Generazione Cooperazione Archivi - Openpolis https://www.openpolis.it/chi/generazione-cooperazione/ Fri, 31 May 2024 07:59:31 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.1 In un mondo sempre più instabile le risorse per la cooperazione ristagnano https://www.openpolis.it/in-un-mondo-sempre-piu-instabile-le-risorse-per-la-cooperazione-ristagnano/ Fri, 31 May 2024 08:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=290992 Dai dati preliminari Ocse relativi al 2023 emerge che nei paesi donatori l'aiuto pubblico allo sviluppo è rimasto sostanzialmente invariato rispetto all'anno precedente. L'aiuto gonfiato si è leggermente ridotto, attestandosi comunque al 13,8% del totale.

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Mentre l’instabilità mondiale cresce, il 2023 ha segnato un momento di relativa stagnazione nella cooperazione internazionale: è quanto emerge dai dati preliminari rilasciati dall’Ocse. Ne abbiamo parlato recentemente per quanto riguarda il caso italiano, che ha registrato un peggioramento piuttosto marcato (l’Aps globale si è ridotto del 15,5%), principalmente a causa di una riduzione dell’aiuto bilaterale. Se consideriamo i paesi Ocse Dac nel loro complesso, il quadro che ne esce è meno marcatamente negativo, ma è evidente che è in corso un rallentamento.

Generalmente l’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) è rimasto inalterato rispetto al 2022. Nonostante un trascurabile aumento in termini assoluti (+1,8%), in rapporto al reddito nazionale lordo (Rnl) non ha subito alcuna variazione, rimanendo fermo allo 0,37%. Una percentuale ancora lontana dall’obiettivo dello 0,70% stabilito dall’Agenda Onu per il 2030. I costi per rifugiati nei paesi donatori, la principale voce del cosiddetto aiuto gonfiato, sono invece diminuiti del 6,2%, rimanendo tuttavia una componente molto significativa dell’Aps totale (13,8%).

Nessun reale aumento delle risorse per la cooperazione

Nei paesi donatori del comitato Dac l’aiuto pubblico allo sviluppo ha raggiunto, nel 2023, i 223,7 miliardi di dollari a prezzi correnti, secondo i dati preliminari Ocse. A prezzi costanti parliamo di 214,4 miliardi, ovvero circa 4 miliardi in più rispetto all’anno precedente. Ha registrato quindi un aumento molto contenuto, pari all’1,8%. È quindi il quinto anno consecutivo di crescita. Tuttavia è rimasto stabile il rapporto tra Aps e Rnl.

0,37% il rapporto Aps/Rnl nei paesi Ocse Dac (2023).

Una percentuale che dovrà quasi raddoppiare in pochi anni per raggiungere l’obiettivo, stabilito dall’agenda per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni unite, dello 0,70% entro il 2030. Si è trattato quindi di una crescita sostanzialmente nominale, che non ha influito sull’effettivo impegno dei paesi donatori.

In termini assoluti, sono gli Stati Uniti a riportare le risorse più consistenti: circa 66 miliardi di dollari. Seguono Germania e Giappone con rispettivamente 36,7 e 19,6 miliardi. L’Italia è all’ottavo posto, ma scende se consideriamo queste risorse in rapporto al Rnl.

I dati si riferiscono al rapporto tra risorse per l’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) e reddito nazionale lordo (Rnl), nei paesi che fanno parte del comitato Ocse Dac. Si tratta di dati preliminari.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ocse
(consultati: lunedì 13 Maggio 2024)

Sono 5 i paesi che hanno già superato la soglia dello 0,70%, l’obiettivo fissato dalle Nazioni unite per il 2030: Norvegia, Lussemburgo, Svezia, Germania e Danimarca. Su 31 paesi, l’Italia è al ventunesimo posto, in linea con l’anno precedente. Gli Stati Uniti, primi per risorse in termini assoluti, addirittura sono al ventiduesimo posto in termini relativi, con lo 0,24% rispetto al Rnl.

L’Aps è diminuito in 17 paesi, marcatamente nell’Europa centro-orientale.

Andando ad analizzare i dati per singolo paese donatore, vediamo che in 17 paesi, inclusa l’Italia, l’Aps è diminuito. Questo è stato evidente, in particolare, in alcuni paesi dell’Europa centro-orientale. In Estonia, Polonia e Repubblica Ceca il calo è stato pari a oltre un terzo (superando, in Estonia, il 50%). In questi paesi è stato forte il calo delle risorse destinate alla voce di spesa “rifugiati nel paese donatore”, strettamente legato, a est del continente, all’assistenza di persone fuggite dalla guerra in Ucraina.

Nel contempo però l’aiuto bilaterale nei confronti dell’Ucraina, incluso l’aiuto umanitario, non è affatto diminuito. Al contrario tra 2022 e 2023 è aumentato del 9% in termini reali, sfiorando i 20 miliardi di dollari (quasi il 60% dei quali donati dagli Stati Uniti). Nel 2023 l’aiuto bilaterale destinato all’Ucraina rappresentava il 9% di tutto l’Aps dei paesi Ocse Dac (mentre nel 2022 era stato dell’8,3%). In Canada e Lituania la quota ha superato il 20%.

A questo importo vanno poi aggiunti altri 20,5 miliardi di dollari delle istituzioni europee, erogati principalmente in forma di prestiti concessionali destinati al sostegno della stabilità finanziaria del paese. Nell’ambito delle risorse europee invece l’aiuto umanitario si è limitato a 443 milioni di dollari.

Resta elevata l’incidenza dell’aiuto gonfiato

Complessivamente nei paesi Ocse Dac a diminuire è stato l’aiuto bilaterale, passato da 14,45 a 13,51 miliardi di dollari a prezzi costanti (-6,5%). Mentre è aumentato leggermente quello multilaterale (+4,8%, passando da meno di 50 a oltre 52 miliardi).

L’aiuto bilaterale è il flusso di risorse che va da fonti istituzionali del paese donatore direttamente al paese ricevente, mentre quello multilaterale è destinato ad organizzazioni internazionali specializzate in cooperazione.
Vai a “Cosa sono il canale bilaterale e il canale multilaterale”

All’interno dell’aiuto bilaterale, a calare è stata soprattutto una delle voci più problematiche, quella dei “costi per i rifugiati nel paese donatore“, che si è ridotta del 6,2%. Tale voce di spesa, per quanto fondamentale, è considerata da molte organizzazioni come la principale componente dell’aiuto cosiddetto gonfiato, in quanto non oltrepassa mai i confini del paese donatore e quindi non raggiunge, di fatto, i paesi beneficiari della cooperazione allo sviluppo. Nel 2023 ha comunque mantenuto un’entità importante, sfiorando i 31 miliardi di dollari.

30,97 miliardi di dollari a prezzi correnti, il costo dei rifugiati nei paesi Ocse Dac (2023) incluso nell’Aps.

Ovvero il 13,8% dell’Aps totale, una quota elevata ma in calo rispetto al 2022, quando aveva raggiunto il 14,7%.

I dati si riferiscono alla quota di risorse, sul totale dell’aiuto pubblico allo sviluppo, destinata alla voce “spesa per rifugiati nel paese donatore”. Quest’ultima è la principale componente dell’aiuto cosiddetto gonfiato, con cui si intendono le risorse per la cooperazione che non raggiungono i paesi beneficiari, rimanendo di fatto all’interno del paese donatore. I dati al 2023 sono preliminari.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ocse
(consultati: lunedì 13 Maggio 2024)

Tra i paesi con le quote più elevate di aiuto gonfiato figurano diversi stati dell’Europa orientale, in particolare Repubblica Ceca (prima, con il 52,7%), Estonia e Polonia, che pure come abbiamo visto hanno registrato un calo dell’aiuto per i rifugiati rispetto al 2022. Ma anche Irlanda (52,3%) e Svizzera (28,3%). L’Italia è al settimo posto, con il 26,8%.

In conclusione l’aiuto pubblico allo sviluppo appare stagnante nel 2023. La modesta crescita che viene registrata peraltro può essere legata a due aspetti in particolare: un livello che rimane comunque alto delle risorse per i rifugiati nei paesi donatori (e dunque una forma di aiuto gonfiato) e l‘aumento degli aiuti nei confronti dell’Ucraina. Tuttavia nell’auspicio che il conflitto possa giungere al termine in tempi rapidi, queste due componenti dell’Aps potrebbero subire un netto ridimensionamento. Sarà dunque importante in un contesto del genere monitorare affinché almeno le risorse attuali dell’Aps non vengano meno e siano al contrario riconvertite in altre forme di aiuto.

L’articolo è stato redatto grazie al progetto “Cooperazione: mettiamola in Agenda!”, finanziato dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Le opinioni espresse non sono di responsabilità dell’Agenzia.

Foto: Aics Khartoum

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Torna a ridursi il contributo italiano alla cooperazione allo sviluppo https://www.openpolis.it/torna-a-ridursi-il-contributo-italiano-alla-cooperazione-allo-sviluppo/ Fri, 03 May 2024 13:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=289838 Quanto emerge dai dati preliminari Ocse è che nel 2023 il contributo italiano alla cooperazione allo sviluppo si è ridotto. Il rapporto Aps/Rnl è sceso allo 0,27% e l'aiuto genuino è diminuito del 17%. Mentre la spesa per rifugiati continua ad aumentare.

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I dati preliminari Ocse relativi al 2023 restituiscono un’immagine poco promettente del contributo italiano alla cooperazione allo sviluppo. Dopo due anni di relativo miglioramento, l’andamento dell’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) del nostro paese ha subito un notevole calo: -15,5%. Una vera e propria inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti.

Il rapporto con il reddito nazionale lordo (Rnl) si è ridotto, scendendo sotto lo 0,30% e segnando quindi un ulteriore allontanamento dall’obiettivo fissato in sede internazionale di raggiungere un rapporto Aps/Rnl pari allo 0,70% entro il 2030, nonostante nel nuovo Def tale obiettivo sia stato riaffermato. Anche in termini assoluti si è verificato un calo, ancora più marcato se consideriamo esclusivamente la componente genuina dell’aiuto. Infatti, la spesa per rifugiati nel paese donatore (la principale voce dell’aiuto cosiddetto gonfiato) è aumentata del 5,8% circa, mentre l’aiuto bilaterale al netto di tale voce, la parte più importante della cooperazione italiana, è diminuito del 45%.

Nel 2023 l’Aps italiano fa un passo indietro

Nei paesi del comitato Dac l’aiuto pubblico allo sviluppo è complessivamente aumentato nel 2023 rispetto all’anno precedente, secondo i dati preliminari Ocse, raggiungendo i 223,7 miliardi di dollari a prezzi correnti. A prezzi costanti sono 214,4 miliardi, circa 4 miliardi in più rispetto all’anno precedente, con un aumento contenuto, pari all’1,8%.

