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	<title>giovani Archivi - Openpolis</title>
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		<title>La percezione dei problemi ambientali tra i giovani e la vicinanza a fonti inquinanti</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-percezione-dei-problemi-ambientali-tra-i-giovani-e-la-vicinanza-a-fonti-inquinanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 07:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=306622</guid>

					<description><![CDATA[<p>Rispetto al decennio scorso, la consapevolezza ambientale è aumentata soprattutto tra e grazie ai giovani. Gli ultimi dati mostrano però differenze di preoccupazione tra adolescenti e ventenni. Le scuole stesse possono essere esposte a questi problemi sul territorio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-percezione-dei-problemi-ambientali-tra-i-giovani-e-la-vicinanza-a-fonti-inquinanti/">La percezione dei problemi ambientali tra i giovani e la vicinanza a fonti inquinanti</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il 22 aprile ricorre la <a href="https://www.un.org/en/observances/earth-day" target="_blank" rel="noreferrer noopener">giornata mondiale della Terra</a>, una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite per sensibilizzare governi, istituzioni e cittadini sull’<strong>importanza della tutela dell’ambiente</strong>, della <strong>lotta al cambiamento climatico</strong> e della salvaguardia delle <strong>risorse naturali del pianeta</strong>.</p>



<p>Nonostante negli ultimi anni altri problemi abbiano centralizzato l’attenzione pubblica (dalla pandemia alle guerre), <strong>quella ambientale rimane una questione molto sentita</strong>, come ha mostrato un&#8217;indagine dell&#8217;anno scorso condotta a livello europeo.</p>



<p>In ambito Ue, i giovani sono il segmento demografico più preoccupato per il cambiamento. Comprensibilmente, è soprattutto chi è esposto ai problemi ambientali a mostrare le maggiori preoccupazioni.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Around eight in ten Europeans (85%) believe climate change is a serious problem (&#8230;) Women (87% vs 83% men) and the youngest respondents (15–24) (88% vs 83% aged 40-54 ) are the groups most likely to see climate change as a serious problem. Those exposed to environmental or climate risks show high concern (91%) compared to those not exposed (81%).</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/3472" target="_blank">&#8211; Commissione europea, I cambiamenti climatici (Eurobarometro, giugno 2025)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Questa tendenza <strong>non significa tuttavia che vi sia sempre un collegamento diretto tra esposizione al rischio e preoccupazione verso queste problematiche</strong>. I recenti dati Istat rilasciati nell&#8217;ambito delle statistiche per il benessere equo e sostenibile hanno mostrato in questo senso un quadro in chiaro-scuro. Variabile anche in funzione della fascia d&#8217;età: tra i ventenni la preoccupazione per il clima e l&#8217;insoddisfazione per la qualità dell&#8217;ambiente appare più alta rispetto a ragazze e ragazzi più giovani.</p>


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<div id="gli-adolescenti-sembrano-meno-preoccupati-dei-cambiamenti-climatici-rispetto-al-recente-passato" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Adolescenti e ventenni: percezioni in parte diverse sull&#8217;ambiente</h3>



<p>In media, <strong>dopo anni di incremento, appare in relativo calo la quota di popolazione preoccupata per il cambiamento climatico, in particolare tra i giovanissimi</strong>. Le persone che ritengono il cambiamento climatico o l’aumento dell’effetto serra e il buco<br>dell’ozono tra le 5 preoccupazioni ambientali prioritarie sono aumentate molto nel corso degli anni &#8217;10 di questo secolo. L&#8217;ultimo periodo mostra invece una tendenza più altalenante, con un<strong> calo visibile soprattutto tra gli adolescenti (14-19 anni), e molto meno nitido tra ragazze e ragazzi più grandi (20-24 anni)</strong>. Una dinamica che comunque riflette una tendenza complessiva, visibile anche per la media della popolazione.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dopo-quasi-un-decennio-di-aumento-appaiono-in-calo-gli-adolescenti-preoccupati-per-il-clima/">Dopo quasi un decennio di aumento, appaiono in calo gli adolescenti preoccupati per il clima</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dopo-quasi-un-decennio-di-aumento-appaiono-in-calo-gli-adolescenti-preoccupati-per-il-clima/">Percentuale di persone che ritengono il cambiamento climatico o l&#8217;aumento dell&#8217;effetto serra e il buco nell&#8217;ozono tra le 5 preoccupazioni ambientali prioritarie (2012-2024)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(pubblicati: giovedì 13 Novembre 2025)
                                        </p>
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<div id="strillo-testo-block_4202f4b7d6cef76f527e36d4d43b35ba" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Ventenni più preoccupati degli adolescenti per la situazione ambientale.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Nello stesso periodo <strong>appare piuttosto elevata, tra gli adolescenti, la quota di coloro che si dichiarano molto o abbastanza soddisfatti per la situazione ambientale (aria, acqua, rumore) della zona in cui vivono</strong>, pari al 74,1% nel 2024. Molto più della media della popolazione (68% nello stesso anno) e dei giovani ventenni. <strong>Tra 20 e 24 anni infatti la quota di soddisfatti per la situazione ambientale scende al 66,8% nel 2024; era di 3 punti percentuali superiore nel 2023</strong> (69,7%).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Percezioni e tendenze strutturali sulla condizione ambientale</h3>



<p>Si tratta di una tendenza su cui riflettere per diversi motivi. In primo luogo, la <strong>preoccupazione per il cambiamento climatico e l&#8217;insoddisfazione per il clima tende a correlarsi con il titolo di studio</strong>. Più è alto, più è probabile che la persona si curi degli aspetti ambientali o li percepisca come critici. Un segnale da non sottovalutare, perché <strong>comporta il rischio che questi temi vengano sempre più relegati a questione minoritaria o, peggio, elitaria</strong>.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>L’incremento in termini di consapevolezza per i cambiamenti climatici, osservato rispetto al 2014, risulta particolarmente marcato tra i laureati di tutte le classi di età</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/11/10-Ambiente-1.pdf" target="_blank">&#8211; Istat, Rapporto Bes &#8211; Ambiente 2025</a>
									            </div>
        </section>
		

<div id="il-rischio-da-evitare-e-che-il-tema-diventi-minoritario-o-perda-importanza-mentre-questi-problemi-si-riflettono-sulla-vita-delle-persone" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>E questo proprio quando in realtà &#8211; come è sempre il rapporto Bes di Istat a segnalare -gli effetti della crisi climatica in corso appaiono sempre più evidenti, <strong>riflettendosi sulla sulla vita quotidiana delle persone</strong>.</p>



<p>Da un lato è vero che <strong>diversi <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/11/10-Ambiente-1.pdf#page=2">indicatori ambientali </a>sono in miglioramento</strong>. Nell&#8217;ultimo decennio la qualità dell’aria ha risentito in modo positivo della diminuzione delle concentrazioni di pm2,5, così come del calo delle emissioni di CO2. </p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">6,8 </span>tonnellate per abitante. Le emissioni di anidride carbonica e altri gas climalteranti. Erano 8,4 nel 2012.</p>
			        </section>
		


<p>Dall&#8217;altro, <strong>altri indicatori meteo-climatici come i giorni di durata dei periodi di caldo, o quelli consecutivi senza pioggia, mostrano un peggioramento nell&#8217;ultimo periodo</strong>. Segnalando come la strada per il contrasto del cambiamento climatico resti ancora lunga e complessa.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">42 </span>giorni ricadenti nei periodi di caldo nel 2023; erano stati 15 nel 2012.</p>
			        </section>
		


<p>Per questo motivo, una <strong>consapevolezza diffusa su questi temi non va considerata un fattore secondario</strong>; a partire dalla sensibilizzazione a scuola su questi temi. Scuole che, come approfondiamo in questo articolo, in alcuni casi possono essere anch&#8217;esse esposte a problemi ambientali e di inquinamento.</p>


<div id="poco-meno-di-mille-edifici-scolastici-in-italia-risultano-essere-vicini-a-fonti-di-inquinamento-atmosferico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Quanto incide sulle scuole l’inquinamento atmosferico</h3>



<p>In media in Italia, <strong>su circa 40mila edifici scolastici statali, poco meno di mille risultano collocati nei pressi di una fonte di inquinamento atmosferico</strong>. Si tratta del 2,3% del totale, con divari regionali rilevanti. In Liguria si sfiora il 6%, seguono il Lazio con il 4,4% e la Puglia con il 3,8%. Queste regioni, insieme all&#8217;Emilia-Romagna (3,7%), rappresentano le aree con la più alta incidenza di scuole esposte.</p>



<p>Al contrario, <strong>la maggior parte delle regioni si colloca al di sotto della soglia del 3%, con una quota inferiore all&#8217;1% in Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Abruzzo, Basilicata, Calabria e Molise</strong>. In generale, i dati suggeriscono che il problema della vicinanza a fonti di inquinamento atmosferico per le strutture scolastiche appare circoscritto a specifici contesti territoriali, rendendo cruciale un approccio mirato, di livello almeno comunale.</p>



<p><strong>Nei capoluoghi di provincia, il 5% degli edifici scolastici statali risulta situato in prossimità di fonti di inquinamento atmosferico</strong>, una quota pari a circa il doppio della media nazionale (2,3%). Allo stesso tempo, l’analisi evidenzia che questa condizione non è distribuita in modo omogeneo tra le città italiane, ma presenta differenze significative da territorio a territorio.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">5% </span>gli edifici scolastici statali vicini a una fonte di inquinamento atmosferico nelle città. Il doppio della media nazionale.</p>
			        </section>
		


<p>In 53 capoluoghi, circa la metà del totale, questo problema non è dichiarato per nessuna scuola statale. Mentre il capoluogo di provincia dove è dichiarata con <strong>maggiore frequenza la vicinanza delle scuole a fonti di inquinamento atmosferico è La Spezia</strong>. In questo comune sono censiti 53 edifici scolastici statali, di cui per 22 gli enti proprietari hanno riportato la vicinanza a tali fonti (il 41,5% del totale). Immediatamente dopo si posiziona&nbsp;<strong>Foggia</strong>, con una quota del&nbsp;38,5%. Seguono a maggiore distanza&nbsp;<strong>Taranto</strong>&nbsp;con il&nbsp;27,4%&nbsp;e&nbsp;<strong>Imperia</strong>&nbsp;con il&nbsp;25,9%.</p>


