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	<title>Luca Zaia Archivi - Openpolis</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 11 Jul 2023 13:34:20 +0000</lastBuildDate>
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		<title>I presidenti di regione e il limite dei due mandati</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-presidenti-di-regione-e-il-limite-dei-due-mandati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jul 2023 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=264105</guid>

					<description><![CDATA[<p>Negli scorsi giorni si è riacceso il dibattito sul limite dei due mandati per i presidenti di regione. Nei territori interessati le elezioni non dovrebbero tenersi prima del 2025, ma sarebbe opportuno che la questione venisse risolta prima di arrivare all'appuntamento elettorale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-presidenti-di-regione-e-il-limite-dei-due-mandati/">I presidenti di regione e il limite dei due mandati</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>In Italia una legge stabilisce che i presidenti di regione non possano ricoprire il loro incarico per più di due mandati consecutivi.</strong> Nonostante questo però non sono mancati in passato casi di presidenti che si sono candidati per un terzo incarico.</p>



<p><strong>La questione è tornata di attualità negli scorsi giorni a causa di una polemica interna al Partito democratico (Pd). </strong>La nuova segretaria <a href="https://www.lastampa.it/politica/2023/07/03/news/elly_schlein_pd_de_luca-12890671/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Elly Schlein</a> infatti ha sottolineato come la legge escluda la possibilità di un terzo mandato. Una posizione che l&#8217;ha posta in aperto conflitto con il presidente della Campania. <strong>Già da tempo infatti <strong>Vincenzo De Luca</strong></strong> <strong>ha espresso la sua volontà di <a href="https://www.salernotoday.it/attualita/de-luca-ricandidatura-scuola-sanita-governo-campania.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ricandidarsi</a></strong> nonostante stia attualmente svolgendo il suo secondo incarico.</p>



<p>Ma la questione non riguarda solo De Luca. Rimanendo in area Pd infatti sembra che anche il presidente della Puglia <a href="https://www.ansa.it/puglia/notizie/2023/02/09/regioni-emiliano-terzo-mandatose-ce-bisogno-sono-disponibile_3dd088a9-2281-47c0-9a4a-15d5a031ec18.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Michele Emiliano</a> sia intenzionato a ricandidarsi, nonostante il limite posto dalla legge nazionale.</p>



<p>Ma un <strong>discorso analogo vale anche per alcuni presidenti di centro destra</strong>, come <a href="http://www.regioni.it/newsletter/n-4446/del-27-01-2023/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Luca Zaia </a>(Lega), che in Veneto è già al terzo mandato, e <a href="https://www.genovatoday.it/politica/toti-terzo-mandato-presidente-regione-liguria.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giovanni Toti</a> (Forza Italia), al secondo incarico in Liguria.</p>



<p><strong>Più in generale comunque, tutto il fronte dei presidenti di regione sembra contrario a questo limite.</strong> Una posizione discutibile, anche se certamente un intervento per uniformare la materia in tutte le regioni sarebbe più che opportuno.</p>


<div id="il-limite-dei-due-mandati-per-i-presidenti-di-regione-e-imposto-da-una-legge-nazionale-in-passato-tuttavia-e-stato-considerato-non-applicabile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Il limite dei due mandati e una legge ampiamente disapplicata</h3>



<p>Come accennato, il divieto di ricoprire per più di due volte consecutive il ruolo di presidente di regione è chiaramente stabilito da una legge nazionale.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>le regioni disciplinano con legge i casi di ineleggibilità nei limiti dei seguenti principi fondamentali: [&#8230;]<br />
f) previsione della non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto [&#8230;].</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2004-07-02;165!vig=2023-07-05" target="_blank">&#8211; L. 165/2004, art. 2 c. 1 lett. f</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Questa norma, attuativa dell&#8217;articolo <a href="https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/parte-ii/titolo-v/articolo-122" target="_blank" rel="noreferrer noopener">122 della costituzione</a>, sembra in effetti piuttosto chiara, almeno a una prima lettura.</p>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Il terzo mandato del Presidente di regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.nuoveautonomie.it/wp-content/uploads/2021/12/Galdi.pdf" target="_blank" rel="noopener"> di fronte al limite dei princìpi fondamentali</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p><strong>Di diverso avviso però si sono mostrati diversi giudici di merito</strong>, quando la questione si è posta prima in Lombardia ed Emilia-Romagna, con gli ex presidenti Formigoni e Errani, e poi in Veneto, con l&#8217;attuale presidente Zaia.</p>



<p>Queste decisioni, pur riguardando casi parzialmente diversi, si sono basate sull&#8217;orientamento adottato fino a quel momento dalla corte costituzionale e dalla corte di cassazione. La questione centrale riguarda il fatto che <strong>una legge quadro non dovrebbe essere specifica.</strong> I<strong> principi fondamentali che esprime quindi non dovrebbero essere applicati direttamente.</strong></p>



<p><strong>Secondo questa interpretazione dunque, la legge 165/2004 non inserisce direttamente un limite di due mandati, ma piuttosto l&#8217;obbligo per le regioni di inserire tale limite nella legge elettorale.</strong></p>



<p>In aggiunta l&#8217;articolo 5 della <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge.costituzionale:1999-11-22;1!vig=2023-07-06" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge costituzionale 1/1999</a> prevede che nelle more dell&#8217;adozione di nuove leggi elettorali regionali si applicano le regole previste in precedenza. Regole che non includevano alcun limite di mandati.</p>



<p><strong>Un po&#8217; diverso invece è il caso del Veneto.</strong> Qui infatti nel 2012 la prima giunta guidata da Luca Zaia ha approvato una <a href="https://www.consiglioveneto.it/web/crv/dettaglio-legge?catStruttura=LR&amp;anno=2012&amp;numero=5&amp;tab=vigente" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge elettorale regionale</a> inserendo il limite dei due mandati. Una norma transitoria della legge elettorale tuttavia ha previsto che tale limite si applicasse esclusivamente agli incarichi ricoperti dopo l&#8217;approvazione della legge stessa.</p>


<div id="attualmente-in-7-regioni-il-presidente-in-carica-e-almeno-al-secondo-mandato-in-4-di-queste-anche-la-legislazione-regionale-prevede-il-limite-dei-2-mandati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">I presidenti in carica al secondo o terzo mandato</h3>



<p>Con queste premesse <strong>si potrebbe dunque pensare che il limite dei due mandati sancito con legge nazionale non sia effettivamente applicabile, almeno per quelle regioni che non hanno disciplinato la materia.</strong> La questione però, come vedremo, risulta più complicata di così.</p>



<p><strong>Attualmente sono 7 le regioni in cui il presidente è al secondo, se non al terzo, mandato consecutivo:</strong> Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Puglia e Veneto.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">7 </span>le regioni in cui il presidente è almeno al secondo mandato consecutivo.</p>
			        </section>
		


<p><strong>Tra queste però  4 regioni hanno inserito nella propria legge elettorale il limite dei due mandati</strong> e quindi, a legislazione vigente, i presidenti in carica non dovrebbero avere appigli per ricandidarsi.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-presidenti-di-regione-con-due-o-piu-mandati/">I presidenti di regione con due o più mandati</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-presidenti-di-regione-con-due-o-piu-mandati/">I presidenti di regione che stanno ricoprendo almeno il secondo mandato consecutivo, le leggi elettorali in vigore nelle rispettive regioni e l&#8217;eventuale inclusione del vincolo di due mandati</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_264261_tab3"><p>Per ciascuna regione in cui è in carica un presidente eletto a suffragio universale diretto che sta ricoprendo almeno il secondo mandato sono indicati: il partito di riferimento, il numero di mandati in carica, l&#8217;anno in cui è prevista la fine della legislatura e dunque le elezioni successive, la legge elettorale regionale vigente e l&#8217;eventuale previsione di un limite al numero di mandati che possono essere svolti dal presidente. Tale limite è in effetti imposto da una legge quadro nazionale (<a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2004-07-02;165!vig=2023-07-05" target="_blank" rel="noopener">L. 165/2004</a>). L&#8217;applicabilità di tale limite senza che questo sia recepito dalle norme regionali tuttavia è messa in discussione.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 6 Luglio 2023)
                                        </p>
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<div id="in-campania-puglia-e-liguria-la-legge-regionale-non-lo-prevede-e-non-e-chiaro-se-debba-prevalere-questa-o-la-legge-nazionale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le regioni che non prevedono un limite ai mandati</h3>



<p><strong>Per i presidenti di Puglia, Campania e Liguria invece la situazione è un po&#8217; diversa.</strong> Le leggi elettorali di queste regioni infatti non prevedono alcun limite ai mandati dei presidenti, o almeno non esplicitamente. In ciascuna di queste leggi in effetti è incluso un passaggio in cui si afferma l&#8217;applicabilità di altre norme non incompatibili.</p>



