Bandi Covid Archivi - Openpolis https://www.openpolis.it/cosa/bandi-covid/ Tue, 27 Jun 2023 09:02:30 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.1 Le mascherine lasciate nei magazzini dopo la fine della pandemia https://www.openpolis.it/le-mascherine-lasciate-nei-magazzini-dopo-la-fine-della-pandemia/ Mon, 26 Jun 2023 20:15:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=262920 Miliardi di prodotti per la protezione individuale giacciono nei depositi. Il governo ha provato a venderli, finora senza successo. Ne abbiamo parlato in un servizio in onda su Report, trasmissione d'inchiesta di Rai 3.

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A causa della pandemia miliardi di dispositivi di protezione individuale giacciono nei magazzini. Il governo ha provato a venderli ma finora senza successo. Il costo per il loro stoccaggio è alto.

È questa l’estrema sintesi di un servizio, durante il quale siamo intervenuti, andata in onda oggi in esclusiva Report, trasmissione d’inchiesta di Rai 3.

È quanto emerge a 15 mesi dalla fine dello stato di emergenza, attivo per oltre due anni, e con il parlamento che – nonostante le dichiarazioni della politicanon ha ancora istituito una commissione d’inchiesta sul Covid.

Infatti, ci sono 4 distinte proposte di legge in tal senso, di cui solo due hanno avviato l’iter (una della maggioranza e l’altra proposta da Azione-Italia viva) e peraltro finora si sono fermate alla camera.

2 miliardi di mascherine nei magazzini

A partire da luglio 2022, poco dopo la fine dello stato di emergenza dichiarato due anni prima a causa del Covid-19, sia il governo Draghi che l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni hanno pubblicato 5 diverse manifestazioni di interesse, con lo scopo di vendere il materiale stoccato nei magazzini gestiti da Sda, la società di logistica e trasporto merci di Poste Italiane.

Parliamo di oltre 2 miliardi di mascherine, circa 135 milioni di guanti, 65 milioni di siringhe, quasi 15 milioni di tute di protezione e molto altro materiale. In tutto quasi 250mila metri cubi di prodotti, stoccati in 29 magazzini localizzati in diverse aree del paese.

Lo stoccaggio e il deposito di questa ingente mole di dispositivi di protezione costa circa 855mila euro al mese, finanziati dalla “unità per il completamento della campagna vaccinale e per l’adozione di altre misure di contrasto alla pandemia”, organo della presidenza del consiglio dei ministri.

Si tratta di parte degli importi assegnati a Sda attraverso i bandi nel periodo di emergenza. Un aspetto importante del periodo pandemico, che sulle pagine di openpolis abbiamo raccontato per tutto il periodo emergenziale, attraverso il nostro osservatorio indipendente sul Covid-19.

Le spese per l’emergenza.

Naviga. Cerca. Scarica i dati.

A pochi giorni dalla fine dello stato di emergenza, risultavano affidati a Sda 5 lotti per un’aggiudicazione complessiva di 380 milioni di euro, di cui la maggior parte (220 milioni) impiegati per il trasporto dei vaccini anti-Covid. Al 31 marzo scorso il governo aveva liquidato a Sda quasi 290 milioni di euro.

Sono anche importi di tale rilevanza ad aver indotto prima l’esecutivo Draghi e poi il governo Meloni a tentare di vendere il materiale, pubblicando manifestazioni di interesse prima a luglio e novembre 2022, e poi nello scorso febbraio. Tutti avvisi che hanno ottenuto esito negativo.

Così, il 2 maggio il governo sembra aver cambiato strategia: nell’ultima manifestazione, infatti, l’esecutivo emette un “avviso pubblico per la donazione di materiali per uso sanitario e DPI in favore delle PPAA, degli Enti e Organismi no-profit“.

Questa Unità […] all’esito dell’espletamento di un’indagine di mercato volta a verificare l’interesse degli operatori economici all’acquisto di mascherine chirurgiche e altri materiali di interesse sanitario, che ha avuto esito negativo, intende donare diverse tipologie di materiali per uso sanitario e DPI, stoccati presso i magazzini a gestione SDA

Le mascherine di Fca giacciono nei magazzini

Attraverso il nostro osservatorio sui bandi nella pandemia, abbiamo rilevato che nei due anni di emergenza sono stati indetti più di 18mila lotti per 24,5 miliardi di euro, di cui oltre 22 miliardi attraverso procedure semplificate.

Parliamo di bandi indetti per l’acquisto di materiali, beni e servizi necessari a fronteggiare l’emergenza.

FONTE: openpolis – osservatorio bandi Covid
(ultimo aggiornamento: mercoledì 11 Maggio 2022)

Tra gli 8,9 miliardi di euro banditi per l’acquisto di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale, c’è anche un lotto per quasi 750 milioni di euro, aggiudicato nel luglio 2020 a Fiat Chrysler Automobiles Italy (Fca). Dal punto di vista economico, si tratta del bando più rilevante del periodo pandemico, se escludiamo i lotti di vaccini acquistati tramite accordi con le istituzioni europee.

748,8 milioni € è l’importo che si è aggiudicato Fca Italy per la fornitura di mascherine.

Parte di quella fornitura è attualmente depositata nei magazzini, come ribadito nelle determine con cui il governo rende pubblica la volontà di vendere, e in subordine donare, il materiale acquistato, mai distribuito e oggi in giacenza a pagamento nei locali gestiti da Sda.

È possibile vedere il servizio andato in onda su Report qui.

Foto: regione Puglia

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Le spese in due anni di pandemia https://www.openpolis.it/le-spese-in-due-anni-di-pandemia/ Wed, 18 May 2022 07:59:48 +0000 https://www.openpolis.it/?p=192516 I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai all’articolo “In due anni di emergenza sono stati indetti bandi per quasi […]

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I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai all’articolo “In due anni di emergenza sono stati indetti bandi per quasi 25 miliardi di euro“.

24,48

miliardi di euro messi a bando attraverso oltre 18mila lotti indetti tra il 31 gennaio 2020 (giorno in cui è stato attivato lo stato di emergenza) e il 12 aprile 2022. Da queste somme sono esclusi gli accordi quadro, ossia le procedure che prevedono un affidamento diretto all’impresa, ma in seguito alla conclusione di una convenzione con una serie di aziende fornitrici. Vai all’articolo.

36,4%

del totale degli importi messi a bando riguarda l’acquisto di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale (dpi). Parliamo di 8,91 miliardi in poco più di due anni. Dopo l’approvvigionamento di mascherine e dpi la tipologia di fornitura che ha fatto registrare gli importi più alti è relativa alla campagna vaccinale (acquisto di dosi di vaccino, trasporti dei vaccini, somministrazione delle dosi, etc.). In questo caso sono stati banditi lotti per complessivamente 6,3 miliardi di euro. Vai al grafico.

22,16

miliardi di euro rappresentano la somma degli importi a base d’asta relativi a bandi affidati attraverso procedure semplificate, pari al 93,7% del totale degli importi banditi nell’emergenza Covid. Queste procedure garantiscono più celerità nell’approvvigionamento di beni e servizi, ma necessitano di maggiori controlli sulla trasparenza degli affidamenti. Il 71,2% delle somme (17,4 miliardi) sono state bandite attraverso la procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara. Seguono gli affidamenti diretti in adesione ad accordi quadro (9,2%, per 2,2 miliardi) e gli affidamenti diretti semplici (7,7%, per 1,9 miliardi). Vai all’articolo.

1.668

le amministrazioni pubbliche monitorate dall’osservatorio Bandi Covid. Si tratta di ministeri, strutture pubbliche centralizzate (come il dipartimento della protezione civile) o create ad hoc (come il commissario straordinario per l’emergenza), ma anche di regioni, amministrazioni locali e aziende di diritto privato ma a totale partecipazione pubblica, come le centrali di committenza regionali. Vai all’osservatorio.

2,8

miliardi di euro è l’importo a base d’asta del lotto più importante (dal punto di vista economico) tra quelli emessi negli oltre due anni di emergenza pandemica. Si tratta del bando indetto dal commissario straordinario per l’acquisto di “dosi addizionali di vaccino” da utilizzare tra il dicembre 2021 e il giugno 2023, pubblicato il 26 novembre 2011. Vai alla tabella.

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In due anni di emergenza sono stati indetti bandi per quasi 25 miliardi di euro https://www.openpolis.it/in-due-anni-di-emergenza-covid-sono-stati-indetti-bandi-per-quasi-25-miliardi-di-euro/ Thu, 12 May 2022 12:50:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=190989 Nei 26 mesi di pandemia sono state impiegate ingenti risorse per l'acquisto di beni e servizi utili al contrasto del Covid. Oltre il 90% dei bandi indetti è stato assegnato attraverso procedure semplificate, facilitate dal regime di emergenza.

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Più di 18mila lotti indetti per 24,5 miliardi di euro, di cui oltre 22 miliardi attraverso procedure semplificate.

Sono alcune delle cifre più significative sugli acquisti di beni e servizi da parte delle amministrazioni pubbliche italiane in più di due anni di pandemia.

Era il 31 gennaio 2020, infatti, quando il governo decretava lo stato di emergenza, in seguito all’accertamento dei primi due casi di Covid in Italia, una coppia di turisti cinesi che villeggiava a Roma. Un regime terminato solo 26 mesi dopo, lo scorso 31 marzo.

