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  <title>Openpolis - LE ULTIME DICHIARAZIONI DI Giorgio NAPOLITANO</title>
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  <updated>2010-02-09T00:00:00Z</updated>
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  <title>«Antonio Giolitti ha lasciato impronta di straordinaria levatura culturale e morale» </title>
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  <updated>2010-02-09T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>477923</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Antonio Giolitti, membro della Costituente e senatore fino al 1992 è deceduto a Roma a 95 anni. Era il nipote dello statista Giovanni Giolitti. Nel 1941 venne arrestato dalla polizia fascista con l’accusa di attività eversiva e poi rilasciato per insufficienza di prove. Insieme a Giancarlo Pajetta fondò le Brigate Garibaldi, molto attive nella lotta antinazista in Piemonte. Gravemente ferito in battaglia nel 1944, si fece curare in Francia. Torno’ in Italia nell’aprile del 1945. Dopo la Liberazione divenne sottosegretario agli Esteri nel governo provvisorio di Ferruccio Parri. Eletto all’Assemblea costituente nel 1946, fu deputato del Pci dal 1948 al 1957. Dopo l'invasione sovietica dell'Ungheria del 1956, abbandonò il Partito comunista per aderire al Partito socialista con cui divenne deputato dal 1958 al 1976. 
&lt;p&gt;Più volte ministro del Bilancio nei governi guidati da Moro, Rumor e Colombo, Giolitti è stato uno dei principali ispiratori della programmazione economica. Dal 1977 al 1985 fu commissario presso la Comunità economica europea. Nel 1985, in polemica con Bettino Craxi e la sua politica di rinnovamento del partito, abbandonò il Psi e nel 1987 fu eletto senatore come indipendente del Pci. Al termine della legislatura nel 1992 si ritirò dalla politica attiva.
Commosso il ricordo del presidente della Repubblica:&lt;br /&gt;
 «Partecipo con profonda commozione al dolore dei famigliari e al più vasto cordoglio per la scomparsa di Antonio Giolitti», scrive Giorgio Napolitano in un messaggio inviato alla famiglia. «Giolitti ha lasciato l'impronta di una personalità di eccezionale levatura culturale e morale nella vita politica e nell'attività di governo. 
&lt;p&gt;La sua finezza intellettuale, la sua coerenza e la sua dirittura, sempre accompagnate da rara sobrietà e discrezione, sono state per me personalmente fonte di ispirazione e hanno nutrito una sempre più schietta amicizia tra noi. Le istituzioni della Repubblica rendono ad Antonio Giolitti rispettoso e riconoscente omaggio».&lt;br /&gt;
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  <title>«Su Craxi durezza senza eguali, la sua impronta non è cancellabile»  </title>
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  <updated>2010-01-18T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>475341</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Il capo dello Stato scrive alla famiglia Craxi: né rimozioni né distorsioni, non ci sono solo le responsabilità giudiziarie.

Roma - Né rimozioni né distorsioni sulla figura di Bettino Craxi, un leader politico e uomo di governo la cui figura non può venire sacrificata solo al discorso delle sue responsabilità giudiziarie. &lt;br /&gt;
E' quanto afferma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in una lettera inviata alla moglie di Craxi, Anna, in occasione del decennale della morte dell'ex presidente del Consiglio. &lt;br /&gt;
«Voglio esprimere la mia vicinanza personale in un momento che è per voi di particolare tristezza, nel ricordo di vicende conclusesi tragicamente», scrive Napolitano.

&lt;p&gt;
«Senza mettere in questione l'esito dei procedimenti che lo riguardarono, è un fatto che il peso della responsabilità per i fenomeni degenerativi ammessi e denunciati in termini generali e politici dal leader socialista era caduto con durezza senza eguali sulla sua persona», afferma il presidente della Repubblica nella lettera, ricordando anche una pronuncia della Corte dei Diritti dell'Uomo critica riguardo ai processi contro Craxi: secondo Napolitano non si può dimenticare «che la Corte dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo - nell'esaminare il ricorso contro una delle sentenze definitive di condanna dell'on. Craxi - ritenne, con decisione del 2002, che, pur nel rispetto delle norme italiane allora vigenti, fosse stato violato il &quot;diritto ad un processo equo&quot; per uno degli aspetti indicati dalla Convenzione europea».

&lt;p&gt;
Non sacrificare sua figura a responsabilità giudiziarie. «Ho ritenuto di dover dare al ricordo della figura e dell'opera di suo marito» un contributo «per l'impronta non cancellabile che ha lasciato, in un complesso intreccio di luci e ombre, nella vita del nostro Stato democratico», afferma ancora il capo dello Stato. «Non può venir sacrificata al solo discorso sulle responsabilità dell'on. Craxi sanzionate per via giudiziaria la considerazione complessiva della sua figura di leader politico, e di uomo di governo impegnato nella guida dell'Esecutivo e nella rappresentanza dell'Italia sul terreno delle relazioni internazionali. Il nostro Stato democratico non può consentirsi distorsioni e rimozioni del genere», ha sottolinea Napolitano.

