Posizioni sul tema: "Garantire un reddito minimo per i periodi di inattivita' ai lavoratori con contratti flessibili"
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inserito il
25 febbraio 2008 da
giacomortona
Titolo del tema originale "introduzione del salario sociale"
Il salario sociale, ovvero un salario minimo che viene corrisposto dallo stato ai lavoratori nei periodi di inattività, è una misura di tutela sociale già presente in molte normative europee, in particolare nel Nord Europa. L'obiettivo di questa misura è rimuovere le condizioni di più gravi di precarietà e disoccupazione.
» Segnala errori / abusi36 priorità | 19 commenti | Commenta
Di seguito le posizioni dei politici su questo tema.
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Partito Democratico WALTER VELTRONI » Tendenzialmente favorevole
Rendere sostenibile la flessibilità e combattere la precarietà (I 12 punti programmatici del PD) -
Partito Democratico WALTER VELTRONI » Tendenzialmente favorevole
Nono: Lotta alla precarietà, miglior qualità del lavoro e più sicurezza, un diritto fondamentale della persona umana. -
Sinistra Critica Franco TURIGLIATTO » Molto favorevole
La prima emergenza è quella salariale -
Unione di Centro ROBERTO MOLINARO » Tendenzialmente contrario
Una sciagura finanziaria il reddito di cittadinanza -
Sinistra Critica Franco TURIGLIATTO » Favorevole
Sì al reddito minimo -
La Destra Teodoro BUONTEMPO » Tendenzialmente favorevole
Giovani precari, nessuno pensa al loro futuro -
La Destra Teodoro BUONTEMPO » Tendenzialmente favorevole
copertura degli oneri sociali a garanzia del periodo di disoccupazione -
Per il Bene Comune Stefano MONTANARI » Molto favorevole
Molto favorevole a garantire un reddito minimo -
Italia dei Valori Antonio DI PIETRO » Favorevole
11 punti per cambiare l'Italia. -
La Sinistra L'Arcobaleno Fausto BERTINOTTI » Favorevole
Sì al reddito sociale per i giovani, no alle Grandi opere
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Inserito il 24 febbraio 2009 da Paolo CORINO
Il problema vero dei contratti atipici é la loro appetibilità per le aziende, non tanto per la flessibilità, quanto per la convenienza in termini di minor costo del lavoro. Esperienza personale : un paio di anni fa stavo a contratto a tempo determinato in una piccola azienda di consulenza informatica. Percepivo 800 € netti + 200 € di rimborso spese, + 13° e TFR. Il mio datore di lavoro mi ha proposto, allo scadere del contratto, di passare ad un Co.Co.Pro., con la promessa di "girare a me" tutto quello che avrebbe risparmiato in imposte e contributi. Ero scettico, ma dopo aver consultato il suo consulente del lavoro si é presentato con una proposta di 1600 € netti al mese, fissi(coprendomi quindi ferie e malattie). Se volessimo pensar male, e cioé che nella proposta si tenesse qualcosa per sé, ci rendiamo conto che quella formula contrattuale genera per l'azienda un abbattimento dei costi del 60% o più, con conseguenze che vanno tutte a scapito del lavoratore. una buona proposta dovrebbe introdurre, come onere a carico dell'impresa, un contributo decente a questo fondo di solidarietà, o come cavolo ci pare di chiamarlo.
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Inserito il 06 novembre 2008 da Franco NARDELLI
Sono favorevole al sussidio dato ai lavoratori nei periodi di inattività, e non ai disoccupati in generale. Per due motivi: Primo perché i lavoratori nei periodi di inattività sono psicologicamente più depressi dei disoccupati, e secondo perché i disoccupati sono ormai abituati a non avere reddito. Sto scherzando? Beh, certo!
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Inserito il 27 giugno 2008 da Erica BATTINI
Sarebbe ora che ci fosse anche da noi siamo sempre gli ultimi a capire queste cose. Dovrebbe essere come negli altri paesi però che dopo che tu rifiuti un certo numero di lavori compatibili con le tue qualifiche ti viene tolto.
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Inserito il 09 aprile 2008 da Salvatore MARSIGLIA
Premesso che i contratti non dovrebbero avere flessibilità,ma comunque è impossibile che certi lavoratori ( di Serie B per i contratti che hanno ) vengano aiutati visto che i tesoretti in Italia vengono usati solo per arricchire i politici..