Abbiamo due casi accertati di Coronavirus in Italia. […] Domani mattina ho convocato un consiglio dei ministri in cui adotteremo ulteriori misure in modo da mettere tutte le strutture competenti a disposizione, ivi compresa la protezione civile».

Proprio in virtù dello stato di emergenza, furono messe in campo una serie di iniziative eccezionali, come la creazione della struttura del commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, diretta prima da Domenico Arcuri e poi da Francesco Paolo Figliuolo.

In questi mesi abbiamo costantemente monitorato i livelli di spesa delle amministrazioni pubbliche del paese, attraverso i dati che abbiamo messo a disposizione sull’osservatorio Bandi Covid.

Le spese per l’emergenza.

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Oggi, dopo un biennio estremamente complesso, possiamo delineare le principali caratteristiche dei bandi di gara, indetti con l’obiettivo di sostenere l’apparato statale e le articolazioni territoriali nella lotta alla pandemia.

Quasi un miliardo al mese

Dal 31 gennaio 2020 al 12 aprile 2022, data dell’ultimo aggiornamento dei dati presenti nell’osservatorio Bandi Covid, sono stati indetti 18.232 lotti di gara, che riportano importi pari complessivamente a 24,5 miliardi di euro, di cui 8,95 miliardi risultano a oggi formalmente aggiudicati. A indirli sono state 1.668 amministrazioni e società pubbliche italiane, che hanno svolto il ruolo di stazioni appaltanti.

24,48 miliardi di euro messi a bando al 12 aprile 2022.

È bene evidenziare che dalle somme oggetto di questo approfondimento sono stati esclusi gli accordi quadro, ossia le procedure che prevedono un affidamento diretto all’impresa, ma in seguito alla conclusione di una convenzione con una serie di aziende fornitrici.

In questo primo accordo si definisce una classifica di operatori abilitati a ricevere parte dell’appalto. In seguito la stazione appaltante assegna dei lotti agli operatori precedentemente definiti senza riaprire una competizione.
Vai a "Cosa sono le procedure di scelta del contraente"

Al netto degli accordi quadro, dunque, possiamo affermare che è stato messo a bando quasi un miliardo di euro al mese, in media, per l’acquisto di beni, materiali e servizi necessari al contrasto della pandemia.

Dalle mascherine alle vaccinazioni

Con il nostro progetto Bandi Covid abbiamo categorizzato la tipologia di fornitura, per comprendere quali fossero i beni e i servizi che venivano acquistati con più ricorrenza.

Più di ogni altra cosa, gli acquisti hanno riguardato mascherine e dosi di vaccino.

Se fino alla fine del 2020 più dell’80% degli importi banditi erano dedicati all’acquisto di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale (dpi), questa quota è via via scesa, nonostante rappresenti ancora oggi la prima tipologia di fornitura.

Infatti più di un terzo delle somme (il 36,4%, pari a 8,91 miliardi) riguarda proprio mascherine e dpi. Mentre un quarto degli acquisti (6,3 miliardi) è stato messo a bando per la campagna vaccinale, il cui peso è andato crescendo nel tempo.

Inoltre, 3,5 miliardi (14,3% del totale) rappresentano l’ammontare complessivo dei bandi di gara dedicati ai prodotti per le analisi, come test e tamponi.

L’elaborazione include importi di bandi emanati da tutte le amministrazioni pubbliche italiane, esclusi quelli relativi ad accordi quadro. L’importo a base d’asta è il prezzo fissato alla pubblicazione del lotto. L’importo di aggiudicazione è il prezzo effettivo con cui l’azienda si è aggiudicata il lotto. Nella tipologia “altro” sono comprese tutte le forniture non riconducibili alle altre categorie.

FONTE: openpolis - osservatorio bandi Covid
(ultimo aggiornamento: mercoledì 11 Maggio 2022)

 

L'utilizzo quasi esclusivo delle procedure semplificate

Il 93,7% dei lotti indetti in più di due anni di emergenza sono stati assegnati attraverso procedure di gara semplificate. Parliamo di 17.090 bandi sui poco più di 18mila totali, per complessivamente 22,1 miliardi di euro.

Basti pensare che la tipologia di gran lunga più utilizzata è la procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara, per importi pari a 17,4 miliardi di euro (il 71,2% del totale).

Attraverso questa procedura le stazioni appaltanti possono negoziare i termini del contratto con un minimo di 5 operatori economici (se sussistono in tale numero) senza pubblicare preventivamente un bando di gara.
Vai a "Cosa sono le procedure di scelta del contraente"

Al secondo e terzo posto tra le procedure più utilizzate vi sono l'affidamento diretto in accordo quadro (9,2%) e l'affidamento diretto (7,7%), che sommati cubano 4,1 miliardi di euro.

L’elaborazione include le procedure seguite da tutte le amministrazioni pubbliche italiane, escluse quelle relative ad accordi quadro. La tipologia “altro” include le seguenti procedure: procedura negoziata senza previa indizione di gara (settori speciali), procedura negoziata con previa indizione di gara (settori speciali), confronto competitivo in adesione ad accordo quadro/convenzione, procedura ristretta, procedura competitiva con negoziazione, affidamento diretto per variante superiore al 20% dell’importo contrattuale, affidamento diretto a società in house, procedura negoziata con previa indizione di gara (settori speciali), procedure non classificate.

FONTE: openpolis - osservatorio Bandi Covid
(ultimo aggiornamento: mercoledì 11 Maggio 2022)

La centralità della struttura commissariale

Con il passare dei mesi è cresciuto vistosamente il ruolo del commissario straordinario per l'emergenza.

Se nella prima fase della pandemia la struttura allora guidata da Arcuri aveva "ereditato"  le mansioni e gli obiettivi di spesa del dipartimento di protezione civile e della Consip (organi che erano stati incaricati dal governo nelle primissime settimane dell'emergenza), nel corso del 2021 la struttura, affidata dal governo Draghi a Figliuolo, ha indetto soprattutto i bandi per l'acquisto delle dosi di vaccino, concordate con l'Unione europea.

Dei meccanismi di approvvigionamento dei vaccini e sulla necessità di una maggiore trasparenza sul tema raccontammo già un anno fa. Come vedremo, in termini economici si tratta dei lotti più importanti.

FONTE: openpolis - osservatorio bandi Covid
(ultimo aggiornamento: mercoledì 11 Maggio 2022)

Tra le oltre 1.600 amministrazioni monitorate dal nostro osservatorio, rileviamo che il 62,5% del totale delle somme messe a bando (15,3 miliardi di euro) sono di competenza del commissario straordinario.

Subito dopo troviamo, ma in forme più residuali, tre aziende pubbliche che si occupano degli acquisti per conto delle regioni: Aria Spa per la Lombardia (923 milioni), Zero per il Veneto (913) ed Estar per la Toscana (560). Infine, il dipartimento nazionale di protezione civile e Consip hanno indetto bandi per somme pari rispettivamente a 385 e 305 milioni di euro, per avvisi emessi soprattutto nella fase iniziale dell’emergenza.

Con un solo bando, a novembre sono stati acquistati vaccini per 2,8 miliardi.

I 20 lotti più importanti (dal punto di vista economico) nell'ambito dell'emergenza Covid sono stati comunque tutti indetti dal commissario. Quello che riporta l’importo a base d’asta più alto (2,8 miliardi di euro) è stato pubblicato lo scorso novembre ed è relativo all’acquisto di dosi di vaccino da somministrare fino al giugno 2023.

Seguono altri due lotti banditi per l’acquisto di dosi di vaccino, rispettivamente di 1,1 miliardi e 930 milioni. Mentre nell’agosto 2020 erano stati messi a bando 749 milioni per l’acquisto di mascherine, successivamente aggiudicati per 237,4 milioni a Fca Italy. Tra i lotti più importanti troviamo anche sedute e banchi per le scuole, l’antivirale orale paxlovid, oltre a un lotto indetto nell'aprile 2020 per il servizio di trasporto merci e logistica.

FONTE: openpolis - osservatorio bandi Covid
(ultimo aggiornamento: mercoledì 11 Maggio 2022)

Nelle prossime settimane proseguiremo l'analisi di quanto è stato bandito (e speso) nel corso degli ultimi due anni, con l'obiettivo di continuare a monitorare questo rilevante volume di risorse pubbliche impiegate in regime di emergenza.

Foto: Vladimir Fedotov - licenza

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Le spese nella pandemia https://www.openpolis.it/le-spese-nella-pandemia/ Thu, 14 Oct 2021 07:24:45 +0000 https://www.openpolis.it/?p=162687 I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi “Per l’emergenza Covid sono stati indetti bandi per più di 19 miliardi […]

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I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi “Per l’emergenza Covid sono stati indetti bandi per più di 19 miliardi di euro“.

19,1

miliardi di euro è l’ammontare complessivo degli oltre 15mila lotti indetti per l’acquisto di beni e servizi utili al contrasto della pandemia da Covid-19, dal 31 gennaio 2020 al 14 settembre 2021. Si tratta di somme messe a bando da oltre 1.300 amministrazioni pubbliche italiane, che escludono tuttavia gli accordi quadro, vale a dire quegli accordi che prevedono un affidamento diretto all’impresa, in seguito alla conclusione di una convenzione con una serie di imprese fornitrici.  Vai all’articolo.