<p>Questi tre casi comunque presentano una significativa differenza rispetto a quelli sin qui analizzati. <strong>Le leggi elettorali delle 3 regioni citate infatti sono tutte successive all&#8217;approvazione della legge quadro (2004).</strong> </p>



<p>Ricandidandosi quindi i presidenti si esporrebbero al r<strong>ischio di ricorsi da parte dei propri avversari politici e a un possibile rinvio alla corte costituzionale.</strong> Per quanto complessa resti la materia, la consulta si troverebbe quindi a giudicare delle <strong>leggi elettorali regionali che hanno chiaramente ignorato i principi generali stabiliti con legge della repubblica.</strong> Lo stesso peraltro potrebbe accadere se una o più di queste regioni scegliesse di adottare la strategia usata in Veneto.</p>



<p><strong>Certo resta aperta la questione dell&#8217;autoapplicazione di quella che dovrebbe essere una legge quadro.</strong> Tuttavia se è vero che i giudici di merito in passato hanno seguito l&#8217;orientamento espresso dalle due massime corti italiane è altrettanto vero che<strong> la corte costituzionale non si è mai occupata direttamente di questa specifica questione.</strong></p>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Personalismi regionali all’opera</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.osservatorioaic.it/images/rivista/pdf/2021_6_14_Cafiero.pdf" target="_blank" rel="noopener">Riflessioni sulla prospettata riforma della legge elettorale campana</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Inoltre nel corso degli anni l&#8217;orientamento del giudice delle leggi si è evoluto, interpretando in modo meno rigido il principio secondo cui una legge quadro non può mai essere autoapplicativa.</p>



<p>D&#8217;altronde <strong>se venisse confermata la prevalenza della legge regionale, il rischio sarebbe quello di permettere ai presidenti di eludere il divieto posto dalla legge nazionale evitando semplicemente di legiferare.</strong></p>


<div id="la-conferenza-delle-regioni-ha-proposto-al-parlamento-di-modificare-la-legge-aumentando-il-limite-a-3-mandati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La posizione dei presidenti e una possibile riforma</h3>



<p>Al di là di queste considerazioni però, come accennato, <strong>i presidenti di regione sembrano voler superare in un modo o nell&#8217;altro il limite imposto dalle norme statali in vigore.</strong></p>



<p>Sia il governatore del Veneto <a href="http://www.regioni.it/newsletter/n-4446/del-27-01-2023/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Zaia</a> che quello della Campania <a href="https://video.repubblica.it/edizione/napoli/pd-de-luca-terzo-mandato-schlein-cacicca-ante-litteram-ne-ha-gia-tre/448511/449477" target="_blank" rel="noreferrer noopener">De Luca</a> ad esempio, hanno esplicitamente contestato la ratio di questa norma. Pur esprimendosi in modo differente entrambe le loro argomentazioni <strong>contestano che tale limite sia imposto, a parer loro senza ragioni, solo ai sindaci e ai presidenti di regione.</strong> Mentre al contrario nessun limite si applica ai membri del governo, ai parlamentari (europei e nazionali) ai consiglieri regionali o comunali.</p>



<p><strong>Tuttavia nell&#8217;ordinamento italiano questi sono gli unici 2 incarichi monocratici al vertice di un organo politico esecutivo cui si accede con elezione diretta sul modello del presidenzialismo americano.</strong> Incarichi che peraltro sono titolari di un potere notevole nell&#8217;ambito del proprio livello di governo. Non a caso anche il modello americano prevede questo limite per il ruolo di presidente, mentre lo stesso non vale per i suoi ministri o per i parlamentari.</p>



<p>D&#8217;altronde è la stessa legge quadro a esprimere esplicitamente questa distinzione. Il vincolo infatti è imposto solo nel caso in cui sia adottata una legge elettorale che prevede l&#8217;elezione diretta del presidente. Se una regione si dota invece di un modello istituzionale di tipo parlamentare, come ad esempio la Valle d&#8217;Aosta, tale limite non si applica.</p>



<p><strong>La <a href="https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg19/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/427/121/Conferenza_Regioni_Province_autonome.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">posizione ufficiale</a> della conferenza delle regioni risulta più moderata</strong> rimanendo nondimeno piuttosto decisa. Recentemente interpellata rispetto alle proposte di legge di riforma delle province la conferenza ha infatti <strong>sostenuto la necessità di portare a 3 il limite di mandati.</strong> Anche in questo caso però <strong>il limite è inteso dal momento dell&#8217;approvazione delle nuove leggi regionali.</strong> In questo modo dunque si annullerebbero i mandati passati o in corso. <strong>Un previsione che consentirebbe (se eletti) ai presidenti al secondo incarico di arrivare fino a un quinto mandato.</strong></p>



<p>Certo non è affatto scontato che il governo decida di spendersi su questa questione. Bisogna tenere presente comunque che i presidenti di regione sono figure importanti, tanto nel panorama politico generale quanto nei rispettivi partiti. <strong>Non si può quindi escludere che la maggioranza, a maggior ragione nell&#8217;ambito di una riforma degli enti locali, decida di avallare la loro posizione.</strong></p>



<p>In ogni caso se questo non dovesse accadere almeno i presidenti di Campania, Puglia e Liguria potrebbero comunque decidere di candidarsi. Un eventuale sentenza che dichiari illegittimo il terzo mandato arriverebbe infatti, con tutta probabilità, dopo le elezioni.</p>



<p>Foto: Vincenzo De Luca (<a href="https://www.facebook.com/photo/?fbid=816899373127546&amp;set=pb.100044224729669.-2207520000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Facebook</a>)</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fedriga è il nuovo presidente della conferenza delle regioni</title>
		<link>https://www.openpolis.it/fedriga-e-il-nuovo-presidente-della-conferenza-delle-regioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Apr 2021 13:29:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=134779</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con la nomina di Fedriga a presidente e di Emiliano a vicepresidente sono stati rinnovati i vertici della conferenza delle regioni. Un esponente della Lega dunque va a ricoprire un ulteriore incarico istituzionale in un organo che in questi mesi ha assunto un'inedita centralità.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nei giorni scorsi Massimiliano Fedriga (Lega), presidente del Friuli Venezia-Giulia, è stato nominato presidente della conferenza delle regioni.</strong> L&#8217;esponente leghista ha quindi preso il posto di Stefano Bonaccini (Pd), presidente dell&#8217;Emilia-Romagna, che era in carica dal 2015. Che la presidenza quest&#8217;organo andasse a un presidente di regione di centro-destra era abbastanza scontato. Era meno ovvio invece che la scelta ricadesse proprio su Fedriga.</p>
<p>Sono diversi anni ormai che le regioni hanno assunto un ruolo rilevante nella politica Italiana, e con loro la conferenza che le riunisce. <strong>Con l&#8217;arrivo del coronavirus però le regioni hanno assunto un&#8217;inedita centralità</strong> a causa della competenza concorrente che la costituzione gli attribuisce in campo sanitario.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.senato.it/1025?sezione=136&articolo_numero_articolo=117" target="_blank">- Art. 117 della costituzione</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<h3>L&#8217;importanza della conferenza delle regioni durante la pandemia</h3>
<p>La conferenza delle regioni è nata nel 1985 ma è dopo la riforma del titolo V della costituzione, approvata nel 2001, che quest&#8217;organo ha assunto maggiore importanza.</p>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		La conferenza delle regioni è la sede in cui si incontrano i presidenti di regione per adottare una linea comune nei confronti dei provvedimenti espressi dal governo nazionale.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-conferenza-delle-regioni-e-delle-autonomie-locali/">
                "Che cos&#8217;è la conferenza delle regioni e delle autonomie locali"</a></span>

            </div>
        </section>
		</p>
<p>Infatti con l&#8217;attribuzione di alcune competenze concorrenti tra stato e regioni, queste hanno assunto molta più rilevanza negli ultimi 20 anni rispetto al periodo precedente. Peraltro<strong> la materia più importante su cui le regioni esercitano la propria competenza è quella sanitaria. Per questo il loro ruolo è diventato ancora più centrale in questo anno caratterizzato dalla lotta al coronavirus.</strong></p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p> la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha acquisito un ruolo centrale nella concertazione istituzionale, reso ancora più evidente in questi mesi vissuti all’insegna dell’emergenza per una pandemia che non ha dato tregua.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.regioni.it/home/massimiliano-fedriga-presidente-conferenza-regioni-2763/" target="_blank">- Massimiliano Fedriga</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Ma se è nella conferenza delle regioni che i presidenti cercano una mediazione tra le loro opinioni <strong>è poi nella conferenza stato-regioni che queste devono cercare di armonizzare le proprie posizioni con quelle del governo centrale.</strong></p>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		La conferenza stato-regioni, rappresenta la principale sede di confronto e coordinamento tra le prerogative dello stato e quelle degli enti regionali.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-conferenza-stato-regioni/">
                "Che cos’è la conferenza stato-regioni"</a></span>

