Christian Solinas Archivi - Openpolis https://www.openpolis.it/chi/christian-solinas/ Wed, 04 Mar 2020 10:16:47 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.1 Ai neo governatori chiediamo di non creare (nuove) incompatibilità https://www.openpolis.it/ai-neo-governatori-chiediamo-di-non-creare-nuove-incompatibilita/ Mon, 03 Feb 2020 08:30:52 +0000 https://www.openpolis.it/?p=66736 A Bonaccini e Santelli chiediamo di non creare nuove incompatibilità, evitando di nominare in giunta membri del parlamento. Sollecitiamo poi rapide dimissioni dalla camera dei deputati da parte della neo governatrice della Calabria.

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Da inizio legislatura ogni elezione regionale ha portato con sé un alto numero di incompatibilità. Sei degli 11 governatori eletti dalle ultime elezioni nazionali provenivano infatti dal parlamento, ruoli che da costituzione non possono essere svolti contemporeaneamente.

Ultimo caso in ordine di tempo è quello di Jole Santelli, che ora dovrà quindi dimettersi dalla camera dei deputati. A lei, oltre che chiedere dimissioni tempestive, e anche al neo eletto governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, chiediamo attenzione nella nomina delle loro giunte. Evitare di nominare attuali membri del parlamento nel governo regionale scongiurerebbe il rischio di nuove incompatibilità.

Doppi incarichi incompatibili

Il nostro sistema legislativo prevede una serie di norme per rendere la gestione delle istituzioni più equa. Alcuni incarichi infatti non si possono svolgere contemporaneamente, per evitare possibili conflitti di interesse. Le varie forme di incompatibilità sono stabilite dalla legge, ma soprattutto dalla costituzione.

Incandidabilità, ineleggibilità e incompatibilità
"Caricometro, dove non arrivano le leggi"

Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo

Nel caso specifico, non si può appartenere ad una giunta regionale e contemporaneamente ad una delle due camere del parlamento. Attualmente quindi la situazione della neo eletta governatrice Jole Santelli, per esempio, viola la costituzione essendo lei deputata, ed è resa possibile anche dal lento iter istituzionale necessario affinché il politico in questione scelga tra un incarico e l’altro.

I casi da inizio legislatura

Con Jole Santelli da inizio legislatura sono ora 6 i membri del parlamento italiano che sono stati eletti a presidente di una giunta regionale. Nello specifico parliamo di:

  • Massimiliano Fedriga (Lega) eletto nel 2018 governatore del Friuli-Venezia Giulia;
  • Maurizio Fugatti (Lega) eletto nel 2018 presidente della provincia autonoma di Trento;
  • Marco Marsilio (Fdi) eletto nel 2019 governatore dell’Abruzzo;
  • Christian Solinas (Psd’Az-Lega) eletto nel 2019 governatore della Sardegna;
  • Donatella Tesei (Lega) eletta nel 2019 governatrice dell’Umbria;
  • Jole Santelli (Fi) eletta nel 2020 governatrice della Calabria.

Nonostante si tratti di incompatibilità palesi, prescritte dalla costituzione, per tutti questi casi l’attesa per giungere alle dimissioni dalla camera o dal senato è stata particolarmente lunga. Ad eccezione di Fedriga, dimessosi, anche grazie alle pressione di openpolis, solamente 9 giorni dopo la sua elezione, per tutti gli altri casi si è superato il mese di attesa prima di giungere ad un epilogo inevitabile.

Caso limite è stato quello di Christian Solinas. Eletto governatore della Sardegna il 24 febbraio del 2019, le dimissioni dal senato sono state ufficializzate 115 giorni dopo, il 19 giugno successivo. Un caso grave, anche per altri due elementi: quando assente Solinas veniva segnalato alle votazioni del parlamento come “in missione”, non subendo quindi decurtazioni alla sua diaria e, come se non bastasse, da governatore eletto della Sardegna ha partecipato “incompatibilmente” ad alcune votazioni chiave del parlamento, come quella sul Def o sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini per il caso Diciotti.

115 giorni di attesa per le dimissioni di Solinas dal senato.

Dall’elezione di Jole Santelli è passata poco più di una settimana, a lei chiediamo di risolvere il prima possibile questa incompatibilità palese, e di non abusare di un regolamento in materia fin troppo permissivo, continuando a mantenere il doppio incarico.

Gli incarichi di membro di giunta regionale e quello di membro del parlamento sono incompatibili da costituzione.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis

Come formare le nuove giunte

Inizia ora la partita che porterà alla composizione delle due nuove giunte regionali. È importante a questo punto porre l'attenzione sulle nomine per evitare, come è già successo varie volte in questa legislatura, che entrino nella rosa dei nomi scelti membri di camera e senato. Un'eventualità che porterebbe a nuove incompatibilità, e quindi a probabili nuovi abusi del regolamento. Oltre ai casi già citati, altri 4 membri del parlamento si sono dimessi nel corso della legislatura perché nominati in una giunta regionale.

