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	<title>Unione Europea Archivi - Openpolis</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 28 Jul 2026 05:40:11 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Più di un terzo degli incendi dell’Unione Europea è divampato in Italia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/piu-di-un-terzo-degli-incendi-dellunione-europea-e-divampato-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=308490</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli incendi boschivi sono un problema grave soprattutto nei paesi del sud Europa. Anche se il 99,2% dei roghi sono di piccoli dimensioni l’aumento negli anni resta preoccupante. Un’inchiesta coordinata da Edjnet.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/piu-di-un-terzo-degli-incendi-dellunione-europea-e-divampato-in-italia/">Più di un terzo degli incendi dell’Unione Europea è divampato in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Gli incendi sono una piaga per le comunità, in particolar modo nelle zone dei paesi europei più caldi, a sud del continente. I roghi boschivi, storicamente in gran parte dolosi, <strong>sono favoriti da siccità e alte temperature</strong> causate dalla crisi climatica in corso.</p>



<p>Per questo abbiamo aderito a un’inchiesta collettiva a livello europeo, coordinata dal Mediterranean institute for investigative reporting (<a href="https://miir.gr/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Miir</a>), e realizzata in collaborazione con <a href="https://www.europeandatajournalism.eu/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Edjnet</a> (European data journalism network), di cui Openpolis fa parte da anni. L’abbiamo fatto grazie alla raccolta e <strong>all’analisi dei dati </strong>sugli incendi boschivi nel paese. Per arricchire l&#8217;analisi,  abbiamo intervistato amministratori locali e associazioni che ogni anno si trovano a dover affrontare l’emergenza.</p>



<p>Nel mezzogiorno italiano <strong>c&#8217;è da sempre il più alto numero di roghi,</strong> anche a causa dei lunghi periodi di siccità.</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Chi rileva i dati sugli incendi in Italia</h3>



<p><strong>Gli enti che si occupano della raccolta e della gestione delle informazioni che riguardano gli incendi boschivi sono tre</strong>: il ministero dell&#8217;agricoltura e della sovranità alimentare, il corpo nazionale dei vigili del fuoco e il comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell&#8217;arma dei carabinieri. Per quel che riguarda le regioni a statuto speciale, i dati vengono curati dai rispettivi corpi forestali.</p>



<p>A livello nazionale, i dati vengono condivisi con la popolazione tramite i <a href="https://www.carabinieri.it/chi-siamo/oggi/organizzazione/tutela-forestale-ambientale-e-agroalimentare#:~:text=GEOPORTALE%20INCENDI%20BOSCHIVI" type="link" id="https://geoportale.incendiboschivi.it/portal/apps/sites/#/geoportale-incendi-boschivi" target="_blank" rel="noreferrer noopener">portali</a> attivati dall&#8217;unità forestale dei carabinieri. <strong>Si tratta di informazioni che per obbligo devono essere registrate e rese pubbliche, come stabilito dalla legge 155/2021.</strong></p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Il Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell&#8217;Arma dei carabinieri e i Corpi forestali delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, entro quarantacinque giorni dall&#8217;estinzione dell&#8217;incendio, provvedono a rilevare le aree percorse dal fuoco e a rendere disponibili i conseguenti aggiornamenti non oltre il 1° aprile di ogni anno alle regioni e ai comuni interessati su apposito supporto digitale. Gli aggiornamenti sono contestualmente pubblicati in apposita sezione nei rispettivi siti internet istituzionali [&#8230;]</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2021-11-08;155!vig=2026-05-08" target="_blank">&#8211; Legge 155/2021</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>All&#8217;interno del sito si possono trovare numerose informazioni divise per anni. In particolare, il portale risulta particolarmente informativo per l&#8217;anno 2025 dove è possibile risalire a numerose informazioni come il grado di protezione delle aree percorse dal fuoco e lo stato della vegetazione delle zone colpite. <strong>Si tratta però di dati che non possono essere direttamente scaricabili in un formato che ne consente l&#8217;elaborazione.</strong></p>


<div id="strillo-testo-block_7bc9c7a47b5c5e1b4cb4b60ab3907cf3" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Il portale nazionale riporta dati solo per le regioni a statuto ordinario.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Inoltre, in questo portale risultano presenti esclusivamente le informazioni che riguardano le regioni a statuto ordinario: quelle a statuto speciale, disponendo di corpi forestali autonomi, gestiscono la pubblicazione in modo indipendente. Sebbene questi dati siano spesso scaricabili dai portali regionali o provinciali, la loro consultazione è ostacolata da formati complessi o dalla carenza di metadati che ne spieghino i criteri di misurazione. <strong>L&#8217;assenza di un portale nazionale unico e centralizzato rende quindi più difficile avere un quadro d&#8217;insieme chiaro per i cittadini.</strong></p>



<p>Tutti gli enti citati hanno comunque l&#8217;obbligo di trasmettere le informazioni all&#8217;<a href="https://forest-fire.emergency.copernicus.eu/" type="link" id="https://forest-fire.emergency.copernicus.eu/">Effis</a> (<em>European Forest Fire Information System</em>), <strong>un sistema che aggrega i dati di tutti i paesi europei e li pubblica sia in report consultabili che in database aperti.</strong> È proprio questa la fonte utilizzata annualmente dall&#8217;<a href="https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/Crisi-Emergenze-ambientali-e-Danno/centro-operativo-per-la-sorveglianza-ambientale/ecosistemi-ed-incendi-boschivi-in-italia" type="link" id="https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/Crisi-Emergenze-ambientali-e-Danno/centro-operativo-per-la-sorveglianza-ambientale/ecosistemi-ed-incendi-boschivi-in-italia" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ispra</a> per redigere i propri resoconti nazionali: tali analisi servono a monitorare lo stato delle aree boschive colpite e a studiare l&#8217;evoluzione del fenomeno nel tempo.</p>



<p>Il sistema Effis si basa sulle rilevazioni di <a href="https://dataspace.copernicus.eu/" type="link" id="https://dataspace.copernicus.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Copernicus</a>, il programma europeo di osservazione satellitare. Utilizzando esclusivamente i dati dei satelliti non è possibile coprire la totalità degli incendi, dal momento che alcuni possono avere dimensioni ridotte. <strong>Per capire quanto i dati satellitari siano differenti dalle rilevazioni delle autorità locali e nazionali, è necessario che i singoli paesi comunichino a Effis il totale delle superfici percorse da incendio.</strong> Il dato di Effis non si discosta particolarmente da quanto viene comunicato, coprendo tramite le rilevazioni circa il 95% delle superfici dichiarate. Un&#8217;altra nota doverosa è quella relativa al numero di incendi: a livello nazionale, è possibile calcolare questo dato con una relativa precisione ma lo stesso incendio può ricadere su più province o regioni quindi il dato a livello provinciale considera l&#8217;evento, che può essere ripetuto anche su più province.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gli incendi sono in crescita</h3>



<p>I dati Effis elaborati dal Miir, il partner di Edjnet che ha coordinato il lavoro della data unit, prendono in considerazione l&#8217;intero continente europeo nel periodo dell&#8217;anno che va da aprile a ottobre, quello più caratterizzato dagli incendi boschivi. Questa scelta è stata fatta per una ragione ben precisa: i dati Effis non distinguono i roghi boschivi da numerose altre forme di incendi, come quelli prescritti (ovvero quelli autorizzati per la gestione del territorio su superfici pianificate) oppure quelli legati al contesto agricolo.</p>


<div id="nel-2025-oltre-1-incendio-su-3-in-ue-e-scoppiato-in-italia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Dal 2015 al 2025, in Europa sono stati registrati 24.338 incendi, più o meno uno a settimana. Dal 2021 si registra un aumento costante sia del numero di eventi che della loro grandezza. I roghi nel 2025 sono stati <strong>4.730</strong> e comprendevano un&#8217;area pari a 904,9mila ettari. <strong>Nell&#8217;anno considerato, oltre un incendio su tre è stato registrato su territorio italiano.</strong> Questi eventi hanno percorso 94.456 ettari, comprendendo circa il 10,4% della superficie totale degli incendi europei. <strong>Però il 99,2% degli incendi italiani era inferiore ai 1.000 ettari di terreno, componendo quindi degli eventi singoli più contenuti rispetto a quelli registrati in altre parti d&#8217;Europa.</strong> Per quanto non sia possibile risalire alla dinamica specifica del caso italiano, talvolta questo tipo di incendi ha una natura spiccatamente dolosa.</p>



