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  <title>Openpolis - LE ULTIME DICHIARAZIONI DI Massimo D'ALEMA</title>
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  <updated>2009-12-19T00:00:00Z</updated>
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  <title>Sul nodo giustizia: &quot;Certi inciuci farebbero bene al paese&quot;</title>
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  <updated>2009-12-19T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;
I comunisti italiani hanno sempre dovuto difendersi da questo tipo di accuse - ricorda D'Alema - C'è sempre stato qualcuno più a sinistra, una cultura azionista che ha sempre contestato questo, da quando Sofri accusa Togliatti di non volere fare la rivoluzione, dall'articolo 7 in giù che è stato il primo grande &quot;inciucio&quot;... ma questi &quot;inciuci&quot; sono stati molto importanti per costruire la convivenza in Italia, oggi è più complicato, ma sarebbero utili anche adesso. Invece questa cultura azionista non ha mai fatto bene al paese...». I dirigenti comunisti, precisa, «hanno avuto un ruolo di educare i cittadini», e di nuovo cita Togliatti e la diversità dei comunisti italiani. Dal fronte dalemiano arriva la contrarietà di Nicola Latorre alla «delegittimazione giudiziaria del premier: avendo vinto Berlusconi le elezioni, deve governare questo paese fino a fine legislatura&lt;br /&gt;
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  <title>&quot;Rispetto gli aspetti personali ma apprezzo la sensibilità dell’uomo pubblico che si è reso conto che la sua posizione è diventata insostenibile.&quot;</title>
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  <updated>2009-10-24T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;
&quot;I comportamenti privati di un uomo pubblico hanno una rilevanza pubblica ed è un principio che vale per tutti: per il presidente del consiglio dei ministri e per il presidente della giunta regionale del Lazio&quot;, ha dichiarato Massimo D’Alema, intervenendo oggi a Bari in un convegno per la campagna congressuale del Pd.
&lt;p&gt;
&quot;Ci vuole rispetto per gli aspetti personali - ha aggiunto - ma apprezzo, nello stesso tempo, la sensibilità dell’uomo pubblico che si è reso conto che la sua posizione è diventata insostenibile. &lt;br /&gt;
Quello di Marrazzo è un gesto di responsabilità&quot;.

&lt;br /&gt;

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  <title>Non dobbiamo lasciare l'Afghanistan ai terroristi e al fanatismo islamico.  -  INTERVISTA</title>
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  <updated>2009-09-19T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Ritirarsi dall'Aghanistan? ''Sarebbe un segno di debolezza per un grande paese. Noi siamo li' sotto l'egida dell'Onu, in una missione internazionale e dobbiamo cercare di far si' che abbia success. Non dobbiamo lasciare l'Afghanistan ai terroristi e al fanatismo islamico''.

&lt;p&gt;
Lo ha detto l'ex ministro degli Esteri Massimo D'Alema, intervistato dal Tg3 che chiede al governo ''maggiore serieta''' e non di farsi guidare dai sondaggi e cavalcando tutte le posizioni. D'Alema di fronte alle richieste internazionali di una conferenza sull'Afghanistan ricorda come questa proposta fu presentata dal governo di centrosinistra italiano e che rimase isolata a causa del governo Bush negli Usa.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Ma i nostri soldati hanno i mezzi a sufficienza? Vanno cambiate le regole d'ingaggio?.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

''Il governo deve dare alle forze armate cio' che essi chiedono. Il vero problema e' politico. E' evidente che la situazione in Afghanistan e' drammatica e bisogna cambiare strategia. Bisogna puntare di piu' sull'aiuto alle popolazioni civili. Non bisogna bombardare i villaggi, perche' in questo modo si semina odio e si uccidono le persone innocenti. Bisogna riportare al dialogo tutte quelle componenti della societa' afghana che non stanno con Al Qaeda ma che evidentemente non stanno neanche con Karzai''.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Quando era ministro degli esteri lei lancio' la proposta di una conferenza internazionale di pace. Quell'idea e' ancora valida?.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

''Si', con la differenza che allora eravamo isolati. Quando parlavamo di una conferenza internazionale per la pace, per il dialogo, per la riconciliazione nazionale, perche' c'era Bush. Adesso io credo che ci sono maggiori possibilita' che questa vecchia proposta del governo di centrosinistra possa essere all'attenzione dei governi europei e degli Usa''.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Il governo si e' spaccato: Bossi vuole il ritiro, La Russa no e Berlusconi media. Lei come vede il tutto?.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