È rimasto tuttavia stabile il rapporto tra Aps e Rnl, fermo allo 0,37% – una percentuale che dovrà quasi raddoppiare in pochi anni per raggiungere l’obiettivo, stabilito dall’agenda per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni unite, dello 0,70% entro il 2030. Si è trattato quindi di una crescita sostanzialmente nominale, che non ha influito sull’impegno relativo dei paesi donatori.

Tuttavia non si può dire lo stesso per l’Italia, dove l’aiuto pubblico allo sviluppo è addirittura diminuito, sia in termini assoluti che in rapporto al reddito nazionale lordo. Dopo aver superato i 6 miliardi di euro (a prezzi correnti) nel 2022, le risorse italiane sono infatti tornate a 5,56 miliardi. Anche il temporaneo incremento del rapporto Aps/Rnl, che aveva raggiunto lo 0,29% nel 2021 e che per la prima volta nel 2022 si era attestato al di sopra dello 0,30%, è tornato a calare.

0,27% il rapporto Aps/Rnl italiano nel 2023, secondo i dati preliminari Ocse.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ocse
(pubblicati: giovedì 11 Aprile 2024)

Il rapporto Aps/Rnl italiano ha avuto un andamento altalenante negli ultimi anni, con due forti oscillazioni, una tra 2016 e 2017, quando ha raggiunto lo 0,30%, e una tra 2021 e 2022 quando lo ha superato, attestandosi allo 0,33%. Nel primo caso, all’aumento è seguita una fase di calo che ha riportato il rapporto allo 0,22% nel 2019 e 2020. Il rischio quindi è che anche questa volta le risorse continuino a calare, come d’altronde sembra indicare l’ultima legge di bilancio, almeno a partire dal 2025. Anche in termini assoluti, l’Ocse ha evidenziato un calo significativo delle risorse italiane per la cooperazione internazionale. Un calo che non può essere imputato soltanto al governo attuale, ma anche ai precedenti. 

-15,5% l’Aps italiano tra 2022 e 2023.

Una porzione non indifferente è, anche quest’anno, costituita dagli aiuti per l’Ucraina, che secondo i dati preliminari si attestano a 266,5 milioni di dollari, una cifra che però già segna un calo rispetto all’anno precedente, quando superava i 360 milioni.

Cala l’Aps, ma l’aiuto gonfiato continua ad aumentare

Se consideriamo soltanto l’aiuto cosiddetto genuino, vediamo che il passaggio tra 2022 e 2023 è stato ancora più problematico.

Con aiuto genuino si fa riferimento a tutte le risorse che arrivano nel paese beneficiario dell’aiuto pubblico allo sviluppo. Mentre l’aiuto gonfiato rappresenta quella parte dell’Aps che viene rendicontata come tale ma che non comporta un effettivo spostamento di risorse dal paese donatore, o che non viene alla fine investita in progetti di sviluppo. Rientrano in quest’ultima voce la spesa per i rifugiati nel paese donatore, le borse di studio e i costi per gli studenti e l’aiuto cosiddetto legato.

Tuttavia, in Italia, è la spesa per rifugiati nel paese donatore a rappresentare la quota principale dell’aiuto gonfiato – oltre un quarto del totale del 2023. Parliamo di tutte le spese legate all’accoglienza dei rifugiati prima dell’esito della loro domanda di asilo. Sono spese fondamentali e il loro incremento va compreso anche alla luce del fatto che negli ultimi anni è aumentato il numero di migranti accolti in Italia. Tuttavia molte organizzazioni tra cui Concord Europe contestano l’inserimento di questa voce nella contabilità relativa alla cooperazione allo sviluppo. Infatti, queste risorse non oltrepassano mai i confini del paese donatore, rimanendo nei circuiti economici nazionali.

In Italia nel 2023 non soltanto è diminuito l’Aps complessivo, in termini assoluti e in rapporto al reddito nazionale lordo, ma al suo interno è diminuito in modo molto più marcato l’aiuto genuino. Mentre l’aiuto gonfiato (qui identificato con la sua principale componente, la spesa per rifugiati nel paese donatore) è aumentato.

-17% l’Aps italiano al netto della spesa per rifugiati, tra 2022 e 2023.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ocse
(pubblicati: giovedì 11 Aprile 2024)

Tra 2022 e 2023 si è verificato un lieve calo del canale multilaterale (-1,3%) e un forte calo di quello bilaterale, soprattutto se considerato al netto della spesa per rifugiati e quindi esclusivamente nella sua componente genuina. La riduzione di quello che è il cuore della cooperazione italiana, ovvero il bilaterale al netto della spesa considerata gonfiata, ha superato il 40%.

-45,5% l’aiuto bilaterale genuino tra 2022 e 2023.

Per contro, la componente gonfiata è aumentata significativamente, sfiorando 1,49 miliardi di euro a prezzi correnti. La spesa per rifugiati costituisce una quota molto significativa dell’Aps totale, come accennato, il 26,8% – l’Italia è il principale donatore a riportare una cifra così elevata. Rispetto al 2022, inoltre, nel 2023 si è verificato un aumento pari quasi al 6%. Nel 2023 assistiamo quindi a un calo delle risorse per la cooperazione ancora più profondo di quello che si profila a una prima lettura.

L’articolo è stato redatto grazie al progetto “Cooperazione: mettiamola in Agenda!”, finanziato dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Le opinioni espresse non sono di responsabilità dell’Agenzia.

Foto: Aics

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Per l’Aps italiano si confermano tendenze preoccupanti https://www.openpolis.it/esercizi/per-laps-italiano-si-confermano-tendenze-preoccupanti/ Thu, 15 Feb 2024 05:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&p=282720 La politica italiana di cooperazione allo sviluppo, le risorse destinate ai paesi africani e come tutto questo si inserisce nel contesto del piano Mattei.

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Il 2024 è l’anno in cui dovrebbe prendere avvio il cosiddetto piano Mattei. Attualmente però le informazioni disponibili sono molto scarse e per comprendere se questo progetto risulterà efficace o meno sarà necessario monitorarlo nel tempo. Analizzare la politica di cooperazione italiana degli ultimi anni però può essere un ottimo punto di partenza per valutare come si muoverà il paese nel prossimo futuro.

A dicembre scorso l’Ocse ha rilasciato i dati definitivi sulla cooperazione internazionale nel 2022. Si è trattato di un anno particolare e che allo stesso tempo ha consolidato una tendenza ormai in atto da alcuni anni. Ovvero la crescente incidenza di forme di aiuto che vengono considerate da molte organizzazioni (in particolare Concord Europe) come impropriamente inserite nel computo della cooperazione allo sviluppo e quindi gonfiate.

Da una parte, l’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) è aumentato, sia in termini assoluti (+19% dal 2021) che rispetto al reddito nazionale lordo (0,33%, mentre l’anno precedente si attestava allo 0,29%). Un aumento che però, occorre sottolineare, ci mantiene ancora lontani dall’obiettivo dell’Agenda 2030, ovvero di destinare lo 0,70% del reddito nazionale lordo (Rnl) all’aiuto pubblico allo sviluppo.

Dall’altra parte, l’incremento ha riguardato quasi esclusivamente la componente gonfiata dell’aiuto. In particolare tutte quelle risorse che vengono spese all’interno dei confini del paese donatore e quindi di fatto non raggiungono i cosiddetti paesi beneficiari, per i quali è pensata la cooperazione internazionale. Se consideriamo nel calcolo soltanto la componente di aiuto genuino, l’aumento è stato infatti molto contenuto (+1,8%).

Aumentano le risorse della cooperazione internazionale

Stando ai dati definitivi forniti dall’Ocse, nel 2022 le risorse dedicate dall’Italia all’aiuto pubblico allo sviluppo sono aumentate rispetto all’anno precedente, superando i 6 miliardi di euro.

6,32 miliardi di euro l’aiuto pubblico allo sviluppo italiano nel 2022.

Corrispondenti a 7,24 miliardi di dollari a prezzi costanti (un’unità di misura che ci permette di paragonare i dati attraverso gli anni), ovvero quasi un quinto in più rispetto al 2021, quando l’Aps totale era stato pari a poco più di 6 miliardi di dollari.

I dati si riferiscono all’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) italiano in termini assoluti, calcolato in dollari a prezzi costanti. Fino al 2014 è stata utilizzata la metodologia net disbursements, dal 2015 i grant equivalents.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ocse
(pubblicati: venerdì 2 Febbraio 2024)

L’aumento è stato pari al 19%, in confronto all’anno precedente. Prosegue quindi un incremento che era iniziato già nel 2020. Tuttavia rispetto al 2021, quando il tasso di crescita era stato del 37,3%, c’è un relativo rallentamento. Anche rispetto al reddito nazionale lordo il rapporto è aumentato e anche in questo caso parliamo di un incremento che ha sì continuato una dinamica già in atto dal 2020, ma con variazioni meno pronunciate.

0,33% il rapporto Aps/Rnl italiano nel 2022.

Nel 2021 tale rapporto era fermo allo 0,29%, mentre nel 2020 era pari allo 0,22%. Comunque un valore leggermente superiore rispetto a quanto era stato preannunciato dai dati preliminari, che lo stimavano allo 0,32%.

L’aumento dell’Aps va ridimensionato alla luce di alcune dinamiche.

Un aumento importante, che però va messo in prospettiva. In primo luogo, siamo ancora molto lontani dagli obiettivi fissati in sede internazionale, che prevedono un raggiungimento di un rapporto Aps/Rnl pari allo 0,70% entro il 2030. La data è sempre più vicina e siamo ancora a meno di metà strada. Inoltre, relativamente agli altri paesi donatori del comitato Ocse Dac, l’Italia è peggiorata, scendendo dal sedicesimo al ventunesimo posto nella classifica per rapporto Aps/Rnl, un aspetto che tratteremo più approfonditamente in un altro capitolo. In secondo luogo, analizzando a livello più sostanziale questo miglioramento, vediamo che è quasi tutto imputabile a una componente specifica di quello che Concord Europe definisce aiuto gonfiato.

Aumenta l’incidenza dell’aiuto gonfiato

A ben vedere infatti, ad aumentare tra 2021 e 2022 è stata soprattutto una specifica voce all’interno della rendicontazione ufficiale della cooperazione internazionale, ovvero la voce di spesa destinata ai rifugiati nel paese donatore.

Si tratta di risorse che vengono utilizzate per gestire l’accoglienza dei rifugiati nel paese donatore e che pertanto rimangono in Italia. L’uso di questi fondi è importantissimo per garantire i diritti umani dei migranti in arrivo nel nostro paese. Allo stesso tempo però queste risorse non raggiungono quelli che dovrebbero essere i reali beneficiari della cooperazione allo sviluppo, ovvero le popolazioni in povertà nei paesi a basso tasso di sviluppo. Secondo molti questa voce di spesa non dovrebbe quindi essere conteggiata nell’Aps e per questo è considerata la principale componente dell’aiuto gonfiato.