4 i parlamentari nominati assessore in una giunta regionale da inizio legislatura.

Nell'estate del 2018, appena insediata l'aula, Claudia Maria Terzi (Lega) e Lara Magoni (Fdi) hanno lasciato rispettivamente la camera e il senato dopo essere state nominate nella giunta regionale della Lombardia. A inizio 2019 invece Giulia Zanotelli (Lega) e Stefania Segnana (Lega) hanno lasciato Montecitorio per seguire Maurizio Fugatti nella giunta della provincia autonoma di Trento. In generale la tendenza, sempre più comune, di non completare l'incarico politico per cui si è stati eletti denota poco rispetto per le istituzioni.

Una cattiva pratica che andrebbe quindi evitata, motivo per cui chiediamo a Bonaccini e Santelli di non contribuire, attraverso le loro di nominare, alla creazione di nuove incompatibilità.

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Cresce il ruolo delle regioni nella politica di oggi https://www.openpolis.it/cresce-il-ruolo-delle-regioni-nella-politica-di-oggi/ Mon, 28 Oct 2019 08:51:06 +0000 https://www.openpolis.it/?p=58373 Sono sempre più centrali nello stabilire l'agenda della politica nazionale: dal dibattito sull'autonomia differenziata, al loro peso nella futura scelta per il nuovo presidente della repubblica. Perché molti politici nazionali lasciano il parlamento per farsi eleggere in regione.

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Se l’attuale fase politica si sta contraddistinguendo per una forte instabilità partitica, il ruolo delle regioni appare invece in costante ascesa.

Il dibattito sull’autonomia differenziata ha dimostrato quanto queste istituzioni abbiano una crescente centralità nello stabilire l’agenda politica del paese. Non a caso Salvini ha indicato la via dei consigli regionali come quella da percorrere per giungere al referendum abrogativo sulla legge elettorale.

In questo scenario, come confermato dall’elezione di Donatella Tesei in Umbria, le tornate elettorali regionali hanno sempre più peso nell’influenzare gli equilibri politici a livello nazionale. Lo avranno ancora di più in prospettiva 2022, con l’elezione del nuovo presidente della repubblica. Elezioni che stanno diventando anche il campo di prova per nuove alleanze partitiche, vedi quella tra il Movimento 5 stelle e il Partito democratico, e un piano b per molti politici nazionali che decidono di lasciare il parlamento per incarichi in giunte regionali. Ultima in ordine di tempo proprio la senatrice Tesei.

Il referendum sulla legge elettorale

Tra i temi più caldi dell’attuale dibattito politico c’è sicuramente quello sulla legge elettorale.

La necessità di riformare il rosatellum bis, approvato nella scorsa legislatura, sta portando tutti i principali partiti nazionali a posizionarsi sull’argomento. La Lega guidata da Matteo Salvini spinge fortemente per il passaggio ad un maggioritario puro. Ma non trovandosi più in una posizione di governo, l’ex ministro dell’interno sta spingendo per giungere all’abrogazione della parte proporzionale dell’attuale legge elettorale attraverso un referendum popolare.

È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

La costituzione prevede due possibilità per chiedere l’indizione di un referendum abrogativo: o attraverso la raccolta di 500.000 firme di elettori o attraverso il pronunciamento di 5 consigli regionali. Trovandosi alla guida di 11 delle 20 regioni italiane, il centrodestra, con il suo attuale leader Matteo Salvini, ha deciso che quest’ultima è la strada migliore da percorrere:

Se 5 Regioni a maggioranza assoluta chiedono un referendum, la proposta non si sottopone a un voto sulla piattaforma Rousseau, ma tra i cittadini avere un sistema elettorale in Italia totalmente maggioritario. Chi vince un voto in più vince, collegio per collegio come i sindaci

Dopo il via libera di Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna e Piemonte quindi il centrodestra, guidato da Roberto Calderoli ha depositato il 30 settembre il quesito in cassazione. Richiesta di referendum che nel frattempo è stato deliberata anche da altre 3 regioni: Abruzzo, Basilicata e Liguria.

La scelta di coinvolgere le regioni in questo processo è politica. Un tentativo da parte del centrodestra di far capire il suo peso nel paese, guidando oltre la metà delle regioni italiane, tra cui alcune delle più importanti al livello economico (Lombardia e Veneto su tutte). Una scelta che dà ulteriore centralità a questi organi, e che conferma il crescente ruolo proprio delle regioni nello stabilire l’agenda politica del paese.