''Il governo italiano cavalca tutte le posizioni, si fa guidare dai sondaggi. Non e' un bello spettacolo. Quando c'e' gente che muore il governo dovrebbe essere unito e serio''.&lt;br /&gt;
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  <title>«E' allarme democrazia. Dopo Boffo chi ha una notizia fastidiosa per il premier sa di rischiare ritorsioni»  -  INTERVISTA</title>
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  <updated>2009-09-05T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Onorevole D'Alema, inevitabilmente la prima domanda è sul «caso Boffo». Anche lei è convinto che le dimissioni del direttore dell'«Avvenire» rappresentino un fatto grave?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«È un caso che desta grande preoccupazione. Come desta preoccupazione il degrado impressionante della vita pubblica di cui il presidente del Consiglio è il principale responsabile».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Secondo lei le frequentazioni femminili del presidente del Consiglio influiscono sul serio sulla politica del nostro Paese o lo dice solo per fare propaganda?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Essendo Berlusconi capo del governo è ovvio che la sua condotta ha una rilevanza politica soprattutto per il modo in cui egli ha reagito non spiegando i suoi comportamenti, non rispondendo a interrogativi legittimi, il che avrebbe probabilmente chiuso la questione. Al contrario, Berlusconi ha utilizzato il suo potere politico, mediatico e finanziario per perseguitare e colpire le voci critiche. Si è creata una situazione pesante e allarmante: l'episodio del direttore dell'Avvenire segna uno spartiacque: un qualsiasi giornalista che abbia una notizia imbarazzante o fastidiosa per il presidente del Consiglio sa che da oggi in poi, se la pubblica, è a rischio di pesanti ritorsioni. Al fondo di questa barbarie c'è l'anomalìa italiana».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E che cosa mai sarebbe questa anomalìa italiana di cui lei parla, onorevole D'Alema?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«I giornali nel mondo civile controllano il potere. Berlusconi, invece, utilizza gran parte dei mezzi di informazione per controllare quelli che dovrebbero controllare lui e il suo governo. Questo ormai è un serio problema di carattere democratico».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;C'è chi ricorda che anche lei, come altri esponenti del centrosinistra, aveva la querela facile e il dente avvelenato contro i giornalisti. Non sembrerebbe quindi un'esclusiva di Silvio Berlusconi.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Questo accostamento è insensato. Io non posseggo televisioni e giornali e quando sono diventato presidente del Consiglio ho rimesso tutte le querele».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma non è che il Pd sta sopravalutando queste storie lasciando perdere tutti gli altri problemi del Paese? La crisi economica e quella sociale avanzano, e l'opposizione si occupa delle faccende private del presidente del Consiglio.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«È sbagliato sottovalutare quel che sta accadendo e dire &quot;occupiamoci dei problemi veri&quot;. Questo è un problema vero che aggrava tutti gli altri, perché, grazie al potere che il governo ha sull'informazione, si indeboliscono il controllo e lo stimolo e peggiora anche la qualità stessa dell'azione di governo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Onorevole D'Alema non le pare di esagerare?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Non credo. Pensi alla realtà della crisi economica e sociale: per un anno ci è stato raccontato che non c'era la crisi e quando ormai era impossibile negarla si è detto che c'era stata ma era finita. La verità è che noi siamo i più colpiti tra i Paesi industrializzati. E questo governo è l'unico, tra quelli dei Paesi più importanti, che non ha fatto nulla di significativo per fronteggiare la crisi. Si galleggia nella speranza che la ripresa internazionale prima o poi trainerà l'Italia. Ma si tratta di una pura illusione, se non si affrontano i problemi reali e non si fanno le riforme».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;In compenso, l'opposizione di centrosinistra appare più che appannata.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Certo, in questo momento si avverte l'assenza di una voce autorevole dell'opposizione. Son fiducioso che, alla fine di questa sofferta e lunghissima discussione interna al Pd, le cose cambieranno. Bersani è un leader autorevole, determinato a costruire un partito e un gruppo dirigente, dopo che si è pensato troppo a lungo che bastasse demolire ciò che c'era per costruire il nuovo».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Insomma, onorevole D'Alema, lei vuole ristrutturare il Partito democratico e rimettere in piedi l'allegra comitiva dell'Unione.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«La comitiva di undici sigle dell'Unione non c'è più. Ora c'è il Pd, che può diventare il perno di una nuova alleanza democratica tra alcuni partiti che si mettono insieme sulla base di un programma chiaro e che si vincolano a un codice di comportamento».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Scusi ma pensa sul serio di riuscire a mettere insieme Rifondazione comunista e Udc?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Rifondazione non sembra avere interesse a una prospettiva di governo, ma a sinistra c'è chi vuole misurarsi con questa sfida. E poi all'opposizione ci sono Udc e Idv».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;L'Udc di Pier Ferdinando Casini, per la verità, potrebbe andare a destra...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Tra l'Udc e la destra è maturata una divergenza profonda che riguarda la concezione stessa della democrazia e che non mi pare facilmente ricomponibile. In più, oggi, vi è quell'aspra lacerazione tra Berlusconi e la sensibilità dei cattolici italiani. In ogni caso noi abbiamo già sperimentato delle convergenze con l'Udc alle amministrative e abbiamo constatato che il suo elettorato ha seguito l'indicazione politica dei gruppi dirigenti di quel partito, dunque non è vero che i nostri elettorati sono incompatibili».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;E per il Pd dovrebbe essere Bersani, una volta eletto segretario, a occuparsi della creazione di questo nuovo schieramento?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Bersani è un uomo di governo capace ed è sempre stato fuori dai conflitti personali all'interno del centrosinistra. Lui è di gran lunga la persona più adatta a guidarci in questa fase di ricostruzione del partito, dopo il periodo confuso che ha caratterizzato l'avvio del Pd».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Ma con l'elezione di Pierluigi Bersani alla segreteria del Partito democratico non teme una scissione degli ex margheritini, che potrebbero non sentirsi rappresentati da un ex ds?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«L'ipotesi della scissione non è mai stata seriamente in campo. Con Bersani nel partito ci sarà finalmente la pace».
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Onorevole D'Alema, un'ultima domanda: nella sua Puglia il Pd è nei guai con la giustizia, che impressione si è fatto di questa vicenda?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
«Ho sempre avuto rispetto della magistratura. Se vi sono stati illeciti è giusto che siano perseguiti. Finora non ho capito bene di cosa si tratti e ho l'impressione che vi sia una grande esagerazione. Almeno nei titoli di alcuni giornali». &lt;br /&gt;
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  <title>«Berlusconi è un problema, anche la destra comincia a capirlo»</title>
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  <updated>2009-09-03T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;«Berlusconi reagisce con violenza alle voci critiche»&lt;br /&gt;