8,82

i miliardi di euro complessivamente messi a bando per l’acquisto di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale. Questo tipo di fornitura rimane maggioritaria se analizziamo le tipologie di acquisto effettuato nei mesi dell’emergenza. Tuttavia, con il passare del tempo il suo peso rispetto al totale è sceso: se lo scorso gennaio l’acquisto di mascherine e dpi rappresentava il 60% di quanto messo a bando, oggi questa quota è scesa al 46%. Sono invece salite le percentuali di altre tipologie di acquisti, come quelli utili alla campagna vaccinale. Vai al grafico.

57,3%

è la percentuale di importi relativi a bandi indetti dalla struttura del commissario straordinario per l’emergenza Francesco Paolo Figliuolo. In termini assoluti, su 19,1 miliardi messi a bando, 8,9 sono stati indetti dalla struttura commissariale, che risulta di gran lunga la prima nella classifica delle stazioni appaltanti per l’acquisto di beni e servizi necessari alla lotta contro la pandemia. Vai al grafico.

86,9%

di tutti gli importi banditi nell’emergenza sanitaria sono stati messi a gara attraverso procedure di assegnazione semplificate, ossia procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando (68,1%), affidamento diretto in adesione ad accordo quadro (10,4%) e affidamento diretto (8,3%). Parliamo di 16,6 miliardi su 19,1 totali. Solo il 7,4% degli importi è stato indetto attraverso procedure aperte. Le procedure semplificate sono sollecitate dalla normativa quando è in corso lo stato di emergenza, con l’obiettivo di velocizzare i tempi. Tuttavia, è importante equilibrare l’esigenza di rapidità nelle procedure con la trasparenza dei processi. Vai al grafico.

2,8

miliardi di euro sono stati messi in palio per bandi dedicati alla campagna vaccinale, dall’inizio dell’emergenza al 14 settembre scorso. 2,48 miliardi (l’88,4%) sono stati banditi per l’acquisto delle quattro tipologie di vaccino attualmente somministrate e i rimanenti 325 milioni per beni e servizi strumentali alla campagna vaccinale, come l’acquisto di aghi e siringhe, i costi di trasporto e logistica dei vaccini o le campagne di sensibilizzazione. Il principale lotto di gara aperto nell’ambito della campagna vaccinale è stato pubblicato il 16 dicembre 2020, con un importo a base d’asta di 1,12 miliardi di euro, necessari all’acquisto di circa 78 milioni di dosi di vaccino anti-Covid. Vai alla tabella.

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Per l’emergenza Covid sono stati indetti bandi per più di 19 miliardi di euro https://www.openpolis.it/per-lemergenza-covid-sono-stati-indetti-bandi-per-piu-di-19-miliardi-di-euro/ Tue, 12 Oct 2021 08:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=153178 Per l'acquisto di materiali e servizi utili al contrasto della pandemia da Covid-19 finora sono stati indetti più di 15mila lotti, di cui la stragrande maggioranza attraverso procedure semplificate. 2,8 miliardi di euro sono stati messi a bando per la campagna vaccinale.

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Ha superato quota 15mila il numero di lotti aperti dalle amministrazioni pubbliche italiane a causa della pandemia da Covid-19. Si tratta di migliaia di forniture per le quali sono stati indetti bandi per più di 19 miliardi di euro, di cui quasi 8 risultano aggiudicati.

A metà settembre, inoltre, erano stati messi a bando 2,8 miliardi di euro per la campagna vaccinale.

Sono alcune delle cifre più significative dell’ultimo aggiornamento dei dati del nostro osservatorio bandi Covid, attraverso cui vengono monitorati gli acquisti a partire dall’inizio dell’emergenza sanitaria, decretata a fine gennaio 2020.

Le spese per l’emergenza.

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Gli importi oggetto di questo approfondimento rappresentano le somme complessive, ad esclusione però degli accordi quadro, vale a dire quegli accordi che prevedono un affidamento diretto all’impresa, in seguito alla conclusione di una convenzione con una serie di imprese fornitrici.

In questo primo accordo si definisce una classifica di operatori abilitati a ricevere parte dell’appalto. In seguito la stazione appaltante assegna dei lotti agli operatori precedentemente definiti senza riaprire una competizione.
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Rispetto ai dati rilevati nella scorsa primavera, vengono confermate le tendenze registrate fin dall’inizio dell’emergenza: i beni più acquistati rimangono mascherine e dispositivi di protezione individuale (dpi) – sebbene la crescita degli acquisti abbia subito un forte rallentamento rispetto al passato – mentre la stazione appaltante a indire le somme maggiori resta la struttura del commissario straordinario per l’emergenza Francesco Paolo Figliuolo. La modalità di approvvigionamento più utilizzata, inoltre, continua a essere la procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara. Com’è prevedibile, infine, cresce sensibilmente il peso economico delle vaccinazioni.

Chi acquista cosa

Dal 31 gennaio 2020 al 14 settembre 2021 sono stati indetti bandi per complessivi 19,1 miliardi di euro, al netto degli accordi quadro. Analizzando gli ambiti di spesa notiamo che la crescita o il rallentamento delle tendenze in determinati tipi di forniture dipendono dalla fase in cui si trova l’emergenza pandemica.

Per esempio, nonostante la percentuale degli importi indetti per l’acquisto di mascherine e dpi continui ad essere maggioritaria, a gennaio era il 60% degli importi totali, mentre oggi rappresenta il 46%.

Al contrario, nel marzo scorso la campagna vaccinale cubava il 6,3% delle spese totali per l’emergenza, oggi si attesta al 14,6%.

L’elaborazione include importi di bandi emanati da tutte le amministrazioni pubbliche italiane, esclusi quelli relativi ad accordi quadro. L’importo a base d’asta è il prezzo fissato alla pubblicazione del lotto. L’importo di aggiudicazione è il prezzo effettivo con cui l’azienda si è aggiudicata il lotto. Nella tipologia “altro” sono comprese tutte le forniture non riconducibili alle altre categorie.

FONTE: openpolis - osservatorio bandi Covid
(ultimo aggiornamento: martedì 14 Settembre 2021)

Finora sono stati aperti bandi per circa 8,8 miliardi di euro con lo scopo di acquistare mascherine. Questi lotti sono stati indetti soprattutto nella prima fase dell'emergenza pandemica. Basti pensare che da maggio a settembre sono stati registrati importi per meno di 200 milioni.

2,9 miliardi (il 15,4% del totale) sono stati messi a gara per prodotti o servizi per l'analisi, come test e tamponi. Una cifra simile (2,8 miliardi) è la somma complessiva dei lotti dedicati alla campagna vaccinale.

Struttura commissariale e procedure semplificate

In estate è cresciuto il peso della struttura del commissario straordinario per l'emergenza Covid-19 Francesco Paolo Figliuolo.

Più della metà degli importi messi a gara dall'inizio della pandemia, infatti, sono stati aperti dal commissario per l'emergenza.

La classifica mostra le prime 6 amministrazioni (tra le 1.341 monitorate) ad aver messo a bando importi dall’inizio dell’emergenza sanitaria. L’elaborazione non include gli importi banditi attraverso accordi quadro.

FONTE: openpolis - osservatorio bandi Covid
(ultimo aggiornamento: martedì 14 Settembre 2021)

Il commissario straordinario per l’emergenza ha indetto bandi per importi complessivi pari a 8,9 miliardi di euro, di cui 3,9 risultano aggiudicati alla metà di settembre 2021.

Delle oltre 1.300 amministrazioni pubbliche che monitoriamo attraverso l’osservatorio bandi Covid, quelle ad aver aperto lotti per importi di maggiore rilevanza sono Aria spa, Azienda Zero e Estar (le centrali di committenza e acquisti rispettivamente delle regioni Lombardia, Veneto e Toscana), oltre al dipartimento nazionale di protezione civile e Consip spa.

Per quanto riguarda invece le modalità di indizione dei lotti, come accade fin dall'inizio dell'emergenza, quella più adottata rimane la procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara. In generale, se sommiamo questo tipo di scelta del contraente agli affidamenti diretti, rileviamo che l'86,9% dei bandi indetti per l'emergenza Covid viene aperto con procedure semplificate.

16,64 miliardi di euro messi a bando attraverso procedure semplificate, dal 31 gennaio 2020 al 14 settembre 2021 (esclusi gli accordi quadro).

Queste modalità vengono avvantaggiate dalla normativa quando è in corso lo stato di emergenza, con l'obiettivo di velocizzare i tempi, considerando la rapidità con cui è necessario approvvigionarsi di materiale e servizi utili al contrasto della pandemia.

Tuttavia, è importante equilibrare l'esigenza di rapidità nelle procedure con la trasparenza delle stesse, considerando che parliamo di miliardi di euro provenienti dalle casse pubbliche.

Con la procedura negoziata senza previa pubblicazione le stazioni appaltanti possono negoziare i termini del contratto con un minimo di 5 operatori economici (se sussistono in tale numero) senza pubblicare preventivamente un bando di gara.
Vai a "Cosa sono le procedure di scelta del contraente"

Oltre alle procedure negoziate senza la previa pubblicazione del bando di gara, le modalità di acquisto più ricorrenti sono l'affidamento diretto in accordo quadro e l'affidamento diretto.