1 su 67 i quesiti referendari proposti dalle regioni dal 1946 ad oggi.

Nella storia repubblicana in una sola occasione il referendum abrogativo è stato indetto su iniziativa delle regioni. Un unico caso che però è il più recente, risale al 2016, e che in un certo senso conferma quanto detto fino ad ora. Se il referendum verrà calendarizzato sarà la seconda occasione in pochi anni in cui le regioni hanno contribuito a dettare l’agenda referendaria nazionale. Una cosa che non era mai successa prima.

Il dibattito sulle autonomie

Non è la prima volta in questa legislatura che le regioni finiscono al centro del dibattito. Era già successo prolungatamente durante il governo Conte I, in seguito delle iniziative intraprese da Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna per ottenere un’autonomia differenziata.

Dopo aver sottoscritto tre accordi preliminari nella scorsa legislatura infatti, il negoziato è proseguito anche nell’attuale ampliando il quadro delle materie da trasferire rispetto a quello originariamente previsto. Nel frattempo anche altre regioni hanno intrapreso il percorso per la richiesta di condizioni particolari di autonomia: Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria, Marche e Campania. Una serie di eventi che hanno fatto diventare la materia una prerogativa dei due governi presieduti da Giuseppe Conte.

Nella Nota di aggiornamento al Def 2019 recentemente approvata dal nuovo governo 5stelle-Pd viene infatti riferito l’impegno del governo a portare avanti il processo di attuazione del federalismo differenziato. In particolare, come anche confermato dal ministro per gli affari regionali Boccia in commissione il 17 ottobre scorso, l’intenzione del governo è di presentare un disegno di legge collegato alla manovra per favorire l’autonomia differenziata.

Con la Lega ora all’opposizione, partito che guida anche Veneto e Lombardia, il tema dell’autonomie è destinato a tornare d’attualità.

Una tematica molto calda, persino inserita nel programma di governo dell’esecutivo Conte II, che è più volte finita al centro di scontri tra i vari partiti in parlamento. La partita è certamente ancora aperta, e con la Lega ora all’opposizione, partito storicamente favorevole ad un sistema sempre più federalista, è immaginabile che la discussione tornerà accesa. Anche perché 2 delle 3 regioni che hanno avviato l’iter, Lombardia e Veneto, sono guidate proprio dalla Lega.

Le prossime elezioni regionali

Il voto di ieri ha sancito la vittoria del centrodestra nelle elezioni in Umbria, con l’elezione di Donatella Tesei a presidente della giunta regionale. Un esito a tratti scontato, visto soprattutto il risultato delle europee nella regione, ma che ha avuto comunque una certa importanza. Da un lato perché ha confermato i numeri del centrodestra, sempre di più la coalizione maggioritaria del paese, dall’altro perché è stato il primo banco di prova per l’alleanza elettorale tra il Movimento 5 stelle e il Partito democratico.

Da questo punto di vista quindi le elezioni regionali sono un laboratorio importante per la politica nazionale, e in una fase storica in cui il consenso politico è molto volatile, rappresentano un dato ufficiale con cui tastare il polso dei cittadini molto più ricorrente delle elezioni nazionali.

In un periodo in cui il consenso è volatile, le elezioni regionali sono appuntamenti fondamentali per valutare la forza dei partiti.

Proprio per questo motivo il 2020 sarà un test da non sottovalutare per tutte le forze politiche nazionali, soprattutto per monitorare il consenso elettorale dell’attuale governo 5stelle-Pd. L’anno prossimo si terranno infatti le elezioni regionali in Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Puglia, Campania e Veneto. Tutte, tranne quest’ultima, sono attualmente guidate dal centrosinistra, ed ulteriori vittorie del centrodestra avrebbero delle evidenti ripercussioni anche sugli instabili equilibri nazionali.

Le elezioni del presidente della repubblica nel 2022

L’attuale esecutivo 5stelle-Pd nasce, tra le altre cose, con la volontà di voler arrivare fino al 2022, per poter così eleggere il nuovo presidente della repubblica. L’anomala alleanza tra due partiti storicamente avversari basa infatti molto della sua forza sul voler evitare le elezioni anticipate. Un evento che con molta probabilità porterebbe ad un parlamento a maggioranza centrodestra, che quindi avrebbe così un peso non da poco nel trovare il successo di Mattarella.

Il presidente della repubblica è eletto dal parlamento in seduta comune dei suoi membri. All’elezione partecipano tre delegati per ogni regione eletti dal consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato

Come noto però, oltre al parlamento in seduta comune, contribuiscono all’elezione del presidente della repubblica anche i delegati delle regioni: 58 consiglieri regionali (3 per regione e 1 per la Valle d’Aosta). Proprio per questo motivo le elezioni regionali meritano particolare attenzione, e possono rappresentare una variabile determinante per il voto del 2022.