Inoltre, negli ultimi anni, è proprio questa parte delle risorse della cooperazione ad essere cresciuta in modo particolare. Il 2022 non è stato un’eccezione e anzi ha confermato la tendenza in modo molto evidente. Se nel 2020 la spesa per i rifugiati si attestava al 5,4% dell’aiuto allo sviluppo italiano, nel 2022 l’incidenza ha superato ampiamente un quinto del totale.

22,3% di tutto l’Aps italiano nel 2022 è gonfiato.

In anni passati questa è stata ancora più elevata, in particolare tra 2015 e 2017, ovvero in corrispondenza della cosiddetta “crisi dei rifugiati” sulla rotta mediterranea (soprattutto nel 2016 e nel 2017 ha superato il 30%), ma poi si era fortemente ridimensionata, prima di tornare ad aumentare in tempi recenti.

I dati si riferiscono alla composizione dell’aiuto allo sviluppo (Aps) italiano tra 2018 e 2022, in dollari a prezzi costanti con anno base 2021. Sono identificate tre categorie: l’aiuto multilaterale, la spesa per rifugiati nel paese donatore (pressoché equivalente al cosiddetto aiuto gonfiato) e l’aiuto bilaterale al netto della spesa per rifugiati.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ocse
(pubblicati: venerdì 2 Febbraio 2024)

Nel 2022 è diminuito l’aiuto multilaterale (-4,4%), mentre è aumentato quello bilaterale, tuttavia perlopiù nella sua componente gonfiata – al netto di quest’ultima, l’aumento è stato del 15,2%. La spesa per i rifugiati nel paese donatore è infatti aumentata del 190% tra 2021 e 2022. Superando 1,6 miliardi di dollari, una cifra senza precedenti nell’ultimo quinquennio. Se escludiamo la componente gonfiata dal calcolo dell’Aps, vediamo che il rapporto Aps/Rnl scende allo 0,25%, una differenza di 0,08 punti percentuali.Tutto questo peraltro si riferisce al 2022, un anno in cui il numero di arrivi sulle coste italiane era sì cresciuto rispetto all’anno precedente, rimanendo però contenuto se confrontato con i numeri del 2023.

L’articolo è stato redatto grazie al progetto “Cooperazione: mettiamola in Agenda!”, finanziato dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Le opinioni espresse non sono di responsabilità dell’Agenzia.

Foto: Aics Nairobi

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Il bilancio della cooperazione e gli obiettivi della campagna 0,70 https://www.openpolis.it/il-bilancio-della-cooperazione-e-gli-obiettivi-della-campagna-070/ Fri, 19 Jan 2024 14:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=281744 Per rispettare gli impegni assunti in sede internazionale, nei prossimi anni l'Italia dovrà considerevolmente aumentare i propri stanziamenti in materia di cooperazione allo sviluppo. Abbiamo chiesto il parere di Ivana Borsotto sulla base della legge di bilancio recentemente approvata.

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La legge di bilancio 2024-2026, approvata dal parlamento lo scorso 30 dicembre (l. 213/2023) è la seconda adottata dal governo Meloni. Questo tuttavia è il primo anno in cui il nuovo esecutivo ha avuto responsabilità sull’intero ciclo di bilancio. Si tratta dunque di un momento importante in cui, nella cooperazione allo sviluppo come in tutti gli altri settori, si delineano le scelte politiche dell’esecutivo.

Dall’analisi del disegno di legge presentato dal governo alle camere erano già emersi alcuni aspetti positivi ma anche molte criticità. Le risorse per il 2024 infatti dovrebbero essere in aumento rispetto agli anni precedenti, anche se è probabile che gran parte della crescita sia in realtà dovuta al cosiddetto “aiuto gonfiato“. Inoltre gli importi sono previsti in calo già dal 2025, nonostante l’impegno italiano a destinare lo 0,70% del reddito nazionale lordo (Rnl) in aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) entro il 2030. Un dato dal quale l’Italia è ancora molto distante. Gli ultimi dati ufficiali rilasciati dall’Ocse infatti posizionano il paese allo 0,32% Aps/Rnl (2022).

Il cammino italiano per rispettare gli impegni in materia di cooperazione allo sviluppo è ancora molto lungo. Affinché l’Italia raggiunga o quantomeno si avvicini allo 0,70% Aps/Rnl sarà quindi necessario un forte impegno del nuovo esecutivo.

Proprio su questo, concluso l’iter di approvazione della legge di bilancio, abbiamo chiesto un commento a Ivana Borsotto, presidente Focsiv e portavoce della Campagna 0,70, promossa da Aoi, Cini, Link 2007 e Focsiv con il patrocinio di Asvis, Forum Terzo Settore, Missio e Caritas.

La nuova legge di bilancio ha definito gli stanziamenti per la cooperazione allo sviluppo nei prossimi anni. Qual è la vostra valutazione rispetto ai temi al centro della Campagna 0,70 sostenuti dal progetto Generazione Cooperazione?

Siamo ancora lontani dagli obiettivi della Campagna 070, lanciata due anni fa. Nell’ultimo biennio abbiamo visto però crescere l’attenzione del parlamento e del governo nei confronti di questo impegno internazionale, contenuto nell’Agenda 2030 dell’Onu e riconfermato sistematicamente in molti summit istituzionali. Iniziano a dare i loro frutti le molteplici iniziative di sensibilizzazione e advocacy realizzate da decine di associazioni e reti di società civile italiane. Mi riferisco ai numerosi convegni nazionali e locali con cittadini e giovani, all’interlocuzione con gli enti locali, agli ordini del giorno approvati da consigli comunali, alle attività informative nelle scuole, ai corsi di formazione per giornalisti, ai flash mob, agli articoli, alle interviste e agli appelli e alle nostre richieste, portate avanti anche grazie al progetto Generazione Cooperazione.

Quali sono state le vostre richieste e come sono state accolte nel corso della discussione parlamentare?

La Campagna 0,70 ha predisposto un emendamento alla legge 125/2014 che regola la cooperazione internazionale allo sviluppo. La proposta rafforzava quanto già si trova all’art. 30 della legge che, infatti, richiama la necessità di un riallineamento con gli obiettivi internazionali.

Importante sottolineare che l’emendamento non era oneroso, rinviando la definizione degli impegni di spesa all’iniziativa del governo, e avrebbe avuto un impatto in termini di maggiori investimenti e costi solamente a partire dal 2025. Purtroppo, l’emendamento non è passato, pur essendo stato oggetto di discussione tra i capi gruppo di maggioranza e opposizione in parlamento e anche in sede governativa.

La commissione affari esteri e difesa nella relazione sul bilancio di previsione dello stato 2024 ha richiesto che si “valuti l’opportunità di programmare, nel rispetto dei vincoli di bilancio, un aumento graduale e di lungo periodo delle risorse complessive destinate alla cooperazione e allo sviluppo al fine di consentire, in un arco temporale definito, il pieno riallineamento dell’Italia agli impegni internazionali assunti in materia”.

Inoltre il parlamento ha approvato la mozione di maggioranza sulla Cop28, che impegna il governo ad “adottare iniziative per il raggiungimento dell’obiettivo di una quota pari allo 0,7% del Pil in aiuti allo sviluppo, destinando il 50% di queste risorse alla lotta per il cambiamento climatico”.

Si tratta di dichiarazioni importanti che ci incoraggiano. Il risultato non è ancora stato raggiunto, è evidente. Ma il nostro impegno continua. Stiamo valutando la possibilità di farci promotori di un’iniziativa di legge popolare. Il lavoro non ci manca. La tenacia nemmeno. I compagni di viaggio stanno aumentando. Di questi tempi, direi che non è male.

Il governo sostiene di voler reindirizzare una parte consistente delle risorse per la cooperazione verso i paesi africani, in particolare grazie al cosiddetto “piano Mattei”. Come interpretate questa iniziativa?

Il piano Mattei potrà essere valutato positivamente quando saranno resi noti contenuti e linee guida principali. Inoltre, per risultare efficace, bisogna valutare il rispetto di alcune condizioni.

Ci sono almeno tre aspetti complessi ma rilevanti: innanzitutto si dovrà distinguere tra cooperazione allo sviluppo (in senso stretto) e promozione di forme di cooperazione sostenibili, dal punto di vista sia economico che ambientale. In secondo luogo le politiche dovranno essere sostenute da un budget adeguato, a partire dall’impegno dello 0,70%, corrispondente a circa 13 miliardi di euro. Infine, il piano potrà essere utile solo se inaugurerà una nuova stagione di politiche di sviluppo dell’Europa verso Mediterraneo e Africa. Considerata la vastità di questi obiettivi è inimmaginabile che l’Italia da sola ce la possa fare.

Ci preoccupa che il piano Mattei possa tradursi in un superamento operativo della legge 125/2014, quella sulla cooperazione allo sviluppo, concentrando a favore delle imprese i finanziamenti impegnati, con la cooperazione ridotta a convenienza economica, a ricerca di affari, a logica estrattiva in cerca di fonti energetiche, e ridimensionando se non marginalizzando il ruolo dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. Quest’ultimo non può fondarsi solo sul capitale economico ma necessita di capitale umano, di capitale relazionale e di capitale sociale ed istituzionale.

La cooperazione non si riduce a un trasferimento monetario, dall’alto in basso, che può indurre dipendenza, sterile assuefazione per chi dà e per chi riceve. Lo sviluppo è un insieme di investimenti reali nell’istruzione e nella formazione professionale, accessibilità universale alle medicine e ai servizi sanitari, riqualificazione delle periferie urbane, disponibilità di acqua potabile e di elettricità e di servizi di telecomunicazioni e digitali, promozione della imprenditorialità locale in partenariato, cura dell’ambiente e delle risorse naturali, programmi di transizione green, superamento delle monoculture agroindustriali.

Sviluppo che richiede una “cooperazione di precisione” perché l’Africa non è un continente omogeneo ma presenta diversità significative che richiedono letture non stereotipate e politiche multidimensionali.  Bisogna insomma pianificare politiche e progetti su misura, coinvolgendo necessariamente le giovani generazioni e la società civile.

Monitoreremo affinché queste condizioni vengano rispettate. D’altro canto, visto che risultano sostanzialmente definite le modalità di governance del piano Mattei, possiamo attenderci una tempestiva definizione dei primi progetti operativi, le risorse dedicate a ciascuna attività, chi le gestisce, a chi vengono assegnate nei paesi africani e a quali condizioni, oltre che le modalità di monitoraggio, assicurando la trasparenza dei flussi finanziari, e di valutazione con i criteri scientifici. I primi passi diranno molto sul senso del cammino.