            </div>
        </section>
		</p>
<h3>Il conflitto di competenze</h3>
<p>Nonostante questi due organi e il lavoro di mediazione svolto dall&#8217;ex presidente Bonaccini, riconosciuto come molto positivo anche dal suo successore Fedriga,<strong> nel corso di questo difficile anno sono stati molti i contrasti tra le regioni e il governo centrale.</strong></p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>La crisi da Covid-19 ha fatto emergere molti conflitti di attribuzioni tra le competenze dello stato e delle regioni.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Infatti se da un lato l&#8217;articolo 117 della costituzione attribuisce allo stato in ambito sanitario solo la determinazione dei principi fondamentali, lasciando invece alle regioni la potestà legislativa, dall&#8217;altro <strong>molti altri articoli della costituzione indicano piuttosto chiaramente che in una situazione di emergenza come quella che stiamo attraversando sono le competenze dello stato centrale a prevalere.</strong> È sempre l&#8217;articolo 117 infatti a indicare in maniera esplicita che lo stato ha competenza esclusiva in tema di profilassi internazionale.</p>
<p>Nonostante questo i confini specifici delle competenze statali e regionali sono risultati poco chiari in molte occasioni e <strong>nella maggior parte dei casi è stata proprio la conferenza stato-regioni la sede in cui sono stati discussi questi profili di incertezza.</strong></p>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Corte costituzionale</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/04/pronuncia_4_2021.pdf" target="_blank" rel="noopener">Ordinanza 4/2021</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		</p>
<p><strong>Questi organi hanno quindi svolto una funzione fondamentale anche se non sempre è risultata sufficiente.</strong> Non a caso è stata necessaria una sentenza della corte costituzionale per ribadire il primato dello stato nella gestione della pandemia.</p>
<h3>L&#8217;equilibrio politico tra le regioni</h3>
<p>Il mandato di Stefano Bonaccini, iniziato nel 2015 si sarebbe dovuto concludere alla fine del 2020. Tuttavia, vista la situazione di emergenza e la mancanza di un accordo unitario sul successore, è stato deciso di <a href="https://www.open.online/2021/02/24/presidente-conferenza-regioni-zaia-dopo-bonaccini/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">prorogare</a> il mandato del presidente dell&#8217;Emilia-Romagna per alcuni mesi.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="http://www.regioni.it/show.php?id_pagina=26" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Regolamento della conferenza delle regioni<br><strong>Leggi</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Già dall&#8217;ultima tornata di elezioni regionali però era diventato ovvio che il successore di Bonaccini sarebbe stato di centro destra, e con tutta probabilità un esponente della Lega. <strong>Il centro destra infatti governa ormai la maggioranza assoluta delle regioni ed è la Lega il partito con il maggior numero di presidenti.</strong></p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/conferenza-stato-regioni-a-maggioranza-di-centrodestra-rischio-paralisi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Conferenza stato-regioni a maggioranza di centrodestra<br><strong>Leggi</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">15 su 21 </span>i membri della conferenza appartenenti al centrodestra.</p>
			        </section>
		</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-centrodestra-esprime-la-maggioranza-dei-presidenti-di-regione/">Il centrodestra esprime la maggioranza dei presidenti di regione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-centrodestra-esprime-la-maggioranza-dei-presidenti-di-regione/">Composizione attuale della conferenza delle regioni per appartenenza politica</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati conferenza delle regioni                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 13 Aprile 2021)
                                        </p>
                </div>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<h3>La nomina di Fedriga alla presidenza</h3>
<p>Secondo alcune <a href="https://www.repubblica.it/politica/2020/11/02/news/conferenza_regioni_successione_bonaccini-272795004/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ricostruzioni</a>, dopo un mandato da vicepresidente della conferenza, il governatore della Liguria Toti (Cambiano) sarebbe stato interessato alla guida dell'organo collegiale delle regioni. Tuttavia gli equilibri politici all'interno della conferenza delle regioni suggerivano piuttosto chiaramente che<strong> sarebbe stato un presidente leghista ad assumerne la guida.</strong></p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Zaia era considerato il candidato più ovvio per succedere a Bonaccini.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>In molti però avevano avanzato l'ipotesi che il posto sarebbe stato occupato dal presidente del Veneto, Luca Zaia</strong> che a settembre era stato rieletto nella sua regione con il 76% dei voti. Anche per questo però Zaia è considerato un potenziale avversario interno del segretario nella leadership del partito. Secondo molti quindi Salvini non avrebbe gradito la nomina di Zaia in una posizione che conferisce una certa visibilità a livello nazionale.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/04/09/conferenza-delle-regioni-fedriga-presidente-il-leghista-fedele-e-istituzionale-che-a-salvini-piace-piu-di-zaia/6160929/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi<br><strong>Il fatto quotidiano</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Sulla carta un'altra possibilità sarebbe stata che la scelta ricadesse su Attilio Fontana, presidente della Lombardia. Un'altra regione molto importante da cui peraltro proviene Matteo Salvini. Tuttavia la contestata gestione della grave crisi sanitaria da parte della giunta Fontana ha reso questa strada impercorribile e alla fine la scelta è ricaduta su Fedriga.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/nonostante-i-cambi-al-vertice-continuano-i-problemi-in-lombardia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nonostante i cambi al vertice continuano i problemi in Lombardia<br><strong>Leggi</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<h3>La nomina di Emiliano alla vicepresidenza</h3>
<p>Le dinamiche dei rapporti interni a partiti e coalizioni nel rinnovo della conferenza delle regioni non sono state osservate soltanto nel centro destra. Oltre al presidente infatti la conferenza ha nominato anche un vice che, per <a href="https://www.ansa.it/molise/notizie/2021/04/09/regioni-toma-bonaccini-ha-guidato-conferenza-con-equilibrio_0fd88aa2-f91b-4943-b43f-31e6f7c1ff15.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">prassi</a>, viene scelto tra gli esponenti della minoranza politica all'interno dell'organo.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Michele Emiliano e Vincenzo De Luca si sono contesi il ruolo di vicepresidente.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>Nel contesto attuale quindi la vicepresidenza doveva andare a un esponente di centro sinistra, </strong>magari di una regione del mezzogiorno.<strong> Proprio per questo fino a poco prima dell'elezione erano i presidenti della Puglia, Michele Emiliano, e quello della Campania, Vincenzo De Luca</strong>, entrambi del Partito democratico (Pd), a contendersi la posizione.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.ansa.it/molise/notizie/2021/04/09/regioni-toma-bonaccini-ha-guidato-conferenza-con-equilibrio_0fd88aa2-f91b-4943-b43f-31e6f7c1ff15.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi l'<br><strong>Ansa</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p><strong>La scelta dei presidenti alla fine è ricaduta su Emiliano</strong>, forse anche a causa dell'atteggiamento piuttosto conflittuale che in varie occasioni ha caratterizzato il rapporto tra il presidente campano e il governo centrale. Contrasti che a pochi giorni di distanza dal rinnovo dei vertici della conferenza delle regioni hanno portato De Luca a ipotizzare un boicottaggio della conferenza stato-regioni.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Se per aprile non arriveranno in Campania i duecentomila vaccini in meno che ci hanno sottratto nei tre mesi che abbiamo alle spalle, prenderemo misure clamorose. Intanto non parteciperemo più alle riunioni della conferenza Regioni-Stato, perché non intendiamo più essere presi in giro.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.regioni.it/news/2021/04/12/vaccino-de-luca-non-parteciperemo-a-conferenza-stato-regioni-633686/" target="_blank">- Vincenzo De Luca</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<h3>Il rapporto col governo centrale</h3>
<p><strong>Quando con la scorsa tornata di elezioni regionali è diventato evidente che la conferenza delle regioni sarebbe stata guidata dal centro destra, è sorta la questione di come si sarebbero svolti i rapporti tra quest'organo e il governo giallo rosso guidato da Giuseppe Conte.</strong></p>
<p>Certo è successo in molte occasioni che il governo nazionale e la presidenza della conferenza delle regioni fossero di colore opposto, ma come abbiamo visto non era mai capitato prima che quest'organo assumesse un ruolo così centrale nelle dinamiche istituzionali. Inoltre anche con Bonaccini come presidente non erano mancati i contrasti con il secondo governo Conte.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Con la nascita del governo Draghi cambia anche il ruolo politico che la Lega può giocare attraverso la conferenza delle regioni.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>Tuttavia la nascita del governo Draghi ha completamente cambiato il contesto</strong>. La Lega è entrata a far parte della maggioranza ed esprime diversi ministri all'interno della compagine di governo. Inoltre se con il precedente esecutivo il ruolo di ministro per gli affari regionali era svolto da Francesco Boccia (Pd), oggi è un'esponente di Forza Italia a ricoprire questo incarico, Maria Stella Gelmini.</p>
<p><strong>Se nel contesto precedente la presidenza leghista aveva le caratteristiche per diventare uno strumento di contestazione delle politiche del governo centrale, oggi questa dinamica deve essere letta in modo diverso.</strong></p>