Vincere le elezioni regionali vuole anche dire maggiore peso nell’elezione del presidente della repubblica nel 2022.

Come detto attualmente il centrodestra controlla oltre metà dei consigli regionali, nuove vittorie elettorali le permetterebbero quindi di ulteriormente incrementare le possibilità di influire sulla scelta del nuovo presidente della repubblica. Anche la partita per il Quirinale quindi mette le regioni in una posizione decisiva per gli equilibri nazionali.

Un ruolo che è solo destinato a crescere quando, e se, verrà realmente implementato il taglio del numero di parlamentari. Se non si predispone quindi anche una riforma dell’articolo 83 della costituzione il peso dei 58 consiglieri regionali nella scelta del presidente della repubblica è desinato a crescere.

Chi lascia il parlamento per andare in regione

In questo scenario le regioni stanno diventando un luogo sempre più attrattivo in cui fare politica. Da inizio legislatura 13 tra deputati e senatori si sono dimessi per avere assunto un incarico incompatibile con il mandato parlamentare: 7 alla camera e 6 al senato. Tra questi, 9 lo hanno fatto perché nel frattempo sono stati eletti/nominati in giunta e/o consiglio regionale. Ultima in ordine di tempo proprio la neo eletta governatrice della regione Umbria, Donatella Tesei (Lega), che ora dovrà quindi dimettersi dal Senato.

9 i parlamentari che hanno lasciato camera e senato per un incarico in regione.

Il primo è stato Massimiliano Fedriga (Lega) che da neo deputato dalla Lega ha gareggiato e vinto le elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia. Nell’estate del 2018 poi sia Claudia Maria Terzi (Lega) che Lara Magoni (Lega) hanno lasciato rispettivamente l’incarico di deputata e senatrice dopo essere state nominate in giunta dal governatore lombardo Fontana (Lega).

Incompatibilità, scopri come funzionano
"Caricometro, dove non arrivano le leggi"

Nel 2019 sono seguite poi le dimissioni di Maurizio Fugatti (Lega), Stefania Segnana (Lega) e Giulia Zanottelli (Lega), che hanno optato rispettivamente per le cariche di presidente e di consigliere della provincia autonoma di Trento, di Marco Marsilio (Fdi), diventato governatore dell’Abruzzo, e infine di Christian Solinas (PSd’Az), eletto presidente della giunta regionale sarda.

Sono stati considerati solamente i parlamentari che si sono dimessi per incompatibilità. Colori quindi che sono andati a ricoprire un incarico in giunta/consiglio regionale, nel consiglio superiore della magistratura o al parlamento europeo.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis

Con le prossime elezioni regionali è immaginabile che questo numero sia destinato a salire. Solamente per citare un esempio la candidata della Lega per le elezioni regionali in Emilia-Romagna è Lucia Borgonzoni, attualmente senatrice. Una scelta quindi molto comune, con le regioni che danno sempre più l'impressione di essere un luogo in cui ci sono maggiori possibilità di impattare a livello politico rispetto al parlamento. In un contesto storico in cui proprio camera e senato si trovano sempre più svuotate dalle loro prerogative.

 

Foto credit - Facebook ufficiale Giovanni Toti

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Solinas, il governatore incompatibile che non si dimette dal senato https://www.openpolis.it/solinas-il-governatore-incompatibile-che-non-si-dimette-dal-senato/ Mon, 10 Jun 2019 07:39:11 +0000 http://www.openpolis.it/?p=37699 Eletto alla presidenza della Sardegna a fine febbraio, Solinas non ha ancora lasciato ufficialmente il suo ruolo a Palazzo Madama. Risulta sempre "in missione", non subisce quindi decurtazioni, e ogni tanto vota pure.

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Proclamato ufficialmente a fine marzo, Christian Solinas è governatore della regione Sardegna da oltre 2 mesi. Da marzo del 2018 è però anche senatore della repubblica. I due incarichi, come stabilito dalla costituzione, sono incompatibili, e non possono cioè essere svolti contemporaneamente. Solinas aveva promesso di dimettersi una volta insediata la giunta regionale, cosa che però non è avvenuta.

Grazie alla presidenza di Palazzo Madama, Solinas non risulta assente ma bensì “in missione”.

Risulta quindi ancora membro di Palazzo Madama e, come se non bastasse, viene costantemente segnalato in missione, invece che assente, durante le votazioni dell’aula. Questo implica che non gli vengono inflitte decurtazioni alla diaria. Non solo, ogni tanto in questi mesi ha persino votato in parlamento, come sulla risoluzione per il Def o sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini.