L’elaborazione include le procedure seguite da tutte le amministrazioni pubbliche italiane, escluse quelle relative ad accordi quadro. La tipologia “altro” include le seguenti procedure: procedura negoziata senza previa indizione di gara (settori speciali), confronto competitivo in adesione ad accordo quadro/convenzione, procedura ristretta, procedura competitiva con negoziazione, affidamento diretto per variante superiore al 20% dell’importo contrattuale, affidamento diretto a società in house, procedura negoziata con previa indizione di gara (settori speciali), procedure non classificate.

FONTE: openpolis - osservatorio Bandi Covid
(ultimo aggiornamento: martedì 14 Settembre 2021)

Il 68,1% degli importi messi a gara nell'emergenza Covid sono stati banditi attraverso procedure negoziate senza previa pubblicazione del bando. Parliamo di 13 miliardi di euro banditi in poco più di 19 mesi di emergenza sanitaria. Seguono gli affidamenti diretti in adesione ad accordo quadro (il 10,42%, pari a 2 miliardi di euro) e gli affidamenti diretti (8,33% del totale, corrispondenti a 1,6 miliardi).

Solo il 7,4% degli importi (1,4 miliardi) è stato indetto attraverso procedure aperte.

2,8 miliardi per la campagna vaccinale

Dall'inizio della pandemia sono stati indetti lotti di gara dedicati alla campagna vaccinale per complessivi 2,8 miliardi. Di questi 2,48 miliardi (l'88,4%) sono stati banditi per l'acquisto delle quattro tipologie di vaccino attualmente somministrate e i rimanenti 325 milioni per beni e servizi strumentali alla campagna vaccinale, come l'acquisto di aghi e siringhe, i costi di trasporto e logistica dei vaccini o le campagne di sensibilizzazione.

La quasi totalità delle somme messe a bando per la campagna vaccinale (96,8%) è stata indetta dalla struttura del commissario Figliuolo. Anche altre amministrazioni pubbliche, soprattutto espressione di enti regionali, hanno acquistato in questo ambito ma in misura del tutto residuale.

Basti pensare che, fatta eccezione per il commissario, la stazione appaltante che ha indetto bandi con importi maggiori è la Soresa spa, società strumentale della regione Campania, che ha indetto un lotto per l'acquisto di dosi di vaccino per un importo pari a "soli" 55,5 milioni di euro.

La tabella mostra i 20 lotti con importi a base d’asta maggiori, indetti nell’ambito della campagna vaccinale contro l’epidemia da Covid-19. L’elaborazione include importi di bandi emanati da tutte le amministrazioni pubbliche italiane, esclusi quelli relativi ad accordi quadro. L’importo a base d’asta è il prezzo fissato alla pubblicazione del lotto. Le tipologie di forniture sono state elaborate a partire dai codici CPV (Common Procurement Vocabulary), un codice univoco europeo di cui è dotato ogni bando, e che serve per descrivere la tipologia di bene, servizio o prestazione oggetto del bando.

FONTE: openpolis - osservatorio bandi Covid
(ultimo aggiornamento: martedì 14 Settembre 2021)

Il principale lotto di gara aperto nell'ambito della campagna vaccinale è stato pubblicato il 16 dicembre 2020, con un importo a base d'asta di 1,12 miliardi di euro, necessari all'acquisto di circa 78 milioni di dosi di vaccino anti-Covid.

Segue un altro bando, del 17 aprile scorso, da 435 milioni per l'approvvigionamento di più di 18 milioni di dosi e uno del 31 dicembre 2021, sempre indetto dalla struttura commissariale per l'acquisto delle dosi, con un importo pari a 392 milioni di euro. Se escludiamo la spesa per i vaccini, il lotto più importante è del 15 giugno scorso, relativo ad un affidamento diretto per 150 milioni di euro, dedicati al servizio di custodia e trasporto dei vaccini in ambito nazionale.

Foto credit: Braňo - licenza

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La gestione di Figliuolo e i distinguo da quella di Arcuri https://www.openpolis.it/la-gestione-di-figliuolo-e-i-distinguo-da-quella-di-arcuri/ Tue, 20 Jul 2021 08:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=134647 A inizio luglio il commissario straordinario ha pubblicato i pagamenti per l'emergenza Covid nei primi due trimestri dell'anno. Parliamo di 1,2 miliardi di euro, dai quali però mancano all'appello gli ultimi mesi della gestione Arcuri, da cui Figliuolo si è smarcato anche di fronte la camera dei deputati.

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In circa 17 mesi sono stati messi a bando più di 18 miliardi di euro, per un totale di quasi 15mila lotti di gara indetti con lo scopo di fronteggiare la pandemia da Covid-19 in Italia.

Si tratta di cifre considerevoli, per bandi delle amministrazioni pubbliche in regime di emergenza (proclamato il 31 gennaio 2020), avviati per lo più attraverso procedure semplificate (con l’obiettivo di accorciare i tempi delle forniture) e dalla struttura del Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, come abbiamo visto nei nostri precedenti approfondimenti sul tema.

Le spese per l’emergenza.

Naviga. Cerca. Scarica i dati.

La discontinuità marcata da Figliuolo

Negli ultimi giorni il commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo ha reso pubblici i pagamenti effettuati negli ultimi due trimestri dalla struttura che presiede. Andando ad analizzare il rendiconto, tuttavia, scopriamo che non si tratta dei pagamenti per le forniture acquistate dal commissario nel primo semestre del 2021, ma solo a partire dal 1 marzo, ossia il giorno in cui Figliuolo ha ufficialmente sostituito il predecessore Domenico Arcuri.

Nonostante le strutture commissariali non debbano garantire per natura (anche giuridica) una continuità amministrativa in senso stretto, è chiaro che Figliuolo abbia voluto marcare una linea con la precedente gestione, iniziando a rendicontare i pagamenti solo a partire dal giorno in cui si è insediato. D’altro canto, le parole pronunciate dal generale nel corso di un’audizione alla Camera nel giugno scorso erano state eloquenti.

Secondo i principi generali dell’ordinamento giuridico, il rendiconto amministrativo inerente al periodo antecedente al 1 marzo 2021 deve essere reso dal commissario e dalla struttura di supporto a suo tempo responsabile.

Nella medesima occasione lo stesso commissario ha riferito di una ricognizione dei contratti operanti, oltre 200, per cui risultano impegni assunti dalla gestione Arcuri, per importi pari a circa 2,2 miliardi di euro: “Sono state avviate diverse azioni volte a esplorare ogni margine di rinegoziazione degli impegni assunti ovvero, ove possibile, a risolvere consensualmente i contratti già stipulati”, ha dichiarato.

I pagamenti nel primo semestre dell’anno

“Nonostante oggi non sia stato ancora effettuato un formale passaggio di consegne con la precedente gestione”, ha detto Figliuolo audito in commissione bilancio “si è provveduto al pagamento di importi pari a oltre 1,6 miliardi di euro”, per lo più riferiti a impegni di spesa assunti dalla gestione Arcuri.

In realtà dalla nostra analisi dei pagamenti pubblicati risultano importi complessivi per 1,2 miliardi di euro, per pagamenti effettuati dal 10 marzo al 28 giugno scorsi. 761,4 milioni di euro è la somma liquidata per l’acquisto di mascherine e altri dispositivi di protezione, 228,3 milioni sono stati pagati per prodotti per l’analisi (come test e tamponi), 151,9 milioni per strumenti per la terapia intensiva e farmaci utili al contrasto del virus.

È doveroso sottolineare che parliamo di somme effettivamente liquidate dal commissario straordinario alle imprese fornitrici, e non di cifre messe a bando o importi di aggiudicazione, di cui ci occupiamo solitamente attraverso i dati dell’osservatorio sui bandi Covid.

I dati mostrano la distribuzione percentuale tra le diverse tipologie di fornitura rispetto ai pagamenti liquidati dal commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo dal 1 marzo al 6 luglio 2021. Si tratta di pagamenti anche riferibili a contratti posti in essere nella precedente gestione commissariale. Le tipologie di fornitura sono categorie individuate da openpolis in base ai bandi di gara indetti dall’inizio dell’emergenza e monitorati dall’osservatorio Bandi Covid. Nella tipologia “altro” sono comprese tutte le forniture non riconducibili alle altre categorie.

FONTE: elaborazione openpolis su dati del commissario straordinario per l'emergenza Covid-19
(ultimo aggiornamento: martedì 6 Luglio 2021)

Il 63,16% degli importi pagati da quando Figliuolo è commissario è stato liquidato per l'acquisto di mascherine e altri tipi di disposizione individuale. Il 18,9% delle somme, circa 228 milioni, è stata invece pagata per prodotti o servizi di analisi (come test e tamponi).

Seguono pagamenti per attrezzature per la terapia intensiva, la rianimazione o i farmaci (12,6%), per infrastrutture e arredi (1,59%) e trasporto o movimentazione (1,23%).

