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	<title>famiglie Archivi - Openpolis</title>
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		<title>I divari territoriali nelle strutture sportive scolastiche</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-divari-territoriali-nelle-strutture-sportive-scolastiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=306438</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo sport dentro e fuori il tempo scolastico è fondamentale per il benessere psico-fisico sia individuale che collettivo. Ma nella pratica dei minori ci sono forti divari sia rispetto al contesto sociale delle famiglie di appartenenza che tra nord e sud del paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-divari-territoriali-nelle-strutture-sportive-scolastiche/">I divari territoriali nelle strutture sportive scolastiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Lo sport è universalmente riconosciuto come uno strumento fondamentale per lo <strong>sviluppo fisico, la socializzazione e l&#8217;apprendimento di valori come il rispetto delle regole e il gioco di squadra</strong>, <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/la-pratica-sportiva-tra-bambini-e-ragazzi/">come abbiamo avuto modo di approfondire in passato</a>. Eppure, in Italia, il diritto alla pratica sportiva per i giovanissimi è tutt&#8217;altro che garantito in modo equo.</p>



<p>Un recente <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/12/Giovanissimi-e-tempo-libero_Anno-2023.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto dell&#8217;istituto nazionale di statistica</a> ha messo in luce come <strong>oltre il 60% dei giovanissimi pratichi sport</strong> al di fuori dell’orario scolastico, soprattutto il calcio tra i ragazzi, la palestra tra le ragazze.</p>


<div id="645-dei-giovani-tra-gli-11-e-i-19-anni-pratica-sport-in-orario-extrascolastico-ma-laccesso-cambia-molto-a-seconda-della-condizione-di-partenza" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Tuttavia, sebbene il 64,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni pratichi un&#8217;attività sportiva al di fuori dell&#8217;orario scolastico, questa <strong>media nasconde profonde disuguaglianze</strong> dettate dal <strong>genere</strong>, dalla <strong>cittadinanza</strong> e dal <strong>contesto sociale</strong> di provenienza.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le disuguaglianze nell&#8217;attività sportiva fuori da scuola</h3>



<p>I dati dell&#8217;ultima indagine Istat, pubblicata nel dicembre scorso, restituiscono la fotografia di un paese in cui <strong>l&#8217;accesso allo sport in ambito extrascolastico è un&#8217;opportunità che resta fortemente condizionata dalle possibilità familiari</strong>. Il background socio-culturale, misurato attraverso il titolo di studio dei genitori, traccia un confine netto: <strong>più del 75% dei figli di laureati pratica regolarmente sport</strong>, ma la quota scende nelle famiglie con livelli di istruzione inferiori. Nello specifico, <strong>questa barriera sociale si intreccia con il divario di genere, aggravandolo</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">7 su 10 </span>le ragazze con genitori laureati che praticano sport nel tempo libero. Tra le figlie di non diplomati la quota scende a 3 su 10.</p>
			        </section>
		


<p>Complessivamente, <strong>i maschi praticano sport con maggiore frequenza delle femmine (73,5% contro 55%)</strong> e le ragazze, superati i 13 anni, fanno attività sportiva in meno di un caso su due. Tuttavia, <strong>uno dei dati più rilevanti emerge dall&#8217;incrocio tra genere ed estrazione sociale</strong>: mentre sette figlie di laureati su dieci possono accedere alla pratica sportiva fuori da scuola, solo tre su dieci ci riescono se i genitori non possiedono un diploma superiore.</p>



<p><strong>A rimanere ai margini sono spesso anche i giovanissimi di cittadinanza straniera</strong>, per i quali l&#8217;attività sportiva è molto meno frequente. Meno della metà dei ragazzi stranieri (47,3%) fa sport, con un calo drastico per le <strong>ragazze con cittadinanza non italiana, che lo praticano solo in un caso su tre</strong>. Per alcune comunità, l&#8217;esclusione appare ancora più marcata: tra le ragazze di origine cinese e marocchina, solo una su quattro ha accesso a un&#8217;attività sportiva.</p>



<p>In un contesto in cui le famiglie non sempre riescono – per limiti economici, culturali o sociali – a garantire ai minori l&#8217;accesso alla pratica sportiva nel tempo libero, <strong>la scuola rimane un presidio fondamentale per il diritto al movimento e alla salute</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Quante scuole hanno una palestra o una piscina</h3>



<p>È in questo senso che la dotazione infrastrutturale delle scuole, con la presenza di strutture sportive, cessa di essere un semplice dettaglio architettonico. L&#8217;assenza della palestra a scuola, ovviamente, <strong>da sola non significa in automatico un problema, potendo utilizzare per l&#8217;educazione fisica altri istituti o impianti sportivi del territorio, magari limitrofi</strong>. Ma è comunque un&#8217;indicazione rispetto alla dotazione infrastrutturale delle scuole sul territorio, rispetto alla necessità di fare sport.</p>



<p>Quante scuole italiane hanno dotazioni di questo tipo? Per comprenderlo, possiamo avvalerci degli open data del ministero dell&#8217;istruzione; sono gli stessi enti proprietari degli edifici scolastici statali a indicare la presenza di dotazioni in questo senso, come una palestra o una piscina. </p>



<p>In Italia, <strong>su circa 40mila edifici scolastici statali, sono 15.067 quelli per cui è segnalata la presenza di una palestra o di una piscina (38,3%)</strong>. Per 24mila non è dichiarata la presenza di tali dotazioni, mentre per 271 l&#8217;informazione non è censita. </p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">38,3% </span>gli edifici scolastici statali con palestra o piscina in Italia.</p>
			        </section>
		


<p>Analizzando i dati nel dettaglio, il quadro cambia molto tra i diversi territori. </p>


<div id="537-gli-edifici-scolastici-con-palestra-o-piscina-in-liguria-in-calabria-sono-il-218" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>La <strong>Liguria è la regione con l&#8217;incidenza più elevata</strong>: il 53,7% dei suoi edifici scolastici statali è dotato di palestra o piscina. A seguire, la Puglia e la Lombardia mostrano percentuali di poco inferiori, rispettivamente con il 49,2% e il 48,8% degli edifici attrezzati. In queste regioni quasi un edificio su due risulta attrezzato per fare sport a scuola.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-calabria-circa-un-edificio-scolastico-su-5-ha-la-palestra/">In Calabria circa un edificio scolastico su 5 ha la palestra</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-calabria-circa-un-edificio-scolastico-su-5-ha-la-palestra/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di palestra e/o piscina per regione (a.s. 2024/25)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-306444"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p>Al contrario, in coda alla classifica troviamo la <strong>Calabria</strong>, con la percentuale più bassa di edifici scolastici statali per cui è dichiarata la presenza di palestra o piscina (21,8%), seguita dall&#8217;<strong>Umbria</strong> (23,7%). In queste regioni, le strutture sportive sono presenti in meno di un edificio scolastico su quattro. Ciò ovviamente non significa che gli alunni che frequentano queste scuole non abbiano accesso alla palestra, in altri istituti o in impianti sportivi della zona. Ma è comunque un&#8217;indicazione rispetto alla dotazione infrastrutturale delle scuole sul territorio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I divari nell&#8217;offerta di palestre scolastiche sul territorio</h3>



<p>L&#8217;analisi rispetto alla classificazione dei comuni per area interna rivela una <strong>correlazione tra centralità territoriale e dotazione infrastrutturale</strong>.</p>


<div id="nelle-citta-polo-oltre-il-40-degli-edifici-ha-la-palestra-nelle-aree-interne-poco-piu-di-uno-su-3" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>I comuni polo, baricentrici in termini di servizi, registrano la <strong>percentuale di copertura più alta, superiore al 42%</strong>. Tale concentrazione appare coerente con il ruolo di centri di servizi svolto da queste aree.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-citta-polo-oltre-il-40-degli-edifici-ha-la-palestra-nelle-aree-interne-poco-piu-di-uno-su-3/">Nelle città polo oltre il 40% degli edifici ha la palestra, nelle aree interne poco più di uno su 3</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-citta-polo-oltre-il-40-degli-edifici-ha-la-palestra-nelle-aree-interne-poco-piu-di-uno-su-3/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di palestra e/o piscina nei comuni italiani (a.s. 2024/25)</a></h3>
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                             aria-labelledby="chart_306441_tab3"><p>L’indicatore misura il rapporto percentuale tra gli edifici scolastici statali per cui è dichiarata la dotazione di palestra e/o piscina e il totale degli edifici scolastici statali. Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige. I dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-306441"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-306441" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Le aree territoriali meno centrali e più distanti dai servizi mostrano una progressione decrescente. I&nbsp;<strong>comuni di cintura</strong>, ovvero gli hinterland&nbsp;delle città principali, si attestano al 38,1%. <strong>La quota di scuole con strutture sportive cala ulteriormente nelle aree interne</strong>. Nei comuni <strong>intermedi</strong>, a circa mezz&#8217;ora di distanza dai poli, la quota di edifici scolastici con palestra o piscina scende al 35%.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Le aree interne sono i territori del paese più distanti dai servizi essenziali (quali istruzione, salute, mobilità). Parliamo di circa 4.000 comuni, con 13 milioni di abitanti, a forte rischio spopolamento (in particolare per i giovani), e dove la qualità dell&#039;offerta educativa risulta spesso compromessa.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/">
                &#8220;Che cosa sono le aree interne&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>L&#8217;<strong>incidenza di scuole con la palestra scende ulteriormente allontanandosi dai poli</strong>. I comuni periferici (a oltre 40 minuti dal polo più vicino) e ultraperiferici (a oltre un&#8217;ora di distanza) sono quelli con la minor incidenza, attestandosi al 34% circa. Questi dati indicano che, in media, la presenza di strutture sportive negli edifici scolastici statali tende a diminuire progressivamente allontanandosi dai principali centri urbani.</p>


<div id="divari-profondi-anche-tra-i-capoluoghi-797-a-milano-95-a-catanzaro" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Divari profondi anche tra le città</h3>



<p>Ciò detto, anche <strong>tra le stesse città la situazione non è omogenea</strong>. Se si considerano i soli capoluoghi di provincia, <strong>Milano</strong> registra il dato più elevato, con quasi l&#8217;80% degli edifici scolastici statali per cui è dichiarata la presenza di palestra o piscina. Seguono altri centri con alta incidenza, tra cui <strong>Firenze</strong> (71,5%), <strong>Bologna</strong> (71,2%) e <strong>Monza</strong> (71,2%), segnalando una notevole concentrazione di strutture sportive nelle scuole di questi contesti urbani.</p>



<p>Le percentuali più basse, al contrario, si riscontrano in <strong>4 capoluoghi che non raggiungono il 15% di strutture per cui è dichiarata la presenza di palestra o piscina</strong>. <strong>Catanzaro</strong> presenta il valore più basso tra questi comuni, con il 9,5% degli edifici scolastici attrezzati per lo sport. Seguono Forlì (10,3%) e Teramo (13,6%), assieme a Latina (14,2%).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di piscine e palestre negli istituti scolastici sono di fonte ministero dell&#8217;istruzione e del merito.</p>



<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/bambini-che-giocano-a-basket-su-un-campo_11684602.htm#from_element=cross_selling__photo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/faq/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-divari-territoriali-nelle-strutture-sportive-scolastiche/">I divari territoriali nelle strutture sportive scolastiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le mense scolastiche a supporto dell&#8217;occupazione femminile</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-mense-scolastiche-a-supporto-delloccupazione-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305549</guid>

					<description><![CDATA[<p>La differenza tra il tasso di occupazione dei padri e quello delle madri in Italia è il secondo più ampio tra tutti i paesi dell’Ue. Inoltre quasi un terzo delle donne tra 25 e 49 anni con figli non lavora. I servizi scolastici, come le mense, possono rispondere alle esigenze delle famiglie, ma c’è ancora molto da fare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-mense-scolastiche-a-supporto-delloccupazione-femminile/">Le mense scolastiche a supporto dell&#8217;occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I servizi scolastici come gli asili nido, il tempo pieno e le mense non sono soltanto importanti per il percorso educativo dei minori. <strong>Hanno infatti anche un ruolo importante nel colmare i divari occupazionali tra donne e uomini.</strong></p>



<p><strong>Queste differenze nascono in prima istanza da un diverso carico del lavoro di cura all&#8217;interno della coppia</strong>, che risulta sbilanciato verso le donne a causa anche di stereotipi di genere radicati. Secondo i dati di <a href="https://eige.europa.eu/gender-equality-index/2025/domain/time/IT#:~:text=51.9-,Care%20activities,-Informal%20childcare%20(0" type="link" id="https://eige.europa.eu/gender-equality-index/2025/domain/time/IT#:~:text=51.9-,Care%20activities,-Informal%20childcare%20(0">Eige</a>, nel 2025 il 41% delle donne italiane di età compresa tra 16 e 74 anni si occupa della cura di bambini con meno di 12 anni per più di 35 ore alla settimana. Tra gli uomini la quota scende al 20%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">21 </span>la differenza, in punti percentuali, tra l&#8217;incidenza di donne e uomini che si occupano della cura dei bambini oltre le 35 ore alla settimana.</p>
			        </section>
		


<p>Tale tendenza va a discapito della stessa vita lavorativa delle donne, che risultano sistematicamente meno occupate e più spesso in condizione di part-time. L&#8217;accesso all&#8217;istruzione fin dai primi anni di vita, oltre ad essere essenziale per lo sviluppo di minore, può svolgere un ruolo fondamentale anche nella riduzione di questo tipo di divari. <strong>Ciò accade lungo i diversi gradi di istruzione: se gli asili nido sono essenziali per consentire alle donne di rientrare al lavoro dopo la gravidanza, la possibilità di frequentare il tempo pieno a scuola è altrettanto decisiva per la continuità della vita professionale delle donne che hanno avuto figli.</strong> In questo contesto, le mense scolastiche rappresentano anche un servizio indispensabile per garantire la frequenza pomeridiana di bambine e bambini.</p>



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					Povertà educativa                </label>
				                <p>Presenza e qualità dei servizi nei comuni su scuola, cultura, sport e servizi sociali.</p>
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					Abruzzo                </label>
				                    <i class="fs-15"> &#8211; Ogni mese</i>
				                <p>Osservatorio basato sui dati dedicato alla regione Abruzzo.</p>
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        <div class="text-center mt-10">
            <p>
                <br><br>
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<h3 class="wp-block-heading">I divari di genere si riflettono sul lavoro</h3>



<p><strong>Considerando la fascia d&#8217;età compresa tra i 25 e i 49 anni, il tasso di occupazione maschile europeo è più alto rispetto a quello femminile.</strong> Stando ai dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hheredty__custom_19945954/default/table" type="link" id="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hheredty__custom_19945954/default/table" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a>, nel 2024 l&#8217;87,5% degli uomini europei risultava occupato contro il 77,6% delle donne. Tra i due genere esiste quindi un divario di partenza pari a circa 10 punti percentuali.</p>


<div id="le-donne-con-figli-sono-meno-occupate-rispetto-agli-uomini-nella-stessa-situazione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Questa forbice si allarga quando i lavoratori o le lavoratrici hanno avuto almeno un figlio.</strong> Gli uomini infatti riportano sistematicamente un tasso di occupazione maggiore, sia nel caso in cui siano padri (92,1%) sia che non lo siano (83,7%). Le donne senza figli riportano valori più bassi rispetto agli uomini che non ne hanno (80,9%) e per le madri il tasso cala ulteriormente al 75,1%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">17 </span>la differenza, in punti percentuali, del tasso di occupazione tra uomini e donne con figli.</p>
			        </section>
		


<p>Questa dinamica spesso risulta presente anche nei singoli paesi dell&#8217;Unione.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli/">In Italia è marcato il divario tra occupati uomini e donne con figli</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli/">Tasso di occupazione delle persone 25-49 anni con e senza figli nei paesi Ue, per genere (2024)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br>(consultati: lunedì 2 Febbraio 2026)
                                        </p>
                </div>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Se si considerano uomini e donne senza figli, i tassi di occupazione tendono ad essere più simili.</strong> Dei 27 paesi considerati, 22 riportano un tasso maggiore per gli uomini, i restanti 7 per le donne e uno (la Germania) una condizione di perfetta parità. In 9 stati il divario si aggira intorno al punto percentuale. Il paese dove la differenza tra il tssso di occupazione di uomini e donne senza figli è maggiore è l&#8217;Italia (9,9) mentre in Lettonia le donne superano gli uomini per 2,6 punti percentuali.</p>