<p>Nel decennio considerato, i roghi boschivi si sono verificati principalmente in determinate zone del paese. È possibile vedere nel dettaglio come si distribuiscono gli incendi durante l&#8217;anno sempre con l&#8217;aiuto dei dati elaborati dal Miir. Grazie a questo lavoro, <strong>appare evidente come gli incendi in Italia si concentrassero principalmente in aree del sud del paese.</strong></p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2025-la-sicilia-era-la-regione-italiana-con-piu-ettari-percorsi-dal-fuoco/">Nel 2025 la Sicilia era la regione italiana con più ettari percorsi dal fuoco</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2025-la-sicilia-era-la-regione-italiana-con-piu-ettari-percorsi-dal-fuoco/">Ettari percorsi dal fuoco (2025)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_308723_tab3"><p>Il dato mostra la superficie totale percorsa dal fuoco durante gli eventi di incendio boschivo. Le rilevazioni satellitari non coprono la totalità degli incendi (alcuni hanno dimensioni molto ridotte) ma raggiungono una precisione del 95% sul totale dell&#8217;area percorsa. I dati si riferiscono ai mesi che vanno da aprile a ottobre. Per quanto riguarda il numero di eventi, un incendio può ricadere su più province quindi lo stesso rogo viene contato sempre all&#8217;interno dei territori in cui ha percorso degli ettari.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Effis-Miir                                                                <br>(consultati: venerdì 22 Maggio 2026)
                                        </p>
                </div>
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<div id="la-meta-della-superficie-percorsa-da-fuoco-nel-2025-in-italia-si-trova-in-sicilia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>In particolare, la regione più colpita era la <strong>Sicilia</strong>: nel 2025 il 53,5% della superficie percorsa da fuoco in Italia ricadeva nell&#8217;isola. La provincia di Agrigento registrava incendi per un totale di 18.610 ettari percorsi da fuoco, seguita da Caltanissetta (11.392 ettari) e Trapani (7.179 ettari).</p>


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        <section class="blockquote">
							<p>Nel 2025, il 40,9% della superficie totale percorsa da incendi in Italia era di tipo agricolo.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Sempre grazie ai dati Effis, è possibile notare anche altre caratteristiche degli incendi italiani che sono avvenuti durante il 2025. Sul territorio nazionale, la gran parte degli eventi era localizzata nelle zone intermedie tra quelle più urbanizzate e quelle rurali, componendo una superficie pari a 35.848,81 ettari (il 38%). Inoltre, nel 2025, <strong>37.082 ettari ricadevano su territori agricoli, componendo circa il 39,3% dell&#8217;intera area percorsa da incendi in Italia e il 17,7% della superficie agricola europea colpita dai roghi.</strong> Considerando però l&#8217;intera decade (2025-2015), l&#8217;Italia riporta il valore più alto a livello europeo, con oltre 259mila ettari percorsi dal fuoco. È importante notare anche che <strong>il 28% dell&#8217;area colpita dagli incendi in Italia nel 2025 ricadeva, anche solo in parte, all&#8217;interno di un sito Natura2000</strong>, una delle principali reti ecologiche europee per la tutela e la conservazione della biodiversità e degli habitat minacciati.</p>



<p>Per quanto riguarda invece il tipo di vegetazione bruciata dagli incendi, <strong>circa il 10% era composta da vegetazione a sclerofille</strong>, un termine con cui si indicano piante come l&#8217;ulivo, il leccio e il mirto, tipiche dei climi caldi e aridi della macchia mediterranea. Il 6,7% invece comprendeva esemplari tipici delle foreste di latifoglie, tipiche degli habitat boschivi più temperati.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La lotta allo spopolamento è la lotta agli incendi</h3>



<p>“La sensazione che hai in quel momento è di trovarti da solo. Poi è chiaro che solo non sei, ma ti senti così”. <strong>Francesco Bivona</strong> è stato sindaco di <strong>Regalbuto</strong>, un piccolo centro delle aree interne siciliane, al centro dell&#8217;isola, dal 2012 al 2022. Era primo cittadino nel luglio 2021, quando un <a href="https://www.vivienna.it/2021/07/04/da-oltre-36-ore-bruciano-i-territori-di-gagliano-agira-regalbuto-e-troina/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">grande incendio</a> colpì oltre 600 ettari di territorio. Un rogo che per la sua rilevanza finì sulle prime pagine dei media, nonostante la Sicilia fosse tragicamente abituata agli incendi.</p>



<p>Qual è la prospettiva di un amministratore pubblico in quel <strong>momento di crisi?</strong> “Di fronte a un evento di dimensioni che non avevo mai visto, reso incontrollabile dal forte vento e dalle temperature calde, in quegli istanti abbiamo dovuto innanzitutto affrontare la difficoltà dei soccorsi”, racconta Bivona. Nonostante la gran mole di mezzi di soccorso messi in campo, <strong>andò bruciata un’intera sughereta</strong>, patrimonio della comunità di Regalbuto e dei paesi circostanti.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2021-la-meta-della-superficie-italiana-percorsa-da-fuoco-si-trovava-in-sicilia/">Nel 2021 la metà della superficie italiana percorsa da fuoco si trovava in Sicilia</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2021-la-meta-della-superficie-italiana-percorsa-da-fuoco-si-trovava-in-sicilia/">Superficie percorsa da fuoco in Sicilia e nel resto d&#8217;Italia (2015-2025)</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Effis-Miir                                                                <br>(consultati: venerdì 22 Maggio 2026)
                                        </p>
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<div id="la-prevenzione-e-necessaria-anche-per-scoraggiare-labbandono-del-territorio-da-parte-di-allevatori-e-agricoltori" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>La vicenda sollevò allora&nbsp; &#8211; e solleva ancora &#8211; questioni strutturali sulle <strong>politiche pubbliche da adottare per la prevenzione</strong> e la repressione degli incendi dolosi, e di come questi abbiano un legame con l’abbandono delle aree interne del Paese, oltre che con i rischi ambientali: “Bisogna ricostruire politiche utili affinché queste aree non vengano abbandonate da agricoltori e allevatori &#8211; avverte l’ex sindaco &#8211; perché la loro presenza rappresenta un presidio fondamentale per proteggere il territorio dai roghi e dal dissesto idrogeologico”.</p>


<div id="strillo-testo-block_0b3ccb1d02d2a3ca8e6799bd99b899d2" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Più mezzi, formazione e nuove tecnologie possono arginare il fenomeno dei grandi roghi dolosi.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Oltre al presidio continuo del territorio e alla lotta allo spopolamento, che espone ancora di più le zone montane siciliane al rischio di roghi, secondo Bivona <strong>occorre potenziare i mezzi per le emergenze e puntare sulla formazione </strong>della Protezione Civile locale, direttrici che in parte sono oggetto anche degli interventi del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).</p>



<p>“Investimenti in tal senso permetterebbero di rafforzare anche i presidi territoriali del pronto intervento dei Vigili del Fuoco, come ho chiesto più volte negli anni in cui ho amministrato”, evidenzia l’ex primo cittadino. <strong>E poi c’è l’aiuto tecnologico</strong>: “Già alle pendici dell’Etna si sta sperimentando l’uso di droni con sensori termici per il controllo del territorio e la prevenzione di incendi. Spero che la tecnologia potrà essere sempre più utile”.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gli incendi in Sicilia e l&#8217;attivazione della popolazione</h3>



<p>Come sempre dietro ai numeri e ai fatti ci sono le persone. In questo caso sono molte le organizzazioni e gli individui che in Italia, così come nel resto d&#8217;Europa, fanno la loro parte per arginare gli incendi boschivi.</p>



<p>La Sicilia, storicamente una delle aree più colpite da questo fenomeno a livello europeo, <strong>racconta proprio questa battaglia contro la dolosità dei roghi attraverso gli occhi del volontariato</strong> di protezione civile. <strong>Turi Pappalardo</strong> vive questa realtà in prima linea, a metà strada tra la necessità di pianificare la prevenzione e l&#8217;urgenza dell&#8217;emergenza. Lo fa con <strong>l’Anpas</strong>, un&#8217;associazione di volontari con sede a Paternò, popoloso comune della città metropolitana di Catania, nella Sicilia orientale.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1170" height="1464" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/11_credit_anpas_paterno.jpeg" alt="" class="wp-image-308791" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/11_credit_anpas_paterno.jpeg 1170w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/11_credit_anpas_paterno-768x961.jpeg 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/11_credit_anpas_paterno-414x518.jpeg 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/11_credit_anpas_paterno-635x795.jpeg 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/11_credit_anpas_paterno-1026x1284.jpeg 1026w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/11_credit_anpas_paterno-200x250.jpeg 200w" sizes="(max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></figure>



<p>L’Anpas di Paternò ha oltre tre decenni di vita ma è <strong>attiva sugli incendi nel territorio da circa dieci anni,</strong> sia sulla parte della pianura vicino Catania, sia sulle alture boschive dell’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa. Si tratta di una zona storicamente ad alto rischio incendi: “Diamo supporto alle autorità più istituzionali, come i vigili del fuoco e i carabinieri forestali, con un nostro modulo capace di contenere 400 litri d’acqua. Noi riusciamo ad andare in strade più piccole e impervie, dove i mezzi più grandi non riescono ad arrivare”, evidenzia Pappalardo.</p>