&lt;p&gt;
«In un bilancio non acritico ma sereno di quei quattro anni di guida del governo, deve naturalmente trovar posto il discorso sulle riforme istituzionali che aveva rappresentato, già prima dell'assunzione della presidenza del Consiglio, l'elemento forse più innovativo della riflessione e della strategia politica dell'on. Craxi», sottolinea ancora Napolitano. Il capo dello Stato ricorda che «nel quadriennio della sua esperienza governativa, quel discorso tuttavia non si tradusse in risultati effettivi di avvio di una revisione della Costituzione repubblicana». Napolitano ricorda poi «la conduzione della politica estera ed europea del governo Craxi: perché ne venne un apporto incontestabile ai fini di una visione e di un'azione che possano risultare largamente condivise nel Parlamento e nel paese proiettandosi nel mondo d'oggi, pur tanto mutato rispetto a quello di alcuni decenni fa».

&lt;p&gt;
L'atteso intervento di Napolitano che a dieci anni dalla morte di Craxi ha in un certo senso riscattato alla storia il leader socialista, ha suscitato &quot;viva emozione&quot; nella moglie Anna, e nei figli Bobo e Stefania, che vi hanno letto i segnali per una «pacificazione generale». Ma ha fatto anche ribollire l'Italia dei Valori che ha condannato interventi assolutori giudicandoli uno «sfregio alla storia». Per cntro il Pd ha colto nelle parole del presidente della Repubblica la portata «storica», ossia, come ha rimarcato il segretario Pier Luigi Bersani, il fatto che «gli errori» commessi li abbia pagati «molto cari e molto duramente». Per questo - è stato l'invito del segretario Democratico - si deve avere «la serenità per fare un approfondimento di quelle vicende storiche e di quella personalità». Una «riflessione» che serva a «mettere meglio in equilibrio i pesi e le misure di quella figura che è stata importante e che ha segnato certamente elementi di innovazione». Filippo Penati, capo della segreteria politica di Bersani, ha poi annunciato che parteciperà martedì mattina, a nome del Partito democratico, alla commemorazione in programma in Senato.

&lt;br /&gt;

«Apprezzo il gesto dell'onorevole Pierluigi Bersani di inviare domani alla commemorazione di Bettino Craxi in Senato, in rappresentanza del Partito Democratico, il capo della sua segreteria politica, Filippo Penati», ha affermato Stefania Craxi, parlamentare del Pdl e sottosegretario agli Esteri. «Mi auguro - aggiunge - che questo primo passo segni un punto di svolta nell'atteggiamento sin qui tenuto dal suo partito nei confronti della vicenda umana e politica di Bettino Craxi, le cui idee innovative sono ormai patrimonio di tutti gli italiani».


&lt;br /&gt;
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  <title>Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica. </title>
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  <updated>2009-12-31T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>475067</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Palazzo del Quirinale, 31/12/2009.
&lt;p&gt;




Nel rivolgervi, mentre sta per concludersi il 2009, il più cordiale e affettuoso augurio, vorrei provarmi a condividere con voi qualche riflessione sul difficile periodo che abbiamo vissuto e su quel che ci attende. Un anno fa, molto forte era la nostra preoccupazione per la crisi finanziaria ed economica da cui tutto il mondo era stato investito. La questione non riguardava solo l'Italia, ma avevamo motivi particolari di inquietudine per il nostro paese.

&lt;p&gt;
Oggi, a un anno di distanza, possiamo dire che un grande sforzo è stato compiuto e che risultati importanti sono stati raggiunti al livello mondiale: non era mai accaduto nel passato, in situazioni simili, che i rappresentanti degli Stati più importanti, di tutti i continenti, si incontrassero così di frequente, discutessero e lavorassero insieme per cercare delle vie d'uscita nel comune interesse, e per concordare le decisioni necessarie. Proprio questo è invece accaduto nel corso dell'ultimo anno. L'Italia - sempre restando ancorata all'Europa - ha dato il suo apprezzato contributo, con il grande incontro del luglio scorso a L'Aquila, e ha per suo conto compiuto un serio sforzo.

&lt;p&gt;
Dico questo, vedete, guardando a quel che si è mosso nel profondo del nostro paese. Perché, lo so bene, abbiamo vissuto mesi molto agitati sul piano politico, ma ciò non deve impedirci di vedere come si sia operato in concreto da parte di tutte le istituzioni, realizzandosi, nonostante i forti contrasti, anche momenti di impegno comune e di positiva convergenza. Nello stesso tempo, nel tessuto più ampio e profondo della società si è reagito alla crisi con intelligenza, duttilità, senso di responsabilità, da parte delle imprese, delle famiglie, del mondo del lavoro.

