Lorenzo Fontana Archivi - Openpolis https://www.openpolis.it/chi/lorenzo-fontana/ Thu, 22 Dec 2022 11:16:16 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.1 Come cambia il regolamento della camera https://www.openpolis.it/come-cambia-il-regolamento-della-camera/ Tue, 27 Dec 2022 14:15:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=222082 In ritardo rispetto a palazzo Madama, anche Montecitorio approva una prima riforma del proprio regolamento. Le modifiche sono limitate alla revisione delle soglie numeriche.

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Nella seduta dello scorso 30 novembre, la camera dei deputati ha approvato una parziale riforma del proprio regolamento. Tale modifica costituiva uno di quei cosiddetti “correttivi” resisi necessari a seguito della riduzione del numero dei parlamentari al fine di assicurare il corretto funzionamento dell’aula e dei suoi vari organi interni.

Al senato le modifiche sono giunte a compimento prima dell’inizio della nuova legislatura. Operazione che, com’è evidente, non è riuscita a Montecitorio. Il ritardo è in parte attribuibile al fatto che una revisione delle norme interne fosse meno impellente alla camera rispetto all’altro ramo del parlamento. Il taglio del numero dei deputati infatti parrebbe essere meno impattante sui lavori rispetto a quello dei senatori, rimasti in poco più di 200.

Il fatto che la nuova camera abbia dovuto riformare il proprio regolamento “in corsa” ha però avuto delle conseguenze. Come vedremo infatti gli elementi modificati sono pochissimi, anche rispetto a quanto fatto dal senato. E si limitano a rivedere i quorum e le soglie numeriche. Tali correttivi inoltre entreranno in vigore a partire dal 2023.

Altre riforme invece saranno operative solo a partire dalla prossima legislatura. I gruppi, le giunte, le commissioni e gli altri organi della camera infatti si sono già costituiti e si è scelto di non modificarne la composizione. 

L’iter dei correttivi

I correttivi consistono in una serie di riforme ulteriori rispetto alla legge costituzionale 1/2020 volte ad armonizzare le norme riguardanti il parlamento alla luce della riduzione del numero dei suoi componenti.

Nello specifico, quelli individuati nella precedente legislatura erano: 

  • l’abbassamento a 18 anni della soglia d’età per il voto a palazzo Madama;
  • il superamento della base regionale per l’elezione del senato;
  • la riduzione da 3 a 2 delegati regionali per l’elezione del presidente della repubblica;
  • la revisione dei regolamenti di camera e senato.

La prima riforma dell’elenco è l’unica a essere stata completata interamente, grazie all’approvazione della legge costituzionale 1/2021. Il secondo e il terzo punto invece erano inizialmente ricompresi in una proposta di revisione costituzionale che vedeva come primo firmatario Federico Fornaro, all’epoca appartenente a Liberi e uguali e oggi deputato del Partito democratico.

Durante la discussione in aula tuttavia la parte relativa ai delegati regionali è stata stralciata. Nonostante questo la proposta di legge è stata approvata solo dalla camera ma non ha mai ricevuto l’ok del senato. L’iter di questa riforma deve quindi ricominciare da capo. Attualmente tra l’altro una proposta di revisione costituzionale in questo senso non è presente tra le molte già depositate dai componenti del nuovo parlamento.

44 le proposte di revisione costituzionale già depositate dall’inizione della XIX legislatura. Nessuna fa riferimento alla base regionale del senato. 

Per quanto riguarda le modifiche ai regolamenti invece, come già detto, l’aula di Montecitorio si è vista costretta ad apportare delle modifiche “in corsa”, cioè a legislatura già iniziata. Anche per questo motivo i cambiamenti introdotti hanno una portata molto limitata. 

Ciò è dovuto al fatto che i componenti della nuova giunta per il regolamento hanno voluto approvare le revisioni più urgenti nel più breve tempo possibile. Nella seduta dello scorso 15 novembre il presidente Lorenzo Fontana infatti ha specificato che le riforme al regolamento in discussione sono riferibili a un cosiddetto “primo binario” contenente solo le modifiche essenziali. Queste si limitano a degli aggiustamenti numerici conseguenti alla riduzione del numero dei deputati. Per queste modifiche è stato ripreso sostanzialmente il lavoro fatto nella legislatura precedente. Gli interventi sul regolamento della camera però sembrerebbero non essersi conclusi.

1 su 4 i correttivi richiesti per cui l’iter è già stato completato. 

Si prevede infatti anche di iniziare a lavorare su un “secondo binario” di riforme più sostanziali. Tale filone di lavori tuttavia – si legge sempre dai resoconti delle sedute della giunta – avrà tempi più lunghi. Motivo per cui si è scelto di operare in due momenti diversi. Il presidente Fontana però ha manifestato l’intenzione di dare rapida attuazione anche a questa seconda fase. A questo fine ha incaricato i deputati Federico Fornaro (Pd) e Igor Iezzi (Lega) di avviare una ricognizione delle modifiche ritenute necessarie.

Le modifiche al regolamento della camera

Che i lavori legati alla revisione del regolamento di Montecitorio siano ancora molto parziali lo si evince anche analizzando più nel dettaglio la portata delle modifiche introdotte rispetto al lavoro fatto al senato. A palazzo Madama infatti gli articoli modificati, aggiunti o soppressi sono stati 57 e i commi 88. A Montecitorio invece gli articoli oggetto di revisione sono stati 24 (quindi meno della metà) e i commi 31.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(consultati: venerdì 9 Dicembre 2022)

Come già anticipato, i cambiamenti apportati vanno a modificare solo le soglie numeriche in quei casi in cui nel regolamento erano indicati numeri puntuali. Non cambia niente invece per quanto riguarda soglie di carattere formale. Quei casi cioè in cui non è specificato un numero esatto ma si fa riferimento a quote variabili come ad esempio la “maggioranza dei presenti”.

Le deliberazioni dell’Assemblea e delle Commissioni in sede legislativa non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti. Per le deliberazioni delle Commissioni in sede diversa da quella legislativa è sufficiente la presenza di un quarto dei loro componenti.