<p>Certo nel primo incontro con il governo in sede di conferenza stato-regioni Fedriga ha presentato delle proposte di linee guida per la <a href="http://www.regioni.it/comunicato-stampa/2021/04/15/riaperture-fedriga-da-regioni-ok-a-linee-guida-634083/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">riapertura</a> di alcuni settori. Un passo che probabilmente sarà stato apprezzato dal leader della Lega Salvini che ha puntato molto sulle riaperture, almeno da un punto di vista comunicativo. Detto questo però <strong>dall'altra parte del tavolo, oltre alla ministra Gelmini, Fedriga ha trovato e troverà in futuro altri ministri appartenenti al centro-destra, se non alla stessa Lega</strong>. Sarà quindi interessante capire quale approccio adotterà in queste interlocuzioni e quali saranno le ripercussioni sulla maggioranza di governo e tra gli alleati di centro-destra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Foto Credit: </strong>Massimiliano Fedriga - <a href="https://www.facebook.com/massimilianofedriga/photos" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Facebook</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/fedriga-e-il-nuovo-presidente-della-conferenza-delle-regioni/">Fedriga è il nuovo presidente della conferenza delle regioni</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Veneto, chi sta gestendo l’emergenza Covid-19</title>
		<link>https://www.openpolis.it/veneto-chi-sta-gestendo-lemergenza-covid-19/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2020 07:20:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=75575</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Veneto è stata una delle regioni più colpite dall'emergenza covid-19. Il presidente Zaia ha rivendicato da subito il ruolo delle regioni istituendo task force e unità di crisi. La catena di comando sembra però riflettere solo in parte le effettive responsabilità nella gestione dell'emergenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/veneto-chi-sta-gestendo-lemergenza-covid-19/">Veneto, chi sta gestendo l’emergenza Covid-19</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nell’affrontare l’emergenza covid-19 le regioni stanno avendo un ruolo molto importante, più volte rivendicato dal governatore Zaia.</strong> Analizziamo come è stata organizzata la macchina dell&#8217;emergenza in una regione tra le più colpite dal coronavirus.</p>
<p><strong>L&#8217;unità di crisi, la task force e il comitato tecnico scientifico fanno tutti capo al governatore Zaia</strong> che, insieme agli assessori alla sanità e alla protezione civile, è anche membro dell&#8217;unità di crisi. Una struttura piramidale apparentemente semplice, da cui <strong>non emerge però in maniera chiara il ruolo di attori generalmente considerati cruciali, come il microbiologo Andrea Crisanti.</strong></p>
<p><strong>Il Veneto, come la Lombardia, è governato dalla Lega, </strong>alla guida di una coalizione di centrodestra. Tuttavia le due regioni hanno seguito <strong>approcci diversi nella gestione della crisi</strong>. Ma oltre alle scelte fatte nel momento dell&#8217;emergenza le due regioni mostrano <strong>differenze strutturali nel modello sanitario</strong>.</p>
<h3>L’attribuzione delle competenze alle regioni nella fase uno</h3>
<p>Dall&#8217;inizio dell&#8217;emergenza Coronavirus il nostro paese è stato messo alla prova da molti punti di vista. <strong>Anche il nostro sistema politico e costituzionale ha vissuto e sta vivendo una prova senza precedenti.</strong></p>
<p><strong>La gestione del potere e i centri di responsabilità sono cambiati con l&#8217;evolvere della situazione e continuano a cambiare adesso mano a mano che entriamo nella fase 2</strong>. Così come cambia il ruolo dei vari attori coinvolti. Sul piano nazionale la catena di comando si è sviluppata orizzontalmente coinvolgendo la protezione civile, l&#8217;istituto superiore di sanità e vari organi politici attraverso l&#8217;istituzione di task force e unità di crisi.</p>
<p>        <section class="dossier">
            <div>
															Scopri chi sta gestendo l&#8217;emergenza a livello nazionale									                <span class="read-more"><a href="https://www.openpolis.it/esercizi/norme-in-deroga-senza-trasparenza/">"Coronavirus, chi decide durante lo stato di emergenza"</a></span>
            </div>
        </section>
		</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Sia la protezione civile che la sanità sono materie di competenza concorrente tra stato e regioni e questo talvolta può generare confusione.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I centri di comando però sono stati distribuiti anche verticalmente riconoscendo un ampio ruolo alle regioni.</strong> Questo tuttavia è avvenuto nel contesto di un regionalismo differenziato in cui troppo spesso non sono chiari i limiti tra le competenze regionali e quelle nazionali. Tema che si pone in particolare nelle materie di competenza concorrente tra stato e regioni, come la sanità e la protezione civile. Un problema strutturale che però emerge con ancora più forza in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/chi-sta-gestendo-lemergenza-covid-19-in-calabria/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br><strong>Chi sta gestendo l’emergenza Covid-19 in Calabria</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<h3></h3>
<p><strong>L&#8217;attribuzione di un ruolo importante alle regioni non è stata una scelta obbligata.</strong> Nei primi giorni dell&#8217;emergenza infatti i partiti di centrodestra, ma anche forze di maggioranza come Italia viva, avevano caldeggiato l&#8217;<strong>ipotesi di nominare un super commissario con poteri straordinari per coordinare l&#8217;emergenza su tutto il territorio nazionale.</strong> Certo le regioni avevano un ruolo importante già in partenza, essendo loro la gestione della sanità. Ma la scelta, a livello nazionale, è stata quella di non comprimerlo.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Non c&#8217;è la minima efficacia nell&#8217;avocare a livello centrale le competenze delle Regioni. Sottrarre competenze alle Regioni sarebbe un errore. Sarebbe disfunzionale, non lo si può fare a emergenza in corso</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.agi.it/politica/news/2020-03-11/coronavirus-centrodestra-salvini-tajani-meloni-7440626/" target="_blank">- Giuseppe Conte sull'ipotesi di nominare un supercommissario. Agi 11 marzo 2020</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Una decisione che da un lato ha reso meno chiara la catena di comando, creando incertezza sulle competenze attribuite ai vari soggetti, ma che dall&#8217;altro ha sicuramente garantito alle regioni un ampio margine di manovra. In questo modo si è voluto dar spazio a organi, come quelli regionali, più adatti a governare l&#8217;emergenza alla luce delle specificità territoriali.</p>
<p>Il governatore veneto <strong>Zaia è stato una delle figure politiche che ha maggiormente insistito sul ruolo autonomo delle regioni</strong>, rimproverando agli organi centrali una certa indecisione su questo punto.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Vista da Roma, l&#8217;autonomia è una sottrazione di potere. Vista da noi, è un&#8217;assunzione di responsabilità. Ma io credo che irresponsabile sia chi non vuole l&#8217;autonomia. Da qui, discendono certi pasticci.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.corriere.it/politica/20_maggio_19/zaia-regioni-fondamentali-ci-sono-stati-pasticci-li-hanno-fatti-roma-f454f16e-9944-11ea-8e5b-51a0b6bd4de9.shtml" target="_blank">- Luca Zaia in un'intervista a Il Corriere della Sera</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>In effetti il Veneto, trattandosi di una delle prime regioni colpite da importanti focolai di coronavirus, <strong>ha iniziato a strutturare la macchina dell&#8217;emergenza già prima che la protezione civile istituzionalizzasse il ruolo dei presidenti di regione</strong> quali soggetti attuatori. Il 30 gennaio infatti veniva istituita la Task force regionale per la definizione di misure di prevenzione e controllo dell&#8217;epidemia di Coronavirus e a seguire, il 21 febbraio, l&#8217;unità di crisi regionale. Due giorni dopo <strong>la protezione civile ha poi effettivamente <a href="http://www.protezionecivile.gov.it/amministrazione-trasparente/provvedimenti/-/content-view/view/1222971" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nominato</a> Zaia soggetto attuatore della protezione civile per l&#8217;emergenza Covid-19, qualifica che permette ai presidenti di regione di agire in deroga alla normativa</strong> (<a href="http://www.protezionecivile.gov.it/amministrazione-trasparente/provvedimenti/dettaglio/-/asset_publisher/default/content/ocdpc-n-630-del-3-febbraio-2020-primi-interventi-urgenti-di-protezione-civile-in-relazione-all-emergenza-relativa-al-rischio-sanitario-connesso-all-in" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ordinanza del capo della protezione civile 630/2020</a>).</p>
<h3>Una struttura piramidale che fa capo al soggetto attuatore</h3>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Sia Zaia che i due assessori chiave sono componenti dell&#8217;unità di crisi</p>
			        </section>
		</p>
<p>Un primo elemento che emerge analizzando le strutture istituite per affrontare l&#8217;emergenza è un <strong>coinvolgimento diretto, almeno dal punto di vista formale, delle figure politiche</strong>. Sia il governatore Zaia che gli assessori alla sanità, Manuela Lanzarin, e alla protezione civile, Gianpaolo Bottacin, <strong>sono infatti direttamente coinvolti all&#8217;interno dell&#8217;unità di crisi</strong>, diversamente da quanto accade ad esempio in Lombardia.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/chi-sta-gestendo-lemergenza-covid-19-in-lombardia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br><strong>Chi sta gestendo l’emergenza Covid-19 in Lombardia</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Dopo la nomina di Zaia a soggetto attuatore inoltre, le due organizzazioni già create (la task force e l&#8217;unità di crisi) sono state reinserite all&#8217;interno di <strong>un sistema strutturato in maniera piramidale, che fa capo proprio al soggetto attuatore.</strong></p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDecreto.aspx?id=416936" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi il<br><strong>Decreto 630/2020</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Questo è <strong>affiancato da due organi di supporto: il gruppo di supporto legale</strong> del soggetto attuatore della regione Veneto, coordinato da Franco Botteon dell&#8217;avvocatura della regione, <strong>e il gruppo di supporto per le attività del soggetto attuatore</strong>. Quest&#8217;ultimo più che un organo è un elenco di dirigenti dell&#8217;amministrazione regionale di cui si avvale il soggetto attuatore. Tra questi<strong> Nicola Dell&#8217;Acqua, direttore dell&#8217;area tutela e sviluppo del territorio, svolge il ruolo di dirigente coordinatore,</strong> oltre ad essere membro anche dell&#8217;unità di crisi.</p>
