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  <title>Openpolis - LE ULTIME DICHIARAZIONI DI Piero FASSINO</title>
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  <updated>2009-12-31T00:00:00Z</updated>
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  <title>«La dimensione giudiziaria in Craxi, ha sovrastato la riflessione politica»  -  INTERVISTA</title>
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  <updated>2009-12-31T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Ricordo il silenzio reticente della classe politica durante il suo discorso alla Camera.
&lt;p&gt;
Piero Fassino che da giovane dirigente del Pci, non criminalizzò mai il Psi di Craxi, ora può sobriamente citarsi: «Sette anni fa, in un libro che in alcuni passaggi sembrò eretico, provai ad uscire dagli opposti manicheismi nei confronti di Craxi. Continuo a pensare che dipingerlo come un criminale sia una caricatura sciocca e inaccettabile. Così come descriverlo come la vittima di una congiura».

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;In Craxi ci sono i prodromi di Berlusconi o restò un uomo di sinistra?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non ci sono dubbi. Craxi è stato un politico della sinistra, nel solco della storia del socialismo riformista. Ha rivitalizzato il Psi, ha intuito prima di altri quanto l'Italia avesse bisogno di una modernizzazione economica ed istituzionale, su questo sfidò due grandi forze come la Dc e il Pci ed avvertendo il rischio di non farcela, non sfuggì alla tentazione di un alleanza con i poteri forti, come la P2 di Gelli, terreno sul quale è maturata la degenerazione e la corruzione».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Craxi, che non era un santo, ha finito per diventare un capro espiatorio?&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Probabilmente sì. Intendiamoci. Tangentopoli non è stata un’invenzione della magistratura, le tangenti, le corruzioni e le concussioni c’erano e sono state provate e non si poteva chiedere ai magistrati di guardare dall’altra parte. Ma al di là delle responsabilità penali, la dimensione giudiziaria ha finito per sovrastare la riflessione politica».
&lt;p&gt;


&lt;b&gt;L’intervento alla Camera col quale Craxi chiamò tutti i partiti a confessare le proprie colpe, cadde in un silenzio ipocrita che si traformò in odio anche da parte vostra...&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;«Rivisto oggi, non c’è dubbio che ci fu un silenzio assolutamente reticente e ambiguo da parte di tutta la classe politica davanti al discorso che Craxi fece alla Camera e nel quale disse con parole crude che il problema del finanziamento illegale non riguardava soltanto il Psi ma l’intero sistema politico».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Sostanzialmente era così?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Difficile negarlo, anche se c’era e c’è una differenza tra finanziamento illecito e corruzione. Ciò non poteva significare assoluzione giudiziaria, ma neppure rimozione politica. In ogni caso quel che allora mancò fu una seria riflessione sul finanziamento della politica e su come renderlo trasparente».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Lei la intitolerebbe una strada a Craxi? Il nome di una via non è qualcosa che dovrebbe essere «sentito» dai cittadini e non imposto a maggioranza?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non mi pare davvero utile infilarsi adesso in un referendum pro o contro la proposta della Moratti. Deciderà il Consiglio comunale di Milano, ma nei panni del sindaco, avrei colto l’occasione del decennale per proporre un impegnativo convegno sulla figura di Craxi, chiamando politici, economisti, giuristi, sindacalisti, per riflettere seriamente su un uomo che, tra luci e ombre, è stato un protagonista della politica italiana».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Uomo di Stato lo fu oggettivamente. Ma fu anche statista, uomo di governo con forte senso dello Stato?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Lo fu quando si assunse la responsabilità di decisioni difficili e conflittuali come, per fare un esempio, l'intervento sulla scala mobile. Ma anche quando fece significative scelte internazionali, da Sigonella alla strategia dell’attenzione verso l’Est europeo alla vigilia della caduta del Muro».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Uno statista può sottrarsi alla giustizia del proprio Paese?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Certamente no, anche se, quando un uomo si trova nella bufera, intervengono fattori di natura umana e personale sui quali penso che occorra avere prudenza di giudizio».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Sarebbe simbolicamente giusto che una delegazione del Pd partecipasse ad una delle manifestazioni programmate ad Hammamet?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Sono tanti i modi per rendere esplicito un nostro giudizio più meditato, ma le forme più opportune sarà Bersani a deciderle». 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Craxi non ebbe complessi di inferiorità verso Dc e Pci né paura di avere nemici a sinistra: una lezione per il Pd?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Sì, Craxi ebbe queste caratteristiche ma sul piano della cultura politica si tratta di &quot;complessi&quot; che la nostra tradizione ha oramai superato».&lt;br /&gt;
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  <title>«Veneto regalato alla Lega, patto scellerato Berlusconi-Bossi»  -  INTERVISTA</title>
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  <updated>2009-10-19T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>418403</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
«Regione sacrificata sull'altare
degli equilibri di governo. Lista con Galan? Nulla è escluso»
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Onorevole Piero Fassino, lei prima di altri aveva detto di osservare con attenzione alle dinamiche interne al centrodestra veneto. Adesso pare certo che il candidato alla presidenza della Regione nel 2010 sarà della Lega Nord.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt; «Avevo visto giusto, mi permetto di rivendicarlo. Circa un mese e mezzo fa, in una intervista al Gazzettino, dissi: attenzione, la conflittualità del centrodestra non è un fatto momentaneo, si sta aprendo una contraddizione profonda, si possono produrre dinamiche tali da cambiare&lt;/b&gt; la situazione politica in Veneto. Avevo ragione: la crisi è scoppiata».
&lt;p&gt;