«Avevo ragione a parlare di &quot;scosse&quot;, era una valutazione politica. Ora si apre una fase delicata»
&lt;p&gt;«Una parte della destra comincia a capire che anche per loro Berlusconi è un problema». Lo ha dichiarato Massimo D'Alema alla festa del Partito democratico a Genova.

&lt;p&gt;
Scosse - «Prima della pausa estiva mi scappò che il momento che viviamo, cioè del massimo potere ma anche dell’inizio di un declino di Berlusconi, avrebbe aperto una fase delicata per il Paese, avrebbe provocato insomma &quot;scosse&quot; di natura istituzionale», ha aggiunto D'Alema. «Questo dette luogo a una campagna di insulti, di illazioni che io avevo notizie riservate della magistratura. La mia era una valutazione politica, ed era una valutazione politica esatta».

&lt;p&gt;
«Fase delicata» - «Siccome quest’uomo - Berlusconi, ndr - è determinato a mantenere il suo potere, a reagire con violenza contro le voci critiche, questo aprirà una fase delicata nella vita del Paese», ha concluso D'Alema. «Berlusconi è profondamente colpito nella sua credibilità, appare come una figura anomala al mondo. Non appena si esce dai confini italiani la percezione della gravità della situazione nazionale è generalizzata, basta leggere una giornale straniero qualsiasi».

&lt;p&gt;
Prostitute - «Il fatto che il capo del governo di un grande Paese sia connesso, sia pure come &quot;utilizzatore finale&quot;, a giri di prostituzione organizzata è qualcosa che ha a che vedere con la credibilità del Paese e delle sue istituzioni», ha aggiunto D'Alema. «È un fatto pubblico, su cui il presidente del Consiglio è tenuto a dare spiegazioni. Le questioni legate alla vita personale di Berlusconi non sono gossip. 
&lt;p&gt;Se Berlusconi aveva un'amante e se telefonasse al direttore generale della Rai per farla lavorare, anche questo farebbe parte del gossip». D'Alema ha poi fatto riferimento alla conversazione avuta da Berlusconi con il premier polacco Donald Tusk martedì a Danzica in occasione del 70° anniversario dell'inizio della seconda guerra mondiale. «Il fatto stesso che Tusk gli abbia chiesto spiegazioni, vuol dire che non siamo di fronte a un episodio relegabile nella categoria del pettegolezzo. Secondo D'Alema «è qualcosa di serio e penso che il mondo cattolico e anche la Chiesa ne abbiano colto la portata e guarda con maggiore equilibrio alla realtà politica del Paese. Una certa logica di rapporto di potere con questa destra comincia a essere messa in discussione. Ci sono segnali seri di insofferenza, ci sono state parole importanti».&lt;br /&gt;
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  <title>«Credo che nel Paese possano aprirsi scenari anche imprevedibili»</title>
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  <updated>2009-07-06T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>391804</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
L'ex premier in un'intervista a Radio Città Futura prima del suo intervento alla Festa del Pd parla di Berlusconi: il suo potere &quot;comincia a mostrare crepe e, paradossalmente siamo all'apice ma anche all'inizio del suo declino&quot;.
&lt;br /&gt;
 Quanto alla candidatura di Franceschini &quot;non regge&quot;.
&lt;p&gt;
 Si va verso &quot;un periodo di incertezze e credo che nel paese possano aprirsi scenari anche imprevedibili&quot;.&lt;br /&gt;
 Quanto al premier: &quot;Siamo in un momento del potere personale di Berlusconi che mostra anche però fragilità&quot;.&lt;br /&gt;
 Il suo declino &quot;sarà complesso, frammentario: l'uomo non vuole mollare ma al tempo stesso è sempre più debole&quot;.
&lt;p&gt; A parlare così è l'ex premier Massimo D'alema, prima in un'intervista a Radio Città Futura, poi nel suo intervento alla Festa del Pd. 
&lt;p&gt;Intervistato da Antonio Polito, afferma che &quot;ci saranno altre scosse&quot;. Il potere del Cavaliere &quot;comincia a mostrare crepe e, paradossalmente siamo all'apice ma anche all'inizio del declino di Berlusconi&quot;.

&lt;p&gt;
&quot;Io come cittadino italiano trovo umiliante la situazione in cui ci troviamo&quot;, ha aggiunto poi l'ex premier. &quot;Credo che come ha scritto Le Monde questa immagine del presidente del Consiglio rischia di danneggiare il paese&quot;.