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Inserito il 09 aprile 2008 da Salvatore MARSIGLIA
Premesso che i contratti flessibili non dovrebbero esistere,penso che un minimo di aiuto a chi ha contratti da bestie ci debba essere,anche se in realtà in Italia i vari tesoretti servono solo per aumentare gli stipendi dei politici...
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Inserito il 09 aprile 2008 da Salvatore MARSIGLIA
Premesso che i contratti flessibili non dovrebbero esistere,penso che un minimo di aiuto a chi ha contratti da bestie ci debba essere,anche se in realtà in Italia i vari tesoretti servono solo per aumentare gli stipendi dei politici...
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Inserito il 09 aprile 2008 da Salvatore MARSIGLIA
Premesso che i contratti flessibili non dovrebbero esistere,penso che un minimo di aiuto a chi ha contratti da bestie ci debba essere,anche se in realtà in Italia i vari tesoretti servono solo per aumentare gli stipendi dei politici...
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Inserito il 09 aprile 2008 da Salvatore MARSIGLIA
Premesso che i contratti flessibili non dovrebbero esistere,penso che un minimo di aiuto a chi ha contratti da bestie ci debba essere,anche se in realtà in Italia i vari tesoretti servono solo per aumentare gli stipendi dei politici...
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Inserito il 09 aprile 2008 da Salvatore MARSIGLIA
Premesso che i contratti flessibili non dovrebbero esistere,penso che un minimo di aiuto a chi ha contratti da bestie ci debba essere,anche se in realtà in Italia i vari tesoretti servono solo per aumentare gli stipendi dei politici...
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Inserito il 09 aprile 2008 da Salvatore MARSIGLIA
Premesso che i contratti flessibili non dovrebbero esistere,penso che un minimo di aiuto a chi ha contratti da bestie ci debba essere,anche se in realtà in Italia i vari tesoretti servono solo per aumentare gli stipendi dei politici...
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Inserito il 19 marzo 2008 da aerostrato
Provvedere ad una revisione completa per la misurazione della situazione economica che attualmente viene autocertificata col modello ISEE. Se sulla carta si appartiene ad una famiglia con padre e/o madre pensionati o più in generale ad una famiglia monoreddito con la casa in proprietà ciò non permette di dimostrare quelle situazioni, e sono tante, dove un figlio viene aiutato a laurearsi e avviato al lavoro mentre l'altro viene tenuto in stato di indigenza e diseredato pur appartenendo ad una famiglia che sulla carta non è indigente !
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Inserito il 19 marzo 2008 da icynose
Vorrei anche far notare che nel nostro paese esiste la "indennità di disoccupazione a requisiti ridotti" che copre chi ha lavorato almeno tot mesi (4 o 6 non ricordo) e non si è mai licenziato (la situazione tipica di tanti interinali) rifondendo il periodo restante dell'anno con una percentuale (alta) sulla media degli stipendi presi nell'anno. Quindi una forma di stipendio per i periodi non lavorativi, già esiste. Il problema è che viene erogato nell'anno successivo a quello di mancanza di lavoro. (e ad onore dell'INPS devo dire che viene erogato entro 30 giorni dalla presentazione della domanda) Vero è che questo istituto ha fatto pochissimo per pubblicizzare questa forma di tutela. Comunque credo sia un residuo di quando l'italia faceva dei grandi balzi verso quello che si può definire un paese socialmente avanzato. Storia vecchia!
