province italiane le ragazze registrano più insufficienze nelle competenze numeriche</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quasi-tutte-le-province-italiane-le-ragazze-registrano-piu-insufficienze-nelle-competenze-numeriche/">Differenza percentuale nelle insufficienze riportate nelle prove Invalsi di ragazze e ragazzi di III media (2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305809_tab3"></p>
<p>Il dato riporta la differenza percentuale tra le insufficienze registrate tra le ragazze di III media e quelle riportate dai ragazzi. I dati fanno riferimento alle prove Invalsi aggregate a livello provinciale.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Invalsi e Istat (Bes dei territori)                                                                <br />(consultati: martedì 20 Gennaio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/02/in-quasi-tutte-le-province-italiane-le-ragazze-registrano-piu-insufficienze-nelle-competenze-numeriche.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-305809"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-305809" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/in-quasi-tutte-le-province-italiane-le-ragazze-registrano-piu-insufficienze-nelle-competenze-numeriche/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Nelle restanti aree del paese, le ragazze riportano sistematicamente più insufficienze rispetto ai ragazzi. I divari più ampi si registrano nelle aree di <strong>Rieti</strong> e <strong>Avellino</strong> dove le differenze sono rispettivamente di 10,8 e 10,2 punti percentuali. Seguono con più di 9 punti percentuali di divario Rimini (9,9), Brindisi (9,9) e Palermo (9,6). Alla luce di questi dati sugli apprendimenti, e visto lo stato complessivo dei settori legati ai contesti Stem, è ancora più importante investire sugli apprendimenti delle materie scientifiche e abbattere gli stereotipi di genere.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/friuli_venezia_giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/trentino_alto_adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/valle_daosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi agli apprendimenti sono di fonte Invalsi e Istat (Bes dei territori).</p>
<p>Foto:&nbsp;<a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/giovane-inventrice-che-crea-nel-suo-laboratorio_17343812.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=46&amp;uuid=9659c0ea-1c36-4cef-ac56-a7eb430e7ff3&amp;query=apprendimenti+Stem+teenager" type="link" id="https://it.freepik.com/foto-gratuito/giovane-inventrice-che-crea-nel-suo-laboratorio_17343812.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=46&amp;uuid=9659c0ea-1c36-4cef-ac56-a7eb430e7ff3&amp;query=apprendimenti+Stem+teenager" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" type="link" id="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-divari-di-genere-nei-percorsi-stem-in-un-mondo-sempre-piu-tecnologico/">I divari di genere nei percorsi Stem in un mondo sempre più tecnologico</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Per le donne arrivare ai vertici del corpo diplomatico è ancora molto difficile</title>
		<link>https://www.openpolis.it/per-le-donne-arrivare-ai-vertici-del-corpo-diplomatico-e-ancora-molto-difficile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 09:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305307</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quello diplomatico è un settore in cui storicamente le donne hanno fatto molta fatica ad affermarsi. Nonostante negli ultimi anni ci siano stati dei progressi per favorire la parità di genere, l'Italia è ancora molto indietro su questo fronte rispetto agli altri paesi europei.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/per-le-donne-arrivare-ai-vertici-del-corpo-diplomatico-e-ancora-molto-difficile/">Per le donne arrivare ai vertici del corpo diplomatico è ancora molto difficile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>carriera diplomatica</strong> rappresenta storicamente uno dei percorsi più prestigiosi e selettivi della pubblica amministrazione. In Italia, come nel resto d’Europa, è stato anche uno degli ambiti in cui più a lungo si è riprodotta una forte <strong>disparità di genere</strong>. Nonostante i progressi degli ultimi decenni, i dati più recenti mostrano come <strong>la presenza femminile ai vertici della diplomazia resti limitata</strong>.</p>
<p>Nel 2024 a livello europeo, secondo le analisi del progetto <a href="https://www.gu.se/en/gendip" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Gender in Diplomacy” (GenDip)</a> dell’università di Göteborg, meno di un terzo dei diplomatici di alto rango era composto da donne. In questo contesto, <strong>l&#8217;Italia si colloca stabilmente agli ultimi posti</strong>. La quota di ambasciatrici italiane infatti è inferiore alla media e il divario rispetto agli altri grandi paesi europei è cresciuto nel tempo. Se Francia, Germania e Spagna registrano oggi percentuali comprese tra il 28% e il 33%, il nostro paese resta sotto questa soglia, confermando una distanza strutturale.</p>
<div id="nel-2024-litalia-e-stata-agli-ultimi-posti-in-europa-per-quota-di-donne-alla-guida-di-unambasciata-appena-il-15" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">15% </span>la quota di rappresentanti diplomatiche italiane alla guida di un&#8217;ambasciata nel 2024.</p>
</section>
<p>In questo articolo, realizzato nell&#8217;ambito dell&#8217;<em><a href="https://www.europeandatajournalism.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Data Journalism Network</a></em>, approfondiremo l&#8217;evoluzione nel tempo dell&#8217;accesso delle donne alla carriera diplomatica. Passeremo poi in rassegna i più importanti traguardi raggiunti in questo ambito, con uno sguardo anche su quelle che sono le ultime novità in materia.</p>
<div id="in-italia-fino-al-1960-la-carriera-diplomatica-era-preclusa-alle-donne-la-prima-ambasciatrice-a-pieno-titolo-e-arrivata-solo-nel-1985" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Una professione a lungo preclusa per le donne</h3>
<p>Fino alla seconda metà del Novecento, in Italia, l’accesso delle donne alla diplomazia era formalmente impedito. Solo con la <a href="https://www.cortecostituzionale.it/scheda-pronuncia/1960/33" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sentenza</a> della <strong>Corte costituzionale</strong> del 13 maggio 1960 venne dichiarata illegittima la <a href="https://www.normattiva.it/eli/id/1919/07/19/019U1176/ORIGINAL" target="_blank" rel="noreferrer noopener">norma</a> che escludeva le donne dagli uffici pubblici che implicavano l’esercizio di potestà politiche. Fino ad allora, la carriera diplomatica era considerata <a href="https://brill.com/view/journals/hjd/17/3/article-p339_1.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un percorso riservato agli uomini, generalmente provenienti da contesti sociali elevati</a>. In linea con una visione elitaria e maschile della rappresentanza dello stato all’estero.</p>
<p>L’ingresso delle donne nella diplomazia italiana è quindi relativamente recente. Le prime nomine arrivano a partire dagli anni Sessanta. Ma è solo negli anni Ottanta e Novanta che iniziano a emergere figure femminili in ruoli di maggiore responsabilità. La <strong>prima donna a guidare un’ambasciata italiana</strong>, con il ruolo di incaricata d&#8217;affari, risale al 1980. Mentre la <strong>prima ambasciatrice con pieno titolo</strong> viene nominata nel 1985. Da allora i progressi sono stati lenti e discontinui. </p>
<div id="strillo-testo-block_d8d73099db67382dddcb5f7383236ded" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Molte delle conquiste femminili nell&#8217;ambito del corpo diplomatico sono arrivate solo nel XXI secolo.</p>
</section></div>
<p>Solo nel 2005 infatti le prime donne raggiungono il <strong>grado di carriera di ambasciatore</strong>. Nonostante abbiano la stessa nomenclatura infatti c&#8217;è una differenza tra il termine inteso come vertice politico-amministrativo di un&#8217;ambasciata e il grado di carriera. Non necessariamente le due cose coincidono. Anzi, spesso gli incaricati di guidare un&#8217;ambasciata non arrivano al grado di ambasciatore. Quest&#8217;ultimo si raggiunge solo dopo un <strong>percorso di carriera che dura oltre 20 anni</strong> e che prevede 5 livelli di anzianità.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.esteri.it/it/servizi-opportunita/opportunita/al-maeci/carriera_diplom/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vedi anche<br />
<br /><strong>La carriera diplomatica</strong></a>.</p>
</section>
<p>Sebbene una situazione simile si ritrovi in praticamente tutti i paesi, è doveroso osservare come nella maggior parte degli stati europei ci siano stati dei <strong>progressi molto più marcati rispetto all&#8217;Italia</strong>. Facendo riferimento in particolare ai dati raccolti dal progetto&nbsp;GenDip è possibile osservare l’evoluzione nel tempo dalla componente femminile al vertice delle ambasciate dei principali paesi europei a partire dal 1968, primo anno per cui sono disponibili i dati.</p>
<div id="nel-tempo-il-divario-tra-la-quota-di-donne-diplomatiche-italiane-rispetto-alla-media-ue-e-aumentato-nel-2024-era-di-15-punti-percentuali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Sulla base di queste informazioni possiamo osservare come alla fine degli anni Sessanta la media europea delle donne diplomatiche fosse vicina allo 0%. Nei decenni successivi si assiste a una lenta ma costante crescita. <strong>Solo a partire dal XXI secolo tuttavia si riscontrano percentuali che raggiungono la doppia cifra, fino ad arrivare a una quota del 30% registrata a fine 2024</strong>. Si tratta di un valore superiore di 7 punti percentuali rispetto alla media globale fatta registrare nello stesso periodo.</p>
<p>Con specifico riferimento all’<strong>Italia</strong> invece si nota una quota di donne che, seppur aumentata nel tempo, si è mantenuta costantemente al di sotto della media europea. Il divario è anzi aumentato con il passare del tempo, fino a raggiungere una <strong>distanza di 15 punti percentuali rispetto alla media Ue</strong> già nel 2021 e poi confermata nel 2024.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-agli-ultimi-posti-in-europa-per-quota-di-donne-diplomatiche/">L&#8217;Italia è agli ultimi posti in Europa per quota di donne diplomatiche</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-agli-ultimi-posti-in-europa-per-quota-di-donne-diplomatiche/">Evoluzione della percentuale di donne diplomatiche provenienti dai paesi dell&#8217;Unione Europea (1968-2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         aria-labelledby="chart_305293_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-agli-ultimi-posti-in-europa-per-quota-di-donne-diplomatiche/">L&#8217;Italia è agli ultimi posti in Europa per quota di donne diplomatiche &#8211; Evoluzione della percentuale di donne diplomatiche provenienti dai paesi dell&#8217;Unione Europea (1968-2024)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305293_tab3"></p>
<p>Per l&#8217;Italia va notato che ci sono alcune differenze tra i dati raccolti dal progetto <a href="https://www.gu.se/en/gendip" target="_blank" rel="noopener">GenDip</a> e quanto riportato dal <a href="https://www.esteri.it/it/" target="_blank" rel="noopener">sito ufficiale</a> della Farnesina. in particolare, le ambasciate di Accra, Baghdad, Pretoria, Bangkok e Tashkent sono guidate da incaricati d&#8217;affari anziché da ambasciatori.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://www.gu.se/en/gendip" target="_blank" rel="noopener">GenDip</a> e Openpolis                                                                <br />(ultimo aggiornamento: sabato 21 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/litalia-e-agli-ultimi-posti-in-europa-per-quota-di-donne-diplomatiche.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-305293"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-305293" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">15 </span>il divario, in punti percentuali, della quota di donne ambasciatrici italiane rispetto alle media Ue registrato nel 2021 e nel 2024.</p>
</section>
<p>La differenza è piuttosto marcata anche confrontando l’Italia con gli altri principali paesi Ue. Sia <strong>Francia</strong> (33%), che <strong>Germania</strong> (30%) che <strong>Spagna</strong> (28%) riportavano nel 2024 percentuali molto superiori.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Donne in ruoli chiave: progressi ancora lenti e insufficienti</h3>
<p>Nel paragrafo precedente ci siamo soffermati sulla poca frequenza delle donne alla guida di un’ambasciata. Adesso ci concentreremo invece sulle diplomatiche che sono riuscite a raggiungere <strong>incarichi di vertice</strong> nel corso della loro carriera, con particolare riferimento all&#8217;Italia. Per far questo abbiamo censito i vari<strong> incarichi riservati a personale diplomatico</strong>. È necessario qui ribadire che ci sono alcune differenze tra i dati raccolti dal progetto&nbsp;<a href="https://www.gu.se/en/gendip" target="_blank" rel="noreferrer noopener">GenDip</a>&nbsp;e quanto è possibile ricostruire dai dati riportati dal&nbsp;<a href="https://www.esteri.it/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sito ufficiale</a>&nbsp;della Farnesina, fonte principale utilizzata per questo paragrafo.</p>
<div id="strillo-testo-block_813b6f19639a911530229a69a74e9c26" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Alcune nomine di natura politica potrebbero favorire un riequilibrio di genere nell&#8217;ambito diplomatico. </p>
</section></div>
<p>Oltre ai vertici delle ambasciate, rientrano in questa analisi anche ruoli chiave all’interno del ministero degli esteri ma anche quelli di <strong>consigliere diplomatico</strong> di ministri, della presidenza del consiglio o di quella della repubblica. Quest’ultimo incarico ha una connotazione molto particolare in quanto, pur rimanendo riservato a diplomatici di carriera, prevede una <strong>nomina politica</strong>. </p>