Tra le modifiche più rilevanti troviamo la riduzione del numero minimo di aderenti per formare un gruppo autonomo che passa da 20 deputati a 14. È interessante notare che camera e senato in questo caso hanno fatto due scelte diverse. A palazzo Madama infatti sono 6 i senatori richiesti per formare un gruppo. Un numero che corrisponde a circa il 2,9% dei componenti l’aula, considerando anche i senatori a vita. A Montecitorio invece la percentuale sale al 3,5%.

La riforma del regolamento ha abbassato di conseguenza anche la soglia minima di aderenti per la formazione di componenti interne al gruppo misto che passa da 10 a 7 deputati. Scende poi da 30 a 20 il numero di componenti della giunta per le elezioni e da 21 a 15 quello della giunta per le autorizzazioni a procedere.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(consultati: venerdì 9 Dicembre 2022)

Il nuovo regolamento prevede poi l’abbassamento di altre soglie numeriche. Ad esempio scende da 10 a 7 il numero di deputati che possono presentare la questione pregiudiziale (la richiesta cioè che un dato argomento non venga discusso) o la questione sospensiva (il rinvio della discussione al raggiungimento di determinati traguardi), anche quando la discussione è già iniziata.

Le modifiche al regolamento della camera abbassano solamente le soglie numeriche previste.

Scende poi da 20 a 14 il numero di deputati che possono richiedere la verifica del numero legale in assemblea (passaggio che in alcuni momenti può diventare politicamente rilevante) e da 4 a 3 in commissione. Diminuisce infine da 10 a 7 anche il numero di deputati richiesto affinché sia dichiarata l’urgenza di un progetto di legge e si passi così a un iter di discussione semplificato.

Un ultimo elemento interessante da notare riguarda il fatto che le modifiche introdotte non entreranno in vigore da subito.

6 su 31 i commi la cui modifica entrerà in vigore solamente dalla prossima legislatura. 

Le variazioni relative alle soglie per la costituzione di nuovi gruppi o di componenti del gruppo misto infatti entreranno in vigore solamente a partire dalla XX legislatura. Stesso destino anche per la modifica del numero dei componenti della giunta per le elezioni e di quella per le autorizzazioni. Le altre modifiche invece saranno operative a partire dal 2023. 

Questioni ancora aperte

Come detto, la necessità di apportare modifiche al regolamento nel più breve tempo possibile ha lasciato insolute molte questioni. Tra queste, ad esempio, la possibilità di introdurre interventi volti a scoraggiare il fenomeno dei cambi di gruppo. Accorgimenti presenti invece nel nuovo regolamento del senato.

Ancora tutta da definire poi la questione degli organi bicamerali dove – secondo alcuni – senza una revisione dei regolamenti i gruppi meno consistenti della camera rischiano di essere sottorappresentati.

Un altro tema concerne la composizione delle Commissioni bicamerali rispetto al quale [Alessandro Colucci, Ndr] paventa il rischio che le forze politiche di minore consistenza numerica, quale quella cui appartiene, in ragione della più ristretta composizione del Senato e del conseguente maggior peso dei Gruppi di quel ramo del Parlamento, possano essere rappresentate in seno agli organismi bicamerali solo da senatori e mai da deputati.

Altra questione non affrontata riguarda l’eventuale riduzione dei componenti l’ufficio di presidenza, con riferimento in particolare alla figura dei segretari. Dato che la riduzione del numero dei deputati non comporta automaticamente una diminuzione del carico di lavoro per queste figure, sono emersi dubbi infatti sull’opportunità di rivederne il numero. 

Peraltro, l’assemblea di Montecitorio non ha potuto presentare emendamenti alla proposta di modifica del regolamento. Era consentito solamente formulare principi e criteri direttivi. Una scelta giustificata dal fatto che la giunta per il regolamento aveva approvato all’unanimità le proposte di modifica del “primo binario”.

Alcune osservazioni al testo tuttavia sono state presentate in particolare dal gruppo dell’Alleanza Verdi-Sinistra. Formazione che, essendosi costituita solo il 27 ottobre, non ha propri rappresentanti all’interno della giunta.

La riforma del regolamento non affronta temi come quello del trasformismo o degli organi biacamerali.

Tra le proposte avanzate vi erano una ulteriore riduzione del numero di deputati necessari per costituire un gruppo autonomo (12 anziché 14) e l’estensione delle prerogative dei capigruppo. Tali osservazioni non sono state accolte dalla giunta, anche perché i suoi componenti hanno assicurato che potranno eventualmente essere riprese, con il secondo binario. Anche alla luce di questa indicazione, il gruppo di Avs le ha ritirate.

C’è da dire però che nonostante le buone intenzioni manifestate, alla luce delle difficoltà riscontrate nella scorsa legislatura per trovare un accordo anche solo su un testo base, il percorso per arrivare a una revisione sostanziale del regolamento di Montecitorio potrebbe essere lungo e non privo di ostacoli.

Foto: Comunicazione camera

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L’importanza di Fontana agli affari europei https://www.openpolis.it/limportanza-di-fontana-agli-affari-europei/ Thu, 11 Jul 2019 12:28:12 +0000 http://www.openpolis.it/?p=51589 Superato il rischio di una procedura di infrazione il governo ha realizzato un rimpasto di governo con cui la Lega ha recuperato peso all'interno del consiglio dei ministri.

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Le elezioni per il parlamento europeo hanno premiato la Lega, che ha visto i propri consensi superare di gran lunga quelli del Movimento 5 stelle, alleato di governo.

A tale successo elettorale non corrisponde tuttavia un peso maggiore all’interno del governo: anzi, negli ultimi mesi la Lega ha perso alcuni membri.

Anche per questa ragione l’esecutivo ha proceduto a un piccolo rimpasto di governo, a partire dal nuovo ministro agli affari europei, Lorenzo Fontana (Lega).