<div id="strillo-testo-block_dee3380de0b6e4e3f1a86415a18b3b59" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Il divario occupazionale tra padri e madri è il più alto d&#8217;Europa.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Sempre nella fascia tra 25 e 49 anni, i padri riportano sistematicamente un tasso di occupazione più alto rispetto alle madri.</strong> In questo contesto, i divari inferiori si registrano in Lussemburgo (6,8 punti percentuali), Svezia (7,7) e Slovenia (8,2). Al contrario, i valori maggiori sono quelli di Grecia (29,3), Italia (28,6) e Repubblica Ceca (23,9). Inoltre, <strong>l&#8217;Italia è anche il paese europeo che registra il tasso di occupazione tra le madri più basso: è pari al 61,9%, circa 13 punti percentuali in meno rispetto alla media europea.</strong></p>


<div id="nellue-il-319-delle-madri-europee-ricorre-al-part-time" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>La nascita di un figlio ha un impatto importante sulla vita lavorativa di una donna. Questo accade non soltanto al momento del parto: le donne infatti tendono ad adattare il proprio percorso professionale per includere le responsabilità genitoriali, in particolare quando i bambini sono molto piccoli ma anche negli anni successivi.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Women in particular are likely to adapt their paid work according to the additional responsibilities that come with parenthood, especially when children are very young, but also as they get older [&#8230;].</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2017/10/the-pursuit-of-gender-equality_g1g8072d/9789264281318-en.pdf" target="_blank">&#8211; Ocse, The Pursuit of Gender Equality: an uphill battle (2017)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Oltre a riportare un tasso di occupazione più basso, le donne con figli tendono a ricorrere di più ai lavori part-time. Nell&#8217;<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hhptety__custom_20277803/default/table" type="link" id="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hhptety/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Unione europea</a>, nel 2024, il 31,9% delle madri di età compresa tra 25 e 49 anni lavora part-time contro il 5,2% dei padri. A livello italiano, il 35,9% delle donne con figli lavora part-time mentre per gli uomini il dato si ferma al 4,6%.</p>



<p>Per favorire quindi un reinserimento lavorativo ma anche il mantenimento della carriera professionale durante l&#8217;intero percorso di crescita del figlio <strong>è importante andare incontro alle esigenze delle famiglie in ogni fase del percorso scolastico del minore.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Il tempo pieno e l&#8217;uguaglianza di genere</h3>



<p>L&#8217;integrazione del minore in un percorso scolastico favorisce l&#8217;occupazione femminile. Oltre al ruolo degli asili nido, di cui abbiamo già avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/" type="link" id="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondire</a>, ci sono degli effetti anche per quel che riguarda l&#8217;introduzione del tempo pieno nelle scuole. Secondo uno studio di Banca d&#8217;Italia, c&#8217;è un impatto positivo sull&#8217;occupazione femminile.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Mothers of children who attend the FT scheme in primary school increase their labor force participation by approximately 2 percentage points both in the short- and medium-term. The effect on mothers’ employment is smaller initially and increases with students’ age, probably because it takes time for mothers to find jobs: overall, three years after the end of the program, mothers of pupils in FT classes in primary school have a 2.2 percentage points higher employment rate.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2023/2023-1423/en_tema_1423.pdf#page=9" target="_blank">&#8211; Banca d&#8217;Italia, The short and medium term effects of full-day schooling on learning and maternal labor supply (2023)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Nel breve e nel medio periodo, le madri di bambini che hanno preso parte al programma del tempo pieno scolastico definito dallo studio hanno incrementato la partecipazione al lavoro di circa 2 punti percentuali. L&#8217;effetto è inizialmente più piccolo e aumenta all&#8217;incrementare dell&#8217;età degli studenti, probabilmente perché trovare lavoro richiede del tempo. Dopo 3 anni dalla fine del programma, le madri con i figli che si trovavano nelle classi a tempo pieno riportano un tasso di occupazione maggiore di 2,2 punti percentuali.</p>


<div id="il-6706-delle-donne-italiane-tra-25-e-49-anni-risulta-occupata" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>In passato abbiamo parlato delle <a href="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/" type="link" id="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mense</a>, un servizio scolastico che è la premessa per consentire ai minori di fare attività extra-scolastiche e di continuare le lezioni nel pomeriggio. In Italia si registra un profondo divario tra il centro-nord e il mezzogiorno, con le isole che mostrano i dati più bassi e il nord-ovest quelli più alti. <strong>Questa forbice tra nord e sud si riscontra anche considerando i tassi di occupazione delle donne in età compresa tra 25 e 49 anni d&#8217;età.</strong></p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud/">Sia le mense scolastiche che l&#8217;occupazione femminile presentano divari tra nord e sud</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud/">Tasso di occupazione femminile della fascia d&#8217;età 25-49 (2024) e incidenza mense negli edifici scolastici (a.s. 2024-2025)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Mim e Istat                                                                <br>(consultati: martedì 27 Gennaio 2026)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-306144"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p><strong>In Italia il 67,06% delle donne di quella specifica fascia d&#8217;età risulta occupato</strong>. La zona con l&#8217;incidenza maggiore è quella del nord-est (76,68%) a cui seguono nord-ovest (75,64%) e centro (70,69%). Il mezzogiorno riporta invece valori minori, nello specifico al sud le occupate sono il 53,58% e nelle isole il 51,36%.</p>


<div id="in-nessuna-regione-del-sud-si-supera-la-media-nazionale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Per quanto riguarda le regioni, tutte quelle che riportano un valore maggiore della media nazionale si trovano nel centro-nord.</strong> I valori maggiori si rilevano in Trentino-Alto Adige (80,65%), Valle d&#8217;Aosta (77,14%) e Veneto (76,81%). Al contrario, tutte le regioni che riportano valori inferiori della media nazionale sono nell&#8217;area del mezzogiorno. In particolare, i tassi di occupazione più bassi si riscontrano in Calabria (51,61%), Campania (49,41%) e Sicilia (47,62%).</p>



<p><strong>Si tratta di un divario visibile anche nel confronto tra province</strong>, con i valori maggiori a Belluno (81,90%), Monza e della Brianza (78,98%) e Prato (78,93%) e quelli minori a Palermo (45,68%), Agrigento (45,34%) e Caltanissetta (43,28%).</p>


<div id="il-potenziamento-delle-mense-puo-essere-uno-dei-servizi-leva-anche-per-loccupazione-femminile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-province-con-piu-occupazione-femminile-ci-sono-piu-mense/">Nelle province con più occupazione femminile ci sono più mense</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-province-con-piu-occupazione-femminile-ci-sono-piu-mense/">Incidenza della presenza di mense negli edifici scolastici (a.s. 2024-2025) e occupazione femminile (2024) a livello provinciale</a></h3>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Mim e Istat                                                                <br>(consultati: martedì 27 Gennaio 2026)
                                        </p>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/nelle-province-con-piu-occupazione-femminile-ci-sono-piu-mense.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-306149"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p><strong>È possibile osservare che tendenzialmente nelle province italiane in cui ci sono più mense scolastiche nelle scuole pubbliche l’occupazione femminile è più alta, con una forte divisione tra i territori del centro-nord e quelli del sud. </strong>Ci sono però delle province del centro che presentano dei valori di occupazione femminile e presenza di mense in linea con quelli del sud. Si segnalano in particolare i casi di Latina e Frosinone, due province laziali che registrano rispettivamente un tasso di occupazione femminile pari al 61,28% e 61,16% e la presenza di mense pari al 14,77% e 22,48%.</p>



<p><strong>Questa è una relazione da leggere nei due sensi</strong>: da un lato la maggiore occupazione è probabilmente un incentivo all&#8217;offerta da parte delle scuole di questo tipo di servizio; dall&#8217;altro è presumibile che la possibilità per gli studenti di fare scuola il pomeriggio garantisca ai genitori una maggiore facilità di conciliazione dei tempi di vita con quelli di lavoro. In particolare per le donne, su cui ricade gran parte del lavoro di cura nel nostro paese. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


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            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/valle_daosta.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla competenze linguistiche degli studenti di terza media nei comuni capoluogo sono di fonte Istat statistiche sperimentali.</p>



<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/ragazza-che-saluta-la-vista-posteriore-della-madre_32518289.htm" type="link" id="https://it.freepik.com/foto-gratuito/ragazza-che-saluta-la-vista-posteriore-della-madre_32518289.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" type="link" id="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-mense-scolastiche-a-supporto-delloccupazione-femminile/">Le mense scolastiche a supporto dell&#8217;occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il profondo divario tra nord e sud sulle mense scolastiche</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305464</guid>

					<description><![CDATA[<p>In un edificio scolastico statale su tre, in media, c'è una mensa. Ma se in Valle d’Aosta oltre il 70% dei plessi ne ha, in Sicilia questa soglia non raggiunge neanche il 15%. Differenze territoriali che rallentano il contrasto alla povertà alimentare tra i minori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/">Il profondo divario tra nord e sud sulle mense scolastiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Le mense rappresentano un elemento importante nelle scuole.</strong> Migliorano la qualità dell’offerta scolastica, garantiscono pasti equilibrati in contrasto alla povertà alimentare, facilitano la socialità e permettono di seguire lezioni nel pomeriggio.</p>



<p><strong>Tuttavia le mense sono presenti in poco più di un terzo degli edifici scolastici statali del paese, con differenze territoriali molto marcate tra nord e sud.</strong> Se infatti oltre il 70% delle scuole in Valle d’Aosta possiede una mensa, quest’ultima è presente in meno del 15% dei plessi scolastici siciliani.</p>


<div id="strillo-testo-block_8615bade1f9d55ae8d4699de74eb1a29" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le mense aiutano la socialità e garantiscono pasti adeguati e bilanciati.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Poter usufruire di una mensa è infatti spesso <strong>fondamentale per il proseguo delle lezioni nel pomeriggio,</strong> permettendo la normale frequenza delle attività educative e venendo anche incontro alle alle esigenze dei genitori che lavorano. Ma anche il momento stesso del pasto ha un&#8217;importanza cruciale per ragazze e ragazzi. Dal momento che viene effettuato in uno spazio condiviso, si creano <strong>possibilità di connessione e socializzazione al di fuori dell&#8217;orario prettamente scolastico.</strong></p>



<p>Inoltre,<strong> viene garantito un pasto adeguato a livello di porzioni e di bilanciamento dei macronutrienti almeno una volta al giorno</strong>, un elemento da non sottovalutare per famiglie in condizione di fragilità economica e sociale. Il pranzo diventa infine un momento dove è anche possibile <strong>imparare come si compone un&#8217;alimentazione corretta</strong> all&#8217;interno di uno stile di vita salutare.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le mense scolastiche presidio contro la povertà alimentare</h3>



<p>La povertà alimentare è un fenomeno difficile da definire. Se nei paesi in via di sviluppo è prettamente legata alla disponibilità di cibo e alla sua diretta accessibilità, nelle economie occidentali è una questione che si lega a molti altri aspetti. Come evidenziato nella <a href="https://www.disuguaglianzesociali.it/glossario/?idg=40" target="_blank" rel="noreferrer noopener">letteratura</a> sull&#8217;argomento, si lega al tema del cosiddetto <strong>&#8220;paradosso della scarsità dell&#8217;abbondanza&#8221;</strong> (Campiglio e Rovati, 2009): nonostante la presenza di alimenti, l&#8217;accesso a risorse adeguate al proprio sostentamento è impossibile per alcune fasce della popolazione.</p>


<div id="la-poverta-alimentare-e-un-fenomeno-multimensionale-legato-anche-alla-qualita-del-cibo-cui-si-ha-accesso" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>A prescindere dal contesto, <strong>la corretta alimentazione non è soltanto legata a un adeguato apporto calorico</strong>: bisogna anche considerare la disponibilità dei diversi macronutrenti e la possibilità di avere del cibo di qualità e seguire diete salutari sin dai primi anni di età, elementi cruciali nell&#8217;evitare l&#8217;insorgenza di malattie croniche nel tempo.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Beyond adequate calories intake, proper nutrition has other dimensions that deserve attention, including micronutrient availability and healthy diets. Inadequate micronutrient intake of mothers and infants can have long-term developmental impacts. Unhealthy diets and lifestyles are closely linked to the growing incidence of non communicable diseases in both developed and developing countries.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://sdgs.un.org/topics/food-security-and-nutrition-and-sustainable-agriculture#:~:text=Beyond%20adequate%20calories,and%20developing%20countries." target="_blank">&#8211; Nazioni Unite, Sustainable development goals: Food security and nutrition and sustainable agriculture (2025)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p><strong>Si tende quindi a considerare in senso più ampio l&#8217;esposizione alla malnutrizione</strong>, che oltre alle condizioni di carenza (denutrizione) include anche situazioni legate al sovrappeso e all&#8217;obesità e squilibri di elementi necessari per le funzioni vitali. Chiaramente, la povertà alimentare e le situazioni di malnutrizione incidono ancora di più su bambini e ragazzi che stanno attraversando l&#8217;età dello sviluppo, per cui ci sono <a href="https://www.efsa.europa.eu/en/press/news/120209" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccomandazioni specifiche</a>.</p>


<div id="strillo-testo-block_ace4dc8a23bd83e582232a739cb615ae" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La povertà alimentare non riguarda soltanto il mero apporto calorico.</p>
			        </section>
		</div>



<p>In questo contesto, un&#8217;indicazione utile per comprendere il quadro italiano è la possibilità delle famiglie di mangiare carne o pesce ogni due giorni. Nel 2024, <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,HOU,1.0/HOU_ECDISTR/DCCV_FAMNOVOCISPESA/IT1,34_280_DF_DCCV_FAMNOVOCISPESA_2,1.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">11 famiglie ogni 100 </a> dichiarano delle difficoltà nel potersi permettere un pasto proteico. Tra le tipologie familiari che mostrano le maggiori difficoltà spicca la famiglia monogenitoriale con almeno un figlio minore (13,4%). Concentrandosi più nello specifico sulla condizione minorile, i dati del 2019 mostrano dei divari tra le regioni italiane. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-sicilia-e-la-regione-in-cui-piu-incide-la-poverta-alimentare-minorile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come abbiamo approfondito in passato</a>, in Italia <strong>il 2,8% dei minori non riesce a consumare un pasto proteico al giorno.</strong> Si tratta di numeri che tendono ad incrementare nelle regioni del sud, con incidenze maggiori in Sicilia (8,4%), Campania (5,4%) e Basilicata (4,9%).</p>



<p>Questo dato va interpretato alla luce della complessità del fenomeno. Possono infatti incidere situazioni di indigenza economica ma anche educazione alimentare e facilità ad accesso a specifici servizi. In questo quadro,<strong> le mense scolastiche rivestono un valore essenziale</strong>, sottolineato spesso nelle <a href="https://www.garanteinfanzia.org/wp-content/uploads/2025/06/agia-relazione-parlamento-2021.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazioni</a> e negli interventi del garante dell&#8217;infanzia.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Povertà educativa e marginalità si combattono inoltre garantendo pari opportunità di accesso a tempo pieno e mense scolastiche.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.garanteinfanzia.org/wp-content/uploads/2025/06/scheda_5_priorita.pdf" target="_blank">&#8211; Agia, Le cinque priorità dell&#8217;Agia per la scuola (2025)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Abbiamo dunque analizzato i <a href="https://dati.istruzione.it/opendata/opendata/catalogo/elements1/leaf/?datasetId=DS0151EDIAMBFUNZSTA2021" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> della presenza delle mense scolastiche all&#8217;interno degli edifici scolastici statali per l&#8217;anno scolastico 2024-2025 rilasciati dal ministero dell&#8217;istruzione e del merito su cadenza annuale per capire come si distribuisce il servizio sul territorio nazionale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come si distribuiscono le mense sul territorio italiano</h3>



<p>In Italia sono presenti 39.351 edifici che comprendono scuole statali. Di questi, <strong>14.362 riportano la presenza di uno spazio adibito alla mensa.</strong></p>


<div id="in-italia-la-presenza-della-mensa-e-dichiarata-per-il-365-degli-edifici-scolastici-statali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">36,5% </span>gli edifici scolastici in cui si dichiara la presenza di una mensa (anno scolastico 2024-2025).</p>
			        </section>
		