&lt;p&gt;
D'Alema parla poi del Pd, delle questioni interne. Della candidatura di Franceschini, che &quot;non regge&quot;. &lt;br /&gt;
Dopo tante sconfitte subite da un gruppo dirigente, sostiene l'ex premier, due sono le strade: o si dice &quot;uniamo le forze&quot; oppure non si può dire &quot;mi ricandido per non far tornare chi c'era prima&quot;. &lt;br /&gt;
Per D'Alema questo &quot;non è il modo giusto né utile al partito&quot;.

&lt;p&gt;
Conferma allora l'appoggio a Pierluigi Bersani e avverte:&lt;br /&gt;
 &quot;Sento il bisogno di un partito vero, abbiamo avuto una fase di partito-movimento, abbastanza confusa con una situazione nel paese allora di anarchia&quot;.

&lt;p&gt;
Poi lo sfogo: &quot;E' possibile che io debba essere insultato dal mio partito? Possibile che io che ho fatto il ministro degli Esteri, e ad agosto ero a lavorare per la pace in Libano anziché andare alle Maldive, debba subire questo? E’ ragionevole?».
&lt;p&gt; E attacca un partito impegnato a &quot;demolire le sue personalità principali, che sono incommensurabilmente migliori di quelle che ci stanno adesso. E’ un fenomeno di autolesionismo&quot;. &lt;br /&gt;
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  <title> «Mi sento umiliato nel leggere la stampa estera»    [Link: Le Monde]</title>
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  <updated>2009-07-03T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Umiliato nel leggere la stampa straniera, convinto che la sconfitta dei Democratici non sia dovuta a complotti, sicuro che il Pd vada liberato dal modello di leaderismo plebiscitario, persuaso che molti ingredienti del ciclo di liberismo antipolitico sfiorano le porte del nazismo, sicuro che siamo al declino del berlusconismo.
&lt;p&gt; Così Massimo D'Alema (Pd), nel suo intervento al convegno &quot;Dopo la seconda Repubblica. Per un'alternativa di sistema politico&quot;, promosso da Centro di riforma dello Stato.
&lt;p&gt;«La vicenda di Berlusconi, che da noi viene occultata – ha detto D'Alema - si presenta sulla scena internazionale come un fattore, una metafora della decadenza del nostro paese. 
&lt;p&gt;La lettura della stampa libera, come quella che si produce al di fuori dei confini del nostro paese, in me ha prodotto questa sensazione: all'inizio mi dava soddisfazione, oramai sento un sentimento di umiliazione».
&lt;p&gt; D'Alema ha sottolineato che se «oggi si legge il commento della seconda pagina di &lt;a href=&quot;http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/07/g8-berlusconi-screditato_PRN.shtml&quot;&gt;&lt;b&gt;Le Monde&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; (è un Berlusconi «screditato» sulla scena internazionale che si prepara a ospitare il G-8, n.d.r.), come cittadino italiano si sente umiliato, perché ha la percezione del dato vero che si ha di questo paese: un paese che appare ormai drammaticamente ridimensionato».

&lt;p&gt;
Una fase estrema del berlusconismo, poi il declino.&lt;br /&gt;
 «Oggi ci troviamo in una fase estrema del berlusconismo. Estrema come massima espressione del suo potere personale, ma anche del suo declino». D'Alema sottolinea che «é difficile immaginare come lineare questo passaggio». E proprio per questo, «ho detto che avverrà non senza delle scosse, ma non é che annunciavo chissà quali eventi, la mia era soltanto analisi politica».

&lt;p&gt;
Ci sono ingredienti simili a quelli che si registravano alle porte del nazismo. «Questo ciclo di liberismo antipolitico sta finendo, ma la fine dell'egemonia liberista non vuol dire la fine dell'antipolitica. La fine di questo ciclo sfocia a sinistra negli Usa, mentre in Europa sembra prevalere una nuova destra nazionalista e populista. Ci ricorda la grande crisi degli anni Trenta, quando c'era il New Deal dall'altra parte dell'oceano e in Europa cresceva l'antisemitismo, il nazionalismo... Non voglio dire che siamo alle porte del nazismo, ma molti ingredienti sono simili».

&lt;p&gt;
La sconfitta del Pd non è dovuta a complotti. Pensare che la sconfitta del Pd sia dovuta
«ad apparati cattivi» e «complotti e barbarie interne» non porterà nulla di buono al Partito democratico. Secondo D'Alema i pericoli del partito che hanno portato «alla rapida successione delle rovinose sconfitte dell'ultimo anno e mezzo» sono «leaderismo e plebiscitarismo» ma «senza fare un'analisi seria» finisce che le sconfitte vengono interpretate «come frutto di un complotto interno, della barbarie interna, degli apparati: così il confronto si avvelena».
&lt;p&gt; Per D'Alema è necessario prendere atto «della lezione della storia, del fatto che il Pd non ha raggiunto il 40% di cui parlava Scalfari perchè se il ragionamento è che non abbiamo vinto le elezioni a causa degli apparati cattivi che hanno complottato contro lungo questa strada, si finisce male».