<p>Considerando il 2024 come anno di riferimento, possiamo osservare che sono solo 2 su 21 le donne che ricoprivano questo incarico. Si tratta di <strong>Isa Ghivarelli</strong> e <strong>Serena Lippi</strong>, rispettivamente consigliere diplomatiche dei ministri Casellati (riforme istituzionali) e Valditara (istruzione). Ci sono poi 2 donne (su un totale di 14 incarichi censiti) che ricoprono posizioni di vertice all’interno del ministero degli esteri. Si tratta di <strong>Patrizia Falcinelli</strong> e <strong>Nicoletta Bombardiere</strong>, direttrici generali rispettivamente delle direzioni per le risorse e l’innovazione e per la mondializzazione e gli affari globali.&nbsp;</p>
<div id="il-2024-e-stato-lanno-in-cui-si-e-registrata-la-maggior-quota-di-donne-in-ruoli-chiave-considerando-ministeri-e-ambasciate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Le <strong>ambasciatrici</strong> in servizio erano <strong>19 su 134</strong>. La loro distribuzione geografica mostra come le sedi più strategiche continuino a essere prevalentemente affidate a uomini. Ci sono però alcune eccezioni. È il caso ad esempio di <strong>Mariangela Zappia</strong> che è stata ambasciatrice italiana presso gli <strong>Stati Uniti</strong> e di <strong>Cecilia Piccioni</strong>, incaricata presso la <strong>Federazione Russa</strong>. Oltre a loro da segnalare anche altre 2 donne incaricate presso paesi che fanno parte del G20. Si tratta di <strong>Emilia Gatto</strong> (Corea del sud) ed <strong>Emanuela D’Alessandro</strong> (Francia).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-cerano-ambasciatrici-italiane-in-4-paesi-del-g20/">Nel 2024 c&#8217;erano ambasciatrici italiane in 4 paesi del G20</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-cerano-ambasciatrici-italiane-in-4-paesi-del-g20/">Elenco delle donne con incarico di ambasciatrice presso paesi terzi e organizzazioni internazionali o con altri ruoli chiave</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_305298_tab1"><br />
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305298_tab3"></p>
<p>Si noti che c&#8217;è una differenza tra il grado di ambasciatore/ambasciatrice che si raggiunge per anzianità e il ruolo di ambasciatore/ambasciatrice inteso come vertice diplomatico di un&#8217;ambasciata presso un paese terzo o un&#8217;organizzazione internazionale. Non necessariamente i due ruoli coincidono, anzi si tratta di una sovrapposizione abbastanza rara.</p>
<p>Si noti inoltre che gli incarichi di <span data-sheets-root="1">Mariangela Zappia come ambasciatrice presso gli Stati Uniti, di Giuseppina Zarra in Bulgaria e di Cecilia Piccioni presso la federazione russa si sono conclusi nel corso del 2025. Si noti infine che Laura Ranalli, vertice dell&#8217;ambasciata presso il Ghana risulta avere come ruolo quello di incaricata d&#8217;affari con lettera d&#8217;incarico. </span></p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione e dati Openpolis                                                                <br />(ultimo aggiornamento: lunedì 15 Settembre 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/nel-2024-cerano-ambasciatrici-italiane-in-4-paesi-del-g20.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-305298"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-305298" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Considerando complessivamente i ruoli chiave ricoperti dalle donne nell’ultimo decennio, possiamo osservare come <strong>proprio il 2024 sia stato il momento in cui la quota femminile ha toccato il punto più alto</strong>. Logicamente le donne con incarico di ambasciatrice risultano dare il contributo maggiore (10,92%). Troviamo poi le consigliere diplomatiche e le direttrici generali (1,2%).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/una-donna-consigliera-diplomatica-del-quirinale-tra-il-2015-e-il-2022/">Una donna consigliera diplomatica del Quirinale tra il 2015 e il 2022</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/una-donna-consigliera-diplomatica-del-quirinale-tra-il-2015-e-il-2022/">Quota di donne che ricoprono posizioni chiave all&#8217;interno del corpo diplomatico italiano (2014-2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_305303_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_305303_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/una-donna-consigliera-diplomatica-del-quirinale-tra-il-2015-e-il-2022/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/una-donna-consigliera-diplomatica-del-quirinale-tra-il-2015-e-il-2022.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/una-donna-consigliera-diplomatica-del-quirinale-tra-il-2015-e-il-2022/">Una donna consigliera diplomatica del Quirinale tra il 2015 e il 2022 &#8211; Quota di donne che ricoprono posizioni chiave all&#8217;interno del corpo diplomatico italiano (2014-2024)</a></div>
</p></div>
<div id="chart_305303_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_305303_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_305303_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_305303_tab3"></p>
<p>Il grafico riporta la quota totale di ruoli chiave ricoperti da donne all&#8217;interno del corpo diplomatico italiano nel periodo compreso tra il 2014 e il 2024. Gli incarichi censiti consistono in: incaricato d&#8217;affari con lettera, ambasciatore, rappresentanza permanente presso organismi internazionali, capo di gabinetto del ministro, consigliere diplomatico, direttore generale/capo ufficio di primo livello, segretario generale del ministero. Il numero di incarichi attribuiti può variare di anno in anno.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione e dati Openpolis                                                                <br />(ultimo aggiornamento: lunedì 15 Settembre 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/una-donna-consigliera-diplomatica-del-quirinale-tra-il-2015-e-il-2022.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-305303"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-305303" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Occorre precisare però che ci sono alcuni incarichi particolarmente rilevanti che se da un punto di vista quantitativo non contribuiscono ad aumentare in maniera significativa la quota di donne in ruoli chiave, da quello qualitativo rappresentano traguardi molto importanti. Su tutti, da citare l’incarico di <strong>consigliere diplomatico del presidente della repubblica, svolto da Emanuela D’Alessandro </strong>tra il 2015 e il 2022. Da segnalare anche l’incarico di <strong>capo di gabinetto del ministro degli esteri svolto da Cecilia Piccioni</strong> tra il 2022 e il 2024. La stessa Piccioni è poi passata alla guida della <strong>Direzione generale per gli affari politici e di sicurezza</strong>.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">1 </span>donna nominata come consigliera diplomatica della presidenza della repubblica.</p>
</section>
<h3 class="wp-block-heading">Come si accede alla carriera diplomatica in Italia</h3>
<p>Come già accennato nell&#8217;introduzione, l&#8217;accesso alla carriera diplomatica è particolarmente selettivo. Con riferimento all&#8217;Italia, fino allo scorso anno infatti, i <a href="https://www.esteri.it/it/servizi-opportunita/opportunita/al-maeci/carriera_diplom/concorso_diplomatico/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">requisiti</a> prevedevano:</p>
<ul class="wp-block-list">
<li>il possesso di una laurea specialistica/magistrale o di un titolo equivalente nei tre grandi filoni delle scienze politiche/relazioni internazionali, della giurisprudenza, o dell&#8217;economia;</li>
<li>il superamento di una prova attitudinale;</li>
<li>il superamento di 5 prove scritte;</li>
<li>il superamento di una prova orale a cui possono aggiungersene anche altre facoltative (in diverse lingue).</li>
</ul>
<p>Da segnalare che l&#8217;impostazione del concorso cambierà a partire dal 2026 in seguito a una <a href="https://www.esteri.it/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/2025/12/il-ministro-tajani-presenta-la-riforma-della-farnesina-operativa-dal-2026/">riforma</a> del dicastero voluta dall&#8217;attuale ministro <strong>Antonio Tajani</strong>. La prova sarà aperta a tutti gli studenti in possesso di una laurea magistrale. La nuova struttura inoltre si svilupperà su due fasi: una <strong>prova di base comune</strong> (logica, inglese, cultura generale internazionalistica), seguita da <strong>esami specialistici</strong> basati sui &#8220;profili&#8221; scelti (commerciale-economico, cybersecurity-digitale e classico/politico).</p>
<p>Data la complessità di questo percorso, non ci si aspetterebbero particolari differenze di genere nei soggetti che riescono ad accedere alla carriera diplomatica. Anzi, forse ci si potrebbe attendere un maggior successo delle donne considerando che queste ultime, come abbiamo avuto modo di&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/quanto-incide-la-segregazione-di-genere-nei-percorsi-di-istruzione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccontare</a>, <strong>non solo raggiungono maggiormente la laurea nelle discipline umanistiche</strong> <strong>ma spesso ottengono risultati migliori rispetto agli uomini</strong>.</p>
<div id="negli-ultimi-20-anni-le-donne-che-hanno-avuto-accesso-alla-carriera-diplomatica-sono-state-solamente-il-31" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>I <a href="https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2024/12/statistiche-concorso-diplomatico-aggiornate-al-2024-pdf.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> messi a disposizione dal ministero degli esteri sui risultati dei concorsi svolti negli ultimi 20 anni descrivono invece <strong>un quadro abbastanza diverso</strong>. Tra il 2003 e il 2024 si sono svolti in totale 19 concorsi. In questo periodo la quota di donne entrate in servizio dopo aver superato le prove si è attestata al 31% circa. <strong>Ancora oggi quindi la percentuale di uomini assunti è più che doppia</strong>.</p>
<p>Analizzando le singole annualità, possiamo osservare che il dato più elevato si è registrato proprio nel 2024, con una quota di donne assunte in servizio pari al 45,8%. Dati particolarmente bassi invece all’inizio della serie storica, in particolare <strong>nel 2004 solo il 13% di donne ha superato il concorso</strong>.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-donne-che-hanno-superato-il-concorso-diplomatico-negli-ultimi-ventanni-sono-meno-di-un-terzo/">Le donne che hanno superato il concorso diplomatico negli ultimi vent’anni sono meno di un terzo</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-donne-che-hanno-superato-il-concorso-diplomatico-negli-ultimi-ventanni-sono-meno-di-un-terzo/">Distribuzione, per genere, dei diplomatici assunti in servizio (2003-2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_305295_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_305295_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/le-donne-che-hanno-superato-il-concorso-diplomatico-negli-ultimi-ventanni-sono-meno-di-un-terzo/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/le-donne-che-hanno-superato-il-concorso-diplomatico-negli-ultimi-ventanni-sono-meno-di-un-terzo.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-donne-che-hanno-superato-il-concorso-diplomatico-negli-ultimi-ventanni-sono-meno-di-un-terzo/">Le donne che hanno superato il concorso diplomatico negli ultimi vent’anni sono meno di un terzo &#8211; Distribuzione, per genere, dei diplomatici assunti in servizio (2003-2024)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2024/12/statistiche-concorso-diplomatico-aggiornate-al-2024-pdf.pdf" target="_blank" rel="noopener">Maeci</a>.                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/le-donne-che-hanno-superato-il-concorso-diplomatico-negli-ultimi-ventanni-sono-meno-di-un-terzo.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-305295"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-305295" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<h3 class="wp-block-heading">Una parità ancora da costruire</h3>
<p>È piuttosto complesso riuscire a ricostruire le cause di questo sbilanciamento. Tuttavia, secondo alcuni <a href="https://civio.es/poder/2025/12/04/only-three-out-of-ten-ambassadors-from-european-union-countries-are-women/#:~:text=The%20reasons%20behind%20the,a%20woman%20helps." target="_blank" rel="noreferrer noopener">studi accademici</a>, uno dei motivi potrebbe riguardare le maggiori difficoltà che di solito incontrano le donne nel conciliare vita familiare e professionale. Secondo questa visione, il sistema diplomatico &#8211; non solo in Italia &#8211; tenderebbe a <strong>premiare chi non è costretto a interrompere o rallentare frequentemente la carriera per carichi di cura. </strong>Oltre a chi da la più ampia disponibilità alla mobilità internazionale. </p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>A study by Politic Science’s professors Romain Lecler and Yann Goltrant on french diplomats concluded that the main difference between the two genders was the amount of time they had spent abroad, with women five times more likely to take leave during their careers and twice as likely to avoid all international assignments. Women also travelled to destinations closer to home. Perhaps as a result, Lecler writes, female diplomats were half as likely as their male counterparts to attain high-ranking positions. Spanish career diplomats reported similar experiences when the Spanish Court of Auditors asked them.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://civio.es/poder/2025/12/04/only-three-out-of-ten-ambassadors-from-european-union-countries-are-women/#:~:text=The%20reasons%20behind%20the,a%20woman%20helps." target="_blank">&#8211; M. Álvarez del Vayo, A. Maqueda, C. Torrecillas &#8211; Only three out of ten ambassadors from European Union countries are women (4 dicembre 2025).</a>