Perciò guardiamo con fiducia, con più fiducia del 31 dicembre scorso, al nuovo anno.

&lt;p&gt;
Non posso tuttavia fare a meno di parlare del prezzo che da noi, in Italia, si è pagato alla crisi e di quello che ancora si rischia di pagare, specialmente in termini sociali e umani.C'è stata una pesante caduta della produzione e dei consumi ; ce ne stiamo sollevando; si è confermata la vocazione e intraprendenza industriale dell'Italia; ma ci sono state aziende, soprattutto piccole e medie imprese, che hanno subito colpi non lievi; e a rischio, nel 2010, è soprattutto l'occupazione. Si è fatto non poco per salvaguardare il capitale umano, per mantenere al lavoro forze preziose anche nelle aziende in difficoltà, e si è allargata la rete delle misure di protezione e di sostegno; ma hanno pagato, in centinaia di migliaia, i lavoratori a tempo determinato i cui contratti non sono stati rinnovati e le cui tutele sono rimaste deboli o inesistenti; e indubbia è oggi la tendenza a un aumento della disoccupazione, soprattutto di quella giovanile.

&lt;p&gt;
Vengono così in primo piano antiche contraddizioni, caratteristiche dell'economia e della società italiana. Dissi da questi schermi un anno fa: affrontiamo la crisi come grande prova e occasione per aprire al Paese nuove prospettive di sviluppo, facendo i conti con le insufficienze e i problemi che ci portiamo dietro da troppo tempo - dalla crisi deve e può uscire un'Italia più giusta. Ebbene, questo è il discorso che resta ancora interamente aperto, questo è l'impegno di fondo che dobbiamo assumere insieme noi italiani.

&lt;p&gt;
Ma come riuscirvi? Guardando con coraggio alla realtà nei suoi aspetti più critici, ponendo mano a quelle riforme e a quelle scelte che non possono più essere rinviate, e facendoci guidare da grandi valori: solidarietà umana, coesione sociale, unità nazionale.

&lt;p&gt;
Parto dalla realtà delle famiglie che hanno avuto maggiori problemi: le coppie con più figli minori, le famiglie con anziani, le famiglie in cui solo una persona è occupata ed è un operaio. Le indagini condotte anche in Parlamento ci dicono che nel confronto internazionale elevato è in Italia il livello della disuguaglianza e della povertà. Le retribuzioni dei lavoratori dipendenti hanno continuato ad essere penalizzate da un'alta pressione fiscale e contributiva; più basso è il reddito delle famiglie in cui ci sono occupati in impieghi &quot;atipici&quot;, comunque temporanei.

&lt;p&gt;
Le condizioni più critiche si riscontrano nel Mezzogiorno e tra i giovani. Sono queste le questioni che richiedono di essere poste al centro dell'attenzione politica e sociale, e quindi dell'azione pubblica. L'economia italiana deve crescere di più e meglio che negli ultimi quindici anni: ecco il nostro obbiettivo fondamentale. E perché cresca in modo più sostenuto l'Italia, deve crescere il Mezzogiorno, molto più fortemente il Mezzogiorno. Solo così, crescendo tutta insieme l'Italia, si può dare una risposta ai giovani che s'interrogano sul loro futuro.

&lt;p&gt;
C'è una cosa che non ci possiamo permettere: correre il rischio che i giovani si scoraggino, non vedano la possibilità di realizzarsi, di avere un'occupazione e una vita degna nel loro, nel nostro paese. Ci sono nelle nuove generazioni riserve magnifiche di energia, di talento, di volontà : ci credo non retoricamente, ma perché ho visto di persona come si manifestino in concreto quando se ne creino le condizioni.

&lt;p&gt;
Ho visto la motivazione, ho visto la passione di giovani, tra i quali molte donne, che quest'anno mi è accaduto di incontrare nei laboratori di ricerca; la motivazione e l'orgoglio dei giovani specializzati che sono il punto di forza di aziende di alta tecnologia ; la passione e l'impegno che si esprimono nelle giovani orchestre concepite e guidate da generosi maestri. E penso alla motivazione e alla qualità dei giovani che si preparano alle selezioni più difficili per entrare in carriere pubbliche come la magistratura. Certo, sono queste le energie giovanili che hanno potuto prendere le strade migliori ; e tante sono purtroppo quelle che ancora si dibattono in una ricerca vana. Ma ho fiducia nell'insieme delle nuove generazioni che stanno crescendo ; a tutti i giovani la società e i poteri pubblici debbono dare delle occasioni, e in primo luogo debbono garantire l'opportunità decisiva di formarsi grazie a un sistema di istruzione più moderno ed efficiente, capace di far emergere i talenti e di premiare il merito.