&lt;p&gt;
Il Pd va liberato dal modello di leaderismo plebiscitario.&lt;br /&gt;
 «Spero che rinasca come partito anche dandosi delle regole da partito». D'Alema ha criticato l'impianto costitutivo del Pd che «tradisce un impianto anti-politico» e leaderistico.&lt;br /&gt;
 Ha detto che si deve andare verso un congresso fondativo «che liberi questo partito che è stato progettato su un modello di leaderismo plebiscitario».&lt;br /&gt;
 Dice di non credere nel bipartitismo. «Non credo nel bipartitismo, non perché sia un male in sé, ma perché non c'è nella realtà italiana. I partiti sono il frutto della storia, non li si può imporre per legge».&lt;br /&gt;
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  <title>«Governo a rischio scosse. Il Pd sia pronto»</title>
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  <updated>2009-06-14T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;
«Berlusconi è un leader dimezzato, nel centrodestra c’è un conflitto».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Silvio Berlusconi «è ormai un leader dimezzato», nel governo «ci saranno scosse», l’opposizione sia «pronta e responsabile». &lt;br /&gt;
Ospite su Raitre di «In mezz’ora», Massimo D’Alema parte dal «malessere evidente» nella maggioranza - a comandare, dice, è «la guardia pretoriana, che è Bossi» - per profetizzare sventure alla coalizione di centrodestra e al suo leader.
&lt;p&gt; In serata - dopo la dura replica del sottosegretario a Palazzo Chigi, Bonaiuti («D’Alema ha preso un colpo di sole») - la precisazione del leader dei Democratici: «È il premier a produrre le scosse, è lui che denuncia presunti complotti».
&lt;p&gt;
      Mentre Berlusconi rinnova l’allarme sull’azione «eversiva» nei confronti dell’esecutivo - tra «Noemigate», veline, caso Mills e voli di Stato - l’ex presidente dei Ds, ovviamente dal suo punto di vista, avvalora l’idea che Berlusconi IV, sulla carta saldissimo, sia in realtà malfermo.
&lt;p&gt; «La vicenda italiana - avverte D’Alema - potrà conoscere delle scosse, non c'è dubbio». Berlusconi è animato dal mito dell'eterna giovinezza, un mito pericoloso». Per scosse, precisa il presidente della fondazione Italianieuropei su richiesta dell’intervistatrice Lucia Annunziata, si intendono «momenti di conflitto, di difficoltà, anche imprevedibili, che richiedono un'opposizione in grado di assumersi le proprie responsabilità».&lt;br /&gt;
 Le parole del Cavaliere sul piano «eversivo» contro di lui «più che una bomba sono un petardo». Berlusconi, prosegue D’Alema, «avverte qualcosa che forse gli italiani non hanno ancora pienamente percepito ma è chiarissimo a chi osservi la politica e abbia un minimo di visione internazionale: il capo del nostro governo è un leader dimezzato, colpito nella sua credibilità, è molto debole anche all’interno del paese».
&lt;p&gt; Infatti, aggiunge, «non bisogna scambiare l’arroganza con la forza politica, il governo non fa nulla di fronte alla crisi, è incapace di fare le riforme, questa situazione di debolezza suscita in lui la reazione tipica di chi non ha la forza umana di affrontare problemi e attribuisce tutto questo ad un complotto». 
&lt;p&gt;Quindi l’opposizione deve tenersi pronta: «Il problema è mettere in campo una proposta politica in grado di unire la maggioranza del Paese. Noi abbiamo fondato il Pd non per eliminare la sinistra ma per eliminare il trattino (del centro-sinistra, ndr). 
&lt;p&gt;Il Pd non è autosufficiente e deve mettere in campo un grande progetto». L’uomo adatto alla bisogna, secondo D’Alema, è Pierluigi Bersani, che ieri ha incassato anche l’appoggio di Enrico Letta (purché il Pd «apra ai moderati»). L’ex premier non vede l’esigenza di abbandonare la panchina dove stazionano le «riserve» della Repubblica: «Una candidatura come la mia ha senso in una sorta di emergenza nazionale. Siccome credo che, tutto sommato, usciremo bene dai ballottaggi, non credo che siamo all'emergenza, alla necessità di richiamare la vecchia guardia».
&lt;p&gt;
      Nel tardo pomeriggio, in un colloquio telefonico con l’Ansa, D’Alema precisa meglio il suo pensiero sulle «scosse» che potrebbero far tremare il governo. &lt;br /&gt;
«Sono rimasto colpito - premette - da queste reazioni esagitate e strumentali su quanto ho detto con chiarezza, nel corso della trasmissione». 
&lt;p&gt;Le scosse, osserva, vengono dal Cavaliere stesso. «È Berlusconi - spiega D'Alema - a produrre instabilità e a scuotere l'equilibrio di governo con la denuncia di presunti complotti che rivelano soltanto fragilità e l'insicurezza di chi oggi guida il paese. Anziché almanaccare - osserva D'Alema - bastava aver seguito la trasmissione e capire che è lui che produce una scossa. &lt;br /&gt;
Mi riferivo al presidente del Consiglio e al conflitto latente nel centrodestra» conclude il presidente di Italianieuropei.&lt;br /&gt;
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  <title>«Governo nordista nel Sud. E' l’ora di nuove alleanze»  -  INTERVISTA</title>
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  <updated>2009-06-03T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>391450</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;Una crisi dura, altro che parentesi.
&lt;p&gt;
Il «sultanato orientale» berlusconiano è «uno schifo», «un problema politico», «l’altra faccia» di un governo che «non affronta la crisi». Massimo D’Alema percorre il Sud a tappe forzate per la campagna elettorale del Pd. E proprio qui vede aprirsi la possibilità di «isolare la destra nordista berlusconiana» per «un nuovo meridionalismo che coinvolga l’Udc e pezzi di società civile, in prospettiva delle regionali».