&lt;b&gt;Ma potrebbe rientrare.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Vedremo. La mia impressione è che qualunque sia l’esito di queste ore il centrodestra veneto non sarà più quello di prima. Berlusconi ha sacrificato e umiliato il Veneto sull’altare del suo rapporto nazionale con la Lega. Sta usando il Veneto come una moneta di scambio, sta mortificando una terra nella quale l’orgoglio di appartenenza e identità è radicato nella storia. Il Veneto rischia di essere l’agnello sacrificale di un patto scellerato».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il Pd cosa pensa di fare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Si tratta di vedere, la questione è aperta: Berlusconi tornerà indietro o confermerà la svendita del Veneto alla Lega? E se tornasse indietro, cosa farà la Lega? Viceversa, se Berlusconi non cambia idea cosa farà Galan? E, in ogni caso, cosa faranno i 150 sindaci del Pdl che hanno sottoscritto il manifesto &quot;mai il Veneto alla Lega&quot;? Vediamo cosa matura. Noi non staremo con le mani in mano, assumeremo delle iniziative, responsabilità che compete ai dirigenti del Pd veneto, ma mi pare evidente che non saremo spettatori passivi».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Ipotizziamo che il Veneto vada alla Lega. Il Pd potrebbe appoggiare Galan?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Non disegniamo scenari a priori. A seconda di come la situazione evolve, lavoreremo per favorire uno scenario politico nuovo. Si vedrà con quali spazi e come».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Il segretario del Pd, Dario Franceschini, l’altro giorno a Thiene ha detto che Berlusconi e Bossi stanno giocando con il Veneto come quando ci si scambiano le figurine dei calciatori. Ma del Pd ha anche detto che sarà sempre in alternativa alla destra.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Sono d’accordo con Franceschini, ma il punto è che la destra qui sta rompendosi ed è dovere del Pd e del centrosinistra mettere in campo una iniziativa per aprire una pagina nuova in Veneto».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;A Venezia si ipotizza anche un listone con Pd, Pdl, Udc, ma con un candidato diverso da Galan.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«È uno dei possibili scenari, ma non è l’unico. C’è anche la proposta dell’Udc di una civica veneta. Ripeto, bisogna vedere cosa succederà: Galan cosa farà? Darà lui vita a un movimento civico? Oppure si arrenderà? Oppure saranno gli stessi 150 sindaci a dar vita a un movimento civico? Certo è che si è prodotta una rottura che non è tattica né contigente, che mette in causa la coesione del centrodestra e apre degli spazi nei quali noi dobbiamo giocare le nostre carte per aprire una nuova fase politica veneta».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Che tempi prevede?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Si vota tra meno di sette mesi: i tempi per le scelte non possono essere lunghi».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Veniamo all’economia e alle strategie del Pd. Franceschini ha chiesto scusa agli imprenditori, trattati finora dal centrosinistra come potenziali evasori. Condivide il &quot;mea culpa&quot;?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Franceschini ha fatto bene a usare parole chiare e forti dicendo quello che forse troppo a lungo non era stato detto. E cioè che occorre dare a Cesare quel che è di Cesare: riconoscere alla piccola e media impresa italiana il ruolo che ha nella struttura produttiva e nella vita sociale ed economica del paese. &lt;br /&gt;
Si dimentica spesso che il 95% delle imprese italiane ha meno di 30 dipendenti e l’80% ne ha meno di 20. Il che significa che la nervatura del sistema economico del paese poggia su queste imprese e sul coraggio imprenditoriale di chi le ha fondate e dirette, impegnando i beni di famiglia, coinvolgendo nella crescita dell’azienda i propri figli, creando lavoro, sviluppo, ricchezza in aree che sono state di sottosviluppo».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
E questo finora non era stato riconosciuto?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«In linea di principio sì, ma non nelle politiche. Gli imprenditori non hanno bisogno di pacche sulle spalle per poi essere lasciati soli. Hanno bisogno di politiche concrete. Specie in questo momento di crisi».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;
Ad esempio con la riduzione dell’Irap?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«La proposta di Franceschini di una modifica dell’Irap corrisponde alle richieste delle piccole e medie imprese. È una tassa che rischia di penalizzare le aziende che hanno un maggior numero di occupati e di addetti. Ma non solo l’Irap. Bisogna andare verso un diverso sistema di deducibilità. Rivedere lo strumento degli studi di settore, che è diventato una forma di accertamento presuntivo che spesso non corrisponde al reale fatturato e agli utili dell’impresa. E ancora ci vogliono misure per l’accesso al credito bancario, il sostegno all’innovazione e alla specializzazione dei prodotti, il sistema delle infrastrutture di cui le imprese hanno bisogno, il costo energetico. &lt;br /&gt;
E tutto il tema dello snellimento della burocrazia che spesso è un onere aggiuntivo e pesante per le pmi».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In questo modo il Pd può recuperare la fiducia degli imprenditori?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