Il grafico mostra le 20 imprese che hanno ricevuto le somme maggiori, dal 1 marzo al 7 luglio 2021, rispetto a beni o servizi acquistati dal commissario straordinario per l’emergenza Covid-19. I pagamenti possono riferirsi alla struttura commissariale di Francesco Paolo Figliuolo o a quella del suo precedessore Domenico Arcuri. Le somme fanno riferimento ai pagamenti effettivamente liquidati, rispetto a contratti posti in essere precedentemente. Gli importi banditi e aggiudicati sono considerati al netto degli accordi quadro, ossia le procedure che prevedono un affidamento diretto all’impresa, ma in seguito alla conclusione di una convenzione con una serie di aziende fornitrici.

FONTE: elaborazione openpolis su dati del commissario straordinario dell'emergenza Covid-19
(ultimo aggiornamento: martedì 6 Luglio 2021)

Nei primi mesi del 2021 è stata FCA Italy, società del gruppo Stellantis, a incassare le somme maggiori per forniture relative all’emergenza sanitaria: 102,47 milioni di euro, parte di un contratto stipulato con la struttura commissariale e che prevede la fornitura di mascherine dal settembre 2020 al settembre 2021, per complessivi 237,4 milioni.

Macron Spa, invece, è stata pagata per 99,5 milioni, un corrispettivo parziale rispetto ai numerosi lotti di gara che l’azienda di abbigliamento sportivo ha vinto per la fornitura di dispositivi di protezione come tute, camici e mascherine. Sempre tute e camici ha fornito la Tessiture Pietro Radici Spa, per importi bandi aggiudicati pari a 182,9 milioni di euro e incassi, nei mesi considerati, pari a 85,7 milioni.

Una trasparenza a metà

Al di là degli elenchi sui pagamenti pubblicati qualche giorno fa, continuano ad esserci criticità che impediscono una compiuta trasparenza della gestione commissariale e, più in generale, delle amministrazioni pubbliche nell'emergenza sanitaria. La struttura di Figliuolo, infatti, ha confermato l'utilizzo la piattaforma di rendicontazione delle spese, lanciata da Arcuri lo scorso autunno.

 

I dati sulla piattaforma del commissario straordinario non sono scaricabili, rendendo impossibile l'analisi.

Come abbiamo già affermato a novembre, il portale continua a presentare diverse criticità: innanzitutto i dati presenti sulla piattaforma non sono scaricabili, rendendo impossibile analisi più approfondite. In secondo luogo vengono riportati solo gli importi relativi ai contratti firmati, ma non ai bandi di gara e alle modalità di assegnazione degli approvvigionamenti.

Risultano infatti 330 contratti firmati (di cui 86 sottoscritti da protezione civile e consip prima della nomina di Arcuri, 215 quando era commissario quest'ultimo e 39 da quando lo è Figliuolo), per importi pari a 4,21 miliardi di euro, dei quali 250 nel periodo di protezione civile e consip, 3,55 miliardi nei mesi in cui a capo della struttura c'era Arcuri e i restanti 412 milioni da quando il commissario è Figliuolo.

Sulla piattaforma non figurano però tra i contratti firmati bandi per le vaccinazioni, come il più importante dal punto di vista di economico, dall'importo di 1,13 miliardi di euro, che riguarda l'acquisto di 78 milioni di dosi di vaccino anti-Covid. Inoltre, continuano a latitare le informazioni di dettaglio sulle aziende vincitrici, come il codice fiscale o la partita iva, che permetterebbero analisi dei dati più complete.

Senza contare che il portale della struttura governativa pubblica solo le spese del commissario, ma non gli acquisti per l'emergenza di tutte le altre amministrazioni pubbliche, che necessiterebbero ugualmente di maggiore trasparenza.

18,42 miliardi di euro messi a bando (al netto degli accordi quadro) per l'emergenza Covid da tutte le amministrazioni pubbliche italiane, al 16 luglio 2021.

A oltre un anno e mezzo dall'inizio dell'emergenza, insomma, c'è ancora molto da fare. La pubblicazione accessibile e in formato riutilizzabile dei dati è infatti l'unico strumento a disposizione per valutare come le autorità pubbliche stanno gestendo l'emergenza sanitaria dal punto di vista economico.

Un aspetto fondamentale, viste le cifre in ballo e l'importanza del tema per il paese, che dovrebbe interessare le istituzioni a tutti i livelli, per un reale e auspicabile controllo dal basso dell'operato della politica e dei decisori pubblici.

Foto credit: governo italiano

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I bandi per l’emergenza Covid ad aprile https://www.openpolis.it/i-bandi-per-lemergenza-covid-ad-aprile/ Thu, 27 May 2021 07:00:54 +0000 https://www.openpolis.it/?p=142549 I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi “Ad aprile è stato messo a bando mezzo miliardo di euro per l’acquisto […]

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I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi “Ad aprile è stato messo a bando mezzo miliardo di euro per l’acquisto dei vaccini“.

16,2

i miliardi di euro messi a bando dal 31 gennaio 2020 al 30 aprile 2021. Si tratta di tutte le somme bandite dalle amministrazioni pubbliche italiane per l’approvvigionamento di beni, materiali e servizi utili a fronteggiare l’emergenza Covid-19. Da questi importi sono esclusi gli accordi quadro, ossia le procedure che prevedono un affidamento diretto all’impresa, ma in seguito alla conclusione di una convenzione con una serie di aziende fornitrici. Vai all’articolo.

8,6

i miliardi di euro in palio per bandi dedicati all’approvvigionamento di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale (di cui 4,4 miliardi risultano aggiudicati). Parliamo del 53,3% del totale degli importi. Dopo mascherine e dpi le somme maggiori messe a bando dalle amministrazioni nell’emergenza sanitaria sono dedicate a prodotti per analisi (come test e tamponi), vaccinazioni, infrastrutture, arredi e attrezzature scolastiche. Vai al grafico.

1.420.694.425

gli euro messi a bando nel settore delle vaccinazioni dall’11 giugno 2020 (quando è stato aperto un lotto per la prima sperimentazione clinica in Italia) al 30 aprile 2021. La maggioranza di questi importi sono dedicati all’acquisto delle dosi di vaccino, ma altri bandi sono stati indetti per attività connesse alla campagna vaccinale, come il trasporto o la refrigerazione delle dosi, l’allestimento dei centri o l’attività di comunicazione istituzionale. Vai ai bandi sulle vaccinazioni.

547,9

milioni di euro è la somma degli importi banditi nell’ambito dell’emergenza Covid-19 nel solo mese di aprile, relativi a 369 lotti aperti da 156 diverse amministrazioni pubbliche. L’80,6% di queste somme sono state messe a bando per le vaccinazioni. Importi di minore entità sono stati banditi anche per prodotti e servizi utili alle analisi (28,8 milioni), mascherine e dpi (18,1) e forniture per la terapia intensiva (12,3). Vai all’articolo.

441,6

i milioni di euro messi a bando per le vaccinazioni nel mese di aprile. La quasi totalità, vale a dire 435 milioni, rappresentano la cifra riportata in lotto pubblicato dal commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 il 17 aprile, per l’acquisto di 18,5 milioni di dosi addizionali di vaccino anti Covid, a seguito degli accordi sottoscritti dalla commissione europea per conto degli stati membri. Nel mese di aprile le amministrazioni pubbliche hanno indetto complessivamente 31 bandi sulle vaccinazioni. Vai all’articolo.

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Ad aprile è stato messo a bando mezzo miliardo di euro per l’acquisto dei vaccini https://www.openpolis.it/ad-aprile-e-stato-messo-a-bando-mezzo-miliardo-di-euro-per-lacquisto-dei-vaccini/ Tue, 25 May 2021 08:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=134612 Prosegue il monitoraggio degli acquisti delle amministrazioni pubbliche connessi all'emergenza sanitaria. Dall'inizio della pandemia sono stati messi a bando importi pari a 16,2 miliardi di euro.

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Ha superato quota 13mila il numero di lotti messi a bando a causa della pandemia: migliaia di forniture richieste dalle amministrazioni pubbliche, per un totale di 16,2 miliardi di euro messi a bando, dei quali 5,7 miliardi al 19 maggio risultati aggiudicati.

Nel mese di aprile, inoltre, è stato messo a bando quasi mezzo miliardo di euro per le dosi di vaccino, oltre che per l’allestimento degli hub per la somministrazione, la logistica e il trasporto connesso alla campagna vaccinale.

Sono alcune delle cifre significative sull’ultimo aggiornamento dell’osservatorio bandi Covid, attraverso il quale monitoriamo gli acquisti effettuati per le forniture dall’inizio della crisi sanitaria.

Le spese per l’emergenza.

Naviga. Cerca. Scarica i dati.

È bene evidenziare che dalle somme sopra citate sono stati esclusi gli accordi quadro, ossia le procedure che prevedono un affidamento diretto all’impresa, ma in seguito alla conclusione di una convenzione con una serie di aziende fornitrici.

Anche con l’aggiornamento dei bandi indetti ad aprile si riscontrano le tendenze che abbiamo analizzato in questi mesi: i beni più acquistati rimangono le mascherine, la stazione appaltante più attiva è la struttura commissariale e la modalità di approvvigionamento maggiormente utilizzata è la procedura negoziata senza previa pubblicazione.