&lt;p&gt; &lt;b&gt;D’Alema, la carta dei valori della sinistra è «Novella 2000», come dice Silvio Berlusconi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Devo dire che vedendo le immagini di veline e cantastorie sugli aerei di Stato, scortati dalla polizia, mi viene da dire che è uno schifo. E che in un paese alle prese con una grave crisi economica ci si aspetterebbero dal capo del governo sobrietà e rispetto dei cittadini. Berlusconi ha messo l’Italia in una situazione imbarazzante. Lui è il responsabile. Una situazione avvertita da gran parte dell’opinione pubblica internazionale. Non so se questo lo scriva anche ”Novella 2000”, ma certamente lo scrive il ”Times” di Londra».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt; La stampa internazionale è entrata nel mirino del premier. Quegli articoli sulla «maschera del clown» non danneggiano l’Italia?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «È curioso vedere certi giornali italiani che sembrano stranieri tanto osservano divertiti e distaccati questa situazione. Mentre ci sono giornali stranieri che scrivono quel che dovrebbero raccontare quelli italiani».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; È normale che la stampa, tv in testa, nasconda quel che avviene?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Non c’è dubbio che la situazione dell’informazione, e di quella televisiva in particolare, è pesantemente anomala. E che viene presentata una realtà edulcorata e distorta. Questo è un fatto estremamente grave. Ma sono sempre stato convinto che, pure con questo handicap che altera il normale confronto democratico, si possa vincere: la forza della politica e della mobilitazione dei cittadini possono battere queste distorsioni dell’informazione che sono sotto gli occhi di tutti». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Berlusconi sostiene che, non potendo attaccarlo per via politica, tentate la spallata per via scandalistica «insufflando» la stampa estera.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Mi permetto di dire che questa arroganza, questo spreco di denaro pubblico, questa idea del potere da sultanato orientale è un problema politico. È l’altra faccia di una politica che ritiene che la crisi non c’è e non fa nulla per affrontarla. In particolare nel Mezzogiorno, dove l’abbandono e l’appropriazione indebita dei fondi per il sud sono state l’unica misura del governo».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Anche quando Fiat ha perso la gara per Opel il Pd ha parlato di «distrazione» del governo. C’è chi pensa, invece, che Berlusconi abbia favorito l’«amico Putin»...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Non voglio neanche sospettarlo. Pensavo fosse impegnato a nascondere le foto delle festicciole... No, il sospetto di una combine ai danni dell’Italia mi sembra esagerato». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Per il premier anche la crisi é invenzione della «sinistra pessimista».&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Vi sono fenomeni crescenti di impoverimento e famiglie colpite in modo drammatico per la perdita del lavoro, che hanno bisogno di misure di protezione. Ed è scandaloso che il governo abbia respinto la nostra proposta di creare, con un prelievo dai redditi più alti e da quelli dei parlamentari per primi, un fondo contro la povertà. E c’è anche un altro grande problema più grande».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Quale?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
«La crisi sta cambiando la realtà del mondo, segna la fine di un ciclo. Non è una parentesi che prima o poi passa, come dice Berlusconi. Ne usciremo profondamente trasformati. E i paesi governati, dove non ci sono sultani che passano il tempo tra cantanti e veline, investono su innovazione e ricerca, sull’energia alternativa, preparano il futuro: considerano la crisi un’occasione per ripensare il modello di sviluppo, intervenire sui modelli sociali, fare grandi riforme. Quelle di cui parlano Confindustria, Sindacati e Banca d’Italia. Ma l’Italia non ha una strategia di riorganizzazione dell’economia. Quindi, se oggi è la sesta potenza economica del mondo, nei prossimi dieci, vent’anni sarà proiettata verso il ventesimo posto».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; L’Italia non c’è perché ipnotizzata da Berlusconi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Questa è un’analisi pessimistica del nostro paese. Certo, in molte realtà del mondo sono i progressisti a guidare la nuova stagione. Ma non in Europa, continente vecchio, impaurito, dove si manifestano fenomeni di populismo, nazionalismo e xenofobia. Non è un problema solo italiano anche se, certo, il caso italiano è particolarmente doloroso per il nulla che ci governa. Si tratta di liberare l’Europa da questo sentimento di paura che ne frena le potenzialità innovative e spero che le elezioni europee diano un segnale. Quanto all’Italia, non è vero che è berlusconiana: a conti fatti, è berlusconiano un italiano su tre: una minoranza, anche se rumorosa e fanatica. Il punto è trasformare in maggioranza di governo il sentimento di rifiuto e distacco della maggioranza degli italiani».
&lt;p&gt;&lt;b&gt; Il Pd deve ripensare la sua politica?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
«È un problema politico che certamente il Pd deve porsi con molta serietà. Ma sarà discusso dopo le elezioni, dal congresso, e tanto meglio in quanto usciremo dalle elezioni in piedi: lo sfondamento della destra, il plebiscito per Berlusconi non ci saranno. Vedo una ripresa di presenza e motivazione del nostro elettorato. Al quale chiedo di votare i nostri candidati che, a differenza di quelli finti del Pdl lavoreranno seriamente a Bruxelles. A cominciare dal capolista Paolo De Castro». 
&lt;p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Anche nel Sud?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Qui si misura tutta la frattura tra mezzogiorno e governo del paese. Questo sta producendo fenomeni nuovi che non vanno derubricati a fatti locali, come si è affrettato a dire Berlusconi evidentemente preoccupato. Lo scarto di Lombardo in Sicilia o la rottura di Poli Bortone in Puglia sono sintomi di una rivolta contro il carattere nordista antimeridionale del governo. In nome di un meridionalismo rinnovato, che affronti anche i problemi interni della qualità della classe dirigente meridionale, può aprisi un processo politico nuovo nel sud. Una cooperazione meridionalista oltre i confini del centrosinistra: credo che la rappresentanza meridionale della destra nordista berlusconiana possa essere isolata e si possa creare una convergenza che coinvolga l’Udc e pezzi di società civile. La partita è questa. Anche nella prospettiva delle regionali». 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;E a livello nazionale, bisogna riaprire il discorso delle alleanze?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
 «Lo dico da un anno: siamo una forza politica fondamentale ma non autosufficiente. Bisogna costruire un nuovo centrosinistra. Che abbia, certo, coesione e credibilità maggiori rispetto all’esperienza dell’Unione, ma il tema è un nuovo centrosinistra per il governo del paese».
&lt;br /&gt;

