presenze e assenze Archivi - Openpolis https://www.openpolis.it/cosa/assenze-e-presenze-in-parlamento/ Wed, 03 Apr 2024 07:24:35 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.1 Nel parlamento a numeri ridotti ci sono ancora tanti assenteisti https://www.openpolis.it/nel-parlamento-a-numeri-ridotti-ci-sono-ancora-tanti-assenteisti/ Thu, 28 Mar 2024 08:15:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=288540 Nonostante la media della partecipazione ai lavori delle camere sia piuttosto alta, ci sono ancora alcuni casi di assenteismo. Questo anche al netto degli incarichi di governo.

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Il tema della partecipazione dei parlamentari ai lavori delle rispettive camere riscuote sempre grande attenzione da parte di media e opinione pubblica. D’altronde deputati e senatori, oltre a un dovere di natura morale, hanno anche obblighi specifici definiti dalle norme.

Nell’attuale legislatura il livello medio di partecipazione è abbastanza alto. Una dinamica che è almeno in parte influenzata anche dal taglio del numero dei parlamentari. Questo infatti probabilmente spinge molti a essere più presenti, non solo per assicurare il numero legale ma anche per garantire la tenuta della maggioranza. Nonostante questo però, anche nell’attuale parlamento, ci sono dei casi di assenteismo per cui è difficile trovare una giustificazione.

111 i deputati e i senatori che hanno partecipato a meno della metà delle votazioni elettroniche.

Ciò anche al netto dei presidenti d’aula (che solitamente non partecipano alle votazioni) e dei parlamentari che hanno incarichi di governo. Spesso questi ultimi sono considerati come “in missione” e risultano quindi come presenti anche se di fatto non lo sono. Tale istituto tuttavia ha ancora molte zone d’ombra e non riguarda solo i componenti dell’esecutivo. In molti casi risulta impossibile capire la ratio con cui ai deputati e ai senatori viene concesso questo status.

Questo dovrebbe spingere a delle riflessioni, non solo sull’opportunità di una maggiore trasparenza nell’utilizzo di questo strumento ma anche sul tema degli incarichi multipli. Fattore che, impedendo a molti parlamentari di partecipare ai lavori, indebolisce ulteriormente un’istituzione in crisi.

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Come si contano presenze, assenze e missioni dei parlamentari

La qualità del lavoro di un parlamentare non si può valutare esclusivamente attraverso i dati sul livello di partecipazione alle sedute dell’aula. Questo però è sicuramente un dato da tenere in considerazione.

Oltre alle fisiologiche assenze dovute a motivi di salute, ci sono anche altri casi in cui un parlamentare può non partecipare alle votazioni. Può infatti essere impegnato in altri incarichi istituzionali, oppure è possibile che si tratti di casi di assenteismo. Per questo motivo è importante monitorare costantemente il livello di partecipazione di deputati e senatori ai lavori delle rispettive camere.

I dati possono essere ricavati dagli esiti delle votazioni elettroniche che vengono messi a disposizione da camera e senato. A seguito di ogni singolo scrutinio i parlamentari possono risultare presenti, assenti o in missione. La somma di tutti gli esiti delle votazioni restituisce il livello di partecipazione dei singoli esponenti.

10.920 le votazioni elettroniche effettuate alla camera e al senato dall’inizio della XIX legislatura.

Si definisce come “in missione” quel parlamentare che non partecipa al voto perché occupato in altri compiti istituzionali. Può trattarsi di un incarico ricevuto dalla camera o dal senato (solitamente se componente dell’ufficio di presidenza, presidente di una commissione parlamentare o capogruppo) oppure di attività connesse ad altri incarichi politico-istituzionali e di governo.

Manca trasparenza circa i criteri secondo i quali un parlamentare può essere considerato in missione.
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Poiché si tratta di una sorta di assenza giustificata, i parlamentari in missione non subiscono alcuna decurtazione della diaria.

I dati sulle presenze per gruppo

Come anticipato, il livello di partecipazione ai lavori delle camere è mediamente alto. A Montecitorio il dato relativo alla partecipazione si attesta complessivamente sul 69,4%. Le assenze sono in media il 16,7% mentre la mancata partecipazione dovuta alle missioni è del 13,9%. Oltre la metà dei deputati (220) può vantare un livello di partecipazione compreso tra il 75% e il 100% mentre sono 80 (il 20%) coloro che hanno votato in meno della metà delle occasioni.

71,8% il livello di partecipazione media complessiva alle votazioni elettroniche di deputati e senatori. 

A palazzo Madama la media della partecipazione è del 78,4%, le assenze costituiscono il 6,4% e le missioni il 15,3%. In questo caso circa 3 quarti degli esponenti presenti può vantare un livello di partecipazione compreso tra il 75% e il 100% mentre solo 31 fanno registrare un valore inferiore al 50%.

Analizzando i dati sulla partecipazione in base ai gruppi presenti in parlamento possiamo osservare che al senato il livello di presenza più alto è del Movimento 5 stelle (86,8%). Seguono Partito democratico (81,2%) e Fratelli d’Italia (81,1%) mentre il valore inferiore è quello del gruppo misto (55,4%). Alla camera invece al primo posto per livello di partecipazione troviamo l’Alleanza Verdi-Sinistra (che al senato fa parte del misto) con un valore del 79,9%. Anche in questo ramo del parlamento troviamo il Pd al secondo posto (75,1%) e Fdi al terzo (73,2%). Il dato più basso invece è quello di Noi moderati (54,4%).

FONTE: elaborazione e dati openpolis.
(ultimo aggiornamento: giovedì 21 Marzo 2024)

Ovviamente soprattutto nel caso dei gruppi di maggioranza occorre tenere presente che spesso la mancata partecipazione alle votazioni è dovuta a impegni concomitanti legati agli altri incarichi che gli esponenti di queste formazioni ricoprono. Per questo è sempre importante valutare i dati sulle presenze congiuntamente a quelli sulle missioni.

A volte è impossibile capire perché un parlamentare è in missione.

La percentuale di missioni è infatti significativa nel caso di Lega, Forza Italia e Noi moderati (che però non ha rappresentanti nell’esecutivo) mentre probabilmente Fdi compensa questa dinamica con l’alto numero di esponenti che può vantare in parlamento. Questo consente al partito di Giorgia Meloni di avere comunque una percentuale di presenze molto alta.

C’è da tenere presente però che l’istituto delle missioni non è mai stato normato in maniera adeguata e presenta ancora molte zone oscure. Ad esempio non viene mai specificata la motivazione che ha portato la presidenza dell’aula ad autorizzare la missione. Se per gli esponenti dell’esecutivo questa può essere abbastanza ovvia, in altri casi non è così. Come ad esempio per il gruppo di Azione alla camera o Per le autonomie al senato. Gruppi con una percentuale di assenze per missioni piuttosto elevata ma che non fanno parte della maggioranza e non hanno quindi esponenti al loro interno con incarichi nell’esecutivo.

Chi sono i parlamentari più assenteisti

Come detto, nell’attuale legislatura il livello medio di partecipazione alle votazioni elettroniche è piuttosto alto anche se non mancano i casi in cui l’assenza in aula è difficilmente giustificabile. Sia alla camera che al senato sono molti i nomi noti anche al grande pubblico che fanno registrare una percentuale di partecipazione alle votazioni elettroniche particolarmente bassa.

Tra questi, a Montecitorio troviamo l’ex leader della Lega Umberto Bossi (i cui problemi di salute sono noti) che non ha praticamente mai partecipato ai lavori. Lo stesso vale per il collega di partito Antonio Angelucci. Troviamo poi tra gli altri anche l’ex ministro e attuale presidente della commissione esteri Giulio Tremonti (4,3% di presenze), Marta Fascina (5,2%), l’ex ministro del Pd e attuale presidente del Copasir Lorenzo Guerini (10,7%) e il leader di Noi moderati Maurizio Lupi (22,3%).

A palazzo Madama la media di partecipazione è sensibilmente più alta rispetto alla camera. Tanto che tra i senatori con la percentuale di presenze più bassa figura anche la capogruppo del Pd Simona Malpezzi che però è stata presente a oltre la metà delle votazioni (61,9%). Tra coloro che fanno registrare una percentuale di partecipazione alle votazioni elettroniche più bassa troviamo poi Franco Mirabelli (4,8%), Guido Castelli (15,3%) e Claudio Borghi (34,3%). Anche in questo caso incontriamo alcuni nomi noti tra i meno presenti. Si tratta di Carlo Calenda (53,8%) e Matteo Renzi (55,5%).

Dal conteggio sono stati esclusi i parlamentari che hanno anche incarichi di governo, i presidenti dell’aula e i senatori a vita. Questi, per motivi diversi, solitamente non partecipano alle votazioni.

FONTE: elaborazione e dati openpolis.
(ultimo aggiornamento: giovedì 21 Marzo 2024)

È importante ribadire ancora una volta che in alcuni casi la bassa percentuale di presenze è dovuta a un altissimo tasso di missioni. Ma se in certe situazioni il motivo è facilmente riconducibile ad altri incarichi in altre ciò è meno comprensibile. Peraltro, se è vero che generalmente gli esponenti del governo partecipano poco alle sedute dell’aula, c’è anche da dire che questo non vale per tutti nella stessa misura.

Ad esempio, il sottosegretario all’informazione e all’editoria Alberto Barchini registra un tasso di partecipazione alle sedute del senato del 48,7%. Il sottosegretario alle infrastrutture e i trasporti Tullio Ferrante si attesta al 46,1% mentre quello alla giustizia Andrea Ostellari al 46%.

Foto: comunicazione camera.

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Quanto sono presenti in aula i parlamentari https://www.openpolis.it/quanto-i-parlamentari-sono-presenti-in-aula/ Wed, 22 Mar 2023 14:15:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=238496 Sono passati 6 mesi dall'insediamento delle nuove camere. Facciamo un primo punto sul livello di partecipazione dei parlamentari. Il tasso medio di presenza in aula è abbastanza alto ma non mancano casi di assenteismo.

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Il tema della partecipazione degli eletti in parlamento ai lavori delle rispettive camere riscuote sempre grande attenzione agli occhi dell’opinione pubblica. Sebbene infatti l’attività politica non si svolga solamente in aula, occorre sempre ricordare che la presenza, oltre a essere prevista dai regolamenti di camera e senato, è anche un dovere connesso all’impegno che richiede l’assunzione di una carica pubblica. Chi ha ricevuto un incarico di rappresentanza da parte dei cittadini infatti, al di là del compenso garantito da risorse pubbliche, dovrebbe prendere questo ruolo con grande senso di responsabilità.

I Senatori hanno il dovere di partecipare alle sedute dell’Assemblea e ai lavori delle Commissioni.

Sono passati ormai 6 mesi dall’inizio della XIX legislatura e questo può essere un buon momento per fare un primo punto sul tasso di presenza di deputati e senatori. In generale, il livello medio di partecipazione in aula è abbastanza alto ma non mancano i casi di esponenti particolarmente assenteisti. Inoltre, allargando il quadro, il 21% circa degli eletti fa registrare un tasso di partecipazione inferiore al 60%.

75,25% il tasso di partecipazione medio alle votazioni del parlamento.

È particolarmente importate tenere sotto controllo questi dati almeno per due ragioni. A seguito del taglio dei parlamentari infatti una scarsa presenza in aula può comportare alcuni problemi. Da un lato, un rischio politico per la maggioranza: non avere i numeri per approvare i provvedimenti. Dall’altro, soprattutto al senato, che non siano presenti abbastanza esponenti per assicurare il corretto funzionamento dei vari organi interni (commissioni, giunte, comitati) che compongono il parlamento.

Come si conteggiano le presenze

Per valutare il tasso di presenza in aula è possibile conteggiare la partecipazione di deputati e senatori alle varie votazioni che si svolgono nel corso della seduta. Non è detto infatti che un parlamentare sia presente per tutto il tempo. In questo modo quindi si ha un’indicazione più accurata dell’effettiva attività svolta in aula.

La maggior parte delle votazioni avviene in forma elettronica ed è quindi possibile recuperare i dati di ogni singolo scrutinio. Ci sono però alcune situazioni in cui il voto non è registrato, o perché segreto o perché l’aula sceglie di votare con metodi diversi da quello elettronico (ad esempio per alzata di mano). In alcuni di questi casi, i dati sono comunque messi a disposizione dalle strutture di camera e senato.