Potrebbe essere lui a gestire importanti dossier a Bruxelles, dal cambiamento delle regole europee, all’immigrazione, per finire su temi più strettamente economici come la trattativa sulla prossima legge di bilancio.

Al suo posto al ministero per la famiglia e la disabilità è stata nominata Alessandra Locatelli, deputata, sempre della Lega.

Il contesto europeo

Nonostante il ministero agli affari europei fosse vacante già da 4 mesi, Matteo Salvini, leader della Lega, ultimamente ha fatto pressioni per fare in modo che il ministro venisse nominato al più presto.

L’8 marzo del 2019 sono state infatti confermate le dimissioni di Paolo Savona, ministro alle politiche europee, nominato presidente della Consob. Trattandosi di un ministro senza portafoglio, le sue funzioni sono tornate in carico al presidente del consiglio Conte.

L’accelerata ha due principali ragioni, una dovuta al contesto europeo e l’altra legata al contesto nazionale.

Per quanto riguarda la prima, bisogna ricordare che fino a pochi giorni fa l’Italia rischiava di subire una procedura di infrazione per debito eccessivo in Ue. Poiché si tratta di una questione molto complessa era meglio attendere di conoscere il destino del nostro paese prima di individuare il soggetto che avrà un ruolo molto importante nella gestione della procedura. Oggi il rischio sembra essere scongiurato e questo ha dato ai leader politici maggiore libertà nell’individuazione del ministro.

Di recente infatti il presidente del consiglio Giuseppe Conte aveva affermato che, ora che si è chiuso il rischio della procedura di infrazione, si poteva procedere alla nomina del ministro per gli affari europei.

I tempi sono maturi, possiamo procedere speditamente […] alla nomina del ministro per gli affari europei, mi consulterò subito con i vicepresidenti e leader delle due forze di maggioranza.

Inoltre, sono in corso le trattative per distribuire importanti incarichi a livello europeo e, considerando il fatto che la Lega al parlamento europeo siede tra l’opposizione, avrà più difficoltà di influire nelle trattative (prima tra tutte, quella per il rappresentante italiano in commissione europea). Un apposito ministro agli affari europei del proprio partito potrà invece seguire la questione più da vicino e con maggiore attenzione.

 

Perché il ministero agli affari europei è importante per la Lega

Veniamo ora alla seconda ragione per cui la nomina di un ministro agli affari europei è diventata urgente.

Dobbiamo partire da una riflessione  sui risultati delle elezioni europee. Gli elettori hanno infatti ribaltato i rapporti di forza all’interno della maggioranza.

A seguito delle elezioni europee che hanno mostrato un maggiore supporto dei cittadini all’ala leghista del governo si è più volte parlato di un possibile rimpasto per fare in modo che la compagine di governo rispetti i nuovi rapporti di forza tra i partiti che lo compongono. Salvini in passato ha più volte dichiarato di non voler far valere questa rinnovata forza, né con nuove elezioni, né con un rimpasto di governo.

Tuttavia, bisogna ricordare che la Lega ha “perso” numerosi membri all’interno dell’esecutivo.

Il primo è stato Maurizio Fugatti, sottosegretario al ministeo della salute, dimessosi nel novembre 2018 dopo essere stato eletto Presidente della Provincia autonoma di Trento.

Più di recente Armando Siri, ex sottosegretario alle infrastrutture. Il suo incarico è stato revocato all’inizio di maggio a seguito delle pressioni del M5s, che chiedevano le dimissioni del sottosegretario indagato per corruzioni.

Infine Edoardo Rixi, ex viceministro per le infrastrutture e i trasporti, dimessosi alla fine di maggio dopo essere stato condannato in primo grado per peculato.

Con le nomine di Fontana agli affari europei e Locatelli alla famiglia, la Lega recupera un membro all’interno dell’esecutivo.

Sono stati considerati ministri e sottosegretari. Ministero del lavoro e ministero dello sviluppo economico sono stati considerati separatamente anche se sono entrambi a capo di Di Maio (M5s).

FONTE: elaborazione openpolis su dati del governo.
(ultimo aggiornamento: giovedì 11 Luglio 2019)

Bisogna aggiungere che Salvini rischia di perdere presto altri due componenti del governo. Il primo è Massimo Garavaglia, attualmente viceministro all'economia, rischia una condanna danno erariale: la sentenza è attesa per il 17 luglio. Qualora si giungesse a una condanna, il M5s farebbe pressioni per le sue dimissioni.

A Garavaglia auguro di essere innocente, ma se non dovesse essere cosi auguro che succeda quello che è successo con Rixi, ovvero un passo indietro

Il secondo è Giancarlo Giorgetti. Attualmente infatti l'Italia sta trattando con gli altri paesi dell'Ue per ottenere il commissario europeo alla concorrenza. Il nome più probabile per la carica attualmente è proprio quello di Giorgetti, sottosegretario di stato alla presidenza del consiglio dei ministri. Se le voci fossero confermate, la Lega resterebbe priva di un ulteriore uomo al governo.

Chi sono i nuovi membri del governo

Nella giornata di ieri, mercoledì 10 luglio, sono state confermate le voci che davano Lorenzo Fontana come futuro ministro agli affari europei. Fontana del resto ha esperienza come eurodeputato: è stato infatti europarlamentare sia nella VII che nella VIII legislatura. Poiché dal giugno 2018 è ministro per la famiglia e la disabilità, è stato necessario pensare anche a chi avrebbe ricoperto questa carica.

Il posto di Fontana è stato preso da Alessandra Locatelli, leghista, deputata e vicesindaco di Como.

In questo modo entra anche una nuova donna nell'esecutivo.

19,35% di donne nel governo Conte.

Considerando anche che si è passati da 64 a 62 membri del governo (esclusi presidente e vicepresidenti del consiglio), la percentuale di donne sul totale aumenta di oltre due punti percentuali rispetto all'insediamento. Il dato rimane tuttavia molto al di sotto rispetto agli ultimi 3 governi. Con Letta le donne rappresentavano infatti il 29,03%, con Renzi il 27,87% e con Gentiloni il 28,33%.