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  <title>«Serve un congresso vero. E basta asse con Di Pietro»  -  INTERVISTA</title>
  <link rel="alternate" href="http://www.openpolis.it/dichiarazione/391115"></link>
  <updated>2009-04-29T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt; 
«Non più riproponibili la confusione dell'Unione o l'autosufficienza»&lt;br /&gt;

«Guida del Pd, sì a una sfida seria. Dividersi non è un dramma»
&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Presidente D'Alema, Berlusconi sembra la superstar della politica italiana, e il Pd, che fine ha fatto?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Apparentemente sembra che Berlusconi occupi quasi per intero la scena della politica italiana e che un po' di fronda venga solo dall'in­terno dello stesso Pdl, in particola­re dalle personalità che si raccolgo­no intorno a Fini. E non c'è dubbio che Berlusconi cerchi in questo mo­mento di debolezza dell'opposizio­ne di allargare il suo insediamento non soltanto elettorale ma anche politico e culturale. Se però noi spingiamo lo sguardo oltre la cro­naca politica e l'indubbia capacità di Berlusconi di occupare la scena ogni giorno con una trovata nuo­va, la cosa che colpisce è che que­sto governo di fronte a una crisi co­sì drammatica non stia facendo as­solutamente nulla».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Fa propaganda elettorale, ono­revole D'Alema?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«No. Il governo galleggia sui pro­blemi del Paese senza affrontarne nessuno. Berlusconi è un uomo che ama il consenso. Preferisce re­gnare piuttosto che governare, da­to che governare l'Italia comporta il fatto di misurarsi con delle scelte che creano consensi ma, inevitabil­mente, anche dissensi. Nei 15 anni in cui è stato protagonista della vi­ta politica italiana non ha fatto nul­la di significativo. Non si ricorda una sua sola riforma importante. Le uniche riforme di un qualche si­gnificato, da quella delle pensioni alla privatizzazione delle grandi in­dustrie pubbliche, dalla riforma fe­deralista della Costituzione alle li­beralizzazioni, le ha fatte il centro­sinistra. E io credo che grazie a que­sto suo comportamento l'Italia pa­gherà un prezzo altissimo».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Veramente Berlusconi dice che stiamo meglio degli altri.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Un'affermazione che non ha nessun fondamento: il calo del Pil è maggiore della media europea, l'inflazione pure. E la situazione della finanza pubblica è sempre più disastrosa. Anche questa sua idea che si possa affrontare ogni emergenza senza copertura finan­ziaria è sicuramente molto sugge­stiva e popolare, però bisogna sape­re che ha come corrispettivo il fat­to che il debito pubblico italiano sia spinto verso il 115,3 per cento del pil, quest'anno, e proiettato al 121,1 per cento nel 2010. Quindi, quando si uscirà dalla crisi e la ge­rarchia internazionale verrà ridise­gnata, rischiamo che il nostro Pae­se conti molto meno nell'econo­mia mondiale. Lo dico non perché io sia pessimista sulle potenzialità dell'Italia, ma perché sono preoccu­pato: non vedo una strategia e una azione coerente che dovrebbero puntare sulla riduzione delle dise­guaglianze e sulla promozione dell' innovazione, della ricerca e della formazione, cioè dei talenti di cui dispone il nostro Paese».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E il Pd intanto che fa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ecco, il Pd non può non riparti­re da qui: dalla sfida con la destra sul governo del Paese. Il problema non è tanto fare il viso delle armi, come fa Di Pietro, che in questo senso è funzionale a Berlusconi. Se fai un versaccio al premier il risultato è che il 70 per cento sta con lui, solo il 10 con te, ma siccome Idv aveva il 4 loro sono contenti. Questa è una logica minoritaria. Significa scegliere per sé un ruolo eterno di com­primario, fare la spal­la a Berlusconi per i prossimi mille anni».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ma Di Pietro vor­rebbe sostituirsi al Pd...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Già, vede in noi più che in Berlusconi il suo avversario principale. La sua idea di sostituirci è del tutto vellei­taria, ma è pericoloso che in un mo­mento come questo si indichi co­me obiettivo principale quello di colpire il più grande partito d'oppo­sizione ».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ma il Pd non dovrebbe ridefini­re il suo ruolo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«E' per questo che ci vuole un congresso serio».