«Credo proprio di sì. Se molti di questi piccoli imprenditori si sono rivolti alla Lega o a Berlusconi non è perché siano di destra, ma perché lasciati soli hanno pensato di trovare là qualcuno che li ascoltasse. Dimostriamo loro che noi abbiamo idee e proposte più concrete e più giuste».&lt;br /&gt;
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  <title>Regionali: Veneto. Fassino apre a Galan. «Pd flessibile sul territorio»</title>
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  <updated>2009-08-18T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;
È stato il primo a lanciare «un segnale d'attenzione» al governatore del Veneto Giancarlo Galan, in un'intervista al Corriere del Veneto. Ora Piero Fassino non solo conferma questa strategia, ma raccoglie l'intervento di Giuliano Amato, che sul Messaggero ha parlato di un «laboratorio Veneto» che faccia nascere un'intesa trasversale tra il governatore, l'Udc e il Pd. E rilancia: &lt;br /&gt;
«Sulle alleanze il Pd deve avere un approccio flessibile e articolato sul territorio». Lo spunto lo danno la Lombardia e soprattutto il Veneto, due regioni solidamente di centrodestra, nelle quali però lo scontro tra Pdl e Lega potrebbe aprire una breccia.

&lt;p&gt;
Proprio in quel varco cerca ora di infilarsi il Pd, provando a fare sponda con l'Udc e con quella parte della maggioranza insofferente all'egemonia leghista. E se Pier Ferdinando Casini chiama — «è indifferente il Pd al problema di arginare la Lega?» —, Fassino risponde:&lt;br /&gt;
 «L'Udc pone le domande giuste. E il Pd è interessato a capire se c'è una possibilità di interlocuzione con settori della maggioranza pronti ad aprire un dialogo». Il varco si è aperto anche a causa delle pressioni della Lega.&lt;br /&gt;
 Data per persa la Lombardia, il Carroccio pretende un suo candidato nel Veneto e fa girare i nomi di Flavio Tosi e Luca Zaia. Anche per questo Galan, negli ultimi tempi, ha dato segnali di irrequietezza. Segnali che Fassino non sottovaluta affatto: «C'è una situazione di sofferenza tra Galan e la Lega. Il governatore si è caratterizzato negli ultimi mesi per posizioni sempre più istituzionali: non solo di presa di distanza netta dalla Lega, ma anche da scelte romane. Si tratta di vedere cosa succederà e di capire se questo diverso posizionamento di Galan è un fatto solo contingente e tattico oppure se è foriero di sviluppi ulteriori. È chiaro che molto dipenderà dalle scelte che farà lui stesso». Posizione, quella di Fassino, non condivisa da tutti sul territorio. Tra Galan e Flavio Zanonato, per esempio, non corre buon sangue. E se il primo lo accusa di rappresentare «la faccia rozza e ambigua del Pd», il sindaco di Padova replica definendo il governatore «un fannullone arrogante». Ma neanche il segretario regionale del Pd, Paolo Giaretta, è convinto di un divorzio Galan-Berlusconi e parla di «boutade estiva». Eppure Paolo Costa, ex sindaco Pd di Venezia, nei giorni scorsi ha lanciato un appello per «salvare il soldato Galan».

&lt;p&gt;
E dalla sua parte si è schierato l'Udc Antonio De Poli. Fatto sta che l'alleanza trasversale anti-Lega diventa sempre più allettante per il Pd: &lt;br /&gt;
«È chiaro — spiega Fassino — che in Veneto, come in Lombardia, dobbiamo porci il problema di realizzare un sistema di alleanze più largo: qui il differenziale è tale che è molto difficile pensare di vincere le elezioni con il centrosinistra classico». In questo quadro, spiega Fassino, «l'Udc diventa un interlocutore importante». E se il Veneto «può essere un laboratorio utile», più in generale l'ex segretario Ds ritiene che si debba «abbandonare l'idea che su scala territoriale le alleanze debbano avere lo stesso formato da Bolzano ad Agrigento. Tra l'altro, storicamente non è mai stato così: c'è stata una lunga stagione nella quale il Psi governava a Roma con la Dc e gran parte degli enti locali con il Pci». Inoltre, le alleanze a livello locale «devono essere figlie di processi politici che maturano nei territori, non una formula astratta calata da Roma».&lt;br /&gt;
 Se il Veneto può essere «la sperimentazione di una flessibilità maggiore», il modulo può e deve essere quindi riprodotto su scala più ampia: «Uno dei temi del congresso Pd sarà la costruzione di un partito compiutamente federale: le alleanze flessibili sul territorio rientrano in questo quadro». Aprire all'Udc, e non solo, può risultare efficace soprattutto ora, mentre la Lega va all'attacco: «Bossi sta radicalizzando la sua immagine: ma se fosse coerente dovrebbe proporre la secessione. Non lo fa perché si ricorda bene di quello che è accaduto quando lanciò questa parola d'ordine: in Piemonte perse la metà dei suoi voti. Questo gioco della Lega, ambiguo e ingannevole, non piace a molti del centrodestra». &lt;br /&gt;
Il Pd, dunque, potrebbe provare ad agire a cuneo, approfittando delle contraddizioni della maggioranza e articolando alleanze nuove. Utili anche per un altro motivo, aggiunge Fassino: «Sono il modo migliore per far emergere la questione settentrionale. Che, al di là degli estremismi della Lega, esiste». &lt;br /&gt;
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  <title>Facciamo sentire il nostro orrore per il regime in Iran</title>
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  <updated>2009-06-26T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>391714</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Caro direttore,

&lt;p&gt;
ogni persona che creda nella libertà, nella democrazia, nei diritti non può che provare orrore di fronte all’ondata di violenta repressione scatenata in Iran contro ragazze e ragazzi, la cui unica colpa è di voler vivere in un Paese libero, giusto, rispettoso della volontà dei cittadini.
Quel che accade, per quanto drammatico, non è però inaspettato.