<p><strong>Si tratta però di un dato che nasconde profonde differenze territoriali tra l&#8217;area del centro-nord e il mezzogiorno.</strong> I contesti dove l&#8217;incidenza è più alta sono la zona del nord-ovest (50,8% degli edifici), centro (41,6%) e nord-est (38,3%). Più bassi invece i dati del sud (24,1%) e le isole (22,3%). <strong>Tra il valore maggiore e quello minore ci sono circa 30 punti percentuali di differenza.</strong> Un divario che risulta ancora più evidente se si analizzano i dati a livello regionale.</p>


<div id="quasi-tutte-le-regioni-con-valori-inferiori-alla-media-nazionale-sono-del-mezzogiorno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-mezzogiorno-ci-sono-meno-scuole-con-le-mense/">Nelle regioni del mezzogiorno ci sono meno scuole con le mense</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-mezzogiorno-ci-sono-meno-scuole-con-le-mense/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di mensa nelle regioni italiane (a.s. 2024/25)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati ministero dell’istruzione e del merito                                                                <br>(consultati: venerdì 9 Gennaio 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-305528"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-305528" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-mezzogiorno-ci-sono-meno-scuole-con-le-mense/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                            </div>

			


<p><strong>Sono 12 le regioni che superano la media italiana per incidenza di edifici scolastici per cui viene dichiarata la presenza dello spazio mensa.</strong> Di queste, solo una si trova nel mezzogiorno: è la Sardegna che con il 37,3% supera la percentuale italiana di poco meno di un punto percentuale. Le regioni che invece riportano valori inferiori a quello nazionale si trovano tutte nel mezzogiorno ad eccezione del Lazio.</p>


<div id="in-valle-daosta-il-719-degli-edifici-scolastici-dichiara-di-avere-una-mensa-in-sicilia-solo-il-144" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>La regione italiana con la percentuale maggiore è la <strong>Valle d&#8217;Aosta (71,9%) </strong>a cui seguono Piemonte (62,6%), Liguria (59,5%) e Toscana (59,1%). Quelle con i valori minori sono Lazio (25,3%), Calabria (22,5%), Campania (18,1%) e <strong>Sicilia (14,4%).</strong></p>



<p>A livello provinciale, <strong>53 province su 107 registrano valori superiori alla media nazionale</strong> (il 49,5%). Di queste, solo Potenza, Nuoro, Sassari e Cagliari si trovano nell&#8217;area del mezzogiorno. I territori con le incidenze più alte sono Valle d&#8217;Aosta (71,9%), Imperia (68,3%), Biella (67,6%) e Vercelli (66,2%). Sono invece più basse a Trapani (12,6%), Catania (8%), Napoli (7,7%) e Ragusa (3,7%).</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa/">Nei comuni del centro-nord più scuole dichiarano di avere la mensa</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di mensa nei comuni italiani (a.s. 2024/25)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/02/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa/">Nei comuni del centro-nord più scuole dichiarano di avere la mensa &#8211; Percentuale di edifici scolastici statali dotati di mensa nei comuni italiani (a.s. 2024/25)</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305536_tab3"><p>L’indicatore misura il rapporto percentuale tra gli edifici scolastici statali per cui è dichiarata la dotazione della mensa e il totale degli edifici scolastici statali. Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige. I dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico. In rosso sono visualizzati i comuni che riportano un&#8217;incidenza inferiore alla media nazionale (36,5%), in blu superiore.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati ministero dell’istruzione e del merito                                                                <br>(consultati: venerdì 9 Gennaio 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-305536"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-305536" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                            </div>

			


<p><strong>Il 47,8% dei capoluoghi italiani riporta dei valori superiori all&#8217;incidenza italiana. </strong>Anche per questo anno scolastico la percentuale maggiore si registra ad Alessandria, nel Piemonte. Dei 43 edifici scolastici presenti, 33 registrano la presenza di mense (76,7%). Seguono Carrara (71,1%), Como (68,5%) e Monza (64,4%). Come per le province, la maggior parte dei capoluoghi che supera la media nazionale si trova nel centro-nord.</p>



<p>Da notare però che alcuni comuni di grandi dimensioni come Napoli, Catania e Palermo riportino delle percentuali anomale inferiori al 10%. Questi dati sono forniti dagli enti proprietari di ogni singola struttura al ministero dell&#8217;istruzione e del merito per cui è possibile che ci possano essere dei discostamenti rispetto alla situazione effettiva. Nonostante questa puntualizzazione, è comunque chiaro che <strong>il mezzogiorno appare essere l&#8217;area più caratterizzata dalla minore incidenza di edifici scolastici con le mense.</strong> Rispetto quindi al ruolo della refezione, questo divario ha un impatto notevole sull&#8217;esperienza educativa dei minori.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/valle_daosta.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/totale_generale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla competenze linguistiche degli studenti di terza media nei comuni capoluogo sono di fonte Istat statistiche sperimentali.</p>



<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/bambini-che-pranzano-alle-elementari_18416160.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=0&amp;uuid=6b69d7c4-9424-4d5a-abdc-6f8f36fc3049&amp;query=mensa+scolastica" target="_blank" rel="noreferrer noopener">freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/">Il profondo divario tra nord e sud sulle mense scolastiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Abruzzo una famiglia su dieci si trova in povertà relativa</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-abruzzo-una-famiglia-su-dieci-si-trova-in-poverta-relativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2025 09:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=302712</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2024 le famiglie abruzzesi in tale condizione erano il 10,1%. Questi nuclei rimangono sotto i livelli medi di benessere, con ricadute sulla coesione sociale ed economica di tutta la comunità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-abruzzo-una-famiglia-su-dieci-si-trova-in-poverta-relativa/">In Abruzzo una famiglia su dieci si trova in povertà relativa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ci sono diversi modi per misurare quante persone vivono in condizioni di indigenza. Uno di questi è la <strong>povertà assoluta</strong>, che indica la situazione in cui una famiglia non riesce a sostenere la spesa minima necessaria per acquistare un paniere di beni e servizi essenziali — come cibo, riscaldamento, abbigliamento o un’abitazione dignitosa — per condurre una vita accettabile.</p>



<p>Un&#8217;altra dimensione altrettanto rilevante, ma spesso meno considerata tra gli indicatori per misurare la situazione di singoli e famiglie, è la <strong>povertà relativa</strong>. Questa indica la condizione economica di un soggetto rispetto al resto della popolazione. In altre parole, si parla di povertà relativa quando un singolo o una famiglia ha una capacità di spesa non sufficiente per mantenere un tenore di vita in linea con quello della comunità di cui fa parte.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		La povertà relativa è una situazione di deficit di risorse necessarie per mantenere lo stile di vita corrente. Questa mancanza viene calcolata in relazione al livello medio di risorse della popolazione totale a cui si fa riferimento.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&amp;p=240310">
                &#8220;Che differenza c’è tra povertà assoluta e povertà relativa&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>In <strong>Abruzzo</strong> nel 2024, in base ai dati appena pubblicati da <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/10/La-poverta-in-italia-_-Anno-2024.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>, la quota di famiglie che si trovavano in questa situazione era di circa il 10%. Un dato tutto sommato contenuto se confrontato alle altre regioni del mezzogiorno e inferiore, di poco, alla media nazionale (10,9%).</p>


<div id="in-abruzzo-una-famiglia-su-dieci-si-trovava-in-poverta-relativa-nel-2024" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">10,1% </span>la quota di famiglie abruzzesi che si trovavano in condizione di povertà relativa rispetto al totale dei nuclei residenti nel 2024.</p>
			        </section>
		


<p>Analizzare questi dati è importante, non solo perché spesso povertà assoluta e relativa coincidono, ma anche perché, quando non è così, ci troviamo comunque di fronte a famiglie che rimangono sotto i livelli medi di benessere. Ciò ha ricadute sulla coesione sociale ed economica di tutta la comunità.</p>






<h3 class="wp-block-heading">I dati sulla povertà relativa, in Italia e in Abruzzo</h3>



<p>Nel 2024, anno più recente per cui sono disponibili i dati, le famiglie italiane in condizione di povertà relativa erano circa <strong>2,8 milioni</strong> (dato stabile rispetto al 2023). Si tratta del 10,9% dei nuclei totali. Il sud si conferma come l’area del paese ampiamente più critica da questo punto di vista. Qui infatti l&#8217;incidenza delle famiglie in povertà relativa è del <strong>20%</strong>. Valori simili e molto inferiori invece al nord (6,6%) e al centro (6,5%) della penisola.</p>



<p>Scindendo i dati a livello regionale, appare ancora più evidente come il divario tra sud e centro-nord del paese sia particolarmente marcato. <strong>L&#8217;Abruzzo (10,1%) infatti è l&#8217;unica regione del mezzogiorno a riportare un dato inferiore alla media nazionale (10,9%)</strong>. Viceversa, con la sola eccezione delle Marche, le regioni del centro e del nord si trovano tutte sotto il dato italiano. </p>



<p>Il valore più alto in assoluto è quello della <strong>Puglia</strong> con il 24,3%. Oltre il 20% anche <strong>Calabria</strong> e <strong>Campania</strong>. Viceversa la quota più bassa di famiglie in povertà relativa è quella del <strong>Trentino-Alto Adige</strong> (4,7%).</p>


<div id="al-sud-lincidenza-della-poverta-relativa-e-maggiore-nelle-aree-metropolitane-e-nei-piccoli-centri-periferici" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-il-10-delle-famiglie-si-trova-in-poverta-relativa/">In Abruzzo il 10% delle famiglie si trova in povertà relativa</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-il-10-delle-famiglie-si-trova-in-poverta-relativa/">Percentuale di famiglie che si trovano in povertà relativa per regione (2024)</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Istat                                                                <br>(pubblicati: martedì 14 Ottobre 2025)
                                        </p>
                </div>
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        <section class="blockquote">
							<p>Al sud l’incidenza della povertà relativa è maggiore nelle aree metropolitane e nei piccoli centri periferici.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Un altro dato interessante da notare riguarda il fatto che <strong>l’incidenza delle famiglie in povertà relativa, a livello nazionale, risulta più marcata nei comuni con popolazione fino a 50mila abitanti non periferia di area metropolitana (12,2%)</strong>. L’incidenza invece è più contenuta nei grandi centri (8,3%) e nelle periferie delle aree metropolitane e nei comuni con popolazione superiore ai 50mila abitanti (10,1%). Da notare che al sud invece la situazione è un po’ diversa. <strong>Qui infatti l’incidenza delle famiglie povere è sostanzialmente identica nelle grandi città (20,9%) come nei piccoli centri (20,8%)</strong>. Leggermente inferiore invece nelle aree intermedie (18,3%).</p>


<div id="purtroppo-esistono-pochi-dati-con-granularita-territoriale-sulla-poverta-delle-famiglie" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Complessivamente quindi <strong>al sud la povertà si distribuisce in maniera più o meno omogenea tra aree urbane e periferiche</strong>. Le caratteristiche e le esigenze delle famiglie che vivono in città però probabilmente differiscono da quelle di chi vive in zone meno urbanizzate. Come nelle <strong>aree interne</strong> ad esempio. Capire regione per regione, comune per comune, dove si trovano le situazioni più critiche sarebbe molto importante per valutare l’eventuale attuazione di interventi mirati.</p>



<p>Purtroppo, al momento, <strong>dati di dettaglio territoriale non sono disponibili, e ciò limita la possibilità di un’analisi più fine </strong>e di politiche realmente personalizzate. Per avere una misura della deprivazione delle famiglie, tuttavia, è possibile fare delle stime attraverso le <a href="https://www.istat.it/statistica-sperimentale/aggiornamento-degli-indicatori-del-sistema-informativo-a-misura-di-comune/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">statistiche sperimentali</a> di Istat. Si può ad esempio analizzare la quota di famiglie con figli a carico che si mantengono su un unico reddito. Una situazione che – in molti casi – rende fragili le finanze familiari.</p>


<div id="nel-2020-a-laquila-quasi-il-20-delle-famiglie-si-trovava-in-una-situazione-di-potenziale-disagio-socio-economico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le famiglie in potenziale disagio socio-economico in Abruzzo</h3>



<p>L&#8217;indicatore analizzabile con i dati disponibili è la <strong>percentuale di famiglie anagrafiche con almeno un minore di età inferiore ai 6 anni e un unico percettore di reddito rispetto al totale delle famiglie monoreddito</strong>. Sebbene siano presenti distorsioni legate all&#8217;evasione fiscale e a situazioni particolari (non tutte le famiglie monoreddito sono necessariamente in difficoltà economica) e l&#8217;informazione sia disponibile solo per i <strong>comuni con almeno 5mila abitanti</strong>, questo indicatore offre la maggiore granularità territoriale possibile. Si tratta di dati relativi al <strong>2020</strong>, primo anno di emergenza Covid.&nbsp;</p>



<p>Considerando i territori per cui il dato è disponibile, possiamo osservare che in Abruzzo ci sono ben 12 comuni dove la percentuale di famiglie monoreddito con almeno un figlio nel 2020 era pari o superiore al 30%. La quota più alta in assoluto in quell’anno era stata fatta registrare da <strong>Luco dei Marsi</strong> con il 37,6%. Seguono <strong>Collecorvino</strong> (34,5%) e <strong>Corropoli</strong> (34,1%).</p>


<div id="strillo-testo-block_24aeae69f78063b16736c794a126543d" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>I comuni capoluogo hanno una bassa incidenza di famiglie monoreddito con figli.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Viceversa il dato più basso risulta essere quello di <strong>Castel di Sangro</strong> (13,8%), seguito da <strong>Tagliacozzo</strong> (14,8%) e <strong>Tortoreto</strong> (15,6%). È interessante notare che tutti e quattro i capoluoghi di provincia abruzzesi rientrano tra i 15 comuni con la più bassa percentuale di famiglie monoreddito con figli. Il dato migliore in questo caso è quello di <strong>Chieti</strong> (16,5%) che è il quarto più basso di tutta regione fra i comuni per cui l’informazione è disponibile. Troviamo poi <strong>Pescara</strong> (17,2%), <strong>Teramo</strong> (19,1%) e infine <strong>L’Aquila</strong> (19,6%). Pur non potendo confrontare direttamente questi dati con quelli relativi alla povertà relativa, possiamo comunque osservare che apparentemente in Abruzzo l’incidenza delle famiglie potenzialmente a rischio di disagio economico è maggiore nei piccoli centri piuttosto che nelle grandi città.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2020-chieti-e-stato-il-capoluogo-abruzzese-con-meno-famiglie-monoreddito-con-figli/">Nel 2020 Chieti è stato il capoluogo abruzzese con meno famiglie monoreddito con figli</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2020-chieti-e-stato-il-capoluogo-abruzzese-con-meno-famiglie-monoreddito-con-figli/">Percentuale di famiglie anagrafiche in cui è presente almeno un minore con meno di 6 anni e un unico percettore di reddito sul totale dei nuclei monoreddito (2020)</a></h3>
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<p>Dato disponibile solo per i comuni con più di 5.000 abitanti.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
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                                          data-param-text="Nel 2020 Chieti è stato il capoluogo abruzzese con meno famiglie monoreddito con figli"
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                                          data-param-text="Nel 2020 Chieti è stato il capoluogo abruzzese con meno famiglie monoreddito con figli - https://www.openpolis.it/numeri/nel-2020-chieti-e-stato-il-capoluogo-abruzzese-con-meno-famiglie-monoreddito-con-figli/"
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                            <p><label for="embed-chart-302708"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>L’impegno di Istat nel fornire dati territoriali dettagliati rappresenta un punto di riferimento essenziale. Tuttavia, per superare i limiti attuali <strong>sarebbe auspicabile che l’intero sistema pubblico rafforzi la raccolta e la condivisione di informazioni</strong> a livello locale. Solo con dati di dettaglio e aggiornati frequentemente infatti è possibile definire e implementare politiche mirate e realmente aderenti alle esigenze delle popolazioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, comune per comune</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/famiglie_monoreddito_abruzzo.xls">Famiglie monoreddito con figli</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis,&nbsp;<a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/uomo-in-abito-nero-che-cammina-sul-marciapiede-durante-il-giorno-wGIOPXv7JUE" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dario Brönnimann</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-abruzzo-una-famiglia-su-dieci-si-trova-in-poverta-relativa/">In Abruzzo una famiglia su dieci si trova in povertà relativa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Italia più di un milione di minori è in condizioni di povertà assoluta</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-italia-piu-di-un-milione-di-minori-e-in-condizioni-di-poverta-assoluta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 09:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=302699</guid>