Il dipartimento per le politiche europee: di cosa si occupa

Il dipartimento degli affari europei si occupa in particolare di promuovere e coordinare le attività ed iniziative relative all'attuazione delle politiche dell'Unione europea.

Il ministro agli affari europei si occupa di dialogare con le istituzioni europee su temi quali le nomine di vertice e la gestione delle procedure di infrazione.

Altri compiti riguardano in particolare la partecipazione del nostro paese  e del parlamento alla formazione del diritto Ue.

Più nello specifico l'ex ministro senza portafoglio Paolo Savona, nominato con decreto del presidente della repubblica il 1 giugno del 2018, aveva le deleghe a:

 

 

  • promozione delle attività per l'attuazione delle politiche dell'Ue;
  • attività sulla partecipazione del parlamento italiano alla formazione della normativa dell'Unione;
  • convocazione del Comitato interministeriale per gli affari europei;
  • rappresentare l'Italia alle riunioni del consiglio dell'Unione europea;
  • formulare proposte per la riforma del diritto europeo;
  • contribuire all'elaborazione della politica economica;
  • armonizzazione tra legislazione europea e nazionale;
  • valutare i ricorsi dei ministri alla Corte di giustizia dell'Unione europea;
  • coordinamento delle parti coinvolte nella fase di predisposizione della normativa Ue;
  • adeguamento degli obblighi derivanti dall'appartenenza all'Ue da parte delle amministrazioni pubbliche;
  • convocazione e copresidenza della sessione europea della conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano;
  • convocazione e copresidenza della sessione speciale della Conferenza Stato-città e autonomie locali dedicata all'Ue;
  • predisposizione dei provvedimenti per recepire gli atti dell'Ue (come legge europea e legge di delegazione europea);
  • predisposizione di relazioni;
  • coordinamento delle agenzie europee di regolamentazione;
  • diffusione dell'informazione sulle attività dell'Ue;
  • formazione di operatori pubblici e privati sulle tematiche europee.

 

Foto credit: Dipartimento per le politiche europee - Licenza

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Incompatibilità per i membri del governo, l’interpretazione dell’Antitrust https://www.openpolis.it/incompatibilita-per-i-membri-del-governo-linterpretazione-dellantitrust/ Tue, 19 Jun 2018 09:32:32 +0000 http://www.openpolis.it/?p=26081 È consentito ai membri del governo di mantenere incarichi al livello locale, escludendo solamente la carica di sindaco in comuni con più di 15.000 abitanti. I dubbi sull'opportunità rimangono.

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Il 12 giugno abbiamo pubblicato un articolo in cui denunciavamo l’incompatibilità dei ministri Salvini e Fontana, in quanto rispettivamente consigliere comunale a Milano e vicesindaco a Verona.
Mal interpretando la legge 215 del 2004 avevamo evidenziato l’impossibilità per i membri di governo di ricoprire qualsiasi incarico di amministratore locale. In seguito a segnalazioni e ulteriori ricerche abbiamo analizzato l’ultima interpretazione dell’Antitrust in materia, organo predisposto all’accertamento delle incompatibilità per i membri del governo.

Il caso Dorina Bianchi nella scorsa legislatura

Nella scorsa legislatura l’Antitrust si era espresso sul caso di Dorina Bianchi, sottosegretario e consigliere comunale. Nel 2005 la legge 88 del 2005 (articolo 3-ter) aveva ampliato le compatibilità con l’incarico di governo, aggiungendo alla carica di parlamentare anche quella di amministratore locale. Non solo, la legge 148 del 2011 aveva ulteriormente regolato la materia: le cariche di governo, come quelle di deputato e senatore, sono incompatibili con qualsiasi altra carica pubblica elettiva di natura monocratica di enti pubblici territoriali aventi popolazione superiore ai 15.000 abitanti.

Le incompatibilità per i membri del governo

Quest’interpretazione dell’Antitrust smentisce quindi quanto affermato da noi, rendendo lecito per i ministri Salvini e Fontana il mantenimento del loro mandato a livello locale. Proprio la scorsa settimana Lorenzo Fontana si è dimesso da vicesindaco del comune di Verona, mentre il ministro dell’interno continua a essere consigliere del comune di Milano. Doppio incarico che egli stesso aveva promosso di terminare con l’arrivo al governo.

La legge consente quindi a ministri, vice ministri e sottosegretari di essere contemporaneamente consigliere comunale o sindaco di comuni con meno di 15.000 abitanti.

L’opportunità del legittimo

Ammettendo la nostra cattiva interpretazione della norma, si apre quindi il tema dell’opportunità dell’attuale normativa in materia. È giusto che un membro del governo abbia la possibilità di essere allo stesso tempo consigliere comunale? È opportuno che un ministro dell’interno sia anche consigliere, per di più minoranza, in un comune importante come Milano?

Doppi incarichi, tra compatibilità e incompatibilità

"Caricometro, dove non arrivano le leggi"

Domande che per noi hanno una risposta chiara. Non sembra essere né opportuno né fattibile, vista la bassa partecipazione di Salvini ai lavori del comune, che un membro del governo mantenga questo doppio incarico. 

 

 

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Salvini e Fontana, i ministri incompatibili https://www.openpolis.it/salvini-e-fontana-i-ministri-incompatibili/ Tue, 12 Jun 2018 08:34:26 +0000 http://www.openpolis.it/?p=25903 Il titolare di cariche di governo non può ricoprire incarichi pubblici diversi dal mandato parlamentare. Il primo è consigliere a Milano, il secondo vicesindaco a Verona. Aspettiamo le dimissioni.

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Negli ultimi mesi abbiamo in più occasioni affrontato il tema dei doppi incarichi.

Da quelli incompatibili mantenuti per troppo tempo abusando del regolamento, a quelli compatibili che però risultano essere poco opportuni. Con la nomina del governo è possibile aggiungere ulteriori chiavi di lettura.