&lt;p&gt;
Il 50 per cento della popolazione dell’Iran ha meno di quarant’ anni. Una gran parte ha potuto studiare e gode di un livello culturale medio-alto. L’Iran, l’antica Persia, ha una storia secolare fondata su una raffinata e colta civiltà che ha radicato valori di cosmopolitismo e di laicità che l’integralismo e i suoi pasdaran possono reprimere, ma non cancellare.

&lt;p&gt;
E spirito laico e pragmatico sono peraltro l’humus del bazar, luogo della vita quotidiana degli iraniani.
In questa società, giovane, informata, affamata di relazioni con il mondo, Internet non poteva che essere detonatore di un’esplosione di libertà che si è manifestata prima nel voto e ora nel movimento democratico di protesta.

&lt;p&gt;
È una domanda di cambiamento e apertura che potrà essere repressa, ma non potrà essere spenta.
E noi - noi istituzioni internazionali fondate sul diritto, noi nazioni democratiche, noi società laiche e libere, noi cittadini che crediamo nella inalienabilità dei diritti delle persone - abbiamo un dovere morale e politico: non lasciare soli quei ragazzi. Stare dalla loro parte al loro fianco.&lt;br /&gt;
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  <title>Europee. «Il Cavaliere? Unico leader a non credere nella Ue»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://www.openpolis.it/dichiarazione/391447"></link>
  <updated>2009-06-03T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;
«Berlusconi è l’unico leader che sprona i suoi cittadini a non credere nell’Europa». &lt;br /&gt;
Piero Fassino scalda i motori in vista del rush finale di campagna elettorale, ieri sera comizio per lui a Firenze e Prato poche ore dopo la puntata fiorentina del premier.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Onorevole Fassino, Berlusconi vuol cambiare la Ue, dice che «è vissuta più come un vincolo che un’opportunità».&lt;/b&gt;
 &lt;b&gt;Condivide?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Questa è la rappresentazione che Berlusconi, Tremonti e la Lega forniscono da tempo dell’Europa, l’hanno sempre presentata come un danno, mentre non è così.&lt;br /&gt;
 Ricordo che Draghi tempo fa disse che con la crisi petrolifera senza l’euro l’impatto inflazionistico sarebbe stato cinque volte superiore. &lt;br /&gt;
Chi crede di poter agire da solo rischia di più: come contrastare Paesi come la Cina, l’India solo su scala nazionale? Stando in Europa con i suoi 450 milioni di abitanti, la sua economia, le sue istituzioni, le sue competenze si può pensare di farlo».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Governo e centrodestra euroscettici?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Berlusconi è l’unico leader della destra che dice agli elettori che l’Europa è un problema.&lt;br /&gt;
 Non lo fa la Merkel, non si sogna di farlo l’ex leader spagnolo Aznar, non lo fa Sarkozy.&lt;br /&gt;
 E se l’Italia va a Bruxelles rappresentata da chi nella Ue non crede, non avrà a sua volta credito».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Con il Pd invece la musica sarebbe diversa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Sì, il Pd nell’Europa ci crede. Stanno lì a testimoniarlo gli atti, le proposte e le culture europeiste che abbiamo unito nel Pd: Amendola e Berlinguer per la sinistra, Spinelli per l’azionismo, De Gasperi per quella cattolica, tutti sostenitori dell’Europa».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Berlusconi ha detto che «le roccheforti rosse verranno spazzate via».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Un leader che si esprime così si rende responsabile di tensioni. &lt;br /&gt;