Quando queste informazioni non sono disponibili, per i passaggi rilevanti (come ad esempio le votazioni sulle questioni di fiducia) le abbiamo raccolte manualmente. Un’operazione di questo tipo però non è possibile per i lavori nelle commissioni. In questo caso infatti non ci sono obblighi di trasparenza. Non stiamo parlando quindi del 100% delle votazioni ma comunque le informazioni disponibili ci restituiscono un quadro sufficientemente accurato del livello di partecipazione.

1.767 le votazioni che abbiamo monitorato dall’inizio della legislatura. Queste si dividono tra 1.043 alla camera e 724 al senato.

Prima di approfondire l’analisi infine occorre specificare che non tutte le assenze sono uguali. In alcuni casi queste sono giustificate per motivi di salute in altri ancora possono avere un significato politico. C’è poi il delicato tema delle missioni parlamentari. In questo caso il politico non partecipa al voto perché è occupato in altre attività istituzionali. Rientra in questa fattispecie ad esempio chi ricopre incarichi di governo. L’assenza del parlamentare in missione è quindi giustificata e non viene conteggiata ai fini del raggiungimento del numero legale.

Se non adoperate correttamente, le missioni possono mascherare casi di assenteismo.

Tuttavia questo strumento negli anni ha mostrato diverse zone d’ombra nella sua applicazione. Infatti non sono solo gli esponenti del governo a poterne usufruire e non sempre sono note le motivazioni della missione. Per questo per valutare il livello di partecipazione in aula abbiamo scelto di concentrarci sulle sole presenze. Intendendo quindi sia le assenze che le missioni come “mancata partecipazione al voto” e, di conseguenza, ai lavori del parlamento.

Le tendenze nei primi mesi della XIX legislatura

Mediamente possiamo osservare che il tasso di partecipazione è più alto al senato rispetto alla camera. A palazzo Madama infatti la media delle presenze si attesta al 78,7% mentre a Montecitorio il dato scende al 74%. Ciò, tra l’altro, nonostante la presenza dei 6 senatori a vita che hanno un tasso di presenza molto basso e contribuiscono quindi ad abbassare la media. Si tratta di una dinamica che avevamo rilevato anche nella precedente legislatura. In quel caso tale tendenza era attribuibile alla maggioranza risicata su cui in particolare il governo Conte II poteva fare affidamento in quest’aula.

I senatori sono mediamente più presenti dei deputati.

Anche se abbiamo visto come i numeri della coalizione al governo non siano poi così solidi a palazzo Madama, la motivazione stavolta è probabilmente diversa. Il taglio dei parlamentari ha impattato maggiormente sui senatori, rimasti solamente in 200. È probabile quindi che gli esponenti di questo ramo siano portati a partecipare mediamente di più ai lavori d’aula non solo per assicurare i numeri alla maggioranza ma anche semplicemente per garantire il corretto funzionamento di tutte le strutture interne.

Al di là di questo dato generale comunque è interessante notare che la maggioranza dei parlamentari riporta un tasso di partecipazione piuttosto elevato. In 398 infatti (253 deputati e 145 senatori) fanno registrare un livello di presenza alle votazioni compreso tra il 75% e il 100%. Ci sono però 126 esponenti (circa il 21%) con un tasso di partecipazione inferiore al 60%. Addirittura troviamo 22 deputati e 15 senatori che rientrano nella fascia compresa tra lo 0% e il 15%.

37 i parlamentari con un tasso di partecipazione compreso tra lo 0 e il 15%.

È bene specificare che tra i 126 parlamentari meno presenti, 21 ricoprono incarichi di governo. Come già detto in molti casi questi, come altri parlamentari, sono considerati “in missione”. In quanto non presenti, comunque, non contribuiscono ai lavori delle camere.

Leader di partito ed esponenti del governo

I parlamentari che fanno parte dell’esecutivo sono 46 in totale (27 deputati e 19 senatori). Tra questi, i più presenti in aula sono il sottosegretario alle infrastrutture Tullio Ferrante (Forza Italia, 60%), il ministro della pubblica amministrazione Paolo Zangrillo (Fi, 53,5%) e la sottosegretaria alla cultura Lucia Borgonzoni (Lega, 50,3%).

21,3% il tasso medio di presenza in aula dei parlamentari con incarichi di governo. 

Tra i meno presenti invece il ministro degli esteri Antonio Tajani (Fi, 0,2%), il sottosegretario alle infrastrutture Edoardo Rixi (Lega, 0,3%) e quello all’economia Federico Freni (Lega, 2,5%). Da notare che anche la stessa presidente del consiglio Giorgia Meloni risulta eletta alla camera (Fratelli d’Italia, 1,34%). Sarebbe però insolito che chi ricopre questo ruolo partecipi alle sedute dell’aula se non per rendere conto del proprio operato come guida dell’esecutivo.

Un altro elemento interessante da passare in rassegna è quello della presenza in aula dei diversi leader di partito. Così come chi fa parte del governo anche gli esponenti di punta delle varie forze politiche, per motivi diversi, sono spesso impegnati fuori dalle aule per iniziative sui territori. Chiaramente in questo caso la differenza tra chi è al governo e chi all’opposizione emerge nettamente.

Tra i leader di partito, oltre a chi ha incarichi di governo, sono molto assenti Berlusconi, Lupi e Calenda.

Tra i più presenti in aula infatti troviamo il leader dei Verdi Angelo Bonelli (83%). Seguono quello di Sinistra italiana Nicola Fratoianni (74,5%) e quello del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte (65,2%). La neo segretaria del Pd Elly Schlein si colloca al 53,7% mentre Matteo Renzi di Italia viva fa registrare il 41,7%. Maurizio Lupi di Noi moderati si attesta al 24%.

Tra i meno presenti infine troviamo il segretario della Lega Matteo Salvini (che però è anche ministro delle infrastrutture) che fa registrare un tasso di partecipazione del 14,9%. Seguono il segretario di Azione Carlo Calenda (11,2%) e il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi (0,55%). In entrambi i casi risulta molto elevato il dato sulle missioni (rispettivamente 77% e 89%).

I parlamentari meno presenti in aula

Detto degli esponenti principali, andiamo a vedere quali sono gli altri parlamentari che hanno partecipato di meno ai lavori dell’aula. Prima di proseguire occorre ribadire che il livello di partecipazione in questa prima fase della legislatura è stato mediamente alto. Inoltre siamo solo alle prime fasi dell’attività parlamentare. Per avere dati più solidi occorrerà aspettare ancora alcuni mesi.

Tra i parlamentari più assenti molti sono del centrodestra.

Fatte queste premesse è comunque interessante osservare che come ci sia un nutrito gruppo di parlamentari che presenta un tasso di presenza in aula particolarmente basso. E tra questi ci sono molti nomi noti anche al grande pubblico. Il deputato meno presente in assoluto è lo storico leader della Lega Umberto Bossi (0,38% di partecipazione alle votazioni) le cui precarie condizioni di salute però sono note. Troviamo poi l’imprenditore Antonio Angelucci anch’egli eletto in quota Lega (1,44%), Marta Fascina (Fi, 1,73%) e Giulio Tremonti (Fdi, 7,5% presidente della commissione esteri e spesso in missione). Rientra in questa suddivisione anche Michela Vittoria Brambilla (storica esponente di Forza Italia che ha recentemente aderito a Noi moderati) con il 24% circa di presenza alle votazioni.

Dal conteggio sono stati esclusi i senatori a vita, i presidenti e vicepresidenti di camera e senato e chi ricopre incarichi di governo.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: mercoledì 8 Marzo 2023)



Al senato invece, oltre ai già citati Calenda e Berlusconi, un altro nome noto con un tasso di partecipazione modesto è quello dell’ex ministra Giulia Bongiorno (Lega, 30,4%). Anche in questo caso è molto alta la percentuale di missioni.

Il livello dei partecipazione dei gruppi

Un ultimo elemento da analizzare riguarda il livello di partecipazione ai lavori parlamentari in base al gruppo di appartenenza. In passato infatti il tema è stato spesso centrale nel dibattito pubblico ed alcuni partiti hanno fatto della lotta all’assenteismo un proprio cavallo di battaglia, da rivendicare poi anche in chiave elettorale.

A livello di formazioni politiche notiamo che alla camera il tasso medio di partecipazione più alto è quello del gruppo dell’Alleanza verdi e sinistra che raggiunge l’86% circa. Da notare che questa formazione conta attualmente solo 11 componenti. Nel caso di numeri così ridotti è quindi abbastanza semplice raggiungere livelli elevati di partecipazione. D’altronde basta un dato fortemente negativo in questo senso per abbassare notevolmente la media. Serve quindi l’accordo di tutti gli aderenti al gruppo (che in questo caso provengono da due forze politiche diverse) per assicurare un’alta presenza ai lavori dell’aula.

Il secondo gruppo per partecipazione a Montecitorio è quello del Movimento 5 stelle che supera l’80%. I pentastellati tra l’altro già nella precedente legislatura si erano distinti per un alto livello di partecipazione media. Il terzo gruppo più presente è quello del Partito democratico con il 79% circa. Agli ultimi posti troviamo invece Forza Italia (65%) e Noi moderati (63%).

Nel grafico è riportato il dato medio di presenza alle votazioni in aula dei gruppi parlamentari. Si è scelto di riportare anche i dati relativi alle percentuali di assenze e missioni per far vedere in particolare come queste ultime influiscano sul livello di partecipazione dei vari gruppi. L’istituto della missione prevede che l’assenza in aula del parlamentare sia giustificata e non rilevi ai fini raggiungimento del numero legale. Tuttavia ai fini pratici si tratta comunque di una mancata partecipazione ai lavori a tutti gli effetti.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: mercoledì 8 Marzo 2023)



Come abbiamo visto in precedenza, il livello medio di partecipazione al senato è più alto rispetto a quello della camera. Se però consideriamo le performance dei diversi gruppi notiamo che in questo ramo ci sono delle differenze più marcate. Il gruppo più presente infatti è quello del Movimento 5 stelle che raggiunge l’87% di partecipazione alle votazioni. Tra i gruppi più presenti inoltre troviamo il Pd (84%) e Fratelli d’Italia (81,6%). All’ultimo posto invece troviamo il gruppo misto che non raggiunge il 50%. I suoi 7 membri infatti si fermano al 45%.

In questo caso è interessante notare che nel misto del senato sono presenti anche gli esponenti di Avs che non hanno raggiunto il numero minimo di aderenti per formare un gruppo autonomo. Qui però pesa la presenza nel gruppo di 3 senatori a vita (Mario Monti, Renzo Piano e Liliana Segre) che per motivi legati all’età, allo stato di salute o a impegni professionali, hanno un basso tasso di partecipazione. Infatti considerando singolarmente gli esponenti di Avs notiamo che il loro livello di presenza, in particolare quello di Aurora Floridia (91,57%) e di Giuseppe De Cristofaro (89,50%), è in linea con quello dei loro colleghi della camera.

Foto: Facebook – Carlo Calenda

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La partecipazione di deputati e senatori ai lavori delle camere https://www.openpolis.it/la-partecipazione-di-deputati-e-senatori-ai-lavori-delle-camere/ Thu, 28 Apr 2022 07:34:34 +0000 https://www.openpolis.it/?p=190400 I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai all’articolo “Come varia il livello di partecipazione ai lavori delle camere tra […]

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I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai all’articolo “Come varia il livello di partecipazione ai lavori delle camere tra deputati e senatori“.

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 i parlamentari con un tasso di assenteismo superiore al 60%. In base alle nostre analisi sulla partecipazione alle votazioni elettroniche possiamo vedere che ci sono 591 componenti di camera e senato con un tasso di assenze compreso tra lo 0% e il 15%. Abbiamo poi 244 esponenti che fanno registrare una percentuale compresa tra il 15,01% e il 30%. Infine ci sono 115 parlamentari la cui percentuale di assenza alle votazioni è superiore al 30%. Il livello di assenteismo medio di circa il 15% ma c’è una significativa differenza tra camera e senato. A palazzo Madama infatti le assenze medie si attestano al 7,8% mentre a Montecitorio al 18,2%. Vai all’articolo.

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i gruppi del senato con una percentuale complessiva di assenze inferiore al 10%. Si tratta di Partito democratico (7%), Per le autonomie (4,6%), Movimento 5 stelle (3,1%) e Lega (2,8%). I gruppi meno presenti a palazzo Madama invece sono il misto (16,1%) e Italia viva (12,5%). Alla camera invece, come già detto, i numeri sono significativamente superiori. I gruppi con percentuale di assenze complessiva più alta sono Forza Italia (30%), Misto (24,1%) e Liberi e uguali (22,8%). Quelli con percentuale più bassa invece sono ancora una volta Lega (14,5%) e Movimento 5 stelle (12,6%). Vai al grafico.