&lt;p&gt;
Più crescita, più sviluppo nel Mezzogiorno, più futuro per i giovani, più equità sociale. Sappiamo che a tal fine ci sono riforme e scelte da non rinviare : proprio negli scorsi giorni il governo ne ha annunciato due su temi molto impegnativi, la riforma degli ammortizzatori sociali e la riforma fiscale. La prima è chiamata in particolare a dare finalmente risposte di sicurezza e tutela a coloro che lavorano in condizioni di estrema flessibilità e precarietà. La riforma annunciata per il fisco, è poi assolutamente cruciale; in quel campo, è vero, non si può più procedere con &quot;rattoppi&quot;, vanno presentate e dibattute un'analisi e una proposta d'insieme. E in quel dibattito si misurerà anche una rinnovata presa di coscienza del problema durissimo del debito dello Stato. Intanto, il Parlamento si è impegnato a riordinare la finanza pubblica con la legge sul federalismo fiscale e a regolarla con un nuovo sistema di leggi e procedure di bilancio. Due riforme già votate, su cui il Parlamento è stato largamente unito.

&lt;p&gt;
E vengo alle riforme istituzionali, e alla riforma della giustizia, delle quali tanto si parla. Ho detto più volte quale sia il mio pensiero; sulla base di valutazioni ispirate solo all'interesse generale, ho sostenuto che anche queste riforme non possono essere ancora tenute in sospeso, perché da esse dipende un più efficace funzionamento dello Stato al servizio dei cittadini e dello sviluppo del paese. Esse dunque non sono seconde alle riforme economiche e sociali e non possono essere bloccate da un clima di sospetto tra le forze politiche, e da opposte pregiudiziali. La Costituzione può essere rivista - come d'altronde si propone da diverse sponde politiche - nella sua Seconda Parte. Può essere modificata, secondo le procedure che essa stessa prevede. L'essenziale è che - in un rinnovato ancoraggio a quei principi che sono la base del nostro stare insieme come nazione - siano sempre garantiti equilibri fondamentali tra governo e Parlamento, tra potere esecutivo, potere legislativo e istituzioni di garanzia, e che ci siano regole in cui debbano riconoscersi gli schieramenti sia di governo sia di opposizione.

&lt;p&gt;
Ho consigliato misura, realismo e ricerca dell'intesa, per giungere a una condivisione quanto più larga possibile, come ha di recente e concordemente suggerito anche il Senato. Voglio esprimere fiducia che in questo senso si andrà avanti, che non ci si bloccherà in sterili recriminazioni e contrapposizioni.

&lt;p&gt;
Il nuovo slancio di cui ha bisogno l'Italia, per andare oltre la crisi, verso un futuro più sicuro, richiede riforme, richiede convinzione e partecipazione diffuse in tutte le sfere sociali, richiede recupero di valori condivisi. Valori di solidarietà: e il paese, in effetti, se ne è mostrato ricco in quest'anno segnato da eventi tragici e dolorosi, da ultimo sconvolgenti alluvioni. Se ne è mostrato ricco stringendosi con animo fraterno alle popolazioni dell'Aquila e dell'Abruzzo colpite dal terremoto, o raccogliendosi commosso attorno alle famiglie dei caduti in Afganistan, e come sempre impegnandosi generosamente in molte buone cause, quelle del volontariato, della fattiva e affettuosa vicinanza ai portatori di handicap, ai più poveri, agli anziani soli, e del sostegno alla lotta contro le malattie più insidiose di cui soffrono anche tanti bambini.

&lt;p&gt;
E' necessario essere vicini a tutte le realtà in cui si soffre anche perché ci si sente privati di diritti elementari : penso ai detenuti in carceri terribilmente sovraffollate, nelle quali non si vive decentemente, si è esposti ad abusi e rischi, e di certo non ci si rieduca.

&lt;p&gt;
Solidarietà significa anche comprensione e accoglienza verso gli stranieri che vengono in Italia, nei modi e nei limiti stabiliti, per svolgere un onesto lavoro o per trovare rifugio da guerre e da persecuzioni: le politiche volte ad affermare la legalità, e a garantire la sicurezza, pur nella loro severità, non possono far abbassare la guardia contro razzismo e xenofobia, non possono essere fraintese e prese a pretesto da chi nega ogni spirito di accoglienza con odiose preclusioni. Anche su questo versante va tutelata la coesione, e la qualità civile, della società italiana.

&lt;p&gt;
Qualità civile, qualità della vita: aspetti, questi, da considerare essenziali per valutare la condizione di una società, il benessere e il progresso umano. Contano sempre di più fattori non solo di ordine materiale ma di ordine morale, che danno senso alla vita delle persone e della collettività e ne costituiscono il tessuto connettivo.