Doppi incarichi, tra compatibilità e incompatibilità

"Caricometro, dove non arrivano le leggi"

La legge 215 del 2004 regola le incompatibilità per i titolari di cariche di governo, più specificatamente l’articolo 2. Il primo comma sottolinea in maniera molto chiara che non è permesso a ministri, vice ministri e sottosegretari ricoprire cariche o uffici pubblici diversi dal mandato parlamentare.

Ad oggi questa situazione riguarda due ministri della Lega: il vice-premier Salvini, a guida del Viminale, e Lorenzo Fontana, ministro alla famiglia e disabilità.

Appena arrivo al governo mi dimetterò dal consiglio comunale, abbiate pazienza qualche settimana

Con questa dichiarazione a fine marzo Matteo Salvini aveva risposto ad alcuni giornalisti che gli chiedevano proprio se si sarebbe dimesso da consigliere del comune di Milano. Consiglio comunale che, come abbiamo avuto modo di vedere, il neo ministro dell’interno ha frequentato molto poco, anche a causa del suo precedente incarico al parlamento europeo. Da inizio consiliatura il leader della Lega ha partecipato al 20% delle sedute e al 3,44% delle votazioni. Alle pochissime votazioni che si sono tenute a Palazzo Madama poi, Salvini è stato presente solo una volta su 17 (5,88%).

Vice presidente del consiglio, ministro dell’interno, senatore della repubblica e consigliere comunale a Milano, con quest’ultima carica incompatibile con la nomina a ministro. Ci auguriamo che, come promesso, Salvini lasci il consiglio comunale di Milano il prima possibile.

Chiediamo a Salvini e Fontana di mantenere l’impegno preso, risolvendo l’incompatibilità il prima possibile.

Come lui anche il neo ministro alla famiglia e alla disabilità Lorenzo Fontana. Oltre a essere deputato, al suo primo mandato, il politico veneto è anche dal luglio del 2017 vicesindaco di Verona, sua città natale. In passato ha anche ricoperto l’incarico di europarlamentare, ruolo da cui si è dimesso proprio per l’elezione a Montecitorio.

Intervisto dopo il giuramento a ministro, Fontana ha risposto così sulle tempistiche delle sue dimissioni.

Probabilmente ne parleremo nel prossimo fine settimana, non mi pare vi siano urgenze particolari. Ho già tante grane a Roma

Come il suo collega di partito, anche Fontana ha dichiarato di voler risolvere l’incompatibilità il prima possibile, ma ad oggi sul sito del comune di Verona risulta essere ancora in carica. Qualora fosse un errore di aggiornamento del sito istituzionale, ne daremo comunicazione, ma nel frattempo chiediamo anche al neo ministro Fontana di dimettersi il prima possibile da vice sindaco.

Aggiornamento e correzione del 19 giugno 2018

In seguito a segnalazioni abbiamo corretto la nostra interpretazione della questione. La legge, in seguito a modifiche, consente a ministri, viceministri e sottosegretari di essere contemporaneamente consiglieri comunali o sindaci di comuni con meno di 15.000 abitanti. A Salvini e Fontana quindi, anche se quest’ultimo si è poi dimesso da vicesindaco di Verona, è consentito per legge mantenere l’incarico in consiglio comunale. Ulteriori informazioni sono disponibili cliccando qui.

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Governo Conte e maggioranza giallo-verde https://www.openpolis.it/governo-conte-e-maggioranza-giallo-verde/ Fri, 08 Jun 2018 07:18:58 +0000 http://www.openpolis.it/?p=25825 A quasi 3 mesi dal voto ha prestato giuramento il governo Conte, sostenuto dall'alleanza 5stelle-Lega. Un identikit del nuovo esecutivo: età media, quote di genere, ricambio politico e connessioni con aziende e think tank.

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Mai nella storia repubblicana ci è voluto così tanto tempo per la formazione di un esecutivo. Dalle elezioni del 4 marzo 2018 al giuramento del primo giugno sono passati 89 giorni. Quasi tre mesi esatti, per un’attesa che ha superato di circa una settimana il precedente record fissato dal governo Amato nel 1992, quando di giorni ce ne vollero 83.

89 giorni sono stati necessari per la formazione del governo Conte. Mai nella storia del nostro paese era passato così tanto tempo dal giorno del voto a quello del giuramento del nuovo esecutivo.

La causa di questo stallo istituzionale è stata una tornata elettorale che non ha indicato un chiaro vincitore. Sia il Movimento 5 stelle che la coalizione di centrodestra hanno rivendicato la vittoria, ma nessuna delle due ha ottenuto i numeri per governare in maniera autonoma. Dopo vari tentativi di formare un governo “neutrale”, il primo giugno ha prestato giuramento l’esecutivo targato Movimento 5 stelle-Lega, guidato dal professore Giuseppe Conte. Un esecutivo che ad oggi è composto solamente dal consiglio dei ministri, non essendo stati ancora nominati sottosegretari e vice ministri. Le analisi che seguiranno saranno quindi successivamente replicate quando la formazione della squadra di governo sarà completata. A quel punto si potranno anche valutare le variazioni negli equilibri dell’alleanza 5stelle-Lega.

Nel report “Governo Conte e maggioranza giallo-verde” analizziamo i numeri di questo esecutivi: composizione, età media, questione di genere, ricambio politico e connessioni da tenere sott’occhio, dal mondo dei think tank politici a quello delle imprese.

Ricambio politico

Escludendo i governi tecnici di Monti e Dini, nella nostra storia repubblicana non c’è mai stato un tale ricambio politico nel consiglio dei ministri. Solo 2 dei 19 membri (incluso Conte), hanno avuto un precedente incarico da ministro, il 10,5%. Parliamo nello specifico di Paolo Savona, ministro dell’industria nel governo Ciampi, e di Enzo Moavero Milanesi, al dicastero degli affari europei sia con Monti che con Letta.

