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	<title>Maria Elena Boschi Archivi - Openpolis</title>
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	<lastBuildDate>Wed, 03 Jan 2024 10:46:03 +0000</lastBuildDate>
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		<title>I divari di genere nei governi e nei parlamenti europei</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-divari-di-genere-nei-governi-e-nei-parlamenti-europei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martina]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Mar 2021 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=117544</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da un lato la presenza femminile negli organi esecutivi e legislativi dei paesi Ue è aumentata negli anni. Dall'altro, l'accesso alle posizioni chiave del potere politico risulta ancora limitato per le donne, in alcuni stati membri più che in altri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-divari-di-genere-nei-governi-e-nei-parlamenti-europei/">I divari di genere nei governi e nei parlamenti europei</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La presenza di donne nel mondo politico europeo è ancora una questione che porta alla luce grandi divari</strong>. Da un lato paesi dove le posizioni chiave del potere sono ancora appannaggio quasi esclusivo degli uomini, dall&#8217;altro stati dove le donne hanno concrete possibilità di ricoprire ruoli di rilevanza.</p>
<p>Dal 26 gennaio 2021 l&#8217;Estonia ha per la prima volta nella sua storia una prima ministra, Kaja Kallas. Un evento che porta a <strong>5 su 27 il numero di donne a capo degli attuali esecutivi dei paesi dell&#8217;Unione europea</strong>. Una quota residuale, pari al 22%, che aumenta solo lievemente se consideriamo anche l&#8217;organo esecutivo dell&#8217;Unione, la commissione europea, al momento guidata dalla presidente Ursula von der Leyen.</p>
<p><strong>Ampliando l&#8217;osservazione ad altri ruoli chiave, sia del potere esecutivo che di quello legislativo, la situazione non migliora.</strong> Se infatti a livello di rappresentazione complessiva la presenza di donne nei governi e nei parlamenti europei è mediamente aumentata nel corso degli anni, l&#8217;accesso alle posizioni di maggior potere risulta ancora limitato.</p>
<h3>La presenza femminile nei governi Ue</h3>
<p>Secondo i dati Eurostat più recenti, al 2019, <strong>sono donne solo il 31,4% dei membri di tutti i governi dei paesi Ue</strong>. Una quota che equivale a meno di un terzo, ma che tuttavia rappresenta un miglioramento rispetto al passato.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">20,4% </span>le donne con un ruolo di governo negli stati Ue, nel 2004.</p>
			        </section>
		
<p>Si tratta di <strong>un aumento di 11 punti percentuali nell&#8217;arco di 15 anni</strong>. Un complessivo passo in avanti che però, analizzando i dati nazionali, risulta aver riguardato solo una parte dei paesi membri.</p>
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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/aumentano-di-piu-le-donne-nei-governi-di-francia-slovenia-e-italia/">Aumentano di più le donne nei governi di Francia, Slovenia e Italia</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/aumentano-di-piu-le-donne-nei-governi-di-francia-slovenia-e-italia/">Percentuale di donne nei governi dei paesi Ue nel 2004 e nel 2019</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_122727_tab3"><p>Sono inclusi, oltre ai primi ministri, sia i ministri che siedono nei gabinetti o nei consigli dei ministri, sia quelli che non vi prendono parte, come i segretari di stato (o il loro equivalente).</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Febbraio 2021)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-122727"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			
<p>Dal 20,5% di donne membri dell'esecutivo nel 2004, <strong>la Francia raggiunge quasi la parità nel 2019, con il 48,6%</strong>. Una crescita di 28,1 punti, la stessa registrata in Slovenia e di poco superiore a quella italiana (23,3 punti). Va tuttavia sottolineato che sia la Slovenia che l'Italia partivano nel 2004 da livelli di rappresentatività femminile tra i più bassi d'Europa. Rispettivamente con solo il 7,1% e il 10,5% di donne a ricoprire ruoli di governo.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>In Finlandia e Svezia più della metà dei membri di governo sono donne.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Oltre alle variazioni nel tempo è interessante osservare anche il quadro presente. Considerando solo i dati 2019, i più recenti disponibili, <strong>spiccano Finlandia (57,6%) e Svezia (52,2%), seguite da Austria e Spagna, </strong>entrambe a quota 50%<strong>.</strong> Al contrario, <strong>le donne risultano scarsamente rappresentate nei governi di Malta (8,7% nel 2019) e Grecia (9,8%)</strong>, gli unici con quote inferiori al 10%.</p>
<p>Sempre a proposito di <strong>Malta, questo paese registra anche il più ampio calo di presenza femminile</strong> nel corso dei 15 anni considerati. Nel 2004 infatti le donne al governo erano il 15,8%, una quota diminuita di ben 7 punti fino all'8,7% attuale. Oltre a Malta, <strong>l'unico altro paese dove c'è stata una riduzione è la Germania</strong>, passata dal 46,7% nel 2004 al 40,8% nel 2019. Una percentuale però, quella attuale, che è la settima più alta di tutta l'Unione europea.</p>
<p><strong>La Germania inoltre è uno dei 5 paesi che attualmente, a febbraio 2021, hanno una donna a capo dell'esecutivo.</strong> Gli altri sono Danimarca (Mette Frederiksen), Estonia (Kaja Kallas), Finlandia (Sanna Marin) e Lituania (Ingrida Šimonytė). Stati che, a differenza di quello tedesco, hanno poi altri ruoli chiave ricoperti da donne oltre a quello di capo del governo.</p>
<h3>L'accesso alle posizioni chiave dell'esecutivo</h3>
<p>Ai fini di un'analisi sulla presenza femminile tra i ruoli di maggiore potere politico nei paesi europei, <strong>abbiamo individuato 6 posizioni chiave (key positions)</strong>. Una è quella di <strong>capo dello stato</strong>, che in alcuni paesi corrisponde al presidente della repubblica e in altri al re o alla regina, mentre 5 sono posizioni di governo, selezionate in base alla loro rilevanza sia nella politica nazionale che in quella europea:</p>
<ul>
<li><strong>capo dell'esecutivo</strong>, che a seconda dell'ordinamento corrisponde al primo ministro, al presidente del consiglio o al cancelliere;</li>
<li><strong>ministro dell'economia</strong>, che oltre a rappresentare un ruolo chiave a livello nazionale, è il membro di governo che partecipa alle riunioni dell'Ecofin (consiglio economia e finanza), insieme a tutti gli altri paesi membri dell'Unione;</li>
<li><strong>ministro degli esteri</strong>, incaricato di gestire le relazioni internazionali dello stato che rappresenta;</li>
<li><strong>ministro degli interni</strong>, che si occupa delle questioni legate alla sicurezza nazionale e all'ordine pubblico;</li>
<li><strong>ministro della sanità</strong>, un ruolo che nell'ultimo anno di crisi dovuta alla pandemia da Covid-19 ha assunto più rilevanza che mai, sia nel dibattito nazionale che in quello europeo.</li>
</ul>
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-carenza-di-donne-in-posizioni-chiave-nei-governi-europei/">La carenza di donne in posizioni chiave nei governi europei</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-carenza-di-donne-in-posizioni-chiave-nei-governi-europei/">Donne che ricoprono posizioni chiave negli attuali governi dei paesi Ue</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_122748_tab3"><p>Con il valore 1 viene indicata la presenza di una donna nel ruolo considerato. Sono inclusi nella classifica solo i paesi Ue dove almeno una delle key positions individuate è ricoperta da donne. Per l&#8217;Ue abbiamo considerato ruoli assimilabili a quelli considerati, in particolare: presidente del consiglio europeo (capo di stato), presidente della commissione europea (capo esecutivo), commissario europeo per gli affari economici e monetari (ministro economia), alto rappresentante dell&#8217;Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (ministro esteri), commissaria agli affari interni (ministro interni), commissaria alla salute e sicurezza alimentare (ministro sanità). Anche se attualmente non è più membro Ue, il Regno Unito è stato incluso nell&#8217;analisi ai fini di un confronto più completo.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>dati ed elaborazione openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Febbraio 2021)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-122748"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-122748" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                            </div>