6,4%

il tasso di assenteismo medio delle senatrici. In senato si registra una sensibile differenza nel livello di partecipazione tra donne e uomini. In questo ramo del parlamento infatti i senatori in media sono stati assenti all’8,5% delle votazioni elettroniche, mentre le donne al 6,4%. Alla camera invece la situazione è sostanzialmente in equilibrio con una leggera preponderanza di mancate partecipazioni da parte delle deputate (18,4%) rispetto ai loro colleghi uomini (18,1%). Vai al grafico.

22%

la percentuale media di assenze dei deputati laziali e abruzzesi. Se si escludono gli eletti all’estero – che rappresentano comunque una piccola parte – notiamo che, alla camera, i più assenteisti sono i deputati eletti in Abruzzo con un tasso medio del 21,9%, superiore di oltre 3 punti percentuali rispetto alla media della camera. Seguono poi i deputati laziali (21,6%) e siciliani (20,6%). Tutte le altre regioni registrano un tasso di assenteismo dei loro rappresentanti inferiore al 20%. Al senato invece troviamo una situazione diversa. In questo ramo del parlamento infatti ai primi posti ci sono esponenti eletti nel territorio nazionale. Al primo posto per tasso di assenteismo infatti troviamo i senatori eletti in Toscana (12,7%) e in Veneto (10,1%). Seguono quelli della Liguria (9,3%), di Lazio e Calabria (9%) e della Lombardia (8,5%). Vai al grafico.

75%

il tasso di mancate partecipazioni alle votazioni elettroniche di Enrico Letta (Pd). Tra i primi 15 deputati con il dato più alto troviamo anche alcuni nomi noti al grande pubblico. Inclusi due importanti leader di partito. Ovvero Enrico Letta (Pd) che da quando è stato eletto, nel 2021, non ha partecipato al 75% delle votazioni elettroniche svolte. E Giorgia Meloni (Fdi) che invece non ha partecipato al 62,4% degli scrutini. Anche al senato non mancano i nomi noti tra quelli degli esponenti meno presenti in aula. Tra questi figura anche il leader di Italia viva Matteo Renzi (42,9%). Nelle prime 15 posizioni infine anche Emma Bonino (le cui precarie condizioni di salute però sono note da tempo) e Paolo Romani (29,4%), attualmente appartenente alla componente del misto “Italia al centro” ma con una lunga militanza nelle file di Forza Italia con anche incarichi di rilievo ai tempi dei governi Berlusconi. Vai al grafico.

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Come varia il livello di partecipazione ai lavori delle camere tra deputati e senatori https://www.openpolis.it/come-varia-il-livello-di-partecipazione-ai-lavori-delle-camere-tra-deputati-e-senatori/ Wed, 27 Apr 2022 13:02:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=188601 La percentuale di assenza dei parlamentari ai lavori delle rispettive camere è un dato importante da monitorare. In questo articolo approfondiremo le differenze di genere ma anche in base ai territori di appartenenza di deputati e senatori.

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Il livello di partecipazione di deputati e senatori ai lavori delle rispettive aule è un tema che riscuote sempre grande attenzione. Specie nella delicata situazione attuale in cui il nostro paese si ritrova a fare i conti con le conseguenze della guerra in Ucraina, a gestire la delicata fase di transizione successiva alla fine dello stato di emergenza, oltre che a portare avanti il piano nazionale di ripresa e resilienza rispettando le scadenze previste.

In base ai dati più recenti, relativi al 5 aprile scorso, possiamo osservare come la percentuale media di assenza sia del 15% circa. Il livello di assenteismo però è significativamente più alto alla camera rispetto al senato. A palazzo Madama infatti le assenze medie si attestano al 7,8% mentre a Montecitorio al 18,2%, una differenza di oltre 10 punti percentuali.


15,3% la percentuale media di assenza alle votazioni dei parlamentari.

In questo articolo approfondiamo una serie di aspetti legati al tasso di assenteismo dei parlamentari. Sia per quanto riguarda le differenze di genere che il territorio di elezione. Sotto il primo punto di vista vedremo come le senatrici siano mediamente più presenti rispetto ai loro colleghi uomini, mentre tra deputate e deputati vi è un sostanziale parità. Per quanto riguarda il secondo aspetto invece alla camera i rappresentanti meno presenti sono quelli di Abruzzo e Lazio. Mentre in senato sono i toscani e i veneti.

Come si conteggiano le assenze dei parlamentari

In base ai regolamenti di camera (articolo 48 comma 1) e senato (articolo 1 comma 2), i parlamentari sono tenuti a partecipare ai lavori delle rispettive aule. Tuttavia deputati e senatori spesso, oltre ai lavori in assemblea, svolgono anche altre attività durante il mandato (incontri sul territorio, partecipazione a riunioni di partito, convegni etc.).

Un’alta percentuale di assenze contribuisce a screditare il parlamento agli occhi dell’opinione pubblica.

Per questo è importante fare una distinzione tra assenze tout court e missioni. Rientrano in questa seconda tipologia tutte le mancate partecipazioni attribuibili ad impegni istituzionali (come ad esempio le assenze dovute a incarichi di governo). In questo caso l’assenza è giustificata e al parlamentare non viene nemmeno decurtata la diaria (cioè il rimborso per le spese di soggiorno a Roma). Questa disciplina però presenta diversi aspetti che ancora oggi risultano poco trasparenti, ne abbiamo parlato approfonditamente in questo articolo.

Ma come si monitora la presenza di deputati e senatori? È necessario conteggiare la partecipazione ad ogni singola sessione di voto. Ciò perché all’interno di una seduta si possono svolgere anche più votazioni: la presenza in aula all’inizio dei lavori quindi non significa necessariamente che un parlamentare parteciperà all’intera seduta.

È possibile ricavare i dati sulle presenze dei parlamentari dai risultati delle votazioni elettroniche. Vi sono però problemi di trasparenza e completezza.
Vai a "Come si contano assenze, presenze e missioni parlamentari"

Nella stragrande maggioranza dei casi, il voto avviene in forma elettronica. I dati relativi all’andamento di questi scrutini sono quindi uno strumento fondamentale per monitorare l’attività del parlamento e dei suoi membri. Da inizio legislatura ce ne sono state 10.562 alla camera e 7.703 al senato (ultimo aggiornamento: 5 aprile 2022). È su questa base che possiamo valutare il livello di partecipazione ai lavori delle camere.

18.265 votazioni elettroniche effettuate dall’inizio della legislatura.

Per analizzare compiutamente i dati che seguono tuttavia è importante tenere presente anche altri due elementi. Il primo riguarda il fatto che i regolamenti non prevedono la registrazione del motivo dell’assenza al voto. Non è quindi possibile distinguere l’assenza ingiustificata da quella, ad esempio, per ragioni di salute. Inoltre, il senato, a differenza della camera, contempla anche il caso del “presente non votante”. Si tratta dell’eventualità in cui un senatore o una senatrice pur essendo presente in aula decida deliberatamente di non partecipare al voto. In questo caso i rappresentanti sono comunque considerati come presenti.

I dati della XVIII legislatura

In base ai dati relativi alle assenze durante le votazioni elettroniche, possiamo osservare come la maggior parte dei parlamentari abbia un tasso di assenteismo compreso tra lo 0% e il 15%: parliamo di 591 membri di camera e senato. Ci sono poi 244 esponenti con una percentuale compresa tra il 15,01% e il 30%. Infine abbiamo 115 parlamentari la cui percentuale di assenza alle votazioni è superiore al 30%.


22 i parlamentari con un tasso di assenteismo superiore al 60%.

Disaggregando i dati rispetto alla camera di appartenenza, possiamo notare che i deputati con un tasso di assenteismo compreso tra lo 0% e il 15% sono 320. Sono 210 invece i membri della camera a rientrare nella fascia compresa tra il 15,01% e il 30%. Mentre gli esponenti ad aver fatto registrare una percentuale di assenza alle votazioni superiore al 30% sono 99. A palazzo Madama invece quasi tutti i senatori rientrano nella fascia compresa tra lo 0 e il 15% di assenze. Solo 50 infatti fanno registrare un tasso di assenteismo superiore. Sono 5 poi gli esponenti con un dato superiore al 60%. Tra questi però vi sono anche due senatori a vita, i quali non sono legati a un mandato elettorale: Carlo Rubbia e Renzo Piano.

I membri di camera e senato sono stati raggruppati in fasce, in base alla loro percentuale di assenza alle votazioni elettroniche. Dal conteggio delle assenze sono escluse tutte quelle classificate come “missioni”. Dal conteggio sono stati escludi anche i due presidenti Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati in virtù del ruolo particolare che ricoprono.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 11 Aprile 2022)

Come abbiamo già raccontato, questa disparità nel livello di partecipazione tra camera e senato può essere dovuta, almeno in parte, alla maggioranza ristretta su cui poteva fare affidamento il governo Conte II. A palazzo Madama infatti il voto di ogni singolo esponente era importante per la tenuta dell'esecutivo ed anche i parlamentari membri del governo spesso sono stati costretti a partecipare alle votazioni per non far andare sotto la maggioranza.

Le performance dei gruppi parlamentari

Un altro elemento interessante da analizzare riguarda il livello di assenteismo dei gruppi parlamentari. Per quanto riguarda Montecitorio, possiamo notare come il gruppo meno presente in aula sia quello di Forza Italia con una percentuale media di mancate partecipazioni del 30%. Seguono il gruppo misto (24,1%) e Liberi e uguali (22,8%). I più presenti - al netto dei molti abbandoni - sono invece gli esponenti del Movimento 5 stelle con una media del 12,6% di assenze.


I dati possono essere ricavati dalla partecipazione alle votazioni elettroniche. Dal conteggio delle assenze sono escluse tutte quelle classificate come “missioni”. Ogni parlamentare è associato al gruppo in cui milita alla data del 5 aprile 2022.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 11 Aprile 2022)


Al senato la percentuale media di assenza alle votazioni elettroniche è più bassa rispetto alla camera.

Pur ribadendo ancora una volta che la percentuale media di assenze in senato è sensibilmente più bassa rispetto a quella di Montecitorio, vediamo quali sono i gruppi con il livello di partecipazione alle votazioni elettroniche più basso in questo ramo del parlamento. Dai dati possiamo osservare che al primo posto c’è il gruppo misto con una percentuale di assenza del 16,1%. Tuttavia, come abbiamo già visto, dobbiamo tenere presente che questo dato è in parte condizionato dalla presenza dei senatori a vita i quali - anche per motivi legati all’età e allo stato di salute - generalmente hanno un basso livello di partecipazione. Detto del misto, i gruppi “politici” che presentano il tasso di assenteismo più elevato sono quelli di Italia viva (12,5%) e Fratelli d’Italia (11,9%). C'è poi un altro gruppo con una percentuale di assenze a due cifre, ovvero Forza Italia che si attesta al 10,3%.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 11 Aprile 2022)

Nell’analisi di questi dati bisogna tenere presente che il tasso di assenteismo dei gruppi varia anche al variare della loro conformazione. Una dinamica condizionata dal fenomeno dei cambi di appartenenza dei parlamentari. Se, per fare un esempio, un esponente con un basso livello di partecipazione cambia gruppo il peso di questo dato andrà ad influire positivamente sulla formazione da cui è in uscita e negativamente su quella in entrata. Il cambio di gruppo inoltre può anche influire sull'atteggiamento di un parlamentare. Alcune forze politiche infatti spingono i proprio appartenenti ad avere un'alta percentuale di partecipazione alle sedute, cosa che invece altri gruppi non fanno. A partire dal misto che, proprio per la sua particolare conformazione, non da indicazioni politiche in questo senso.

La differenza nelle assenze tra donne e uomini

Spesso ci siamo occupati del tema della disparità di genere, evidenziando come nel nostro paese ancora oggi le differenze di trattamento tra donne e uomini siano piuttosto marcate. Una dinamica che trova conferma anche a livello di rappresentanza parlamentare. Le donne presenti nelle camere infatti sono complessivamente 341, cioè poco più di un terzo rispetto agli uomini.

Per quanto riguarda l'assenteismo possiamo rilevare che in senato si registra una sensibile differenza nel livello di partecipazione tra donne e uomini. In questo ramo del parlamento infatti i senatori in media sono stati assenti all’8,5% delle votazioni elettroniche, mentre le donne al 6,4%.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 11 Aprile 2022)

Alla camera invece la situazione è sostanzialmente in equilibrio con una leggera preponderanza di mancate partecipazioni da parte delle deputate (18,4%) rispetto ai loro colleghi uomini (18,1%).

2,1 la differenza, in punti percentuali, nel tasso di assenteismo tra uomini e donne in senato.