									            </div>
</section>
<p>Negli ultimi anni il quadro normativo a tutela della parità di genere si è rafforzato, anche per quanto riguarda il corpo diplomatico. Tale principio &#8211; oltre che dalla Costituzione (articoli 3, 37, 51) &#8211; è sancito dal <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2006-04-11;198" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Codice delle pari opportunità</a>. Inoltre il ministero degli affari esteri ha adottato un nuovo <a href="https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2025/01/G_PTAP-2025-2027.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piano triennale di azioni positive</a> (2025-2027) che mira a promuovere l’equilibrio di genere. Tra le misure previste figurano<strong> il rafforzamento del lavoro agile, il sostegno alla genitorialità, la promozione delle carriere femminili e una maggiore attenzione alla dimensione di genere nei processi di valutazione</strong>.</p>
<div id="strillo-testo-block_8b9ef1421b229de6fd88275fc0c5c72b" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Serve anche un cambiamento culturale per favorire la parità di genere nell&#8217;ambito diplomatico.</p>
</section></div>
<p>Anche la recente riforma della Farnesina, con la revisione del concorso diplomatico e l’introduzione di percorsi più articolati e specializzati, potrebbe incidere nel medio periodo sulla composizione di genere del corpo diplomatico. Resta però da <strong>verificare se questi strumenti saranno sufficienti a incidere su dinamiche strutturali radicate da decenni</strong>.</p>
<p>In una prospettiva ventennale, i dati indicano un miglioramento nell’accesso delle donne alla carriera diplomatica, testimoniato dall’aumento della componente femminile tra i nuovi ingressi. Questo progresso, tuttavia, <strong>non si riflette ancora in modo proporzionale nei livelli apicali</strong>. Il divario osservato è anche il risultato di disuguaglianze stratificate nel tempo, che continuano a incidere sulle progressioni di carriera. Per evitare che questo tetto di cristallo persista in un settore chiave dell’amministrazione pubblica, accanto agli interventi normativi appare quindi necessario un <strong>cambiamento culturale più profondo</strong>, capace di incidere sulle modalità di valutazione, selezione e assegnazione degli incarichi.</p>
<p><em>This article is published in collaboration with the <a href="https://www.europeandatajournalism.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Data Journalism Network</a> in the context of<a href="https://chateurope.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ChatEurope</a> and is released under a <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 4.0</a> licence</em>.</p>
<p>Foto: <a href="https://www.interris.it/italia/beccalli-cattolica-atenei-chiamati-ad-agire-come-arene-geopolitiche" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ministero degli esteri</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/per-le-donne-arrivare-ai-vertici-del-corpo-diplomatico-e-ancora-molto-difficile/">Per le donne arrivare ai vertici del corpo diplomatico è ancora molto difficile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;impatto della violenza di genere sui minori</title>
		<link>https://www.openpolis.it/limpatto-della-violenza-di-genere-sui-minori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2025 09:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<category><![CDATA[povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=303743</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2023 più di 113mila bambine e bambini sono stati presi in carico dai servizi sociali a seguito di episodi di violenza. Queste situazioni possono avere un impatto psicologico e fisico devastante sulla loro vita. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-della-violenza-di-genere-sui-minori/">L&#8217;impatto della violenza di genere sui minori</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>violenza di genere</strong> è da alcuni anni sempre più al centro dell’attenzione pubblica. Anche per il susseguirsi di notizie che raccontano di donne uccise o maltrattate, spesso da partner, ex partner o persone a loro vicine. Un fenomeno che ha riacceso il dibattito pubblico e stimolato il confronto nelle sedi istituzionali: di recente si è discusso di una <a href="https://parlamento19.openpolis.it/attivita_legislativa/disegni_di_legge/C_2528" target="_blank" rel="noreferrer noopener">proposta di legge</a> volta a inasprire le pene per il femminicidio e ad ampliare le aggravanti per reati come maltrattamenti e stalking, oltre a prevedere nuove forme di sostegno per le vittime.</p>
<p>Le <strong>violenze di genere colpiscono le donne e, spesso, anche bambini e bambine che vivono nel nucleo familiare</strong>: minori che, in molti casi, subiscono una qualche forma di abuso diretto, ma che sono anche testimoni delle sopraffazioni. Secondo un <a href="https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/2025-06/iii-indagine-maltrattamento.pdf#page=36" target="_blank" rel="noreferrer noopener">report</a> pubblicato dall&#8217;Autorità garante per l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza infatti, <strong>il 34% dei minori presi in carico dai servizi sociali nel 2023 ha assistito a episodi di violenza</strong> contro familiari o conviventi. Un&#8217;esperienza altrettanto devastante.</p>
<p>L’impatto in termini psicologici su bambini e bambine, ragazzi e ragazze è profondo e duraturo. <strong>Crescere in un contesto familiare violento può causare disturbi del sonno, ansia, aggressività o comportamenti “adultizzati”</strong>. Inoltre aumenta il rischio che la violenza venga interiorizzata come modello relazionale comune e accettabile.</p>
<div id="nel-2023-oltre-113mila-minori-sono-stati-presi-in-cura-dai-servizi-sociali-a-seguito-di-episodi-di-violenza" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">113.892 </span>i minorenni presi in carico dai servizi sociali a causa di una qualche forma di maltrattamento al 31 dicembre 2023.</p>
</section>
<p>In questo articolo analizzeremo alcune delle pubblicazioni e dei dati più recenti sul tema. Esamineremo inoltre la distribuzione del fenomeno e la presenza sul territorio nazionale di strutture di supporto — come centri antiviolenza e case rifugio — che possono rappresentare un punto di riferimento anche per i più giovani. Il quadro che ne emerge è che, sebbene la sensibilità su questo fronte sia aumentata negli ultimi anni, c&#8217;è ancora molto lavoro da fare.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Gli orfani di femminicidio</h3>
<p>Relativamente ai minori vittime di violenza, è recentemente intervenuta anche la <a href="https://www.camera.it/leg19/99?shadow_organo_parlamentare=3941" target="_blank" rel="noreferrer noopener">commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere</a>. Lo scorso agosto infatti l&#8217;organo bicamerale ha approvato una <a href="https://comunicazione.camera.it/sites/comunicazione/files/notiz_prima_pag/allegati/Relazione_Orfani_di_femminicidio.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazione</a> dedicata agli <strong>orfani di femminicidio</strong>. Al netto degli episodi di violenza diretta, com&#8217;è evidente si tratta di casi particolarmente critici che comportano gravi conseguenze: dai disturbi psicologici alle difficoltà nel proseguire un percorso scolastico.</p>
<p>Secondo il documento infatti, l&#8217;impatto psicologico sui minori orfani di femminicidio è devastante. Gli esperti definiscono questa condizione come <strong>sindrome da lutto traumatico infantile </strong>(<em>Child Traumatic Grief &#8211; C</em>tg). Tra i principali sintomi vengono segnalati disturbi del sonno e dell&#8217;alimentazione, ansia, isolamento, comportamenti aggressivi, apatia, sfiducia generalizzata, sensi di colpa e depressione. A questo si aggiunge lo <strong>stigma sociale</strong> che molti orfani subiscono.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>A volte si presenta un rifiuto di proseguire gli studi, dato dagli aspetti depressivi e dal senso di inutilità generalizzato che provoca il ritenersi ingiustamente precipitati in un dolore senza fine, e diviene difficilissimo mantenere il precedente standard di rendimento scolastico, oppure si verificano abbandoni.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://comunicazione.camera.it/sites/comunicazione/files/notiz_prima_pag/allegati/Relazione_Orfani_di_femminicidio.pdf" target="_blank">&#8211; Relazione sugli orfani di femminicidio, 6 agosto 2025.</a>
									            </div>
</section>
<p>Il documento evidenzia come l&#8217;Italia disponga di un valido impianto normativo per quanto riguarda la tutela e il supporto degli orfani di femminicidio. Tuttavia individua anche alcuni aspetti critici su cui sarebbero necessari ulteriori interventi. Tra le varie proposte avanzate dalla commissione vi sono:</p>
<ul class="wp-block-list">
<li>l&#8217;attivazione di un numero di pubblica utilità per l&#8217;orientamento ai servizi socio-sanitari e la consulenza legale;</li>
<li>supporto psicologico specializzato;</li>
<li>formazione specifica per gli operatori;</li>
<li>semplificazione dell&#8217;iter burocratico;</li>
<li>adeguamento dei sostegni economici (da ricordare l&#8217;indennizzo una tantum previsto dalla <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2016;122~art14" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge 122/2016</a> e il <a href="http://www.interno.gov.it/it/fondo-rotazione-vittime-dei-reati-tipo-mafioso-dei-reati-intenzionali-violenti-e-orfani-dei-crimini-domestici" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondo di rotazione per la solidarietà</a>) giudicati non sufficienti.</li>
</ul>
<p>Oltre a ciò, la commissione auspica anche la creazione di un <strong>registro nazionale/banca dati</strong> per analizzare meglio il fenomeno, i fattori di rischio e raccogliere dati su interventi e buone pratiche. Come abbiamo avuto modo di raccontare in passato anche su altri temi, questo tipo di <strong>mappatura attraverso i dati e informazioni certificate è il primo passo per produrre interventi e politiche efficaci</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">I minori vittime di abusi nei territori</h3>
<p>I minori orfani di femminicidio rappresentano certamente una delle categorie più vulnerabili tra quelle colpite dalla violenza di genere. La loro condizione richiede quindi tutele particolari. Tuttavia, molti degli effetti che segnano la vita di questi bambini e ragazzi — dal trauma emotivo alle difficoltà relazionali, fino all’impatto sul rendimento scolastico — non riguardano esclusivamente chi è rimasto orfano. Sono <strong>aspetti che accomunano, pur con intensità e sfumature diverse, l’intero universo dei minori vittime di violenza domestica o di genere</strong>, siano essi testimoni o vittime dirette.</p>
<div id="le-regioni-con-piu-segnalazioni-per-reati-di-violenza-con-coinvolgimento-dei-minori-sono-state-lombardia-campania-sicilia-e-lazio" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Ma come si distribuiscono questi fenomeni sul territorio nazionale? Con specifico riferimento ai casi di violenza domestica, alcune informazioni ci vengono messe a disposizione dal <a href="https://gruppocrc.net/wp-content/uploads/2024/12/Rapporto-crc-2024.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a> sui diritti dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza curato dal <a href="https://gruppocrc.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gruppo Crc</a>. A livello nazionale i reati segnalati <strong>nel 2023 per maltrattamento contro familiari e conviventi sono stati 25.258</strong> di cui la maggior parte si è verificata in <strong>Lombardia</strong>. Qui infatti le segnalazioni sono state 3.635 pari al 14,4% del totale. Le altre regioni con più segnalazioni sono la <strong>Campania</strong> (3.293), la <strong>Sicilia</strong> (2.807) e il <strong>Lazio</strong> (2.697).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-oltre-25mila-segnalazioni-di-maltrattamento-domestico-con-coinvolgimento-di-minori/">Nel 2023 oltre 25mila segnalazioni di maltrattamento domestico con coinvolgimento di minori</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-oltre-25mila-segnalazioni-di-maltrattamento-domestico-con-coinvolgimento-di-minori/">Reati per maltrattamento contro familiari e conviventi che coinvolgono minori (2023)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_303801_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Gruppo Crc                                                                <br />(pubblicati: giovedì 12 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/11/nel-2023-oltre-25mila-segnalazioni-di-maltrattamento-domestico-con-coinvolgimento-di-minori.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-303801"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-303801" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/nel-2023-oltre-25mila-segnalazioni-di-maltrattamento-domestico-con-coinvolgimento-di-minori/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Logicamente, nelle aree poco popolose si sono verificati anche meno casi di violenza, tuttavia nessuna parte del paese è esente dal fenomeno.&nbsp;Specie se si considera che in questa statistica mancano i tanti casi non denunciati. In <strong>Basilicata</strong>, ad esempio, ci sono state 200 segnalazioni, in <strong>Molise</strong> 102, in <strong>Valle d&#8217;Aosta</strong> 50.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Centri anti violenza e case rifugio nel territorio</h3>