					<description><![CDATA[<p>Se vent’anni fa erano gli anziani a essere più esposti all’indigenza, oggi i più colpiti sono bambini e bambine in famiglie numerose, nei nuclei monogenitoriali e con genitori disoccupati o operai. Investire in istruzione può contribuire a contrastare il fenomeno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-piu-di-un-milione-di-minori-e-in-condizioni-di-poverta-assoluta/">In Italia più di un milione di minori è in condizioni di povertà assoluta</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel 2024 <strong>quasi 1,3 milioni di minori in Italia si sono trovati in povertà assoluta</strong>, secondo i più recenti dati <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/10/La-poverta-in-italia-_-Anno-2024.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>. Si tratta del 13,8% dei residenti sotto i 18 anni. Un dato che resta stabile rispetto all’anno precedente ma che continua a rappresentare <strong>il livello più alto mai registrato dal 2014</strong>. Si conferma quindi una tendenza di lungo periodo che vede nei <strong>minori la fascia d&#8217;età che più spesso si trova a vivere in questa condizione</strong>. Non era così prima della recessione del 2008.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Una famiglia si trova in povertà assoluta quando non può permettersi le spese essenziali per condurre uno standard di vita minimamente accettabile.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-poverta-assoluta/">
                &#8220;Che cos&#8217;è la povertà assoluta&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>Sebbene infatti questi nuovi dati non siano direttamente confrontabili con quelli di fine anni 2000, per un cambio metodologico, la&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/numeri/con-la-pandemia-si-sono-ulteriormente-allargati-i-divari-generazionali-2/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dinamica resta chiara</a>. Vent’anni fa la distanza generazionale era più contenuta e gli anziani risultavano la fascia più esposta al rischio di povertà. Oggi, invece, la <strong>situazione si è capovolta</strong>.</p>


<div id="nel-2024-erano-1-milione-e-283mila-i-minori-in-poverta-assoluta-in-italia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">13,8% </span>i minori che vivono in povertà assoluta in Italia nel 2024 rispetto al totale delle persone residenti con meno di 18 anni.</p>
			        </section>
		


<p>Altre tendenze ormai consolidate riguardano il fatto che <strong>la povertà assoluta tende ad aumentare al crescere del numero di figli a carico delle famiglie e al diminuire del livello di istruzione della persona di riferimento</strong>. Un titolo di studio più basso riduce infatti la possibilità di accedere a lavori qualificati e ben retribuiti, con effetti che si trasmettono da una generazione all’altra. Investire in istruzione può contribuire ad arginare questi fenomeni ma <strong>servono strumenti di monitoraggio sempre più aggiornati e capillari</strong>, per comprendere dove e come intervenire. In questo approfondimento analizziamo come queste dinamiche incidono sulla popolazione minorile e sulle loro famiglie. Con uno sguardo anche locale ai possibili fattori di disagio tra i nuclei con figli.</p>






<h3 class="wp-block-heading">La condizione delle famiglie, un quadro generale</h3>



<p>Grazie ai dati pubblicati dall&#8217;istituto di statistica è possibile ricostruire un quadro sulla condizione delle famiglie che si trovano in povertà assoluta, con particolare attenzione per i <strong>nuclei che hanno minori a carico</strong>.</p>


<div id="il-207-delle-famiglie-con-3-o-piu-figli-si-trova-in-condizione-di-poverta-assoluta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Questa rilevazione indica che le famiglie con minori in tale condizione nel 2024 erano quasi 734mila, pari al 12,3% del totale. Nelle coppie, <strong>l&#8217;incidenza del fenomeno cresce all&#8217;aumentare del numero di figli minori</strong>: 7,3% con un figlio, 10,6% con due e 20,7% con almeno tre figli. Anche le famiglie monogenitoriali con minori mostrano valori elevati (14,4%).</p>


<div id="strillo-testo-block_400466274aa56bc2824b15e548791cbd" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Investire in istruzione significa anche avere accesso a occupazioni qualificate e meglio retribuite.</p>
			        </section>
		</div>



<p>I dati confermano peraltro che <strong>la condizione economica delle famiglie tende a peggiorare al diminuire del titolo di studio della persona di riferimento</strong>. L’incidenza della povertà assoluta, infatti, si attesta al 4,2% tra i nuclei in cui la persona di riferimento ha almeno un diploma di scuola superiore e raggiunge il 12,8% nel caso della licenza media. L&#8217;incidenza aumenta ulteriormente (14,4%) tra chi ha conseguito solo la licenza elementare.</p>


<div id="il-187-dei-nuclei-in-cui-la-persona-di-riferimento-e-operaio-o-assimilato-si-trova-in-poverta-assoluta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-della-poverta-assoluta-tra-le-famiglie-numerose/">L&#8217;incidenza della povertà assoluta è più alta nelle famiglie numerose</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-della-poverta-assoluta-tra-le-famiglie-numerose/">Percentuale di famiglie con figli in povertà assoluta rispetto alla situazione familiare (2024)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br>(pubblicati: martedì 14 Ottobre 2025)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-304398"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-304398" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>Tendenzialmente <strong>un basso livello di istruzione riduce le opportunità di accesso a lavori qualificati e meglio retribuiti</strong>, accentuando la vulnerabilità economica. Questo legame emerge con particolare forza nelle famiglie con minori a carico. Tra quelle in cui la persona di riferimento è <strong>operaio o assimilato</strong>, l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 18,7%. Supera il 20% se la persona di riferimento è <strong>disoccupata o in cerca di occupazione</strong>. </p>


<div id="nel-2020-andria-e-barletta-erano-le-due-citta-con-la-piu-alta-percentuale-di-famiglie-monoreddito-con-figli-a-carico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La situazione delle famiglie nei territori</h3>



<p>Le medie nazionali e regionali offrono un quadro generale, ma spesso nascondono forti disuguaglianze interne. Per comprendere davvero dove si concentrano le situazioni di maggiore difficoltà, <strong>è fondamentale poter contare su dati territoriali il più possibile dettagliati</strong>. Disporre di informazioni aggiornate a livello comunale — e, nel caso delle grandi città, anche con maggiore livello di dettaglio — permetterebbe di individuare con precisione i contesti più fragili e di progettare interventi mirati.</p>



<p>Da questo punto di vista, l&#8217;analisi dei dati riguardanti le <strong>famiglie monoreddito con figli a carico</strong> <strong>rappresenta un importante indicatore di potenziale vulnerabilità</strong>. Tuttavia, i dati disponibili su questo specifico aspetto purtroppo provengono dalle statistiche sperimentali di Istat e riguardano esclusivamente i <strong>comuni con oltre 5mila abitanti</strong>. Inoltre <strong>il dato più recente disponibile si ferma al 2020</strong>. Sebbene allo stato attuale ciò renda complessa una ricostruzione completa e aggiornata della condizione delle famiglie con figli in Italia, si tratta di dati preziosi e utili per approfondire l&#8217;analisi.</p>


<div id="strillo-testo-block_38a8415bd531863ae4178a70941a30b0" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Dati dettagliati sulla condizione delle famiglie sono disponibili solo per i comuni con più di 5mila abitanti e risalgono al 2020.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Considerando i dati a disposizione, focalizzando l&#8217;analisi esclusivamente sui <strong>comuni capoluogo</strong>, possiamo osservare che in media la percentuale di famiglie anagrafiche monoreddito con almeno un figlio di età inferiore ai 6 anni nel 2020 era pari al <strong>17,9%</strong> rispetto al totale delle famiglie anagrafiche. Le percentuali più alte sono riportate dai comuni pugliesi di <strong>Andria</strong> (31,5%) e <strong>Barletta</strong> (28,3%), seguite dalla toscana <strong>Prato</strong> (26,7%). Da segnalare anche i dati di <strong>Napoli</strong> (24,4%) e <strong>Palermo</strong> (23,8%), casi particolarmente rilevanti visto che stiamo parlando rispettivamente del terzo e del quinto comune più popoloso d&#8217;Italia.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2020-andria-era-il-capoluogo-con-la-piu-alta-percentuale-di-famiglie-monoreddito-con-figli/">Nel 2020 Andria era il capoluogo con la più alta percentuale di famiglie monoreddito con figli</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2020-andria-era-il-capoluogo-con-la-piu-alta-percentuale-di-famiglie-monoreddito-con-figli/">I 20 comuni capoluogo con la più alta quota di famiglie monoreddito con bambini di età inferiore a 6 anni (2020).</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-302695"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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        <section class="blockquote">
							<p>Sono quasi tutti del sud i capoluoghi con la più alta percentuale di famiglie monoreddito con figli.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Estendendo l&#8217;analisi ai 20 capoluoghi con la più alta quota di famiglie monoreddito con figli possiamo osservare che si tratta <strong>quasi esclusivamente di città del mezzogiorno</strong>. Oltre alla già citata Prato infatti, le uniche altre due eccezioni sono rappresentate dalla laziale <strong>Latina</strong> (22,5%) e dalla romagnola <strong>Forlì</strong> (20,2%).</p>



<p>Per quanto riguarda invece i capoluoghi con le percentuali più basse, possiamo osservare che ai primi posti troviamo i comuni sardi di <strong>Cagliari</strong> (10,9%) e <strong>Carbonia</strong> (11,6%), seguiti da <strong>Savona</strong> (12,4%). È interessante notare come sebbene in questo caso non siano presenti capoluoghi del sud continentale (e della Sicilia), troviamo invece diversi comuni della Sardegna. Oltre alle due città già citate infatti rientrano tra i primi 20 capoluoghi anche <strong>Oristano</strong> (13,3%) e <strong>Sassari</strong> (14,5%).</p>



<p>Altro elemento interessante da notare è che rientrano in questa graduatoria alcuni dei maggiori comuni italiani. Tra questi possiamo citare <strong>Genova</strong> (12,7%), <strong>Bologna</strong> (14,1%), <strong>Milano</strong> (14,2%) e <strong>Torino</strong> (14,7%). <strong>Roma</strong> invece si attesta sul 16,9%.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-cagliari-nel-2020-meno-dell11-di-famiglie-monoreddito-con-figli/">La percentuale più bassa di famiglie monoreddito con figli è a Cagliari</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-cagliari-nel-2020-meno-dell11-di-famiglie-monoreddito-con-figli/">I 20 comuni capoluogo con la più bassa quota di famiglie monoreddito con bambini di età inferiore a 6 anni (2020).</a></h3>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-302697"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-302697" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/a-cagliari-nel-2020-meno-dell11-di-famiglie-monoreddito-con-figli/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Il lavoro di Istat sulle statistiche sperimentali offre una&nbsp;<strong>base preziosa per comprendere meglio la realtà a livello locale e per arricchire il dibattito pubblico con nuove evidenze</strong>. Senza queste informazioni ciò non sarebbe possibile. Purtroppo però, con i dati attualmente disponibili, ampie aree del paese rimangono escluse dall’indagine.</p>



<p>Per poter definire delle politiche mirate che siano guidate dalle evidenze dei dati&nbsp;<strong>sarebbe auspicabile garantire una disponibilità più ampia e aggiornata delle informazioni</strong>. Disporre di dati aggiornati e granulari infatti non è soltanto una questione tecnica, ma un requisito fondamentale per definire interventi mirati e realmente efficaci.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/Taa.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla percentuale di famiglie monoreddito con almeno un figlio di meno di 6 anni sono di fonte Istat (statistiche sperimentali).</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/2-persone-sedute-sulla-sedia-nel-corridoio-aYLo12XGSY4" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Luba Ertel</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-piu-di-un-milione-di-minori-e-in-condizioni-di-poverta-assoluta/">In Italia più di un milione di minori è in condizioni di povertà assoluta</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo squilibrio demografico mina il rapporto tra generazioni</title>
		<link>https://www.openpolis.it/lo-squilibrio-demografico-mina-il-rapporto-tra-generazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Sep 2025 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=301809</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nei prossimi vent'anni l'indice di vecchiaia potrebbe crescere a sfavore di bambini e bambine. Una condizione che pone un'ipoteca sulla condizione sociale dei minori e sulla loro futura rilevanza nella definizione delle politiche pubbliche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/lo-squilibrio-demografico-mina-il-rapporto-tra-generazioni/">Lo squilibrio demografico mina il rapporto tra generazioni</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Venti anni fa, nel 2005, una <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2005;159" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge dello stato</a> ha istituito il 2 ottobre come <strong>festa nazionale dei nonni</strong>. Una giornata introdotta per celebrare il ruolo svolto dagli anziani all&#8217;interno delle famiglie e della società.</p>



<p>In effetti,<strong> il ruolo delle persone anziane e dei nonni è diventato spesso cruciale</strong> <strong>in termini di</strong> <strong>contributo alla conciliazione della vita familiare</strong>. Questi infatti spesso suppliscono a <strong>carenze di lungo periodo del nostro welfare</strong>.</p>



<p>Ciò è particolarmente vero oggi, in un contesto dove <strong>stanno radicalmente cambiando gli equilibri tra generazioni, sia in termini demografici che economici</strong>. Abbiamo approfondito l&#8217;impatto della transizione demografica nel rapporto tra bambini e anziani,  anche a livello territoriale. Il <strong>rischio da scongiurare è che in un paese con sempre meno minori, anche la loro condizione perda priorità</strong> nel dibattito pubblico e nelle politiche nazionali e locali. </p>



<p>Questo squilibrio demografico crescente inoltre solleva anche interrogativi sulla <strong>tenuta del sistema previdenziale</strong>, la cui sostenibilità nel lungo periodo rischia di essere compromessa, con conseguenze che riguardano l’intera società, se non verranno posti in essere interventi mirati.</p>






<h3 class="wp-block-heading">La transizione demografica e lo squilibrio generazionale</h3>



<p>Rispetto a 20 anni fa, la società è molto cambiata. È aumentata la consistenza demografica degli anziani sul totale della popolazione. <strong>Nel 2005 infatti in Italia vivevano 2,4 milioni di persone con più di ottant&#8217;anni di età, mentre oggi sono 4,1 milioni, grosso modo a parità di popolazione</strong>.</p>


<div id="7-i-residenti-in-italia-con-oltre-80-anni-di-eta-erano-il-42-nel-2005" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">7% </span>i residenti in Italia con oltre 80 anni di età nel 2025. Erano il <span data-sheets-root="1">4,2</span>% nel 2005.</p>
			        </section>
		


<p>Proiettando il dato nei prossimi vent&#8217;anni, <strong>in uno scenario di previsione mediano la quota di over 80 potrebbe superare il 10% nel 2045</strong>.</p>



<p>Si tratta dell&#8217;esito principalmente di due fenomeni. Il primo è il <strong>positivo allungamento delle prospettive di vita</strong>. Nel 2005 infatti la speranza di vita di una persona giunta ai 65 anni d&#8217;età era inferiore a 20 anni (19,3 anni di media), mentre il dato stimato per il 2024 indica una media di 21,2 anni. Il secondo fattore ha invece a che fare con il <strong>declino nel numero di nascite</strong> che abbiamo già avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-continuano-a-diminuire-le-nascite/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccontare</a>.</p>



<p>La conseguenza è che<strong> il rapporto tra generazioni sta diventando e si prevede diventerà sempre più squilibrato</strong>. Nel 2005 vivevano in Italia circa 10 milioni di minori, pari al 17% della popolazione; tra questi 8,2 milioni di infra-quattordicenni. Le generazioni sopra i 65 anni rappresentavano circa un quinto della popolazione (19,5%), ovvero 11,3 milioni di persone.</p>


<div id="il-rapporto-tra-generazioni-sta-diventando-e-si-prevede-diventera-sempre-piu-squilibrato-con-un-possibile-impatto-su-politiche-pubbliche-e-condizione-minorile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2045-oltre-un-terzo-della-popolazione-potrebbe-superare-i-65-anni/">Nel 2045 oltre un terzo della popolazione potrebbe superare i 65 anni</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2045-oltre-un-terzo-della-popolazione-potrebbe-superare-i-65-anni/">Composizione percentuale della popolazione in Italia nel 2005, 2025 e 2045</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nel-2045-oltre-un-terzo-della-popolazione-potrebbe-superare-i-65-anni/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/09/nel-2045-oltre-un-terzo-della-popolazione-potrebbe-superare-i-65-anni.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2045-oltre-un-terzo-della-popolazione-potrebbe-superare-i-65-anni/">Nel 2045 oltre un terzo della popolazione potrebbe superare i 65 anni &#8211; Composizione percentuale della popolazione in Italia nel 2005, 2025 e 2045</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_301815_tab3"><p>I dati si riferiscono al 1° gennaio di ogni anno. Quelli relativi al 2025 sono ancora provvisori perché stimati. Per quanto riguarda quelli al 2045 invece si tratta di una stima basata su uno scenario di previsione mediano.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br>(consultati: venerdì 27 Giugno 2025)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/09/nel-2045-oltre-un-terzo-della-popolazione-potrebbe-superare-i-65-anni.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-301815"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Venti anni dopo, <strong>i dati ancora provvisori per il 2025 indicano in 14,5 milioni la popolazione  ultra-sessantacinquenne</strong> (quasi 1 residente su 4). I minori sono invece meno di 9 milioni (14,9% dei residenti), di cui <strong>7 milioni di under-14</strong>.</p>