<p>È inoltre stabilito che l&#8217;unità di crisi svolge funzione di “supporto dell&#8217;attività del Soggetto attuatore”. A sua volta l&#8217;unità di crisi &#8220;acquisisce i pareri tecnici della Task Force&#8221; mentre il comitato scientifico &#8220;fornisce il supporto scientifico al soggetto attuatore ai fini dell&#8217;adozione delle sue determinazioni&#8221;.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">37 </span>le persone che abbiamo censito nelle strutture create ad hoc dalla regione Veneto per la gestione dell’emergenza.</p>
			        </section>
		</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-mappa-del-potere-durante-lemergenza-covid-19-in-veneto/">La mappa del potere durante l’emergenza covid-19 in Veneto</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-mappa-del-potere-durante-lemergenza-covid-19-in-veneto/">I politici, i dirigenti regionali e gli esperti che compongono l'unità di crisi e gli altri organi creati per gestire l'emergenza sanitaria.</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-2" option="b">DESCRIZIONE</div>
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                             aria-labelledby="chart_76034_tab2"><p>Nella mappa del potere che ha gestito l’emergenza coronavirus il ruolo centrale è attribuito al presidente Zaia in qualità di soggetto attuatore. A lui fanno capo due gruppi di supporto, uno generico per le attività del soggetto attuatore e uno legale. Zaia inoltre insieme ai due assessori chiave fa parte direttamente dell&#8217;unità di crisi. Il raccordo tra l&#8217;unità di crisi e la task force è svolto da Francesca Russo che, oltre ad essere componente dell&#8217;unità di crisi, presiede anche la task force, che ha istituito con proprio decreto. Due esperte del settore inoltre fanno parte sia della task force che del comitato tecnico scientifico (di cui è membro anche Andrea Crisanti) che ha il compito di fornire &#8220;supporto scientifico al soggetto attuatore ai fini dell’adozione delle sue determinazioni&#8221;.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 25 Maggio 2020)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-76034"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-76034" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<h3>L'unità di crisi covid-19 in Veneto</h3>
<p>Come abbiamo visto, <strong>in Veneto, fanno parte dell'unità di crisi anche il presidente Zaia e i due assessori chiave Manuela Lanzarin e Gianpaolo Bottacin. Oltre a questi gli altri membri sono i due direttori delle aree che si occupano di protezione civile e sanità e un dirigente per ciascuna di queste due aree.</strong></p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Oltre ai politici fanno parte dell'unità di crisi alcuni dirigenti regionali</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Per l'area tutela e sviluppo del territorio si trovano il direttore Nicola Dell'Acqua e Luca Soppelsa a capo della direzione protezione civile.</p>
<p>Per l'area sanità e sociale sono presenti invece il direttore <strong>Domenico Mantoan, nominato recentemente presidente dell'<a href="https://www.aifa.gov.it/web/guest/organizzazione1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Aifa</a></strong> dal ministro della salute Roberto Speranza, e la responsabile della direzione prevenzione Francesca Russo.</p>
<p>La presenza di Dell'Acqua nell'unità di crisi in aggiunata al ruolo di dirigente coordinatore per l’espletamento delle funzioni del soggetto attuatore sicuramente rafforza la linea di collegamento tra l'unità di crisi e il soggetto attuatore. <strong>Il raccordo tra l'unità di crisi e la task force è invece svolto da Francesca Russo</strong>. Questa infatti, in quanto responsabile della direzione prevenzione,<strong> oltre ad essere componente dell'unità di crisi presiede anche la task force, che ha istituito con proprio decreto. Inoltre si tratta della dirigente responsabile del coordinamento del piano</strong> “<a href="https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=417291" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Epidemia Covid 19 Interventi Urgenti di Sanità Pubblica</a>”.</p>
<h3>La task force e il comitato scientifico</h3>
<p>La task force covid-19 del Veneto oltre ad essere presieduta da Francesca Russo vede la partecipazione di <strong>altri due dirigenti dell'area sanità della regione</strong>. A questi si aggiungono <strong>8 dirigenti delle unità locali socio sanitarie (Ulss),</strong> <strong>un dirigente dell'azienda ospedaliera di Padova, uno dell'azienda ospedaliera di Verona e due dirigenti dell'azienda zero</strong>, un'azienda regionale che ha come scopo la razionalizzazione, l’integrazione e l’efficientamento dei servizi sanitari.</p>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Leggi</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="http://repository.regione.veneto.it/public/a86d2e0edab7e7d7b949974a3a6c0dbf.php?lang=it&amp;dl=true" target="_blank" rel="noopener">l'atto di nomina</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		</p>
<p>Tra i suoi componenti inoltre si trova il dottor <strong>Paolo Rosi, della Ulss 2, che nel 2014 è stato nominato <a href="http://www.protezionecivile.gov.it/amministrazione-trasparente/provvedimenti/dettaglio/-/asset_publisher/default/content/direttiva-del-24-giugno-2016-individuazione-della-centrale-remota-operazioni-soccorso-sanitario-cross-e-dei-referenti-sanitari-regionali-in-caso-di--1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">referente sanitario regionale</a> del Vento</strong>. Le <a href="http://www.protezionecivile.gov.it/amministrazione-trasparente/provvedimenti/-/content-view/view/1222234" target="_blank" rel="noopener noreferrer">misure operative della protezione civile</a> hanno infatti stabilito che tutte le regioni devono prevedere all'interno dell'unità di crisi la partecipazione del referente sanitario regionale. Questo perché il referente svolge il <strong>ruolo di raccordo con la centrale remota operazioni soccorso (Cross) della protezione civile nazionale</strong>.</p>
<p>In Veneto in realtà non è stata prevista la partecipazione del referente sanitario regionale all'interno dell'unità di crisi, mentre è stato inserito tra i componenti della task force. Anche in questo caso in realtà l'atto istitutivo della task force non esplicita il ruolo del dottor Rosi quale referente sanitario. Per conoscere chi svolgesse questa funzione abbiamo infatti contattato l'amministrazione regionale che ci ha risposto inviandoci l'atto con cui il governatore Zaia comunicava al capo della protezione civile la nomina di Paolo Rosi.</p>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Leggi l'atto di</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/05/RSR-Veneto.pdf" target="_blank" rel="noopener">comunicazione della nomina</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		</p>
<p>Gli atti di nomina della task force e dell'unità di crisi in ogni caso sono precedenti alle <a href="http://www.protezionecivile.gov.it/amministrazione-trasparente/provvedimenti/-/content-view/view/1222234" target="_blank" rel="noopener noreferrer">misure operative</a> stabilite dalla protezione civile. Si può quindi immaginare che il referente sanitario prenda parte alle riunioni dell'unità di crisi veneta anche se formalmente non è uno dei componenti.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-sono-composte-la-task-force-e-il-comitato-scientifico-in-veneto/">Come sono composte la task force e il comitato scientifico in Veneto</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-sono-composte-la-task-force-e-il-comitato-scientifico-in-veneto/">Sono 26 i membri comitato scientifico e della task force, due organi che svolgono compiti consultivi per l'unità di crisi e il soggetto attuatore.</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/come-sono-composte-la-task-force-e-il-comitato-scientifico-in-veneto/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="598" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="598" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/05/come-sono-composte-la-task-force-e-il-comitato-scientifico-in-veneto.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-sono-composte-la-task-force-e-il-comitato-scientifico-in-veneto/">Come sono composte la task force e il comitato scientifico in Veneto - Sono 26 i membri comitato scientifico e della task force, due organi che svolgono compiti consultivi per l'unità di crisi e il soggetto attuatore.</a></div>
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			        			                                <div id="chart_76106_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_76106_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_76106_tab3"><p>Mentre l&#8217;istituzione di un&#8217;unità di crisi in ciascuna regione è stata richiesta dalla protezione civile nazionale, task force e comitati scientifici sono costituiti su iniziativa della regione per contribuire alla gestione dell’emergenza.</p>
<p>Si tratta di organi consultivi. La task force infatti fornisce pareri tecnici all&#8217;unità di crisi, mentre il comitato scientifico “fornisce il supporto scientifico al soggetto attuatore ai fini dell’adozione delle sue determinazioni”.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Eelaborazione openpolis su atti della regione Veneto (<a href="http://repository.regione.veneto.it/public/a86d2e0edab7e7d7b949974a3a6c0dbf.php?lang=it&amp;dl=true" target="_blank" rel="noopener">task force</a> e <a href="https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=416314" target="_blank" rel="noopener">comitato scientifico</a>).                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 25 Maggio 2020)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/05/come-sono-composte-la-task-force-e-il-comitato-scientifico-in-veneto.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="come-sono-composte-la-task-force-e-il-comitato-scientifico-in-veneto"></div>
						                        