Il tasso di ricambio (percentuale di membri al primo incarico in consiglio dei ministri) è quindi molto alto, attestandosi all’89,5%. Per capire l’importanza dei numeri in questioni, basti pensare che nel corso della prima repubblica la percentuale è stata in media del 22,75%, e che dal 1994 in poi, con l’arrivo del primo governo Berlusconi e della seconda repubblica, la media, pur crescendo, si è fermata al 56,78%. Il dato del governo 5stelle-Lega è il più alto tra i governi politici della storia repubblicana, battuto solamente dai due governi tecnici sopra menzionati

Per ogni governo è stato calcolata la percentuale di ministri al primo incarico nel consiglio dei ministri. Non sono stati inclusi incarichi da sottosegretario o vice ministro.

FONTE: elaborazione openpolis

Età media e parità di genere

L’età media dei membri del Consiglio dei ministri è di 2 anni inferiore alla media degli ultimi 5 governi. Si tratta del terzo più giovane dopo quello preseduto da Matteo Renzi (47,29 anni) e il quarto governo Berlusconi (50,04). Con un’età media di 50,26 anni è di gran lunga sotto il record negativo fissato dall’esecutivo tecnico guidato da Mario Monti, quando l’età media raggiungeva quasi i 63 anni.

3 ministri under 40 sono stati nominati nel governo Conte. Parliamo di Di Maio, Fraccaro e Fontana.

In maniera molto simile a quello che è successo dalla XVI a oggi sono pochi gli under 40 nella squadra di governo. Come fu nei governi Berlusconi IV, Renzi e Gentiloni parliamo di soli 3 ministri. Si tratta del ministro al lavoro e sviluppo economico Luigi Di Maio (M5s - 31 anni), del ministro senza portafoglio ai rapporti con il parlamento Riccardo Fraccaro (M5s - 37 anni) e del ministro senza portafoglio alla famiglia e la disabilità Lorenzo Fontana (Lega - 38 anni). Numeri quindi in linea con gli esecutivi precedenti, ma sicuramente con un peso diverso. Luigi Di Maio infatti, oltre a essere ministro, ricopre la carica di vice presidente del consiglio dei ministri. 

In controtendenza con gli ultimi esecutivi, un under40 avrà un incarico di rilievo: Di Maio neo vice presidente del consiglio.

La percentuale di donne nel Consiglio dei ministri dal governo Berlusconi IV a oggi si è generalmente attestata, seppur con 2 eccezioni di rilievo, sotto al 30%. Il governo Conte con 5 donne su 18 (27,78%) rispecchia in pieno questo trend, confermando tra le altre cose il dato del precedente governo Gentiloni. Negli ultimi 6 esecutivi solo quello guidato da Matteo Renzi nel 2014 (con il 50% di donne ministro all’insediamento), e quello con Letta premier nel 2013 (il 33,33%) hanno fatto segnare una percentuale fuori dalla media. Punto più basso negli ultimi anni è stato raggiunto dal governo tecnico Monti (16,67% di donne).

La percentuale è stata calcolata al giorno di insediamento di ogni governo. Non sono quindi state considerate eventuali variazioni

FONTE: elaborazione openpolis

Nel governo Conte ci solo due donne ministro con portafoglio: Giulia Grillo alla salute e Elisabetta Trenta alla difesa. Entrambe succedono ad altre 2 donne che avevano ricoperto l’incarico sia nel governo Renzi che in quello Gentiloni. I due dicasteri in questione sono quindi ininterrottamente guidati da donne ormai dal febbraio del 2014. Nel caso della salute si può persino risalire al 2013, quando la delega fu data per la prima volta alla Lorenzin dall’allora premier Letta.

Think tank e fondazioni politiche

Tre dei 18 ministri hanno attualmente ruoli o incarichi in uno degli oltre 100 think tank politici attivi in Italia: Moavero Milanesi, Savona e Tria.

Particolarmente ricorrente è l’Aspen Institute Italia, con due membri del comitato esecutivo che fanno ora parte del governo Conte: Enzo Moavero Milanesi (ministro Affari esteri) e Paolo Savona (ministro Affari europei). Con 2 ministri anche la Fondazione Iustus di Giulio Tremonti: Paolo Savona e Giovanni Tria. Quest’ultimo è anche membro del comitato economico della Fondazione Craxi e del comitato scientifico della Fondazione Magna Carta di Gaetano Quagliariello. Il tanto discusso Paolo Savona, oltre alle due fondazione già citate, è anche presidente della Fondazione Ugo La Malfa, nonché nel consiglio scientifico della Fondazione Icsa.

Partecipazioni e incarichi aziendali

Per la legge 215 del 2004 "Norme in materia di risoluzione dei conflitti di interesse" il titolare di una carica di governo, nello svolgimento del proprio incarico, non può:

  • ricoprire cariche in enti di diritto pubblico, anche economici;
  • ricoprire cariche in società aventi fini di lucro o in attività di rilievo imprenditoriale;
  • esercitare attività professionali o di lavoro autonomo in materie connesse con la carica di governo, di qualunque natura, anche se gratuite, a favore di soggetti pubblici o privati;
  • esercitare qualsiasi tipo di impiego o lavoro pubblico/privato;

A valutare eventuali situazioni di incompatibilità sarà l’Antitrust. Entro 30 giorni dall’assunzione della carica i membri del governo dovranno rendere una dichiarazione relativa alla situazione di incompatibilità. Inoltre, entro 90 giorni dal giuramento, dovranno comunicare attività patrimoniali e partecipazioni azionarie, anche per coniugi e parenti entro il secondo grado.

Ci auguriamo che i ministri coinvolti risolvano eventuali incompatibilità senza dover aspettare l'intervento dell'Antitrust.

A quel punto l’Antitrust farà le dovute valutazioni, accertando la sussistenza o meno di incompatibilità. Una procedura necessaria per contrastare eventuali conflitti di interesse. Varie sono le ipotesi, ma la più pericolosa riguarda l’adozione, o la partecipazione all’adozione di atti collegiali, attraverso i quali il titolare di una carica di governo favorisca se stesso, il coniuge o i suoi parenti entro il secondo grado, arrecando al contempo un danno all’interesse pubblico. Dall’assegnazione di contratti publici ad aziende collegate ai ministri in questione, all’approvazione di norme che le favoriscono direttamente o indirettamente.