&lt;p&gt;
E' necessario che si riscoprano e si riaffermino valori troppo largamente ignorati e negati negli ultimi tempi. Più rispetto dei propri doveri verso la comunità, più sobrietà negli stili di vita, più attenzione e fraternità nei rapporti con gli altri, rifiuto intransigente della violenza e di ogni altra suggestione fatale che si insinua tra i giovani.

&lt;p&gt;
Considero importante il fatto che nel richiamo alla solidarietà e ai valori morali incontriamo la voce e l'impegno di religiosi e di laici, della Chiesa e del mondo cattolico. Così come nel discorso su una nuova concezione dello sviluppo - che tenga conto delle lezioni della crisi recente e dell'allarme per il clima e per l'ambiente - ritroviamo l'ispirazione e il pensiero del Pontefice. Vedo egualmente sentita da quel mondo l'esigenza dell'unità della nazione italiana.

&lt;p&gt;
In realtà, non è vero che il nostro paese sia diviso su tutto : esso è più unito di quanto appaia se si guarda solo alle tensioni della politica. Tensioni che è mio dovere sforzarmi di attenuare. E' uno sforzo che mi auguro possa dare dei frutti, come è sembrato dinanzi a un episodio grave, quello dell'aggressione al Presidente del Consiglio: si dovrebbero ormai, da parte di tutti, contenere anche nel linguaggio pericolose esasperazioni polemiche, si dovrebbe contribuire a un ritorno di lucidità e di misura nel confronto politico.
&lt;p&gt;

Io posso assicurarvi che sono deciso a perseverare nel mio impegno per una maggiore unità della nazione: un impegno che richiede ancora tempo e pazienza, ma da cui non desisterò.

&lt;p&gt;
Anche perché nulla è per me come Presidente di tutti gli italiani più confortante che contribuire alla serenità di tutti voi. Mi hanno toccato le parole del comandante di un contingente dei nostri cari militari impegnati in missioni all'estero. Mi ha detto - dieci giorni fa in videoconferenza per gli auguri di Natale - che lui e i suoi &quot;ragazzi&quot; traggono serenità dai miei messaggi quando gli giungono attraverso la televisione.

&lt;p&gt;
Sì, hanno bisogno di maggiore serenità tutti i cittadini in tempi difficili come quelli attuali, lavoratori, disoccupati, giovani alle prese con problemi assillanti, quanti sono all'opera per rilanciare la nostra economia, e quanti servono con scrupolo lo Stato, in particolare le forze armate chiamate a tutelare la pace e la stabilità internazionale, o le forze dell'ordine che combattono con crescente successo le organizzazioni criminali.

&lt;p&gt;
E a questo bisogno debbono corrispondere tutti coloro che hanno responsabilità elevate nella politica e nella società.

&lt;p&gt;
Serenità e speranza sento di potervi trasmettere oggi. Speranza guardando all'Italia che ha mostrato di volere e saper reagire alle difficoltà. Speranza guardando al mondo, per quanto turbato e sconvolto da conflitti e minacce, tra le quali si rinnova, sempre inquietante, quella del terrorismo. Speranza perché nuove luci per il nostro comune futuro sono venute dall'America e dal suo giovane Presidente, sono venute da tutti i paesi che si sono impegnati in un grande processo di cooperazione e riconciliazione, sono venute dalla nostra Europa, che ha scelto di rafforzare, con nuove istituzioni, la sua unità e rilanciare il suo ruolo, offrendo l'esempio della nostra pace nella libertà.

&lt;p&gt;
Questo è il mio messaggio e il mio augurio per il 2010, a voi italiane e italiani di ogni generazione e provenienza che salutate il nuovo anno con coloro che vi sono cari o lo salutate lontano dall'Italia ma con l'Italia nel cuore.

&lt;p&gt;
Ancora buon anno a tutti&quot;.&lt;br /&gt;
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  <title>Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica  [youtube]</title>
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  <updated>2009-12-31T00:00:00Z</updated>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Palazzo del Quirinale, 31/12/2009. 
&lt;p&gt;</summary>
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  <title>«I Decreti hanno compromesso il ruolo del Parlamento»</title>
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  <updated>2009-12-21T00:00:00Z</updated>
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  <id>474577</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
Giorgio Napolitano rivolgendo gli auguri alle &lt;a href=&quot;http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&amp;key=1754

&quot;&gt;&lt;b&gt;alte magistrature dello Stato&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; ha invitato a «guardare con ragionevolezza allo svolgimento di questa legislatura ancora nella fase iniziale» e ha ammonito «che non si paventino complotti che la Costituzione e le sue regole rendono impraticabili contro un governo che goda della fiducia della maggioranza in Parlamento».