Occorre comunque tenere presente in questo caso che i grandi numeri tendono ad appiattire le differenze, "nascondendo" i dati che si discostano di più dalla media. In questo contesto quindi un parlamentare assenteista andrà ad incidere in maniera minore sul valore medio rispetto a quello che può fare una sua collega. Questo proprio perché gli uomini sono molti di più rispetto alle donne. Di conseguenza serve un numero maggiore di deputati o senatori “assenteisti” per aumentare in maniera sensibile il dato. La disparità di genere gioca quindi un ruolo anche in questo senso.

L’assenteismo rispetto alle regioni di elezione

Un altro elemento interessante da monitorare riguarda il tasso di assenteismo in base alla regione di elezione dei parlamentari. È possibile analizzare questo dato grazie alla circoscrizione in cui ciascun rappresentante è stato scelto. Per quanto riguarda il senato l'attuale sistema elettorale individua 20 circoscrizioni che corrispondono al territorio di ciascuna regione. Per la camera invece le circoscrizioni sono 28. Alcune ricalcano per intero il territorio regionale mentre per altre esso è suddiviso in più circoscrizioni (4 in Lombardia e 2 in Piemonte, Veneto, Lazio, Campania e Sicilia).

Come noto infine, una parte dei seggi di camera e senato è riservata ai connazionali che risiedono all’estero. I rappresentanti di questi cittadini appartengono a specifiche circoscrizioni (America settentrionale e centrale, America meridionale, Europa, Asia-Africa-Oceania-Antartide).

I deputati più “assenteisti sono quelli di Abruzzo e Lazio. Tra i senatori invece i toscani e i veneti.

In base a queste informazioni possiamo ricondurre tutti i parlamentari alla loro regione di elezione. Per quanto riguarda la camera, possiamo osservare come proprio i parlamentari eletti all’estero risultino tra i più "assenteisti". Il dato più significativo riguarda gli eletti nella circoscrizione America meridionale con circa il 65,1% di assenze alle votazioni elettroniche. Ma se si escludono gli eletti all’estero - che rappresentano comunque una piccola parte - notiamo che i più assenteisti sono i deputati eletti in Abruzzo con un tasso del 21,9%, superiore di oltre 3 punti percentuali rispetto alla media della camera. Seguono poi i deputati laziali (21,6%) e siciliani (20,6%). Tutte le altre regioni registrano un tasso di assenteismo dei loro rappresentanti inferiore al 20%.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 11 Aprile 2022)

Al senato invece troviamo una situazione diversa. In questo ramo del parlamento infatti ai primi posti ci sono esponenti eletti nel territorio nazionale. Al primo posto per tasso di assenteismo infatti troviamo i senatori eletti in Toscana (12,7%) e in Veneto (10,1%). Seguono quelli della Liguria (9,3%), di Lazio e Calabria (9%) e della Lombardia (8,5%).

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 11 Aprile 2022)

Sopra il dato medio dell'aula anche i rappresentanti eletti in Basilicata (8,3%) e Sicilia (8,2%).

Chi sono i rappresentanti più assenteisti

Finora abbiamo analizzato i dati relativi al tasso di mancate partecipazioni alle votazioni elettroniche in senso generale. Adesso, per concludere, ci concentreremo sui valori relativi ai singoli parlamentari.

A Montecitorio troviamo 3 deputati con una percentuale di assenza superiore all’85%. Si tratta di Michela Vittoria Brambilla (Fi, 99,1%), Antonio Angelucci (Fi, 96,4%) e Guido Della Frera (Ci, 86,9%). Tra i primi 15 deputati con il dato più alto troviamo anche alcuni nomi noti al grande pubblico. Tra questi anche quelli di due importanti leader di partito. Ovvero Enrico Letta (Pd) che da quando è stato eletto, nel 2021, non ha partecipato al 75% delle votazioni elettroniche svolte. E Giorgia Meloni (Fdi) che invece non ha partecipato al 62,4% degli scrutini.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 11 Aprile 2022)

A palazzo Madama invece ci sono solamente 4 senatori, escludendo quelli a vita, che presentano un tasso di assenteismo superiore al 50%. Al primo posto troviamo Fausto De Angelis (Lega, 98,4%) che però è entrato in carica solamente da pochi giorni, essendo subentrato alla dimissionaria Tilde Minasi divenuta nel frattempo assessora regionale in Calabria. Oltre a De Angelis rientrano poi in questa categoria anche Tommaso Cerno (Pd, 65,5%), Niccolo’ Ghedini (Fi, 64%) e Ignazio La Russa (58%).

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 11 Aprile 2022)

Anche nel caso del senato quindi non mancano i nomi noti tra quelli degli esponenti meno presenti in aula. Tra questi figura anche il leader di Italia viva Matteo Renzi (42,9%). Nelle prime 15 posizioni infine anche Emma Bonino (le cui precarie condizioni di salute però sono note da tempo) e Paolo Romani (29,4%), attualmente appartenente alla componente del misto Italia al centro ma con una lunga militanza nelle file di Forza Italia con anche incarichi di rilievo ai tempi dei governi Berlusconi.

Foto: Camera

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Il livello di partecipazione ai lavori parlamentari e il tema missioni https://www.openpolis.it/il-livello-di-partecipazione-ai-lavori-parlamentari-e-il-tema-missioni/ Wed, 16 Feb 2022 14:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=175284 Il monitoraggio delle presenze in aula di deputati e senatori è un indicatore utile per valutare l’operato dei nostri rappresentanti. Tuttavia permangono alcune zone d’ombra, specie per quanto riguarda le missioni.

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Il livello di partecipazione di deputati e senatori ai lavori delle rispettive aule è un tema che riscuote sempre grande attenzione. Specie in un periodo storico come questo in cui la politica, anche a seguito delle recenti vicende che hanno portato alla conferma di Sergio Mattarella al Quirinale, ha bisogno di recuperare credibilità agli occhi dell’opinione pubblica.

In base ai dati più recenti, relativi al 10 febbraio scorso, possiamo osservare come la percentuale media di assenze in parlamento sia superiore al 15%. Tra camera e senato tuttavia si registrano delle differenze piuttosto significative. Mentre a Montecitorio la percentuale di mancate partecipazioni risulta del 18%, a palazzo Madama si attesta sul 7,7%, meno della metà. Questa discrepanza è parzialmente attribuibile al fatto che il governo Conte II godeva di una maggioranza molto ristretta in questo ramo del parlamento. Perciò gli esponenti dell’ex coalizione giallorossa non potevano permettersi di mancare.

15,2% la percentuale media di assenza alle votazioni dei parlamentari.

Rispetto al nostro ultimo articolo possiamo osservare un lieve incremento nel tasso medio di assenteismo (+1,1 punti percentuali). Le motivazioni di questa tendenza possono essere molteplici. Tra queste, il fatto che la legislatura sta entrando nella sua parte conclusiva. Deputati e senatori hanno dunque più interesse a riallacciare i rapporti con i loro elettori piuttosto che partecipare alle attività delle camere. Un altro elemento che certamente ha influito riguarda il fatto che, a differenza del governo Conte II, l’attuale esecutivo non ha problemi di numeri in nessuna delle due camere. Di conseguenza i parlamentari sentono in misura minore la responsabilità di dover partecipare alle sedute.

Come si conteggiano le assenze dei parlamentari

Per valutare il livello di partecipazione di deputati e senatori non è sufficiente tenere conto solamente della loro presenza in aula all’inizio dei lavori. Questo perché all’interno di una singola seduta possono svolgersi anche più voti su argomenti diversi. Il fatto che un membro del parlamento risulti presente all’inizio dei lavori quindi non significa che parteciperà per la loro intera durata. Per questo è necessario conteggiare il numero di singole votazioni a cui ogni parlamentare partecipa.

È possibile ricavare i dati sulle presenze dei parlamentari dai risultati delle votazioni elettroniche. Vi sono però problemi di trasparenza e completezza.
Vai a "Come si contano assenze, presenze e missioni parlamentari"

Nella stragrande maggioranza dei casi, il voto avviene in forma elettronica. I dati relativi all’andamento di questi scrutini sono quindi uno strumento fondamentale per monitorare l’attività del parlamento e dei suoi membri. Da inizio legislatura ce ne sono state 10.091 alla camera e 7.560 al senato. È su questa base che possiamo valutare il livello di partecipazione ai lavori delle camere.

17.651 votazioni elettroniche effettuate dall’inizio della legislatura alla camera e al senato.

Ciò detto, è importante distinguere tra assenze tout court e missioni. Infatti nel caso in cui un parlamentare sia impossibilitato a partecipare ai lavori dell’aula perché impegnato in altri compiti istituzionali (come la partecipazione alle sedute di una commissione o alle riunioni di governo) questi viene classificato come “in missione”. In questo caso l’assenza è giustificata e al parlamentare non viene decurtata la diaria (cioè il rimborso per le spese di soggiorno a Roma). I dati sin qui riportati, e quelli che vedremo a breve, fanno riferimento alle sole assenze. Ma nei prossimi paragrafi approfondiremo anche il tema delle missioni.

I numeri della XVIII legislatura

Sulla base dei dati legati alla mancata partecipazione alle votazioni elettroniche possiamo osservare che la maggior parte dei parlamentari presenta un tasso di assenteismo compreso tra lo 0% e il 25%. Parliamo di 790 appartenenti a camera e senato (l’83% del totale).

La percentuale media di assenza dei parlamentari è in aumento.

Ci sono poi 125 parlamentari con una percentuale di assenze compresa tra il 25% e il 50%. Infine abbiamo 36 deputati e senatori che non hanno partecipato a oltre la metà delle votazioni elettroniche effettuate dal 2018 a oggi. È interessante notare che rispetto al precedente aggiornamento sono diminuiti i parlamentari che rientrano nella fascia di assenze più alta (erano 49). Allo stesso tempo sono aumentati sia quelli nella fascia più bassa che quelli nella fascia compresa tra il 25 e il 50% di assenze. Nonostante questo però il livello medio di mancate partecipazioni è aumentato.


FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 10 Febbraio 2022)

Analizzando i dati per singola aula possiamo osservare inoltre che a Montecitorio i deputati con un tasso di assenteismo compreso tra lo 0% e il 25% sono 492 mentre quelli con una percentuale di assenza compresa tra il 25% e il 50% sono 110. Solo 27 invece hanno partecipato a meno del 50% delle votazioni elettroniche. Da tenere presente tuttavia che in questo conteggio è ricompreso anche il presidente della camera Roberto Fico che però per prassi non partecipa alle votazioni.

A palazzo Madama invece 298 senatori su 321 rientrano nella fascia compresa tra lo 0% e il 25% di assenze. Solo 22 senatori fanno registrare un livello di assenteismo superiore. Anche in questo caso però ci sono dei casi particolari da considerare. In tale gruppo infatti rientra anche in questo caso la presidente dell’assemblea, Maria Elisabetta Alberti Casellati. Ci sono poi 3 senatori a vita ovvero Liliana Segre, Renzo Piano e Carlo Rubbia.

Le performance dei parlamentari e dei gruppi

Un dato interessante da valutare, oltre a quelli sui singoli esponenti, è quello relativo ai gruppi parlamentari. Per quanto riguarda Montecitorio, possiamo notare come la formazione meno presente in aula è Forza Italia (30% di assenze). Seguono il gruppo misto (23,9%) e Liberi e uguali (22,7%). I meno assenteisti sono invece gli esponenti del Movimento 5 stelle con il 12,3% di mancate partecipazioni alle votazioni elettroniche.

Nell'analizzare questi i dati bisogna ovviamente tenere conto anche della consistenza numerica dei gruppi. In formazioni piccole infatti, come ad esempio Leu alla camera, basta anche solo un deputato particolarmente assenteista per far aumentare notevolmente il dato medio.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 10 Febbraio 2022)

A livello di singoli invece è interessante osservare che rientra nella fascia di assenteismo più alta anche il segretario del Partito democratico Enrico Letta. Il leader dei Dem infatti è entrato in parlamento lo scorso 6 ottobre a seguito della vittoria alle elezioni suppletive nel collegio di Siena. Da quel momento però ha partecipato solamente a 171 votazioni elettroniche su 714 (80,7% di assenze). Tra i più assenteisti troviamo poi anche altri nomi noti. Tra questi quello di Michela Vittoria Brambilla (99% di assenze) e Vittorio Sgarbi (79%).