Otto dei 18 ministri, nonché il presidente del consiglio Giuseppe Conte, hanno collegamenti con aziende private. Sono state considerate sia gli incarichi aziendali che le partecipazioni aziendali.

  • Alberto Bonisoli (Beni culturali): Most Consult Srl (Presidente Cda, proprietario al 75%); Most S.A.S di Lucia veleva e C (Socio accomodante); Nuova Accademia Srl (Consigliere nel Cda);
  • Giulia Bongiorno (Pubblica amministrazione): Cerved Spa (Consigliere nel Cda), Juventus Fc Spa (Consigliere nel Cda);
  • Giuseppe Conte (Presidente del consiglio): GHMS Venezia Spa (Consigliere nel Cda), La peninsulare compagnia generale di assicurazione Spa (Consigliere di sorveglianza);
  • Luigi Di Maio (Lavoro e sviluppo economico): Ardima Srl (socio al 50%);
  • Lorenzo Fontana (Famiglia e disabilità): Cancro primo aiuto (Consigliere nel Cda);
  • Enzo Moavero Milanesi (Affari esteri): Gerundo Società a responsabilità limitata (socio al 50%);
  • Matteo Salvini (Interno): Cancro primo aiuto (Vicepresidente Cda);
  • Elisabetta Trenta (Difesa): ConsorHum for research on intelligence and security services (Comitato direttivo);
  • Giovanni Tria (Economia): Fondazione universitaria Ceis-Economia Tor Vergata (Consigliere nel Cda)

Foto credit - Instagram Giuseppe Conte

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Governo Conte, da chi è composto il nuovo esecutivo https://www.openpolis.it/governo-conte-da-chi-e-composto-il-nuovo-esecutivo/ Fri, 01 Jun 2018 15:43:14 +0000 http://www.openpolis.it/?p=25782 Con il giuramento del presidente del consiglio e dei ministri, entra in carica il primo governo della XVIII legislatura.

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Si è svolta al Quirinale la cerimonia con cui il presidente del consiglio dei ministri e i ministri hanno prestato giuramento. Ecco la lista dei componenti del governo Conte.

Presidente del Consiglio
Giuseppe Conte, professore ordinario di diritto privato all’università di Firenze, era già stato indicato, prima delle elezioni, dal Movimento 5 stelle come possibile ministro della pubblica amministrazione.

Ministeri con portafoglio

Ministro degli Interni e vice presidente del consiglio
Matteo Salvini, segretario della Lega ed ex parlamentare europeo. Alle recenti elezioni politiche è stato eletto al senato. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Ministro dello Sviluppo Economico e Lavoro e vice presidente del consiglio
Luigi Di Maio, capo politico del Movimento 5 stelle. È stato eletto per la prima volta in parlamento nella XVII legislatura, quando ha ricoperto la carica di vice presidente di aula alla camera. È stato rieletto, sempre a Montecitorio lo scorso 4 marzo. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Ministro dell’Economia
Giovanni Tria, preside della facoltà di economia di Tor Vergata.

Ministro degli Esteri
Enzo Moavero Milanesi, già ministro degli affari europei con i governi Monti e Letta.

Ministro della Difesa
Elisabetta Trenta, esperta in materia di politica di difesa e sicurezza. Faceva parte della squadra di governo presentata dal Movimento 5 stelle prima delle elezioni.

Ministro della Giustizia
Alfonso Bonafede (M5s), deputato. È alla sua seconda esperienza in parlamento, essendo stato eletto anche nella XVII legislatura. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Ministro della Salute
Giulia Grillo (M5s), deputato. È alla sua seconda esperienza in parlamento, essendo stata eletta anche nella XVII legislatura. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Ministro dell’Ambiente
Sergio Costa, generale dei carabinieri (già corpo forestale dello stato). Faceva parte della squadra di governo presentata dal Movimento 5 stelle prima delle elezioni.

Ministro dell’Agricoltura e del Turismo
Gian Marco Centinaio (Lega), senatore. È alla sua seconda esperienza in parlamento, essendo stato eletto anche nella XVII legislatura. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture
Danilo Toninelli (M5s), senatore. È alla sua seconda esperienza in parlamento, essendo stato eletto anche nella XVII legislatura. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Ministro dell’Istruzione
Marco Bussetti, già insegnante di educazione fisica e dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia.

Ministro dei Beni Culturali
Alberto Bonisoli, è direttore della Nuova accademia di belle arti di Milano. Faceva parte della squadra di governo presentata dal Movimento 5 stelle prima delle elezioni.

Ministeri senza portafoglio

Ministro degli Affari Regionali
Erika Stefani (Lega), senatrice. È alla sua seconda esperienza in parlamento, essendo stata eletta anche nella XVII legislatura. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Ministro del Sud
Barbara Lezzi (M5s), senatrice. È alla sua seconda esperienza in parlamento, essendo stata eletta anche nella XVII legislatura. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Ministro della Pubblica Amministrazione
Giulia Bongiorno (Lega), senatrice. È stata presidente della commissione giustizia della camera nella XVI legislatura, ed è al suo terzo mandato parlamentare. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Ministro ai Disabili e alla Famiglia
Lorenzo Fontana (Lega), deputato. Ex parlamentare europeo, è attualmente vice sindaco del comune di Verona. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Ministro ai rapporto con il parlamento e la democrazia diretta
Riccardo Fraccaro (M5s), deputato. È alla sua seconda esperienza in parlamento, essendo stato eletto anche nella XVII legislatura. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Ministro degli Affari Europei
Paolo Savona, oltre ad altre numerose cariche pubbliche e private è stato ministro dell’industria del governo Ciampi.