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                        <div>
                            <p><label for="embed-chart-76106"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-76106" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p><strong>Due esperte del settore inoltre fanno parte sia della task force che del comitato tecnico scientifico</strong>: Anna Maria Cattelan ed Evelina Tacconelli dirigenti dei reparti di malattie infettive delle aziende ospedaliere, rispettivamente di Padova e Verona.</p>
<p>Il <strong>comitato scientifico</strong>, istituito con delibera di giunta a inizio marzo, è composto come la task force da esperti del settore. Rispetto al primo la composizione è però un po' diversa. <strong>Non sono infatti presenti dirigenti regionali e la maggior parte dei membri vengono dalle aziende ospedaliere.</strong></p>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Leggi</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=416314" target="_blank" rel="noopener">l'atto istitutivo</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		</p>
<p>Tra i suoi componenti si segnala in particolare la presenza di Francesco Zambon, dell'organizzazione mondiale della sanità, di <strong>Stefano Merler componente anche della Task force dati per l'emergenza Covid-19</strong> istituita dal ministro dell'innovazione Paola Pisano, e di <strong>Paolo Navalesi che fa parte anche della Task force Covid-19 della regione Calabria</strong>.</p>
<h3>Alcuni pezzi mancanti</h3>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>A Crisanti non è stato assegnato un ruolo di spicco all'interno delle organizzazioni create per gestire l'emergenza.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Dall'analisi presentata fino a questo momento manca all'appello <strong>Andrea Crisanti, microbiologo di fama internazionale di cui si è molto parlato come uno degli architetti del modello Veneto</strong>. Crisanti in effetti è un <strong>membro del comitato scientifico. </strong>Tuttavia dagli atti di nomina che abbiamo avuto modo di analizzare<strong> non risulta che svolga un ruolo in alcun modo sovraordinato rispetto ai suoi colleghi.</strong></p>
<p>Una sua funzione specifica può essere tuttalpiù desunta leggendo il testo del piano “<a href="https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=417291" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Epidemia Covid 19 Interventi Urgenti di Sanità Pubblica</a>”. Questo piano in effetti definisce laboratorio di microbiologia dell'azienda ospedaliera di Padova, diretto dal dottor Crisanti, come il laboratorio regionale di riferimento.</p>
<p>Ancora meno chiaro, almeno a livello formale, resta il ruolo del dottor Roberto Rigoli che da diverse fonti <a href="https://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/cronaca/20_aprile_04/coronavirus-l-uomo-tamponi-la-via-veneta-test-rapidi-autarchia-0bb0d24e-7648-11ea-9446-c11ce3adc5fd.shtml" target="_blank" rel="noopener noreferrer">stampa</a> risulta essere stato “scelto dal governatore Zaia per coordinare le attività delle microbiologie del veneto”. Il dottor Rigoli tuttavia non risulta membro di alcuna delle organizzazioni che abbiamo censito, né abbiamo trovato sul sito della regione atti ufficiali che meglio definissero questo ruolo di coordinamento.</p>
<p>Con l'andare del tempo una serie di interviste sui <a href="https://www.repubblica.it/cronaca/2020/05/23/news/coronavirus_veneto_scontro_zaia-crisanti-257455503/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">media</a> hanno reso sempre più lampante il <strong>contrasto tra Crisanti e alcuni pezzi dell'amministrazione regionale</strong>, in particolare la dottoressa Francesca Russo. Analizzando gli atti ufficiali non è ovviamente possibile capire in che misura sia stato importante il contributo di Crisanti, come di chiunque altro.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Crisanti è un faro per noi</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.askanews.it/cronaca/2020/04/30/coronavirus-zaia-crisanti-nostro-faro-poi-c%c3%a8-sostenibilit%c3%a0-pn_20200430_00227/" target="_blank">- Luca Zaia - Aska News</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Si può tuttavia ritenere che <strong>se il ruolo di Crisanti è stato in effetti determinante</strong>, come lo stesso Zaia ha affermato in più occasioni, <strong>definire meglio il suo ruolo nella catena di comando</strong><strong> avrebbe probabilmente aiutato a distinguere le responsabilità nella gestione della crisi.</strong></p>
<h3>Diversi modelli di sanità regionale</h3>
<p>Nell'analizzare come hanno reagito le diverse regioni di fronte all'emergenza coronavirus sono molti gli aspetti che possono essere presi in considerazione. Tra questi anche l'esistenza di <strong>modelli sanitari significativamente diversi tra le varie regioni del nostro paese</strong>. Secondo alcune interpretazioni il fatto che in Veneto siano presenti solo due aziende ospedaliere e che tutti gli altri ospedali siano ricompresi nelle unità locali socio sanitarie ha aiutato a mantenere il collegamento tra gli ospedali e la medicina territoriale.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Storicamente in Veneto tutti gli ospedali sono all’interno dell’Ulss, tranne i due ospedali universitari di Padova e Verona. Vi sono cioè solo due ospedali-azienda, e questo spiega alcune differenze con la sanità lombarda.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://left.it/2020/05/13/il-modello-veneto-ha-funzionato-nonostante-zaia-non-grazie-a-lui/" target="_blank">- Claudio Beltramello, professore dell'università di Padova - Left</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Si tratta quindi di aspetti strutturali, definiti ben prima che esplodesse la crisi sanitaria. Risale infatti al 1994 la <a href="http://www.consiglioveneto.it/crvportal/leggi/1994/94lr0056.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">legge regionale</a> che ha riformato la sanità veneta alla luce del <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1992-12-30;502!vig=" target="_blank" rel="noopener noreferrer">decreto legislativo 502/1992</a>.</p>
<p>Con questa legge in effetti il Veneto aveva istituito solo due aziende ospedaliere (Padova e Verona) mantenendo ben 22 unità locali socio sanitarie (Ulss) (poi ridotte a 21 due anni dopo). Nel 2016, una <a href="http://www.consiglioveneto.it/crvportal/leggi/2016/16lr0019.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">riforma</a> del settore firmata dalla giunta Zaia, ha poi ridotto le Ulss a 9, senza però aumentare il numero di aziende ospedaliere.</p>
<p>In Lombardia al contrario il sistema sanitario ha seguito un modello molto diverso. Fino alla <a href="http://normelombardia.consiglio.regione.lombardia.it/NormeLombardia/Accessibile/main.aspx?view=showdoc&amp;iddoc=lr002015081100023" target="_blank" rel="noopener noreferrer">legge regionale</a> del 2015 infatti in Lombardia sono esistite 15 aziende sanitarie locali e ben 29 aziende ospedaliere.</p>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Leggi l'analisi</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="http://normelombardia.consiglio.regione.lombardia.it/NormeLombardia/Accessibile/main.aspx?view=showdoc&amp;iddoc=lr002015081100023" target="_blank" rel="noopener">dell'Ires</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		</p>
<p>La riforma del 2015 ha in parte cambiato questa struttura. Oggi le aziende sanitarie sono state sostituite da 8 agenzie di tutela della salute (Ats). Alle 29 aziende ospedaliere sono invece subentrate 27 aziende socio sanitarie territoriali (<a href="https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioServizio/servizi-e-informazioni/Cittadini/salute-e-prevenzione/strutture-sanitarie-e-sociosanitarie/ser-aziende-ospedaliere-sal/aziende-socio-sanitarie-territoriali" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Asst</a>). Queste ultime sono un modello in qualche modo ibrido di azienda ospedaliera che si articola in due settori: il polo ospedaliero, che afferisce al direttore sanitario dell'azienda, e la rete territoriale che fa capo al direttore socio-sanitrario.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/aziende-ospedaliere-e-aziende-sanitarie-in-veneto-e-lombardia/">Aziende ospedaliere e aziende sanitarie in Veneto e Lombardia</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/aziende-ospedaliere-e-aziende-sanitarie-in-veneto-e-lombardia/">In Veneto la gran parte degli ospedali stanno all'interno delle unità locali socio sanitarie, in Lombardia storicamente c'è stata una forte prevalenza delle aziende ospedaliere. </a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/aziende-ospedaliere-e-aziende-sanitarie-in-veneto-e-lombardia/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="396" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="396" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/05/aziende-ospedaliere-e-aziende-sanitarie-in-veneto-e-lombardia.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/aziende-ospedaliere-e-aziende-sanitarie-in-veneto-e-lombardia/">Aziende ospedaliere e aziende sanitarie in Veneto e Lombardia - In Veneto la gran parte degli ospedali stanno all'interno delle unità locali socio sanitarie, in Lombardia storicamente c'è stata una forte prevalenza delle aziende ospedaliere. </a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_76056_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_76056_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_76056_tab3"><p>La legge regionale del Veneto che ha strutturato il modello sanitario regionale risale al <a href="http://www.consiglioveneto.it/crvportal/leggi/1994/94lr0056.html" target="_blank" rel="noopener">1994</a>. Con una legge del <a href="http://www.consiglioveneto.it/crvportal/leggi/2016/16lr0019.html" target="_blank" rel="noopener">2016</a> Zaia è intervenuto su questo sistema riducendo il numero di unità locali socio sanitarie ma non ha aumentato il numero di aziende ospedaliere.</p>
<p>Nel 2015 una <a href="http://normelombardia.consiglio.regione.lombardia.it/NormeLombardia/Accessibile/main.aspx?view=showdoc&amp;iddoc=lr002015081100023" target="_blank" rel="noopener">legge della regione Lombardia</a> ha trasformato le Asl in agenzie di tutela della salute (Ats) e le aziende ospedaliere in aziende socio sanitarie territoriali (Asst).</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 25 Maggio 2020)
                                        </p>
                </div>
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                            </div>