<p>Negli ultimi anni la situazione dei roghi boschivi nel catanese e in Sicilia <strong>è peggiorata</strong>, ma secondo le previsioni neanche l&#8217;estate 2026 potrebbe essere migliore.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Il dipartimento di Protezione Civile sostiene che non sarà un’estate facile per noi, perché in inverno è piovuto molto, e quindi l’erba nei boschi è più alta rispetto agli anni precedenti.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.anpas-sicilia.it/anpas-trasparente/apas-paterno/" target="_blank">&#8211; Turi Pappalardo, Anpas Paternò</a>
									            </div>
        </section>
		

<div id="la-popolazione-puo-essere-protagonista-della-prevenzione-attraverso-la-pulizia-dellabitato-e-la-creazione-delle-linee-tagliafuoco" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Un aspetto interessante riguarda la formazione e la prevenzione realizzata direttamente attraverso l’ingaggio della popolazione. Sia le istituzioni &#8211; in primis i comuni &#8211; che il mondo dell’associazionismo <strong>chiedono agli abitanti </strong>delle zone più ad alto rischio di <strong>pulire sentieri e verde in prossimità dei propri centri abitati</strong>, in modo da creare le cosiddette “linee tagliafuoco” in grado di fermare l’avanzare delle fiamme in caso di incendio.</p>


<div id="strillo-testo-block_ed4767a9561336bbbfc3f2fcba8ac23f" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;Anpas, così come le istituzioni e altre associazioni, provano ad attivare la partecipazione della popolazione.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Nonostante negli ultimi anni si assista in Sicilia a un “<strong>aumento visibile della consapevolezza</strong>”, come evidenzia lo stesso Pappalardo, ogni estate centinaia di ettari di bosco continuano a bruciare, soprattutto per causa di incendi dolosi, “per mano di gente malata o di chi ha interessi nelle terre di pascolo”.</p>



<p>In un contesto in cui i monitoraggi istituzionali faticano a coprire in modo omogeneo le aree interne, l&#8217;azione di presidio e sensibilizzazione di realtà come l&#8217;Anpas di Paternò resta un presidio fondamentale, sia per l’emergenza che per la prevenzione degli incendi.</p>



<p><strong>Foto</strong>: Anpas Paternò</p>



<p><em>This article is published in collaboration with the&nbsp;<a href="https://www.europeandatajournalism.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Data Journalism Network</a>&nbsp;in the context of<a href="https://chateurope.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;ChatEurope</a>&nbsp;and is released under a&nbsp;<a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 4.0</a>&nbsp;licence</em>.</p>



<p><em>Organisation and coordination by MIIR, with the collaboration of the EDJNET network.<br>Konstantina Maltepioti / MIIR: Data collection and data analysis<br>Szabó Krisztián / Atlatszo: Production of scrolly-telling main story<br>Research and reporting for main article: Janine Louloudi and Kostas Zafeiropoulos /MIIR</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/piu-di-un-terzo-degli-incendi-dellunione-europea-e-divampato-in-italia/">Più di un terzo degli incendi dell’Unione Europea è divampato in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli sbarchi dei migranti e le nuove politiche repressive</title>
		<link>https://www.openpolis.it/gli-sbarchi-dei-migranti-e-le-nuove-politiche-repressive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 08:29:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=293233</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi “La strategia dell’Ungheria sui migranti sta diventando modello in Italia e Ue“. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/gli-sbarchi-dei-migranti-e-le-nuove-politiche-repressive/">Gli sbarchi dei migranti e le nuove politiche repressive</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi “<a href="https://www.openpolis.it/la-strategia-dellungheria-sui-migranti-sta-diventando-modello-in-italia-e-ue" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><strong>La strategia dell’Ungheria sui migranti sta diventando modello in Italia e Ue</strong></strong></a>“.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano
<br><strong>Ascolta tutti i podcast su Radio Radicale</strong></a>.</p>
        </section>
		




        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">25.676</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><b>persone migranti arrivate sulle coste italiane dal 1 gennaio al 30 giugno 2024.</b> Si tratta dei numeri relativi esclusivamente alla rotta del Mediterraneo, e non agli arrivi della cosiddetta &#8220;rotta balcanica&#8221;, su cui le autorità non rilasciano dati. Gli ingressi del primo semestre di quest&#8217;anno sono in numero sensibilmente inferiore rispetto allo stesso periodo del 2023, ma <strong>si tratta di cifre simili al 2021 e al 2022</strong>, quando a palazzo Chigi siedeva Mario Draghi. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/nella-prima-meta-del-2024-circa-25mila-arrivi-in-italia" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">1.056</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><b>persone migranti morte o disperse da gennaio a maggio 2024</b>, secondo Missing Migrants Project, un progetto di monitoraggio dell&#8217;organizzazione internazionale per le migrazioni dell&#8217;Onu. Si tratta di cifre al ribasso, perché nei dati vengono registrati i naufragi tracciati, ma non tutti. Dal 2014 sono quasi 30mila i migranti morti o dispersi nella rotta del Mediterraneo centrale, una delle più pericolose al mondo. <a href="https://www.openpolis.it/la-strategia-dellungheria-sui-migranti-sta-diventando-modello-in-italia-e-ue" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">6</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>i paesi inseriti lo scorso maggio nella lista di quelli considerati &#8220;sicuri&#8221;</strong>, ossia dove sarebbe dimostrabile che non esistono persecuzioni politiche, etniche, religiose, oltre che trattamenti inumani, degradanti né violenza indiscriminata. I 6 paesi sono Bangladesh, Camerun, Colombia, Egitto, Perù e Sri Lanka. Si aggiungono ad altri 16 nazioni già presenti nell&#8217;elenco, stilato dal ministero degli esteri. <a href="https://www.openpolis.it/la-strategia-dellungheria-sui-migranti-sta-diventando-modello-in-italia-e-ue" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">5.382</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>i migranti con cittadinanza bengalese arrivati via mare in Italia nei primi 6 mesi del 2024</strong>. Il 27,1% del totale delle persone sbarcate al 30 giugno proviene dal Bangladesh, che rappresenta nettamente la nazionalità più ricorrente. Segue la Siria (3.692) e Tunisia (3.219). <a href="https://www.openpolis.it/numeri/un-quinto-dei-migranti-sbarcati-nei-primi-mesi-del-2024-arrivano-dal-bangladesh" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">5</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><b>i pilastri del nuovo patto europeo migrazioni e asilo</b>. Tra questi, uno riguarda l&#8217;istituzione di una <em>border procedure</em> (procedura di confine) applicata a determinate categorie di persone migranti, tra cui quelli che provengono da paesi ai cui cittadini non viene di solito concesso l’asilo. Con le &#8220;procedure di confine&#8221; e il contestuale inserimento di sempre più paesi nella lista di quelli &#8220;sicuri&#8221;, Ue e Italia stanno di fatto seguendo il modello ungherese del governo Orban, che in questi anni è stato duramente criticato e sanzionato dalle stesse istituzioni comunitarie. <a href="https://www.openpolis.it/la-strategia-dellungheria-sui-migranti-sta-diventando-modello-in-italia-e-ue" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
			        </section>
		


<h3 class="wp-block-heading">Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</h3>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/gli-sbarchi-dei-migranti-e-le-nuove-politiche-repressive/">Gli sbarchi dei migranti e le nuove politiche repressive</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La strategia dell&#8217;Ungheria sui migranti sta diventando modello in Italia e Ue</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-strategia-dellungheria-sui-migranti-sta-diventando-modello-in-italia-e-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=293141</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nei primi 6 mesi dell'anno sono arrivate circa 25mila persone via mare. Un dato inferiore al 2023, ma ai livelli degli anni del governo Draghi. Nonostante ciò, le iniziative in Italia e in Ue porteranno a più "procedure di frontiera" e al sensibile indebolimento del diritto all'asilo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-strategia-dellungheria-sui-migranti-sta-diventando-modello-in-italia-e-ue/">La strategia dell&#8217;Ungheria sui migranti sta diventando modello in Italia e Ue</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nei primi sei mesi dell&#8217;anno sono arrivate sulle coste italiane poco più di 25mila persone migranti. Un numero sensibilmente inferiore allo stesso periodo del 2023, <strong>ma ai livelli del recente passato.</strong></p>



<p>Il minor numero di arrivi viene rivendicato come un successo dal governo Meloni, ma <strong>si tratta di cifre simili al 2021 e al 2022</strong>, quando a palazzo Chigi siedeva Mario Draghi.</p>



<p>Le migrazioni, infatti, sono condizionate solo in parte da politiche pubbliche nazionali. Siamo chiaramente di fronte a un <strong>fenomeno strutturale</strong>, che nel mondo è sempre esistito, che va governato in modo equo sia per il rispetto del diritto all&#8217;asilo che per una migliore convivenza con le comunità autoctone.</p>



<p>L&#8217;analisi degli sbarchi nei primi sei mesi dell&#8217;anno ci dice, inoltre, che circa <strong>un quinto dei migranti arrivati via mare in Italia proviene dal Bangladesh</strong>, paese che negli ultimi mesi è stato inserito nella lista di quelli cosiddetti &#8220;sicuri&#8221;.</p>