<div id="la-spezia-e-foggia-sono-i-capoluoghi-di-provincia-con-piu-scuole-vicine-a-fonti-inquinanti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-spezia-foggia-taranto-e-imperia-sono-i-capoluoghi-con-piu-scuole-vicine-a-fonti-inquinanti/">La Spezia, Foggia, Taranto e Imperia sono i capoluoghi con più scuole vicine a fonti inquinanti</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-spezia-foggia-taranto-e-imperia-sono-i-capoluoghi-con-piu-scuole-vicine-a-fonti-inquinanti/">Percentuale di edifici scolastici statali che hanno nelle vicinanze fonti di inquinamento atmosferico (a.s. 2024/25)</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_306625_tab3"><div id="chart_285238_tabpanel3" class="tabContent tabContent-3" role="tabpanel" aria-labelledby="chart_285238_tab3">
<p>Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige. I dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico. Per determinare univocamente il concetto di “prossimità” all’edificio scolastico, il ministero segnala nelle <a href="https://www.istruzione.it/edilizia_scolastica/allegati/Manuale%20Compilazione%20Scheda%20Edificio%20Scolastico%202021.pdf#page=47" target="_blank" rel="noopener">linee guida alla compilazione</a> che, “generalmente, nei regolamenti comunali si considera ‘prossimo’ a un edificio, un elemento urbanistico che si trovi entro il raggio di 300 metri dall’edificio stesso”.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-306625"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p>Tra i primi 10 capoluoghi per incidenza di scuole vicine a fonti di inquinamento atmosferico anche Pistoia (16,9%),&nbsp;Ancona (14,1%),&nbsp;Reggio nell&#8217;Emilia (10,9%),&nbsp;Napoli (10,5%),&nbsp;Treviso (10,3%)&nbsp;e&nbsp;Livorno (9,9%). Questi dati suggeriscono che, <strong>in alcuni specifici contesti urbani, è cruciale adottare misure di mitigazione e di pianificazione territoriale per proteggere la salute degli studenti e del personale scolastico</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla vicinanza degli istituti scolastici statali a fonti di inquinamento atmosferico sono di fonte ministero dell’istruzione e del merito.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/le-persone-si-sono-radunate-fuori-dagli-edifici-con-il-cartello-climate-justice-now-dYZumbs8f_E" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Markus Spiske</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-percezione-dei-problemi-ambientali-tra-i-giovani-e-la-vicinanza-a-fonti-inquinanti/">La percezione dei problemi ambientali tra i giovani e la vicinanza a fonti inquinanti</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia è uno dei paesi europei con meno laureati</title>
		<link>https://www.openpolis.it/litalia-e-ancora-lontana-dagli-obiettivi-europei-sui-laureati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305401</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il nostro paese è penultimo in Ue per quota di giovani in possesso di un titolo di studio terziario. Nonostante alcuni progressi negli ultimi anni, l'Italia è molto lontana dall'obiettivo europeo fissato per il 2030. Restano forti le differenze territoriali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-ancora-lontana-dagli-obiettivi-europei-sui-laureati/">L&#8217;Italia è uno dei paesi europei con meno laureati</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Il 24 gennaio si celebra la <a href="https://www.un.org/en/observances/education-day" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giornata internazionale dell’educazione</a>, istituita dall&#8217;Onu per richiamare l’attenzione sul ruolo centrale dell’istruzione nella promozione dello sviluppo, della coesione sociale e della riduzione delle disuguaglianze. </p>
</p>
<p>Come abbiamo avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-terzultimo-paese-in-ue-per-spesa-in-istruzione-sul-pil/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccontare</a> infatti, i dati confermano che investire in educazione resta uno degli strumenti più efficaci per contrastare il disagio socio-economico. <strong>Chi raggiunge livelli di istruzione più elevati ha mediamente maggiori probabilità di accedere a carriere più stabili e meglio retribuite</strong>, con effetti positivi che si estendono all’intero arco della vita. Abbiamo anche visto però che spesso <a href="https://www.openpolis.it/anche-nellaccesso-alluniversita-i-divari-sociali-alimentano-quelli-educativi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la condizione socio-economica della famiglia ha un impatto decisivo sul percorso di studio dei figli</a>. Per questo <strong>è fondamentale che le istituzioni garantiscano pari opportunità di accesso ai più alti gradi di istruzione</strong>, indipendentemente dal contesto sociale e territoriale di partenza.</p>
</p>
<p><div id="nel-2024-in-italia-la-quota-di-persone-con-titolo-di-studio-terziario-nella-fascia-deta-25-34-anni-era-del-32-dopo-la-romania-e-il-dato-piu-basso-in-ue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Proprio per questo motivo, l&#8217;Unione europea si è data uno specifico <a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32021G0226\(01\):EN:NOT" target="_blank" rel="noreferrer noopener">obiettivo</a> su questo fronte: <strong>raggiungere una quota del 45% di laureati tra la popolazione di età compresa tra i 25 e i 34 anni entro il 2030</strong>. Un traguardo che molti paesi hanno già raggiunto, ma che per l&#8217;Italia appare ancora distante.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">31,6% </span>la quota di persone di età compresa tra i 25 e i 34 con titolo di studio terziario in Italia nel 2024.</p>
</section>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">I laureati in Europa e l&#8217;obiettivo per il 2030</h3>
</p>
<p>Prima di concentrarci più nello specifico sui dati riguardanti il grado di raggiungimento dell&#8217;obiettivo Ue in tema di laureati, diamo uno sguardo più complessivo a quella che è la situazione per quanto riguarda la popolazione in possesso di un titolo di studio terziario. Secondo i più recenti <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Educational_attainment_statistics" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati di Eurostat</a>, relativi al 2024, il <strong>33,5% della popolazione europea tra i 25 e i 74 anni</strong> aveva conseguito un titolo di istruzione terziaria. Le quote più elevate si registrano in Irlanda, Lussemburgo, Svezia e Cipro, dove oltre il 45% della popolazione adulta ha un titolo universitario (o equiparabile). All’estremo opposto si collocano Romania e <strong>Italia</strong>, entrambe <strong>sotto il 25%</strong>.</p>
</p>
<p><div id="la-quota-di-giovani-italiane-laureate-e-superiore-di-135-punti-percentuali-rispetto-agli-uomini" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Guardando alla fascia più rilevante per il monitoraggio delle politiche europee, quella dei <strong>giovani adulti</strong> (25-34 anni), emerge un quadro ancora più netto. Nel 2024, la media Ue era già al 44,2% e quasi la metà degli stati membri aveva raggiunto o superato il target. <strong>L’Italia, invece, si colloca al penultimo posto, con una quota pari al 31,6%</strong>, distante oltre 13 punti percentuali dall’obiettivo e con una percentuale maggiore solo alla Romania (23,2%).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-penultima-in-ue-per-quota-di-giovani-laureati/">L&#8217;Italia è penultima in Ue per quota di giovani laureati</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-penultima-in-ue-per-quota-di-giovani-laureati/">Quota di popolazione con titolo di studio terziario nella fascia di età 25-34 anni negli stati Ue (2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         aria-labelledby="chart_305381_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-penultima-in-ue-per-quota-di-giovani-laureati/">L&#8217;Italia è penultima in Ue per quota di giovani laureati &#8211; Quota di popolazione con titolo di studio terziario nella fascia di età 25-34 anni negli stati Ue (2024)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_305381_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_305381_tab3"></p>
<p>I livelli di istruzione dei diversi paesi sono armonizzati sulla base della c<span style="font-weight: 400">lassificazione internazionale standard dell&#8217;istruzione (Isced). Si considera terziario un titolo di studio che rientra tra i livelli 5 e 8 dell&#8217;Isced.</span></p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: giovedì 11 Dicembre 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/litalia-e-penultima-in-ue-per-quota-di-giovani-laureati.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-305381"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-305381" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>All’interno di questo quadro si evidenzia anche una <strong>marcata differenza di genere</strong>: le donne raggiungono livelli di istruzione terziaria molto più spesso degli uomini. Nel nostro paese il divario è particolarmente ampio e supera i 13 punti percentuali, uno dei più elevati in Europa.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">38,5% </span>la quota di laureate di età compresa tra i 25 e i 34 in Italia nel 2024.</p>
</section>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;Italia e i divari territoriali, un confronto regionale</h3>
</p>
<p>Il dato a livello nazionale non restituisce quelle che sono le situazioni nei diversi territori. Come spesso succede, anche su questo fronte si registrano delle significative differenze. Per analizzare più nel dettaglio la situazione italiana è necessario ricorrere a fonti diverse da Eurostat. I dati territoriali disponibili provengono infatti dalle statistiche sperimentali <a href="https://www.istat.it/statistica-sperimentale/aggiornamento-degli-indicatori-del-sistema-informativo-a-misura-di-comune/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a> e fanno riferimento a una fascia d’età più ampia (25-49 anni). Per questo motivo <strong>non possono essere utilizzati per misurare direttamente il raggiungimento dell’obiettivo europeo</strong>, ma rappresentano comunque uno strumento prezioso per valutare lo stato dell’arte e le disuguaglianze interne al paese. Altro elemento da tenere in considerazione riguarda il fatto che, in questo caso, il dato più recente disponibile fa riferimento al 2022.</p>
</p>
<p><div id="negli-ultimi-anni-ce-stato-un-incremento-di-laureati-italiani-nella-fascia-25-49-anni-ma-solo-6-regioni-superano-la-soglia-del-30" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div id="strillo-testo-block_ddcb4494b2bab4b530ad4abb2d5c3b1d" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Al sud il raggiungimento dei più alti livelli di istruzione resta meno diffuso.</p>
</section></div>
</p>
<p>In quell&#8217;anno, solo <strong>6 regioni</strong> superavano la soglia del <strong>30% di laureati</strong> nella fascia 25-49 anni. La quota più elevata si registrava nel <strong>Lazio (32,6%)</strong>, seguito da <strong>Molise (31,6%)</strong> e <strong>Abruzzo (30,8%)</strong>. All’opposto, le regioni con le percentuali più basse risultano essere <strong>Sicilia (22,5%)</strong>, <strong>Campania (23,6%)</strong> e <strong>Sardegna (23,7%)</strong>. Quote di laureati particolarmente basse si registravano anche in <strong>Puglia (24,2%)</strong> e <strong>Calabria (26,3%)</strong>. </p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/solo-in-6-regioni-la-quota-di-laureati-di-25-49-anni-supera-il-30/">Solo in 6 regioni la quota di laureati di 25-49 anni supera il 30%</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/solo-in-6-regioni-la-quota-di-laureati-di-25-49-anni-supera-il-30/">Percentuale di persone di 25-49 anni che hanno conseguito un titolo di livello terziario sul totale delle persone della stessa fascia d&#8217;età (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_305383_tab1" role="tab" aria-controls="chart_305383_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_305383_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_305383_tab1"><br />
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<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: venerdì 1 Novembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/solo-in-6-regioni-la-quota-di-laureati-di-25-49-anni-supera-il-30.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-305383"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-305383" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p> Va comunque osservato che nel periodo temporale compreso tra il 2018 e il 2022 <strong>in tutte le regioni si è registrato un aumento più o meno significativo della quota di laureati</strong>. Gli incrementi più consistenti si osservano in <strong>Trentino-Alto Adige (+4,4 punti percentuali)</strong>, <strong>Lombardia</strong> e <strong>Veneto</strong> (entrambe +4,3). Una dinamica certamente positiva ma ancora non sufficiente.</p>
</p>
<p><div id="nel-2022-solo-in-81-comuni-meno-dell1-la-quota-di-laureati-tra-25-e-49-anni-era-superiore-al-40" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Uno sguardo ai laureati, comune per comune</h3>
</p>
<p>Scendendo ulteriormente nel dettaglio territoriale, i dati comunali mostrano una frammentazione ancora più marcata. Nel 2022, la quota più alta di residenti tra i 25 e i 49 anni con un titolo terziario si registrava a <strong>Torre d’Isola (Pv)</strong>, con il <strong>52,9%</strong>, seguita da <strong>Basiglio (Mi, 51,2%)</strong> e <strong>Pavia (50,9%)</strong>. Non sorprende che molti <strong>capoluoghi e sedi universitarie</strong> figurino ai primi posti: tra questi Bologna, Siena, Milano e Padova, tutte con valori prossimi o superiori al 48%.</p>
</p>
<p>Nel complesso, però, i territori con una forte presenza di laureati restano una minoranza. Solo <strong>81 comuni</strong> superano il 40%, mentre nella maggior parte dei casi la quota di popolazione con titolo terziario si colloca sotto il 30%. In <strong>2.376 comuni</strong>, meno di un residente su cinque tra i 25 e i 49 anni ha completato un percorso universitario.</p>
</p>
<p>Anche l’analisi dell’evoluzione temporale conferma un quadro articolato. Tra il 2018 e il 2022, in <strong>452 comuni</strong> la quota di laureati è diminuita, mentre in altri 30 è rimasta sostanzialmente stabile. Nella maggioranza dei territori si osserva invece una crescita, talvolta molto accentuata: casi come <strong>Bergolo (Cn)</strong>, <strong>Baradili (Or)</strong> e <strong>Rondanina (Ge)</strong> mostrano incrementi superiori ai 20 punti percentuali, pur partendo spesso da valori iniziali molto bassi.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-81-comuni-la-quota-di-laureati-di-25-49-anni-superava-il-40-nel-2022/">In 81 comuni la quota di laureati di 25-49 anni superava il 40% nel 2022</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-81-comuni-la-quota-di-laureati-di-25-49-anni-superava-il-40-nel-2022/">Variazione nel tempo della percentuale di persone di 25-49 anni che hanno conseguito un titolo di livello terziario sul totale delle persone della stessa fascia d&#8217;età, comune per comune (2018-2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_305387_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-81-comuni-la-quota-di-laureati-di-25-49-anni-superava-il-40-nel-2022/">In 81 comuni la quota di laureati di 25-49 anni superava il 40% nel 2022 &#8211; Variazione nel tempo della percentuale di persone di 25-49 anni che hanno conseguito un titolo di livello terziario sul totale delle persone della stessa fascia d&#8217;età, comune per comune (2018-2022)</a></div>
</p></div>
<div id="chart_305387_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_305387_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_305387_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_305387_tab3"></p>
<p>La configurazione territoriale e amministrativa utilizzata fa riferimento alla data del 31 dicembre 2022. A questa data, il numero dei comuni era pari a 7904. Negli anni il numero dei comuni può variare sia per la costituzione di nuovi territori, prevalentemente per la fusione di comuni già esistenti e conseguentemente soppressi, sia perché alcuni sono inglobati in altri che non cambiano nome. Per il comune siciliano di <span data-sheets-root="1">Misiliscemi è disponibile solo il dato relativo al 2022 in quanto l&#8217;ente è stato istituito nel 2021 a seguito dello scorporo del territorio dal comune di Trapani. </span></p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: venerdì 1 Novembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/in-81-comuni-la-quota-di-laureati-di-25-49-anni-superava-il-40-nel-2022.png" target="_blank" download></a></p></div>
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                                          data-param-text="In 81 comuni la quota di laureati di 25-49 anni superava il 40% nel 2022"
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                                          data-param-text="In 81 comuni la quota di laureati di 25-49 anni superava il 40% nel 2022"
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                                          data-param-text="In 81 comuni la quota di laureati di 25-49 anni superava il 40% nel 2022 - https://www.openpolis.it/numeri/in-81-comuni-la-quota-di-laureati-di-25-49-anni-superava-il-40-nel-2022/"
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<div>
<p><label for="embed-chart-305387"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-305387" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/in-81-comuni-la-quota-di-laureati-di-25-49-anni-superava-il-40-nel-2022/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Ridurre questi divari resta una <strong>sfida centrale</strong>. Senza un investimento strutturale e diffuso su questo fronte difficilmente le disuguaglianze esistenti potranno essere superate.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/piemonte.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/valle_d_aosta.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi ai laureati tra i 25 e i 49 anni sono di fonte Istat statistiche sperimentali.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/cerimonia-di-laurea-con-celebrazione-della-corona-d-alloro-30079705/">Riccardo Vespa</a> (<a href="https://www.pexels.com/it-it/license/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-ancora-lontana-dagli-obiettivi-europei-sui-laureati/">L&#8217;Italia è uno dei paesi europei con meno laureati</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;abbandono scolastico è un problema in crescita per alcuni paesi Ue</title>
		<link>https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-un-problema-in-crescita-per-alcuni-paesi-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 10:13:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=302100</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mentre l'Unione europea nel suo complesso si sta avvicinando all'obiettivo di abbattere l'abbandono scolastico precoce, alcuni paesi - tra cui la Germania - sembrano allontanarsi dai target.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-un-problema-in-crescita-per-alcuni-paesi-ue/">L&#8217;abbandono scolastico è un problema in crescita per alcuni paesi Ue</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;Unione europea si sta avvicinando all&#8217;obiettivo</strong> di ridurre sotto il 9% l&#8217;abbandono scolastico precoce, fissato per il 2030, ma <strong>non tutti i paesi marciano alla stessa velocità e nella stessa direzione</strong>.</p>
<p>Nel 2024 il <strong>9,4% dei giovani europei tra 18 e 24 anni</strong> aveva lasciato gli studi con al massimo un titolo di istruzione secondaria inferiore. Quasi 2 punti percentuali in meno rispetto a dieci anni prima, quando l&#8217;abbandono scolastico precoce colpiva oltre l&#8217;11% dei giovani.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">-1,7 </span>il calo, in punti percentuali, del tasso di abbandono scolastico in Ue tra 2014 e 2024.</p>
</section>
<p>Un trend positivo, <strong>trainato in particolare dai paesi mediterranei &#8211; su tutti quelli della penisola iberica</strong>. Anche se nel tempo il modo di calcolare l&#8217;indicatore è stato aggiornato, rendendo non perfettamente comparabili i dati in serie storica, l&#8217;ordine di grandezza appare evidente. Nel 2014 in Spagna quasi il 22% dei giovani aveva lasciato precocemente i percorsi scolastici o di formazione; in Portogallo il 17,3%. Oggi i due paesi si attestano rispettivamente al 13% e al 6,6%, con un calo di 8,9 e 10,7 punti percentuali.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/portogallo-e-spagna-sono-i-paesi-ue-con-piu-progressi-nel-contrasto-dellabbandono-scolastico/">Portogallo e Spagna sono i paesi Ue con più progressi nel contrasto dell&#8217;abbandono scolastico</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/portogallo-e-spagna-sono-i-paesi-ue-con-piu-progressi-nel-contrasto-dellabbandono-scolastico/">Andamento nei paesi Ue della percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media (2014-2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_302119_tab1" role="tab" aria-controls="chart_302119_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_302119_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_302119_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/portogallo-e-spagna-sono-i-paesi-ue-con-piu-progressi-nel-contrasto-dellabbandono-scolastico/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/portogallo-e-spagna-sono-i-paesi-ue-con-piu-progressi-nel-contrasto-dellabbandono-scolastico.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/portogallo-e-spagna-sono-i-paesi-ue-con-piu-progressi-nel-contrasto-dellabbandono-scolastico/">Portogallo e Spagna sono i paesi Ue con più progressi nel contrasto dell&#8217;abbandono scolastico &#8211; Andamento nei paesi Ue della percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media (2014-2024)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Eurostat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: giovedì 11 Settembre 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/portogallo-e-spagna-sono-i-paesi-ue-con-piu-progressi-nel-contrasto-dellabbandono-scolastico.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-302119"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-302119" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Anche diversi altri stati dell&#8217;Europa meridionale hanno registrato un miglioramento superiore ai 5 punti percentuali. In particolare Malta (-7,4 punti), Grecia (-6) e Italia (-5,2).</p>
<p>Negli ultimi anni, <strong>alcuni paesi invece si segnalano per una tendenza all&#8217;aumento della dispersione formativa e scolastica</strong>. Nell&#8217;arco del decennio, l&#8217;incidenza dell&#8217;abbandono precoce è infatti cresciuta di oltre 2 punti percentuali in Danimarca (+2,3 punti), Lituania (2,5), Germania (3,4) e Cipro (4,5). Numeri non perfettamente comparabili, come detto, dal momento che la metodologia di calcolo è stata aggiustata nell&#8217;arco del decennio.</p>
<p>Tuttavia una<strong> spaccatura nelle tendenze di fondo sembra piuttosto nitida</strong>. Alcuni paesi, soprattutto dell&#8217;Europa del sud, hanno migliorato molto la propria posizione negli ultimi anni; altri mostrano una traiettoria molto meno chiara, se non in possibile peggioramento. Si tratta di aspetti da monitorare e di cui tenere conto nella definizione delle politiche educative per l&#8217;intero continente.</p>
<p>Se l&#8217;Unione nel suo complesso sta dimostrando una certa capacità di raggiungere gli obiettivi sull&#8217;abbandono scolastico, centrando prima i target per il 2020 e adesso avvicinandosi a quelli per il 2030, non altrettanto si può dire di tutti i suoi stati membri.</p>
<div id="94-di-abbandoni-scolastici-precoci-nel-2024-leuropa-nel-suo-complesso-si-sta-avvicinando-allobiettivo-del-2030-9" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Il percorso dei paesi verso gli obiettivi europei</h3>