			</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/veneto-chi-sta-gestendo-lemergenza-covid-19/">Veneto, chi sta gestendo l’emergenza Covid-19</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cresce il ruolo delle regioni nella politica di oggi</title>
		<link>https://www.openpolis.it/cresce-il-ruolo-delle-regioni-nella-politica-di-oggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele De Bernardin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2019 08:51:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=58373</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono sempre più centrali nello stabilire l'agenda della politica nazionale: dal dibattito sull'autonomia differenziata, al loro peso nella futura scelta per il nuovo presidente della repubblica. Perché molti politici nazionali lasciano il parlamento per farsi eleggere in regione. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/cresce-il-ruolo-delle-regioni-nella-politica-di-oggi/">Cresce il ruolo delle regioni nella politica di oggi</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se l&#8217;attuale fase politica si sta contraddistinguendo per una forte instabilità partitica, il ruolo delle regioni appare invece in costante ascesa.</p>
<p>Il dibattito sull&#8217;autonomia differenziata ha dimostrato quanto queste istituzioni abbiano una crescente centralità nello stabilire l&#8217;agenda politica del paese. Non a caso Salvini ha indicato la via dei consigli regionali come quella da percorrere per giungere al referendum abrogativo sulla legge elettorale.</p>
<p><strong>In questo scenario, come confermato dall&#8217;elezione di Donatella Tesei in Umbria, le tornate elettorali regionali hanno sempre più peso nell&#8217;influenzare gli equilibri politici a livello nazionale</strong>. Lo avranno ancora di più in prospettiva 2022, con l&#8217;elezione del nuovo presidente della repubblica. Elezioni che stanno diventando anche il campo di prova per nuove alleanze partitiche, vedi quella tra il Movimento 5 stelle e il Partito democratico, e un piano b per molti politici nazionali che decidono di lasciare il parlamento per incarichi in giunte regionali. Ultima in ordine di tempo proprio la senatrice Tesei.</p>
<h3>Il referendum sulla legge elettorale</h3>
<p>Tra i temi più caldi dell&#8217;attuale dibattito politico c&#8217;è sicuramente quello sulla legge elettorale.</p>
<p>La necessità di riformare il rosatellum bis, approvato nella scorsa legislatura, sta portando tutti i principali partiti nazionali a posizionarsi sull&#8217;argomento. La Lega guidata da Matteo Salvini spinge fortemente per il passaggio ad un maggioritario puro. Ma non trovandosi più in una posizione di governo, l&#8217;ex ministro dell&#8217;interno sta spingendo per giungere all&#8217;abrogazione della parte proporzionale dell&#8217;attuale legge elettorale attraverso un referendum popolare.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>È indetto referendum popolare per deliberare l&#8217;abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.senato.it/1025?sezione=127&articolo_numero_articolo=75" target="_blank">- articolo 75 - Costituzione italiana</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>La costituzione prevede due possibilità per chiedere l&#8217;indizione di un referendum abrogativo: o attraverso la raccolta di 500.000 firme di elettori o attraverso il pronunciamento di 5 consigli regionali. Trovandosi alla guida di 11 delle 20 regioni italiane, il centrodestra, con il suo attuale leader Matteo Salvini, ha deciso che quest&#8217;ultima è la strada migliore da percorrere:</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Se 5 Regioni a maggioranza assoluta chiedono un referendum, la proposta non si sottopone a un voto sulla piattaforma Rousseau, ma tra i cittadini avere un sistema elettorale in Italia totalmente maggioritario. Chi vince un voto in più vince, collegio per collegio come i sindaci</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.lapresse.it/politica/salvini_5_regioni_chiedano_referendum_su_legge_elettorale_sindaci-1812699/news/2019-09-14/" target="_blank">- Matteo Salvini - 14 settembre 2019</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p><strong>Dopo il via libera di Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna e Piemonte quindi il centrodestra, guidato da Roberto Calderoli ha depositato il 30 settembre il quesito in cassazione.</strong> Richiesta di referendum che nel frattempo è stato deliberata anche da altre 3 regioni: Abruzzo, Basilicata e Liguria.</p>
<p>La scelta di coinvolgere le regioni in questo processo è politica. Un tentativo da parte del centrodestra di far capire il suo peso nel paese, guidando oltre la metà delle regioni italiane, tra cui alcune delle più importanti al livello economico (Lombardia e Veneto su tutte). Una scelta che dà ulteriore centralità a questi organi, e che conferma il crescente ruolo proprio delle regioni nello stabilire l&#8217;agenda politica del paese.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">1 su 67 </span>i quesiti referendari proposti dalle regioni dal 1946 ad oggi.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Nella storia repubblicana in una sola occasione il referendum abrogativo è stato indetto su iniziativa delle regioni. Un unico caso che però è il più recente, risale al 2016, e che in un certo senso conferma quanto detto fino ad ora. Se il referendum verrà calendarizzato sarà la seconda occasione in pochi anni in cui le regioni hanno contribuito a dettare l&#8217;agenda referendaria nazionale. Una cosa che non era mai successa prima.</p>
<h3>Il dibattito sulle autonomie</h3>
<p>Non è la prima volta in questa legislatura che le regioni finiscono al centro del dibattito.<strong> Era già successo prolungatamente durante il governo Conte I, in seguito delle iniziative intraprese da Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna per ottenere un&#8217;autonomia differenziata</strong>.</p>
<p>Dopo aver sottoscritto tre accordi preliminari nella scorsa legislatura infatti, il negoziato è proseguito anche nell&#8217;attuale ampliando il quadro delle materie da trasferire rispetto a quello originariamente previsto. Nel frattempo anche altre regioni hanno intrapreso il percorso per la richiesta di condizioni particolari di autonomia: Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria, Marche e Campania. Una serie di eventi che hanno fatto diventare la materia una prerogativa dei due governi presieduti da Giuseppe Conte.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/-ER1_OunFh0?start=3205" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Nella <a href="http://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2019/NADEF_2019__FINALE.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nota di aggiornamento al Def 2019</a> recentemente approvata dal nuovo governo 5stelle-Pd viene infatti riferito l&#8217;impegno del governo a portare avanti il processo di attuazione del federalismo differenziato.<strong> In particolare, come anche confermato dal ministro per gli affari regionali Boccia in commissione il 17 ottobre scorso, l&#8217;intenzione del governo è di presentare un disegno di legge collegato alla manovra per favorire l&#8217;autonomia differenziata.</strong></p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Con la Lega ora all&#8217;opposizione, partito che guida anche Veneto e Lombardia, il tema dell&#8217;autonomie è destinato a tornare d&#8217;attualità.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Una tematica molto calda, persino inserita nel programma di governo dell&#8217;esecutivo Conte II, che è più volte finita al centro di scontri tra i vari partiti in parlamento. <strong>La partita è certamente ancora aperta, e con la Lega ora all&#8217;opposizione, partito storicamente favorevole ad un sistema sempre più federalista, è immaginabile che la discussione tornerà accesa</strong>. Anche perché 2 delle 3 regioni che hanno avviato l&#8217;iter, Lombardia e Veneto, sono guidate proprio dalla Lega.</p>
<h3>Le prossime elezioni regionali</h3>