Con il passare degli anni il tema dell’aiuto pubblico allo sviluppo appare sempre più legato a quello dell’immigrazione. Quale approccio dovrebbe adottare il governo dal vostro punto di vista?

Tra i suoi obiettivi strategici il piano Mattei indica: “prevenire le cause profonde delle migrazioni irregolari”.

Si ha l’impressione di vivere in un mondo capovolto: ci si domanda se con la cooperazione internazionale o con il piano Mattei “li” aiutiamo a casa “loro”, nel retropensiero di contenere i flussi migratori. Certo lo “sviluppo” potrà attenuare il fattore push, che spinge milioni di persone a lasciare i loro paesi, ma solo nel medio e lungo periodo, come ci dicono le analisi scientifiche.

Ma c’è un primo paradosso: in effetti sono “loro” che aiutano “noi” a casa “nostra”, prendendosi cura dei nostri anziani, costruendo le nostre case, sostenendo le nostre pensioni, lavorando nei nostri ristoranti, raccogliendo la nostra frutta, creando nuove imprese e quant’altro.

E c’è un secondo paradosso: sono loro stessi che aiutano “se stessi” a casa “propria”, con le loro rimesse di emigrati. I flussi di rimesse verso i least developed countries, sono calcolati dall’Onu, nel 2022, a oltre 600 miliardi di dollari. Un valore superiore a quello di tutti gli investimenti esteri diretti verso quei paesi e ben tre volte superiore ai 204 miliardi di aiuti allo sviluppo in essi investiti.

Il 14,4% dell’aiuto pubblico allo sviluppo globale, pari a 29,3 miliardi di dollari, secondo i dati Ocse, è stato utilizzato nei paesi donatori per l’accoglienza dei rifugiati, in particolare dall’Ucraina, e per le donazioni di vaccini Covid. Così, senza risorse aggiuntive, sono diminuiti gli aiuti destinati a migliorare le condizioni di vita nelle aree più povere del pianeta.

In quest’ottica allora è da considerare cooperazione allo sviluppo anche una politica delle migrazioni e della mobilità umana che non si riduca a operazioni di respingimento e di polizia ma che sia anch’essa parte integrante della politica estera, con la politica del lavoro, dei servizi sociali e dell’istruzione. In una strategia di gestione e di integrazione di chi sarà italiano. Certo le migrazioni sono un processo complicato e difficile da governare ma proprio per questo non vanno ridotte ad emergenza o peggio a strumento di consenso elettorale e affrontati con superficialità, con la banalità del male.

Allora noi, in Italia ed Europa, dobbiamo assicurare il diritto di asilo riconosciuto dalle convenzioni internazionali e dalla carta dei diritti fondamentali, rafforzare i corridoi umanitari, governare i flussi dei migranti economici almeno raddoppiando gli ingressi regolari a partire dai paesi di origine usando le delegazioni dell’Unione Europea e i consolati dei paesi membri. Bisogna costruire un sistema di salvataggio in mare e di assistenza nelle rotte terrestri con la partecipazione delle istituzioni europee, nazionali e locali e con le associazioni della società civile e le Ong, contrastare la tratta di esseri umani, prevedere una più equa distribuzione dei richiedenti asilo tra paesi europei, superando il trattato di Dublino. E finalmente garantire una ricollocazione fondata sui ricongiungimenti familiari, organizzando il sistema in modo che nei campi profughi, nei centri di prima accoglienza, e nei centri di permanenza per i rimpatri (la cui attuale gestione è da rivedere), ci sia pieno rispetto della dignità umana.

L’articolo è stato redatto grazie al progetto “Cooperazione: mettiamola in Agenda!”, finanziato dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Le opinioni espresse non sono di responsabilità dell’Agenzia.

Foto: Ivana Borsotto

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La cooperazione alla prova del governo Meloni https://www.openpolis.it/la-cooperazione-alla-prova-del-governo-meloni/ Tue, 05 Dec 2023 08:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=278390 La prima legge di bilancio interamente imputabile al governo Meloni segna un aumento delle risorse destinate alla cooperazione. Una crescita che tuttavia è perlopiù apparente, gonfiata e prelude a un calo negli anni successivi.

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In questi giorni è in discussione in parlamento la proposta di legge di bilancio per il triennio 2024-2026, la prima interamente predisposta dal Governo Meloni. Come è noto infatti, quando lo scorso anno è entrato in carica il nuovo governo il ciclo di bilancio era già in fase molto avanzata.

Con l’approvazione di questa legge dunque si potrà concretamente valutare l’approccio del nuovo esecutivo nei confronti dell’aiuto pubblico allo sviluppo e degli impegni che l’Italia si è assunta in sede internazionale. Certo al momento analizziamo di un disegno di legge ancora in discussione. Tuttavia è improbabile che gli importi cambino significativamente rispetto all’iniziale proposta del governo.

La ripresa dell’aiuto pubblico allo sviluppo

Da molti anni l’Italia, come gli altri paesi del comitato aiuto allo sviluppo (Dac) dell’Ocse, si è assunta l’impegno di destinare lo 0,7% del proprio reddito nazionale lordo (Rnl) in aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) entro il 2030. Una data che ormai appare sempre più vicina.

Dopo una crescita culminata nel 2017, quando per la prima volta ha toccato quota 0,30% Aps/Rnl, gli anni successivi hanno visto un crollo delle risorse italiane nel settore. Questa dinamica si è però interrotta nel 2021 e la crescita è proseguita anche l’anno successivo portando l’Aps al record dello 0,32% rispetto all’Rnl.

0,32% il rapporto Aps/Rnl raggiunto dall’Italia nel 2022. Un dato importante ma molto lontano dallo 0,70% previsto entro il 2030.

Per comprendere a pieno questa fase però occorre guardare più a fondo le componenti dell’aiuto italiano. Infatti se da un lato è evidente che il periodo 2018-2020 non sia stato segnato da investimenti in questo settore, dall’altro risulta chiaro che a determinare i volumi complessivi dell’Aps ha ampiamente contribuito una voce tutto sommato estranea alla politica di cooperazione allo sviluppo.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ocse
(consultati: venerdì 14 Aprile 2023)

Si tratta della voce di spesa “rifugiati nel paese donatore” e dunque di risorse assolutamente importanti ma che hanno a che vedere con l’accoglienza dei richiedenti asilo e non con la politica di cooperazione allo sviluppo. Infatti, pur essendo regolarmente rendicontati da Ocse come Aps, si tratta di risorse che rimangono nei confini del donatore non contribuendo al fine e agli obiettivi della cooperazione.

In questa voce rientrano le spese sostenute per l’accoglienza in Italia di richiedenti o titolari di protezione internazionale. Sono la principale componente dell’aiuto gonfiato e una quota significativa dell’Aps italiano.
Vai a “Che cos’è il capitolo di spesa “rifugiati nel paese donatore””

Questa componente dell’Aps, che si era ridotta molto intorno al 2020, è tornata a crescere e nel 2022 rappresentava il 22,9% delle risorse italiane. È vero che se lo consideriamo integralmente il rapporto Aps/Rnl è cresciuto tra 2021 e 2022 (da 0,29% a 0,32%). Tuttavia escludendo questa componente dai calcoli si assiste a una riduzione di 0,02 punti percentuali (da 0,26% a 0,24%).

Un incerto trend di crescita

Passando all’analisi del disegno di legge di bilancio è importante precisare che, per diverse ragioni, le cifre qui indicate non possono direttamente essere confrontate con i dati Ocse.

Disegno di legge di bilancio 2024-2026.

Intanto perché alcune voci della cooperazione non rientrano nel bilancio dello stato. Si tratta ad esempio di quelle degli enti locali o di cassa depositi e prestiti. Inoltre non tutti i ministeri compilano con molta attenzione l’allegato 28 della legge di bilancio in cui ciascuna amministrazione dovrebbe indicare la quota di risorse di propria competenza che saranno destinate alla cooperazione allo sviluppo.

Il ministero da cui è emersa in maniera più lampante questa dinamica è quello dell’interno, da cui arrivano le risorse per i rifugiati nel paese donatore. Nel corso degli anni infatti il Viminale ha indicato importi sempre molto simili (e molto alti), nonostante i significativi cambiamenti nel numero di arrivi e di persone accolte all’interno del sistema di accoglienza. In ogni caso quest’anno le previsioni del Viminale potrebbero essere più aderenti alla realtà di quanto non sia avvenuto in passato.

Più corretto invece è confrontare le risorse per la cooperazione indicate nel disegno di legge di bilancio con quelle delle 2 leggi di bilancio precedenti. Analisi da cui emerge una crescita per il 2024. Un dato positivo dunque, anche se difficilmente a questo ritmo l’Italia potrà raggiungere lo 0,70% entro il 2030.

6,5 miliardi € le risorse destinate alla cooperazione nel 2024 stando al disegno di legge di bilancio 2024-2026.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell’economia
(consultati: giovedì 23 Novembre 2023)

D’altronde è lo stesso disegno di legge a prevedere un calo significativo delle risorse già nel 2025, ben al di sotto di quelle del 2023, allontanandosi ancora di più dall’obbiettivo.

Le risorse dei ministeri e la qualità dell’aiuto

Inoltre anche qui per valutare le risorse destinate alla cooperazione, oltre ai volumi complessivi, bisogna considerare la loro ripartizione. Ed è proprio osservando le variazioni di spesa previste per i ministeri tra 2023 e 2024 che emergono le maggiori criticità.

Sono 2 i dicasteri in cui calano le risorse: il ministero degli esteri e della cooperazione internazionale (Maeci) e il ministero dell’economia e delle finanze (Mef).

Le risorse di quest’ultimo tuttavia sono in larga parte destinate a finanziare le organizzazioni internazionali di cooperazione di cui l’Italia è parte (canale multilaterale). Dunque le oscillazioni dei suoi impegni di spesa dipendono più che altro dalle tempistiche di rifinanziamento di queste stesse organizzazioni.

Tutt’altro discorso invece vale per il ministero degli esteri. Questa infatti è la struttura che finanzia la parte più viva e diretta della cooperazione allo sviluppo, ovvero la componente non gonfiata dell’aiuto bilaterale. Una parte dell’Aps troppo spesso sacrificata dalla politica di cooperazione italiana.

-62,5 milioni € il taglio alle risorse per la cooperazione destinate al ministero degli esteri.

Buona parte di queste risorse peraltro sono sottratte dall’azione denominata “Attuazione delle politiche di cooperazione mediante l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo” (-24,7 milioni). Ovvero la struttura che rappresenta, o dovrebbe rappresentare, il fulcro del sistema italiano di cooperazione allo sviluppo.