<p>Tutelare e sostenere i bambini e le bambine vittime di violenza nel proprio percorso di crescita è un dovere per tutto il sistema paese. Su questo fronte anche il mondo della scuola e, più in generale, la comunità educante possono svolgere un ruolo importante, a partire dalla prevenzione, per superare stereotipi radicati ed educare a un&#8217;affettività sana. In parallelo, nei casi più gravi <strong>servono strutture e competenze specializzate</strong> per affrontare il problema. In questo senso spazi come i centri antiviolenza e le case rifugio sono fondamentali, non solo per le donne vittime di abusi ma anche per i loro figli.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/contro-la-violenza-di-genere-serve-abbattere-gli-stereotipi-fin-dallinfanzia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br />
<br /><strong>Contro la violenza di genere serve abbattere gli stereotipi fin dall’infanzia</strong></a>.</p>
</section>
<p>I <strong>centri antiviolenza</strong> sono strutture spesso gestite da associazioni, enti locali o cooperative che offrono servizi di varia natura tra cui un primo supporto di natura psicologica oltre che consulenza legale e orientamento verso i servizi sanitari, sociali o abitativi. Le <strong>case rifugio</strong> sono invece strutture residenziali protette e segrete destinate alle donne e spesso anche ai loro figli che si trovano in pericolo di reiterazione della violenza e che quindi non possono rimanere a vivere nella propria abitazione. L&#8217;istituto di statistica ha elaborato una <a href="https://www.istat.it/tag/centri-antiviolenza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mappatura</a> delle strutture attive sul territorio nazionale nel 2023.</p>
<div id="in-italia-sono-attivi-868-tra-cav-e-case-rifugio-la-diffusione-di-queste-strutture-e-fondamentale-per-il-contrasto-del-fenomeno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div id="strillo-testo-block_6dd5201fa9ab6f4689508aedfab99076" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Il tasso di copertura di case rifugio e centri antiviolenza è ancora limitato e con significative differenze territoriali.</p>
</section></div>
<p>I centri antiviolenza sono 404 in Italia. La maggior parte di queste strutture si concentra in <strong>Campania</strong> (67), <strong>Lombardia</strong> (54), <strong>Lazio</strong> (44) e <strong>Sicilia</strong> (31). Istat fornisce anche il tasso di centri antiviolenza attivi ogni 10mila donne. In base a questo indicatore possiamo osservare che il livello di copertura più ampio è quello del <strong>Molise</strong> (0,27 centri ogni 10mila donne). Seguono <strong>Umbria</strong> (0,25), <strong>Campania</strong> (0,23) e <strong>Abruzzo</strong> (0,2). I tassi più bassi sono quelli della <strong>Basilicata</strong> e delle <strong>Marche</strong> (0,07), del <strong>Trentino Alto Adige</strong> (0,09) e del <strong>Piemonte</strong> e dell&#8217;<strong>Emilia Romagna</strong> (0,1).</p>
<p>Le case rifugio attive sono invece 464 di cui 145 localizzate in <strong>Lombardia</strong>, 59 in <strong>Sicilia</strong> e 55 in <strong>Emilia Romagna</strong>. Questi dati segnano un raddoppio rispetto al 2017, tuttavia Istat sottolinea che <strong>il livello di copertura rimane comunque basso</strong>. Considerando il tasso di case rifugio attive ogni 10mila donne, la <strong>Lombardia</strong> si conferma al primo posto insieme al <strong>Friuli Venezia Giulia</strong> (0,29). Seguono <strong>Sicilia</strong> ed <strong>Emilia Romagna</strong> (0,24). In questo caso Istat fornisce anche l&#8217;indicazione riguardante il <strong>tasso di case rifugio attive ogni 10mila donne vittime di violenza</strong>. Per questo indicatore il valore più alto è quello fatto registrare dal <strong>Friuli Venezia Giulia</strong> (4,53), seguito da <strong>Sicilia</strong> (3,98) e <strong>Lombardia</strong> (3,92). Da notare i valori significativamente bassi riportati dal <strong>Piemonte</strong> (0,83) e dal <strong>Lazio</strong> (0,5).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/ancora-troppi-pochi-i-cav-e-i-centri-antiviolenza-sul-territorio/">Ancora pochi i Cav e i centri antiviolenza sul territorio</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/ancora-troppi-pochi-i-cav-e-i-centri-antiviolenza-sul-territorio/">La distribuzione di case rifugio e centri antiviolenza nelle regioni italiane (2023)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_303805_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/ancora-troppi-pochi-i-cav-e-i-centri-antiviolenza-sul-territorio/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/11/ancora-troppi-pochi-i-cav-e-i-centri-antiviolenza-sul-territorio.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: lunedì 14 Aprile 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/11/ancora-troppi-pochi-i-cav-e-i-centri-antiviolenza-sul-territorio.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-303805"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-303805" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p> Con particolare riferimento alle case rifugio (e alle altre strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza) Istat fornisce anche alcune informazioni circa le vittime accolte. <strong>Nel 2023 le strutture residenziali in Italia hanno ospitato 7.731 persone a causa di violenza di genere</strong>. I minori rappresentano una quota significativa degli ospiti, con un totale di 4.157 presenze. Tra questi, 2.875 erano figli di donne vittime di violenza accolte nelle case rifugio, potenzialmente esposti o direttamente vittime di violenza. Altri 1.282 minori erano vittime di violenza ospitati in strutture non specializzate.</p>
<div id="nel-2023-sono-stati-2-875-i-minori-potenzialmente-esposti-o-direttamente-vittime-di-violenza-accolti-nelle-case-rifugio" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">2.875 </span>i minori potenzialmente esposti o direttamente vittime di violenza accolti nelle case rifugio nel 2023.</p>
</section>
<p>Da segnalare che 165 case hanno segnalato <strong>difficoltà nell&#8217;accogliere donne a causa dell&#8217;indisponibilità di posti</strong>. Di queste, 5 hanno dichiarato la <strong>necessità di triplicare la capacità di accoglienza</strong> attuale.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/minori_violenza.xls">minori e violenza di genere.</a></p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla distribuzione dei centri antiviolenza e delle case rifugio nelle regioni italiane sono di fonte Istat.</p>
<p>Foto: Towfiqu barbhuiya da Pexels</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-della-violenza-di-genere-sui-minori/">L&#8217;impatto della violenza di genere sui minori</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il legame tra offerta di nidi e occupazione femminile</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Mar 2025 09:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=298674</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Italia spesso è sulle donne che - per stereotipi di genere consolidati - ricade il compito di dedicarsi ai figli. Anche per questo l'occupazione femminile è più bassa. Investire su asili nido e scuole dell’infanzia può contribuire a invertire la tendenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/">Il legame tra offerta di nidi e occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il potenziamento dell&#8217;offerta di posti negli asili nido e nelle scuole dell&#8217;infanzia è un obiettivo molto importante per gli <strong>evidenti benefici su bambini e bambine, sia in termini di capacità di apprendimento che di crescita personale e sviluppo sociale</strong>. Ma un altro elemento rilevante è rappresentato dal fatto che <strong>la presenza dei nidi può facilitare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro</strong>. Queste strutture infatti sono anche uno strumento importante a supporto delle famiglie per conciliare meglio i ritmi vita-lavoro.</p>
<p>Al contrario, dove questo servizio non è presente, nella maggior parte dei casi sono le donne &#8211; per stereotipi di genere radicati &#8211; a lasciare l&#8217;impiego per farsi carico del lavoro di cura familiare.<strong> </strong></p>
<div id="in-italia-1-donna-su-5-lascia-il-lavoro-dopo-la-maternita-investire-in-asili-nido-e-scuole-dellinfanzia-e-fondamentale-per-invertire-questa-tendenza" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">1 su 5 </span>le donne che fuoriescono dal mercato del lavoro a seguito della maternità (<a href="https://documenti.camera.it/leg19/dossier/pdf/PP004LA.pdf#page=7" target="_blank" rel="noopener">dossier camera</a>).</p>
</section>
<p>Purtroppo l&#8217;Italia è uno dei paesi europei in cui questa dinamica è più marcata. In base ai dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/15ddf0f1-125e-4e6f-8102-3e227841417a?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> infatti il nostro paese si caratterizza per un divario molto ampio tra i genitori che lavorano. Per riavvicinare il tasso di occupazione femminile alla media europea, e ridurre i divari all’interno del paese, <strong>è quindi essenziale l’estensione dei servizi per la prima infanzia e la loro accessibilità in termini economici.</strong> Un legame individuato anche a livello continentale, e su cui da anni investono anche le politiche Ue.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Increasing participation in formal early childhood education and care (ECEC) could significantly improve the labour market activity of mothers in low-income households. Yet, accessible, affordable, and high-quality ECEC remains limited in a number of Member States.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://op.europa.eu/webpub/empl/esde-2023/#:~:text=The%20EU%20experienced%20a%20new,%2D19%20pandemic%2C%20remain%20high." target="_blank">&#8211; Commissione Europea, Employment and Social Developments in Europe 2023</a>
									            </div>
</section>
<p>Purtroppo a questo tema non sempre viene riservata l&#8217;attenzione che meriterebbe. E questo crea un circolo vizioso, soprattutto nei territori dove le donne lavorano di meno. <strong>Il rischio è che proprio in queste aree l&#8217;esigenza di servizi per la prima infanzia venga considerata secondaria</strong>, quando invece rappresenta la premessa per invertire tale tendenza. Per questa ragione un cambio di prospettiva è necessario.</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
<h3 class="wp-block-heading">Il livello di occupazione delle madri in Europa e in Italia</h3>
<p>Incrementare la presenza delle donne nel mondo del lavoro era uno degli obiettivi individuati nel 2002 a Barcellona per quanto riguarda gli asili nido e le scuole dell’infanzia. In quel contesto si stabilirono soglie europee per definire il <strong>livello minimo di presenza di questi servizi sul territorio</strong>.</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Gli stati membri devono impegnarsi a offrire un servizio educativo ad almeno il 33% dei bambini sotto i 3 anni (asili nido) e ad almeno il 90% di quelli nell&#8217;età compresa fra i 3 anni e l’età dell’obbligo scolastico (scuole dell&#8217;infanzia).</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-prevedono-gli-obiettivi-di-barcellona-sugli-asili-nido/"><br />
                &#8220;Che cosa prevedono gli obiettivi di Barcellona sugli asili nido&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<p>Tali soglie sono poi state riviste tra il 2021 e il 2022.<strong> </strong>Rispetto agli asili nido, segmento essenziale perché riguarda i primi mesi di vita del bambino, è stato indicato un <strong>incremento tendenziale dal 33% al 45%</strong>. L&#8217;incremento è commisurato alla situazione di partenza ciascun paese: quelli che sono al di sotto del 20% dovrebbero incrementare il proprio indicatore di almeno il 90% mentre quelli che si trovano tra il 20% e il 33% dovrebbero riportare un miglioramento di almeno il 45% o raggiungere un tasso pari al 45%. L’Italia si trova all’interno di quest&#8217;ultimo gruppo, avendo riportato una percentuale pari al 30% nel 2022.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/italia-a-3-punti-dallobiettivo-del-33-sugli-asili-nido/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br />
<br /><strong>Italia a 3 punti dall’obiettivo del 33% sugli asili nido</strong></a>.</p>
</section>
<p>Nonostante i risultati raggiunti finora, purtroppo la situazione nel nostro paese per quanto riguarda il tasso di occupazione femminile rimane complessa. Da questo punto di vista un primo elemento da tenere presente è che non esistono in Europa stati in cui la percentuale di donne con figli occupate è superiore a quella degli uomini. Considerando la media Ue possiamo osservare che il tasso di occupazione delle donne di età compresa tra i 20 e i 49 anni con figli di meno di 6 è pari al 67,8% mentre quello dei coetanei uomini è del 91,5%. <strong>L&#8217;Italia riporta una delle percentuali più basse per quanto riguarda il tasso di occupazione delle madri nel confronto con gli altri paesi europei</strong>.</p>
<div id="con-il-553-di-giovani-madri-occupate-litalia-e-uno-dei-paesi-europei-dove-il-divario-tra-donne-e-uomini-con-figli-occupati-e-piu-marcato" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">55,3% </span>il tasso di occupazione femminile in Italia nel 2023 considerando le donne di età compresa tra i 20 e i 49 anni con figli di meno di 6 anni.</p>
</section>