			
        <section class="blockquote">
							<p>In Danimarca e in Estonia i ruoli di capo di stato e di capo dell'esecutivo sono ricoperti da donne.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Come accennato in precedenza, <strong>i paesi del nord e del nord-est rappresentano un'eccezione rispetto alla gran parte degli altri membri Ue</strong>, distinguendosi non solo per presenza femminile al governo, ma anche in termini di key positions, 3 delle quali sono ricoperte da donne. <strong>A questi stati si aggiunge la Spagna</strong> con tre ministre (all'economia, agli esteri e alla sanità) <strong>e l'Unione europea</strong>. Tra i membri della commissione infatti, oltre alla presidente Von der Leyen, spiccano le commissarie Ylva Johansson agli affari interni e Stella Kyriakides alla salute e sicurezza alimentare.</p>
<p>Seguono poi <strong>Belgio, Lussemburgo e Regno Unito, con due ruoli chiave</strong> di cui uno è quello di ministro degli interni, ricoperto da donne in tutti e tre i paesi. Oltre agli stati che chiudono la classifica con un solo ruolo ciascuno, è importante sottolineare l'assenza di ben 10 membri Ue dal grafico sopra. Si tratta di <strong>Francia, Austria, Cipro, Croazia, Lettonia, Malta, Polonia, Romania, Slovenia e Ungheria. Nei governi di questi paesi, le 6 posizioni chiave sono tutte ricoperte da uomini.</strong></p>
<p><strong>Un aspetto che colpisce particolarmente per la Francia</strong>, dove nel 2019 la presenza femminile tra i membri dell'esecutivo era al 48,6%, come abbiamo visto in precedenza. In questo senso va detto che a luglio 2020 c'è stato un cambio di governo, da quello di Édouard Philippe a quello attuale guidato da Jean Castex. Tuttavia, analizzando le posizioni chiave anche nel precedente esecutivo, emerge che nessuna di queste era ricoperta da donne. Tutto ciò indica quindi una presenza femminile elevata (48,6%), a cui però non ha corrisposto l'assegnazione di nessuno dei ruoli di maggior potere alle donne. Un aspetto, quest'ultimo, che trova riscontro anche nel governo attuale.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">34,5% </span>le donne tra tutti i ministri degli interni dei paesi Ue, considerando anche l'esecutivo del Regno Unito e la commissione europea.</p>
			        </section>
		
<p>È la quota più alta, che indica <strong>il ruolo di ministro dell'interno come quello che attualmente è più spesso ricoperto da donne, tra le key positions individuate</strong>. Al contrario, <strong>il ruolo chiave dove la presenza femminile è più ristretta è quello di ministro dell'economia</strong>, affidato a donne solo in 4 dei 29 esecutivi considerati (13,8%). Un dato rilevante, considerando la centralità delle questioni economiche e finanziare per la vita e per lo sviluppo di uno stato.</p>
<p>Da notare infine che<strong> in nessun paese le donne detengono più di 3 delle 6 posizioni di rilevanza</strong>.</p>
<h3>Le donne nelle key positions dei governi italiani</h3>
<p>Nella situazione attuale, a febbraio 2021, <strong>solo uno dei ruoli governativi di rilievo è ricoperto da una donna in Italia</strong>, come mostrato dal grafico sopra. Si tratta di <strong>Luciana Lamorgese</strong>, che nel nuovo governo Draghi appena formatosi è stata nuovamente nominata <strong>ministra dell'interno</strong>, confermando la posizione che già ricopriva nel governo Conte II.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Nessuna donna in Italia è mai stata presidente del consiglio, della repubblica o ministro dell'economia.</p>
<p>
			        </section>
		
<p><strong>Osservando la composizione degli ultimi 10 esecutivi e di quello attuale, la presenza femminile tra i ministri è del 21,8%</strong>. Una quota assolutamente minoritaria, che <strong>si riduce al 15,5% se si considerano solo i ruoli governativi di maggiore rilevanza</strong> (presidente del consiglio, ministro dell'economia, ministro degli esteri, ministro degli interni, ministro della sanità).</p>
<p><strong>Dal 2001 a oggi, solo tre delle posizioni chiave individuate sono state ricoperte da donne almeno una volta</strong>. Si tratta dei ruoli di ministro degli esteri, degli interni e della sanità.</p>
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-ministro-della-sanita-e-il-ruolo-chiave-ricoperto-piu-spesso-da-una-donna-negli-ultimi-20-anni/">Il ministro della sanità è il ruolo chiave ricoperto più spesso da una donna, negli ultimi 20 anni</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-ministro-della-sanita-e-il-ruolo-chiave-ricoperto-piu-spesso-da-una-donna-negli-ultimi-20-anni/">Donne che hanno ricoperto posizioni chiave negli ultimi 10 governi italiani e in quello attuale</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_123307_tab3"><p>Con il valore 1 viene indicata la presenza di una donna nel ruolo considerato. Sono inclusi nella classifica solo i governi in cui almeno una delle key positions individuate è ricoperta da donne.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>dati ed elaborazione openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Febbraio 2021)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-123307"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			
<p><strong>Negli ultimi 10 governi il ministero della salute è stato guidato 5 volte da donne</strong>. Spicca in particolare Beatrice Lorenzin, ministra della sanità in ben tre governi consecutivi: quelli di Letta, Renzi e Gentiloni. Preceduta da Livia Turco nel secondo governo Prodi e succeduta da Giulia Grillo nel primo governo Conte.</p>
<p>Va comunque considerato che il ministero della salute ha acquisito una maggiore centralità solo nell'ultimo anno, a causa della pandemia in corso. Quindi il dato sulle donne a capo di questo dicastero nei governi passati ha sicuramente una minore rilevanza nel dibattito sulle key positions attuali. Anche in considerazione del fatto che in fasi ordinarie, la sanità è una materia gestita principalmente dalle regioni.</p>
<p>Per quanto riguarda gli altri incarichi, <strong>il ministero degli interni è stato affidato a un'altra donna negli ultimi vent'anni, oltre alla già citata Lamorgese</strong>. Si tratta di Annamaria Cancellieri, alla guida del Viminale durante il governo Monti. <strong>Il ministero degli esteri è stato invece guidato da Emma Bonino nel governo Letta e da Federica Mogherini nel governo Renzi</strong>. Gli unici due tra gli esecutivi considerati ad aver affidato due ruoli chiave a donne. <strong>Il governo Renzi risulta inoltre essere quello con la maggior presenza femminile tra tutti i ministri, pari al 40%.</strong></p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">3 su 11 </span>i governi italiani dal 2001 a oggi in cui nessuna donna ha ricoperto una key position.</p>
			        </section>
		
<p><strong>Si tratta dei governi Berlusconi II, III e IV</strong>, nei quali i ministeri di maggior rilievo sono stati sempre presieduti da uomini.</p>
<h3>La presenza femminile nei parlamenti Ue</h3>
<p>Nel corso degli ultimi vent'anni, in <strong>quasi tutti i paesi Ue è stato introdotto un sistema di quote di genere</strong>, a livello legislativo o volontario, per le elezioni parlamentari.</p>
        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Uno strumento che sancisce l'obbligo per i partiti politici di presentare liste di candidati dove la presenza tra uomini e donne sia equilibrata.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-funzionano-le-quote-di-genere-nelle-elezioni-legislative-dei-paesi-ue/">
                "Come funzionano le quote di genere nelle elezioni legislative dei paesi Ue"</a></span>

            </div>
        </section>
		
<p>Misure che sicuramente hanno portato a un <strong>aumento della presenza femminile nei parlamenti europei</strong>, ma che in nessun paese Ue si sono tradotte in una effettiva parità di genere all'interno degli organi legislativi.</p>
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-paese-con-il-maggior-aumento-di-donne-in-parlamento-negli-ultimi-15-anni/">L&#8217;Italia è il paese con il maggior aumento di donne in parlamento negli ultimi 15 anni</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-paese-con-il-maggior-aumento-di-donne-in-parlamento-negli-ultimi-15-anni/">Percentuale di donne nei parlamenti dei paesi Ue nel 2004 e nel 2019</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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			        			                                <div id="chart_122813_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_122813_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_122813_tab3"><p>I dati si riferiscono a entrambe le camere e includono i presidenti (o speaker, o capi in alcuni paesi) del parlamento. Non sono disponibili i dati sulla presenza di donne nel parlamento della Croazia nel 2004.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Febbraio 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/03/litalia-e-il-paese-con-il-maggior-aumento-di-donne-in-parlamento-negli-ultimi-15-anni.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-122813"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
<p><strong>Il nostro paese è passato dal 9,9% di donne sul totale dei membri in parlamento nel 2004, al 35,8% nel 2019</strong>. Un aumento di 25,9 punti percentuali, il più ampio in Europa. Seguono, con aumenti superiori ai 20 punti, la Francia e il Portogallo.</p>
<p>Come abbiamo visto in precedenza riguardo la presenza femminile negli esecutivi, anche in questo caso va sottolineato che l'Italia partiva da una delle quote più basse d'Europa nel 2004 (9,9%), superiore solo a quelle di Malta, Cipro e Ungheria.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Nessun paese raggiunge il 50% di donne in parlamento.</p>
<p>
			        </section>
		