<p>Questa decisione, in combinazione con i dispositivi previsti dal nuovo patto europeo migrazioni e asilo, <strong>potrebbe portare alla marginalizzazione di migliaia di persone</strong>, che sarebbero costrette a fare domanda d&#8217;asilo ancora prima di fare ingresso in Ue. </p>



<p>Le &#8220;<strong>procedure di frontiera</strong>&#8220;, già utilizzate dal governo ungherese a partire dal 2017, potrebbero diventare in qualche modo <strong>modello nel nostro paese e in Ue</strong>, nonostante le istituzioni comunitarie in questi anni abbiano fortemente criticato e sanzionato le strategie sui migranti del governo Orban.</p>


<div id="nei-primi-6-mesi-dellanno-sono-arrivate-in-italia-via-mare-poco-piu-di-25mila-persone-migranti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Gli sbarchi nella prima metà dell&#8217;anno</h3>



<p>Nei primi mesi di quest&#8217;anno gli arrivi sulle coste italiane hanno superato le 25mila unità.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">25.676 </span>persone migranti arrivate in Italia, via mare, dal 1 gennaio al 30 giugno 2024.</p>
			        </section>
		


<p>La prima metà del 2023 aveva fatto registrare un picco di partenze dal nordafrica (soprattutto dai porti tunisini), con più di 65mila arrivi. Se tuttavia guardiamo agli anni precedenti, <strong>numeri simili a quelli attuali sono riscontrabili sia nel 2021 che nel 2022</strong>, periodi in cui il paese era governato dall&#8217;esecutivo guidato da Mario Draghi (entrato in carica a febbraio 2021).</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nella-prima-meta-del-2024-circa-25mila-arrivi-in-italia/">Nella prima metà del 2024 circa 25mila arrivi in Italia</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nella-prima-meta-del-2024-circa-25mila-arrivi-in-italia/">Le persone straniere arrivate irregolarmente sulle coste italiane, dal 2016 al 2024, al 30 giugno di oggi anno</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/it/documentazione/statistica/cruscotto-statistico-giornaliero" target="_blank" rel="noopener">ministero dell&#8217;interno</a>                                                            </p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Ad ogni modo, i dati registrano arrivi sensibilmente inferiori rispetto al 2016 e al 2017, <strong>gli anni della cosiddetta “crisi europea dei rifugiati”</strong>.</p>


<div id="il-fenomeno-migratorio-e-strutturale-da-tempo-e-sembra-solo-in-parte-condizionato-dalle-politiche-pubbliche" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Rendere la vita difficile a chi migra</h3>



<p>Negli ultimi mesi sono state diverse le iniziative da parte delle istituzioni europee e italiane, sia rispetto agli arrivi che al sistema di accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati, di cui ci occupiamo da tempo con il progetto <strong>Centri d&#8217;Italia</strong>.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://centriditalia.it/home" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai a
<br><strong>Centri d&#8217;Italia</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Un anno fa l&#8217;Ue ha firmato un memorandum con la Tunisia. Si tratta di un pacchetto di accordi, <strong>tra cui l&#8217;impegno del paese nordafricano a contrastare le partenze dei migranti</strong>, in cambio di finanziamenti. Un&#8217;intesa simile, nello spirito e negli obiettivi, a quelle già messe in campo (e contestate) negli anni scorsi con i governi di Libia e Turchia.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/il-memorandum-ue-tunisia-mette-a-rischio-i-diritti-dei-migranti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Il memorandum Ue-Tunisia
<br><strong>mette a rischio i diritti dei migranti</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>A livello nazionale, invece, ha fatto discutere <a href="https://www.openpolis.it/tutti-i-costi-e-i-dubbi-dellaccoglienza-dei-migranti-in-albania/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;accordo bilaterale tra Italia e Albania</a>, che prevede la costruzione di due centri (uno di prima accoglienza e l&#8217;altro per chi deve essere rimpatriato) nel paese balcanico. Della questione ci siamo occupati ampiamente negli ultimi mesi, anche <a href="https://www.openpolis.it/rassegnastampa/su-report-la-gestione-dei-centri-di-accoglienza-in-albania/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">in collaborazione con Report</a>.</p>


<div id="strillo-testo-block_4c57866ce25f820703e3d34bd5a78459" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Il fenomeno migratorio è solo in parte condizionato dalle politiche nazionali e continentali.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Dati alla mano, comunque, nonostante i numerosi tentativi di abbattere il fenomeno migratorio, <strong>da oltre 10 anni quest&#8217;ultimo si conferma consolidato e sembra essere condizionato solo in parte da politiche nazionali</strong> volto ad arginarlo o, peggio ancora, eliminarlo.</p>



<p>L&#8217;obiettivo di medio termine della governance europea (e italiana) sembra piuttosto rendere <strong>la vita più difficile ai migranti </strong>che tentano di entrare nel vecchio continente.</p>



<p>Basti pensare che solo nel mar Mediterraneo sarebbero <a href="https://missingmigrants.iom.int/region/mediterranean" target="_blank" rel="noreferrer noopener">oltre mille</a> i migranti morti o dispersi nei primi mesi del 2024. Parliamo di <strong>stime al ribasso.</strong></p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">1.056 </span>migranti morti o dispersi nel Mediterraneo da gennaio a maggio 2024, secondo Missing Migrants Project.</p>
			        </section>
		


<p>Tra i diversi dispositivi che compongono il nuovo <a href="https://www.openpolis.it/il-nuovo-patto-sulle-migrazioni-chiude-le-frontiere-delleuropa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">patto europeo migranti e asilo</a>, approvato poco prima delle elezioni europee, c&#8217;è anche l&#8217;istituzione del <em>border procedure</em> (procedura di frontiera) che punta a prassi più semplificate e accelerate per l&#8217;asilo, e in determinate condizioni (provenienza da un paese con tasso di riconoscimento dell&#8217;asilo inferiore al 20%, quota che in situazione di &#8220;crisi migratoria&#8221; viene alzata al 50%), può <strong>costringere i richiedenti asilo a rimanere ai confini dell&#8217;unione europea fino all&#8217;esito della procedura</strong>.</p>


<div id="in-ue-lapertura-alle-procedure-di-frontiera-porta-a-un-approccio-simile-a-quello-dellungheria-fino-a-oggi-criticato-e-sanzionato" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Nei fatti, con il nuovo patto europeo <strong>si va sempre di più verso le politiche di gestione del fenomeno migratorio poste in essere negli ultimi anni dal governo ungherese</strong>. A partire dal 2017, infatti, l&#8217;esecutivo guidato da Viktor Orban ha attivato le procedure di frontiera in aree di detenzione chiamate <em>transit zone</em>, operative fino al 2020. Delle politiche repressive alle frontiere ungheresi abbiamo parlato su &#8220;<a href="https://www.openpolis.it/esercizi/le-contraddizioni-dellaccoglienza-in-italia-e-ungheria/">Oltre i muri, oltre i mari</a>&#8220;, un reportage transfrontaliero del 2022.</p>



<p>Le politiche ungheresi sul diritto di asilo, in aperta contraddizione con le norme internazionali, sono state in questi anni criticate e sanzionate dalle istituzioni europee, le quali ora, tuttavia, <strong>potrebbero almeno in parte farle proprie, attraverso l&#8217;applicazione del patto migrazioni e asilo.</strong> È in questo senso che va letta anche la lettera di 15 governi di paesi Ue alla commissione, <a href="https://it.euronews.com/my-europe/2024/05/16/ue-15-membri-tra-cui-litalia-chiedono-di-inviare-i-migranti-in-paesi-terzi">resa pubblica</a> lo scorso maggio.</p>


<div id="strillo-testo-block_10573804ec744310f49b2f2691001f38" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La strada intrapresa sembra voler puntare a rendere difficile la vita ai migranti e all&#8217;indebolimento del diritto all&#8217;asilo.</p>
			        </section>
		</div>



<p>In quest&#8217;ottica si inseriscono anche gli accordi con Albania e Tunisia, soprattutto per quanto riguarda i migranti che provengono da paesi <strong>ai cui cittadini non viene </strong>facilmente concesso l&#8217;asilo.</p>



<p>E infatti, coerentemente con tale ragionamento, è il recente inserimento di <strong>altri 6 paesi nella lista dei paesi considerati &#8220;sicuri&#8221;</strong>, di cui parleremo più avanti.</p>



<p>Insomma si va verso l&#8217;esternalizzazione delle procedure di frontiera, con il <strong>sensibile indebolimento del diritto d&#8217;asilo.</strong></p>


<div id="la-maggior-parte-dei-migranti-sbarcati-in-italia-nel-2024-proviene-dal-bangladesh-paese-recentemente-dichiarato-sicuro" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">I paesi di provenienza</h3>



<p>La geografia delle migrazioni nella rotta del Mediterraneo centrale <strong>continua a mutare</strong>. </p>