Cresce il peso delle vaccinazioni

Nonostante la percentuale degli importi indetti per le vaccinazioni sia ancora minoritaria rispetto ad altri tipi di fornitura, ad aprile assistiamo a un incremento della spesa per l’acquisto di dosi. In un solo mese, si passa infatti da 977 milioni a 1,42 miliardi di euro.

Le somme indette per le vaccinazioni rappresentano l’8,8% del totale. Fino al 30 marzo erano il 6,3%.

L’elaborazione include importi di bandi emanati da tutte le amministrazioni pubbliche italiane, esclusi quelli relativi ad accordi quadro. L’importo a base d’asta è il prezzo fissato alla pubblicazione del lotto. L’importo di aggiudicazione è il prezzo effettivo con cui l’azienda si è aggiudicata il lotto. Nella tipologia “altro” sono comprese tutte le forniture non riconducibili alle altre categorie.

FONTE: openpolis - osservatorio bandi Covid
(ultimo aggiornamento: mercoledì 19 Maggio 2021)

Dei circa 16,2 miliardi di euro messi a bando a partire dal 31 gennaio 2020, poco più della metà (il 53,3%) sono dedicati all'acquisto di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale. Parliamo di 8,6 miliardi di euro, di cui 4,4 risultati già aggiudicati. Il 13,6% degli importi riguarda prodotti e servizi utili alle analisi, come per esempio i tamponi necessari all'individuazione del virus.

Come detto, cresce rispetto al passato il peso delle vaccinazioni, che per la prima volta superano le categorie relative alle infrastrutture e arredi scolastici, oltre che a quelle riguardanti la terapia intensiva e i farmaci.

Stazioni appaltanti e procedure nella pandemia

Con il passare dei mesi il ruolo del commissario straordinario per l'emergenza Covid-19 (prima Domenico Arcuri e oggi Francesco Paolo Figliuolo) è andato via via crescendo.

Tanto che oggi più della metà degli importi messi a bando dall'inizio della pandemia sono stati indetti dalla struttura commissariale.

Un peso probabilmente destinato a crescere ancora, considerando che il Commissario è anche la stazione appaltante che si occupa dell'approvvigionamento di quasi tutte le dosi di vaccino, come vedremo in seguito.

La classifica mostra le prime 6 amministrazioni (tra le 1.358 monitorate) ad aver messo a bando importi dall’inizio dell’emergenza sanitaria. L’elaborazione non include gli importi banditi attraverso accordi quadro.

FONTE: openpolis - osservatorio bandi Covid
(ultimo aggiornamento: mercoledì 19 Maggio 2021)

Tra i soggetti che hanno indetto più lotti troviamo anche le tre società regionali che si occupano degli acquisti in Lombardia, Veneto e Toscana, oltre al dipartimento per la protezione civile della presidenza del consiglio dei ministri e la società pubblica Consip Spa. Ma, come è evidente dal grafico, il commissario straordinario resta nettamente la prima stazione appaltante.

8,92 miliardi di euro indetti dal Commissario straordinario per l'emergenza Covid-19 al 30 aprile 2021, di cui 3,19 miliardi aggiudicati.

Per quanto riguarda le procedure, invece, dall'inizio della pandemia, quella più frequentemente adottata è la procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara, disciplinata dall'articolo 63 del codice degli appalti.

Con la procedura negoziata senza previa pubblicazione le stazioni appaltanti possono negoziare i termini del contratto con un minimo di 5 operatori economici (se sussistono in tale numero) senza pubblicare preventivamente un bando di gara.
Vai a "Cosa sono le procedure di scelta del contraente"

Seguono gli affidamenti diretti (in adesione ad accordo quadro e non). Se sommiamo gli importi assegnati con questi tre tipi di procedure rileviamo che l'86,01% del totale delle somme nell'emergenza Covid è stato aggiudicato attraverso procedure semplificate.

 

L’elaborazione include le procedure seguite da tutte le amministrazioni pubbliche italiane, escluse quelle relative ad accordi quadro. La tipologia “altro” include le seguenti procedure: procedura negoziata senza previa indizione di gara (settori speciali), confronto competitivo in adesione ad accordo quadro/convenzione, procedura ristretta, procedura competitiva con negoziazione, affidamento diretto per variante superiore al 20% dell’importo contrattuale, affidamento diretto a società in house, procedura negoziata con previa indizione di gara (settori speciali), procedure non classificate.

FONTE: openpolis - osservatorio Bandi Covid
(ultimo aggiornamento: mercoledì 19 Maggio 2021)

Il monitoraggio delle procedure di assegnazione di un bando è importante perché attraverso di esso si può comprendere quanto quanto è trasparente il processo decisionale.

Infatti, se in una situazione emergenziale come quella in cui ci troviamo da oltre un anno è importante assicurare la rapidità degli acquisti per velocizzare l'azione pubblica e arginare la pandemia, d'altro canto è doveroso assicurare un'adeguata trasparenza nelle procedure di acquisto di beni e servizi, trattandosi di cifre considerevoli e di soldi pubblici.

Cos'è successo ad aprile

Dal 31 marzo al 30 aprile, periodo cui si riferisce l'ultimo aggiornamento dei dati sull'osservatorio sui bandi Covid, sono stati indetti 369 lotti da 156 diverse amministrazioni pubbliche del paese per importi complessivi pari a 547,9 milioni di euro. L'80,6% di queste somme sono state messe a bando per le vaccinazioni.

441,6 milioni di euro banditi per le vaccinazioni in Italia, dal 31 marzo al 30 aprile 2021, pari all'80,6% del totale degli importi nel periodo considerato.

La quasi totalità di queste somme (435 milioni su 441,6) fa parte di un lotto indetto dal commissario straordinario lo scorso 17 aprile per l'acquisto di 18,5 milioni di dosi addizionali di vaccino anti Covid, a seguito degli accordi sottoscritti dalla commissione europea per conto degli stati membri. Nel mese di aprile le amministrazioni pubbliche hanno indetto 31 bandi sulle vaccinazioni. Non solo per l'acquisto di dosi ma anche per attività connesse, come l'allestimento dei centri vaccinali o il trasporto dei medicinali.

Il 17 aprile è stato indetto un bando per l'acquisto di 18,5 milioni di dosi.

Oltre al commissario straordinario, le stazioni appaltanti che hanno aperto i bandi con i maggiori importi sono la centrale di committenza regionale pugliese, oltre ad aziende sanitarie in Sardegna, Lombardia e Campania. Tutte però con importi inferiori al milione di euro.

Per quanto riguarda gli altri ambiti dell'emergenza pandemica, nel mese di aprile sono stati messi a bando anche 28,8 milioni per prodotti e servizi utili alle analisi (come test e tamponi) e 18,1 milioni per mascherine e altri dispositivi di protezione individuale.

Foto credit: visita istituzionale in un hub vaccinale di Genova - governo italiano

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Il ruolo del Foia per la tutela della salute https://www.openpolis.it/il-ruolo-del-foia-per-la-tutela-della-salute/ Tue, 04 May 2021 07:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=115667 La pandemia ha dimostrato quanto i dati siano centrali nel definire le strategie di contrasto all'emergenza. In questi mesi sono state numerose le richieste di accesso in materia di salute. Approfondiamo limiti e utilizzi di questo strumento sul fronte sanitario.

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Appuntamento mensile con l’Osservatorio Foia di openpolis. Dall’evoluzione normativa della materia, alla sua applicazione nella giurisprudenza. Ma anche i dati del fenomeno, tra richieste e risposte, e il racconto di best practice: come sono stati utilizzati i dati per investigazioni di interesse pubblico. In collaborazione con Giulio Marotta.

Accesso agli atti e trasparenza nella sanità

Ancora prima che il Foia fosse istituito in Italia, ormai 5 anni fa, il tema dell’accesso a dati e informazioni di carattere sanitario era già molto sentito, in varie forme.

In questo settore, uno degli strumenti di accesso più frequenti è l’accesso documentale. Disciplinato dalla legge 241/1990, prevede il diritto di richiedere atti e documenti da parte di chi ha un interesse diretto.

Ciò consente ad esempio al singolo cittadino di ottenere documenti utili a verificare se l’amministrazione ha erogato correttamente il servizio sanitario di cui il paziente ha usufruito (in particolare è previsto l’obbligo di fornire tempestivamente il contenuto della cartella clinica al paziente che ne fa richiesta). Questo in applicazione del principio generale di trasparenza delle prestazioni sanitarie erogate dalle strutture pubbliche e private, affermato dall’art. 4 della legge 24/2017.

Le prestazioni sanitarie erogate dalle strutture pubbliche e private sono soggette all’obbligo di trasparenza, nel rispetto del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.

Allo stesso modo, fanno ricorso all’accesso documentale le aziende che operano nel settore quando devono acquisire documentazione utile a valutare la legittimità di alcune scelte degli enti del servizio sanitario nazionale (come in materia di appalti o per i criteri adottati dalle regioni nell’affidamento a soggetti privati di determinate prestazioni sanitarie).

Inoltre, è lo stesso ordinamento sanitario a prevedere forme di partecipazione dei cittadini e delle organizzazioni (come quelle di volontariato) alla programmazione, al controllo e alla valutazione dei servizi sanitari a livello regionale, aziendale e distrettuale (art. 14, c. 2 Dlgs. 502/1992). Un modo per rendere concreta la verifica dello stato di attuazione di un diritto fondamentale come quello alla salute.