<div id="in-italia-vivono-2-persone-con-almeno-65-anni-per-ciascun-minore-di-14-anni-nel-2045-il-rapporto-potrebbe-salire-a-3-a-1" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Il rapporto tra over-65 e under-14 (noto come indice di vecchiaia in demografia) ha quindi superato i 2 anziani per bambino. <strong>Nei prossimi anni è prevedibile che questo squilibrio aumenterà ulteriormente</strong>. Tra vent&#8217;anni, nel 2045, lo scenario di previsione mediano formulato da Istat indica che potrebbero vivere in Italia appena 6 milioni di under-14 a fronte di 19 milioni di persone con almeno 65 anni di età. Un rapporto di circa 3 a 1.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il rapporto anziani-bambini, comune per comune</h3>



<p>L&#8217;impatto di queste tendenze risulta <strong>molto diversificato sul territorio</strong>. In alcune aree del paese, ad esempio, il rapporto di 3 anziani per minore è già stato superato da anni.</p>



<p>Possiamo valutare quali zone sono le più soggette attraverso una ricostruzione dell&#8217;indice di vecchiaia a livello locale. Emerge che <strong>già nel 2022, a fronte di una media nazionale di 187,6 ultra-sessantacinquenni ogni 100 giovani sotto i 14 anni, una regione come la Liguria si stava avvicinando al fatidico rapporto di 3 a 1</strong>. Già in quell&#8217;anno erano infatti quasi 270 gli over-65 per 100 bambini residenti. Seguono <strong>Sardegna</strong> e <strong>Molise</strong>, con un indice di circa 240 nel 2022, <strong>Friuli-Venezia Giulia</strong> (231,8) e <strong>Umbria</strong> (222,8).</p>



<p>Uno sguardo alla mappa consente di vedere come sia <strong>soprattutto nelle aree interne e montane, tra l&#8217;Appennino e l&#8217;arco alpino, che il rapporto anziani giovani è maggiormente squilibrato</strong>. Tuttavia anche tra le città la situazione è molto differenziata.</p>


<div id="andria-e-crotone-sono-i-capoluoghi-con-lindice-di-vecchiaia-piu-basso-livelli-piu-elevati-in-3-citta-sarde-carbonia-cagliari-e-oristano" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/carbonia-cagliari-e-oristano-sono-i-capoluoghi-con-lindice-di-vecchiaia-piu-alto/">Carbonia, Cagliari e Oristano sono i capoluoghi con l&#8217;indice di vecchiaia più alto</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/carbonia-cagliari-e-oristano-sono-i-capoluoghi-con-lindice-di-vecchiaia-piu-alto/">Indice di vecchiaia nei comuni italiani (2022)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/carbonia-cagliari-e-oristano-sono-i-capoluoghi-con-lindice-di-vecchiaia-piu-alto/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/09/carbonia-cagliari-e-oristano-sono-i-capoluoghi-con-lindice-di-vecchiaia-piu-alto.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/carbonia-cagliari-e-oristano-sono-i-capoluoghi-con-lindice-di-vecchiaia-piu-alto/">Carbonia, Cagliari e Oristano sono i capoluoghi con l&#8217;indice di vecchiaia più alto &#8211; Indice di vecchiaia nei comuni italiani (2022)</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_301913_tab3"><p>L’indice di vecchiaia è calcolato come rapporto percentuale tra la popolazione di 65 anni e più e la popolazione di età 0-14 anni. In altri termini, misura il numero di anziani presenti nella popolazione ogni 100 giovani. Più è alto il valore, più quella popolazione è anziana.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br>(pubblicati: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/09/carbonia-cagliari-e-oristano-sono-i-capoluoghi-con-lindice-di-vecchiaia-piu-alto.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-301913"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>I <strong>dieci capoluoghi con l&#8217;indice di vecchiaia più basso</strong> sono, in ordine crescente: Andria (134,9 anziani ogni 100 bambini sotto i 14 anni), Crotone (143,9), Barletta (151,7), Napoli (152,6), Reggio nell&#8217;Emilia (156,1), Palermo (159,1), Catania (161,7), Trani (162,1), Latina (164,8) e Prato (165,5). Questi dati evidenziano una <strong>maggiore presenza di giovani rispetto agli anziani in queste città</strong>, con Andria che si distingue per il valore più basso.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">3 </span>capoluoghi, tutti in Sardegna, dove il rapporto ha già superato i 3 anziani per minore.</p>
			        </section>
		


<p>Al lato opposto della classifica, <strong>tra i dieci capoluoghi con l&#8217;indice di vecchiaia più alto spiccano 3 città sarde</strong>, tutte con un rapporto superiore ai 3 anziani per minore già nel 2022. Si tratta di Carbonia (350,0), Cagliari (312,5) e Oristano (300,7). Seguono altri comuni dell&#8217;Italia centro-settentrionale, anch&#8217;essi caratterizzati da un rapporto di oltre 2,5 anziani per minore: Ascoli Piceno (285,2), Biella (285,2), Ferrara (278,3), Savona (265,9), Genova (264,7), Verbania (264,0) e Trieste (262,5).</p>


<div id="lo-squilibrio-demografico-assume-rilevanza-alla-luce-dei-minori-in-poverta-assoluta-cresciuti-in-numero-dopo-la-crisi-del-2008" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Uno squilibrio da monitorare per l&#8217;impatto sui minori</h3>



<p>Nei prossimi anni questa dinamica è destinata ad acuirsi, stante il calo delle nascite in corso. In parallelo, non va sottovalutato che dopo la crisi del 2008 è <a href="https://www.openpolis.it/numeri/con-la-pandemia-si-sono-ulteriormente-allargati-i-divari-generazionali-2/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cresciuta la quota di minori che si trovano in povertà assoluta</a> e si è invertita l&#8217;incidenza della povertà tra generazioni. <strong>Nel 2005 i più in difficoltà erano proprio gli anziani</strong>. <strong>Gli effetti delle successive crisi economiche hanno invertito la situazione</strong>, colpendo in primis le famiglie lavoratrici, specialmente se giovani e in condizioni di lavoro precarie.</p>



<p>Nel 2023 <a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-minori-sono-la-fascia-deta-piu-spesso-in-poverta-assoluta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quasi il 14%</a> dei bambini e dei ragazzi si è trovato in povertà assoluta. <strong>Il rischio concreto è che una popolazione dove l&#8217;equilibrio tra giovani e anziani è saltato, perda di vista l&#8217;importanza dei minori</strong>. Perciò è fondamentale porre attenzione a questi aspetti e al loro sviluppo in chiave territoriale. Così da impostare politiche pubbliche nazionali e locali che tengano conto di questi scenari.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_trentino_AA.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/indice_vecchiaia_2025/indice_vecchiaia_2025_totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi all&#8217;indice di vecchiaia nei comuni italiani sono di fonte Istat (statistiche sperimentali).</p>



<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/concetto-di-genetica-degli-occhi-verdi-della-generazione-della-famiglia_2976007.htm#from_element=cross_selling__photo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://support.freepik.com/s/topic/0TO3V000000Cla4WAC/licenses?_gl=1*xvu8h5*_gcl_au*MjEzODk0MTEzMS4xNzQ0NzM2OTkx*_ga*MTcwMzM4OTQ5MC4xNzQ0NzM2OTkx*_ga_QWX66025LC*czE3NTI1MDE4NDgkbzEwJGcxJHQxNzUyNTAxOTQyJGoyNiRsMCRoMA.." target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/lo-squilibrio-demografico-mina-il-rapporto-tra-generazioni/">Lo squilibrio demografico mina il rapporto tra generazioni</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le famiglie che non possono permettersi di andare in vacanza</title>
		<link>https://www.openpolis.it/quasi-un-terzo-delle-famiglie-con-figli-rinuncia-alle-vacanze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 08:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=300894</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ogni estate molte famiglie sono costrette a fare a meno delle ferie. Per i minori significa rinunciare a esperienze di crescita importanti, in una dinamica che genera divari anche in termini educativi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quasi-un-terzo-delle-famiglie-con-figli-rinuncia-alle-vacanze/">Le famiglie che non possono permettersi di andare in vacanza</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ogni anno, in Italia, <strong>molte famiglie si trovano a dover fare a meno delle attese vacanze estive</strong>. La difficoltà di permettersi una settimana di ferie lontano da casa riguarda anche tante famiglie con figli che, nonostante il desiderio di offrire ai propri bambini un&#8217;esperienza di svago e crescita, si trovano ad affrontare limitazioni economiche.</p>



<p>Rinunce di questo tipo non riguardano solo il tempo libero delle persone. Per&nbsp;<strong>molti bambini e ragazzi significa rinunciare a esperienze importanti</strong>, anche formative. In altri termini, un <strong>divario nella condizione sociale ed economica che comporta anche un gap nelle opportunità educative</strong>. Il classico meccanismo con cui opera la povertà educativa.</p>



<p>Abbiamo approfondito questa dinamica e quanto possono incidere questo tipo di disuguaglianze sui bambini e i ragazzi.</p>



<div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"></div>



<h3 class="wp-block-heading">Una rinuncia per quasi un terzo delle famiglie con figli</h3>



<p>Nel 2024 circa il <strong>28% delle famiglie con un figlio minore non ha potuto permettersi di fare una settimana di vacanze lontano da casa</strong>. La percentuale aumenta al crescere del numero di figli. Infatti, il 30% delle famiglie con due figli minori e il <strong>44,4% di quelle con tre o più figli</strong> ha dichiarato di non potersi permettere una settimana di ferie all&#8217;anno.</p>


<div id="il-28-delle-famiglie-con-un-figlio-non-puo-permettersi-una-vacanza" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-28-delle-famiglie-con-un-figlio-non-puo-permettersi-una-vacanza/">Il 28% delle famiglie con un figlio non può permettersi una vacanza</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-28-delle-famiglie-con-un-figlio-non-puo-permettersi-una-vacanza/">Percentuale di famiglie che non possono permettersi almeno una settimana di ferie in un anno (2024)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br>(consultati: mercoledì 30 Aprile 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-300903"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>Una realtà che evidenzia come le difficoltà economiche vissute da tante famiglie in Italia non sia un problema unicamente in termini monetari. Si tratta anche di una condizione strutturale che limita il benessere di molte persone, in particolare dei più piccoli.</p>


<div id="una-settimana-fuori-casa-non-e-solo-unoccasione-di-svago-si-collega-direttamente-alle-opportunita-formative-di-chi-vive-in-famiglie-con-difficolta-economiche" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le vacanze come momento di crescita personale</h3>



<p>La rinuncia a un periodo di vacanza lontano da casa non è solo una questione di svago. Può incidere profondamente sul benessere e sullo sviluppo dei bambini. Le vacanze estive rappresentano infatti per molti minori un’<strong>occasione di apprendimento informale, di socializzazione e di crescita emotiva</strong>.</p>



<p>L’assenza di queste opportunità può <strong>amplificare ulteriormente il divario tra chi ha accesso a esperienze educative e formative di qualità e chi, invece, è costretto a restare a casa per motivi economici</strong>. Un modo diverso in cui agisce la cosiddetta &#8220;trappola della povertà educativa&#8221;. </p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		La povertà educativa è la condizione in cui un bambino o un adolescente è privato del diritto all&#039;apprendimento in senso lato, dalle opportunità culturali e educative al diritto al gioco. Povertà economica e educativa si alimentano a vicenda.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-cause-della-poverta-educativa/">
                &#8220;Quali sono le cause della povertà educativa&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>Le famiglie che non possono permettersi una vacanza vedono i propri figli <strong>privati di momenti di gioco all’aperto, gite culturali o semplici attività che stimolano la creatività e il legame familiare</strong>. Questo svantaggio è tanto più rilevante se si considera che la crescita dei bambini non passa solo attraverso la scuola, ma anche attraverso esperienze di vita quotidiana che non sono sempre garantite in <strong>situazioni familiari meno favorevoli.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Un fenomeno difficile da monitorare</h3>



<p>Ricostruire la quota di famiglie che rinuncia alle vacanze non è semplice come potrebbe sembrare dai dati appena visti, per una serie di motivi. Come abbiamo avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/il-problema-di-riscaldare-la-casa-nelle-famiglie-con-figli/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccontare in passato</a>, in questo tipo di rilevazioni i dati possono sembrare asettici e obiettivi, ma c&#8217;è sempre un rischio di sottostimare il fenomeno.</p>


<div id="strillo-testo-block_2cf46a4cf6dfa55282db0148c9c3ffbd" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>I dati sulla deprivazione minorile hanno un forte rischio di sottostima.</p>
			        </section>
		</div>



<p>La letteratura in materia (cfr. <a href="https://www.minori.gov.it/sites/default/files/report20card_2010_it_0.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Unicef, 2012</a>) ha spesso sottolineato come serva <strong>sempre ricordare che dietro ogni statistica di questo tipo c’è un genitore cui viene richiesto di segnalare la condizione di deprivazione del suo nucleo familiare e dei propri figli</strong>. Indicando ad esempio se sia in grado di portarli in vacanza, come in questo caso, oppure di riscaldare l&#8217;abitazione o ancora di avere una casa abbastanza luminosa per fare i compiti o spaziosa a sufficienza per ospitare degli amici.</p>



<p>A maggior ragione, <strong>è ancora più complesso &#8211; quando non impossibile &#8211; monitorare quanto incidano questi fenomeni sul territorio</strong>. Per avere una misura della deprivazione delle famiglie con figli piccoli, tuttavia, è possibile fare delle stime rispetto alla condizione sociale dei nuclei con minori a carico. Si può provare a ricostruirlo attraverso i dati Istat, utilizzando i dataset che l&#8217;istituto rilascia nell&#8217;ambito delle statistiche sperimentali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La condizione delle famiglie con figli, comune per comune</h3>



<p>Si può analizzare la <strong>quota di famiglie con figli a carico che si mantengono su un unico reddito</strong>. Una situazione che &#8211; in molti casi &#8211; rende fragili le finanze familiari e può <strong>comportare per il nucleo di dover rinunciare a questo tipo di spese</strong>.</p>



<p>L&#8217;indicatore che è possibile analizzare attraverso i dati a disposizione, nello specifico, è la <strong>quota di famiglie anagrafiche in cui è presente almeno un minore con meno di 6 anni e<br>un unico percettore di reddito</strong> sul totale delle famiglie monoreddito. Al netto di distorsioni legate all&#8217;evasione e a casi specifici (non necessariamente una famiglia monoreddito è in difficoltà economica) e del fatto che l&#8217;informazione è disponibile solo per i comuni con almeno cinquemila abitanti, si tratta dell&#8217;<strong>indicatore con la maggiore granularità territoriale a disposizione</strong>.</p>


<div id="raggiungono-quota-315-i-nuclei-monoreddito-con-figli-piccoli-a-carico-ad-andria-nel-2020" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Nel 2020 l&#8217;incidenza maggiore si è rilevata ad <strong>Andria</strong>. In questo comune in quasi un terzo dei nuclei monoreddito (31,52%) viveva almeno un minore sotto i 6 anni. Tra i 10 capoluoghi con la maggiore quota di famiglie monoreddito con figli piccoli a carico anche Barletta (28,33%), Prato (26,69%), Napoli (24,41%), Palermo (23,85%), Matera (23,52%), Crotone (23,47%), Trani (23,24%), Vibo Valentia (22,87%) e Latina (22,52%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2020-andria-e-stato-il-capoluogo-con-piu-famiglie-monoreddito-con-figli-piccoli-a-carico/">Nel 2020 Andria è stato il capoluogo con più famiglie monoreddito con figli piccoli a carico</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2020-andria-e-stato-il-capoluogo-con-piu-famiglie-monoreddito-con-figli-piccoli-a-carico/">Percentuale di famiglie anagrafiche in cui è presente almeno un minore con meno di 6 anni e un unico percettore di reddito sul totale dei nuclei monoreddito (2020)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_301671_tab3"><p>Dato disponibile solo per i comuni con più di 5.000 abitanti.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br>(pubblicati: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
                </div>
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                                          data-param-text="Nel 2020 Andria è stato il capoluogo con più famiglie monoreddito con figli piccoli a carico"
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                            </div>