<p>Se alla fine del 2022 la maggior parte degli arrivi era legata a persone provenienti da <strong>paesi nordafricani</strong> (Egitto e Tunisia), e a fine 2023 dall’<strong>Africa sub-sahariana</strong> (in primis Costa d’Avorio e Guinea), nei primi 6 mesi del 2024 <strong>oltre 5mila migranti </strong>(su 25mila arrivi totali) sono di nazionalità <strong>bengalese</strong>. </p>



<p>Seguono i siriani (3.692 persone) e i tunisini (3.219). Il primo paese sub-sahariano è la Guinea, con 2mila persone sbarcate nella prima metà dell’anno.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/un-quinto-dei-migranti-sbarcati-nei-primi-mesi-del-2024-arrivano-dal-bangladesh/">Un quinto dei migranti sbarcati nei primi mesi del 2024 arrivano dal Bangladesh</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/un-quinto-dei-migranti-sbarcati-nei-primi-mesi-del-2024-arrivano-dal-bangladesh/">Le prime 10 nazionalità di appartenenza delle persone migranti arrivate sulle coste italiane dal 1 gennaio al 30 giugno 2024</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/it/documentazione/statistica/cruscotto-statistico-giornaliero" target="_blank" rel="noopener">ministero dell&#8217;interno</a>                                                            </p>
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                            </div>

			


<p>Lo scorso maggio, il ministero degli esteri (d&#8217;intesa con il viminale) ha emanato un decreto <strong>in cui si aggiorna la lista dei paesi considerati &#8220;sicuri&#8221;</strong>, ossia quelli dove sarebbe dimostrabile che non esistono persecuzioni politiche, etniche, religiose, oltre che trattamenti inumani, degradanti né violenza indiscriminata.</p>



<p>Ai 16 paesi di origine considerati sicuri dall&#8217;Italia, il governo ne aggiunge 6: <strong>Bangladesh, Camerun, Colombia, Egitto, Perù e Sri Lanka</strong>. Inutile sottolineare come spicchino Bangladesh ed Egitto, che<strong> insieme rappresentano il 27,1% degli arrivi nel primo semestre dell&#8217;anno.</strong></p>



<p>I documenti sui nuovi paesi considerati sicuri sono stati anche oggetto di un accesso civico da parte dell&#8217;<strong>associazione per gli studi giuridici sull&#8217;immigrazione (Asgi)</strong>, che ha visionato e <a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/accesso-civico-asgi-le-schede-dei-paesi-di-origine-sicuri-2/">reso pubbliche tutte le schede</a> delle nazioni oggetto del decreto.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>L&#8217;aumento dell’elenco Paesi di origine sicura fa sì che sempre più richiedenti protezione internazionale siano sottoposti a procedura accelerata con conseguenti restrizioni delle garanzie sia a livello amministrativo che di difesa giudiziaria in caso di rigetto della domanda.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/accesso-civico-asgi-le-schede-dei-paesi-di-origine-sicuri-2/" target="_blank">&#8211; Asgi, 19 giugno 2024</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Le conclusioni a cui giunge l&#8217;associazione è che il governo sembrerebbe aver classificato come &#8220;sicuri&#8221; i paesi da cui provengono più richiedenti asilo <strong>&#8220;basandosi principalmente, se non esclusivamente, sull’incremento delle domande di asilo nell’ultimo anno&#8221;</strong>. </p>



<p>Un dubbio più che lecito, a ben vedere i dati sugli arrivi negli ultimi mesi.</p>



<p>Il prevedibile aumento dei rifiuti nella concessione dell&#8217;asilo, dunque, potrebbe legarsi alle sopra citate condizioni sancite dal patto migrazioni e asilo. </p>



<p>Il risultato sarebbe la <strong>marginalizzazione di migliaia di persone migranti che, attraverso le procedure di frontiera, non riuscirebbero neanche a fare ingresso in Europa per chiedere l&#8217;asilo</strong>.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.flickr.com/photos/noborder/2494723189/in/photolist-4Ns7hM-4Nwjwd-4NwjsY-8gwQUc-8gA8N9-91jB7f-8gwRL6-8gA8Lu-8gA8rq-8gwR1g-8gA8J9-8gA8FN-8gA8ym-8gwR3z-4XDq8G-LQNC7-LTTa2-FHSAB-8gwRrc-8gwRx4-8gwRvr-8gwQVK-8gwR5V-8gA8tC-4NwjsC-4Ns7iz-4Nwju1-4Nwjtm-4Ns7kx-4Nwjsj-32EKfn-32EHsF-32KhCE-32KdHG-LQXuR-32EGuD-32EKSr-LQXFv-32EMK8-32EA3F-32K9ho-LQNfd-32KgKN-LQWVX-LTT9T-32Keas-LQXHe-4qDwdg-LQNJu-LQYbT">No Borders Network</a> (<a href="https://www.flickr.com/photos/noborder/2494723189/in/photolist-4Ns7hM-4Nwjwd-4NwjsY-8gwQUc-8gA8N9-91jB7f-8gwRL6-8gA8Lu-8gA8rq-8gwR1g-8gA8J9-8gA8FN-8gA8ym-8gwR3z-4XDq8G-LQNC7-LTTa2-FHSAB-8gwRrc-8gwRx4-8gwRvr-8gwQVK-8gwR5V-8gA8tC-4NwjsC-4Ns7iz-4Nwju1-4Nwjtm-4Ns7kx-4Nwjsj-32EKfn-32EHsF-32KhCE-32KdHG-LQXuR-32EGuD-32EKSr-LQXFv-32EMK8-32EA3F-32K9ho-LQNfd-32KgKN-LQWVX-LTT9T-32Keas-LQXHe-4qDwdg-LQNJu-LQYbT" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-strategia-dellungheria-sui-migranti-sta-diventando-modello-in-italia-e-ue/">La strategia dell&#8217;Ungheria sui migranti sta diventando modello in Italia e Ue</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Europa le persone con disabilità sono più a rischio deprivazione materiale</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-europa-le-persone-con-disabilita-sono-piu-a-rischio-deprivazione-materiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Aug 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=268480</guid>

					<description><![CDATA[<p>Circa una persona con limitazioni fisiche su 10 è in condizione di deprivazione materiale severa. Questo dato raggiunge il 14,4% tra chi ha disabilità più gravi, con quasi 10 punti percentuali in più rispetto a chi non ne ha (4,9%).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-europa-le-persone-con-disabilita-sono-piu-a-rischio-deprivazione-materiale/">In Europa le persone con disabilità sono più a rischio deprivazione materiale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Chi ha delle limitazioni più o meno gravi dal punto di vista sanitario è più esposto a situazioni di <a href="https://www.openpolis.it/sono-ancora-troppe-le-persone-disabili-a-rischio-di-poverta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">povertà</a>, causate da numerosi fattori come la <a href="https://www.openpolis.it/e-ancora-lontana-linclusione-lavorativa-delle-persone-disabili/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mancata integrazione</a> nel mondo del lavoro. Questa condizione si riflette anche su altri aspetti della vita di una persona, che vengono indagati da numerosi indicatori.</p>



<p>Uno di questi è quello della <strong>deprivazione materiale</strong>. Con questa espressione si intende, nello specifico, una condizione in cui è difficile acquistare beni considerati necessari o desiderabili per avere un adeguato standard di vita.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Per deprivazione materiale si intende uno stato di tensione economica e di beni durevoli, definito come l&#8217;incapacità forzata (piuttosto che la scelta di non farlo) di pagare spese impreviste, di consentire una vacanza annuale fuori casa di una settimana, un pasto con carne, pollo o pesce ogni due giorni, il riscaldamento adeguato di un&#8217;abitazione, beni durevoli come lavatrice, televisione a colori, telefono o automobile, con ritardi di pagamento (ipoteca o affitto, bollette di utenze, rate di acquisto o altri pagamenti di prestiti).</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Glossary:Material_deprivation&#038;action=statexp-seat&#038;lang=it" target="_blank">&#8211; Eurostat</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Questa situazione è definita <strong>severa quando non è possibile pagare per almeno 4 dei 9 beni definiti da questo indicatore.</strong> È una condizione che incide maggiormente su chi ha delle difficoltà nell&#8217;inserimento lavorativo ma anche su chi avrebbe bisogno di tutele specifiche per condizioni di salute che si protraggono nel tempo.</p>






<h3 class="wp-block-heading">Deprivazione materiale e disabilità</h3>



<p>Per ridurre l&#8217;incidenza di questa condizione tra chi ha delle limitazioni legate a motivi di salute, è importante garantire fonti di entrata regolari. Questo è uno degli aspetti su cui si concentra la <a href="https://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=738&amp;langId=en&amp;pubId=8376&amp;furtherPubs=yes" target="_blank" rel="noreferrer noopener">strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030</a>, adottata dall&#8217;Unione europea nel marzo 2021.</p>