<p>Solo <strong>Grecia</strong> (54,8%), <strong>Romania</strong> (50,3%) e <strong>Repubblica Ceca</strong> (44,5%) riportano percentuali più basse. Il nostro paese si piazza poi sul podio tra gli stati Ue per divario più marcato tra uomini e donne occupati con figli. Il dato italiano infatti nel 2023 era di 35,4 punti percentuali di differenza. Solo <strong>Repubblica Ceca</strong> (51,3) e <strong>Grecia</strong> (37,1) riportavano un divario più ampio.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli-e-molto-marcato/">In Italia il divario tra occupati uomini e donne con figli è molto marcato</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli-e-molto-marcato/">Tasso di occupazione delle persone 20-49 anni con almeno un figlio con meno di 6 anni nei paesi Ue, per genere (2023)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         aria-labelledby="chart_299352_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli-e-molto-marcato/">In Italia il divario tra occupati uomini e donne con figli è molto marcato &#8211; Tasso di occupazione delle persone 20-49 anni con almeno un figlio con meno di 6 anni nei paesi Ue, per genere (2023)</a></div>
</p></div>
<div id="chart_299352_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_299352_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_299352_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_299352_tab3"></p>
<p>Il grafico mostra il tasso di occupazione maschile, femminile e medio delle persone di età compresa tra i 20 e i 49 che hanno almeno un figlio con meno di 6 anni nei diversi paesi dell&#8217;Unione europea. Per Francia e Spagna la definizione del campione è diversa dalle altre. Per maggiori informazioni si vedano i <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/cache/metadata/en/lfst_hh_esms.htm">metadati</a>.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: giovedì 12 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/03/in-italia-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli-e-molto-marcato.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-299352"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-299352" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="strillo-testo-block_e15e538047251e6144493b1616c1f4de" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Il divario nel tasso di occupazione maschile e femminile tra chi ha figli è aumentato.</p>
</section></div>
<p>Altro elemento importante da rimarcare è che nella stragrande maggioranza dei paesi europei il divario tra tasso di occupazione maschile e femminile è diminuito tra il 2014 e il 2023. <strong>Sono solo 7 i paesi in cui invece la differenza si è acuita, tra questi anche l’Italia</strong> per l&#8217;aumento relativamente superiore dei tassi di occupazione dei padri rispetto a quello delle madri. In questo periodo infatti il divario si è ulteriormente allargato di 3,3 punti percentuali. <strong>Romania</strong> (+10,3 punti percentuali), <strong>Grecia</strong> (+4,6) e <strong>Spagna</strong> (+3,4) sono gli unici paesi europei in cui tale tendenza risulta essere ancora più marcata rispetto all’Italia.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Offerta di nidi e occupazione femminile, un legame evidente</h3>
<p>I dati indicano chiaramente come <strong>alla nascita di un figlio sia soprattutto l&#8217;occupazione femminile a calare</strong>. In questa dinamica, è interessante osservare il ruolo degli asili nido e in generale dei servizi rivolti alla prima infanzia.</p>
<div id="nei-comuni-in-cui-ce-maggiore-offerta-di-nidi-si-registra-il-minore-squilibrio-tra-tasso-di-occupazione-maschile-e-femminile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Si può notare che <strong>i comuni con la maggiore parità di genere in termini di occupazione sono anche quelli con un&#8217;offerta di asili nido e servizi più capillare</strong>. Al contrario, <strong>nei comuni dove il tasso di occupazione maschile è doppio o anche più che doppio rispetto a quello femminile, la presenza di nidi risulta molto meno diffusa</strong>.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-con-piu-squilibrio-di-genere-nelloccupazione-ci-sono-meno-nidi/">Nei comuni con più squilibrio di genere nell&#8217;occupazione ci sono meno nidi</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-con-piu-squilibrio-di-genere-nelloccupazione-ci-sono-meno-nidi/">Posti in asili nido e servizi prima infanzia per 100 residenti 0-2 anni rispetto al rapporto tra occupazione maschile e femminile (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_298678_tab1" role="tab" aria-controls="chart_298678_tabpanel1"
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<div id="chart_298678_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_298678_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-con-piu-squilibrio-di-genere-nelloccupazione-ci-sono-meno-nidi/">Nei comuni con più squilibrio di genere nell&#8217;occupazione ci sono meno nidi &#8211; Posti in asili nido e servizi prima infanzia per 100 residenti 0-2 anni rispetto al rapporto tra occupazione maschile e femminile (2022)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_298678_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_298678_tab3"></p>
<p>Tutti i comuni italiani sono stati suddivisi in fasce in base al rapporto tra occupazione maschile e occupazione femminile. Per ciascuna fascia è stata calcolata l&#8217;offerta di asili nido e servizi per la prima infanzia rispetto ai residenti 0-2 anni in quei territori.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: sabato 1 Gennaio 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/03/nei-comuni-con-piu-squilibrio-di-genere-nelloccupazione-ci-sono-meno-nidi.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-298678"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-298678" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Tendenzialmente quindi l&#8217;occupazione femminile va di pari passo con l&#8217;offerta di servizi per la prima infanzia e viceversa. <strong>Una relazione che probabilmente va letta in entrambe le direzioni</strong>. Se più donne lavorano, ci sarà una maggiore pressione per aumentare ulteriormente l&#8217;offerta. Allo stesso tempo una maggiore disponibilità di servizi costituirà un supporto all&#8217;occupazione soprattutto femminile.</p>
<div id="strillo-testo-block_ebe5ae6f41e8a9e613e7462b90799393" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Più donne lavorano e maggiore sarà la richiesta di posti in asilo nido. Più posti ci sono e più donne avranno l&#8217;opportunità di lavorare.</p>
</section></div>
<p>Così <strong>nei comuni dove il tasso di occupazione di donne e uomini è più paritario, l&#8217;offerta di nidi e servizi prima infanzia raggiunge i 40 posti ogni 100 bambini</strong>. Dieci punti al di sopra della media nazionale (30%). Nei territori dove il rapporto tra tasso di occupazione maschile è tra 1,2 e 1,5 volte superiore rispetto a quello femminile, l&#8217;offerta scende al 26%. Dove gli uomini lavorano tra 1,5 e 2 volte più delle donne, i posti nido calano a 12 ogni 100 bambini. Addirittura a 7 posti ogni 100 minori dove il tasso di occupazione maschile è doppio o più che doppio di quello femminile.</p>
<p>Una relazione da leggere nei due sensi, ma che deve porre l&#8217;attenzione rispetto alla <strong>necessità di potenziare l&#8217;offerta di questi servizi sull&#8217;intero territorio nazionale</strong>.</p>
<div id="sono-tutti-del-centro-nord-i-10-comuni-capoluogo-con-piu-occupazione-femminile-in-queste-citta-lofferta-di-servizi-prima-infanzia-supera-la-media-nazionale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Occupazione femminile e offerta di nidi, comune per comune</h3>
<p>Scendere a un livello territoriale più fine, comune per comune, aiuta a comprendere meglio la situazione attuale e le potenzialità di intervento su questo tema. In base ai dati del 2022, in entrambi gli ambiti considerati, <strong>i divari tra centro-nord e mezzogiorno appaiono molto netti, anche a livello comunale</strong>.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-a-2-velocita-sulloccupazione-femminile-e-sullofferta-di-nidi/">Italia a 2 velocità sull&#8217;occupazione femminile e sull&#8217;offerta di nidi</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-a-2-velocita-sulloccupazione-femminile-e-sullofferta-di-nidi/">Tasso di occupazione femminile nella fascia d’età 25-49 anni e offerta di servizi prima infanzia nel comune (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: sabato 1 Gennaio 2022)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-298671"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-298671" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Prendendo i capoluoghi, ad esempio, emerge come la situazione sia fortemente differenziata. Sono <strong>tutte dell&#8217;Italia centrosettentrionale le 10 città con più occupazione femminile</strong>: Belluno, Siena, Bolzano, Trento, Lodi, Prato, Cuneo, Modena, Lecco e Milano. In questi comuni, l&#8217;occupazione femminile oscilla tra il 75,7% del capoluogo lombardo e l&#8217;81,9% di Belluno. Analogamente, <strong>in tutte queste città l&#8217;offerta di servizi per la prima infanzia supera la media nazionale</strong> (30 posti ogni 100 bambini). Dai quasi 60 posti di Siena ai 35,1 di Cuneo.</p>
<p>Al contrario, <strong>sono tutte nel mezzogiorno le città italiane con l&#8217;occupazione femminile più bassa</strong>: Catania, Napoli, Palermo, Trapani, Andria, Taranto, Messina, Crotone, Siracusa e Trani. Comuni dove la percentuale di donne che lavora varia dal 42,1% di Catania al 47,4% di Trani e Siracusa. In parallelo, anche in termini di servizi per la prima infanzia l&#8217;offerta di posti è sistematicamente inferiore alla media nazionale. Si attesta appena a 8 posti ogni 100 bambini a Catania, e in nessuna di queste &#8211; con l&#8217;eccezione di Siracusa (27,4%) &#8211; raggiunge i 20 posti ogni 100 bambini.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati comunali, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/valle_d-aosta.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/Totale_nazionale.xls">totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sulla disponibilità di posti in asilo nido e sul tasso di occupazione maschile e femminile a livello comunale è Istat.</p>
<p>Foto credit:&nbsp;<a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/donna-con-le-sue-due-figlie-carine-guardando-portatile_2610845.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=39&amp;uuid=2eb425ae-1244-4742-9450-7f12070da84a&amp;query=madri+lavoratrici" target="_blank" rel="noreferrer noopener">freepik</a> –&nbsp;<a href="https://it.freepik.com/legal/terms-of-use#nav-freepik-license" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/">Il legame tra offerta di nidi e occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La questione dei divari di genere negli apprendimenti Stem</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-questione-dei-divari-di-genere-negli-apprendimenti-stem/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Feb 2025 08:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=298707</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Italia spesso le ragazze hanno competenze digitali maggiori rispetto ai ragazzi. Eppure la stragrande maggioranza di laureati in questo ambito è rappresentata da uomini. Una dinamica pesantemente influenzata da aspettative e stereotipi che ha conseguenze molto impattanti. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-questione-dei-divari-di-genere-negli-apprendimenti-stem/">La questione dei divari di genere negli apprendimenti Stem</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Il prossimo 11 febbraio in tutto il mondo verrà celebrata la <a href="https://www.un.org/en/observances/women-and-girls-in-science-day/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giornata internazionale per le donne e le ragazze nella scienza</a>. Un&#8217;occasione per sensibilizzare sul contributo che scienziate e ricercatrici apportano allo sviluppo delle conoscenze in molti campi. Tuttavia, sebbene le <strong>discipline Stem</strong> &#8211; acronimo anglosassone che sta per&nbsp;<em>science, technology, engineering e mathematics</em> &#8211; siano <strong>ampiamente riconosciute come fondamentali in società dove il ruolo della tecnologia è sempre più preponderante, in molti paesi non si è ancora raggiunta una parità di genere</strong> in questi ambiti. Sia in termini di percorsi di studio ma anche occupazionali.</p>
</p>
<p>Una tendenza che si riscontra anche nel nostro paese. I più recenti dati <a href="https://www.almalaurea.it/sites/default/files/2024-12/almalaurea_profilo_rapporto2024.pdf#page=81" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AlmaLaurea</a>, relativi al 2023, confermano infatti come ci sia una <strong>netta prevalenza dei laureati rispetto alle laureate in questi settori</strong>. Il divario maggiore si registra nell&#8217;area dell&#8217;<strong>informatica e delle tecnologie Ict</strong> (<em>Information and communications technology</em>).</p>
</p>
<p><div id="le-competenze-digitali-delle-ragazze-sono-mediamente-piu-elevate-di-quelle-dei-ragazzi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">16,8% </span>le ragazze laureate nell&#8217;ambito dell&#8217;informatica e delle tecnologie Ict in Italia nel 2023.</p>
</section>
</p>
<p>Eppure, andando ad analizzare i dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/isoc_sk_dskl_i21__custom_14974621/bookmark/table?lang=en&amp;bookmarkId=8b454eaf-bf7f-401f-973b-c34cbfbcc5be" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a>, si scopre che tra i giovani di età compresa tra i 16 e i 19 anni<strong>&nbsp;la quota di ragazze con competenze digitali almeno di base è molto più elevata dei coetanei</strong>. Una tendenza che accomuna diversi paesi Ue.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_f6c95c1baf8dd03457c371cb41257333" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Gli stereotipi di genere sulle materie Stem devono essere superati.</p>
</section></div>
</p>