Per quanto riguarda invece il senato, i dati ci dicono che il gruppo con la più alta percentuale di mancate partecipazioni alle votazioni elettroniche è il misto (15,9%). Seguono Italia viva e Fratelli d’Italia con un valore intorno al 12%. Anche qui gli appartenenti al gruppo del Movimento 5 stelle fanno registrare una percentuale di assenze molto bassa (2,9%) ma in questo ramo del parlamento la Lega fa meglio (2,6%).

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 10 Febbraio 2022)


Al senato il tasso di assenteismo si conferma più basso rispetto alla camera.

Pur tenendo presente che la percentuale di assenze è significativamente più contenuta rispetto agli omologhi della camera, anche al senato troviamo molti politici noti al grande pubblico tra gli esponenti più assenteisti. Tra questi possiamo citare Ignazio La Russa (che però ricopre anche la carica di vice presidente dell’assemblea, 58%), Niccolò Ghedini (67,3%), Matteo Renzi (41%), Emma Bonino (34,7%), Paolo Romani (29,3%) e Daniela Santanché (27%).

Il tema missioni

La partecipazione alle votazioni è solo uno degli aspetti di cui si compone l’attività dei parlamentari. Questi infatti possono essere anche chiamati a svolgere incarichi ulteriori. Come quello di ministro, viceministro o sottosegretario nel governo. Altri ruoli che possono essere ricoperti dai parlamentari sono quelli di presidente di commissione, di componente dell’ufficio di presidenza, di questore e altro ancora.

Queste attività spesso vanno a sovrapporsi ai lavori dell’aula, rendendo di fatto impossibile partecipare per i parlamentari con doppi ruoli. In questi casi quindi l’assenza alle votazioni è giustificata e il parlamentare viene classificato come “in missione”. La più immediata conseguenza di questa distinzione è che l’assenza non viene conteggiata ai fini del conseguimento del numero legale. Le missioni devono quindi essere conteggiate a parte rispetto alle altre assenze.

914.315 le mancate partecipazioni a votazioni elettroniche dovute a missioni nel corso della XVIII legislatura.

Analizzando i dati possiamo osservare come l’incidenza delle assenze dovute a missioni si attesti intorno al 10% in entrambi i rami del parlamento. Con una leggera prevalenza della camera (10,8%) rispetto al senato (10,4%). A Montecitorio notiamo che tra i primi 5 deputati più spesso in missione troviamo 4 esponenti del Movimento 5 stelle e uno del Partito democratico. Si tratta in particolare di:

  1. Manlio Di Stefano (M5s, sottosegretario agli esteri - 95.3% di assenze dovute a missioni);
  2. Luigi Di Maio (M5s, ministro degli esteri - 93,3%);
  3. Laura Castelli (M5s, viceministro all'economia - 88,9%);
  4. Carlo Sibilia (M5s, sottosegretario agli interni - 88,1%);
  5. Lorenzo Guerini (Pd, ministro della difesa - 82,8%).

Il fatto che molti deputati assenti per missione appartengano al M5s non deve stupire. Come noto, infatti i 5 stelle sono l’unica forza politica ad essere sempre stata al governo. Ne consegue quindi che molti dei suoi esponenti sono stati impegnati in almeno 1 dei 3 esecutivi che sin qui hanno caratterizzato la XVIII legislatura.

A palazzo Madama invece se si escludono i senatori a vita Giorgio Napolitano e Mario Monti i 5 esponenti più in missione sono quasi tutti della Lega. Parliamo di:

  1. Ricardo Antonio Merlo (misto, sottosegretario agli esteri nei governi Conte I e II - 93,9%);
  2. Gian Marco Centinaio (Lega, sottosegretario delle politiche agricole - 78,6%);
  3. Giulia Bongiorno (Lega, ministro per la pubblica amministrazione nel governo Conte I - 73,3%);
  4. Erika Stefani (Lega, ministro per la disabilità - 71%);
  5. Matteo Salvini (Lega, ministro dell'interno nel governo Conte I - 69,8%).

Anche l’attuale segretario del Carroccio figura quindi tra i senatori più spesso in missione. Ciò è parzialmente dovuto al ruolo di vice presidente del consiglio e ministro dell’interno che ha ricoperto durante il primo governo Conte. Il leader leghista tuttavia ha fatto un uso un po’ disinvolto dell’istituto delle missioni. Salvini infatti ha dichiarato come impegni istituzionali alcuni appuntamenti elettorali che lo hanno visto protagonista durante la campagna per le europee del 2019. Ma non è stato l’unico a muoversi in questo modo. Come abbiamo raccontato in un precedente approfondimento infatti anche l’altro vicepresidente del consiglio del governo Conte I, il pentastellato Luigi Di Maio, ha fatto altrettanto.

L’istituto delle missioni presenta dei punti oscuri.

In effetti l’istituto delle missioni presenta ancora oggi dei lati poco chiari. Infatti spesso non sono riportate le motivazioni per cui un parlamentare viene considerato in missione. Alla fine di ogni seduta il presidente dell’aula li elenca, tuttavia non si precisa l’attività esatta che ne giustifica l’assenza, né la durata. Un esempio di questa dinamica è quello dello storico leader della Lega Umberto Bossi. Questi infatti figura tra i senatori più spesso in missione (64,9%) anche se attualmente non risulta ricoprire altri incarichi istituzionali se non quello di componente della commissione parlamentare su territorio e ambiente.

Ciò detto bisogna anche tenere presente che molti parlamentari possono essere legittimamente in missione anche senza ricoprire incarichi di governo o ruoli di vertice in una delle due aule. Ad esempio molti parlamentari si recano spesso all'estero per incontrare loro omologhi, cittadini italiani residenti in altri paesi o altro ancora.

Le missioni, il Covid e la necessità di maggiore trasparenza

La poca chiarezza intorno alle missioni peraltro ha fatto sì che lo strumento fosse utilizzato anche per risolvere le questioni legate ai parlamentari impossibilitati a partecipare alle sedute perché affetti da Covid-19 o comunque in isolamento. Nell’ottobre del 2020 ad esempio mancò per due volte il numero legale su una risoluzione legata ad una informativa del ministro Roberto Speranza sulle misure che il governo intendeva adottare in quel momento per fronteggiare l’emergenza.

Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale

Per evitare che una situazione del genere si ripresentasse, la giunta per il regolamento della camera optò per una interpretazione “estensiva” delle norme e classificò come in missione tutti i parlamentari assenti poiché contagiati o in attesa del responso. Un caso simile era già accaduto a febbraio dello stesso anno in senato, quando lo stesso orientamento fu adottato nei confronti di un senatore proveniente dalla zona di Codogno.

Non esistono criteri chiari che definiscano l'istituto delle missioni.

Grazie a questo escamotage a Montecitorio è stato possibile superare l’impasse di quei giorni anche se questa scelta ha generato molte polemiche. In particolare sull’opportunità di far votare un’aula dove potenzialmente potrebbe non essere presente la metà più uno dei componenti, anche su temi che in questi mesi hanno creato forti tensioni come appunto le restrizioni dovute alla pandemia o l’introduzione del green pass. Anche per questi motivi, sarebbe auspicabile maggiore chiarezza relativamente all’istituto delle missioni.

Allo stato attuale invece molto dipende dalla discrezionalità del presidente di assemblea che delibera sulle richieste presentate in questo senso dai parlamentari. Inoltre non esiste un registro in cui sia indicato in che tipo di attività un parlamentare è impegnato e per quanto tempo.

Una confusione peggiorata dal fatto che, anche se formalmente in missione, i parlamentari possono comunque partecipare lo stesso alle votazioni. Un'eventualità che non si verifica di rado. Mancano inoltre strumenti per arginare l’uso improprio dell'istituto. Uno sforzo per una maggiore trasparenza in questo senso non solo permetterebbe di avere un quadro più chiaro della situazione ma consentirebbe alla classe politica di recuperare parte della propria credibilità.

Foto: Facebook - Roberto Fico

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Assenze dei parlamentari, differenze di genere e territoriali https://www.openpolis.it/assenze-dei-parlamentari-differenze-di-genere-e-territoriali/ Thu, 12 Aug 2021 07:00:51 +0000 https://www.openpolis.it/?p=153729 I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi “La partecipazione ai avori parlamentari tra genere e territorio di elezione“. 15.857 […]

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I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi “La partecipazione ai avori parlamentari tra genere e territorio di elezione“.

15.857

le votazioni elettroniche effettuate dall’inizio della legislatura. All’interno di una seduta si possono svolgere anche più votazioni: la presenza in aula all’inizio dei lavori quindi non significa necessariamente che un parlamentare presenzierà per tutto il tempo. Per questo il modo migliore per valutare il livello di partecipazione ai lavori di camera e senato è quello di conteggiare il numero di votazioni elettroniche a cui ogni parlamentare prende parte. Da inizio legislatura ce ne sono state 8.814 alla camera e 6.773 al senato. Vai all’articolo.

14,4%

la percentuale media di assenza alle votazioni dei parlamentari. In base ai dati più recenti, risalenti ai primi giorni di luglio, possiamo osservare come la percentuale media di assenze sia circa del 14%. Il livello di partecipazione però è più basso alla camera rispetto al senato. A palazzo Madama infatti le assenze medie si attestano al 7,5% mentre a Montecitorio al 17,1%, una differenza di quasi 10 punti percentuali. Da notare inoltre che 118 parlamentari (circa il 12%) hanno una percentuale compresa tra il 25,1% e il 50%. Mentre in 49 casi (il 3% circa) la percentuale è superiore al 50%. Vai al grafico.

30,1%

la percentuale di assenze alle votazioni elettroniche dei deputati di Forza Italia. Come abbiamo visto, alla camera il livello di partecipazione risulta più basso. Tra i gruppi parlamentari è Forza Italia ad avere la percentuale di assenza più elevata. Seguono Liberi e uguali (24,8%) e gruppo misto (22%). Il gruppo con la percentuale di assenze più bassa è invece il Movimento 5 stelle (10,7%). Al senato invece il gruppo più presente è la Lega (2% di assenze alle votazioni elettroniche). Mentre le percentuali di assenza più elevate sono fatte registrare da gruppo misto (15,9%), Italia viva (12,1%) e Fratelli d’Italia (12%). Vai al grafico.

1,8

la differenza, in punti percentuali, tra il tasso di assenteismo dei senatori e quello delle senatrici. Nel nostro paese il tema della disparità di genere continua ad essere molto dibattuto. Una dinamica che caratterizza anche il nostro parlamento. Le donne infatti rappresentano poco più di un terzo dei membri di camera e senato. Ma ci sono differenze nel livello di partecipazione ai lavori? Mentre alla camera non si registrano sostanziali divergenze (17,3% di assenze alle votazioni elettroniche le donne, 17% gli uomini) al senato possiamo trovare una differenza più marcata. Qui infatti sono gli uomini ad essere più “assenti”. I senatori presentano un dato medio di assenza alle votazioni dell’8,1% mentre le senatrici del 6,3%. Vai al grafico.

20,7%

la percentuale di assenza alle votazioni elettroniche dei deputati eletti in Lazio. I deputati laziali risultano essere i più “assenteisti” se si considerano gli eletti sul territorio nazionale. Ai primi posti assoluti troviamo infatti i rappresentanti eletti nelle circoscrizioni estere. In particolare i deputati provenienti dall’America meridionale (61,7% di assenze), America centrale e settentrionale (49,5%) e Asia-Africa-Oceania-Antartide (39,7%). I deputati più presenti sono quelli della Sardegna e della Valle d’Aosta. Gli eletti in America meridionale sono i più assenti anche al senato (22,2%), seguiti dagli eletti in Toscana (11,3%) e Veneto (10%). I meno assenti invece sono i senatori delle Marche. Vai al grafico.

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La partecipazione ai lavori parlamentari, tra genere e territorio di elezione https://www.openpolis.it/la-partecipazione-ai-lavori-parlamentari-tra-genere-e-territorio-di-elezione/ Wed, 21 Jul 2021 07:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=134641 La percentuale di assenza dei parlamentari ai lavori delle rispettive camere è un dato importante da monitorare. In questo approfondimento analizzeremo, tra le altre cose, le differenze tra uomini e donne e tra le diverse regioni di provenienza.

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Il livello di partecipazione di deputati e senatori ai lavori delle rispettive aule è un tema che riscuote sempre grande attenzione. Specie in un momento come questo in cui, nonostante l’incombere della pausa estiva, i parlamentari sono chiamati ad approvare in breve tempo molte norme, tra cui le riforme legate al piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

In base ai dati più recenti, relativi al 7 luglio scorso, possiamo osservare come la percentuale media di assenze sia circa del 14%. Il livello di assenteismo però è più alto alla camera rispetto al senato. A palazzo Madama infatti le assenze medie si attestano al 7,5% mentre a Montecitorio al 17,1%, una differenza di quasi 10 punti percentuali.