In politica non ci dovrebbero essere nemici da ”spazzare via”, nel gioco democratico si compete, ci si combatte, non si spazza via, se no si fomenta rancore, tensione, radicalità».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il capo dello Stato ogni giorno invita alla coesione nazionale e ad abbassare i toni.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Napolitano è giustamente allarmato per un dibattito politico segnato dalla brutalità con cui vengono affrontati i nodi di fondo, e questo per responsabilità precisa della destra e di Berlusconi».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Veramente il Cavaliere ribatte che è la sinistra ad attaccarlo ingerendosi nella sua privacy.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Io personalmente non ho mai sollevato casi Noemi in tutta la campagna. La questione è scoppiata prima per le parole gravi e allarmate della moglie Veronica, poi perché il premier ha creduto bene di andare in tv a parlarne, con versioni via via contraddette e contraddittorie, facendolo così diventare un ”caso”.&lt;br /&gt;
 Bisognerebbe piuttosto parlare dei temi concreti, della crisi, delle preoccupazioni degli italiani».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il governo è stato assente sulla Fiat?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Sulla Fiat ha pesato il pregiudizio tedesco, inaccettabile e infondato, su una grande azienda italiana. La soluzione Magna si sta già dimostrando meno sicura di quella Fiat. &lt;br /&gt;
Ma va anche detto che quei pregiudizi han trovato, come dire, appiglio nella situazione italiana dominata dalle vicende personali del premier che tanto scalpore stanno tuttora suscitando all’estero. &lt;br /&gt;
E poi non si è certo visto l’appoggio del governo italiano come invece è avvenuto per altri capi di stato come Obama e la Merkel».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Prevede una botta elettorale per il Pd?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Ci saranno risultati inaspettati per noi positivi, e comunque molto meno catastrofici di quel che si pensa. Su 63 province al voto noi ne governiamo 50, in base al voto delle politiche ne dovremmo confermare 15 e invece ne avremo almeno il doppio, il che vorrà dire che in molte amministrazioni aumenteremo i voti.&lt;br /&gt;
 A Bologna, Firenze, Padova, Bari, Perugia vinceranno sicuramente i nostri candidati sindaci».
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il risultato buono per fare un congresso non da resa dei conti?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«L’asticella non la metto. I voti li conteremo lunedì e sulla base dell’esito elettorale valuteremo e discuteremo, non ci saranno rese dei conti, ma il congresso di un partito unito da un progetto e dalla voglia di vincere».&lt;br /&gt;
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  <title>La sinistra cambi. Nel Paese c'è il rischio di una guerra tra poveri. No ai senza permesso ma più diritti ai regolari.  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://www.openpolis.it/dichiarazione/391198"></link>
  <updated>2009-05-10T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Piero Fassino, le sue dichiarazioni su Lampedusa - «respingere i barconi non è uno scandalo» - hanno fatto appunto scandalo a sinistra.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
So bene di aver detto una cosa impopolare a sinistra. Ma credo che sull'immigrazione abbiamo il dovere di avere posizioni credibili e trasparenti. Io come esponente del governo Prodi tra il '96 e il '98 ho firmato decine di accordi di riammissione con i Pesi dei Balcani e del Mediterraneo, che prevedono il diritto dell'Italia di rimpatriare nei Paesi da cui erano venuti i clandestini e l'obbligo di questi Paesi di riprenderli. Il respingimento alle frontiere è un mezzo previsto dagli accordi internazionali, e applicato anche dai governi di centrosinistra.&lt;br /&gt;
 Se si individua con certezza il luogo da cui è partito un barcone pieno di clandestini è legittimo riportarlo indietro. 
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;L'Onu ha avanzato un'obiezione, rilanciata da Amato: è stato violato l'obbligo di accertare la presenza di richiedenti asilo.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«So anch'io che su quei barconi ci sono donne e uomini che hanno diritto all'asilo, perchè vittime di repressioni e persecuzioni. Anche se, non siamo ipocriti, sappiamo bene che invocare immediatamente il diritto di asilo anche quando non se ne ha titolo è un mezzo cui ricorrono molti clandestini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