Gli importi sono quelli indicati in conto competenza nell’allegato 28 delle leggi di bilancio (stanziamenti destinati al finanziamento di interventi a sostegno di politiche di cooperazione allo sviluppo L. 125/2014 articolo 14). Per il 2023 si fa riferimento alla legge di bilancio 2023 (Ldb 2023), per il 2024 al disegno di legge di bilancio attualmente in discussione in parlamento (Dldb 2024).

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell’economia
(consultati: giovedì 23 Novembre 2023)

Sono 3 invece i dicasteri in cui aumentano le dotazioni finanziarie: il ministero dell’interno (+30 milioni), quello dell’ambiente (+52,5 milioni) e quello delle infrastrutture (+389,6 milioni).

Come accennato le risorse indicate in questa sede dal ministero dell’interno non possono essere considerate molto affidabili. Resta il fatto che se dovessero rivelarsi realistiche ne conseguirebbe che il ministero dell’interno riveste per la politica italiana di cooperazione allo sviluppo un ruolo finanziariamente più importante (oltre 1,5 miliardi) rispetto agli esteri (meno di 1,2 miliardi).

Ma l’aumento più significativo è senza dubbio quello che riguarda il ministero delle infrastrutture, che sfiora da solo i 400 milioni di euro. In effetti è proprio questa crescita improvvisa a determinare il fatto che le risorse di questo disegno di legge di bilancio siano in crescita rispetto a quelle dello scorso anno.

La crescita dell’Aps nel 2024 dipende dagli investimenti infrastrutturali in Libia.

Diventa dunque molto importante capire a cosa sono destinate queste risorse. Un dato questo espresso molto chiaramente nelle tabelle del disegno di legge di bilancio (capitolo di spesa 7800). Qui infatti le risorse previste dal trattato di amicizia italo libico del 2008 e destinate a finanziare progetti infrastrutturali passano da 63 milioni di euro nel 2023 a 452 nel 2024 (+389 milioni).

452,7 milioni di € le risorse destinate al finanziamento di progetti infrastrutturali in Libia nel 2024.

È bene precisare che si tratta di un aumento una tantum, che non sarà ripetuto gli anni successivi. Inoltre l’impegno di queste risorse nel 2024 era già previsto nella legge di bilancio dello scorso anno (e quella ancora precedente). Si tratta dunque di un aumento episodico e già previsto.

Quanto al merito di questo finanziamento, dalle poche informazioni a disposizione, (l’allegato 28 e il trattato) sembra di poter escludere che con queste risorse vengano finanziate direttamente opere legate ad aspetti di sicurezza e dunque in qualche modo legate al processo di esternalizzazione delle frontiere. Bisogna auspicare invece che siano utilizzate in modo appropriato per favorire un sano sviluppo del paese, a maggior ragione dopo i tragici eventi alluvionali dello scorso settembre.

Allo stesso tempo però è difficile non interpretare queste erogazioni come una contropartita rispetto agli impegni assunti dalla Libia in materia migratoria.

La direzione della cooperazione italiana

In conclusione dunque, nonostante la retorica dell’aiutiamoli a casa loro e le incertezze legate al cosiddetto piano Mattei (As 936), le novità introdotte da questo governo nella politica di cooperazione appaiono molto modeste, se non peggiorative.

Come abbiamo visto infatti la crescita prevista per il 2024 è sostanzialmente legata alle risorse del ministero delle infrastrutture destinate alla Libia, che tuttavia erano già state messe a bilancio lo scorso anno. Gli altri aumenti invece riguardano il ministero dell’ambiente (con un saldo positivo di +52 milioni) e quello dell’interno (+30 milioni), che tuttavia destina le sue risorse all’accoglienza dei rifugiati e dunque non a vere e proprie politiche di cooperazione.

A ridursi invece sono in particolare le risorse per il ministero degli esteri e della cooperazione, tra cui spiccano i tagli all’agenzia per la cooperazione. È vero che anche in questo caso una riduzione era già stata messa a bilancio lo sorso anno. Tuttavia si trattava di un importo più contenuto, circa 17 milioni di euro, che ora diventano 62,5. E questo nonostante il viceministro con delega alla cooperazione Edmondo Cirielli abbia sostenuto che le intenzioni del governo sono di rafforzare la componente bilaterale dell’aiuto.

L’articolo è stato redatto grazie al progetto “Cooperazione: mettiamola in Agenda!”, finanziato dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Le opinioni espresse non sono di responsabilità dell’Agenzia.

Foto: ministero degli esteri

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L’aumento dell’aiuto pubblico allo sviluppo in Europa è illusorio https://www.openpolis.it/laumento-dellaiuto-pubblico-allo-sviluppo-in-europa-e-illusorio/ Fri, 10 Nov 2023 14:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=275635 Lo scorso anno l’Aps dei paesi Ue ha raggiunto 84 miliardi di euro, 13,3 miliardi in più rispetto al 2021. Tuttavia l’aumento è imputabile in gran parte all’aiuto gonfiato, risorse che non arrivano ai paesi beneficiari per la lotta alla povertà e lo sviluppo sostenibile.

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Nel 2022 l’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) che i paesi europei stanziano a favore delle economie a minore livello di sviluppo ha superato gli 84 miliardi di euro. Un valore record che sembra rappresentare una svolta positiva ma che, a uno sguardo approfondito, si rivela in buona parte illusorio. 

È quanto emerge dall’ultimo rapporto AidWatch di Concord Europe, la confederazione che riunisce oltre 2.600 Ong di 28 paesi europei, che analizza la quantità e la qualità dell’aiuto pubblico allo sviluppo delle istituzioni Ue e degli stati membri dell’Unione.

In Europa esiste un sostanziale gap tra retorica e realtà. Infatti, oltre un quinto di tutto l’aiuto pubblico allo sviluppo registrato l’anno scorso rientrava nella categoria di aiuto gonfiato, con cui si intende le risorse che non raggiungono le comunità per cui è pensata la cooperazione internazionale.

Si parla invece di aiuto gonfiato per le risorse contabilizzate come aiuto pubblico allo sviluppo – pur nel rispetto dei criteri e le regole fissate dai paesi Dac – ma che non prevedono un effettivo trasferimento di fondi verso paesi a più basso livello di sviluppo.
Vai a “Che cosa si intende per aiuto genuino e aiuto gonfiato”

Si tratta di una tendenza che purtroppo va avanti da diversi anni e rispetto alla quale l’Italia non costituisce un’eccezione.

L’inflazione degli aiuti nel 2022

Gli ultimi anni sono stati segnati dalla pandemia, da una certa instabilità economica e dall’inasprirsi di una serie di conflitti che hanno generato milioni di nuovi profughi. Come rileva l’Onu, ancora centinaia di milioni di persone si trovano in condizioni di povertà estrema e l’insicurezza alimentare è in aumento.

Nel 2022 i rifugiati hanno raggiunto la cifra record di 34,6 milioni e circa 7mila persone hanno perso la vita lungo le rotte migratorie, mentre cercavano di fuggire da guerre, persecuzioni o dagli effetti devastanti delle crisi climatiche e della fame, cercando di cambiare paese per migliorare le proprie condizioni di vita.

In questo contesto, la solidarietà a livello internazionale assume un’importanza sempre maggiore. Secondo i dati Ocse, nel 2022 l’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) nei paesi europei ha raggiunto una cifra senza precedenti: 84 miliardi di euro, registrando un aumento del 19% rispetto all’anno precedente.

È ancora lontano l’obiettivo dello 0,70%.

Complessivamente in Ue il rapporto tra l’Aps e il reddito nazionale lordo (Rnl) ha raggiunto quota 0,59%. Una cifra più elevata rispetto allo 0,48% registrato nel 2021, ma ancora insufficiente rispetto all’obiettivo previsto dall’Agenda dell’Onu per il 2030, ovvero di raggiungere un rapporto tra Aps e Rnl pari allo 0,70%.

Quasi un quarto dell’aiuto è gonfiato

Ma quante di queste risorse hanno effettivamente raggiunto le comunità per le quali è pensato il settore dell’aiuto pubblico allo sviluppo? Nella sua valutazione della qualità dell’aiuto, il rapporto AidWatch distingue la componente di “aiuto gonfiato“. A differenza dell’aiuto cosiddetto genuino, l’aiuto gonfiato è destinato a progetti che non sono direttamente orientati alla cooperazione allo sviluppo.

Si tratta di una categoria che comprende diverse voci di spesa tra cui quella dei costi per gli studenti stranieri, gli interventi di cancellazione del debito e gli aiuti cosiddetti “legati”, cioè vincolati all’acquisto di beni e servizi delle imprese del paese donatore, e quindi assimilabili alle misure per promuovere le esportazioni più che lo sviluppo dei paesi poveri o impoveriti.

La voce principale dell’aiuto gonfiato è quella relativa alle spese per rifugiati nel paese donatore. Gli stati possono infatti rendicontare le spese per la gestione dell’accoglienza dei rifugiati come aiuto pubblico allo sviluppo, anche se di fatto queste risorse non vengono spese nei paesi impoveriti e pertanto non dovrebbero essere considerate, secondo Concord, come Aps.

Rispetto agli anni precedenti, nel 2022 l’aiuto gonfiato ha subito un incremento notevole, ma questo è attribuibile in larga parte all’aumento della spesa per i rifugiati nel paese donatore.

13,9 miliardi di euro la spesa per i rifugiati nel paese donatore, negli stati Ue (2022).

I dati si riferiscono alla parte di aiuto pubblico allo sviluppo dedicata al capitolo “spesa per i rifugiati nel paese donatore”, considerata la principale voce dell’aiuto gonfiato, ovvero le risorse che pur venendo contabilizzate come aiuto pubblico allo sviluppo di fatto non oltrepassano i confini del paese donatore.

FONTE: elaborazione openpolis su dati AidWatch
(consultati: martedì 31 Ottobre 2023)

Nel 2020 la quota di spesa per i rifugiati nel paese donatore rispetto al totale dell’aiuto pubblico allo sviluppo era calata lievemente, ma poi ha ripreso a crescere. Nel 2022 questa voce dell’Aps risulta aumentata in modo esponenziale: in misura del 187% rispetto all’anno precedente.

Se nel 2020 ammontava al 7,4% dell’Aps totale, nel 2021 la quota era salita all’8,7% e nel 2022 ha raggiunto addirittura il 16,5%. Se a questo aggiungiamo le altre componenti che Concord considera come parte dell’aiuto gonfiato (la spesa per gli studenti dei paesi del sud globale che vengono a studiare in Europa, i prestiti e le operazioni di cancellazione o annullamento del debito) la quota aumenta ulteriormente. Bisogna comunque evidenziare che l’icremento più pronunciato ha riguardato proprio le spese per i rifugiati, mentre le altre voci sono rimaste sostanzialmente stabili e i costi legati alla cancellazione del debito sono anzi diminuiti.

22,1% l’aiuto gonfiato sul totale dell’Aps nei paesi Ue (2022).