<p><strong>Considerando i dati 2019, sono ancora una volta paesi del nord a registrare le percentuali più alte</strong>, con Svezia e Finlandia dove rispettivamente il 47,6% e il 46,5% dei parlamentari è composto da donne. Da notare che questi stessi stati erano ai primi posti anche nel 2004, quando già presentavano quote di presenza femminile elevate.</p>
<p><strong>Al lato opposto in classifica troviamo perlopiù paesi dell'est Europa</strong>. In particolare l'Ungheria con la quota più bassa d'Europa, pari al 12,2% nel 2019. Seguono, oltre a Malta e a Cipro, Romania, Croazia, Repubblica Ceca e Slovacchia, tutti con percentuali intorno al 20%. Un divario di oltre venti punti rispetto alle quote dei paesi scandinavi.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">3 su 28 </span>i paesi Ue dove le parlamentari sono diminuite dal 2004 al 2019.</p>
			        </section>
		
<p>Si tratta innanzitutto della <strong>Svezia</strong>, dove però il calo è stato solo di -0,3 punti percentuali. Una variazione irrilevante specialmente se ci considera che questo paese risulta al primo posto per presenza femminile nel parlamento, sia nel 2004 che nel 2019.</p>
<p>Gli altri due stati dove sono diminuite le donne parlamentari sono <strong>Bulgaria e Paesi Bassi</strong>. Nel primo caso si tratta di una variazione poco incisiva (-0,9 punti) che però riflette la mancanza di progressi su questo fronte, in un paese che risulta 17esimo in classifica, con solo il 27,1% di presenza femminile in parlamento nel 2019.</p>
<p>Nel caso dei Paesi Bassi invece il calo è più significativo (-1,2 punti), ma la quota di parlamentari donne risulta comunque la decima più alta dell'Unione europea (35,1%). Un dato positivo quindi, anche se è necessario un ulteriore aumento, piuttosto che una riduzione.</p>
<h3>L'accesso alle posizioni chiave del parlamento</h3>
<p>Abbiamo visto in precedenza quanto siano presenti le donne tra le posizioni chiave del potere esecutivo in Europa. Ora proviamo ad approfondire lo stesso aspetto riguardo però il potere legislativo.</p>
<p><strong>Quali sono le key positions in parlamento?</strong> Possiamo considerarne due in particolare, che accomunano i diversi paesi Ue:</p>
<ul>
<li><strong>Presidente di commissione parlamentare</strong>, che si occupa di presidiare i lavori della commissione di cui è a capo e di rappresentarla. Le commissioni sono gruppi di parlamentari che si occupano di discutere e di esaminare determinate materie o questioni.</li>
</ul>
        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		In Italia le commissioni sono gli organi in cui si svolge la maggior parte del lavoro sugli emendamenti, in cui si cercano convergenze politiche e in cui il dibattito entra realmente nel merito delle questioni.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&amp;p=17992">
                "Cosa sono le commissioni parlamentari e perché sono importanti"</a></span>

            </div>
        </section>
		
<ul>
<li><strong>Presidente di gruppo parlamentare</strong>, chiamato nel linguaggio corrente capogruppo o, a seconda del paese, portavoce. È a capo del gruppo parlamentare di cui fa parte, lo rappresenta nelle discussioni parlamentari e ne fa da portavoce.</li>
</ul>
<p>Per confrontare a livello europeo la presenza di donne in questi due importanti ruoli, <strong>abbiamo considerato gli organi legislativi dei maggiori paesi membri dell'Ue</strong> (Francia, Germania, Spagna, Italia) <strong>e il parlamento europeo</strong>.</p>
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-spagna-sono-donne-quasi-la-meta-dei-presidenti-di-commissione/">In Spagna sono donne quasi la metà dei presidenti di commissione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-spagna-sono-donne-quasi-la-meta-dei-presidenti-di-commissione/">Percentuale di donne tra gli attuali presidenti delle commissioni parlamentari dei maggiori paesi Ue</a></h3>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_123323_tab3"><p>I dati mostrano l&#8217;attuale percentuale di donne sul totale dei presidenti delle commissioni parlamentari permanenti di entrambe le camere del parlamento.</p>
</div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>dati ed elaborazione openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Febbraio 2021)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-123323"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-123323" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
<p>In linea con quanto visto in precedenza, sia nel governo che nel parlamento, <strong>la Spagna si conferma uno dei paesi dove la presenza di donne in politica è più alta</strong>. Sia a livello complessivo, sia per quanto riguarda i ruoli chiave del potere.</p>
<p>Anche nel caso dei presidenti delle commissioni infatti, <strong>il parlamento spagnolo supera gli altri considerati con il 48,8% di donne</strong> a ricoprire attualmente questo ruolo. Seguono il parlamento europeo e quello francese, mentre l'Italia e la Germania chiudono la classifica con quote inferiori al 40%.</p>
<p>Va comunque sottolineato, ai fini di un'analisi completa della questione, che <strong>il numero di commissioni permanenti varia ampiamente tra i parlamenti considerati</strong>. In questo senso la Spagna è il paese con più commissioni, ben 80 tra il congresso dei deputati e il senato. Mentre nel parlamento tedesco sono 40, in quello italiano 28, in quello europeo 27 e in quello francese 15.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Più donne capigruppo e presidenti di commissione in Spagna, rispetto agli altri grandi paesi Ue.</p>
<p>
			        </section>
		
<p><strong>Osservando poi la presenza femminile tra gli attuali presidenti dei gruppi parlamentari, la Spagna conferma il suo primato</strong>, aumentando inoltre il divario rispetto agli altri paesi considerati.</p>
<p><strong>Sono il 41,2% le donne capigruppo nel parlamento spagnolo</strong>. Una quota che si distacca di circa 10 punti da quelle del parlamento europeo (30%) e italiano (29,4%), di oltre 20 punti dal dato sul parlamento tedesco (20%) e di ben 30 punti da quello sull'organo legislativo francese (11,1%).</p>
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-francia-e-ultima-tra-i-maggiori-paesi-ue-per-quota-di-donne-tra-i-capigruppo-del-parlamento/">La Francia è ultima tra i maggiori paesi Ue per quota di donne tra i capigruppo del parlamento</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-francia-e-ultima-tra-i-maggiori-paesi-ue-per-quota-di-donne-tra-i-capigruppo-del-parlamento/">Percentuale di donne a capo degli attuali gruppi parlamentari nei maggiori paesi Ue</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_123333_tab3"><p>I dati mostrano l&#8217;attuale percentuale di donne sul totale dei presidenti dei gruppi parlamentari di entrambe le camere del parlamento.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>dati ed elaborazione openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Febbraio 2021)
                                        </p>
                </div>
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						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="la-francia-e-ultima-tra-i-maggiori-paesi-ue-per-quota-di-donne-tra-i-capigruppo-del-parlamento"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-123333"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-123333" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
<p>Sul metodo di selezione dei presidenti è interessante inoltre sottolineare il caso di <strong>tre gruppi attualmente presenti nella camera bassa (Bundestag) del parlamento tedesco</strong>. Si tratta di Bündnis 90/Die Grünen (Alleanza 90/Verdi), Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania) e Die Linke (La sinistra). Gruppi che, per propri regolamenti interni, <strong>hanno due capigruppo invece di uno solo, di cui uno donna e l'altro uomo</strong>, di modo da avere sempre una rappresentanza equa di entrambi i generi.</p>
<h3>Le donne nelle key positions dei parlamenti italiani</h3>
<p>Mantenendo come focus quello sulle posizioni chiave di presidente di commissione e capogruppo, abbiamo considerato le <strong>variazioni della presenza femminile in questi ruoli, nelle ultime cinque legislature italiane</strong>.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">14,9% </span>le donne sul totale dei presidenti di commissioni parlamentari delle ultime 5 legislature, dal 2001 a oggi.</p>
			        </section>
		
<p><strong>Una quota irrisoria, che suggerisce una grande difficoltà di accesso a questa carica per le parlamentari del nostro paese</strong>. Dall'altro lato, se si analizzano i dati delle singole legislature sembra esserci stato un lieve miglioramento nel corso degli anni.</p>
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-ultime-5-la-legislatura-attuale-e-quella-con-piu-donne-presidenti-di-commissione/">Tra le ultime 5, la legislatura attuale è quella con più donne presidenti di commissione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-ultime-5-la-legislatura-attuale-e-quella-con-piu-donne-presidenti-di-commissione/">Donne e uomini presidenti di commissioni parlamentari, nelle legislature dalla XIV all'attuale XVIII</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_122941_tab3"><p>Sono inclusi tutti i presidenti di commissioni di entrambi i rami del parlamento, conteggiati dall&#8217;inizio della XIV legislatura nel 2001 fino alla composizione attuale.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>dati ed elaborazione openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Febbraio 2021)
                                        </p>
                </div>
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						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="tra-le-ultime-5-la-legislatura-attuale-e-quella-con-piu-donne-presidenti-di-commissione"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-122941"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			
<p><strong>La XVIII legislatura registra una presenza femminile del 33,9%, tra i presidenti di commissione che si sono succeduti dall'inizio a oggi. Un dato nettamente superiore a quelli delle composizioni precedenti</strong>, a partire dalla XIV, dove nessuna donna è stata a capo di una commissione. Dalla XV risulta esserci un miglioramento, con una quota del 12,9% di donne in questo ruolo, che nella legislatura successiva sale al 17,4%. La XVII ha invece costituito un passo indietro, con una percentuale di donne pari al 12,1%, che nella legislatura attuale è più che raddoppiata (33,9%).</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">10 su 28 </span>le donne attualmente a capo di commissioni parlamentari.</p>
			        </section>
		