14,4% la percentuale media di assenza alle votazioni dei parlamentari.

Ma quali sono i gruppi più assenteisti? Sono meno presenti le donne o gli uomini? E da quali regioni provengono gli assenteisti? Sono alcune delle domande a cui cercheremo di dare risposta in questo approfondimento.

Come si conteggiano le assenze dei parlamentari

In base ai regolamenti di camera (articolo 48 comma 1) e senato (articolo 1 comma 2), i parlamentari sono tenuti a partecipare ai lavori delle rispettive aule. Tuttavia i parlamentari spesso svolgono anche altre attività durante il mandato oltre ai lavori in aula (attività sul territorio, partecipazione a riunioni di partito e convegni eccetera). Anche per questo motivo a volte possono risultare assenti.

Un’alta percentuale di assenze ingiustificate contribuisce a screditare il ruolo del parlamento agli occhi dell’opinione pubblica.

Dobbiamo fare una distinzione tuttavia tra assenze tout court e missioni. Rientrano in questa seconda tipologia tutte le mancate partecipazioni attribuibili ad impegni istituzionali (come ad esempio le assenze dovute a incarichi di governo). In questo caso l’assenza è giustificata e al parlamentare non viene nemmeno decurtata la diaria (cioè il rimborso per le spese di soggiorno a Roma).

Ma come si monitora la presenza di deputati e senatori? Per far questo è necessario conteggiare la partecipazione ad ogni singola sessione di voto. Ciò perché all’interno di una seduta si possono svolgere anche più votazioni: la presenza in aula all’inizio dei lavori quindi non significa necessariamente che un parlamentare parteciperà all’intera seduta.

È possibile ricavare i dati sulle presenze dei parlamentari dai risultati delle votazioni elettroniche. Vi sono però problemi di trasparenza e completezza.
Vai a "Come si contano assenze, presenze e missioni parlamentari"

Nella stragrande maggioranza dei casi, il voto avviene in forma elettronica. I dati relativi all’andamento di queste votazioni sono quindi uno strumento fondamentale per monitorare l’attività del parlamento e dei suoi membri. Da inizio legislatura ce ne sono state 8.814 alla camera e 6.773 al senato. È su questa base che possiamo valutare il livello di partecipazione ai lavori delle camere.

15.587 votazioni elettroniche effettuate dall’inizio della legislatura.

I numeri della XVIII legislatura

In base ai dati relativi alle assenze durante le votazioni elettroniche, possiamo osservare come la maggior parte dei parlamentari presenti un tasso di assenteismo compreso tra lo 0% e il 25%: parliamo di 781 membri di camera e senato. Ci sono poi 118 parlamentari (circa il 12%) con una percentuale compresa tra il 25,1% e il 50%. Infine abbiamo 49 parlamentari (il 3% circa) la cui percentuale di assenza ingiustificata alle votazioni è superiore al 50%.

5,3% i parlamentari con una percentuale di assenza compresa tra il 50% e il 100%.

Osservando i dati più da vicino, possiamo notare che i deputati con un tasso di assenteismo compreso tra lo 0% e il 25% sono 501. Sono 103 invece i membri della camera a rientrare nella fascia compresa tra il 25,1% e il 50%. Mentre solo in 23 non hanno partecipato a più della metà delle votazioni.

A palazzo Madama invece quasi tutti i senatori rientrano nella fascia compresa tra lo 0 e il 25% di assenze. Solo 20 senatori infatti hanno un tasso di assenteismo superiore. Di questi, 18 rientrano tra il 25,1% e il 75% di assenze mentre solo 2 hanno percentuali di assenza ancora superiori. Si tratta dei senatori a vita Renzo Piano e Carlo Rubbia.

I membri di camera e senato sono stati raggruppati in fasce, in base alla loro percentuale di assenza alle votazioni elettroniche. Dal conteggio delle assenze sono escluse tutte quelle classificate come “missioni”.
Alla camera sono attualmente vacanti due seggi: quello di Piercarlo Padoan dimessosi a novembre 2020 e quello di Emanuela Del Re nominata rappresentante speciale dell’Ue per il Sahel.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: mercoledì 7 Luglio 2021)

Come abbiamo già raccontato, questa disparità nel livello di partecipazione tra camera e senato può essere dovuta, almeno in parte, alla maggioranza ristretta su cui poteva fare affidamento il governo Conte II. A palazzo Madama infatti il voto di ogni singolo esponente era importante per la tenuta dell'esecutivo ed anche i parlamentari membri del governo spesso sono stati costretti a partecipare alle votazioni per non far andare sotto la maggioranza.

Le performance dei gruppi parlamentari

Un altro elemento interessante da analizzare riguarda il livello di assenteismo dei gruppi parlamentari. Come noto infatti ogni membro di camera e senato è tenuto ad iscriversi ad un gruppo. Qualora non voglia aderire a nessun’altra componente politica entrerà a far parte del gruppo misto.

Rappresentano la proiezione nelle istituzioni dei partiti che ottengono seggi alle elezioni. Oggi ricoprono un ruolo centrale non solo per i lavori in aula e nelle commissioni ma anche perché gestiscono ingenti risorse pubbliche.
Vai a "Che cosa sono i gruppi parlamentari"

In base ai regolamenti, un gruppo deve avere un numero minimo di aderenti (20 deputati e 10 senatori) per potersi costituire. Ciò spiega le differenze che intercorrono tra i gruppi presenti nei due rami del parlamento. Per citare un esempio, alla camera è presente il gruppo di Liberi e uguali mentre al senato gli aderenti a questa formazione fanno parte di una componente interna al gruppo misto.

Al di là di queste differenze è comunque interessante analizzare come varia il tasso di assenteismo tra i gruppi delle due camere. Per quanto riguarda Montecitorio, possiamo notare come il gruppo meno presente in aula sia quello di Forza Italia con una percentuale media di mancate partecipazioni superiore al 30%. Seguono Liberi e uguali (24,8%) e gli appartenenti al gruppo misto (22%). I più presenti - al netto dei molti abbandoni - sono invece gli esponenti del Movimento 5 stelle con una media di poco superiore al 10% di assenze.


FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: mercoledì 7 Luglio 2021)


Al senato la percentuale media di assenza alle votazioni elettroniche è più bassa rispetto alla camera.

Per quanto riguarda i membri del senato, abbiamo già visto che in questo ramo del parlamento la percentuale media di assenze è molto più bassa rispetto ai colleghi di Montecitorio. Ma quali sono i gruppi meno presenti in questo ramo del parlamento? Dai dati possiamo osservare che al primo posto, c’è il gruppo misto con una percentuale di assenza del 15,6%. Tuttavia, come abbiamo già visto, dobbiamo tenere presente che questo dato è in parte condizionato dalla presenza dei senatori a vita i quali - anche per motivi legati all’età e allo stato di salute - generalmente hanno un basso livello di partecipazione.

Detto del misto, i gruppi “politici” che presentano il tasso di assenteismo più elevato sono quelli di Italia viva e Fratelli d’Italia, entrambi con un dato di circa il 12%. Molto vicina anche Forza Italia con l’11,3%. Tutti gli altri gruppi presentano un tasso di assenteismo inferiore rispetto alla media generale del senato.


FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: mercoledì 7 Luglio 2021)

Anche in questo caso il gruppo del Movimento 5 stelle presenta un livello di assenza piuttosto basso ma in questo ramo del parlamento troviamo la Lega al primo posto con una percentuale media di assenza inferiore al 2%.

La differenza nelle assenze tra donne e uomini

Spesso ci siamo occupati del tema della disparità di genere evidenziando come nel nostro paese ancora oggi le differenze di trattamento tra donne e uomini siano piuttosto marcate. Una dinamica che trova conferma anche a livello di rappresentanza parlamentare.

Le donne presenti nelle camere infatti sono complessivamente 340, cioè poco più di un terzo rispetto agli uomini. Rappresentano rispettivamente il 36,3% dei membri di Montecitorio e il 34,9% al senato. Ma come si comportano donne e uomini quanto ad assenze? Possiamo osservare come alla camera non ci siano sostanziali differenze. Il tasso di assenteismo è infatti vicino al 17% con una leggera preponderanza delle donne (17,3%) rispetto agli uomini (17%).

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: mercoledì 7 Luglio 2021)

Al senato invece troviamo una situazione diversa. Qui infatti sono gli uomini ad essere più “assenti” e la differenza rispetto al genere risulta più marcata. I senatori infatti presentano un dato medio di assenza alle votazioni dell'8,1% mentre le senatrici del 6,3%.

L'assenteismo in base alle regioni di provenienza

Un ultimo elemento interessante da monitorare riguarda il tasso di assenteismo in base alla regione di provenienza dei parlamentari. È possibile analizzare questo dato grazie alla circoscrizione di elezione di ciascun parlamentare. Per quanto riguarda il senato l'attuale sistema elettorale individua 20 circoscrizioni che corrispondono al territorio di ciascuna regione. Per quanto riguarda la camera invece le circoscrizioni sono 28. Alcune ricalcano per intero il territorio regionale mentre per altre esso è suddiviso in più circoscrizioni (2 in Piemonte, 4 in Lombardia, 2 in Veneto, 2 in Lazio, 2 in Campania, 2 in Sicilia).

Come noto infine, una parte dei seggi di camera e senato è riservata ai connazionali che risiedono all’estero. I rappresentanti di questi cittadini sono appartengono a specifiche circoscrizioni (America settentrionale e centrale, america meridionale, Europa, Asia-Africa-Oceania-Antartide).

Si registra un alto livello di assenteismo tra i parlamentari eletti all'estero.

In base a queste informazioni possiamo ricondurre tutti i parlamentari alla loro regione di provenienza. Per quanto riguarda la camera, possiamo osservare come proprio i parlamentari eletti all’estero risultino tra i più "assenteisti". Il dato più significativo riguarda gli eletti nella circoscrizione America meridionale con circa il 62% di assenze alle votazioni elettroniche. Ma se si escludono gli eletti all’estero - che rappresentano comunque una piccola parte - possiamo osservare che i più assenteisti sono i deputati eletti nel Lazio con un tasso del 20,7%, superiore di oltre 3 punti percentuali rispetto alla media della camera. Seguono poi i deputati abruzzesi (20,1%) e gli emiliano-romagnoli (18,%).

Analizzando i dati relativi alle regioni maggiori inoltre possiamo osservare come i deputati con una percentuale media di assenza alle votazioni più bassa siano quelli eletti in Sardegna (10,1%). Seguono gli eletti in Trentino-Alto Adige (11,5%) e nelle Marche (12,2%).

I dati relativi alle presenze possono essere ricavati dalla partecipazione alle votazioni elettroniche. Dal conteggio delle assenze sono escluse tutte quelle classificate come “missioni”. Campania, Lazio, Piemonte, Lombardia, Sicilia e Veneto hanno più di una circoscrizione i cui dati sono stati aggregati per agevolare il confronto tra regioni.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: mercoledì 7 Luglio 2021)

Al senato invece  troviamo una situazione diversa. A palazzo Madama infatti i senatori appartenenti alla circoscrizione America meridionale registrano una percentuale di assenza più alta con il 22,2%. Subito dopo però troviamo i senatori eletti in due delle principali regioni italiane. Si tratta degli eletti in Toscana (11,3%) e in Veneto (10%). Tra le altre regioni principali si registrano dati superiori alla media del senato anche per gli eletti in Lombardia (8,6%) e Lazio (8,3%). I senatori meno assenti sono invece quelli delle Marche con una media di poco superiore all’1%.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: mercoledì 7 Luglio 2021)

Nell'analizzare questi dati dobbiamo sempre ricordare che il livello di assenteismo generale è comunque abbastanza basso dato che la gran parte dei parlamentari presenta un tasso inferiore al 25%. Questo tuttavia non deve distogliere l'attenzione da un tema molto sentito dai cittadini e che può contribuire a far perdere credibilità al parlamento.

Foto credit: Facebook - Italia Viva 

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Le assenze dei parlamentari https://www.openpolis.it/le-assenze-dei-parlamentari/ Thu, 13 May 2021 09:36:12 +0000 https://www.openpolis.it/?p=139742 I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi ‘Le assenze dai lavori parlamentari dei membri di camera e senato‘. 14% la […]

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I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi ‘Le assenze dai lavori parlamentari dei membri di camera e senato‘.