<p>Purtroppo ancora oggi <strong>gli stereotipi di genere e le aspettative incidono profondamente sulle scelte accademiche delle ragazze</strong>. A partire dal contesto familiare dove, come ricostruito in passato dalle analisi <a href="https://www.invalsi.it/invalsi/ri/pisainfocus/it/PIF-49-it.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ocse</a>, i genitori hanno <strong>aspettative maggiori verso i figli maschi, rispetto alle femmine, per intraprendere carriere in ambito scientifico</strong>. Un&#8217;impostazione che viene interiorizzata dalle stesse ragazze: anche le studentesse con ottimi risultati professionali hanno <a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-ragazze-con-ottimi-risultati-in-matematica-e-scienze-hanno-minori-aspettative-professionali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">minori aspettative professionali</a> dei coetanei maschi.</p>
</p>
<p>Le discipline scientifiche sono quelle che in linea generale <strong>offrono i percorsi di carriera più retribuiti e con maggiore stabilità</strong>. Una tendenza che, viste le recenti evoluzioni tecnologiche e l&#8217;impatto crescente di strumenti come l&#8217;intelligenza artificial<em>e,</em> è destinata a rafforzarsi. Per questo è di fondamentale importanza investire sull&#8217;insegnamento di queste discipline a tutti i livelli di istruzione e impegnarsi per l&#8217;abbattimento degli stereotipi che ne condizionano la diffusione tra le bambine e le ragazze.</p>
</p>
<p>Tali stereotipi sono spesso involontari, acquisiti inconsapevolmente, ma purtroppo proprio per questo altrettanto radicati e impattanti per la vita delle donne nell&#8217;età adulta. Non si tratta solo di un inserimento più agevole nel mercato del lavoro ma anche, ad esempio, di battaglie legate alla <strong>parità salariale</strong> che permetterebbero alle donne una maggiore indipendenza economica.</p>
</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le competenze digitali in Italia e in Europa</h3>
</p>
<p>Abbiamo già anticipato che tra gli adolescenti generalmente <strong>le ragazze raggiungono livelli di competenze digitali più elevate rispetto ai ragazzi</strong>. Tale tendenza è comune a molti paesi europei. A livello Ue infatti tra i 16-19enni il <strong>68,29% delle ragazze ha competenze digitali di base o superiori</strong> mentre la percentuale dei ragazzi si ferma al 64,85%.</p>
</p>
<p><div id="nel-2023-in-italia-il-divario-nelle-competenze-digitali-tra-ragazze-e-ragazzi-era-di-64-punti-percentuali-quasi-il-doppio-rispetto-alla-media-ue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>In <strong>Italia</strong> si trova una situazione analoga, sebbene con delle specificità interessanti da evidenziare. In primo luogo il livello medio di competenze digitali tra i giovani risulta meno diffuso rispetto alla media Ue. Parliamo del 52,67% tra i maschi e del 59,07% tra le femmine. Considerando complessivamente i giovani tra i 16 e i 19 anni possiamo osservare come <strong>il livello di competenze digitali in Italia sia tra i più bassi in Europa (55,78%)</strong>. Solo Germania (47,45%), Romania (47,55%), Bulgaria (52,14%) e Lussemburgo (55,34%) riportano dati inferiori. Altro elemento che emerge dal confronto europeo è che <strong>il divario di genere a vantaggio femminile nelle competenze digitali in Italia è quasi il doppio rispetto alla media Ue (3,4)</strong>.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">6,4 </span>la differenza in punti percentuali tra la quota di ragazze di 16-19 anni con competenze digitali almeno di base e i loro coetanei maschi.</p>
</section>
</p>
<p>Solo 8 paesi riportano una disparità superiore nel confronto tra le competenze delle ragazze e ragazzi. Tra questi, particolarmente alti i divari riportati da <strong>Lussemburgo</strong> (23,93 punti percentualiI), <strong>Croazia</strong> (14,1) e <strong>Francia</strong> (11,69). Solo in 8 stati membri invece la quota di maschi con competenze digitali almeno di base è superiore a quella delle femmine. In questo caso i divari più significativi si registrano a <strong>Malta</strong> (7,3), <strong>Polonia</strong> (7,14) e <strong>Romania</strong> (6,1).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-le-ragazze-con-competenze-digitali-sono-piu-dei-ragazzi/">In Italia le ragazze hanno competenze digitali superiori rispetto ai coetanei</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-le-ragazze-con-competenze-digitali-sono-piu-dei-ragazzi/">Percentuale di ragazze e ragazzi tra i 16 e i 19 anni con competenze digitali almeno di base nei paesi Ue (2023)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_298709_tab1" role="tab" aria-controls="chart_298709_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_298709_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-italia-le-ragazze-con-competenze-digitali-sono-piu-dei-ragazzi/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/02/in-italia-le-ragazze-con-competenze-digitali-sono-piu-dei-ragazzi.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-le-ragazze-con-competenze-digitali-sono-piu-dei-ragazzi/">In Italia le ragazze hanno competenze digitali superiori rispetto ai coetanei &#8211; Percentuale di ragazze e ragazzi tra i 16 e i 19 anni con competenze digitali almeno di base nei paesi Ue (2023)</a></div>
</p></div>
<div id="chart_298709_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_298709_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_298709_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_298709_tab3"></p>
<p>Il livello di “digital skills” viene valutato sulla di <a href="https://joint-research-centre.ec.europa.eu/scientific-activities-z/education-and-training/digital-transformation-education/digital-competence-framework-citizens-digcomp_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">5 aree chiave individuate</a> dal framework europeo delle competenze digitali per i cittadini. Tra queste la risoluzione di problemi in ambito informatico, l’alfabetizzazione all’uso di dati e informazioni, la capacità di comunicazione e collaborazione in ambiente digitale, la sicurezza in rete e la creazione di contenuti digitali. Non sono disponibili dati per l&#8217;Irlanda.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 17 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/02/in-italia-le-ragazze-con-competenze-digitali-sono-piu-dei-ragazzi.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-298709"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-298709" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>La situazione cambia se si prendono in considerazione i dati relativi ai ragazzi e alle ragazze con <strong>competenze digitali avanzate</strong>. In questo caso infatti possiamo notare come non ci sia una differenza di genere significativa. <strong>Le giovani italiane con competenze superiori al livello base sono infatti il 24,36% mentre i ragazzi il 24,35%</strong>. Tale dinamica si conferma anche a livello di media Ue dove il divario nelle competenze digitali tra ragazze (33,71%) e ragazzi (33,28%) si riduce a 0,43 punti percentuali.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_39097a73346d3007e0e0a59aaa56422c" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La percentuale di giovani italiani con competenze digitali avanzate è tra le più basse d&#8217;Europa. </p>
</section></div>
</p>
<p>Da notare che in questo caso le disparità di genere sono più marcate in altri paesi. Ci sono 10 stati Ue infatti in cui il divario a favore delle ragazze è superiore ai 4 punti percentuali. Viceversa in 7 paesi la differenza pende dal lato degli uomini dello stesso ammontare. Anche in questo caso tuttavia <strong>il dato dei giovani italiani risulta tra i più bassi a livello Ue (24,36%)</strong>. Solo Bulgaria (10,1%), Romania (15,2%), Germania (15,56%), Belgio (22,49%) e Lussemburgo (23,27%) riportano percentuali più basse.</p>
</p>
<p>Andando ad analizzare invece i dati relativi al livello di competenze digitali “basse” si nota un divario che pende dalla parte dei ragazzi. <strong>I giovani italiani con basse competenze digitali sono infatti il 25,69%, mentre le ragazze si attestano al 19,85% con un divario di 5,84 punti percentuali</strong>. È interessante notare in questo caso come la media europea sia esattamente in equilibrio tra maschi e femmine anche se in ben 9 paesi c’è un divario che pende dalla parte dei maschi superiore ai 4 punti percentuali. Viceversa in 5 stati Ue il disavanzo è dalla parte delle ragazze.</p>
</p>
<p><div id="cio-non-si-traduce-in-una-maggiore-partecipazione-ai-percorsi-educativi-scientifici-nello-stesso-anno-le-laureate-in-ambito-informatico-e-ict-erano-appena-il-168" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il gap di genere nei percorsi di laurea Stem</strong></h3>
</p>
<p>Come abbiamo visto nel paragrafo precedente quindi la quota di giovani italiane con competenze digitali almeno di base è maggiore di quella dei coetanei maschi. Si registra sostanzialmente una parità di genere quando invece si parla di competenze digitali avanzate. <strong>Eppure i percorsi accademici scelti da ragazzi e ragazze si discostano in maniera molto marcata da queste tendenze</strong>. La stragrande maggioranza dei laureati nell&#8217;ambito delle discipline Stem infatti è costituito da uomini.</p>
</p>
<p>Suddividendo i vari corsi di laurea in alcuni macro-ambiti disciplinari &#8211; come ricostruito da&nbsp;<a href="https://www.almalaurea.it/sites/default/files/2024-12/almalaurea_profilo_rapporto2024.pdf#page=81" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AlmaLaurea</a>, il consorzio di ricerca che si occupa delle analisi sui percorsi accademici &#8211;&nbsp;possiamo osservare come <strong>nel corso del 2023 la sproporzione più significativa sia proprio nell’area delle discipline informatiche e delle tecnologie Ict</strong>. In questo campo infatti le laureate sono state appena il 16,8% a fronte dell’83,2% di laureati. Altro ambito in cui lo squilibrio risulta particolarmente marcato è quello relativo all’<strong>ingegneria industriale e dell’informazione</strong>. Qui la percentuale di laureate si ferma al 27,5%.&nbsp;</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-le-laureate-in-informatica-e-tecnologie-ict-erano-solo-il-17/">Nel 2023 le laureate in informatica e tecnologie Ict erano meno del 17%</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-le-laureate-in-informatica-e-tecnologie-ict-erano-solo-il-17/">Percentuale di laureate e laureati nell&#8217;anno solare 2023 per gruppo disciplinare</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_298713_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_298713_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nel-2023-le-laureate-in-informatica-e-tecnologie-ict-erano-solo-il-17/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/02/nel-2023-le-laureate-in-informatica-e-tecnologie-ict-erano-solo-il-17.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-le-laureate-in-informatica-e-tecnologie-ict-erano-solo-il-17/">Nel 2023 le laureate in informatica e tecnologie Ict erano meno del 17% &#8211; Percentuale di laureate e laureati nell&#8217;anno solare 2023 per gruppo disciplinare</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati AlmaLaurea                                                                <br />(pubblicati: giovedì 13 Giugno 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/02/nel-2023-le-laureate-in-informatica-e-tecnologie-ict-erano-solo-il-17.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-298713"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-298713" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Di contro invece <strong>ancora nel 2023 si registrava un’altissima percentuale di laureate in ambiti che storicamente, per stereotipi di genere, sono appannaggio delle donne</strong>. Tra queste l’educazione e formazione (94,2%), l’ambito linguistico (85,6%) e quello psicologico (81,7%).</p>
</p>
<p><div id="stereotipi-di-genere-e-aspettative-familiari-possono-condizionare-molto-nellallontanare-le-ragazze-dallambito-scientifico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Come già anticipato, <strong>la scelta del percorso di studi da parte di ragazze e ragazzi non è libera da condizionamenti esterni</strong>. Aspettative e visioni di sé stesse, spesso anche inconsapevoli, avranno però impatti pesantissimi sulla vita delle donne in età adulta. A partire dagli <strong>aspetti economici</strong>, come ci ricorda l&#8217;Istituto nazionale di statistica.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>L’indirizzo di studio universitario determina importanti differenze nei tassi di occupazione dei laureati. Nel 2023, il tasso di occupazione tra i 25-64enni laureati nell’area Umanistica e dei servizi è pari al 79,5%, sale all’84,2% per i laureati nell’area Socio economica e giuridica, si attesta all’86,6% per le STEM e raggiunge il massimo valore (88,6%) tra i laureati nell’area Medico-sanitaria e farmaceutica.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/07/REPORT-livelli-istruzione.pdf#page=7" target="_blank">&#8211; Istat, Report su istruzione e ritorni occupazionali (17 luglio 2024)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Lo svantaggio delle donne in termini di ritorni occupazionali tuttavia non è legato solo al basso numero di laureate. Come ricostruito da Istat infatti, a parità di ambito Stem, si può osservare come <strong>per l’area informatica, ingegneria e architettura il tasso di occupazione dei laureati nel 2023 risultava pari al 91,1% mentre quello delle donne si ferma all’81,8%</strong>.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">9,3 </span>il divario, in punti percentuali, del tasso di occupazione tra uomini e donne laureati nell&#8217;area informatica, ingegneria e architettura nel 2023.</p>
</section>
</p>
<p>Le disuguaglianze di genere (e gli stereotipi) devono quindi essere superate sia nell&#8217;orientare ai diversi indirizzi di studio che all&#8217;interno del mercato del lavoro.</p>
</p>
<p><div id="anche-per-questo-gli-apprendimenti-in-matematica-sono-generalmente-inferiori-tra-le-ragazze-serve-lavorare-fin-dallinfanzia-per-ridurre-questo-divario" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">I divari di genere negli apprendimenti sul territorio</h3>
</p>