Doppi incarichi incompatibili

Il nostro sistema legislativo prevede una serie di norme per rendere la gestione delle istituzioni più equa. Alcuni incarichi infatti non si possono svolgere contemporaneamente, per evitare possibili conflitti di interesse. Le varie forme di incompatibilità sono stabilite dalla legge, ma soprattutto dalla costituzione.

Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo

Incandidabilità, ineleggibilità e incompatibilità

"Caricometro, dove non arrivano le leggi"

Nel caso specifico, non si può appartenere ad una giunta regionale e contemporaneamente ad una delle due camere del parlamento. La situazione di Solinas quindi viola la costituzione, ed è resa possibile anche dal lento iter istituzionale necessario affinché il politico in questione scelta tra un incarico e l’altro.

Il caso Solinas

Christian Solinas, segretario nazionale del Partito sardo d’azione, è entrato per la prima volta in parlamento nel 2018, dopo una lunga carriera politica sul territorio. Un’ascesa che lo ha portato in parlamento, anche grazie all’accordo politico tra il suo partito e quello guidato da Matteo Salvini. Non a caso è tutt’ora vicepresidente del gruppo parlamentare “Lega-Salvini premier-Partito sardo d’azione” di Palazzo Madama. In aggiunta è anche membro della commissione bilancio, nonché vicepresidente della commissione antimafia.

Con le elezioni regionali dello scorso febbraio è diventato governatore della regione Sardegna, guidando alla vittoria la coalizione di centrodestra. Proclamato poi ufficialmente il 20 marzo successivo, Solinas è quindi in una situazione di incompatibilità da oltre 2 mesi. Da lì è cominciato un lungo lavoro, che ha sollevato non poche critiche, per la composizione della giunta regionale. Lavoro che si è concluso solamente l’8 maggio, richiedendo quindi una lunga contrattazione con le forze politiche sarde.

Durante tutto questo periodo in varie occasioni al governatore sardo è stata fatta notare la situazione di evidente incompatibilità. Interviste con la stampa, in cui ha sempre sottolineato come fosse sua intenzione dimettersi una volta formalizzata la giunta. In un’occasione, dello scorso 9 aprile, ha persino sottolineato di aver già inviato la sua lettera di dimissioni a Palazzo Madama, e che avrebbe formalizzato il tutto a voce appena trovato il tempo per andare ad una seduta.

Appena trovo il tempo per andare a una seduta, formalizzerò a voce la scelta. Ho comunque sessanta giorni di tempo dalla proclamazione

Dimissioni che però non sono mai arrivate, o almeno, ufficialmente non si sono mai concretizzate. Sul sito del senato Solinas risulta regolarmente senatore della repubblica, e soprattutto è ancora menzionato in tutti i resoconti stenografici delle sedute di aula.

La situazione in parlamento

Per rendere la situazione ancora più paradossale, Solinas, non potendo più partecipare alle sedute di aula del senato, non risulta assente, come dovrebbe essere, ma bensì in missione. Un elemento che ha delle ripercussioni non secondarie su una serie di aspetti.

Le missioni parlamentari sono autorizzate dal Presidente dell’aula. Poiché si tratta di una sorta di “assenza giustificata” i parlamentari in missione non subiscono alcuna decurtazione della diaria (un rimborso delle spese di soggiorno a Roma che ammonta a €3500 al mese per i senatori e a €3690 per i deputati).
Vai a "Come si contano assenze, presenze e missioni parlamentari"

Da inizio legislatura quindi Christian Solinas è stato presente al 56,46% delle votazioni elettroniche, in missione al 33,67% e assente in solo il 9,87% dei casi. Un fatto paradossale considerando che da inizio anno Solinas è andato in aula per delle votazioni in sole 7 occasioni. Da quando è stato eletto poi, il governatore è andato a Palazzo Madama solo il 19, 20 e 21 marzo e il 18 aprile.

7 le presenze in parlamento alle votazioni elettroniche da inizio anno.

Formalmente quindi la presidenza di Palazzo Madama sta riconoscendo a Solinas delle assenze giustificate, nonostante di giustificato ci sia ben poco, permettendogli anche di non subire decurtazioni alla diaria.

Da senatore incompatibile, ha votato su alcuni atti chiave della XVIII legislatura.

Positivo o no, pur in una situazione di evidente incompatibilità, Christian Solinas non ha fatto mancare il suo contributo su alcuni voti particolarmente sfidanti per la maggioranza. Era presente per votare sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini, sulla mozione di sfiducia a Toninelli, e soprattutto quando l’aula ha affrontato il voto sulla risoluzione al documenti di economia e finanza (Def). Una scelta quantomeno fuori luogo, e che forse andava evitata a monte, prendendo la decisione di dimettersi nei giorni successivi alla sua proclamazione a governatore.