(…) le regioni prevedono forme di partecipazione delle organizzazioni dei cittadini e del volontariato impegnato nella tutela del diritto alla salute nelle attivita’ relative alla programmazione, al controllo e alla valutazione dei servizi sanitari a livello regionale, aziendale e distrettuale

Previsioni che quindi riguardano sia il cittadino, in qualità di utente del servizio sanitario, che le organizzazioni attive nel settore.

È in questo scenario che si è inserita la possibilità di procedere con richieste Foia, ovvero non motivate e senza necessità di dover dimostrare alcun interesse specifico.

Dati e Foia nell’emergenza Covid-19

La pandemia ha reso tutti più consapevoli dell’importanza dei dati nelle nostre società. Specialmente quando essi diventano la base per prendere decisioni fondamentali per la vita delle persone: dalla strategia di contenimento dell’emergenza, alla scelta delle attività e dei servizi da chiudere o riaprire. Disporre di informazioni tempestive e puntuali è cruciale. Così come diventa un tema ineludibile la loro accessibilità, in modo da garantire un dibattito pubblico chiaro, basato su dati reali e non sulle percezioni individuali.

È in questo contesto che si inserisce il ruolo della legge sul diritto di accesso generalizzato, o Foia.

È uno strumento per ottenere dati e documenti di interesse pubblico in possesso delle amministrazioni, in modo da assicurare un controllo sociale diffuso sull’attività e le scelte amministrative.
Vai a "Che cos’è il Foia"

Questo strumento, introdotto solo in anni recenti, consente al cittadino e alle associazioni rappresentative di richiedere alla pubblica amministrazione dati e documenti già esistenti (ulteriori rispetto a quelli per i quali già vige un obbligo di pubblicazione), senza dover dimostrare l’esistenza di un interesse attuale e concreto né motivare la richiesta.

Negli ultimi mesi, ci siamo concentrati su un monitoraggio di come questa legge è stata recepita, dai ministeri alle regioni, dalle agenzie e le autorità garanti ai comuni maggiori. Abbiamo incrociato più volte il tema sanitario, ad esempio nell’analisi delle richieste Foia recapitate ad enti statistici e di ricerca, constatando come il numero di richieste – in questo settore – mostri segnali di incremento.

23 richieste Foia ricevute dall’Istituto superiore di sanità nei primi 6 mesi del 2020. Più della somma di quante ne aveva ricevute nel triennio precedente.

Si tratta di dati ancora preliminari, che però i nuovi aggiornamenti sembrano confermare. Nelle scorse settimane, la pubblicazione da parte di Iss anche del registro degli accessi del secondo semestre 2020 ha mostrato come in quell’anno l’istituto superiore di sanità abbia ricevuto quasi 6 volte le richieste Foia del 2019. Ovvero oltre due volte di quanto ricevuto tra 2017 e 2019. Un incremento evidentemente motivato dall’emergenza Covid, dato che quasi 3 richieste Foia su 4 del 2020 hanno riguardato questo tema.

Sono state conteggiate solo le richieste di accesso civico generalizzato (Foia). Per le richieste Foia rivolte all’Istituto superiore di sanità non è possibile ricavare la percentuale di quelle evase perché il registro non consente sempre di individuarne con esattezza l’esito.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: martedì 30 Marzo 2021)

Tendenza analoga per il ministero più coinvolto nella pandemia, quello della salute. Tra 2017 e 2019, come avevamo ricostruito nell'analisi dei registri ministeriali dello scorso anno, questo dicastero aveva ricevuto 147 Foia, con una media di 49 all'anno. Nel 2020 ne ha ricevute 127, ovvero due volte e mezzo quelle degli anni precedenti.

+165% le richieste Foia al ministero della salute nel 2020 rispetto all'anno precedente.

Solo la pubblicazione di tutti i registri degli accessi nei prossimi mesi ci consentirà di confermare questa tendenza, già visibile con i dati di Iss e del ministero della salute. Intanto però è interessante capire in quale contesto giuridico siano state effettuate le richieste Foia in tema sanitario. E quali innovazioni abbiano portato ricorsi e sentenze dei giudici amministrativi in una materia così sensibile.

Un esempio di utilizzo del Foia nel settore sanitario

Il Foia consente a tutti di richiedere in modo generalizzato l'accesso a dati e documenti in possesso della pubblica amministrazione. In tema di salute, si giustifica quando le problematiche di ordine sanitario investono l’intera comunità (locale o nazionale).

Un caso interessante, in questo senso, è l'utilizzo dell'accesso generalizzato da parte dell'associazione Sportello amianto nazionale. Questa organizzazione, negli ultimi anni, ha utilizzato il Foia anche come strumento per verificare la mappatura di manufatti in cemento amianto presenti sul territorio nazionale. Un censimento che discende dalle previsioni di una normativa nazionale (la legge 256 del 1992).

8 su 20 le Arpa regionali che pubblicano la mappatura, con criteri e modalità non sempre uniformi.

Un'attività in parte promossa direttamente dall'organizzazione, con accessi agli atti e Foia rivolti a comuni ed Asl, e in parte attraverso consulenze ai cittadini per aiutarli a promuovere autonomamente le loro richieste di accesso civico.

Il ricorso al giudice amministrativo è risultato necessario quando le richieste di accesso inoltrate dall’associazione alle diverse amministrazioni locali competenti (regioni, province, comuni, agenzie per la protezione ambientale e aziende sanitarie), per verificare lo stato della mappatura e del censimento dei manufatti in cemento amianto (siti industriali, edifici pubblici e privati etc) non hanno avuto riscontro. Oppure quando i dati pubblicati sono risultati parziali o non aggiornati. In questi casi si è spesso registrato un rimpallo delle responsabilità in ordine alla tenuta dei registri con la localizzazione di luoghi dove è stato rinvenuto l'amianto.

A titolo di esempio, possiamo citare la sentenza del Tar Milano (sez. III, 27.2.2018, n. 558) che ha ordinato a un comune lombardo di mettere a disposizione di Sportello amianto nazionale la documentazione riguardante la diffusione dell’amianto nel territorio dell’ente locale, previo oscuramento dei dati personali di cittadini eventualmente presenti sulla documentazione.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Sportello amianto nazionale
(ultimo aggiornamento: lunedì 26 Aprile 2021)

Contattata da noi, Sportello Amianto ha stimato che circa una richiesta su 10 riceve una risposta esaustiva, mentre nella loro esperienza sono molto più frequenti le risposte evasive o assenti.

Tuttavia, si tratta di un caso di utilizzo del Foia molto interessante. Sia perché lo strumento, in questo caso, si configura come modalità per verificare il rispetto di un obbligo previsto a tutela della salute dei cittadini. Ma anche, potenzialmente, come mezzo per sensibilizzare le amministrazioni competenti ad un intervento più rapido.

Pur non avendo una efficacia nell’oggetto della trasparenza che talvolta viene omessa dagli enti interpellati con gli strumenti a loro disposizione, il Foia risulta per lo Sportello Amianto Nazionale comunque uno strumento interlocutorio efficace per ottenere obiettivi riferiti alle bonifiche (...) Seppur magari omettendo risposte dirette, successivamente le richieste le amministrazioni interpellate accelerano le azioni per facilitare le bonifiche dell’amianto onde evitare responsabilità civili e penali di loro competenza per omesse procedure a tutela della salute pubblica.

Proprio per capire in quale contesto giuridico siano state effettuate le richieste Foia in tema sanitario e quali innovazioni abbiano portato ricorsi e sentenze dei giudici amministrativi in una materia così sensibile continueremo a segnalare nei prossimi approfondimenti esempi di ricorso al Foia e della giurisprudenza in materia.

Il Foia ai tempi del Covid-19: resistenze iniziali e sentenze dei giudici

Anche in tema di accesso alle informazioni, la pandemia ha costituito molto probabilmente uno spartiacque. Non solo per l'attenzione nazionale rivolta quotidianamente ai dati su contagi, decessi, indici, da parte di media e cittadini. Ma anche perché è diventato chiaro a tutti che la disponibilità di queste informazioni, la loro circolazione libera, è una condizione essenziale per rendere concreta la possibilità di valutare e verificare le politiche adottate.

E proprio da questo presupposto partono molte delle richieste Foia più significative rivolte alle istituzioni durante l'emergenza, come ministero della salute, istituto superiore di sanità, presidenza del consiglio, commissario straordinario per l’emergenza Covid, regioni.

Negli ultimi mesi sono state infatti presentate numerose richieste di accesso generalizzato riguardanti dati e informazioni sulla gestione dell’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del Covid-19. Tra gli altri, ad esempio, i dati sui piani pandemici, sui verbali del comitato tecnico scientifico, sugli interventi di prevenzione, sulle strutture sanitarie, sull'andamento pandemia.

Solo quando saranno pubblicati tutti i dati definitivi sarà possibile un resoconto finale del ruolo del Foia nell'emergenza.

L’esame dei registri degli accessi delle diverse amministrazioni coinvolte a vario titolo nella gestione dell’emergenza coronavirus ad oggi peraltro non consente di avere un quadro completo dell’esito di tali richieste. Non è stato ad esempio istituito il registro del commissario straordinario per l’emergenza Covid e i tempi di aggiornamento dei registri variano per ciascuna organizzazione.