<p>La scelta dei percorsi educativi Stem è <strong>direttamente collegata al successo scolastico in materie come la matematica e le scienze</strong>. Specialmente nelle competenze numeriche, il divario di genere a svantaggio femminile è molto ampio in quasi tutti i paesi in cui viene rilevato, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-i-divari-di-genere-nellapprendimento-delle-stem-tra-i-piu-ampi-in-ue/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">abbiamo approfondito in passato</a> come in Italia risulti particolarmente esteso. </p>
</p>
<p>Su questa tendenza incidono molto le <strong>aspettative sociali e dei genitori</strong>, con due conseguenze dirette. La prima è che le ragazze sono portate a vedersi meno dei maschi nel ricoprire professioni in ambito Stem. La seconda è che tendono ad avere <strong>meno fiducia nelle proprie capacità nelle discipline scientifiche</strong>, con un impatto diretto sul livello di apprendimento in queste materie.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>In tutti i paesi e le economie che hanno raccolto dati anche sui genitori degli studenti, i genitori sono più propensi a pensare che i figli maschi, piuttosto che le figlie, lavoreranno in un campo scientifico, tecnologico, ingegneristico o della matematica – anche a parità di risultati in matematica. [&#8230;] Generalmente, le ragazze hanno meno fiducia rispetto ai ragazzi nelle proprie capacità di risolvere problemi di matematica o nel campo delle scienze esatte. Tuttavia, quando si confrontano i risultati di matematica tra ragazzi e ragazze con livelli simili di fiducia in se stessi e di ansia rispetto alla matematica, il divario di genere scompare.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.invalsi.it/invalsi/ri/pisainfocus/it/PIF-49-it.pdf" target="_blank">&#8211; In focus n. 49, Ocse-Pisa</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Per comprendere quanto questo fenomeno sia radicato nel nostro paese possiamo prendere come riferimento i <strong>dati legati all&#8217;apprendimento della matematica</strong> rilevati a livello provinciale attraverso i test Invalsi e pubblicati dall’istituto di statistica nell’ambito degli <a href="https://www.istat.it/statistiche-per-temi/focus/benessere-e-sostenibilita/la-misurazione-del-benessere-bes/il-bes-dei-territori/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">indicatori sul benessere equo e sostenibile</a>.</p>
</p>
<p>I dati più recenti, risalenti al 2023, ci dicono che in quell&#8217;anno in Italia il <strong>44,2%</strong> degli alunni di terza media non aveva raggiunto un livello di competenza numerica adeguato rispetto al proprio grado di istruzione. Un dato, peraltro, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Già in terza media si iniziano a vedere le prime differenze. Le<strong> ragazze con competenze numeriche non sufficienti infatti sono il 46,9%</strong> (+1,1 punti percentuali rispetto al 2022)&nbsp; mentre tra i maschi la quota – comunque elevata – scende al 41,5% (-0,1).</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">5,4 </span>il divario, in punti percentuali, tra la quota di ragazze con competenze numeriche non sufficienti in terza media e quella dei coetanei maschi.</p>
</section>
</p>
<p>Tale differenza tuttavia non è omogenea sul territorio nazionale. Il divario più ampio si è registrato nel territorio di <strong>Isernia</strong>, con 10,9 punti di differenza tra i risultati negativi delle ragazze (55,6% insufficienti nella provincia molisana) e dei ragazzi (44,7%). Seguono <strong>Vibo Valentia</strong> (9,9) e <strong>Chieti</strong> (9,6), ma superano i 9 punti di distacco anche <strong>Pescara</strong>, <strong>Biella</strong>, <strong>Crotone</strong> e <strong>Brindisi</strong>.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/solo-in-4-province-le-ragazze-hanno-competenze-numeriche-superiori-ai-ragazzi/">Solo in 4 province le ragazze hanno competenze numeriche superiori ai ragazzi</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/solo-in-4-province-le-ragazze-hanno-competenze-numeriche-superiori-ai-ragazzi/">Divario di genere nella percentuale di studenti di III media che non raggiungono un livello sufficiente di competenza numerica (2023)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Invalsi e Istat (bes dei territori)                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 2 Luglio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-298716"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-298716" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Considerando i generi separatamente, Crotone, Vibo Valentia, Caltanissetta, Palermo, Enna e Siracusa sono le provincie con le percentuali più alte di ragazze con risultati inadeguati (superiore al 66% in tutti i casi citati). Viceversa i territori di Agrigento, Crotone, Caltanissetta ed Enna sono quelli con la percentuale più alta di studenti maschi (tra il 60 e il 64%).</p>
</p>
<p>Sono 4 le province in cui le studentesse vanno meglio dei loro colleghi in matematica (erano 9 nel 2022): <strong>Rovigo, Aosta, Oristano e Massa-Carrara</strong>. Tuttavia solo nel caso della provincia sarda si registra una percentuale di ragazze con competenze numeriche inadeguate superiore alla media nazionale (57,5%). Ed è appunto un risultato ancora più negativo tra i maschi (58,8%) a invertire il segno del divario di genere. Un ulteriore indice della necessità di combinare l’abbattimento degli stereotipi di genere con un investimento complessivo sugli apprendimenti nelle materie scientifiche.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_numeriche_2025/competenze_numeriche_2025_abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_numeriche_2025/competenze_numeriche_2025_basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_numeriche_2025/competenze_numeriche_2025_calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_numeriche_2025/competenze_numeriche_2025_campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_numeriche_2025/competenze_numeriche_2025_emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_numeriche_2025/competenze_numeriche_2025_friuli_venezia_giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_numeriche_2025/competenze_numeriche_2025_lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_numeriche_2025/competenze_numeriche_2025_liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_numeriche_2025/competenze_numeriche_2025_lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_numeriche_2025/competenze_numeriche_2025_marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_numeriche_2025/competenze_numeriche_2025_molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_numeriche_2025/competenze_numeriche_2025_piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_numeriche_2025/competenze_numeriche_2025_puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_numeriche_2025/competenze_numeriche_2025_sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_numeriche_2025/competenze_numeriche_2025_sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_numeriche_2025/competenze_numeriche_2025_toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_numeriche_2025/competenze_numeriche_2025_trentino_alto_adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_numeriche_2025/competenze_numeriche_2025_umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_numeriche_2025/competenze_numeriche_2025_aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_numeriche_2025/competenze_numeriche_2025_veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_numeriche_2025/competenze_numeriche_2025_totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi agli apprendimenti sono di fonte Invalsi e Istat (Bes dei territori).</p>
</p>
<p>Foto:&nbsp;<a href="https://it.freepik.com/legal/terms-of-use#nav-freepik-license" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://it.freepik.com/autore/peoplecreations">peoplecreations</a> (Freepik)&nbsp;–&nbsp;<a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-questione-dei-divari-di-genere-negli-apprendimenti-stem/">La questione dei divari di genere negli apprendimenti Stem</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le dichiarazioni delle donne sulle violenze di genere subite in Italia e in Europa</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-dichiarazioni-delle-donne-sulle-violenze-di-genere-subite-in-italia-e-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2024 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=295907</guid>

					<description><![CDATA[<p>La convenzione di Istanbul richiedeva già nel 2011 rilevazioni specifiche sulle dinamiche di violenza. A oggi il quadro italiano ed europeo è ancora frammentato, oltre che limitato dalle difficoltà nel far emergere il sommerso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-dichiarazioni-delle-donne-sulle-violenze-di-genere-subite-in-italia-e-in-europa/">Le dichiarazioni delle donne sulle violenze di genere subite in Italia e in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Comprendere i numeri sulla violenza di genere non è facile. </strong>Si tratta infatti di un fenomeno che nella maggior parte dei casi riguarda la sfera relazionale, e per questo è molto complesso individuarne degli elementi che possano standardizzare la raccolta dei dati e quindi la collezione dei numeri. Quando poi l’ambito relazionale dentro il quale spesso si genera la violenza si intreccia con il background culturale di un paese o di un territorio, la situazione si complica ancora di più.</p>
<p><strong>Le denunce di violenze subite sono certo un indicatore fondamentale, ma non rispecchiano completamente la situazione, caratterizzata da molti eventi non dichiarati e quindi non registrati.</strong> Nonostante si stiano facendo molti sforzi per fare luce in modo sempre più chiaro sulla violenza di genere, i dati a disposizione sono ancora abbastanza frammentati.</p>
<div id="sono-state-fatte-a-livello-europeo-delle-indagini-campionarie-basate-sulle-dichiarazioni-delle-vittime-di-violenza" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Fatta questa doverosa premessa, alla vigilia della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere, <strong>proviamo a comprendere meglio questo fenomeno anche attraverso ricerche campionarie basate sulle dichiarazioni raccolte dalle vittime</strong>, in Italia e in Europa. Un altro modo per far emergere le tendenze principali della violenza di genere, insieme ai reati spia (di cui<a href="https://www.openpolis.it/bisogna-cambiare-strategia-per-contrastare-la-violenza-di-genere/#nel-2022-l80-delle-vittime-di-reati-spia-e-donna-5-452-sono-solo-le-vittime-di-violenza-sessuale-il-dato-piu-alto-degli-ultimi-4-anni" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ci siamo occupati</a> lo scorso anno) e ovviamente a tutti gli altri dati esistenti, oltre che agli studi più qualitativi.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La violenza di genere in Europa</h3>
<p>Una delle più diffuse definizioni di violenza di genere viene data dall&#8217;istituto europeo per l&#8217;uguaglianza di genere (<a href="https://eige.europa.eu/gender-based-violence" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eige</a>). Con questa espressione, si definisce <strong>qualsiasi tipo di violenza, da quella fisica a quella emozionale, passando per quella riproduttiva e finanziaria compiuta sulle basi di una discriminazione legata al genere.</strong> Sempre stando all&#8217;istituto, la stragrande maggioranza delle vittime risulta essere donna.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Gender-based violence is any type of violence based on someone’s gender from physical to emotional to financial to reproductive violence. While anybody can be a victim of GBV, women are overwhelmingly the victims.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://eige.europa.eu/gender-based-violence" target="_blank">&#8211; Eige, Gender-based violence</a>
									            </div>
</section>
<p><strong>Comprendere le sfaccettature e gli impatti multidimensionali della violenza di genere non è semplice.</strong> Come accennato, alcune informazioni vengono suggerite dai <strong>reati spia</strong>. Con questa espressione, si comprendono tutti quei reati che in qualche modo sono indicatori di violenza di genere, come espressione di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica diretta contro una donna in quanto tale.<strong> </strong>Seppure i reati spia rappresentino indicatori importantissimi per l’analisi del tema, purtroppo in molti casi le violenze non vengono denunciate per paura di potenziali ripercussioni sulla propria persona o su persone vicine oppure per sfiducia nelle istituzioni preposte.</p>
<div id="strillo-testo-block_9a125db745e63c3533aff5ed17bbf506" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Indagini di questo tipo sono richieste nella convenzione di Istanbul.</p>
</section></div>
<p>Con lo scopo di completare il quadro, nel 2016 Eurostat ha promosso una rilevazione di tipo campionario, ossia basata su interviste a campione in tutti i paesi membri dell’Unione. <strong>Una richiesta di dati di questo tipo era già presente all&#8217;interno della</strong> <a href="https://rm.coe.int/168008482e#page=25" target="_blank" rel="noreferrer noopener">convenzione di Instabul</a> del 2011, il trattato internazionale che contiene gli standard che ogni paese deve raggiungere per contrastare il fenomeno della violenza di genere. L&#8217;obiettivo di questo tipo di rilevazione è quello di fornire dei dati comparabili a livello europeo, la cui mancanza rischia di minare anche gli sviluppi futuri di politiche pubbliche volte a eliminare il fenomeno.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Eliminating gender-based violence and improving knowledge on the topic is one of the priorities of the European Commission, as the lack of comparable and reliable data can impede further policy developments.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/documents/7870049/15323622/KS-FT-22-005-EN-N.pdf/315d443b-ba8d-e607-3ce0-845f642a8c00?version=1.0&#038;t=1669371271599" target="_blank">&#8211; EU survey on gender-based violence against women and other forms of inter-personal violence (EU-GBV) &#8211; Eurostat (2022)</a>