<div id="strillo-testo-block_b51396487ad352784a534bd2d0a7badf" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le condizioni di disabilità possono essere molto differenti.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Puntare quanto più possibile sull&#8217;autonomia di chi ha delle forme di disabilità è uno dei punti saldi di questa strategia</strong>, con la consapevolezza che le situazioni possono essere molto diverse tra di loro e per questo motivo richiedere interventi specifici sia per garantire l&#8217;indipendenza nella vita di comunità che nel garantire presidi di tutela particolari.</p>



<p>Per capire se tali politiche hanno degli effetti su questa fascia di popolazione, <strong>è cruciale monitorare gli indicatori che permettono di comprenderne le condizioni di vita. </strong>Nel caso della severa deprivazione materiale, è colpita una persona con disabilità su dieci.</p>


<div id="il-104-delle-persone-con-disabilita-e-a-grave-rischio-di-deprivazione-materiale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">10,4% </span>l&#8217;incidenza sul totale delle persone con disabilità di quelle in condizione di grave deprivazione materiale (2022).</p>
			        </section>
		


<p>Si tratta comunque di un dato che varia molto da paese a paese, con una differenza tra il paese che riporta l&#8217;incidenza maggiore e quello <strong>con il valore minore pari a circa 30 punti percentuali.</strong></p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-romania-oltre-il-30-delle-persone-con-disabilita-e-in-deprivazione-materiale/">In Romania oltre il 30% delle persone con disabilità è in deprivazione materiale</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-romania-oltre-il-30-delle-persone-con-disabilita-e-in-deprivazione-materiale/">Percentuale di persone con una qualche forma di limitazione in condizione di deprivazione materiale (2022)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_268840_tab3"><p>Nell&#8217;indagine Eu-Silc, si comprende nella condizione di disabilità chi ha una limitazione di qualche tipo nelle attività quotidiane a causa di problemi di salute per almeno sei mesi precedenti alla rilevazione. Si intende invece con deprivazione materiale quella condizione che non permette di acquistare alcuni beni considerati dalla maggior parte delle persone desiderabili o necessari per avere un adeguato standard di vita.</p>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/HLTH_DM010__custom_7074988/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: giovedì 3 Agosto 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/08/in-romania-oltre-il-30-delle-persone-con-disabilita-e-in-deprivazione-materiale.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-268840"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>I tre stati comunitari in cui ci sono più persone con limitazioni con difficoltà ad acquistare beni di prima necessità si trovano tutti nell&#8217;est Europa</strong>: Romania (31,6%), Bulgaria (28,9%) e Ungheria (16,3%). Undici paesi superano la media europea. L&#8217;incidenza più bassa si registra in Repubblica Ceca (3,6%), Lussemburgo (3,6%) e Slovenia (3,2%). In Italia, questo valore è pari al 6,2%, circa quattro punti percentuali al di sotto del valore medio degli stati membri.</p>


<div id="chi-ha-limitazioni-gravi-e-piu-a-rischio" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/chi-ha-limitazioni-gravi-fa-piu-fatica-ad-acquistare-beni-di-prima-necessita/">Chi ha limitazioni gravi fa più fatica ad acquistare beni di prima necessità</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/chi-ha-limitazioni-gravi-fa-piu-fatica-ad-acquistare-beni-di-prima-necessita/">Incidenza delle persone in stato di deprivazione materiale per grado di limitazione (2015-2022)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_268852_tab3"><p>Nell&#8217;indagine Eu-Silc, si comprende nella condizione di disabilità chi ha una limitazione di qualche tipo nelle attività quotidiane a causa di problemi di salute per almeno sei mesi precedenti alla rilevazione. Si intende invece con deprivazione materiale quella condizione che non permette di acquistare alcuni beni considerati dalla maggior parte delle persone desiderabili o necessari per avere un adeguato standard di vita.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/HLTH_DM010__custom_7074988/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: giovedì 3 Agosto 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/08/chi-ha-limitazioni-gravi-fa-piu-fatica-ad-acquistare-beni-di-prima-necessita.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-268852"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>È evidente che le condizioni di salute influenzano la quota di persone in stato di deprivazione materiale. <strong>In particolare, le quote maggiori sono sempre quelle di chi riporta delle limitazioni gravi, che nel 2022 registrano un valore di dieci punti percentuali superiore rispetto a chi non ne ha. </strong>Si tratta tra l&#8217;altro dell&#8217;unico dato in aumento tra 2021 e 2022: passa infatti dal 13% al 14,4%, contro il calo di chi ha limitazioni non gravi (da 9,8% a 9%). Stabile l&#8217;incidenza tra chi non ha limitazioni (4,9%).</p>


<div id="lincidenza-e-maggiore-tra-chi-ha-uneta-compresa-tra-i-35-e-i-54-anni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nella-fascia-45-54-anni-la-deprivazione-incide-di-piu/">Nella fascia 45-54 anni la deprivazione incide di più</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nella-fascia-45-54-anni-la-deprivazione-incide-di-piu/">Persone con una qualche forma di limitazione in condizione di deprivazione materiale per fascia d&#8217;età (2022)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nella-fascia-45-54-anni-la-deprivazione-incide-di-piu/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/08/nella-fascia-45-54-anni-la-deprivazione-incide-di-piu.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nella-fascia-45-54-anni-la-deprivazione-incide-di-piu/">Nella fascia 45-54 anni la deprivazione incide di più &#8211; Persone con una qualche forma di limitazione in condizione di deprivazione materiale per fascia d&#8217;età (2022)</a></div>
                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_268881_tab3"><p>Nell&#8217;indagine Eu-Silc, si comprende nella condizione di disabilità chi ha una limitazione di qualche tipo nelle attività quotidiane a causa di problemi di salute per almeno sei mesi precedenti alla rilevazione. Si intende invece con deprivazione materiale quella condizione che non permette di acquistare alcuni beni considerati dalla maggior parte delle persone desiderabili o necessari per avere un adeguato standard di vita.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/HLTH_DM010__custom_7074988/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: giovedì 3 Agosto 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/08/nella-fascia-45-54-anni-la-deprivazione-incide-di-piu.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-268881"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>Nell&#8217;Unione europea, <strong>le fasce d&#8217;età in cui ci sono più persone che non riescono a comprare il minimo per il proprio sostentamento sono quelle tra i 35 e i 44 anni e quelle tra i 45 e i 54</strong>, con percentuali rispettivamente del 14,1% e del 14,5%. Un dato leggermente diverso per l&#8217;Italia, in cui le quote maggiori di persone in difficoltà si registrano tra chi ha un&#8217;età compresa tra i 45 e i 54 anni (9,9%) e tra i 55 e i 64 (9,2%).</p>



<p>Per quel che riguarda le differenze di genere, <strong>a livello comunitario il 10% degli uomini con disabilità e il 10,8% delle donne rientrano in questa condizione.</strong> In sette paesi l&#8217;incidenza è maggiore tra gli uomini rispetto alle donne, con la differenza maggiore che si registra in Lituania (1,2 punti percentuali). Sono invece 18 i paesi in cui sono di più le donne con disabilità ad avere difficoltà gravi nell&#8217;acquisto di beni di primaria necessità. In 4 stati la differenza supera i 4 punti percentuali. Si tratta di Irlanda (4,1), Grecia (3,6), Bulgaria (2,2) e Lettonia (2,1). In Italia, l&#8217;incidenza delle persone in stato di deprivazione materiale severa è leggermente maggiore tra gli uomini con delle disabilità (6,4%) rispetto alle donne (6,1%).</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/1JJ3Lwcx3G0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rasmus Gerdin</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-europa-le-persone-con-disabilita-sono-piu-a-rischio-deprivazione-materiale/">In Europa le persone con disabilità sono più a rischio deprivazione materiale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Europa è ancora lontana dagli obiettivi climatici per il 2030</title>
		<link>https://www.openpolis.it/leuropa-e-ancora-lontana-dagli-obiettivi-climatici-per-il-2030/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jul 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=260072</guid>

					<description><![CDATA[<p>Secondo la corte dei conti europea, gli obiettivi climatici per il 2020 sono stati raggiunti, ma più grazie a fattori esterni che per l'efficacia dell'azione europea per il clima. Si pone il problema dei traguardi previsti per il 2030.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/leuropa-e-ancora-lontana-dagli-obiettivi-climatici-per-il-2030/">L&#8217;Europa è ancora lontana dagli obiettivi climatici per il 2030</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli anni l&#8217;Unione europea si è posta importanti obiettivi in materia di clima e di energia, fissati per il 2020 e poi per il 2030. </p>



<p>Quelli relativi al 2020 sono stati raggiunti, anche se non tutti da tutti gli stati membri. Tuttavia <strong>il raggiungimento è stato reso possibile da fattori esterni</strong>, come la crisi finanziaria del 2009 e la pandemia da Covid-19 nel 2020, che hanno generato significative (e impreviste) fluttuazioni del Pil. Non è quindi un risultato esclusivamente attribuibile alle politiche di azione per il clima implementate dall&#8217;Ue. </p>