Emerge spesso la trasmissione delle richieste da un’amministrazione all’altra, motivata dalla mancanza di una competenza specifica in materia, come per alcune richieste sulla diffusione dei casi Covid e sui piani per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Inoltre talvolta non è possibile ricostruire la decisione finale in merito all’accesso ai dati richiesti. È il caso in particolare delle richieste di competenza dell’Istituto superiore di sanità, il cui registro non consente spesso di comprendere quale sia stato l’esito dell’accesso.

73% delle richieste Foia all'istituto superiore di sanità riguardano il tema Covid. Purtroppo dai registri degli accessi non è sempre possibile monitorarne l'esito.

Anche l’accesso ai dati analitici sull’andamento dei decessi (ora resi noti sul sito del ministero della salute) era stato inizialmente negato. Nel caso delle informazioni su contratti e bandi di gara, la protezione civile ha fornito i dati in suo possesso fino all’istituzione del commissario per l’emergenza Covid (marzo 2020). Dopo quella data non è possibile avere informazioni dettagliate anche per la mancata istituzione del registro per l’accesso nella sezione trasparenza del commissario. Peraltro, come abbiamo avuto modo di raccontare nei mesi scorsi, in passato il commissario ha risposto negativamente ad alcune richieste di accesso. È in questo quadro che abbiamo provato a raccogliere informazioni sul tema da fonti diverse, come Anac e le diverse stazioni appaltanti.

Le spese per l’emergenza.

Naviga. Cerca. Scarica i dati.


I verbali del Cts sono stati resi pubblici solo dopo un ricorso.

In alcuni casi, l’accesso ai dati richiesti è stato possibile solo in seguito a ricorso ai giudici amministrativi. Di particolare interesse la vicenda relativa ai verbali delle riunioni del comitato tecnico scientifico, inizialmente tenuti riservati. I giudici hanno considerato legittima la richiesta di accesso, avanzata da diverse associazioni, in quanto il principio generale della trasparenza dell’attività amministrativa non può non trovare applicazione nel caso delle misure volte a contrastare la diffusione del virus, proprio in ragione delle rilevanti limitazioni di diritti e interessi privati che esse hanno determinato. Né, del resto, la presidenza del consiglio aveva fatto riferimento a esigenze oggettive di segretezza o di riservatezza (vedi Tar Lazio, sez. I quater, 22.7.2020, n. 8615 e Consiglio di stato, sez. III, decreto cautelare n. 4574 del 31.7.2020 e sentenza n. 5426 dell’11.9.2020).

Il governo, che inizialmente aveva presentato ricorso contro la sentenza del Tar Lazio, ha poi provveduto alla trasmissione alle camere dei verbali del comitato tecnico scientifico e della cabina di regia istituita presso il ministero della salute, oltre che di tutti i provvedimenti approvati nel corso dell’emergenza coronavirus, consentendo così una valutazione complessiva dell’andamento del Covid nelle diverse aree del territorio nazionale e dell’efficacia delle misure adottate. Una vicenda su cui è intervenuta anche una accesa discussione parlamentare nelle sedute della camera del 28 e 29 settembre 2020.

I giudici amministrativi hanno inoltre riconosciuto la legittimità della richiesta di accesso, presentata da alcuni parlamentari, riguardante il "piano nazionale emergenza" predisposto in relazione all’emergenza Covid, la cui esistenza, affermata da un dirigente della programmazione sanitaria, è stata negata dal ministero, che ha invece trasmesso uno studio realizzato dalla Fondazione Bruno Kessler di Trento “Scenari di diffusione di 2019-NCOV in Italia e impatto sul servizio sanitario, nel caso in cui il virus non possa essere contenuto localmente” (Tar Lazio, sez. III quater, 22.1.2021, n. 879, oggetto di ricorso al consiglio di stato). Sulla vicenda si è svolto anche un confronto in sede parlamentare, nella seduta della camera del 30 aprile 2021.

Sull’accoglimento, sia pure tardivo, di una richiesta Foia alla struttura sanitaria di Bergamo dei dati sull’incidenza e gestione nel territorio dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 è intervenuto il Tar Lombardia (sez. I di Brescia, 25.9.2020, n. 662).

Tra le richieste di accesso presentate nei mesi scorsi, va sottolineata quella rivolta da wired al ministero dell’istruzione, che ha consentito di rendere pubblici, per la prima volta, i dati relativi alla diffusione del Covid all’interno delle scuole. Si tratta di informazioni molto importanti al fine di valutare le decisioni in ordine alla chiusura/apertura dei diversi istituti scolastici.

Foia e Covid-19: un primo bilancio

Il 2020 è stato un anno molto intenso, il primo dopo quasi un secolo in cui il mondo ha sperimentato gli effetti di una pandemia globale. Un'emergenza su cui si sono concentrate tutte le energie del nostro e degli altri paesi: sanitarie, economiche, sociali. E che ha comprensibilmente monopolizzato l'attenzione dei cittadini, con una crescente richiesta di informazioni e il costante rischio di infodemia.

Circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili.

In questo quadro la ricerca di fonti informative affidabili è diventata sempre più pressante. Così come la necessità di rendere pubblici i dati su cui decisioni tanto importanti sono state prese. Si è trattato di un passaggio cruciale: spesso in emergenza uno dei primi meccanismi che può saltare è proprio la trasparenza. Compressa in nome della velocità, quando in realtà è l'unica premessa di un processo decisionale davvero efficiente.

Al di là delle resistenze nella pubblicazione dei dati, che non sono mancate, il Foia ha dimostrato nel corso della pandemia di essere un importante strumento per aumentare la trasparenza dei processi decisionali. Con limiti e difficoltà che non vanno nascosti, e di cui abbiamo avuto modo di parlare, ma che rendono ad oggi l'istituto del Foia insostituibile in questa funzione, come dimostrano anche le sentenze dei giudici amministrativi.

Foto credit: KOBU Agency (Unsplash) - Licenza

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Gli importi messi a bando per i vaccini https://www.openpolis.it/gli-importi-messi-a-bando-per-i-vaccini/ Thu, 22 Apr 2021 08:42:08 +0000 https://www.openpolis.it/?p=136217 I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi ‘“Per i vaccini contro il Covid è stato messo a bando un miliardo […]

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I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi ‘“Per i vaccini contro il Covid è stato messo a bando un miliardo di euro”.

15,6

miliardi di euro rappresentano la somma degli importi a base d’asta messi a bando per l’acquisto di beni e servizi nell’emergenza Covid, dal 31 gennaio 2020 all’8 aprile 2021. Da questi importi sono esclusi gli accordi quadro, vale a dire le procedure che prevedono un affidamento diretto all’impresa, ma in seguito alla conclusione di una convenzione con una serie di aziende fornitrici. Dei 15,6 miliardi messi a bando, 5,7 risultano aggiudicati. Vai all’articolo.

8,6

i miliardi di euro banditi per l’approvvigionamento di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale (dpi). Di questi, all’8 aprile 2021 sono stati aggiudicati importi pari a 4,4 miliardi di euro. Gli importi per mascherine e dpi rappresentano il 55% del totale, seguiti dalle forniture di prodotti o servizi per l’analisi, come tamponi e test (13,6%) e da attrezzature per la terapia intensiva e la rianimazione (8,8%). L’approvvigionamento legato alle vaccinazioni è il 6,3% del totale. Vai al grafico.

977,4

è l’ammontare degli importi a base d’asta per l’acquisto di beni e servizi dedicati alle vaccinazioni contro il Covid-19. Si tratta di risorse relative a 117 lotti pubblicati tra l’11 giugno 2020 e il 29 marzo 2021. La stragrande maggioranza di questi (il 98,9%) è stata indetta dal Commissario straordinario per l’emergenza. Nel 98,1% dei casi si tratta di bandi assegnati attraverso la procedura negoziata senza previa pubblicazione. Vai all’articolo.

864,1

i milioni di euro messi a bando finora per l’acquisto delle 4 tipologie di vaccino attualmente autorizzate dalle autorità europee. L’approvvigionamento delle dosi vaccinali rappresenta la spesa principale nel settore vaccinazioni, ma non l’unica. Infatti, sono stati indetti altri bandi per forniture strumentali alle vaccinazioni, come servizi logistici di movimentazione e magazzinaggio (70,6 milioni di euro), aghi e siringhe (21) e padiglioni temporanei per la somministrazione dei vaccini, un bando di 8,6 milioni aperto dall’ex commissario straordinario Arcuri e successivamente revocato dal suo successore Figliuolo. Vai al grafico.

392,2

milioni di euro rappresentano la base d’asta per il lotto sull’acquisto dei vaccini più importante, relativo alla fornitura di 21,3 milioni di dosi. Seguono altri tre lotti, rispettivamente da 216 milioni di euro per 26,6 milioni di dosi, 184 milioni per 80 milioni di dosi e 71 milioni per 40,2 milioni di dosi. Non è possibile con certezza ricondurre i bandi alle 4 tipologie di vaccino attualmente somministrate in Italia, perché da un lato non sono state pubblicate le aggiudicazioni e dall’altro le autorità europee non hanno ancora reso pubblici i contratti stipulati con le cordate farmaceutiche. Vai alla tabella.

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