			


<p>Le 10 città capoluogo con la minore incidenza di famiglie in questa situazione, nello stesso anno, erano Cagliari (10,86%), Carbonia (11,56%), Savona (12,41%), Trieste (12,42%), Genova (12,67%), Biella (13,01%), Pisa (13,26%), Venezia (13,27%), Oristano (13,32%) e Gorizia (13,52%).</p>


<div id="sono-18-su-24-le-citta-con-piu-nuclei-monoreddito-con-figli-a-carico-che-si-trovano-nel-mezzogiorno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>In generale, si nota come sia <strong>soprattutto nelle città del mezzogiorno </strong>&#8211; in particolare nel sud continentale e in Sicilia &#8211; <strong>che il fenomeno incide di più</strong>. Sono 24 i capoluoghi dove oltre il 20% dei nuclei monoreddito hanno figli a carico. Di questi, 18 si trovano nell&#8217;Italia meridionale. Fanno eccezione le già citate Prato e Latina, nel centro Italia, e le emiliano-romagnole Forlì, Reggio Emilia, Rimini e Modena.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza di politiche per il benessere familiare</h3>



<p>Il dato relativo alle famiglie che non possono permettersi le vacanze si inserisce in un contesto più ampio di povertà educativa. Un fenomeno che colpisce in modo particolare le famiglie con più figli e quelle in situazioni economiche difficili. La povertà educativa non riguarda solo la mancanza di accesso a un’istruzione di qualità, ma anche la <strong>limitazione delle esperienze di apprendimento fuori dalla scuola.</strong> La possibilità di partecipare a un centro estivo, a un’attività ludico-educativa o a una semplice vacanza è un aspetto fondamentale per garantire pari opportunità di crescita per tutti i bambini. Purtroppo però non tutte le famiglie possono permetterselo.</p>



<p>Questi dati evidenziano l<strong>&#8216;urgenza di politiche, anche territoriali, che garantiscano a tutte le famiglie, indipendentemente dal reddito o dal numero di figli, l&#8217;accesso a servizi </strong>che contribuiscano al benessere e alla crescita dei minori. Un intervento per ridurre le disuguaglianze nell&#8217;accesso alle opportunità educative e formative, creando programmi di supporto per le famiglie in difficoltà economiche. Non solo di tipo monetario, ma anche in termini di servizi. In questo caso, ad esempio, <a href="https://www.openpolis.it/le-disparita-nell-accesso-a-centri-estivi-e-doposcuola/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">estendendo la possibilità di accesso ai centri estivi, oggi fortemente squilibrata tra aree del paese</a>.</p>