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Inserito il 19 marzo 2008 da icynose
Un'idea potrebbe essere quella di legare questo "contributo disoccupazionale" all'ultima azienda che ha assunto il soggetto beneficiario, scoraggiando l'utilizzo a medio termine della manodopera ed incentivando l'inserimento a titolo definitivo. es: se un'azienda assume a tempo determinato un operaio per più di 3 mesi (una stagione) questa sarà tenuta a contribuire in percentuale al sussidio di disoccupazione. Tantissimi lavoratori a tempo determinato "subiscono contratti e proroghe anche fino a 2 anni, e poi vengono "tagliati" in contingenza con le fisiologiche recessioni produttive. Altra linea potrebbe essere quella di incentivare e potenziare istituzioni come lo Job sharing, affiancato da una seria politica di adeguamento degli stipendi, oppure un'aumento progressivo dello stipendio in base all'anzianità maturata in ambito interinale all'interno della stessa azienda, dopodichè spetta sempre al lavoratore far si che l'azienda capisca di trovare in esso una risorsa e non una zavorra (uno dei motivi per il quale in italia è stato introdotto il lavoro interinale). Dove lavoro io (magazziniere) in produzione, 6 su 10 scaldano il posto e guardacaso i 6 sono assunti a tempo indeterminato... ricordate che in italia, fino a 15 anni fa era impossibile licenziare un'operaio improduttivo? Ora il problema è capovolto: L'assunzione è diventata un calvario lungo e difficile, che passa per mancanze nelle norme di sicurezza e sovraesposizione nei carichi di lavoro, fino a porre obblighi di responsabilità elevati a semplici operai di primo o secondo livello senza adeguarne il salario. Ci vorrebbe infine una maggiore vigilanza, meno prevedibile e meno legata ad interessi, i sindacati, in italia fanno solo le dichiarazioni dei redditi (e sono cari anche per questo!).
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Inserito il 13 marzo 2008 da giacomortona
Ovviamente non è che in Danimarca la cosa funziona perché sono tutti onesti. Va da se, ed è ovviamente implicito nella domanda, che una riforma del genere si accompagna all'inserimento di una normativa che disincentivi de facto i comportamenti di cui sopra. Alcuni strumenti, già usati con successo in altri paesi sono, ad esempio: l'obbligo dell'iscrizione al collocamento e il divieto di rifiutare più di 3 (o 2) offerte di lavoro, oppure l'obbligo di aver lavorato per almeno tot mesi nell'ultimo anno, o ancora una riduzione di altri benefici del welfare se si rimane troppo a lungo o inattivi, e infine il più fondamentale di tutti: il reddito così percepito è comunque inferiore al salario "normale". Per quanto riguarda i conti pubblici: buona parte della politica riguarda anche il dove trovare i soldi, o su cosa investirli. Io credo che questa sarebbe una buona riforma, ai politici il compito, se possibile, di reperire le risorse.
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Inserito il 09 marzo 2008 da davidef
Un reddito minimo garantito è il necessario complemento della flessibilità del lavoro. Si guardi il caso della Danimarca: vi è massima flessibilità del lavoro associata all'erogazione di un reddito minimo transitorio nei brevi periodi in cui si è momentaneamente senza lavoro. Risultato: il tasso di disoccupazione si è praticamente azzerato grazie alla flessibilità e così la spesa effettiva per il reddito minimo ai disoccupati è davvero minima. Il reddito minimo, se applicato in un contesto di massima liberalizzazione del lavoro e del mercato, come in Danimarca, ha quindi il vantaggio di garantire sicurezza sociale con costi molto bassi. Non disincentiva la meritocrazia perchè non è per sempre, ma limitato al tempo necessario a trovare un altro lavoro. La flessibilità, invece, è un potente stimolo per la meritocrazia e l'efficienza. Peraltro garantire una certa sicurezza economica a tutti permetterebbe di tagliare proprio la spesa pubblica, snellendo i servizi pubblici (ad es. la sanità) e devolvendoli progressivamente al libero mercato. In un contesto di questo genere la spesa pubblica (che da noi è una delle più elevate ed inefficienti) verrebbe di molto ridotta.
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Inserito il 04 marzo 2008 da mapanule
Sarebbe una cosa poco meritocratica e disincentivante: se mi pagano nonostante la disoccupazione, chi me lo fa fare di cercare un lavoro? Però quando qualcuno riceve, c'è SEMPRE qualcun'altro che versa. E non è giusto e nemmeno equo.
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Inserito il 04 marzo 2008 da mapanule
Sarebbe una cosa poco meritocratica e disincentivante: se mi pagano nonostante la disoccupazione, chi me lo fa fare di cercare un lavoro? Però quando qualcuno riceve, c'è SEMPRE qualcun'altro che versa. E non è giusto e nemmeno equo.
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Inserito il 27 febbraio 2008 da Deutsch
Sarebbe umano, ma non certo utile per le casse dello stato. direi devastante. Mi sembra che vada contro ad un principio di società meritocratica che dovrebbe essere alla base delle società civili.
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Inserito il 27 febbraio 2008 da Marco LATORRE
Sarebbe utile e umano ma nei Paesi del nord Europa non hanno un "buco nero" nei conti pubblici...
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