<p>Di queste, <strong>6 sono presidenti di commissioni della camera dei deputati e 4 del senato</strong>.</p>
<p>Nel primo caso tre presidenti sono membri del Partito democratico, due del Movimento 5 stelle e una di Italia viva (Raffaella Paita). Le commissioni a loro affidate sono rispettivamente: ambiente, territorio e lavori pubblici (Alessia Rotta, Pd), attività produttive, commercio e turismo (Martina Nardi, Pd), lavoro pubblico e privato (Debora Serracchiani, Pd), cultura scienza e istruzione (Vittoria Casa, M5S), affari sociali (Marialucia Lorefice, M5S) e trasporti, poste e telecomunicazioni (Raffaella Paita, Iv).</p>
<p>Nel caso del senato invece, due presidenti sono senatrici del Movimento 5 stelle (Susy Matrisciano alla commissione su lavoro pubblico e privato, previdenza sociale e Vilma Moronese alla commissione su territorio, ambiente, beni ambientali), una del Partito democratico (Roberta Pinotti alla commissione sulla difesa) e una del gruppo Italia viva - Partito socialista italiano (Annamaria Parente alla commissione su igiene e sanità).</p>
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-ultime-5-la-legislatura-attuale-e-quella-con-piu-donne-capigruppo/">Tra le ultime 5, la legislatura attuale è quella con più donne capigruppo</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-ultime-5-la-legislatura-attuale-e-quella-con-piu-donne-capigruppo/">Donne e uomini capigruppo dei partiti in parlamento, nelle legislature dalla XIV all'attuale XVIII</a></h3>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_123090_tab3"><p>Sono inclusi tutti i capigruppo di entrambi i rami del parlamento, conteggiati dall’inizio della XIV legislatura nel 2001 fino alla composizione attuale.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>dati ed elaborazione openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Febbraio 2021)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-123090"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			
<p><strong>Anche nel caso dei capigruppo, si conferma un netto aumento della presenza femminile</strong>. Dalla XIV legislatura, quando nessuna donna ricopriva questo ruolo, alla XVIII dove la quota delle presidenti di gruppo sale al 22,2%, un dato comunque basso ma che costituisce un passo in avanti in termini di rappresentanza. Anche in questo caso l'incremento parte dalla XV legislatura (9,5% di donne capigruppo), per poi subire una battuta d'arresto nella XVI (5,3%) e riprendere nella 17esima (14,5%).</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">5 su 17 </span>le donne attualmente presidenti di gruppi parlamentari.</p>
			        </section>
		
<p>Si tratta innanzitutto delle due donne capigruppo di Forza Italia: Mariastella Gelmini alla camera dei deputati e Anna Maria Bernini al senato. Da notare che <strong>Forza Italia è attualmente l'unico partito ad avere una donna come presidente di gruppo in entrambi i rami del parlamento.</strong></p>
<p>Le altre presidenti sono Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva alla camera dei deputati, Loredana De Petris, presidente del gruppo misto al senato e Julia Unterberger, a capo del gruppo per le autonomie al senato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto credits: Instagram - <a href="https://www.instagram.com/bundeskanzlerin/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Angela Merkel</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-divari-di-genere-nei-governi-e-nei-parlamenti-europei/">I divari di genere nei governi e nei parlamenti europei</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Bilanci e donazioni, il grande bluff della trasparenza</title>
		<link>https://www.openpolis.it/bilanci-e-donazioni-il-grande-bluff-della-trasparenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele De Bernardin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2019 07:48:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=58207</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le attuali regole per rendere più trasparente il tema dei soldi alla politica non funzionano: dati inutilizzabili e informazioni inaccessibili, rendendo il sistema vulnerabile. Ecco come risolvere questo problema.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/bilanci-e-donazioni-il-grande-bluff-della-trasparenza/">Bilanci e donazioni, il grande bluff della trasparenza</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni il finanziamento ai partiti ha subito una vera e propria rivoluzione. Con la graduale abolizione del finanziamento pubblico, e il passaggio ad un sistema principalmente incentrato su quello privato, le regole del gioco sono cambiate.</p>
<p>Tutto questo in un periodo storico in cui il tema della trasparenza appare sempre più centrale. <strong>Non a caso in questa stessa fase sono state approvate numerose leggi per aumentare gli obblighi di comunicazione e rendicontazione economica sia per i partiti che per gli eletti</strong>. Molte operazioni che a vario modo hanno cercato di rendere più comprensibile il flusso di denaro, in entrata ed in uscita, intorno alla politica.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;attuale sistema di rendicontazione è anacronistico. Implementare soluzioni migliore è facile: perché non farlo?</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Ma queste operazioni sono state fallimentari. Le attuali norme obbligano il sistema politico a comunicare una serie di informazioni, ma i modi e le tempistiche in cui vengono fornite rendono tutti questi tentativi inutili. Dai rendiconti delle spese elettorali dei parlamentari, alle loro dichiarazioni patrimoniali, passando per i bilanci dei partiti: <strong>tante le nozioni che in teoria vengono rese disponibili, ma che in pratica non aiutano il monitoraggio della materia.</strong> Risolvere il problema sarebbe facile, e costerebbe anche poco.</p>
<h3>Il contesto, la rendicontazione di partiti e parlamentari</h3>
<p>Prima di entrare nella specificità dei problemi, capiamo un po&#8217; meglio quali sono gli attuali obblighi di trasparenza sul tema dei soldi alla politica.</p>
<p>La legge per la pubblicità della situazione patrimoniale di titolari di cariche elettive e di cariche direttive risale al 1982. <strong>In particolare stabilisce che i parlamentari (tra gli altri) sono tenuti a consegnare alla camera di appartenenza la dichiarazione patrimoniale, la dichiarazione dei redditi e i contributi ricevuti per la campagna elettorale</strong>. Nella XVI Legislatura &#8211; anche grazie alla campagna di sensibilizzazione di openpolis &#8211; gli uffici di presidenza di camera e senato hanno istituito un sistema di pubblicazione volontaria sul web delle dichiarazioni per i parlamentari che davano il consenso. Pubblicazione che dal febbraio del 2014 è diventata obbligatoria. Il tutto poi che per il &#8220;decreto trasparenza&#8221; (dlgs 14 marzo 2013 n.22), deve essere in formato aperto, per facilitarne il riutilizzo.</p>
        <section class="dossier">
            <div>
															Bilanci 2018 dei partiti, la nostra analisi<br />
									                <span class="read-more"><a href="https://www.openpolis.it/esercizi/come-si-finanziano-oggi-i-partiti/">"Partiti deboli, democrazia fragile"</a></span>
            </div>
        </section>
		