Parliamo in totale di 18,7 miliardi di euro che, pur essendo rendicontati ufficialmente come aiuto pubblico allo sviluppo, non escono dal paese donatore. Una forma di aiuto che Concord da anni contesta, affermando che non dovrebbero rientrare nel computo della cooperazione internazionale.

Su questo notevole incremento pesa in particolare l’impatto significativo della guerra in Ucraina e l’accoglienza che i paesi Ue hanno garantito ai profughi di quel paese.

L’aiuto gonfiato negli stati europei

Dietro le cifre di cui abbiamo parlato si celano differenze profonde tra i singoli paesi europei. Da quelli che hanno maggiori possibilità economiche o che hanno scelto di investire maggiormente nel settore della cooperazione internazionale a quelli che hanno registrato incidenze particolarmente elevate di aiuto gonfiato. Tra questi ultimi, per esempio, troviamo alcuni paesi dell’est Europa, coinvolti in prima linea nell’accoglienza dei profughi ucraini.

Da diversi anni Concord, la confederazione che riunisce oltre 2.600 Ong europee, pubblica il rapporto AidWatch in cui viene analizzata la quantità e la qualità dell’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) delle istituzioni europee e degli stati membri dell’Unione. L’Aps per definizione prevede che flussi di risorse raggiungano paesi inseriti nella lista ufficiale dei riceventi. Tuttavia nel totale complessivo vengono conteggiati anche soldi che in realtà non varcano i confini dal paese donatore, oppure soldi che provengono da operazioni di anni precedenti, e che dunque non sono realmente addizionali. Si tratta di quello che il rapporto definisce aiuto gonfiato. I calcoli si basano sul metodo di calcolo “Net Disbursements” piuttosto che sul “Grant equivalents”. Non sono disponibili i dati sull’aiuto gonfiato della Croazia, mentre il Lussemburgo non li conteggia come Aps.

FONTE: elaborazione openpolis su dati AidWatch
(consultati: martedì 31 Ottobre 2023)

Sono solo 3 (Lussemburgo, Svezia e Germania) i paesi che hanno raggiunto la quota di Aps/Rnl dello 0,70%. La Danimarca, contrariamente agli ultimi anni, si ferma allo 0,67%. Se poi consideriamo esclusivamente l’aiuto genuino, raggiungono la quota soltanto Svezia e Lussemburgo. Quest’ultimo non conteggia le spese per i rifugiati come Aps.

Undici stati invece registrano ancora percentuali inferiori allo 0,35%, situandosi appena a metà dell’obiettivo dello 0,70%. Tra questi l’Italia, con lo 0,32%, che inoltre è gonfiato per il 25% del totale.

A Malta è gonfiato l’86% dell’Aps.

Al primo posto per quota di aiuto gonfiato sul totale dell’Aps si trova Malta, che registra un valore superiore all’85%. Seguono tre paesi situati nell’Europa orientale e baltica: in Estonia l’aiuto gonfiato ammonta al 71,7% del totale, in Polonia al 68,4% e in Repubblica Ceca al 65,4%. A motivare questa tendenza sono soprattutto i costi ingenti per l’accoglienza dei profughi ucraini.

Soltanto in Slovacchia e Ungheria non si registrano differenze tra Aps/Rnl totale e genuino (in Ungheria la cifra è minima, pari a 0,02 punti). Infatti questi due paesi, come anche il Belgio in parte, hanno deciso di non rendicontare le spese per l’accoglienza dei profughi ucraini come aiuto pubblico allo sviluppo. Mentre non sono disponibili i dati della Croazia.

25% dell’Aps italiano nel 2022 è gonfiato.

Per quanto riguarda l’Italia invece, se consideriamo soltanto la componente genuina il rapporto Aps/Rnl scende allo 0,24%, ovvero appena un terzo del valore necessario per raggiungere l’obiettivo Onu.

Il nostro paese nel 2022 ha investito 5,9 miliardi di euro in Aps, che si riducono a circa 4,5 isolando la parte di aiuto genuino. Circa un miliardo e mezzo delle risorse contabilizzate come Aps non ha realmente raggiunto i beneficiari. Anche da noi come in molti altri stati Ue si manifesta il problema dell’efficacia dell’Aps: considerare l’andamento dell’aiuto totale non basta a comprendere la situazione. E l’obiettivo dello 0,70% resta lontano, ancora di più alla luce della qualità dell’aiuto.

L’articolo è stato redatto grazie al progetto “Cooperazione: mettiamola in Agenda!”, finanziato dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Le opinioni espresse non sono di responsabilità dell’Agenzia.

Foto: Aics Khartoum

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L’aumento illusorio dell’Aps nei paesi Dac https://www.openpolis.it/laumento-illusorio-dellaps-nei-paesi-dac/ Fri, 19 May 2023 13:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=246433 Nel 2022, secondo i dati preliminari dell’Ocse, l’Aps è aumentato del 13,6% rispetto all’anno precedente. Un incremento che però scende al 4,6% se si considera solo l’aiuto genuino e che cala ulteriormente se si esclude anche la componente di aiuto episodico.

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Nel 2022 le risorse che i paesi Ocse Dac hanno dedicato all’aiuto pubblico allo sviluppo sono aumentate rispetto al 2021. È quanto emerge dai dati preliminari rilasciati nel mese di aprile dall’Ocse. Il rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) e reddito nazionale lordo (Rnl) ha raggiunto lo 0,36%. Una cifra in aumento che tuttavia è ancora molto lontana dall’obiettivo internazionale, che prevede da più di 50 anni l’impegno di dedicare all’Aps una quota del Rnl pari allo 0,70%.

L’incremento va inoltre ridimensionato alla luce del fatto che ad aumentare è stata soprattutto la componente gonfiata dell’aiuto, in particolare quella relativa alle spese per i rifugiati nel paese donatore. Tale voce nel 2022 ha superato, nei paesi Ocse Dac, i 29 miliardi di dollari (la cifra più alta mai registrata), per il 14,4% del totale di tutto l’Aps. A questo si sono aggiunte una serie di voci di spesa, in particolare l’assistenza alla popolazione ucraina e le risorse per contrastare la pandemia da Covid-19 che, pur essendo fondamentali, rappresentano delle forme di aiuto episodico e non replicabile. Ovvero aiuto che, una volta che queste crisi saranno risolte (sempre considerando la possibilità di una crisi protratta derivante dalla guerra in Ucraina), rischierà di venire meno. Tenendo conto di queste componenti, si può affermare che l’aumento dell’Aps nel 2022 è stato soltanto apparente.

Nel 2022 aumenta l’aiuto pubblico allo sviluppo nei paesi donatori

I dati preliminari recentemente rilasciati dall’Ocse rilevano un marcato aumento delle risorse destinate dai paesi del comitato Dac ai progetti di cooperazione allo sviluppo. In termini assoluti, l’incremento ha raggiunto un notevole +13,6%, passando da 186 a oltre 211 miliardi di dollari tra 2021 e 2022 (a prezzi costanti). Più contenuto nel caso del rapporto Aps/Rnl, visto il parallelo aumento del reddito nazionale lordo, rispetto agli anni dello scoppio della crisi pandemica.

0,36% il rapporto Aps/Rnl dei paesi Ocse Dac nel 2022.

Nel 2021 questo dato si attestava allo 0,33%. Disaggregando il dato e analizzandolo a livello nazionale, vediamo che la situazione è fortemente diversificata da paese a paese.

I dati sono preliminari. Non sono disponibili quelli relativi al reddito nazionale lordo irlandese e sono stati riportati come proxy.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ocse
(pubblicati: mercoledì 12 Aprile 2023)

Solo Lussemburgo, Svezia, Norvegia, Germania e Danimarca hanno già raggiunto l’obiettivo, previsto per il 2030, di destinare lo 0,70% del proprio Rnl all’aiuto pubblico allo sviluppo. Agli ultimi posti invece si trovano Grecia, Slovacchia, Corea e Australia con quote inferiori allo 0,20%. Anche l’Italia, con lo 0,32%, è lontana dall’obiettivo.

Il peso dell’aiuto gonfiato

Come evidenzia l’Ocse, l’aumento delle risorse è dovuto principalmente all’aiuto gonfiato, e nello specifico alle spese destinate all’accoglienza dei rifugiati nel paese donatore. Nel 2022 queste hanno raggiunto il livello più elevato mai registrato, superando i 29 miliardi di dollari (a prezzi costanti).

Se consideriamo soltanto l’aiuto genuino, inteso come l’Aps al netto della spesa per i rifugiati nel paese donatore, la crescita registrata tra 2021 e 2022 passa infatti dal 13,6% a un molto più contenuto 4,6%.

Considerando solo l’aiuto genuino, 12 paesi hanno registrato un calo tra 2021 e 2022.

Analizzando i singoli paesi, nel caso dell’aiuto complessivo solo in 4 si è registrato un calo nel passaggio tra 2021 e 2022. Parliamo di Ungheria, Grecia, Australia e Nuova Zelanda. Mentre nel caso specifico dell’aiuto genuino il calo ha riguardato 12 paesi, inclusa anche l’Italia. Per quanto riguarda i restanti 18 che hanno invece visto un aumento anche nel caso dell’aiuto genuino, l’incremento più marcato lo ha riportato la Lituania (+69,5%), seguita dalla Slovenia (+32%).

Questa differenza è imputabile al fatto che, in molti stati (in particolare quelli che hanno ricevuto un maggior numero di rifugiati), l’aiuto gonfiato ha avuto un peso molto significativo. Mediamente le spese per i rifugiati nel paese donatore, nei paesi Ocse Dac, hanno costituito oltre il 14% dell’aiuto pubblico allo sviluppo nel 2022.

14,4% l’aiuto gonfiato sul totale dell’Aps nei paesi Ocse Dac (2022).

I dati sono preliminari. Non sono disponibili quelli di Lussemburgo e Australia. Nel caso del Belgio, non sono inclusi i costi relativi all’accoglienza di rifugiati protetti dalla direttiva Ue di protezione temporanea, riattivata dopo l’invasione dell’Ucraina. La Slovacchia ha scelto di includere solo i costi dei donatori ammissibili relativi a richiedenti asilo legali.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ocse
(pubblicati: mercoledì 12 Aprile 2023)

In Repubblica Ceca, Polonia e Irlanda la quota di aiuto gonfiato supera la metà dell’Aps totale. Nel caso di Repubblica Ceca e Polonia, l’incremento è dovuto alla loro posizione geografica, che dallo scoppio della guerra ha fatto sì che accogliessero numeri molto elevati di profughi ucraini. Mentre il caso dell’Irlanda, secondo l’analisi dell’Ocse, si spiega con un aumento sia delle risorse per l’accoglienza dei rifugiati che dei contributi alle organizzazioni internazionali.