Ad oggi non si hanno più notizie formali sulle dimissioni che Solinas avrebbe già presentato. Certamente però in tutte le sedute di Palazzo Madama della scorsa settimana il governatore della regione Sardegna veniva indicato come in missione, come si può leggere dai resoconti stenografici di martedì 4 giugno, mercoledì 5 giugno e giovedì 6 giugno.

Chiediamo chiarezza e iter più rapidi per risolvere le incompatibilità

Procedure lente, macchinose e che lasciano così tanta discrezionalità ai politici coinvolti per le incompatibilità palesi non possono essere più tollerate. Una discrezionalità che nell’ultimo periodo ha portato a vari comportamenti, alcuni virtuosi altri un po’ meno.

Quando Luciano D’Alfonso, attualmente senatore del Partito democratico, è stato eletto a Palazzo Madama era governatore della regione Abruzzo. Abusando dei 60 giorni di tempo concessi per scegliere tra un incarico e l’altro, D’Alfonso mantenne il doppio incarico fino al 9 agosto, cioè 5 mesi dopo l’elezione al parlamento. Un elemento permesso anche dalla posticipata istituzione degli organi parlamentari, tra cui la giunta delle elezioni, dovuta soprattutto alla lunga fase di stallo politico-istituzionale che ha poi portato alla nascita del governo Conte.

Viene lasciata troppa discrezionalità nelle tempistiche per risolvere le incompatibilità.

A maggio dell’anno scorso invece avevamo raccontato come Massimiliano Fedriga (Lega), trovatosi in una situazione analoga a quella di Solinas, e sollecitato da openpolis per i medesimi motivi, avesse deciso di dimettersi dal parlamento in seguito alla sua proclamazione ufficiale a governatore del Friuli-Venezia Giulia. Un comportamento virtuoso, che potrebbe diventare una buona pratica da replicare in situazioni del genere.

Sfruttare i 60 giorni concessi per scegliere tra un incarico e l’altro, quando la scelta è palese sin dall’inizio, è una mancanza di rispetto nei confronti di cittadini ed istituzioni.

Aggiornamento del 20 giugno – Dimissioni di Solinas

A seguito del nostro articolo, e all’azione popolare depositata dai Radicali italiani, il 19 giugno il governatore della regione Sardegna Christian Solinas ha ufficializzato le sue dimissioni dal senato.

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Fedriga si dimette, cosa aspettano Magoni e Terzi? https://www.openpolis.it/fedriga-si-dimette-cosa-aspettano-magoni-e-terzi/ Wed, 09 May 2018 12:53:16 +0000 http://www.openpolis.it/?p=25146 Fedriga ha rispettato l'impegno preso con openpolis. Cadono gli alibi invece per Lara Magoni e Claudia Maria Terzi: hanno deciso di rimanere in regione Lombardia, ma ancora non lasciano il parlamento.

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Con l’elezione a governatore della regione Friuli-Venezia Giulia Massimilano Fedriga aveva assunto una carica incompatibile con il mandato parlamentare.

Dopo la nostra denuncia, l’esponente della Lega aveva promesso di dimettersi da membro della camera, e proprio nella giornata ieri le sue dimissioni si sono concretizzate. Fedriga ha così risolto l’incompatibilità che lo riguardava, optando per la carica di presidente di giunta regionale.

Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo

Sono ora 10 i parlamentari che ancora svolgono un incarico incompatibile con il mandato di deputato e senatore. Mentre per la maggior parte la scelta è quella di rimanere a Montecitorio o a Palazzo Madama, 2 parlamentari hanno dichiarato di voler fare come Fedriga, lasciando quindi il parlamento per proseguire l’incarico a livello regionale.

Stiamo parlando di Lara Magoni e Claudia Maria Terzi, rispettivamente assessore alle infrastrutture e allo sport nella neonata giunta Fontana in Lombardia. La prima ha dichiarato di aver già comunicato a Palazzo Madama la sua opzione, mentre la seconda vuole aspettare che la giunta per le elezioni della camera, organo che si deve ancora formare, la dichiari incompatibile.

Magoni e Terzi hanno dichiarato di voler mantenere l’incarico in regione, perché non si dimettono dal parlamento e risolvono l’incompatibilità?

Insomma, se l’intenzione fosse realmente quella di lasciare il parlamento, perché non fare come Fedriga e dimettersi realmente? Continuare a prorogare questa situazione di transizione approfittando dello stallo politico che sta vivendo il nostro parlamento, non è sicuramente una scelta rispettosa nei confronti delle istituzioni che si rappresentano.