&lt;p&gt;
«Ci incontriamo oggi a breve distanza di tempo dalla brutale aggressione al presidente del Consiglio, al quale rinnovo i sensi della mia solidarietà personale e istituzionale e fervidi auguri di pronto ristabilimento. È stato un fatto assai grave, di abnorme inconsulta violenza, che ha costituito motivo non solo di profondo turbamento ma anche di possibile (ne abbiamo visto i primi segni) ripensamento collettivo». È un passaggio dell'intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano pronunciato nel corso dell'incontro con le alte magistrature della Repubblica.

&lt;p&gt;
Giorgio Napolitano rivolge alle alte magistrature dello Stato presenti al Quirinale l'invito «alla più larga condivisione, strada maestra per realizzare le riforme istituzionali, strada percorribile» come dimostrano alcuni «non trascurabili momenti di unità», e ampie convergenze in Parlamento sul federalismo fiscale e sulla riforma della finanza pubblica.

&lt;p&gt;
Il Presidente ha poi sottolineato che «il largo uso di decreti da parte dei governi ha compromesso il ruolo del Parlamento». «È un fatto innegabile» che in questi due anni «il governo ha esercitato intensamente i suoi poteri» mentre invece il Parlamento è stato «compresso». Lo ha sottolineato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano nel corso di una cerimonia al Quirinale. Nel suo ragionamento il capo dello Stato è partito «dal rapporto tra governo e Parlamento, come rapporto funzionale e come cardine dell'equilibrio costituzionale».

&lt;p&gt;
«Esso presenta non da qualche anno ma da più legislature - ha osservato - seri elementi di criticità, e si discute se e come lo si possa ridefinire in sede di riforma della Costituzione. È tuttavia un fatto innegabile che nel 2008-2009 il governo ha esercitato intensamente i suoi poteri, non ha trovato alcun impedimento, a nessun livello, a decidere e attuare tutti i provvedimenti che ha giudicato opportuni per reagire alla crisi finanziarie ed economica».

&lt;p&gt;
Al contrario, ha affermato Napolitano, «è stato invece compresso, per le modalità adottate nel corso del tempo da parte di governi raprpesentativi di diversi e opposti schieramenti, l'esercizio del ruolo del Parlamento: ruolo che si esplica non solo con la libertà di discutere, ma con la libertà di pronunciarsi attraverso il voto sulle disposizioni di legge sottoposte al suo esame e sulle relative proposte di modifica. Ed è stata nello stesso tempo gravemente condizionata e colpita la qualità della produzione legislativa».

&lt;p&gt;
Giorgio Napolitano non sottovaluta il clima a volte esasperato del mondo della politica e dei rapporti tra le istituzioni, «una conflittualità che va ben oltre il tasso fisiologico delle democrazie mature». Ma tiene a sottolineare che «l'Italia non è, come talvolta si scrive, un paese 'diviso su tutto'». Davanti alle alte cariche dello Stato elenca le occasioni in cui l'Italia è stata unita: il G8, l'omaggio ai caduti in Afghanistan, i temi europei, il soccorso ai terremotati e agli alluvionati, il sostegno alle forze dell'ordine e a tutti i protagonisti della lotta contro la mafia, e anche le non trascurabili convergenze nelle regioni, negli enti locali, in Parlamento. Insomma, la via «della più larga condivisione».

&lt;p&gt;
«E allora - aggiunge - stiamo attenti a non lacerare quel fondo di tessuto unitario vitale e condizione essenziale per affrontare i problemi. Da qui è nato alcune settimane fa il mio richiamo perché si fermasse 'la spirale di un crescente drammatizzazione delle polemiche e delle tensioni tra le parti politiche e tra le istituzioni'. Un richiamo dettato anche dal dovere di prevenire ogni degenerazione verso un clima di violenza. Dovere cui nessuno può sottrarsi specialmente dopo quel che è accaduto a Milano il 13 dicembre».

&lt;p&gt;
Giorgio Napolitano ritiene non solo auspicabili, ma possibili «alcune essenziali e ben mirate» riforme istituzionali nell'attuale legislatura. Perciò, ha detto al Quirinale, «mi è sembrato saggio suggerire un approccio realistico e insisto su ciò perché mi preme che si giunga finalmente a dei risultati». Questa esigenza, ha sottolineato, «è un'ulteriore motivo per cercare la massima condivisione in Parlamento».&lt;br /&gt;
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  <title>«La società italiana è più forte e coesa della politica»</title>
  <link rel="alternate" href="http://www.openpolis.it/dichiarazione/474479"></link>
  <updated>2009-12-16T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <summary type="html">&lt;br /&gt;