<p>Da oltre un decennio le politiche dell&#8217;Unione europea hanno individuato nella <strong>riduzione degli abbandoni scolastici precoci</strong> uno degli obiettivi principali per la competitività del Vecchio Continente.</p>
<p>Dapprima, nel 2010, inserendo tra gli obiettivi della <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-europa-2020/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">strategia Europa 2020</a> quello di <strong>ridurre il tasso di abbandono scolastico al di sotto del 10%</strong>. Questo obiettivo è stato raggiunto a livello continentale proprio tra il 2020 e il 2021: in quella fase per la prima volta la quota di abbandoni è scesa sotto la soglia stabilita.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">9,7% </span>il tasso di abbandono precoce in Ue nel 2021.</p>
</section>
<p><strong>Nel 2021, nel pieno dell&#8217;emergenza Covid, sono stati aggiornati gli obiettivi sull&#8217;educazione</strong>, nell&#8217;ambito della ridefinizione del quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione. In questo contesto, una risoluzione del consiglio dell&#8217;Unione europea nel&nbsp;<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/en/TXT/PDF/?uri=CELEX:32021G0226(01)&amp;from=EN" target="_blank" rel="noreferrer noopener">febbraio 2021</a> ha abbassato di un punto l&#8217;obiettivo Ue, in vista del 2030.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>La percentuale di abbandono precoce dell’istruzione e della formazione dovrebbe essere inferiore al 9% entro il 2030.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/en/TXT/PDF/?uri=CELEX:32021G0226(01)&#038;from=EN" target="_blank">&#8211; Risoluzione del Consiglio su un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione verso uno spazio europeo dell’istruzione e oltre (2021-2030) </a>
									            </div>
</section>
<p><strong>Una soglia quindi ancora più sfidante,</strong> che sulla carta sembrerebbe alla portata del Vecchio Continente. In uscita dalla pandemia, nel 2023, la quota di abbandoni precoci era già scesa al 9,6%, calando ulteriormente al 9,4% l&#8217;anno successivo. A più di cinque anni dalla scadenza manca meno di mezzo punto percentuale per raggiungere l&#8217;obiettivo continentale.</p>
<div id="mentre-nelleuropa-meridionale-la-quota-di-chi-abbandona-precocemente-la-scuola-e-diminuita-altri-paesi-delleuropa-settentrionale-sembrano-allontanarsi-dagli-obiettivi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Come detto però <strong>il percorso nell&#8217;ultimo decennio non è stato lineare per tutti i partner europei</strong>. Nel 2014 19 paesi su 27 avevano raggiunto il target del 10%; 15 di questi erano anche già al di sotto della soglia del 9% che sarebbe stata fissata nel decennio successivo.<strong> Dieci anni dopo sono saliti a 20, di cui 17 già in linea con i target per il 2030</strong>.</p>
<p>In questo miglioramento complessivo, <strong>spicca l&#8217;arretramento di alcuni paesi rispetto agli obiettivi europei</strong>. Come si nota dalla mappa, mentre alcuni paesi passano dal &#8220;rosso&#8221; degli obiettivi non raggiunti al &#8220;verde&#8221; del target centrato, altri hanno fatto il percorso inverso. </p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/alcuni-paesi-tra-cui-la-germania-si-stanno-allontanando-dagli-obiettivi-ue-sullabbandono-scolastico/">Alcuni paesi, tra cui la Germania, si stanno allontanando dagli obiettivi Ue sull&#8217;abbandono scolastico</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/alcuni-paesi-tra-cui-la-germania-si-stanno-allontanando-dagli-obiettivi-ue-sullabbandono-scolastico/">Percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media (2014 vs 2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/alcuni-paesi-tra-cui-la-germania-si-stanno-allontanando-dagli-obiettivi-ue-sullabbandono-scolastico/">Alcuni paesi, tra cui la Germania, si stanno allontanando dagli obiettivi Ue sull&#8217;abbandono scolastico &#8211; Percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media (2014 vs 2024)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Eurostat                                                                <br />(pubblicati: giovedì 11 Settembre 2025)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-302102"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-302102" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Nel corso del decennio, <strong>Cipro</strong> è passata da un&#8217;incidenza inferiore al 9% (6,8% nel 2014) all&#8217;11,3% attuale. La <strong>Germania</strong>, che già nel 2014 aveva raggiunto gli obiettivi per il 2020, attestandosi al 9,5%, nell&#8217;ultimo quadriennio ha costantemente superato il 12%. La <strong>Lituania</strong>, pur restando sempre al di sotto del 9%, è passata dal 5,9% del 2014 all&#8217;8,4% attuale. In <strong>Danimarca</strong> il tasso di abbandono nel 2014 era inferiore al 9% (8,1% in quell&#8217;anno), mentre negli ultimi due anni si è attestato al 10,4%.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Uno sguardo di breve periodo sul fenomeno</h3>
<p>Questo sguardo di lungo periodo (2014-2024) <strong>sconta purtroppo anche le variazioni metodologiche intervenute nel tempo</strong>. Negli ultimi due decenni le istituzioni Ue hanno fatto un grande sforzo in termini di armonizzazione tra i paesi. Tuttavia aspetti come l&#8217;istruzione informale e i programmi con <em>partial level completion</em> (corsi di studi che non danno accesso diretto al livello successivo, ad esempio l&#8217;università) possono essere perimetrati con modalità che si prestano a variazioni e aggiustamenti nel tempo, in base alle decisioni dei paesi, nonostante la presenza di linee guida comuni. </p>
<p><strong>Se si osserva un periodo più ristretto</strong>, in modo da contenere l&#8217;impatto delle variazioni metodologiche, <strong>la tendenza alla crescita per alcuni paesi appare comunque confermata</strong>. Esaminiamo il periodo 2021-2023, una fase in larga parte esente dalle revisioni metodologiche che hanno coinvolto tutti paesi nell&#8217;immediatezza della pandemia e poi solo alcuni stati nel 2024. Tra 2021 e 2023, nell&#8217;immediato post-Covid, la crescita è stata superiore al punto percentuale in Slovenia, Portogallo, Finlandia, Romania, Lituania e Paesi Bassi.</p>
<div id="in-germania-si-e-passati-dal-122-del-2021-al-125-del-2022-al-13-del-2023" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>In <strong>Germania</strong> si è passati dal 12,2% del 2021, al 12,5% del 2022, al 13% del 2023: un aumento di quasi un punto nel triennio, sostanzialmente confermato con la rilevazione del 2024. In <strong>Danimarca</strong> dal 9,8% del 2021 al 10,4% del 2023.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-tendenze-a-breve-termine-dove-labbandono-scolastico-precoce-e-in-aumento-e-dove-e-in-calo/">Le tendenze a breve termine: dove l&#8217;abbandono scolastico precoce è in aumento e dove è in calo</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-tendenze-a-breve-termine-dove-labbandono-scolastico-precoce-e-in-aumento-e-dove-e-in-calo/">Percentuale di abbandoni precoci negli stati Ue (2021-2023)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_304622_tab1" role="tab" aria-controls="chart_304622_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_304622_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_304622_tab1"><br />
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<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-tendenze-a-breve-termine-dove-labbandono-scolastico-precoce-e-in-aumento-e-dove-e-in-calo/">Le tendenze a breve termine: dove l&#8217;abbandono scolastico precoce è in aumento e dove è in calo &#8211; Percentuale di abbandoni precoci negli stati Ue (2021-2023)</a></div>
</p></div>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Eurostat                                                                <br />(pubblicati: giovedì 11 Settembre 2025)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-304622"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-304622" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Nello stesso periodo, <strong>ci sono anche diversi paesi che hanno migliorato l&#8217;incidenza dell&#8217;abbandono</strong>; il miglioramento è stato superiore al punto percentuale in stati come Svezia, Slovacchia, Polonia, Italia, Lussemburgo e Bulgaria.</p>
<p>Il confronto tra stati è cruciale per monitorare le traiettorie dei paesi nel raggiungimento dell&#8217;obiettivo del 9% entro questo decennio. Allo stesso tempo, su fenomeni socio-educativi come questi, ciascuno stato non è un monolite: gli abbandoni precoci della scuola e della formazione non colpiscono indistintamente tutti i giovani e tutti i territori. </p>
<p>Una variabile fondamentale in questo senso è anche la <strong>perifericità dell&#8217;area in cui si abita</strong>. Chi vive in contesti meno urbanizzati potrebbe avere infatti meno possibilità di accedere all&#8217;istruzione di livello superiore o a percorsi di formazione, specialmente dove questo tipo di servizi e opportunità mancano. Questo aspetto emerge chiaramente ad esempio nel caso delle aree interne italiane, <a href="https://www.openpolis.it/il-gap-sugli-apprendimenti-nelle-aree-interne/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sistematicamente più in difficoltà</a> in tutti gli indicatori che riguardano l&#8217;accesso e la qualità dell&#8217;istruzione.</p>
<p>A livello continentale, è particolarmente visibile nella formazione destinata agli adulti, come emerso nell&#8217;ultimo <a href="https://op.europa.eu/webpub/eac/education-and-training-monitor/en/comparative-report/comparative-report.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Education and Training Monitor 2024</a> della Commissione europea. I paesi che hanno più difficoltà a coinvolgere gli adulti (25-64 anni) in programmi di <em>Adult learning</em> sono anche quelli dove il divario urbano-rurale è più ampio. </p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Overall, the gap between rural (and suburban) and urban rates is wider in underperforming countries.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/9637e78f-acc7-11ef-acb1-01aa75ed71a1/language-en" target="_blank">&#8211; European Commission: Directorate-General for Education, Youth, Sport and Culture, Education and training monitor 2024 – Comparative report, Publications Office of the European Union, 2024</a>
									            </div>
</section>
<p>Ciò può essere il sintomo di una <strong>difficoltà in alcune aree del Continente nello sviluppare un sistema educativo e formativo adeguato ai bisogni della popolazione</strong>. Proviamo a capire se questo problema riguarda anche l&#8217;istruzione e formazione rivolta ai più giovani, analizzando l&#8217;impatto dei divari territoriali nell&#8217;abbandono scolastico precoce nel Vecchio Continente.</p>
<div id="nellue-il-fenomeno-e-piu-grave-al-di-fuori-dei-centri-urbani-tuttavia-in-paesi-come-germania-e-italia-lincidenza-dellabbandono-precoce-supera-il-10-nelle-citta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">La spaccatura centro-periferie nel fenomeno dell&#8217;abbandono precoce</h3>
<p>In media nell&#8217;Unione europea il <strong>fenomeno incide molto di più al di fuori dei grandi centri urbani</strong>. Nelle aree classificate come <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Glossary:Urban_centre" target="_blank" rel="noreferrer noopener">urban centre</a> l&#8217;obiettivo del 9% è infatti già stato raggiunto. Nel 2024 queste aree a maggiore densità abitativa hanno visto un tasso di abbandoni precoci pari all&#8217;8,3%. Fuori dai centri, la quota sale al di sopra del 10% nelle zone meno urbanizzate: <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Glossary:Town_or_suburb" target="_blank" rel="noreferrer noopener">towns and suburbs</a> (10,3%) e <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Glossary:Rural_area" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rural areas</a> (10,1%).</p>
<p>Nell&#8217;arco dell&#8217;ultimo decennio miglioramenti a livello europeo si sono registrati a prescindere dal grado di urbanizzazione, ma in modo che sembrerebbe più sensibile nelle aree rurali (-2,4 punti percentuali rispetto al 2014) rispetto a centri più urbanizzati (-1,2) e intermedi (-1,5).</p>
<p>Queste tendenze medie però non si registrano ovunque. In primo luogo, <strong>in alcuni stati l&#8217;incidenza degli abbandoni precoci supera il 10% nelle città</strong>: Germania (12,4%), Malta (11,4%), Spagna (11,3%), Italia (10,9%) e Austria (10,4%). Mentre il fenomeno colpisce le aree rurali soprattutto dell&#8217;Europa centro-orientale: Romania (26,3%), Bulgaria (17,7%), Ungheria (16,9%) &#8211; ma anche in quelle danesi (15,5%) e spagnole (14,6%).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-zone-rurali-della-romania-il-26-dei-giovani-ha-abbandonato-precocemente-gli-studi/">Nelle zone rurali della Romania il 26% dei giovani ha abbandonato precocemente gli studi</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-zone-rurali-della-romania-il-26-dei-giovani-ha-abbandonato-precocemente-gli-studi/">Abbandoni precoci dell&#8217;istruzione e della formazione negli stati europei per grado di urbanizzazione (2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Eurostat                                                                <br />(pubblicati: giovedì 11 Settembre 2025)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-304624"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-304624" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>In secondo luogo, nell&#8217;arco del decennio <strong>la tendenza al calo nelle aree rurali è rilevabile soprattutto nei paesi dell&#8217;Europa meridionale</strong>. Ovvero quelli che hanno registrato i miglioramenti più consistenti nel periodo. Il tasso di abbandoni precoci è calato di oltre 13 punti percentuali nelle aree rurali del Portogallo tra 2014 e 2024, di 11,6 punti in quelle della Spagna, -11,5 punti nelle aree rurali della Bulgaria, -9,8 in quelle greche, -5,4 in quelle italiane.</p>
<p>Al contrario, <strong>Danimarca</strong>, <strong>Lituania</strong>, <strong>Germania</strong> e <strong>Cipro</strong> &#8211; <strong>i paesi che hanno visto un arretramento nell&#8217;ultimo decennio &#8211; sono anche quelli dove la situazione delle aree rurali è più peggiorata rispetto all&#8217;abbandono scolastico</strong>. Nelle aree meno urbanizzate di Danimarca, Lituania e Germania la crescita nel tasso di uscite precoci dal sistema di istruzione e formazione è stata superiore ai 3 punti percentuali. Un peggioramento da cui non sono comunque esenti anche le aree più urbanizzate di questi paesi. </p>
<p>L&#8217;andamento dell&#8217;abbandono scolastico precoce ha quindi connessioni con il territorio che vanno ben oltre il dato del singolo stato e che per questo motivo richiedono un approfondimento in chiave locale per comprendere meglio la situazione. Così da valutare i divari esistenti tra le regioni che compongono l&#8217;Unione europea.</p>
<h3 class="wp-block-heading">I divari territoriali tra le regioni europee</h3>
<p>Se si considerano tutte le regioni dell&#8217;Unione, anche al di fuori del continente europeo, quella con l&#8217;incidenza più elevata di abbandono scolastico è la <strong>Guyana francese</strong> (29,4% nel 2024). Da segnalare in questo senso anche la spagnola Ciudad de Melilla (26%) e le Azzorre portoghesi (19,8%).</p>
<p>Sul Continente, escludendo i territori d&#8217;oltremare ed extraeuropei, il fenomeno incide maggiormente nei Balcani orientali e nell&#8217;Europa orientale. In particolare nel Sud-Est della Romania (26,2%), nell&#8217;ungherese Észak-Magyarország (21,6%) e in altre regioni rumene come Centru (21,6%) e Sud-Muntenia (19%) e nella bulgara Yugoiztochen (18,1%). L&#8217;incidenza è elevata anche nell&#8217;Europa meridionale, in particolare in territori spagnoli come le Isole Baleari (20,1%) e Región de Murcia (18,2%).</p>
<div id="sud-est-romania-e-la-regione-europea-con-piu-abbandoni-precoci-nel-2024" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-sud-est-romania-e-la-regione-europea-con-piu-abbandoni-precoci-nel-2024/">Il Sud-Est (Romania) è la regione europea con più abbandoni precoci nel 2024</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-sud-est-romania-e-la-regione-europea-con-piu-abbandoni-precoci-nel-2024/">Percentuale di abbandoni precoci nelle regioni Ue (2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_304629_tab1" role="tab" aria-controls="chart_304629_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Eurostat                                                                <br />(pubblicati: giovedì 11 Settembre 2025)
                                        </p>
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<p><label for="embed-chart-304629"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Da notare come <strong>al di sopra del 15% di abbandoni precoci</strong> &#8211; insieme ad altre regioni dell&#8217;Europa orientale meridionale tra cui alcune rumene (Sud-Vest Oltenia, Nord-Est), spagnole (La Rioja, Andalucía), italiane (come la Sicilia) &#8211; si registri la <strong>presenza di diverse aree della Germania</strong>. Tra queste Weser-Ems (18,1%), Koblenz (16,8%), Niedersachsen (16,1%), Schleswig-Holstein (16%), Lüneburg (15,7%), nonché la regione della capitale di stato, Berlino (15,5%).</p>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-e-cambiato-labbandono-precoce-dellistruzione-e-della-formazione-nelle-regioni-europee/">Come è cambiato l&#8217;abbandono precoce dell&#8217;istruzione e della formazione nelle regioni europee</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-e-cambiato-labbandono-precoce-dellistruzione-e-della-formazione-nelle-regioni-europee/">Percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media nelle regioni Ue (2014 vs 2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Eurostat                                                                <br />(pubblicati: giovedì 11 Settembre 2025)
                                        </p>
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<div>
<p><label for="embed-chart-304632"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-304632" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>Sono tedesche anche le regioni con il maggior incremento di abbandoni nell&#8217;arco del decennio</strong>. A livello di Nuts1 &#8211; il livello di aggregazione maggiore delle regioni europee &#8211; ai primi posti spiccano Thüringen (13,1% nel 2024, 7 punti percentuali in più rispetto a dieci anni prima), Niedersachsen (16,1%, +5,5 punti) e Brandenburg (14,3%, +5,3 punti). Scendendo a livello di Nuts2 &#8211; livello più fine di ripartizione &#8211; gli incrementi appaiono ancora più ampi. Oltre 7 punti percentuali in più in territori come Weser-Ems, Niederbayern, Unterfranken e Gießen. Da notare come, nella massima parte dei casi, questi incrementi non si osservano solo con uno sguardo di lungo periodo (2014-2024), ma spesso anche con uno di breve periodo (2021-2023), come tale meno sensibile alle variazioni metodologiche intervenute nel tempo. </p>
<p>In Thüringen in questo periodo più ristretto l&#8217;aumento è stato di 1,3 punti percentuali, in Niedersachsen di 3,5 punti, tendenze coerenti con quella della Germania nel suo complesso. Per l&#8217;intero paese la crescita tra 2021 e 2023 è stata di quasi un punto: da 12,3% a circa il 13%.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Un fenomeno da non sottovalutare per lo sviluppo della Ue</h3>
<p>Sulla scorta degli obiettivi europei, l&#8217;ultimo decennio ha visto un significativo <strong>miglioramento della situazione nel nostro Continente</strong>, rendendo sempre più contenuta la quota di giovani che lasciano la scuola con al massimo la licenza media.</p>
<p>Pur negli aggiornamenti di metodologia, si trovava in questa condizione l&#8217;11,1% dei giovani europei nel 2014; la quota era scesa al 10% all&#8217;arrivo della pandemia e successivamente ha continuato a scendere fino al 9,4% attuale. <strong>Con questo trend è ragionevole supporre che l&#8217;obiettivo di scendere al di sotto del 9% entro il 2030 possa essere conseguito</strong>.</p>
<p>Allo stesso tempo, il <strong>quadro è molto più in chiaroscuro di quanto la medie europee possano mostrare</strong>. Da un lato la situazione è migliorata nettamente in paesi che storicamente erano più colpiti dagli abbandoni precoci, a partire da quelli dell&#8217;Europa meridionale. Dall&#8217;altro, in alcuni paesi dell&#8217;Europa centrale e settentrionale si osservano segnali di peggioramento e restano ampi i divari tra centri urbani e aree rurali, così come tra le singole regioni di uno stesso paese.</p>
<p>Vi sono poi segnali che l&#8217;indicatore europeo sull&#8217;abbandono precoce non è in grado di cogliere. La dispersione scolastica è infatti un fenomeno complesso, che mal si presta ad essere esaminato con le sole uscite precoci dai percorsi di istruzione e formazione. Questa è infatti solo la punta dell&#8217;iceberg: sotto la superficie c&#8217;è una parte &#8220;implicita&#8221; del fenomeno che è molto più difficile da monitorare. </p>
<p>Parliamo di quella che <strong>nel contesto italiano è stata denominata &#8220;dispersione implicita&#8221;</strong>: la quota di giovani che completano gli studi senza però competenze corrispondenti al loro livello di istruzione. In Italia, in seguito alla pandemia, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/">la quota di studenti che all&#8217;ultimo anno delle superiori hanno competenze del tutto inadeguate</a> è cresciuta sensibilmente, dal 7,5% del 2019 a quasi il 10%. Nel 2025 si è attestata all&#8217;8,7%, segnalando che l&#8217;emergenza educativa non è ancora del tutto superata, almeno in questo paese.</p>
<p>Di fronte a queste tendenze, dotarsi di strumenti per monitorare anche questi aspetti sommersi del fenomeno è quanto mai necessario. Così come non si può rinunciare, parlando di abbandono scolastico, a uno sguardo che vada oltre i confini degli stati, approfondendo le tendenze in chiave interna. Specialmente laddove aree come quelle rurali risultano incapaci di tenere il passo in termini di accesso all&#8217;istruzione per i propri giovani abitanti. A maggior ragione quando il problema non riguarda solo le aree periferiche del Continente, ma anche il suo cuore pulsante.</p>
<p>In un contesto globale in cui l’accesso al lavoro di qualità richiede competenze sempre più elevate, queste differenze territoriali e il ritardo nel migliorare i livelli di istruzione possono produrre due rischi. Da un lato, quello di rafforzare fratture sociali ed economiche, producendo un’Europa a più velocità, con regioni in grado di inserirsi nei processi di globalizzazione e altre destinate a rimanere ai margini dello sviluppo. Dall&#8217;altro, in definitiva, quello di minare l&#8217;autonomia e le possibilità di sviluppo dell&#8217;Unione europea in un contesto globale sempre più critico.</p>
<p><em>This article is published in collaboration with the&nbsp;<a href="https://www.europeandatajournalism.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Data Journalism Network</a>&nbsp;in the context of<a href="https://chateurope.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;ChatEurope</a>&nbsp;and is released under a&nbsp;<a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 4.0</a>&nbsp;licence</em></p>
<p>Foto credit: <a href="https://unsplash.com/it/foto/aula-vuota-con-banchi-e-sedie-vicino-alle-finestre-vYshbugcfSU" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Allen Y (unsplash)</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-un-problema-in-crescita-per-alcuni-paesi-ue/">L&#8217;abbandono scolastico è un problema in crescita per alcuni paesi Ue</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</title>