<p><strong>Per quanto riguarda poi gli obiettivi per il 2030, sono pochi a oggi i segnali che indicano una buona probabilità di riuscita</strong>. È&nbsp;quanto emerge da una <a href="https://www.eca.europa.eu/ECAPublications/SR-2023-18/SR-2023-18_IT.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazione speciale</a> della corte dei conti europea.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gli obiettivi europei per il 2020 e il 2030</h3>



<p>L&#8217;Unione europea ha elaborato una serie di obiettivi per il clima, diventati via via più ambiziosi negli anni. Il più importante riguarda la <strong>limitazione delle emissioni di gas a effetto serra </strong>ed è basato sull&#8217;accordo di Parigi, per limitare l&#8217;aumento delle temperature globali e tenerlo al di sotto di 1,5 gradi centigradi. L&#8217;obiettivo per il 2020 era, specificamente,<strong> </strong>ridurre le emissioni del 20% rispetto ai livelli del 1990. Un traguardo raggiunto da tutti gli stati membri tranne Germania, Irlanda e Malta, che hanno dovuto acquistare Co2 da altri paesi. Per il 2030 invece il traguardo è pari al 55%.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-il-green-deal-europeo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai all&#8217;approfondimento
<br><strong>Cos&#8217;è il green deal europeo</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Un altro obiettivo fondamentale riguarda le <strong>energie rinnovabili</strong>. Per il 2020 era previsto che gli stati membri raggiungessero una quota di produzione da rinnovabili pari al 20%. Complessivamente anche questo traguardo è stato superato, fatta eccezione per 6 stati: Belgio, Irlanda, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Slovenia. L&#8217;obiettivo per il 2030 è diventato sempre più ambizioso fino a raggiungere, con il RePowerEu, quota 45%. </p>






<p>Infine c&#8217;è la promozione dell&#8217;<strong>efficienza energetica</strong>, con cui si intende la riduzione dei consumi. L&#8217;obiettivo 2020 era di contrarre i consumi del 20% e, a parte 7 stati (Austria, Belgio, Bulgaria, Germania, Lituania, Polonia e Svezia) anche questo traguardo può dirsi superato. Per quanto riguarda il 2030, la riduzione prevista è pari al 42%.</p>


<div id="lue-ha-raggiunto-i-suoi-obiettivi-per-il-2020-ma-soprattutto-per-via-delle-fluttuazioni-del-pil" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>È vero che gli obiettivi 2020 sono stati raggiunti, ma secondo la ricostruzione della corte dei conti ciò è dipeso in larga parte da fattori esterni</strong>. In particolare la crisi economica del 2009 e lo scoppio della pandemia da Covid-19, due episodi che hanno avuto un impatto sulla crescita economica e quindi sul <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-il-pil/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prodotto interno lordo</a> (Pil). Non un progresso che si può quindi attribuire esclusivamente all&#8217;azione per il clima portata avanti dall&#8217;Unione europea.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Calano le emissioni anche a fronte di una crescita economica</h3>



<p>In vista del raggiungimento della neutralità climatica, l’Unione europea vuole, in particolare, disaccoppiare le emissioni di gas serra dalla crescita economica. Ovvero perseguire una politica di <strong>crescita economica sostenibile</strong>.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-emissioni-di-gas-serra-in-rapporto-al-pil-in-ue/">Le emissioni di gas serra in rapporto al Pil in Ue</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-emissioni-di-gas-serra-in-rapporto-al-pil-in-ue/">Emissioni per milione di euro nell&#8217;Unione europea, tra 2000 e 2021</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_266391_tab3"><p>Sono considerati tutti i gas a effetto serra, misurati in chilotonnellate (kt) di Co2 equivalente, in questo caso in rapporto al prodotto interno lordo (Pil), come milione di euro a prezzi costanti (riferiti al 2015). I dati si riferiscono alle emissioni nette, escludendo il trasporto internazionale e l&#8217;aviazione.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.eea.europa.eu/data-and-maps/data/data-viewers/greenhouse-gases-viewer?_sm_au_=iVVk3TDJrH3jtk0NVkFHNKt0jRsMJ" target="_blank" rel="noopener">Eea</a>                                                                <br>(pubblicati: martedì 18 Aprile 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/07/le-emissioni-di-gas-serra-in-rapporto-al-pil-in-ue.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-266391"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-266391" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Le emissioni rispetto al Pil (calcolate in rapporto a un milione di euro a prezzi costanti, riferiti al 2015) sono gradualmente diminuite negli ultimi 20 anni, passando da oltre 400 chilotonnellate (kt) nel 2000 a 245 nel 2021. Tuttavia il valore del 2021 segna un lieve aumento rispetto all&#8217;anno precedente (244 kt). Anno caratterizzato, come accennato precedentemente, dallo scoppio della pandemia e dalla conseguente interruzione di molte attività produttive.</p>


<div id="si-usa-un-approccio-basato-sulla-produzione-anziche-sul-consumo-di-merci-che-non-tiene-conto-di-tutte-le-emissioni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Ma non tutte le emissioni vengono conteggiate</h3>



<p>Nel complesso l’Ue si posiziona bene a livello internazionale, anche rispetto agli altri paesi industrializzati, in termini di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Tuttavia bisogna evidenziare che non si tiene conto di tutte le emissioni. </p>



<p>In particolare, secondo la ricostruzione della corte dei conti, nella rendicontazione globale si fa uso di un <strong>approccio &#8220;basato sulla produzione&#8221;</strong>, ovvero che conteggia le emissioni nel luogo in cui esse vengono prodotte. Sfugge quindi alla rendicontazione la &#8220;rilocalizzazione delle emissioni di carbonio&#8221;, con cui si intende il <a href="https://climate.ec.europa.eu/eu-action/eu-emissions-trading-system-eu-ets/free-allocation/carbon-leakage_it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">trasferimento</a> della produzione in paesi extra-Ue, con regimi meno rigidi in fatto di inquinamento.</p>



<p>L&#8217;Ue è inoltre un importatore di merci dal resto del mondo. Per renderne conto bisognerebbe usare un sistema<strong> &#8220;basato sul consumo&#8221;</strong>. In questo modo si rileverebbero <strong>300 milioni di tonnellate aggiuntive di Co2</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+8% </span>le emissioni in Ue se si usasse un approccio &#8220;basato sul consumo&#8221;, secondo la corte dei conti europea.</p>
			        </section>
		


<p>A questo si aggiunge poi il fatto che non vengono contabilizzate le emissioni prodotte dal <strong>trasporto aereo e marittimo internazionale</strong>.</p>


<div id="tra-1990-e-2019-le-emissioni-causate-dallaviazione-internazionale-sono-aumentate-del-146" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-emissioni-per-trasporto-aereo-sono-aumentate-del-146/">Le emissioni per trasporto aereo sono aumentate del 146%</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-emissioni-per-trasporto-aereo-sono-aumentate-del-146/">La variazione delle emissioni di gas serra in Ue per settore, tra 1990 e 2019</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_266447_tab3"><p>Viene indicata la variazione percentuale tra 1990 e 2019, in totale per tutti gli stati Ue, a seconda degli specifici settori.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.eea.europa.eu/data-and-maps/data/data-viewers/greenhouse-gases-viewer" target="_blank" rel="noopener">Eea</a>                                                                <br>(pubblicati: martedì 18 Aprile 2023)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-266447"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Nel complesso le emissioni di gas serra sono diminuite negli ultimi 30 anni, in particolare nel settore energetico (-40%). <strong>Unica eccezione l’aviazione internazionale, che ha visto un aumento pari al 146%</strong>. Consideriamo qui il dato relativo al 2019 perché il 2021 è stato ancora fortemente influenzato dalla pandemia, con contestuale limitazione degli spostamenti internazionali. Infatti se utilizziamo come termine di paragone quest&#8217;ultimo dato, la variazione scende al 29%. </p>



<p>Anche il trasporto e il trasporto marittimo internazionale hanno registrato un incremento, anche se di entità inferiore: rispettivamente + 24% e +34%. Questi tre settori (inclusa l&#8217;aviazione) rappresentavano il <strong>16,6% delle emissioni in Ue nel 1990, ma il 28,5% nel 2019</strong>.</p>


<div id="raggiungere-gli-obiettivi-per-il-2030-avra-un-costo-importante-per-litalia-gli-investimenti-dovranno-aumentare-del-18" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Raggiungere gli obiettivi per il 2030 comporterà investimenti ingenti</h3>



<p>La transizione ecologica ha costi non indifferenti. L&#8217;Unione europea ha previsto, per il periodo compreso tra il 2021 e il 2027, di investire a questo scopo il <strong>30% del proprio bilancio</strong> (rispetto al 20% del periodo 2014-2020).</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">87 miliardi di euro </span>del bilancio Ue da dedicare ogni anno all&#8217;azione per il clima, tra 2021 e 2027.</p>
			        </section>
		