A questo punto chiediamo, ancora una volta, che Lara Magoni e Claudia Maria Terzi presentino realmente le loro dimissioni dal parlamento, risolvendo le rispettive incompatibilità.

Ovviamente l’appello a risolvere quanto prima le incompatibilità è rivolto anche a coloro che invece hanno deciso di proseguire con il mandato parlamentare, ma che ancora mantengono un incarico che per legge non possono avere.

Per dovere di cronaca è giusto specificare la posizione di ognuno di loro:

  • Acquaroli Francesco (Fdi) Sindaco Comune di Potenza Picena. Intervistato da Agi, il suo staff ha dichiarato: “Acquaroli opterà nel rispetto dei tempi e termini previsti dalla legge. Al momento sta espletando delle questioni importanti rimaste in essere al Comune. In ogni caso, Potenza Picena andrà al voto il prossimo anno”;
  • Cannizzaro Francesco (Fi) Consigliere Regione Calabria. Intervistato da Agi, il suo staff ha dichiarato: “Non ha ancora espresso l’opzione”;
  • D’Alfonso Luciano (Pd) Governatore Abruzzo. Dichiarato compatibile dalla giunta delle elezioni della regione Abruzzo, ha dichiarato di voler proseguire con il doppio incarico finché il regolamento glielo consente. Cioè finché la giunta delle elezioni del senato non lo dichiara incompatibile, costringendolo quindi a scegliere uno dei due incarichi;
  • Ferro Wanda (Fdi) Consigliere Regione Calabria. Intervistato da Agi, il suo staff ha dichiarato “rimarrà fino all’ultimo giorno consentito dalla legge in consiglio regionale. La consigliere regionale non riceve nessun tipo di indennità, e aspetterà che le giunte delle elezioni si pronuncino in materia”;
  • Galli Dario (Lega) Sindaco Comune di Tradate. Intervistato da Agi ha dichiarato che la situazione di incompatibilità dei sindaci con meno di 15.000 non è così lineare. Aspetterà il verdetto della giunta delle elezioni;
  • Rossi Andrea (Pd) Sottosegretario giunta Regione Emilia Romagna. Intervistato da Agi ha dichiarato “L’unica incompatibilità che avevo l’ho risolta con le dimissioni da consigliere regionale dell’Emilia Romagna a fine marzo. Ora ho ancora in corso la carica di Sottosegretario in Regione Emilia Romagna, ma è una funzione non contemplata in tutte le regioni e che non rientra tra le incompatibilità previste”;
  • Tarantino Leonardo (Lega) Sindaco Comune di Samarate. Intervistato da Agi ha dichiarato che la situazione di incompatibilità dei sindaci con meno di 15.000 non è così lineare. Aspetterà il verdetto della giunta delle elezioni;
  • Topo Raffaele (Pd) Consigliere regionale Campania. Intervistato da Agi: “Ho comunicato regolarmente l’incompatibilità, non aspetterò la giunta per esercitare l’opzione. Non l’ho ancora fatto solo perché devo espletare ancora alcune attività rimaste in sospeso, alcuni dossier da chiudere”.

Foto credit: Wikimedia Amstead23Licenza

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I parlamentari ancora incompatibili https://www.openpolis.it/i-parlamentari-ancora-incompatibili/ Wed, 02 May 2018 10:46:43 +0000 http://www.openpolis.it/?p=25023 Dalla stesura del nostro report 3 consiglieri regionali si sono dimessi, risolvendo l'incompatibilità. Tra iter lenti e abusi di regolamento, sono ora 11 i parlamentari incompatibili.

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Con il report “Caricometro – XVIII legislatura” abbiamo evidenziato i tanti doppi incarichi presenti nel parlamento italiano.

Caricometro – XVIII legislatura

Assieme ai 153 incarichi al livello locale compatibili con il mandato parlamentare attualmente svolti da deputati e senatori, avevamo sottolineato la presenza di 13 parlamentari incompatibili.

153 doppi incarichi compatibili attualmente svolti dai membri del parlamento.

Oltre a non poter svolgere l’incarico di presidente della repubblica (art. 84 della costituzione italiana) infatti, deputati e senatori non possono essere né membri del consiglio superiore della magistratura (art. 104), né della corte costituzionale. L’articolo 122 della nostra carta costitutiva stabilisce anche l’impossibilità per i membri del parlamento di essere allo stesso tempo deputati al parlamento europeo e membri di giunte o consigli regionali. Recentemente la legge 56 del 2014 ha fatto chiarezza sul tema dei sindaci. Come specificato anche nel manuale elettorale della camera dei deputati pubblicato a gennaio del 2018, la soglia dei comuni interessati, originariamente fissata a 5.000 abitanti, è stata inalzata. Quindi le cariche di deputato e senatore sono incompatibili con qualsiasi altra carica pubblica elettiva di natura monocratica relativa ad organi di governo di enti pubblici territoriali aventi popolazione superiore a 15.000 abitanti.