<p>Per quanto riguarda i partiti le ultime modifiche in termini di trasparenza sono state apportate con la legge anticorruzione del governo Conte I, approvata a fine 2018. Sul tema dei contributi è previsto per i partiti l&#8217;obbligo di annotare &#8211; entro il mese successivo a quello della percezione &#8211; in un apposito registro, per ogni contributo ricevuto, l&#8217;identità dell&#8217;erogante, l&#8217;entità del contributo e la data dell&#8217;erogazione. I medesimi dati devono essere riportati nel rendiconto del partito e contestualmente pubblicati sul relativo sito internet. Bilanci che vanno resi disponibile online entro il 15 luglio di ogni anno.</p>
<h3>Perché queste informazioni sono inutilizzabili</h3>
<p>Se in teoria il quadro delle norme nel nostro paese potrebbe sembrare avanzato, in realtà è ben lontano dell&#8217;esserlo. Per capire lo stato dell&#8217;arte può essere utile entrare nel caso specifico, facendo esempi concreti di che cosa si ha a che fare quando si analizza questa materia.</p>
<p><strong>In un sistema che si sta muovendo sempre più nella direzione del finanziamento privato, il tema dei contributi ricevuti dagli eletti sta crescendo in importanza</strong>. Appare evidente però che non vengano utilizzati, quando c&#8217;è l&#8217;obbligo di pubblicazione, formati che rendano i dati pienamente accessibili, consultabili e riutilizzabili. Al contrario, si tratta per lo più di documenti scritti a mano, poi scansionati e infine inseriti in formato pdf (con il risultato che alcune parti sono illeggibili).</p>
<p>Qui per esempio quanto comunicato dal deputato <a href="https://parlamento18.openpolis.it/parlamentare/cosa/id/401/sf_highlight/fiano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Emanuele Fiano</a> sul sito di Montecitorio nella sezione dedicata ai contributi ricevuti. Al di la di quanto riportato nel documento, sembra essere fuori dal tempo la qualità della documentazione fornita. <strong>Non solo si è in completa mancanza di dati riutilizzabili, come prescritto dalla legge, ma quanto reso disponibile non è assolutamente leggibile.</strong> È difficile sostenere che un membro del parlamento non abbia la capacità, nonché i mezzi, per fornire queste informazioni in un formato migliore. Al tempo stesso nessuno all&#8217;interno delle istituzioni si prende la responsabilità di verificare, e quindi condannare, tali comportamenti.</p>
<p><a href="https://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/dichiarazione_patrimoniale/files/000/003/845/2018_X.pdf#page=4" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-58742 size-full" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-14-alle-17.14.59.png" alt="" width="754" height="1056" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-14-alle-17.14.59.png 754w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-14-alle-17.14.59-414x580.png 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-14-alle-17.14.59-635x889.png 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-14-alle-17.14.59-179x250.png 179w" sizes="(max-width: 754px) 100vw, 754px" /></a></p>
<p>I casi sono numerosi, e coinvolgono politici di tutti gli schieramenti in parlamento. <strong>Perché pure nei casi in cui le parole e i numeri sono leggibili, sono scritti a mano, e sta quindi alla libera interpretazione del cittadino comprendere la grafia del parlamentare di turno.</strong> Qui per esempio la documentazione ufficiale consegnata dal senatore <a href="https://parlamento18.openpolis.it/parlamentare/cosa/id/278/sf_highlight/casini" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Casini</a> riguardo le spese sostenute in campagna elettorale. Ancora una volta sembra irreale che nel 2019 la soluzione scelta dalle istituzioni per comunicare questa tipologia di nozioni sia la seguente.</p>
<p><a href="http://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg18/file/repository/documentaz_patr_17/2018/Casini_2018.pdf#page=10" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-58793 size-full" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-15-alle-09.38.58.png" alt="" width="671" height="826" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-15-alle-09.38.58.png 671w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-15-alle-09.38.58-414x510.png 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-15-alle-09.38.58-635x782.png 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-15-alle-09.38.58-203x250.png 203w" sizes="(max-width: 671px) 100vw, 671px" /></a></p>
<p>Un&#8217;altra questione ricorrente è quella delle pecette, situazioni in cui la documentazione viene consegnata e, leggibile o meno che sia, alcune parti vengono coperte intenzionalmente. Fino alla scorsa legislatura l&#8217;obbligo di pubblicità per le donazioni ricevute era per qualsiasi somma superiore ai 5.000 euro (attualmente abbassata a 500). La maggior parte delle informazioni riguardanti i donatori vengono però coperte dagli eletti con delle pecette. Un conto è cancellare aspetti sensibili, un altro è rendere la presentazione del documento inutile.</p>
<p>Riportiamo due casi, ma se ne potrebbero anche citare altri, delle onorevoli <a href="https://parlamento18.openpolis.it/parlamentare/cosa/id/556/sf_highlight/meloni" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Meloni</a> e <a href="https://parlamento18.openpolis.it/parlamentare/cosa/id/686698/sf_highlight/boschi" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Boschi</a>. Quest&#8217;ultima tra l&#8217;altro, oltre a coprire la maggior parte del testo, cancella a penna l&#8217;importo ricevuto e ne riscrive uno più basso a mano. <strong>Coprendo così tanti elementi &#8220;l&#8217;obbligo di pubblicità&#8221; per le donazioni superiori ad una determinata cifra di fatto sparisce, diventando uguale alle comunicazioni sulle piccole donazioni.</strong></p>
<p><a href="https://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/dichiarazione_patrimoniale/files/000/003/717/2018_X.pdf#page=5" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-58810 size-full" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-15-alle-10.03.13.png" alt="" width="720" height="1025" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-15-alle-10.03.13.png 720w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-15-alle-10.03.13-414x589.png 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-15-alle-10.03.13-635x904.png 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-15-alle-10.03.13-176x250.png 176w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p><a href="https://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/dichiarazione_patrimoniale/files/000/004/060/2018_X.pdf#page=6" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-58811 size-full" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-15-alle-10.04.30.png" alt="" width="757" height="931" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-15-alle-10.04.30.png 757w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-15-alle-10.04.30-414x509.png 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-15-alle-10.04.30-635x781.png 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-15-alle-10.04.30-203x250.png 203w" sizes="(max-width: 757px) 100vw, 757px" /></a></p>
<p>Durante la scorsa legislatura con il progetto <a href="http://patrimoni.openpolis.it/#/progetto" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Patrimoni trasparenti</a> avevano denunciato i tanti problemi con l&#8217;attuale sistema di rendicontazione per deputati e senatori. <strong>Incongruenze su cui nessuno verificava, tra cui l&#8217;alto numero di parlamentari, ben 266, che dichiarava di non aver avuto spese né contributi di nessun tipo per la campagna elettorale</strong>: fatto poco verosimile. Con l&#8217;attuale legislatura nulla è cambiato, e la finta trasparenza sul tema continua.</p>
<h3>La situazione per i partiti</h3>
<p>Gli obblighi di trasparenza per i partiti ormai sono molto ampi. Oltre a bilanci e rendiconti, sui siti internet delle strutture deve essere pubblicato l&#8217;elenco dei donatori che hanno elargito complessivamente una cifra superiore ai 500 euro su base annua. I documenti nel caso dei partiti sono più facilmente rintracciabili, ma il problema, ancora una volta, riguarda il modo in cui vengono messi a disposizione.</p>
<p><strong>Ogni partito adotta dei modelli di bilancio differenti, rendendo a volte complicato il confronto tra i diversi documenti.</strong> Ma questa sembra essere la complicazione minore, visto che i documenti vengono rilasciati in formati non riutilizzabili, con i dati non facilmente estraibili, se non manualmente. Qui per esempio una parte del bilancio 2018 della Lega.</p>
<p><a href="https://www.leganord.org/component/phocadownload/category/286-bilancio-lega-nord-2018?download=8086:bilancio-federale-2018"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-58826" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-15-alle-11.07.35.png" alt="" width="667" height="1041" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-15-alle-11.07.35.png 667w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-15-alle-11.07.35-414x646.png 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-15-alle-11.07.35-635x991.png 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/Schermata-2019-10-15-alle-11.07.35-160x250.png 160w" sizes="(max-width: 667px) 100vw, 667px" /></a></p>
<p>Il problema riguarda anche l&#8217;elenco dei donatori. Tutti i partiti hanno predisposto una sezione sul proprio sito in cui è possibile navigare l&#8217;elenco dei donatori. Ancora una volta però si tratta di lunghi elenchi pubblicati in formato pdf. <strong>Il punto è che comunicare questi elementi non basta per fare trasparenza</strong>. Bisogna fornire i dati in formati aperti, così da poterli analizzare e confrontare, senza dover intervenire manualmente. <a href="https://www.slideshare.net/Partito_Democratico/contributi-l-32019-25102019" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Questo per esempio è l&#8217;elenco pubblicato dal Partito democratico</a> per le donazioni ricevute nel 2019.</p>
<p><a href="https://www.slideshare.net/Partito_Democratico/contributi-l-32019-25102019" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-59993 size-full" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/contributi-l-32019-25102019-17-638.jpg" alt="" width="638" height="903" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/contributi-l-32019-25102019-17-638.jpg 638w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/contributi-l-32019-25102019-17-638-414x586.jpg 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/contributi-l-32019-25102019-17-638-635x899.jpg 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/contributi-l-32019-25102019-17-638-177x250.jpg 177w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /></a></p>
<h3>Cambiare le cose costa poco, ma non c&#8217;è volontà politica</h3>
<p>Anche la <a href="http://www.parlamento.it/1057" target="_blank" rel="noopener noreferrer">commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici</a> pubblica l&#8217;elenco delle erogazioni ai partiti e ai movimenti politici iscritti nel registro nazionale. Si tratta di un utile punto di riferimento, che aggrega in un unico posto tutti i dati a disposizione: le strutture coinvolte dalla normativa, i diversi donatori e l&#8217;importo in questione.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="http://parlamento18.camera.it/application/xmanager/projects/parlamento18/attachments/pubblicita_obbligo_legge/pdfs/000/000/001/ART_5_DL_149_2013_L_3_2019.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Donazioni ai partiti<br />
<br><strong>Vedi l'elenco completo</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Le informazioni però, pubblicate così, non sono riutilizzabili, se non intervenendo manualmente. <strong>La commissione di garanzia stessa ha più volte lanciato l&#8217;allarme sulle poche risorse a disposizione per svolgere il proprio lavoro di vigilanza.</strong> Il fatto stesso che all&#8217;organo predisposto non vengano forniti i mezzi per fare il proprio lavoro, dimostra che la trasparenza su questo ambito sia un bluff.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>C&#8217;è bisogno di un sistema centralizzato per la raccolta di questi dati: dai bilanci alle donazioni.</p>
<p>
			        </section>
		