									            </div>
</section>
<p><strong>Questi dati, rilevati sulle esperienze dirette delle vittime, non si sostituiscono a quelli forniti dalla polizia di stato.</strong> Vanno infatti ad integrare il quadro, con la consapevolezza che anche in questo caso il fenomeno non è definito nel dettaglio ma dipende dalla possibilità e dalla volontà di chi risponde di mostrare le proprie esperienze.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>However, it is necessary to point out that survey data itself might only be a close proxy to real prevalence, as survey data depend on the willingness of the respondent to disclose any violence experienced.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/documents/7870049/15323622/KS-FT-22-005-EN-N.pdf/315d443b-ba8d-e607-3ce0-845f642a8c00?version=1.0&#038;t=1669371271599" target="_blank">&#8211; EU survey on gender-based violence against women and other forms of inter-personal violence (EU-GBV) &#8211; Eurostat (2022)</a>
									            </div>
</section>
<p>I dati più recenti si riferiscono al 2021 e comprendono le dichiarazioni per le donne dai 16 anni in su. Nonostante siano passati anni dall’inizio del lavoro di rilevazione, ancora non sono stati ottenuti dati per tutti i paesi Ue.</p>
<div id="nei-paesi-nordici-piu-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza-di-genere" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-paesi-nordici-piu-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza/">Nei paesi nordici più donne dichiarano di aver subito violenza</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-paesi-nordici-piu-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza/">Percentuale di dichiaranti con età superiore a 16 anni che ha subito violenza di genere (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_297192_tab1" role="tab" aria-controls="chart_297192_tabpanel1"
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-paesi-nordici-piu-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza/">Nei paesi nordici più donne dichiarano di aver subito violenza &#8211; Percentuale di dichiaranti con età superiore a 16 anni che ha subito violenza di genere (2021)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/gbv_any_type/default/table?lang=en&amp;category=livcon.gbv.gbv_any" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br />(consultati: venerdì 15 Novembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/nei-paesi-nordici-piu-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-297192"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-297192" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Le nazioni dove più donne hanno dichiarato di aver subito almeno subito almeno un atto di violenza di genere fisica o sessuale nel corso della loro vita sono <strong>Finlandia (57,1%)</strong>, Danimarca (47,5%) e Paesi Bassi (41,2%). Minori invece le percentuali in Portogallo (19,7%), Polonia (16,7%) e <strong>Bulgaria (11,9%)</strong>. </p>
<div id="in-italia-quasi-una-donna-su-tre-dichiara-di-aver-subito-violenza-di-genere-nella-sua-vita" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>In Italia, invece, quasi una donna su tre (31,7%) dichiara di aver subito violenza di genere nella sua vita. È tuttavia importante specifica le peculiarità della metodologia applicata per arrivare a questo dato, che in Italia rientra all’interno di un’indagine più ampia promossa da Istat.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il caso italiano</h3>
<p>Questi dati vengono rilevati per l&#8217;Italia all&#8217;interno dell&#8217;indagine sulla sicurezza delle donne. Al momento, ci sono state due edizioni, una nel 2014 e un&#8217;altra nel 2006. La terza edizione di questa rilevazione è in corso. Entrando nello specifico, <strong>nel 2014 il 20,2% delle donne dichiara di aver subito della violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% invece forme più gravi di violenza come stupro e tentato stupro.</strong></p>
<p><strong>Nonostante ci si trovi di fronte a inchieste piuttosto datate, è comunque interessante rilevare come cambiano i numeri della violenza rispetto a queste due edizioni.</strong> Per evitare di rilevare lo stesso evento più volte, Istat considera nel confronto solo gli atti accaduti nei cinque anni precedenti.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-il-2006-e-il-2014-meno-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza-di-genere/">Tra il 2006 e il 2014 meno donne dichiarano di aver subito violenza di genere</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-il-2006-e-il-2014-meno-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza-di-genere/">Donne che hanno subito violenza nei 5 anni precedenti alla rilevazione </a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-il-2006-e-il-2014-meno-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza-di-genere/">Tra il 2006 e il 2014 meno donne dichiarano di aver subito violenza di genere &#8211; Donne che hanno subito violenza nei 5 anni precedenti alla rilevazione </a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.istat.it/statistiche-per-temi/focus/violenza-sulle-donne/il-fenomeno/violenza-dentro-e-fuori-la-famiglia/il-numero-delle-vittime-e-le-forme-di-violenza/" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br />(consultati: venerdì 15 Novembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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<div>
<p><label for="embed-chart-297215"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-297215" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Nel confronto con i cinque anni precedenti alle due rilevazioni, almeno nelle dichiarazioni si colgono dei miglioramenti: tra le interviste del 2006 e quelle del 2014, infatti, diminuiscono sia quelle su violenza sessuale (6,4 donne ogni 100 rispetto a 8,9) che fisica (7 rispetto a 7,7). <strong>Non cambia invece il livello di donne che dichiarano di essere state vittime di violenze più gravi, come lo stupro o il tentato stupro (1,2%).</strong></p>
<div id="come-per-le-denunce-rilevazioni-di-questo-tipo-sono-sempre-legate-a-un-potenziale-sommerso-dovuto-a-differenti-aspetti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p><strong>In attesa di conoscere i risultati dell’indagine in corso , è sempre comunque importante ribadire che i dati di questo tipo di rilevazioni sono sempre legati a un potenziale sommerso</strong>. Ci sono molte variabili, infatti, che possono influenzare le dichiarazioni, tra cui la volontà di rimozione, il pudore sociale, il non riconoscimento o l’accettazione della violenza, e non ultima la paura di potenziali ripercussioni.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/camicia-girocollo-uomo-arancione-uW7qnWCfx0w" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mika Baumeister</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-dichiarazioni-delle-donne-sulle-violenze-di-genere-subite-in-italia-e-in-europa/">Le dichiarazioni delle donne sulle violenze di genere subite in Italia e in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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		<title>La violenza di genere e i minori in Italia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-violenza-di-genere-e-i-minori-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Nov 2024 05:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=296992</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi Contro la violenza di genere serve abbattere gli stereotipi fin dall&#8217;infanzia Ascolta [&#8230;]</p>
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<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi <a href="https://www.openpolis.it/contro-la-violenza-di-genere-serve-abbattere-gli-stereotipi-fin-dallinfanzia" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Contro la violenza di genere serve abbattere gli stereotipi fin dall&#8217;infanzia</a></p>
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		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano<br />
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<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">32.989</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>le chiamate al 1522 nei primi 6 mesi del 2024. Il 70% in più rispetto allo stesso periodo del 2023.</strong> Il 1522 è il numero di pubblica utilità messo a disposizione dal Dipartimento per le pari opportunità della presidenza del consiglio, per sostenere e aiutare le vittime di violenza di genere e stalking. Un dato che testimonia una crescente consapevolezza, ma anche l&#8217;impatto del fenomeno nel nostro paese. Anche i minori, quando presenti, ne sono vittime. Nell&#8217;immediato, che si tratti di violenze a cui si assiste o subite in prima persona, chi vive un ambiente familiare di soprusi patisce un trauma indelebile. Vi può essere però anche un effetto di più lungo termine, che ha a che vedere con la cosiddetta trasmissione intergenerazionale della violenza. La letteratura ha infatti individuato come crescere in un contesto familiare violento aumenti la probabilità di acquisire modelli comportamentali negativi, o comunque di accettarli come normali. <a href="https://www.openpolis.it/contro-la-violenza-di-genere-serve-abbattere-gli-stereotipi-fin-dallinfanzia" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
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<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">2%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>del campione Istat ritiene accettabili comportamenti violenti per gelosia</strong>. I dati preliminari provenienti dall’indagine Istat sugli stereotipi di genere e l’immagine sociale della violenza hanno fatto emergere un quadro chiaroscuro. Da un lato, la tolleranza verso forme di violenza fisica all’interno di una coppia è diminuita, ma non scomparsa. Il 2,3% del campione intervistato continua infatti a ritenere accettabile che “un ragazzo schiaffeggi la sua fidanzata perché ha civettato/flirtato con un altro uomo”. Quasi il doppio (4,3%) considera tollerabile che “in una coppia ci scappi uno schiaffo ogni tanto”. <a href="https://www.openpolis.it/contro-la-violenza-di-genere-serve-abbattere-gli-stereotipi-fin-dallinfanzia" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
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<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">1 su 10</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>i giovani che ritengono accettabile il controllo dell&#8217;uomo sulle comunicazioni della compagna.</strong> Anche tra i giovani appare rilevante la quota di chi dichiara di accettare il controllo dell’uomo sulla comunicazione della partner (10,2%). E sebbene sia cresciuta la consapevolezza delle donne verso gli stereotipi di genere che le confinano in un ruolo subalterno a quello maschile, alcuni di questi restano ampiamente radicati. Oltre un intervistato su 5 condivide che gli uomini siano “meno adatti ad occuparsi delle faccende domestiche” (21,4% in media, 24,6% tra i maschi), che una donna abbia bisogno dei figli per essere completa (20,9%, 24,2% tra gli uomini) e che il successo nel lavoro sia più importante per l’uomo. Per abbattere questi stereotipi, spesso radicati fin dall&#8217;infanzia, serve un lavoro culturale delle istituzioni educative e sociali. <a href="https://www.openpolis.it/contro-la-violenza-di-genere-serve-abbattere-gli-stereotipi-fin-dallinfanzia#la-comunita-educante-in-sinergia-con-i-centri-antiviolenza-puo-contribuire-allabbattimento-degli-stereotipi" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo</a>.</p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">9 su 10</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>i centri antiviolenza che svolgono attività di formazione nelle scuole.</strong> Nel 2022, in 8 regioni tutti i centri antiviolenza censiti riportano di aver svolto attività di informazione e formazione nelle scuole. La quota scende sotto l’85% dei Cav censiti in Calabria, Campania, Trentino Alto Adige e Molise. In quest’ultima regione nessun centro ha riportato lo svolgimento di tale attività. A cambiare molto però è anche la stessa diffusione delle strutture sul territorio. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-media-quasi-9-centri-antiviolenza-su-10-svolgono-attivita-di-formazione-nelle-scuole" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
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<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">385</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>i centri antiviolenza attivi in Italia nel 2022. </strong>In media, l’offerta è quindi pari a 0,13 centri ogni 10mila donne, con forte variabilità. La quota sale a 0,18 centri ogni 10mila residenti nel sud continentale ed è in linea con la media nazionale nel centro Italia. Mentre risulta inferiore nelle isole (0,12), nel nord-ovest (0,11) e nel nord-est (0,1). A variare però non è solo la presenza, ma anche il tipo di servizio effettuato. Se in media quasi la totalità dei centri rispondenti aderisce al numero dedicato 1522 (99,1%), la quota scende al 97,9% in Campania, al 97,3% nel Lazio e al 91,7% in Calabria. A fronte di circa 3 centri su 4 che dichiarano una reperibilità 24 ore su 24, la percentuale non raggiunge il 25% in Valle D’Aosta, Trento, Marche e Veneto. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/molise-umbria-campania-e-abruzzo-sono-le-regioni-con-piu-centri-antiviolenza-rispetto-alle-donne-residenti" target="_blank" rel="noopener">Vai alla mappa.</a></p>
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