		<link>https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&#038;p=303065</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come vivono gli adolescenti nelle periferie delle città italiane? Che differenza c’è, in termini di opportunità sociali, economiche ed educative, tra crescere nel centro di una città o nella sua periferia? Rispondere a domande come queste è tanto complesso, quanto urgente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/">Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come vivono gli <strong>adolescenti nelle periferie</strong> delle città italiane? Che differenza c&#8217;è, in termini di opportunità sociali, economiche ed educative, tra <strong>crescere nel centro di una città o nella sua periferia?</strong></p>
<p>Rispondere a domande come queste è tanto complesso, quanto urgente. A partire dalla pandemia, si è molto discusso sulla condizione dei giovani nel nostro paese. Temi come <strong>disagio sociale</strong> e <strong>dispersione scolastica</strong> si sono imposti nel dibattito, in forza di un disagio finalmente percepito nell&#8217;opinione pubblica. In particolare rispetto alla situazione delle periferie: luoghi lontani dal centro non solo in termini geografici, ma sempre più anche economici, sociali, culturali.</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Il report completo, in formato pdf</p>
</div>
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<p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/report_2025_giovani_e_periferie_HD.pdf" target="_blank" rel="noopener">Scarica</a></p>
</div></div>
</section>
<p>Purtroppo, come abbiamo avuto modo di raccontare nel <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/Report_nonsonoemergenza_desktop.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a> dello scorso anno, nell&#8217;ambito della campagna <a href="https://www.nonsonoemergenza.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Non sono emergenza</a> promossa da Con i bambini, la discussione sul disagio giovanile risente di un’<strong>elevata infodemia</strong>. Abbiamo cioè accesso a tantissime informazioni, pareri, argomentazioni, e allo stesso tempo a<strong> pochi dati su fenomeni la cui possibilità di misurazione resta complessa</strong>. In un panorama informativo così articolato è difficile orientarsi; è invece molto facile ricadere in due tendenze di fondo, entrambe deleterie per la condizione di ragazze e ragazzi. L&#8217;<strong>allarmismo emergenziale</strong>, da un lato; la <strong>sottovalutazione del fenomeno</strong>, dall&#8217;altro.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">9,8% </span>i giovani tra 18 e 24 anni in abbandono precoce nel 2024, in netto calo negli ultimi anni. Nel 2025 però è tornata a crescere la dispersione implicita: studenti che completano il percorso di studi senza competenze adeguate.</p>
</section>
<p>Partire dai <strong>dati</strong> è, a nostro avviso, l&#8217;<strong>unico modo per impostare correttamente la discussione</strong>, <strong>individuare cause</strong> e <strong>predisporre soluzioni</strong>. Quando parliamo di soluzioni, non ci riferiamo ad approcci uniformi, validi per ogni situazione e replicabili in qualsiasi contesto. Al contrario, pensiamo a interventi calibrati sulle esigenze e i bisogni di ciascun territorio.</p>
<p>Per poterlo fare, serve avere gli <strong>strumenti per riconoscere i problemi a livello locale</strong>: comune per comune, municipio per municipio, addirittura <strong>quartiere per quartiere nelle grandi città</strong>. Con questo approccio, il rapporto di quest&#8217;anno si focalizza proprio su tali aspetti, anche avvalendosi della preziosa attività di rilascio dati svolta da <strong>Istat</strong> nell&#8217;ambito del <strong>censimento permanente</strong>, nonché per la <strong>Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni delle città e delle periferie</strong>.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">6,2% </span>le famiglie con figli in potenziale disagio economico a Catania. Nel sesto municipio del comune la quota raggiunge il 9,3%.</p>
</section>
<p>L&#8217;obiettivo è restituire un <strong>quadro chiaro delle disuguaglianze che attraversano le città</strong>, mettendo in luce dimensioni cruciali come il disagio socio-economico delle famiglie con figli, la condizione di Neet, la dispersione scolastica e l’accesso a opportunità educative e sociali.</p>
<p>A questo scopo il report è così strutturato. Nel prossimo paragrafo, inquadreremo le <strong>tendenze di fondo nella condizione giovanile nel paese dopo la pandemia</strong>, focalizzandoci, dove i dati lo consentono, sulle <strong>specificità delle grandi città e aree urbane</strong>. In quelli successivi, approfondiremo l&#8217;<strong>analisi città per città</strong>, per i 14 comuni capoluogo di città metropolitana. Nella consapevolezza di fondo che il dato medio spesso nasconde la reale condizione sul territorio, specie per comuni di grandi dimensioni e popolazione quali i capoluoghi delle città metropolitane. A questo scopo, cuore del rapporto sono i <strong>paragrafi dedicati a ciascuna città</strong>, e al confronto tra centri e periferie nella condizione degli adolescenti.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il volto economico, educativo e sociale del disagio tra gli adolescenti</h3>
<p>Negli ultimi anni, si sono imposti all&#8217;attenzione pubblica i segnali di disagio attraversato da tante ragazze e ragazzi. Questo fenomeno, reso evidente dalla pandemia nei mesi di isolamento fisico e troppo spesso sociale, incrocia tante dimensioni diverse.</p>
<p>In primis, riguarda la <strong>questione socio-economica per le famiglie con figli</strong>. Da circa quindici anni ormai si registra la tendenza per cui più una persona è giovane, più è probabile che si trovi in povertà assoluta.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">13,8% </span>i minori di 18 anni in povertà assoluta nel 2024. Molto più della media (9,8%).</p>
</section>
<p>Una questione <strong>particolarmente pressante nelle città</strong>, dove il costo della vita rende meno sostenibile per le famiglie il mantenimento dei figli. In media, nel 2024, il 12,3% delle famiglie in cui vivono minori di 18 anni si è trovato in povertà assoluta; la quota sale al <strong>16,1% dei nuclei con minori nei comuni centro di area metropolitana</strong>.</p>
<p>I dati sulla povertà e l&#8217;esclusione sono il punto di partenza ineludibile, poiché strettamente connessi alla cosiddetta <strong>trappola della povertà educativa</strong>. Chi cresce in una famiglia con minori possibilità economiche, generalmente ha anche <strong>minore accesso alle opportunità educative, sociali e culturali </strong>che potrebbero consentirgli di affrancarsi da una condizione di svantaggio.</p>
<p>Ne sono indiretta testimonianza gli <strong>esiti educativi</strong>, in molti casi differenziati in base all&#8217;origine sociale. Il nostro purtroppo resta un paese dove il <strong>percorso di istruzione di ragazze e ragazzi tende a riflettere la condizione di partenza</strong>. Ciò è particolarmente visibile nell&#8217;adolescenza, con la scelta dell&#8217;indirizzo di studi dopo le scuole medie. Nel 2024 su 100 diplomati del liceo, in base ai dati Almadiploma, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-34-dei-diplomati-nei-licei-appartiene-alle-classi-piu-elevate-nei-professionali-sono-solo-il-14/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">solo 16 erano figli di operai e lavoratori esecutivi</a>. Al contrario, questi rappresentano il 27,9% dei diplomati negli istituti tecnici e oltre un terzo dei diplomati in quelli professionali (33,8%). Le percentuali sono pressoché ribaltate per gli studenti delle classi più elevate, che rappresentano oltre un terzo dei diplomati dei licei e appena il 13,9% dei diplomati nei professionali.</p>
<p>E se perlomeno negli anni, anche sulla scorta degli obiettivi europei in materia, è <strong>calata la quota di chi abbandona gli studi prima di raggiungere il diploma</strong>, non si può dire lo stesso della <a href="https://www.openpolis.it/parole/dispersione-implicita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dispersione scolastica implicita</a>. Parliamo di chi completa il percorso di studi, ma lo fa con competenze del tutto inadeguate, più vicine al livello previsto alla fine delle medie che a quello dei diplomati. <strong>La quota di alunni che arrivano alla fine delle superiori con competenze insufficienti nelle materie di base è nettamente cresciuta durante la pandemia</strong>, per assestarsi nell&#8217;immediato post-Covid su livelli vicini al 10%. Da allora è cominciato un percorso di calo, anche se l&#8217;ultima rilevazione del 2025 mostra che <strong>i ritardi del periodo pandemico non sembrano ancora del tutto recuperati</strong>.</p>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/">La dispersione implicita resta ancora alta rispetto ai livelli pre-Covid</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/">Percentuale di studenti in condizione di dispersione scolastica implicita al termine del secondo ciclo d’istruzione (2019-2025)</a></h3>
</p></div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Invalsi                                                                <br />(pubblicati: mercoledì 9 Luglio 2025)
                                        </p>
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<p><label for="embed-chart-302885"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>I fenomeni di dispersione scolastica, tanto espliciti (l&#8217;abbandono vero e proprio) quanto impliciti (le basse competenze) riguardano soprattutto alcune aree geografiche e sociali. Gli studenti di quinta che hanno alle spalle una <strong>famiglia con status socio-economico-culturale inferiore alla media</strong> si trovano in dispersione implicita nel <strong>9,8% dei casi, una frequenza quasi doppia rispetto ai coetanei più avvantaggiati</strong> (5,3%). </p>
<p>In terza media, prima che gli effetti dell&#8217;abbandono scolastico vero e proprio si facciano sentire (eliminando dalla statistica gli studenti più svantaggiati), il contrasto risulta ancora più stridente: <strong>13,4% di alunni in dispersione implicita tra i meno avvantaggiati, 6% tra i coetanei con famiglie più benestanti</strong>.</p>
<p>Restano divari territoriali su entrambi gli aspetti. In alcune in regioni la quota di ragazze e ragazzi in <strong>dispersione implicita supera ampiamente il 10% alla fine delle superiori</strong>: tra queste <strong>Campania</strong> (17,6%), <strong>Sardegna</strong> (15,9%), <strong>Sicilia</strong> (12,1%) e <strong>Calabria</strong> (11,6%). Si tratta delle regioni che, pur nel miglioramento degli ultimi anni sull&#8217;abbandono scolastico, restano anche <strong><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-sicilia-gli-abbandoni-scolastici-superano-il-15/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tra le più colpite dalla parte &#8220;esplicita&#8221; del fenomeno</a></strong>.</p>
<div id="strillo-testo-block_6bfef1435ed4c1ad6e87625879c07a1e" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Nelle periferie l&#8217;abbandono scolastico precoce è ancora molto presente.</p>
</section></div>
<p>Inoltre, nonostante per la prima volta sia scesa sotto la soglia del 10% la quota di giovani che hanno lasciato la scuola prima del diploma o di una qualifica, la <strong>situazione appare più critica nelle città</strong>. Rispetto alla media nazionale del 9,8%, l’incidenza massima si raggiunge infatti nelle aree urbane densamente popolate dove sfiora l’11%. Mentre scende all’8,8% nei comuni a densità intermedia, quindi già al di sotto dell’obiettivo europeo del 9% entro il 2030. Risale al 10% in aree meno densamente popolate come quelle interne: un altro tipo di periferie &#8211; diverso da quelle urbane di cui ci occupiamo in questo rapporto &#8211; ma altrettanto rilevante per un paese come il nostro.</p>
<p>Gli aspetti economici ed educativi del disagio sono strettamente connessi con quelli sociali. La <strong>possibilità cioè per gli adolescenti di avere accesso a tempo libero di qualità</strong>, con tutto ciò che questo comporta: luoghi di aggregazione, aree verdi, opportunità sportive e culturali, dentro e fuori la scuola. Per l&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">osservatorio sulla povertà educativa</a> curato insieme a Con i bambini abbiamo avuto modo di raccontare come questi aspetti si colleghino direttamente al <strong>benessere sociale e psicologico dei più giovani</strong>, al rischio di inattività ed esclusione sociale.</p>
<p>Negli ultimi vent&#8217;anni, la quota di adolescenti che vede i propri amici tutti i giorni si è pressoché dimezzata, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-quota-di-ragazzi-che-vedono-tutti-i-giorni-gli-amici-era-crollata-gia-prima-della-pandemia-2/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">passando da oltre il 70% a poco più del 30%</a>. Una tendenza i cui fattori alla base sono molteplici, da affrontare senza allarmismi, basti pensare al concomitante ruolo delle tecnologie e alle nuove possibilità di comunicazione. Allo stesso tempo, <strong>garantire a ragazze e ragazzi luoghi di incontro</strong>, dai centri di aggregazione all&#8217;apertura pomeridiana delle scuole, deve essere un obiettivo delle politiche pubbliche, nazionali come locali.</p>
<p>In questo senso, appare centrale <strong>l&#8217;apertura delle scuole</strong>. La possibilità di svolgere attività educative, didattiche, formative anche al di fuori dell&#8217;orario scolastico può offrire un contributo decisivo nel contrasto dei fenomeni di dispersione e per la riduzione dei divari educativi appena citati. Ma una scuola aperta di pomeriggio, o d&#8217;estate, non è &#8220;solo&#8221; questo. È un <strong>presidio sociale sul territorio</strong>, un luogo sicuro dove poter trascorrere il tempo libero, <strong>essenziale specie laddove questo tipo di spazi mancano</strong>. Come, purtroppo, è spesso il caso di alcune periferie urbane delle nostre città.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Una prospettiva utile per le politiche pubbliche in senso ampio</h3>
<p>Questa prospettiva sul disagio, che tiene insieme aspetti socio-economici, educativi e di accesso ai servizi, è assolutamente da considerare anche nella <strong>definizione delle politiche pubbliche in senso più ampio</strong>. Negli ultimi mesi, il tema del disagio giovanile e dei <strong>comportamenti a rischio o violenti tra gli adolescenti è diventato parte del dibattito pubblico</strong>. I primi studi esplorativi, come evidenziato nel <a href="https://www.transcrime.it/wp-content/uploads/2024/06/Le-traiettorie-della-devianza-giovanile_report.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoro di Transcrime, centro di ricerca interuniversitario</a>,<a href="https://www.transcrime.it/wp-content/uploads/2024/06/Le-traiettorie-della-devianza-giovanile_report.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> in collaborazione con il dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del ministero della giustizia</a>, mostrano <strong>alcuni segnali di peggioramento <strong> proprio tra i più giovani</strong></strong>, <strong>tra prima e dopo il Covid</strong>.</p>
<p>Il tasso di <strong>presunti autori di delitti violenti denunciati o arrestati dalle forze dell&#8217;ordine</strong> ogni 100mila abitanti è rimasto <strong>sostanzialmente stabile nella popolazione complessiva</strong>, se si confrontano i dati precedenti la pandemia (133,14 nel periodo 2007-19) con quelli successivi all&#8217;emergenza (133,43 tra 2021 e 2022). <strong>Tra i minori e gli adolescenti, al contrario, il quadro mostra un situazione molto più critica</strong>. Nella fascia tra 14 e 17 anni si è passati da una media di 196,61 presunti autori ogni 100mila giovani nel periodo 2007-19 a 301,87 dopo la pandemia. Nella fascia fino a 13 anni, l&#8217;incremento è stato ancora maggiore, trattandosi di numeri in partenza molto più contenuti: da 2,38 a 6,25 ogni 100mila minori, per un aumento del 163%.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">+ 54% </span>la crescita del tasso di presunti autori di delitto denunciati/arrestati dalle forze di polizia ogni 100.000 residenti tra 14 e 17 anni, tra prima e dopo la pandemia.</p>
</section>
<p>Sono <strong>dati da interpretare con estrema cautela</strong>, come specifica giustamente lo stesso centro di ricerca, dal momento che riguardano un periodo ancora troppo ristretto di tempo (appena un biennio). <strong>Non abbastanza per delineare una tendenza consolidata</strong>. Tuttavia sottendono un problema da non sottovalutare su cui è fondamentale proseguire nell&#8217;attività di monitoraggio, allo scopo di <strong>definire politiche pubbliche che vadano alle radici, anche sociali, economiche ed educative di questi fenomeni</strong>.</p>
<p>Questo rapporto &#8211; che pure nello specifico non si occupa direttamente di comportamenti a rischio o violenti, mancando dati disaggregati sul fenomeno &#8211; vuole contribuire evidenziando le <strong>potenziali criticità esistenti nelle aree urbane</strong>. Aspetti come la condizione di partenza delle famiglie, l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, la capacità della scuola di trattenere ragazze e ragazzi ed essere presidio sul territorio vanno tenuti presenti nella definizione di strumenti e interventi pubblici. Si tratta infatti di <strong>fattori da mettere a fuoco nel contrasto di due fenomeni spesso collegati: povertà educativa e disagio giovanile, specie nelle periferie delle città</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La situazione nelle città italiane</h3>
<p>Per comprendere a fondo la condizione dei giovani che vivono nelle periferie è quindi fondamentale analizzare i dati al livello più granulare possibile, fino a cogliere le specificità di ciascuna zona. Prima di entrare nel dettaglio delle singole realtà locali, tuttavia, è utile confrontare le grandi città per avere un quadro d’insieme delle disuguaglianze territoriali e delle loro caratteristiche.</p>
<p>L’analisi condotta sui 14 comuni capoluogo di città metropolitana conferma quanto le disuguaglianze territoriali pesino sulla condizione educativa dei più giovani. Le situazioni di maggiore fragilità sociale si concentrano nelle aree del mezzogiorno. <strong>A Catania (6,2%), Napoli (6%) e Palermo (5,8%) l&#8217;incidenza delle famiglie con figli in potenziale disagio economico</strong> <strong>risulta molto marcata</strong>. Si tratta di nuclei con figli a carico in cui la persona di riferimento ha meno di 65 anni e non è né occupata né pensionata, una condizione che verosimilmente si associa spesso con una potenziale vulnerabilità sociale. Tali valori sono oltre 4 volte superiori rispetto a quelli registrati in altre città del centro-nord, dove l’incidenza è più contenuta: <strong>Bologna</strong> si ferma all’1,2%, <strong>Venezia</strong> e <strong>Genova</strong> all’1,3%, <strong>Milano</strong> e <strong>Firenze</strong> all’1,4%.</p>
<div id="strillo-testo-block_1bba87cfbb9078727fb5838094abf627" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Le condizioni socio-economiche della famiglia di origine incidono molto sul percorso scolastico dei giovani.</p>
</section></div>
<p>Il legame tra condizioni economiche e opportunità educative emerge anche osservando il fenomeno delle <strong>uscite precoci dal sistema di istruzione e formazione</strong>. A <strong>Catania</strong> oltre un quarto dei giovani tra i 18 e i 24 anni (26,5%) ha lasciato gli studi prima di conseguire un diploma o una qualifica, mentre a <strong>Palermo</strong> e <strong>Napoli</strong> le quote si attestano rispettivamente al 19,8% e al 17,6%. Valori che si riducono sensibilmente a <strong>Bologna</strong> (12%), <strong>Roma</strong> (9,5%) e <strong>Reggio Calabria</strong> (8,4%), in base ai dati ricostruiti da Istat attraverso il censimento permanente. Ancora più marcate risultano le differenze se si considerano le<strong> uscite precoci dal sistema educativo per i giovani con genitori privi di diploma</strong>. In questo caso, l’abbandono scolastico raggiunge il 36,5% a <strong>Catania</strong>, il 31,9% a <strong>Cagliari</strong> e il 29,1% a <strong>Palermo</strong>, contro il 17,4% di <strong>Torino</strong>, il 16,3% di <strong>Roma</strong> e il 14% di <strong>Reggio Calabria</strong>.</p>
<p><strong>Gli abbandoni precoci della scuola</strong>, con al massimo la licenza media, <strong>rappresentano oltretutto solo la parte esplicita di un fenomeno molto più complesso</strong>, la cosiddetta <strong>dispersione implicita</strong>. </p>
<p>I dati <a href="https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2022/Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Rapporto_Prove_INVALSI_2022.pdf#page=33" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Invalsi</a> mostrano come, già al termine della scuola media, prima quindi della scelta dell&#8217;indirizzo successivo o dell&#8217;abbandono della scuola, in molte città una quota consistente di alunni evidenzi gravi carenze nelle materie di base. Nelle prove Invalsi 2022/23, a <strong>Palermo</strong>, quasi un quarto degli studenti (24,7%) si è attestato al livello più basso di competenze in italiano, più vicino a quanto previsto in uscita dalla scuola primaria che alla fine delle medie. Percentuali simili si registrano a <strong>Napoli</strong> (22,9%) e <strong>Catania</strong> (22,1%). In città come <strong>Bologna</strong> (12,8%), <strong>Roma</strong> (11%) e <strong>Cagliari</strong> (10,1%) la quota è invece nettamente inferiore. Se si aggiungono gli studenti con risultati deboli (livello 2), le criticità si accentuano ulteriormente: <strong>a Catania, Napoli e Palermo oltre la metà dei ragazzi conclude il primo ciclo di istruzione con competenze linguistiche non del tutto adeguate</strong>.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Oltre la metà degli studenti di III media a Catania, Napoli e Palermo in difficoltà con l’italiano</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Percentuale di studenti con apprendimenti insufficienti in italiano in terza media nell&#8217;anno scolastico 2022-2023</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_303558_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Oltre la metà degli studenti di III media a Catania, Napoli e Palermo in difficoltà con l’italiano &#8211; Percentuale di studenti con apprendimenti insufficienti in italiano in terza media nell&#8217;anno scolastico 2022-2023</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_303558_tab3"></p>
<p>Per quanto riguarda le competenze in italiano, i test Invalsi valutano la <span style="font-weight: 400">capacità degli studenti di leggere e interpretare un testo scritto, comprendendone il significato e alcuni aspetti fondamentali di funzionamento della lingua italiana. I livelli 1 e 2 sono considerati non sufficienti per ragazzi e ragazze che si apprestano ad iniziare il percorso nelle scuole superiori. </span></p>
<ul>
<li><strong>Livello 1</strong>: r<span style="font-weight: 400">isultato molto debole, corrispondente ai traguardi di apprendimento in uscita dalla V primaria;</span></li>
<li><strong>Livello 2</strong>: r<span style="font-weight: 400">isultato debole, non in linea con i traguardi di apprendimento posti al termine del primo ciclo d’istruzione.</span></li>
</ul>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Invalsi                                                                <br />(pubblicati: mercoledì 6 Luglio 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-303558"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-303558" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Si tratta di lacune che si trascinano lungo tutto il percorso successivo. <strong>In primo luogo negli studi</strong>: influenzando sia gli apprendimenti che sarà possibile raggiungere alle superiori, sia il rischio di lasciare precocemente la scuola.<strong> In secondo luogo impatteranno sull&#8217;intera vita adulta</strong>, cioè sulla possibilità di accedere al mondo del lavoro nelle migliori condizioni possibili.</p>