Dei 13 parlamentari in questione, 3 hanno risolto l’incompatibilità nell’ultima settimana. Parliamo nello specifico di Galeazzo Bignami (Fi), che si è dimesso dal consiglio regionale dell’Emilia-Romagna, Raffaele Nevi (Fi), dimessosi da consigliere regionale dell’Umbria, e Christian Solinas (Lega) che ha lasciato il suo incarico nel consiglio regionale della Sardegna.

Così facendo il numero di incompatibilità era sceso a 10. A questi però bisogna aggiungere il neo eletto governatore della regione Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, per un totale di 11 parlamentari incompatibili.

Per dovere di cronaca è giusto specificare la posizione di ognuno di loro:

  • Acquaroli Francesco (Fdi) Sindaco Comune di Potenza Picena. Intervistato da Agi, il suo staff ha dichiarato: “Acquaroli opterà nel rispetto dei tempi e termini previsti dalla legge. Al momento sta espletando delle questioni importanti rimaste in essere al Comune. In ogni caso, Potenza Picena andrà al voto il prossimo anno”;
  • Cannizzaro Francesco (Fi) Consigliere Regione Calabria. Intervistato da Agi, il suo staff ha dichiarato: “Non ha ancora espresso l’opzione”;
  • D’Alfonso Luciano (Pd) Governatore Abruzzo. Dichiarato compatibile dalla giunta delle elezioni della regione Abruzzo, ha dichiarato di voler proseguire con il doppio incarico finché il regolamento glielo consente. Cioè finché la giunta delle elezioni del senato non lo dichiara incompatibile, costringendolo quindi a scegliere uno dei due incarichi;
  • Fedriga Massimiliano (Lega) Governatore Friuli-Venezia Giulia. È stato eletto il 29 aprile 2018 governatore. Ha dichiarato di aver mandato a Montecitorio la lettera delle sue dimissioni;
  • Ferro Wanda (Fdi) Consigliere Regione Calabria. Intervistato da Agi, il suo staff ha dichiarato “rimarrà fino all’ultimo giorno consentito dalla legge in consiglio regionale. La consigliere regionale non riceve nessun tipo di indennità, e aspetterà che le giunte delle elezioni si pronuncino in materia”;
  • Galli Dario (Lega) Sindaco Comune di Tradate. Intervistato da Agi ha dichiarato che la situazione di incompatibilità dei sindaci con meno di 15.000 non è così lineare. Aspetterà il verdetto della giunta delle elezioni;
  • Magoni Lara (Fdi) Assessore Regione Lombardia. Ha più volte dichiarato la sua volontà di proseguire il suo lavoro in giunta regionale. Intervistata da Agi ha dichiarato di aver comunicato la sua opzione a Palazzo Madama;
  • Rossi Andrea (Pd) Sottosegretario giunta Regione Emilia Romagna. Intervistato da Agi ha dichiarato “L’unica incompatibilità che avevo l’ho risolta con le dimissioni da consigliere regionale dell’Emilia Romagna a fine marzo. Ora ho ancora in corso la carica di Sottosegretario in Regione Emilia Romagna, ma è una funzione non contemplata in tutte le regioni e che non rientra tra le incompatibilità previste”;
  • Tarantino Leonardo (Lega) Sindaco Comune di Samarate. Intervistato da Agi ha dichiarato che la situazione di incompatibilità dei sindaci con meno di 15.000 non è così lineare. Aspetterà il verdetto della giunta delle elezioni;
  • Terzi Claudia Maria (Lega) Assessore regionale Lombardia. Intervistata da Agi ha dichiarato la sua “intenzione di optare per la carica di assessore ai trasporti nel momento in cui la giunta per le elezioni della camera dichiarerà l’incompatibilità coi due ruoli”. Spiega inoltre di aver preferito questa strada anziché quella delle dimissioni perché a livello tecnico “risulta la più veloce”;
  • Topo Raffaele (Pd) Consigliere regionale Campania. Intervistato da Agi: “Ho comunicato regolarmente l’incompatibilità, non aspetterò la giunta per esercitare l’opzione. Non l’ho ancora fatto solo perché devo espletare ancora alcune attività rimaste in sospeso, alcuni dossier da chiudere”.

Ovviamente attendiamo eventuali comunicazioni e novità dai parlamentari in questione per aggiornare il nostro racconto.

Foto credit: Flickr European Committee of the RegionsLicenza

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