SEGUE CON &lt;i&gt;&lt;b&gt;VAI ALLA PAGINA&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;
</summary>
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  <title>Grande Torino</title>
  <link rel="alternate" href="http://www.openpolis.it/dichiarazione/391128"></link>
  <updated>2009-05-03T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Nei giorni in cui su tutti gli schermi cinematografici del mondo trionfa &quot;Grande Torino&quot;, la FIAT si compra la Chrysler. E si ipotizza che l'azienda torinese assorba ache la Opel.&lt;br /&gt;


Un'operazione ambiziosa, una sfida coraggiosa, una scelta necessaria che va incoraggiata e sostenuta.&lt;br /&gt;


Nell'economia globale, infatti, ce la fa e può competere solo chi si colloca alla dimensione giusta. E mettere in campo un gruppo automobilistico mondiale con un potenziale produttivo di 6 milioni di vetture é l'unica scelta che può consentire alle due case automobilistiche di superare la crisi e di rilanciarsi come uno dei poli mondiali dell' auto.

&lt;p&gt;
La vicenda è un buon esempio di come nel mondo di oggi cambino parametri e valori.
Fino a poco tempo fa appariva certo che la Fiat non avesse altro destino che essere comprato da un suo qualche concorrente. e si diceva che la debolezza dell'azienda torinese fosse l'essere produttore solo di auto di piccola cilindrata. oggi invece è fiat che compra i concorrenti e le sue vetturette a basso consumo diventano il simbolo di un'economia più rispettosa dell'ambiente.&lt;br /&gt;


E' la dimostrazione anche di quante risorse, capacità, competenze abbia il nostro Paese. Attingere a questo straordinario patrimonio di professionalità - di manager, tecnici, impiegati, operai - e incoraggiare la voglia di farcela di tanti imprenditori che non si rassegnano e sono pronti a investire, è decisivo per uscire dalla crisi presto e bene.&lt;br /&gt;
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  <title>Elezioni europee. Sui candidati noi abbiamo coraggio. Altri ingannano gli elettori.</title>
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  <updated>2009-04-22T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>391028</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
''Sono loro che non hanno coraggio e ingannano gli elettori chiedendo un voto per delle persone che non rappresenteranno gli elettori a Strasburgo, noi invece abbiamo il coraggio di presentare candidati veri che nei prossimi cinque anni faranno i parlamentari europei e rappresenteranno davvero l'Italia a Bruxelles e Strasburgo''. Cosi' il responsabile esteri del Pd Piero Fassino, che sta intervenendo a Torino all'incontro che precede la partenza dalla stazione di Porta Nuova del Treno per l'Europa, ha risposto a chi gli chiedeva cosa pensasse delle critiche, arrivate da piu' parti politiche, secondo cui il Partito democratico non avrebbe avuto il coraggio di schierare i leader per le prossime elezioni europee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