<p>Solo con un impegno concreto e continuo per il benessere delle famiglie e dei bambini si potrà garantire che ogni minore, indipendentemente dalla situazione economica, possa vivere esperienze che contribuiscano alla sua crescita sana e completa.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Vacanze_2025/dati_famiglie_monoreddito_2020_abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Vacanze_2025/dati_famiglie_monoreddito_2020_basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Vacanze_2025/dati_famiglie_monoreddito_2020_calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Vacanze_2025/dati_famiglie_monoreddito_2020_campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Vacanze_2025/dati_famiglie_monoreddito_2020_emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Vacanze_2025/dati_famiglie_monoreddito_2020_fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Vacanze_2025/dati_famiglie_monoreddito_2020_lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Vacanze_2025/dati_famiglie_monoreddito_2020_liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Vacanze_2025/dati_famiglie_monoreddito_2020_lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Vacanze_2025/dati_famiglie_monoreddito_2020_marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Vacanze_2025/dati_famiglie_monoreddito_2020_molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Vacanze_2025/dati_famiglie_monoreddito_2020_piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Vacanze_2025/dati_famiglie_monoreddito_2020_puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Vacanze_2025/dati_famiglie_monoreddito_2020_sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Vacanze_2025/dati_famiglie_monoreddito_2020_sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Vacanze_2025/dati_famiglie_monoreddito_2020_toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Vacanze_2025/dati_famiglie_monoreddito_2020_trentino_AA.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Vacanze_2025/dati_famiglie_monoreddito_2020_umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Vacanze_2025/dati_famiglie_monoreddito_2020_vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Vacanze_2025/dati_famiglie_monoreddito_2020_Veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Vacanze_2025/dati_famiglie_monoreddito_2020_totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alle famiglie anagrafiche in cui è presente almeno un minore con meno di 6 anni e un unico percettore di reddito sono di fonte Istat (statistiche sperimentali).</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-castello-di-sabbia-rosa-con-una-macchinina-giocattolo-rosa-e-una-barca-giocattolo-blu-TwJqWH988VI" target="_blank" rel="noreferrer noopener">EtaAm Ba</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quasi-un-terzo-delle-famiglie-con-figli-rinuncia-alle-vacanze/">Le famiglie che non possono permettersi di andare in vacanza</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le disparità nell’accesso a centri estivi e doposcuola</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-disparita-nell-accesso-a-centri-estivi-e-doposcuola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 08:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=301106</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con l'inizio dell'estate per molte famiglie diventa una questione prioritaria gestire il tempo libero di bambini e ragazzi. Centri estivi e strutture analoghe hanno una funzione educativa e sociale in questo senso, ma la loro diffusione è spesso limitata e disomogenea.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-disparita-nell-accesso-a-centri-estivi-e-doposcuola/">Le disparità nell’accesso a centri estivi e doposcuola</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Ogni estate, al termine dell’anno scolastico, <strong>milioni di famiglie si trovano ad affrontare una sfida comune</strong>: come gestire il tempo dei bambini e dei ragazzi durante il lungo periodo delle vacanze. Del resto, per tanti nuclei, la questione si pone anche nei mesi precedenti, ogni pomeriggio, <strong>quando i ragazzi escono da scuola</strong>. Specialmente per le famiglie che non possono contare sui nonni o su altre figure di supporto.</p>
</p>
<p><div id="il-diritto-al-gioco-e-al-tempo-libero-e-una-prerogativa-garantita-dalla-convenzione-sui-diritti-dellinfanzia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Il <strong>tempo libero dei bambini</strong> <strong>e delle bambine</strong>, lontano dai banchi di scuola, non riguarda però solo la conciliazione dei ritmi di vita familiare. Configura un <strong>diritto fondamentale del minore</strong>, quello al gioco e al tempo libero, protetto dall&#8217;articolo 31 della Convenzione sui diritti dell&#8217;infanzia.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.versione=1&#038;art.idGruppo=1&#038;art.flagTipoArticolo=2&#038;art.codiceRedazionale=091G0213&#038;art.idArticolo=31&#038;art.idSottoArticolo=1&#038;art.idSottoArticolo1=10&#038;art.dataPubblicazioneGazzetta=1991-06-11&#038;art.progressivo=0#:~:text=Articolo%2031%201.,alla%20vita%20culturale%20ed%20artistica." target="_blank">&#8211; Convenzione sui diritti dell’infanzia, art. 31</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p><strong>Avere accesso a un tempo libero di qualità è un’opportunità preziosa per il loro sviluppo</strong>. Non si tratta solo di un momento di svago, pure importante, ma anche di un&#8217;occasione per <strong>imparare, socializzare e sviluppare competenze</strong> che vanno ben oltre il curriculum scolastico.</p>
</p>
<p><strong>I centri estivi e le attività di doposcuola rispondono proprio a questa esigenza</strong>, svolgendo un ruolo chiave nell’offrire ai bambini opportunità formative fuori dall’ambito scolastico. Tuttavia, <strong>l&#8217;accesso a queste opportunità non è sempre uguale per tutti</strong>, con disparità significative che riflettono disuguaglianze più ampie nel sistema educativo e sociale.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">1 su 10 </span>gli utenti di centri estivi e dei servizi di pre e post-scuola sul totale dei residenti in Italia tra 3 e 14 anni.</p>
</section>
</p>
<p>Abbiamo ricostruito <strong>i divari territoriali nell&#8217;accesso a queste opportunità educative fuori da scuola</strong>, rilevando ampie distanze nel paese nella disponibilità di questi servizi.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La funzione educativa di centri estivi e servizi extra-scolastici</h3>
</p>
<p>Centri estivi e i servizi pre e post scuola rappresentano una risposta naturale alle necessità appena citate: dalla conciliazione dei tempi di vita familiare alle <strong>opportunità di crescita dei bambini, anche in termini educativi</strong>.</p>
</p>
<p><div id="finita-la-scuola-centri-estivi-e-servizi-connessi-hanno-unimportante-funzione-educativa-ma-la-loro-diffusione-e-disomogenea-sul-territorio" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div id="strillo-testo-block_6b91b209d7511fc51142c0866a803955" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>I centri estivi possono contrastare la perdita di apprendimenti durante la pausa scolastica.</p>
</section></div>
</p>
<p>I <strong>centri estivi</strong>, organizzati principalmente dai comuni con il supporto di associazioni sociali, culturali e sportive, sono destinati soprattutto a bambini in età prescolare e agli studenti del primo ciclo di istruzione, con un&#8217;età compresa generalmente tra i 3 e i 14 anni. Questi spazi si propongono di <strong>favorire l&#8217;aggregazione tra bambini e adolescenti</strong>, offrendo una vasta gamma di attività che spaziano dal <strong>gioco</strong> alle <strong>esperienze educative</strong>, dallo <strong>sport</strong> alle <strong>gite fuori porta</strong>, dai <strong>laboratori creativi</strong> a quelli <strong>manuali</strong>. L&#8217;obiettivo è non solo divertirsi, ma anche stimolare la crescita attraverso momenti di gioco strutturato e non, con un approccio che integra apprendimento e svago.</p>
</p>
<p>Si tratta di una funzione utile per contrastare il fenomeno del cosiddetto <em>summer learning loss</em>. Questo termine, utilizzato in ambito pedagogico, descrive la <strong>perdita di conoscenze e competenze che si verifica quando i bambini sono lontani dalla scuola</strong> per un periodo prolungato, come durante le vacanze estive.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Si parla appunto di Learning Loss o Summer Learning Loss per definire un divario di competenze e conoscenze tra i livelli registrati precedentemente a una interruzione scolastica e gli esiti di apprendimento degli allievi dopo periodi di lunghe vacanze come la pausa estiva.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.invalsiopen.it/misurare-learning-loss/" target="_blank">&#8211; Invalsi, Che cos’è il Learning Loss e perché è importante misurarlo (2021)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Il <strong>servizio pre e post scuola</strong>, rispetto ai centri estivi, si distingue per la sua organizzazione durante l’anno scolastico. Oltre a facilitare la conciliazione tra i tempi di lavoro e le esigenze familiari, <strong>offre a bambini e ragazzi attività educative, ludiche e ricreative prima e dopo le ore scolastiche</strong>. Destinato agli alunni delle scuole dell&#8217;infanzia, primarie e medie, questo servizio si svolge quotidianamente, integrando la giornata scolastica con momenti di apprendimento informale e socializzazione. Le sue caratteristiche lo rendono fondamentale non solo sul piano educativo, ma anche sociale, poiché <strong>offre ai minori uno spazio sicuro </strong>e opportunità di crescita e interazione.</p>
</p>
<p>Tuttavia, nonostante l&#8217;importanza di questi servizi, <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-cause-della-poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;accesso a centri estivi e attività di doposcuola non è uguale per tutti</a>. Le disparità territoriali e sociali influenzano la disponibilità e la qualità di queste opportunità. <strong>In alcune zone, spesso quelle più svantaggiate, l’offerta è molto limitata se non inesistente</strong>, creando un divario che può penalizzare le famiglie meno abbienti.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le disparità territoriali nelle opportunità extrascolastiche</h3>
</p>
<p>In Italia in media gli utenti dei centri estivi e gli alunni frequentanti attività pre e post scuola sono <strong>9,1 ogni 100 bambini e ragazzi residenti tra 3 e 14 anni</strong>. Si tratta di dati relativi al 2021, e disponibili soltanto per le regioni a statuto ordinario, essendo raccolti nell&#8217;ambito degli indicatori necessari alla determinazione dei <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-i-fabbisogni-standard/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fabbisogni standard</a>. </p>
</p>
<p><div id="91-gli-utenti-di-centri-estivi-e-attivita-pre-e-post-scuola-ogni-100-residenti-tra-3-e-14-anni-in-italia-nel-2021" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">9,1 </span>gli utenti di centri estivi e attività pre e post scuola ogni 100 residenti tra 3 e 14 anni in Italia nel 2021.</p>
</section>
</p>
<p>Essendo il 2021 ancora un anno di pandemia, non sorprende che si registri una flessione rispetto alla precedente rilevazione del 2019. <strong>Nell&#8217;ultimo anno prima dell&#8217;emergenza Covid erano stati infatti 9,8</strong> gli utenti di centri estivi e attività pre e post scuola ogni 100 residenti tra 3 e 14 anni.</p>
</p>
<p>Ciò che non sembra cambiare è invece la tendenza di fondo. <strong>Gli utenti di questi servizi rappresentano circa il 14,5% dei residenti 3-14 anni nell’Italia nord-orientale</strong> e il 12,5% in quella nord-occidentale. Nel centro la quota scende al 6,8%; mentre nei comuni del sud si attesta sul 3,5%. <strong>Un dato ancora troppo basso, ma in questo caso in crescita rispetto al&nbsp;2,2% rilevato nel 2019</strong>.</p>
</p>
<p><div id="emilia-romagna-e-umbria-sono-le-regioni-con-maggiore-offerta-di-centri-estivi-e-servizi-pre-e-post-scuola" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Tra le regioni, si attestano attorno al 15% Emilia Romagna e Umbria, seguite da Veneto (14%), Lombardia (13,2%) e Piemonte (12,9%).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/emilia-romagna-e-umbria-sono-le-regioni-con-piu-offerta-di-centri-estivi-e-servizi-pre-e-post-scuola/">Emilia Romagna e Umbria sono le regioni con più offerta di centri estivi e servizi pre e post scuola</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/emilia-romagna-e-umbria-sono-le-regioni-con-piu-offerta-di-centri-estivi-e-servizi-pre-e-post-scuola/">Percentuale di utenti dei centri estivi e alunni pre-post scuola sul totale dei residenti tra 3 e 14 anni (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/emilia-romagna-e-umbria-sono-le-regioni-con-piu-offerta-di-centri-estivi-e-servizi-pre-e-post-scuola/">Emilia Romagna e Umbria sono le regioni con più offerta di centri estivi e servizi pre e post scuola &#8211; Percentuale di utenti dei centri estivi e alunni pre-post scuola sul totale dei residenti tra 3 e 14 anni (2021)</a></div>
</p></div>
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<div id="chart_301108_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_301108_tab3"></p>
<p>Dati non disponibili per le regioni a statuto speciale.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Sogei-Opencivitas                                                                <br />(pubblicati: giovedì 30 Maggio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/07/emilia-romagna-e-umbria-sono-le-regioni-con-piu-offerta-di-centri-estivi-e-servizi-pre-e-post-scuola.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-301108"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-301108" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><strong>Al di sotto della soglia del 5% si trovano &#8211; in media &#8211; i comuni di 4 regioni</strong>: Calabria (4,5%), Puglia (3,5%), Lazio (3,3%) e Campania. Quest&#8217;ultima, con 1,9 utenti di servizi extra-scolastici ogni 100 minori tra 3 e 14 anni, si attesta all&#8217;ultimo posto tra le regioni a statuto ordinario.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;accesso a centri estivi e doposcuola, comune per comune</h3>
</p>
<p>A livello comunale la dimensione demografica è uno degli elementi che influenza la diffusione del servizio. Il <strong>picco si raggiunge in comuni di piccola dimensione, tra mille e tremila abitanti</strong>, probabilmente anche in ragione della ristretta domanda potenziale. In questi territori il numero di utenti ogni 100 bambini oscilla tra 13 e 14 in media. </p>
</p>
<p>La quota <strong>si attesta al 10-11% in comuni di taglia medio-piccola, tra tremila e ventimila residenti</strong>, così come in quelli piccolissimi, con meno di 500 abitanti. <strong>Non raggiunge la doppia cifra in quelli sopra i 20mila abitanti</strong>. In particolare tra 60mila e 100mila in media sono 5,9 gli utenti ogni 100 minori. Nelle città maggiori, sopra i 100mila abitanti, si torna a crescere con 8,4 utenti di media.</p>
</p>
<p>Queste medie tuttavia celano <strong>profonde differenze tra i territori lungo la penisola</strong>. Tra i soli capoluoghi, ad esempio, <strong>Cuneo</strong> supera i 50 utenti di centri estivi e servizi pre e post scuola ogni 100 bambini e ragazzi. Seguono Venezia (46,4), Rieti (32,4), Perugia (28,1), Arezzo (25,8), Bologna (25,7).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/cuneo-e-il-capoluogo-con-piu-utenti-di-centri-estivi-e-doposcuola-rispetto-ai-bambini-residenti/">Cuneo è il capoluogo con più utenti di centri estivi e doposcuola rispetto ai bambini residenti</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/cuneo-e-il-capoluogo-con-piu-utenti-di-centri-estivi-e-doposcuola-rispetto-ai-bambini-residenti/">Percentuale di utenti dei centri estivi e alunni pre-post scuola sul totale dei residenti tra 3 e 14 anni (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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<div id="chart_301100_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
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</p></div>
<div id="chart_301100_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_301100_tabpanel3"
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                             aria-labelledby="chart_301100_tab3"></p>
<p>Dati non disponibili per le regioni a statuto speciale.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Sogei-Opencivitas                                                                <br />(pubblicati: giovedì 30 Maggio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/07/cuneo-e-il-capoluogo-con-piu-utenti-di-centri-estivi-e-doposcuola-rispetto-ai-bambini-residenti.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-301100"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-301100" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><div id="il-60-dei-capoluoghi-con-minore-offerta-si-trova-nel-sud-del-paese" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Mentre <strong>25 capoluoghi su 88 delle regioni a statuto ordinario non raggiungono la soglia di un utente ogni 100 bambini</strong>. Di questi, 15 si trovano nel sud continentale (non sono infatti disponibili i dati per le due isole, così come per le altre regioni a statuto speciale). Significa che il 60% delle città con minore offerta si trovano nell&#8217;Italia meridionale, un dato coerente con quello medio dell&#8217;area con meno servizi.</p>
</p>
<p>Tra i <strong>capoluoghi del sud</strong>, l&#8217;offerta più elevata si registra in 2 città abruzzesi, Teramo (16,7 utenti ogni 100 minori) e L&#8217;Aquila (12,3), seguite da Potenza (8), Vibo Valentia (7,5), Cosenza (7,4), Salerno (5,1). <strong>Tutti gli altri capoluoghi meridionali si trovano sotto la soglia dei 5 utenti ogni 100 bambini e ragazzi</strong>.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/centri_estivi_2025/Centri_estivi_2025_abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/centri_estivi_2025/Centri_estivi_2025_basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/centri_estivi_2025/Centri_estivi_2025_calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/centri_estivi_2025/Centri_estivi_2025_campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/centri_estivi_2025/Centri_estivi_2025_emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/centri_estivi_2025/Centri_estivi_2025_lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/centri_estivi_2025/Centri_estivi_2025_liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/centri_estivi_2025/Centri_estivi_2025_lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/centri_estivi_2025/Centri_estivi_2025_marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/centri_estivi_2025/Centri_estivi_2025_molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/centri_estivi_2025/Centri_estivi_2025_piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/centri_estivi_2025/Centri_estivi_2025_puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/centri_estivi_2025/Centri_estivi_2025_toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/centri_estivi_2025/Centri_estivi_2025_umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/centri_estivi_2025/Centri_estivi_2025_veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/centri_estivi_2025/Centri_estivi_2025_totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati sugli utenti dei centri estivi e alunni pre-post scuola sono di fonte Sogei-Opencivitas nell&#8217;ambito degli indicatori necessari alla determinazione dei fabbisogni standard.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/gruppo-di-donne-in-piedi-sul-campo-di-erba-verde-durante-il-giorno-DqgMHzeio7g" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Artem Kniaz</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-disparita-nell-accesso-a-centri-estivi-e-doposcuola/">Le disparità nell’accesso a centri estivi e doposcuola</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Italia continuano a diminuire le nascite</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-italia-continuano-a-diminuire-le-nascite/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 May 2025 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=300693</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2024 sono scesi a 370mila i nuovi nati nel paese, circa 10mila in meno rispetto al 2023. Anche per cause strutturali, gli anni recenti hanno segnato nuovi record di denatalità, con implicazioni su politiche pubbliche e condizione dei territori. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-continuano-a-diminuire-le-nascite/">In Italia continuano a diminuire le nascite</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Non accenna a interrompersi il <strong>calo delle nascite in Italia</strong>. È quanto certificano gli ultimi dati disponibili recentemente pubblicati da Istat. Nel 2024 infatti i nuovi nati sono stati <strong>circa 370mila</strong>, cioè 10mila in meno rispetto al 2023, con una riduzione del 2,6% in un solo anno. <strong>Rispetto al 2008 il calo è addirittura di oltre 200mila nati</strong>. Vale a dire oltre un terzo in meno dell&#8217;anno che ha segnato il &#8220;picco&#8221; nella serie storica recente.</p>
</p>
<p><div id="oltre-200mila-nuovi-nati-in-meno-nel-2024-rispetto-al-dato-del-2008" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">-206mila </span>nati in Italia nel 2024 rispetto al 2008.</p>
</section>
</p>
<p>Un <strong>percorso di denatalità</strong> che ha in primo luogo cause strutturali: sono diminuiti i potenziali genitori, perché l&#8217;attuale generazione di adulti in età riproduttiva è meno numerosa di quelle precedenti. A questo si accompagna un <strong>minor tasso di fecondità rispetto al passato</strong>, che anche in questo caso ha raggiunto il minimo storico.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>La fecondità, nel 2024, è stimata in 1,18 figli per donna, sotto quindi il valore osservato nel 2023 (1,20) e inferiore al precedente minimo storico di 1,19 figli per donna registrato nel 1995.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/03/Indicatori_demografici_2024.pdf" target="_blank">&#8211; Istat, Indicatori demografici 2024 (31 marzo 2025)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Abbiamo approfondito le <strong>possibili implicazioni di questa tendenza nelle politiche rivolte alla povertà educativa</strong>; nonché la dimensione nazionale e territoriale del progressivo calo delle nascite.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La dimensione della denatalità in Italia</h3>
</p>
<p>In Italia nel 2024 sono nati circa <strong>370mila bambini</strong> secondo le stime provvisorie rilasciate a fine marzo da Istat. Un calo del 2,6% rispetto all&#8217;anno precedente, con circa 10mila nuovi nati in meno.</p>
</p>
<p><div id="un-calo-di-circa-il-36-rispetto-a-quellanno-dagli-oltre-576mila-di-allora-ai-370mila-attuali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p><strong>Rispetto al 2008</strong> parliamo di oltre 200mila nuovi nati in meno. Dai quasi 577mila di allora ai 370mila attuali, si tratta di <strong>un calo del 35,8%</strong> da quello che era stato un anno di relativo picco per la serie storica recente. Il grafico mostra chiaramente la <strong>tendenza alla decrescita negli ultimi 15 anni</strong>.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/anche-il-2024-segna-un-nuovo-record-negativo-per-le-nascite-in-italia/">Anche il 2024 segna un nuovo record negativo per le nascite in Italia</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/anche-il-2024-segna-un-nuovo-record-negativo-per-le-nascite-in-italia/">Numero di bambini nati vivi per ogni anno, dal 2001 al 2024</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(pubblicati: lunedì 31 Marzo 2025)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-300696"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-300696" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Le cause di questo declino sono di due tipi. Vi sono in primo luogo <strong>ragioni strutturali</strong>, collegate alla situazione demografica della popolazione residente in Italia.</p>
</p>
<p><div id="questa-tendenza-ha-anche-cause-strutturali-che-hanno-un-impatto-sulle-politiche-pubbliche-e-sulla-condizione-dei-minori-sui-territori" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>La <strong>tendenza al calo delle nascite non è infatti un fenomeno nuovo</strong> e ha avuto un impatto sulla diversa numerosità delle generazioni. Risalendo indietro nella <a href="https://www.istat.it/it/files/2010/03/testointegrale20100318.pdf#page=2" target="_blank" rel="noreferrer noopener">serie storica</a> si osserva come fossero <strong>circa un milione i nati all&#8217;anno verso la metà degli anni &#8217;60</strong>. Dopo il picco di quel periodo (definito <em>baby boom</em>), il numero di nati &#8211; pur in calo &#8211; ha <strong>continuato a superare gli 800mila all&#8217;anno fino alla fine degli anni &#8217;70</strong>.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_92ed53b61ac39d1574c0170a90f285b4" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La struttura demografica contribuisce a spiegare il calo della natalità.</p>
</section></div>
</p>
<p><strong>Da allora il trend discendente è stato piuttosto nitido</strong>: a metà degli anni &#8217;80 i nuovi nati erano scesi sotto la soglia dei 600mila annui e poi sotto i 550mila nei &#8217;90. Solo dopo i 2000, <strong>per l&#8217;apporto delle donne con cittadinanza straniera, il numero è tornato a crescere</strong>, fino al già citato picco demografico del 2008. Da allora il calo è stato costante.</p>
</p>
<p><strong>Questa propensione di lungo periodo ha modificato la struttura demografica del paese</strong>: con la progressiva uscita dall&#8217;età riproduttiva dei cosiddetti <em>baby boomers</em>, la ridotta numerosità delle generazioni successive ha reso <strong>strutturale la tendenza al calo delle nascite</strong>.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>La rilevanza dell’aspetto strutturale è ben evidente: considerando che la popolazione femminile nelle età convenzionalmente considerate riproduttive (15- 49 anni) è passata da 14,3 milioni di unità al 1° gennaio 1995 a 11,4 milioni al 1° gennaio 2025. Gli uomini nella stessa fascia di età, pari a 14,5 milioni trenta anni fa, sono oggi circa 11,9 milioni. In tali condizioni, nel 1995, con una fecondità solo poco superiore a quella odierna di 1,18 figli per donna, le coppie misero comunque al mondo 526mila bambini, ossia 156mila in più di quelli nati nel 2024.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/03/Indicatori_demografici_2024.pdf" target="_blank">&#8211; Istat, Indicatori demografici 2024 (31 marzo 2025)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>A questo si aggiunga che &#8211; come si vede dai dati più recenti, seppur ancora provvisori &#8211; la fecondità è comunque in diminuzione, e <strong>nel 2024 ha superato il minimo storico registrato nel 1995</strong>: 1,18 figli per donna residente, <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/natalita-e-fecondita-della-popolazione-residente-anno-2023/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">in ulteriore flessione rispetto agli 1,20 del 2023 e agli 1,24 del 2022</a>.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Cosa implica questa tendenza nelle politiche per i minori</h3>
</p>
<p>È proprio su questa parte non strutturale del fenomeno che devono concentrarsi gli sforzi delle politiche pubbliche nel facilitare la genitorialità, anche attraverso l&#8217;attivazione delle tutele e dei servizi per la prima infanzia.</p>
</p>
<p>Come abbiamo avuto modo di raccontare in passato, <a href="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">circa una donna su 5 fuoriesce dal mercato del lavoro a seguito della maternità</a>. Nel contesto europeo, il <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli-e-molto-marcato/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nostro paese è tra quelli con il minor tasso di occupazione tra le madri</a>, anche in ragione di una diffusione di asili nido e servizi per la prima infanzia <a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2022-lofferta-di-asili-nido-resta-disomogenea-sul-territorio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fortemente disomogenea sul territorio nazionale</a>. Oggi <a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-con-piu-squilibrio-di-genere-nelloccupazione-ci-sono-meno-nidi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">è soprattutto nei comuni con più disparità di genere nell&#8217;occupazione che i servizi per l&#8217;infanzia risultano maggiormente carenti</a>.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_a21afa073d95a2e72292bcbd06c77627" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Il calo delle nascite rischia di comportare una riduzione della priorità attribuita ai minori nel nostro paese.</p>
</section></div>
</p>
<p>Incentivi in questa direzione potrebbero almeno contribuire rispetto alla parte non strutturale del fenomeno, nel tentativo di <strong>mitigare la tendenza al declino delle nascite in corso</strong>. Una questione che è importante tenere viva nel dibattito pubblico: il rischio infatti è che il calo delle nascite e dei minori residenti in Italia comporti anche una minore percezione dell&#8217;importanza dei bambini e delle famiglie nelle politiche pubbliche, nazionali e locali.</p>
</p>
<p>In una tendenza complessiva al calo delle nascite, la situazione infatti oggi appare molto differenziata nei diversi territori.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La situazione delle nascite sui territori</h3>
</p>
<p>Nel 2024, il tasso di natalità è stato di 6,3 nati ogni mille residenti, in calo rispetto ai 6,4 registrati nel 2023 e ai 6,7 del 2022. </p>
</p>
<p>Rispetto al pre-Covid, tra il 2019 e l&#8217;ultimo anno consolidato (il 2023) il calo è stato ancora più dirompente. <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/10/Natalita-in-Italia-Anno-2023.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dai 7 ai 6,4  nati ogni mille residenti</a>. In termini assoluti significa oltre 40mila nati in meno rispetto a quell&#8217;anno: dalle 420mila nascite registrate nel 2019 a meno di 380mila oggi.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">-9,6% </span>i nati in Italia tra l&#8217;ultimo anno prima del Covid e il 2023.</p>
</section>
</p>
<p>Attraverso i dati sulle nascite a livello locale, è possibile ricostruire la tendenza al declino demografico sul territorio nazionale. La regione <strong>Sardegna</strong>, insieme alla <strong>Basilicata</strong>, è l&#8217;area del paese maggiormente colpita dal fenomeno negli ultimi anni. Nell&#8217;isola, i nati sono passati da quasi novemila nel 2019 a circa 7.200 nel 2023 (in media -18,2%). Cali attorno al 15% anche in Basilicata, Umbria e Valle d&#8217;Aosta. Nessuna regione italiana mostra una tendenza di segno diverso rispetto a quanto rilevato a livello nazionale.</p>
</p>
<p><div id="5-le-province-dove-il-calo-di-nati-rispetto-al-pre-covid-e-stato-superiore-al-18-isernia-e-4-territori-della-sardegna" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>A livello locale, <strong>Gorizia</strong> è invece l’unica provincia in Italia dove il numero di nati tra 2019 e 2023 non è diminuito, passando nel periodo da 845 a 918 nati. Il dato resta tutto sommato stabile, sebbene in leggera diminuzione, anche nel <strong>casertano</strong> (con un calo nel periodo considerato dello 0,5%).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-provincia-di-isernia-il-calo-delle-nascite-ha-superato-il-20-rispetto-al-pre-covid/">In provincia di Isernia il calo delle nascite ha superato il 20% rispetto al pre-Covid</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-provincia-di-isernia-il-calo-delle-nascite-ha-superato-il-20-rispetto-al-pre-covid/">Variazione nel numero di nuovi nati tra 2019 e 2023 nelle province italiane </a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         aria-labelledby="chart_300867_tab1"><br />
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(consultati: martedì 29 Aprile 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/05/in-provincia-di-isernia-il-calo-delle-nascite-ha-superato-il-20-rispetto-al-pre-covid.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-300867"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-300867" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/in-provincia-di-isernia-il-calo-delle-nascite-ha-superato-il-20-rispetto-al-pre-covid/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Al contrario, si registrano <strong>cali vicini al 20% in diverse province sarde</strong> (Sud Sardegna, Sassari, Nuoro, Cagliari); <strong>soglia superata nel territorio di Isernia</strong> (-21,6% di nuovi nati tra 2019 e 2023). Anche altre province, nel mezzogiorno e non solo, superano ampiamente la media nazionale. Tra queste si possono citare Pescara (-15,5%), Potenza, Perugia, Lucca (-15%) e Matera (14,8%).</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/natalit%C3%A0_2025/andamento_nascite_province_2019-23_abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/natalit%C3%A0_2025/andamento_nascite_province_2019-23_basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/natalit%C3%A0_2025/andamento_nascite_province_2019-23_calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/natalit%C3%A0_2025/andamento_nascite_province_2019-23_campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/natalit%C3%A0_2025/andamento_nascite_province_2019-23_emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/natalit%C3%A0_2025/andamento_nascite_province_2019-23_Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/natalit%C3%A0_2025/andamento_nascite_province_2019-23_lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/natalit%C3%A0_2025/andamento_nascite_province_2019-23_liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/natalit%C3%A0_2025/andamento_nascite_province_2019-23_lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/natalit%C3%A0_2025/andamento_nascite_province_2019-23_marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/natalit%C3%A0_2025/andamento_nascite_province_2019-23_molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/natalit%C3%A0_2025/andamento_nascite_province_2019-23_piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/natalit%C3%A0_2025/andamento_nascite_province_2019-23_puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/natalit%C3%A0_2025/andamento_nascite_province_2019-23_sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/natalit%C3%A0_2025/andamento_nascite_province_2019-23_sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/natalit%C3%A0_2025/andamento_nascite_province_2019-23_toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/natalit%C3%A0_2025/andamento_nascite_province_2019-23_trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/natalit%C3%A0_2025/andamento_nascite_province_2019-23_umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/natalit%C3%A0_2025/andamento_nascite_province_2019-23_vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/natalit%C3%A0_2025/andamento_nascite_province_2019-23_veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/natalit%C3%A0_2025/andamento_nascite_province_2019-23_totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. La variazione percentuale del numero di nuovi nati tra 2019 e 2023 è stata elaborata a partire da dati di fonte Istat.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/primo-piano-sul-nuovo-design-della-baby-room_19122189.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=7&amp;uuid=1c437d72-2fe2-41b7-b183-497fca07fa6d&amp;query=culle" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/legal/terms-of-use#nav-freepik-license">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-continuano-a-diminuire-le-nascite/">In Italia continuano a diminuire le nascite</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come le disuguaglianze economiche affliggono la condizione minorile</title>
		<link>https://www.openpolis.it/come-le-disuguaglianze-economiche-affliggono-la-condizione-minorile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2025 09:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=298873</guid>