Sottosegretari

Presidenza del Consiglio dei ministri
Giancarlo Giorgetti (Lega), deputato. È stato eletto per la prima volta in parlamento nel 1996, ed è ora al suo sesto mandato. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Guido Guidesi (Lega), deputato. Al suo secondo mandato in parlamento, in passato è stato anche consigliere comunale. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Vincenzo Santangelo (M5s), senatore. È al suo secondo mandato a Palazzo Madama. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Simone Valente (M5s), deputato. È al suo secondo mandato a Montecitorio, avrà la delega ai rapporti con il parlamento e la democrazia diretta. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Mattia Fantinati (M5s), deputato. È al suo secondo mandato a Montecitorio, avrà la delega alla pubblica amministrazione. Vedi la sua scheda openparlamento.

Stefano Buffagni (M5s), deputato. Al suo primo incarico in parlamento, in passato è stato consigliere regionale in Lombardia. Avrà la delega agli affari regionali e autonomie. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Giuseppina Castiello (Lega), deputata. Al suo quarto mandato in parlamento, in passato è stata anche consigliere regionale in Campania. Avrà la delega al sud. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Vincenzo Zoccano (M5s), presidente del forum italiano sulla disabilità. Era candidato al collegio uninominale di Trieste, risultando non eletto.

Luciano Barra Carracciolo (Indipendente), magistrato. Avrà la delega agli affari europei.

Vito Claudio Crimi (M5s), senatore. Al suo secondo mandato a Palazzo Madama, avrà la delega all’editoria. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Vincenzo Spadafora (M5s), deputato. Al suo primo mandato in parlamento. Avrà la delega alle pari opportunità e giovani. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Affari esteri e cooperazione internazionale
Emanuela Claudia Del Re (M5s), deputata. Al suo primo mandato in parlamento. Faceva parte della squadra di governo presentata dal Movimento 5 stelle prima delle elezioni.

Manlio Di Stefano (M5s), deputato. Al suo secondo mandato a Montecitorio. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Ricardo Antonio Merlo (Maie), senatore. Al suo quarto mandato in parlamento. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Guglielmo Picchi (Lega), deputato. Al suo quarto mandato in parlamento. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Interno
Stefano Candiani (Lega), senatore. Al suo secondo mandato in parlamento, è stato sindaco di Tradate. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Luigi Gaetti (M5s). È stato parlamento nella scorsa legislatura, membro del senato.

Nicola Molteni (Lega), deputato. È al suo terzo mandato a Montecitorio. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Carlo Sibilia (M5s), deputato. È al suo secondo mandato a Montecitorio. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Giustizia
Vittorio Ferraresi (M5s), deputato. È al suo secondo mandato a Montecitorio. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Jacopo Morrone (Lega),  deputato. È alla sua prima esperienza in parlamento. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Difesa
Angelo Tofalo (M5s), deputato. È al suo secondo mandato a Montecitorio. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Raffaele Volpi (Lega), deputato. È al suo terzo mandato in parlamento, nella scorsa legislatura è stato senatore.Vedi la sua scheda su openparlamento.

Economia e finanze
Massimo Bitonci (Lega), deputato. È la sua terza volta in parlamento, in passato è stato sindaco sia di Cittadella che di Padova. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Laura Castelli (M5s), deputata. È al suo secondo mandato in parlamento. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Massimo Garavaglia (Lega), deputato. È al suo quarto mandato parlamentare, in passato è stato assessore all’economia in regione Lombardia. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Alessio Mattia Villarosa (M5s), deputato. È al suo secondo mandato in parlamento. Vedi la sua scheda in parlamento.

Sviluppo Economico
Andrea Cioffi (M5s), senatore. È al suo secondo mandato in parlamento. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Davide Crippa (M5s), deputato. È al suo secondo mandato in parlamento. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Dario Galli (Lega), deputato. Al suo quarto mandato in parlamento, è stato presidente dalla provincia di Varese. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Michele Geraci (Indipendente). Professore di economia esperto di Cina. Vedi la sua biografia.

Politiche Agricole alimentari e forestal
Franco Manzato (Lega), deputato. Al suo primo mandato in parlamento, è stato assessore regionale in Veneto. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Alessandra Pesce (M5s). Dirigente di ricerca presso il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria (CREA). Faceva parte della squadra di governo presentata dal Movimento 5 stelle prima delle elezioni.

Ambiente, tutela del territorio e del mare
Vannia Gava (Lega), deptutata. Al suo primo mandato in parlamento, è stata assessore comunale a Sacile. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Salvatore Micillo (M5s), deputato. Al suo secondo mandato a Montecitorio. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Infrastrutture e Trasporti
Michele Dell’Orco (M5s). Nella scorsa legislatura era stato eletto deputato.

Edoardo Rixi (Lega), deputato. Al suo secondo mandato in parlamento, è stato assessore regionale in Liguria. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Armando Siri (Lega), senatore. È al suo primo mandato in parlamento. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Lavoro e le politiche sociali
Claudio Cominardi (M5s), deputato. È al suo secondo mandato in parlamento. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Claudio Durigon (Lega), deputato. È al suo primo mandato in parlamento. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Istruzione, Università e Ricerca
Lorenzo Fioramonti (M5s), deputato. È al suo primo mandato in parlamento. Faceva parte della squadra di governo presentata dal Movimento 5 stelle prima delle elezioni. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Salvatore Giuliano (M5s), dirigente scolastico. Faceva parte della squadra di governo presentata dal Movimento 5 stelle prima delle elezioni.

Beni e attività Culturali e il turismo
Lucia Borgonzoni (Lega), senatrice. Al suo primo mandato in parlamento. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Gianluca Vacca (M5s), depuatato. È al suo secondo mandato a Montecitorio. Vedi la sua scheda su openparlamento.

Salute
Armando Bartolazzi (M5s), dirigente medico. Faceva parte della squadra di governo presentata dal Movimento 5 stelle prima delle elezioni.

Maurizio Fugatti (Lega), deputato. Al suo terzo mandato a Montecitorio. Vedi la sua scheda su openparlamento.

 

Foto credit: Quirinale – Licenza

L'articolo Governo Conte, da chi è composto il nuovo esecutivo proviene da Openpolis.

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