Polemiche, accuse e contro accuse alimentano il clima incendiario, in barba agli appelli istituzionali e corali. &lt;br /&gt;
E non dev’essere un grande giorno per le speranze di dialogo del Quirinale e per i moderati dei vari schieramenti. Tanto che Giorgio Napolitano, così abituato a non illudersi, non può che commentare, ricevendo sul Colle i vertici del Coni e gli atleti olimpici: il mondo dello sport, come altri settori della società (il volontariato, il settore della ricerca) «testimonia la ricchezza di valori e di energie della società italiana, che è più forte e coesa della politica, segnata da un così esasperato conflitto».
&lt;br /&gt;

     </summary>
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  <title>«Ciascuno faccia la sua parte perchè non rinascano forme di violenza»  -   INTERVISTA</title>
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  <updated>2009-12-14T00:00:00Z</updated>
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    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>474471</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Signor Presidente, Lei ieri nel condannare l'aggressione subita dal Presidente del Consiglio Berlusconi ha rivolto un appello perché la dura dialettica politica e istituzionale rientri entro i confini di un auto responsabile controllo e di un confronto civile.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;

&lt;b&gt;Qual è il suo allarme oggi?&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Ho fatto quella dichiarazione partendo dalla convinzione che ci sia stata un'esasperazione pericolosa della polemica politica, della lotta politica in Italia. E bisogna fermarla. D'altra parte non è la prima volta che lo dico. Dopo quello che è accaduto ieri sera a Milano sono costretto a ripeterlo. E' stato aggredito e ferito il Presidente del Consiglio, e anche se risulterà essersi trattato del gesto di uno squilibrato dobbiamo esserne tutti egualmente allarmati. E quando dico tutti intendo tutti gli italiani che credono nella democrazia e che vogliono veder garantita nel nostro paese una pacifica convivenza civile. Dunque il senso delle mie dichiarazioni di ieri sera è: impediamo subito, risolutamente, che rinascano forme di violenza che l'Italia, in un passato non lontano, ha già conosciuto e duramente pagato.
&lt;p&gt;

&lt;b&gt;Sul clima di esasperazione politica pesa molto il rimpallo di responsabilità. Il suo appello mi pare è rivolto a tutti...&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;

Il mio appello è rivolto a tutti in nome di un dovere di imparzialità che io ho sempre rispettato e sono deciso a rispettare. E in questo momento davvero non ha senso che gli uni diano le colpe agli altri per il clima che si è creato. La verità è che se si ha un senso della comune responsabilità, si deve tornare a un normale, civile confronto tra le diverse parti politiche e tra le diverse istituzioni. Bisogna rispettarsi reciprocamente. Bisogna misurare le parole, dovunque si parli, pesare i giudizi e non estremizzarli. Si parli nelle piazze, si parli nei congressi di partito, si parli alla televisione.
Faccia ciascuno la sua parte, e resti nei limiti del proprio ruolo. Il paese deve essere governato serenamente, per vedere affrontati i suoi tanti problemi. All'opposizione tocca, ed è una funzione essenziale in un sistema democratico, controllare, criticare, proporre, con tenacia, in un Parlamento che come dice la Costituzione è eletto per cinque anni. Non si alimentino tensioni né, da una parte, cercando scorciatoie, né, dall'altra parte, vedendo complotti anziché riconoscere dissensi.&lt;br /&gt;

Ripeto: ciascuno faccia la sua parte, restando nei limiti del proprio ruolo, che sono fissati in Costituzione: la politica, e dunque il governo, l'opposizione; la giustizia, e dunque gli organi preposti all'attività giudiziaria.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;Vuole rivolgere un invito ai cittadini italiani che ci ascoltano?
&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Posso soltanto rivolgere, in estrema sintesi, un invito ad avere fiducia in tutte le istituzioni, a rispettarle, a mostrare quel senso di responsabilità che l'interesse comune richiede, l'interesse generale del paese urgentemente richiede. Questo è il momento per assumere comportamenti conseguenti.&lt;br /&gt;
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  <title>Sono preoccupato per le frasi pronunciate da Berlusconi a Bonn. Attacco violento alle istituzioni.</title>
  <link rel="alternate" href="http://www.openpolis.it/dichiarazione/474403"></link>
  <updated>2009-12-10T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>474403</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Il presidente della Repubblica reagisce con una &lt;a href=&quot;http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&amp;key=3689&quot;&gt;&lt;b&gt;nota ufficiale&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; alle&lt;/b&gt; &lt;a href=&quot;http://www.openpolis.it/dichiarazione/474402&quot;&gt;&lt;b&gt;parole&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; &lt;b&gt;del premier.&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;
Il presidente della Repubblica reagisce. Con parole gravi, e inusuali per l'inquilino del Colle. Napolitano è preoccupato e rammaricato per le frasi pronunciate da Berlusconi a Bonn contro giudici, Consulta e i tre ultimi capi dello Stato. Parla di &quot;attacco violento alle istituzioni&quot;. Torna ad invocare &quot;leale collaborazione&quot; tra i poteri dello Stato.