<p>Ne è testimonianza, tra gli adolescenti e i giovani adulti, la condizione dei <strong>Neet</strong>: giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. Anche in questo caso, il divario territoriale è evidente: <strong>Catania</strong> (35,4%), <strong>Palermo</strong> (32,4%) e <strong>Napoli</strong> (29,7%) registrano i valori più elevati, a fronte di percentuali più contenute nelle città del centro-nord, come <strong>Venezia</strong> (19,7%), <strong>Firenze</strong> e <strong>Genova</strong> (17,7%) e <strong>Bologna</strong> (17,3%).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Catania, Palermo e Napoli i 3 capoluoghi metropolitani con la più alta quota di giovani Neet</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Rapporto tra i residenti di 15-29 anni che non studiano e non lavorano e la popolazione residente totale nella medesima classe di età (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_303568_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Catania, Palermo e Napoli i 3 capoluoghi metropolitani con la più alta quota di giovani Neet &#8211; Rapporto tra i residenti di 15-29 anni che non studiano e non lavorano e la popolazione residente totale nella medesima classe di età (2021)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(ultimo aggiornamento: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-303568"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-303568" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>I dati delineati, e le relative ricorrenze territoriali, sembrano indicare un percorso nitido. Un percorso che collega, nella più classica &#8220;<strong>trappola della povertà educativa</strong>&#8221; la condizione di partenza familiare, l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, gli esiti nella vita adulta. <strong>Offrire opportunità che rompano questo circolo vizioso</strong> è la principale sfida per le politiche pubbliche nel contrasto della povertà educativa.</p>
<p>In questo senso, un indicatore interessante da analizzare  è quello riguardante la quota di alunni che ha accesso al <strong>tempo pieno</strong>. Questo peraltro conferma come all&#8217;interno di una stessa città convivano realtà molto diverse, da analizzare con una lente ulteriore, municipio per municipio, quartiere per quartiere. Questo indicatore infatti in molti casi risulta polarizzato, con zone in cui tutti gli alunni o quasi frequentano anche di pomeriggio e altri in cui questa possibilità è del tutto assente. Una dinamica riscontrata, con diverse intensità, in città come <strong>Bologna, Firenze, Genova, Milano, Roma e Torino</strong>. Da notare che generalmente al sud la possibilità di frequentare la scuola anche al pomeriggio è solitamente più limitata.</p>
<div id="strillo-testo-block_ec20f2d17eff5a411e95f007dd1efb55" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>All&#8217;interno della stessa città coesistono realtà molto diverse.</p>
</section></div>
<p>Gli indicatori analizzati finora fanno emergere delle ricorrenze piuttosto chiare, con alcune delle maggiori città del mezzogiorno, tra cui Catania, Palermo e Napoli che <strong>necessitano di interventi strutturali e mirati</strong>. Evidentemente, questa informazione è del tutto insufficiente però per programmare delle politiche pubbliche efficaci in materia. Tornando alla domanda iniziale: come vivono e di che opportunità dispongono gli adolescenti nelle periferie italiane?</p>
<p>Per rispondere a questa domanda è indispensabile un’analisi di dettaglio a livello subcomunale. Le differenze interne ai grandi centri urbani sono infatti notevoli. A titolo di esempio, se Catania presenta la maggiore incidenza di famiglie in potenziale disagio economico tra i capoluoghi metropolitani, il valore più alto in assoluto si registra nel quartiere palermitano di <strong>Brancaccio-Ciaculli</strong> (9,9%). In modo analogo, a Bologna – dove la quota complessiva di abbandoni precoci è tra le più basse – vi sono anche aree della città che superano la soglia 35%. Un altro caso da segnalare, a titolo esemplificativo, è quello del quartiere veneziano di <strong>Marghera</strong>. Qui infatti, pur in un contesto comunale meno critico di altri, si registrano valori significativi di famiglie in potenziale disagio, abbandono scolastico e inattività giovanile.</p>
<p>Nelle prossime sezioni del report entreremo più nel dettaglio delle periferie delle diverse città metropolitane. Solo conoscendo a fondo le caratteristiche di ciascun territorio infatti sarà possibile disegnare politiche efficaci e realmente mirate alla riduzione dei divari educativi e sociali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/">Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Neet, l&#8217;Abruzzo è ancora distante dagli obiettivi europei</title>
		<link>https://www.openpolis.it/neet-labruzzo-e-ancora-distante-dagli-obiettivi-europei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 08:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=302673</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2024 i giovani abruzzesi che non si formano, non hanno un lavoro né lo cercano erano il 17,2%. Uno dei livelli più contenuti del mezzogiorno ma superiore alla media nazionale e ancora lontano dagli obiettivi comunitari in materia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/neet-labruzzo-e-ancora-distante-dagli-obiettivi-europei/">Neet, l&#8217;Abruzzo è ancora distante dagli obiettivi europei</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la pandemia, la discussione riguardante le condizioni delle giovani generazioni è tornata a dare molta rilevanza al fenomeno dei cosiddetti <strong>Neet (Not in Education, Employment or Training)</strong>. Vale a dire i ragazzi e le ragazze che non hanno un impiego, non lo cercano attivamente né sono inseriti in percorsi di istruzione o formazione.</p>
<p>Le difficoltà nel trovare un impiego &#8211; anche successivamente alla fine della pandemia &#8211; infatti sembrerebbero aver scoraggiato molti giovani spingendoli verso l’inattività. Si tratta di un vero e proprio problema sociale. Anche per questo motivo l’Unione europea si è posta l’obiettivo di <strong>ridurre la quota di giovani Neet sotto il 9% entro il 2030</strong>.</p>
<p>Sotto questo profilo l’Italia, pur in un percorso di miglioramento, nel 2024 risultava ancora molto lontana dall’obiettivo Ue. I dati più recenti disponibili ci parlano infatti di una quota di Neet fra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni del 15,2%. L’<strong>Abruzzo</strong> è tra le regioni del mezzogiorno in cui la situazione risultava meno critica. Tuttavia si trova <strong>ancora al di sopra della media nazionale e molto lontano dall’obiettivo Ue</strong>.</p>
<div id="i-neet-in-abruzzo-nel-2024-erano-il-172-dei-giovani-tra-15-e-29-anni-molto-lontano-dallobiettivo-ue-in-materia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">17,2% </span><span style="font-weight: 400">la quota di Neet in Abruzzo nella fascia di età compresa tra i 15 e i 29 anni nel 2024.</span></p>
</section>
<p>Spesso il dibattito pubblico tende a <strong>trattare il fenomeno in maniera semplicistica</strong>, <strong>etichettando i Neet come giovani che non hanno voglia o bisogno di lavorare</strong>. In realtà, questa è solo una delle molteplici sfaccettature del fenomeno. Ad esempio, alcuni <a href="https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/alla-ricerca-del-tempo-perduto" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studi</a> evidenziano come <strong>le giovani donne, pur avendo risultati scolastici migliori, sono più colpite da tale dinamica</strong>, probabilmente a causa dei carichi di cura familiare che le portano ad abbandonare studio o lavoro.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>It will be critical [&#8230;] for EU policy to focus on young mothers, who are now the most likely to not be in education, employment or training, and severe regional disparities.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.eurofound.europa.eu/en/publications/all/becoming-adults-young-people-post-pandemic-world#overview" target="_blank">&#8211; Eurofund, Becoming adults: Young people in a post-pandemic world (21 maggio 2024)</a>
									            </div>
</section>
<p>La mancata partecipazione al mercato del lavoro o a percorsi di istruzione e formazione sembrerebbe quindi più dovuta a <a href="https://lavoce.info/archives/107692/neet-un-problema-da-affrontare-lontano-dai-luoghi-comuni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">problemi sistemici</a> che non alle scelte individuali. Non si tratta solo di un problema legato alle legittime aspirazioni di ragazze e ragazzi: <strong>aumentare la quota di giovani attivi infatti rappresenta un obiettivo cruciale sia per la crescita economica che per la sostenibilità del sistema previdenziale</strong>, in Italia come in Abruzzo. Si tratta quindi di un tema di interesse generale, per questo è fondamentale analizzare il fenomeno e attuare politiche mirate per contrastarlo.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Perché approfondire il fenomeno dei Neet in chiave territoriale</h3>
<p>Il termine Neet è stato introdotto tra gli anni &#8217;80 e &#8217;90 nel Regno Unito con l’obiettivo di identificare e studiare il fenomeno dei giovani (tendenzialmente di età compresa tra i 16 e i 18 anni) che, una volta terminato il percorso scolastico, non lavoravano e non seguivano corsi di formazione professionale. </p>
<div id="la-natura-eterogenea-dei-neet-richiede-analisi-territoriali-dettagliate-per-politiche-pubbliche-mirate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Nel corso del tempo, la definizione di Neet si è evoluta e c&#8217;è dibattito in letteratura, in particolare rispetto alla fascia d&#8217;età da considerare. A livello Ue, si è optato per un ampliamento significativo del perimetro dell&#8217;indicatore e, di conseguenza, anche della definizione degli<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Statistics_on_young_people_neither_in_employment_nor_in_education_or_training" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> obiettivi</a> in materia. La Commissione europea ha infatti esteso i limiti di età <strong>dai 15 ai 29 anni</strong>, anche in ragione dell&#8217;eterogeneità del fenomeno tra i 27 paesi membri.</p>
<p>Ampliare così tanto il perimetro naturalmente fa sì che la categoria dei Neet diventi molto eterogenea e comporti la necessità di <strong>adottare politiche pubbliche differenziate</strong>. Ovviamente infatti gli adolescenti che abbandonano la scuola hanno caratteristiche e necessità molto diverse rispetto ai giovani adulti che si ritrovano senza lavoro.</p>
<div id="strillo-testo-block_7da7bb25a229c960262c8a4b344239aa" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>In Italia i Neet sono prevalentemente disoccupati di lungo periodo o lavoratori scoraggiati.</p>
</section></div>
<p>Non si tratta però solamente di differenze legate all’età. Ci sono molti altri fattori che incidono sulle caratteristiche dei Neet. Uno <a href="https://oa.inapp.gov.it/items/325b1d76-07c6-49f9-b834-52ca0498431b" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studio</a> realizzato dall’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (Inapp) ha infatti individuato ben <strong>7 diverse categorie</strong>. Secondo lo studio, in Italia i Neet sono prevalentemente disoccupati di lungo periodo o lavoratori scoraggiati, con un <strong>forte squilibrio di genere dovuto alle responsabilità di cura familiari</strong>. Una realtà molto diversa rispetto all&#8217;immagine del giovane apatico.</p>
<p>Un altro elemento da tenere in considerazione nell’analisi è il <strong>contesto territoriale</strong> di riferimento. Ancora nel 2023 infatti <a href="https://www.eurofound.europa.eu/en/publications/2024/becoming-adults-young-people-post-pandemic-world" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurofound</a> valutava come essenziale, con specifico riferimento al caso italiano, un approfondimento territoriale date le significative differenze nel mercato del lavoro locale. Le discrepanze interne, sia a livello nazionale che regionale, possono essere attribuite a molteplici fattori, tra cui le condizioni economiche e socio-educative dei vari territori. <strong>È pertanto fondamentale analizzare approfonditamente la situazione di partenza dei giovani potenzialmente a rischio di diventare Neet, al fine di sviluppare politiche pubbliche efficaci e mirate</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">I Neet in Abruzzo</h3>
<p>Descritto il quadro a livello generale, entriamo più nel dettaglio del contesto italiano. Nel 2024 i giovani che non lavoravano né erano inseriti in percorsi di istruzione o formazione rappresentavano il <strong>15,2%</strong> delle persone di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Scindendo il dato nelle varie componenti territoriali si riscontrano delle significative differenze rispetto alla media nazionale.</p>
<p>Si va infatti da una quota di giovani Neet del <strong>7,7%</strong> fatta registrare dal <strong>Trentino-Alto Adige</strong> al <strong>26,2%</strong> della <strong>Calabria</strong>. Oltre al Trentino, anche Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte avevano una quota di Neet inferiore al 10%. Tutte le regioni del mezzogiorno invece riportavano un dato superiore alla media. In questo quadro articolato, <strong>l’Abruzzo risultava essere comunque una delle regioni meridionali con la percentuale di Neet più bassa (17,2%)</strong>, superato solamente della Basilicata (17%).</p>
<div id="rispetto-al-2020-la-quota-di-neet-in-abruzzo-si-e-ridotta-di-36-punti-percentuali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-in-abruzzo-i-neet-erano-il-172-dei-15-29enni/">Nel 2024 in Abruzzo i Neet erano il 17,2% dei 15-29enni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-in-abruzzo-i-neet-erano-il-172-dei-15-29enni/">Percentuale di persone di 15-29 anni né occupate, né inserite in un percorso di istruzione o formazione (2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Istat                                                                <br />(consultati: lunedì 11 Agosto 2025)
                                        </p>
</p></div>
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<p><label for="embed-chart-302666"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-302666" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Un elemento interessante da evidenziare riguarda la <strong>capacità dei territori di riassorbire la quota di Neet dovuta alla pandemia</strong>. Pur in un quadro di generale miglioramento rispetto al 2020 infatti, le regioni sono uscite dal Covid in maniera diversa. Con specifico riferimento all’Abruzzo, la regione nel 2020 faceva registrare una quota di Neet del 20,8% (inferiore alla media nazionale di quell’anno). L’anno successivo la percentuale era salita al 21,1% per poi iniziare un percorso discendente. <strong>Tra il 2020 e il 2024 si nota un calo nel tasso di Neet in Abruzzo di 3,6 punti percentuali</strong>. Si tratta di un dato tutto sommato contenuto se si considera che solo il <strong>Friuli-Venezia Giulia</strong> riporta un saldo inferiore (-3,1 punti percentuali).</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">-3,6 </span><span style="font-weight: 400">la riduzione, in punti percentuali, della quota di Neet in Abruzzo considerando gli anni 2020 e 2024.</span></p>
</section>
<p>D’altra parte bisogna anche considerare che <strong>molte delle regioni che hanno evidenziato una capacità di riassorbimento maggiore partivano da percentuali molto più alte</strong>. Ad esempio, la <strong>Sicilia</strong> ha visto una riduzione della quota di Neet di 12,7 punti percentuali ma partiva da una quota del 38,4%. Allo stesso modo, la <strong>Campania</strong> ha ridotto i propri Neet nel periodo considerato di 10,4 punti percentuali ma partendo da una quota del 35,3%.</p>
<p>Singolare invece il caso del <strong>Piemonte</strong>. Questa regione infatti nel 2020 aveva fatto registrare una quota di Neet del 20%, non dissimile da quella dell’Abruzzo. Nel 2024 però tale quota era scesa al <strong>9,8%</strong> (-10,2 punti percentuali). Un dato che evidenzia ancora una volta i significativi divari territoriali che caratterizzano il nostro paese, anche per quanto riguarda la capacità di offrire opportunità, educative e occupazionali, per i più giovani.</p>
<div id="tra-i-capoluoghi-e-pescara-ad-avere-la-quota-di-giovani-inattivi-piu-elevata-con-il-234-dato-2020" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Inattivi a livello locale</h3>
<p>Anche per quanto riguarda il fenomeno dei Neet le differenze sul territorio nazionale sono quindi molto significative. Fermarsi al livello regionale però non è sufficiente. Come abbiamo visto infatti <strong>le caratteristiche dei Neet possono essere anche molto eterogenee e possono essere influenzate da molti fattori</strong>. Per questo è di fondamentale importanza spingere l’analisi al livello locale.</p>
<p>A livello comunale, i dati più recenti e dettagliati sui Neet risalgono al 2020 e sono stati elaborati dall&#8217;Istat come statistiche sperimentali. È importante considerare che questo indicatore non è direttamente comparabile con i precedenti, sia per l&#8217;anno di riferimento sia per la differente metodologia di calcolo. Per questo livello di analisi, infatti, la quota di giovani tra i 15 e i 29 anni che non risultano avere un&#8217;occupazione regolare e non seguono un percorso di studio viene ricostruita a partire dalle anagrafi, fungendo quindi da indicatore proxy dei Neet. Questi dati inoltre sono disponibili solo per i comuni con almeno cinquemila abitanti. Di conseguenza, <strong>in Abruzzo le informazioni sono reperibili solamente per 54 comuni</strong>.</p>
<p>Le percentuali più elevate in assoluto sono quelle fatte registrare da <strong>Luco dei Marsi</strong> (27,6%), <strong>Celano</strong> (26%) e <strong>Sulmona</strong> (25,4%). Viceversa il dato più contenuto è quello di <strong>Bellante</strong> (16,6%). Seguono <strong>Sant’Egidio alla Vibrata</strong> (17,3%) e <strong>Corropoli</strong> (17,5%). Con riferimento ai capoluoghi di provincia, il dato più basso è quello di <strong>Teramo</strong> (20,6%). La percentuale più alta invece è quella di <strong>Pescara</strong> (23,4%). <strong>Chieti</strong> e <strong>L’Aquila</strong> si attestano rispettivamente al 22,1% e al 21,6%.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pescara-e-il-capoluogo-abruzzese-con-piu-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano/">Pescara è il capoluogo abruzzese con più giovani che non studiano e non lavorano</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pescara-e-il-capoluogo-abruzzese-con-piu-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano/">Percentuale di residenti di 15-29 anni che non hanno un’occupazione regolare e non seguono un percorso di studio per comune in Abruzzo (2020)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pescara-e-il-capoluogo-abruzzese-con-piu-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano/">Pescara è il capoluogo abruzzese con più giovani che non studiano e non lavorano &#8211; Percentuale di residenti di 15-29 anni che non hanno un’occupazione regolare e non seguono un percorso di studio per comune in Abruzzo (2020)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br />(pubblicati: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/09/pescara-e-il-capoluogo-abruzzese-con-piu-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-302668"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-302668" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/pescara-e-il-capoluogo-abruzzese-con-piu-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="servono-dati-aggiornati-e-dettagliati-per-poter-valutare-la-situazione-comune-per-comune-e-impostare-politiche-pubbliche-incisive" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div id="strillo-testo-block_f03df4cbc17ad67b3a51dd6dcde06792" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Servono dati aggiornati e dettagliati per studiare il fenomeno dei Neet e impostare politiche pubbliche mirate.</p>
</section></div>
<p>Il lavoro di Istat sulle statistiche sperimentali offre una <strong>base preziosa per comprendere meglio la realtà a livello locale e per arricchire il dibattito pubblico con nuove evidenze</strong>. Senza queste informazioni ciò non sarebbe possibile. Purtroppo però, con i dati attualmente disponibili, ampie aree della regione rimangono escluse dall’indagine. </p>
<p>Per poter definire delle politiche mirate che siano guidate dalle evidenze dei dati <strong>sarebbe auspicabile garantire una disponibilità più ampia e aggiornata delle informazioni</strong>. Disporre di dati aggiornati e granulari infatti non è soltanto una questione tecnica, ma un requisito fondamentale per definire interventi mirati e realmente efficaci.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, comune per comune</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/Giovani_inattivi_Abruzzo_2025.xls">Giovani inattivi</a></p>
</div></div>
</section>
<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis,&nbsp;<a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/uomo-in-camicia-grigia-a-maniche-lunghe-e-pantaloni-neri-seduto-su-una-panchina-di-cemento-grigio-durante-il-giorno-cjeDHF_H2Ws" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eugene Chystiakov</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/neet-labruzzo-e-ancora-distante-dagli-obiettivi-europei/">Neet, l&#8217;Abruzzo è ancora distante dagli obiettivi europei</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;origine familiare e le disparità sociali incidono sull&#8217;accesso all&#8217;università</title>
		<link>https://www.openpolis.it/anche-nellaccesso-alluniversita-i-divari-sociali-alimentano-quelli-educativi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Aug 2025 08:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=301712</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel confronto europeo l'Italia è agli ultimi posti per quota di giovani in possesso della laurea o di un altro titolo terziario. Alla base restano disparità sociali che, specie nei momenti di crisi, se non compensate possono allontanare ragazze e ragazzi dagli studi universitari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/anche-nellaccesso-alluniversita-i-divari-sociali-alimentano-quelli-educativi/">L&#8217;origine familiare e le disparità sociali incidono sull&#8217;accesso all&#8217;università</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia è ancora agli ultimi posti in Ue rispetto al numero dei giovani laureati, con <strong>una quota del 31,6%, rispetto a una media europea del 44%</strong>. Tra le cause di questa tendenza, le disparità sociali e l’origine familiare assumono un’importanza fondamentale. A questo si aggiungono i profondi divari territoriali.</p>
<h3 class="wp-block-heading">I laureati in Italia nel confronto europeo</h3>
<p>Tra i paesi europei, l&#8217;Italia è agli ultimi posti per quota di giovani laureati o con un titolo terziario equivalente. In media nel 2024 <strong>nell&#8217;Unione europea il 44,1% dei giovani tra 25 e 34 anni aveva un titolo di studio terziario (come la laurea)</strong>. Una quota in progressivo avvicinamento all&#8217;obiettivo del 45% entro il 2030, come stabilito dal consiglio dell&#8217;Ue nell&#8217;ambito del <a href="https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/b004d247-77d4-11eb-9ac9-01aa75ed71a1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell&#8217;istruzione e della formazione</a>.</p>