14%

la percentuale media di assenza alle votazioni dei parlamentari. In una fase storica in cui la politica necessita di recuperare credibilità, un ingiustificato assenteismo da parte dei parlamentari risulta inaccettabile agli occhi degli elettori. I dati dell’attuale legislatura ci dicono che la maggioranza dei parlamentari ha una percentuale di assenze in aula compresa tra lo 0% e il 25%. Tuttavia, si deve anche tenere presente che c’è un gruppo composto da 146 deputati e senatori con percentuali superiori, che in alcuni casi arrivano a sfiorare il 100%. Vai all’articolo.

14.827

votazioni elettroniche dall’inizio della legislatura (al 30 aprile 2021). Per monitorare la presenza in aula di deputati e senatori è necessario conteggiare la partecipazione ad ogni singola sessione di voto. Ciò perché all’interno di una seduta si possono svolgere anche più votazioni: la presenza all’inizio dei lavori quindi non significa necessariamente che un parlamentare parteciperà all’intera seduta. Nella stragrande maggioranza dei casi, il voto avviene in forma elettronica. I dati relativi all’andamento di queste votazioni sono quindi uno strumento fondamentale per monitorare l’attività del parlamento e dei suoi membri. Da inizio legislatura ce ne sono state 8.342 alla camera e 6.485 al senato. Approfondisci su openparlamento.

3%

parlamentari con una percentuale di assenza compresa tra il 50% e il 100%. La maggior parte dei parlamentari presenta un tasso di assenteismo alle votazioni compreso tra lo 0% ed il 25%: parliamo di 803 membri di camera e senato. Ci sono poi 116 parlamentari (circa il 12%) con una percentuale di assenza alle votazioni compresa tra il 25,1% e il 50%. Infine abbiamo 30 parlamentari (il 3% circa) la cui percentuale di assenza ingiustificata alle votazioni è compresa tra il 50% ed il 100%. Vai al grafico.

300 su 321

i senatori con una percentuale di assenza compresa tra lo 0% e il 25%. A palazzo Madama solo 21 senatori hanno un tasso d’assenteismo superiore al 25%. Di questi, 17 rientrano tra il 25,1% e il 75% di assenze mentre solo 4 hanno percentuali di assenza ancora superiori. Tra le motivazioni di questo maggiore livello di partecipazione al senato possiamo annoverare anche i numeri stretti su cui poteva contare il governo Conte II. A palazzo Madama infatti il voto di ogni singolo esponente era importante per la tenuta dell’esecutivo. Vai all’approfondimento.

60,4%

la percentuale di assenze non giustificate di Giorgia Meloni. È interessante notare che tra i deputati e i senatori con una percentuale di assenze particolarmente elevata figurano anche nomi piuttosto noti all’opinione pubblica. Alla camera, ad esempio, tra i 15 deputati più “assenteisti” troviamo anche la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni (60,4% di assenze). Rientrano in questa classifica anche Michela Vittoria Brambilla (Forza Italia, 99%) e Vittorio Sgarbi (misto, 77,7%). A palazzo Madama invece troviamo, tra gli altri, Ignazio La Russa (Fdi, 59%), Matteo Renzi (Italia viva, 39,8%), Emma Bonino (Più Europa, 31,5%) e Daniela Santanché (Fdi, 28,8%). Vai al grafico.

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Le assenze dai lavori parlamentari dei membri di camera e senato https://www.openpolis.it/le-assenze-dai-lavori-parlamentari-dei-membri-di-camera-e-senato/ Wed, 12 May 2021 07:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=134598 Il tasso di assenteismo ai lavori del parlamento è uno dei parametri più immediati per valutare l'operato dei nostri rappresentanti. Nell'attuale legislatura ci sono 146 parlamentari con una percentuale di assenza alle votazioni superiore al 25%.

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Il livello di partecipazione di deputati e senatori ai lavori delle rispettive aule è un tema che riscuote sempre grande attenzione. Non solo perché i parlamentari hanno precisi obblighi in questo senso ma anche perché, in una fase storica in cui la politica necessita di recuperare credibilità, un ingiustificato assenteismo da parte dei parlamentari risulta inaccettabile agli occhi degli elettori.

Sotto questo punto di vista, i dati dell’attuale legislatura ci dicono che la maggioranza dei parlamentari ha una percentuale di assenze in aula compresa tra lo 0% e il 25%. Tuttavia, si deve anche tenere presente che c’è un gruppo composto da 146 deputati e senatori il cui tasso di assenza è superiore e in alcuni casi arriva a sfiorare  il 100%.

14% la percentuale media di assenza alle votazioni dei parlamentari.

Su questo tema però è difficile orientarsi. In parte perché è abbastanza complesso comprendere come sono organizzati i lavori delle camere e in parte perché lo stesso parlamento mantiene alcune zone d’ombra sulla materia.

Come si conteggiano assenze, presenze e missioni dei parlamentari

Oltre ad un obbligo di tipo morale, ma anche di opportunità politica, deputati e senatori sono tenuti a partecipare ai lavori dell’aula anche da specifiche norme contenute nei regolamenti delle camere. Nello specifico, si tratta rispettivamente dall’articolo 48 comma 1 del regolamento della camera e dall’articolo 1 comma 2 di quello del senato.

È dovere dei deputati partecipare ai lavori della Camera.

Tuttavia, oltre ai lavori dell’aula, i parlamentari possono essere chiamati a ricoprire una serie di incarichi ulteriori. Tra questi citiamo il ruolo di questore, di membro dell’ufficio di presidenza e di presidente di commissione. A questi si possono aggiungere incarichi nel governo, senza dimenticare che per un parlamentare è importante mantenere uno stretto legame con il territorio in cui è stato eletto, partecipando ad eventi o incontri organizzati a livello locale.

I molteplici impegni di un parlamentare influiscono sulla percentuale di assenze in aula.

Questa fitta agenda di impegni dunque può far sì che un parlamentare non riesca a partecipare sempre ai lavori d’aula. Ma come si monitora la presenza di deputati e senatori? Per far questo è necessario conteggiare la partecipazione ad ogni singola sessione di voto. Ciò perché all’interno di una seduta si possono svolgere anche più votazioni: la presenza in aula all’inizio dei lavori quindi non significa necessariamente che un parlamentare parteciperà all’intera seduta.

È possibile ricavare i dati sulle presenze dei parlamentari dai risultati delle votazioni elettroniche. Vi sono però problemi di trasparenza e completezza.
Vai a "Come si contano assenze, presenze e missioni parlamentari"

Nella stragrande maggioranza dei casi, il voto avviene in forma elettronica. I dati relativi all’andamento di queste votazioni sono quindi uno strumento fondamentale per monitorare l’attività del parlamento e dei suoi membri. Da inizio legislatura ce ne sono state 8.342 alla camera e 6.485 al senato. È su questa base che possiamo valutare il livello di partecipazione ai lavori dei singoli parlamentari.

14.827 votazioni elettroniche dall’inizio della legislatura.

I numeri della XVIII legislatura

La percentuale di assenza alle votazioni è uno dei parametri più immediati (anche se non molto sofisticato) attraverso cui i cittadini possono valutare l’attività dei rappresentanti che hanno eletto. Ma quali sono i numeri dell’attuale legislatura? Come abbiamo visto, le votazioni svoltesi dal marzo 2018 sono state oltre 14mila. E la percentuale media di assenze è di circa il 14%.

Entrando più nel dettaglio, possiamo notare che la maggior parte dei parlamentari presenta un tasso di assenteismo alle votazioni compreso tra lo 0% ed il 25%: parliamo di 803 membri di camera e senato su un totale di 949 (è ancora vacante il seggio lasciato libero da Piercarlo Padoan, dimessosi lo scorso novembre), l’84,6%.

3% parlamentari con una percentuale di assenza compresa tra il 50% e il 100%.

Ci sono poi 116 parlamentari (circa il 12%) con una percentuale di assenza alle votazioni compresa tra il 25,1% e il 50%. Infine abbiamo 30 parlamentari (il 3% circa) la cui percentuale di assenza ingiustificata alle votazioni è compresa tra il 50% ed il 100%.

Osservando i dati ancora più da vicino, possiamo notare che i deputati con un tasso di assenteismo compreso tra lo 0 e il 25% sono 502, circa l’80% dei componenti l’aula. Sono 103 (il 16,4%) invece i membri della camera ad avere una percentuale di assenza compresa tra il 25,1% e il 50%. Mentre solo 23 deputati non hanno partecipato a più della metà delle votazioni.

A palazzo Madama invece quasi tutti i senatori rientrano nella fascia compresa tra lo 0 e il 25% di assenze. Solo 21 senatori infatti hanno un tasso d’assenteismo superiore. Di questi, 17 rientrano tra il 25,1% e il 75% di assenze mentre solo 4 hanno percentuali di assenza ancora superiori.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 30 Aprile 2021)


300 SU 321 i senatori con una percentuale di assenza compreso tra lo 0% e il 25%.

Come abbiamo già raccontato, questa disparità nel livello di partecipazione tra camera e senato può essere dovuta, almeno in parte, alla maggioranza ristretta su cui poteva fare affidamento il governo Conte II. A palazzo Madama infatti il voto di ogni singolo esponente era importante per la tenuta dell'esecutivo ed anche i parlamentari membri del governo spesso sono stati costretti a partecipare alle votazioni per non far andare sotto la maggioranza.

Le performance dei deputati

Entriamo adesso più nello specifico e vediamo chi sono i membri di camera e senato più assenti. Come abbiamo già raccontato, spesso i parlamentari si trovano a dover svolgere anche altri incarichi istituzionali come ruoli nel governo o nelle commissioni. Questo comporta una maggiore difficoltà a presenziare alle votazioni dell’aula.

Un parlamentare "in missione" non viene considerato come assente durante le votazioni.

Tuttavia in questi casi la loro mancata partecipazione viene giustificata. Il parlamentare infatti viene classificato come “in missione” e la sua assenza non viene conteggiata. Questo ha una valenza ai fini del raggiungimento del numero legale, per fare un esempio. Il conteggio delle assenze non tiene quindi conto delle missioni ma solo delle mancate partecipazioni alle votazioni di senatori e deputati che non rientrano in questa categoria.

Come abbiamo visto, il livello di partecipazione è più scarso alla camera. Qui infatti si trovano 126 deputati su 628 con un tasso di assenteismo superiore al 25% (non fanno parte del conteggio il presidente della Camera Roberto Fico e il seggio rimasto vacante dopo le dimissioni di Padoan).

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 30 Aprile 2021)

È interessante notare che tra i 15 deputati con la percentuale di assenze più alta se ne trovano 6 di Forza Italia. Tra questi anche alcuni nomi particolarmente noti come Michela Vittoria Brambilla (99% di assenze) e Michaela Biancofiore (57,9%). Sei anche i deputati “assenteisti” appartenenti al gruppo misto. Anche in questo caso troviamo un nome molto noto alle cronache, quello di Vittorio Sgarbi (77,7%). Rientra in questa particolare classifica infine anche la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che non ha preso parte al 60,4% delle votazioni.

6  i membri di Fi e gruppo misto tra i deputati con la più alta percentuale di assenze alle votazioni.

Le performance dei senatori

Come abbiamo visto, al senato il livello di partecipazione è significativamente più alto. Un dato ancora più rilevante se si considera che tra i membri di palazzo Madama più assenti ci sono anche i senatori a vita che per motivi legati all’età, alla salute o semplicemente alla loro attività professionale, raramente riescono a presenziare alle sedute.

A palazzo Madama molti nomi di rilievo tra i senatori più assenti.

Tra i primi 6 posti con la percentuale più alta di assenze troviamo infatti 4 senatori a vita: Giorgio Napolitano, Carlo Rubbia, Renzo Piano e Liliana Segre. Se si escludono i senatori a vita e la presidente del senato Maria Elisabetta Alberti Casellati (che così come Fico alla camera solitamente non partecipa alle votazioni), possiamo notare come anche in questo caso rientrino nella classifica dei 15 politici con la più elevata percentuale di assenze nomi di rilievo del panorama politico presente e passato.

Tra questi possiamo citare Niccolò Ghedini (Fi, 71,4% di assenze), Ignazio La Russa (Fdi, 59%), Matteo Renzi (Iv, 39,8%), Emma Bonino (Più Europa, 31,5%), Paolo Romani (ex esponente di Fi ora nel misto, 30,8%) e Daniela Santanché (Fdi, 28,8%). Al primo posto di questa particolare classifica tuttavia troviamo il senatore del Pd Tommaso Cerno con il 78,1% di assenze.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 30 Aprile 2021)

Dobbiamo tuttavia sottolineare come il livello generale di partecipazione ai lavori del senato sia più alto rispetto a quello della camera. Basti notare che a Montecitorio la deputata Francesca La Marca, quindicesima per percentuale di assenze, risulta non aver partecipato al 56,6% delle votazioni. La stessa posizione al senato è occupata da Sandro Biasotti il cui tasso di assenteismo è però del 27,1%.