<p>Il voto di ieri ha sancito la vittoria del centrodestra nelle elezioni in Umbria, con l&#8217;elezione di Donatella Tesei a presidente della giunta regionale. Un esito a tratti scontato, visto soprattutto il risultato delle europee nella regione, ma che ha avuto comunque una certa importanza.<strong> Da un lato perché ha confermato i numeri del centrodestra, sempre di più la coalizione maggioritaria del paese, dall&#8217;altro perché è stato il primo banco di prova per l&#8217;alleanza elettorale tra il Movimento 5 stelle e il Partito democratico.</strong></p>
<p>Da questo punto di vista quindi le elezioni regionali sono un laboratorio importante per la politica nazionale, e in una fase storica in cui il consenso politico è molto volatile, rappresentano un dato ufficiale con cui tastare il polso dei cittadini molto più ricorrente delle elezioni nazionali.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>In un periodo in cui il consenso è volatile, le elezioni regionali sono appuntamenti fondamentali per valutare la forza dei partiti.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Proprio per questo motivo il 2020 sarà un test da non sottovalutare per tutte le forze politiche nazionali, soprattutto per monitorare il consenso elettorale dell&#8217;attuale governo 5stelle-Pd. <strong>L&#8217;anno prossimo si terranno infatti le elezioni regionali in Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Puglia, Campania e Veneto</strong>. Tutte, tranne quest&#8217;ultima, sono attualmente guidate dal centrosinistra, ed ulteriori vittorie del centrodestra avrebbero delle evidenti ripercussioni anche sugli instabili equilibri nazionali.</p>
<h3>Le elezioni del presidente della repubblica nel 2022</h3>
<p>L&#8217;attuale esecutivo 5stelle-Pd nasce, tra le altre cose, con la volontà di voler arrivare fino al 2022, per poter così eleggere il nuovo presidente della repubblica. L&#8217;anomala alleanza tra due partiti storicamente avversari basa infatti molto della sua forza sul voler evitare le elezioni anticipate. Un evento che con molta probabilità porterebbe ad un parlamento a maggioranza centrodestra, che quindi avrebbe così un peso non da poco nel trovare il successo di Mattarella.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Il presidente della repubblica è eletto dal parlamento in seduta comune dei suoi membri. All&#8217;elezione partecipano tre delegati per ogni regione eletti dal consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d&#8217;Aosta ha un solo delegato</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.senato.it/1025?articolo_numero_articolo=83&sezione=128" target="_blank">- Art. 83 costituzione della repubblica italiana</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Come noto però, oltre al parlamento in seduta comune, contribuiscono all&#8217;elezione del presidente della repubblica anche i delegati delle regioni: 58 consiglieri regionali (3 per regione e 1 per la Valle d&#8217;Aosta). <strong>Proprio per questo motivo le elezioni regionali meritano particolare attenzione, e possono rappresentare una variabile determinante per il voto del 2022.</strong></p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Vincere le elezioni regionali vuole anche dire maggiore peso nell&#8217;elezione del presidente della repubblica nel 2022.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Come detto attualmente il centrodestra controlla oltre metà dei consigli regionali, nuove vittorie elettorali le permetterebbero quindi di ulteriormente incrementare le possibilità di influire sulla scelta del nuovo presidente della repubblica. <strong>Anche la partita per il Quirinale quindi mette le regioni in una posizione decisiva per gli equilibri nazionali.</strong></p>
<p>Un ruolo che è solo destinato a crescere quando, e se, verrà realmente implementato il taglio del numero di parlamentari. Se non si predispone quindi anche una riforma dell&#8217;articolo 83 della costituzione il peso dei 58 consiglieri regionali nella scelta del presidente della repubblica è desinato a crescere.</p>
<h3>Chi lascia il parlamento per andare in regione</h3>
<p>In questo scenario le regioni stanno diventando un luogo sempre più attrattivo in cui fare politica. Da inizio legislatura 13 tra deputati e senatori si sono dimessi per avere assunto un incarico incompatibile con il mandato parlamentare: 7 alla camera e 6 al senato. Tra questi, 9 lo hanno fatto perché nel frattempo sono stati eletti/nominati in giunta e/o consiglio regionale. <strong>Ultima in ordine di tempo proprio la neo eletta governatrice della regione Umbria, Donatella Tesei (Lega), che ora dovrà quindi dimettersi dal Senato.</strong></p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">9 </span>i parlamentari che hanno lasciato camera e senato per un incarico in regione.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Il primo è stato Massimiliano Fedriga (Lega) che da neo deputato dalla Lega ha gareggiato e vinto le elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia. Nell&#8217;estate del 2018 poi sia Claudia Maria Terzi (Lega) che Lara Magoni (Lega) hanno lasciato rispettivamente l&#8217;incarico di deputata e senatrice dopo essere state nominate in giunta dal governatore lombardo Fontana (Lega).</p>
<p>        <section class="dossier">
            <div>
															Incompatibilità, scopri come funzionano<br />
									                <span class="read-more"><a href="https://www.openpolis.it/esercizi/i-limiti-al-cumulo-di-incarichi-politici/">"Caricometro, dove non arrivano le leggi"</a></span>
            </div>
        </section>
		</p>
<p>Nel 2019 sono seguite poi le dimissioni di Maurizio Fugatti (Lega), Stefania Segnana (Lega) e Giulia Zanottelli (Lega), che hanno optato rispettivamente per le cariche di presidente e di consigliere della provincia autonoma di Trento, di Marco Marsilio (Fdi), diventato governatore dell&#8217;Abruzzo, e infine di Christian Solinas (PSd&#8217;Az), eletto presidente della giunta regionale sarda.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/da-inizio-legislatura-9-parlamentari-si-sono-dimessi-per-incarichi-regionali/">Da inizio legislatura 9 parlamentari hanno lasciato l&#8217;aula per incarichi regionali</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/da-inizio-legislatura-9-parlamentari-si-sono-dimessi-per-incarichi-regionali/">Dove sono andati i parlamentari dimissionari per incompatibilità</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                             aria-labelledby="chart_59448_tab3"><p>Sono stati considerati solamente i parlamentari che si sono dimessi per incompatibilità. Colori quindi che sono andati a ricoprire un incarico in giunta/consiglio regionale, nel consiglio superiore della magistratura o al parlamento europeo.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>dati ed elaborazione openpolis                                                            </p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Con le prossime elezioni regionali è immaginabile che questo numero sia destinato a salire. Solamente per citare un esempio la candidata della Lega per le elezioni regionali in Emilia-Romagna è <a href="https://parlamento18.openpolis.it/parlamentare/cosa/id/420213/sf_highlight/borgonzoni" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Lucia Borgonzoni</a>, attualmente senatrice.<strong> Una scelta quindi molto comune, con le regioni che danno sempre più l'impressione di essere un luogo in cui ci sono maggiori possibilità di impattare a livello politico rispetto al parlamento</strong>. In un contesto storico in cui proprio camera e senato si trovano sempre più svuotate dalle loro prerogative.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto credit - <a href="https://www.facebook.com/giovatoti/photos/a.1420354864878556/2452224695024896/?type=3&amp;theater" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Facebook ufficiale Giovanni Toti</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/cresce-il-ruolo-delle-regioni-nella-politica-di-oggi/">Cresce il ruolo delle regioni nella politica di oggi</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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