<p><strong>È necessaria quindi l&#8217;introduzione di uno strumento unico e centralizzato per l&#8217;inserimento dei dati di bilancio per i partiti e, nel caso delle donazioni, anche per i membri del parlamento. Questo permetterebbe una più facile raccolta dati da parte degli organi predisposti, e soprattutto rappresenterebbe una vera azione di trasparenza verso i cittadini</strong>. La creazione di tale strumento ha un costo bassissimo, trattandosi di qualcosa facilmente realizzabile, e permetterebbe di risolvere 3 questioni centrali:</p>
<ul>
<li>l&#8217;uniformità dei modelli e dei documenti di bilancio condivisi;</li>
<li>la necessità di avere un quadro unico per la condivisione dei dati sulle donazioni;</li>
<li>la creazione di un sistema che permetta a cittadini, giornalisti, attivisti e ricercatori di avere realmente accesso alla base dati in formato aperto.</li>
</ul>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/soldi-alla-politica-la-sfida-della-trasparenza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Soldi alla politica la sfida della trasparenza<br />
<br><strong>Leggi l'articolo</strong></a>.</p>
        </section>
		
<h3>Perché tutto ciò è un problema</h3>
<p>Come già abbiamo avuto modo di raccontare l&#8217;abolizione del finanziamento pubblico ai partiti ha di fatto moltiplicato il numero di soggetti coinvolti. Non solo, questa transizione ha dato una nuova centralità al finanziamento privato, che ad oggi può rappresentare una grande opportunità per partiti e movimenti politici. <strong>L&#8217;assenza completa di un sistema centralizzato e adatto ai nostri tempi per condividere tutte queste informazioni non è accettabil</strong>e.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Il non riuscire a monitorare la materia rende il sistema più vulnerabile.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Tutto ciò è un rischio perché non permette un reale monitoraggio del tema. Un monitoraggio necessario perché l&#8217;unico modo per accertarsi che il finanziamento privato non diventi una via per illeciti, e un mezzo per interferire sui processi democratici del paese. <strong>Non avere reali dati a disposizione sul tema dei soldi alla politica rende il sistema più vulnerabili.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Questa pubblicazione è stata prodotta nell&#8217;ambito del progetto <a href="https://www.balcanicaucaso.org/Progetti/ESVEI" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ESVEI</a>, co-finanziato da Open Society Institute in cooperazione con OSIFE/Open Society Foundations, e promosso da OBC Transeuropa.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto credit: <a href="https://www.camera.it/leg18/585?raccolta=128&amp;rcgrp=Palazzo+Montecitorio&amp;Palazzo+Montecitorio+%2F+Aula" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Camera dei Deputati</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/bilanci-e-donazioni-il-grande-bluff-della-trasparenza/">Bilanci e donazioni, il grande bluff della trasparenza</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Renzi e Toti, come lanciare un nuovo partito</title>
		<link>https://www.openpolis.it/renzi-e-toti-come-lanciare-un-nuovo-partito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele De Bernardin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2019 07:40:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=56310</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono ufficialmente nati Cambiamo! (Toti) e Italia Viva (Renzi). Entrambi i politici negli ultimi mesi hanno utilizzato comitati per aggregare consenso e raccogliere fondi. Solo da inizio anno parliamo di oltre €700.000.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/renzi-e-toti-come-lanciare-un-nuovo-partito/">Renzi e Toti, come lanciare un nuovo partito</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel giro di poche settimane sia Giovanni Toti che Matteo Renzi hanno ufficializzato il lancio dei loro nuovi soggetti politici. Ma come si è arrivati a questo momento?</p>
<p>Entrambi hanno utilizzato comitati politici incentrati sulla loro persona per fare aggregazione politica, raccogliere fondi ed organizzare eventi. <strong>Il tutto parallelamente alla loro attività ufficiale nei rispettivi partiti di appartenenza: Forza Italia e Partito democratico</strong>. Da un lato il comitato Change di Toti si è trasformato nel partito Cambiamo!, dall&#8217;altro i comitati Azione civile di Renzi hanno portato alla nascita di Italia Viva. Da inizio anno i due politici hanno raccolto oltre 700.000euro, provando ancora una volta come l&#8217;ascesa politica individuale sia sempre più incentrata sul ruolo di associazioni, fondazioni e comitati politici. Un piano B, quello dei due leader, che era evidentemente pronto da tempo.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">€ 700.000 </span>raccolti dai comitati di Renzi e Toti da inizio anno per il lancio dei 2 partiti.</p>
			        </section>
		