<p>Risorse certamente ingenti, tuttavia si tratta di meno del 10% degli investimenti necessari. Per raggiungere la neutralità climatica infatti <strong>si stima che saranno necessari circa 1.000 miliardi di euro l&#8217;anno</strong>, in questo stesso periodo. Quanto non incluso nel budget dell&#8217;Ue dovrà provenire da fondi privati e nazionali. </p>



<p>Per quanto riguarda l&#8217;Italia, si stima che per il periodo 2017-2030 saranno necessari 183 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi rispetto a quanto previsto dalle politiche attuali (+18%). Questo pone il problema, evidenziato dalla corte dei conti, non soltanto di garantire l&#8217;impiego di queste ingenti risorse, ma anche di assicurare la trasparenza rispetto alle modalità del loro utilizzo.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/ycW4YxhrWHM" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Li-An Lim</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/leuropa-e-ancora-lontana-dagli-obiettivi-climatici-per-il-2030/">L&#8217;Europa è ancora lontana dagli obiettivi climatici per il 2030</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’inflazione in Europa ad aprile</title>
		<link>https://www.openpolis.it/linflazione-in-europa-ad-aprile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 May 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=251821</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si registra un nuovo aumento dell'inflazione nell'area euro. In Ungheria l'inflazione maggiore del continente mentre i tassi più bassi sono riportati in Belgio e in Lussemburgo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/linflazione-in-europa-ad-aprile/">L’inflazione in Europa ad aprile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Continua ad essere presente una <strong>spinta inflazionistica</strong> che pesa sugli acquisti delle famiglie riducendone il potere d&#8217;acquisto.</p>



<p>Secondo la <a href="https://economy-finance.ec.europa.eu/economic-forecast-and-surveys/economic-forecasts/spring-2023-economic-forecast-improved-outlook-amid-persistent-challenges_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">commissione europea</a>, le previsioni sono comunque ottimistiche: i prezzi del gas si mantengono infatti stabili, per quanto gli effetti sul mercato energetico siano piuttosto vari tra i paesi membri. <strong>Si stima che per il 2023 l&#8217;inflazione annuale nell&#8217;Unione europea sarà del 6,7% mentre quella dell&#8217;area euro del 5,8%</strong>, per poi scendere rispettivamente al 3,1% e al 2,8% nel 2024.</p>



<p><strong>L&#8217;inflazione <em>core</em> invece sarà più persistente.</strong> Con questa espressione si intende la spinta dei prezzi di tutti quei prodotti che mostrano andamenti meno volatili e più stabili. Secondo le previsioni, sarà del 6,1% in area euro e del 6,9% nell&#8217;Unione europea, scendendo poi a 3,2% e 3,6% nel 2024.</p>






<h3 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è l&#8217;inflazione</h3>



<p>Con questo termine si identifica un aumento generale dei prezzi di beni e servizi che vengono consumati nel corso di un anno.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		L’inflazione è un rincaro dei prezzi di ampia portata che non riguarda esclusivamente una voce di spesa. Questo aumento riduce il valore della moneta nel tempo, dal momento che con la stessa quantità di denaro si possono acquistare meno beni e servizi.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-linflazione/">
                &#8220;Che cos&#8217;è l&#8217;inflazione&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p><strong>L’aumento dei prezzi può essere dovuto a elementi sia interni che esterni all’economia del paese</strong>. Per esempio, la diminuzione dell&#8217;offerta di un determinato bene che ne causa un aumento di prezzo che ricade su altri settori. Oppure squilibri e tensioni a livello geopolitico che potrebbero fermare le forniture oppure alzare il livello di prezzo di certi beni.</p>



<p>Il tasso di inflazione da solo può raccontare solo una parte della storia. Ci sono infatti ulteriori fattori importanti da considerare come il livello dei&nbsp;<strong>salari</strong>, che determina la possibilità del singolo consumatore di acquistare beni e servizi o l’entità dell’aumento dei prezzi in particolari ambiti del paniere, che potrebbero trainare i rincari.</p>



<p>Eurostat mette a disposizione ogni mese le stime sul tasso di inflazione tendenziale. Gli ultimi dati si rifanno al periodo di <strong>aprile 2023</strong>. Il tasso tendenziale in Europa si attesta all&#8217;8,1%.</p>


<div id="in-area-euro-linflazione-su-base-annua-si-attesta-al-7" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">7% </span>il tasso di inflazione su base annua nell’area euro ad aprile 2023.</p>
			        </section>
		


<p>Il paese che riporta il tasso maggiore è <strong>l&#8217;Ungheria</strong> con il <strong>24,5%</strong>. Seguono la Lettonia (15%), la Repubblica Ceca (14,3%) e la Polonia (14%). Tassi minori invece in Spagna (3,8%), Belgio (3,3%) e Lussemburgo (2,7%). In Italia, l&#8217;inflazione è pari all&#8217;8,7%, superiore sia alla media dell&#8217;area euro che a quella dell&#8217;Unione.</p>


<div id="aumenta-linflazione-su-base-annua-ad-aprile-rispetto-a-marzo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/ad-aprile-linflazione-incrementa-piu-velocemente/">Ad aprile l&#8217;inflazione incrementa più velocemente</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/ad-aprile-linflazione-incrementa-piu-velocemente/">Tasso di inflazione tendenziale per l&#8217;area euro e per quattro paesi dell&#8217;Unione</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/ad-aprile-linflazione-incrementa-piu-velocemente/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/05/ad-aprile-linflazione-incrementa-piu-velocemente.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/ad-aprile-linflazione-incrementa-piu-velocemente/">Ad aprile l&#8217;inflazione incrementa più velocemente &#8211; Tasso di inflazione tendenziale per l&#8217;area euro e per quattro paesi dell&#8217;Unione</a></div>
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			        			                                <div id="chart_258308_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_258308_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_258308_tab3"><p>Eurostat utilizza l’indice di panieri armonizzato, costruito sull’ipotetica spesa mensile di un europeo medio. Questa metodologia permette di confrontare più paesi all’interno dello spazio comunitario. Il dato rappresenta la differenza percentuale tra l’indice dei prezzi registrato nel medesimo mese di due anni consecutivi. Per formare l’aggregato dell’area euro si tiene conto del peso che ogni singolo paese ha sui vari settori di spesa.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/product/view/PRC_HICP_MANR" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: mercoledì 24 Maggio 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/05/ad-aprile-linflazione-incrementa-piu-velocemente.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-258308"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Dopo il picco registrato a ottobre 2022, le percentuali si sono abbassate per tutti i territori considerati fino a marzo 2023. <strong>Ad aprile si registra invece un aumento per quasi tutti i paesi compresi nell&#8217;analisi.</strong> L’Italia continua a riportare il valore maggiore (8,7%) seguita da Germania (7,6%), Francia (6,9%) e Spagna (3,8%).</p>


<div id="cala-laumento-dei-prezzi-del-cibo-135-ma-rimane-la-componente-maggiore" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/ad-aprile-2023-aumenta-la-componente-energetica/">Ad aprile 2023 aumenta la componente energetica</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/ad-aprile-2023-aumenta-la-componente-energetica/">L&#8217;inflazione nell&#8217;area euro per tipo di beni prodotti</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_258313_tab3"><p>Eurostat utilizza l’indice di panieri armonizzato, costruito sull’ipotetica spesa mensile di un europeo medio. Questa metodologia permette di confrontare più paesi all’interno dello spazio comunitario. Il dato rappresenta la differenza percentuale tra l’indice dei prezzi registrato nel medesimo mese di due anni consecutivi diviso per macrosettori. Per formare l’aggregato dell’area euro si tiene conto del peso che ogni singolo paese ha sui vari settori di spesa.</p>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/product/view/PRC_HICP_MANR" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: mercoledì 24 Maggio 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/05/ad-aprile-2023-aumenta-la-componente-energetica.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-258313"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p>I beni energetici hanno inciso sull&#8217;inflazione dell&#8217;area euro. Si registrano due picchi a giugno 2022 (41,9%) e ottobre 2022 (41,3%) per poi giungere a un calo della differenza dei livelli di prezzi fino al raggiungimento di un valore negativo a marzo 2023 (-0,9%). <strong>Ad aprile 2023 i beni energetici segnano un aumento rispetto all&#8217;indice calcolato a marzo 2023 (2,3%).</strong> La componente con gli incrementi maggiori rimane comunque il cibo,  per quanto l&#8217;aumento sia minore rispetto a quello registrato nel mese precedente (13,5%). Stabili invece i beni industriali non energetici (6,2%) e servizi (5,2%).</p>



<p><strong>Dinamica simile anche per l&#8217;Italia</strong>, che registra una diminuzione dell&#8217;inflazione sul cibo (da 12% calcolato a marzo 2023 a 11% di aprile 2023) mentre aumenta il peso dell&#8217;energia (da 10,7% a 16,7%). Diminuisce leggermente la pressione dei beni industriali non energetici (5,5%) e rimangono stabili i servizi (5,1%).</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/J83LcLGsy_4" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lucas Santos</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/linflazione-in-europa-ad-aprile/">L’inflazione in Europa ad aprile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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