&lt;p&gt;
&lt;b&gt;La&lt;/b&gt; &lt;a href=&quot;http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&amp;key=3689&quot;&gt;&lt;b&gt;nota ufficiale&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; &lt;b&gt;del Colle parla chiaro.&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;
&quot;In relazione alle espressioni pronunciate dal presidente del Consiglio in una importante sede politica internazionale, di violento attacco contro fondamentali istituzioni di garanzia volute dalla costituzione italiana, il presidente della repubblica esprime profondo rammarico e preoccupazione&quot;.

&lt;p&gt;
Nel comunicato si precisa che &quot;il capo dello Stato continua a ritenere che, specie per poter affrontare delicati problemi di carattere istituzionale, l'Italia abbia bisogno di quello &quot;spirito di leale collaborazione&quot; e di quell'impegno di condivisione che pochi giorni fa il senato ha concordemente auspicato&quot;. &lt;br /&gt;
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  <title>Appello ai giovani: non lasciate l'Italia.</title>
  <link rel="alternate" href="http://www.openpolis.it/dichiarazione/471912"></link>
  <updated>2009-12-03T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
  </author>
  <id>471912</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
 Giorgio Napolitano esorta i giovani a non lasciare l'Italia: «Possiamo far crescere il nostro Paese all'altezza delle conquistate delle società contemporanee più avanzate». Il messaggio di speranza il capo dello Stato lo ha lanciato in occasione della prima edizione del Salone della Giustizia, aperto a Rimini dall'intervento del presidente della Camera, Gianfranco Fini. Le parole di Napolitano sono state riportate all'assemblea del presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli.

&lt;p&gt;
Nel suo intervento, Napolitano sottolinea come la convention romagnola «costituisce una originale e significativa occasione per un aperto confronto sui temi connessi all'esercizio della funzione giurisdizionale. L'ampia, qualificata e autorevole adesione alla iniziativa rivela l'attenzione che gli operatori del settore pongono per la individuazione di proposte concrete volte a eliminare tutte le possibili cause di disfunzioni e ritardi». &lt;br /&gt;
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  <title>«La violenza sulle donne è un'emergenza su scala mondiale»</title>
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  <updated>2009-11-25T00:00:00Z</updated>
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    <name>Openpolis</name>
    <author_email>info@openpolis.it</author_email>
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  <id>446550</id>
  <summary type="html">&lt;br /&gt;
«La Giornata internazionale contro la violenza alle donne deve rappresentare un’occasione per riflettere su un fenomeno purtroppo ancora drammaticamente attuale, individuando gli strumenti idonei a combatterlo in quanto coinvolge tutti i paesi e rappresenta una vera emergenza su scala mondiale». E' questo uno dei passaggi della nota diffusa dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano in occasione della Giornata internazionale contro la violenza alle donne.
&lt;p&gt;

«La conferenza su questo tema tenuta a Roma in occasione del G8 - ricorda Napolitano - ha fornito dati che valutano in più di 140 milioni le donne vittime di violenze di ogni tipo.
&lt;p&gt;
Matrimoni forzati che coinvolgono anche bambine, mutilazioni genitali, stupri generalizzati in contesti di guerra non devono apparirci lontani e a noi estranei. Il dolore di quelle donne, di quelle bambine riguarda tutti noi, anche perché la barbarie della violenza contro le donne non è stata estirpata neppure nei paesi economicamente e culturalmente avanzati». 
&lt;p&gt;«Molto resta da fare - osserva ancora il presidente della Repubblica - in ogni parte del mondo per sradicare una concezione della donna come oggetto di cui ci si può anche appropriare: è infatti la persistenza di questi aberranti schemi mentali a favorire il riprodursi di insopportabili atti di sopraffazione anche in ambito familiare».

&lt;p&gt;
Il Capo dello Stato si è riferito poi alla situazione italiana: «E’ triste dover ricordare che anche in Italia, nonostante la recente introduzione di norme opportunamente più severe, i casi di violenza, i soprusi e le intimidazioni sono in aumento. 
&lt;p&gt;Ai necessari interventi di tipo repressivo, da esercitare con rigore e senza indulgenza, si debbono affiancare azioni concrete per diffondere, in primo luogo nella scuola e nella società civile, una concezione della donna che rispetti la sua dignità di persona e si opponga a volgari visioni di stampo meramente consumistico spesso veicolate anche dal linguaggio dei media e della pubblicità. Solo così sarà possibile creare una cultura di autentico rispetto, innanzitutto sul piano morale, nei confronti delle donne». 
&lt;p&gt;Il Capo dello Stato ha, altresì, espresso «il più sentito augurio affinchè questa giornata possa segnare una tappa significativa non solo per l’azione delle istituzioni ma anche per una più forte sensibilizzazione dell’opinione pubblica».&lt;br /&gt;
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