Foto credit: Facebook Fratelli d'Italia camera - Licenza

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La presenza in parlamento dei ministri del governo Draghi https://www.openpolis.it/la-presenza-in-parlamento-dei-ministri-del-governo-draghi/ Wed, 24 Mar 2021 08:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=115662 Tra i membri dell'attuale consiglio dei ministri, 14 sono anche parlamentari. Molti hanno già svolto incarichi di governo nella legislatura. Anche per questo motivo la maggior parte ha un livello di partecipazione ai lavori delle camere estremamente basso.

L'articolo La presenza in parlamento dei ministri del governo Draghi proviene da Openpolis.

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Il livello di partecipazione di deputati e senatori ai lavori delle rispettive aule è un tema che riscuote sempre grande attenzione. Non solo perché i parlamentari hanno precisi obblighi in questo senso ma anche perché, in una fase storica come questa in cui la politica necessita di recuperare credibilità, un ingiustificato assenteismo da parte dei parlamentari sarebbe inaccettabile agli occhi degli elettori.

I dati dell’attuale legislatura ci dicono che la maggioranza dei parlamentari ha una percentuale di presenza in aula compresa tra il 75,01% e il 100%. Tuttavia, si deve anche tenere presente che c’è un gruppo composto da 134 deputati e senatori il cui tasso di presenza risulta essere inferiore al 50%.

134 parlamentari hanno partecipato a meno della metà delle votazioni elettroniche.

Su questo tema però è difficile orientarsi. In parte perché è abbastanza complesso comprendere come sono organizzati i lavori delle camere, ed in parte perché lo stesso parlamento mantiene alcune zone d’ombra sulla materia. Una di queste riguarda la gestione missioni. Quando un membro del parlamento non può partecipare ai lavori dell’aula poiché impegnato in altre attività istituzionali (come ad esempio coloro che ricoprono incarichi di governo) egli non è considerato assente ma come “in missione”. Tale istituto tuttavia non è regolato in maniera dettagliata e questo può portare a degli abusi.

Come si conteggiano presenze, assenze e missioni dei parlamentari

Oltre ad un obbligo di tipo morale, ma anche di opportunità politica, deputati e senatori sono tenuti a partecipare ai lavori dell’aula anche da specifiche norme contenute nei regolamenti delle camere. Nello specifico, si tratta rispettivamente dall’articolo 48 del regolamento della camera e dall’articolo 1 comma 2 di quello del senato.

I Senatori hanno il dovere di partecipare alle sedute dell’assemblea e ai lavori delle commissioni.

Tuttavia, oltre ai lavori dell’aula, i parlamentari possono essere chiamati a ricoprire una serie di incarichi ulteriori. Tra questi citiamo il ruolo di questore, di membro dell’ufficio di presidenza, di presidente di commissione, oltre a quello di ministro, viceministro o sottosegretario nel governo. Senza dimenticare che per un parlamentare è importante mantenere uno stretto legame con il territorio in cui è stato eletto, partecipando ad eventi o incontri organizzati a livello locale.

I molteplici incarichi svolti da un parlamentare rendono difficile la presenza in aula.

Questa fitta agenda di impegni dunque può far sì che un parlamentare non riesca a partecipare sempre ai lavori d’aula. Ma come si monitora la presenza di deputati e senatori? Per far questo è necessario conteggiare la partecipazione ad ogni singola sessione di voto a cui ogni parlamentare prendete parte. Ciò perché all’interno di una seduta si possono svolgere anche più votazioni: la presenza in aula all’inizio dei lavori quindi non significa necessariamente che un parlamentare parteciperà all’intera seduta.

Nella stragrande maggioranza dei casi, il voto avviene in forma elettronica. I dati relativi all’andamento di queste votazioni sono quindi uno strumento fondamentale per monitorare l’attività del parlamento e dei suoi membri. Da inizio legislatura ce ne sono state 7.645 alla camera e 6.312 al senato.

13.957 votazioni elettroniche dall’inizio della legislatura.

È su questa base che possiamo valutare il livello di partecipazione ai lavori dei singoli parlamentari.

I numeri della XVIII legislatura

Il livello di presenza in aula è uno dei parametri (anche se non molto sofisticato) attraverso cui i cittadini possono valutare l’attività portata avanti dai rappresentanti che hanno eletto. Ma quali sono i numeri dell’attuale legislatura? Come abbiamo visto, le votazioni elettroniche svoltesi dal marzo 2018 sono state quasi 14mila, con un tasso medio di partecipazione del 76,9%.

76,9% partecipazione media dei parlamentari alle votazioni elettroniche.

Entrando più nel dettaglio, possiamo notare che la maggior parte dei parlamentari presenta un tasso di partecipazione alle votazioni compreso tra il 75,01% ed il 100%: parliamo di 646 parlamentari su un totale di 950, il 68%. Ci sono poi 169 parlamentari (il 17,8%) con un livello di presenza compreso tra il 50,01% e il 75%. Mentre 134 (il 14,1%) hanno partecipato a meno della metà delle votazioni.

Osservando i dati ancora più da vicino, possiamo notare che i deputati con un livello di partecipazione compreso nella fascia più altra sono 388, cioè il 61,7% dei componenti l’aula. Mentre quelli con una presenza inferiore al 50% sono 107 (il 17%). A palazzo Madama invece, i senatori che si trovano nella fascia di presenza più alta sono 258 (l’80,4%), mentre sono solo 27 quelli con un livello di partecipazione inferiore al 50%.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 19 Marzo 2021)

Come abbiamo già raccontato, questa disparità nel livello di partecipazione tra camera e senato può essere dovuta, almeno in parte, alla maggioranza ristretta su cui poteva fare affidamento il governo Conte II. A palazzo Madama infatti il voto di ogni singolo esponente era importante per la tenuta dell'esecutivo ed anche i parlamentari membri del governo spesso sono stati costretti a partecipare alle votazioni per non far andare sotto la maggioranza. Viceversa a Montecitorio, dove i numeri della coalizione erano più ampi, si può notare un livello di partecipazione complessivamente inferiore.

Le presenze in aula dei ministri del governo Draghi

Fin qui abbiamo analizzato in generale il livello di presenza in aula di deputati e senatori. Ma che cosa sappiamo sulla partecipazione dei membri del governo Draghi? Nel nostro ordinamento infatti un incarico nell'esecutivo non è incompatibile con quello di parlamentare. Tuttavia gli impegni di governo sono molto gravosi e portano via la maggior parte del tempo di ministri e sottosegretari che quindi faranno fatica a presenziare anche ai lavori di camera e senato.

Un incarico nell'esecutivo assorbe gran parte del tempo dei parlamentari.

Se andiamo ad analizzare il livello di partecipazione alle votazioni dei ministri dell'attuale esecutivo possiamo notare infatti che solo uno di essi supera la soglia del 75%. Si tratta di Stefano Patuanelli del Movimento 5 stelle (80,8%). Come abbiamo già detto però, un così alto livello di partecipazione può essere in parte motivato con i numeri ristretti che reggevano la maggioranza giallorossa al senato. L'attuale ministro per le politiche agricole infatti è stato titolare dello sviluppo economico nel governo Conte II.

Tra gli attuali ministri, oltre a Patuanelli, solo altri tre presentano un tasso di partecipazione superiore al 50%: Renato Brunetta (74,9%), Mariastella Gelmini (53,7%) e Fabiana Dadone (52,3%). Da notare però che i due deputati azzurri sono al primo incarico di governo in questa legislatura (Gelmini ha ricoperto il ruolo di capogruppo fino alla nomina a ministra). Mentre la pentastellata Dadone è stata ministra senza portafoglio alla pubblica amministrazione nel precedente esecutivo. Tutti gli altri ministri parlamentari dell'attuale esecutivo hanno invece un tasso di partecipazione alle sedute inferiore al 50%.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 19 Marzo 2021)

Come nel caso di Patuanelli e Dadone però, dobbiamo ricordare che il livello di partecipazione estremamente basso di molti ministri è anche dovuto al fatto che la maggior parte di essi ha già fatto parte di un precedente governo all'interno della XVIII legislatura. Ad esempio Luigi Di Maio, che ha il tasso di presenza più basso fra i membri del nuovo consiglio dei ministri (5,74%), ha fatto parte di tutti e tre gli esecutivi. Un altro esponente con un livello di presenza in aula particolarmente basso è Lorenzo Guerini del Partito democratico (14,27%). Anch'egli tuttavia era già ministro della difesa nel governo Conte II.

39,7% il tasso medio di partecipazione alle votazioni elettroniche dei ministri del governo Draghi.

Tra i nuovi ingressi, oltre ai già citati Gelmini e Brunetta, ci sono Andrea Orlando e Mara Carfagna. L'esponente del Partito democratico ha partecipato al 45,77% delle votazioni, mentre l'azzurra al 28,33%. Il tasso di partecipazione della deputata di Forza Italia deve essere però analizzato con attenzione. Dobbiamo ricordare infatti che, prima di diventare ministra, Mara Carfagna ha ricoperto il ruolo di vicepresidente della camera. E non è raro il caso in cui chi presiede l'assemblea decida di non partecipare alle votazioni.

Le missioni, uno strumento problematico

Come abbiamo visto dunque, l'agenda dei membri del parlamento può essere molto fitta e ciò rende difficile per una parte di essi partecipare assiduamente alle sedute delle camere. Tuttavia, quando un parlamentare è impossibilitato a presenziare alle votazioni a causa di altri impegni istituzionali la sua assenza è giustificata.

Quando un parlamentare è "in missione" la sua assenza è giustificata.

In questo caso infatti il parlamentare viene classificato come "in missione". La conseguenza più immediata di questa distinzione è che l’assenza non viene conteggiata ai fini del conseguimento del numero legale e non comporta una decurtazione sulla diaria.

Dall’inizio della legislatura le missioni sono state in totale 656.708. Rispetto al numero di votazioni totali, le assenze dovute a missioni sono il 9,8%. Tra i parlamentari maggiormente in missione ritroviamo molti di coloro che ricoprono o hanno ricoperto incarichi di governo.

9,8% le assenze dei parlamentari alle votazioni elettroniche dovute a missioni.

Possiamo osservare infatti che tra i 15 parlamentari più "in missione", solo uno non ha avuto incarichi di governo nell'attuale legislatura. Si tratta del deputato di Fratelli d'Italia Edmondo Cirielli, presente solamente in 765 votazioni. Da notare che tutti i parlamentari con un elevato numero di missioni appartengono alla camera. L'unica eccezione in questo senso è rappresentata dal senatore di Per le autonomie Ricardo Antonio Melo, già sottosegretario nei governi Conte I e II.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 19 Marzo 2021)

Come possiamo vedere quindi l'istituto delle missioni viene spesso utilizzato per giustificare le assenze dei parlamentari che hanno incarichi di governo. Ma non si tratta dell'unico caso. Infatti non esistono criteri univoci per definire quando un parlamentare è da considerarsi in missione. Alla fine di ogni seduta il presidente dell’aula li elenca, tuttavia non si precisa l’attività esatta che ne giustifica l’assenza, né la durata.

Per fare un esempio di quanto siano vaghi i principi che regolano questo istituto, possiamo citare il fatto che sono stati considerati come in missione anche i parlamentari che non hanno partecipato alle votazioni poiché in isolamento a causa del Covid. Uno degli ultimi casi è stato quello di Pier Ferdinando Casini che ha annunciato pubblicamente la propria positività.

Non esistono criteri univoci per definire quando una parlamentare è da considerarsi in missione.

Tuttavia, quello del senatore Casini è stato un caso isolato. Anche per motivi legati alla privacy infatti generalmente non è stata fatta una distinzione tra i parlamentari assenti perché effettivamente in missione e quelli in quarantena. Questo però contribuisce a creare ancora più confusione su uno strumento ad oggi scarsamente regolato. Senza dimenticare il fatto che i parlamentari sono considerati in missione in molti altri casi oltre ai due qui descritti. Solo per fare un esempio, nella seduta della camera del 22 marzo, i deputati in missione erano più di 70.

Al di la dei casi di Covid quindi, pubblicare i dettagli delle missioni parlamentari come durata, attività specifica e luogo, aiuterebbe a spiegare la quotidianità dei politici eletti in parlamento e a distinguere l'assenteismo dalle esigenze relative al mandato o personali, contribuendo a restituire credibilità alla classe politica.

Foto credit: Facebook Luigi Di Maio - Licenza

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