<div id="con-il-316-litalia-e-al-penultimo-posto-in-ue-per-quota-di-giovani-laureati-tra-25-e-34-anni-nel-2024" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;Italia, nel 2024 il 31,6% dei giovani tra 25 e 34 anni era in possesso di un titolo di studio terziario. <strong>Dato in crescita rispetto al 30,6% dell&#8217;anno precedente e al 29,2% del 2022, ma che pone il nostro paese al penultimo posto in Ue</strong>, prima della Romania (23,2%).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-litalia-e-il-penultimo-paese-ue-per-quota-di-giovani-laureati/">Nel 2024 l’Italia è il penultimo paese Ue per quota di giovani laureati</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-litalia-e-il-penultimo-paese-ue-per-quota-di-giovani-laureati/">Percentuale di giovani 25-34 anni con un titolo di studio terziario (2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_301716_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_301716_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nel-2024-litalia-e-il-penultimo-paese-ue-per-quota-di-giovani-laureati/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/08/nel-2024-litalia-e-il-penultimo-paese-ue-per-quota-di-giovani-laureati.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br />(pubblicati: lunedì 14 Aprile 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/08/nel-2024-litalia-e-il-penultimo-paese-ue-per-quota-di-giovani-laureati.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-301716"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-301716" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="strillo-testo-block_c092bf4b1faf78584be439f043767f1a" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Circa la metà dei paesi Ue ha già raggiunto l&#8217;obiettivo del 45% di giovani laureati.</p>
</section></div>
<p>Nell&#8217;anno più recente a disposizione, il 2024, uno sguardo ai dati sulla percentuale di laureati tra i 25 e i 34 anni nei vari paesi europei rivela un panorama diversificato. In cima alla classifica, con le percentuali più elevate, troviamo l&#8217;<strong>Irlanda</strong>, dove quasi due terzi dei giovani adulti (65,2%) ha completato un&#8217;istruzione di livello terziario, come quella universitaria. A poca distanza si posizionano il <strong>Lussemburgo</strong>, con il 63,8%, e <strong>Cipro</strong> con il 60,1%. La <strong>Lituania</strong> e i <strong>Paesi Bassi</strong> completano la lista dei primi cinque stati, registrando rispettivamente il 58,2% e il 55,1%. Cifre che indicano un quadro di paesi in cui l&#8217;istruzione superiore è ampiamente diffusa tra i giovani adulti. In aggiunta a quelli citati, altri 8 stati, pur con quote inferiori, hanno comunque già raggiunto la soglia europea del 45%.</p>
<p>Al contrario, risultano molto lontani dal target alcuni paesi dell&#8217;Europa orientale e meridionale. Parliamo in particolare della <strong>Slovacchia</strong> (37,2%), della <strong>Cechia</strong> (33,5%), dell&#8217;<strong>Ungheria</strong> (32,3%), oltre alle già citate Italia e Romania.</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
<div id="la-condizione-socio-economica-di-partenza-influenza-ancora-laccesso-ai-livelli-piu-alti-di-istruzione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Il collegamento con la condizione socio-economica di partenza</h3>
<p>Un dato così basso per il nostro paese porta una riflessione sulle radici di questa tendenza e sulle possibili soluzioni.</p>
<p>Una recente <a href="https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg19/attachments/documento/files/000/112/861/DV18_Dossier_Borse_di_studio.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ricerca</a> per l&#8217;ufficio valutazione di impatto del Senato ha analizzato il collegamento tra origine sociale e accesso all&#8217;istruzione superiore, anche alla luce della letteratura esistente. La tendenza rilevata in quasi tutti i sistemi educativi è che gli <strong>studenti provenienti da contesti socio-economici svantaggiati hanno una probabilità significativamente inferiore di iscriversi all&#8217;università rispetto ai loro coetanei più abbienti</strong>.</p>
<div id="strillo-testo-block_8e1a028c5f61608704656964925def0b" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Gli studenti provenienti da contesti socio-economici svantaggiati hanno meno probabilità di proseguire gli studi dopo il diploma.</p>
</section></div>
<p>Questa correlazione viene ricondotta in letteratura a due dinamiche. In primo luogo, gli aspetti motivazionali e la preparazione degli studenti. Come abbiamo avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/numeri/gli-studenti-di-v-superiore-arrivano-alla-maturita-con-ampi-divari-educativi-legati-alla-loro-origine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondire</a> in passato, già <strong>durante la scuola dell&#8217;obbligo le differenze socio-economiche hanno un&#8217;influenza sugli esiti scolastici</strong>. Ciò fa sì che gli studenti svantaggiati abbiano risultati peggiori dei coetanei di famiglie abbienti, creando un disincentivo alla prosecuzione degli studi.</p>
<p>L&#8217;altro meccanismo analizzato in letteratura è che studenti e famiglie valutino l’immatricolazione ponderando i benefici sul mercato del lavoro e le probabilità di successo accademico con due tipi di costi. Quelli da sostenere direttamente, come tasse universitarie, libri, vitto, alloggio; e quelli derivanti dai mancati guadagni (il <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/teoria-del-costo-opportunita_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">costo opportunità</a> del reddito che si sarebbe potuto guadagnare lavorando). Ne consegue che, <strong>anche a parità di risultati scolastici, gli studenti di famiglie a basso reddito risulteranno disincentivati rispetto ai coetanei benestanti, a causa delle maggiori difficoltà nel sostenere tali costi</strong>.</p>
<p>Si tratta di un tipico ambito in cui emerge la <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-cause-della-poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">trappola della povertà educativa</a>, dal momento che sono proprio i figli di chi vive una situazione di svantaggio ad avere meno possibilità di sottrarsi da tale condizione in futuro. Questa tendenza di fondo è visibile anche per il caso italiano ed è stata evidenziata in numerosi studi.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Meno aspettative di figli laureati nelle famiglie svantaggiate</h3>
<p>Nel caso italiano, sono diversi i segnali che uno svantaggio socio-economico-culturale potrebbe essere alla base di questa tendenza. Numerose indagini, anche recenti, hanno evidenziato proprio questo aspetto. </p>
<div id="quando-i-genitori-non-hanno-il-diploma-quasi-un-giovane-su-4-239-abbandona-precocemente-gli-studi-e-solo-il-12-raggiunge-la-laurea" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Nel luglio 2024, l&#8217;indagine di Istat sui <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/07/REPORT-livelli-istruzione.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">livelli di istruzione e i ritorni occupazionali</a>, ha mostrato come <a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-soprattutto-i-figli-dei-laureati-a-proseguire-gli-studi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">siano soprattutto i figli dei laureati a proseguire gli studi</a>. <strong>Quando i genitori non hanno il diploma</strong>, quasi un giovane su 4 (23,9%) abbandona precocemente gli studi e <strong>solo il 12% raggiunge la laurea o un altro titolo terziario</strong>. Al contrario, se almeno un genitore è laureato, la percentuale di abbandoni precoci della scuola scende all&#8217;1,6%, mentre quasi il 70% arriva a laurearsi.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">12% </span>la quota di giovani laureati (o con altro titolo terziario) i cui genitori non hanno il diploma.</p>
</section>
<p>In modo del tutto analogo, una precedente analisi dei ricercatori di Inapp, basata sulla coorte generazionale 1977-1986, aveva evidenziato come, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-i-figli-di-non-laureati-la-probabilita-di-laurearsi-e-piu-bassa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tra i figli di genitori con la laurea, il 75% avesse la probabilità di laurearsi a sua volta</a>. Dato che scendeva al 48% tra chi aveva alle spalle una famiglia dove il titolo di studio massimo era il diploma e al 12% se i genitori avevano la licenza media.</p>
<p>Ne consegue che anche<strong> le aspettative e le aspirazioni di ragazze e ragazzi possono essere fortemente influenzate dalla condizione di partenza</strong>. Ne ha dato una visione plastica un’<a href="https://www.istat.it/it/files//2024/05/Bambini-e-ragazzi-2023.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">altra indagine di Istat</a>, del maggio dello scorso anno, sulla condizione dei bambini e dei ragazzi nel nostro paese. Da questo studio emerge che <strong>oltre 2 giovani su 3 (67,1%) con alle spalle una famiglia in buona condizione economica vogliono andare all’università</strong>. Mentre se la condizione economica è ritenuta negativa la quota scende a meno della metà del totale (46%). Processi di autosegregazione che contribuiscono ad approfondire i divari educativi nella popolazione giovanile rispetto alla classe sociale d’origine.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Com&#8217;è cambiata la quota di giovani laureati sul territorio</h3>
<p>Queste <strong>tendenze contribuiscono anche a spiegare il basso numero di giovani laureati in alcune aree del paese</strong>. È quanto emerge analizzando i dataset pubblicati da Istat nell&#8217;ambito delle statistiche per il benessere equo e sostenibile. Il dato purtroppo non è direttamente confrontabile con l&#8217;indicatore europeo, essendo relativo ai residenti tra 25 e 39 anni, anziché tra 25 e 34. Tuttavia delinea una dinamica abbastanza nitida delle spaccature esistenti lungo la penisola.</p>
<p>La provincia di <strong>Siracusa</strong> è quella con meno laureati sotto i 40 anni. In questa zona della Sicilia infatti il 15,2% dei residenti tra 25 e 39 anni ha un titolo di studio terziario. Poco sopra l&#8217;area di <strong>Foggia</strong> (15,8%). A seguire, <strong>Brindisi</strong> (18,5%),<strong> Reggio Calabria</strong> (18,6%) e <strong>Benevento</strong> (18,9%) mostrano una quota di laureati leggermente superiore, anche se restano <strong>sotto la soglia di un laureato ogni 5 residenti con meno di 40 anni</strong>.</p>
<p>Raggiungono invece questa soglia le province di Imperia (20,1%), Sud Sardegna (20,1%), Crotone (20,2%), Cuneo (20,3%) e Barletta-Andria-Trani (20,7%), pur restando molto lontane dalla media nazionale pari al 30,9% nel 2024.</p>
<div id="siracusa-e-foggia-sono-le-province-con-meno-laureati-tra-gli-under-40" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/siracusa-e-foggia-sono-le-province-con-meno-laureati-tra-gli-under-40/">Siracusa e Foggia sono le province con meno laureati tra gli under 40</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/siracusa-e-foggia-sono-le-province-con-meno-laureati-tra-gli-under-40/">Percentuale di residenti 25-39 anni con titolo di studio terziario (2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(pubblicati: martedì 1 Luglio 2025)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-302058"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-302058" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Al contrario, la città metropolitana di <strong>Bologna</strong> è quella con più persone con meno di 40 anni laureate (48,8%), seguita da Trieste (45,9%) e Milano (45,5%). </p>
<p>Nel tempo, è da notare come <strong>in alcuni territori sia cambiata nettamente la quota di laureati nella fascia d&#8217;età di riferimento</strong>. Dal 2018 ad oggi, aumenti nel tasso di giovani adulti laureati anche superiori ai 10 punti percentuali si registrano nelle province di Ravenna, Enna, Livorno, Macerata, Vibo Valentia e Padova. Al contrario, <strong>la quota di persone con meno di 40 anni laureate è diminuita in 26 province dal 2018</strong>. Tra queste<br />Rieti, Siracusa e Pavia si segnalano per una riduzione di laureati superiore ai 5 punti percentuali nel periodo considerato.</p>
<div id="queste-tendenze-devono-essere-monitorate-durante-le-crisi-per-limpatto-sulle-scelte-educative-nelle-famiglie-piu-fragili" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Nella crisi i divari sociali spesso alimentano quelli educativi</h3>
<p>Si tratta di <strong>tendenze che dovranno essere monitorate nei prossimi anni</strong>, anche alla luce di una situazione sociale ed economica in evoluzione. Con riferimento alla crisi del 2008, ad esempio, la <a href="https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg19/attachments/documento/files/000/112/861/DV18_Dossier_Borse_di_studio.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">letteratura</a> aveva evidenziato <strong>due possibili effetti opposti sulle immatricolazioni all&#8217;università</strong>. </p>
<p>Per un verso, in una crisi economica la <strong>diminuzione del reddito disponibile e l&#8217;incertezza</strong> possono ridurre la partecipazione universitaria, dato il costo di un investimento a lungo termine, oneroso specie per le famiglie in difficoltà. D&#8217;altro canto, proprio in una fase di crisi economica, <strong>l&#8217;iscrizione all&#8217;università può essere percepita dai giovani come alternativa a un mercato del lavoro stagnante</strong>, specialmente in presenza di sussidi e borse di studio.</p>
<p><strong>Durante la grande recessione dei primi anni &#8217;10, l&#8217;impatto è stato negativo nel contesto europeo</strong>, dal momento che la crescita della disoccupazione si è accompagnata a un incremento generalizzato delle disuguaglianze sociali nell’accesso all’università. Anche nel caso italiano si è registrata la stessa dinamica: una <a href="https://cris.unibo.it/handle/11585/931573" target="_blank" rel="noreferrer noopener">recente ricerca</a> ha segnalato le conseguenze in termini di abbandono e di divari educativi e sociali di quella crisi economica. Per questo anche nei prossimi anni sarà <strong>cruciale monitorare queste tendenze</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Laureati_2025/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Laureati_2025/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Laureati_2025/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Laureati_2025/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Laureati_2025/emilia-romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Laureati_2025/Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Laureati_2025/Lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Laureati_2025/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Laureati_2025/Lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Laureati_2025/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Laureati_2025/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Laureati_2025/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Laureati_2025/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Laureati_2025/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Laureati_2025/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Laureati_2025/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Laureati_2025/trentino_AA.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Laureati_2025/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Laureati_2025/Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Laureati_2025/Veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Laureati_2025/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione.&nbsp;I dati sui giovani laureati sono di fonte Istat nell&#8217;ambito delle statistiche per il benessere equo e sostenibile.</p>
<p>Foto: <a href="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/fd/Facolt%C3%A0_di_Economia_Universit%C3%A0_Sapienza_Roma.jpg">Wikipedia </a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/anche-nellaccesso-alluniversita-i-divari-sociali-alimentano-quelli-educativi/">L&#8217;origine familiare e le disparità sociali incidono sull&#8217;accesso all&#8217;università</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le previsioni sulla condizione dei giovani in Italia nel 2030</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-condizione-dei-giovani-in-italia-in-vista-del-2030/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Aug 2025 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=301210</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dopo il Covid, la situazione dei più giovani presenta luci e ombre: segnali di peggioramento ma anche di rinnovato impegno. Un investimento su questa fascia d'età è cruciale, ma la dinamica demografica rischia di allontanare l'attenzione dalla loro condizione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-condizione-dei-giovani-in-italia-in-vista-del-2030/">Le previsioni sulla condizione dei giovani in Italia nel 2030</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Il prossimo 12 agosto ricorrerà la <a href="https://www.un.org/en/observances/youth-day" target="_blank" rel="noreferrer noopener">giornata internazionale della gioventù</a>. Un&#8217;occasione per fare il punto sulla <strong>condizione attuale di bambini e ragazzi </strong>nel nostro paese e sulle <strong>prospettive future per le giovani generazioni</strong>.</p>
</p>
<p><strong>Dopo la pandemia si sono moltiplicate le riflessioni in questo senso</strong>. Non sempre, come abbiamo avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/non-sono-emergenza-le-parole-del-disagio-giovanile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccontare in passato</a>, orientate da dati e analisi. Il <strong>dibattito si è infatti sviluppato in modo spesso frammentario e aneddotico</strong>, con punti di vista che in molti casi hanno fatto emergere una <strong>sottovalutazione del fenomeno</strong> o, al contrario, un <strong>allarmismo caricaturale</strong>.</p>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Non sono emergenza</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/Report_nonsonoemergenza_desktop.pdf" target="_blank" rel="noopener">Scarica il rapporto completo</a></p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>Questo anche perché, nel pieno dell&#8217;emergenza pandemica, mancavano informazioni qualificate, strutturate e aggiornate sulla condizione di ragazze e ragazzi. Una <strong>carenza che piano piano sta venendo colmata da nuovi studi e analisi, nazionali e internazionali</strong>.</p>
</p>
<p>Tra le ultime in ordine di tempo, la ricerca condotta dagli esperti della<em>&nbsp;<a href="https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(25)00503-3/fulltext" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lancet Commission on adolescent health and wellbeing</a></em>, pubblicata sulla rivista&nbsp;<em>The Lancet</em>. Questo studio ha ricostruito la condizione di <strong>giovani e adolescenti a livello mondiale </strong>in uscita dalla pandemia, evidenziando i <strong>rischi per il loro benessere da qui al 2030</strong>.</p>
</p>
<p>Abbiamo approfondito questi aspetti dal punto di vista internazionale e con i dati disponibili per l&#8217;Italia. Le previsioni demografiche per il 2030 lasciano intravedere un paese dove <strong>bambini e ragazzi saranno sempre meno. Una tendenza da monitorare per le conseguenze che potrebbe avere rispetto all&#8217;impegno verso le giovani generazioni</strong>.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
<p><div id="dopo-la-pandemia-la-condizione-di-giovani-e-adolescenti-nel-mondo-ha-mostrato-segnali-di-peggioramento" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Una generazione a rischio nei prossimi anni</h3>
</p>
<p>L&#8217;elemento principale che emerge dalla ricerca pubblicata su Lancet è che i <strong>progressi in termini di salute degli adolescenti</strong>, a livello globale, sono rimasti <strong>ben al di sotto dei miglioramenti compiuti agli inizi del XXI secolo</strong>.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_6177e24227be3eb864a8a62ec3c8a5b7" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Il nuovo contesto internazionale presenta rischi per la condizione di giovani e adolescenti.</p>
</section></div>
</p>
<p>Si tratta anche delle conseguenze di uno <strong>scenario internazionale mutato</strong>. La ricerca evidenzia come il <strong>crescente carico di morbilità (la frequenza a contrarre malattie</strong>)<strong> e mortalità tra gli adolescenti nel mondo</strong> — caratterizzato da un rapido aumento di malattie non trasmissibili e disturbi mentali — stia <strong>compromettendo le prospettive delle future generazioni</strong>. A questo si aggiungono le minacce derivanti da tendenze complesse e interconnesse, come il cambiamento climatico, il degrado ambientale, i conflitti, gli sfollamenti, la rapida urbanizzazione e le conseguenze delle pandemie attuali e future, inclusa quella da Covid-19.</p>
</p>
<p>Per questo, nonostante la maggior parte degli indicatori relativi alla salute continui a registrare progressi, <strong>dopo il 2015 si è osservato un significativo rallentamento</strong>. Un rallentamento che compromette la possibilità di raggiungere gli <a href="https://unric.org/it/agenda-2030/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">obiettivi Onu per il 2030</a>.</p>
</p>
<p>Secondo la ricerca pubblicata su Lancet, entro quella data, <strong>464 milioni di adolescenti a livello globale saranno sovrappeso oppure obesi (143 milioni in più rispetto al 2015)</strong> e 42 milioni di anni di vita in salute potrebbero essere persi a causa di <strong>disturbi mentali o suicidio</strong> (2 milioni in più rispetto al 2015).</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">42 milioni </span>la previsione degli esperti sugli anni di vita in salute persi nel 2030 a causa di disturbi mentali o suicidio (2 milioni in più rispetto al 2015).</p>
</section>
</p>
<p>Va sottolineato che <strong>si tratta di stime a livello globale</strong>, su cui quindi l&#8217;influenza dei paesi extra-europei e di quelli in via di sviluppo è preponderante. Basti pensare che l&#8217;82% degli adolescenti del mondo vive in Africa e in Asia.</p>
</p>
<p>Allo stesso tempo, diversi segnali di peggioramento nella condizione di bambini e ragazzi sono stati avvertiti dopo la pandemia anche nei paesi europei, compreso il nostro.</p>
</p>
<p><div id="anche-per-litalia-non-mancano-i-segnali-di-disagio-tra-i-piu-giovani-dal-calo-negli-apprendimenti-al-peggioramento-del-benessere-psicologico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La situazione dei più giovani in Italia</h3>
</p>
<p>In precedenti approfondimenti dell&#8217;osservatorio, abbiamo analizzato come siano<strong> diversi gli indicatori a segnalare un aumento del disagio tra i più giovani</strong>.</p>
</p>
<p><strong>Un disagio che ha diverse dimensioni, a partire da quella sociale ed economica.&nbsp;</strong>Nell&#8217;ottobre scorso Istat ha stimato come <a href="https://www.openpolis.it/cresce-la-poverta-assoluta-tra-bambini-e-ragazzi-delle-famiglie-svantaggiate/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quasi il 14% dei minori si sia trovato in povertà assoluta nel 2023</a>. Si tratta dell’incidenza più elevata della serie storica dal 2014. </p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">1,3 milioni </span>i bambini e ragazzi che vivono in famiglie in povertà assoluta dopo il Covid.</p>
</section>
</p>
<p>Problemi socio-economici attraversano anche la vita dei giovani adulti. Il nostro paese &#8211; nonostante i miglioramenti rispetto al decennio scorso &#8211; resta infatti ai vertici in Europa per <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Statistics_on_young_people_neither_in_employment_nor_in_education_or_training" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quota di neet</a>, giovani tra 15 e 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono in formazione.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/come-i-divari-educativi-alimentano-il-fenomeno-dei-neet" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br />
<br /><strong>Come i divari educativi alimentano il fenomeno dei Neet</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>Questioni che non possono essere affrontate solo in termini di deprivazione materiale, trascurandone le <strong>radici educative, culturali, sociali, psicologiche che alimentano questo disagio</strong>. Si tratta di dimensioni che in diversi casi sono tra loro collegate e finiscono con il rafforzarsi a vicenda.</p>
</p>