Per quanto riguarda l’Italia, essa è ottava tra i paesi Ocse Dac (22,9%). Agli ultimi posti invece Ungheria, Corea, Giappone e Slovacchia con quote inferiori all’1%.

Emblematico il caso della Repubblica Ceca, dove l’Aps totale è aumentato del 167% mentre l’aiuto genuino è addirittura calato del 6%. Una differenza ancora più marcata nel caso della Polonia, la quale tuttavia registra in entrambi i casi un dato positivo: +256% per l’Aps totale, appena +28% isolando l’aiuto genuino.

Oltre alla componente gonfiata, molti investimenti hanno avuto carattere episodico

Un’ampia parte dell’Aps nel 2022 è stata quindi destinata all’aiuto gonfiato, il che suggerisce che l’aumento rilevabile rispetto al 2021 andrebbe ridimensionato. Ma c’è anche il fatto che molte risorse allocate, all’interno dello stesso aiuto genuino, sono state di carattere episodico.

Parliamo per esempio delle risorse per l’emergenza ucraina, che nel 2022 hanno raggiunto la cifra di oltre 16 miliardi di dollari e hanno pesato per il 7,8% dell’Aps totale (di cui 1,8 miliardi in assistenza umanitaria). A questi fondi si aggiungono anche gli 11,2 miliardi destinati alla gestione dell’emergenza Covid, ancora significativi seppure in netto calo rispetto all’anno precedente (-45%). Se si tiene conto sia dell’aiuto gonfiato che di quello episodico, risulta evidente che è problematico parlare di una vera e propria crescita dell’Aps nel 2022. Si tratta infatti di una crescita completamente illusoria, che non dà alcuna indicazione di un maggiore impegno da parte degli stati Ocse per la cooperazione internazionale.

Quelle dedicate all’Ucraina e alla lotta alla pandemia sono certamente risorse fondamentali, ma che ci si augura si renderanno sempre meno necessarie, quando queste crisi verranno almeno contenute. Il che pone la questione di cosa succederà nel futuro prossimo: saranno sostituite da altri fondi, investiti nella cooperazione allo sviluppo, o semplicemente scompariranno?

L’articolo è stato redatto grazie al progetto “Cooperazione: mettiamola in Agenda!”, finanziato dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Le opinioni espresse non sono di responsabilità dell’Agenzia.

Foto: Aics Ouagadougou

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Aiuto pubblico allo sviluppo, una crescita solo apparente https://www.openpolis.it/aiuto-pubblico-allo-sviluppo-una-crescita-solo-apparente/ Thu, 04 May 2023 05:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=251033 I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi L’effetto ottico delle risorse per la cooperazione nel 2022. Ascolta il nostro […]

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I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi L’effetto ottico delle risorse per la cooperazione nel 2022.

0,32%

il rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) e reddito nazionale lordo (Rnl) raggiunto dall’Italia nel 2022. Una cifra ancora distante dall’obiettivo dello 0,70% Aps/Rnl ma comunque il valore più alto mai raggiunto dall’Italia. Tuttavia se si osservano i dati con maggiore attenzione emerge chiaramente come la crescita sia il frutto di un effetto ottico. Vai all’articolo.

+15,8%

l’aumento dell’Aps italiano calcolato in dollari a prezzi costanti. Complessivamente il valore dell’Aps italiano nel 2022 è stato pari a 6,1 miliardi di euro a prezzi correnti, ovvero 1 miliardo in più rispetto all’anno precedente. Per capire le ragioni di questa crescita però bisogna vedere la composizione dell’aiuto. Vai all’articolo.

22,9%

dell’aiuto pubblico allo sviluppo è composto dalla voce di spesa “rifugiati nel paese donatore”. Si tratta di una particolare voce di spesa che viene fatta rientrare nell’Aps. Le politiche di accoglienza sono molto importanti ma sono una cosa diversa dalla cooperazione allo sviluppo. Il fatto che queste risorse rientrino nella contabilità dell’Aps confonde solo le cose. Vai al grafico.

-0,2 punti percentuali

la riduzione del rapporto Aps/Rnl italiano tra 2021 e 2022 se si esclude la voce “rifugiati nel paese donatore”. Tra 2021 e 2022 il rapporto Aps/Rnl è passato dallo 0,29% allo 0,32%. Tuttavia se si esclude la componente relativa ai “rifugiati nel paese donatore” il dato passa dallo 0,26% nel 2021 allo 0,24% nel 2022. Vai al grafico.

-13,2%

il calo dell’Aps Italiano tra 2021 e 2022 al netto delle spese per i rifugiati e di quelle per la pandemia in valori assoluti e prezzi costanti. Fino a ora abbiamo osservato le risorse della cooperazione in rapporto alla ricchezza nazionale (Rnl). Guardando alle risorse in valori assoluti e a prezzi costanti la riduzione dell’aiuto genuino è comunque presente ma meno marcata (-1,7%). Questo si deve in gran parte all’aumento delle risorse destinate alla lotta alla pandemia. Nel 2022 poi anche la drammatica vicenda ucraina ha giustamente catalizzato l’attenzione e le risorse della cooperazione. Ovviamente in entrambi i casi si tratta di ambiti in cui è stato ed è tuttora fondamentale contribuire. Ci si chiede però se queste risorse saranno reinvestite o meno nel settore della cooperazione quando, si spera nel più breve tempo possibile, queste crisi dovessero venire meno. Vai all’articolo.

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L’effetto ottico delle risorse per la cooperazione nel 2022 https://www.openpolis.it/leffetto-ottico-delle-risorse-per-la-cooperazione-nel-2022/ Fri, 28 Apr 2023 13:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=245333 Nel 2022 i fondi destinati all'aiuto pubblico allo sviluppo hanno raggiunto il loro massimo storico. Una crescita che tuttavia si trasforma in un calo se si osservano attentamente le componenti dell'aiuto.

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Negli scorsi giorni l’Ocse ha rilasciato i dati preliminari sulle risorse che i paesi appartenenti al comitato Dac hanno destinato all’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) nel 2022. Tra alcuni mesi saranno pubblicati i dati definitivi ma questi rappresentano già una tendenza molto chiara sulla distribuzione delle risorse per la cooperazione.

Osservando i dati emerge come il rapporto tra fondi destinati all’aiuto allo sviluppo e reddito nazionale lordo (Rnl) abbia raggiunto nel 2022 il suo massimo storico.

0,32% il rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo e reddito nazionale lordo raggiunto dall’Italia nel 2022.

Un dato ancora distante dall’obiettivo dello 0,70% Aps/Rnl ma comunque una significativa crescita rispetto agli scorsi anni.

Tuttavia se si osservano i dati con maggiore attenzione emerge chiaramente come la crescita sia il frutto di un effetto ottico.

Il ritorno dell’aiuto gonfiato

Complessivamente il valore dell’Aps italiano nel 2022 è stato pari a 6,1 miliardi di euro, ovvero 1 miliardo in più rispetto all’anno precedente. Una crescita notevole anche considerando le oscillazioni dei prezzi dovute all’inflazione.

15,8% l’aumento percentuale dell’Aps italiano calcolato in dollari a prezzi costanti.

Per capire a fondo le ragioni di tale crescita però occorre guardare alla composizione dell’Aps, distinguendo innanzitutto l’aiuto multilaterale da quello bilaterale. Nel primo insieme sono considerate le risorse destinate alle organizzazioni internazionali che si occupano di cooperazione allo sviluppo. Nel secondo (l’aiuto bilaterale) invece vengono inclusi tutti quei programmi e progetti sviluppati dall’Italia direttamente nel paese beneficiario. In questa categoria però rientra anche una particolare voce di spesa nota come “risorse per i rifugiati nel paese donatore”.

All’interno dell’Aps vengono incluse anche risorse destinate all’accoglienza in Italia di richiedenti o titolari di protezione internazionale.
Vai a “Che cos’è il capitolo di spesa “rifugiati nel paese donatore””

Una politica certamente importante che tuttavia poco ha a che vedere con la cooperazione allo sviluppo. Proprio per questo Concord Europe considera questa voce di spesa come una forma di aiuto gonfiato.

Ma se inizialmente si trattava di una quota ridotta di risorse, nel 2022 queste hanno raggiunto quasi 1,5 miliardi di euro, triplicando rispetto all’anno precedente.

Nel 2022 quindi questa forma di aiuto gonfiato ha rappresentato circa 1/5 dell’Aps italiano (22,9%) e poco meno della metà di tutto l’aiuto bilaterale.

46,7% dell’aiuto bilaterale è composto dalla voce di spesa “rifugiati nel paese donatore”.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ocse
(consultati: venerdì 14 Aprile 2023)

Valori impressionanti, che modificano radicalmente il modo in cui possono e devono essere interpretati questi dati. Un fenomeno che inoltre è probabilmente destinato ad aumentare dato il numero di arrivi in crescita almeno nei primi mesi del 2023.

L’illusione ottica

A un primo sguardo la dinamica che abbiamo descritto sembra riportarci al 2017, quando l’Italia raggiunse per la prima volta lo 0,30% Aps/Rnl. Anche in quell’occasione infatti la crescita era stata ampiamente trainata dalle risorse per i rifugiati, che allora raggiunsero addirittura il 60% del canale bilaterale. Questo parallelismo tuttavia non regge nel caso di un’analisi più dettagliata.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ocse
(consultati: venerdì 14 Aprile 2023)

Nel 2017 l’Aps italiano avrebbe raggiunto il suo massimo storico anche se calcolato al netto delle risorse per i rifugiati. Al contrario, esclusi questi importi, nel 2022 si assiste a una riduzione del rapporto Aps/Rnl di 0,2 punti percentuali (dallo 0,26% allo 0,24% dell’anno precedente).

Una prospettiva difficile

Il fatto che le risorse effettivamente destinate a progetti di cooperazione siano diminuite invece che aumentate e che questo trend possa continuare nei prossimi anni rappresenta di per sé una grave criticità.

D’altronde negli articoli che abbiamo dedicato all’ultima legge di bilancio e al rilascio dei dati definitivi sull’Aps 2021 avevamo già evidenziato alcuni dei rischi che sono emersi e che potrebbero aggravarsi nei prossimi anni.

Comunque è bene tenere presente che l’andamento dell’Aps che potremmo definire come genuino (ovvero al netto della spesa per i rifugiati) cambia a seconda degli indicatori che osserviamo. Fin ora abbiamo visto il suo valore in relazione al Rnl. Una misura che dunque si focalizza sull’impegno relativo di un paese, in un anno in cui l’aumento dell’Rnl è stato considerevole (+7,8%).

In termini assoluti e a prezzi correnti gli importi dell’Aps genuino risultano in lieve aumento (+1,4%). Tuttavia mantenendo i prezzi costanti, per evitare distorsioni sui prezzi dovute all’inflazione, si rileva un calo dell’1,7%.