					<description><![CDATA[<p>Disuguaglianze eccessive nella condizione di partenza delle famiglie portano spesso alla riproduzione di divari educativi, sociali ed economici che ricadono su bambine e bambini. Condizioni di lavoro eque potrebbero contribuire a ridurre tali divari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-le-disuguaglianze-economiche-affliggono-la-condizione-minorile/">Come le disuguaglianze economiche affliggono la condizione minorile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Il prossimo 20 febbraio ricorre la <a href="https://www.un.org/en/observances/social-justice-day" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giornata mondiale della giustizia sociale</a>. Evento promosso dall&#8217;<a href="https://www.ilo.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Organizzazione internazionale del lavoro</a> (Ilo) con l&#8217;obiettivo di sensibilizzare sul tema e incentivare azioni concrete a livello internazionale. La possibilità di un lavoro dignitoso e di avere accesso a livelli adeguati di <em>welfare</em> sono elementi fondamentali per ambire a società più eque.</p>
</p>
<p>Tuttavia le recenti crisi internazionali e la persistenza di forti disparità socio-economiche pongono un&#8217;ipoteca sul raggiungimento di una società più giusta. In questo contesto, l&#8217;Ilo ha sottolineato in passato quanto negli ultimi decenni <strong>l&#8217;incremento dell&#8217;economia informale e del lavoro meno protetto abbia aumentato le disuguaglianze</strong> in molte economie.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>[&#8230;] to place full and productive employment and decent work at the centre of economic and social policies.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.ilo.org/sites/default/files/2024-12/ILO-Declaration-2008_En.pdf" target="_blank">&#8211; 97° Conferenza internazionale del lavoro (28 maggio &#8211; 13 giugno 2008) </a>
									            </div>
</section>
<p><div id="disuguaglianze-eccessive-nella-condizione-di-partenza-delle-famiglie-portano-spesso-alla-riproduzione-di-divari-educativi-a-carico-di-bambine-e-bambini" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Abbiamo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-delle-disparita-economiche-sulla-condizione-dei-minori/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">già evidenziato</a> in passato come <strong>disuguaglianze eccessive nella condizione di partenza delle famiglie portino spesso alla riproduzione di divari educativi, sociali ed economici che ricadono su bambine e bambini</strong>. È tale dinamica che alimenta la cosiddetta trappola della povertà educativa. Per questo adeguati livelli di retribuzione e tutele per i lavoratori rappresentano anche una precondizione per garantire alle nuove generazioni condizioni di vita dignitose.</p>
</p>
<p>Da questo punto di vista purtroppo occorre sottolineare come <strong>l&#8217;Italia sia uno dei paesi europei con minore mobilità sociale</strong>, ovvero in cui risulta più difficile per chi nasce in una famiglia povera migliorare la propria condizione economica e sociale rispetto ai genitori. Un aspetto che emerge nei diversi indicatori presi in considerazione da istituzioni come&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/numeri/quante-generazioni-per-raggiungere-il-reddito-medio-nei-paesi-ocse/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ocse</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-ue-litalia-e-tra-i-paesi-con-minore-mobilita-sociale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">World economic forum</a>. Tali disuguaglianze hanno un impatto anche sugli esiti educativi,&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-peggiorare-della-condizione-familiare-calano-gli-apprendimenti-in-tutte-le-materie/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rilevabili già prima dell&#8217;emergenza Covid</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/come-vanno-gli-apprendimenti-in-quinta-superiore/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">confermati negli anni successivi</a>. In questo quadro non è da sottovalutare il fatto che, secondo i più recenti dati Istat, <strong>la percentuale di famiglie italiane con figli che si trovano in condizioni di povertà assoluta ha superato il 12%</strong>.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">12,4% </span>le famiglie italiane con minori a carico che nel 2023 si sono trovate in povertà assoluta.</p>
</section>
</p>
<p>Tendenze che peraltro coinvolgono anche quei nuclei in cui la persona di riferimento gode di un&#8217;occupazione ma i cui guadagni non sono sufficienti a garantire uno standard di vita adeguato alla propria famiglia, inclusi le necessità educative e sociali dei figli. Si tratta del cosiddetto &#8220;<strong>lavoro povero</strong>&#8220;, un fenomeno consistente anche in Italia. Altro elemento da tenere in considerazione riguarda il fatto che spesso <strong>non tutti i componenti familiari riescono a lavorare tanto quanto potrebbero</strong>. Questo ovviamente comporta una limitazione del reddito disponibile.</p>
</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le famiglie italiane in povertà assoluta</h3>
</p>
<p>Abbiamo evidenziato in passato come la povertà sia un <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-cause-della-poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fenomeno multidimensionale</a> che va oltre i soli aspetti monetari. Tuttavia il potere d&#8217;acquisto rappresenta certamente un indicatore da tenere in considerazione per analizzare le opportunità che una famiglia può offrire ai propri figli, sia in termini educativi che di inclusione sociale.</p>
</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Una famiglia si trova in povertà assoluta quando non può permettersi le spese essenziali per condurre uno standard di vita minimamente accettabile.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-poverta-assoluta/"><br />
                &#8220;Che cos&#8217;è la povertà assoluta&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<p><div id="nel-2023-erano-circa-13-milioni-i-bambini-italiani-che-vivevano-in-condizioni-di-poverta-assoluta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Secondo i più recenti dati <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/10/REPORT_POVERTA_2023.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>, nel 2023 erano <strong>oltre 1 milione e 295mila i minori che si trovavano a vivere in una condizione di povertà assoluta</strong> (13,8% a fronte di una media nazionale del 9,7%). Una situazione più frequente al sud (15,5%) rispetto al nord del paese (12,9%). Le famiglie in povertà assoluta con minori a carico erano <strong>quasi 748mila</strong>, con un’incidenza pari al <strong>12,4%</strong>. </p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_1645bd3a240ede957085b9001645879f" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La povertà assoluta colpisce sempre di più anche le famiglie in cui la persona di riferimento è operaio o assimilato.</p>
</section></div>
</p>
<p>Confrontando le variazioni statisticamente rilevanti rispetto al 2022 si può notare come ci sia stato un <strong>significativo incremento delle famiglie con minori in povertà assoluta in cui la persona di riferimento ricopre il ruolo di operaio o assimilato. Si passa infatti da una quota del 15,6% a uno del 19,4%</strong> (+3,8 punti percentuali). Viceversa la quota è molto più contenuta, come era ragionevole aspettarsi, in quelle famiglie con bambini in cui la persona di riferimento risulta essere dirigente, quadro o impiegato. Tale dinamica evidenzia in maniera netta come in Italia ci sia un problema molto consistente che riguarda il cosiddetto “<strong>lavoro povero</strong>”. Vale a dire quella condizione per cui una persona, pur avendo un’occupazione, non riesce a raggiungere un livello di reddito sufficiente per soddisfare i bisogni essenziali, rimanendo al di sotto della soglia di povertà.</p>
</p>
<p><div id="le-famiglie-con-minori-in-poverta-assoluta-in-cui-la-persona-di-riferimento-ricopre-il-ruolo-di-operaio-o-assimilato-sono-in-aumento" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-sono-aumentate-le-famiglie-con-figli-in-condizione-di-poverta-assoluta/">Nel 2023 sono aumentate le famiglie con figli in condizione di povertà assoluta</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-sono-aumentate-le-famiglie-con-figli-in-condizione-di-poverta-assoluta/">Incidenza della povertà assoluta tra le famiglie italiane con minori per condizione e posizione professionale della persona di riferimento (2022-2023)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         aria-labelledby="chart_298878_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             aria-labelledby="chart_298878_tab3"></p>
<p>Una persona si trova in povertà assoluta quando vive in una famiglia che non può permettersi l’insieme dei beni e servizi che, nel contesto italiano, sono considerati essenziali per mantenere uno standard di vita minimamente accettabile. I dati presentati fanno riferimento alla nuova <a href="https://www.istat.it/it/archivio/289274" target="_blank" rel="noopener">revisione metodologica sulla misurazione della povertà assoluta</a>, avviata da Istat tra 2021 e 2023. Con &#8220;persona di riferimento&#8221; si intende il membro della famiglia che viene preso come punto di riferimento per classificare e analizzare le condizioni economiche del nucleo familiare. Tra gli &#8220;indipendenti&#8221; non sono conteggiati i liberi professionisti e gli imprenditori a causa della scarsa numerosità del campione. Le definizioni di persona occupata o in cerca di occupazione seguono la <a href="https://www.ilo.org/data-and-statistics" target="_blank" rel="noopener">classificazione dell&#8217;Ilo</a>. Tra le categorie raffigurate nel grafico, Istat considera come <strong>variazioni</strong> <strong>statisticamente rilevanti tra 2022 e 2023</strong> solamente quelle riguardanti le famiglie in cui la persona di riferimento è operaio o assimilato o indipendente. Per maggiori informazioni consultare il prospetto 8 a questo <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/10/Prospetti-2022-2023_def.xlsx" target="_blank" rel="noopener">link</a>.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis – Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(pubblicati: giovedì 17 Ottobre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/02/nel-2023-sono-aumentate-le-famiglie-con-figli-in-condizione-di-poverta-assoluta.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-298878"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-298878" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>In questo quadro si deve aggiungere anche <strong>l’incremento dell&#8217;incidenza della povertà assoluta nelle famiglie all’aumentare del numero di figli a carico</strong>. Parliamo in questo caso di coppie con figli. Nel 2023 erano il 6,6% in presenza di un minore. Dato che saliva all&#8217;11,6% nel caso di due figli e al 18,8% con 3 o più figli.</p>
</p>
<p><div id="tra-il-2017-e-il-2019-si-e-registrato-un-costante-aumento-delle-famiglie-in-cui-i-componenti-in-eta-lavorativa-sono-sottoccupati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Famiglie e lavoro</h3>
</p>
<p>Abbiamo appena visto come non sempre le famiglie con figli a carico riescano a sfuggire dalla trappola della povertà, anche quando la persona di riferimento ha un&#8217;occupazione. Tuttavia si deve sempre ricordare come in Italia ci sia un tema legato alla difficoltà per molte persone di trovare un impiego. </p>
</p>
<p>I dati raccolti da Istat indicano come molte famiglie risultino sottoccupate rispetto al loro effettivo potenziale. Parliamo di quelle che vengono definite &#8220;<strong>famiglie a bassa intensità lavorativa</strong>&#8220;, ovvero nuclei in cui le persone che sarebbero in grado di lavorare &#8211; al netto dei componenti che studiano &#8211; lo hanno fatto per meno del 20% del loro effettivo potenziale.</p>
</p>
<p>A livello territoriale il fenomeno, <strong>ricostruibile fino a prima dell&#8217;emergenza Covid e solo per i comuni oltre 5000 abitanti</strong> grazie ai dataset di Istat, mostra un aumento dal 44,1% del 2017 al 48,4% del 2019 nei territori considerati. In questi comuni, la quota di famiglie anagrafiche in condizione di bassa intensità lavorativa è cresciuta di oltre 4 punti.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">+4,3 </span>l&#8217;incremento, in punti percentuali, delle famiglie a bassa intensità lavorativa dal 2017 al 2019.</p>
</section>
</p>
<p>Con la sola eccezione della <strong>Liguria</strong> (52,4%) sono le regioni meridionali a far registrare la più alta incidenza di famiglie a bassa intensità lavorativa. La quota più alta è quella della <strong>Sicilia</strong> con il 58%. Seguono <strong>Calabria</strong> (57,5%), <strong>Campania</strong> (53,1%) <strong>Puglia</strong> (52,9%), <strong>Molise</strong> (51,4%) e <strong>Sardegna</strong> (50,8%). Da notare però che anche nel centro-nord si registra un&#8217;incidenza superiore al 40% nei comuni con oltre 5.000 abitanti. In <strong>Trentino-Alto Adige</strong> ad esempio, dove troviamo la quota più bassa, parliamo comunque del 41,2%.</p>
</p>
<p>Questi livelli possono essere spiegati da un lato con la&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/numeri/grecia-e-italia-prime-per-divario-di-genere-nelloccupazione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bassa occupazione femminile che caratterizza il nostro paese in ambito europeo</a>, specialmente per le donne con figli; dall&#8217;altro con la presenza del <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-leconomia-non-osservata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoro sommerso</a> che, come noto, è molto alta nel nostro paese</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-con-piu-famiglie-colpite-da-bassa-intensita-lavorativa/">Catania è la città con più famiglie colpite da bassa intensità lavorativa</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-con-piu-famiglie-colpite-da-bassa-intensita-lavorativa/">Percentuale di famiglie anagrafiche con intensità lavorativa inferiore al 20% del proprio potenziale (2019)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_298884_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             aria-labelledby="chart_298884_tab3"></p>
<p>L&#8217;indicatore è calcolato come percentuale delle famiglie anagrafiche in cui si rileva un&#8217;intensità lavorativa inferiore al 20% del proprio potenziale. I dati sono disponibili solo per i comuni con più di 5mila abitanti.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat (A misura di comune)                                                                <br />(ultimo aggiornamento: venerdì 8 Marzo 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/02/catania-e-la-citta-con-piu-famiglie-colpite-da-bassa-intensita-lavorativa.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-298884"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-298884" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>A livello di comuni capoluogo, le 3 città in cui si registra la percentuale più alta di famiglie a bassa intensità lavorativa si trovano tutte in Sicilia. Si tratta di <strong>Catania</strong> (60,6%), <strong>Palermo</strong> (58,6%) e <strong>Trapani</strong> (58,5%). Il primo capoluogo non siciliano è la pugliese <strong>Taranto</strong> (58,6%). Le percentuali più basse si trovano invece a <strong>Prato</strong> (40,2%), <strong>Reggio Emilia</strong> (42,3%) e <strong>Trento</strong> (43,9%).</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati comunali, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_fvg.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_trentino.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d&#8217;Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_totale.xls" target="_blank" rel="noopener">totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell&#8217;Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l&#8217;impresa sociale Con i Bambini nell&#8217;ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell&#8217;articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l&#8217;obiettivo di creare un&#8217;unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. Le fonti dei dati sulle famiglie a bassa intensità lavorativa sono Istat &#8211; Condizioni socio-economiche delle famiglie &#8211; ARCH.I.M.E.DE (fonti amministrative integrate).</p>
</p>
<p>Foto credit:&nbsp;<a href="https://unsplash.com/it/foto/donna-in-giacca-rosa-e-nera-in-piedi-sul-marciapiede-durante-il-giorno-zJGjaraaFO8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Egor Myznik</a> Unsplash &#8211;&nbsp;<a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-le-disuguaglianze-economiche-affliggono-la-condizione-minorile/">Come le disuguaglianze economiche affliggono la condizione minorile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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