<p>In termini educativi, non va sottovalutato <strong>come negli anni della pandemia si sia registrato un calo netto negli apprendimenti degli studenti</strong>. In particolare tra chi veniva da <a href="https://www.openpolis.it/numeri/durante-il-covid-la-dispersione-implicita-ha-raggiunto-il-12-tra-gli-studenti-svantaggiati/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">famiglie più svantaggiate</a> e probabilmente aveva anche meno strumenti durante la fase pandemica. La<strong> tendenza al peggioramento negli apprendimenti peraltro non si è invertita con la conclusione della pandemia</strong>. I recentissimi dati delle <a href="https://serviziostatistico.invalsi.it/wp-content/uploads/2025/07/Rapporto-prove-INVALSI-2025.pdf#page=48" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prove Invalsi</a> mostrano come nel 2025 gli alunni che raggiungono i traguardi previsti al termine del primo ciclo d’istruzione siano scesi al 59% in italiano e si mantengano sul 56% in matematica. Nel 2019 queste percentuali erano rispettivamente al 65% e al 60%: <strong>al calo avvenuto nella pandemia non sono seguite inversioni di tendenza</strong>.</p>
</p>
<p>Questa&nbsp;<strong>crisi educativa</strong> talvolta può essere il sintomo di qualcosa di più profondo nel benessere sociale e psicologico di ragazze e ragazzi. Durante l&#8217;emergenza pandemica, complice la necessità di mantenere il distanziamento fisico, si è registrata una <strong>rarefazione nei rapporti sociali</strong>, anche e soprattutto tra i giovani, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-quota-di-ragazzi-che-vedono-tutti-i-giorni-gli-amici-era-crollata-gia-prima-della-pandemia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">acuendo un trend in realtà in corso da oltre un decennio</a>. </p>
</p>
<p>Così come si continuano a intravedere, anche a pandemia terminata, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/risale-lindice-di-salute-mentale-tra-gli-adolescenti-nel-2024-ma-resta-sotto-i-livelli-pre-pandemici" target="_blank" rel="noreferrer noopener">segnali di recupero non completo nell&#8217;indice di salute mentale degli e delle adolescenti</a>. Si tratta di uno degli aspetti su cui il rapporto insiste maggiormente. I ricercatori di Lancet sottolineano come <strong>i disturbi mentali e le espressioni di disagio siano la principale causa di carico di malattia tra gli adolescenti in tutti i paesi</strong>. L&#8217;insorgenza di sintomi di disagio emotivo, come ansia e umore basso, è più comune durante l&#8217;adolescenza che in qualsiasi altro momento del corso della vita.</p>
</p>
<p><div id="vi-sono-pero-anche-segnali-positivi-nel-2024-torna-sopra-il-10-la-partecipazione-nel-volontariato-dei-18-19enni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">I segnali positivi</h3>
</p>
<p>Allo stesso tempo, la letteratura internazionale conferma una tendenza positiva nel <strong>rilancio dell&#8217;attivismo dei più giovani negli ultimi 10-15 anni</strong> e del loro impegno per il cambiamento.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Adolescent-led and youth-led activism has greatly increased in the past 10–15 years, and has shown the powerful effect that adolescents can have as catalysts for change. Predominantly led by non-governmental organisations, investments in adolescent girls’ leadership programmes are yielding important results</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(25)00503-3/abstract" target="_blank">&#8211; The Lancet Commissions, A call to action: the second Lancet Commission on adolescent health and wellbeing (20 maggio 2024)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Si tratta di <strong>dinamiche in parte visibili anche per il nostro paese</strong>, aspetto che abbiamo già avuto modo di raccontare in passato attraverso i dati. In questo senso, ad esempio, si segnala la maggiore preoccupazione della popolazione giovanile verso il <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-la-tutela-dell-ambiente-resta-una-priorita-per-i-giovani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cambiamento climatico</a> rispetto alla media. Altra dinamica di rilievo è quella della <strong>mobilitazione attiva</strong>. La quota di 18-19enni che hanno preso parte ad associazioni ecologiche, per i diritti civili e per la pace è stata pari al <strong>3,3% nel 2024</strong> (2,4% nel 2023) e risulta molto superiore rispetto al resto della popolazione (1,6%).</p>
</p>
<p>In questo segmento di età è <strong>interessante osservare anche un ritorno &#8211; dopo il calo successivo alla pandemia &#8211; alla partecipazione in associazioni di volontariato</strong>.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-torna-sopra-il-10-la-partecipazione-nel-volontariato-dei-18-19enni/">Nel 2024 torna sopra il 10% la partecipazione nel volontariato dei 18-19enni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-torna-sopra-il-10-la-partecipazione-nel-volontariato-dei-18-19enni/">Percentuale di persone che negli ultimi 12 mesi hanno svolto attività gratuite in associazioni di volontariato (2019-24)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_301476_tab1"><br />
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_301476_tab3"></p>
<p>Il dato medio della popolazione si riferisce ai residenti di almeno 14 anni o più.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(consultati: martedì 10 Giugno 2025)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-301476"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><div id="linvestimento-sugli-adolescenti-puo-avere-un-triplice-effetto-positivo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il &#8220;triplice vantaggio&#8221; di un investimento su giovani e adolescenti</h3>
</p>
<p>I dati precedenti mostrano quanto sia fuorviante una narrazione tesa a descrivere giovani e adolescenti come indolenti e ripiegati su sé stessi. Già oggi ragazze e ragazzi sono <strong>agenti di cambiamento per le loro comunità</strong>; sviluppare e incoraggiare questa propensione deve essere un obiettivo delle politiche pubbliche in materia.</p>
</p>
<p>In questo senso, da alcuni anni i rapporti della commissione Lancet sul benessere degli adolescenti hanno sottolineato l&#8217;importanza dell&#8217;investimento su questa fascia d&#8217;età. Osservando come gli investimenti durante l&#8217;adolescenza, e in generale su bambini e ragazzi tra i 10 e i 24 anni, possano produrre un <strong>triplice vantaggio</strong>: per i giovani di oggi, per gli adulti che diventeranno e per la prossima generazione di bambini di cui saranno genitori. Quindi in generale per l&#8217;assetto attuale della società e per quello degli anni a venire.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_1bd66ea1d3ec8b0410b8ed42b59be703" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Il calo demografico rischia di emarginare le nuove generazioni dal dibattito pubblico.</p>
</section></div>
</p>
<p>Questo potenziale però<strong> si scontra con la dinamica demografica in corso nei paesi avanzati, e in particolare in Italia</strong>. Con la progressiva, prevista diminuzione dei giovani in termini demografici, il rischio concreto è che diminuisca anche la loro centralità nel dibattito pubblico e il loro peso nella società. Con la possibile conseguenza che si riduca l&#8217;attenzione verso la condizione delle giovani generazioni e gli spazi di intervento in questo senso.</p>
</p>
<p><div id="nel-2030-gli-adolescenti-potrebbero-essere-il-10-in-meno-di-oggi-il-rischio-e-che-anche-lattenzione-verso-la-loro-condizione-diminuisca" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">I giovani in Italia, da oggi al 2030</h3>
</p>
<p>Analizzando le statistiche sperimentali di Istat, è possibile avere una previsione di quanti saranno i giovani residenti nel nostro paese da oggi all&#8217;inizio del prossimo decennio.</p>
</p>
<p>In uno scenario di previsione mediano, intermedio tra quelli più pessimistici e quelli più ottimistici, <strong>i giovani residenti tra 10 e 24 anni potrebbero passare dagli attuali 8,6 milioni a 8,2 milioni nel 2030</strong>. </p>
</p>
<p><strong>Un calo vicino al 5%, che sfiora il 10% se si considerano i soli residenti tra 10 e 19 anni</strong>. In questa fascia d&#8217;età infatti si potrebbe passare dai quasi 5,7 milioni attuali a circa 5,1 milioni nel 2030.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">-9,5% </span>il calo di residenti tra 10 e 19 anni previsto per il 2030 in Italia.</p>
</section>
</p>
<p>Questa dinamica assume <strong>proporzioni differenti lungo la penisola</strong>. A fronte di un calo medio del 9,5%, un elemento che salta subito all&#8217;occhio è che tutte le province mostrano una variazione percentuale negativa, anche se con ritmi di decrescita previsti molto diversi.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/entro-il-2030-i-giovani-tra-10-e-19-anni-potrebbero-essere-oltre-il-18-in-meno-nei-territori-di-enna-e-caltanissetta/">Entro il 2030 i giovani tra 10 e 19 anni potrebbero essere oltre il 18% in meno nei territori di Enna e Caltanissetta</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/entro-il-2030-i-giovani-tra-10-e-19-anni-potrebbero-essere-oltre-il-18-in-meno-nei-territori-di-enna-e-caltanissetta/">Variazione percentuale prevista tra 2023 e 2030 nel numero di residenti tra 10 e 19 anni, nelle province italiane</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br />(pubblicati: lunedì 29 Luglio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-301488"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-301488" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Guardando le <strong>province che si posizionano meglio</strong>, ovvero quelle con le diminuzioni percentuali meno accentuate, troviamo Parma (-1,1%), Bolzano (-1,2%) e Piacenza (-1,6%). Seguono Bologna (-3,4%), Pavia (-3,9%) e Ragusa (-4,3%). È evidente come queste province si trovino prevalentemente nel nord Italia, in particolare in Emilia-Romagna. Questo dato suggerisce una maggiore resilienza demografica in queste aree, sebbene il calo sia comunque presente.</p>
</p>
<p>All&#8217;estremità opposta della classifica, emergono scenari decisamente più critici. Le <strong>province per cui si prevede la contrazione più severa nella popolazione 10-19 anni </strong>sono Caltanissetta (-18,6%), Enna (-18,1%), Nuoro (-17,2%), Barletta-Andria-Trani (-17,0%) e Taranto (-15,8%). Seguono una serie di province quasi interamente situate nel sud Italia e nelle isole.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Giovani_2025/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Giovani_2025/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Giovani_2025/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Giovani_2025/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Giovani_2025/emilia-romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Giovani_2025/Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Giovani_2025/Lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Giovani_2025/Liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Giovani_2025/Lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Giovani_2025/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Giovani_2025/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Giovani_2025/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Giovani_2025/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Giovani_2025/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Giovani_2025/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Giovani_2025/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Giovani_2025/trentino-AA.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Giovani_2025/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Giovani_2025/Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Giovani_2025/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Giovani_2025/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla variazione percentuale di residenti tra 10 e 19 anni sono di fonte Istat (statistiche sperimentali).</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/gruppo-di-amici-che-bevono-caffe-all-aperto-in-citta_15768368.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=3&amp;uuid=d17ee8a7-710a-4971-96bc-8fc0c41250c7&amp;query=giovani+italiani+guardano+lontano" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://support.freepik.com/s/topic/0TO3V000000Cla4WAC/licenses?_gl=1*xvu8h5*_gcl_au*MjEzODk0MTEzMS4xNzQ0NzM2OTkx*_ga*MTcwMzM4OTQ5MC4xNzQ0NzM2OTkx*_ga_QWX66025LC*czE3NTI1MDE4NDgkbzEwJGcxJHQxNzUyNTAxOTQyJGoyNiRsMCRoMA.." target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-condizione-dei-giovani-in-italia-in-vista-del-2030/">Le previsioni sulla condizione dei giovani in Italia nel 2030</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come i divari educativi alimentano il fenomeno dei Neet</title>
		<link>https://www.openpolis.it/come-i-divari-educativi-alimentano-il-fenomeno-dei-neet/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 08:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=301678</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2024 sono scesi al 15,2% i giovani che non studiano e non lavorano, ma l'Italia resta il secondo paese dove il fenomeno incide di più. In particolare tra i non laureati, nelle aree urbane e nelle città del mezzogiorno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-i-divari-educativi-alimentano-il-fenomeno-dei-neet/">Come i divari educativi alimentano il fenomeno dei Neet</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Come ogni anno, il 15 luglio ricorre la&nbsp;<a href="https://www.un.org/en/observances/world-youth-skills-day" target="_blank" rel="noreferrer noopener">giornata mondiale delle competenze dei giovani</a>. Un&#8217;occasione per riflettere su quanto ciascun paese stia facendo per valorizzarne le capacità e l&#8217;autonomia.</p>
</p>
<p>Nonostante il calo nell&#8217;ultimo decennio, <strong>l&#8217;Italia resta</strong>,<strong> nel contesto europeo, uno dei paesi con più giovani cosiddetti Neet</strong>, ovvero che non studiano, non lavorano e non frequentano percorsi di formazione.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">15,2% </span>i Neet in Italia nella fascia 15-29 anni nel 2024.</p>
</section>
</p>
<p>Una quota superiore rispetto alla media europea (11%) e distante dall&#8217;obiettivo Ue per il 2030: scendere al di sotto del 9% di giovani Neet. Ridurre questa percentuale significa mitigare la <strong>dispersione della risorsa più importante a disposizione di un paese: l&#8217;energia e il talento delle sue giovani generazioni</strong>.</p>
</p>
<p>Non si tratta di un problema che riguarda solo le ragazze e i ragazzi, frustrati nelle loro aspirazioni e nelle possibilità di autonomia e di crescita personali. Il fatto che<strong> una parte non irrilevante della popolazione giovanile resti esclusa dai percorsi di istruzione, formazione e &#8211; successivamente &#8211; dal mondo del lavoro</strong> rappresenta un vero e proprio problema sociale.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
</p>
<p>Abbiamo approfondito il dato nazionale nel contesto europeo, anche alla luce dell&#8217;<strong>incidenza dei divari educativi sulla condizione dei Neet</strong>. Come sempre, il fenomeno assume anche una forte connotazione territoriale. Pur tenendo presente che i dati comunali più recenti sono relativi al 2020, un anno molto particolare visto l&#8217;impatto dell&#8217;emergenza, appare consolidato che il <strong>fenomeno sia più impattante in alcune grandi città</strong>.<strong> </strong>In particolare nel mezzogiorno, come <strong>Catania, Palermo e Napoli</strong>.</p>
</p>
<p><div id="152-i-neet-in-italia-nella-fascia-15-29-anni-nel-2024" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">I Neet nel confronto europeo</h3>
</p>
<p>L&#8217;Italia si posiziona tra gli <strong>stati con una percentuale di Neet più elevata nel 2024</strong> (15,2%). Si registra comunque una <strong>tendenza al calo, visibile anche negli ultimi anni</strong> (16,1% nel 2023, 19% nel 2022). Ciononostante il nostro paese è, dopo la <strong>Romania</strong> (19,4%), quello in cui il fenomeno incideva maggiormente l&#8217;anno scorso, l&#8217;ultimo disponibile per un confronto. Seguono la <strong>Lituania</strong> (14,7%) e la <strong>Grecia</strong> (14,2%).</p>
</p>
<p><div id="in-calo-ma-comunque-al-secondo-posto-in-ue-dopo-la-romania" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-litalia-resta-il-secondo-paese-ue-con-piu-neet/">Nel 2024 l&#8217;Italia resta il secondo paese Ue con più Neet</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-litalia-resta-il-secondo-paese-ue-con-piu-neet/">Percentuale di Neet nella fascia 15-29 anni (2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br />(pubblicati: giovedì 12 Giugno 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/07/nel-2024-litalia-resta-il-secondo-paese-ue-con-piu-neet.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-301687"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-301687" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Questi stati devono affrontare ancora una sfida importante per raggiungere l&#8217;<a href="https://op.europa.eu/webpub/empl/european-pillar-of-social-rights/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">obiettivo Ue per il 2030 di scendere al di sotto del 9%</a> di giovani tra 15 e 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono in formazione.</p>
</p>
<p>Gli stati con la minor percentuale di Neet nel 2024 sono invece i <strong>Paesi Bassi </strong>(4,9%), la <strong>Svezia</strong> (6,3%) e <strong>Malta</strong> (7,2%). Questi paesi, insieme ad altri 6, hanno già raggiunto il target Ue per il 2030. Un obiettivo che riguarda la questione giovanile, in primo luogo da un punto di vista sociale, essendo inserito nel piano d&#8217;azione sul pilastro europeo dei diritti sociali. Ma che ha anche evidenti risvolti educativi che, in modi diversi, investono il nostro sistema di istruzione.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il collegamento tra la condizione di Neet e il percorso educativo</h3>
</p>
<p>I divari educativi presenti nel paese possono incidere sulla futura condizione di Neet da due punti di vista, spesso sovrapposti.</p>
</p>
<p>In primo luogo, un<strong> basso livello di istruzione, o comunque il raggiungimento di un titolo che non corrisponde alle competenze effettive</strong> (la cosiddetta <a href="https://www.openpolis.it/parole/dispersione-implicita/">dispersione implicita</a>), spesso comporta il non trovare sbocchi né all&#8217;interno del sistema educativo, ad esempio con l&#8217;accesso all&#8217;istruzione terziaria, né in quello occupazionale. A maggior ragione in un <strong>contesto produttivo dove le competenze tecnologiche e digitali sono sempre più richieste per aver accesso a possibilità di lavoro stabili e ben retribuite</strong>.</p>
</p>
<p><div id="178-i-neet-tra-i-15-29enni-diplomati-molto-piu-dei-coetanei-laureati-118" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">17,8% </span>i Neet tra i 15-29enni diplomati. Molto più della media Ue per lo stesso segmento (11,3%) e dei coetanei laureati in Italia (11,8%).</p>
</section>
</p>
<p>Nel nostro paese in molti casi anche il raggiungimento del diploma delle superiori non sembra essere sufficiente per contenere il rischio Neet. Mentre a livello europeo la quota di Neet tra i diplomati (11,3%) è in linea con la media generale (11% circa), <strong>in Italia tra i giovani con diploma la percentuale di quelli che non studiano e non lavorano si avvicina al 18%</strong>. Quasi 3 punti in più della media nazionale (15,2%). Tra i laureati in Italia, scende invece all&#8217;11,8%. Paradossalmente l&#8217;incidenza dei Neet è superiore tra i giovani diplomati rispetto a quelli con al massimo la licenza media (13,3%). Segnale da un lato significativo rispetto alla struttura del mercato del lavoro nel nostro paese. Dall&#8217;altro della capacità del sistema di istruzione di formare adeguatamente anche chi conclude la scuola secondaria di secondo grado.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_a774e3017a708ddc6c4f97d8be611727" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Spesso i giovani non sono supportati a sufficienza nella scelta del loro percorso scolastico.</p>
</section></div>
</p>
<p>In questo senso, va valutato l&#8217;altro fattore chiave. Ovvero le<strong> difficoltà di scelta nei percorsi educativi e le possibilità di orientamento in questo senso</strong>. Come puntualizzato negli approfondimenti di <a href="https://www.almalaurea.it/news/giovani-neet-mondo-del-lavoro">Almalaurea</a>, spesso gli alunni ricevono indicazioni vaghe o insufficienti rispetto a scelte importanti come queste. Con il rischio di scelte inconsapevoli, la carenza di orientamento può essere alla base di decisioni che non rispecchiano le proprie attitudini e di uscita dal sistema formativo.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;incidenza dei giovani Neet sul territorio, comune per comune</h3>
</p>
<p>Nel caso italiano, i dati Eurostat indicano come il problema sembri riguardare soprattutto le città. Il grado di urbanizzazione del comune rappresenta infatti un’altra variabile utile per comprendere le differenze interne al paese.</p>
</p>
<p>Rispetto alla media nazionale del 15,2%, <strong>l’incidenza massima si raggiunge nelle città e nelle aree urbane più densamente popolate dove supera il 16%</strong>. Mentre risulta inferiore al 15% sia nei comuni a densità intermedia (14,7%) che in quelli rurali (14,4%).</p>
</p>
<p><div id="lincidenza-dei-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano-e-piu-marcata-nelle-citta-e-nelle-aree-urbane-densamente-popolate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">16,3% </span>i Neet nelle città e nelle aree urbane a maggiore densità nel 2024.</p>
</section>
</p>
<p>Dati che però non restituiscono i <strong>divari interni al paese</strong>, tra nord e sud, regione per regione. Un indicatore in questo senso è quello costruito attraverso l&#8217;incrocio dei dati Istat sulle condizioni socio-economiche delle famiglie con le fonti amministrative e che calcola la <strong>percentuale di residenti di 15-29 anni che non hanno un’occupazione regolare e non seguono un percorso di studio</strong>. Una proxy utile per stimare l&#8217;incidenza dei Neet.</p>
</p>
<p>Trattandosi di dati elaborati tra le statistiche sperimentali di Istat, sono disponibili solo per i comuni con almeno cinquemila abitanti e con un aggiornamento al 2020. Aspetto di cui tenere conto, dal momento che si era trattato di un anno molto particolare per l&#8217;impatto della pandemia. Allo stesso tempo, la tendenza &#8211; emersa anche in <a href="https://www.openpolis.it/chi/neet/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">precedenti analisi sul tema</a> &#8211; è che <strong>appare consolidato come il fenomeno sia più impattante in alcune grandi città. In particolare nel mezzogiorno del paese</strong>.</p>
</p>
<p><div id="catania-palermo-e-napoli-sono-quelle-in-cui-il-fenomeno-incide-di-piu" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>I 10 capoluoghi con la più alta percentuale di Neet nel 2020 sono stati <strong>Catania</strong> (42,0%), Palermo (39,8%), Napoli (37,3%), Messina (33,7%), Caltanissetta (32,1%), Agrigento (31,7%), Trapani (31,6%), Siracusa (31,5%), Frosinone (30,5%) ed Enna (30,4%).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-il-capoluogo-con-piu-giovani-neet/">Catania è il capoluogo con più giovani Neet</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-il-capoluogo-con-piu-giovani-neet/">Percentuale di residenti di 15-29 anni che non hanno un’occupazione regolare ad ottobre e non seguono un percorso di studio per comune (2020)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_301684_tab1"><br />
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_301684_tab3"></p>