Se questa riduzione non è stata decisamente più marcata si deve in gran parte all’aumento degli importi destinati alla lotta alla pandemia. Tolte queste risorse, oltre a quelle destinate ai rifugiati, il calo dell’Aps sarebbe ben più consistente.

-13,2% il calo dell’Aps Italiano tra 2021 e 2022 al netto delle spese per i rifugiati e di quelle per la pandemia.

Nel 2022 poi un’altra drammatica vicenda ha giustamente catalizzato l’attenzione e le risorse della cooperazione. Si tratta della crisi Ucraina a cui l’Italia, nel 2022 ha destinato oltre 390 milioni di dollari tra aiuti umanitari (26,5 milioni) e altre forme di aiuto allo sviluppo.

Ovviamente in entrambi i casi si tratta di ambiti in cui è stato ed è tuttora fondamentale contribuire. La preoccupazione che sorge però riguarda il destino di queste risorse quando, si spera nel più breve tempo possibile, queste crisi dovessero venire meno. La scelta a quel punto sarebbe se reinvestire questi importi in altri programmi di cooperazione, oppure se lasciare che l’Aps continui a calare, almeno nelle sue componenti genuine.

Foto: AICS Addis Abeba – Twitter

L’articolo è stato redatto grazie al progetto “Cooperazione: mettiamola in Agenda!”, finanziato dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Le opinioni espresse non sono di responsabilità dell’Agenzia.

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La gestione dei disastri umanitari nel 2022 https://www.openpolis.it/la-gestione-dei-disastri-umanitari-nel-2022/ Fri, 14 Apr 2023 12:45:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=242205 Nella rendicontazione dell'Aps esiste una voce specifica per gli eventi catastrofici: l'aiuto umanitario. Negli anni è aumentata anche a causa del moltiplicarsi delle crisi, ma si tratta di risorse che affrontano situazioni straordinarie più che creare sviluppo.

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Secondo gli ultimi dati rilasciati dall’ufficio Onu per gli affari umanitari (Ocha), il 2022 è stato un anno molto difficile dal punto di vista umanitario. Le catastrofi naturali, le guerre, le carestie e le epidemie, non da ultima quella da Covid-19, continuano ad aggravarsi, e di conseguenza si è registrato un marcato incremento del numero di profughi e sfollati a livello globale. E stando alle previsioni, il 2023 potrebbe essere ancora più problematico.

Contestualmente sono aumentate anche le risorse dedicate all’assistenza umanitaria, che hanno superato i 29 miliardi di dollari. Anche se solo poco più della metà degli appelli Onu risulta soddisfatto, lasciando circa il 44% delle richieste senza risposta. Una crescita che è insufficiente e che va contestualizzata, da una parte rispetto all’aumento delle situazioni emergenziali e dall’altra rispetto alle necessità e agli scopi della cooperazione allo sviluppo. Ovvero di avviare iniziative che promuovano lo sviluppo a livello ordinario e non soltanto la gestione delle emergenze.

La situazione umanitaria globale nel 2022 e le previsioni per il 2023

Secondo i dati dell’Ocha, che nel suo report annualeGlobal humanitarian overview” valuta le emergenze umanitarie in corso e le risorse mobilitate per affrontarle, il 2022 è stato un anno difficile dal punto di vista umanitario. Alla pandemia da Covid-19 si sono aggiunte altre epidemie, oltre a una serie di disastri ambientali e alla guerra in Ucraina, che ha generato milioni di profughi. Questi eventi hanno costretto moltissime persone a lasciare la propria residenza, spesso senza arrivare a oltrepassare i confini del proprio paese.

A giugno 2022 il numero di profughi e sfollati è arrivato a 103 milioni di persone (l’1% di tutta la popolazione mondiale), con un aumento del 15,3% rispetto all’anno precedente, quando erano stati circa 89 milioni.

Insicurezza alimentare, pandemia e cambiamento climatico fanno aumentare le persone bisognose di assistenza.

Inoltre più di 220 milioni di persone risultano esposte all’insicurezza alimentare, e il prezzo del cibo non fa che aumentare: nel 2022 è stato quasi 3 volte il valore del 2000. Sono circa 45 milioni le persone che rischiano di morire di fame, in 37 paesi. Un contributo ulteriore in questo senso è dato dagli eventi climatici estremi come la siccità o le inondazioni, che danneggiano anche l’agricoltura. Tali eventi, negli anni, hanno continuato a moltiplicarsi: nel 2021 si sono registrati 381 episodi di questo genere. Complice anche la pandemia, è aumentato drasticamente il numero di persone in condizioni di povertà. Secondo le stime dell’Ocha, la situazione sta ulteriormente peggiorando e pertanto nel 2023 il numero di persone bisognose di assistenza potrebbe superare i 330 milioni. Un dato che peraltro non considera il tragico terremoto che ha coinvolto Siria e Turchia a inizio anno.

339 milioni le persone che avranno bisogno di assistenza umanitaria nel 2023, secondo le stime Ocha.

Parliamo di una persona ogni 23 al mondo. Un sostanziale aumento rispetto al 2022, quando erano state 274 milioni. Di queste, il 22,6% si trova in Africa orientale e meridionale (per un totale di 76,8 milioni di persone), il 22,4% nell’area di Asia e Pacifico (75,9 milioni), il 20% in Africa centrale e occidentale (68,9 milioni di persone) e il 16,9% in medio oriente (57,2). Secondo l’Ocha, per assisterle serviranno risorse pari ad almeno 51,5 miliardi di dollari.

Per quanto riguarda il 2022, i fondi richiesti sono ammontati a 41 miliardi, per assistere 182 dei 274 milioni di persone bisognose.

I fondi per l’assistenza umanitaria

A questo tipo di eventi (guerre, catastrofi, emergenze, disastri) si cerca di dare risposta attraverso l’assistenza umanitaria, ovvero l’insieme dei contributi internazionali (pubblici o privati) destinati all’aiuto umanitario.

Negli anni l’assistenza umanitaria è andata progressivamente aumentando, dato anche il peggioramento delle crisi umanitarie in corso e gli effetti del cambiamento climatico. Tuttavia non è aumentata la capacità di tale strumento di coprire tutte le richieste.

I dati si riferiscono ai fondi relativi agli appelli coordinati delle Nazioni unite, che sono un modo per misurare i bisogni umanitari e il costo stimato per rispondere a questi bisogni.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ocha
(consultati: venerdì 31 Marzo 2023)

Dal 2016 al 2022 le risorse per l’assistenza umanitaria sono più che raddoppiate (+149%), passando da circa 12 a oltre 29 miliardi di dollari. Di questi, circa il 48% provengono dagli Stati Uniti, il più grande donatore a livello mondiale, seguito dalla Germania (12,4%) e dalla commissione europea (7,3%).

Tuttavia oltre ai fondi messi a disposizione sono aumentate anche le richieste (+162%) e di conseguenza continua a essere elevata la quota di quelle non soddisfatte. Nel 2022 parliamo del 44%, in netto miglioramento rispetto al biennio precedente (la quota si attestava al 47% nel 2021 e al 50% nel 2020). Un dato che tuttavia resta ben più alto rispetto alla quota di esigenze non soddisfatte che si rilevavano prima della pandemia (36% nel 2019).

L’assistenza umanitaria, l’Italia e l’aiuto pubblico allo sviluppo

Anche in Italia le risorse messe a disposizione per l’assistenza umanitaria sono in aumento dal 2019. Rispetto al 2020, nel 2021 (l’ultimo anno per cui sono disponibili i dati Ocse) sono incrementate del 46%, raggiungendo i 230 milioni di dollari (a prezzi costanti).

Rispetto al 2015, nel 2021 le risorse per l’assistenza umanitaria sono aumentate del 117%. Tuttavia è gradualmente aumentata la quota di fondi dedicati alla risposta alle emergenze, che nel 2021 ha raggiunto la quota record del 93% (nel 2020 era scesa all’85%), mentre la prevenzione si attesta al 2%.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ocse
(consultati: venerdì 31 Marzo 2023)

Rispetto al 2015, nel 2021 le risorse per l’assistenza umanitaria nel nostro paese sono aumentate del 117% (in dollari a prezzi costanti), anche se il picco si è registrato nel 2017 quando la cifra ha superato i 270 milioni di dollari.

Tuttavia è gradualmente aumentata la parte di fondi dedicata alla risposta alle emergenze, che nel 2021 ha raggiunto la quota record del 93% (nel 2020 era scesa all’85%), mentre la prevenzione e preparazione alle catastrofi si attesta appena al 2%, per meno di 5 milioni di dollari. Molto ridotti anche i fondi destinati a costruzione e riabilitazione: poco più di 12 milioni. Anche all’interno dell’assistenza umanitaria sono quindi poche le risorse assegnate a interventi capaci di rendere il paese colpito maggiormente immune o preparato agli eventi catastrofici.

2% i fondi per l’assistenza umanitaria destinati alla prevenzione (2021).

Quelle per l’assistenza umanitaria sono risorse imprescindibili, ma che di per sé non aiutano ad avviare politiche di sviluppo nei paesi destinatari dei fondi. L’assistenza umanitaria è una voce di spesa dell’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) pensata per interventi di tipo emergenziale, per la gestione di situazioni straordinarie. Anche se queste negli anni sono purtroppo diventate sempre di più la norma, soprattutto a causa del cambiamento climatico. Oltre al fatto che la maggior parte delle crisi hanno esse stesse origine dal malsviluppo e che quindi l’aiuto umanitario non andrebbe scisso dall’aiuto allo sviluppo, come sostenuto dal Humanitarian development nexus

L’aumento delle risorse in questo senso va certamente interpretato come un fatto positivo, ma va anche ridimensionato. Da una parte infatti l’aumento delle risorse allocate è stato dovuto all’aumento dei disastri. Ma questo, come accennato, non vuol dire che tutte le persone bisognose di assistenza sono state effettivamente raggiunte. La comunità internazionale non è maggiormente in grado di affrontare le emergenze.

Inoltre, anche se si tratta di risorse importanti, esse non contribuiscono allo sviluppo dei paesi beneficiari. Servono infatti soltanto ad affrontare situazioni di carattere straordinario. Anche all’interno della voce di spesa, come abbiamo visto, c’è pochissimo spazio, ad esempio, per le politiche di prevenzione dei disastri. Rappresentano quindi una componente importante dell’aiuto pubblico allo sviluppo, ma la cui crescita deve necessariamente essere accompagnata da una crescita nelle altre voci di spesa, maggiormente orientate allo sviluppo a livello ordinario, anche per prevenire crisi e disastri.

L’articolo è stato redatto grazie al progetto “Cooperazione: mettiamola in Agenda!”, finanziato dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Le opinioni espresse non sono di responsabilità dell’Agenzia.

Foto: Aics Nairobi

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