''Abbiamo molto piu' coraggio noi -ha replicato Fassino- Sono coloro che puntano sul leader, come Berlusconi e Di Pietro che puntano su se stessi sapendo che non andranno a sedere sui banchi del Parlamento europeo, a non avere coraggio e ad ingannare gli elettori. Il coraggio e' il nostro -ha concluso- sono loro che non hanno il coraggio di presentare agli elettori candidati veri e chiedere su quelli il voto''.&lt;br /&gt;
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  <title>«A Strasburgo un nuovo gruppo con democratici e socialisti insieme»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://www.openpolis.it/dichiarazione/390900"></link>
  <updated>2009-04-04T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>390900</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Sono convinto che non vi è la necessità di una mia candidatura alle elezioni europee&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un nuovo gruppo nel
quale siedano insieme
socialisti e democratici
per affermare il punto
di vista delle forze riformiste che vogliono un'Europa progressista e democratica...».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Onorevole Fassino, accordo fatto tra
Pd e socialisti europei?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Stiamo lavorando per verificare la
praticabilità di questo obiettivo e definirne le modalità concrete. 
Con il contributo del Pd questo gruppo potrà
competere con i popolari per il primato nell'assemblea di Strasburgo. L'esito dei colloqui di queste settimane,
poi, sarà portato alla valutazione del
gruppo dirigente perché assuma le decisioni finali».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Il nodo europeo verrà sciolto prima
delle elezioni, quindi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Il confronto che abbiamo avviato deve arrivare a delle decisioni entro l'insediamento del Parlamento di Strasburgo. Insieme a Luciano Vecchi e a
Lapo Pistelli, fin dalla costituzione
del Pd, abbiamo intessuto rapporti
con i partiti socialisti, socialdemocratici e riformisti anche di altre ispirazioni culturali. Abbiamo creato intorno al Pd interesse e aspettativa. Oggi
si guarda a noi come ad una grande
forza che può contribuire alla costruzione diun campo progressista e riformista unito».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Nel Pd si registravano posizioni diverse, tuttavia...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Il dibattito nel Pd è aperto. Tuttavia,
proprio in queste settimane, abbiamo
avuto la dimostrazione di come sia
avanzato il rapporto tra la famiglia socialista e l'insieme delle forze democratiche e progressiste nello sforzo di
unire il campo riformista su scala
mondiale. A Santiago del Cile, Franceschini e una delegazione del Pd hanno partecipato a un incontro dei laburisti inglesi e dai socialisti cileni con
democratici americani, democratici
giapponesi, progressisti indiani, seduti allo stesso tavolo con Lula, Kirchner, Gordon Brown e Zapatero. E a
Bruxelles con Franceschini abbiamo
partecipato al Global progressive forum promosso dal Pse a cui ha partecipato anche Clinton».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Tornando ai colloqui con i socialisti....&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Nei colloqui con Rasmussen, Schulz
e gli altri leader socialisti europei abbiamo ribadito il nostro impianto. Il
Pd, avendo unito storie riformiste diverse, non è identificabile come un
partito socialista tout court e per questo non aderisce al Pse. Al tempo stesso il Pd sa che, se vuole concorrere