<p>I dati, diffusi solo per i comuni con più di 5.000 abitanti, mostrano la percentuale di iscritti in anagrafe di 15-29 anni che non hanno un’occupazione regolare ad ottobre e non seguono un percorso di studio. Si tratta di una proxy dell’indicatore sui Neet (giovani che non studiano, non lavorano e non sono in formazione).</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br />(pubblicati: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-301684"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-301684" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Le città capoluogo con la più bassa percentuale di Neet nel 2020 sono state Belluno (16,1%), Pesaro (16,4%), Rimini (17,3%), Siena (17,6%), Forlì (17,7%), Prato (17,8%), Aosta (17,9%), Ravenna (17,9%), Matera (18,0%) e Grosseto (18,4%).</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/trentino_AA.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla quota di Neet nei diversi paesi Ue sono di fonte Eurostat. Quelli relativi ai giovani italiani che non hanno un’occupazione regolare e non seguono un percorso di studio sono di fonte Istat (statistiche sperimentali).</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/uomo-di-vista-laterale-che-si-occupa-della-sindrome-dell-impostore_38307109.htm#fromView=image_search_similar&amp;page=1&amp;position=9&amp;uuid=183a777b-4599-4d3d-8590-50b48adfcc93&amp;query=Not+in+Education%2C+Employment+or+Training" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/legal/terms-of-use#nav-freepik-agreement" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-i-divari-educativi-alimentano-il-fenomeno-dei-neet/">Come i divari educativi alimentano il fenomeno dei Neet</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;alfabetizzazione digitale e le materie Stem in Italia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/lalfabetizzazione-digitale-e-le-materie-stem-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=299020</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai agli approfondimenti La sfida dell’alfabetizzazione digitale per contrastare le disuguaglianze e La [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/lalfabetizzazione-digitale-e-le-materie-stem-in-italia/">L&#8217;alfabetizzazione digitale e le materie Stem in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai agli approfondimenti <a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-dellalfabetizzazione-digitale-per-contrastare-le-disuguaglianze/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La sfida dell’alfabetizzazione digitale per contrastare le disuguaglianze</a> e <a href="https://www.openpolis.it/la-questione-dei-divari-di-genere-negli-apprendimenti-stem/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La questione dei divari di genere negli apprendimenti Stem</a> </p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano<br />
<br /><strong>Ascolta tutti i podcast su radio radicale</strong></a>.</p>
</section>
<p><section class="numeri-alla-mano">
			        </section>
</p>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">45,8%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>i cittadini italiani che, nel 2023, avevano competenze digitali almeno di base.</strong> Si tratta di un dato inferiore di circa 10 punti percentuali rispetto alla media europea (55,6%). Solo 4 paesi fanno registrare un dato più basso. Si tratta di Lettonia (45,3%), Polonia (44,3%), Bulgaria (35,5%) e Romania (27,7%). <a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-dellalfabetizzazione-digitale-per-contrastare-le-disuguaglianze/" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">58,5%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>dei giovani italiani tra 16 e 29 anni nel 2023 aveva competenze digitali almeno di base.</strong> Il livello di competenze medie aumenta se si fa riferimento esclusivamente ai giovani tra i 16 e i 29 anni, che possono essere considerati dei nativi digitali. Ma è comunque molto al di sotto della media Ue (70,7%). Rispetto agli altri paesi in questo caso l’Italia si colloca al terzultimo posto. Solo Bulgaria (52,3%) e Romania (46%) riportano un dato più basso. Ai primi posti troviamo invece Finlandia (94,5%), Malta (91,8%) e Repubblica Ceca (90,2%). In Italia le ragazze vanno meglio dei ragazzi (59,1% le 16-19enni con competenze almeno di base, contro il 52,7% dei coetanei). <a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-livello-di-competenze-digitali-in-italia-e-tra-i-piu-bassi-deuropa/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">16,8%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>la quota di laureate italiane in informatica e ICT nel 2023.</strong> Sebbene le ragazze registrino competenze digitali superiori, le donne restano fortemente sottorappresentate nei percorsi accademici legati alla tecnologia, un fenomeno che ha radici profonde e che continua a essere alimentato da stereotipi di genere e scarsa incentivazione scolastica. Questa disparità non riguarda solo l’università, ma inizia già nella scuola, dove le ragazze si orientano meno verso le materie tecnico-scientifiche. Un cambiamento culturale ed educativo è necessario per riequilibrare questa situazione e favorire una maggiore presenza femminile nei settori digitali. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-le-laureate-in-informatica-e-tecnologie-ict-erano-solo-il-17/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
</section>
<p><section class="numeri-alla-mano">
			        </section>
</p>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">1 su 10</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>gli studenti che hanno subito episodi di bullismo o cyberbullismo durante la pandemia, con una percentuale che sale al 18,2% tra gli alunni stranieri</strong>.<br />
L’uso delle tecnologie in ambito scolastico e personale può amplificare fenomeni di esclusione e violenza, soprattutto quando non viene accompagnato da un’adeguata educazione digitale. Il cyberbullismo è una minaccia crescente che colpisce in particolare i gruppi più vulnerabili, aumentando il rischio di isolamento sociale e disagio psicologico. Per contrastarlo, è fondamentale integrare nei percorsi scolastici attività di sensibilizzazione sull’uso responsabile di internet e dei social media. <a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-dellalfabetizzazione-digitale-per-contrastare-le-disuguaglianze" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">35,7%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>gli edifici scolastici italiani con un’aula informatica attrezzata nell’anno scolastico 2022/2023</strong>. La carenza di infrastrutture digitali nelle scuole rappresenta un freno all’alfabetizzazione tecnologica degli studenti. Senza spazi adeguati e strumenti aggiornati, l’insegnamento delle competenze digitali diventa difficoltoso e disomogeneo, con il rischio che le scuole più svantaggiate restino escluse dai benefici dell’innovazione. Le aule di informatica sono ad esempio molto più presenti all’interno delle grandi città (37,7%) e nei centri di medie dimensioni (36,7%) rispetto alle aree rurali, poco urbanizzate (31,7%).  Potenziare la dotazione tecnologica degli istituti scolastici è un passo fondamentale per garantire a tutti gli studenti le stesse opportunità di apprendimento. <a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-dellalfabetizzazione-digitale-per-contrastare-le-disuguaglianze/#solo-il-357-degli-istituti-scolastici-italiani-risulta-dotato-di-aule-informatiche" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
</section>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</h3>
</p>
<p><div>
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            </div></p>
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		<item>
		<title>L&#8217;equilibrio giovani-anziani nell&#8217;Abruzzo montano e interno</title>
		<link>https://www.openpolis.it/lequilibrio-giovani-anziani-nellabruzzo-montano-e-interno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Dec 2024 07:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=294426</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quest'anno l'Italia ha raggiunto il rapporto di 2 anziani per bambino, una quota superata in Abruzzo già nel 2021, in particolare nelle aree interne della regione. Approfondiamo la situazione sul territorio, anche alla luce delle politiche per il ripopolamento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/lequilibrio-giovani-anziani-nellabruzzo-montano-e-interno/">L&#8217;equilibrio giovani-anziani nell&#8217;Abruzzo montano e interno</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In molte aree dell&#8217;Italia e dell&#8217;Abruzzo, l&#8217;<strong>equilibrio tra la presenza di anziani e quella di giovani sembra essere sempre più precario</strong>. In particolare nelle zone interne e montane dove, a fronte dell&#8217;invecchiamento della popolazione, nel tempo sono calate anche le nascite.</p>
<div id="il-problema-dellabruzzo-interno-non-e-solo-lo-spopolamento-ma-anche-i-connessi-squilibri-sociali-e-demografici" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Aree spesso <strong>difficili da vivere per famiglie giovani con figli</strong>, per la distanza dai servizi e dai luoghi di lavoro, che però <strong>rischiano così di andare incontro a un progressivo declino e abbandono</strong>.</p>
<p>Nelle scorse settimane, il dibattito pubblico abruzzese si è concentrato sulle <strong>misure da prendere per intervenire sul fenomeno</strong>. Con visioni diverse nell&#8217;arco politico tra <a href="https://www.reteabruzzo.com/2024/10/14/aree-interne-e-spopolamento-lega-abruzzo-risultati-concreti-delle-politiche-del-centrodestra/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">maggioranza</a> e <a href="https://www.zonalocale.it/2024/10/14/critiche-legge-regionale-spopolamentox/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">opposizione</a>, in particolare rispetto all&#8217;attuazione delle politiche in materia, tra cui la <a href="http://www2.consiglio.regione.abruzzo.it/leggi_tv/abruzzo_lr/2021/lr21032/Intero.asp#Art3" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge regionale 32/2021</a>. Norma che da circa tre anni ha previsto alcuni <strong>incentivi per il ripopolamento di questi territori</strong>.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>La Regione Abruzzo (&#8230;) al fine di contrastare il declino demografico in atto nelle zone montane più marginali, con la presente legge promuove iniziative volte a rivitalizzare il tessuto sociale ed economico dei piccoli Comuni di montagna, favorendo la natalità e incentivando l&#8217;insediamento di nuovi residenti che intendono trasferire la propria residenza in detti comuni.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="http://www2.consiglio.regione.abruzzo.it/leggi_tv/abruzzo_lr/2021/lr21032/Intero.asp#Art1" target="_blank">&#8211; Lr 32/2021, art. 1</a>
									            </div>
</section>
<p>Questa legge prevede in particolare il <strong>riconoscimento di un contributo triennale</strong> di 2.500 euro all&#8217;anno <strong>per le famiglie che trasferiscono la propria residenza in un comune di montagna della regione Abruzzo</strong>. Il contributo viene raddoppiato se i nuclei familiari richiedenti avviano nel nuovo comune di residenza un’attività imprenditoriale, anche attraverso il recupero di beni immobili del patrimonio storico artistico.</p>
<p>Ma <strong>in quale contesto sociale e demografico si è inserita l&#8217;approvazione di questa legge e la sua attuazione? </strong>L&#8217;Italia quest&#8217;anno ha raggiunto il rapporto di 2 anziani per ogni giovane, rapporto che l&#8217;Abruzzo aveva superato già nel 2021, anno di approvazione della legge sullo spopolamento, con forti differenze territoriali. Alla luce di questo squilibrio, vediamo cosa prevede oggi la legge, con i dati più recenti sull&#8217;attuazione. Anche in considerazione del legame tra il contrasto all&#8217;abbandono del territorio e la <strong>possibilità di incentivare il ripopolamento per le famiglie giovani e con figli</strong>.</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
<h3 class="wp-block-heading">La crescita degli anziani in Italia e in Abruzzo</h3>
<p>Nel 2005 vivevano in Italia 11,3 milioni di persone di almeno 65 anni di età e 8,2 milioni di giovani fino a 14 anni. Vale a dire un rapporto (in demografia noto come indice di vecchiaia) di&nbsp;<strong>138 anziani ogni 100 bambini e ragazzi</strong>. Oggi gli over-65 sono 14,3 milioni, a fronte di meno di 7,2 milioni di minori di 14 anni. Un rapporto che quindi – secondo le stime preliminari sul <strong>2024 – per la prima volta arriva a sfiorare i&nbsp;200 anziani ogni 100 giovani</strong>. Una crescita che, negli ultimi anni, ha riguardato tutto il paese.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">10 </span>regioni &#8211; tra cui l&#8217;Abruzzo &#8211; che già nel 2021 superavano la soglia di 200 anziani ogni 100 giovani.</p>
</section>
<div id="labruzzo-nel-2021-aveva-gia-superato-la-soglia-di-2-anziani-per-ogni-giovane-residente-media-italiana-del-2024" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Se l&#8217;Italia negli ultimi anni si è progressivamente avvicinata al rapporto di 2 anziani per ciascun bambino o ragazzo residente fino a 14 anni, l&#8217;<strong>Abruzzo nel 2021 aveva già superato tale soglia</strong>, con un indice di vecchiaia superiore a 200. Un dato, sebbene inferiore a quello di altre regioni italiane, ampiamente al di sopra della media nazionale.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-vivono-oltre-2-anziani-per-ogni-bambino-piu-della-media-nazionale/">In Abruzzo vivono oltre 2 anziani per ogni bambino, più della media nazionale</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-vivono-oltre-2-anziani-per-ogni-bambino-piu-della-media-nazionale/">Indice di vecchiaia nelle regioni italiane (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_294480_tab1"><br />
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo openpolis su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br />(pubblicati: venerdì 8 Marzo 2024)
                                        </p>
</p></div>
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                                          data-param-text="In Abruzzo vivono oltre 2 anziani per ogni bambino, più della media nazionale"
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<p><label for="embed-chart-294480"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-294480" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>L&#8217;Abruzzo in questo quadro si colloca a metà classifica</strong>, essendo l&#8217;ultima delle 10 regioni italiane a registrare un valore superiore a 200. Tuttavia si tratta di un <strong>valore medio che cela profonde differenze</strong>, in particolare rispetto all&#8217;invecchiamento registrato nella montagna abruzzese e nelle aree interne della regione.</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;indice di vecchiaia nei comuni abruzzesi</h3>
<p>Abbiamo visto come in Abruzzo già nel 2021 fossero in media 202,5 i residenti di almeno 65 anni di età per ogni infra-14enne residente. Questa quota è fortemente variabile sul territorio, a partire dalle città capoluogo. </p>
<p><strong>Chieti è quella con l&#8217;indice di vecchiaia più elevato</strong> (252,1), seguita da Pescara (216,6) e Teramo (210,1). Il capoluogo regionale è invece l&#8217;unico ad attestarsi ancora &#8211; di poco &#8211; sotto quota 200 nel 2021, con un indice pari a 198, un valore comunque elevato.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">3 su 4 </span>i capoluoghi abruzzesi dove il rapporto supera i 2 anziani per bambino residente.</p>
</section>
<p>Ma è uscendo dalle città maggiori e dirigendosi verso le <strong>aree montane e interne della regione che spicca la maggiore incidenza di persone anziane</strong> rispetto ai bambini e ragazzi residenti.</p>
<p>Se si considerano i <strong>20 comuni abruzzesi con l&#8217;indice di vecchiaia più elevato</strong> emerge come siano <strong>tutti collocati in area interna</strong>. Sette sono intermedi, distanti almeno 28 minuti dalla città polo in termini di servizi più vicina. Altri 9 sono periferici, ovvero servono oltre 40 minuti per raggiungere il polo più vicino. I 4 restanti sono addirittura ultraperiferici: significa impiegare almeno 67 minuti per arrivare al comune baricentrico in termini di servizi sanitari, scolastici e ferroviari.</p>
<div id="19-su-20-dei-comuni-abruzzesi-con-lindice-di-vecchiaia-piu-elevato-sono-di-montagna-interna" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/su-20-comuni-abruzzesi-con-lindice-di-vecchiaia-piu-alto-19-sono-di-montagna-interna/">Su 20 comuni abruzzesi con l&#8217;indice di vecchiaia più alto, 19 sono di montagna interna</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/su-20-comuni-abruzzesi-con-lindice-di-vecchiaia-piu-alto-19-sono-di-montagna-interna/">Indice di vecchiaia nei comuni abruzzesi (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         aria-labelledby="chart_294434_tab1"><br />
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<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/su-20-comuni-abruzzesi-con-lindice-di-vecchiaia-piu-alto-19-sono-di-montagna-interna/">Su 20 comuni abruzzesi con l&#8217;indice di vecchiaia più alto, 19 sono di montagna interna &#8211; Indice di vecchiaia nei comuni abruzzesi (2021)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo openpolis su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br />(pubblicati: venerdì 8 Marzo 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/12/su-20-comuni-abruzzesi-con-lindice-di-vecchiaia-piu-alto-19-sono-di-montagna-interna.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-294434"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-294434" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Una <strong>perifericità strettamente connessa con l&#8217;orografia di questi territori</strong>. In 19 casi su 20, i comuni con l&#8217;indice di vecchiaia più elevato sono anche classificabili come montagna interna. Uno (<strong>San Giovanni Lipioni</strong>, comune della provincia di Chieti) è classificabile come collina interna. Questo paese di circa 140 abitanti &#8211; di cui la metà over 65 &#8211; è il comune d&#8217;Abruzzo con l&#8217;indice di vecchiaia più elevato, con 2.800 anziani ogni 100 bambini nel 2021. </p>
<p>Seguono, con oltre 2000 over-65 ogni 100 under-14, due comuni di montagna interna della provincia aquilana: <strong>San Benedetto in Perillis</strong>, <strong>Bisegna</strong> e <strong>Ortona dei Marsi</strong>.</p>
<div id="la-legge-sullo-spopolamento-prevede-una-serie-di-incentivi-che-nei-prossimi-anni-dovranno-essere-monitorati-anche-sul-tema-dellequilibrio-demografico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Cosa prevedono le politiche sullo spopolamento in Abruzzo</h3>
<p>La legge per il contrasto allo spopolamento approvata nel 2021 prevede una serie di misure, indirizzate ai piccoli comuni di montagna dell&#8217;Abruzzo. </p>
<p>Questi sono individuati tra i <strong>comuni con meno di 3.000 abitanti</strong> che, sulla base dei dati Uncem (unione nazionale comuni comunità enti montani) sono classificati come <strong>montani</strong> e hanno registrato negli ultimi cinque anni un <strong>calo demografico</strong> superiore alla media regionale. Vi rientrano inoltre <strong>tutti i comuni montani con meno di 200 abitanti, anche in assenza di calo demografico</strong>.</p>
<p>Da un lato, è previsto un <strong>incentivo economico di 2.500 euro annui alle nuove famiglie residenti</strong>, della durata di un triennio. La condizione è che il nucleo familiare richiedente dichiari e dimostri che l&#8217;abitazione di nuova residenza rimanga la dimora abituale per tutto il periodo di godimento del beneficio. In base alla <a href="https://www.crabruzzo.it/system/files/2024-10/8887083_ori.stamped.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazione sull&#8217;attuazione</a> per il 2023, lo scorso anno ne hanno fatto richiesta oltre 800 nuclei, di cui 702 ammessi all’istruttoria. Per 602 di queste l&#8217;istruttoria risultava conclusa al momento della relazione, nell&#8217;ottobre scorso, per un totale di 829 persone.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">602 </span>nuclei familiari richiedenti nel 2023 che hanno ricevuto l&#8217;incentivo.</p>
</section>
<p>La legge prevede il raddoppio dell&#8217;incentivo per i richiedenti che avviano un&#8217;<strong>attività imprenditoriale nel comune di nuova residenza</strong>, anche attraverso il recupero di beni immobili del patrimonio storico-artistico. Nel 2023, sono state 19 richieste che hanno ottenuto l’ulteriore incentivo previsto per aver avviato o trasferito la propria attività.</p>
<p>Definire politiche pubbliche che contrastino l&#8217;abbandono del territorio è strettamente connesso alla <strong>possibilità per le giovani famiglie &#8211; in particolare con figli &#8211; di vivere in aree interne e montane</strong>. Da questo punto di vista, l&#8217;<a href="https://www2.consiglio.regione.abruzzo.it/leggi_tv/abruzzo_lr/2021/lr21032/Intero.asp#Art2" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo 2 della legge 32/2021</a> prevede in questi comuni un assegno di natalità fino a un massimo di 2.500 euro annui alla nascita o all&#8217;adozione di un figlio, per i primi 3 anni di vita del minore, nei limiti dello stanziamento previsto dalla stessa legge. </p>
<p>Inoltre, si prevedono la promozione di&nbsp;intese tra le Asl e i comuni montani per l&#8217;apertura di <strong>ambulatori pediatrici</strong> e contributi alle famiglie per il <strong>rimborso rette scolastiche</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza dei servizi per le famiglie nelle aree interne</h3>
<p>Nel valutare l&#8217;impatto di queste misure e di altre analoghe, la maggiore attenzione nei prossimi anni dovrà essere dedicata alla presenza di famiglie con figli e ai servizi ad esse rivolti. Tali aspetti vanno considerati <strong>centrali per qualsiasi politica di contrasto allo spopolamento</strong> che sia duratura nel tempo, per due ragioni.</p>
<p>La prima è che le <strong>aree interne sono definite proprio a partire dalla loro distanza dai servizi essenziali</strong>. Prevederne una maggiore presenza, o comunque una maggiore raggiungibilità sul territorio, è il presupposto per contenere il trend di spopolamento. </p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cosa sono le aree interne?<br />
<br /><strong>Vai al glossario</strong></a>.</p>
</section>
<p>In secondo luogo, la possibilità per le famiglie con figli di vivere nelle aree interne non si collega solo all&#8217;obiettivo primario di ridurre lo spopolamento. Ma anche a quello, altrettanto importante, di un <strong>riequilibrio demografico tra giovani e anziani</strong>, aspetto particolarmente sensibile nelle aree montane e interne.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">89,8% </span>i comuni di montagna interna in Abruzzo dove già nel 2021 il rapporto raggiungeva i 2 anziani per giovane (media regione: 78%).</p>
</section>
<p>Un<strong> equilibrio che come abbiamo visto è oggi fragile in molte aree del paese e in Abruzzo</strong>. A tutti i livelli istituzionali, nei prossimi mesi e anni sarà cruciale prevedere ed estendere le misure di <strong>supporto alla genitorialità</strong>, monitorando nel tempo anche indicatori come l&#8217;andamento del rapporto tra giovani e anziani. Una variabile chiave per il futuro di questi territori e non solo.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, comune per comune</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/Abruzzo_indice_vecchiaia.xls" target="_blank" rel="noopener">Indice di vecchiaia in Abruzzo</a></p>
</div></div>
</section>
<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis, <a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a> e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/lequilibrio-giovani-anziani-nellabruzzo-montano-e-interno/">L&#8217;equilibrio giovani-anziani nell&#8217;Abruzzo montano e interno</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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