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Anche a costo di dividersi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Dividersi non è drammatico. Al loro congresso i leader del Pdl si so­no divisi perché hanno detto cose diverse gli uni dagli altri. Un gran­de partito che vuole rappresentare il fulcro dell'alternativa di governo è un partito plurale, dove si discu­te, ma il problema non è questo, il problema è la qualità della discus­sione: non ci si può dividere sui gossip».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Un Pd «ridefinito» dovrà anche giocare la sfida delle riforme. Quali mandare in porto per pri­me?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Innanzitutto ci vuole un drasti­co ridimensionamento dell’ipertro­fia del ceto politico. Se vogliamo re­stituire autorevolezza alla politica democratica dobbiamo puntare a una drastica riduzione del numero degli eletti a tutti i livelli: nel Parla­mento, nei consigli regionali, in quelli comunali. E' poi necessaria una rinnovata selezione del ceto politico. I meccanismi di selezione sono saltati: ci sono solo logiche plebiscitarie. I consigli comunali sono scelti dal sindaco, il Parlamen­to viene nominato da due, tre capi. Una forma di selezione è rappresen­tata dal collegio uninominale. Ma bisogna anche restituire ai partiti un loro profilo e una loro identità, uscendo dalla logica delle coalizio­ni forzose, perciò va tolto il premio di coalizione. In questo quadro io credo che si possa fare una grande riforma che preveda anche il raffor­zamento della stabilità dei governi con la sfiducia costruttiva e la pos­sibilità del premier di nominare e cambiare i ministri. Ma il fonda­mento di una riforma di questo ge­nere è una nuova legge elettorale, che secondo me deve essere di tipo tedesco. Senza una nuova legge elettorale non c'è nessuna riforma costituzionale possibile».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Tornando al Congresso, la scel­ta del segretario avverrà come l'al­tra volta: un candidato vero e tut­ti gli altri «finti »?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Io penso che sarà un congresso competitivo, che ci saranno più candidature e che ci sarà una di­scussione politica».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;E crede che il Pd decollerà al­meno questa volta?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Il Pd deve rivendicare l'eredità dell'Ulivo e l'esperienza di gover­no. Bisogna costruire un partito ve­ro, radicato nella società, e struttu­rare una leadership. Lo stesso Ber­lusconi sa che senza Bossi, Fini e gli altri la sua leadership sarebbe più debole. Insomma, il progetto va rilanciato su basi assai più soli­de».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Alla festa dei suoi 60 anni, lei ha detto che vuole ancora avere un ruolo in politica. C'è chi so­spetta che lei voglia fare il segre­tario.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Ho detto che non mi sentivo co­me Guglielmo il Maresciallo, prota­gonista di uno splendido libro di Georges Duby, che, sentendosi mo­rire, riunisce attorno a sé tutti gli amici e fa un bilancio della propria vita. A sessant'anni uno può anco­ra continuare a darsi da fare in poli­tica, anche senza necessariamente rivendicare per sé il bastone del co­mando».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Al congresso dovrete anche de­cidere le alleanze future.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Certo, dovremo sciogliere un nodo politico: non sono più ripro­ponibili né la confusione dell'Unio­ne, né l'autosufficienza del Pd e l'asse privilegiato con Di Pietro, che non avrebbe senso e che secon­do me non ne aveva molto nean­che allora. Dovremo quindi lavora­re intorno al progetto di un nuovo centrosinistra il cui fulcro sia il Pd. Questo sarà il nodo politico più im­portante della discussione congres­suale».&lt;br /&gt;


&lt;b&gt;Ultima domanda: che impres­sione le ha fatto Berlusconi che fe­steggia il 25 aprile?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;


«Certo, è un po' l'indice della si­tuazione triste del nostro Paese il fatto che questo debba essere salu­tato come un evento. Ma che lui fi­nalmente arrivi a riconoscere che le grandi forze antifasciste, com­presa la sinistra, hanno avuto il me­rito di contribuire alla liberazione del Paese è positivo. Ci sono voluti 15 anni perché partecipasse ai 
fe­steggiamenti del 25 aprile, può dar­si che tra altri 15 anni affronti an­che il tema del conflitto di interes­si... ».&lt;br /&gt;
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