<p>Toti e Renzi non sono nuovi a questo modello. Già per le elezioni regionali della Liguria del 2015 Giovanni Toti utilizzò il comitato Change per la sua campagna elettorale. Allo stesso modo la prima ascesa politica di Matteo Renzi, che lo portò a guidare il paese nel 2014, basò molto del suo successo sull&#8217;attività di formazione politica e raccolta fondi della fondazione Open.</p>
<h3>I comitati Azione civile di Renzi</h3>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/cosa/think-tank/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Think tank e fondazioni<br />
<br><strong>Leggi tutti i nostri articoli</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Come abbiamo avuto modo di raccontare varie volte think tank, fondazioni, comitati e associazioni sono diventati il primo passo per fare politica, o per iniziare un percorso di affermazione al livello nazionale o locale. <strong>Proprio per questo motivo, grazie anche al censimento che openpolis porta avanti da anni, la legge anticorruzione approvata a fine 2018 è intervenuta per la prima volta sulla materia, equiparando tutte queste strutture ai partiti politici</strong>. Un passo in avanti importante, non privo di criticità, che costringe ora queste organizzazioni a pubblicare sui propri siti internet una serie di informazioni, tra cui statuto, bilancio e soprattutto finanziatori.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Le neo ministra Bonetti è stata la coordinatrice delle summer school &#8220;Meritare l&#8217;Italia&#8221; di Renzi.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Dopo la chiusura dell&#8217;esperienza dalla fondazione Open, Renzi ha lanciato nell&#8217;ottobre del 2018 i <a href="https://www.comitatiazionecivile.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comitati Azione Civile di Ritorno al futuro</a>. Questo di fatto ha rappresentato il primo passo di un percorso che proprio in questi giorni sta segnando risvolti importanti. Sul sito, che nelle ultime settimane ha visto un&#8217;intensificarsi delle notizie e comunicazioni pubblicate, è possibile firmare petizioni locali e nazionali, tra cui quella per <a href="https://www.comitatiazionecivile.it/no_aumento_iva" target="_blank" rel="noopener noreferrer">fermare l&#8217;aumento dell&#8217;Iva</a> o <a href="https://www.comitatiazionecivile.it/petizione_80euro" target="_blank" rel="noopener noreferrer">salvare gli 80euro</a>, una delle norme clou approvate durante il governo Renzi.</p>
<p>Da inizio anno si sono formati un numero elevato di comitati in tutto il paese, oltre 300 a quanto risulta dal sito, per un&#8217;organizzazione ramificata su tutto il territorio che ha trovato la sua massima espressione nella scuola estiva di politica &#8220;<a href="https://www.comitatiazionecivile.it/inizia_scuola_estiva_meritarelitalia" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Meritare l&#8217;Italia</a>&#8220;. <strong>L&#8217;evento si è tenuto a fine agosto, hanno partecipato più di 200 giovani, ed è stato coordinato da Elena Bonetti, recentemente nominata ministro alla famiglia nel neo nato governo Conte II.</strong></p>
<p>Oltre a tutto questo è stata fatta un&#8217;importante attività di raccolta fondi, <strong>riuscendo, nei primi 8 mesi dell&#8217;anno, ad ottenere oltre mezzo milione di euro</strong>. Gran parte dei fondi sono stati raccolti nei due mesi estivi di luglio e agosto, un preambolo non da poco per l&#8217;uscita ufficiale di Matteo Renzi dal Partito democratico di metà settembre e la nascita di Italia Viva.</p>
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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-comitati-di-renzi-hanno-raccolto-oltre-mezzo-milione-da-inizio-2019/">I comitati di Renzi hanno raccolto oltre mezzo milione da inizio 2019</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-comitati-di-renzi-hanno-raccolto-oltre-mezzo-milione-da-inizio-2019/">Donazioni private ai Comitati Azione Civile da gennaio 2019</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_56316_tab3"><p>Sono state considerate, mese per mese, sia le erogazioni inferiori che quelle superiori ai €500.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>dati "comitati azione civile" di Ritorno al futuro ed elaborazione di openpolis                                                            </p>
                </div>
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						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="i-comitati-di-renzi-hanno-raccolto-oltre-mezzo-milione-da-inizio-2019"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-56316"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-56316" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
<p>Tra i principali finanziatori Daniele Ferrero (presidente e amministratore delegato di Venchi) che nel solo mese di luglio ha contribuito con 100.000euro alla causa di Renzi. Come lui gli imprenditori Davide Serra, storico sostenitore del politico toscano, che nello stesso periodo ha donato 90.000euro, e Lupo Rattazzo, figlio di Susanna Agnelli, con 50.000euro.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.comitatiazionecivile.it/trasparenza" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Azione civile di Matteo Renzi<br><strong>Leggi l'elenco completo dei finanziatori</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Nell'elenco dei finanziatori, disponibili sul sito internet dell'organizzazione, anche numerosi parlamentari e politici vicini a Renzi: Maria Elena Boschi, Davide Faraone ed Ettore Rosato. <strong>Tra questi anche 3 membri del neo nato governo: Anna Ascani (vice ministro all'istruzione), Teresa Bellanova (ministro all'agricoltura) e Ivan Scalfarotto (sottosegretario agli affari esteri).</strong></p>
<h3>Il comitato Change di Giovanni Toti</h3>
<p>La fine dell'estate ha anche sancito l'avvio ufficiale di una nuova esperienza politica nel centrodestra, quella di Cambiamo! guidata dal governatore della regione Liguria Giovanni Toti.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.comitatochange.com/adempimenti-di-legge-03-2019/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Comitato Change, le donazioni a Toti<br />
<br><strong>Vedi l'elenco</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Anche il politico ex Forza Italia ha utilizzato un'associazione per il lancio del suo soggetto politico, il <a href="https://www.comitatochange.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comitato Change</a>. Creato per la campagna elettorale delle regionali 2015, l'organizzazione ha sempre avuto un ruolo centrale nella carriera del politico.<strong> Non a caso il segretario generale della regione Liguria Pietro Paolo Giampellegrini, nominato da Toti dopo la sua elezione, è tra i fondatori di Change. </strong>Un tipico caso di spoil system che avevamo raccontato nell'edizione 2017 nel nostro report "<a href="http://minidossier.openpolis.it/2017/04/Cogito_ergo_sum_2017" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cogito ergo sum</a>" su think tank, fondazioni e associazioni politiche.</p>
<p>Nell'ultimo anno l'organizzazione è stata rilanciata, ed utilizzata in maniera strategica per la decisione di uscire da Forza Italia. <strong>Da maggio ad oggi ha già ricevuto oltre 200.000euro in contributi, in una raccolta fondi che è stata propedeutica alla presentazione di Cambiamo!, il soggetto politico che è l'evoluzione, nonché la traduzione in italiano, di Change.</strong></p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">€211.200 </span>raccolti dal comitato Change di Toti da maggio ad oggi.</p>
			        </section>
		
<p>Dietro a queste cifre ci sono principalmente 3 aziende.<strong> La prima è la Moby Spa, nota società di navigazione italiana, che lo scorso maggio ha donato €100.000 al comitato Change</strong>. Subito dietro la Black Oils Spa, con €50.000 tra giugno e luglio, la Diaspa Srl, €30.000, e Innovatec Spa, con €20.000.</p>
<h3>Le informazioni che mancano</h3>
<p>Entrambe queste organizzazioni, in quanto equiparate ai partiti dalla legge anticorruzione, hanno l'obbligo di pubblicare: i dettagli degli organi apicali, il bilancio, lo statuto e l'elenco dei contributi ricevuti. <strong>Tutte queste informazioni sono disponibili per il comitato Change, mentre lo stesso non si può dire per i comitati Azione civile di Matteo Renzi.</strong></p>
        <section class="blockquote">
							<p>Mancano statuto e consiglio direttivo dei comitati Azione civile.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Come visto l'elenco dei finanziatori è puntualmente pubblicato e aggiornato, ma mancano sia lo statuto sia la composizione degli organi direttivi del comitato. Inadempienze che non permettono di capire a pieno la portata del neo nato movimento. Auspicabilmente con la nascita di Italia Viva queste informazioni emergeranno, e sarà quindi possibile ottenere più informazioni sul partito.</p>
<h3>Il nuovo modo di fare politica in Italia</h3>
<p>I tempi e i modi di fare politica in Italia stanno cambiando. <strong>Questo è stato causato anche da una normativa che per troppi anni ha permesso a fondazioni, associazioni e comitati politici di vivere nell'ombra, diventando quindi il posto ideale per raccogliere consenso, e fondi, e quindi preparare determinati percorso politici</strong>. L'attuale crisi dei partiti, sia al livello di organizzazione che al livello economico, ha contribuito alla rapida evoluzione di tutto questo. Uno scenario che viene confermato dalle storie personali di Renzi e Toti, politici che parallelamente alla loro vita nel Partito democratico e Forza Italia, hanno continuato a coltivare interessi e ambizioni personali in strutture non partitiche, almeno fino a poco tempo fa, portandoli alla scelta di percorrere strade autonome.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/renzi-e-toti-come-lanciare-un-nuovo-partito/">Renzi e Toti, come lanciare un nuovo partito</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quando le pluricandidature limitano la parità di genere</title>
		<link>https://www.openpolis.it/quando-le-pluricandidature-limitano-la-parita-di-genere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele De Bernardin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Mar 2018 08:43:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=23167</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel parlamento con la percentuale più alta di donne, le pluricandidature hanno pesantemente depotenziato il tentativo di inserire quote di genere nella legge elettorale. Ecco il perché.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quando-le-pluricandidature-limitano-la-parita-di-genere/">Quando le pluricandidature limitano la parità di genere</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra i numerosi temi ricorrenti del dibattito politico italiano c&#8217;è sicuramente la parità di genere. Anche queste elezioni hanno dato il loro contributo, soprattutto alla luce del risultato della consultazione nazionale svoltasi il 4 marzo scorso. Come abbiamo avuto modo di raccontare nel nostro report <a href="https://www.openpolis.it/tre-poli-contrapposti-2018-lidentikit-del-nuovo-parlamento/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Tre poli contrapposti</a>, il parlamento che si sta per insediare sarà quello con la percentuale più alta di donne.</p>
        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Tre poli contrapposti 2018</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2018/03/Tre-poli-contrapposti-2018.pdf" target="_blank" rel="noopener">Scarica il report integrale</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<h3>Le donne nel parlamento italiano</h3>
<p>Già nella scorsa legislatura avevamo testimoniato un’impennata delle donne in entrambi i rami. Alla camera l’aumento era stato del 50%, passando dal 20,41% della XVI legislatura al 30,7% della XVII. Con l&#8217;arrivo della XVIII legislatura la percentuale è destinata a crescere ancora, sino al 34,62%. Per capire quanto sono cambiati i numeri, basta pensare che <strong>solamente 10 anni fa, nella XV legislatura (2006-2008), le donne erano la metà, il 17,2%.</strong></p>
        <section class="blockquote">
							<p>Dal 2006 la percentuale di donne nel parlamento italiano è raddoppiata.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Pure a Palazzo Madama i numeri sono da record. Rispetto al 28,44% di senatrici della XVII legislatura, già percentuale più alta raggiunta fino ad all&#8217;ora, nella XVIII passeremo al 34,75%, segnando un aumento di 6 punti percentuali. Il trend negli ultimi anni ha portato a quasi raddoppiare la percentuale di donne, considerando che nel periodo 2006-2008 il dato era fermo al 13,43%.</p>
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/crescono-le-donne-nel-parlamento-italiano/">Crescono le donne nel parlamento italiano</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/crescono-le-donne-nel-parlamento-italiano/">Andamento delle donne dalla I (1948) alla XVIII (2018) legislatura</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_23214_tab3"><p>Per consentire il confronto tra legislature il totale è sul totale dei deputati e senatori. Sono stati considerati quindi sia quelli cessati, sia quelli subentrati in corso.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>openpolis                                                            </p>
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						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="crescono-le-donne-nel-parlamento-italiano"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-23214"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
<p>Scomponendo tutto questo per le principali liste di elezione, emergono delle considerevoli differenze. <strong>Guida il Movimento 5 stelle, il solo a sfiorare quota 40%, e sopra la media del parlamento.</strong> A seguire due dei principali sconfitti di queste elezioni: Forza Italia (34,93%) e il Partito democratico (33,93%). Molto più distanti le altre liste: la Lega e Fratelli d'Italia sono quasi 10 punti percentuali dietro al Movimento 5 stelle, rispettivamente al 30,89% e al 30,23%. Chiude Liberi e uguali, le cui donne rappresentano il 27,77% degli eletti.</p>
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-donne-elette-nelle-principali-liste/">Le donne elette nelle principali liste</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-donne-elette-nelle-principali-liste/">Il risultato delle politiche 2018</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_23220_tab3"><p>Per ognuna delle principale liste abbiamo calcolato la percentuale di donne sul totale degli eletti.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>openpolis                                                            </p>
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                            <p><label for="embed-chart-23220"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
<h3>Cosa dice la legge elettorale rosatellum bis</h3>
<p>L'attuale legge elettorale prevede alcuni elementi per favorire la parità di genere, che hanno funzionato in parte. La materia viene affrontata sia nella composizione delle liste per i collegi plurinominali, che nella scelta dei candidati in quelli uninominali.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>In ogni collegio plurinominale ciascuna lista, all’atto della presentazione, è composta da un elenco di candidati presentati secondo un ordine numerico. [...] in ogni caso, il numero dei candidati non può essere inferiore a due né superiore a quattro. A pena di inammissibilità, nella successione interna delle liste nei collegi plurinominali, i candidati sono collocati secondo un ordine alternato di genere</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01046364.pdf#page=8" target="_blank">- Art. 1 comma 10 - Legge elettorale rosatellum bis</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Per quanto riguarda i seggi assegnati con il metodo proporzionale, nella scelta del listino bloccato, <strong>le segreterie dei partiti sono obbligate a collocare i nomi secondo un ordine alternato di genere</strong>. Essendo che il numero di candidati non può essere inferiore a due o superiore a quattro, questo forza il rapporto di genere a essere o 1:1 o 2:1. Il sistema direziona quindi la scelta dei nomi, tentando, con dei limiti che poi vedremo, di pareggiare la presenza di uomini e donne nel parlamento italiano. <strong>Non solo, viene anche specificato che nella scelta dei capolista nessuno dei due generi può superare quota 60%.</strong></p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Nel complesso delle candidature presentate da ogni lista o coalizione di liste nei collegi uninominali a livello nazionale, nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60 per cento, con arrotondamento all’unità più prossima</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01046364.pdf#page=8" target="_blank">- Art. 1 comma 10 - Legge elettorale rosatellum bis</a>
									            </div>
        </section>
		