all'unità delle forze riformiste in Europa, lo si deve fare prima di tutto
con la famiglia socialista che rappresenta il 95% del riformismo. E proponiamo che a Strasburgo si costituisca un nuovo gruppo fondato sull'alleanza di socialisti e democratici.
Una soluzione che, nel rispetto dell'autonoma identità di ciascuno, consente di essere uniti e di lavorare insieme».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;A che punto è il lavoro di costruzione delle liste Pd?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«In queste settimane siamo impegnati a preparare campagna elettorale e liste. Non inseguiremo l'inganno berlusconiano. Il premier si candida in tutte le circoscrizioni sapendo bene che un capo di governo è
incompatibile con la carica di parlamentare europeo. Berlusconi, in realtà, vuole trasformare le elezioni in
un plebiscito personale. Il Pd, invece, presenterà candidati che si dedicheranno per 5 anni al Parlamento
europeo...».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Con quali criteri?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«Presenteremo persone competenti, faremo uno sforzo per rinnovare
la nostra rappresentanza con candidature giovani, con candidature
femminili, con uomini e donne che
hanno maturato esperienza nell'amministrazione locale o nella vita politica e istituzionale. Cercheremo di
valorizzare le capacità di parlamentari europei maturate in questi anni».&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;E Piero Fassino scenderà in campo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

«So che molti lo auspicherebbero e
li ringrazio. Ma sono convinto che
non vi è la necessità di una mia candidatura. Nelle liste ci saranno personalità politiche di grande rilievo. Sergio Cofferati, ad esempio. O dirigenti sperimentati come Bettini,Ranieri, Domenici, Vecchi, Caronna. E
torneranno probabilmente in Parlamento europeo Vittorio Prodi, Patrizia Toja, Gianni Pittella, AntonioPanzeri, Giancarlo Susta e altri ancora. Insomma possiamo schierare
una squadra forte. Continuerò a fare la mia parte come sempre. Naturalmente farò campagna elettorale impegnandomi con la stessa intensità dei nostri candidati».&lt;br /&gt;
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  <title>Una legge cattiva e disumana</title>
  <link rel="alternate" href="http://www.openpolis.it/dichiarazione/391057"></link>
  <updated>2009-03-27T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>391057</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
La destra ha imposto una legge cattiva, disumana e ingiusta. 

&lt;p&gt;
In realtà una legge “contro” il testamento biologico, visto che la volontà di chi ha depositato il testamento non sarà vincolante e, anzi, la legge impone che da ora in poi si continui a tenere in vita una persona, anche se allo stadio terminale di uno stato vegetativo lungo e definitivamente irreversibile. 

&lt;p&gt;
Una legge antidemocratica perché limita la libertà del cittadino, antistorica perché tutto il mondo civile va in direzione opposta, incostituzionale perché viola il diritto di decidere della propria vita così come sancito dall’art. 32 della Costituzione. 

&lt;p&gt;
Una legge scritta e votata dalla destra non pensando alle persone e alle loro sofferenze, ma voluta come puro strumento di legittimazione politica verso le gerarchie vaticane. 
&lt;p&gt;

Una legge che accrescerà la solitudine, la sofferenza, il dolore.&lt;br /&gt;
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