<p><strong>Il rapporto 60-40 deve anche essere mantenuto nella scelta dei candidati nei collegi uninominali</strong>. Al livello nazionale quindi ogni lista, o coalizione di liste, deve selezionare i candidati assicurandosi che nessuno dei due sessi sia rappresentato in misura superiore al 60%.</p>
<h3>Il problema delle pluricandidature</h3>
<p>Sulla carta quindi il tentativo del legislatore di assicurare una rappresentanza omogenea dei due sessi è chiara. Ciò ha portato molti giornali in queste settimane a considerare un "fallimento" il non aver raggiunto quota 40% di donne nel parlamento italiano. Purtroppo però, per come è strutturata la legge elettorale, le regole sulle quote di genere sono fortemente depotenziate dalle pluricandidature. Un candidato nei collegi plurinominali può presentarsi in 5 diversi collegi al livello nazionale. In aggiunta a questi può anche correre in un collegio uninominale.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Con le pluricandidature di 6 seggi vinti dalla stessa candidata, 5 potrebbero andare a uomini.</p>
<p>
			        </section>
		
<p><strong>Cosa implica tutto questo? Per spiegarlo facciamo un esempio concreto</strong>. Come noto Maria Elena Boschi era la candidata del centrosinistra nel <a href="http://elezioni.interno.gov.it/camera/scrutini/20180304/scrutiniCI28110000000" target="_blank" rel="noopener noreferrer">collegio uninominale di Bolzano</a>. Allo stesso tempo però è stata candidata, come permesso dalla legge, in 5 diversi collegi plurinominali: <a href="http://elezioni.interno.gov.it/camera/scrutini/20180304/scrutiniCI15300000000" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Lazio 1-03</a>, <a href="http://elezioni.interno.gov.it/camera/scrutini/20180304/scrutiniCI06200000000" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Lombardia 4-02</a>, <a href="http://elezioni.interno.gov.it/camera/scrutini/20180304/scrutiniCI24200000000" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sicilia 1-02</a>, <a href="http://elezioni.interno.gov.it/camera/scrutini/20180304/scrutiniCI25100000000" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sicilia 2-01</a> e <a href="http://elezioni.interno.gov.it/camera/scrutini/20180304/scrutiniCI25300000000" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sicilia 2 -03</a>. In tutti questi collegi Maria Elena Boschi era capolista, implicando che il secondo in lista fosse un uomo, sempre come richiesto dalla legge. In 4 dei 5 collegi plurinominali in questione il Partito democratico ha ottenuto un solo seggio, assegnato quindi a Maria Elena Boschi. Essendo però vincitrice del collegio uninominale di Bolzano, questi 4 seggi sono andati ai secondi in lista, ovviamente tutti uomini. In pratica, candidando la stessa persona in 5 collegi plurinominali, a cui si può anche aggiungere la candidatura in un collegio uninominale, le quote di genere vengono di fatto aggirate. Solo nel collegio Lazio 1-03, avendo il Pd ottenuto 2 seggi, è rientrata comunque una donna, in quanto l'esclusione della sottosegretaria ha fatto eleggere il secondo (uomo) e terzo candidato (donna) in lista.</p>
<p>Non si tratta di un caso isolato, e gli esempi che si possono citare sono molti, tra cui: <strong>Giorgia Meloni</strong> (candidata ed eletta all'<a href="http://elezioni.interno.gov.it/camera/scrutini/20180304/scrutiniCI16240000000" target="_blank" rel="noopener noreferrer">uninominale di Latina</a> e allo stesso tempo come capolista in 5 diversi collegi plurinominali) e <strong>Marianna Madia</strong> (candidata ed eletta all'<a href="http://elezioni.interno.gov.it/camera/scrutini/20180304/scrutiniCI15120000000" target="_blank" rel="noopener noreferrer">uninominale Roma 2</a> e candidata come capolista in 2 diversi collegi plurinominali, nonché come seconda in altri 3). Proprio quest'ultima ci permette di analizzare un'altra fattispecie interessante.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Con le pluricandidature è possibile aggirare l'alternanza di genere.</p>
<p>
			        </section>
		
<p><span style="font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">Seconda in lista nel collegio </span><a style="font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;" href="http://elezioni.interno.gov.it/camera/scrutini/20180304/scrutiniCI15200000000" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Lazio 1 - 02</a><span style="font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">, dove il Pd ha ottenuto 2 seggi, ha lasciato il posto a Michele Anzaldi, terzo in lista. Per via della sua elezione in un collegio uninominale, la contemporanea candidatura da seconda in lista in un collegio in cui il Pd ha ottenuto 2 seggi ha permesso a 2 uomini di essere eletti. </span><span style="font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">.</span></p>
<p><strong style="font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">È chiaro quindi che tutte le discussioni sulle quote rosa, la parità di genere e simili rischiano di diventare sterili se poi nel concreto ci sono modi per ovviare ai paletti legislativi. </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto credit: <a href="https://www.flickr.com/photos/palazzochigi/34932684360/in/photolist-WMCWxE-VAzAPf-WbLmda-VAzAM1-WbLmbB-UzxdFP-VP8gZk-Vyopbw-VP8gYi-VP8gRz-VP8gSX-VdT9aE-VP8gUk-VP8gKH-VP8gND-VdT8Ys-VdT92o-UymDg8-UymDdc-Vxdx4w-VxdwU3-Vxdwz5-VxdwhS-UAJ4S5-UZhUnB-UAJ4Du-USnhKh-UVde1H-TQjT4q-UVddQ2-UtGNx6-Uq3caY-TchKMs-S2xoH1-S2xoGE-T5cEVy-S2xoCm-T5cEVd-S5aPGe-RcaJ1Y-QwTtUK-RcaHU5-QwTtQM-RcaHQC-Rtxydy-RfT8Gb-RjkjmB-R64egy-Qa1qih-Qa1qpu" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Flickr Palazzo Chigi</a> - <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quando-le-pluricandidature-limitano-la-parita-di-genere/">Quando le pluricandidature limitano la parità di genere</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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